gennaio 2008
Archivio del Mese
Archivio del Mese
Posted by Il Duca Carraronan on 27 gen 2008 | Tagged as: Novità sul Sito, Riflessioni
Forse qualcuno si starà domandando che razza di sito sia uno il cui titolo recita Baionette Librarie, ma in cui tutti gli articoli parlano solo di vetuste armi da fuoco.
Effettivamente comincio a domandarmelo pure io…
D’oh!
Sono felice di poter soddisfare il mio pubblico giornaliero di una decina di utenti che giungono da Google cercando parole chiave correlate all’avancarica, ai moschetti e ai meccanismi di accensione, ma non è solo questo il pubblico a cui volevo dedicare il sito: avevo spiegato che contenuti avrei trattato QUI, quasi tre mesi fa.
E’ arrivato il momento di fare il punto della situazione.
Baionette Librarie nasce per parlare di Fantasy e di quel che vi ruota attorno, ovvero Scrittura, Oplologia e cose così. La mia idea è che “dato che l’Ignoranza (in teoria) è male” sarebbe carino parlare di quello che potrebbe fare comodo a uno scrittore di fantasy/avventura (o a un giocatore di ruolo) nell’ambito storico e militare.
Lo dico chiaramente: per farsi seghe sulla Scrittura o sul Fantasy e blablabla-tanti-felici-cazzi c’è un sacco di gente più qualificata di me, per cui al di fuori di qualche consiglio di puro buonsenso non me la sento di dare.
Considerando però che il buon senso spesso è proprio quello che manca, e me ne sono reso conto leggendo certe cagate pazzesche che passano sotto il nome di Fantasy, forse non sarò così inutile…
Però nell’ambito delle armi antiche ritengo di essere un pochino più qualificato di tanti altri, di certo più di quanti di norma scrivono fantasy sparando gran cazzate come se piovesse, per cui posso fornire un qualche genere di aiuto agli scrittori e ai giocatori di ruolo mettendo per iscritto quello che ho imparato nel tempo tra libri, forum e articoli.
Perché i dettagli contano e informarsi può far la differenza tra scrivere la solita stupidaggine campata per aria e scrivere qualcosa di decente che si sollevi un pochino di più dalla melma.
Tenderò a usare un linguaggio piuttosto colorito quando parlerò di Fantasy e Scrittura per via dello schifo abnorme in cui naviga la narrativa fantasy e che, sia come lettore che come creatore di ambientazioni, mi fa rivoltare lo stomaco. Metafore sessuali, sarcasmo violento, tette e foto di deiezioni umane si sprecheranno quindi se non vi sta bene tornatevene a Cuba o andate affanculo, che poi è lo stesso.
Potrei perdere un po’ di pubblico?
E chissenefrega tanto mica mi pagano a peso, anzi: non mi pagano affatto.
L’essenza della libertà è poter dire che due e due fa quattro: se non vi sta bene quel che dico io non vi costringo a leggermi quindi non mi rompete le palle.
L’articolo attualmente in lavorazione è il primo della serie sulle armature. Prima di pubblicare l’articolo ho deciso di aspettare una risposta da parte del professor Alan Williams riguardo un problema di coerenza di due test correlati presenti nel suo libro.
Non è fondamentale per il primo articolo, ma mi fa comodo attendere la risposta in modo da completare il materiale che intendo utilizzare in futuro.
Alla prossima.
Posted by Il Duca Carraronan on 04 gen 2008 | Tagged as: Armi da Fuoco, Oplologia
Dopo la piastra a miccia, l’acciarino a pietra focaia alla moderna e la piastra a ruota, vediamo in breve gli ultimi sistemi di accensione principali impiegati nei secoli precedenti l’invenzione dell’acciarino a percussione.
L’Acciarino alla Biscaglia
Questo acciarino venne chiamato anche miquelet, alla micheletta, snaplock, alla spagnola e alla catalana. La versione italiana, prodotta a Brescia e in Italia meridionale fino al 1830 è detto alla romana. Altre versioni sono quella baltica e quella alla russa.
Personalmente preferisco il termine snaplock. Il termine miquelet (o alla micheletta) andrebbe riservato esclusivamente alla armi impiegate in Catalogna dalle truppe di Wellington durante la Guerra Peninsulare (1808-1814).
Lo snaplock è simultaneamente sia il precursore dell’acciarino a focile che un suo contemporaneo, data la maggiore semplicità meccanica che lo rendeva una valida alternativa.
Questo tipo di acciarino apparve per la prima volta nella prima metà del Cinquecento, forse negli anni quaranta in Germania meridionale. Esternamente somiglia molto all’acciarino a focile, per chi non è abituato a riconoscerli. Un indizio per un facile riconoscimento può essere il cane dritto, a differenza di quello a collo di cigno del focile.
La principale differenza pratica tra l’acciarino a focile e quello alla biscaglia è l’assenza di un copriscodellino che si apra in automatico nel secondo: va aperto manualmente prima di sparare (aperto un po’, quanto basta per farvi piovere dentro le scintille, non spalancato del tutto come durante l’inserimento della polvere di primino!)
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| Acciarino alla Miquelet |
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| Replica moderna di un Acciarino alla Romana |
E’ economico e facile da produrre, molto più della piastra a ruota o del successivo acciarino a focile, ma non riuscì subito a imporsi per l’uso di massa sulle più semplici e già molto affidabili armi a miccia né riuscì a surclassare per diffusione le più complesse pistole a ruota. Probabilmente, nel caso delle pistole, ciò è dovuto all’obsoleto copriscodellino manuale. Per la fanteria invece credo dipenda dalle maggiori componenti richieste: molle (che si usurano e vanno sostituite) e pietre focaie (i centri di produzione di massa arriveranno solo nella seconda metà del Seicento, grazie all’innovazione tecnologica dell’acciarino alla moderna).
Con l’arrivo dell’acciarino alla moderna, a metà del Seicento, lo snaplock venne declassato ad arma rozza, obsoleta, anche per l’assenza di sistemi di sicurezza e per la meccanica meno robusta seppure più semplice.
Per il resto caricamento, pietra focaia utilizzata e uso sono identici all’acciarino alla moderna.
Questo tipo di acciarino rimase in uso, soprattutto nel mediterraneo, fino all’inizio dell’Ottocento. Veniva prodotto in Italia e Spagna e importato da Russi, Turchi, Arabi e Persiani. In particolare il termine mojacca (o morlacca) indica gli acciarini italiani costruiti per l’esportazione nei paesi del Mediterraneo orientale.
L’Acciarino alla Chenapan
Il nome chenapan, con cui è maggiormente conosciuto in Italia, è un termine francese. Viene anche chiamato snaphance, snaphaunce, schnaphaunce o olandese. Il termine snaphance viene probabilmente dall’olandese snap haan o dal tedesco schnapphahn e significano entrambi beccata di gallina.
Secondo alcuni nelle armi da fuoco il nome cock (sarebbe il “cane” in italiano) deriva proprio dalla virata verso il pollaio della terminologia. Per fare un esempio della variazione terminologica, l’asta che stringe la miccia nelle armi da fuoco si chiamava (e si chiama tutt’ora) serpentina.
Apparve per la prima volta attorno al 1550 e rappresenta un miglioramento tecnologico rispetto allo snaplock: questo tipo di acciarino si differenzia per la batteria distinta dal blocco dello scodellino, ma fornisce un copriscodellino che si apre automaticamente allo sparo (come nella piastra a ruota).
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| Uno snaphance d’epoca: chissà chi ha ammazzato quando era in servizio? |
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| Replica moderna di Acciarino Snaphance |
Dato che utilizzava una pietra focaia (e non della pirite) anch’esso soffrì degli svantaggi che impedirono allo snaplock di imporsi da subito sia come arma da fanteria che come arma per la cavalleria. Lo snaphance conquistò la sua fetta di mercato nell’Europa del Nord, nonostante già alla fine del Seicento fosse diventato un meccanismo obsoleto e piuttosto rozzo rispetto all’acciarino alla moderna. Fu l’alternativa economica al focile nel Nord Europa, come avvenne per lo snaplock nell’area del Mediterraneo, ma con minor successo di quest’ultimo.
La versione italiana era quella alla bolognese o alla fiorentina e venne prodotta a Brescia, in Emila e in Toscana fino alla metà del Settecento, per il mercato dell’Italia del Nord.
Per le velocità alla bocca delle armi da fuoco antiche vi ricordo:
http://www.steamfantasy.it/blog/2007/11/28/avancarica-energia-cinetica-e-velocita/
Prossimamente…
Breve storia evolutiva delle armi da fuoco
Efficienza e precisione delle armi con acciarino a focile
Primo articolo sulle armature
Posted by Il Duca Carraronan on 01 gen 2008 | Tagged as: Armi da Fuoco, Oplologia
Dopo la piastra a miccia (che dominò i campi di battagli del ‘500 e della prima metà del ‘600) e l’acciarino a pietra focaia alla moderna (il protagonista dei conflitti dalla seconda metà del ‘600 ai primi decenni dell ‘800), vediamo in breve gli altri sistemi di accensione principali impiegati nei secoli precedenti l’invenzione dell’acciarino a percussione.
Oggi… la ruota.
La Piastra a Ruota
Il meccanismo di accensione a ruota è formato da una piastra di ferro a cui è applicata una ruota d’acciaio zigrinata imperniata su un asse collegato a una molla. Il cane è un braccio di metallo che stringe tra le ganasce un pezzo di pirite (bisolfuro di ferro) e non una pietra focaia (ossido di silicio) come invece avviene nell’acciarino alla moderna. La ruota è collegata allo scodellino, per incendiare la polvere con il fiume di scintille generato dallo sfregamento della ruota zigrinata contro il pezzo di pirite.
Vediamo come funziona il meccanismo.
La ruota viene caricata in senso orario facendogli compiere all’incirca metà o tre quarti di rivoluzione con l’apposita chiave, una corta asta di metallo che si usa come una moderna chiave inglese.
Con il caricamento della ruota lo scodellino si apre in automatico. La polvere di primino, meno potente e più sensibile, viene versata all’interno dello scodellino. Premendo l’apposito pulsante laterale il copriscodellino si posiziona a protezione della polvere.
La carica di polvere nera e il proiettile vengono introdotti dalla bocca, come visto in precedenza con le altre armi ad avancarica. L’uso della cartuccia di carta probabilmente non era praticato dato che quest’ultima acquistò la giusta notorietà nella seconda metà del Seicento, quando l’acciarino alla moderna (e i suoi colleghi meno raffinati di cui parlerò nel prossimo articolo) aveva già soppiantato la piastra a ruota sia nei moschetti che nelle pistole.
Per sparare bisogna abbassare il cane verso la ruota, portando la pirite a contatto del copriscodellino. Premendo il grilletto la ruota viene rilasciata e il copriscodellino si sposta automaticamente. La pirite si trova spinta a contatto del bordo della ruota zigrinata in movimento e produce una pioggia di scintille ad alta temperatura. Le scintille incendiano la polvere nello scodellino e questa, attraverso il focone, dà fuoco a sua volta alla carica principale nella canna.
Come già visto con l’acciarino alla moderna la carica principale esplode, i gas si espandono prevalentemente attraverso la canna, dato che è il condotto maggiore, e spingono il proiettile che blocca loro l’uscita.
In misura minore parte del gas scappa dal piccolo focone e fuoriesce dallo scodellino.
BOOM! Un francese in meno di cui preoccuparsi.
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Il meccanismo a ruota ha dei notevoli vantaggi rispetto al meccanismo a miccia, suo diretto concorrente: evita le micce sempre accese, permette di costruire comodamente armi corte da portare infilate in tasca o alla cintura e garantisce un copriscodellino che si apre allo sparo. Solo alcuni modelli molto economici e di cattiva meccanica sono privi del corpiscodellino ad apertura automatica e costringono ad aprirlo a mano prima di sparare.
La scomodità di questa assenza in una pistola è palese: non solo devi estrarla dalla cintura e abbassare il cane, ma devi pure perdere un altro secondo o due per esporre lo scodellino, col rischio di rovesciare la polvere se poi muovi troppo bruscamente l’arma (ad esempio per schivare la stoccata di un sicario o a causa del movimento del cavallo dato che le pistole pesanti sono la tipica arma da fuoco della cavalleria del tempo). Per un’arma lunga come il moschetto, invece, lo scodellino che si apre da solo non è una comodità indispensabile.
Gli svantaggi principali sono l’alto prezzo e la complessa meccanica che ne rende difficile la manutenzione e la produzione. E’ quindi inadatta all’uso in massa per la fanteria.
Dal preziario di Kenneth Hodges è possibile vedere che una pistola a ruota in inghilterra costava 28 scellini a metà del Seicento e una carabina a ruota costava 30 scellini, mentre un normale moschetto a miccia costava solo tra i 16 scellini e mezzo e i 18 scellini e mezzo.
Perfino l’acciarino alla moderna, tecnologicamente superiore a quello a ruota per robustezza e velocità di caricamento, costava meno: una carabina a pietra focaia dello stesso periodo è attestata da Hodges a 22 scellini (27% in meno).
Sfortunatamente i prezzi di beni di consumo come vino, birra, pane e simili non sono forniti per il Seicento nel preziario di Hodges (ce ne sono, e in abbondanza, per il Trecento e il Quattrocento), ma posso fornire come termine di paragone le paghe dei soldati inglesi del tempo della Guerra Civile (tre guerre tra 1642 e 1651): un fante guadagnava 8 pence al giorno (20 scellini al mese) e andavano via quasi tutti per mangiare -spesso non bastavano nemmeno- e per mantenere l’equipaggiamento; un sergente guadagnava 1 scellino al giorno; un tenente 4 scellini al giorno; un tenente-colonnello 12 scellini al giorno. Questo quando le paghe arrivavano, che era un’ipotesi piuttosto fantascientifica: in realtà il soldato tipico non riceveva quasi nulla e viveva di saccheggi e furti… o usando i propri soldi se ufficiale (e quindi ricco e spesso nobile).
Un apprendista armaiolo, quindi apprendista in un mestiere piuttosto remunerativo, guadagnava 15 scellini al mese a metà Cinquecento. Altro termine di paragone può essere una corazza petto-e-schiena, come quelle indossate dagli Ironside, che costava dai 26 (normale) ai 40 scellini (garantita a prova di pistola). Un elmetto (un morione o una borgognotta) veniva 4 scellini circa.
Non costavano tanto le armi da fuoco, ma nemmeno poco.
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Non si sa con certezza chi inventò questo complesso meccanismo di accensione che è, a onor del vero, tutto meno che intuitivo da immaginare. La possibilità che sia stato ideato autonomamente da persone differenti nello stesso periodo è quindi trascurabile.
Alcune fonti tedesche del Settecento e successive riportano che l’inventore è un tale Johann Kiefuss di Norimberga nel 1517, ma questo è impossibile per due ragioni: non si conosce nessun inventore di nome Johann Kiefuss esistito a Norimberga in quel periodo (ma ne esiste invece uno vissuto cento anni dopo) ed esistono riferimenti ad armi a ruota precedenti il 1517.
Alcuni sostengono che l’inventore del meccanismo a ruota sia stato Leonardo da Vinci, in virtù di alcun disegni del suddetto meccanismo. Sfortunatamente questi disegni sono di data incerta: forse della metà degli anni ‘90 del Quattrocento o forse del primo decennio del Cinquecento.
Se i disegni fossero del primo decennio del Cinquecento allora Leonardo non potrebbe esserne l’inventore, dato che esistono disegni del meccanismo a ruota già in un libro tedesco del 1505. Inoltre vi sono dei documenti del 1507 che attestano l’acquisto di un’arma a ruota in Austria in cui si dichiara che l’inventore dell’arma venduta è un meccanico tedesco.
Di certo sappiamo solo che le prime leggi per il controllo delle armi da fuoco che proibirono le armi a ruota vennero proclamate dall’Imperatore Massimiliano I nel 1517 (in Austria) e nel 1518 (nel resto dell’Impero). Alcuni stati italiani seguirono l’esempio negli anni venti e trenta del Cinquecento.
Questi fatti supportano la teoria del misterioso inventore tedesco.
Per le velocità alla bocca delle armi da fuoco antiche vi ricordo:
http://www.steamfantasy.it/blog/2007/11/28/avancarica-energia-cinetica-e-velocita/
Prossimamente…
Gli altri acciarini con pietra focaia (alla Chenapan, alla Biscaglia, alla Romana ecc…)
Breve storia evolutiva delle armi da fuoco
Primo articolo sulle armature