aprile 2009
Archivio del Mese
Archivio del Mese
Posted by Il Duca Carraronan on 19 apr 2009 | Tagged as: Novità sul Sito
Qualche giorno fa un mio piccolo fan si era stupito che il Ducato non avesse un proprio gruppo su Facebook. Oggi ho rimediato e dato che potevano nascondere una certa dose di LULZ, ho provveduto a creare un paio di pagine ulteriori.
Come dovreste aver intuito dal titolo (ma se leggete certo fantasy italiano non lo si può dare per scontato) ho creato un gruppo dedicato a Baionette Librarie. Se vi piace questo sito sarebbe bello farlo sapere ai vostri amici di Facebook con una semplice iscrizione.
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| Logo del gruppo “Baionette Librarie” |
Il logo contiene quelli che sono gli elementi essenziali del sito: un fucile dell’Ottocento (Mauser 1871/84), una grossa baionetta con la sega sul dorso (modello Elcho), la croce di ferro (della Luftwaffe) e una ragazza con le Tette Grosse presa da un hentai (Tiny boobs / Giant tits History, perché sì, sono un otaku e faccio schifo ^_^).
La seconda pagina creata riguarda “il Duca Carraronan“, che ora è un personaggio pubblico. Chi è un fan del Duca può ora dichiararlo al mondo su Facebook. Non siete felici? Già immagino le decine e decine di giovanissime ragazze maggiorate che non aspettavano altro che diventare mie fan. ^__^
E i muratori con lo stomaco da bevitore. *__*
Posted by Il Duca Carraronan on 15 apr 2009 | Tagged as: Editoria, For The Lulz, Interviste e scrittori
AVVERTENZA
Questo articolo è “4 teh lulz”! Leggetelo a vostro rischio e pericolo!![]()
Questa mattina ho avviato, un po’ più tardi del solito, il Feed Demon e… gioia e tripudio: un aggiornamento del blog di Licia Troisi mi faceva l’occhiolino, invitante come una prostituta dai capelli blu uscita da qualche hentai! ^__^
Era uno di quei rari aggiornamenti interessanti in cui Licia segnala apparizioni in TV o interviste. Diceva che sarebbe apparsa alle 12 su Sat2000. Ok, io non ho Sky, ma Sat2000 lo posso vedere, in alcuni orari, su Bergamo TV.
Accendo con 20 minuti di anticipo e mi becco il nazionalsoc… il Papa tedesco. Ogni tanto mi scappa il paragone, ma assicuro che in esso non vi è alcuna reale intenzione di offendere il nazionalsocialismo! ^__^
Finito il Papa Show finisce anche il connubio Televisione Vaticana – Sat2000 – Bergamo TV e ritornano i programmi orobici. Sigh.
Sfuma l’idea di registrare il programma con Licia per godermelo meglio, magari completamente nudo, con un coniglio in grembo e una bottiglia di cognac in mano. Spengo il videoregistratore e tiro fuori il DVD-RW. Peccato, sono un suo GRANDE FAN. Forse.
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Mi fiondo al PC e mi collego allo streaming di Sat2000. FireFox fa le solite bizze perché è tenuto assieme con lo sputo e il Media Player non mi appare nella finestra: pazienza, col potere del Plugin “IE Tab” lo faccio passare in modalità “Internet Explorer” e il video si carica perfettamente.
Do un’occhiata al palinsesto per sicurezza e scopro che il programma in cui credo dovrebbe apparire Licia (che ovviamente ha evitato di dare indicazioni precise!), “Formato Famiglia“, è previsto dopo il TG Flash. Mi godo il TG, pregustando l’arrivo di Licia Troisi. Non ho voglia né tempo di ricrackare il programma di streaming sul portatile per catturare per intero il video, anche perché non so nemmeno se ne può valere la pena. Però non mi sono fatto mancare Irfanview per catturare gli screenshot e un file TXT per le annotazioni al volo. Non si sa mai. ^__^
Nel programma c’è un presentatore, piuttosto bravo, con una graziosa assistente (o quel che è). Ci sono anche alcuni anziani su delle seggiole che penso svolgano il ruolo di soprammobili e un pubblico di giovinastri in cerca di sesso promiscuo, droghe e quelle robe che cercano i giovani insomma. Non sono molto esperto della cosa, ma credo che i ggiovani d’oggi a parte drogarsi e accoppiarsi bisessualmente non facciano altro. Ah, no, si filmano e postano tutto sui vari Tube. ^__^
Vabbè, quel che è. E in più ci sono gli ospiti: Licia Troisi, Egle Rizzo (non Jessica) con l’anziana madre, un importante libraio romano (Giulioni? Boh, non ricordo il nome, ma chissenesbatte) che non so chi cazzo sia e, in collegamento video, la capoccia del marketing di una casa editrice a pagamento (il cui intervento è stato di rara inutilità). Evviva!
Ora proporrò dati e immagini prese dal programma e mostrate gratuitamente sul sito internet di Sat2000. Se questo è in violazione del copyright e bla bla bla il detentore dei diritti me lo dica e provvederò a eliminare gli screen. Poi lo seguirò sotto casa e gli pianterò un coltello nei polmoni, così saremo pari. ^__^
Dati e immagini per chi si è perso il programma
Si parte con l’ospite d’onore, la bellis… volevo dire bravis… si, insomma, la ReGGina del Fentasi Itagliano, la celebre Licia Troisi! Le vengono fatte varie domande, che riassumo qui sfruttando gli appunti presi sul file TXT. Sotto, la foto di Licia durante il suo pezzo di show e gli sguardi degli altri mentre parlava.
Romanzi scritti all’anno: due.
Tempo di prima stesura per un romanzo: 4-5 mesi.
(scrivendo nel poco tempo libero, perché lavora/studia, fa presentazioni ecc…)
Libri letti: un migliaio.
Tipologie di libri letti: di tutto.
Cosa sta leggendo in questo periodo: Wunderkind di Andrea G.L., edito da Mondadori.
(E cosa se no? Tra colleghi ci si dà una mano…)
Totale libri venduti: più di un milione.
(non è chiaro, ma mettendo assieme altri commenti pare sia la cifra per la sola Italia…)
Singolo volume più venduto: “Le Cronache del Mondo Emerso”, 96mila copie.
(dato fornito dal presentatore, non da Licia)
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| Solo io leggo perplessità e un’ombra di disgusto negli sguardi? E la graziosa fanciulla a destra mi pare a due passi dal correre in bagno a tagliarsi le vene: su, non disperarti, prima o poi Licia Troisi smetterà di scrivere… ^__^ Peccato che nello screenshottare mi sia perso l’espressione della ragazza mora col foulard colorato al collo, che prima di accennare un sorrisetto “di circostanza” sembrava proprio che stesse per sputare addosso alla Troisi un grumo di catarro e di disprezzo. Spettacolare. ^__^ |
Commentino d’obbligo.
Lei ormai scrive e pubblica due libri l’anno (2006: La Setta degli Assassini; 2007: Le Due Guerriere, Un Nuovo Regno; 2008: L’Eredità di Thuban, I Dannati di Malva -che però è piccolo-, Il Destino di Adhara), impiegando dai 4 ai 5 mesi per la prima stesura.
Raccolta delle idee, informarsi sugli argomenti di cui vuole parlare, scrivere la storia ecc… tutto incluso, altrimenti non basterebbero i tempi: in più sedi si era detto che lei scriveva ogni giorno 5 pagine e Dazieri stesso affermava che se Licia per un giorno non scriveva poi recuperava in quello dopo.
Sono 8-10 mesi in un anno di sole prime stesure. Le rimangono 2-4 mesi per rileggerli più volte, fare l’editing, cambiare i pezzi, modificare la storia dove non va, rileggerli di nuovo, sistemare ogni problemino residuo, ecc… fino alla pubblicazione stessa che ha i suoi margini di consegna precisi del libro, se no si rischia di perdere il turno e finire in coda settimane o mesi dopo.
Scrivere fantasy e fabbricare collane di perline colorate: ritmo di produzione ugualmente pianificabile con precisione. Viva l’Industria! Viva la produzione di massa!
Onestamente coi ritmi che ha e col tempo di prima stesura che dichiara, non c’è proprio tempo per ripensare la storia: a parte un po’ di editing qua e là non ci possono essere i grandi cambiamenti, i tagli, le modifiche anche radicali su eventi/personaggi e la riscrittura di interi capitoli che dovrebbe seguire la fase di “bozza”.
Come diceva Dazieri i libri di Licia escono fuori che sono già perfetti.
Si, proprio così, quella roba è proprio la perfezione materializzata. ^__^
Leggendo i suoi libri appare chiaro che li scrive davvero in ordine cronologico, capitolo dopo capitolo (come ha spiegato di fare: li scrive nell’ordine in cui poi il lettore li legge), trovando idee e definendo gli eventi mentre scrive, senza progettazioni degne di questo nome né a priori né -per la correzione e i cambi- a posteriori. E poi senza grandi modifiche le sue bellissime storie raggiungono le librerie.
S vd ke e prp 1 gegno x riuscirci!!!!111 Brv Licia!!!!111 6 trp grnd!!!1111
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| Egle Rizzo |
Dopo è entrata in scena Egle Rizzo con la madre, entrambe scrittrici, come il padre (che però a causa di complicazioni genitali è uno Scrittore e non una Scrittrice). Egle Rizzo, il cui ultimo libro è uscito nel 2008, è un nome piuttosto noto ai lettori italiani di fantasy.
Il padre scriveva libri tecnici, di discreto successo, e si accennava a uno arrivato alla sesta edizione da 2-3mila copie l’una. La madre scrive assieme al padre libri sul Liberty siciliano, anche questi pare di discreto successo (editi da Dario Flaccovio Editore).
L’ultimo libro della coppia è “LIBERTY“.
Non ha detto niente di particolarmente importante.
E lo ha fatto con una voce odiosa, tipo citofono, però un citofono rotto che si sente poco… era tutta timida-timida e il presentatore ha dovuto dirle di alzare la voce perché non si capiva il titolo del libro di cui consigliava la lettura (il ciclo della fondazione, di Asimov).
Ha spiegato che la passione per la scrittura e per il fantasy le è venuta vedendo un quadro opera della madre raffigurante una donna tra alambicchi ecc… la madre le disse che era una strega/alchimista (con anche poteri telepatici) e che stava scrivendo un libro su di lei.
Egle Rizzo seguì la via materna al Fantasy.
Il padre fece pressione sulla sua casa editrice, Dario Flaccovio, e ottenne la pubblicazione della figlia. Credo che i suoi libri non siano andati male, visto che dopo il primo gliene hanno pubblicati altri due.
Se a qualcuno interessa alla fine pure la madre ha pubblicato il suo libro fantasy: “Utopia e Incantesimo“, edito presso quello che ormai è l’editore della famiglia, Dario Flaccovio.
Una curiosità: uno dei ricordi d’infanzia più nitidi di Egle riguarda i genitori che la lasciano sola nei cimiteri mentre scattano foto per i loro libri, con l’ordine di giocare tra le tombe senza fare troppo rumore.
Dopo la parentesi con la solare Egle e con l’anziana madre, si è passati a parlare di produzione dei libri, macero e dati Istat. Molto carino il processo di produzione dei libri, con i macchinari che sfornano 70 copie al minuto.
Alcuni dei dati Istat citati nel programma
(da controllare per sicurezza)Quanti italiani leggono almeno un libro l’anno?
61%, pari a 33,35 milioni di italiani (di cui 40% maschi e 60% femmine)Perché non si leggono libri (per svago)?
Stanchi a causa del lavoro 10%
Si preferiscono altre forma di comunicazione 14%
Altri svaghi 20%
Non c’è tempo 26%
Sono noiosi 30%
Un 30% di “noia” è tanto. Significa che c’è un 30% di non lettori che rimane tale perché, pur volendo leggere, dopo aver speso 18-20 euro si trova in mano un PEZZO DI CACCA invece di un prodotto di intrattenimento decente.
E questo è colpa dei libri che arrivano nelle librerie. Onestamente la merda è tanta, troppa, praticamente offensiva nella sua mole stercoraria. Non è colpa della scarsa volontà di quel 30% di aspiranti lettori che ci hanno provato.
E anche per il restante 70% se i libri fossero davvero belli e in grado di competere con l’alcool, il computer, il calcio e le uscite con gli amici (perché si compete per il tempo, contro ogni altro svago esistente), pensate che non li leggerebbero? Pensate che preferirebbero qualcosa di più noioso a qualcosa di meno noioso?
Interpellando i GGiovani in studio si scoprono altri dettagli banalmente ovvi.
La ragazza col foulard che fino a pochi anni fa si svagava prima di dormire leggendo un libro, ora utilizza il computer e il libro rimane a prendere polvere sul comodino. E in viaggio preferisce la comodità degli AudioLibri da ascoltare con l’iPod (questa cosa non me l’aspettavo…).
Un altro GGiovane spiega di aver iniziato a leggere per svago dopo la scuola, perché prima i libri e la lettura apparivano come un obbligo. Ora che legge per svago macina 10-15 libri l’anno, al di fuori dei periodi di studio/esami. Un buon lettore per gli standard italiani.
Il terzo GGiovane dichiara di leggere 5-6 libri l’anno, con un record di 7, e che gran parte dei suoi amici non leggono proprio un cazzo di niente.
Seguono poi altre informazioni curiose, commentate dal Libraio ospite.
Ci sono 4 milioni di aspiranti scrittori in Italia. Ora, 4 milioni di aspiranti scrittori per 33 milioni di lettori pare un po’ eccessivo. Nella sua libreria ci sono due presentazioni al giorno. Hanno una saletta da 90 posti per le presentazioni e di norma ci sono 70-80 persone. Le presentazioni sono spesso un successo, con il pubblico che esce bello felice e contento. Fin qui tutto bello.
Ma quanti comprano il libro di cui hanno assistito con gioia alla presentazione? Quando va veramente bene, 1 su 5. E non va spesso così bene!
E di quei 70-80 spettatori, quanti sono gli scrittorucoli che vengono solo per proporre il proprio libro/editore per future presentazioni? 11 o 12… ^__^
Devo sottolineare che quel libraio non sprizzava gioia e buonumore?
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| “Nei paesi dove si legge di più si scrive di meno. Nei paesi dove si legge di meno si scrive di più.[...] Bisognerebbe un pochino censurarsi. Cercare di essere un pochino più duri.” (il Libraio, parlando degli imbrattacarte italiani) |
Bello poi il montaggio: dopo aver mostrato i libri incendiati di Fahrenheit 451 e aver fatto vedere il servizio sulla ditta che macera i libri, hanno sempre inquadrato la Troisi. Il presentatore ammiccava e chiedeva cose tipo “cosa si prova a vedere i libri bruciati, quando si è una scrittrice?” o “cosa si prova vedendo i libri distrutti e riciclati per fare nuovi libri?”.
Sembrava quasi dire “pensa che bello se bruciassero i tuoi libri”. Spassoso.
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| Fahrenheit 451: Eroi al lavoro contro il Fantasy Italiano? |
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| I Libri al Macero. Eroici individui prendono i libri, strappano via la copertina plastificata a mani nude e gettano la carta dentro il macinatore. Il proprietario (a sinistra) sono anni e anni che guadagna macinando la stessa carta: infatti quello che esce sotto forma di balle poi diventa nuovi libri che, nella quasi totalità, finiranno di nuovo al macero da lui! Risata per sottolineare la cosa. Mitico. È il mio nuovo Eroe. ^__^ |
Posted by Il Duca Carraronan on 12 apr 2009 | Tagged as: Armi da Fuoco, Oplologia
Quando si pensa alla retrocarica si pensa solitamente ad armi che impiegano munizioni moderne, ovvero cartucce in carta o metallo contenenti innesco, polvere da sparo (oppure polvere infume) e proiettile.
A chi possiede anche solo un’infarinatura basilare di storia armiera viene subito in mente il fucile ad ago tedesco di metà Ottocento, il Dreyse, con la sua grande rapidità di caricamento. E molti ricorderanno la disastrosa sconfitta di Garibaldi alla battaglia di Mentana del 1867, quando i suoi soldati armati di fucili ad avancarica (e non erano nemmeno i migliori esistenti) vennero fatti a pezzi e costretti alla resa dai francesi armati coi nuovi fucili a retrocarica Chassepot, armi ad ago di una generazione successiva al Dreyse.
Ma vi era retrocarica ben prima delle cartucce e dei fucili ad ago.
Fin dal Cinquecento si era cercato di ottenere buona precisione e rapidità di caricamento (necessaria all’ambito militare) sfruttando il binomio rigatura-retrocarica. Le armi tendevano ad avere camere di sparo sigillate male a causa della scarsa precisione delle componenti, della dilatazione del metallo e dell’impossibilità di sigillare il tutto con la gomma (il Chassepot sarà il primo fucile a usarla). Per oltre due secoli la retrocarica per uso militare si rivelò un fallimento. Le armi per il tiro di precisione anche nell’ambito caccia (i fucili tedeschi e la loro copia americana, i Kentucky) rimasero ad avancarica: troppo lente da caricare per essere utili ai militari e al tiro in massa della fanteria.
Ma l’arrivo del fucile Ferguson segnò un importante passo verso l’accettazione da parte dei militari della retrocarica e delle armi rigate.
Ferguson
Il fucile Ferguson è un’arma particolare, opera del genio di Patrick Ferguson, un ufficiale scozzese. La famiglia di Patrick era collegata all’Illuminismo e la casa era frequentata da scienziati, storici e filosofi tra cui perfino David Hume, che consigliò al quindicenne Patrick di leggere il romanzo Clarissa di Samuel Richardson.
Patrick era descritto come un uomo attraente, magro, intelligente, istruito, arguto, di buon carattere e galante. Scrisse vari articoli dal tono satirico, sotto differenti pseudonimi. Venne soprannominato “il bulldog” per il suo tenace coraggio. Fu uno degli eroi “romantici” dei Lealisti nella Guerra d’Indipendenza, attorno a cui ruotarono aneddoti e leggende.
Patrick entrò nell’esercito a 15 anni, come era normale all’epoca (il padre gli aveva comprato l’accesso a 12 anni, ma venne considerato troppo gracile per servire subito e proseguì gli studi in patria), e servì nei Royal Scots Greys (un reggimento di Dragoni) durante la Guerra dei Sette Anni. Dovette ritornare in Inghilterra a causa della tubercolosi, che gli colpì il ginocchio. Nel 1768 venne trasferito al 70° Fanteria.
Nel 1774 partecipò agli addestramenti per la formazione di compagnie permanenti di fanteria leggera e lì, per la sua particolare predisposizione e capacità, venne notato dal generale Howe.
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| Patrick Ferguson in uniforme da capitano della compagnia leggera del 70° Fanteria, miniatura opera di artista sconosciuto, circa 1774-1777 |
Ferguson progettò la sua arma nel 1775, a 31 anni, partendo dal design di Chaumette. Invece di avere la camera di sparo separata dalla canna (la tipica soluzione adottata per la retrocarica), creando così problemi di fughe di gas e perdita di forza del colpo, Ferguson costruì un sistema a vite che con un rapido giro permetteva di accedere alla camera di sparo da dietro. La grossa e spessa vite, richiusa, assicurava la tenuta dei gas.
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Con questo sistema il caricamento dell’arma rigata diventava molto veloce: un rapido giro del vitone (la leva da usare per girarla comprendeva il ponte del grilletto), poi si inseriva la palla senza pezzuola, si versava la polvere in grani stando attenti a farla finire nella camera e non tutta sul vitone (bastava inclinare la canna verso il basso, tanto la palla non poteva scivolare fuori dalla canna), poi si richiudeva il vitone e si metteva il polverino fine nello scodellino (o parte della carica di lancio prima di versare il resto).
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Ottenne il brevetto per l’arma nel dicembre del 1776. Nell’estate di quell’anno aveva condotto una serie di prove presso gli arsenali di Blackheath e Woolwich che avevano sbalordito gli ufficiali presenti tanto che venne inviato a mostrare le performance della sua arma al Re, presso il Castello di Windsor.
Ferguson sparò sei colpi al minuto da posizione fissa a un bersaglio distante 200 iarde (180 metri) e ben quattro colpi al minuto avanzando al passo di quattro miglia all’ora.
Come termine di riferimento basti ricordare che con le armi rigate ad avancarica, senza pezzuola, meno di un colpo al minuto è la norma (primi fucili rigati da caccia del ‘500) e usando la pezzuola ingrassata (Baker, Kentucky) due colpi al minuto sono un buon risultato. E ricaricare camminando (o stando sdraiati o in ginocchio dietro un riparo) con armi ad avancarica è impossibile.
In più lo sporco che si forma nella canna a causa degli spari non influenza il caricamento dei colpi successivi: la palla venendo inserita dal retro non viene influenzata dalla sporcizia della canna (perlomeno fino a quando le rigature non si otturano tanto da smettere di imprimere il moto rotatorio).
Mostrò anche l’affidabilità dell’arma col tempo cattivo sparando dopo aver bagnato l’interno della canna (beh, dato che lì la polvere non passa più non ci vuole molto a capire che è irrilevante).
Nel corso dei test solo tre colpi della massa sparata finirono fuori bersaglio. Questo non dimostra tanto le qualità dell’arma, che anche se buona non può competere coi fucili di 70 anni dopo sparanti proiettili cilindro-conici, quanto le eccellenti doti di tiratore dello stesso Ferguson. L’arma in sé non poteva essere chissà quale “capolavoro di precisione” proprio per una questione di aerodinamica della palla sferica che si ribalta su se stessa sbandando in modo non predicibile, come spiegato in passato.
L’arma era precisa quanto i fucili Baker successivi o i concorrenti dell’epoca, i Kentucky/Pennsylvania usati da cacciatori americani. Potendo approfittare della traiettoria piuttosto stabile (perlomeno entro le 200 iarde) era dotato di tacca di mira a foglia, a differenza dei moschetti ad anima liscia (con la palla sottodimensionata sarebbe inutile). L’esercito dei ribelli utilizzava perlopiù moschetti ad anima liscia (e non fucili rigati), i Charleville, di prestazioni equivalenti al Brown Bess inglese, inviati assieme agli ufficiali veterani dalla Francia monarchica per supportare la causa indipendentista.
Venne prodotto un numero limitato di fucili Ferguson, duecento circa (e forse un migliaio in totale considerando anche il mercato sportivo), per armare un’unità “sperimentale” di fanteria leggera guidata dallo stesso Ferguson, il Ferguson’s Rifle Corps. La fanteria leggera inglese di norma usava moschetti lisci, proprio come la fanteria pesante, e aveva compiti esplorativi e di schermaglia, non di tiro di precisione. L’arma di Ferguson diede l’avvio a qualcosa che poi si concretizzerà sul serio solo a partire dalle Guerra Napoleoniche, con la nascita delle Giubbe Verdi: fanteria leggera con compiti esplorativi, alta capacità di manovra e addestramento al tiro di precisione (e i Bersaglieri del Regno di Sardegna pochi decenni dopo).
C’erano tre tipi diversi di fucile Ferguson: quello per il soldato (più lungo), quello per gli ufficiali (più corto e leggero) e quello sportivo. La lunghezza andava dai 48 ai 60 pollici. Le canne erano arrotondate oppure ottagonali, con 6-8 rigature e un passo che permetteva perlomeno tre-quarti di rotazione. Il calibro variava dai 5/8 ai 3/4 di pollice (con 3/4 di pollice poteva usare cariche e palle dei moschetti Brown Bess della fanteria, semplificando la logistica).
Ma il nuovo fucile non era privo di difetti: la vite tendeva a sporcarsi molto per cui dopo pochi colpi (3-4) diventava sempre più difficile ricaricare e in più il legno troppo sottile rispetto al vitone tendeva a spaccarsi (tutti i Ferguson sopravvissuti hanno un ferro di rinforzo inchiodato per tenere assieme legno e canna).
Questo però non dipendeva dall’arma ideata da Ferguson di per sé, ma dalla cattiva qualità della produzione che non rispettava gli standard di precisione richiesti per poter fare la cresta sulla commissione militare (nonostante fossero fabbricanti “stimatissimi” come Durs Egg, Barbar di Newark, Barker di Birmingham, Innes di Edinburgh, Newton e Wilson).
Le repliche moderne del fucile costruite seguendo i modelli sopravvissuti hanno dimostrato tutte le debolezze storicamente accertate, ma quelle costruite seguendo alla lettera le indicazioni scritte da Ferguson sono risultate molto migliori: più di sessanta colpi sparati prima di dover pulire vitone e canna, proprio come dichiarava Patrick!
In sintesi: Ferguson progettò un gioiello di arma e in America si ritrovò con degli aborti.
La Morte di Patrick Ferguson…
Il Maggiore Patrick Ferguson venne ucciso nella battaglia di King’s Mountain il 7 ottobre del 1780. Aveva 36 anni.
I Lealisti guidati da Ferguson stavano finendo le munizioni e iniziarono a cedere. Sembrava la fine, ma settanta Volontari riuscirono a passare da un lato della montagna all’altro, scacciando i Ribelli per un po’ con delle cariche alla baionetta. Patrick era nel mezzo dell’azione, come suo solito, con la spada in mano incitando i suoi uomini nel punto più debole dello schieramento e dando ordini con il suo celebre fischietto d’argento. Due cavalli vennero uccisi sotto di lui quel giorno e il terzo, l’ultimo, era grigio, come a chiudere il cerchio della sua vita militare, iniziata sui cavalli grigi degli Scots Greys.
Sapendo che i Ribelli non avrebbero dato quartiere, incitati al massacro indiscriminato di uomini e donne “lealisti” dal sermone di Doak, Patrick giurò che egli “never would yield to such a damn’d banditti“.
Con altri due ufficiali a cavallo della milizia, il colonnello Vezey Husbands e il maggiore Daniel Plummer, guidò un ultimo tentativo disperato di spezzare la linea nemica e, spada sguainata, si lanciò in avanti, nel mezzo di una scarica di moschetti.
Husbands venne ammazzato e Plummer gravemente ferito. Patrick era un bersaglio facile da riconoscere, con la spada nella mano sinistra e il braccio destro appeso al collo (ne aveva perso l’uso a causa di una palla di moschetto che gli aveva distrutto il gomito nella battaglia del Brandywine del 1777: imparò in pochi mesi a scrivere e sparare con la sinistra, senza perdere il suo umorismo – testimoniato dalle lettere inviate a casa – nonostante la menomazione fisica e la morte del padre).Sugli esatti dettagli della sua morte le fonti sono discordanti. Secondo una (riportata anche nel libro del 2003 “Patrick Ferguson”, di Gilchrist) venne ucciso da una dozzina di proiettili che lo strapparono dalla sella, lasciandolo però impigliato in una staffa e il cavallo, terrorizzato, lo trascinò moribondo in mezzo ai Ribelli dove morì pochi minuti dopo.
Secondo un’altra versione Patrick venne colpito e trascinato in mezzo ai Ribelli e lì gli venne intimata la resa (perché era un ufficiale, e valeva un riscatto se preso vivo), ma lui, da Vero Scozzese, da Vero Uomo e da Vero Lealista preferì la morte al disonore: prese la pistola e uccise il criminale indipendentista. A quel punto venne crivellato di colpi, abbattuto come una bestia feroce. Morì come il Bulldog che era sempre stato. Forse è solo una leggenda. Forse no.
I Lealisti, perso il loro leader, si arresero.Tutti concordano però sul fatto che i Ribelli, esaltati per la vittoria, urinarono e infierirono sul cadavere di Patrick prima di permettere agli ufficiali lealisti di seppellirlo. William Campbell, il comandante dei Ribelli, cercò di fermare (”Don’t kill any more! It’s murder!“) la follia dei suoi uomini che avevano iniziato a torturare e uccidere i prigionieri indifesi, uomini e donne.
Erano morti più di 200 lealisti e altri 163, troppo feriti per poter camminare, vennero abbandonati in pasto agli animali selvatici. Fortunatamente alcuni vennero soccorsi prima di finire nello stomaco dei lupi grazie all’intervento della popolazione (lealista). I prigionieri, come testimoniano i sopravvissuti e gli ufficiali Ribelli, vennero maltrattati e pungolati con le spade durante il tragitto fino al campo nemico.
E così finì la storia del Ferguson’s Rifle Corps che ormai privo di ufficiali venne sciolto.
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La lapide dell’eroico Patrick Ferguson, nel Kings Mountain National Military Park.
Sempre sia maledetta la nazione yankee e quello che ha fatto al mondo.…e una curiosità.
Nel 1777, poco prima della battaglia presso il fiume Brandywine, Patrick ebbe l’occasione per uccidere un importante ufficiale dei Ribelli, accompagnato da un altro ufficiale in divisa da ussaro. Decise di non sparare perché quello gli stava dando le spalle e non lo aveva visto, per cui non rappresentava un pericolo immediato da eliminare. Proprio in quei giorni, in quel luogo, si trovava George Washington e le fonti storiche ritengono che fosse proprio lui l’ufficiale nel mirino di Patrick: se fosse stato un po’ meno gentiluomo e un po’ meno rispettoso della vita altrui probabilmente la Guerra d’Indipendeza sarebbe andata in modo differente.
Hall M1819
Il fucile Hall M1819 venne brevettato dal capitano John h. Hall il giorno 11 maggio 1811 e, come dice pure il nome, adottato dall’esercito degli Stati Uniti nel 1819. Venne impiegato durante le guerre contro gli indiani e i messicani. Ne vennero prodotti meno di 20mila esemplari (tutti ad Harpers Ferry), perché l’arma per quanto “valida” non era ancora perfettamente in grado di sostituire i più semplici, comodi e affidabili moschetti ad avancarica: tendeva a sporcarsi molto, producendo così malfunzionamenti, perché la tenuta dei gas era ancora piuttosto cattiva.
L’arma aveva una camera di sparo separata dalla canna, che si alzava esponendo l’ingresso per il caricamento. L’idea non era nuova, anzi, come dimostra la carabina Crespi austriaca del 1770, che venne ritirata dal servizio a causa della pessima tenuta dei gas. Il fucile Hall aveva un calibro di 0,69 pollici.
Tiro utile “preciso” e ritmo di fuoco probabilmente erano identici a quelli del Ferguson: 200 iarde e sei colpi mirati al minuto. Per il caricamento, essendo identico nelle due armi (a parte l’eventuale presenza di un acciarino a pietra invece che a percussione), rimando alla parte successiva sul Kammerlader norvegese.
Il meccanismo di sparo, che contiene anche i primi centimetri di canna, può essere facilmente estratto e usato come rozza pistola. Pare fosse usato per la difesa personale dai soldati quando andavano in libera uscita.
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L’importanza del fucile l’Hall M1819 sta nel suo aver servito per parecchi anni nell’esercito (1819-1842, inclusa le versioni a percussione invece che a pietra), divenendo così la prima arma a retrocarica impiegata dalle forze armate statunitensi.
Kammerlader norvegese
Il kammerlader, letteralmente “caricato dalla camera” (retrocarica), è un fucile utilizzato dalle forze armate norvegesi tra 1842 e 1870. Il primo modello fu il M1842, sperimentale e prodotto in numero limitatissimo, ma ne seguirono altri 80, alcuni per i militari (marina ed esercito) e altri per il mercato civile. Ma alla fine in totale ne vennero prodotti solo 40mila.
I modelli più facili da riconoscere per le differenti lunghezze sono quelli M1860 e M1860/67 a tre fascette (lunghi) e due fascette (corti, per la cavalleria). Il modello più comune è quello lungo da fanteria M1849/55 (circa 10mila esemplari).
Il sistema di mira variava da quello a due foglie (come in tanti fucili della Guerra Civile americana) per le armi della fanteria di linea, fino agli alzi graduati a distanze maggiori (un chilometro?) per esploratori e “tiratori scelti”.
Nel 1860 il calibro passò da 17,5 mm a 11,77 mm (4 “linee” norvegesi). Nelle ultime versioni del 1867 modificate per utilizzare proiettili con il bossolo (M1860/67) tramite il sistema di conversione di Jacob Lund (Jens Landmark per la marina militare), il calibro cambiò di nuovo passando al 12,17×44 mm “rimfire” (percussione anulare).
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| Kammerlader. Cliccare per ingrandire. |
Il calibro iniziale era un po’ abbondante, considerando che già negli anni ‘50 molti dei calibri militari erano tra i 13,7 (0,54 austriaco) e i 14,5 mm (0,577 inglese). Ma, rispetto al precedente 20 mm dei moschetti nordici, è una riduzione apprezzabile (i calibri mostruosi dovevano avere un certo fascino sulla gente del nord, forse pensavano di dover affrontare la cavalleria su orsi? ^__^)
Il kammerlader ha una canna rigata di tipo Krupp (col passaggio al 4 linee la canna divenne una Withworth esagonale elicoidale) e una camera che si apre, come nel fucile Hall, esponendo l’ingresso verso l’alto. In questo caso l’apertura avviene ruotando una leva apposita che arretra la camera, staccandola dalla canna in cui è inserita l’apertura (la tenuta dei gas in questo modo è più che buona), e la solleva. La canna ha un calibro “reale” di 17,84 mm, mentre la camera arriva a 18,71 mm nel punto più largo (ovvero non alla strozzatura finale, quella è delle dimensioni della canna).
I solchi della canna erano molto profondi perché l’arma doveva, cosa normale per l’epoca, poter raccogliere la feccia degli spari senza otturarsi troppo rapidamente (se no i proiettili poi saltavano la rigatura e perdevano stabilità in volo).
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| Camera aperta. Foto per gentile concessione di Øyvind Flatnes. |
Nei primi modelli si usavano palle sferiche, custodite dentro le classiche cartucce di carta contenenti la polvere da sparo. Pesavano 2,4 “lod” pari a 37,34 grammi (574 grani). In piombo puro sarebbero sfere di 18,3 m: passando nella stretta canna rimanevano incisi solchi profondi nel piombo tenero.
Dal 1849 si passò a impiegare proiettili cilindro-conici, molto migliori come prestazioni nelle canne rigate. I primi erano proiettili molto pesanti (54,5 grammi, pari a 838 grani) con un singolo solco alla base per legare la cartuccia con il filo.
Nel 1855 si passò a proiettili più leggeri, modellati su quelli di Tamisier con due solchi per la stabilità in volo (come già spiegato in questo articolo), del peso di 40,4 grammi (623,5 grani).
A quanto risulta dalla ricostruzione dell’esperto norvegese Øyvind Flatnes (dal cui sito provengono queste immagini e molti dei dettagli citati), i proiettili erano a base piatta e non a espansione1.
La dose di polvere da sparo per i proiettili del 1855 era di 96 grani, pari al 15,39% del peso del proiettile (contro il 12,5% dei moschetti americani, che usavano 60 grani per spingere proiettili minié da 480 grani).
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| Cartucce: 1855, 1849 e palla sferica. |
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| Proiettile modello 1849 (replica) e 1855 (originale) |
Caricamento.
1. Si arma il cane, montato sotto l’arma (invece che sopra).
2. La leva va ruotata verso di sé, in modo che la camera di sparo arretri dalla canna e ruoti esponendo l’apertura verso l’alto.
3. Si inserisce la capsula sul luminello, posto sotto la camera mobile.
4. Quattro.
5. Si apre il fondo della cartuccia coi denti e si versa la polvere nella camera di sparo.
6. Si inserisce ora il proiettile, assieme alla carta della cartuccia che è legata col filo.
7. Si ruota di nuovo la leva, in avanti, riportandola alla posizione di partenza e serrando bene la camera con l’ingresso della canna (la tenuta dei gas risultante è infatti buona).
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| Caricamento con cartuccia (1849 o 1855, dalle dimensioni…), in cinque foto. Cliccare per ingrandire. |
Alle prove svolte in Belgio nel 1861 si classificò tra gli otto fucili più precisi d’Europa. A blocchi di 100 iarde in 100 iarde arrivò a competere fino alla distanza massima di 1100 iarde (1005 metri). Si trattava naturalmente del M1860, col calibro più moderno da 11,77 mm. Se gli attribuiamo le stesse doti balistiche dei fucili da 11 mm degli anni successivi (Martini-Henry, Gras 1874, Mauser 1871, Vetterli 1870) avrà avuto un tiro preciso fino a 500 metri circa e quindi un discreta precisione residua fino, appunto, a un chilometro.
I fucili del 1855, con il proiettile Tamisier da 623,5 grani e 96 grani di carica, considerando che la quantità di energia cinetica alla bocca è proporzionale alla quantità di polvere da sparo e considerando che con 60 grani di polvere nera un palla minié da 480 grani viaggia a circa 335 m/s (energia: 1740 J), dovevano avere una velocità alla bocca attorno ai 360-370 m/s (energia: 2600-2700 J).
Prossimi articoli di oplologia
Considerazioni su balistica e precisione di palle e proiettili allungati
Fucili ad Ago
Revolver cap-and-ball
Posted by Il Duca Carraronan on 08 apr 2009 | Tagged as: Ebook, Editoria, Giochi, Giochi di Ruolo
Che alla Wizards of the Coast siano degli idioti e dei retrogradi non dovrebbe stupire nessuno. Non è una gran novità che i padroni di Magic: The Gathering e di Dungeons & Dragons (e a loro volta proprietà della Hasbro, il colosso dei giocattoli da 3,8 miliardi di dollari di fatturato nel 2007) abbiano le capacità intellettive di una merda di cane. ^__^
Cosa è successo ultimamente?
La WotC prima di tutto ha intrapreso qualche graziosa causa legale contro otto tizi colpevoli di aver condiviso online il nuovo Player’s Handbook 2 di D&D dopo averlo comprato nel negozio online. Come sempre la questione sollevata è quella dei mancati guadagni determinati dai download dei manuali piratati. Magari col classico ragionamento di “1 download = 1 vendita mancata”?
Il che mi fa pensare alle centinaia di migliaia di copie del primo libro di Doctorow scaricate come eBook gratuiti: ah ah, povero coglione, secondo i saggi protettori del copyright ad ogni costo ha subito danni per milioni di dollari! Poteva essere un gran riccone e invece è ancora solo un ricchione. ^_^
E cosa dire di Gamberetta, che ha messo online il suo primo romanzo, ancora in versione Beta a quanto ho capito, su Fantasy Gamberi?
Ha avuto più di 100 commenti, con decine di lettori accertati (40, mi pare, controllando in fretta i nomi di chi dice di averlo letto). Chissà quanti download reali si nascondono dietro così tanti lettori dichiarati, forse centinaia?
Facciamo per semplicità che i download siano 10 volte i lettori accertati, quindi circa 400.
A 15 euro la copia ci sarebbe un mancato guadagno per Gamberetta, secondo i saggi difensori del copyright, di 6000 euro!
Ommioddio! Presto, corri a fare causa all’Internet!!! ^__^
Violations of our copyrights and piracy of our products hurt not only Wizards of the Coast’s financial health but also the health of whole gaming community including retailers and players. We have brought these suits to stop the illegal activities of these defendants, and to deter future unauthorized and unlawful file-sharing.
(Greg Leeds, amministratore delegato della WotC)
Poi, non sentendosi al sicuro, la WotC ha deciso di proibire ulteriori vendite dei PDF di Dungeons & Dragons. Le vendite dei PDF coprono il 20% circa del mercato dei GdR (nonostante la pirateria).
La Steve Jackson Games stessa, rivale della WotC, ha iniziato pochi anni fa a vendere i PDF dei manuali con pochi mesi di distacco dall’uscita del cartaceo. A quanto ho visto in quei mesi di distacco l’unico modo per avere il nuovo manuale era comprarlo perché nessuno stronzo perdeva ore e ore a scannerizzare qualcosa che entro breve tempo sarebbe stato fornito in PDF OCR di altissima qualità e senza DRM. Un ulteriore stimolo all’acquisto del manuale per chi aveva proprio fretta di leggere le ultime novità, cosa piuttosto normale tra i GdRristi fanatici (io ho quasi tutti i manuali di Gurps 4° edizione).
In più la SJGames vende eBook perché, a detta loro, molti piccoli manuali altamente specialistici venderebbero così poco che l’unico modo per renderli economicamente convenienti è proporli come ebook a prezzo contenuto (e sempre senza alcun DRM o marchio interno col nome dell’acquirente) evitando del tutto il costoso cartaceo. Un’ottima idea!
La WotC ha preferito “proibire”, invece di convivere con la pirateria in modo intelligente. Come se smettere di vendere gli eBook potesse fermare i pirati, che hanno sempre scannerizzato i manuali senza problemi! Al più questa proibizione può fermare gli acquirenti onesti (quel 20% di vendite nei GdR…) che, non potendo comprare l’eBook necessario da affiancare al cartaceo (la funzione di ricerca nel PDF è comodissima!), dovranno per forza scaricarlo in modo illegale.
Ma non è una proibizione eterna, infatti la WotC ha detto:
“We are exploring other options for digital distribution of our content”
Che significa solo una cosa: DRM.
Perché qualcuno dovrebbe pagare per un manuale blindato coi DRM quando può avere gratis un ebook piratato senza DRM?
Perché qualcuno dovrebbe comprare un manuale peggiore della versione piratata e che potrebbe smettere di funzionare, in base alla blindatura utilizzata e al tipo di controllo, se lo si mette su un altro PC -es: il portatile da usare quando si gioca oltre che il fisso- o se si cambia computer o simili?
Mistero. Ma, come detto fin dall’inizio, nessuno si dovrebbe stupire che alla WotC siano degli idioti. E, parallelo ovvio, anche gli eBook Mondadori sono dei .LIT blindatissimi col controllo e l’attivazione via web. Perlomeno quelli che ho visto io. Ma col programma giusto si può, orrendo crimine!, distruggere la blindatura e trasformarli in HTML DRM-Free o simili.
E nel frattempo la concorrenza…
Nel frattempo la concorrenza sta approfittando dell’idiozia della WotC! La White Wolf ha preso la palla al balzo per fare una bella figura e lanciarsi con ancora più vigore nel mercato degli eBook. Tra l’altro ormai D&D 4, che ha lasciato qualsiasi pretesa di credibilità (tanto non funzionava) e ha abbracciato appieno la sua natura gamista, può trovare un valido avversario per contendersi la stessa tipologia di pubblico in un gioco High Fantasy di eroi larger than life come Exalted (alcuni amici mi hanno detto che è molto meglio di D&D, ma io non l’ho mai provato).
In light of recent announcements, some fans have expressed concern over the future of electronic (PDF) format book sales in the RPG industry. White Wolf Publishing today has announced that it currently has no plans to discontinue its existing PDF products.
“Quite the opposite,” says Eddy Webb, the Alternative Publishing Developer for White Wolf. “I believe this is a growing market with potential we haven’t yet had a chance to fully explore, both as publishers and as fans of role-playing games.” Eddy remarked that he has dozens of upcoming PDF-exclusive products on his schedule (Nota: proprio come fa la SJGames per GURPS) in addition to continuing to provide PDF versions of upcoming products, and that White Wolf is still actively looking into returning to the print-on-demand arena.
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To celebrate White Wolf’s continuing devotion to PDF products and reward their growing, loyal fan base, the company is offering a free download of the Exalted Second Edition rulebook as well as a one-time 10% discount on the purchase of any White Wolf PDF titles through DriveThruRPG.com and RPGNow.com from 1 Am Tuesday night/Wednesday morning. Simply enter the coupon code “wwlovesyou” to receive the discount. Both offers expire by midnight (EST) on Sunday, April 12th.
Un ulteriore caso di idiozia, tanto per lollare…
E’ una notizia molto vecchia, ma qualcuno si ricorderà che la Rowling, l’autrice di Harry Potter, in accordo col suo editore aveva proibito qualsiasi rilascio ufficiale in formato eBook dei libri della saga perché terrorizzata dalla pirateria. Come se proibire la vendita dell’eBook, secondo quell’idiota retrograda, potesse far scomparire i libri piratati creati a partire dal cartaceo! LOL!
Non siamo nemmeno al livello di cretineria dei luddisti, che avevano una loro logica, qui siamo ben oltre: siamo all’assenza completa di qualsiasi comprensione della realtà. Ragionamenti da alienata che si tappa le orecchie con le mani, chiude gli occhi di fronte al mondo reale e grida “lalalalalalalalà” fino a quando questi non scompare.
L’unico risultato fu che “Il principe mezzosangue” venne piratato in mezza giornata, in parte come reazione contro l’idiozia della Rowling e, soprattutto, grazie alla certezza che ne valesse la fatica perché non sarebbe mai esistito una versione eBook ufficiale.
Per lo stesso motivo (ma al contrario) nessuno scansiona più i nuovi manuali di GURPS perché c’è la certezza che non ne valga la fatica: entro pochi mesi un PDF di qualità eccellente e privo di DRM sarà in vendita e si potrà distribuire via P2P quello! ^__^
“I’d love to see the expression on Rowling’s face when she finds out that this book got ripped within, what, 11 hours of the release?”
(Uno dei malvagi pirati, sul canale #pottermania di IRC)
Fine del lulz (per oggi).
Posted by Il Duca Carraronan on 04 apr 2009 | Tagged as: Ebook, Editoria, Vita del Duca
Ottime novità per gli eBook: il 2009 si è aperto con un’impennata inaspettata delle vendite! Date un’occhiata alla mail inviata da IDPF (International Digital Publishing Forum) ai membri:
Dear IDPF Members,
eBook sales statistics for January 2009 have been released from the Association of American Publishers (AAP) who collects these statistics in conjunction with the IDPF.
Trade eBook sales were $8,800,000 for January, a very significant 173.6% increase over January 2008.
Just a reminder these are wholesale revenues reported from 13 participating Trade Publishers.Please keep in mind the following:
* This data represents United States revenues only.
* This data represents only trade eBook sales via wholesale channels. Retail numbers may be as much as double the above figures due to industry wholesale discounts.
* This data represents only data submitted from approx. 12 to 15 trade publishers.
* This data does not include library, educational or professional electronic sales.
* The numbers reflect the wholesale revenues of publishers.
* The definition used for reporting electronic book sales is “All books delivered electronically over the Internet OR to hand-held reading devices”.
* The IDPF and AAP began collecting data together starting in Q1 2006.
Ben 8,8 milioni di dollari di vendite per i grossisti nel solo mese di gennaio. Come visto nei mesi scorsi la crescita delle vendite nel settore degli eBook era costante, ma NIENTE di simile era mai accaduto: nell’intero primo quarto del 2008 il volume complessivo era stato di 10,1 milioni.
Se febbraio e marzo 2009 mantenessero lo stesso livello di crescita rispetto ai corrispettivi mesi del 2008 (e non c’è motivo per pensare che non debbano farlo) si avrebbero vendite per 27,6 milioni! In pratica l’intero volume di vendite dei primi sette mesi del 2008 concentrata nel primo trimestre del 2009.
A quanto potrebbe arrivare il volume complessivo dell’anno 2009?
Difficile dirlo. Si possono fare ipotesi, ma con un solo mese di “balzo” ci si può domandare se si tratti di una anomalia statistica (con 13 grossisti interrogati? Difficile…) o se, ottimismo a piene mani, i prossimi mesi possano rivelare impennate ancora più consistenti.
Comunque, a voler proprio fare l’ipotesi, seguendo il trend di crescita noto sui singoli trimestri e applicando l’impennata si potrebbe arrivare a 150 milioni di euro (contro i 52,4 del 2008, già cifra record). Sempre ricordando che sono i volumi di vendite dei grossisti, che con lo sconto del 50% circa fa 300 milioni di euro di vendite al dettaglio. Non è molto, non minaccia ancora l’editoria tradizionale nemmeno per sbaglio, ma diamine: è qualcosa!
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Tant’è che, ulteriore iniezione di ottimismo (come direbbe un certo nano calvo), Amazon afferma che a febbraio su libri di cui era disponibile sia il cartaceo che l’eBook ben il 10% di vendite è stato di eBook. Un decimo delle vendite non è uno scherzo e, a mio parere, è una notizia perfino più entusiasmante degli 8,8 milioni di gennaio.
Inutile precisare che sono felice come un nazista che ha appena ricevuto un Gewehr 43 al posto del Karabiner 98k! Qualcuna mi potrebbe contestare che se è inutile precisarlo, allora non dovrei farlo: devo proprio sottolineare quanto sia poco igienico mettersi a criticare qualcuno con un fucile da battaglia in 7,92 Mauser e il colpo in canna? ^__^
Fonte e ulteriori informazioni: Mark Coker su Smashwords
Ah, una cosa che non c’entra niente con gli eBook: mi sono procurato aggratisse una copia autografata di Wunderkind di D’Andrea G.L., il nuovo libro fantasy italiano edito dall’Immonda Dori. Prima o poi lo leggerò, quando avrò finito i saggi storici in coda di lettura. Ringrazio House of Books per il regalo.
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| L’autografo di D’Andrea G.L.! Si, sono tutta bagnata come una sedicenne dai capelli viola che ha appena ricevuto in regalo un Mauser 1871 con la sciabola-baionetta! |
Posted by Il Duca Carraronan on 01 apr 2009 | Tagged as: Bizzarro, Fantasy, Film e TV, Razzismo e Stereotipi
Post a tema giudaico: lo stereotipo dell’ebreo e una sua possibile trasposizione nel fantasy. Quel tocco di ebraismo che rende il mondo (anche fantasy) più bello e vario. ^_^
Se non ti interessa il film antisemita Jud Süß, salta direttamente a:
1) la favoletta antisemita del fungo ebraico;
2) i folletti ebraici di Harry Potter:
3) la mia idea del Fungoide per ambientazioni fantasy;
4) quattro.
Jud Süß (Süss l’Ebreo)
Süss l’Ebreo è un film di Veit Harlan del 1940 girato per volontà di Joseph Goebbels al fine di illustrare al meglio la visione nazionalsocialista dei giudei. Viene indicato un po’ ovunque come il più abbietto film antisemita e in vari paesi “liberi e democratici” è proibita la vendita/distribuzione della nuova edizione in DVD restaurata (Italia, Germania, Austria e Francia, a quanto riporta la ditta). Date le premesse, non ho potuto resistere: dovevo vederlo!
L’ho scaricato sperando in un film sinceramente disgustoso che giustificasse appieno le censure fasc… democratiche e liberali. Di roba schifosa raccontata sugli ebrei ce n’è a valanghe: torture sugli animali, sacrifici di bambini cristiani, avvelenamento dei pozzi, stupri di donne ariane…
…niente invece, a parte lo “stupro”, l’aspetto fisico stereotipato e le caratteristiche negative che si possono benissimo abbinare ai banchieri/finanzieri di qualsiasi religione. Insomma, nulla di scandaloso. Mi aspettavo di meglio dai nazisti: è tutto qui l’antisemitismo da sfoggiare in un capolavoro della propaganda? Poppanti! Principianti! I Neo-nazi di oggi sanno inventare molte più stronzate dei loro moderatissimi predecessori.
Non mi metterò a parlare della storia del film, del romanzo su cui si basa, della vera vicenda storica di Oppenheimer o del film in sé come opera artistica. Di cinema non capisco un cazzo di niente, per cui non mi pare nemmeno il caso di fare una recensione. E poi ho visto una versione in tedesco con dei pessimi sottotitoli in inglese (mancano alcune battute e ci sono vari errori di battitura) a cura della “International Historic Films” (bravissimi: i Fan Subber fanno lavori migliori gratis!): prima o poi cercherò la versione restaurata nel 2008. Il mio interesse in questa parte dell’articolo è solo mostrare l’ebreo stereotipato che viene rappresentato nel film.
Il film comincia a Stoccarda nel 1733 con il nuovo Duca, Carlo Alessandro (Heinrich George1), che giura di rispettare la Costituzione2 del Württemberg e promette che sotto il suo regno la ricchezza e il benessere del paese crescerà. Il nuovo Duca si è convertito al Cattolicesimo mentre era al servizio dell’Imperatore, ma nonostante la diversa fede i suoi sudditi protestanti lo amano: è un famoso generale che ha combattuto sotto Eugenio di Savoia nella Guerra di Successione Spagnola, ha affrontato con valore i Turchi ed è stato perfino nominato governatore imperiale di Belgrado.
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L’immagine del popolo in festa che acclama il Duca quando passa con la carrozza aperta, a malapena tenuto a bada dai soldati, ricorda le folle di Hitler quando passava con l’auto (ad esempio a Norimberga, si veda il bellissimo documentario “Il Trionfo della Volontà” di Leni Riefensthal). Anche l’idea di mostrare giovani ammiratrici adoranti che sgomitano per vederlo passare ricorda la massiccia presenza femminile tra i supporter più esagitati del Fuhrer (Hitler sottolineò più volte l’importanza determinante delle donne nell’ottenimento del consenso).
Una delle ragazze è talmente esagitata nella lotta per superare il cordone di soldati che le si apre la camicetta (no, i capezzoli non si vedono…) e deve fermarsi per richiuderla. Il Duca, avendo il mio stesso umorismo da bifolco, la indica col braccio teso e ride di gusto.
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Il Duca vuole fare un regalo alla bella Duchessa (Hilde von Stolz) per festeggiare, ma è a corto di soldi. Manda allora il suo assistente, von Remchingen, a Francoforte per comprare qualcosa dal banchiere giudeo Joseph Süss Oppenheimer (Ferdinand Marian3). Nelle strade ebraiche di Francoforte si trovano i primi giudei4 dall’aspetto stereotipato: uomini brutti, con barbe lunghe e nasi adunchi. E l’unica ebrea che si vede, alla finestra con un vecchio, è una graziosa ragazza di nome Rebecca: oltre al nome tipicamente giudaico è anche l’aspetto fisico da intrigante “seduttrice di cristiani” a far parte dello stereotipo razziale.
Bello anche lo scambio di battute tra il vecchio ebreo e quello in strada (Itzak), che riporto un po’ alla buona in italiano:
“Itzak, cosa vorrà quel damerino d’un gentile da Süss Oppenheimer?”
“Hai bisogno di chiederlo?”
“Intendi i soldi?”
(scuotendo la testa) “Essì…”
(ridacchia) “Ma lui non glieli darà?”
“Glieli darà. Glieli deve dare. Così possiamo prendere, prendere, prendere!”
(ridacchia e guarda la ragazza) “Vatti a vestire, Rebecca.”
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Mi sembra inutile spiegare il riferimento all’ebreo usuraio e ricattatore di cristiani “per natura”…
Oppenheimer mostra le sue ricchezze a Remchingen, sotto forma di gioielli nascosti in una cassaforte (stereotipo!), e gli dice che il Duca potrà avere la bella collana di perle per la Duchessa a poco prezzo (10mila talleri invece di 50mila), ma che gliela vuole consegnare di persona e trattare con lui il resto del compenso perché anche se il Duca non ha molti soldi, “il Württemberg è ricco”. Remchingen è stupito: come può un ebreo riuscire ad entrare a Stoccarda? Le leggi lo proibiscono e non è possibile nemmeno al Duca stesso rimuovere quella proibizione senza il favore del Consiglio!
Ma Süss non ha l’aspetto di un tipico ebreo: se si veste da cristiano e si taglia la barba nessuno lo scoprirà. Il segretario di Oppenheimer, Levy (Werner Krauss5), è sconvolto: Süss non ha paura del giudizio del Rabbino Loew? Come può lasciare i vestiti tradizionali e tagliarsi la barba? Ma Süss è pronto a rischiare in modo che gli ebrei possano girare liberamente vestiti di velluto e seta, prima o poi (complotto giudaico!).
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Süss si “traveste da cristiano” e parte in carrozza a velocità folle per raggiungere Stoccarda prima di sera, ma a causa della strada in cattive condizioni finisce per capottare. Fortunatamente per lui (e meno per il Württemberg) passa Dorothea Sturm (Kristina Söderbaum6), la bella figlia del capo del Consiglio provinciale, che dà un passaggio in carrozza al gentiluomo in difficoltà ignorando che sia un orribile ebreo (LOL). Chiaccherando Oppenheimer rivela di aver viaggiato per tutto il mondo: Parigi, Roma ecc… e quando Dorothea gli chiede quale sia la sua patria, lui risponde prima “Ovunque” e poi “Il mondo.”
Un inserimento un po’ forzato visto che per il resto del film questo sentirsi “cittadini del mondo” è del tutto irrilevante: ma come si può resistere a mettere l’immagine dell’ebreo vagabondo che non ha patria e non è fedele a nessuna nazione? In contrapposizione con l’immagine del tedesco fedele fino alla morte alla Germania e alla nazione tedesca…
Il cognome Sturm, sarà solo un caso, ma mi ha ricordato il titolo della rivista antisemita “Der Sturmer” (L’Assaltatore).
Fin da questo primo incontro inizia il corteggiamento di Oppenheimer nei confronti di Dorothea, che non ricambia l’interesse. E anche la tematica dell’ebreo che minaccia la virtù delle brave ragazze ariane è stata inserita. ^_^
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Oppenheimer poco dopo l’ingresso a Stoccarda viene riconosciuto per quello che è (un orribile giudeo!!!), ma orma è troppo tardi: è entrato in città passando il controllo della guardie. È Faber, il segretario del consigliere Sturm e fidanzato di Dorothea a capire la vera natura del gentiluomo. D’altronde, essendo l’eroe ariano della vicenda, non può che avere nel cervello un radar individua ebrei!
Faber parte subito all’attacco minacciando Oppenheimer e dicendogli che se ne deve andare. In tutto il film è l’unico vero caso di razzismo basato sul pregiudizio: tutto il resto dell’odio contro il finanziere ebreo arriverà per buoni motivi. Faber, l’eroe ariano, odia l’ebreo in quanto ebreo, non per quello che ha fatto (nulla, al momento).
Süss arriva al palazzo del Duca, mostra la collana e inizia a sfoggiare il suo viscido servilismo promettendo al Duca tutto quello che il Consiglio gli ha appena negato in quanto “spese ingiustificate”: avrà l’opera, il balletto e le guardie del corpo. Il Duca gongola felice come un coniglietto che ha ricevuto trenta centimetri di pisello su per il culetto.
E durante il balletto, che il Duca chiaramente voleva solo per potersi chiavare qualche bella ragazza in più (ho già fatto notare quanto mi somigli?), Süss fornisce un anello da usare come dono per sedurre la ballerina prescelta. Inizia così la sua nuova carriera di Puttaniere Ducale ufficiale.
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Ma alla fine il Duca si rende conto della cifra enorme che deve a Süss. E sa che non potrà mai pagarla di tasca propria. Süss però gli fa notare che in quanto Duca possiede l’intero Württemberg. E se ben utilizzato vale un sacco di soldi.
Per iniziare a pagare i debiti Süss suggerisce al Duca di concedergli per dieci anni il possesso della strade del paese. Il Duca non capisce la richiesta, ma l’ebreo, con l’abilità tipica della sua gente (stereotipo dell’ebreo astuto e intrigante!!!) gli spiega i vantaggi della proposta: le strade del paese sono ridotte malissimo perché nessuno fa la manutenzione, ma lui può prendersene cura utilizzando parte dei soldi dei pedaggi e dei dazi per l’uso di strade e ponti. Con il margine di guadagno potrà un po’ alla volta cancellare il debito che ha contratto. Il Duca è ancora perplesso. Süss sottolinea che, ovviamente, gli pagherà anche una percentuale dei profitti in cambio. E, in fondo, anche l’Imperatore a Vienna7 ha i suoi ebrei che fanno le stesse cose. A questo punto il Duca accetta.
Süss diventa Ministro delle Finanze.
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Un po’ alla volta il Duca e Oppenheimer impongono una serie di pedaggi e tasse sui beni di consumo che fanno impennare i prezzi di pane, uova, carne, vegetali… ogni cosa. Il consigliere Sturm capisce che il Duca sta ottenendo con la forza del suo potere il denaro che il Consiglio gli aveva negato. E per quanto il suo popolo lo ami, c’è un limite a quello che il Duca può permettersi di fare. In più Faber ha visto un nuovo giudeo, Levy (il segretario di Oppenheimer), fare la spola da un posto di blocco a un altro per controllare la riscossione dei pedaggi su strade e ponti. Gli ebrei hanno perfino pagato soldati per la guardia del corpo del Duca, rendendo così più difficile la possibilità di ribellarsi alle angherie con la forza. Sturm suggerisce a Faber di mantenere la calma: bisogna usare l’intelligenza per vincere contro gli ebrei. Faber commenta che nessuno può essere più intelligente di un ebreo. Ma, ecco un altro stereotipo, Sturm fa notare a Faber che gli ebrei sono solo molto astuti, non intelligenti.
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Le malefatte dell’ebreo continuano: al fabbro Hans Bogner, che non aveva 80 talleri per pagare l’uso della strada, viene demolito il pezzo di casa che sporge costringendo la strada a deviare di pochi metri. I soldati vengono messi a presidiare la casa e le macerie, in modo che il fabbro non ripari il muro per un anno intero. La popolazione è sconvolta. Quando Süss passa in carrozza per mostrare alla sua amante (ovviamente ariana) la geniale punizione, viene assalito dalla folla. Süss ordina di spronare i cavalli per travolgere i dimostranti, senza pietà (altro stereotipo dell’ebreo), ma prima che riesca a fuggire il fabbro raggiunge la carrozza e si mette a demolirla a martellate.
Per soddisfare le voglie del Duca (ho già detto che mi somiglia?), Süss organizza un ballo al castello ducale in cui invita tutte le ragazze delle famiglie borghesi più importanti. Anche la figlia del consigliere Sturm viene invitata, scatenando l’ira del fidanzato Faber e del padre. È chiaro a tutti che l’intenzione dell’ebreo è quella di sedurre le brave ragazze ariane e protestanti per sottometterle alle proprie voglie e a quelle del tirannico Duca cattolico.
Durante la festa da ballo le ragazze più giovani e belle sono state messe a ballare con i soldati in una saletta apposita, mentre i padri, i fidanzati, i fratelli e i cessi si trovano nella sala principale. Così il Duca e Süss possono valutare senza essere disturbati le ragazze e scegliere con quali intrattenersi.
Il Duca sceglie la bella figlia mora di uno dei consiglieri, che è schifata dal grasso tiranno e cerca di fargli capire che preferisce andare via, ma poi si rassegna ai suoi desideri (che altro può fare?). Süss, tanto per cambiare, è sempre ossessionato da Dorothea (anche se non lesina una palpatina alle tette di un’altra ragazza, molto più bendisposta al fascino danaroso del banchiere), ma lei riesce a mettersi in salvo scappando fino al padre che ha abbastanza potere e prestigio per opporsi all’ebreo.
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Faber vuole vendicarsi. Con un paio di amici va da Süss, che sta giocando a carte (Oppenheimer venne anche accusato di avere legami con le case da gioco locali), e lo accusa di sperperare nel gioco d’azzardo i soldi bagnati dal sangue del popolo e di trattare le figlie dei bravi cittadini del Württemberg come puttane. Süss si incazza, ma Faber riesce a fuggire. Però Süss non è scemo e sa che Sturm e Faber sono ora i suoi nemici principali.
Oppenheimer si lamenta subito con il Duca, che appare bello soddisfatto e sorridente (è un chiaro riferimento al fatto di aver appena scopato la brunetta di prima… e devo dire, da collega Duca, che una bella scopata con una ragazza che non lo desidera dà proprio una gran soddisfazione ^__^). Un insulto al Ministro è un insulto al Duca stesso, dice Süss, ma il Duca minimizza il problema.
Süss gli fa notare che fino a quando gli ebrei saranno banditi da Stoccarda, chiunque potrebbe aggredirlo e anche ucciderlo. Il Duca, che non vuole perdere il suo fidato banchiere, decide di riammettere gli ebrei senza ascoltare il parere del Consiglio e, avendo scoperto solo in quel momento che il fabbro aveva aggredito la carrozza di Süss, ordina che venga impiccato. Bravo: severo, ma ingiusto, proprio come me.
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La morte del fabbro, l’ingresso degli ebrei in città e il potere sempre maggiore di Oppenheimer gettano nel panico il Consiglio. Bisogna intervenire subito e far tornare sulla retta via il Duca, per questo decidono di farsi guidare da un ufficiale, Röder, che ha servito in guerra con il Duca ed era diventato suo amico.
I consiglieri entrano senza invito nel palazzo e chiedono al Duca di ascoltare quanto hanno da dire nell’interesse del Württemberg, la cui popolazione è esasperata e pronta alla rivolta. Il Consiglio ha una petizione: bisogna mandare via gli ebrei da Stoccarda, come previsto dalla Costituzione.
Il Duca si rifiuta di esiliarli di nuovo a Francoforte: lui non ha nulla contro gli ebrei e non gli interessa quello che dice la Costituzione.
L’ufficiale dice allora al Duca che se non è disposto a rispettare la Costituzione, quanto meno dovrebbe ascoltare le parole di Martin Lutero: “Tieni in mente, caro Cristiano, che non hai un nemico peggiore dell’Ebreo. È mio sincero parere che si debba dare fuoco alle loro sinagoghe e alle loro scuole. Ci si deve liberare dei loro insegnamenti Talmudici pieni di menzogne. E deve essere loro proibita la pratica dell’usura.”
Il Duca, cattolico e fedele suddito dell’Imperatore d’Austria, si incazza all’idea di dover seguire le follie antisemite di uno schifoso eretico e caccia i consiglieri gridando “Vergogna sul vostro Lutero!” e “Andate via!”.
Altre parole attribuite a Lutero sul tema ebraico:
But the Jews are so hardened that they listen to nothing; though overcome by testimonies they yield not an inch. It is a pernicious race, oppressing all men by their usury and rapine. If they give a prince or magistrate a thousand florins, they extort twenty thousand from the subjects in payment. We must ever keep on guard against them.
(Martin Lutero, Colloquia Mensalia, 863 – tradotto da William Hazlitt)
Oppenheimer suggerisce al Duca di sciogliere il Consiglio e formare un proprio Gabinetto privato formato solo da persone di sicura fedeltà, senza quel facinoroso di Sturm tra i piedi. Il Duca è tentato, ma teme i rischi di una mossa così azzardata. Oppenheimer, conoscendo la superstizione del Duca (d’altronde è cattolico… quindi è anche un retrogrado che si affida alla stregoneria, secondo la visione protestante), gli dice che per rassicurarlo prima di fare qualsiasi mossa azzardata potrà fargli consultare un esperto in grado di leggere gli auspici nelle costellazioni.
Il suddetto esperto non è altro che il rabbino Loew, che però non è un astrologo e non crede in simili stupidaggini superstiziose. Anzi, è convinto che Oppenheimer stia giocando con il fuoco e che prima o poi quello che sta facendo gli si rivolterà contro perché Dio punisce gli ebrei che non sanno stare al proprio posto. Süss accetta le recriminazioni del rabbino contro la vanità e il lusso di cui si circonda, ma si giustifica dicendo che è per un bene maggiore, quello di far trionfare gli ebrei procurando un paese nuovo per Israele (complotto ebraico!!!).
Il rabbino accetta di partecipare alla farsa, ma non di mentire (è peccato): sarà il Duca a capire quel che vuole capire dalle frasi ambigue (ma non menzogne) che gli dirà.
Il Duca chiede al rabbino se può osare mosse avventate o se le stelle gli sono sfavorevoli. “Le stelle non sono né favorevoli né ostili” dice il rabbino, “ma sta scritto” e tira fuori i testi sacri “che le stelle obbediscono a colui che osa”.
Il Duca naturalmente leggerà nelle parole del rabbino un invito a rischiare mosse sempre più azzardate per concentrare il potere nelle proprie mani.
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Süss, per decapitare del tutto l’opposizione privandola di un leader, tenta di convincere Sturm a diventare il capo del nuovo Gabinetto, ma lui rifiuta non perché non si fidi del Duca, ma perché non si fida del suo ministro. Oppenheimer mantiene la calma e si dimostra ancora più affabile, domandando a Sturm perché non possano diventare amici e con, dal suo punto di vista, molta generosità si offre di sposare la figlia di Sturm assicurando così denaro e prestigio ulteriore alla famiglia.
Sturm si rifiuta di dare la sua bella figlia ariana a un ebreo e Süss, sempre con tono amichevole, gli suggerisce di pensarci ancora un po’ e di dare una risposta definitiva il giorno dopo.
Sturm la sera stessa fa sposare Faber con Dorothea: ora sua figlia è intoccabile per l’ebreo. E Süss questa volta si incazza per davvero… e dopo un simile insulto, a mio parere, ha pure ragione a incazzarsi! Sturm si incazza pure lui e caccia Süss dalla propria casa, gridando che nessuno può minacciarlo perché è il Presidente del Consiglio e che nessuno può mettersi tra il Duca e il suo popolo, invitandolo a infrangere il giuramento di rispettare la Costituzione. In più, per sottolineare meglio il concetto, gratifica Süss con un bel (nel sottotitolo inglese) “shit head”. Süss ringrazia per la generosa opinione espressa e se ne va.
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Süss torna in ufficio e ordina al segretario di scrivere un ordine di arresto per Sturm: ci sono testimoni e prove che il consigliere stia tramando contro il Duca e va processato. Sturm viene convocato per essere interrogato, ma si rifiuta di riconoscere Levy come proprio giudice, nonostante l’altro magistrato gli assicuri che sono stati entrambi scelti dal Duca per portare avanti quella indagine. Ma per Sturm non c’è giustizia né onore in un tribunale quando un ebreo osa giudicare un cittadino del Württemberg.
Levy gli contesta di aver tramato contro la vita del Duca e di aver fatto affermazioni sediziose: quando Bogner è stato impiccato vari testimoni affermano che Sturm abbia definito la cosa “un volgare omicidio”. Ma l’impiccagione è avvenuta per ordine e responsabilità del Duca: intendeva forse dire che il Duca è un volgare assassino?
Sturm risponde che anche se l’avesse ordinato l’Imperatore stesso, per lui sarebbe stato un volgare assassino. L’altro magistrato, convinto dell’innocenza di Sturm, cerca di calmarlo, ma questi è fuori di sé e lancia ulteriori insulti e minacce contro gli ebrei. Levy gli risponde “noi sapremo come proteggerci”. Viene incarcerato e accusato con l’ausilio di ulteriori prove prodotte dagli ebrei per incastrarlo.
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Il Consiglio, chiamando a raccolta i capi delle corporazioni e tutti i cittadini più importanti, si riunisce quella notte stessa per decidere di dare un ultimatum al Duca. Oppenheimer avverte il Duca della riunione e gli dice che i consiglieri intendono privarlo del potere e arrestarlo (e in caso di resistenza ucciderlo). Il Duca convoca subito i suoi fedelissimi e le truppe per dichiarare lo scioglimento del Consiglio fino a data da destinarsi.
Quando Röder arriva al palazzo per dare l’ultimatum (mandare via subito gli ebrei!), il servitore negro del Duca lo avverte di quello che è successo. Curioso che l’unico negro del film sia quello che supporta la giusta causa dei ribelli: ma in fondo i nazisti non avevano particolari problemi coi negri (non più razzismo di quello standard nel resto del mondo).
O la cosa va letta in un altro modo? Perfino un negro è migliore degli ebrei e dei cattolici? ^__^
Il Duca manda via Röder, ma il suo discorso ha fatto breccia: l’ebreo Süss ha sì portato ricchezza, ma ha anche creato molti nemici all’interno del popolo. Süss dice al Duca che un sovrano può sbarazzarsi dei suoi nemici, se ha degli amici su cui fare affidamento: deve arruolare dei reggimenti stranieri e usare la forza per governare. Gli occhi porcini del Duca (e anche i miei) sbrilluccicano all’idea di diventare un dittatore vero e proprio, ma è giusto fare una cosa simile generando una simile frattura con il proprio amato popolo?
La bella Duchessa, che ha sentito ogni cosa, entra nello studio e convince il Duca a fidarsi di Süss e fare quello che dice. Il Duca si accorge allora che anche sua moglie, come lui, è stata plagiata dall’ebreo. Quando la Duchessa esce dalla stanza, il Duca urla contro l’ebreo, ma accetta di fare quello che gli è stato chiesto per amore della moglie anche se non si fida più dell’ebreo.
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Il popolo di Stoccarda inizia la ribellione. Viene proclamata la legge marziale e chiuse le porte della città. Süss ottiene l’appoggio dell’intera comunità ebraica che mette a disposizione le proprie ricchezze per stipendiare dei mercenari e attuare il colpo di stato. In un ultimo tentativo di concludere tutto senza spargimenti di sangue, Süss propone ancora a Sturm di diventare il primo ministro del Duca, ma questi rifiuta di diventare il servo di un tiranno e preferisce rimanere in prigione.
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I consiglieri ribelli sanno che gli ebrei stanno finanziando la guerra civile: Faber tenta di lasciare la città per diffondere la ribellione nel resto del paese sfruttando la vecchia parola d’ordine conosciuta da Röder, ma nel frattempo la parola è stata cambiata e viene arrestato.
Süss convince il Duca a lasciargli carta bianca per reprimere la ribellione nel sangue: deve approfittare della festa organizzata per la corte imperiale a Ludwigsburg, andare lì con la Duchessa a divertirsi e, quando tornerà due giorni dopo, sarà diventato un Sovrano Assoluto, come Luigi XIV. Un bel colpo di Stato. Il Duca accetta e parte.
Süss fa ascoltare a Dorothea le urla del marito torturato e le dice che se vuole che venga rilasciato deve concedersi a lui. Dorothea resiste all’inizio, ma le urla del marito sono strazianti. Süss la spinge sul letto. Non viene spiegato se Dorothea accetta di tradire il marito con Süss per salvarlo o se Süss la violenta e si ritiene soddisfatto così, ma alla fine Faber viene rilasciato (sotto lo sguardo stupito di Levy, che si domanda se Süss sia impazzito… effettivamente poteva farlo ammazzare lo stesso, no?) e Dorothea fugge e si annega nel fiume.
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Süss ha raggiunto Ludwigsburg, ma nel frattempo Faber ha trovato il cadavere di Dorothea nel fiume e la popolazione in rivolta ha assaltato il palazzo ducale e ucciso il segretario. Contro un’intera città in rivolta i pochi soldati messi a presidiare le porte non bastano più: aprono le porte e lasciano passare Röder, diretto a Ludwigsburg per accusare il Duca dei suoi misfatti di fronte alla corte imperiale.
Il Duca, ubriaco e sempre incazzato come me, tira fuori lo spadino e sta per uccidere Faber, ma a metà gesto si becca un infarto e crepa. Süss non ha più nessuno che lo protegga. Viene processato e condannato a morte per impiccagione non per spirito di “vendetta” , come dice Sturm, ma solo per “giustizia”. E la morale della storia la potete leggere nell’ultimo screen qui sotto… ^__^
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Nell’insieme è un bel film, un buon dramma storico, se lo si guarda per quello che è, senza pregiudizi contro i film antisemiti degni di quelli di Faber contro gli ebrei. ^__^
Come film antisemita è decisamente sopravvalutato. Magari fosse solo questa la propaganda antisemita…
Ancora nasi adunchi in Der Ewige Jude
“Der Ewige Jude” (L’Eterno Ebreo, equivalente all’Ebreo Errante in italiano) è un altro dei filmoni della propaganda nazista. Magari ne parlerò meglio un’altra volta, se no finisce che intaso del tutto il thread a furia di stronzate e ancora non siamo andati a finire sul fantasy, dove volevo andare a parare io…
Beccatevi i volti dal naso adunco delle locandine!
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Favole antisemite!
Frugando in cerca del “fungo ebraico” (avevo vaghi ricordi di questa immagina, vista chissà quanto tempo fa…) ho finalmente trovato il libro di favole “Der Giftpilz“, pubblicato a Norimberga nel 1938 dalla rivista “Der Stürmer” di Julius Streicher.
La prima favola è proprio quella del “Fungo velenoso” in cui una madre col suo bambino raccolgono funghi nella foresta e il bambino ne trova alcuni velenosi. La madre spiega al figlio che i funghi non sono tutti uguali, perché ci sono quelli buoni e ci sono quelli cattivi. Quando tornano a casa riprende il discorso e spiega al bambino che anche gli umani si dividono in buoni e cattivi, ma il bambino sa già questo: il maestro di scuola ha detto molte volte di stare attenti agli ebrei, che sono pericolosi!
La madre è compiaciuta dell’intelligenza del figlio e gli spiega che come esistono funghi velenosi di molte forme così esistono molte forme di ebrei velenosi: c’è l’ebreo medico, l’ebreo macellaio… e perfino l’ebreo battezzato!
E come un singolo fungo velenoso è in grado di uccidere un’intera famiglia, così un singolo ebreo può portare alla rovina una famiglia o un villaggio o perfino un intero popolo! Il bambino è stupito: ma tutti sanno che bisogna stare attenti agli ebrei?
Sfortunatamente no, dice la madre, molti milioni di persone vivono nell’ignoranza del pericolo giudaico e così rischiano la propria vita e mettono al rischio quella di molti altri: per questo chi è informato deve fare tutto il possibile per portare questa conoscenza a chi è ignorante!
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Per chi è interessato il testo inglese di queste belle favolette si trova qui. Possono sempre far comodo per chi ha dei bambini piccoli. Più male di gran parte del Fantasy prodotto o della Televisione non possono certo fare…
Un’ulteriore curiosità su “Der Stürmer”: quella rivista era considerata così antisemita da disgustare molti dei gerarchi nazisti, che la trovavano volgare e piena di ridicole assurdità. Cioè, LOL, non piaceva nemmeno ai nazisti questa roba! ^__^
Baldur von Schirach, leader della Gioventù Hitleriana ne proibì espressamente la distribuzione presso le strutture del gruppo e lo stesso fece Hermann Göring, proibendo Der Stürmer in tutti gli uffici sottoposti alla sua autorità.
Ecco qualche esempio visivo delle pubblicazioni di Julius Streicher in cui si accusavano gli ebrei di pedofilia, sacrifici umani, cannibalismo, stupro, satanismo, usura, tortura sugli animali (a causa del rito biblico della sgozzamento, praticato anche dagli islamici), allevamento di conigli e tante altre belle cosette…
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| Cliccare per ingrandire. |
I famosi Protocolli e il complotto ebraico…
Spero che la descrizione degli eventi del film “Süss l’ebreo” abbia permesso ai meno avvezzi all’antisemitismo di farsi un quadretto dello stereotipo giudaico. Gli ebrei sono rappresentati come persone spregevoli, brutte, con grandi nasi adunchi (talvolta anche coi vestiti tradizionali e la barba, ma NON sono fondamentali!), avidi, disposti a far prestiti a qualunque governante voglia i loro soldi, ricattatori ecc…
…in pratica una razza di banchieri. ^__^
Ed effettivamente l’idea di voler governare il mondo attraverso il capitalismo e le banche, e il mondo libero “capitalista” come necessità per amplificare il proprio potere (che non potrebbe essere altrettanto grande in dittature autoritarie pronte a usare la violenza e i pogrom quando minacciate), è proprio ciò che ha acceso di più l’immaginario degli antisemiti.
Chi non conosce “I Protocolli dei Savi di Sion“, un falso storico costruito in Russia a partire da opere precedenti e utilizzato per accusare gli ebrei proprio delle cose scritte sopra? Venne utilizzato prima dallo Zar, poi dai Nazisti e ora dai paesi islamici per giustificare la necessità di eliminare gli ebrei che complottano per il dominio mondiale tramite il sistema bancario. LOL!
Maggiori informazioni sul falso storico dei Protocolli qui, ma attenzione: i neonazi confermano che anche Wikipedia è in mano ai giudei!!! Ke paura!!!!111oneoneone
Tra l’altro i Protocolli vanno molto di moda, oltre che nei paesi islamici e in Sud America, anche in Giappone. Si veda questo link per maggiori informazioni. Le scimmie gialle di quell’isola là hanno buon gusto! ^_^
Gli ebrei di Harry Potter
Guardando i film di Harry Potter ero rimasto piacevolmente sorpreso dall’aspetto dei folletti (goblin nella versione inglese) della banca Gringott: sembravano una versione fantasy dell’ebreo! Una intera razza di soli banchieri, bassi, con lunghi nasi adunchi, brutte facce e un aspetto generale che ispira pochissima fiducia. Macchiette ebraiche.
Solleticato dalla cosa, anche se sfortunatamente per ora ho letto solo i primi due libri della serie, mi sono messo a cercare ulteriori informazioni in internet per saperne di più.
I Goblin gestiscono La Banca dei maghi per eccellenza, ovvero la Gringott. Custodiscono i beni di tutti i maghi, buoni e cattivi, senza schierarsi: per loro contano solo gli affari, non quanto spregevoli siano quelli con cui li fanno. Sono creature miserabili, infide, avide, di cui non ci si può fidare. Nel corso della storia sono state perseguitati, si sono ribellati, e in generale i maghi non hanno mai voluto né potuto fidarsi di loro. Però sono utili, perché sono i migliori banchieri del mondo.
Mi suona giusto-giusto un campanellino nella testa… a voi no?
Ho scoperto di non essere l’unico ad avere visto lo stereotipo del banchiere ebreo in quelle affascinanti creature fantasy. In questo articolo di Dana Goldstein, “Harry Potter and the Complicated Identity Politics“, si trovano informazioni interessanti.
Goblins in the series are humanoid beings (they can mate with people) skilled at forging metal and protecting valuables. Harry and Ron distrust goblins, but the naïve Hermione reminds them that wizards have been cruel to goblins throughout history, provoking bad behavior from the creatures. Against his better instincts, Harry cuts a deal with the goblin Griphook: In exchange for help in obtaining a magical object deep with a protected vault, Harry will give Griphook a valuable medieval sword he has inherited. But Harry soon learns goblin ideas of ownership are different than human ideas; while people believe they own an object once they pay for it and can pass it to whomever they like, goblins believe a valuable object must be returned to its creator — often a goblin — upon its purchaser’s death. Thus, Griphook steals the sword from Harry without fully upholding his end of the bargain. The ultimate judgment is that whole categories of creatures, even those whose blood is intermingled in the human race, cannot be trusted.
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| Naso adunco, brutto aspetto, labbroni schifosi… è solo una mia impressione? |
Niente di male negli “ebrei potteriani”, anzi, è divertente vedere che oltre alle creature fantastiche della Mitologia anche quelle del Razzismo possono trovare il loro posto nei mondi fantastici. Ho già qualche idea sui negri-scimmia e cosette simili… e perché no, anche sugli ebrei per un’ambientazione pesantemente ispirata all’Ottocento. ^_^
Giudaizzare un po’ il fantasy con l’ebreo fungo
Al posto del giudeo umano, imitando quanto fatto (senza intenti razzisti) dalla Rowling, si può inventare un creatura fantastica apposita che assuma le caratteristiche negative dello stereotipo ebraico. Un’idea che mi era venuta era quella di una sorta di “ebreo fungo” ispirato alla copertina del libro di favole. Propongo qui un po’ di idee e varianti per chi volesse prendere ispirazione.
Il fungoide (o miconide o fungheo o quel cavolo di nome che gli si vuole dare) è un uomanoide basso, sgraziato, tozzo, con braccia e gambe corte, il volto brutto e rugoso, il naso adunco e le labbra come grassi vermi viscidi. La testa, priva di un collo apprezzabile, termina con un cappello da fungo, più o meno pronunciato. Una barba di licheni cresce sulla mandibola.
Vive nelle fogne o in stamberghe, proliferando nella sporcizia e al buio, tra i rifiuti prodotti dagli umani, insomma in luoghi dove trionfa il degrado morale e materiale. Come una muffa o un parassita o, appunto, un fungo che cresce sul marcio.
Nonostante dispongano di un’intelligenza umana (o è meglio dire “di notevole furbizia”?) sono disprezzati da tutte le specie superiori. Non sono loro concessi gran parte dei diritti che le altre razze hanno, ad esempio quello di possedere appezzamenti di terra o di fare gli artigiani o di votare ecc… Sono dei paria.
Ma i funghi conoscono molte cose: i funghetti generati delle loro spore, che nel corso degli anni crescono fino a diventare veri fungoidi alti un metro e più, all’inizio sono così piccoli e indistinguibili da comuni muffe e funghi da potersi infiltrare in ogni luogo “umido” per spiare e riferire le informazioni raccolte al padre.
Per sopravvivere tra gli umani si sono adattati e, rubando e accumulando denaro (in fondo per chi mangia immondizia, ama il degrado e si veste di stracci non c’è molto motivo di spendere soldi), si sono alla fine trasformati in usurai.
Il denaro che possiedono è nascosto in luoghi segreti, si dice nelle fogne, in tunnel disgustosi dove i fungoidi possono entrare solo perché i predatori locali non li vogliono mangiare e il puzzo mefitico non li turba. Accumulano denaro per il gusto di accumularlo, per poterlo vedere e utilizzarlo per costringere al proprio volere le “razze superiori”.
Nulla rende più felice un fungoide di vedere un mercante strangolato dall’usura che si suicida o di far spezzare i pollici a un manovale carico di debiti che, il fungo lo sa fin dall’inizio, non avrebbe mai potuto ripagare.
Si dice che tutti i fungoidi, che siano alti un metro o siano funghetti grandi come bottoni, ubbidiscono a un fungo gigantesco che comanda tutta la colonia cittadina servito dalla sua corte di anziani alti anche due o tre metri.
O forse tutti i funghi più anziani si fondono in un solo mostruoso Padre Fungo che contiene i ricordi e la sapienza di tutti i suoi figli e dalle fogne guida il progetto di funghizzazione della città. In fondo nessuno ha mai visto un fungoide morire di vecchiaia e chissà dove spariscono dopo una certa età…
I fungoidi non hanno femmine: i padri generano i figli deponendo le spore nella sporcizia e lì loro crescono e si nutrono. Forse hanno periodi riproduttivi specifici o forse no. Alternativa: le spore vengono sparate in aria e se raggiungono una donna gravida possono infettare il feto. Il bambino nasce deforme, con la pelle butterata e deformità di altro tipo, morendo poco dopo il parto o addirittura uscendo fuori già morto. Dal cadavere nascono i funghetti, in grado di individuare e raggiungere il padre seguendo la sua scia olfattiva.
E qui si può aggiungere la leggenda secondo cui ogni tanto nascono bambini-fungo che sopravvivono e, in virtù della loro intelligenza umana, guidano gli altri funghi dalla profondità delle fogne decidendo la strategia della colonia. Questa leggenda può essere in aggiunta o in sostituzione delle teorie del grande Padre Fungo.
Altra idea: il fungoide come parassita/malattia!
I fungoidi non sono una specie in sé, ma sono parassiti che prendono possesso delle altre creature. Ci sono pochi fungoidi riconoscibili, quelli più anziani, ormai ridotti ai mostri deformi col naso adunco e la testa a cappello descritti prima. Ma in origine tutti i fungoidi sono umani (o elfi, nani, quel cavolo che vi pare più adatto, basta che siano una specie dominante molto comune).
Quando vengono contagiati dalle spore iniziano una lenta trasformazione: cominciando a diventare solitari, asociali, rifiutano di lavarsi, allontanano i famigliari, torturano piccoli animali, stuprano e rubano… un po’ alla volta il loro naso prenda la forma a becco, la pelle diventa spugnosa e assume colori fungheschi (Verde? Marroncino? Un bianco malaticcio?). Diventano appieno uomini-fungo.
Diventare fungoidi è quindi una malattia. Il fungo è un parassita che cresce nel corpo dell’individuo e ne cambia il corpo, portandolo all’isolamento e alla follia criminale.
Alternativa: il fungo non è un semplice parassita privo di intelligenza, ma è un essere senziente vero e proprio che a trasformazione completa, quando ha preso completo controllo della mente, possiede il nuovo corpo e tutti i suoi ricordi.
L’invasione degli ultrafunghi…
Ma i contagiati come subiscono il contagio? L’idea delle spore sparate e assorbite era carino come “pericolo” per le donne incinte, ma se la gente iniziasse a mutare in massa così sarebbe pericoloso per gli stessi funghi: in breve le autorità metterebbero a fuoco ogni anfratto per purificarlo e sigillerebbero tutti i tombini. Gli affari da usuraio languirebbero non poco…
Si può decidere che il contagio sia una scelta della vittima: i funghi hanno una loro religione, basata sull’assunzione di droghe psichedeliche per raggiungere l’unità tra mente e corpo e vedere il Grande Fungo. Assumendo il fungo allucinogeno del Padre nel corso dei riti religiosi, come una sorta di eucarestia allucinogena, si viene sempre più contagiati e lentamente si muta, consapevoli della mutazione (fa parte delle fasi avanzate del culto), fino a divenire fungoidi. I funghi corrompono le brave persone portandole al loro malvagio credo… ^__^
In fondo anche l’Ergot, che contiene il potentissimo LSD-25, altro non è che un fungo che cresce sulla segale (rendendola appunto “cornuta”).
I contagiati si uniscono alla colonia dei funghi, in una sorta di ghetto, praticando il crimine, l’usura ecc… e adorando il culto del Grande Padre Fungo. In questo caso il vecchio fungoide deforme assume il ruolo giudaico dell’untore (magari unito a quello dell’avvelenatore di pozzi, se contamina le scorte idriche).
Anche in questo caso non c’è bisogno di distinguere fungoidi maschi e femmine: la riproduzione non prevede rapporti sessuali o inseminazione di ovuli da parte di partner distinti. Per cui non esistono nemmeno “famiglie”, ma solo l’unità della colonia in una rigida gerarchia che va dal più anziano al più giovane.
E se invece inserissimo le femmine?
Una buona idea per le femmine può essere quella dell’intrigante prostituta ebrea che seduce e corrompe i bravi uomini. La femmina fungoide ha l’aspetto di una bella ragazza, con o senza sintomi della funghizzazione, che usa il proprio fascino per diffondere le spore tramite il rapporto sessuale, attraverso le mucose genitali (al posto o in aggiunta a ciò che fa il fungo anziano che le spruzza nell’aria). Oppure la funghetta può semplicemente sedurre gli uomini portandoli al Culto del Padre Fungo un po’ per volta, iniziando con la somministrazione di minuscole dosi della droga per amplificare il piacere sessuale.
La forma della fungoide deve variare in base al tipo di ambientazione e alla predisposizione al sesso interrazziale: in alcuni le uniche fungoidi di successo saranno quelle identiche alle umane, con pochissimi segni di mutazione, in modo da essere ancora attraenti; in altre invece la fungoide può essere semplicemente prole di un Padre fungo in grado sia di produrre figli maschi (bassi e brutti, ma astuti) che figlie femmine (belle, ma meno furbe). In tal caso le femmine possono essere a loro modo “attraenti” pur senza essere umane/elfe/quel-che-è: tipo in certi Hentai con le ragazze mostro…
Questa distinzione maschio-femmina, come impostata da me, non è importante per la riproduzione della Colonia che continua a NON essere sessuata, ma va vista solo come “divisione dei ruoli” in cui si è sviluppato un ceppo di fungoidi altamente specializzati nella diffusione del contagio tra gli umani.
E queste sono solo le prime idee che mi sono venute mentre scrivevo: ci sono un sacco di possibilità per sbizzarrirsi con i fungoidi e creare la propria razza di “parassiti usurai”, magari da inserire in un’ambientazione fantasy industrializzata di ispirazione Ottocentesca (steamfantasy) simili alla New Crobuzon del mondo di Bas-Lag o alla Tarant di Arcanum.
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Nota sul “divieto” in Italia: probabilmente non è proprio “proibito” in Italia, ma, in accordo con la Legge Mancino (modificata nel 2006 in senso meno rigido), un’eventuale distribuzione del film porterebbe venditori e ditte ad essere accusati di “propaganda dell’odio razziale” (gli inviti a bruciare le sinagoghe, cacciare gli ebrei ecc… sono molto forti: il film stesso era usato per caricare di giusta rabbia i soldati delle SS che dovevano partire per i paesi slavi), con conseguente pena pecuniaria, carcere e sequestro per legge di tutto il materiale. Libera diffusione, no? La censura non è solo ciò che riporta sopra l’etichetta “censurato”. ^__^ Torna in cima.
1: attore tedesco, 1893-1946, morto nel campo di concentramento di Sachsenhausen (Campo Speciale n°7 per nemici politici sotto il regime di Stalin) dopo un intervento di appendicite. Uno dei suoi primi ruoli fu nel film “Metropolis” di Fritz Lang. Prima della presa del potere da parte dei Nazisti era militante del Partito Comunista, motivo per cui sotto il regime ebbe difficoltà a lavorare. Alla fine riuscì a mettersi a capo di un gruppo di “attori indesiderati” e recitò in vari film di propaganda prima e durante la seconda guerra mondiale. Torna in cima.
2: nel film viene usato il termine “Verfassung”, che indica proprio la Costituzione, ma questo termine non è del tutto corretto. Il Württemberg non ebbe una Costituzione fino al 1819. Quello a cui si riferiscono nel film è una sorta di patto tra i cittadini e i Duchi del Württemberg, sotto forma di un serie di leggi e concessioni le cui origini risalgono al 1514, che tra le altre cose garantiva al Consiglio a Stoccarda di poter controllare gli aspetti finanziari mettendo ai voti le richieste del Duca. Nei documenti d’epoca è chiamato “das gute alte Recht” (la buona vecchia Legge).
Per maggiori informazioni si veda “War, State and Society in Württemberg, 1677-1793″ di Peter Wilson. Torna in cima.
3: attore austriaco, 1902-1946, morto in un incidente d’auto. La sua interpretazione di Süss è straordinaria, perfetta, forse anche grazie allo “stimolo ricevuto”: dopo aver rifiutato la prima volta di partecipare al film, Goebbels in persona lo ricattò minacciando la vita del suo figliastro mezzo-ebreo (confessato da Marian in un’intervista dopo la guerra). Nonostante questo, Marian divenne un “paria” del cinema. Alcuni sostengono che dietro l’incidente d’auto vi sia un suicidio. Torna in cima.
4: gran parte degli ebrei dal naso adunco che appaiono nel film sono veri ebrei, rastrellati dalle SS nel ghetto di Praga e costretti a recitare nel film. Gli ebrei del film vengono rappresentati come ebrei slavi, non tedeschi, per giustificare la dura politica nei territori slavi occupati. A Praga sono state girate anche le scene giudaiche di massa, come l’ingresso degli ebrei e le cerimonie religiose. Torna in cima.
5: attore cinematografico e teatrale tedesco, 1884-1959. In questo film interpreta sia il ruolo del segretario Levy che quello dell’anziano rabbino Loew. Krauss, famoso per la sua interpretazione diabolica in “Das Cabinet des Dr. Caligari” (1920), abbracciò l’ideologia nazista e divenne Attore di Stato sotto Goebbels. È ricordato anche per l’ottima interpretazione dell’usuraio ebreo Shylock in “Il Mercante di Venezia” durante le rappresentazioni a Vienna del 1943. Dopo la guerra venne perdonato per la sua adesione al nazismo e ammesso ai festival del cinema tedeschi. Torna in cima.
6: attrice svedese, 1912-2001. Moglie del regista Veit Harlan, divenne famosa per i suoi ruoli tragici guadagnandosi il nomignolo di Reichswasserleiche (che suona tipo “l’annegata del Reich”, riferimento alla fine di Dorothea in questo film). Come gran parte delle più amate attrici del cinema del Terzo Reich era una straniera. Torna in cima.
7: l’uso di banchieri ebrei era molto comune e alcuni luoghi comuni sulla diffusa presenza ebraica nel sistema bancario mondiale dei paesi occidentali fino alla seconda guerra mondiale sono effettivamente non del tutto privi di fondamento (ma questo non significa che vi fosse un qualche genere di “complotto giudaico”). Tornando al personaggio storico di Süss Oppenheimer va fatto notare che era nipote di Samuel Oppenheimer, banchiere personale dell’Imperatore Leopoldo I d’Austria fino a pochi decenni prima. Torna in cima.