giugno 2009

Archivio del Mese

Steam Mech: Leviathan di Scott Westerfeld e Steam Wars di Larry Blamire

Posted by on 28 giu 2009 | Tagged as: Libri, Mech e Robot, Steamfantasy, Steampunk

Avevo già accennato da altre parti che Scott Card, mesi fa, aveva annunciato di stare lavorando a una trilogia per Young Adults ambientata in un mondo Steampunk Fantasy.
Visto il “segnale” positivo ho proseguito le ricerche e un paio di settimane fa mi sono imbattuto in un’opera che pur non essendo Fantasy (almeno non credo… non mi pare) è anch’essa Steampunk ed è dedicata pure lei a un pubblico giovane: Leviathan.
L’autore non è l’ultimo degli sconosciuti, ma Scott Westerfeld.
Ok, non è famoso come la Rowling, ma non è nemmeno M. C. Williams. ^__^

Scott Card e Scott Westerfeld che si muovono in periodi ravvicinati per pubblicare roba Steampunk quando, beh, tutti i segnali fanno pensare che lo Steampunk (fantasy o meno) piaccia sempre più…
…mi fa sospettare che si muovano in quella direzione perché hanno ottimi motivi per ritenere che ci possa esserci un ulteriore boom di interesse. Anzi, c’è già da tempo un revival di interesse per gli elementi “steam” (se non per lo steampunk in sé) come dimostrano videogiochi, forum, blog e perfino una rivista dedicata:
la domanda va solo soddisfatta.

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Copertina statunitense di Leviathan

Una corazzata terrestre di mille tonnellate che si muove su otto gambe di ferro come un letale ragno gigante. Una aeronave da guerra plasmata con i corpi di un capodoglio, api, pipistrelli, falchi e un mucchio di idrogeno. Queste sono due delle bizzarrie Steampunk del romanzo “Leviathan” di Scott Westerfeld, la cui uscita è prevista per il 6 ottobre 2009.

Non so dire se il romanzo abbia l’approccio e i contenuti necessari per aspirare ad essere anche New Weird (anche se, dalla lista di libri New Weird e dalla lettura dell’antologia di Vandermeer, sembrerebbe che nonostante la precisa definizione data anche il cesso della stazione sia quanto meno uno “stimulus” del genere…), ma in fondo chissenefotte.

La storia è ambientata in un 1914 alternativo, steampunk, in cui il mondo è diviso tra due scuole di pensiero militare: i Clankers (“casinari”?) che fondano la loro tecnologia sul ferro e sui motori a vapore, con anacronismi tecnologici steampunk “tradizionali”, e i Darwinisti che plasmano gli animali in armi e veicoli con la loro evolutissima bioingegneria. Il Leviathan del titolo è una di queste macchine viventi.

Clankers sono gli Imperi Centrali, Austria e Germania, opposti proprio come nel nostro 1914 all’alleanza Anglo-Francese, di ispirazione Darwinista. Su Russia, Italia, Impero Ottomano e compagnia bella, non so dire come siano orientati tecnologicamente o se siano più “arretrati” e quindi “normali”.

Ora la trama dell’opera in poche parole…

Quando l’Arciduca d’Austria Francesco Ferdinando e sua moglie vengono assassinati, i loro fidati consiglieri decidono di trasferire il loro unico figlio, il Principe Alek, in un luogo sicuro: un castello abbandonato nel mezzo di una invernale terra di nessuno (Scozia?).
Nel frattempo Deryn Sharp, una “maschiaccia” britannica, ha deciso di camuffarsi da ragazzo per arruolarsi nel British Air Service, una forza aerea Darwinista che impiega come veicoli da combattimento animali plasmati con la bioingegneria.
Ovviamente questi due personaggi finiranno per incontrarsi. La Guerra Mondiale tra Clankers e Darwinisti sarà inevitabile o le due alleanze riusciranno ad evitarla (tipo prendendo a calci in culo la Serbia, o chi cavolo ha ucciso l’Arciduca in questa ambientazione, e basta)?

Sotto potete vedere la vecchia copertina dell’edizione americana e quella confermata per l’edizione inglese. Westerfeld non ha ancora mostrato la copertina scelta per l’edizione francese. Potete trovare ulteriori informazioni nel blog dell’autore.

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Vecchia illustrazione di copertina dell’edizione statunitense
e copertina confermata di quella inglese

Ed ecco il commento di un lettore:

Westerfeld has kicked off his new series with bang, averaging more battles and bombings per chapter than a textbook on both World Wars combined. If nonstop-action and edge of your seat suspense is your cup of java, then this roaring, clanking, hissing, spitting, steaming trilogy opener is perfect for you, gentle reader.

Come commento, anche detto da uno che si è accaparrato una delle copie distribuite in anteprima con mesi di anticipo, mi pare un pochino esagerato. Ma il libro sembra interessante, anche se classificato per young adults. E in più, come spiega l’autore, il libro conterrà ben 50 illustrazioni in bianco e nero a cura di Keith Thompson: questo ha lo scopo di imitare i romanzi del periodo, che erano spesso illustrati (chi non ricorda le illustrazioni de I Miserabili o di tanti altre opere tra la metà dell’Ottocento e la Grande Guerra?). E in più le illustrazioni aiuteranno il lettore a visualizzare i mostri strambi che popolano l’ambientazione. Fa molto Light Novel giapponese. L’idea mi pare eccellente.
Un po’ per volta verranno pubblicate anche sul blog di Westerfeld, fino alla pubblicazione del libro. Quando uscirà me lo procurerò originale, senza aspettare settimane o mesi per una versione piratata.

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La prima illustrazione resa pubblica da Westerfeld

L’idea del confronto tra nazioni tecnologiche classiche, base sul ferro e sui motori (a vapore), e nazioni diverse, basate su una bioingegneria che, non spariamo cazzate, è “magia” con un altro nome, è lo stesso che avevo avuto io per la mia ambientazione. Ricordo ancora i lollosi rospi-mortaio. ^__^
Questo ancora nel 2007, prima che l’ambientazione diventasse più steampunk, raggiungendo un pieno livello di steamfantasy, come è ora. Quindi non posso certo dire che l’ìdea mi dispiaccia! È piuttosto tradizionale e odora di “già visto” a otto chilometri di distanza[Nota], ma è meno banale di tante altre cose che popolano i romanzi di speculative fiction e penso che abbia delle potenzialità (se no non l’avrei utilizzata pure io).

Comunque, nonostante questa pseudo-magia spacciata per bioingegneria, l’ambientazione appare solo Steampunk e non Steamfantasy. E credo che non ci sia nemmeno da discuterne: le componenti fantasy non mi pare ci siano, o comunque quel poco che c’è ricade nell’ambito delle stupidaggini in stile Steampunk e non del fantasy vero e proprio.

Il testo ha di buono, a quanto ho capito, di aver esaltato la parte di immaginario Steampunk legato alla tecnologia, operazione necessaria quando l’ambientazione stessa NON è nemmeno più quella Vittoriana (e neanche Edoardiana): se non si mettono Mech a vapore e mostri biomeccanici, cosa diavolo ne rimarrebbe dello Steampunk dichiarato? ^__^

Carina anche l’idea dei Mech a vapore, bisogna solo sperare che venga sfruttata per bene: quello nella vecchia copertina USA, color khaki/senape e con delle belle croci patenti in nero, spacca di brutto! Mi ricorda la mie vecchie farneticazioni sulla Guerra Franco-Prussiana coi Mech.^__^
Farebbe molto Sakura Wars se ci fossero anche i piloti che usano i poteri spirituali per la guida, lol.

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Qualche Mech da Sakura Wars: notate le piastre di metallo imbullonato che fanno molto carro della prima guerra mondiale, come il mitico A7V tedesco

Comunque, in linea generale, continuo a preferire i Golem a Vapore tecnomagici. Sono molto più Steamfantasy, col cervello gelatinoso dominato da uno spirito elementale (il cervello positronico di Asimov in versione fantasy), i tubicini colmi di liquame sotto la corazza e il risveglio lento pieno di interruttori da premere, col motore a kerosene che porta il bollitore in pressione e un indicatore meccanico a due cifre che scatta con dei “TONG!” durante le operazioni di avvio e diagnostica messe in atto dal cervello per riprendere la guida del proprio corpo meccanico. E in caso di guasto l’addetto controlla sul manuale il codice dell’ultima operazione.

Ma anche così, come semplici Mech a vapore (e Mech enormi come corazzate terrestri, a quanto pare, proprio come il “O-Daisuchiimu” della Guerra Russo-Giapponese descritto in GURPS Steampunk), dovrebbero far felice il buon Larry Blamire, che dagli anni ’70 continua a girare attorno all’idea di un’ambientazione vittoriana piena di Mech da combattimento. Si, alcuni anni prima che si coniasse il termine Steampunk e molto prima che lo Steampunk “maturo” prendesse la deriva tecnologica-anacronistica per cui è diventato famoso.

Larry e il suo STEAM WARS (si, il nome esisteva prima ancora che qualcuno iniziasse a usarlo per indicare la versione Steampunk di Star Wars) mi stanno simpatici: è il tipo di Steampunk che preferisco, quello fatto di anacronismi tecnologici e non quello di stupidaggini magiche alla Jeter/Powers.
E le immagini sono molto carine, pur nella loro colossale idiozia: perché mech bipedi e non veicoli ruotati o cingolati? Ma soprattutto perché diamine i piloti devono essere così allo scoperto?

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1896: “runabout” prussiano e USSF Jefferson
e un enorme Gunrig classe Goliath

Da: WHY STEAM WARS IS LIKE A JEALOUS MISTRESS
[dopo più di 20 anni di tentennamenti...] I decided to get things rolling once and for all by setting up the world of the piece, presenting it to the public, finally organizing notes, sketches and paintings–a solid support for the film concept I’ll be shopping around. I’ve rewritten the treatment, solidified the characters. I’m recently discovering–much to my embarrassing ignorance–things like steam punk and manga involving giant robots (sorry, I was busy!). But perhaps creating on the sidelines in ignorant bliss allows SW to remain fresh, unique to the way I see it. I have caught the amazing trailers for STEAMBOY though, and all I can say is IT LOOKS GREAT. Can’t wait to see it. And I hope it does HUGE.

I see STEAM WARS as clearly as if it’s being projected–a tough, gritty, colorful but realistic live-action adventure with a wry sense of humor. Yes, I said realistic. It’s my intention that the steam rigs not be treated self-consciously. I’m not tracing a history of steam warfare– when the story opens we are thrust into the middle of a battle. I see these not as robots but as fighting machines like tanks or submarines, manned by crews who approach their specified tasks as a normal workday–and we’ll see their operation down to the smallest detail. The Victorian conceit here just happens to be that war is fought in these eccentric walking battleships. In introducing this single fantastic element, it’s important to me to remain matter of fact, with a technology that seems right for the period.

Onestamente ho un po’ di simpatia per un artista, sceneggiatore e scrittore dilettante che ha ideato in modo indipendente le stesse cose ideate dopo anche da altri, interessandosi allo Steampunk tecnologico prima di altri, ma per poi lasciarlo da parte (beh, aver scoperto una cosa non significa averne capito appieno le potenzialità) e arrivare a riscoprirlo e rivalutarlo solo dopo che tanti ne hanno fatto man bassa, quando ormai le idee originali sono bruciate.

I Mech bipedi al posto dei carri cingolati li posso accettare: fanno parte delle idiozie che ricadono sotto la “sospensione dell’incredulità” e servono per dare colore e, in più, mi ricordano i Mech tecnomagici di un prodotto che aveva piacevoli dettagli steampunk-fantasy, ovvero Final Fantasy VI. Ma Larry, fortunatamente, non disdegna anche le grandi artiglierie semoventi.

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Artiglieria Semovente Tyler, 1872

Per concludere: lo Steampunk rulla, quando è anacronismo tecnologico alla Steam Wars o alla Space 1889 e non magia egizia/mago merlino alla Powers/Jeter. E rulla di brutto anche senza doverci aggiungere il Fantasy però, per i miei gusti bizzarri, uno pseudo-Ottocento SteamFantasy come quello a cui sto lavorando da tempo rimane l’ideale. ^__^
Aspetto fiducioso ottobre!
 


Nota sulle Navi Viventi: porto uno dei molti esempi possibili di bioingegneria per mostrare quanto sia già visto e rivisto, scegliendo quello più “simile” al Leviathan: il Musuca, un capodoglio modificato geneticamente per funzionare come nave da guerra. Appare nel primo OAV di Blue Submarine n°6 quando gli umani riescono a frantumare lo scudo protettivo con i siluri e svelano il reale aspetto del “nemico”.
Ecco un paio di immagini delle navi-viventi di Blue Submarine: immagine 1 e immagine 2.
Ringrazio Gamberetta per il suggerimento e le immagini fornite.
Torna su.

Pazzi per la Storia: il video del test di Pavia

Posted by on 26 giu 2009 | Tagged as: Armi da Fuoco, Consulenze, Documentari, Oplologia

Ecco finalmente il video del test di penetrazione sul foglio di acciaio C40, direttamente dall’episodio di “Pazzi per la Storia” del 24 giugno.
Lo ha segnalato su Facebook il buon Claudio Gatti, l’archibugere esperto che potete vedere nel video assieme alla recluta Alex Braga.
Per chi si era perso tutto il discorso vi rimando alla pagina sulla giornata passata a Pavia e alla consulenza balistica fornita per il documentario di History Channel Italia.

Come potete vedere prima dice che si spara dal fianco se si spara nel mucchio, senza precisare che è per via del fumo che brucia gli occhi (visto che fumata?) e non per la mancanza di precisione dell’arma in sé (che di certo non migliora se uno nemmeno la punta bene!), ma poi quando ha bisogno di sparare al meglio se la tiene bene contro la spalla.

Non è una contraddizione: nel fuoco di massa, continuo (si possono dover sparare anche 20 proiettili di fila), per non diventare ciechi col fumo degli archibugi senza forcella (e quindi con lo scodellino ancora più vicino agli occhi) va benissimo tirare dal fianco… e poi quando bisogna sfruttare al massimo la poca precisione disponibile, si tira dalla spalla accettando il fastidio di ricevere una nuvola di fumi urticanti dentro gli occhi. All’epoca gli occhialoni di plastica per il tiro ad avancarica non c’erano. ^_^

Il tiro dal fianco lo facevano anche i prussiani nell’Ottocento coi fucili ad ago Dreyse quando a furia di sparare la camera perdeva tenuta (non c’era gomma a sigillarla e i proiettili erano senza bossolo) e l’arma iniziava a fare vampate incandescenti verso la faccia del tiratore. ^__^

Prossimamente pubblicherò un paio di nuovi articoli della serie “Chiedilo al Duca”.
E ovviamente altri conigli. Tanti conigli.
Alla prossima.

Fantasy senza Fantasia? La Strazzu colpisce ancora!

Posted by on 25 giu 2009 | Tagged as: Fantasy, For The Lulz, Libri

Oh, sta per uscire, se non è addirittura già uscito, il nuovo libro di Chiara Strazzulla!
Ricordate la Strazzulla, vero? Quella che in scrittura preferiva gli starnuti ai manuali della Writer’s Digest. Quella degli Eterni, ovvero la versione siciliana degli Elfi virata ancora di più allo Yaoi (ovvero froci).
Gli Elfi che facevano il bagno tra le bolle di sapone, con l’effetto grafico di bolle e vapore che copriva a mala pena i loro genitali (ma la versione DVD sarà uncensored e conterrà uno speciale OAV intitolato “Gli Eterni nella Terra degli Orsi Gay”!) e i capelli privi di doppie punte che scendevano in luminose cascate di frociaggine.

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Lyannen e Tyke, de “Gli Eroi del Crepuscolo”…

E il dramma degli Eterni: essere così gay e doversi fingere “diversi”, perlomeno un pochino, inventandosi attrazioni inesistenti per le “femmine” (che in realtà hanno scopo unicamente riproduttivo, come nell’Antica Grecia). Che dramma! CHE DRAMMA!

Come dimenticare questo capolavoro dell’italico ingegno, questa prova artistica e narrativa, questo tripudio di originalità, in cui il bell’omosessuale massacra con gusto i cattivi che sono tali in quanto “brutti” e, si sospetta, pericolosamente eterosessuali.

Il nuovo libro si intitola “La Strada che scende nell’Ombra” e ha tutte le carte in regola per essere un nuovo CAPOLAVORO!

In un mondo diviso e stanco, l’Ombra si è destata e le Otto Genti non sanno se ci sarà l’alba di una nuova èra, oppure la fine.
I prescelti dalla profezia per raggiungere la Fortezza Impenetrabile e combattere il malefico potere sprigionato dalla Gemma Bianca sono i meno presentabili che si possa immaginare. Mentre la resa dei conti si avvicina e tutti i popoli entrano in guerra, il Magus guida la Compagnia piú ribalda e riottosa che si sia mai vista verso il destino che trasformerà gli ultimi, i peggiori delle Otto Terre, nei nuovi Eroi.

Serrati colpi di scena, battaglie memorabili, una Compagnia dei peggiori dotata di mille risorse e di una simpatia e vitalità umana irresistibili, una stupefacente varietà di mondi, personaggi nelle cui gesta risuona l’antica epica. Un romanzo che ribalta sottilmente il concetto di Bene e di Male, e conferma il talento della più giovane autrice di fantasy italiana.

Al di là delle stronzate propagandistico-pubblicitarie, che ormai sappiamo essere una costante (anzi, Licia Troisi in un suo articolo di un po’ di mesi fa, un annetto mi pare, scriveva che è lecito e normale mentire e dire stronzate, falsificando la realtà, se è per promuovere un prodotto e che quindi nessuno si deve scandalizzare), quello che fa davvero schifo è il “più giovane autrice di fantasy italiana”.

Alla Einaudi mentono sapendo di mentire.
Sono degli sporchi untori di menzogne, in palese malafede. Come fanno a non sapere che Elisa Rosso, edita da PIEMME (non da Pincopallo Edizioni, da PIEMME!) con “Il Libro del Destino” nel 2008, non ha neanche 16 anni mentre la Strazzulla ora ha 18 anni (se non già 19, non ricordo in che giorno compiva gli anni, ma era in questo periodo mi pare).

La malafede è l’unica cosa su cui possiamo fare affidamento

Ecco il mio commento sull’editoria italiana. Schifosi ipocriti bugiardi… -____-

Notevole la fantasia della Strazzulla: siamo passati dalla “Compagnia dei Rinnegati”, formata da scarti e reietti (secondo il marketing, in realtà se avete letto la recensione linkata in cima è TUTTO IL CONTRARIO!) alla “Compagnia dei peggiori”. Complimentoni. ^_^”"

La Compagnia dei peggiori
Morosilvo Dan Na’Hay, astuto mercante di schiavi di Terra degli Uomini
Thix Arnur Velinan, arrivista fuorilegge di Terra Elfa
Shaka Alek, impenetrabile mercenario di Terra dei Demoni
Pelcus Vynmar, ladro di Terra Nana con la passione per gli esplosivi
Lady Ametista, ipnotizzatrice di Terra Folletta piuttosto vendicativa
Farik Rilkart, testardo brigante di Terra Goblin
Ardrachan Caleth, guerriero omicida di Terra Fata in preda alla follia
Arinth Naun, strategico terrorista di Terra Gnoma

Notevoli scelte. Guardate i nomi delle terre: Terra Gnoma, Terra Fata, Terra Folletta… Woodrow Wilson[1], il grande stronzo yankee dei Quattordici Punti, sarebbe fiero di te! ^_^

E i personaggi, divini!, anche se non ho ben capito cosa sia uno strategico terrorista e non sono tanto sicuro nemmeno dell’arrivista fuorilegge
Ho invece ben colto l’ennesimo riferimento Yaoi nell’impenetrabile mercenario.
Ah, Strazzu Strazzu, hai proprio la fissa per queste zozzerie, eh? ^____^
E pure Thix Arnur Velinan mi suona come “Tits Anus Velina”.

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Shaka Alek non era poi tanto impenetrabile…

Sono veramente triste felice. Spero che sia un “fantasy umoristico” alla Pratchett, anche se non è presentato come tale: ma se avessimo Editori normali, intellettualmente normodotati e non così tanto corrotti e disonesti, basterebbe la descrizione fornita da Einaudi stessa per catalogarlo come tale senza alcun dubbio. Ma siamo in Italia e i nostri Editori sono quelli che sappiamo essere: è molto probabile che sia l’ennesimo romanzo idiota che si prende drammaticamente sul serio… sigh…

EDIT 3 Luglio 2009:
È possibile leggere il primo capitolo del nuovo libro!

 


Note:
1: Wilson intendeva i Quattordici Punti come un mezzo per far terminare la guerra e raggiungere una pace equa per tutte le nazioni. Arrivò a Versailles il 4 dicembre 1918 per la Conferenza di Pace di Parigi del 1919 (diventando il primo presidente degli Stati Uniti a compiere un viaggio in Europa durante la carica), dove si adoperò a fondo per promuovere il suo piano. Alla fine Wilson riuscì a far passare l’idea che tutti i paesi perdenti dovessero essere smembrati su base etnica, con lo scopo di creare stati etnicamente omogenei (“principio dell’autodeterminazione dei popoli“).
Con questa decisione, le potenze vincitrici di fatto prepararono la strada alle pulizie etniche registrate in Europa da allora (compreso lo sterminio degli ebrei in Germania e la cacciata di 620.000 tedeschi e 300.000 ungheresi dai nuovi paesi creati ai trattati di Parigi) e a nuove guerre. Torna in cima.

Un video vintage perché sono vecchio dentro

Posted by on 23 giu 2009 | Tagged as: Conigli, For The Lulz, Riflessioni, Steamfantasy, Steampunk

Sono vecchio dentro.
Mi piace l’Ottocento e mi piace il mondo non oltre la Seconda Guerra Mondiale. Meglio ancora se precedente la Prima. La mia idea di fantasy ideale è uno Steampunk Fantasy (o Steamfantasy, scegliete voi il nome che è uguale) con una ambientazione fantasy ispirato al nostro mondo di fine Ottocento – inizio Novecento, ma con un sacco di roba bizzarra Fantasy ficcata dentro e anacronismi tecnologici Steampunk tipo corazzate terrestri, golem da combattimento a vapore con o senza pilota, aeronavi molto più grandi dei veri Zeppelin e con una notevole capacità di carico per gas tossici, truppe e bombe con cui salutare i “selvaggi” delle colonie.
Elmetti chiodati, baionette, fucili bolt-action, armi chimiche e mostri tecnomagici a vapore. E le porno fatine tossicodipendenti: Angra lo sa che da più di un anno sono la mia fissa.
Questa più o meno è come era venuta la mia ambientazione da un annetto a questa parte, nel suo secolo e mezzo circa di sviluppo coperto, partendo dall’equivalente di un 1840 piuttosto realistico fino ad arrivare allo Steampunk Fantasy pompato al massimo (con perfino tendenze tecnologiche Dieselpunk) che mi piace un casino.

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Ma è tutta roba old.
Penso ancora agli Imperi, a come era bello il mondo prima della Grande Guerra.
A come era più bello prima che il sogno si infrangesse e la borghesia incontrasse la sua strana morte.
Rimpiango quando i negri stavano al loro posto, assieme alla feccia araba, e le nazioni bianche si spartivano un mondo che era ed è loro per Diritto di Nascita: i selvaggi possono occupare le loro sporche terre De Facto, ma De Iure solo le nazioni bianche discendenti dall’Impero Romano ed eredi del diritto romano possono governarle. E prima o poi ce le riprenderemo.

Sono vecchio dentro. Mi piace la roba di un secolo fa.
Quindi ecco un video vecchio dentro, proprio come me.

Aspetto che arrivi via posta il mio elmetto chiodato.
Ritorneremo!

Filmato Rabbit Weird: “Bunnies in Space”

Posted by on 21 giu 2009 | Tagged as: Conigli, Rabbit Weird

Non resisto, devo postare questo bellissimo video. Mi è appena arrivata la notifica da Disapproving Rabbits, uno dei siti sui conigli che preferisco. È un classico video Rabbit Weird. ^_^

Cos’è il Rabbit Weird? Senza effettuare l’analisi vera e propria (è qualcosa che affonda le sue radici nei secoli passati e i cui stimoli evocativi si possono trovare in Bosch e in Mantegna e un precursore nel Bianconiglio di Alice) posso fornire questa definizione sintetica: se ci sono conigli per il gusto dei conigli e senza motivo che ci siano, questo è un elemento Rabbit Weird. E se questo elemento Rabbit Weird è un elemento importante della storia/immagine/video e l’effetto risulta bizzarro, allora è Rabbit Weird.

Motto del genere: Abbandonarsi al Conigliesco / Abbracciare il Conigliesco.

Qualche esempio
1) “La collina dei conigli” non è Rabbit Weird: quei conigli, per quanto la storia sia fantastica, non sono completamente bizzarri o fuori posto. Al più si può considerare uno Stimolo per il moderno Rabbit Weird (mi sento molto VanderMeer a dire queste cose!).
2) La Battaglia della Somme con i tedeschi interpretati da conigli grigi e gli inglesi da conigli marrone è Rabbit Weird: non c’è nessun motivo per mettere dei conigli in uniforme al posto degli umani ed è di certo un elemento importante virato al conigliesco!
3) La Londra del 1835 con le carrozze trainate da conigli invece che da cavalli, non è Rabbit Weird: l’elemento della carrozza in sé è Rabbit Weird, ma se questo elemento secondario è l’unica “anomalia” allora non è sufficiente per poterlo definire Rabbit Weird.
4) Quattro. Quattro è tutto, quindi è anche Rabbit Weird.

Definizione alternativa, in particolare se l’elemento conigliesco fa parte di una divergenza tecnologica, sul modello di Clockpunk o Dieselpunk o simili (tecnologia a base di conigli e/o a forma di conigli): Bunnypunk.
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