marzo 2010

Archivio del Mese

Coniglietti, adorabili coniglietti!

Posted by on 27 mar 2010 | Tagged as: Conigli

 
Percepisco malcontento.
Sì, certo, siete in più di 700 al giorno ultimamente, con una media mensile di 689 utenti al giorno, ma percepisco un palpabile malcontento. E so da dove proviene: belli gli eBook, belle le vendite di Konrath, bello lo Steampunk, belle le pistole… ma i coniglietti?

È questo che vi ho fatto mancare, mia colpa, mia sfinterica colpa! Non lo dicevate, non aprivate bocca, ma era evidente che l’assenza di coniglietti vi turbasse come le carezze del prete bavoso turbano i sogni di Peter Coniglio! Ora rimedierò!

Coniglietti: mangiano fiorellini e cagano arcobaleni!
 
Guardate come lo ciuccia!!!

So che siete stravolti dalla commozione e dalla visione dei coniglietti da vicino.
Non sforzatevi a lasciare complessi commenti colmi di compiaciuta commozione completamente condizionata dal conturbante corpo dei conigli.

Non serve, non serve… se non avete parole, usate uno di questi commenti già pronti: inviate come commento l’URL nel riquadro sottostante per mostrare l’immagine che meglio rappresenta ciò che provate! Sono disposti in sequenza: dalla prima immagine in alto a sinistra fino all’ultima in fondo a destra.


http://www.steamfantasy.it/blog/wp-content/uploads/2010/03/face-palm-your-doing-it-wrong.jpg”

http://www.steamfantasy.it/blog/wp-content/uploads/2010/03/Azumanga_Daioh_facepalm_by_StoneDustGhost.jpg

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http://www.steamfantasy.it/blog/wp-content/uploads/2010/03/ImpliedFacepalm.jpg

http://www.steamfantasy.it/blog/wp-content/uploads/2010/03/jesus-facepalm.jpg

http://www.steamfantasy.it/blog/wp-content/uploads/2010/03/1216110598725.jpg

Provvederò poi a modificare i commenti per far apparire l’immagine scelta. ^_^

 

1200 eBook per Mondadori e l’eReader Telecom

Posted by on 24 mar 2010 | Tagged as: Ebook, Editoria

Mondadori, l’editore grazie al quale l’Italia tutta ha potuto provare un profondo senso di vergogna per il concetto stesso di italianità godere della verve creativa di Licia Troisi (“Brava Licia! Bravissima!” esclama Sandrone, borbottando poi un commento a imitazione del René Ferretti di Boris), ci aveva già stupito due mesi fa annunciando il rinnovo di quella merda immonda putrida dell’ormai un po’ anzianotto negozio di eBook basato su DRM ferocissimi ammazza-lettori e l’idiota formato Microsoft LIT che nemmeno i cannibali del Congo leggerebbero scelte editoriali quanto meno discutibili.

C’è chi, malelingue!, vorrebbe attribuire questo cambio di rotta nel gennaio 2010 al pensionamento per raggiunti limiti di età a fine 2009 di Gian Arturo “eBook tra due generazioni” Ferrari. Non riesco proprio a capire il perché di tutto questo astio per una piccola divergenza di opinione… eBook tra 5 anni o tra 50 anni è lo stesso, suvvia, non guardiamo al pelo nell’uovo! ^_^

“L’eBook sicuramente vincerà, non c’è il minimo dubbio al mondo. Non c’è assolutamente dubbio al mondo che tra una o due generazioni, secondo me meglio due, cioè quando i neonati di oggi saranno professori universitari tutti leggeranno principalmente, non dico unicamente, non credo unicamente, su un supporto elettronico anziché su un supporto cartaceo.”
(Gian Arturo Ferrari, intervistato al programma radio Fahrenheit)

Fortunatamente Ferrari non è rimasto senza nulla da fare: da ottobre 2009 è Presidente del Centro per il Libro e la Promozione della lettura istituito dal Consiglio dei Ministri. Un piccolo post a riguardo di cui condivido l’ottimismo di fondo. Ora mi aspetto che si metta da parte il solito maschilismo italiano e si concedano anche a Ferrari le medesime battutacce sessiste dedicate alla Carfagna. ^__^

Torniamo a Mondadori.
Una breve intervista a Maurizio Costa, Amministratore Delegato di Mondadori dal 1997 (l’anno dell’inizio della gloriosa Era Ferrari alla Divisione Libri), ci fornisce qualche informazione interessante in più sulla loro visione degli eBook.

«Rispetto semplicemente allo scorso anno, mi sembra che il grande gelo dell’editoria sia alle nostre spalle. È presto per dire che siamo in primavera. Ma soprattutto sul digitale — che era il grande punto interrogativo di questi ultimi dieci anni — le nebbie si stanno diradando.»

Bene, sembra un atteggiamento positivo.

«Cos’è cambiato? Ci sono gruppi come Axel Springer che fanno il 20% del fatturato con il mercato digitale. Altri come Pearson che con l’editoria libraria e con il segmento education fa oltre 500 milioni di sterline di utili in crescita a due cifre. C’è la novità del New York Times sull’iPad che è qualcosa di completamente diverso rispetto ai giornali online. C’è un mercato dell’ebook che negli Usa si stima possa arrivare al 20% del totale in 4-5 anni. Insomma, il 2010 è l’anno della svolta e del darsi una bella mossa e chi lo farà avrà un bel vantaggio perché ci sarà la selezione della specie. Per questo contiamo di fare un’operazione di apertura di mercato: in ottobre sbarcheremo sul segmento degli ebook con 400 novità e 800 best-seller degli ultimi anni.»

Molto bene, molto bene.
Non sono del tutto d’accordo con il 20% USA in 4-5 anni, visto che si attende almeno un 8% nel 2010 (probabile un 10%) ed è quindi facile che al 20% si arrivi nel 2011-2012 piuttosto che nel 2014, ma è comunque un parere molto più dignitoso e sensato di quello di Ferrari (a Francoforte il 50% degli esperti vedeva il sorpasso degli eBook sulla carta per il 2018).

«Sì, credo che l’ereader sarà il regalo di Natale 2010. Certo ci saranno barriere psicologiche forti per il costo. L’iPad costerà tra i 4-600 euro. Ma arriveranno quelli più economici e ognuno conquisterà la sua quota di mercato.»

Ahia… forse l’intervista è stata montata alla cazzo di cane prima di pubblicarla e Costa non è davvero così ignorante a tema eReader da non riconoscere le differenze con iPad, come la risposta lascerebbe supporre (i dispositivi più economici ci sono già o sono già in uscita e l’iPad non è un eReader, non più di quanto lo sia un netbook).

«Quello che è certo è che non ci sarà uno standard unico e infatti il nostro obiettivo è essere fruibili su tutti.»

Bravi. E infatti si era vociferato che intendevano adottare il formato ePub. Non si sa se SOLO ePub o ANCHE ePub (io preferisco avere più formati da scaricare con lo stesso acquisto), ma è già una cosa positiva.

Quali sono le vostre stime per il mercato italiano?
«Se gli Usa stimano un 20% nei prossimi 4-5 anni penso che in Italia arriveremo al 10%. Più basso, ma non dimentichiamo che partiamo sostanzialmente da zero. Inoltre in Italia abbiamo un paio di vantaggi: come si diceva per le banche c’è l’arretratezza — che poi arretratezza non è ma buon senso e concretezza — e dunque la possibilità di fare l’esperienza sugli errori altrui. Poi non dimentichiamo che il nostro concorrente non sarà mai il Nyt di turno o la Random House. C’è poi la barriera linguistica e di conseguenza un minore interesse ad arrivare nel nostro mercato».

Bene. Il dato del 10% va interpretato come “metà del 20%”, quindi possiamo immaginare il mercato italiano nei prossimi anni coprire il divario enorme attuale e assestarsi come percentuale degli eBook sul totale a metà di quella americana. Magari un 10% italiano già nel 2012 (un ritardo di due anni al massimo? Il nostro 2012 come il loro 2010?). Non sarebbe niente male. Vedremo…

Ma non ha paura che il digitale cannibalizzi la carta che rimane pur sempre il vostro core business? Il dvd è nato come arricchimento della videocassetta ma poi le videocassette sono scomparse e ora anche Blockbuster sta fallendo.
«Credo che anche sul business tradizionale siano stati suonati un po’ troppi de profundis anticipati: intanto il contraltare di questo 20% negli Usa e 10% in Italia è che l’altro 80 e 90% sarà tradizionale.»

Sembra un’affermazione ragionevole, ma manca un elemento sottinteso ed è normale che manchi, visto che a parlare è un Amministratore Delegato che non può permettersi di spaventare gli azionisti con affermazioni azzardate.

Come abbiamo visto precedentemente i margini di ricavo (e di conseguenza i guadagni) di un normale libro cartaceo non sono molti alti, nemmeno se si comporta esattamente come previsto. Togliere un 10%, o anche solo un 5%, di vendite ai libri di carta può seriamente danneggiarli: chi prima produceva un blando passivo o un pareggio, inizierà a produrre un passivo più serio. La possibilità di rischiare con un libro cartaceo si riducono ancora. Motivo per cui ritengo che una volta superata una certa percentuale di eBook (10-15%?) si possa innescare una corsa rapidissima (fuga nella sicurezza di un mondo senza invenduti — sempre più imprevedibili — e senza costi di stampa) verso il superamento del 50%.

Quello che temo io è un appiattimento del mercato, ancora più concentrato sui titoli sicuri (vabbé, lo è già ora, immaginatelo un pochettino di più se ci riuscite), come Bestseller e Megaseller, con poche star nazionali ultrapompate (Licia Troisi) e un rifiuto maggiore di scommettere su opere “diverse” di cui gli addetti del Marketing non sappiano valutare la vendibilità perché mancano informazioni su opere simili passate (il famoso collo di bottiglia già visto nel mondo dei videogiochi che ammazzava l’evoluzione dei giochi in sé riducendo il tutto a potenziamenti grafici, come se si vendessero benchmark invece di videogiochi).
Per i libri più rischiosi ci saranno gli eBook privi di corrispettivo cartaceo (o magari con il cartaceo venduto solo su BOL, in Print On Demand come già sta sperimentando Fanucci con alcuni libri privi di ristampe recenti). I librai se la passeranno molto male se non inizieranno a vendere “seriamente” gli eReader nelle librerie (e anche così i rischi di finire in mutande rimangono). I motivi per entrare in una libreria nel 2009 erano pochi, visto lo schifo imperante, e nel 2011 potrebbero essere ancora meno.

Appunto: come farete a non subire la pressione dei big player mondiali della “distribuzione” online? La Apple con iTunes ha resuscitato la musica che sembrava morta con il web e ci ha guadagnato miliardi ma la Emi è lo stesso in difficoltà…
«Per questo non faremo accordi di esclusiva con nessuno. Noi siamo per un’architettura aperta. Ci sarà una biblioteca digitale in cui inseriremo in prospettiva tutti i libri. Il meccanismo prevede la presenza di tutti i formati con Drm, il digital right management. Saranno acquistabili su qualsiasi store, sul nostro come sugli altri.»
[...]
«A prescindere dalle politiche di marketing iniziali che saranno molto aggressive penso che a regime un ebook avrà un prezzo di circa la metà di un best seller nella versione di carta.»

Politiche molto aggressive immagino che significhi “prezzi più bassi”. Quanto al prezzo pari a metà di un Best Seller nella versione cartacea rimando a quanto già detto sull’incremento notevole dei GUADAGNI con prezzi inferiori ai 4$ qui e soprattutto qui.

Tutti i formati con DRM. Ahia…
Colpire e danneggiare gli acquirenti legittimi, favorendo al contempo la diffusione illegale: se un file è blindato dai DRM è una questione di giustizia e di etica sbloccarlo con uno script apposito e poi condividerlo in P2P o simili per dare una scelta Non-DRM al popolo sovrano.
Con la musica i DRM non hanno funzionato. Walmart aveva pure abbandonato la vendite di musica coi DRM, chiarendo il parere esposto anche da altri a riguardo: merda immonda che ammazza le vendite e danneggia i consumatori, violando i loro diritti, senza colpire in alcun modo la pirateria.
E, come già chiarito da più di una ricerca di settore, spesso colpire chi condivide illegalmente può fare molto male al mercato legale. Banalmente ovvio.

Fanno mal sperare anche altre affermazioni passate di Maurizio Costa che ben spiegano la scelta dei DRM fuori da ogni logica di mercato sensata:

Costa ha quindi ricordato che sul web sono alti i rischi di pirateria. Per Costa “va bene la libertà che offre il web ma è importante difendere la proprietà degli autori” altrimenti “il paradosso è che non si saprà chi produrrà i contenuti”

Perfetto. Attendiamo il ripetersi di ciò che già è accaduto alla musica coi DRM. Studiare la storia, analizzare i mercati, riflettere sui reali comportamenti dei consumatori… tutto inutile: se uno si ostina a rifiutare la Realtà, potremo ritrovarci solo Alienazione.
 

Un classico del copyright musicale.
Cliccare per ingrandire.

Comprensione del mercato e concezione al passo coi tempi: come sempre sembra di veder gestire un negozio di scampoli da un muratore. Perché chi di editoria digitale non sa nulla si ostina a occuparsene? L’editoria cartacea e quella digitale hanno concettualmente così poco in comune nei loro meccanismi che sarebbe come pretendere che un tizio che ha fatto per tutta la vita il piastrellista diventi di botto un esperto meccanico.

Ciò non toglie che la mossa di Mondadori, dando finalmente al pubblico un grosso editore italiano da cui comprare eBook (e quindi un valido motivo per dotarsi di eReader, scoprendo poi TUTTI gli altri vantaggi connessi), sia un’eccellente notizia per i piccoli editori e per gli autori interessati al mondo del digitale. Stimolando l’acquisto di eReader aprirà un mercato anche agli altri.

Un pensiero conclusivo per Mondadori: le informazioni non vi sono mancate quindi se le cose vi andranno meno bene del previsto sarà solo colpa vostra senza alcuna possibile attenuante. Se un finocchio vuole a tutti i costi infilarsi un ceppo di cemento nel culo non lo si può fermare con le parole…

 
Un eReader a colori per Telecom
Telecom? Che c’entra Telecom? Beh, se non vi eravate nascosti sottoterra nell’ultima settimana dovreste saperlo: è uscita la notizia che Telecom intende lanciarsi nel mercato italiano degli eReader con un dispositivo basato sulla tecnologia a colori Qualcomm Mirasol. Un’ottima tecnologia: certi colori metallici nei video mi avevano un po’ interdetto in passato, ma era colpa della luce ambientale tremenda. Ottimo refresh, si possono vedere pure video, consumo bassissimo. Può venirne fuori un gran bel dispositivo da proporre al grande pubblico.

Telecom, proprio come Mondadori col negozio di eBook, può fornire un punto di riferimento (non inteso come una scelta obbligata, ma nel senso di termine di paragone) per i clienti italiani confusi da mille dispositivi di lettura differenti. Attendo offerte tutto-incluso ADSL più cellulare più eReader con abbonamento gratis per tre mesi a un giornale a scelta. ^_^

Se vi sembra giallastro e metallico tenete in considerazione che la luce ambientale è di un brutto arancione…

E per finire…

 
Ada Lovelace Day
Oggi è l’Ada Lovelace Day, giornata dedicata alla segnalazione di donne che offrano un modello positivo (di successo) nell’ambito della tecnologia e delle scienze. L’idea di fondo è che le donne abbiano più bisogno di modelli degli uomini e quindi i blogger dovrebbero indicare al pubblico modelli di riferimento femminili. Fa molto riserva indiana o individua l’ultimo rinoceronte verde del continente, ma è un’iniziativa carina lo stesso perché coinvolge l’eccezionale Ada Lovelace, personaggio noto e apprezzato da qualsiasi amante dello Steampunk che si rispetti (e dagli informatici).
Tornerò a parlare di lei quando parlerò del romanzo The Difference Engine.

Io ce l’ho un modello di riferimento da dare alle ragazze, anzi a tutti, ma non è un modello nella ricerca scientifica o nell’informatica. È Gamberetta: un modello di serietà, di impegno coerente verso la scrittura, di amore per il fantastico, di modo di concepire il lettore e di sopportazione delle aggressioni quotidiane pur di non sacrificare la propria onestà intellettuale e servire il pubblico sempre più sbeffeggiato da scrittori incompetenti e da editori in malafede.

Torna presto, ti aspettiamo.

 

Vendite di eBook negli USA: un gennaio da record e dimensioni del mercato tra il 2002 e il 2009

Posted by on 21 mar 2010 | Tagged as: Ebook, Editoria

Cominciamo con un notizia sbalorditiva: la crescita delle vendite degli eBook negli USA, che essendo un early adopter degli eBook (evvai, parlo ingletaliano come Altieri!) è un paese che fa da indicatore per le prospettive del settore in generale, inclusi noi ritardatari nei prossimi anni, è stata molto superiore alle aspettative.

Vi ricordate dicembre 2009?
È stato un sacco di tempo fa: tre mesi, ere geologiche in un ambiente in rivoluzione come l’editoria digitale. In quel lontano dicembre c’era stato l’ultimo record di vendite degli eBook: 19,1 milioni di dollari, una cifra enorme nel piccolo mondo del digitale! Tanti, eh? Proprio tanti, tanti, tanti, eh?

Gennaio 2010 ci si pulisce il culo con quei quattro spiccioli.
Il nuovo record è 31,9 milioni di dollari (come sempre dati IDPF da grossista, la cifra reale al dettaglio è circa il doppio). E ora tutti in ginocchio a baciare il pavimento calpestato da Lord Gennaio. Anzi, voi state in ginocchio, feccia plebea, e io somministrerò scudisciate a chi dirà un’altra mezza stronzata sugli eBook tra “50 anni”, sulla bellezza della carta e su qualsiasi altra stronzata da mentecatto retrogrado che ha paura che i treni impediscano alle mucche di fare il latte. Bifolchi: ficcherò un po’ di saggezza nei vostri corpi una nerbata per volta, alla vecchia maniera!

E ricordate gennaio 2009?
Il primo mese del Grande Boom del 2009, quando partì la corsa che fece mangiare polvere al rapido-ma-non-troppo livello di crescita del 2008. Bei ricordi, eh? Ecco: erano appena 8,8 milioni di dollari. Un bruscolino. Due monetine. Niente rispetto a questo gennaio.

Un anno fa 8,8 milioni di dollari, ora 31,9 milioni di dollari: 3,6 volte tanto.
Editori del cartaceo, ficcatevi un limone in culo: fermerà la naturale reazione dei vostri vecchi corpi malati di fronte ai cambiamenti del mercato e alla perdita del potere di veto e censura che il digitale porterà. Il potere di non ristampare un libro per decenni come potevate fare fino ad ora (con ottimi motivi, per carità, ma di fatto era un veto e una censura), impedendone de facto la fruizione al popolo: provate tra qualche anno a non mettere in vendita il libro che la gente, anche se poca, vuole leggere (la massa della fantascienza, attualmente) e questi lo leggeranno lo stesso, piratato.
E voi rimarrete col cazzo in mano, come meritate.

Volete impedire la pubblicazione di un saggio orrendo scomodo sulla Sodomia degli Asini? Quelle tre persone che hanno sempre voluto leggerlo potranno farlo: grazie all’autoproduzione degli autori e ai lettori di eBook!

Ora una previsione per il 2010 fatta da Mark Coker di Smashwords, editore ed esperto di editoria digitale piuttosto noto. A meno che non siate dei pecorai greci, intendo.

idpf2010_smashwords_sm
Clicca per ingrandire, bifolco.
E non alzare lo sguardo che te ne prendi un’altra, eh!

 
Mesi fa, coi dati di confronto digitale/cartaceo di settembre, avevamo ottenuto una prima stima in percentuale, approssimata, del mercato eBook statunitense. Ora abbiamo dei dati esatti, forniti da AAP (Association of American Publishers) e riportati da Smashwords.

According to the AAP, in 2009 ebooks accounted for 3.31% of all trade book sales, up from only 1.19% in 2008. Even if sales stay flat from January onward in 2010, we’re looking at ebooks accounting for 6-8% of U.S. book sales in 2010. If sales accelerate further, a 10% monthly run rate is certainly likely by the end of this year. These numbers are dramatically higher than most reasonably-minded industry watchers predicted even a few months ago.

 
Una piccola tabella riassuntiva dei dati di AAP sul mercato degli eBook negli ultimi anni (nell’ambito solo “trade book”, libri per pubblico generale, senza l’ambito scolastico e simili che fanno una grossa fetta del totale in USA come in Italia).

  2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009
Totale (ML $) 3.897,7 3.838,3 3.794,7 5.058,5 5.036,4 5.457,9 5.158,0 5.127,1
eBook (ML $) 2,1 6,0 9,3 16,0 25,2 31,7 61,3 169,5
eBook in % 0,05% 0,16% 0,25% 0,32% 0,50% 0,58% 1,19% 3,31%

 

dati_ebook_svelati
Le esatte dimensioni degli eBook sono finalmente svelate!

 

Signori della Carta, un ultimatum per voi:
convertitevi ora o perirete nelle fiamme dei vostri castelli di alberi morti!

Come mi sento retard quando me ne esco con queste stronzate. ^___^

 

Il giusto prezzo degli eBook: Konrath, Smashwords e un confronto con la carta

Posted by on 16 mar 2010 | Tagged as: Ebook, Editoria, Riflessioni

Oggi parlerò ancora di Konrath.
Cinque giorni fa è uscito un suo post (The Value of Ebooks) con delle riflessioni identiche a quelle che volevo fare io confrontando il prezzo dei libri su carta e degli eBook (il discorso che avevo annunciato a febbraio di voler fare). Dato che mi ha battuto sul tempo, mi sembra giusto farlo sapere usando le informazioni tratte dal suo post come spunto per proseguire con le mie riflessioni. Dovevo muovere il culo prima se volevo apparire un po’ più originale. ^_^

Per chi si è perso le puntate precedenti:
Konrath: più soldi con gli eBook a 1,99$ e Ancora Konrath: 30.000 eBook in 11 mesi.

 
Konrath: chi sta davvero svalutando il lavoro dello scrittore?
Si è parlato spesso di svalutazione del libro venduto a basso prezzo e di valore dell’opera dello scrittore. Ma cos’è davvero il “valore” nel mondo degli eBook?
Possiamo immaginare il valore, semplificando, come il prezzo in denaro abbinato a un certo oggetto. Un oggetto è svalutato quando viene venduto a molto meno del prezzo ragionevolmente accettato. Il prezzo dipende da molti fattori: ad esempio i costi per creare l’oggetto (quelli di studio/realizzazione e il costo per produrre il singolo oggetto in vendita), la domanda e l’offerta.

Nel mercato normale si vendono oggetti fisici. Non si possono vendere 20mila libri di carta se non ci sono 20mila libri di carta. E il valore dipende anche da quanti ne sono rimasti rispetto a quanti ne servono: se The Encyclopedia of Fantastic Victoriana appena uscita costava 50 dollari, anni dopo (quando ormai l’editore non ne ha nemmeno una copia e il testo è diventato piuttosto famoso tra gli appassionati) lo si può trovare solo a 150 e più dollari. Idem la console Wii: appena uscita andò a ruba e la gente, su eBay, era disposta a pagare il DOPPIO del prezzo deciso dal produttore pur di averla!
La domanda unita alla scarsa offerta creava il prezzo.

Con un eBook come dovrebbe funzionare il prezzo?
I costi per idearlo (tempo dedicato, editing ecc…) non dipendono da quanti ne vendi e li paghi tutti fin dall’inizio. Il costo per moltiplicarlo creando le “copie” da vendere… beh, non c’è: è così scarso da poterlo quantificare, in termini di costo per inviarlo al cliente (non per produrlo, ma per spedirlo), in pochi centesimi. La copia in sé è praticamente gratis, quello che si paga è il diritto di possederne una e di leggerla legalmente.
Non è come un oggetto fisico: non devi stamparlo, pagando in anticipo questo costo, per poterlo vendere.

Ragionare sulla copia con gli eBook non ha senso.
La copia nella vecchia concezione non esiste: possiamo definire come “copia” il fatto che qualcuno lo compri. La copia necessaria a soddisfare la richiesta si crea da sola quando avviene l’acquisto. Non si ragiona quindi in termini di “ho una certa tiratura e devo modellare il prezzo in modo da guadagnare nonostante la limitata entità della tiratura”. Si deve ragionare in termini di “devo avere più clienti possibili perché visto che vendere 100 copie o 100.000 copie mi costa uguale, devo puntare sui grandi numeri e guardare solo alla cifra finale incassata”.

In fondo se la copia non esiste è stupido pensare al “prezzo per copia”: conta solo guadagnare il più possibile complessivamente, no? Se non avete afferrata ancora la questione, provate a immaginarla così: dato che aumentare il numero delle “copie da vendere” non costa nulla, allora è come avere una tiratura di mille miliardi di copie in conto deposito! Se le vendi guadagni, se non le vendi non perdi nulla. O, per usare un paragone più calzante, è come avere Gesù che moltiplica i libri al posto dei pani e dei pesci. Chiaro? Dovrebbe, ormai…

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Seguiamo l’esempio di Konrath.
L’editore di Konrath, Hyperion, è un editore vecchio stile. Pubblicava i romanzi di Konrath sia in edizione cartacea che in digitale, su Amazon. Hyperion vendeva su Amazon il libro Fuzzy Navel a 7,19$. Il tutto col vecchio “modello grossista”: Hyperion vendeva il libro a una certa cifra, ALTA, ad Amazon e Amazon poi lo rivendeva a un prezzo a propria scelta attorno a quella cifra, ovvero 7,19$ (perdeva soldi su ogni copia pur di tenerla a un prezzo accettabile: in fondo il business non erano i libri, ma il Kindle).
Konrath riceveva il 25% di ciò che Amazon pagava ad Hyperion. Dato che Konrath per Fuzzy Navel riceveva 2,25$ a copia, è facile capire che Hyperion lo vendeva ad Amazon a 9$.
Sembra un prezzo corretto, 9$, come quello di un’edizione economica. Ma lo era davvero?

Con questo prezzo al pubblico, 7,19$, il libro ha venduto appena 273 copie e Konrath ha guadagnato solo 613$. Con la fatica che bisogna fare per immaginarlo, scriverlo ecc… non sembra il valore corretto da attribuire a un libro.
Se Konrath guadagnasse solo 613$ all’anno per un romanzo di qualità, il suo lavoro sarebbe decisamente SVALUTATO, non credete?

D’altra parte Konrath sta vendendo anche romanzi che ha autopubblicato su Amazon. Sono buoni romanzi, che non hanno nulla da invidiare a quelli pubblicati con Hyperion. Questi libri vengono venduti da Konrath a 1,99$ e lui riceve da Amazon il 35% (modello Agenzia, non modello Grossista). Sembrerebbero proprio svalutati i romanzi a 1,99$… a parte come fondi di magazzino vecchi e stravecchi, prossimi al macero, dove mai si sono visti romanzi di prima mano a 1,99$? Ragionando come se fossimo nel mondo della carta, si direbbe che il lavoro di Konrath sta venendo valutato troppo poco.

Però ricordiamoci che le copie non contano: contano solo i soldi guadagnati alla fine!
In meno di un anno Konrath ha venduto, ad esempio, 10.970 eBook di The List. Con questi eBook ha guadagnato meno, per singola vendita, che con quelli venduti tramite Hyperion: solo 0,70$ invece di 2,25$.
Ma 0,70$ per 10.970 eBook fa 7.679$! Così le cose cambiano parecchio!
Non è ancora qualcosa di cui vivere, singolarmente, ma possiamo dire che 7.679$ sono meglio di 613$, no? Se anche il libro fosse ancora “svalutato” con 7.679$, lo sarebbe certo MOLTO meno che con 613$!

Da luglio gli eBook autopubblicati da Konrath cambieranno prezzo, passando da 1,99$ a 2,99$. L’aumento è necessario per soddisfare il requisito di prezzo minimo e partecipare al modello agenzia 70-30 di Amazon, ricevendo il 70% del prezzo di vendita invece dell’attuale 35%.
Questo significa che con 10.970 eBook Konrath guadagnerebbe 21.172$ invece di 7.679$ in un anno. Questa è una cifra che, a mio parere, non svaluta affatto il duro lavoro dello scrittore! Cazzo, no che non lo svaluta! ^_^

Konrath è convinto, e lo sono anche io (lo avevo già scritto a febbraio), che con 2,99$ si possa mantenere l’eBook ancora nella soglia degli acquisti impulsivi. Magari non venderà tanto quanto quelli da 1,99$, ma non venderà neppure pochissimo!

Ricordate i dati che aveva pubblicato a ottobre?
Se l’andamento delle vendite puntasse all’accelerazione costante fino a 1,99$, le vendite a 2,99$ sarebbero circa il 55% del massimo, come nel primo grafico alla cazzo di cane che ho assemblato con i vecchi dati di vendita di Konrath (lo trovate poco più in basso). Se invece la soglia dell’acquisto impulsivo fosse a 2,99$, immaginando che si ottenga solo un 25% ulteriore andando fino a 1,99$ (al posto di un 80% abbondante), l’andamento reale potrebbe essere più simile al secondo grafico.

grafico_tre_stime_small grafico_tre_stime_con_80percento_small

Grafici fatti con i dati delle vendite pubblicati a ottobre da Konrath.
Ho inserito i dati reali di tre libri cartacei (152 copie a 7,49$, 202 copie a 6,39$ e 550 copie a 3,96$) e tre diverse stime “medie” delle vendite di quelli venduti a 1,99$: una stima prudente scartando il libro che ha venduto di più e quello che ha venduto di meno (rosso); una stima pessimista scartando solo il libro che ha venduto di più (verde); una stima con tutti i libri, sia l’anomalia positiva che l’anomalia negativa (blu).
Nel secondo grafico ho aggiunto a scopo dimostrativo un libro “inventato” che vende esattamente l’80% del libro a 1,99$ della stima abbinata. Questo andamento è più simile a quello che io (e Konrath) immaginiamo rispetto al precedente.

Gli editori però sono stanchi del “modello grossista” proposto da Amazon e vorrebbero riprendere pieno controllo del prezzo (alzandolo fino a 14,99$) sfruttando il “modello agenzia”. In tal modo Hyperion, che trovava svalutante il prezzo di 7,19$ di Fuzzy Navel posto da Amazon, potrebbe finalmente vendere gli eBook a non meno di 9,99$.

Con il modello grossista Amazon vendeva al prezzo che preferiva e pagava 9$ ad Hyperion che a sua volta dava 2,25$ a Konrath. Con il modello agenzia Hyperion riceverà il 70% del prezzo di copertina da lui deciso (meno le spese di invio calcolate a 0,15$/MB, ovvero 0,045$ per Fuzzy Navel), ovvero 6,96$, e Konrath guadagnerà 1,74$.
Eh? Il lettore pagherà il 39% in più e in cambio l’autore riceverà il 23% in meno? C’è qualcosa che non funziona. Perché 475$ invece di 613$ dovrebbe essere una valutazione più giusta dell’enorme fatica che l’autore ha fatto per produrre il romanzo? È peggio di prima! E sono stato ottimista: probabilmente le vendite diminuiranno un po’ con l’aumento del prezzo…

E se invece Hyperion si svegliasse e adottasse un prezzo di 2,99$?
Immaginiamo che con 2,99$ venda 30 volte tanto, ovvero 8.190 copie. Konrath guadagnerebbe il 25% di quello che Hyperion riceve, ovvero 4221$. Uhm, molto meglio di 613$, ma non proprio un successo… vendendo da solo quel libro guadagnerebbe 16.884$ (quattro volte tanto, il 70% intero!)
In ogni caso l’editore fa perdere soldi (“svaluta” quindi il lavoro dell’autore), sia che si comporti da cretino sia che si comporti in modo intelligente.

So I ask you. What is the true value of ebooks? Is it $9.99 and up? Or is it $2.99 and down?

Seems obvious to me. But I’m not in charge of a large publishing company trying to sell paper, which is apparently more important to them than embracing the future by figuring out what I already have:

The value of an ebook is determined by the overall amount of money it earns, not the list price.

(J. A. Konrath)

Qual è il prezzo giusto: 9,99$ oppure 2,99$?
Pensate al ruolo dell’editore e al valore del lavoro dello scrittore.
Ci sono due obiettivi per lo scrittore, farsi leggere da più persone possibili (per soddisfare la propria vanità di autore) e guadagnare il più possibile (per non svalutare il proprio lavoro): è meglio farsi leggere da 300 persone e guadagnare 522$ (eBook a 9,99$ con editore) o farsi leggere da 9.000 persone e guadagnare 18.554$ (eBook a 2,99$ senza editore)?

Quale dei due prezzi svaluta davvero il lavoro e la dignità dello scrittore?
A me pare ovvio, con buona pace degli editori-della-carta e degli scrittori-che-sanno e che si tirano le pose da intellettuali (“Meno di 9,99$ è svendere la mia dignità, trasformarmi in un cortigiano che implora denaro scrivendo su commissione! Dov’è la dignità e la libertà se svalutano il valore del tuo Lavoro?”) per difendere il prezzo al dettaglio del venduto e si dimenticano della cifra finale incassata.

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Smashwords: un esperimento con gli sconti e i prezzi bassi
L’editore digitale Smashwords, di cui abbiamo parlato già alcune volte, ha condotto un piccolo esperimento per vedere quanto aumentano le vendite degli eBook abbassando il prezzo tramite degli sconti. Gli scrittori sono stati invitati a scegliere uno sconto del 25%, del 50% oppure del 100% per le loro opere.
All’iniziativa hanno partecipato 2.341 titoli precedentemente a pagamento.

Sconto Numero
di eBook
Vecchio
Prezzo Medio
Nuovo
Prezzo Medio
25% 983 4,61$ 3,46$
50% 988 5,20$ 2,60$
100% 370 3,25$ 0,00$

Come vedete i libri mediamente più costosi venivano venduti a un prezzo, dopo lo sconto del 50%, del 25% inferiore a quello dei libri che hanno scelto lo sconto del 25%. Questo va considerato perché ci troviamo nella doppia condizione di 1. prezzo nella soglia dell’acquisto impulsivo (2,60$) e 2. forte sconto (50%, effetto psicologico di portata ignota). Probabilmente l’essere sotto i 3 dollari aiuta molto più dello sconto del 50%, ma il grosso sconto ha di sicuro un qualche effetto positivo nelle vendite.

Qual è stato il risultato alla fine?
I libri con un prezzo medio di 2,60 dollari hanno venduto QUATTRO volte più di quelli con il prezzo medio di 3,46 dollari. I download gratuiti sono stati 74 volte maggiori delle vendite dei libri con lo sconto del 50% (e col prezzo decisamente GIUSTO dal punto di vista di Konrath) e 291 volte maggiori delle vendite dei libri con lo sconto del 25%. I libri meno costosi (2,60$) hanno permesso di guadagnare il TRIPLO dei libri più costosi (3,46$).

Una differenza di vendite di quattro volte non può dipendere tutta dall’effetto psicologico del 50% invece del 25% di sconto. La gran parte della differenza, un +200% di quel +300%, sono convinto che dipenda dall’acquisto impulsivo dovuto al prezzo di 2,99$ o inferiore: la soglia al di sotto della quale le cose sembrano gratis/regalate e scatta l’acquisto senza rischio di rimpianti.

Credo molto nei 2,49-2,99 euro/dollari, soprattutto se non è possibile scegliere il prezzo di 1,99 (es: il modello agenzia di Amazon). Inoltre, temo, il prezzo di 1,99 ha una maggiore possibilità di essere percepito come “tirato dietro perché fa schifo” rispetto al 2,99: bisogna pensare ai meccanismi mentali ereditati dal mercato tradizionale in cui i beni non possono costare così poco a meno di non essere schifosi e/o difettosi (e temo che ci vorranno anni prima si cancelli questa possibile associazione).

Questi dati sembrano confermare quanto già dimostrato da Konrath: con i prezzi al di sotto della VERA soglia psicologica dell’acquisto impulsivo (che non è 9,99$, ritardati delle Case Editrici in ascolto), sia le vendite che i guadagni aumentano moltissimo.

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I costi del libro di carta e i costi dell’eBook
Ora qualche riflessione sul prezzo dei libri di carta e su quello degli eBook, sottraendo i costi che l’eBook non condivide con la carta. Essendo una riflessione personale conterrà un sacco di ipotesi che non sono e non vanno prese per oro colato (per oro colato potete prendere solo i dati reali, perché negare la realtà è alienazione), ma spero che possa lo stesso aiutarvi a riflettere meglio sul futuro del mondo editoriale.

Userò come spunto l’analisi semplificata del preventivo di un libro fatta da Oliviero Ponte di Pino (da 30 anni nel mondo dell’editoria e direttore editoriale di Garzanti Libri dal 2000) in I Mestieri del Libro (pp. 88-93), considerando un buon titolo con 10.000 copie di prima tiratura e 18 euro di prezzo di copertina.

 

COSTO
COMPLESSIVO
COSTO
A COPIA
%
Costi redazionali 6.000 0,60 3,33
Correzione bozze, inserimento correzioni, revisione testi (editing), copertina, illustrazioni, impaginazione del testo, traduzione ecc…
Costi industriali fissi 1.000 0,10 0,56
In tipografia: lastre e avviamento dei macchinari da stampa
Costi industriali variabili 11.000 1,10 6,11
In tipografia: carta, stampa, legatura ecc…
Diritti d’autore 14.400 1,44 8,00
7% fino a 5.000 copie, 9% fino a 10.000
Spese di commercializzazione
e distribuzione
108.000 10,80 60,00
rete di promozione, distribuzione, logistica e magazzino, sconto ai librai
Pubblicità e promozione 5.400 0,54 3,00
Costi di struttura e margine di redditività 28.800 2,88 16,00
Totale costi 174.600 17,46 97,00

Fatturato a copertina 180.000 18,00 100,00
Differenza di contribuzione 5.400 +0,54 3,00

 
Immaginiamo poi che questo libro, avendo una tiratura non certo minuscola, sia di un autore non del tutto sconosciuto (un medio autore, stile Konrath) e che il contratto preveda di dargli un buon anticipo sulle royalties di ben 10.000 euro.
Solo per recuperare quell’anticipo facendo tornare a quadrare i conti, bisognerà vendere 7.531 di quelle 10.000 copie.

Nel miracoloso caso in cui si dovessero stampare e vendere più di 10.000 copie, le royalties per il “di più” salirebbero dal 9% all’11% (e verrebbe acceso un cero al Cristo col Colbacco per la grazia ricevuta).

Se andasse tutto esattamente come previsto (rese minime calcolate ecc…), si potrebbe pagare tutto e tutti, con perfino un margine di 5.400 euro per eventuali problemi non considerati (rese un po’ superiori, ad esempio). Ma se le cose non andassero bene come previsto? Se le rese salissero alle stelle? Se due terzi dell’edizione finisse invenduta? Se tutto andasse a puttane, come spesso va con i titoli che non siano instant book o altri titoli sicuri? Eh, allora sono cazzi…

Quanto incidono le rese?
Si parla spesso di rese, ma molto raramente le si tiene DAVVERO in conto. Le rese sono un fenomeno intrinseco al libro FISICO, di carta (o pergamana o argilla o pietra ecc…), che NON esiste col libro digitale. Chiaro? Si parla spesso di libri che non vendono 3 copie, con una resa che si può immaginare si avvicini molto al 100%. Ma qual è la resa fisiologica, la resa minima normale di un libro che vende piuttosto bene?

Mettiamo che al nostro libro le cose vadano abbastanza bene: e che le rese si aggirino attorno al fisiologico 20%. Se dal 20% delle copie distribuite non guadagnerò nulla
[...]
E questa, per l’appunto, è la questione finale: che il nostro libro da 14 euro a copia genererebbe effettivamente quel 7% di “guadagno” per l’editore se, e solo se, tutte le 1.560 copie stampate andassero vendute. Ma ci sono le rese, la cui consistenza “fisiologica” è del 20% (cioè: se va tutto bene, c’è il 20% di rese). E le rese si mangiano tutto il guadagno, e anche un po’ del ricavo.

Le frasi citate provengono da un articolo del 2005 di Vibrisse Bollettino, blog curato da Giulio Mozzi, consulente editoriale e scrittore (pubblicato anche da Einaudi e Mondadori).

Quel 20% di rese, che può sembrare un grossa cifra, è invece il minimo, come ci specifica chiaramente Mozzi. La realtà più comune nel mondo degli hardcover (in America) è delle rese al 40%. Sì, avete capito giusto: 40%.

Traditionally, publishers have sold books to stores, with the wholesale price for hardcovers set at fifty per cent of the cover price. Authors are paid royalties at a rate of about fifteen per cent of the cover price. On a twenty-six-dollar book, the publisher receives thirteen dollars, out of which it pays all the costs of making the book. The author gets $3.90 in royalties. Bookstores return about forty per cent of the hardcovers they buy; this accounts for $5.20 per book. Another $3 goes to overhead costs and the price of producing and shipping the book—leaving, in the best case, about a dollar of profit per book.

Fonte: The New Yorker

Rese del 20%. Minime. Più spesso al 40%. Questa è FOLLIA.
I libri invenduti, che dopo mesi o anni tornano indietro (prima dal libraio al distributore, poi dal distributore all’editore), sono libri che portano su di sé il COSTO della loro realizzazione -pagato per intero all’inizio- senza generare un RICAVO. Resta solo da sperare di ridurre un po’ la perdita, piazzandoli a due soldi come remainder (parola elegante per dire scarti di magazzino). Queste cose non accadono nel mondo degli eBook.

Con l’eBook non devi decidere quanti stamparne per spalmare i costi e calcolare il prezzo (nel cartaceo più ne stampi e meno costo devi spalmare sul singolo libro, quindi puoi tenere accettabile il prezzo di copertina: 19 euro invece di 23 euro, ad esempio), trovandoti per forza a stamparne migliaia di copie perché altrimenti l’investimento sarebbe un fallimento monetario anche se fosse un successo nelle vendite. Però più ne stampi e più grande sarà il buco nell’acqua se le vendite dovessero andare malissimo: tutti i costi di stampa li paghi subito, che il libro venda o non venda!

 

Soviet_Russia_icecream

 
Torniamo all’esempio di Ponte di Pino.
Nei costi inserisce “costi di struttura e margine di redditività” e spiega (p. 89) che nei costi di struttura sono inclusi anche gli invenduti previsti, ovvero quanto ricavo prima calcolato va ora sottratto perché non tutta la tiratura sarà davvero venduta.

Però riflettiamo un attimo sul costo fisico di quegli invenduti.
Immaginiamo siano del 20% (2000 copie): abbiamo 0,60 di costi redazionali più 0,10 di costi industriali fissi più 1,10 di costi industriali variabili più 0,54 di pubblicità e promozione (ho evitato di incollarci una fetta dei costi di struttura, mi sono limitato al costo del “progetto libro” in sé escludendo il costo del resto del Brontosauro editoriale). Con 2,34 euro di costi per singolo libro, fanno 4860 euro bruciati. E il resto della cifra, molto più grossa?

Nei 28.800 euro di costi si trovano stipendi vari non direttamente collegati al “progetto libro” in oggetto, festini a luci rosse con l’Onorevole tal dei tali, oneri finanziari, cocaina offerta agli amici politici, costi legati ad altri progetti falliti da ammortizzare (gli invenduti all’80-90% di un precedente romanzo di quella collana, ad esempio, fatti pagare ai titoli successivi), il PC della nuova segretaria maggiorata con gli occhioni da cerbiatta, il cazzo di gomma regalato al pensionamento della vecchia segretaria ecc… tipici di organizzazioni grosse e pesanti (il Brontosauro editoriale, appunto) e che assieme ai ricavi minimi che ci si aspetta dal libro affinché non sia un progetto “fallimentare”, complessivamente, contribuiscono nelle 10.000 copie a ben 2,88 euro del loro prezzo di copertina. Non male.

Tutti questi costi non direttamente collegati a QUEL libro, ma solo alla struttura attorno “in sé”, non sono presenti in un eBook prodotto da una piccola realtà editoriale o addirittura autoprodotto dall’autore (a meno che… ma lo vedremo dopo). Rimangono ovviamente tutti i costi realmente connessi a QUEL libro, che non sono nulli!

Immaginiamo di trasformare con la bacchetta magica quel libro in un eBook, venduto con il modello Agenzia 70-30 e il 25% di royalties all’autore su quanto incassato. Manteniamo i costi appesantiti da una realtà editoriale grottesca e sovradimensionata come un Brontosauro pronto all’estinzione. Vediamo cosa sparisce e cosa si ridimensiona. Per ora non faccio stime al dettaglio o sul prezzo: ci arriverò dopo.
 

COSTO
COMPLESSIVO
COSTO
A COPIA
%
Costi redazionali 6.000 ? ?
Correzione bozze, inserimento correzioni, revisione testi (editing), copertina, illustrazioni, impaginazione del testo, traduzione ecc…
Costi industriali fissi
La tipografia è bruciata e rimangono solo le macerie annerite.
Costi industriali variabili
La tipografia ora è abitata da barboni che venerano un fallo di cemento
Diritti d’autore ? ? 17,50
Il 25% fino a XXX copie, 35-50% dopo.
Spese di commercializzazione
e distribuzione
? ? 30,00
Modello agenzia: 30% a loro, 70% all’editore.
Pubblicità e promozione
Konrath dice che non serve, sono soldi buttati nel mondo degli eBook. Quello che serve è quello che può fare l’autore per fidelizzare il pubblico e la qualità. Comunque, se proprio vuoi buttare 5.000 euro, fatti tuoi…
Costi di struttura e margine di redditività 24.000 ? ?
Il Brontosauro reclama che qualcuno paghi per mantenere la sua enorme mole fallimentare. Ho sottratto solo il valore degli invenduti al 20% del cartaceo, qui non presenti.
Totale costi fissi 30.000 ? ?

 
Come potete vedere ora i costi fissi sono composti al 20% da costi realmente collegati al libro e all’80% da Brontosauro: stipendi non direttamente collegati al progetto in esame, debiti di precedenti libri falliti da ripagare, amministrazione interna alla cazzo di cane con le matite che costano 100 euro l’una, ufficio marketing con i ritardati che giocano a ping-pong, altri dipendenti che non svolgono più alcun lavoro utile da quando si è smesso di usare la carta e vendere in librerie fisiche ecc…
Prima la quantità di spreco in Brontosauro era minore: solo il 45% (ho considerato gli invenduti come costo del libro in sé, non del Brontosauro, e ho mantenuto la pubblicità tradizionale come essenziale nel vecchio mondo del passato di carta).

Ora immaginiamo un prezzo al dettaglio di 9,90 euro e vendite per, immaginiamo, un 2012 “all’americana” (equivalente a un BOH all’italiana) con gli eBook molto più diffusi, la carta che perdendo margine ha avuto grossi crolli e gli editori stessi che si sono dovuti rifugiare nel digitale per scappare dai costi fissi che generavano sempre più spesso passivi anche su libri che un tempo avrebbero chiuso i conti in pareggio. Un inferno in cui i Signori della Carta ardono vivi nei loro castelli di alberi morti. ^_^

Immaginiamo che questo libro, progettato per vendere 8.000 copie nel mondo del cartaceo a 18 euro, riesca a venderne (se tutto va bene) solo 5.000 nel mondo digitale a 9,90 perché il pubblico si sta abituando a percepire come ingiusto un prezzo sopra i 5 euro e preferisce la massa di libri proposti al di sotto di quella cifra, che acchiappano quasi tutto il mercato della narrativa.

 

COSTO
COMPLESSIVO
COSTO
A COPIA
%
Costi redazionali 6.000 1,20 12,12
Correzione bozze, inserimento correzioni, revisione testi (editing), copertina, illustrazioni, impaginazione del testo, traduzione ecc…
Diritti d’autore 8.663 1,73 17,50
Il 25% fino a 5.000 copie, 35-50% dopo.
Spese di commercializzazione
e distribuzione
14.850 2,97 30,00
Modello agenzia: 30% a loro, 70% all’editore.
Costi di struttura e margine di redditività 24.000 4,80 48,48
Il Brontosauro reclama che qualcuno paghi per mantenere la sua enorme mole fallimentare. Ho sottratto solo il valore degli invenduti al 20% del cartaceo, qui non presenti.
Totale costi 53.513 10,70 108,10

Fatturato a copertina 49.500 9,90 100,00
Passivo di 4013 euro imputabile alla fame del Brontosauro!
Ridurre gli appetiti del Brontosauro di un 20% o abortire il progetto.

 

Brontosaurus
Un corpo enorme con un cervello minuscolo. Estinto. [Nota]
Qualche domanda?

 
Ora immaginiamo ancora quel libro (sempre di un autore non del tutto sconosciuto, uno che nel mondo della carta meriterebbe una prima tiratura da 10.000 copie, pubblicità, un buon anticipo ecc…), ma venduto con un prezzo più intelligente: 2,99 euro. Facciamo però un paio di premesse: le vendite non potranno, come accade ora, essere 30 o 40 volte superiori perché stiamo immaginando un futuro in cui gli ottimi libri a basso prezzo non saranno una rarità, ma una cosa piuttosto comune. Allo stesso tempo però non possiamo immaginare che le vendite siano solo quelle attuali della carta a 18 euro: è banalmente ovvio che eliminando l’enorme vincolo dei grossi costi e del fastidio della carta anche la lettura ne trarrà beneficio. Praticamente tutti quelli che hanno iniziato a leggere con gli eReader stanno ora leggendo più di prima: è un dato di fatto, basta guardarsi in giro. Magari levandosi le mani dagli occhi, smettendo di fare lalalalalalalalalà e asportando la bendatura di fette di prosciutto che avvolge la testa. ^_^

Se anche il consumo di libri rimanesse uguale, va considerato che potendo accedere a molti bei libri a basso costo, aumenterebbero le vendite perché i lettori eviterebbero di leggere per la sesta volta i libri già letti (“spendere 50 euro per una trilogia nuova non mi va, poi è tutta merda quella che esce, invece questi sono belli…”) o farseli prestare dagli amici preferendo attendere 2-3 settimane per averli pur di non pagare (“ah, scusa, mi sono dimenticato di nuovo di portarteli…”) o dover fare la fatica di prenderli in biblioteca (“meglio sprecare mezzo pomeriggio del mio unico giorno libero così piuttosto che pagare 40 euro per due troiate”).

In ogni caso c’è da immaginare che venderanno più di prima. Il mercato dei libri non è saturo: a essere pieni sono solo i coglioni delle persone e la stupidità dei Signori della Carta, ma la voglia di leggere bei libri a basso costo non è morta.

Selling prices are a fifth of what they once were. The novel economy is equal to one fifth of a POG, and Meyer and Rowling, or whoever came along and replaced them, still have the majority of that.

Classically, yes. But I don’t know if this applies to new tech becoming widely adopted. And I’m pretty sure it doesn’t apply to a market this big.

New tech can snag new fans who weren’t fans of the prior tech. In other words, we can find a whole younger generation of readers who love their iPad and read books on it when they’ve never bought a paper book in their life.

Also, I’ve seen it quoted that there will be 5 million Kindle owners or more by the end of the year, and the number will continue to grow. That might as well be an infinite fanbase.

Finally, authors aren’t in competition. I don’t lose a sale to Rowling. Someone can buy both of our books.

(J.A. Konrath, rispondendo a un lettore)

Immaginiamo quindi che il prezzo a 2,99 euro permetta di vendere non 30-40 volte tanti libri come ora, ma solo 5 volte tanto. Ok? Sembra una stima ragionevole, date le premesse (che però prevedono che uno sappia qualcosa del mondo del libro, visto dal punto di vista dei lettori… quindi già immagino che nessun Editore o addetto al Marketing italiano ci crederà visto che è appurato che non capiscono un cazzo dei desideri del pubblico e sanno solo lagnarsi, da bravi coccodrilli, perché la gente li ignora).

 

  COSTO
COMPLESSIVO
COSTO
A COPIA
%
Costi redazionali 6.000 0,24 8,03
Correzione bozze, inserimento correzioni, revisione testi (editing), copertina, illustrazioni, impaginazione del testo, traduzione ecc…
Diritti d’autore 13.081 0,52 17,50
Il 25% fino a 25.000 copie, 35-50% dopo.
Spese di commercializzazione
e distribuzione
22.425 0,90 30,00
Modello agenzia: 30% a loro, 70% all’editore.
Costi di struttura e margine di redditività 24.000 0,96 32,11
Il Brontosauro reclama che qualcuno paghi per mantenere la sua enorme mole fallimentare. Ho sottratto solo il valore degli invenduti al 20% del cartaceo, qui non presenti.
Totale costi 65.506 2,62 87,63

Fatturato a copertina 74.750 2,99 100,00
Differenza di contribuzione 9.244 +0,37 12,37

 
Incredibile: ci sono più soldi di quanti ne servano per pagare tutti quanti! Roba da brindisi nel mondo editoriale della carta, in cui si cercava di spacciare pacchi di carta tossica a 19 euro: ora si può vendere un libro senza sentirsi dei criminali e perfino guadagnarci sopra!

 

in-soviet-russia-dance

 
Da Konrath a Pinco Pallino: uno scenario più modesto
Fino ad ora abbiamo ragionato su autori che vendono qualcosa, gente che se la può cavare con il giusto modello di prezzo. Gente con anche un pizzico di fortuna, oltre a un prodotto di qualità. Questo però non è lo scenario di un tipico Pinco Pallino non così bravo e meno fortunato (o anche bravo quanto loro, ma molto più sfortunato: capita, eh! Capita in ogni ambito, può capitare anche nella narrativa!).

Magari Pinco Pallino ha provato a fidelizzare il pubblico come fa Konrath, ma non sa produrre articoli così interessanti: questo ha ucciso gran parte del pubblico e del passaparola (se Konrath ha più di 1.000 utenti al giorno, Pinco Pallino ne ha 200 o 300). Possiamo immaginare anche che, per una serie di sfortunati eventi, Pinco Pallino ha insultato proprio le persone che avrebbero potuto aumentare la diffusione del suo lavoro. L’unica recensione importante che poteva ricevere è saltata perché si è picchiato con il recensore (senza sapere chi fosse) nella contesa per un parcheggio in centro all’ora di punta. Meno importante, ma da segnalare: Pinco Pallino scrive bene, ma non è bravo quanto Konrath o VanderMeer.

Se Konrath ora vende 10.000 copie l’anno del suo eBook migliore a 1,99$, Pinco Pallino forse può aspirare a venderne 1.000 copie. Quando Konrath, nello scenario futuro indicato nella sezione precedente, venderà 40.000 copie in un anno, forse Pinco Pallino potrà aspirare a venderne 4.000.

Una piccola parentesi sulla notorietà e sulle vendite…

Konrath, nonostante gli ottimi risultati, viene battuto nelle vendite degli eBook da un sacco di altra gente meno famosa di lui (e lui non è molto famoso) e mai pubblicata su carta. Immaginare di fare un decimo di quello che fa Konrath non è una previsione ottimista per uno scrittore decente. Il problema è essere uno scrittore decente…

your success with e-books is predicated on your previous success in print publishing, because you’re capitalizing on the intangible value of your name

That’s part of it, but not all of it. There are too many authors selling well with no prior success, and a growing number of authors bigger than I am who aren’t having my success. So, yes, I could be selling just as many without a print publisher. Others are.

And it doesn’t take into account a very peculiar and obvious fact: if these buyers were people who knew me, they could go to my website and download my ebooks for free. The same ebooks I have on Amazon are free on my website. If the sales were based on name-recognition, wouldn’t my website downloads outnumber my Amazon sales? But my Amazon sales are higher at about 20 to 1.

(J.A. Konrath, rispondendo a un lettore)

Quanto riportato sopra conferma il discorso che avevo già fatto in passato: se il prezzo è così basso da essere ridicolo, molti lettori non si preoccuperanno nemmeno di cercare l’eBook piratato o quello gratuito. Questo è banalmente ovvio quindi se non ci eravate già arrivati e se perfino ora (di fronte all’inattaccabilità della Realtà) non ci credete, avete dei seri problemi di percezione del mondo (alienazione, distorsione della realtà percepita, paranoia) o di comprensione intellettuale (stupidità: ignoranza no, quella giustificazione è scomparsa all’ottenimento dei dati reali). Anche questo è banalmente ovvio.

Torniamo a Pinco Pallino.

Pinco Pallino nell’attuale mondo della carta sarebbe un suicidio editoriale: senza abbondantissime spinte (da autore di punta, stile Licia Troisi) e moltissima fortuna (che non ha, a differenza di Licia Troisi) non arriverebbe nemmeno a vendere 1.000 copie del suo libro in un anno, lasciando all’editore invenduti per 5.000-7.000 copie, ovvero tutto il resto della tiratura, con un passivo di parecchie migliaia di euro.

Ma nel mondo digitale del futuro?
Pinco Pallino, che come già detto NON è un incapace, può autopubblicarsi spendendo il giusto per l’editing di un serio professionista e sperare di guadagnarci pure qualcosina? Forse sì.

soviet_russia_poems

Di cosa ha bisogno Pinco Pallino?
Esaminiamo le necessità di un autore autopubblicato in eBook e calcoliamo i costi che Pinco Pallino dovrà sostenere per fare un lavoro che non sia solo “amatoriale”: un manoscritto trasformato in libro con l’ausilio di esperti professionisti.

— Editing professionale.
Fondamentale. Ha bisogno di trovare un professionista serio, magari uno che sia disposto prima a far pagare una cifra iniziale per la scheda di lettura e solo dopo, se il prodotto è a suo parere vendibile, il resto del lavoro e del denaro.
Quanto costa? In internet si trovano parecchi prezzi (di gente di credenziali più o meno ignote), che variano dai 4 agli 8 euro a cartella (IVA inclusa). Ho letto che meno di 4 euro a cartella è un vero furto e, seppur con la poca esperienza che ho di lavoro sui testi altrui, concordo. Forse sono io che mi impegno troppo, ma 4 euro a cartella è proprio il minimo per la fatica che bisogna fare. Un paio di amici mi hanno confermato che 4-5 euro per cartella da 1.800 battute è il prezzo considerato onesto.

Tralasciamo che attualmente l’editing poi venga fatto di merda, ma quello è colpa delle Case Editrici italiane che affidano i testi a gentaglia incapace e svogliata (o impossibilitata a lavorare perché il testo è oggettivamente orrendo): immaginiamo che Pinco Pallino riesca a trovare, magari indirizzato da amici, un editor capace.

Quanto è grande il romanzo di Pinco Pallino? Uhm, è un romanzo tipico, né piccolo né grosso. Vediamo qualche dimensione indicativa: Shot of Tequila di J.A. Konrath sono 418mila battute; Marstenheim di Angra sono 526mila battute; Controllo a Distanza di Andy McNab sono 771mila battute; L’Ultima Fortezza della Terra di Alfred E. Van Vogt sono appena 195mila battute; Nihal della Terra del Vento di Licia Troisi sono 525mila battute.
Una stima ragionevole potrebbe essere 550mila battute. Con cartelle da 1.800 battute e 4,5 euro a cartella (IVA inclusa), fanno 306 cartelle e 1.377 euro.
Arrotondiamo a 1.400 euro.

Comunque se Pinco Pallino è anche un capace editor (piuttosto normale se uno è un buono scrittore, ma il contrario non è automatico), potrebbe già essere inserito in un giro di autori decenti che si passano i lavori e si scambiano consigli. Konrath diceva che non aveva molto tempo per leggere libri “per divertimento” perché era seppellito dai manoscritti dei colleghi… in compenso i suoi manoscritti venivano controllati da quegli stessi professionisti. Uno scambio equo.

Immaginiamo che Pinco Pallino non sia nel giro o che abbia comunque bisogno di un aiuto ulteriore perché ha paura di non farcela. O forse gli hanno consigliato un editor davvero bravo e Pinco Pallino non resiste alla tentazione di provarlo.

— Lettori professionisti.
Ha bisogno di due o tre persone diverse, lettori esperti e appassionati del genere a cui appartiene il suo romanzo, che leggano il libro per darne un parere conciso (stile scheda di lettura, ma senza tutta la parte di sintesi) e segnalare i refusi individuati al volo.
Quanto possono costare? I lettori interni delle Case Editrici avevo letto che prendevano, anni fa, 50-100mila LIRE per leggersi un manoscritto e produrre una scheda di valutazione di alcune pagine. In euro ho sentito che dovrebbero costare sui 40, massimo 50 euro (IVA inclusa). Questo all’interno di una casa editrice: fuori è facile che chiedano di più, anche se il lavoro sulla scheda è dimezzato e si chiede in pratica solo un parere stringato e di indicare i refusi notati durante la lettura.
Due o tre professionisti potrebbero costare 100-150 euro l’uno per un romanzo che non sia un mattone (una vera correzione di bozze professionale costa di più: non conosco bene i prezzi, ma ho letto che 1,5 euro a cartella è un prezzo onesto, poi non so…).
Immaginiamo un investimento di 300 euro.

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— Lettori amatoriali.
Amici di cui si fida, persone che stima, a cui affidare il libro in fase di scrittura e una volta completo per ottenere pareri gratuiti e la segnalazione di (alcuni) refusi. Esattamente come succede ora agli autori del cartaceo.
Questi, fortunatamente, sono gratis. Tra questi tizi, i lettori a pagamento, l’editor e l’impegno al 100% delle possibilità dell’autore, errori e refusi dovrebbero poter essere ridotti al minimo.

— Copertina.
La copertina è importante, anche nel mondo degli eBook. I libri di Konrath che vendevano peggio hanno ottenuto un immediato incremento delle vendite quando le orribili copertine precedenti sono state sostituite con delle copertine molto più belle.

Pinco Pallino potrebbe essere tentato di farne una con delle immagini in libera distribuzione oppure convincere qualche morto di fame su DeviantArt a fargli usare una sua illustrazione gratis in cambio del solo nome accanto a quello dell’autore nella prima pagina dell’eBook.
Dopo alcune ore dilaniato dalla scelta dell’illustrazione (questa, questa o questa?) per la copertina autoprodotta del suo romanzo storico ambientato nel Risorgimento, Pinco Pallino cede e decide di contattare un professionista che faccia tutto per lui. Un cero di ringraziamento si accende da solo sotto il Cristo col Colbacco (ma io l’avrei comprato lo stesso…).

Angra mi ha detto che il prezzo di una copertina fatta da un professionista, uno bravo che lavora per piccole realtà editoriali, ma non famoso, costa in totale (illustrazione compresa) 200-300 euro.
Facciamo 300 euro.

— Creazione del file ben formattato per la vendita.
Onestamente, nel XXI secolo, questa è una cosa che l’autore che aspira ad autopubblicarsi deve saper fare da solo. Si parla di narrativa, non di manualistica con complessi indici e riferimenti. Questa capacità, come quella di usare il computer quanto basta per navigare su Google, leggere le eMail, scrivere con il Word Processor e saper tenere in piedi un Blog, è un prerequisito essenziale. O perlomeno avere un amico paziente che lo faccia per te e controlli il risultato su un paio di dispositivi di lettura.

— Pubblicità e promozione.
Konrath la mette in modo molto semplice: spendere soldi in pubblicità (a meno di non fare enormi campagne sui giornali, TV, riviste ecc… stile Bestseller e Megaseller) non serve. È la stessa cosa detta mille volte: un libro normale non riesce a ritornare sull’investimento, figurarsi guadagnare, con la tipica pubblicità (3.000-5.000 euro spesi). E una buona campagna pubblicitaria costa soldi, molti soldi. Meglio lasciar perdere.

Ed è meglio anche evitare di scocciare troppo in giro: fare la figura di quello che implora ogni minuto di essere comprato non aiuta le vendite, anzi, bastano pochi messaggi nei posti sbagliati per essere etichettati a lungo come spammer.

Cosa è meglio fare? Concentrarsi sul pubblico del proprio blog. Evitare di sembrare teste di cazzo irascibili, ma allo stesso tempo non fare la figura dei lecchini: se non hai rispetto per te stesso, non riceverai rispetto. Chi si incazza e sbraita come un checca isterica troppo di frequente, non ha rispetto per se stesso. Idem chi sorride anche ai peggiori insulti e per risposta invita all’acquisto dei propri eBook con uno sconto ulteriore del 20%.

Inoltre se non sei in grado di apparire “interessante” (in questo caso con post interessanti), ben pochi si interesseranno al tuo blog o lo consiglieranno agli altri. Qualità e rispetto: costruirsi una reputazione positiva, contribuendo nel proprio piccolo alla crescita positiva del web.

No matter how much you say it, authors don’t seem to accept that they MUST promote their eBooks.

It might be worth figuring out if some self publishing success stories have common ground when it comes to what they did to succeed. Because the only promotion I do for my self-pubbed novels is blog about them and occasionally post on Kindle boards.

(J.A. Konrath, rispondendo a un lettore)

 

  COSTO
COMPLESSIVO
COSTO
A COPIA
%
Costi redazionali 2.000 0,50 16,72
Editing (1.400), lettori professionisti (300) e copertina (300).
Spese di commercializzazione
e distribuzione
3.812 0,95 31,87
Ci sono 0,08 euro di costi per trasmettere un file da 500 KB al cliente, poi col Modello Agenzia di Amazon Pinco Pallino riceve il 70% del resto.
Costi di “struttura” ? ? ?
Questi li aggiungiamo dopo.
Totale costi 5.812 1,45 48,60

Fatturato a copertina 11.960 2,99 100,00
Differenza di contribuzione 6.148 1,54 51,40

 
Manca qualcosa. Pinco Pallino, proprio come il Brontosauro, potrebbe non essere al primo libro pubblicato. Immaginiamo che Pinco Pallino abbia pagato 4.000 euro complessivi per i suoi due romanzi precedenti: col primo ha incassato solo 500 euro, col secondo 1.500. Ha un passivo di 2.000 euro da recuperare.

Però, aspettate: come il Brontosauro aveva gli stipendi dei dipendenti da tenere in considerazione, così lo scrittore ha il costo della propria vita. Immaginiamo che Pinco Pallino sia uno scrittore a tempo pieno, come il Brontosauro era un editore a tempo pieno. Di quanti soldi al mese ha bisogno Pinco Pallino per mantenere il suo livello di vita? 1.400 euro al mese? Per 12 mesi fanno 16.800 euro l’anno. Sembra che un solo libro non possa bastare…

 

  COSTO
COMPLESSIVO
COSTO
A COPIA
%
Costi redazionali 2.000 0,50 16,72
Editing (1.400), lettori professionisti (300) e copertina (300).
Spese di commercializzazione
e distribuzione
3.812 0,95 31,87
Ci sono 0,08 euro di costi per trasmettere un file da 500 KB al cliente, poi col Modello Agenzia di Amazon Pinco Pallino riceve il 70% del resto.
Costi di “struttura” 18.800 4,70 157,19
Debiti dei due libri precedenti (2.000) e soldi per mantenersi un anno senza lavorare (16.800)
Totale costi 24.612 6,15 205,79

Fatturato a copertina 11.960 2,99 100,00
Passivo di 12.652 euro!
Trovati un lavoro vero: non puoi sopravvivere con un solo romanzo!

 
Pinco Pallino farà bene ad avere una mezza dozzina di romanzi che producono reddito ogni anno prima di pensare di poter abbandonare il suo lavoro per la carriera di scrittore a tempo pieno. Ma ci riuscirà mai?

APTOPIX Russia EU

 


 
Nota sul Brontosauro: come potete notare ho scelto di usare nell’esempio un dinosauro simbolico, inesistente. Brontosauro era il vecchio nome, scientificamente scorretto, dell’Apatosauro. L’Apatosauro esisteva, con le caratteristiche identificate e ipotizzate, il Brontosauro “popolare” no. Il Brontosauro ha tutto l’immaginario popolare di contorno (che ho sfruttato qui e in un mio precedente commento nel primo articolo su Konrath, quello del bestione letargico che divora alberi) che raccoglie caratteristiche miste tra Brachiosauro, Apatosauro, Eobrontosaurus e pura invenzione.
La scelta del nome, seppur sofferta perché ho dovuto sacrificare l’assonanza tra Apatosauro e Apatia, è stata fatta nel rispetto del vero animale esistito che non era mia intenzione dileggiare: il Brontosauro, come simbolo popolare (che è) e non come dinosauro vero (d’altronde non lo è), era la scelta migliore e più rispettosa delle convenzioni, dei paleontologi e del disguido storico sulla natura dell’animale.
Anche il paleontologo Stephen Jay Gould fa notare come la figura irreale del Brontosauro sia ancora molto presente nell’immaginario collettivo (si veda il libro Bully for Brontosaurus).
In più la scelta, per quelli che l’hanno colta, era anche un riferimento e omaggio a The Difference Engine, importantissimo romanzo steampunk (quello che chiude la prima generazione) il cui protagonista è lo scopritore (nella finzione del romanzo) del primo scheletro intero dell’animale.

Ho aggiunto questa nota, che appare inutile se consideriamo che chiunque abbia un minimo di infarinatura della questione da entrambi i punti di vista (tecnico e popolare) avrà sicuramente colto subito la scelta fatta, in seguito alla gratuita aggressione in altra sede di un soggetto (in evidente malafede) il cui atteggiamento e le cui esternazioni, che seguo passivamente da oltre due anni, mi sento solo di definire come “imbarazzanti”.
Ma tant’è, mi tocca difendermi perfino dal pubblico grugnire dei maiali…

[CaD] La nonnina con la pistola

Posted by on 11 mar 2010 | Tagged as: Armi da Fuoco, Chiedilo al Duca, Oplologia

Una domanda della serie “Chiedilo al Duca” risalente agli ultimi giorni di giugno del 2009.
La risposta, come sempre, è stata rielaborata e riscritta per migliorarne la leggibilità.

[...]
Tempi nostri.
Una vecchia signora. Una vecchia signora che ha però un’arma così potente da poter sparare attraverso una porta aprendo un bel buco nella medesima. Dunque l’arma deve essere abbastanza leggera da poter essere impugnata da una donna anziana, seppur vispa, ma con pallottole decisamente letali.
Ce l’hai?
(Lara Manni)

Il problema fondamentale, in questo caso, è trovare un buon compromesso tra la potenza della cartuccia e il peso dell’arma, mantenendo intatta la capacità del proiettile di rimanere letale dopo aver perforato una comune porta in legno. Sarà possibile?

Inoltre la pistola deve essere leggera perché la vecchietta deve poter mirare correttamente senza che le tremi in mano e il rinculo non deve essere tanto forte da spezzare i polsi erosi dell’anziana. Il rinculo è legato alla potenza della cartuccia, come appare ovvio dal terzo principio della dinamica (azione e reazione).
Possiamo escludere calibri molto potenti come il .454 Casull, il .44 Magnum o il .357 Magnum. Evitando calibri molto potenti possiamo anche evitare pistole (spesso) troppo pesanti per un’anziana: il peso dell’arma è legato anche alla potenza della cartuccia perché serve a rendere meno violenti il rinculo vero e proprio (reazione lungo l’asse orizzontale, quello che da la botta su polsi e spalla) e il rilevamento (reazione lungo l’asse verticale, quello che sposta l’arma dalla linea di tiro), le due componenti in gioco che vengono indicati dalle masse come “rinculo”.
Una Desert Eagle in .50 Action Express, un bell’attrezzo massiccio di 2 kg che spara proiettili con tre o quattro volte l’energia cinetica del 9×19 ?che è la classica cartuccia da pistola militare?, spezzerebbe i polsi della vecchia e poi le si schianterebbe in mezzo alla fronte, mandandola KO. ^__^

“Ho la spada più potente del Mondo Emerso, ora voglio una pistola all’altezza!”
Anche voi state pensando a Nihal?

Bisogna poi prendere in considerazione la portabilità dell’arma.
Stiamo parlando di una signora anziana con una pistola per difesa personale. Possiamo immaginare una pistola compatta, con la canna corta e che non richieda molta manutenzione. La vecchietta non ha il tempo o la voglia per preoccuparsi della molla del caricatore: la pistola rimarrà nella borsetta per settimane, con la sicura, ma per il resto carica e pronta all’uso.

La scelta migliore, che tempo fa ho letto essere tipica anche dei poliziotti di mezza età statunitensi, è il revolver: puoi lasciarlo carico per mesi e quando dovrà sparare lo farà… e non ci sarà nessuna molla con il coefficiente K rovinato a impedire che il colpo successivo venga sparato. Per la difesa personale l’ideale può essere uno snubnose, quelli con la canna di 2-2,5 pollici (contro i 4-5 di una pistola normale). I più adatti da portare in tasche o borse sono quelli con il cane coperto, così non può impigliarsi nel tessuto, ma il problema è che spesso sono solo in Doppia Azione (DAO, double action only). Questo significa che il grilletto è più duro perché deve prima alzare il cane e poi sganciarlo per farlo abbattere. Con i revolver normali, quelli con il cane in vista, è possibile armarlo prima di sparare: riducendo il peso del grilletto si ottiene un tiro più stabile (poi dipende anche dalla forza fisica: per un energumeno probabilmente non cambia nulla a sparare in singola azione o in doppia azione nemmeno con la .44 Magnum dell’ispettore Callaghan). Per la nostra vecchietta può essere un problema.
Meglio evitare i DAO.

Tre storici revolver snub nose:
 
S&W_Model_38
Smith & Wesson Bodyguard, Model 38: il cane è coperto,
ma non in alto e quindi è ancora utilizzabile in singola azione.

 
Colt_Detective_Special_3rd
Colt Detective Special, terza versione.
 
Model_642
Smith & Wesson Model 642, sola doppia azione (DAO).

Il calibro? Naturalmente il miglior compromesso tra letalità e scarso rinculo, unito alla lodatissima capacità di funzionare anche nelle peggiori situazioni: il .38 Special, apprezzato anche dai vecchi mangiaciambelle americani. Tuttora un calibro principe nelle statistiche di letalità: può sembrare “anemico” perché non è veloce come il 9×19, ma per penetrare con efficacia la carne conta poco l’alta velocità ed è più importante la densità sezionale. Il .38 Special non manca di adeguata densità ed ha un calibro sufficiente per l’uso antiuomo (9,1 mm), ancora di più se impiegato con munizionamento a espansione (si apre fino a 15 mm circa). Un calibro da difesa se fosse stato del tutto “inadeguato” non sarebbe certo stato usato per 111 anni, fin dal 1899!

Immaginiamo quindi che la nonnina abbia un revolver snub nose .38 Special con canna da due pollici e mezzo, caricato con proiettili JHP da 158 grani, pesanti e letali, adatti per la difesa e l’uso di polizia perché dilatandosi nella ferita tendono a non fuoriuscire dal corpo (e quindi a non colpire altre persone, oltre al malvivente preso di mira). In particolare i proiettili da 158 grani, a differenza di quelli da 110, affondano fino a 30 cm circa di profondità nella carne, permettendo così di raggiungere vasi importanti come l’aorta. Alternativamente potrebbe avere proiettili FMJ da 130 grani, forse più adatti per un’acquirente “generica”: sono migliori per il tiro al bersaglio, quando l’anziana va al poligono, e costano pochissimo.
La velocità alla bocca in una canna da due pollici e mezzo non è naturalmente la stessa ottenibile in una da quattro pollici: probabilmente sarà sui 230 m/s, con entrambe le munizioni (ma potrebbe anche essere maggiore).

38_special_125_grani_JHP_espanso
.38 Special JHP (in questo caso da 125 grani). Notare il proiettile dopo l’espansione.
 
american_eagle_38_special_130_grani_FMJ
.38 Special FMJ, nell’ottima versione da 130 grani di American Eagle

Vediamo se questi proiettili sono adatti per trapassare una comune porta per interni, quella richiesta da Lara, mantenendo poi sufficiente velocità per ferire in modo grave un bersaglio privo di giubbotto antiproiettile. La porta possiamo immaginare che sia spessa 4-5 cm, ma le porte normali non sono blocchi di legno uniformi! Hanno più parti cave che parti piene, altrimenti peserebbero molto di più. Possiamo considerarla come 2 cm di legno, sotto forma di due pannelli da 1 cm separati da uno spazio vuoto.
Utilizzerò la formula di Weigel, adatta per il legno di abete, molto semplice e citata in tanti manuali di balistica.

Calcolerò la penetrazione dei proiettili JHP come se fossero pienamente espansi fin dell’impatto, dato che la maggior durezza del legno rispetto alla carne dovrebbe permetterlo in pochi millimetri. Nella carne invece, come ho avuto modo di scoprire studiando la penetrazione di proiettili sia FMJ che JHP di uno stesso calibro, il calibro da considerare nella formula per la penetrazione di un JHP è a metà tra quello di quando è espanso e quello iniziale, leggermente per difetto (quindi 12 mm in questo caso). Il fatto che la punta cava si spalanchi non modifica la dislocazione della massa posteriore: si mantiene alta la densità sezionale del centro che scava la ferita mentre il bordo più sottile dilata solo un taglio già fatto. Può darsi che questa regola, dipendente dall’elevata concentrazione di peso dietro il diametro iniziale, si applichi anche al legno. Non avendo però prove di ciò ho preferito ragionare come se non fosse così, dando lo “sconto” solo al primo centimetro.

011309-granny-gun
Prego, posizionare lo scrittore di fantasy dietro la porta…

Cominciamo.
I due pannelli di legno da 1 cm vanno considerati separatamente, essendo divisi da più di 1 cm di spazio (come nel caso delle lamine sottili di acciaio). Il proiettile JHP perde 22 m/s attraversando il primo centimetro, si espande completamente e perde altri 36 m/s attraverso il secondo centimetro. La velocità all’uscita è di 172 m/s. Se dietro ci fosse un bersaglio umano, sarebbe ancora in grado di penetrarlo per 21 cm nella carne, scavando un foro del diametro di ben 15 mm. Sufficiente per uccidere, colpendo organi vitali, e in grado di debilitare fortemente l’avversario anche colpendolo genericamente nel ventre. Non credo possa raggiungere grandi vasi come l’aorta, che può essere posta più in profondità (se il colpo va in diagonale nel corpo e se il malvivente è grasso). Sottrarre qualche cm, riducendolo a 15 o 16 cm, in caso di abiti di un certo spessore (giacca da uomo, panciotto, camicia e canottiera), non di più: la grossa decelerazione che limita la perforazione è dovuta alla pelle umana, spessa e straordinariamente elastica per resistere a violenti urti (ben 36 m/s spesi solo per bucarla, quanti ne erano serviti per il secondo centimetro di legno!).

Certo che non poter raggiungere l’aorta è una brutta cosa…
Immaginiamo allora il tutto con i classici proiettili FMJ da 130 grani. In fondo 9,1 mm sono comunque un buco sufficiente, non serve per forza che si espanda, soprattutto non quando questo va a danno di una sana e vigorosa penetrazione!
Nell’attraversare la porta perde 15 m/s col primo pannello e altri 15 m/s col secondo. Rimangono 200 m/s belli puliti: con tanta velocità può affondare nel corpo per 36 cm. Più che sufficienti per raggiungere l’aorta, anche in una persona sovrappeso, aumentando le possibilità che il colpo sia letale pur mancando gli organi vitali più tipici.

Se invece fossero 5 cm uniformi di legno, come un grosso tavolone da banchetto ribaltato, risulterebbero sufficienti per fermare le munizioni JHP, ma non quelle FMJ: decelerate a 150 m/s avrebbero ancora sufficiente velocità per infilarsi nella carne per ben 25 cm (decisamente una buona ferita).
Più sicuro il FMJ, nel caso in cui si dovesse incontrare qualche parte piena della porta oppure del materiale antincendio strano in grado di offrire più resistenza di quanta ne avessi ipotizzata.

In conclusione: revolver snubnose con canna da 2,5 pollici, .38 Special, con munizioni FMJ da almeno 130 grani (meglio se “+P”, ancora più veloci), come questo Colt Diamondback.

 

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