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lug 03

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Dietro il prezzo di un libro

EDIT 28 Agosto 2010
Questo articolo è vecchissimo e in parte superato. Consiglio la lettura di questo (Il giusto prezzo degli eBook: Konrath, Smashwords e un confronto con la carta) in cui il ragionamento passa dalla sola carta agli scenari più vicini di vendita eBook a basso prezzo e autoproduzione su modello di Konrath o della McQuestion.

I prezzi dei libri sono alti. Grossa scoperta, davvero, sono proprio un gegno.
Naturalmente alla prima affermazione segue di solito “visto che le royalties allo scrittore non è che siano poi granché, allora il prezzo è tutto colpa delle avide case editrici che lucrano e lucrano e lucrano riempendosi di soldi a non finire!”.
Tolto il fatto che bisogna avere buon senso zero e il cervello infilato nel culo per pensare una cosa simile, ma nel caso io direi “Magari fosse così! Alti ritorni economici garantiscono alte possibilità di investimento su nuovi titoli di vendibilità non certa -i nuovi autori-, dato che si fanno soldi a palate e i soldi piovono come se nulla fosse!”.

D’altronde anche il più ignorante caprone della Terra sa che se un settore garantisce enormi guadagni è naturale investirci tutto il possibile, limitando al minimo gli squallidi dividendi che non producono nuovo denaro.
Invece la crudele realtà, sempre pronta a infrangere i sogni del popolino vittima e vittimista, ci spiega che le case editrici stanno spesso con le pezze al culo e che quello editoriale è un settore di merda. Facile dimostrazione di tutto ciò è che la mia prospettiva di “investimenti sui nuovi autori resi possibili dal fatto che i libri si vendono come il pane con grassissimi incassi per l’editore in un vortice di guadagno senza fine!” non è reale, e di conseguenza non è reale l’ipotesi che renderebbe la mia prospettiva automaticamente vera. Quod Erat Demonstrandum, banale dimostrazione per assurdo.

A questo punto si può scegliere di continuare a piangere lacrime amare dal buco del culo, maledicendo i crudeli editori perfino più avidi di tutte le tribù di Israele messe assieme, oppure di andarsi a informare. Come al solito è una questione di scelte e, a quanto si capisce frequentando i forum dedicati ai libri e alla scrittura, la prima è quella preferita dalla maggioranza.
Io invece, tanto per fare il diverso e lo snob, ho deciso di informarmi un pochino.

oca malvagia
Anche quest’oca è diversa: lei ha scelto il Lato Oscuro!

Un paio di anni fa mi sono comprato L’Agenda dello Scrittore di Giorgio Maremmi, quattordicesima edizione, casa editrice Maremmi Editore Firenze (Firenze Atheneum).
Il sottotitolo recita: «Quello che i nuovi scrittori (e anche i vecchi) devono sapere sugli autori, sugli editori, sui librai, sugli intermediari, sui contratti di edizione, sui diritti d’autore e su altri “misteri” del mondo del libro.»

L’autore è sia uno scrittore che un editore e il libro è piuttosto noto in Italia, come anche la continua uscita di nuove edizioni aggiornate può far immaginare (la prima è del Maggio 1976, la mia è del Dicembre 2005). Sfortunatamente la MEF mi risulta che abbia fama di editore a pagamento, ma l’autore del libro non nega la possibilità di pagare per farsi pubblicare: se uno è così stronzo da voler pubblicare a tutti i costi quella ciofeca di romanzaccio che nessun editore serio ha mai accettato, allora che paghi di tasca propria visto che l’editore potrebbe solo andarci in perdita a investire soldi su quella merda.

Il Ragionamento fila. E’ tutta questione di quanto uno abbia il cervello ficcato a fondo nel culo: se nessun editore vuole il tuo libro forse un motivo c’è.
E per i vanitosi feticisti delle stampa c’è sempre il Print on Demand di Lulu.com, che costa molto meno!

Bob Young
Bob Young, fondatore di Lulu.com!
Lui pubblicherebbe di tutto, perfino il tuo libro!

Il problema del settore editoriale è, fondamentalmente, quello degli intermediari. Gli intermediari sono Distributori e Librai, ovvero chi ha un negozio in cui vendere libri e chi li fa arrivare nei vari negozi, occupandosi di soddisfare le richieste. Sono due corpi parassiti che si frappongono tra l’Editore e il fruitore finale del libro.
Anche l’Editore a sua volta è un parassita che si frappone tra Scrittore e fruitore finale di quanto scritto, ma perlomeno l’Editore dovrebbe occuparsi di stampare il tomo, editarlo, sistemarlo, dargli visibilità, pubblicizzarlo ecc… tutte cose in cui la sua esperienza professionale può fare comodo. Quindi tra i parassiti l’Editore quanto meno è quello che fa qualcosa, mentre il Distributore è proprio una sanguisuga omologata perché non rischia niente (il Libraio pure è un sanguisuga, ma è in condizione di svantaggio rispetto al Distributore in certi casi… ad esempio quando i libri li ottiene dal Distributore senza diritto di recesso e, che li abbia venduti o meno, li deve pagare alla data prestabilita).

Forse tutto questo vi ricorderà i discorsi sullo scandalo degli intermediari che gonfiano il prezzo del latte o delle verdure, mentre produttori e contadini ricevono a malapena di che coprire i costi. E’ la stessa cosa, anzi, forse è perfino peggio.

L’Editore ha bisogno del Distributore e dei Librai, ma anche nella migliore delle ipotesi (un distributore onesto e capace che non tira fregature e librai che accettano di mettere negli scaffali i libri) sarà sempre con le spalle al muro a causa delle altissime percentuali e dei perversi meccanismi di distribuzione e vendita italiani.
In altri Paesi europei, o perfino nel centro America, si dà grande importanza sia alla distribuzione che alla produzione, e spesso sono i Distributori a finanziare gli Editori!
Da noi invece è l’Editore che “finanzia” il Distributore con la concessione della facoltà di resa totale senza scadenza e con i lunghissimi termini di pagamento.

In Italia ci sono 800 Distributori, ma ben pochi sono competenti o realmente capaci di diffondere i libri. Praticamente tutti, sia quelli onesti che quelli disonesti, operano con i “soldi dell’editore”, ovvero ricevendo i libri dagli editori senza pagarli finché non li hanno venduti. Ben pochi Distributori operano da grossisti, ovvero comprando i libri e mettendosi in prima persona a investire e a rischiare sulle opere letterarie… quasi tutti, come detto, preferiscono avere solo i costi di gestione dell’azienda a cui pensare.

Ma quanto denaro ciucciano Distributori e Librai messi assieme? Dipende, ma tipicamente dal 55 al 60 per cento del prezzo di copertina, talvolta anche il 70 per cento se si tratta di piccoli editori.
Poi c’è il diritto ad almeno una tredicesima copia gratis ogni dodici acquistate. Ma gran parte dei Distributori non comprano i libri che vendono, preferendo riceverli in “conto vendita” (ovvero li ricevono, ma li pagano solo se li vendono… e se non li vendono possono ridarli indietro) o in “conto deposito” per poi venderli in “conto assoluto” ai librai.
Dopo mesi o dopo anni che il Distributore ha riscosso dai Librai, forse l’Editore potrà vedere i soldi ricavati dai libri venduti.

Ma vediamo nel dettaglio quanto potrà ricavare il nostro Editore con un libro da 16 euro di prezzo di copertina, un tipico hardcover come ne escono tanti anche di genere Fantasy (ma ora costano 17, 18 o perfino 20 euro come quello della Strazzulla!).
I diritti d’autore sono tipicamente dell’8-10% del prezzo di copertina, mentre Distributori e Librai trattengono dal 60 al 70% sotto forma di “sconto” (incluse spese di spedizione, insoluti, tredicesime copie gratuite, varie ed eventuali…). Con il rimanente l’Editore deve coprire i costi industriali, le spese generali spalmate sul prodotto (che in Italia ormai sono perfino più alte dei costi industriali!), la pubblicità (il 3-6% massimo del prezzo di copertina) e infine ricavarci un guadagno.

emo bullshit
Sono stanco di chi si lagna per i prezzi sempre e soltanto degli Editori
senza mai dir nulla di Distributori e Librai, come se non avessero alcuna colpa!

Gli Editori hanno ben altre colpe, non serve accusarli anche quando sono innocenti!

Lo Strano Caso del Romanzo a 16 Euro e del Signor Passivo
Giorgio Maremmi ci propone il seguente esempio, molto deprimente, di come si possa ottenere un ghiotto passivo da un libro. Ho copiato brutalmente la tabella, se non vi sta bene denunziatemi agli agenti di pubblica sicurezza!

TIRATURA COPIE N°  1000    2000    3000    4000    5000    6000  
1. Costi di Produzione (in euro) 8,00 6,00 4,25 3,50 3,25 3,00
2. Distributori (30%) 4,80 4,80 4,80 4,80 4,80 4,80
3. Librai (30%) 4,80 4,80 4,80 4,80 4,80 4,80
4. Quattro            
5. Diritti d'autore (10%) 1,60 1,60 1,60 1,60 1,60 1,60
6. Costo totale a copia 19,20 17,20 15,45 14,70 14,45 14,20
7. Prezzo di copertina 16,00 16,00 16,00 16,00 16,00 16,00
             
8. Perdita dell'editore a copia 3,20 1,20        
9. Guadagno dell'editore a copia     0,55 1,30 1,55 1,80

Giorgio Maremmi è disponibile a discutere con chi dispone di altri dati o vuole contestare quelli da lui forniti. Dato che pure io sono interessato a leggere altri dati, se mandate qualcosa a Maremmi magari passatelo in copia pure a me, grazie. icon_mrgreen.gif

Un Editore per recuperare le spese di edizione di un libro dalla tiratura di 3000 copie deve venderne almeno 2700 con lo sconto agli intermediari o 900 a pieno prezzo di copertina. E i nuovi scrittori riescono a vendere qualche decina o al più qualche centinaia di copie, salvo casi eccezionali (come Licia Troisi e pochi altri). E, come se non bastasse, i “guadagni” ottenuti dalle copie vendute (e perfino le copie invendute rese all’editore) possono arrivare anche dopo mesi o anni, con lo sgradevole effetto dovuto al sovraccosto del denaro.

Soltanto vendendo 5000 copie l’editore può sperare, in teoria, di guadagnare più dell’autore, a patto che librai e distributori paghino puntualmente (si, ciao, speraci!) e che tutto il dovuto venga incassato. Ma pure questo è in “teoria” perché oltre a tutto ciò c’è un ulteriore 4% di IVA sul prezzo di copertina, non sul guadagno netto.
Un Editore veramente grosso, come Mondadori, se piazza un libro da decine di migliaia di copie vendute (o centinaia di migliaia, come quelli della Troisi) può guadagnare molto più dell’autore, ma servono appunto moltissime copie. Fantascienza pura per gran parte degli editori, piccoli o grandi che siano.

Puoi anche riuscire a vendere le 3000 copie senza problemi, ma potresti non vedere un singolo euro di quel guadagno miserevole (al netto 1600 euro) per mesi o anni… mentre per certo ti troverai fin da subito a dover pagare gli oltre 12mila euro di costi di produzione!

Se stampi un libro in 1000 copie non puoi venderlo a 16 euro: se anche vendessi tutta la tiratura perderesti comunque 3000 e oltre euro! Un libro in sole 1000 copie, tra casini vari (copie al macero, IVA ecc…), che sono un risultato straordinario per un nuovo autore, deve essere venduto a 23 euro la copia per sperare di guadagnarci qualcosa!
Ma come si può sperare di piazzare il libro di un esordiente a questo prezzo?

Infatti mi domando come farà “Il Segreto dell’Alchimista” di Antonia Romagnoli a vendere con il suo prezzo di 24 euro, contro i 17-19 della concorrenza (l’unico altro romanzo fantasy tanto costoso “Gli Eroi del Crepuscolo“, ma è a “soli” 20 euro!).

A proposito: chi si ricorda delle famose 1052 copie della Rocca dei Silenzi di Andrea D’Angelo? Una gran bella cifra per un giovane autore italiano di Fantasy, ma ben poco per un Editore che non aspiri alla morte per fame!
E Andrea D’Angelo era, che io sappia, il secondo autore fantasy italiano più famoso nel 2005, con tanto di rubrica dedicata alla scrittura fantasy presso FantasyMagazine.
Mica un Pinco Pallino qualsiasi!

Cosa ne pensi di un settore in cui per ogni libro pubblicato in modesta tiratura di 3000 copie perdi per certo 12mila euro e non sai se poi guadagni abbastanza per coprire la perdita?
Anzi, sei quasi certo con un nuovo autore di NON farcela a coprire la spesa!
A me sembra una merda e non mi è difficile capire perché gli editori accettino aiutini finanziari da gente di vario tipo (politici, associazioni, la stessa Repubblica…) per sopravvivere, trovandosi però poi a dover restituire il favore pubblicando “certe cose di amici” o non pubblicando “certe altre cose sgradevoli”.

Testimonianza dal Fronte
I grossi ostacoli di una grossa Casa sono quelli di chiudere il bilancio in pareggio. Chiedere aiuti è facile, arrivano pure se non li chiedi: ma se li prendi, a quel punto la tua libertà viene messa in discussione. Qual è quell’editore che non subisce il costo del danaro? Chi può autofinanziarsi? Da noi un titolo è fortunato se vende il 50 per cento! Ecco come lavora una casa editrice.
Esempio: se poni uguale a 100 il prezzo di copertina devi togliere il 32 per il libraio e il 20 per la distribuzione, un altro 20 per il costo di produzione, il 10 come diritto d’autore: siamo all’82. Aggiungi un altro 10 per interessi passivi, e dal 3 al 6 per la pubblicità. Sei intorno al 98!
Che margine ti resta? Tutto questo se tutta la tiratura è venduta. Così si spiegano i passivi!

Domenico Porzio
(ex Relazioni Pubbliche Mondadori)

Sfortunatamente nel settore librario attuale si vende ancora per gran parte in libreria, nonostante il boom delle vendite online che rimangono però ancora marginali rispetto al totale, e questo non permette all’Editore di liberarsi con un calcio in culo di Distributori e Librai.
Alcuni grossi editori hanno trovato il modo di ovviare parzialmente al problema, occupandosi di persona della distribuzione invece di affidarsi ad altre ditte (sorbendosi tutti i costi di gestione, magazzino, personale ecc… extra, ma evitando di farsi la cresta da soli!), o lanciando catene di franchising per riprendersi un po’ dei guadagni dei librai (Mondadori, Feltrinelli…).
L’esempio migliore di cosa possa succedere se si levano un po’ di intermediari è forse BOL, il negozio online del Gruppo Mondadori, che fa sconti del 15-30% anche sui libri nuovi e probabilmente guadagna lo stesso di più così che non dalla vendita dello stesso libro in libreria: d’altronde, levando un po’ di parassiti, il guadagno aumenta e quindi è possibile diventare competitivi nei confronti del nemico abbassando i prezzi.
Un paio di volte ho comprato su BOL un libro Mondadori (ok, erano due libri della Troisi…) perché dava uno sconto maggiore di IBS.

tipico scrittore emergente
Un tipico scrittore emergente che si arrangia come può.
Se solo ricevesse tutto il dovuto per la sua opera non vedremmo queste scene…

In un mondo perfetto si dovrebbero pagare i libri molto meno, dando però tutta la cifra in mano all’autore. Il nostro mercato ora non è pronto a questo, ma chissà… forse un giorno il formato elettronico “di qualche tipo” sarà così competitivo da permettere questo sogno un po’ utopico e dal sapore socialista: “Dare i soldi al Lavoratore, non al Proprietario della fabbrica.”
Non intendo per forza “i lettori eBook che ci sono ora”, magari potrebbe diventare una funzione integrata dei futuri cellulari-ormai-identici-a-palmari o di altri macchinari (del frullatore che fa anche da DVD Recorder?)… o magari potrebbero nascere dei nuovi eBook Reader dotati di tecnologie “carta-schermo” che si sfogliano come dei libri o magari che proiettano il testo su una superficie apposita estraibile invece che su un piccolo schermo (oppure sotto forma di grosso ologramma), togliendo il problema delle piccole dimensioni e della scarsa risoluzione… chissà cosa ci porterà il futuro?
Magari niente di tutto questo, perché nel 2020 la gente capirà che scopare tutto il giorno con i Real SexBot, androidi sessuali pressoché identici a persone reali, sarà meglio che leggere stupidi romanzetti!

Spero si arrivi presto a un sistema ibrido di vendite classiche e donazioni elettroniche via paypal o altro, abbinato alla libera distribuzione dei romanzi in formato elettronico: chi vorrà il libro di carta lo comprerà al prezzo voluto dall’editore, perché è un oggetto con dei costi di produzione dietro, ma chi vorrà solo leggere la storia sarebbe bello che lo facesse gratis e poi decidesse in base al piacere ricevuto dall’opera SE e QUANTO pagare lo scrittore. Sarebbe bello. Forse troppo.

Ma se gli eBook Reader si dovessero diffondere potrebbe avvenire davvero.
Quando i maiali voleranno
Incrociamo le dita e speriamo bene.

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20 comments

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  1. Federico Russo "Taotor"

    Bell’articolo. Io avevo pensato molto al costo dei libri, e pochi giorni fa, vedendo una rivista, ho riflettuto. Il prezzo: 1.00€. Pagine plastificate, a colori, lucide ecc. 1 euro. E i libri? Hanno solo una copertina rigida e poi pagine ruvide in bianco e nero di carta riciclata…?
    Risposta: Pubblicità. C’è un mondo di pubblicità sulle riviste, per questo costano poco, credo. Potrebbero fare allo stesso modo coi libri. D’altronde, l’importante è leggere la storia, non importa se alla fine e all’inizio del romanzo c’è uno spot di gelati o di crema vaginale (a seconda del tipo del romanzo): l’importante è la grana sborsata.
    Fantascemenza?

  2. Il Duca di Baionette

    Non mi dispiacerebbero i libri infarciti di pubblicità (una prima di ogni capitolo?), se servisse a rimettere il culo degli editori in carreggiata e ad abbattere i prezzi.
    Peccato che vendendo poco “ora” hanno poco target numerico da “mostrare”, per cui gli interessati potrebbero snobbarli o dare pochissimo per gli spazi pubblicitari.

  3. alladr

    mah, non sono proprio convinto del tuo discorso.
    e non perché pensi che librai e distributori si facciano pagare poco (anche se a me piace andare in libreria e sfogliare i libri — e anche a te, mi è parso di capire dal tuo ultimo post — perché i libri mi piacciono anche come oggetti fisici, e non potrei godere della stessa esperienza comprando on-line, anche s elo faccio).
    conoscevo i dati che riporti perché circa il 50% della mia vita fa, la maremmi mi propose di pubblicare a mie spese un orribile romanzo (a sedici anni non puoi che scrivere cose orribili, questa secondo me è una legge di natura); io rifiutai la pubblicazione ma fui contento di tenermi dei testi che mi inviarono, tra i quali un estratto di quello che citi tu.
    allora, tanto per cominciare siamo daccordo che i distributori si facciano pagare troppo in relazione ai rischi ceh si assumono (eccetto che nel caso di messaggerie libri che possiede delle case editrici), eppure…

    in un post che pubblicherò stasera riporterò i dati dell’istat secondo i quali, nel 2005, più erano grandi le case editrici e più si facevano pagare i libri in relazione alla tiratura (più libri pubblico e più te li faccio pagare ognuno è una novità, per me). quindi gli editori, in particolari i grandi editori, sono responsabili di almeno una cosa: non curare abbastanza i libri e la loro promozione, il che incide sulle vendite.

    insomma, io non ci credo mica al fatto che mondadori abbia le pezze al culo. che poi i suoi portavoce più o meno ex lo dichiarino per giustificare le vagonate di milioni di euro che acchiappano dallo stato è un altro conto.
    tra l’altro, chi distribuisce mondadori?

    quanto al fatto che internet possa fare la differenza, soprattutto per i nuovi autori, come sai è una cosa nella quale spero, visto che UTP sarà pubblicato da lulu (e, cazzo, spero di riuscire a finire di editarlo prima della nascita della progenie numero due), ma questo dipende soprattutto dagli acquirenti.
    bisognerebbe, allora, pensare a una seria opera di indirizzamento ed informazione, perché chi ha altrimenti il coraggio di mettersi a ravanare nell’immenso archivio di lulu?

  4. Il Duca di Baionette

    E’ una semplice questione logica quella che porto.

    Rileggiti la “dimostrazione per assurdo” posta a inizio articolo: SE il settore non avesse i suddetti problemi ALLORA l’unica possibile conseguenza logica sarebbe un ricchissimo settore librario dove gli editori scommettono continuamente su nuovi autori CERTI di alti guadagni con un po’ di promozione fatta bene, MA questa conseguenza non avviene QUINDI le premesse che la rendono inevitabile non sono vere.
    L’altra alternativa è che gli editori scelgano apposta di non guadagnare per farsi del male da soli. E’ una alternativa troppo cretina, quindi escludibile.

    Semplice dimostrazione per assurdo.

    Che poi la Mondadori (che va distinta dal Gruppo Mondadori!), come più volte detto, sia avvantaggiata perché dispone di una propria distribuzione è un dato di fatto, ma che i librai e i distributori prendano comodamente il 60% del prezzo di copertina è un altro dato di fatto.
    E avere una propria distribuzione non azzera i costi della distribuzione, li limita soltanto.

    Se un macellaio possiede le pecore che macella è avvantaggiato rispetto al macellaio che le compra dagli allevatori, ma NON significa che le sue pecore siano magiche pecore che non costa nulla produrre!

    Ed eventuali simpatie/antipatie verso la Mondadori (che a me NON piace) non cambiano una verità ineluttabile: i Librai guadagnano in percentuale e i Distributori pure e lo fanno spesso con il sistema del conto vendita e simili, come dei Parassiti Autentici.

    Casualmente quando li levi entrambi (BOL! IBS!) i libri vengono fortemente scontati, anche del 50% (i famosi Reminder di IBS) se non del 20% sulle novità appena uscite.

    Non è un caso vagamente sospetto che questi sconti siano possibili quando i parassiti librari vengono (parzialmente) tolti di mezzo?

    Quanto all’editoria alternativa, con il cartaceo di Lulu o altri e i pdf gratuiti, ci credo fermamente proprio perché ODIO l’attuale sistema editoriale, incluso il fatto che gli editori, come hai fatto notare, curano poco la promozione dei libri.

    Ma se NON hanno buone speranze di guadagnare decentemente, perché mai dovrebbero INVESTIRE capitali nella promozione? Meglio investire su un libro SE questo dimostra buone chance.
    Si investe solo se c’è possibilità di guadagnare, come in ogni altro settore (e come i corsi di base di economia insegnano! Chi non si ricorda gli esercizi sul budget e sulle possibilità di investimento pubblicitario?).
    Se non fosse così allora l’editoria sarebbe un settore magico svincolato dalle leggi di mercato.
    Mi sembra più logico e semplice pensare che l’editoria sia costretta dalle stessi leggi di mercato di base degli altri settori.

    Io ODIO il settore editoriale attuale e spero che crolli a pezzi, ma, per onestà intellettuale, non posso accusare gli editori di più mali di quanti sono da loro causati e preferisco guardare “tutto il marcio del settore” che non concentrarmi a odiare solo l’editore perché “visto che ne vedo il marchio è un bersaglio facile”.

    E poi siamo nell’Era di Internet: chiunque può curarsi da solo della promozione, perlomeno un po’!
    Tra PDF, siti, stampa su Lulu, donazioni eccetera non c’è più alcuna scusa per non diffondere e far leggere i propri libri evitando del tutto l’editoria tradizionale!
    Forse non si potrà sperare nel colpo di fortuna alla Troisi, per fare barche di soldi, ma è veramente importante? Non è più importante diffondere le proprie storie che non pensare solo al vile denaro?
    L’editore è un “mercante”, ma lo scrittore può ancora permettersi un po’ di idealismo vecchio stile.
    :-)

  5. mhrr

    ok, solo quattro puntualizzazioni: 1) ho menzionato la mondadori perché è grande e importante, non sulla base di antipatie personali (condivise).
    2) è più importante il vile denaro :)
    3) quanto all’investire su un buon libro, evidentemente hanno deciso che le cronache di nihal avevano buone chance di vendita, perché non pagare dei correttori di bozze competenti? e gli stessi errori li ha fatti l’einaudi con strazzulla (letta la fiammante recensione di gamberetta?).
    4) quattro.

  6. Il Duca di Baionette

    1) Inauguriamo i due minuti d’odio contro la Mondadori?
    2) Viva le Rivoluzione! Morte ai Proprietari delle Fabbriche! Ognuno dia secondo la propria possibilità e riceva secondo la propria necessità (LOL, mi piace fare il socialista!) :-)
    3) Editor/Correttori competenti temo non ce ne siano molti in Italia e, inoltre, sarebbe stata una spesa a priori prima di sapere qualsiasi cosa sui primi dati di vendita. In più, dato il libro trattato, possono anche aver pensato che spendere soldi e tempo per un editing migliore non avrebbe portato un ritorno economico soddisfacente dato il tipo di pubblico cercato. Ma di questo ne parlerò nel mio articolo su Nihal (presto, spero!), riprendendo quel discorso sulle “aspettative” accennato tempo fa quando avevo tirato in ballo il fucile Enfield a percussione e il fucile H&K G3 da battaglia.
    Non dico che la Mondadori abbia fatto bene, secondo me hanno sbagliato a non sistemare un po’ il libro, ma dico che può darsi che abbiano seguito un certo (spregevole) ragionamento basato sul “pubblico possibile”…
    4) Quattro! Inchiniamoci di fronte alla potenza del Quattro e di Jesus Onofago!

    :-D

  7. Bruno

    Le mie considerazioni in sintesi:
    1- I lettori di ebook oggi come oggi costano troppo e sono ben lontani dal dare le sensazioni e la facilità di lettura del puro e semplice libro. Sono migliorati, qualcuno dice. Non abbastanza. Addavenì.
    2- Mi dispiace per le piccole librerie, ma credo che molto spesso e volentieri i librai non diano un gran valore aggiunto alla merce che vendono (consulenza, capacità di consigliare sinceramente, di procurarti i libri che stai cercando ecc…).
    3- Per quanto faccia chic odiare la grande distribuzione vado molto più volentieri dalle grandi (Feltrinelli, Mondadori).
    4- Quattro. Qui mi adeguo alle regole locali.
    5- La distribuzione online sarebbe una gran cosa e permetterebbe al piccolo editore e al piccolo autore di avere una visibilità non dico pari al grande, ma almeno di non essere fregati in partenza per il semplice fatto di non essere esposti nella libreria. Peccato che la gente non sappia comprare un libro su internet e che le Poste italiane siano ben lontane dal dare una ragionevole sicurezza del recapito. Ma se si può sperare in un miglioramento in tempi non biblici, avverrà qui. Sperèm…

  8. Il Duca di Baionette

    Grazie a internet le cose miglioreranno per gli scrittori, ci vuole ottimismo! :-)

    Forse. :-)

    Grazie per il “4- Quattro”, l’ho apprezzato molto. Il Quattro è pur sempre il Quattro.
    Quattro!
    Quattro!
    QUATTRO!

  9. Lo Sparviero

    Duca: Bell’articolo, molto serio, ma quando ho letto de “L’oca che ha scelto il lato oscuro” sono scoppiato dalle risate! Ha! Ha! XD.

  10. mhrr

    maledetto sparviero, verrai punito per la tua mancanza di rispetto!

    i sith non perdonano!

  11. Il Duca di Baionette

    Sto giusto pensando al duello tra una malvagia oca obesa e una fatina in crisi d’astinenza che cerca di recuperare la bustina di droga…
    (dovrebbe far parte delle scene buffe di una cosa che vorrei provare a scribacchiare)

    le oche mi fanno sempre più paura, sono proprie belve malvagie… quasi quanto i conigli…

  12. Lo Sparviero

    Mhrr: Amico, anche questo( mi riferisco a me) Sparviero è diverso: lui ha scelto il Lato Coniglio!

    Duca: ì, ma i conigli non li batte nessuno… anche se quell’oca…

  13. mhrr

    mi permetto di consigliarti (e cancella pure il presente commento) questo post: http://fronteretro.blogspot.com/2008/07/da-dove-arrivano-i-libri-parte-3.html
    io l’ho trovato interessante.

  14. Il Duca di Baionette

    Già visto, seguo Fronte Retro da alcuni mesi. :-)
    E’ sempre molto interessante quel blog, per cui lascio il commento con il link.

    Un’ulteriore prova del problema dei Distributori, che ricevono dall’editore i prodotti in conto vendita con un supersconto, e poi li rivendono ai librai con un sconto minore (ok, devono guadagnarci!), ma senza il diritto di ridarli indietro a piacimento evitando di pagare l’invenduto.

    Il problema dei parassiti, in questo caso il Distributore, è un problema per tutti. Ma non dimentichiamo che lo stesso Libraio è uno corpo parassita in quanto il creatore dell’opera (il testo) è lo Scrittore e il fruitore è il Lettore.
    Editore, Libraio, Distributore sono solo corpi parassiti sviluppatisi attorno alle uniche due figure irrinunciabili del sistema.
    Essi esistono solo perché i libri sono di carta e si vendono nei negozi.

    Modifica il sistema di vendita (BOL o IBS invece del negozio) e già appaiono in gran quantità gli sconti… elimina del tutto i corpi parassiti della letteratura con il formato elettronico), lasciando solo Scrittore e Lettore, e cancellerai gran parte del prezzo del libro: dare 2 euro allo scrittore invece dei 20 da spartire tra i parassiti.

    E per chi non gradisce il mio uso del termine parassita per indicare Editori, Distributori e Librai, ricordo che…

    Parassita
    1. essere vivente, animale o vegetale, che vive e si nutre a spese di un altro essere vivente
    2. persona che vive a spese di altri, o ne sfrutta le risorse

    Calza perfettamente per descrivere chi vive attorno alla produzione dello Scrittore, l’unico creatore del bene dotato di valore economico, e guadagna facendo intermediazione (teoricamente NON indispensabile: esiste solo per specifici vincoli tecnologici contingenti) con il cliente.

  15. Moloch

    Bell’articolo, sfata alcuni miti che ormai diamo per scontati!

    Molto, molto interessante. Quattro! Quattro??? Quattro… Quattro!

  16. Sabrina

    Tre metri sotto la merda, ecco dove siamo.
    Mi tocca fare la scrittrice per hobby a vita… ho già bel’a’ capì.

  17. Kinsy

    Il libro di Maremmi l’ho letto prima di proporre il mio manoscritto e l’ho trovato molto interessante.
    Purtroppo il problema del ricarico dei distributori è un tipico problema italiano… Sarà anche per questo che tra i paesi più industrializzati siamo i peggiori lettori.
    E’ anche vero, però, che a nessuno è mai importato di investire sugli esordienti (ce ne sono diveramente bravi), preferendo pubblicare schifezze di grandi nomi (la Mondadori ne fa da padrone, con tutti i calciatori e le subrettine che hanno pubblicato!). E’ molto comodo puntare su nomi già famosi offrendo solo il 10%! Intanto tu piccolo emergente, dopo la faticata di aver scritto, devi fare i salti mortali per farti pubblicità da solo!
    Credo che ci vorrebbe una rivoluzione alla base…

  18. Angra

    I libri potrebbero costare molto meno, se acquistati online direttamente dagli editori, solo che il prezzo di copertina dei libri non è scontabile per legge per più del 15% :(

  19. Pracchia-78

    Signori: si parte col piede sbagliato se si aspira a diventare ricchi, famosi, onorati, rispettati (adulati) imbracciando il “mestiere” dello scrittore. Chi volesse proprio intraprendere il mestiere dello scrittore deve (dovrebbe) mettere in conto gravi stenti e privazioni materiali con perdite anche di ingenti somme di denaro. La strada in discesa son tutti capaci di declamarla, di difenderla e ancor di più di inseguirla.

    Fortunatamente conosco un po’ il meccanismo del settore e la realtà, quella vera che fa scomodo e perciò non la si ricorda quasi mai (ammessa a denti stretti da Giorgio) è che il vero colpevole, colui da frustare senza pietà, da crocifiggere senza rimpianto è solo lui: IL PUBBLICO che vi compra.
    http://it.wikipedia.org/wiki/Discussioni_utente:Pracchia-78

  20. Nardu

    Salve, sono un ragazzo che lavora in un libreria di Verona e sono finito su questo sito in maniera del tutto casuale cercando tutt’altre informazioni sui prezzi di copertina dei libri.

    Purtroppo devo dire che son rimasto profondamente offeso dal sentirmi definire un “PARASSITA”.
    A quanto ho capito il mio crimine sarebbe guadagnarmi da vivere vendendo un prodotto dal dettaglio, ma su questa base non dovrebbero essere considerati dei parassiti tutti i commercianti?
    Oppure la critica è indirizzata alla nostra categoria per via dei nostri “esorbitanti” margini di guadagno? E prima di scendere nel dettaglio su questo aspetto sarei curioso di capire perchè non vengono criticate categorie con margini ben più ampi (nel settore dell’abbigliamento ad esempio).

    Non voglio accusare nessuno o far la parte del sapiente, ma mi piacerebbe condividere l’esperienza di chi sta “dall’altra parte” in un settore profondamente in crisi soprattutto perchè gli Italiani leggono sempre meno, indipendentemente da cosa e come.

    Allora una libreria indipendente ha solitamente un guadagno (se si può chiamar guadagno) teorico del 30% sul prezzo di copertina del libro, che poi si rivela essere solitamente intorno al 25-28% al netto delle spese di distribuzione che ci vengono commissionate (di cui è ignota l’origine).
    A questo 25% dobbiamo sottrarre il 15% di sconto che viene applicato di prassi ai clienti per adeguarsi alle grandi catene e ai centri commerciali che scontano tutto (nota: vi è da ringraziare la legge Levi che blocca lo sconto massimo al 15%, altrimenti come potrebbe sopravvivere una Libreria quando ovunque si trovano libri scontati del 30-35%?).
    Arriviamo quindi a “guadagnare” un 10-15% sul prezzo di copertina, che onestamente non mi sembra particolarmente lucroso.
    Con 500€ di incasso giornaliero (che è un più che ottimo incasso per una libreria indipendente) rimangono nelle tasche del libraio 50-70€ a cui bisogna sottrarre le varie spese (tra cui i dipendenti).

    A tutto questo bisogna aggiungere che i famosi “Conti Deposito” sono un miraggio che viene utilizzato solo dalle piccole case editrici su titoli che difficilmente vengono venduti, mentre tutti gli altri bisogna ordinarli e vengono fatturati, con la possibilità sì di essere resi prima del pagamento, ma accollandosi le “spese di resa”, che comportano un costo anche sul “non venduto”.
    Quindi se ordino 1000€ di libri, che poi non vendo e devo rendere all’editore, pago “solo” degli ipotetici 100€, senza aver ricavato nulla.

    Per concludere le librerie hanno l’obbligo di rivolgersi al distributore di zona per la tal casa editrice, cancellando così ogni tipo di concorrenza nella distribuzione. Cosa significa? Che voi clienti potete rivolgervi alla libreria che più vi aggrada (puntando solitamente sulla disponibilità immediata, dato che gli sconti sulle novità sono identici), noi ci dobbiamo rivolgere sempre allo stesso intermediario che può fare il buono e il cattivo tempo a sua discrezione e senza possibilità di appelli da parte nostra. Quindi se un distributore decide di mandare le copie che ha disponibili di un tal titolo ad una libreria piuttosto che ad un altra (magari ad una grande catena) non ci si può fare niente.
    Al magazzino non cambia nulla dato che il numero di copie vendute per quel mese nella Regione rimarrà pressochè identico, mentre al libraio cambia notevolemente il re non aver potuto vendere X copie di un titolo perchè sono state vendute da un concorrente.

    In conclusione io mi alzo ogni mattina per andare a lavorare, come ogni negoziante, cerco di informarmi sulle uscite editoriali e sui contenuti, in modo da poter consigliare i clienti che mi chiedono aiuto e soddisfarli al meglio, con ogni novità bisogna calibrare il numero di copie da ordinare, sperando di riuscire a venderle, mi adopero per organizzare eventi, presentazioni e promozioni, pubblicizzandole con gli strumenti concessi ad un comune commerciante, e il tutto per guadagnare il minimo per arrivare al mese successivo (perchè non si diventa ricchi a lavorare in una libreria).

    Non voglio di certo essere compatito e/o adulato, ma venir definito un PARASSITA, lo devo ripetere, mi ha davvero offeso.
    Ho cercato di coniugare una passione, che è l’amore per la lettura, con un lavoro onesto che mi permettesse di stare a contatto con i libri e vengo quasi accusato di essere un ladro. Forse le vostre considerazioni sono da rivedere.
    E se è un parassita il Libraio allora lo sono tutti i commercianti, intermediari e lavoratori che non sono produttori della loro merce.

    Io capisco e, da lettore, condivido le lamentele sui costi dei libri ma rivolgete il vostro dito accusatorio a case editrici come Mondadori e Rizzoli (per citarne solo un paio) che pur avendo la possibilità di ottenere rispettabili guadagni mettendo sul mercato libri a prezzi onesti continuano a stampare titoli da 20€ e più.
    Per darvi un esempio, la Newton Compton Editori () ha un catalogo quasi interamente da 9,90€ o meno e continua ad esistere (e presumo guadagnare) da anni.
    Capisco anche le difficoltà dei piccoli editori, ma al giorno d’oggi si cerca sempre più di eliminare i “piccoli” per dar spazio solo a “pochi grandi”, indipendentemente dal campo.

    Per terminare (e termino sul serio) lo scrittore nel mondo idealista suggerito ad inizio di questo topic è, purtroppo, uno scrittore che deve fare un altro lavoro per mantenersi, almeno dato il pubblico italiano, che compra solo quello che vede in TV (Parodi, 50 Sfumature, ecc…) e che quindi è selezionato e pubblicizzato dalle grandi case editrici che controllano l’intera editoria.

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