aprile 2010
Archivio del Mese

Archivio del Mese
Posted by Il Duca Carraronan on 25 apr 2010 | Tagged as: Bizzarro, Film e TV, For The Lulz, Giappolandia
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Articolo calderone 4 teh lulz, per buttare dentro varie cose che mi passavano per il pickelhaube ultim’analmente. Prima di proseguire voglio sottolineare che sono abilitato a prendere per il culo la gente grassa vestita in modo buffo perché sono grasso e indosso camicie hawaiane. Lo possono testimoniare anche D’Andrea GL e Francesco Falconi perché mi hanno visto a Torino un anno fa! È come quando uno è negro e può fare umorismo sui negri o è ebreo e può sfottere gli ebrei, quindi se siete ciccioni offesi STFU e GTFO: sono abilitato all’esercizio dello sfottò!
Spesso mi trovo a sottolineare quanto il fantasy in Italia attualmente faccia pietà rispetto a quello che offre il mondo esterno in termini di qualità nella trama, nella scrittura, nella fantasia… in tutto, insomma. Questo non è dovuto a un qualche fattore sovrannaturale, tipo l’Aura Magica di Protezione di Jobs chiamata in causa da certi Mac Fag per sostenere che i Mac non avranno mai virus (nemmeno se il mondo usasse al 90% Mac!), ma dipende dal fatto che gli italiani fanno Speculative Fiction con livelli di qualità italiani e precisione italiana. Citando Renè Ferretti: alla cazzo di cane.
Cose che per uno scrittore all’estero sarebbero il minimo sufficiente (ad esempio che ogni elemento della storia sia pienamente motivato nel suo essere presente sia come singolo elemento che in rapporto con tutti gli altri), da noi sarebbero Grande Scrittura degna di un autore di Livello Superiore che prende dannatamente sul serio il proprio operato.
Come dissi ad Okamis sul suo blog, confrontando il mediocre Boneshaker con la feccia media italiana:
Perché mi pare sempre di stare paragonando i temi della Classe Normale con quelli della Classe per Bambini Speciali (dove si intrecciano canestri)?
Questo sentimento di schifo che provo ha un nome, secondo gli esperti del settore Marketing e Lecchinaggio (le cui filiali sono accessibili nei principali blog e forum di amiketti appassionati di fantasy): si chiama Esterofilia & Invidia.
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| Ora aggiungetegli la barba e i baffi: separati alla nascita? ^_^ |
Funziona così, ora vi faccio un esempio semplice.
Se paragoniamo il potere antiuomo e la gittata utile di due fucili, uno in 6,5 Arisaka punta tonda del 1904 e uno in 7,92 Mauser spitzer del 1940, è facile constatare che il secondo calibro ribaltandosi nella ferita causa danni molto più devastanti, spesso sufficienti a mandare fuori combattimento con un solo colpo nel torso, mentre il primo fa ferite piccole piccole e molto nette, che guariscono rapidamente. Inoltre il secondo ha una gittata utile molto superiore al primo, novecento metri circa per il Mauser contro i seicento metri circa dell’Arisaka.
Sono entrambi armi straniere e il confronto è basato su dati oggettivi.
Ora immaginate che al posto del 6,5 Arisaka vi sia il 6,5 Carcano, che era in pratica identico dal punto di vista della gittata e della capacità antiuomo (buchini piccini senza ribaltarsi nella carne). Se si applicasse lo stesso criterio con cui troppo spesso si ragiona quando si parla di Fantasy in Italia, verreste accusati di Esterofilia & Invidia.
L’accusa non è mai basata sui fatti, ma solo sull’etichetta che permette di avviare il Pogrom contro il giudeo di turno (“Hanno ucciso Gesù Cristo e offeso il Fantasy Italiano!!! Bruciamo le loro case!!!). Semplice, no?
Pensieri Esterofili & Invidiosi (forse retaggio di antenati dal naso adunco?) mi vengono anche al di fuori dell’ambito Fantasy. Ad esempio guardando le Lolite italiane. Brrr.
Come saprete ho un debole sia per le cosplayer che per le cose strane, incluse le belle ragazze vestite secondo il frivolo stile Lolita. Ok, in realtà anche loro le preferisco se le penso come cosplayer e non come gente che normalmente si veste in questo modo (preferisco un decorosa Cosplay Lolita con una figona rispetto a un eccellente abito Lolita indossato da un cesso), ma diciamo che in generale la moda Lolita mi piace. Comunque, sarò b’anale, ma la mia preferenza assoluta va ai cosplay delle cameriere (maid, french maid), in particolare a quelle coi nekomimi (orecchie da gatto)!
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Cameriere! Il genere di cose che mi piacciono!
(nelle tre con lo sfondo rosa c’è Francesca Dani)
Il problema arriva quando si confrontano le immagini 2D stile manga e i personaggi degli anime con l’equivalente 3D… in particolare l’equivalente 3D italiano. Per ogni Cosplayer figa, c’è una secchiata di cessi. Per ogni Lolita carina che pare una bambolina, c’è una mandria di obese inferocite. E tolti rarissimi casi (anche includendo le cosplayer estere) l’equivalente 2D è spesso più kawaii e adorabile delle versioni 3D.
Prendiamo ad esempio questo bellissimo video: l’intervista a una vera Gothic Lolita italiana (o, più correttamente, appassionata di vestiario Gothic Lolita) che imita anche nelle parole scelte i cliché dell’appassionata di moda Lolita mostrati in Kamikaze Girls (con la differenza che lei pare una snob all’italiana, mentre la tizia interpretata da Kyoko Fukada era un gran personaggio).
Vita da Gothic Lolita
A parte che quando va in cioccolateria con Misa c’è da aver paura che piombino i Giapponesi con gli arpioni. Avete visto che roba? Stendendo un velo pietoso su quello con la mascherina reduce dei cosplay cyberpunk di venti anni fa e sul vampiro, la meno insopportabile da guardare è Martina. Almeno sembra un essere umano! Non è l’abito il problema: è cosa c’è dentro.
Curioso che le venga un po’ da ridere quando dice che veste lolita anche per andare a scuola e in palestra: prima di tutto a scuola la lolita di Kamikaze Girls che tanto le piace (tutta la minchiata sul Rococò e la dolcezza è presa da lì) ci andava vestita normale – ovvero in divisa – (i giapponesi sono seri, distinguono il Dovere dall’Egocentrismo) e in secondo luogo… palestra??? Una vera lolita non ci va perché sudare non è dignitoso, quindi puoi evitare anche tu che è meglio, e poi… ma chi ci crede che ci vai? Fai il sollevamento dei cioccolatini, altro che la palestra! ^_^
Secondo me le lolite grasse con le ossa grosse dovrebbero curare di più il vestiario.
In fondo il Lolita non sta nello scoprire, non sta nell’essere sexy: lolita è essere graziose e frivole senza cercare apposta richiami sessuali. Contrasta con le mode moderne piene di ombelichi di fuori, culi di fuori, porzioni inferiori delle tette di fuori assieme alla classica scollatura (in pratica vestiti ridotti a fasce sui capezzoli)… insomma essere graziose senza accenturare tutti quegli indicatori di disponibilità sessuale con cui le Ragazze Moderne mettono in mostra la merce per acchiappare la migliore combinazione Grosso-Cazzo/Grosso-Stipendio. Nel Lolita coprire di più è meglio: quindi perché non un bel Burqa Afgano in stile Lolita, con fiori, merletti ecc…? Giusto uno spiraglio per gli occhi e il resto un trionfo di sartoria di altissima qualità.
Si salva capra e cavoli: grassone lolite, ma senza offendere lo sguardo maschile!
Un film molto bello con protagonista una Lolita è Kamikaze Girls: commedia divertente, buone trovate, recitazione più che valida con l’accoppiata esplosiva Kyoko Fukada (la lolita) – Anna Tsuchiya (la motociclista yanki). Si trova anche doppiato in italiano. Quanto meno Nicole ha un minimo di gusto per i film…
Un piccolo assaggio di Kamikaze Girls
In Kamikaze Girls ci sono molti riferimenti alla marca lolita Baby, The Stars Shine Bright, specializzata in Sweet Lolita. Nicole cita anche Moi-même-Moitié, la marca di Mana specializzata in Elegant Gothic Lolita. No, non Mana il paleontologo con le ossa grosse: parlo di Mana-sama l’invertito sessuale dei Moi dix Mois. Così, a occhio, preferisco l’invertito.
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Per dimenticare le italiane che vestono Lolita…
(chi è interessato per davvero allo stile Lolita vada invece qui: c’è anche la guida per riconoscere il cosplay lolita dal lolita, non che me ne freghi un cazzo… ^_^”)
Visto le Lolite 2D? Sono meglio di Misa e compagne.
Ecco, questa differenza abissale tra la massa delle “ragazze vere” e quelle disegnate viene da tempo indicato dagli otaku (a partire da 4chan e posti simili), con l’espressione 3D Pig Disgusting (3DPD) o anche solo 3D Pig.
Mi piace 3DPD, rende bene la differenza tra le cose che uno si è abituato a trovare piacevoli e quello che troppo spesso riserva la realtà. 3D Girls are Pig Disgusting!
A proposito: vedendo Kamikaze Girls ho scoperto che il mio stile non è “camicia hawaiana” e forse dentro di me c’è una Sweet Lolita. Che ne dite, mi starebbe bene questo vestitino puccioso bianco e rosa? Potrei indossare il pickelhaube e fare la Sweet Kaiser Lolita, andando in giro tutta vestita di rosa, baldanzosa, saltellando qua e là.
^_^
Posted by Il Duca Carraronan on 22 apr 2010 | Tagged as: Bizzarro, Dieselpunk
Un blando spunto storico per gli appassionati di Dieselpunk: l’uomo macchina di Fritz Kahn.
Il dottor Fritz Kahn (1888-1968), ginecologo (sono quelli che guardano la vagina) a Berlino (un posto pieno di crucchi) e scrittore (gente che non sa trovare il proprio culo nemmeno con una mappa e una guida sherpa) di fama mondiale nell’ambito della divulgazione scientifica, ha illustrato le funzioni del corpo umano con bellissime analogie tra il corpo e la macchina. Ok, per noi può sembrare una cazzata, ma per l’epoca era un’ottima idea e il suo lavoro è ancora delizioso da ammirare. Negli anni ’20 i cinque volumi di Das Leben des Menschen (La Vita dell’Uomo) divennero tra le opere tedesche più famose nel mondo (seppure con alcune critiche sulle assurde conseguenze, talvolta, di questa ricerca di “originalità” a tutti i costi). Poi venne il Nazismo e Kahn, ebreo come i candelabri a sette bracci e il deicidio, venne cacciato dalla Germania. Continuò la carriera di divulgatore scientifico negli Stati Uniti.
Una delle sue opere più famose è il poster Der Mensch als Industriepalast.
Ho ripensato oggi a Fritz Kahn vedendo il video del 2009 di Henning M. Lederer dedicato all’animazione di Der Mensch als Industriepalast, apparso ieri su Dark Roasted Blend. Godetevelo. ^_^
Posted by Il Duca Carraronan on 21 apr 2010 | Tagged as: Bizzarro, Conigli, Rabbit Weird
Dopo aver cercato di far incazzare quel 3% del mio pubblico formato da utenti Mac (dati Cystats del mese), ora è il momento di far incazzare quelli che si aspettano il post sullo Steampunk (fatemi finire di leggere Robida: lo sapete che io, a differenza di come fanno praticamente tutti — soprattutto con lo steampunk —, preferisco andare alla “fonte” quando possibile anche se è solo per citare due cose che potrei copiare bovinamente da qualche articolo sul web) o il più volte annunciato post sui fucili ad ago (che è ormai è come gli straordinari di aprile in Boris) o quello sul libro di Barzini dedicato alla Guerra Russo-Giapponese (presto, prestissimo: è solo lungo e faticoso copiare i pezzi interessanti!): oggi parlerò di conigli, quegli adorabili animaletti di cui non frega un cazzo a nessuno a parte me che amate tutti! ^__^
Ho trovato due video sconvolgenti sui conigli.
Trattando uno degli aspetti più misteriosi e leggendari della fisiologia del coniglio, ho deciso di metterlo anche nella categoria Rabbit Weird. Il primo video mostra, spazzando via ogni dubbio, che i conigli fanno le uova. Io l’ho SEMPRE sostenuto. Non nascono tutti dalle uova, ma alcuni sì (di solito le fanno di cioccolato, per consegnarle a Pasqua). Ho spesso sostenuto, e lo confermo ancora, che nel coniglio vi è solo il maschio, dotato di entrambi gli organi sessuali — pene e ano, a scopo esclusivamente omoricreativo — e che di norma si riproduce per mitosi.
Nel secondo video un pucciosissimo coniglietto chiede al papà se può diventare il Coniglio Pasquale, ma lo aspetta una brutta delusione! Com’è dolcino! Kawaii!!!
Vedo il disprezzometro aumentare di una tacca e sento la gente disiscriversi dal feed.
E pensare che non ho nemmeno parlato degli anime zozzi che mi piacciono!
Eccellente!
Posted by Il Duca Carraronan on 20 apr 2010 | Tagged as: For The Lulz, Troll & Flame
Un po’ di sano trolling. Dopo aver lollato per le graziose vicende dell’iPad, ripubblico 4 teh lulz il corto articolo pubblicato su Tom’s Hardware da Valerio Porcu. Ho giusto cambiato le immagini.
Secondo un ricercatore attivo nel campo della sicurezza Microsoft ha creato un modello efficace e funzionante per rispondere alle minacce informatiche e correggere il software. Sull’altra sponda Adobe ed Apple.
Microsoft offre i prodotti più sicuri in circolazione. Lo sostiene Marc Maiffret, ex-criminale, e oggi esperto di sicurezza, che per buona parte della sua carriera si è dedicato proprio a cercare vulnerabilità nei prodotti MS.
Il colosso di Redmond migliora continuamente i propri prodotti, “fanno più di chiunque altro […]. Sono il modello da seguire”, ha dichiarato, pur ricordando che i tempi potrebbero essere più brevi.
Per Maiffret Adobe ed Apple sono le pecore nere della sicurezza. Quando le due aziende parlano di protezione lo fanno più che altro come strumento di marketing, e punta il dito soprattutto contro Apple.
Maiffret apprezza il cambio di direzione intrapreso recentemente da Apple, ma mal digerisce la comunicazione pubblicitaria. “Cercano di vendersi come più sicuri dei PC, perché non ci si deve preoccupare dei virus”, però “ogni volta che c’è una competizione, basta qualche ora per trovare una falla nei sistemi Apple”.
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La migliore sicurezza è fare troppa pietà per attirare nemici? “Se prendessero le cose sul serio, non si definirebbero più sicuri di Microsoft, perché non lo sono. La comunità Apple è piuttosto ignorante rispetto ai rischi in circolazione. La ragione per cui non vediamo attacchi (ai sistemi Apple) è la ristretta quota di mercato.”
Mac OS, conclude l’esperto, migliora quasi solo grazie a miglioramenti di Unix, su cui si basa. Apple, tuttavia, ha una pur debole scusante nel fatto che le minacce conosciute siano praticamente inesistenti. Per Adobe, che ha pratiche altrettanto discutibili, è più difficile trovare delle attenuanti.
Che poi era quello che si è sempre detto: fare virus per una cosa che forse è il 5% del mercato non vale la pena se con lo stesso sforzo se ne può colpire il 95%.
Pure io se assemblassi un computer dedicato con sistema dedicato (magari tutto meccanico, coi Lego!) sarei immune ai virus, grazie al cazzo: nessuno verrebbe a rompermi i coglioni perché sono un mentecatto che se la tira. ^_^
O il mitico FireFox, che più passa il tempo e più si sovraccarica (oltre al periodo in cui crashava continuamente, non che ora non sia immune), dimostrando che più ci si caricano addosso responsabilità di milioni e milioni di utenti e più ci si appesantisce per proteggerli, soddisfarli ecc… finendo per essere sempre più simile al nemico di cui si sfotteva anni prima la lentezza e la mancanza di sicurezza. Io comunque ho continuato a usare FireFox anche quando mi crashava di continuo! FireFox Fangirl!
Sempre sull’invulnerabilità dei Mac cito da Macity di pochi giorni fa:
I ricercatori Intego hanno individuato un nuovo malware battezzato HellRTS in grado di colpire tutti i Mac. Si tratta di una nuova variante di un malware noto fin dal 2004: se installato nel sistema permette l’accesso e il controllo da remoto del computer infetto.
Ma aspettate: questo non può essere accaduto! Come ci spiegava “una apple fangirl che è venuta a rompere il cazzo e ha intimato di togliere il suo nome” nell’ottobre 2008, i virus/malware/cose-kattive-dei-pc NON arriveranno con l’aumento del mercato perché i Mac sono magici:
Ciclicamente, quando si parla di Apple e dei virus, se ne esce qualcuno con frasi del tipo: “i virus per Mac non ci sono perché ce ne sono pochi“, oppure “quando ci saranno più Mac in giro, arriveranno i virus anche per voi“, ecc.
Nulla di più falso e sbagliato.
“Nulla di più falso e sbagliato”, è proprio così: datti il cinque da solo, “una apple fangirl che è venuta a rompere il cazzo e ha intimato di togliere il suo nome“!
A chi dare ascolto, a un esperto di informatica come Marc Maiffret o a una qualsiasi fangirl? Ma ovviamente alla fangirl!!! È lo spirito Apple: l’Ignoranza con la grande I! ^__^
Morale della favola?
Non fate pubblicità ai Mac: se volete rimanere felicemente Mac User dovete evitare che conquistino troppo mercato o i criminali prenderanno di mira anche voi. Non che ci sia davvero il rischio: a parte gli sfigatini snob pronti a pagare di più solo per avere il brand alla moda, gente che ci sarà sempre (ciao Licia Troisi, ciao a tutti i tipici mac user!), se uno vuole una alternativa a Windows compra un computer normale e ci infila Linux.
E ho saputo di gente che ha comprato un Mac, convinta dagli amici craniolesi, e poi ci ha messo dentro Linux. Come dire: non si salva nemmeno l’OS se uno è un utente serio e non un utonto.
Steve Ballmer che pubblicizza Windows 1.0
Giusto per ricordare che c’è gente messa peggio dei Mac User…
Fine del 4 teh lulz.
Posted by Il Duca Carraronan on 18 apr 2010 | Tagged as: Ebook, Editoria
Traduco alla brutto dio, adattando alla cazzo di cane, l’ultimo articolo di J.A. Konrath perché è carino e voglio che quelli che saltano i brani in inglese nei miei articoli possano leggerlo lo stesso, anche se buttandolo giù così di fretta (voglio che la leggiate il prima possibile) non è venuto chissà quale capolavoro.
Se lo volete leggere in lingua originale, che è meglio, lo trovate qui: Print is Eternal.
Moderatore: Benvenuti alla Obsoleti Anonimi! Vi ho riuniti tutti per dare il benvenuto al nostro ultimo membro, l’Industria della Carta Stampata.
Carta Stampata: Salve a tutti. Però deve esserci stato un errore: io non dovrei essere qui.
Risatina del gruppo.
Carta Stampata: Sono serio. Non sono obsoleto. Sono importante. I libri stampati sono stati in giro per centinaia di anni. Non saranno mai rimpiazzati.
VHS: Sì, la pensavamo tutti così, una volta.
Disco di Vinile: Si chiama “negazione”. È dura conviverci all’inizio.
VHS: Tu sei ancora nel mercato dei collezionisti, Vinile. A me non riescono nemmeno a vendermi su eBay.
Negozio di Antiquariato: Per favore, possiamo non menzionare eBay? Avevo negozi ovunque. Ma uno dopo l’altro hanno iniziato a chiudere grazie a quel buono a nulla di un sito.
CD: Almeno tu hai ancora qualche negozio. I negozi specializzati che mi vendevano ormai sono quasi estinti. Mi sono ridotto a pochi spazi ristretti da Best-Buy e Wal-Mart.
Carta Stampata: Vedete, credo che voi tutti pensiate che gli eBook stiano per cacciarmi dal business. Ma non succederà.
Telefonia Fissa[1]: Lo neghiamo tutti all’inizio. Ricordo quando non si potevano fare venti metri in città senza vedere una cabina telefonica. Poi sono arrivati questi accidenti di telefoni cellulari. Lo sapete che alcune persone non hanno più un telefono fisso? Un tempo c’era un telefono fisso in ogni casa…
Telefonia Fissa inizia a piangere. Segue abbraccio di gruppo.
Videonoleggio: Quello che Telefonia Fissa sta cercando di dire è che quando appare una tecnologia che è più veloce, più semplice e più economica, la vecchia tecnologia — e tutte le aziende che la supportano — tendono a sparire.
Carta Stampata: Perché sei qui, Videonoleggio? Ci sono ancora Blockbuster ovunque.
CD: C’erano negozi di dischi ovunque, una volta.
Audiocassetta: Cazzo, sì! Datemi il cinque!
Nessuno dà il cinque ad Audiocassetta.
Videonoleggio: Le cose sembrano andar bene per un po’. Io me la sono cavata per venti anni. Poi sono stato attaccato da tutti i lati. Netflix, che inviava DVD via posta. On Demand. Tivo. YouTube. Ma l’ultima goccia è arrivata negli ultimi due anni. Hula. Roku — che permette gli abbonati Netflix di mettere i video in stream istantaneamente. iTunes che offre il download dei film. Red Box, che affitta DVD a 99 centesimi e non occupa più spazio di un distributore automatico…
Carta Stampata: Ma gli eBook sono solo una minuscola percentuale del mercato. La gente legge libri dal tempo di Gutenberg. Non accetteranno tanto facilmente di cambiare.
Kodak: Hai ragione. Ci vorrà qualche anno perché la gente abbracci la nuova tecnologia. Qualcuno non lo farà mai. Polaroid non mi ha mai rimpiazzato.
Polaroid: Chiudi il becco, Kodak. Siamo stati presi a calci in culo dal digitale. Quando è stata l’ultima volta che hai venduto una pellicola da 110?
Macchina da scrivere: la morale della favola è: quando la tecnologia migliora, viene adottata in massa. Io e Xerox andavamo forte. Io mettevo le parole e lui faceva le copie.
Xerox: Fottuti computer.
CD: Fottuto internet. Ragazzi, vi va di parlare di pirateria e download illegali?
Tutti quanti urlano un “NO!” collettivo.
Moderatore: Abbiamo letto tutti sul blog di J.A. Konrath che la pirateria la si combatte con il costo e con la comodità. Carta Stampata, hai abbassato i prezzi e reso più semplice per i clienti scaricare i tuoi libri?
Carta Stampata: In realtà abbiamo appena aumentato il prezzo dei nostri ebook.
Sospiro collettivo e scuotere di teste.
Moderatore: Bene, ti sarà utile imparare a star lontano dai nostri errori. Li hai resi più comodi, almeno?
Carta Stampata: Beh, abbiamo cominciato a intervallare i titoli, rilasciando gli eBook mesi dopo l’uscita dell’edizione con copertina rigida.
Manata sulla fronte, collettiva.
Industria della Musica: Hai almeno provato a venderli sul tuo stesso sito? Vorrei averlo fatto io. Ma quell’arrivista di Apple si è messo in mezzo…
Carta Stampata: Uh… no. Non abbiamo ancora provato. In realtà alcuni eBook — usiamo quelli di J. A. Konrath come esempio visto che è stato menzionato — non sono neppure disponibili su tutte le piattaforme e in tutti i territori.
Moderatore: Cosa intendi? Gli eBook di Konrath sono disponibili ovunque.
Carta Stampata: Solo quelli che ha uploadato da solo. Quelli che vendiamo noi mancano da parecchi mercati chiave ed è così da anni. Ma va bene. Gli stiamo pagando royalties molto più piccole e abbiamo alzato il prezzo così tanto che possiamo ancora ottenere un profitto. Oltretutto, gli eBook sono un mercato di nicchia. Gli eReader sono troppo costosi.
Sala Giochi: Ero un settore fiorente. I ragazzini spendevano miliardi di quarti di dollaro nelle mie migliaia di esercizi. Ma poi Nintendo, Sony e Microsoft hanno fatto console casalinghe e ora la gente gioca coi loro videogiochi su dispositivi costosi. È un settore multi-miliardario ora e io posso competere solo se vendo pizzette merdose e regalo ciondoli di plastica ai ragazzini che giocano al biliardino. Se la gente vuole il contenuto, comprerà l’attrezzo costoso. Punto.
Carta Stampata: Nessuno di voi mi sta ascoltando. La stampa ci sarà sempre.
Quotidiani: Sì! Come dice lui!
Carta Stampata: Non paragoniamoci, ok, Quotidiani? Senza offesa.
Quotidiani: Nessuna offesa. Hey, magari ci possiamo aiutare l’un l’altro. Sto vendendo spazi pubblicitari a pochi spiccioli in questo periodo e…
Carta Stampata: No, grazie. Nessuno ti legge più, ormai. La gente cerca le notizie altrove.
Moderatore: E allora perché non dovrebbero cercare anche i romanzi altrove?
Carta Stampata si alza, puntando il dito contro tutti.
Carta Stampata: Guardate, questo non mi riguarda. Voi siete tutti diventati irrilevanti. La tecnologia è andata avanti e voi siete rimasti indietro. Ma questo NON succederà a me. Ci saranno sempre librerie e libri fatti con alberi morti. Continueremo a vendere edizioni in copertina rigida a prezzi di lusso e pagheremo gli artisti dal 6% al 15% del prezzo che NOI riterremo appropriato. E le masse compreranno i nostri libri PERCHÈ NOI DIREMO DI FARLO! NOI NON DIVENTEREMO MAI OBSOLETI!!!
Frusta da Cocchiere[2]: Amen, Fratello! Questo è quello che cercavo di dire a questa gente!
CD (sussurrando a Vinile): Gli do sei anni, al massimo.
Nota 1: “Ma Bell” nell’originale, contrazione di Mother Bell, nome con cui veniva indicato il monopolio telefonico USA (stile SIP/Telecom in Italia) una volta in mano a American Bell Telephone Company.
Nota 2: “Buggy Whip Industry”, reso da me con Frusta da Cocchiere, ha un significato che va oltre il semplice oggetto. Anche se fruste simili vengono ancora prodotte per usi limitati, il business specifico delle fruste da cocchiere come grossa entità economica è cessato con l’arrivo dell’automobile. Viene spesso citato in economia come esempio di una industria che cessa di esistere perché il suo mercato di nicchia, e quindi il bisogno del suo prodotto, sparisce. Nelle discussioni sugli interventi statali nella regolazione del mercato si dice spesso che l’intera economia sarebbe stata danneggiata se le automobili fossero state vietate per proteggere l’industria delle fruste da cocchiere.
Posted by Il Duca Carraronan on 17 apr 2010 | Tagged as: Libri, Steampunk
Volevo segnalare Il corpo di Carmilla due mesi fa, ma mi sono dimenticato. Regolare. ^_^
Il corpo di Carmilla, progetto di Medeaonline ideato e curato da Andrea Cattaneo, è il seguito Steampunk del romanzo Carmilla di Joseph Sheridan Le Fanu.
Chiunque può partecipare alla stesura inviando il capitolo richiesto entro la data di scadenza: il migliore verrà selezionato per fare parte del romanzo. Tutto il materiale scelto verrà revisionato, ordinato e integrato (se necessario) con ulteriori capitoli prodotti dalla redazione di Medeaonline. Trovate i dettagli nel regolamento.
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L’originale: Carmilla di Le Fanu
Il racconto risale al 1872 (25 anni prima del Dracula di Bram Stoker) e contiene uno dei più famosi vampiri femminili della letteratura, Carmilla. Riporto la trama come viene sintetizzata sul sito de Il corpo di Carmilla.
Stiria, Austria, 1870 circa – In un castello isolato vivono in totale solitudine Laura, suo padre e le sue due governanti. Una sera, nei pressi del castello, una carrozza di passaggio ha un incidente. I passeggeri (Matska, Carmilla e una terza misteriosa donna che rimane in disparte) ne escono indenni. Matska e Carmilla si presentano come madre e figlia. Il padre di Laura, per permettere a Matska di proseguire il suo urgente viaggio, offre ospitalità a Carmilla cadendo nel tranello ordito dalle due. Carmilla in realtà è un vampiro e mira a raggiungere sua figlia Laura. Dopo diversi lutti e varie peripezie Carmilla Karnestein viene smascherata e giustiziata. Il resoconto di tutta la vicenda – messo per iscritto dal dottor Hesselius – è affidato alle parole di Laura che, in seguito, morirà misteriosamente.
Leggendo la traduzione italiana a cura di Roberta Formenti, ho potuto godere di alcune chicche che hanno abbassato ancora di più la mia stima dei traduttori italioti.
Vi riporto la traduzione:
Pur non essendo gente molto ricca, in Stiria abitiamo in un castello, detto anche Schloss. Una piccola rendita, in quella parte del mondo, permette di fare molte cose. Noi ne abbiamo una di otto, novemila sterline all’anno. In patria (l’Inghilterra, perché mio padre è inglese e anch’io porto un cognome inglese, anche se non ho mai visto la Gran Bretagna), con quella rendita non saremmo mai stati considerati ricchi
E l’originale:
In Styria, we, though by no means magnificent people, inhabit a castle, or schloss. A small income, in that part of the world, goes a great way. Eight or nine hundred a year does wonders. Scantily enough ours would have answered among wealthy people at home. My father is English, and I bear an English name, although I never saw England.
Me ne sono accorto subito perché 8-9.000 sterline non sono affatto poche! Con 1.000 sterline già si può fare la vita da gentiluomo di campagna (Squire). Con 8.000 sterline l’anno si vive benissimo tra la nobiltà inglese. All’inizio ho pensato che l’errore di traduzione fosse in “rendita”, perché magari era stato tradotto male “una fortuna di 8-9.000 sterline”: con quella espressione si sarebbe indicata una rendita annua del 3-5% di quel valore investito (ma 250-450 sterline l’anno sarebbero state davvero troppo poche!). Non mi passava proprio per il cervello che l’errore potesse essere nell’aver tradotto centinaia con migliaia: è il tipo di errore che solo un traduttore amatoriale che lavori alla cazzo di cane potrebbe fare!
Dato che la cifra in ogni caso non mi tornava e l’ipotesi 800-900 (la cifra che avrei indicato io se fossi stato Le Fanu) mi suonava più credibile, mi sono letto l’originale in inglese. Avevo fatto male a non pensare subito che l’errore fosse così semplice: cento, mille, che differenza può fare per un traduttore italiano? Evidentemente il livello “brutto fansub” è quello considerato professionale nell’editoria del Bel Paese.
A parte l’errore indicato prima, non capisco come mai Roberta Formenti si sia inventata un orrendo inciso tra parentesi che nel testo originale non è presente. La traduzione della Formenti in generale fa pietà, ma inventarsi addirittura le parentesi è una cosa che non pensavo si potesse fare. Si impara sempre qualche cosa frugando nel Made in Italy.
Posso però indicare una cosa positiva: quando ho segnalato l’errore al signor Cattaneo, giusto come curiosità sul livello delle traduzioni italiane, lo ha subito corretto nel file RTF ospitato sul sito. È una cosa positiva.
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| Legendary Fansub Failure: in Italia sarebbe considerato un lavoro da professionisti. |
Il seguito: Il corpo di Carmilla di AA.VV.
Il corpo di Carmilla non è solo un seguito: il mondo stesso del libro precedente è differente da quello che conosciamo, virato a un sano Steampunk gonzo quanto basta. Riporto in poche parole quanto spiegato nella pagina del canovaccio.
Napoleone è fuggito anche da Sant’Elena: nel 1815 ha ripreso il potere e lo ha conservato. Non molto credibile considerando che ormai da tempo era vecchio mentalmente, incapace di rischiare (tratteneva sempre la Vecchia Guardia dall’impiego, con risultati pessimi) con quelle manovre calcolate e coraggiose che l’avevano reso il Più Grande: non poteva più reggere alla sequenza di ulteriori coalizioni Austro-Franco-Russo-Britanniche e lo aveva dimostrato. I Russi, anche da soli, hanno il bene più grande: una popolazione da cui trarre soldati così grande da essere considerabile come Risorsa Illimitata (se ne accorsero i tedeschi nel corso della Grande Guerra). Ma vabbé, qui ce l’ha fatta. PUNTO. È la base, non si discute.
Fin qui ok, tutto normale.
Ora comincia il gonzo historical dello Steampunk di prima generazione: per sottrarsi alla vecchiaia, Napoleone si fa realizzare un nuovo corpo da d’Alembert con arti meccanici e organi artificiali. Conciato come un cyborg steampunk, un mostro di Frankenstein con più componenti meccaniche, è arrivato senza problemi al 1870.
Non contento Cyborg Napoleone (più cattivo dell’Adolf Hitler in Armatura Potenziata) ha iniziato a tramutare i suoi sudditi in mostri biomeccanici come lui, grazie ai portentosi progressi nell’evoluzione della Alembrite di d’Alembert (marchingegno che si fonde con la spina dorsale, permettendo di comandare il corpo artificiale).
Super soldati cyborg steampunk!
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| Adolf Hitler in Wolfenstein 3D |
Napoleone invade gli stati tedeschi e la penisola italiana, grazie al patto di non aggressione con la Gran Bretagna, ma l’Austria è pronta a difendersi: da tempo vengono studiati i vampiri, il modo per causare il vampirismo e le procedure per educare il nuovo vampiro. Alla superscienza rivoluzionaria verrà contrapposta la forza del folklore reazionario.
È il protocollo Zaide per la creazione di soldati-vampiri. Super soldati incapaci di sentire dolori, fortissimi, rapidissimi. Gli Asburgo non possono diffondere il vampirismo tra la gente: assieme ai poteri viene anche una difficile controllabilità che solo le cure più attente (e l’abbinamento di un vampiro tutore) possono tenere a freno. I figli cadetti dei nobili, soprattutto di quelli poveri o decaduti, desiderosi di riscatto economico e sociale servendo l’Austria, possono fornire una eccellente fonte di reclutamento per i super soldati vampiri. Il volgo fornirà il sangue per nutrirli.
Qui entra in gioco Carmilla: l’esecuzione del vampiro non è stata completa perché il corpo, proprio per permetterne il recupero, non è stato bruciato. Carmilla può rivivere e servire l’Austria. Ma manca la testa! Chi l’ha presa? Se Carmilla non è davvero morta, che le sta succedendo? Se il corpo è da una parte e la testa da un’altra, dove si trova il suo spirito?
“[…]il vampiro, quando viene eliminato dalla sua doppia esistenza, è proiettato in una condizione di vita ancora più orrenda”.
(J.S. Le Fanu)
Carmilla è confinata nel Limbus:
Una sorta di aldilà simile nell’aspetto ai paesaggi di De Chirico. Gli abitanti di questa regione metafisica vivono in totale solitudine – incontrandosi controvoglia e molto raramente – in enormi spazi vuoti segnati da costruzioni dalle geometrie inquietanti, statue, ciminiere, orologi ecc. Dei loro corpi la parte che ne ha determinato la morte è avvolta in drappi bianchi che non possono in alcun modo rimuovere. Carmilla è completamente fasciata in un sudario: solo la sua testa è scoperta. Del Limbus e delle leggi che lo regolano non si sa altro se non il suo nome inciso in caratteri latini sui tombini e sui frontoni degli edifici.
Vi rimando al canovaccio per il resto delle informazioni e per gli approfondimenti. Un solo piccolo commento per la parte “scientifica”: se si evit di tirare in ballo il moto perpetuo è meglio… è peggio perfino di dire che c’è dentro un coniglio in bicicletta. Davvero.
Un esercito di super soldati cyborg contro una élite di super soldati vampiri. Le premesse per l’Arte con la A maiuscola: un “mostro di Frankenstein contro Dracula” (da non confondere col film di titolo simile) nella migliore tradizione di Alien contro Predator, Frankenstein contro l’Uomo Lupo, King Kong contro Godzilla o Fracchia contro Dracula. Mancano solo i Ninja. Ma già vedo nel canovaccio le possibilità per ghiotti spin-off orientali:
Cina e Giappone sono considerati dal governo britannico mercati estremamente importanti, da sfruttare a fondo e senza scrupoli [...] Estorsioni e ricatti ai danni degli amministratori orientali sono all’ordine del giorno ma, se questo non dovesse bastare, il governo britannico ha a sua disposizione un’élite di sicari imprendibili e infallibili: i vampiri.
Vampiri contro Ninja, lo scontro finale! ^_^”
Però ci vorrebbe anche Ninja contro Pirati…
A parte certi piccoli dettagli qua e là nel Canovaccio, come il motore o cose così, l’idea non è male. Non brilla di novità o di intelligenza, ma per essere un seguito Steampunk di un racconto coi vampiri direi che le basi ci sono tutte per poter fare qualcosa di bello. Di certo ce ne sono molte di più che non nelle premesse di Boneshaker (ma meno che in Leviathan: lì a usarlo bene quello scenario era un gioiellino). E comunque meglio un po’ di gonzo historical fiction che mischia sovrannaturale, Ottocento e superscienza che non i soliti elfi nei boschi, i vampiri liceali, ora pure gli angeli innamorati e gli Dei dell’Olimpo e tutte le altre minchiate che popolano tre quarti degli scaffali delle librerie.
Il problema di fondo rimangono i vampiri: sono quindici anni che vengono cacciati in gola alla gente in ogni salsa possibile e ormai la semplice parola “vampiro” trascina una sensazione di dozzinalità e di ridicolo. Un po’ come gli elfi nel fantasy, forse pure peggio. Quando si usano i vampiri, a meno di non rivolgersi a un pubblico di adolescenti craniolese, si parte con lo svantaggio implicito di dover dimostrare che il tutto non farà schifo come l’ennesimo romanzo coi Vampiri N°4532. Questo handicap però non è evitabile trattandosi di un seguito di Carmilla.
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| The Faggiest Vampire (Il vampiro più recchione), romanzo per bambini di Carlton Mellick III. Forse i vampiri di questa storia sono più sopportabili del solito. |
Di solito non mi interesso ai progetti a più mani perché li trovo indeboliti in partenza dal possibile inquinamento da mediazione generato dalle sottili differenze di interpretazione degli autori coinvolti che, per quanto simili nella visione della storia, non possono essere identici (se fossero identici sarebbe “un” autore). L’inquinamento da mediazione colpisce sia il contenuto (cosa significa che se metto stupri anali di minorenni tu non partecipi più? Bigotta di merda!) che l’atmosfera (dovuta alla diverse conoscenze e alle sottili interpretazioni delle scene, oltre al bisogno di accontentare un po’ tutti mediando scelte inaccettabili per alcuni) che l’omogeneità del testo (per il diverso modo di rendere le scene con il proprio particolare filtro cinico/sadico/materialista/introspettivo/ecc…), rischiando di trasformare il prodotto finale in qualcosa di confuso e piatto. Sono un sostenitore del fatto che si debba lavorare da soli, faticare da soli e ottenere il risultato meritato da soli, senza facili scappatoie per suddividere la fatica. Controllo totale.
In questo caso la questione è un po’ diversa: una fan fiction collettiva (o più di una) a tema Steampunk supervisionata dall’alto, con i dettagli fantastici importanti già decisi in precedenza dalla mente creativa a capo del progetto. Lo Steampunk vecchia scuola (gonzo!) nelle premesse c’è tutto, non come in quell’aborto di Boneshaker. Mi rimangono fortissime perplessità su cosa ne verrà fuori, visto il modo in cui si scrive in Italia (se già è difficile trovarne uno che scriva in modo passabile, figurarsi uno per capitolo), ma in teoria le basi per il lulz ci sono. E temo anche che trattando con eccessiva seriosità la storia, quando invece il trash insito nelle scelte fantastiche (cyborg VS vampiri) prevederebbe umorismo e leggerezza (come in Zeppelins West di Lansdale), si possa rovinare tutto.
Non è il mio Steam ideale, ma mi accontento: la segnalazione ci voleva.
Qui trovate il Regolamento.
Posted by Il Duca Carraronan on 09 apr 2010 | Tagged as: Ebook, Editoria
IDPF ha pubblicato i dati aggiornati sulle vendite degli eBook (col prezzo da grossista, grossomodo la metà del valore al dettaglio) in USA: 60,8 milioni tra gennaio e febbraio.
Considerando che gennaio aveva segnato uno strepitoso record con 31,9 milioni di dollari, febbraio è andato meno bene comportandosi appena come il secondo miglior mese di sempre (28,9 milioni). Preferirei avere record tutti i mesi: questo ostinarsi dal 2009 all’alternanza di “un mese record sì e un mese record no” mi infastidisce. A voi no?
Il 2009 era stato un grande anno: subito dopo i dati di gennaio avevo predetto, con il tasso di crescita ipotizzabile dai pochi dati disponibili, non meno di 150 milioni di dollari per la fine dell’anno… e ha fatto 169 milioni che non è troppo distante dal valore che avevo previsto. Crescita deliziosamente costante, ma nonostante tutto avrei preferito sbagliare i calcoli di più e ottenere dei deliziosi record tutti i mesi.
Un calo di febbraio rispetto a gennaio è del tutto normale: a Natale un sacco di gente ha ricevuto lettori di eBook e a gennaio ha comprato più eBook del solito per riempirli, lasciando sguarnito febbraio e -come accadde nel 2009- rilanciandosi all’acquisto a marzo. Nulla di particolarmente bizzarro.
Gennaio 2009 arrivò a 8,8 milioni di dollari, mentre febbraio scese a 7 milioni e marzo risalì a 10 milioni (totale primo trimestre 2009: 25,8 milioni). Questa fonte dice 6,6 milioni, ma ho controllato i dati dell’anno scorso per marzo e gennaio e facendo una semplice sottrazione mi risulta 7 milioni, quindi userò questo dato.
Nel 2009 il calo era stato più brusco (-20,46%) di quanto lo sia stato ora (-9,51%). Il balzo di marzo 2009 su gennaio 2009 segnò un bel +13,6%: mi sento piuttosto fiducioso che il mercato debba tenere. Raggiungeremo i 90 milioni per il primo trimestre? Sperare in un balzo marzo-gennaio equivalente a quello del 2009 (quindi oltre i 30 milioni su marzo) sarebbe troppo perché l’accelerata di gennaio 2010 era stata davvero spaventosa, quasi ingiustificabile, ma non si sa mai…
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| Come gli editori stanno reagendo al nuovo mercato digitale… |
Comunque il marzo 2010 non mi importa molto: il vero dato interessante sarà quello di aprile 2010 (lo vedremo a inizio giugno), grazie agli acquisti di eBook per quella merda invereconda dell’iPad: ben 250.000 eBook scaricati (quindi venduti? O iBookstore ne offre anche di gratuiti?) solo nel primo giorno.
Prima di gridare “Vive la Merde!“, dando all’iPad l’epiteto di Nuovo Kindle (‘sta merda?), Araldo dell’eBook, Salvatore della Patria e quel cavolo che può girare nelle vostre teste bacate di Apple FanGirl, ricordatevi che gli iPad venduti erano stati 300.000 nel primo giorno. Meno di un libro per iPad, nonostante il primo giorno sia quello immaginabile come ricco di sperimentazioni, con la gente che compra qualcosa con iBooks tanto per provare… magari i 50.000 iPad “scoperti” dipendono dalla bella fetta di prodotti NON FUNZIONANTI, con il WiFi inutilizzabile sul proprio router e quindi in grado di navigare in internet quanto dei SASSI? ^_^”
Posted by Il Duca Carraronan on 08 apr 2010 | Tagged as: Ebook
Breve post con un paio di video per chi è curioso riguardo le prestazioni dell’iPad come eBook reader. Ricordiamo di nuovo che iPad non è un lettore di eBook: è un grosso tablet orientato “più o meno” al settore netbook dove pare, a quanto leggo fino ad ora, comportarsi bene (10 ore di autonomia “reali”).
Consiglio prima di tutto questo articolo:
10 hours with the iPad: Why the iPad Is Not a Kindle Killer
Leggetelo che ne vale la pena.
Notate lo schifo totale dello schermo in piena luce (ma pure al chiuso è molto meglio il Cybook per leggere!), semplicemente osceno (iPad è un oggetto da appartamento, non potete leggere romanzi mentre prendete il sole… anche perché con l’ombra vi copre metà del corpo, lol), perfino se comparato con il “non proprio eccellente” JetBook, eReader famoso per il prezzo molto appetibile rispetto ai lettori E Ink attuali (ma il Kobo a 150$ tra pochi mesi lo minaccerà seriamente). Notate inoltre la stupidissima funzione di cambio pagina: spero si possa levare senza problemi in cambio di un click sul bordo dello schermo, perché con un lettore così grosso (pesa 0,8 kg) è ancora più importante NON dover perdere la presa salda.
Una delle cose più belle leggendo col Cybook invece che coi libri di carta è proprio che non devo mai mollare la presa, soprattutto se uso due mani (ma si può fare anche con una mano sola, ci si abitua e la presa rimane salda). Posso anche infilarlo a letto tra petto e coperta prima di dormire, così sta dritto da solo e non faccio nemmeno un pochettino di fatica a reggerlo: mi basta solo usare il pollice per voltare pagina (e due fazzoletti di imbottitura tra Cybook e petto così lo schermo sta più in alto e non devo abbassare troppo gli occhi, lol). Dopo aver letto un po’ di libri di seguito con un lettore di eBook, voltare pagina vi sembrerà uno spreco di tempo e un fastidio per la lettura a cui viene spezzata la continuità in modo molto più brusco che col refresh (dopo pochi minuti di uso il refresh dello schermo E Ink non lo si nota più).
Girare la pagina facendo il gesto con la mano è stupido per quattro motivi:
— cancella un vantaggio degli eBook reader;
— introduce un rischio di perdita della presa in uno strumento grosso, delicato e pesante (può capitare che scivoli un piccolo ereader di 2 etti, figuratevi questo attrezzone!);
— lascia tracce di grasso sullo schermo, causando fastidiosi aloni e strisciate: c’è gente che si incazza appena viene sfiorato col polpastrello lo schermo LCD del computer e non gli dovrebbero dare fastidio ditate di 5-6 cm di lunghezza sull’iPad? Avete visto come si notano con un minimo di luce? È uno svantaggio ulteriore per uno schermo che anche da pulito diventa illeggibile con la luce esterna;
— quattro.
| Notate “l’unto, il grasso, le ditate”. Ma sul finale si esprime alla cazzo o ha davvero proposto il paragone iPad-cartaceo come se fosse a favore dell’iPad? È ritardato o davvero non ha mai visto un libro di carta sotto il sole (o un lettore E Ink)? Avete visto il video sopra, giudicate la malafede del soggetto da soli… |
I lettori DVD non hanno implementato i minuti di “riavvolgimento” prima dell’estrazione per imitare la sensazione dei vecchi VHS: perché un programma di lettura dovrebbe costringere a voltare la “pagina” (???) degli eBook? Prossima implementazione stile carta: le cialde per la puzza di carta vecchia e acida stile libro di primo Novecento? O la scatolette di acari da versare sullo schermo? ^_^”"
Spero che sia possibile cambiare pagina anche con il click (impossibile che si debba per forza voltare pagina SOLO col gesto, sarebbe vomitevole, deve esserci la possibilità di premere sul bordo pagina col pollice per voltarla…) per cui non è un “problema”, ma volevo sottolineare che NON è un vantaggio e NON è una funzione positiva per l’apparecchio.
D’altronde, a parte la trovata “pubblicitaria” per sfruttare il grosso parlare di eBook da parte dei media mondiali (quante volte l’iPad è stato citato per gli eBook, a cazzo di cane?), sappiamo già tutti qual era (e probabilmente è tuttora) il pensiero di Jobs sugli eBook:
“It doesn’t matter how good or bad the product is, the fact is that people don’t read anymore. Forty percent of the people in the U.S. read one book or less last year. The whole conception is flawed at the top because people don’t read anymore.”
(Steve Jobs, gennaio 2008, mentre spiega perché il Kindle sarà un fallimento)
A quel tempo, anzi da un po’ di anni (2004), Cory Doctorow diceva invece:
“In fin dei conti, sempre piú persone leggeranno sempre piú parole da sempre piú schermi e sempre meno parole da un numero sempre minore di pagine, e quando queste due curve si incroceranno, gli ebook dovranno essere ciò di cui gli scrittori campano, e non ciò che utilizzano per promuovere le loro edizioni-ammazza-alberi.”
(Dalla traduzione italiana di “Ebook: ovvero né E né book“)
Ma Jobs, per la cricca di neonazisti fan Apple orgogliosamente diversi dalle masse grazie alla propria omologazione mentale e di consumi (lol!), ha sempre ragione: soprattutto quando ha torto (che poi non ha torto, ha ragione e noi non capiamo perché usiamo i PC senza la mela sopra e quindi siamo delle merde, giusto?). Infatti Doctorow aveva torto e Jobs ragione: voi NON state leggendo questo articolo sullo schermo, NON passate ore ogni giorno leggendo parole prese da Internet e soprattutto il Kindle è FALLITO vendendo appena una manciata di dispositivi e nessuno si è più interessato agli eReader. Giusto, care Apple FanGirl? È così che il Padrone vi aveva ordinato di pensare due anni fa, non siete grate al Padrone per la saggezza che vi ha donato? ^_^
| Tre o quattro cadute sul pavimento, da seduti a quanto si capisce, lo rovinano. Il vetro va in pezzi con una caduta seria sull’asfalto come se fosse un lettore E Ink (ma sostituite la cosa con un bel colpo di gomito o simili su un mezzo pubblico). L’acqua lo annienta, quindi occhio a pioggia e rovesciamenti accidentali di caffé mentre navigate a colazione. Però non si “graffia”. Cool! |
Per concludere, tre articoli di Antonio Tombolini dei mesi scorsi:
iPad /1: iPad in quanto computer
iPad /2: iPad in quanto (ebook) reader
iPad /3: iPad in quanto Apple, ovvero della paranoia
Posted by Il Duca Carraronan on 04 apr 2010 | Tagged as: Conigli, For The Lulz, Rabbit Weird, Videogiochi
Oggi cade la festa più importante del Quattrismo, la Vera Fede cristiana che riconosce la Quattrità. Il quarto giorno del quarto mese, giorno quattro volte benedetto. Il Quattro, nella sua quattrità, ha deciso di permettere anche agli infedeli, siano essi eretici buoni solo per il rogo, barbari pagani o stolti papisti, di festeggiare il più Santo dei giorni “per via indiretta” facendovi sovrapporre la Pasqua.
Piccola Nota sulla Pasqua.
La Pasqua è una festicciola secondaria in cui si commemora Jesus Onofago che dopo tre giorni che gridava “RES PLZ!” finalmente è stato ressato. Non sono sicuro di cosa esattamente vada festeggiato: la codardia del suo Party che lo abbandonò quando quel pirla di Giuda pombò con un carico di mob (“Help plz, mi hanno aggrato in massa!”), il fatto che l’unico healer del gruppo fosse morto (tre giorni di “Res Plz!” pur di non fare il respawn al Tempio di Gerusalemme dove lo avrebbe aggrato il Boss dell’area, Caifa), la decisione idiota di far ritirare il Tank Pietro -l’unico del Party che aveva le palle per affrontare i mob inferociti- (“Rimetti la tua spada al suo posto: coloro che mettono mano alla spada periranno di spada”) o che altro…
Comunque ai papisti piace molto questa festa usata come scusa per ingozzarsi di cioccolato, come se non fosse bastato il compleanno di Babbo Natale pochi mesi prima per strafogarsi di panettoni.
Nella loro confusione dottrinale dovuta al rifiuto del Quattro e della natura onofaga del Cristo, i papisti adorano anche la figura del coniglio, seppure in modo bizzarro: il coniglio pasquale trasporta uova e le consegna alla gente. Per adorarlo vengono divorate statue di cioccolato con la sua effige. Tutto molto strano, come al solito, in questa bizzarra somma di superstizioni (senza la luce del Quattro vi è solo la tenebra dell’ignoranza).
Alcune possibili spiegazioni del coniglio pasquale “papista” si ricollegano ad elementi della Vera Fede Quattrista, come il fatto che Jesus fosse un mangiatore di uova (nonostante la diatriba teologica secondo cui onofago non sarebbe legato a “oòn”, ma a “onos” e quindi Jesus non avrebbe divorato catini zeppi di uova sode -simbolo ebraico di resurrezione- ma bensì bollito d’asino, il che è chiaramente una posizione che nega la resurrezione dell’uovo e riduce Jesus alla carnalità dell’asino come semplice profeta e uomo… pura e semplice ERESIA) o che l’apostolo Pietro in realtà fosse un coniglio. Entrambe le cose sono solo parzialmente vere: San Pietro non era un coniglio, ma il coniglio è parte fondamentale dell’insegnamento di Jesus (basta leggere tra le righe dei suoi continui “Stai Manzo!”, ad esempio nel Discorso della Montagna) ed è anche vero che Jesus mangiava le uova, ma non è risorto sotto forma di zombie senza cervello.
Tutto questo mio discorso Quattrista non è blasfemia (immagine esplicativa), ma è Vera Fede: blasfemo è chi dà retta all’Usurpatore del Trono di Pietro, un seggio creato per essere lasciato vacante (o al più occupato da un sacro coniglio simbolico) come simbolo della responsabilità individuale del fedele senza i Grandi Sacerdoti a indottrinarlo, e non come scusa per far scopare gli africani senza preservativo, stuprare i bimbi dell’oratorio e nascondere ragazze assassinate nel sottotetto.
Lasciando la questione religiosa, voglio sottolineare che ho acquistato uno dei Gold Bunny della Lindt. Prima di tutto chiariamo una cosa: quella della Lindt è una pubblicità INGANNEVOLE. Il Gold Bunny non è si mai mosso in quattro giorni. Ora sarei tentato di mangiarlo, per provare questo rito della superstizione cattolica, ma la visione di questo filmato, in cui la punizione del Quattro cade sugli adoratori degli idoli, mi ha dissuaso dal compiere un tale gesto blasfemo…
Se avete letto tutto questo post senza provare un minimo di schifo, fate la cosa giusta: uccidetevi con il fuoco.
Posted by Il Duca Carraronan on 01 apr 2010 | Tagged as: Uniformi
Avrete visto tutti questo pezzo della parata per il 60° Anniversario della Repubblica Popolare Cinese (i rottinculo che hanno cacciato i veri salvatori dalla nazione, il Kuomintang), sarà passato in tutti i merdogiornali italioti oltre a rimbalzare su Wired.com e in mille altri posti.
Lo ripropongo perché è bellissimo. Se non vi sta bene vi metto altri conigli, eh!
Il colore delle uniformi dovrebbe essere rosa vivo o magenta inchiostro. Un bel colore, insomma, molto più interessante del banale rosso sfoggiato dalla milizia nella parata del 1999. Anche l’azzurro (1, 2, 3 e 4) visto durante l’addestramento a settembre non era male, ma non c’è paragone col rosa! Questo gruppo della Milizia Femminile di Pechino è stato chiamato Clang Roses (clang significa forte/potente e rose, beh, si riferisce al colore).
D’altronde, come aveva spiegato il premier cinese Wen Jiabao, bisogna sconfiggere gli anime giapponesi con prodotti cinesi di qualità altrettanto elevata:
“There are times when I watch TV anime with my grandchild, but they’re always foreign works like Ultraman and so on, and few are domestically produced. We should be cultivating a domestic anime industry.”
[...]
China has in recent years been working to strengthen its domestic anime industry
[...]
Chinese are said to be generally critical of their country’s anime output so far, characterising it as “insipid, tedious and preachy”, suggesting more effort is required.
(Fonte: Sankaku Complex)
Non per criticare le direttive del Partito, ci mancherebbe, ma forse l’esercito non era il posto da cui cominciare per competere con i fetish degli anime giapponesi. Si era pure parlato di mostrare al mondo che l’Esercito di Liberazione Popolare non è più la forza basata sulla massa del XX secolo, ma una macchina ipertecnologica del XXI secolo: sfoggiare soldatesse che sembrano uscite da un cartone giapponese non è il massimo come idea.
La prossima mossa, robottoni guidati da liceali?
O soldatesse adolescenti con capelli verdi, rosa e blu?
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| I cinesi sanno invogliare la gente ad arruolarsi |
Ok, sto scherzando (non per la proposta dei capelli, credo sia buona): la Milizia che ha sfilato non è formata da “soldatesse”, ma da civili e molte sono modelle chiamate apposta per la sfilata di moda parata del 60° Anniversario. Non c’erano abbastanza belle miliziane dell’altezza corretta (le due in testa sono alte, pare, 178 cm) già pronte: mi pare giusto che abbiano chiamato delle modelle apposta, incluse cinesi emigrate. Lo avevano già fatto per le Olimpiadi e questa volta, almeno, hanno avvertito i giornalisti stranieri di volerlo rifare (tanto per evitare altre accuse).
I due “ufficiali” in testa sono Zhao Na and Zhang Xiaofei della Zhonghua Academy (entrambe modelle professioniste), che avevano posticipato la laurea appositamente per poter essere scelte per partecipare alla parata. Tra le donne della milizia erano state infatti scelte otto ragazze nate negli anni ’80 e appena laureate, provenienti da villaggi nel distretto di Chaoyang (che ha formato e addestrato questa milizia), come “ufficiali” della formazione: due di queste erano Zhao Na e Zhang Xiaofei.
It was a tough road from the university campus to the military training camp. At first, the two did not even know how to stand at attention or at ease. Their leg kicks were weak, for which they earned the nickname “limp noodles” from their teammates. So they made a pact: “We will do whatever the others can do. No matter how painful or tiring, we must persist.”
[Questo fa molto cartone giapponese...]From then on, their teammates found them doing extra training on the training grounds as well as living quarters. When the others do 20 push-ups, they do 50; when others do leg kicks for 5 minutes, they do 15 minutes; after completing the daily marching step rehearsal, they do another 500 steps themselves.
[Pure questo: mi sa che sugli anime avevo davvero indovinato...]Their faces became tanned and their skins became rough. Their university teacher was worried: “How can you go in front of the camera in the future?” But they had no reservations. Their training performance improved dramatically. They were selected as the leaders of the female militia square formation. “Coming here for the military review is like going to the battlefield. The call from the motherland must be answered with concrete action.” The two beautiful girls said with strength coming out of their gentleness.
Zhang Yuanyuan (quella nelle foto precedenti delle prove in divisa azzurra) invece è tornata apposta da Singapore, dove ha fatto per anni la modella, solo per partecipare.
During the training, Zhang Yuanyuan was extremely self-confident, strong and optimistic. She had a stress fracture in her pelvic bone which caused extreme pain every step that she marched. But she did not retreat. She wrote in her diary: “Persist! No stopping! Never give up!” Whenever the reporter encounter Zhang Yuanyuan in the training camp, she always wore a beaming smile.
(Fonte: EastSouthWestNorth: The Clang Roses)
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Qui i colori delle uniformi da parata delle tre armi dell’Esercito di Liberazione Popolare: esercito (verde), marina (bianco) e aeronautica (blu). Rimangono comunque gli stivaletti al polpaccio, forse perché nel Partito è pieno di zozzoni a cui piace farsi camminare sulle palle…
Come vedete il rosa non è presente nelle “vere” Forze Armate cinesi… magari potranno rispolverarlo per i battaglioni di conforto nel 2019? È un ruolo importantissimo che solo il personale femminile può ricoprire, non c’è nulla di svilente nel servire la Nazione e il Partito secondo le proprie naturali capacità e inclinazioni! ^_^
Le miliziane, a parte il ruolo di “civili pronti alla resistenza in caso di invasione” e quello in caso di disastri, probabilmente hanno elementi in comune con le soldatesse mostrate nei cartoni giapponesi ben superiori alla semplice divisa di strani colori:
At the age of 18, Liu Jiaxin is the youngest member of the female militia. She lived a carefree life before participating in the training. “When I stayed home, I hardly did housework including washing dishes.” Liu smiled shyly. When she first joined the women militia group, she relied on others to fold up her quilt. Leaders urged every member to fold up their quilt neatly every day and she would ask others to do it for her. She even did not use her quit at night. After several months of training, Liu Jiaxin has changed completely. Now, she is very industrious, washing clothes, sweeping the floor and giving a helping hand to others.
Solo io sto pensando a Strike Witches e cose così?
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| Qualche soldatessa cinese, giusto per gradire… |