EDIT 28 Agosto 2010
Questo articolo è vecchissimo e in parte superato. Consiglio la lettura di questo (Il giusto prezzo degli eBook: Konrath, Smashwords e un confronto con la carta) in cui il ragionamento passa dalla sola carta agli scenari più vicini di vendita eBook a basso prezzo e autoproduzione su modello di Konrath o della McQuestion.

I prezzi dei libri sono alti. Grossa scoperta, davvero, sono proprio un gegno.
Naturalmente alla prima affermazione segue di solito “visto che le royalties allo scrittore non è che siano poi granché, allora il prezzo è tutto colpa delle avide case editrici che lucrano e lucrano e lucrano riempendosi di soldi a non finire!”.
Tolto il fatto che bisogna avere buon senso zero e il cervello infilato nel culo per pensare una cosa simile, ma nel caso io direi “Magari fosse così! Alti ritorni economici garantiscono alte possibilità di investimento su nuovi titoli di vendibilità non certa -i nuovi autori-, dato che si fanno soldi a palate e i soldi piovono come se nulla fosse!”.

D’altronde anche il più ignorante caprone della Terra sa che se un settore garantisce enormi guadagni è naturale investirci tutto il possibile, limitando al minimo gli squallidi dividendi che non producono nuovo denaro.
Invece la crudele realtà, sempre pronta a infrangere i sogni del popolino vittima e vittimista, ci spiega che le case editrici stanno spesso con le pezze al culo e che quello editoriale è un settore di merda. Facile dimostrazione di tutto ciò è che la mia prospettiva di “investimenti sui nuovi autori resi possibili dal fatto che i libri si vendono come il pane con grassissimi incassi per l’editore in un vortice di guadagno senza fine!” non è reale, e di conseguenza non è reale l’ipotesi che renderebbe la mia prospettiva automaticamente vera. Quod Erat Demonstrandum, banale dimostrazione per assurdo.

A questo punto si può scegliere di continuare a piangere lacrime amare dal buco del culo, maledicendo i crudeli editori perfino più avidi di tutte le tribù di Israele messe assieme, oppure di andarsi a informare. Come al solito è una questione di scelte e, a quanto si capisce frequentando i forum dedicati ai libri e alla scrittura, la prima è quella preferita dalla maggioranza.
Io invece, tanto per fare il diverso e lo snob, ho deciso di informarmi un pochino.

oca malvagia
Anche quest’oca è diversa: lei ha scelto il Lato Oscuro!

Un paio di anni fa mi sono comprato L’Agenda dello Scrittore di Giorgio Maremmi, quattordicesima edizione, casa editrice Maremmi Editore Firenze (Firenze Atheneum).
Il sottotitolo recita: «Quello che i nuovi scrittori (e anche i vecchi) devono sapere sugli autori, sugli editori, sui librai, sugli intermediari, sui contratti di edizione, sui diritti d’autore e su altri “misteri” del mondo del libro.»

L’autore è sia uno scrittore che un editore e il libro è piuttosto noto in Italia, come anche la continua uscita di nuove edizioni aggiornate può far immaginare (la prima è del Maggio 1976, la mia è del Dicembre 2005). Sfortunatamente la MEF mi risulta che abbia fama di editore a pagamento, ma l’autore del libro non nega la possibilità di pagare per farsi pubblicare: se uno è così stronzo da voler pubblicare a tutti i costi quella ciofeca di romanzaccio che nessun editore serio ha mai accettato, allora che paghi di tasca propria visto che l’editore potrebbe solo andarci in perdita a investire soldi su quella merda.

Il Ragionamento fila. E’ tutta questione di quanto uno abbia il cervello ficcato a fondo nel culo: se nessun editore vuole il tuo libro forse un motivo c’è.
E per i vanitosi feticisti delle stampa c’è sempre il Print on Demand di Lulu.com, che costa molto meno!

Bob Young
Bob Young, fondatore di Lulu.com!
Lui pubblicherebbe di tutto, perfino il tuo libro!

Il problema del settore editoriale è, fondamentalmente, quello degli intermediari. Gli intermediari sono Distributori e Librai, ovvero chi ha un negozio in cui vendere libri e chi li fa arrivare nei vari negozi, occupandosi di soddisfare le richieste. Sono due corpi parassiti che si frappongono tra l’Editore e il fruitore finale del libro.
Anche l’Editore a sua volta è un parassita che si frappone tra Scrittore e fruitore finale di quanto scritto, ma perlomeno l’Editore dovrebbe occuparsi di stampare il tomo, editarlo, sistemarlo, dargli visibilità, pubblicizzarlo ecc… tutte cose in cui la sua esperienza professionale può fare comodo. Quindi tra i parassiti l’Editore quanto meno è quello che fa qualcosa, mentre il Distributore è proprio una sanguisuga omologata perché non rischia niente (il Libraio pure è un sanguisuga, ma è in condizione di svantaggio rispetto al Distributore in certi casi… ad esempio quando i libri li ottiene dal Distributore senza diritto di recesso e, che li abbia venduti o meno, li deve pagare alla data prestabilita).

Forse tutto questo vi ricorderà i discorsi sullo scandalo degli intermediari che gonfiano il prezzo del latte o delle verdure, mentre produttori e contadini ricevono a malapena di che coprire i costi. E’ la stessa cosa, anzi, forse è perfino peggio.

L’Editore ha bisogno del Distributore e dei Librai, ma anche nella migliore delle ipotesi (un distributore onesto e capace che non tira fregature e librai che accettano di mettere negli scaffali i libri) sarà sempre con le spalle al muro a causa delle altissime percentuali e dei perversi meccanismi di distribuzione e vendita italiani.
In altri Paesi europei, o perfino nel centro America, si dà grande importanza sia alla distribuzione che alla produzione, e spesso sono i Distributori a finanziare gli Editori!
Da noi invece è l’Editore che “finanzia” il Distributore con la concessione della facoltà di resa totale senza scadenza e con i lunghissimi termini di pagamento.

In Italia ci sono 800 Distributori, ma ben pochi sono competenti o realmente capaci di diffondere i libri. Praticamente tutti, sia quelli onesti che quelli disonesti, operano con i “soldi dell’editore”, ovvero ricevendo i libri dagli editori senza pagarli finché non li hanno venduti. Ben pochi Distributori operano da grossisti, ovvero comprando i libri e mettendosi in prima persona a investire e a rischiare sulle opere letterarie… quasi tutti, come detto, preferiscono avere solo i costi di gestione dell’azienda a cui pensare.

Ma quanto denaro ciucciano Distributori e Librai messi assieme? Dipende, ma tipicamente dal 55 al 60 per cento del prezzo di copertina, talvolta anche il 70 per cento se si tratta di piccoli editori.
Poi c’è il diritto ad almeno una tredicesima copia gratis ogni dodici acquistate. Ma gran parte dei Distributori non comprano i libri che vendono, preferendo riceverli in “conto vendita” (ovvero li ricevono, ma li pagano solo se li vendono… e se non li vendono possono ridarli indietro) o in “conto deposito” per poi venderli in “conto assoluto” ai librai.
Dopo mesi o dopo anni che il Distributore ha riscosso dai Librai, forse l’Editore potrà vedere i soldi ricavati dai libri venduti.

Ma vediamo nel dettaglio quanto potrà ricavare il nostro Editore con un libro da 16 euro di prezzo di copertina, un tipico hardcover come ne escono tanti anche di genere Fantasy (ma ora costano 17, 18 o perfino 20 euro come quello della Strazzulla!).
I diritti d’autore sono tipicamente dell’8-10% del prezzo di copertina, mentre Distributori e Librai trattengono dal 60 al 70% sotto forma di “sconto” (incluse spese di spedizione, insoluti, tredicesime copie gratuite, varie ed eventuali…). Con il rimanente l’Editore deve coprire i costi industriali, le spese generali spalmate sul prodotto (che in Italia ormai sono perfino più alte dei costi industriali!), la pubblicità (il 3-6% massimo del prezzo di copertina) e infine ricavarci un guadagno.

emo bullshit
Sono stanco di chi si lagna per i prezzi sempre e soltanto degli Editori
senza mai dir nulla di Distributori e Librai, come se non avessero alcuna colpa!

Gli Editori hanno ben altre colpe, non serve accusarli anche quando sono innocenti!

Lo Strano Caso del Romanzo a 16 Euro e del Signor Passivo
Giorgio Maremmi ci propone il seguente esempio, molto deprimente, di come si possa ottenere un ghiotto passivo da un libro. Ho copiato brutalmente la tabella, se non vi sta bene denunziatemi agli agenti di pubblica sicurezza!

TIRATURA COPIE N°  1000    2000    3000    4000    5000    6000  
1. Costi di Produzione (in euro) 8,00 6,00 4,25 3,50 3,25 3,00
2. Distributori (30%) 4,80 4,80 4,80 4,80 4,80 4,80
3. Librai (30%) 4,80 4,80 4,80 4,80 4,80 4,80
4. Quattro            
5. Diritti d'autore (10%) 1,60 1,60 1,60 1,60 1,60 1,60
6. Costo totale a copia 19,20 17,20 15,45 14,70 14,45 14,20
7. Prezzo di copertina 16,00 16,00 16,00 16,00 16,00 16,00
             
8. Perdita dell'editore a copia 3,20 1,20        
9. Guadagno dell'editore a copia     0,55 1,30 1,55 1,80

Giorgio Maremmi è disponibile a discutere con chi dispone di altri dati o vuole contestare quelli da lui forniti. Dato che pure io sono interessato a leggere altri dati, se mandate qualcosa a Maremmi magari passatelo in copia pure a me, grazie. icon_mrgreen.gif

Un Editore per recuperare le spese di edizione di un libro dalla tiratura di 3000 copie deve venderne almeno 2700 con lo sconto agli intermediari o 900 a pieno prezzo di copertina. E i nuovi scrittori riescono a vendere qualche decina o al più qualche centinaia di copie, salvo casi eccezionali (come Licia Troisi e pochi altri). E, come se non bastasse, i “guadagni” ottenuti dalle copie vendute (e perfino le copie invendute rese all’editore) possono arrivare anche dopo mesi o anni, con lo sgradevole effetto dovuto al sovraccosto del denaro.

Soltanto vendendo 5000 copie l’editore può sperare, in teoria, di guadagnare più dell’autore, a patto che librai e distributori paghino puntualmente (si, ciao, speraci!) e che tutto il dovuto venga incassato. Ma pure questo è in “teoria” perché oltre a tutto ciò c’è un ulteriore 4% di IVA sul prezzo di copertina, non sul guadagno netto.
Un Editore veramente grosso, come Mondadori, se piazza un libro da decine di migliaia di copie vendute (o centinaia di migliaia, come quelli della Troisi) può guadagnare molto più dell’autore, ma servono appunto moltissime copie. Fantascienza pura per gran parte degli editori, piccoli o grandi che siano.

Puoi anche riuscire a vendere le 3000 copie senza problemi, ma potresti non vedere un singolo euro di quel guadagno miserevole (al netto 1600 euro) per mesi o anni… mentre per certo ti troverai fin da subito a dover pagare gli oltre 12mila euro di costi di produzione!

Se stampi un libro in 1000 copie non puoi venderlo a 16 euro: se anche vendessi tutta la tiratura perderesti comunque 3000 e oltre euro! Un libro in sole 1000 copie, tra casini vari (copie al macero, IVA ecc…), che sono un risultato straordinario per un nuovo autore, deve essere venduto a 23 euro la copia per sperare di guadagnarci qualcosa!
Ma come si può sperare di piazzare il libro di un esordiente a questo prezzo?

Infatti mi domando come farà “Il Segreto dell’Alchimista” di Antonia Romagnoli a vendere con il suo prezzo di 24 euro, contro i 17-19 della concorrenza (l’unico altro romanzo fantasy tanto costoso “Gli Eroi del Crepuscolo“, ma è a “soli” 20 euro!).

A proposito: chi si ricorda delle famose 1052 copie della Rocca dei Silenzi di Andrea D’Angelo? Una gran bella cifra per un giovane autore italiano di Fantasy, ma ben poco per un Editore che non aspiri alla morte per fame!
E Andrea D’Angelo era, che io sappia, il secondo autore fantasy italiano più famoso nel 2005, con tanto di rubrica dedicata alla scrittura fantasy presso FantasyMagazine.
Mica un Pinco Pallino qualsiasi!

Cosa ne pensi di un settore in cui per ogni libro pubblicato in modesta tiratura di 3000 copie perdi per certo 12mila euro e non sai se poi guadagni abbastanza per coprire la perdita?
Anzi, sei quasi certo con un nuovo autore di NON farcela a coprire la spesa!
A me sembra una merda e non mi è difficile capire perché gli editori accettino aiutini finanziari da gente di vario tipo (politici, associazioni, la stessa Repubblica…) per sopravvivere, trovandosi però poi a dover restituire il favore pubblicando “certe cose di amici” o non pubblicando “certe altre cose sgradevoli”.

Testimonianza dal Fronte
I grossi ostacoli di una grossa Casa sono quelli di chiudere il bilancio in pareggio. Chiedere aiuti è facile, arrivano pure se non li chiedi: ma se li prendi, a quel punto la tua libertà viene messa in discussione. Qual è quell’editore che non subisce il costo del danaro? Chi può autofinanziarsi? Da noi un titolo è fortunato se vende il 50 per cento! Ecco come lavora una casa editrice.
Esempio: se poni uguale a 100 il prezzo di copertina devi togliere il 32 per il libraio e il 20 per la distribuzione, un altro 20 per il costo di produzione, il 10 come diritto d’autore: siamo all’82. Aggiungi un altro 10 per interessi passivi, e dal 3 al 6 per la pubblicità. Sei intorno al 98!
Che margine ti resta? Tutto questo se tutta la tiratura è venduta. Così si spiegano i passivi!

Domenico Porzio
(ex Relazioni Pubbliche Mondadori)

Sfortunatamente nel settore librario attuale si vende ancora per gran parte in libreria, nonostante il boom delle vendite online che rimangono però ancora marginali rispetto al totale, e questo non permette all’Editore di liberarsi con un calcio in culo di Distributori e Librai.
Alcuni grossi editori hanno trovato il modo di ovviare parzialmente al problema, occupandosi di persona della distribuzione invece di affidarsi ad altre ditte (sorbendosi tutti i costi di gestione, magazzino, personale ecc… extra, ma evitando di farsi la cresta da soli!), o lanciando catene di franchising per riprendersi un po’ dei guadagni dei librai (Mondadori, Feltrinelli…).
L’esempio migliore di cosa possa succedere se si levano un po’ di intermediari è forse BOL, il negozio online del Gruppo Mondadori, che fa sconti del 15-30% anche sui libri nuovi e probabilmente guadagna lo stesso di più così che non dalla vendita dello stesso libro in libreria: d’altronde, levando un po’ di parassiti, il guadagno aumenta e quindi è possibile diventare competitivi nei confronti del nemico abbassando i prezzi.
Un paio di volte ho comprato su BOL un libro Mondadori (ok, erano due libri della Troisi…) perché dava uno sconto maggiore di IBS.

tipico scrittore emergente
Un tipico scrittore emergente che si arrangia come può.
Se solo ricevesse tutto il dovuto per la sua opera non vedremmo queste scene…

In un mondo perfetto si dovrebbero pagare i libri molto meno, dando però tutta la cifra in mano all’autore. Il nostro mercato ora non è pronto a questo, ma chissà… forse un giorno il formato elettronico “di qualche tipo” sarà così competitivo da permettere questo sogno un po’ utopico e dal sapore socialista: “Dare i soldi al Lavoratore, non al Proprietario della fabbrica.”
Non intendo per forza “i lettori eBook che ci sono ora”, magari potrebbe diventare una funzione integrata dei futuri cellulari-ormai-identici-a-palmari o di altri macchinari (del frullatore che fa anche da DVD Recorder?)… o magari potrebbero nascere dei nuovi eBook Reader dotati di tecnologie “carta-schermo” che si sfogliano come dei libri o magari che proiettano il testo su una superficie apposita estraibile invece che su un piccolo schermo (oppure sotto forma di grosso ologramma), togliendo il problema delle piccole dimensioni e della scarsa risoluzione… chissà cosa ci porterà il futuro?
Magari niente di tutto questo, perché nel 2020 la gente capirà che scopare tutto il giorno con i Real SexBot, androidi sessuali pressoché identici a persone reali, sarà meglio che leggere stupidi romanzetti!

Spero si arrivi presto a un sistema ibrido di vendite classiche e donazioni elettroniche via paypal o altro, abbinato alla libera distribuzione dei romanzi in formato elettronico: chi vorrà il libro di carta lo comprerà al prezzo voluto dall’editore, perché è un oggetto con dei costi di produzione dietro, ma chi vorrà solo leggere la storia sarebbe bello che lo facesse gratis e poi decidesse in base al piacere ricevuto dall’opera SE e QUANTO pagare lo scrittore. Sarebbe bello. Forse troppo.

Ma se gli eBook Reader si dovessero diffondere potrebbe avvenire davvero.
Quando i maiali voleranno
Incrociamo le dita e speriamo bene.
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