maggio 2010

Archivio del Mese

Le armi copiate di passo Khyber

Posted by Il Duca Carraronan on 31 mag 2010 | Tagged as: Armi da Fuoco, Oplologia, Razzismo e Stereotipi

Attirato da un commento riguardo la ricarica dei bossoli a martellate (yeah!) sono incappato in un video di VBS.TV sulla produzione artigianale di armi presso passo Khyber. Conoscevo da anni passo Khyber e la sua peculiare produzione di “armi copiate”, ma non avevo mai pensato di dedicargli un post. Vedendo il video mi sono invece convinto che potrebbe essere interessante parlarne: la comunità di passo Khyber non è molto diversa da quella dell’Hub nel videogioco Fallout o da qualsiasi altro centro post-apocalittico in cui un’umanità brutta, sporca e violenta cerca di armarsi fino ai denti dopo il collasso dell’intera civiltà precedente, affidandosi al fai da te.

“Molti figli e un sacco di armi!”

Passo Khyber è un percorso di 33 miglia (53 km) che collega il Pakistan all’Afghanistan. Gli inglesi lo conoscono bene, visto che lì attendevano con le baionette inastate l’arrivo di orde di selvaggi razziatori afgani ululanti. Da quel passo sono transitate le truppe inglesi che hanno combattuto la prima (1839-1842) e la seconda guerra anglo-afgana (1878-1880) e da lì sono passati gli afgani (un po’ più sciancati e molto meno ululantinota) che hanno aggredito gli inglesi nel 1919. Una terra magnifica, nella famosa zona “tribale” nel nord-ovest del Pakistan, con tribù di barbari armati fino ai denti e deliziosi strapiombi di 200-300 metri.

L’attività prediletta dai sodomizzatori di capre di passo Khyber è il commercio delle armi. A Landi Kotal, il punto più alto di passo Khyber, vendono di tutto, in particolare armi di produzione sovietica. A Darra Adam Khel (il nome del villaggio è Darra, mentre Adam Khel indica il clan della tribù Afridi a cui è collegato) invece sono specializzate nelle armi copiate: gli artigiani locali fabbricano armi da oltre un secolo, copiando armi originali o altre copie. Copie di copie di copie, con aggiunte più o meno fantasiose e marchi scopiazzati senza nemmeno capire che significano. Come avete visto nel video le tribù non si fanno mancare niente: un miscuglio di lanciarazzi, fucili d’assalto moderni, fucili di metà Ottocento, moschetti ad avancarica, mitragliatrici Lewis della prima guerra mondiale, Luger artiglieria della Germania Imperiale, altre pistole varie e perfino SPADE! Ovviamente le armi da fuoco le provano sparando in mezzo alla strada, stile capodanno a Napoli! ^_^
Come mi ha fatto notare Angra sembrano più gli Orki di Warhammer 40k che persone reali.

Fu nel 1897 che gli inglesi, in cambio dell’autorizzazione dei selvaggi a usare le strade, chiusero un occhio sulla fabbricazione locale di armi, ritenendo che fosse meglio vedere i barbari subumani girare con brutte copie di fucili a colpo singolo (dai moschetti tradizionali Afgani ad avancarica fino ai Martini-Henry del 1871-1888) piuttosto che costringerli a rubare i nuovi fucili moderni col caricatore (Lee-Enfield, all’epoca).
L’attività a Darra prospera da oltre un secolo e solo da poco tempo sono iniziati i problemi nel vendere le copie ai turisti, e in generale fastidi alla produzione illegale, per colpa della presenza delle forze armate pakistane e degli americani. Pare che i prezzi locali siano anche aumentati rispetto a pochi anni fa, ma non saprei dire altro. Non che fosse una grande idea per uno straniero comprare una fucile lì nemmeno prima: pare che spesso la polizia, dopo aver intascato la bustarella del grasso turista yankee per chiudere un occhio, provvedesse lo stesso al sequestro e alla riconsegna dell’arma al venditore. Una volta i soldati pakistani non andavano a dare fastidio a Darra: non è igienico disturbare le tribù.

Alcune specialità di passo Khyber: una carabina Martini-Henry assieme a tre carabine Snider-Enfield (imitano perfino le conversioni Snider per rendere a retrocarica i vecchi fucili Enfield 1853), di cui due con un interessante calcio a pistola.

Questa produzione è necessaria per soddisfare il bisogno di armi che fa parte della Cultura Pakistana (che, come direbbero certi soggetti in Italia, va “preservata” quando emigrano da noi), in particolare della popolazione di etnia Pashtun come gli Afridi:

Gun culture in Pakistan refers to the long-standing tradition of owning and carrying guns especially among Pashtun men in the North-West Frontier Province (NWFP) and generally in the whole country. There are estimated 20 million AK 47′s in public use when country’s total population is around 150 million. The use of heavy weaponry in Pakistan’s tribal culture is common which includes use of rocket launchers, short,medium and long range rockets,anti aircraft guns,mortars etc which are made locally. Hand guns are often considered harmless in Pakistan’s heavy weapon culture.

La qualità delle armi prodotte letteralmente tra capre e galline è molto variabile. Alcune non sono in grado di fare fuoco se non a rischio e pericolo del tiratore, perfino se si utilizzano munizioni locali di scarsa potenza. Altre, la minoranza, sono valide quanto le armi prodotte in massa nelle fabbriche. Da passo Khyber oltre alle miriadi di Kalashnikov escono ancora molti Lee-Enfield (il fucile inglese delle due guerre mondiali), arma robusta e affidabile, con una cartuccia potente adatta alle lunghissime distanze dell’Afghanistan dove il volume di fuoco di un AK conta molto meno della lunga gittata e della precisione di un fucile “di calibro pieno”, anche se concepito più di cento anni fa.

Nel video dicono Kalakov al posto di Kalashnikov, ma c’è un motivo: è un termine che indica, nello slang dei Mujahideen, tutte le copie a buon mercato dei fucili della famiglia AK-74 (da non confondere con il più famoso nomignolo Krinkov degli AKS-74U), distinguendoli così dalle vere prede belliche sovietiche di maggiore qualità.

Mujahideen in Kunar, Afghanistan, 1985.
Notare il mitico Lee-Enfield.

Come dicevo prima le armi possono riservare ogni sorta di sorpresa, se si guarda oltre l’aspetto esteriore: componenti in metallo scadente (anche recuperato da veicoli guasti e da rotaie) o in metallo troppo morbido; canne senza la rigatura; canne ottenuto a partire da piccoli tubi rimaneggiati; molle delicate che tendono a rompersi con facilità; legni della cassa o del calcio non stagionati, che ritirandosi disallineano la canna (proprio per evitare il legno sono nati i famosi AKM e AK-47 “modificati” di passo Khyber, con il calcio triangolare in metallo scopiazzato dagli AKS-74 degli invasori sovietici); armi indebolite perché prodotte con meno metallo del necessario (sparereste con un Martini-Enfield calibro .303 dimagrito da 3,8 kg a 2,5 kg? ^_^”"); casse di legno tagliate male in cui le parti in metallo del fucile si muovono (causando lo stesso problema del legno non stagionato); viti a stella piazzate un po’ ovunque per tenere assieme l’arma (questo mi ricorda la orrende pistole “ETAI”, copie spagnole della Mauser C96 con due viti sul fusto… brrr, la bellezza di una pistola tedesca con la meccanica interamente a incastro STUPRATA da due viti! Che schifo!).
Non mancano poi decorazioni e scritte varie, talvolta messe al posto dei finti punzoni scopiazzati: una scelta decisamente più intelligente.

Gli standard di produzione per quanto riguarda la precisione delle componenti e la qualità dei materiali sono molto al di sotto di quelli accettati in Europa al tempo della Rivoluzione Francese. Fico, eh? ^_^
Naturalmente, dato che la meccanica interna è copiata alla buona, non è detto che le parti di un’arma possano servire da ricambi per un’altra: la dimensione delle componenti usate da un artigiano può essere incompatibile con quelle usate da un altro. Una piccola ulteriore nota di lulz.

Le armi di passo Khyber, proprio per la delicatezza che le affligge (tolti pochi casi), vanno utilizzato solo con le deboli munizioni ricaricate localmente (utilizzano di tutto per fabbricare la polvere, incluse le vecchie pellicole cinematografiche ricche di nitrocellulosa… la polvere risultante non è del tutto “infume”) e MAI con le munizioni commerciali: la pressione eccessiva delle munizioni a piena forza farebbe esplodere l’arma. ^_^”"

Fantastico.
Passo Khyber (con la sua bizzarra produzione di armi) ha ispirato, nella mia ambientazione steampunk fantasy, l’accesso “inglese/persiano” alla Distorsione. L’altro accesso maggiore, quello “russo/tedesco” in Polonia, è molto diverso: una città “doppia”, per un pezzo nel mondo normale e per l’altro -molto più grande- nella Distorsione. Al design dell’accesso “giapponese” nella Corea occupata non ho ancora pensato, tanto ai miei giocatori non servirà mai.

Ora guardiamo un Martini-Henry copiato, per renderci conto dei bizzarri punzoni riportati:

Preso da http://www.martinihenry.com.

La corona della Regina (il Royal Cypher) è stilizzata e sembra disegnata da un bambino ritardato, che poi è lo sviluppo mentale che ci si può aspettare tra quei barbari inferiori. L’anno 1919 (copiato pure questo senza sapere cosa significhi?) mal si accoppia con la sigla V.R., dato che la Regina Vittoria era morta nel 1901. Se proprio volevano mettere un 1919 (già sbagliato di suo visto che gli ultimi Martini-Henry li hanno fabbricati nel 1901) avrebbero dovuto disegnare la corona del Re (effettivamente è così stilizzata da sembrare più una corona del Re che una da Regina) e scrivere G.R. (George Rex).

Il nome del produttore, ENFIELD, è scritto correttamente, ma i caratteri sono distanziati come capita: si nota che non è stato marchiato in fabbrica, ma inciso da un idiota. Già di grazia che la N non sia capovolta orizzontalmente, vero marchio di fabbrica delle armi di passo Khyber. Come no, è stato proprio prodotto dalla Royal Small Arms Factory di Enfield Lock…

La seconda sigla ESFIED non significa nulla: forse hanno copiato un marchio Enfield venuto male da qualche altra arma, pensando di rendere il fucile più figo con le “doppie firme” (come le borse contraffatte con scritto sia Versace che Universal Studios Japan in Kamikaze Girls). Sigh.

Quel simbolo strano che pare un pugnale con l’impugnatura “a orecchie” è il marchio dell’Ispettore agli Otturatori (Lock Viewer, “lock” indica il meccanismo di sparo, in particolare nelle armi da fuoco antiche), ufficiale della Corona che controllava la qualità delle molle al tempo delle armi ad avancarica e che già nel 1870, con le nuove modalità per controllare la qualità delle armi (e la grande produzione), era diventato obsoleto. Tutte le armi dovevano passare adeguati test prima di entrare in servizio (gli elmetti ad esempio venivano provati presso la fabbrica, a campione, sparandogli contro con la pistola: se non passavano il test veniva scartato tutto il lotto a cui appartenevano) e dal 1897 quel marchio non viene più usato.

S X S dovrebbe essere un tentativo di imitare il marchio delle armi con “Strengthened Extractor”, peccato che la sigla corretta sia S.X e non quella roba là. In più non va messa lì, ma in alto, sopra la camera di scoppio in cui si inserisce manualmente il proiettile (il Martini-Henry è un’arma a retrocarica a colpo singolo, senza serbatoio/caricatore). Giusto per aggiungere un ulteriore dettaglio… quel marchio era posto sui fucili con un’estrazione rinforzata, per espellere meglio i bossoli che con lo sparo tendevano a dilatarsi troppo e di incastrarsi nella camera (poi passarono a fare bossoli in robusto ottone trafilato, invece che nel debole ottone laminato, risolvendo il problema). L’estrazione più forte divenne la regola a con i Martini-Henry Mark III e IV, e in generale dal 1887, non dovrebbe nemmeno apparire sulle armi nuove! Stupidi caprai.

Notate anche con quale gusto si mischino caratteri serif e sans-serif.
Divino, puro ingegno tribale. Vediamo i punzoni di un vero Martini-Henry.

Un po’ diversi, eh?

La sigla BSA & M Co. indica Birmingham Small Arms & Metal Company Ltd., uno dei sei produttori di Martini-Henry. La versione (mark) dell’arma, da I a IV, indica i vari aggiornamenti importanti avvenuti col tempo nei Martini-Henry: in questo caso si tratta di uno dei mark III prodotti tra 1879 e 1888, con estrattore rinforzato, mire migliorate e percussore più robusto rispetto ai precedenti Mark I e II (il IV si riconosce subito perché ha una leva più lunga per permettere l’accesso alla camera di sparo anche quando il meccanismo è pieno di polvere e sabbia africana, grazie alla maggiore forza che si può imporre spingendola). La classe indica la qualità dell’arma (ovvero se è perfetta oppure se è obsoleta, vecchia, consumata, imperfetta in qualche particolare con un minimo di importanza… magari una rigatura venuta meno bene che rende il tiro un po’ meno preciso), da cui dipende l’assegnazione: i fucili della classe I, perfetti, vanno alle truppe in prima linea, mentre quelli della classe II sono assegnati all’addestramento delle nuove unità e alla milizia.

 
E per finire il Vecchio Afgano…
Da anni vedo nei servizi dei telegiornali e nei documentari questi vecchi in Afganistan e Pakistan, tutti uguali: stessa faccia, stessa corporatura, stessa barba e regolarmente col copricapo. Sono giunto alla conclusione che sia sempre lo stesso vecchio: una sorta di Paolini mediorientale che insegue le telecamere per apparire in più servizi possibili. Lo avete visto anche nel video di VBS.TV, mentre usa il vecchio trucco di passare davanti alla telecamera come se non sapesse che è accesa.
Eccolo in alcune apparizioni degli ultimi anni:


Relax: foto coi colombi “come se fosse in piazza San Marco”.
Una vecchia foto, con l’amante del periodo.
Con la nuova moglie: l’età è giusta, ma lo hanno fregato sul sesso.
Si è appena accorto che il giornalista ha giocato con lui a “pisciamo nel caffè”.

 


Nota sugli Afgani del 1919:

Afghan regular units…were ill-trained, ill-paid, and probably under strength. The cavalry was little better than indifferent infantry mounted on equally indifferent ponies. Rifles varied between modern German, Turkish and British types, to obsolete Martinis and Snyders. Few infantry units had bayonets. Artillery was ponydrawn, or pack, and included modern 10cm Krupp howitzers, 75mm Krupp mountain guns and ancient 7 pounder weapons. There were a few, very old, four-barrel Gardiner machine guns. Ammunition was in short supply and distribution must have been very difficult. For the artillery much black powder was used, both as a propellent and bursting charge for shells. The Kabul arsenal workshops were elementary and mainly staffed by Sikh artificers with much ingenuity but little real skill. There was no organised transport and arrangements for supply were rudimentary.
(Generale di Corpo d’Armata George Noble Molesworth)

Torna su.

A dorso di mulo con Geralt di Rivia e Dragon Age

Posted by Il Duca Carraronan on 21 mag 2010 | Tagged as: Fantasy, Libri

Segnalo, non essendoci più l’adorata Gamberetta a farlo, che è disponibile su eMule Il Guardiano degli Innocenti (The Last Wish nell’edizione inglese, Ostatnie Zyczenie nell’originale polacco) di Andrzej Sapkowski. Basta cercare questo file:
[EBook - ITA] Andrzej Sapkowski – Il guardiano degli innocenti – By Abyssinian.rar

Al momento vedo solo due fonti e non sono ancora riuscito a scaricarlo. La temibile piratessa libraria pare usi Fastweb quindi si è dovuto rivolgere ad altri per diffonderlo agli utenti eMule normali. Domani immagino che ci saranno già sufficienti fonti.

Geralt è uno strigo, un individuo più forte e resistente di qualsiasi essere umano, e si guadagna da vivere uccidendo quelle creature che sgomentano anche i più audaci: demoni, orchi, elfi malvagi… Strappato alla sua famiglia quand’era soltanto un bambino, Geralt è stato sottoposto a un durissimo addestramento, durante il quale gli sono state somministrate erbe e pozioni che lo hanno mutato profondamente. Non esiste guerriero capace di batterlo e le stesse persone che lo assoldano hanno paura di lui. Lo considerano un male necessario, un mercenario da pagare per i suoi servigi e di cui sbarazzarsi il più in fretta possibile. Anche Geralt, però, ha imparato a non fidarsi degli uomini: molti di loro nascondono decisioni spietate sotto la menzogna del bene comune o diffondono ignobili superstizioni per giustificare i loro misfatti. Spesso si rivelano peggiori dei mostri ai quali lui dà la caccia. Proprio come i cavalieri che adesso sono sulle sue tracce: hanno scoperto che Geralt è gravemente ferito e non vogliono perdere l’occasione di eliminarlo una volta per tutte.
(Presa da IBS)

È una raccolta di sette racconti, quattro dei quali provenienti da Wiedzmin del 1990. Ne avevo letti tre alcuni mesi fa in inglese e il mio giudizio era un “mah!”: mi ero aspettato un sommo genio, come veniva dipinto (ho anche adorato il videogioco The Witcher), e non mi è parso tale. Non fa del tutto schifo, ci mancherebbe, solo che non è un capolavoro nemmanco per il cazzo. Lo stile dozzinale lo rende perfino un po’ noioso. Mi spiace non poter dire di più perché non ho preso appunti e i tre racconti non mi sono neppure rimasti impressi. Completerò la lettura nell’edizione italiana e se mi andrà ne parlerò in futuro.

C’è da dire però che i pareri entusiasti che avevo sentito riguardavano l’intera saga di Geralt di Rivia, inclusi i romanzi successivi. Rimango speranzoso che da Il Sangue degli Elfi in poi (che è del 1994, ovvero quattro anni dopo Wiedzmin, tempo in cui può essere migliorato notevolmente) sia bello quanto dicono. Vedremo. ^_^

Un altro videogioco che mi era piaciuto molto è Dragon Age: Origins. L’ambientazione è il solito simil-medioevo intercambiabile, questa volta condito con riferimenti alle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco di George Martin, ma nonostante l’handicap della totale mancanza di novità nell’ambientazione aveva un’ottima trama, ottimi dialoghi e personaggi ben caratterizzati. Morrigan era arrapante.
Un gran bel gioco e appena avrò tempo proverò l’espansione Awakening, importando il mio bel nano barbuto dai salvataggi. ^_^”

Ho citato Dragon Age: Origins perché sono disponibili in italiano due romanzi ambientati nel mondo di Dragon Age, alcuni anni prima delle vicende del videogioco: Il trono usurpato e La chiamata. Li trovate su eMule cercando questi file:
[ebook - ITA] GAIDER David – Dragon Age 1 – Il trono usurpato_by Abyssinian.rar
[ebook - ITA] GAIDER David – Dragon Age 2 – La Chiamata_by Abyssinian.rar

Dopo che la madre, l’amata Regina Ribelle, è stata ingannata e uccisa dagli infidi nobili della sua corte, il giovane Maric diventa il capo di un’armata di ribelli nel tentativo di liberare il proprio popolo dal dominio di un tiranno straniero. I suoi compatrioti vivono nella paura, i suoi comandanti lo ritengono inesperto; i suoi unici alleati sono Loghain, un giovane e arrogante fuorilegge che gli ha salvato la vita, e Rowan, la splendida guerriera a lui promessa sin dalla nascita. Circondato da spie e traditori, Maric dovrà trovare il modo non solo per sopravvivere, ma anche per compiere il proprio destino: restituire la libertà a Ferelden e il trono usurpato alla propria discendenza.
(Presa da IBS)

In “Dragon Age. Il Trono Usurpato”, Maric ha attuato la sua vendetta contro i responsabili della morte di sua madre. Ora, dopo aver recuperato il trono, Re Maric consente infine al ritorno a Ferelden dei leggendari Custodi Grigi dopo oltre duecento anni di esilio. Al loro arrivo, però, portano cattive nuove: uno di loro è fuggito nelle Deep Roads e si è alleato con il loro antico nemico, le mostruose darkspawn. I Custodi Grigi hanno bisogno dell’aiuto di Maric per trovarlo, quest’ultimo accetta con riluttanza di condurli per i passaggi attraversati anni prima, all’inseguimento di un segreto mortale che minaccia di distruggere tutto il Regno.
(Presa da IBS)

Ho letto l’incipit del primo e mi è sembrato spazzatura senza appello. Non so dire quanto dello schifo dipenda dalla traduzione, ma così a occhio temo che sia proprio l’originale a essere una merda indegna. ^_^
Ciò non toglie che pure la traduzione, a detta della piratessa libraria Abyssinian, sia nel suo piccolo una schifezza:

note di Aby: avendo giocato a dragon age in inglese e letto questo libro in inglese…la traduzione è PESSIMA. se lo facevano tradurre a qualcuno che conosceva minimamente il gioco era un pochino meglio. [esempio: surfacer, il termine usato dai nani per quelli che vivono "sotto il cielo" diventa "voi-con-la-testa-tra-le-nuvole"]
A parte questo, godibilissimo da parte dei giocatori, forse un pò più difficile per chi non ha giocato a dragon age origins, in quanto i due libri ne costituiscono il prequel, narrando la storia dei genitori dei personaggi del gioco, forse lasciando alcune cose spiegate nel gioco per scontate.
A parte questo, io l’ho adorato.

Se avrò tempo e mi sentirò masochista proverò a leggere il primo. Forse.

Dopo un paio di mesi di sola saggistica (storia e manuali di scrittura), mi sta tornando voglia di narrativa fantasy. Inizierò con Geralt che almeno non mi costringerà, per il disgusto, a rifugiarmi di nuovo nei saggi storici.
Buona lettura!
 

U.S. Navy Fire Control Computers degli anni ’50

Posted by Il Duca Carraronan on 19 mag 2010 | Tagged as: Dieselpunk, Marina e Navi, Steampunk

Oggi, mentre sfogliavo la solita mole di articoli brutti e inutili su Boing Boing (da tempo pur di mettere una dozzina di post in più al giorno pubblicano roba di cui si vergognerebbe un quattordicenne), sono incappato in una serie di video dedicati al sistema di controllo del tiro per l’artiglieria navale statunitense negli anni ’50.
Avevo visto il primo a inizio marzo, segnandomi di doverli vedere tutti, ma col passare dei mesi me ne ero dimenticato. Boing Boing, per una volta, è servito a qualcosa.

Admiralty Fire Control Table, il sistema di controllo del tiro con calcolatore elettromeccanico installato sulle navi britanniche a partire dagli anni Venti.

Vi propongo questi sette video perché penso possano tornare utili, anche solo come suggestione/spunto, per gli appassionati “seri” di Steampunk (calcolatori per corazzate terrestri!) e Dieselpunk: i computer analogici in generale hanno un fascino irresistibile, ma questi per il tiro ne hanno ancora di più.

Quanti bei meccanismi in movimento! ^_^
Buona visione!

Dimenticavo Telecom con l’Olipad

Posted by Il Duca Carraronan on 17 mag 2010 | Tagged as: Ebook

Mi dimenticavo di Telecom con l’Olipad. L’entusiasmo (-_-) per l’eccellente negozio di eBook IBS mi ha fatto scordare che dovevo quanto meno segnalare anche le ultime novità Telecom di cui si era accennato a marzo. Provvedo ora e, dato che non sono potuto andare alla Fiera del Libro, invito chi è stato allo stand Telecom a correggere i dettagli presi dalle fonti online che ho riportato e a integrarli con informazioni ulteriori.

Telecom ha annunciato un eBook Store che verrà testato nei prossimi mesi e permetterà l’acquisto di eBook sia sugli eReader che sul PC. A differenza di EDIGITA, che nasce come piattaforma di distribuzione con cui fornire eBook ai negozi online, l’eBook Store Telecom sarà un vero e proprio negozio di eBook. Un po’ come IBS o Amazon, insomma. Meglio di IBS, si spera (ma non ci conto molto). ^_^”

Telecom, come sottolinea Gianni Guglielmi in questo video (3:25-3:46), vuole dare una soluzione completa (lettore, negozio, sistema di pagamento) in modo che l’editore si preoccupi solo del libro da vendere e non dell’intorno. Mi aspetto in futuro i pacchetti Telecom tutto incluso telefonia più internet più ereader.

Secondo alcune fonti, tra cui Il Sole 24 Ore, Telecom userà il modello agenzia già proposto con forza mesi fa da Apple: 70% del prezzo di copertina all’editore, 30% al negozio Telecom. La novità più interessante, trattandosi di un gestore telefonico, è la possibilità di pagare gli eBook addebitandone il valore su una SIM Telecom. Mi pare un buon sistema di pagamento alternativo alla carta di credito: e comunque meglio una opzione di pagamento in più che una in meno, come sperimentato con l’impossibilità a usare Paypal nell’appena nato negozio eBook di IBS.

I formati venduti saranno ePub e PDF… entrambi con DRM perché due cucchiai di merda rendono più saporita ogni ricetta, come già ricordato nel precedente articolo. Fastidioso il riferimento al dover installare un programmino apposito sul computer per comprare i libri dal negozio Telecom quando non si usa direttamente l’eReader (un po’ come avviene con Kindle for PC), ma con la merda DRM c’è poco da fare. Spero che almeno sia un programma decente.

La nuova piattaforma permetterà di ospitare – in formato ePub e PDF – gli e-book che saranno protetti da un sistema Digital Rights Management (DRM), dando così agli editori la diretta gestione e amministrazione dei diritti digitali relativi ai titoli pubblicati.

I libri elettronici potranno essere acquistati e visualizzati sui diversi modelli di e-reader, o Personal Computer, grazie ad un’applicazione software preinstallata o che potrà essere scaricata gratuitamente dall’e-book store di Telecom Italia.

Il cliente della library digitale, previa iscrizione al portale, avrà la possibilità di accedere all’area personale e gestire i titoli da lui acquistati, consultabili in qualsiasi momento sia dal device che da PC. Inoltre per l’acquisto degli e-book si potrà scegliere tra diverse modalità di pagamento, ad esempio con carta di credito oppure con addebito su SIM Card TIM ricaricabile.

Mi viene il dubbio, leggendo il pezzo, che il negozio Telecom possa vendere solo ai dispositivi Telecom abilitati. Soluzione completa “lettore più negozio” acquista un significato più chiaro così… vedremo a fine anno, quando uscirà tutto, cosa accadrà.

Oltre al tablet Olipad Telecom fornirà col suo marchio due lettori di eBook Samsung e Promelit che avranno schermi da 6 pollici E Ink (o così dicono, ma spesso ho visto usare a cazzo e-Ink E-Ink E Ink ecc… come sinonimo di ePaper quindi può essere pure che siano gli altrettanto validi schermi SiPix Microcup).

Passando all’Olipad (non Loli Pad, anche se le confezioni di assorbenti moe per le loli sarebbero davvero kawaii), raschio qualche dettaglio da Hardware Upgrade:

Si chiama Olipad 70 ed è stato mostrato da Olivetti in occasione del Salone del Libro di Torino. Si tratta di un dispositivo con pannello multi-touch da 7 pollici diagonale su cui è presente una piattaforma Nvidia Tegra 250. Sono ancora molto pochi i dettagli relativi al prodotto, infatti l’Olipad avvistato al Salone del Libro è ancora in forma di prototipo e solo tra alcuni mesi sarà commercializzato.

Olipad 70 è basato su sistema operativo Google Android e TLab – gruppo Telecom – ha sviluppato un apposito client per il collegamento all’eBook Store che Telecom nei prossimi mesi metterà online. Olipad 70 è però molto più che un semplice eBook Reader, infatti la piattaforma Tegra 2 offre ampie possibilità anche sul piano multimediale per la visualizzazione di contenuti HD.

Il prodotto di Olivetti mette a disposizione una connessione HDMI per l’utilizzo di un display esterno, è dotato di slot per scheda micro SD, di porta USB e integra un sensore accelerometrico. Le dimensioni complesside dovrebbero essere pari a 208×122×13.95 mm con batteria a due celle da 3120mAh. Molte delle informazioni relative al prodotto sono state raccolte direttamente al Salone del Libro di Torino e confrontando Olipad 70 con altre soluzioni identiche nel form factor da disponibili sul mercato.

e aggiungo un video apparso sulla pagina facebook di nVidia Italia:

Sottolineo “Olipad 70 è però molto più che un semplice eBook Reader”, che è roba da fucilazione: con lo schermo LCD attivo altamente riflettente non è affatto un eBook Reader, ma un normale tablet o netbook senza tastiera, come preferite chiamarlo. Un concorrente dell’iPad, altra ciofeca poco adatta alla lettura (farsi sconfiggere così dal JetBook è una vergogna), non degli eBook Reader.
Guardate il video: i due tizi si specchiano nell’Olipad.

Se lo scopo del Loli-Pad è infilarlo sotto la gonna delle Loli per vedere le mutandine, ok, ma se lo scopo è leggere gli eBook allora non ci siamo ancora. Di positivo c’è la porta USB e quella SD, irragionevolmente assenti nell’assorbente Apple che Jobs ha infilato nelle mutandine delle sue FanGirl con gli occhi luccicanti di gioia.

Per finire qualche dato sull’editoria digitale già ascoltato nel servizio di RAI Neapolis linkato prima e riportato anche da Tom’s Hardware:

I dati dell’ufficio studi AIE sulle pubblicazioni e-book sono confortanti. Entro la fine dell’anno sarà disponibile in digitale l’1,5% dell’intero catalogo e l’8-9% delle novità. Non a caso Internet Bookshop, la più grande libreria online Italiana ha confermato che entro giugno popolerà il suo canale specifico di oltre 2mila titoli – a dicembre saranno 10mila.

La quantità di titoli in commercio è necessaria, anche se non sufficiente, per la diffusione dei lettori di eBook: arrivare a 10mila su IBS entro la fine dell’anno è una cosa ottima. Un 8-9% di novità, sempre sperando che non ci siano ridicole finestre temporali tra hardcover ed ebook, è una buona cosa.

IBS ora vende eBook, ma non a me

Posted by Il Duca Carraronan on 14 mag 2010 | Tagged as: Ebook

Con l’apertura del Salone del Libro di Torino, IBS ha annunciato di aver iniziato a vendere eBook. Era l’occasione giusta per dirlo e infatti ero quasi sicuro che l’avrebbero detto. Già Edigita aveva fatto la sua apparizione e IBS doveva cavalcare il doppio momento (Torino + Edigita = copertura mediatica massima) per lanciarsi, anche se questo ha voluto dire cominciare a vendere gli eBook senza vendere gli eReader.

Per ora sono in vendita 373 titoli di 14 editori, ma per gli eReader bisognerà aspettare ancora un po’ a quanto dice la Guida all’uso:

Download diretto su lettori eBooks portatili
Entro giugno 2010 saranno disponibili lettori portatili di eBooks in grado di effettuare direttamente il download degli eBooks dal sito IBS.

I prezzi variano. I manuali di Bruno Editore come al solito sono sui 30-40 euro, ma molti libri datati, le cui edizioni cartacee hanno già ripagato ogni costo molto tempo fa (e senza royalties all’autore), si trovano a 2,90 euro. Non tutti però: se Il giornalino di Gian Burrasca, con tanto di copertina verde dell’edizione che avevo io, viene 2,90 euro va però detto che l’altro libro di Vamba, Ciondolino, viene 9,90 euro.
Se vi chiedete perché ho scelto questi esempi, la risposta è che sono gay e mi drogo.

Essendo scritto un po’ ovunque “eBook in formato ePub con social DRM” ho deciso di acquistarne uno per verificare che il DRM fosse solo “social” (e il tipo di social DRM), senza l’obbligo di installare programmi terzi merdosi di Adobe. In più volevo vedere come veniva recapitato: link via posta? Link sulla pagina dopo il pagamento? Permanenza perpetua nell’account utilizzato così se lo perdo lo riscarico? Schede perforate spedite via posta pneumatica da LoDritto srl?

Ho cercato un libro decente da acquistare e ho scelto La quarta rivoluzione di Gino Roncaglia. Il prezzo è giusto: solo 4,90 euro per un libro nuovo (è del 2010) il cui cartaceo costa ancora 19 euro. L’ho messo nel carrello e sono andato a pagare.

La parte dei pagamenti a quanto pare è in comune con la vendita MP3, come mi ricorda il campo Fattura impostato a “sì” e l’avviso più sotto che

L’emissione di fattura è obbligatoria per la vendita di MP3

Peccato che questo non sia un MP3, ma un eBook. Va bene, mi manderanno la fattura, affari loro. Il problema però è un altro, ovvero questo:

Per proseguire la registrazione dell’ordine devi inserire una carta di credito emessa da una banca italiana.

WTF? Niente paypal?
Ma io compro solo e sempre con paypal su IBS. Perché gli eBook no? È davvero così o è un errore momentaneo perché vengono venduti equiparandoli agli MP3?
Io non ho nemmeno una carta emessa da una banca italiana: uso apposta paypal per prelevare i fondi dal mio conto segreto in Svervegia dove ho accumulato 150 miGLiardi di eurubli in barba al fisco. Più o meno. ^_^”

Non rifaccio la Postepay solo per soddisfare IBS: gli eBook li continuerò a comprare su Amazon con il Kindle for PC (di alcuni che ho comprato ne parlerò in futuro), dove non ricordo se usavo paypal o la carta di debito estera che possiedo. O su WebScription, che accetta paypal. O su Lyrical Press. Perfino SteampunkTales.com accetta paypal per i suoi ebook da 1,99$.
Cliente perso: complimenti vivissimi, IBS.

E tutti voi Il giornalino di Gian Burrasca prendetelo gratis qui. Col cazzo che mi scucite 2,90 euro per una cosa che è in libera distribuzione! Un minimo di etica e di dignità, editori…
 

Edigita e Marstenheim

Posted by Il Duca Carraronan on 12 mag 2010 | Tagged as: Ebook, Editoria, Libri

Sono stati annunciati i romanzi finalisti e il vincitore del Premio Urania 2009.
Tra i quattro finalisti c’è Marstenheim, il romanzo alla cui revisione avevo collaborato e di cui avevo già parlato tempo fa. Non ha vinto, ma non se lo aspettava nessuno e comunque non sarebbe stato un gran vanto, anzi: dopo Sezione Pi-Quadro, Il Dono di Svet e il sommo capolavoro e-Doll (ho letto un po’ solo quest’ultimo, una porcata indegna, mentre per gli altri mi fido dei pareri ricevuti), il Premio Urania ha affossato la propria credibilità oltre i limiti tollerabili.
Capisco che Il Dono di Svet possa essere stato il vincitore perché era il meno brutto del mucchio, ma con e-Doll l’unica scelta ammissibile, se davvero era il romanzo meno schifoso (cosa di cui dubito), era rifiutarsi di dichiarare il vincitore per preservare l’onore del Premio stesso. Un Premio in cui i lettori non credono è un Premio senza valore.

Spero che il vincitore di quest’anno sia leggibile. Alberto Cola non è uno sconosciuto, ha varie opere all’attivo e in teoria dovrebbe saper mettere in sequenza delle parole senza incrociare gli occhi. Il fatto che si sia abbassato a scrivere un romanzetto per Storie di Draghi, Maghi e Guerrieri, collana oscena che mesi fa gridava “Stiamo morendo, aiuto!”, non aumenta la mia fiducia. Vabbè…

Stringi forte il premio e non fartelo rubare dagli Invidiosi!

Passiamo a Edigita.
La notizia sta rimbalzando un po’ ovunque, perfino sui Giornali Fatti di Alberi Morti come Il Corriere della Sera o La Stampa. Edigita (Editoria Digitale Italiana) è una piattaforma per la distribuzione di eBook annunciata e sostenuta da Feltrinelli, Messaggerie Italiane, GeMS ed Rcs Libri. Aprirà ufficialmente in autunno con i primi 2000 titoli. Mondadori invece, come ricorderete, aveva deciso di fare in proprio.

Edigita nasce con l’idea di fornire una piattaforma di distribuzione a chiunque voglia vendere eBook in Italia, semplificando le questioni amministrative e di gestione del negozio online (fornirà catalogo e servizi a ibs.it, LibreriaRizzoli.it e laFeltrinelli.it, ad esempio, ma anche ai negozi online stranieri che vogliano vendere quegli eBook), dando uguali condizioni a tutti gli editori interessati ad aderire, offrendo i DRM per ePub e PDF (eh eh, due cucchiai di merda rendono migliore ogni ricetta!) e lasciando la politica di prezzo, che senza dubbio verrà costruita in modo da risultare fallimentare, in mano agli editori stessi.
Concorrenza diretta all’altra piattaforma per la vendita di eBook presentata pochi mesi fa, Stealth di Simplicissimus Book Farm. E come ricorderete Giunti Editore aveva acquistato il 20% del capitale di SBF nel marzo scorso, ulteriore segnale che qualcosa si sta muovendo perfino nella provinciale e sonnolenta Italia.

Ma c’è realmente un mercato per l’ebook? La quota negli Stati Uniti è stata nel 2009 inferiore al 2% e secondo le previsioni crescerà fino al 15-20 per cento entro il 2015. Edigita prevede che il mercato italiano possa raggiungere almeno i 60-70 milioni di euro nel 2015 con una quota non inferiore al 4-5%.
(Il Corriere della Sera)

La quota è inferiore al 2% nel 2009 considerando l’intero mercato editoriale, libri di testo inclusi, ma come dichiarato dalla Association of American Publishers arriva al 3,31% se si considera solo il settore trade book, che è quello che ci interessa maggiormente visto che va a coprire i romanzi e gran parte di ciò che si trova nelle normali librerie. Al Konrath di turno il fatto che il settore “in generale” sia al 5% perché i libri di chimica dei licei e i testi all’università sono ancora di carta non frega molto se poi i romanzi sono al 20%, no? ^_^

Peso degli e-book sul mercato italiano, da oggi al 2015. Forbice minimo-massimo.
Fonte Tom’s Hardware.

Per il 2010 in USA ci si aspetta un bel 8-9% in eBook per i trade book e quindi è facile che il 15-20% più che nel 2015 lo si raggiunga nel 2012. Sarebbe interessate scoprire se le stesse percentuali italiane devono essere riconsiderate se si ignorano i libri scolastici, di cui non mi frega nulla, e se magari si possa arrivare a quel 4-5% minimo non nel 2015, ma già nel 2012-2013.
Guardate i dati nella forbice minimo-massimo: se riguardano l’intera editoria, come fa supporre il collegamento con gli USA al di sotto del 2%, significa che forse l’Italia è indietro solo di due anni (la cifra che ogni tanto sparavo allegramente).
Due o tre anni sono un sacco di tempo. Cinque sono un’enormità. Chissà…

Certo, il libro cartaceo continuerà a essere la priorità. «Naturalmente tutti gli editori hanno interesse a difenderlo — spiega Carlo Feltrinelli —. Ma questa è un’iniziativa moderna e un segnale di grandematurazione di un pezzo importante di editoria italiana. È un progetto lungimirante, aperto a tutti. Non è una setta chiusa»
(Il Corriere della Sera)

“Naturalmente tutti gli editori hanno interesse a difenderlo”. Messaggio piuttosto chiaro, ma ero stato già avvertito da altri: l’interesse non è nell’eBook, ma nel far credere che lo sia allo scopo di prenderne possesso (in questo caso imponendosi con sistemi di distribuzione) per ritardarne il più possibile il successo. A che scopo? Naturalmente per proteggere/difendere i libri di carta indeboliti dalla fase di transizione in cui non si può ancora vendere solo in eBook perché pochi li leggono però allo stesso tempo quei pochi tolgono sufficienti vendite al cartaceo da renderlo sempre più antieconomico. Una lenta transizione guidata dall’Alto invece di un rapida rivoluzione mossa dal Basso. E quelle maledette automobili che hanno rovinato il business delle fruste da cocchiere ancora bruciano parecchio…

Aspettiamoci mesi di attesa tra l’edizione cartonata a 20 euro e l’ebook a 9-10 euro. Con DRM, naturalmente, perché i DRM piacciono ai clienti, fanno bene alla salute, proteggono la pelle dal sole eccetera eccetera come già dimostrato nel caso della musica. Leggete tra le righe perché dietro il finto entusiasmo c’è un chiaro messaggio: l’eBook fa paura e viene visto come un male inevitabile i cui effetti orrendi e catastrofici vanno rallentati il più possibile. Mi sarei spaventato a immaginare editori con un cervello funzionante.
Tutto regolare.

Per finire:

In base ai primi dati raccolti dagli editori coinvolti emerge infatti che il 7,5 per cento degli intervistati dichiara di aver già comprato (o di accingersi a farlo) un e-reader. Un altro 5,8 per cento aspetta solo un maggior numero di titoli in italiano e un altro 2,8 per cento la possibilità di leggersi col nuovo mezzo i best seller.
(Punto Informatico)

Dati confortanti sull’interesse degli italiani nei confronti degli eReader. Al 7,5% di interessati ad acquistare un eReader si aggiungerà un altro 8,6% non appena i due grandi venditori online, Mondadori Ebook ed Edigita, faranno il loro debutto in autunno. Come dimostrato nel caso della Spagna è proprio l’offerta di eBook a fare la differenza: non appena aumentano e la gente capisce che può comprarli agevolmente (tutti i nuovi lettori di ebook avranno il WiFi e l’acquisto online, non scordiamolo), l’intero settore fa un balzo avanti perché entrano in gioco le masse che attendevano il “momento giusto” per comprare un eReader e leggere gli eBook.

I grandi editori dovranno darsi una svegliata, ma anche se non se la daranno… chissenefrega. ^_^

La Vera Editoria di Anonimo Informato

Posted by Il Duca Carraronan on 04 mag 2010 | Tagged as: Editoria

Alcuni mesi fa Gamberetta aveva citato una frase detta da un uomo molto bello con la passione per i conigli e per le fatine spogliarelliste. Non vi rivelo subito chi è il belluomo: lo trovate nella citazione. ^_^

Secondo l’esimio Duca, “il mondo editoriale è una pozza di piscio in cui galleggiano stronzi”.
(Gamberetta)

Rimanendo sul tema pozza di piscio editoriale oggi voglio segnalare un sito che mi ha colpito molto: La Vera Editoria, il nuovo blog aperto da Anonimo Informato, un “editor scazzato che dice quello che pensa e pensa quello che dice” (così si descrive).

Anche nell’Editoria c’è chi si rompe le palle e alla fine “canta”.

Qualche brano dal blog:

Purtroppo la letteratura italiana non riesce a rinnovarsi, un problema condiviso un po’ da tutte le arti, come il teatro e il cinema. I presunti casi letterari, che vengono poi scelti a tavolino, non sono che i meno peggio, gli unici a salvarsi dall’abisso schifoso in cui sono immerse le scrivanie degli editor. Oramai gli autori di genere più conosciuti sono quelli raccomandati.

[...]

Arriviamo quindi al discorso sulle quote, da cui il titolo di questo blog. Dovete infatti sapere che su dieci romanzi pubblicati da un grosso editore:

* 3 sono stati consigliati dalle agenzie letterarie.
* 6 sono stati scritti da parenti di editor o scrittori o presidenti o amministratori.
* 1 è stato effettivamente scelto dal mucchio di manoscritti.

[...]

Un quadro desolante, non trovate? Capirete allora come mai mi sono allontanato da questo ambiente, come mai ho deciso di collaborare solamente come freelance.

(Da Quote di pubblicazione)

Io ero giovane e così stupido da pensare che avremmo puntato tutto su quel Mr. Sconosciuto, su quel tale che aveva davvero talento – e lo dico perché fui io stesso a scovarlo tra i manoscritti e a proporlo, anche se il merito lo prese poi l’editor.

Il succo della conversazione?

L’editor mi disse che era una quota e come tale sarebbe uscita e morta. Non si aspettava che avesse un discreto successo, ma non ci pensò due volte a smorzarlo, ritardando la pubblicazione del secondo volume di due anni. Penso spesso a questo ragazzo, a quanto abbia sofferto, a cosa pensi dell’editoria.

(Da Mister Sconosciuto)

Mi domando cosa pensi ora questo Signor S. Ha scoperto una ragazza importante, sta provando a lanciarne altri, ma sappiamo tutti come sono andate le cose; come gli editor hanno riscritto pagine e pagine; come il mercato possa essere manipolato; come un astro nascente possa essere soltanto merda.

In questi Circoli si pubblica solo per conoscenze. Ancora oggi c’è il Circolo Mondadori, il Circolo Fazi, il Circolo Fanucci, il Circolo Piemme e via dicendo. Il Circolo Mondadori è il peggiore, ci sono cinque persone che comandano. Vengono pubblicate amiche di ragazze famose – chi vuole intendere intenda – o assistenti del Signor S.

(Da Circoli Editoriali)

Se questo “caso letterario” fosse uscito in libreria due mesi dopo nessuno lo avrebbe acquistato. Ma non è stato così. Un caso? Fortuna?

No.

Si chiama marketing amici miei. La Mondadori, ma gli editori intelligenti più in generale, sanno cosa deve e cosa non deve vendere. Io stesso ho decretato il successo di due romanzi. Non un successo mondiale, ma abbastanza rilevante da farmi guadagnare una piccola promozione (una merda, dal momento che stiamo parlando di editoria). Basta una fascetta con su scritto “Romanzo Rivelazione” per smuovere gli animi del pubblico di massa. Donne e uomini col disperato bisogno di essere accettati. Bisogno su cui fa leva l’editoria.

(Da Casi letterari)

Perché l’ho trovato interessante? Perché nel suo piccolo, per ora ci sono solo cinque articoli, ha confermato cose che avevo già saputo in privato da altre persone del settore. Si può ribattere che quelle cose potrebbe dirle chiunque, sono luoghi comuni! Vero, ma io ho già avuto conferme da altri nel settore (non anonimi) quindi non me la sento di declassarli a semplici luoghi comuni, a differenza di ciò che farebbero gli ignoranti e quelli in malafede (i lecchini degli scrittori senza dubbio si lanceranno per screditarlo nei prossimi giorni). Sono articoli molto generici, è vero, e infatti ho preferito avere altre conferme. Uno scambio di mail, il cui contenuto naturalmente non può essere reso pubblico (come con tutti gli scambi di mail, essendo corrispondenza privata), mi ha rassicurato maggiormente sull’attendibilità della fonte e mi ha permesso di avere qualche piccola conferma su alcune cosette che i coniglietti (non anonimi) mi avevano sussurrato di notte.

I coniglietti di notte mi sussurrano delle cose.
Ad esempio quello che avete fatto la scorsa estate.

Leggetevelo, poi decidete voi. Il pessimismo di fondo nella raffigurazione dell’editoria che non la fa sembrare moralmente superiore al mondo della televisione (un mondo di raccomandati, nani e clown) può andare indigesto a molti, soprattutto a chi si ostina a vedere l’editoria cartacea dentro una logica di puro mercato che la assimili a un’azienda ideale qualunque. Questa visione “di mercato” dell’editoria appartiene a gente “clueless” sulle logiche aziendali perché magari non ha mai parlato con chi lavora nell’ambito degli impianti di potenza: pure lì amichetti, appoggi politici, divisione dei poteri tra i partiti ecc… sono elementi determinanti nelle politiche energetiche locali.
Nulla di nuovo a meno che non siate appena caduti giù dal pero.
Il marcio è la regola, non l’eccezione.

Non mi stupisco che succeda nelle TV. Non mi stupisco che succeda quando si parla di pannelli solari e nuove centrali elettriche. Perché dovrei stupirmi per l’editoria quando i risultati, in libreria, sono sotto gli occhi di tutti? Una cricca autoreferenziale di soliti amici che aiutano amici e tutti sono felici e contenti. Un po’ meno contenti sono i sognatori che credono che un buon romanzo sia più importante di un amico importante. Spiacenti per voi, se avete solo un buon romanzo vi servirà molta fortuna per non essere scavalcati dai pessimi romanzi spinti dai Soliti Noti. Diventate amyketti dei Soliti Noti se volete pubblicare: è più sicuro e molto meno faticoso rispetto a produrre narrativa di alta qualità!

Potete entrare nell’Editoria senza rinunciare ad avere un alito fresco!
Leccatelo al Re e in poco tempo sarete Barone!

O potete aspettare qualche anno confidando nel Trionfo degli eBook e nel crollo dell’editoria tradizionale: se non siete più imbecilli di un asino idrocefalo dovreste già aver capito cosa davvero significherà non poter distinguere tra un libro di una Grossa Casa Editrice e quello di un autore autoprodotto alla Konrath. Se invece non avete capito, beh, non fa niente: a meno che non abbiate in programma di morire prima, non credo sia un problema attendere qualche anno per scoprirlo, no?

Il massimo dell’onestà che potete aspettarvi nel Circo dell’Editoria, a parte l’esile quota di Veri Esordienti pubblicati (quelli che non sono “amici di”, “protetti di”, “parenti di” ecc…), possono essere quelle mosche bianche che non si vergognano di far intuire che la spintarella c’è stata. Uno è apparso proprio pochi giorni fa, su Fantasy Magazine. Troppo presi nel seguire il circo di crisi isteriche, accuse ed exit strategy (fin troppo annunciate) per accorgervene? O forse il linguaggio in codice usato era troppo difficile? Spero di no: non serve essere Umberto Eco per cogliere questi segni!

Ma anche se qualche volta sentirete parlare di spintarelle e amicizie, di Ghost Writer non sentirete mai parlare: tutti sanno, a patto di essere “dentro”, chi ha scritto un certo libro e chi no… ma il pubblico non deve saperlo. Il pubblico non deve avere prove che l’autore italiano dichiarato e quello reale sono diversi: non sia mai che inizino a partire, come sarebbe giusto, le richieste di rimborso dei soldi spesi e qualche noiosa causa in tribunale (che si risolverebbe nel nulla essendo prassi dell’editoria accettata e consolidata quella di truffare in tal modo i lettori).

Leccare indegnamente, come fanno molti scrittori in cerca di pubblicazione, è la mossa giusta se vi interessa l’Editoria Cartacea. Non serve scrivere un Grande Romanzo: serve leccare. Ma ormai dovreste averlo capito: guardate chi viene pubblicato, guardate i circolini di amyketti più o meno noti, controllate le parentele in questo circo di clown e sicofanti. Verrà un quadretto degno di quei tabelloni delle gang nei polizieschi americani: volti, nomi, collegamenti e interessi del clan mafioso. Delizioso.
È una questione di priorità: preferite essere pubblicati a ogni costo o mantenere la vostra dignità di esseri umani? Guardate un tipico autore e chiedetevi “se questo è un uomo”.
Io dico che non lo è, ma io sono un pignolo.

Per il resto non mi interessa che crediate a me (che non sono nessuno) o ad Anonimo Informato (che è un anonimo) o a tanti altri (anonimi) che in passato, proteggendosi con l’anonimato come i testimoni contro la Mafia ricevono una nuova identità nei film americani, hanno detto le stesse cose contro la mafia editoriale. Potete pensare che parlo male dell’editoria perché mi hanno rifiutato un libro e che parlo male della TV perché non mi hanno preso come velina. Sulla questione velina avete indovinato, ma ormai me ne sono fatto una ragione: non potevo tagliarmi la barba, sarebbe stato un compromesso troppo grande. Nell’altro caso mi farebbe piacere che mi consegnaste il libro che avrei dovuto piazzare perché io tempo fa avevo un progetto in corso, ma non mi pare di averci mai lavorato seriamente su… però potrei sbagliarmi! Se lo avete voi ed è completo mi fareste un favore a darmelo: non è possibile che esista un mio libro di cui non so nulla! Con quello in mano potrei iniziare a dispensare pompini con l’ingoio come un Vero Professionista! ^_^

Smettete di scrivere se volete solo essere pubblicati.
Trovatevi un hobby più dignitoso: insegnate il tango ai conigli!

In conclusione l’Editoria fa schifo, ma non siate pessimisti: c’è sempre quel 10% di Veri Inediti. A Patto di avere un prodotto vendibile, qualcosa che rientri nei tormentoni del momento: vampiri, angeli, dei dell’Olimpo, conigli aviatori con piccole sciarpine blu…
E a patto di farsi tranciare roba (che depressione: togli questo dramma che la gente vuole Speranza!), adattare altra roba (qui serve un mago BUONO!) o venire pubblicato con un editing inesistente (tanto i lettori sono deficienti, perché dovremmo faticare?).

Però quel minimo di speranza rimane, se scrivete spazzatura commerciale priva di originalità (il Marketing ha detto che non può fare previsioni su un prodotto innovativo, spiacenti! Perché non togli queste cagate fantascientifiche e non metti una adolescente innamorata?) e se siete fortunati: magari anche voi un giorno potrete vendere la vostra dignità di esseri umani per un euro a copia e tanta sciocca vanità SENZA leccare.

È in questi momenti che sono felice di non avere simili interessi da plebeo. ^_^

EDIT 31 maggio 2010
Temo che a causa della fama ottenuta e dell’attenzione ricevuta da blog di settore e giornali, inclusa quella di persone che devono aver capito chi è, non sia più affidabile perché privo della difesa iniziale del completo anonimato. Penso che non dirà più nulla che non sia mitigato da distinguo e piccole bugie, come quelle sulla qualità di “Buio” di Elena P. Melodia, per non offendere la gente con cui lavora.