aprile 2009
Archivio del Mese

Archivio del Mese
Posted by Il Duca di Baionette on 19 apr 2009 | Tagged as: Novità sul Sito
Qualche giorno fa un mio piccolo fan si era stupito che il Ducato non avesse un proprio gruppo su Facebook. Oggi ho rimediato e dato che potevano nascondere una certa dose di LULZ, ho provveduto a creare un paio di pagine ulteriori.
Come dovreste aver intuito dal titolo (ma se leggete certo fantasy italiano non lo si può dare per scontato) ho creato un gruppo dedicato a Baionette Librarie. Se vi piace questo sito sarebbe bello farlo sapere ai vostri amici di Facebook con una semplice iscrizione.
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| Logo del gruppo “Baionette Librarie” |
Il logo contiene quelli che sono gli elementi essenziali del sito: un fucile dell’Ottocento (Mauser 1871/84), una grossa baionetta con la sega sul dorso (modello Elcho), la croce di ferro (della Luftwaffe) e una ragazza con le Tette Grosse presa da un hentai (Tiny boobs / Giant tits History, perché sì, sono un otaku e faccio schifo ^_^).
La seconda pagina creata riguarda “il Duca Carraronan“, che ora è un personaggio pubblico. Chi è un fan del Duca può ora dichiararlo al mondo su Facebook. Non siete felici? Già immagino le decine e decine di giovanissime ragazze maggiorate che non aspettavano altro che diventare mie fan. ^__^
E i muratori con lo stomaco da bevitore. *__*
Posted by Il Duca di Baionette on 15 apr 2009 | Tagged as: Editoria, For The Lulz, Interviste e scrittori
AVVERTENZA
Questo articolo è “4 teh lulz”! Leggetelo a vostro rischio e pericolo!![]()
Questa mattina ho avviato, un po’ più tardi del solito, il Feed Demon e… gioia e tripudio: un aggiornamento del blog di Licia Troisi mi faceva l’occhiolino, invitante come una prostituta dai capelli blu uscita da qualche hentai! ^__^
Era uno di quei rari aggiornamenti interessanti in cui Licia segnala apparizioni in TV o interviste. Diceva che sarebbe apparsa alle 12 su Sat2000. Ok, io non ho Sky, ma Sat2000 lo posso vedere, in alcuni orari, su Bergamo TV.
Accendo con 20 minuti di anticipo e mi becco il nazionalsoc… il Papa tedesco. Ogni tanto mi scappa il paragone, ma assicuro che in esso non vi è alcuna reale intenzione di offendere il nazionalsocialismo! ^__^
Finito il Papa Show finisce anche il connubio Televisione Vaticana – Sat2000 – Bergamo TV e ritornano i programmi orobici. Sigh.
Sfuma l’idea di registrare il programma con Licia per godermelo meglio, magari completamente nudo, con un coniglio in grembo e una bottiglia di cognac in mano. Spengo il videoregistratore e tiro fuori il DVD-RW. Peccato, sono un suo GRANDE FAN. Forse.
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Mi fiondo al PC e mi collego allo streaming di Sat2000. FireFox fa le solite bizze perché è tenuto assieme con lo sputo e il Media Player non mi appare nella finestra: pazienza, col potere del Plugin “IE Tab” lo faccio passare in modalità “Internet Explorer” e il video si carica perfettamente.
Do un’occhiata al palinsesto per sicurezza e scopro che il programma in cui credo dovrebbe apparire Licia (che ovviamente ha evitato di dare indicazioni precise!), “Formato Famiglia“, è previsto dopo il TG Flash. Mi godo il TG, pregustando l’arrivo di Licia Troisi. Non ho voglia né tempo di ricrackare il programma di streaming sul portatile per catturare per intero il video, anche perché non so nemmeno se ne può valere la pena. Però non mi sono fatto mancare Irfanview per catturare gli screenshot e un file TXT per le annotazioni al volo. Non si sa mai. ^__^
Nel programma c’è un presentatore, piuttosto bravo, con una graziosa assistente (o quel che è). Ci sono anche alcuni anziani su delle seggiole che penso svolgano il ruolo di soprammobili e un pubblico di giovinastri in cerca di sesso promiscuo, droghe e quelle robe che cercano i giovani insomma. Non sono molto esperto della cosa, ma credo che i ggiovani d’oggi a parte drogarsi e accoppiarsi bisessualmente non facciano altro. Ah, no, si filmano e postano tutto sui vari Tube. ^__^
Vabbè, quel che è. E in più ci sono gli ospiti: Licia Troisi, Egle Rizzo (non Jessica) con l’anziana madre, un importante libraio romano (Giulioni? Boh, non ricordo il nome, ma chissenesbatte) che non so chi cazzo sia e, in collegamento video, la capoccia del marketing di una casa editrice a pagamento (il cui intervento è stato di rara inutilità). Evviva!
Ora proporrò dati e immagini prese dal programma e mostrate gratuitamente sul sito internet di Sat2000. Se questo è in violazione del copyright e bla bla bla il detentore dei diritti me lo dica e provvederò a eliminare gli screen. Poi lo seguirò sotto casa e gli pianterò un coltello nei polmoni, così saremo pari. ^__^
Dati e immagini per chi si è perso il programma
Si parte con l’ospite d’onore, la bellis… volevo dire bravis… si, insomma, la ReGGina del Fentasi Itagliano, la celebre Licia Troisi! Le vengono fatte varie domande, che riassumo qui sfruttando gli appunti presi sul file TXT. Sotto, la foto di Licia durante il suo pezzo di show e gli sguardi degli altri mentre parlava.
Romanzi scritti all’anno: due.
Tempo di prima stesura per un romanzo: 4-5 mesi.
(scrivendo nel poco tempo libero, perché lavora/studia, fa presentazioni ecc…)
Libri letti: un migliaio.
Tipologie di libri letti: di tutto.
Cosa sta leggendo in questo periodo: Wunderkind di Andrea G.L., edito da Mondadori.
(E cosa se no? Tra colleghi ci si dà una mano…)
Totale libri venduti: più di un milione.
(non è chiaro, ma mettendo assieme altri commenti pare sia la cifra per la sola Italia…)
Singolo volume più venduto: “Le Cronache del Mondo Emerso”, 96mila copie.
(dato fornito dal presentatore, non da Licia)
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| Solo io leggo perplessità e un’ombra di disgusto negli sguardi? E la graziosa fanciulla a destra mi pare a due passi dal correre in bagno a tagliarsi le vene: su, non disperarti, prima o poi Licia Troisi smetterà di scrivere… ^__^ Peccato che nello screenshottare mi sia perso l’espressione della ragazza mora col foulard colorato al collo, che prima di accennare un sorrisetto “di circostanza” sembrava proprio che stesse per sputare addosso alla Troisi un grumo di catarro e di disprezzo. Spettacolare. ^__^ |
Commentino d’obbligo.
Lei ormai scrive e pubblica due libri l’anno (2006: La Setta degli Assassini; 2007: Le Due Guerriere, Un Nuovo Regno; 2008: L’Eredità di Thuban, I Dannati di Malva -che però è piccolo-, Il Destino di Adhara), impiegando dai 4 ai 5 mesi per la prima stesura.
Raccolta delle idee, informarsi sugli argomenti di cui vuole parlare, scrivere la storia ecc… tutto incluso, altrimenti non basterebbero i tempi: in più sedi si era detto che lei scriveva ogni giorno 5 pagine e Dazieri stesso affermava che se Licia per un giorno non scriveva poi recuperava in quello dopo.
Sono 8-10 mesi in un anno di sole prime stesure. Le rimangono 2-4 mesi per rileggerli più volte, fare l’editing, cambiare i pezzi, modificare la storia dove non va, rileggerli di nuovo, sistemare ogni problemino residuo, ecc… fino alla pubblicazione stessa che ha i suoi margini di consegna precisi del libro, se no si rischia di perdere il turno e finire in coda settimane o mesi dopo.
Scrivere fantasy e fabbricare collane di perline colorate: ritmo di produzione ugualmente pianificabile con precisione. Viva l’Industria! Viva la produzione di massa!
Onestamente coi ritmi che ha e col tempo di prima stesura che dichiara, non c’è proprio tempo per ripensare la storia: a parte un po’ di editing qua e là non ci possono essere i grandi cambiamenti, i tagli, le modifiche anche radicali su eventi/personaggi e la riscrittura di interi capitoli che dovrebbe seguire la fase di “bozza”.
Come diceva Dazieri i libri di Licia escono fuori che sono già perfetti.
Si, proprio così, quella roba è proprio la perfezione materializzata. ^__^
Leggendo i suoi libri appare chiaro che li scrive davvero in ordine cronologico, capitolo dopo capitolo (come ha spiegato di fare: li scrive nell’ordine in cui poi il lettore li legge), trovando idee e definendo gli eventi mentre scrive, senza progettazioni degne di questo nome né a priori né -per la correzione e i cambi- a posteriori. E poi senza grandi modifiche le sue bellissime storie raggiungono le librerie.
S vd ke e prp 1 gegno x riuscirci!!!!111 Brv Licia!!!!111 6 trp grnd!!!1111
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| Egle Rizzo |
Dopo è entrata in scena Egle Rizzo con la madre, entrambe scrittrici, come il padre (che però a causa di complicazioni genitali è uno Scrittore e non una Scrittrice). Egle Rizzo, il cui ultimo libro è uscito nel 2008, è un nome piuttosto noto ai lettori italiani di fantasy.
Il padre scriveva libri tecnici, di discreto successo, e si accennava a uno arrivato alla sesta edizione da 2-3mila copie l’una. La madre scrive assieme al padre libri sul Liberty siciliano, anche questi pare di discreto successo (editi da Dario Flaccovio Editore).
L’ultimo libro della coppia è “LIBERTY“.
Non ha detto niente di particolarmente importante.
E lo ha fatto con una voce odiosa, tipo citofono, però un citofono rotto che si sente poco… era tutta timida-timida e il presentatore ha dovuto dirle di alzare la voce perché non si capiva il titolo del libro di cui consigliava la lettura (il ciclo della fondazione, di Asimov).
Ha spiegato che la passione per la scrittura e per il fantasy le è venuta vedendo un quadro opera della madre raffigurante una donna tra alambicchi ecc… la madre le disse che era una strega/alchimista (con anche poteri telepatici) e che stava scrivendo un libro su di lei.
Egle Rizzo seguì la via materna al Fantasy.
Il padre fece pressione sulla sua casa editrice, Dario Flaccovio, e ottenne la pubblicazione della figlia. Credo che i suoi libri non siano andati male, visto che dopo il primo gliene hanno pubblicati altri due.
Se a qualcuno interessa alla fine pure la madre ha pubblicato il suo libro fantasy: “Utopia e Incantesimo“, edito presso quello che ormai è l’editore della famiglia, Dario Flaccovio.
Una curiosità: uno dei ricordi d’infanzia più nitidi di Egle riguarda i genitori che la lasciano sola nei cimiteri mentre scattano foto per i loro libri, con l’ordine di giocare tra le tombe senza fare troppo rumore.
Dopo la parentesi con la solare Egle e con l’anziana madre, si è passati a parlare di produzione dei libri, macero e dati Istat. Molto carino il processo di produzione dei libri, con i macchinari che sfornano 70 copie al minuto.
Alcuni dei dati Istat citati nel programma
(da controllare per sicurezza)Quanti italiani leggono almeno un libro l’anno?
61%, pari a 33,35 milioni di italiani (di cui 40% maschi e 60% femmine)Perché non si leggono libri (per svago)?
Stanchi a causa del lavoro 10%
Si preferiscono altre forma di comunicazione 14%
Altri svaghi 20%
Non c’è tempo 26%
Sono noiosi 30%
Un 30% di “noia” è tanto. Significa che c’è un 30% di non lettori che rimane tale perché, pur volendo leggere, dopo aver speso 18-20 euro si trova in mano un PEZZO DI CACCA invece di un prodotto di intrattenimento decente.
E questo è colpa dei libri che arrivano nelle librerie. Onestamente la merda è tanta, troppa, praticamente offensiva nella sua mole stercoraria. Non è colpa della scarsa volontà di quel 30% di aspiranti lettori che ci hanno provato.
E anche per il restante 70% se i libri fossero davvero belli e in grado di competere con l’alcool, il computer, il calcio e le uscite con gli amici (perché si compete per il tempo, contro ogni altro svago esistente), pensate che non li leggerebbero? Pensate che preferirebbero qualcosa di più noioso a qualcosa di meno noioso?
Interpellando i GGiovani in studio si scoprono altri dettagli banalmente ovvi.
La ragazza col foulard che fino a pochi anni fa si svagava prima di dormire leggendo un libro, ora utilizza il computer e il libro rimane a prendere polvere sul comodino. E in viaggio preferisce la comodità degli AudioLibri da ascoltare con l’iPod (questa cosa non me l’aspettavo…).
Un altro GGiovane spiega di aver iniziato a leggere per svago dopo la scuola, perché prima i libri e la lettura apparivano come un obbligo. Ora che legge per svago macina 10-15 libri l’anno, al di fuori dei periodi di studio/esami. Un buon lettore per gli standard italiani.
Il terzo GGiovane dichiara di leggere 5-6 libri l’anno, con un record di 7, e che gran parte dei suoi amici non leggono proprio un cazzo di niente.
Seguono poi altre informazioni curiose, commentate dal Libraio ospite.
Ci sono 4 milioni di aspiranti scrittori in Italia. Ora, 4 milioni di aspiranti scrittori per 33 milioni di lettori pare un po’ eccessivo. Nella sua libreria ci sono due presentazioni al giorno. Hanno una saletta da 90 posti per le presentazioni e di norma ci sono 70-80 persone. Le presentazioni sono spesso un successo, con il pubblico che esce bello felice e contento. Fin qui tutto bello.
Ma quanti comprano il libro di cui hanno assistito con gioia alla presentazione? Quando va veramente bene, 1 su 5. E non va spesso così bene!
E di quei 70-80 spettatori, quanti sono gli scrittorucoli che vengono solo per proporre il proprio libro/editore per future presentazioni? 11 o 12… ^__^
Devo sottolineare che quel libraio non sprizzava gioia e buonumore?
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| “Nei paesi dove si legge di più si scrive di meno. Nei paesi dove si legge di meno si scrive di più.[...] Bisognerebbe un pochino censurarsi. Cercare di essere un pochino più duri.” (il Libraio, parlando degli imbrattacarte italiani) |
Bello poi il montaggio: dopo aver mostrato i libri incendiati di Fahrenheit 451 e aver fatto vedere il servizio sulla ditta che macera i libri, hanno sempre inquadrato la Troisi. Il presentatore ammiccava e chiedeva cose tipo “cosa si prova a vedere i libri bruciati, quando si è una scrittrice?” o “cosa si prova vedendo i libri distrutti e riciclati per fare nuovi libri?”.
Sembrava quasi dire “pensa che bello se bruciassero i tuoi libri”. Spassoso.
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| Fahrenheit 451: Eroi al lavoro contro il Fantasy Italiano? |
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| I Libri al Macero. Eroici individui prendono i libri, strappano via la copertina plastificata a mani nude e gettano la carta dentro il macinatore. Il proprietario (a sinistra) sono anni e anni che guadagna macinando la stessa carta: infatti quello che esce sotto forma di balle poi diventa nuovi libri che, nella quasi totalità, finiranno di nuovo al macero da lui! Risata per sottolineare la cosa. Mitico. È il mio nuovo Eroe. ^__^ |
Posted by Il Duca di Baionette on 12 apr 2009 | Tagged as: Armi da Fuoco, Oplologia
Quando si pensa alla retrocarica si pensa solitamente ad armi che impiegano munizioni moderne, ovvero cartucce in carta o metallo contenenti innesco, polvere da sparo (oppure polvere infume) e proiettile.
A chi possiede anche solo un’infarinatura basilare di storia armiera viene subito in mente il fucile ad ago tedesco di metà Ottocento, il Dreyse, con la sua grande rapidità di caricamento. E molti ricorderanno la disastrosa sconfitta di Garibaldi alla battaglia di Mentana del 1867, quando i suoi soldati armati di fucili ad avancarica (e non erano nemmeno i migliori esistenti) vennero fatti a pezzi e costretti alla resa dai francesi armati coi nuovi fucili a retrocarica Chassepot, armi ad ago di una generazione successiva al Dreyse.
Ma vi era retrocarica ben prima delle cartucce e dei fucili ad ago.
Fin dal Cinquecento si era cercato di ottenere buona precisione e rapidità di caricamento (necessaria all’ambito militare) sfruttando il binomio rigatura-retrocarica. Le armi tendevano ad avere camere di sparo sigillate male a causa della scarsa precisione delle componenti, della dilatazione del metallo e dell’impossibilità di sigillare il tutto con la gomma (il Chassepot sarà il primo fucile a usarla). Per oltre due secoli la retrocarica per uso militare si rivelò un fallimento. Le armi per il tiro di precisione anche nell’ambito caccia (i fucili tedeschi e la loro copia americana, i Kentucky) rimasero ad avancarica: troppo lente da caricare per essere utili ai militari e al tiro in massa della fanteria.
Ma l’arrivo del fucile Ferguson segnò un importante passo verso l’accettazione da parte dei militari della retrocarica e delle armi rigate.
Ferguson
Il fucile Ferguson è un’arma particolare, opera del genio di Patrick Ferguson, un ufficiale scozzese. La famiglia di Patrick era collegata all’Illuminismo e la casa era frequentata da scienziati, storici e filosofi tra cui perfino David Hume, che consigliò al quindicenne Patrick di leggere il romanzo Clarissa di Samuel Richardson.
Patrick era descritto come un uomo attraente, magro, intelligente, istruito, arguto, di buon carattere e galante. Scrisse vari articoli dal tono satirico, sotto differenti pseudonimi. Venne soprannominato “il bulldog” per il suo tenace coraggio. Fu uno degli eroi “romantici” dei Lealisti nella Guerra d’Indipendenza, attorno a cui ruotarono aneddoti e leggende.
Patrick entrò nell’esercito a 15 anni, come era normale all’epoca (il padre gli aveva comprato l’accesso a 12 anni, ma venne considerato troppo gracile per servire subito e proseguì gli studi in patria), e servì nei Royal Scots Greys (un reggimento di Dragoni) durante la Guerra dei Sette Anni. Dovette ritornare in Inghilterra a causa della tubercolosi, che gli colpì il ginocchio. Nel 1768 venne trasferito al 70° Fanteria.
Nel 1774 partecipò agli addestramenti per la formazione di compagnie permanenti di fanteria leggera e lì, per la sua particolare predisposizione e capacità, venne notato dal generale Howe.
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| Patrick Ferguson in uniforme da capitano della compagnia leggera del 70° Fanteria, miniatura opera di artista sconosciuto, circa 1774-1777 |
Ferguson progettò la sua arma nel 1775, a 31 anni, partendo dal design di Chaumette. Invece di avere la camera di sparo separata dalla canna (la tipica soluzione adottata per la retrocarica), creando così problemi di fughe di gas e perdita di forza del colpo, Ferguson costruì un sistema a vite che con un rapido giro permetteva di accedere alla camera di sparo da dietro. La grossa e spessa vite, richiusa, assicurava la tenuta dei gas.
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Con questo sistema il caricamento dell’arma rigata diventava molto veloce: un rapido giro del vitone (la leva da usare per girarla comprendeva il ponte del grilletto), poi si inseriva la palla senza pezzuola, si versava la polvere in grani stando attenti a farla finire nella camera e non tutta sul vitone (bastava inclinare la canna verso il basso, tanto la palla non poteva scivolare fuori dalla canna), poi si richiudeva il vitone e si metteva il polverino fine nello scodellino (o parte della carica di lancio prima di versare il resto).
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Ottenne il brevetto per l’arma nel dicembre del 1776. Nell’estate di quell’anno aveva condotto una serie di prove presso gli arsenali di Blackheath e Woolwich che avevano sbalordito gli ufficiali presenti tanto che venne inviato a mostrare le performance della sua arma al Re, presso il Castello di Windsor.
Ferguson sparò sei colpi al minuto da posizione fissa a un bersaglio distante 200 iarde (180 metri) e ben quattro colpi al minuto avanzando al passo di quattro miglia all’ora.
Come termine di riferimento basti ricordare che con le armi rigate ad avancarica, senza pezzuola, meno di un colpo al minuto è la norma (primi fucili rigati da caccia del ’500) e usando la pezzuola ingrassata (Baker, Kentucky) due colpi al minuto sono un buon risultato. E ricaricare camminando (o stando sdraiati o in ginocchio dietro un riparo) con armi ad avancarica è impossibile.
In più lo sporco che si forma nella canna a causa degli spari non influenza il caricamento dei colpi successivi: la palla venendo inserita dal retro non viene influenzata dalla sporcizia della canna (perlomeno fino a quando le rigature non si otturano tanto da smettere di imprimere il moto rotatorio).
Mostrò anche l’affidabilità dell’arma col tempo cattivo sparando dopo aver bagnato l’interno della canna (beh, dato che lì la polvere non passa più non ci vuole molto a capire che è irrilevante).
Nel corso dei test solo tre colpi della massa sparata finirono fuori bersaglio. Questo non dimostra tanto le qualità dell’arma, che anche se buona non può competere coi fucili di 70 anni dopo sparanti proiettili cilindro-conici, quanto le eccellenti doti di tiratore dello stesso Ferguson. L’arma in sé non poteva essere chissà quale “capolavoro di precisione” proprio per una questione di aerodinamica della palla sferica che si ribalta su se stessa sbandando in modo non predicibile, come spiegato in passato.
L’arma era precisa quanto i fucili Baker successivi o i concorrenti dell’epoca, i Kentucky/Pennsylvania usati da cacciatori americani. Potendo approfittare della traiettoria piuttosto stabile (perlomeno entro le 200 iarde) era dotato di tacca di mira a foglia, a differenza dei moschetti ad anima liscia (con la palla sottodimensionata sarebbe inutile). L’esercito dei ribelli utilizzava perlopiù moschetti ad anima liscia (e non fucili rigati), i Charleville, di prestazioni equivalenti al Brown Bess inglese, inviati assieme agli ufficiali veterani dalla Francia monarchica per supportare la causa indipendentista.
Venne prodotto un numero limitato di fucili Ferguson, duecento circa (e forse un migliaio in totale considerando anche il mercato sportivo), per armare un’unità “sperimentale” di fanteria leggera guidata dallo stesso Ferguson, il Ferguson’s Rifle Corps. La fanteria leggera inglese di norma usava moschetti lisci, proprio come la fanteria pesante, e aveva compiti esplorativi e di schermaglia, non di tiro di precisione. L’arma di Ferguson diede l’avvio a qualcosa che poi si concretizzerà sul serio solo a partire dalle Guerra Napoleoniche, con la nascita delle Giubbe Verdi: fanteria leggera con compiti esplorativi, alta capacità di manovra e addestramento al tiro di precisione (e i Bersaglieri del Regno di Sardegna pochi decenni dopo).
C’erano tre tipi diversi di fucile Ferguson: quello per il soldato (più lungo), quello per gli ufficiali (più corto e leggero) e quello sportivo. La lunghezza andava dai 48 ai 60 pollici. Le canne erano arrotondate oppure ottagonali, con 6-8 rigature e un passo che permetteva perlomeno tre-quarti di rotazione. Il calibro variava dai 5/8 ai 3/4 di pollice (con 3/4 di pollice poteva usare cariche e palle dei moschetti Brown Bess della fanteria, semplificando la logistica).
Ma il nuovo fucile non era privo di difetti: la vite tendeva a sporcarsi molto per cui dopo pochi colpi (3-4) diventava sempre più difficile ricaricare e in più il legno troppo sottile rispetto al vitone tendeva a spaccarsi (tutti i Ferguson sopravvissuti hanno un ferro di rinforzo inchiodato per tenere assieme legno e canna).
Questo però non dipendeva dall’arma ideata da Ferguson di per sé, ma dalla cattiva qualità della produzione che non rispettava gli standard di precisione richiesti per poter fare la cresta sulla commissione militare (nonostante fossero fabbricanti “stimatissimi” come Durs Egg, Barbar di Newark, Barker di Birmingham, Innes di Edinburgh, Newton e Wilson).
Le repliche moderne del fucile costruite seguendo i modelli sopravvissuti hanno dimostrato tutte le debolezze storicamente accertate, ma quelle costruite seguendo alla lettera le indicazioni scritte da Ferguson sono risultate molto migliori: più di sessanta colpi sparati prima di dover pulire vitone e canna, proprio come dichiarava Patrick!
In sintesi: Ferguson progettò un gioiello di arma e in America si ritrovò con degli aborti.
La Morte di Patrick Ferguson…
Il Maggiore Patrick Ferguson venne ucciso nella battaglia di King’s Mountain il 7 ottobre del 1780. Aveva 36 anni.
I Lealisti guidati da Ferguson stavano finendo le munizioni e iniziarono a cedere. Sembrava la fine, ma settanta Volontari riuscirono a passare da un lato della montagna all’altro, scacciando i Ribelli per un po’ con delle cariche alla baionetta. Patrick era nel mezzo dell’azione, come suo solito, con la spada in mano incitando i suoi uomini nel punto più debole dello schieramento e dando ordini con il suo celebre fischietto d’argento. Due cavalli vennero uccisi sotto di lui quel giorno e il terzo, l’ultimo, era grigio, come a chiudere il cerchio della sua vita militare, iniziata sui cavalli grigi degli Scots Greys.
Sapendo che i Ribelli non avrebbero dato quartiere, incitati al massacro indiscriminato di uomini e donne “lealisti” dal sermone di Doak, Patrick giurò che egli “never would yield to such a damn’d banditti“.
Con altri due ufficiali a cavallo della milizia, il colonnello Vezey Husbands e il maggiore Daniel Plummer, guidò un ultimo tentativo disperato di spezzare la linea nemica e, spada sguainata, si lanciò in avanti, nel mezzo di una scarica di moschetti.
Husbands venne ammazzato e Plummer gravemente ferito. Patrick era un bersaglio facile da riconoscere, con la spada nella mano sinistra e il braccio destro appeso al collo (ne aveva perso l’uso a causa di una palla di moschetto che gli aveva distrutto il gomito nella battaglia del Brandywine del 1777: imparò in pochi mesi a scrivere e sparare con la sinistra, senza perdere il suo umorismo – testimoniato dalle lettere inviate a casa – nonostante la menomazione fisica e la morte del padre).Sugli esatti dettagli della sua morte le fonti sono discordanti. Secondo una (riportata anche nel libro del 2003 “Patrick Ferguson”, di Gilchrist) venne ucciso da una dozzina di proiettili che lo strapparono dalla sella, lasciandolo però impigliato in una staffa e il cavallo, terrorizzato, lo trascinò moribondo in mezzo ai Ribelli dove morì pochi minuti dopo.
Secondo un’altra versione Patrick venne colpito e trascinato in mezzo ai Ribelli e lì gli venne intimata la resa (perché era un ufficiale, e valeva un riscatto se preso vivo), ma lui, da Vero Scozzese, da Vero Uomo e da Vero Lealista preferì la morte al disonore: prese la pistola e uccise il criminale indipendentista. A quel punto venne crivellato di colpi, abbattuto come una bestia feroce. Morì come il Bulldog che era sempre stato. Forse è solo una leggenda. Forse no.
I Lealisti, perso il loro leader, si arresero.Tutti concordano però sul fatto che i Ribelli, esaltati per la vittoria, urinarono e infierirono sul cadavere di Patrick prima di permettere agli ufficiali lealisti di seppellirlo. William Campbell, il comandante dei Ribelli, cercò di fermare (“Don’t kill any more! It’s murder!“) la follia dei suoi uomini che avevano iniziato a torturare e uccidere i prigionieri indifesi, uomini e donne.
Erano morti più di 200 lealisti e altri 163, troppo feriti per poter camminare, vennero abbandonati in pasto agli animali selvatici. Fortunatamente alcuni vennero soccorsi prima di finire nello stomaco dei lupi grazie all’intervento della popolazione (lealista). I prigionieri, come testimoniano i sopravvissuti e gli ufficiali Ribelli, vennero maltrattati e pungolati con le spade durante il tragitto fino al campo nemico.
E così finì la storia del Ferguson’s Rifle Corps che ormai privo di ufficiali venne sciolto.
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La lapide dell’eroico Patrick Ferguson, nel Kings Mountain National Military Park.
Sempre sia maledetta la nazione yankee e quello che ha fatto al mondo.…e una curiosità.
Nel 1777, poco prima della battaglia presso il fiume Brandywine, Patrick ebbe l’occasione per uccidere un importante ufficiale dei Ribelli, accompagnato da un altro ufficiale in divisa da ussaro. Decise di non sparare perché quello gli stava dando le spalle e non lo aveva visto, per cui non rappresentava un pericolo immediato da eliminare. Proprio in quei giorni, in quel luogo, si trovava George Washington e le fonti storiche ritengono che fosse proprio lui l’ufficiale nel mirino di Patrick: se fosse stato un po’ meno gentiluomo e un po’ meno rispettoso della vita altrui probabilmente la Guerra d’Indipendeza sarebbe andata in modo differente.
Hall M1819
Il fucile Hall M1819 venne brevettato dal capitano John h. Hall il giorno 11 maggio 1811 e, come dice pure il nome, adottato dall’esercito degli Stati Uniti nel 1819. Venne impiegato durante le guerre contro gli indiani e i messicani. Ne vennero prodotti meno di 20mila esemplari (tutti ad Harpers Ferry), perché l’arma per quanto “valida” non era ancora perfettamente in grado di sostituire i più semplici, comodi e affidabili moschetti ad avancarica: tendeva a sporcarsi molto, producendo così malfunzionamenti, perché la tenuta dei gas era ancora piuttosto cattiva.
L’arma aveva una camera di sparo separata dalla canna, che si alzava esponendo l’ingresso per il caricamento. L’idea non era nuova, anzi, come dimostra la carabina Crespi austriaca del 1770, che venne ritirata dal servizio a causa della pessima tenuta dei gas. Il fucile Hall aveva un calibro di 0,69 pollici.
Tiro utile “preciso” e ritmo di fuoco probabilmente erano identici a quelli del Ferguson: 200 iarde e sei colpi mirati al minuto. Per il caricamento, essendo identico nelle due armi (a parte l’eventuale presenza di un acciarino a pietra invece che a percussione), rimando alla parte successiva sul Kammerlader norvegese.
Il meccanismo di sparo, che contiene anche i primi centimetri di canna, può essere facilmente estratto e usato come rozza pistola. Pare fosse usato per la difesa personale dai soldati quando andavano in libera uscita.
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L’importanza del fucile l’Hall M1819 sta nel suo aver servito per parecchi anni nell’esercito (1819-1842, inclusa le versioni a percussione invece che a pietra), divenendo così la prima arma a retrocarica impiegata dalle forze armate statunitensi.
Kammerlader norvegese
Il kammerlader, letteralmente “caricato dalla camera” (retrocarica), è un fucile utilizzato dalle forze armate norvegesi tra 1842 e 1870. Il primo modello fu il M1842, sperimentale e prodotto in numero limitatissimo, ma ne seguirono altri 80, alcuni per i militari (marina ed esercito) e altri per il mercato civile. Ma alla fine in totale ne vennero prodotti solo 40mila.
I modelli più facili da riconoscere per le differenti lunghezze sono quelli M1860 e M1860/67 a tre fascette (lunghi) e due fascette (corti, per la cavalleria). Il modello più comune è quello lungo da fanteria M1849/55 (circa 10mila esemplari).
Il sistema di mira variava da quello a due foglie (come in tanti fucili della Guerra Civile americana) per le armi della fanteria di linea, fino agli alzi graduati a distanze maggiori (un chilometro?) per esploratori e “tiratori scelti”.
Nel 1860 il calibro passò da 17,5 mm a 11,77 mm (4 “linee” norvegesi). Nelle ultime versioni del 1867 modificate per utilizzare proiettili con il bossolo (M1860/67) tramite il sistema di conversione di Jacob Lund (Jens Landmark per la marina militare), il calibro cambiò di nuovo passando al 12,17×44 mm “rimfire” (percussione anulare).
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| Kammerlader. Cliccare per ingrandire. |
Il calibro iniziale era un po’ abbondante, considerando che già negli anni ’50 molti dei calibri militari erano tra i 13,7 (0,54 austriaco) e i 14,5 mm (0,577 inglese). Ma, rispetto al precedente 20 mm dei moschetti nordici, è una riduzione apprezzabile (i calibri mostruosi dovevano avere un certo fascino sulla gente del nord, forse pensavano di dover affrontare la cavalleria su orsi? ^__^)
Il kammerlader ha una canna rigata di tipo Krupp (col passaggio al 4 linee la canna divenne una Withworth esagonale elicoidale) e una camera che si apre, come nel fucile Hall, esponendo l’ingresso verso l’alto. In questo caso l’apertura avviene ruotando una leva apposita che arretra la camera, staccandola dalla canna in cui è inserita l’apertura (la tenuta dei gas in questo modo è più che buona), e la solleva. La canna ha un calibro “reale” di 17,84 mm, mentre la camera arriva a 18,71 mm nel punto più largo (ovvero non alla strozzatura finale, quella è delle dimensioni della canna).
I solchi della canna erano molto profondi perché l’arma doveva, cosa normale per l’epoca, poter raccogliere la feccia degli spari senza otturarsi troppo rapidamente (se no i proiettili poi saltavano la rigatura e perdevano stabilità in volo).
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| Camera aperta. Foto per gentile concessione di Øyvind Flatnes. |
Nei primi modelli si usavano palle sferiche, custodite dentro le classiche cartucce di carta contenenti la polvere da sparo. Pesavano 2,4 “lod” pari a 37,34 grammi (574 grani). In piombo puro sarebbero sfere di 18,3 m: passando nella stretta canna rimanevano incisi solchi profondi nel piombo tenero.
Dal 1849 si passò a impiegare proiettili cilindro-conici, molto migliori come prestazioni nelle canne rigate. I primi erano proiettili molto pesanti (54,5 grammi, pari a 838 grani) con un singolo solco alla base per legare la cartuccia con il filo.
Nel 1855 si passò a proiettili più leggeri, modellati su quelli di Tamisier con due solchi per la stabilità in volo (come già spiegato in questo articolo), del peso di 40,4 grammi (623,5 grani).
A quanto risulta dalla ricostruzione dell’esperto norvegese Øyvind Flatnes (dal cui sito provengono queste immagini e molti dei dettagli citati), i proiettili erano a base piatta e non a espansione1.
La dose di polvere da sparo per i proiettili del 1855 era di 96 grani, pari al 15,39% del peso del proiettile (contro il 12,5% dei moschetti americani, che usavano 60 grani per spingere proiettili minié da 480 grani).
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| Cartucce: 1855, 1849 e palla sferica. |
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| Proiettile modello 1849 (replica) e 1855 (originale) |
Caricamento.
1. Si arma il cane, montato sotto l’arma (invece che sopra).
2. La leva va ruotata verso di sé, in modo che la camera di sparo arretri dalla canna e ruoti esponendo l’apertura verso l’alto.
3. Si inserisce la capsula sul luminello, posto sotto la camera mobile.
4. Quattro.
5. Si apre il fondo della cartuccia coi denti e si versa la polvere nella camera di sparo.
6. Si inserisce ora il proiettile, assieme alla carta della cartuccia che è legata col filo.
7. Si ruota di nuovo la leva, in avanti, riportandola alla posizione di partenza e serrando bene la camera con l’ingresso della canna (la tenuta dei gas risultante è infatti buona).
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| Caricamento con cartuccia (1849 o 1855, dalle dimensioni…), in cinque foto. Cliccare per ingrandire. |
Alle prove svolte in Belgio nel 1861 si classificò tra gli otto fucili più precisi d’Europa. A blocchi di 100 iarde in 100 iarde arrivò a competere fino alla distanza massima di 1100 iarde (1005 metri). Si trattava naturalmente del M1860, col calibro più moderno da 11,77 mm. Se gli attribuiamo le stesse doti balistiche dei fucili da 11 mm degli anni successivi (Martini-Henry, Gras 1874, Mauser 1871, Vetterli 1870) avrà avuto un tiro preciso fino a 500 metri circa e quindi un discreta precisione residua fino, appunto, a un chilometro.
I fucili del 1855, con il proiettile Tamisier da 623,5 grani e 96 grani di carica, considerando che la quantità di energia cinetica alla bocca è proporzionale alla quantità di polvere da sparo e considerando che con 60 grani di polvere nera un palla minié da 480 grani viaggia a circa 335 m/s (energia: 1740 J), dovevano avere una velocità alla bocca attorno ai 360-370 m/s (energia: 2600-2700 J).
Prossimi articoli di oplologia
Considerazioni su balistica e precisione di palle e proiettili allungati
Fucili ad Ago
Revolver cap-and-ball
Posted by Il Duca di Baionette on 08 apr 2009 | Tagged as: Ebook, Editoria, Giochi, Giochi di Ruolo
Che alla Wizards of the Coast siano degli idioti e dei retrogradi non dovrebbe stupire nessuno. Non è una gran novità che i padroni di Magic: The Gathering e di Dungeons & Dragons (e a loro volta proprietà della Hasbro, il colosso dei giocattoli da 3,8 miliardi di dollari di fatturato nel 2007) abbiano le capacità intellettive di una merda di cane. ^__^
Cosa è successo ultimamente?
La WotC prima di tutto ha intrapreso qualche graziosa causa legale contro otto tizi colpevoli di aver condiviso online il nuovo Player’s Handbook 2 di D&D dopo averlo comprato nel negozio online. Come sempre la questione sollevata è quella dei mancati guadagni determinati dai download dei manuali piratati. Magari col classico ragionamento di “1 download = 1 vendita mancata”?
Il che mi fa pensare alle centinaia di migliaia di copie del primo libro di Doctorow scaricate come eBook gratuiti: ah ah, povero coglione, secondo i saggi protettori del copyright ad ogni costo ha subito danni per milioni di dollari! Poteva essere un gran riccone e invece è ancora solo un ricchione. ^_^
E cosa dire di Gamberetta, che ha messo online il suo primo romanzo, ancora in versione Beta a quanto ho capito, su Fantasy Gamberi?
Ha avuto più di 100 commenti, con decine di lettori accertati (40, mi pare, controllando in fretta i nomi di chi dice di averlo letto). Chissà quanti download reali si nascondono dietro così tanti lettori dichiarati, forse centinaia?
Facciamo per semplicità che i download siano 10 volte i lettori accertati, quindi circa 400.
A 15 euro la copia ci sarebbe un mancato guadagno per Gamberetta, secondo i saggi difensori del copyright, di 6000 euro!
Ommioddio! Presto, corri a fare causa all’Internet!!! ^__^
Violations of our copyrights and piracy of our products hurt not only Wizards of the Coast’s financial health but also the health of whole gaming community including retailers and players. We have brought these suits to stop the illegal activities of these defendants, and to deter future unauthorized and unlawful file-sharing.
(Greg Leeds, amministratore delegato della WotC)
Poi, non sentendosi al sicuro, la WotC ha deciso di proibire ulteriori vendite dei PDF di Dungeons & Dragons. Le vendite dei PDF coprono il 20% circa del mercato dei GdR (nonostante la pirateria).
La Steve Jackson Games stessa, rivale della WotC, ha iniziato pochi anni fa a vendere i PDF dei manuali con pochi mesi di distacco dall’uscita del cartaceo. A quanto ho visto in quei mesi di distacco l’unico modo per avere il nuovo manuale era comprarlo perché nessuno stronzo perdeva ore e ore a scannerizzare qualcosa che entro breve tempo sarebbe stato fornito in PDF OCR di altissima qualità e senza DRM. Un ulteriore stimolo all’acquisto del manuale per chi aveva proprio fretta di leggere le ultime novità, cosa piuttosto normale tra i GdRristi fanatici (io ho quasi tutti i manuali di Gurps 4° edizione).
In più la SJGames vende eBook perché, a detta loro, molti piccoli manuali altamente specialistici venderebbero così poco che l’unico modo per renderli economicamente convenienti è proporli come ebook a prezzo contenuto (e sempre senza alcun DRM o marchio interno col nome dell’acquirente) evitando del tutto il costoso cartaceo. Un’ottima idea!
La WotC ha preferito “proibire”, invece di convivere con la pirateria in modo intelligente. Come se smettere di vendere gli eBook potesse fermare i pirati, che hanno sempre scannerizzato i manuali senza problemi! Al più questa proibizione può fermare gli acquirenti onesti (quel 20% di vendite nei GdR…) che, non potendo comprare l’eBook necessario da affiancare al cartaceo (la funzione di ricerca nel PDF è comodissima!), dovranno per forza scaricarlo in modo illegale.
Ma non è una proibizione eterna, infatti la WotC ha detto:
“We are exploring other options for digital distribution of our content”
Che significa solo una cosa: DRM.
Perché qualcuno dovrebbe pagare per un manuale blindato coi DRM quando può avere gratis un ebook piratato senza DRM?
Perché qualcuno dovrebbe comprare un manuale peggiore della versione piratata e che potrebbe smettere di funzionare, in base alla blindatura utilizzata e al tipo di controllo, se lo si mette su un altro PC -es: il portatile da usare quando si gioca oltre che il fisso- o se si cambia computer o simili?
Mistero. Ma, come detto fin dall’inizio, nessuno si dovrebbe stupire che alla WotC siano degli idioti. E, parallelo ovvio, anche gli eBook Mondadori sono dei .LIT blindatissimi col controllo e l’attivazione via web. Perlomeno quelli che ho visto io. Ma col programma giusto si può, orrendo crimine!, distruggere la blindatura e trasformarli in HTML DRM-Free o simili.
E nel frattempo la concorrenza…
Nel frattempo la concorrenza sta approfittando dell’idiozia della WotC! La White Wolf ha preso la palla al balzo per fare una bella figura e lanciarsi con ancora più vigore nel mercato degli eBook. Tra l’altro ormai D&D 4, che ha lasciato qualsiasi pretesa di credibilità (tanto non funzionava) e ha abbracciato appieno la sua natura gamista, può trovare un valido avversario per contendersi la stessa tipologia di pubblico in un gioco High Fantasy di eroi larger than life come Exalted (alcuni amici mi hanno detto che è molto meglio di D&D, ma io non l’ho mai provato).
In light of recent announcements, some fans have expressed concern over the future of electronic (PDF) format book sales in the RPG industry. White Wolf Publishing today has announced that it currently has no plans to discontinue its existing PDF products.
“Quite the opposite,” says Eddy Webb, the Alternative Publishing Developer for White Wolf. “I believe this is a growing market with potential we haven’t yet had a chance to fully explore, both as publishers and as fans of role-playing games.” Eddy remarked that he has dozens of upcoming PDF-exclusive products on his schedule (Nota: proprio come fa la SJGames per GURPS) in addition to continuing to provide PDF versions of upcoming products, and that White Wolf is still actively looking into returning to the print-on-demand arena.
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To celebrate White Wolf’s continuing devotion to PDF products and reward their growing, loyal fan base, the company is offering a free download of the Exalted Second Edition rulebook as well as a one-time 10% discount on the purchase of any White Wolf PDF titles through DriveThruRPG.com and RPGNow.com from 1 Am Tuesday night/Wednesday morning. Simply enter the coupon code “wwlovesyou” to receive the discount. Both offers expire by midnight (EST) on Sunday, April 12th.
Un ulteriore caso di idiozia, tanto per lollare…
E’ una notizia molto vecchia, ma qualcuno si ricorderà che la Rowling, l’autrice di Harry Potter, in accordo col suo editore aveva proibito qualsiasi rilascio ufficiale in formato eBook dei libri della saga perché terrorizzata dalla pirateria. Come se proibire la vendita dell’eBook, secondo quell’idiota retrograda, potesse far scomparire i libri piratati creati a partire dal cartaceo! LOL!
Non siamo nemmeno al livello di cretineria dei luddisti, che avevano una loro logica, qui siamo ben oltre: siamo all’assenza completa di qualsiasi comprensione della realtà. Ragionamenti da alienata che si tappa le orecchie con le mani, chiude gli occhi di fronte al mondo reale e grida “lalalalalalalalà” fino a quando questi non scompare.
L’unico risultato fu che “Il principe mezzosangue” venne piratato in mezza giornata, in parte come reazione contro l’idiozia della Rowling e, soprattutto, grazie alla certezza che ne valesse la fatica perché non sarebbe mai esistito una versione eBook ufficiale.
Per lo stesso motivo (ma al contrario) nessuno scansiona più i nuovi manuali di GURPS perché c’è la certezza che non ne valga la fatica: entro pochi mesi un PDF di qualità eccellente e privo di DRM sarà in vendita e si potrà distribuire via P2P quello! ^__^
“I’d love to see the expression on Rowling’s face when she finds out that this book got ripped within, what, 11 hours of the release?”
(Uno dei malvagi pirati, sul canale #pottermania di IRC)
Fine del lulz (per oggi).
Posted by Il Duca di Baionette on 04 apr 2009 | Tagged as: Ebook, Editoria, Vita del Duca
Ottime novità per gli eBook: il 2009 si è aperto con un’impennata inaspettata delle vendite! Date un’occhiata alla mail inviata da IDPF (International Digital Publishing Forum) ai membri:
Dear IDPF Members,
eBook sales statistics for January 2009 have been released from the Association of American Publishers (AAP) who collects these statistics in conjunction with the IDPF.
Trade eBook sales were $8,800,000 for January, a very significant 173.6% increase over January 2008.
Just a reminder these are wholesale revenues reported from 13 participating Trade Publishers.Please keep in mind the following:
* This data represents United States revenues only.
* This data represents only trade eBook sales via wholesale channels. Retail numbers may be as much as double the above figures due to industry wholesale discounts.
* This data represents only data submitted from approx. 12 to 15 trade publishers.
* This data does not include library, educational or professional electronic sales.
* The numbers reflect the wholesale revenues of publishers.
* The definition used for reporting electronic book sales is “All books delivered electronically over the Internet OR to hand-held reading devices”.
* The IDPF and AAP began collecting data together starting in Q1 2006.
Ben 8,8 milioni di dollari di vendite per i grossisti nel solo mese di gennaio. Come visto nei mesi scorsi la crescita delle vendite nel settore degli eBook era costante, ma NIENTE di simile era mai accaduto: nell’intero primo quarto del 2008 il volume complessivo era stato di 10,1 milioni.
Se febbraio e marzo 2009 mantenessero lo stesso livello di crescita rispetto ai corrispettivi mesi del 2008 (e non c’è motivo per pensare che non debbano farlo) si avrebbero vendite per 27,6 milioni! In pratica l’intero volume di vendite dei primi sette mesi del 2008 concentrata nel primo trimestre del 2009.
A quanto potrebbe arrivare il volume complessivo dell’anno 2009?
Difficile dirlo. Si possono fare ipotesi, ma con un solo mese di “balzo” ci si può domandare se si tratti di una anomalia statistica (con 13 grossisti interrogati? Difficile…) o se, ottimismo a piene mani, i prossimi mesi possano rivelare impennate ancora più consistenti.
Comunque, a voler proprio fare l’ipotesi, seguendo il trend di crescita noto sui singoli trimestri e applicando l’impennata si potrebbe arrivare a 150 milioni di euro (contro i 52,4 del 2008, già cifra record). Sempre ricordando che sono i volumi di vendite dei grossisti, che con lo sconto del 50% circa fa 300 milioni di euro di vendite al dettaglio. Non è molto, non minaccia ancora l’editoria tradizionale nemmeno per sbaglio, ma diamine: è qualcosa!
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Tant’è che, ulteriore iniezione di ottimismo (come direbbe un certo nano calvo), Amazon afferma che a febbraio su libri di cui era disponibile sia il cartaceo che l’eBook ben il 10% di vendite è stato di eBook. Un decimo delle vendite non è uno scherzo e, a mio parere, è una notizia perfino più entusiasmante degli 8,8 milioni di gennaio.
Inutile precisare che sono felice come un nazista che ha appena ricevuto un Gewehr 43 al posto del Karabiner 98k! Qualcuna mi potrebbe contestare che se è inutile precisarlo, allora non dovrei farlo: devo proprio sottolineare quanto sia poco igienico mettersi a criticare qualcuno con un fucile da battaglia in 7,92 Mauser e il colpo in canna? ^__^
Fonte e ulteriori informazioni: Mark Coker su Smashwords
Ah, una cosa che non c’entra niente con gli eBook: mi sono procurato aggratisse una copia autografata di Wunderkind di D’Andrea G.L., il nuovo libro fantasy italiano edito dall’Immonda Dori. Prima o poi lo leggerò, quando avrò finito i saggi storici in coda di lettura. Ringrazio House of Books per il regalo.
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| L’autografo di D’Andrea G.L.! Si, sono tutta bagnata come una sedicenne dai capelli viola che ha appena ricevuto in regalo un Mauser 1871 con la sciabola-baionetta! |