2009
Archivio dell'Anno

Archivio dell'Anno
Posted by Il Duca di Baionette on 29 dic 2009 | Tagged as: New Weird, Steamfantasy, Steampunk, Storia
Come si dice da tre anni ormai, “Internet è una serie di tubi”.
Per chi non si dovesse ricordare i dettagli della vicenda che ha reso famosa questa frase del senatore Ted Stevens, ecco un paio di link: Wikipedia e Boing Boing.
I just the other day got, an internet was sent by my staff at 10 o’clock in the morning on Friday and I just got it yesterday. Why?
Because it got tangled up with all these things going on the internet commercially…
They want to deliver vast amounts of information over the internet. And again, the internet is not something you just dump something on. It’s not a truck.
It’s a series of tubes.And if you don’t understand those tubes can be filled and if they are filled, when you put your message in, it gets in line and its going to be delayed by anyone that puts into that tube enormous amounts of material, enormous amounts of material.
Meno male che è un ex-senatore ormai, perché dover spiegare a una simile mummia retrograda la differenza che passa tra Internet e la posta pneumatica, o le tubazioni del lavandino, credo sia impossibile. ^_^”
Al massimo si riuscirà a spiegargli la differenza tra una e-mail e internet, così smetterà di dire che gli internet gli arrivano in ritardo di ore perché i tubi del web sono intasati…
Il riferimento ai tubi di internet nella nuova grafica immagino sia stato colto da tutti e visto che internet è una serie di tubi, ecco due video dedicate a internet nell’Età del Vapore!
Il secondo video riporta una serie di meme di internet ancora molto in voga all’epoca del filmato (nel 2007): chi non ricorda il ragazzino ciccione, lo Star Wars Kid, o Gary Brolsma, il cretino della Numa Numa Dance?
Il primo video è solo la sequenza iniziale del secondo rifatta meglio, con un internet deliziosamente Steampunk-Retard. Fantastico. ^_^
E ora un paio di informazioni sulla posta pneumatica che potrebbero far felici gli amanti dello steampunk/steamfantasy che bazzicano da queste parti. La posta pneumatica (meglio “tubi pneumatici”) utilizza l’aria compressa o il vuoto generato da pompe per muovere contenitori lungo una serie di tubi, fino al punto di smistamento o all’arrivo finale. Questi contenitori, dei cilindri in metallo o vetro/plastica e metallo, contengono piccoli oggetti o messaggi. Se ne possono vedere spesso nei costumi steampunk, agganciati alle cinture.
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Le applicazioni attuali sono limitate, ridotte al trasferimento di piccoli oggetti fisici (non semplici informazioni riducibili in digitale) all’interno dei confini di un edificio: denaro in un supermercato o in banca, medicinali in un ospedale, più raramente ormai burocrazia interna a un’azienda, biglietti in un aereoporto (o perfino pezzi di aereo in quello internazionale di Denver), oggetti vari in una fabbrica… cose di questo tipo. Magari qualche mio lettore ci lavora abitualmente con la posta pneumatica.
Decenni fa però la posta pneumatica collegava gli uffici postali all’interno delle grandi città.
Il fax prima e internet poi hanno spodestato i tubi pneumatici dal ruolo di corriere all’interno dei confini cittadini, ma un tempo la posta pneumatica permetteva di recapitare messaggi a chilometri di distanza, da un ufficio postale all’altro.
In Germania c’erano buste specifiche per l’invio dei messaggi attraverso la Rohrpost.
Si era arrivati a ipotizzare, decenni fa, che in futuro la posta pneumatica avrebbe raggiunto ogni casa degli Stati Uniti. Pur con tutti i suoi limiti, ad esempio l’impossibilità per le fan di inviare mutandine usate al Duca, trovo la diffusione di Internet con banda larga un’evoluzione tecnologica molto superiore alla retrofuturistica “posta pneumatica in tutte le case”: le fan del Duca possono, ad esempio, mostrargli il seno in webcam. ^_^
Un paio di info sulle diffusione delle reti di posta pneumatica:
1853: Collegamento della Borsa di Londra con il principale ufficio telegrafico cittadino (distante 200 metri).
Anni 1850: Genova (12 km di tubi, sperimentale, poi sviluppata dal 1913).
1864: Amburgo (con progetti nel 1963 per una nuova rete di 49 km su 5 linee).
1865: Berlino (fino al 1976: nel 1940 arrivò a 400 km di tubi per collegare 79 tra uffici postali e telegrafici).
1866: Parigi (fino al 1984: arrivò a una lunghezza di 467 chilometri nel 1934).
1875: Vienna (fino al 1956).
1889: Praga (55 km, servizio interrotto dall’inondazione del 2002).
Altre città che si sono dotate di un servizio di posta pneumatica, in qualche epoca: Monaco di Baviera, Rio de Janeiro, Roma, Firenze, Napoli, Milano, Torino (nelle città italiane iniziò a svilupparsi seriamente solo dopo il 1913, grazie alle sperimentazioni condotte a Torino nel 1911 e a Genova nel 1910), Trieste, Marsiglia, Boston, New York, Philadelphia, Chicago e St. Louis.
Per maggiori informazioni consiglio questa pagina.
Ogni sistema era un po’ diverso, ma il principio era lo stesso. In ogni caso era una tecnologia costosa e che richiedeva molta manutenzione visto che le capsule (sparate a 30-50 km/h, mica lumache!) venivano decelerate alla destinazione da un deflettore che sbucava fuori a intercettarle. Le capsule, per ridurre l’attrito e favorire la buona tenuta d’aria, erano spesso coperte di feltro.
![]() Lettera inviata con la posta pneumatica di Genova, 1946 |
![]() Francobollo apposito per il servizio |
La posta pneumatica, di cui si decise il progressivo abbandono a partire dagli anni ’60 (tranne nel caso di Amburgo che ancora voleva investire) e per noi ormai simbolo di retrofuturismo, grazie all’uso massiccio fatto dai governi e dalle aziende è diventata il simbolo della burocrazia (in particolare della stagnazione della burocrazia fine a sé stessa).
Nel romanzo 1984 di George Orwell è proprio tramite la posta pneumatica che arrivano sulla scrivania di Winston gli articoli da modificare per il Ministero della Verità. Nel film Brazil, assieme ad altre tecnologie retrò, appare anche la posta pneumatica. Nel videogioco Grim Fandango, un piccolo capolavoro, il protagonista Manny Calavera ha la posta pneumatica che gli arriva dritta in ufficio nel Dipartimento della Morte. La posta pneumatica non sfigurerebbe, per usi interni agli edifici o per le consegne cittadine, in nessuna opera Steam: in Perdido Street Station, romanzo Steampunk Fantasy di China Miéville appartenente alla corrente del New Weird[nota], nella scena in cui l’impiegato falsifica la fattura delle larve e poi la spedisce al destinatario, viene usato un complesso sistema di gabbie metalliche, ganci e nastri trasportatori (attivati da calcolatori meccanici che ricevono istruzioni tramite schede perforate) che potrebbe essere benissimo sostituito da un più semplice sistema di posta pneumatica (pur mantenendo il controllo a schede).
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| La Posta Pneumatica di Praga: pannello di controllo principale; pannello di controllo di un pompa; capsule moderne in alluminio e plastica; pompa originale degli anni ’30; sala macchine con le pompe; controlli della cinque corsie principali; ingresso in cui si inseriscono le capsule. |
Se si possono inviare lettere e oggetti perché non persone? In fondo una capsula o un vagone non sono molto diversi…
E infatti si pensò di utilizzare vagoni mossi dall’aria compressa anche per il trasporto di persone. Vennero realizzate delle tratte, anche di chilometri, tra 1844 e 1869, ma per vari problemi alla fine la tecnologia non prese mai piede (ad esempio mancanza di finanziamenti negli scavi per passare sotto il Tamigi e altre cose di questo tipo… senza contare che costavano più del doppio, in spese per l’energia, dei treni a vapore).
Un indiscutibile vantaggio del vagone-capsula sarebbe stata l’assenza di fumo nei condotti scarsamente areati della metropolitana (se ne parla anche in The Difference Engine di questo problema). Locomotive con motori ad aria compressa, ma non spinte dall’aria compressa esterna, vennero realizzate con successo per uso minerario nell’Ottocento. Dato che il trasporto umano lungo “tubi” (parodiato nei Jetsons -i Pronipoti in Italia- o in Futurama) non è di mio diretto interesse per l’articolo mi fermo qui. ^_^
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| A sinistra: applicazione del tubo pneumatico per il trasporto di posta e persone proposta da Alfred Ely Beach nel 1868. A destra: vagone del treno pneumatico di Alfred Ely Beach come apparso nel 1870 su “Scientific American”. |
Nota sul New Weird.
Ho preferito parlare di corrente, come è in realtà più corretto fare, perché nel caso di China Miéville l’interpretazione del New Weird coincide con un fantasy ricco di elementi bizzarri che lo discostano dai brutti cloni di Tolkien, ma politicamente impegnata, no-global e specchio del mondo del “dopo Seattle” (in particolare in Iron Council): una visione estremamente diversa da quella di VanderMeer la cui definizione di “genere New Weird” (che di per sé è MOLTO valida, innovativa e interessante) se applicata in realtà comprende solo le sue opere personali. La famosa lista di opere New Weird a fine antologia, nessuna delle quali (perlomeno nessuna di quelle che è stato possibile valutare) rispetta la definizione data, è un calderone assemblato con disgustosa e plateale malafede solo al fine di far pubblicità a VanderMeer (dando un background prestigioso al New Weird) e di conseguenza dargli “autorevolezza” come Scrittore all’avanguardia. Chi se lo sarebbe cagato di striscio se avesse rivelato che non c’era nessuna bibliografia di opere da indicare coerenti con la “precisa” definizione di New Weird da lui coniata a parte le sue? Nessuno.
Perché ha fatto tutto questo? Nella speranza di un dibattito flame pubblico che poi non c’è stato e di cui si è pure lamentato alcuni mesi fa: ha sparso menzogne, ha lavorato duro per scandalizzare chiunque avesse mezzo cervello nel cranio e una infarinatura minima di narrativa fantastica… e non ha ottenuto in cambio l’attenzione/pubblicità desiderata! Povero cocchino. In compenso le vendite dell’antologia sono andate bene, anche se il mondo ha ignorato le sue affermazioni come se fosse un povero scemo. ^_^
Dopo aver scoperto tutto ciò nella primavera scorsa, leggendo l’antologia The New Weird che avevo comprato su Amazon e trovandone poi conferma altrove, ho provato un tale ribrezzo nei confronti di VanderMeer da non riuscire più a sopportarlo, nonostante spesso dica cose condivisibili nel suo blog. Comunque, tolta la miseria umana di VanderMeer come individuo che ricorre alla menzogna e alla falsificazione (e se ne sbatte dell’incoerenza) per guadagnare qualche monetina, la sua definizione di New Weird rimane eccellente a patto di non “estenderla” all’idea che qualsiasi opera di qualsiasi sotto-genere, sia essa steampunk, science fantasy, tecnofantasy ecc… vada etichettata come New Weird se risulta molto fantasiosa: usare un “genere” come sinonimo di “fantasioso e ben fatto” è una colossale stronzata che nessun individuo dotato di un cervello potrebbe tollerare. Il New Weird è una cosa precisa e molto bella, punto, non un calderone pubblicitario in cui ficcare di tutto, altrimenti è meglio interpretarlo solo come corrente e non come genere (non tutte le opere della “corrente” New Weird ricadono nella definizione di “genere” New Weird data da Jeff VanderMeer).
Posted by Il Duca di Baionette on 25 dic 2009 | Tagged as: Musica, Vita del Duca
Oggi c’è un compleanno speciale: un sacco di anni fa, ma tanti-tanti-tanti credo almeno 100, è nato Babbo Nat’Anale (si chiamava così perché era nato da una che anche dopo il parto era rimasta vergine e potete intuire che la scelta dei buchi per uscire si era ristretta) e poi visto che vestiva troppo “allegro”, tutto di rosso, e toccava i bambini in posti osceni con la scusa di dar loro dei regali allora lo hanno inchiodato su un monte assieme a due renne, ma non sono sicuro dei dettagli perché al posto dell’ora di religione io avevo quella di baionette e tipo tante cose sul buddismo maomettano non le ricordo.
Due video musicali per un Buon Natale Anale Nat’Anale.
Il primo mi è piaciuto molto anche se non è esattamente una canzone Nat’Analizia.
Il secondo ha il tipo di Lulz etnico-religioso che apprezzo.
Resoconto delle donazioni Natanalizie per il Duca.
In 20 giorni ho ricevuto cinque donazioni in denaro per un totale di 18 euro lordi (per me 16,06 euro): ringrazio Angra, “???”, Diego, tale Franco (che non ha commentato) e Nixen. Ho ricevuto anche vari link su siti a tema con i miei articoli e tra i tanti ringrazio Demonfly, Zeros83 e Beatrice. Ringrazio tutte le mie fan per le mail inviate con segnalazioni a tema ecchi/hentai o altri doni in natura. Un ringraziamento in particolare a Martina.
Con questi 16,06 euro potrei comprarmi tre pinte di Guinness o tre cognac. Come vedete i soldi dati al Duca non finiscono spesi in “vino”. ^__^ E l’intero euro rimasto potrei cambiarlo in monetine da un centesimo per bersagliarci con la fionda gli scrittori fantasy italiani alle presentazioni dei loro aborti.
Oppure potrei investirli in un buon libro.
Posted by Il Duca di Baionette on 23 dic 2009 | Tagged as: Novità sul Sito
Come dovreste aver notato raggiungendo questo articolo, ho rinnovato il theme del sito.
Se non lo vedete diverso, fate refresh (F5) e date la colpa ai comunisti e agli ebrei.
Avevo bisogno di una sidebar in più e mentre spulciavo per scoprire che stringhe di codice dovevo inserire per averne un’altra (è una cazzata), ho pensato: perché non cambiare il tema coi post-it che è vecchio (ottobre 2007, da quando è nato il sito) e fa schifo ai cani?
E per una mia dimenticanza soffriva del male di vivere dell’overflow hidden, ovvero quell’anomalia per cui del codice corretto secondo gli standard di programmazione dei CSS (ovvero “Overflow: hidden”) funziona bene su Chrome, Safari e Firefox, ma ovviamente dà strambe sparizioni del background colpito da overflow su Internet Explorer (questione della stronzata inLayout true escogitata da casa microzozz, brutti pezzi di merda).
Ho deciso di adottare un tema più Steampunk.
Ingranaggi, legno, tubi di ottone, indicatori di pressione. Tutto fatto a mano con i pezzi prelevati da tre sfondi su Steampunkwallpaper.com. Sono partito dal vecchio tema e ho rifatto il necessario lavorando sul foglio di stile (CSS).
Nell’header c’è una fetta di cartina dell’Europa di fine Ottocento e un disegno di Yamashita Shunya, artista che adoro. Il pezzo di Golem/Mech (ritoccato da me con la bandiera di guerra tedesca) non so di chi sia. La baionetta è una seitengewehr 98/05 tedesca presa da Wikipedia. Le informazioni necessarie sono comunque riportate nel footer, come richiesto dalla licenza Creative Commons di SteampunkWallpaper.
Al posto del Frundsberg con la barba ricolorata in rosso, ho ficcato il mio capoccione con il pickelhaube d’acciaio. Il vecchio avatar che usavo dal 2005 non era più in tema con il mio spirito positivista, ottocentesco, europeo e militarista.
Spero vi piaccia.
Lasciatemi un commento.
Posted by Il Duca di Baionette on 18 dic 2009 | Tagged as: Libri, Steampunk
Come ho annunciato qui il 16 dicembre, ecco oggi l’articolo per pubblicizzare il libro Boneshaker di Cherie Priest. Mi ero accorto dell’uscita su gigapedia del file scaricabile già la mattina del 17 dicembre, ma ho preferito aspettare qualche ora prima di pubblicare questo articolo, già pronto da due giorni, per concedere l’onore della prima segnalazione all’adorata Gamberetta.
Ci dovrebbero essere quattro buoni motivi per consigliare Boneshaker:
1) è Steampunk in un Ottocento alternativo, con tecnologie più avanzate;
2) è Steampunk chiassoso, avventuroso e pieno di bizzarrie (o così lo spacciano);
3) l’autrice è una che AMA lo Steampunk e non una che spera solo di farci soldi;
4) quattro.
![]() Copertina di Boneshaker: non è male. |
![]() L’autrice in versione Steampunk e qui con i capelli blu/viola (lol!) |
In the early days of the Civil War, rumors of gold in the frozen Klondike brought hordes of newcomers to the Pacific Northwest. Anxious to compete, Russian prospectors commissioned inventor Leviticus Blue to create a great machine that could mine through Alaska’s ice. Thus was Dr. Blue’s Incredible Bone-Shaking Drill Engine born.
But on its first test run the Boneshaker went terribly awry, destroying several blocks of downtown Seattle and unearthing a subterranean vein of blight gas that turned anyone who breathed it into the living dead.
Now it is sixteen years later, and a wall has been built to enclose the devastated and toxic city. Just beyond it lives Blue’s widow, Briar Wilkes. Life is hard with a ruined reputation and a teenaged boy to support, but she and Ezekiel are managing. Until Ezekiel undertakes a secret crusade to rewrite history.
His quest will take him under the wall and into a city teeming with ravenous undead, air pirates, criminal overlords, and heavily armed refugees. And only Briar can bring him out alive.
I commenti che si trovano in giro sono molto positivi, inclusi quelli di personaggi affidabili come Cory Doctorow:
Cherie Priest’s zombie steampunk mad-science dungeon crawl family adventure novel Boneshaker is everything you’d want in such a volume and much more.
[...]
It’s full of buckle and has swash to spare, and the characters are likable and the prose is fun. This is a hoot from start to finish, pure mad adventure.
(Cory Doctorow su Boing Boing)
Il romanzo in pochissimo tempo è finito tra i migliori libri del 2009 di Publishers Weekly, quinto posto su cinque nella lista “Science Fiction/Fantasy/Horror”, fianco a fianco con un pezzo grosso come China Miéville.
E a quanto diceva l’autrice le vendite stanno andando molto bene.
Ancora prima di cominciare la lettura c’è una cosa che mi ha fatto apprezzare ancora di più l’autrice (a parte che veste Steampunk e si tinge i capelli di strani colori): è una che pare prendere lo Steampunk ottocentesco seriamente.
Una che scrive di bizzarrie e cose strambe non perché non sa nulla del passato (non che sia un genio, eh…), ma per usare il passato come piattaforma per il fantastico. Molto diversa dai tanti (aspiranti o editi) scrittori fantasy che parlano di generici medioevi di cartapesta perché non sanno nulla del medioevo reale (il fantasy come giustificazione dell’ignoranza e non come trampolino per l’immaginazione: che schifo!).
Leggete qui:
As some of you local buffs are aware, I’ve also ignored a couple of major turning points in Seattle’s development: the 1889 fire that destroyed most of the city and the 1897 Denny Hill regrade. Since both of these events took place well after the events of this book (which transpired in 1880), I had a fair bit of leeway when making up my version of Pioneer Square and its surrounding blocks.
For reference’s sake, I used a Sanborn survey map from 1884 to make sure that I loosely, generally followed the likely lay of the land, but heaven knows I went off the rails a bit here and there.
Ergo.
Assuming a much earlier, much bigger population base, it is not altogether outside the realm of reason that some of Seattle’s landmark buildings might’ve been under way in the 1860s, before the wall went up.
That’s my logic and I’m sticking to it.
So there’s no need to send me helpful e-mails explaining that King Street Station wasn’t started until 1904, that the Smith Tower wasn’t begun until 1909, or that Commercial Street is really First Avenue. I know the facts, and every digression from them was deliberate.
Il problema però è che, pur informandosi (quanti autori di fantasy italiano hanno la mentalità per informarsi anche solo sulla mappa storica di una città?), decide di fare poi un po’ troppo come le pare dal punto di vista della credibilità/realismo a quanto capisco leggendo subito dopo questo:
At any rate, thank you for reading, and thank you for suspending your disbelief for a few hundred pages. I realize that the story is a bit of a twisted stretch, but honestly—isn’t that what steampunk is for?
Ok, lo Steampunk sono ANCHE le puttanate, ma se c’è una solida base tecnologica “credibile” è molto meglio, come per tutta la fantascienza o lo science-fantasy (a cui lo steampunk un po’ appartiene) che si rispetti. Puttanate, ma non SOLO puttanate. Speriamo bene e incrociamo le dita…
Potete trovare Boneshaker su gigapedia.
E ora qualche elemento che mi ha fatto subito pensare al videogioco Damnation.
Entrambi sono ambientati in una America in cui la Guerra Civile si è trascinata molto più a lungo che nel nostro mondo. In Damnation ci sono le PSI, industrie d’armi che si sono arricchite vendendo a entrambi gli schieramenti, guidate un pazzo che vuole dominare la “nuova America”… è una cosa così ritardata che sembra pari-pari presa da G.I. Joe: il parallelo con M.A.R.S. e COBRA mi sembra calzante.
Spero che in Boneshaker simili stronzate ci vengano risparmiate. ^_^”
In Boneshaker la piaga degli zombie è dovuta a a un gas rilasciato nell’ambiente. In Damnation gli zombie sono soldati e operai delle PSI, imbottiti di un siero schiavizzante che un po’ per volta li riduce a zombie affamati di carne umana. E, se ricordo bene, in una parte del gioco dicono che il siero viene rilasciato nell’acqua per zombificare la popolazione. Zombificazione tramite avvelenamento in entrambi in casi.
Entrambi sono Weird West, termine sotto cui si colloca anche lo Steampunk (con o senza Horror) nel selvaggio west, come nel gioco di ruolo Deadlands o nel film Wild Wild West.
Entrambi contengono dirigibili e pirati dell’aria (il gruppo di eroi/terroristi anti-PSI di Damnation con la nave volante ha molto dei “corsari dell’aria”).
I vecchi e i malati trascorrono i loro ultimi giorni nelle fabbriche di carne in scatola. Le persone sono importanti per le PSI: niente e nessuno viene sprecato.
(dai megafoni della propaganda PSI nel gioco, LOL!)
Tornando al titolo di Boneshaker: ora lo troverete meno figo. ^__^
EDIT 26/4/2010:
Aggiunta nel caso non abbiate letto i commenti qui e in altre sedi.
Domanda: Recensione approfondita di Boneshaker?
Risposta: Non lo so. Probabilmente no: non è un libro che merita la fatica di farla. Forse ne parlerò, per sottolineare che ha deluso del tutto le aspettative e che ha ricevuto molte più attenzioni di quante ne meritasse, grazie a critici compiacenti e amiketti in cerca di bustarelle/affetto (Doctorow).
Posted by Il Duca di Baionette on 17 dic 2009 | Tagged as: Ebook, Editoria
Royalties nel mondo degli eBook
The Society of Authors, società inglese dedita alla difesa degli scrittori dal 1884, ha pubblicato alcune interessanti riflessioni su quale percentuale del prezzo dei libri digitali dovrebbe andare agli scrittori. Il parere non è quindi quello di assoluti sprovveduti come me che non sanno niente del mondo editoriale e non possono capire i costi dietro il libro al di là del solo costo fisico ecc… ecc… la classica stronzata sparata dai dinosauri del cartaceo e da certi loro Artisti leccapiedi, che però si dimenticano di parlare degli invenduti e del magazzino perché se no il popolino bue potrebbe capire come stanno davvero le cose (la potente arma dell’Ignoranza).
Royalties on ebooks should be much higher than they are. Until the economics and scale of the market become clearer, we consider that publishers should share ebook income equally with their authors. In any event we particularly encourage authors to try to negotiate steep increases to their royalties at agreed sales thresholds (as publishers recoup their set up costs). When a book has become well-established, it may be reasonable for the author’s share to rise to as much as 75%. On other forms of electronic access – e.g. rental and pay-per-view – authors should receive at least 50%, preferably nearer 85%, of the publisher’s receipts.
In suggesting these royalties we have taken into account that:
(a) publishers need to cover their overheads and make a profit; but
(b) the direct costs of originating, producing and keeping an ebook ‘in print’ are low (e.g. no printing costs); and
(c) the cost of making an ebook available through a third party distributor such as Amazon is minimal. Publishers’ warehousing and distribution costs are eliminated, as are losses from dealing with returns and unsold stock.
Citano anche Amazon, dove i libri appena usciti costano 9,99$.
Anche considerando tutti i costi dietro il libro anche tolti quelli fisici, fare 50-50 garantirà comunque le spese degli editori e farà loro ottenere il giusto guadagno. Ma, come fanno notare, dopo che i costi fissi saranno stati pagati lo scrittore dovrà ricevere ben più della metà! ‘Sticazzi. Neanche io, che sono un pericoloso estremista no-DRM e quindi Islamico e Comunista, sarei arrivato a tanto. ^_^
Posizione interessante. Chissà se in Italia, dove l’editoria è dominata da brontosauri che si cagano addosso alla prospettiva degli eBook e sperano che non arrivino prima del loro pensionamento, una cosa simile verrebbe accettata. O anche solo il 30-40% di royalties, se non proprio il 50%, finché l’IVA non passerà per gli eBook dal 20% al 4% come è già per i libri di carta. Non è fantascienza che l’IVA possa a breve scendere: in Spagna sono già orientati a dare all’eBook il 4% di IVA, come il cartaceo, al posto del 16% normale, come suggerito proprio dall’Unione Europea nel marzo scorso.
Parlamento italiano, batti un colpo se ci sei…
Non sono degli idealisti, anzi, è gente che guarda al denaro nell’editoria prima di ogni considerazione ulteriore sul “bene comune”, sulla “diffusione della cultura” e su altre cose (per loro) di minor valore: sono fieri sostenitori del Public Lending Right program (che ha forme diverse in base al paese: in alcuni le Biblioteche Pubbliche devono pagare NON a copia detenuta, ma per ogni volta che un libro viene prestato: più la gente legge e più ti costa diffondere la cultura, sigh) e appoggiavano (appoggiano?) posizione vetuste sulla difesa dell’attuale copyright.
Trovate l’articolo intero qui.
Le Tre Scimmie dell’Editoria
Ricordate quando si diceva che a non vendere l’eBook si ottiene l’unico risultato che i lettori che vogliono l’eBook e non la carta, non potendolo comprare, si troveranno a doverlo leggere piratato per forza? E io stesso non avevo potuto comprare l’ebook di Boneshaker perché era disponibile (che poi non si capiva nemmeno se fossero legali visto che l’autrice stessa se ne stupì quando gliele ho indicate) solo in formato coi DRM che il mio lettore non può leggere? E comunque i DRM mi fanno schifo in ogni caso e non li voglio.
Sembra stupido basare il proprio business sulla proibizione dell’acquisto.
Se voglio comprarlo in eBook, o tu editore me lo dai e lo pago volentieri o io me lo procuro piratato (e tu non ricevi un soldo). Se lo metti in vendita in eBook magari lo compro settimane prima che venga piratato, perché ho fretta e subisco crisi di acquisto librario compulsivo (come con Boneshaker): quale modo migliore per disinnescare la pirateria che non offrire eBook a basso prezzo (magari marchiati con social-DRM)?
Qual è stata la geniale idea di Simon & Schuster, Hachette e HarperCollins?
Per proteggere le vendite dei costosi cartacei hardcover da 25-35 dollari, hanno deciso di posticipare la vendita degli eBook relativi di alcune settimane o mesi (fino a 6 mesi di differenza). Ovviamente la paura che qualcuno diffonda gli eBook in versione piratata è il motivo principale.
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Si dimenticano che già ora i libri cartacei vengono piratati in pochi giorni o addirittura poche ore: quando la Rowling dichiarò il suo odio contro la pirateria e che l’ultimo libro di Harry Potter non sarebbe uscito in eBook, i pirati provvedettero a piratarlo prima dell’uscita ufficiale. Non mancarono le intimidazioni da parti dei legali della Rowling contro chiunque facesse semplicemente sapere che esisteva una copia piratata in giro o parlasse del contenuto del libro prima della data di uscita ufficiale.
Questa volta non c’è proprio nessuna giustificazione possibile: questa mossa non è oggettivamente in grado di aiutarli in nessun modo, anzi, può solo stimolare ulteriormente l’ego dei pirati librari pronti ad ammazzarsi di fatica per rilasciare in poche ore gli eBook dei sicuri bestseller-megaseller appena usciti (i grandi titoli che questi editori vorrebbero proteggere). In più è pericoloso discriminare i possessori di lettori di eBook abituandoli fin da subito a NON comprare per “odio verso gli editori” e a preferire le copie piratate per una questione etica.
E questa è proprio il tipo di mentalità il cui sviluppo gli esperti di settore vorrebbero evitare prima che l’odio contro gli editori, un po’ come era avvenuto contro la case discografiche che criminalizzavano i clienti, distrugga qualsiasi rapporto di fiducia possibile.
La posizione degli esperti di settore è chiara: sono degli idioti.
Ma guardiamo il lato positivo: perlomeno è il segno che stanno cominciando a vedere gli eBook come qualcosa di normale, da integrare nei loro piani editoriali in modo stabile. Sono degli idioti ugualmente, ma potrebbe andare peggio: potrebbero pensare che gli eBook si affermeranno tra 50 anni, come diceva Ferrari della Mondadori, e ignorarli del tutto.
Qualche link a riguardo:
E-book pirates’ new heroes: S&S and Hachette
Stupid e-book delays: HarperCollins joins the un-party
HarperCollins Joins Ranks Of Those Delaying E-Books
Book Publishing Thinks It’s A Darwin Exception!
Un autore che avrebbe apprezzato il mondo degli eBook
A proposito delle persone con idee “moderne”, come quelle che vorrebbero usare gli eBook per scavalcare vetusti meccanismi editoriali ed essere liberi di far da soli quando lo reputano necessario: siete in buona compagnia con un signore piuttosto famoso che, se avesse avuto gli eBook, lo avrebbe fatto volentieri. Ma forse qualcuno vi dirà che chi la pensa così è un idiota che non capisce il ruolo insostituibile (sì, come se fosse una legge fisica) dell’Editore.
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| “I am resolved to be my own publisher. To be controlled is to be ruined.” Edgar Allan Poe, lettera a George W. Eveleth del 4 gennaio 1848 Ma in fondo Poe era solo un fesso, no? ^_^ |
E per finire le vendite di eBook negli USA, ormai appuntamento fisso su Baionette Librarie.
Ottobre ha segnato, come immaginavo, un nuovo record: 18,5 milioni di dollari (il vecchio record era 16,2 milioni a luglio). Le vendite di eBook sono state 3,5 volte più grandi di quelle dell’ottobre del 2008 e segnano un +23,3% rispetto a settembre 2009.
Niente male.