giugno 2010
Archivio del Mese

Archivio del Mese
Posted by Il Duca Carraronan on 29 giu 2010 | Tagged as: Conigli
Mi era stato chiesto di mettere un articoletto pieno di bellissimi coniglietti bianchi. Ci sto lavorando. Prima però voglio riproporre un coniglione che molti di voi avranno già visto, immagino: Big Buck Bunny, cortometraggio del 2008 della Blender Foundation con la regia di Sacha Goedegebure (nel team c’era anche l’italiano Enrico Valenza, Lead Artist). Altre info su Wikipedia e sul sito ufficiale.
Ovviamente questo post inutile serve solo a distrarvi mentre penso a qualcosa di meglio.
E non masturbatevi guardando il coniglione, zozzoni schifosi!
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| Come è gay… |
Posted by Il Duca Carraronan on 25 giu 2010 | Tagged as: Razzismo e Stereotipi, Riflessioni, Storia Militare
Oggi mi sento nostalgico. Volevo fare il post su Aetheric Mechanics, ma rimanderò di un paio di giorni. La nostalgia mi ha preso rivedendo l’ultimo assalto del film Zulu, quello del 1964 con il bravissimo Michael Caine. La nostalgia per un passato mai vissuto, ma ricco di ricordi e di possibilità inespresse, molto più vivo e propositivo delle nostre società occidentali malate di consumismo e di debiti privati, ormai spogliate dei grandi ideali capaci di spingerle verso un destino glorioso.
Zulu è un film gradevole, nonostante la mole di errori storici: soldati troppo sbarbati, Zulu con armi da fuoco sbagliate (quelli di Rorke’s Drift erano guerrieri anziani/veterani con vecchissimi fucili Brown Bess, non con i Martini-Henry rubati a Isandlwana da altri guerrieri Zulu), caschi coloniali troppo bianchi (invece di quelli bianchi con lo stemma metallico, usavano dei semplici caschi marroncini) e tante altre cose. Su Wikipedia potrete leggere più errori di quanti io ne abbia visti (e molti più di quelli che ho citato, che sono solo i più semplici e visibili).
Nel filmato potete vedere che alcuni soldati britannici sono armati con fucili bolt-action (Lee-Enfield) invece che coi Martini-Henry perché erano finite le munizioni a salve da 450/577 (già vari attori dovevano fingere di sparare) e non si poteva ridurre troppo il fumo in uno scontro con armi a polvere nera! Però, insomma, certe inquadrature mostrano troppo chiaramente i soldati che agiscono sull’otturatore girevole-scorrevole invece che sulla leva: avrebbero potuto far sparare i Lee-Enfield solo nelle scene dall’alto e più distanti, con magari il soldato che finge di azionare la leva (che tanto non si vede) e poi va a pescare il proiettile nuovo dalla giberna, risparmiando i pochi proiettili da 450/577 per i Martini-Henry inquadrati da vicino.
A 3:46 la presenza dei bolt-action è troppo ingombrante…
Ma visto che sparavano contro dei negri, non potevano ricorrere a munizioni vere? ^_^
È una scena bellissima.
Un pugno di bianchi, stanchi e coraggiosi, che con la ferma disciplina degli occidentali affrontano un numero molto superiore di guerrieri Zulu, altrettanto coraggiosi. Uomini per bene, figli di una società tecnologicamente superiore, fermi come uno scoglio bianco contro cui si infrange l’onda nera della barbarie e del caos primitivo. Una battaglia che nel suo piccolo mostra tutto il mondo: poche fiaccole di Civiltà che splendono, difese da baionette e fucili, in un mare di oscurità. Il Cuore di Tenebra di un mondo selvaggio e primordiale, pronto ad inghiottire ogni barlume di speranza e di progresso.
Dove un tempo c’era la Tenebra ora splende la Luce della Civiltà, ma un giorno potrebbe tornare la Tenebra, come scriveva Conrad.
E i guerrieri Zulu sono anche loro persone per bene: barbari onorevoli, guerrieri come non ve ne sono più in un Sud Africa moderno in cui la caccia al bianco, con impiccagioni e torture, è l’hobby locale dopo la vittoria con elezioni truccate della ANC (partito marxista dell’ex-terrorista Mandela) che ha cancellato l’Apartheid (o meglio: l’ha sostituita con l’Apartheid a danno dei bianchi, col sistema dell’Azione Affermativa per cui i bianchi sono sempre considerati cittadini di serie B se i loro interessi si scontrano con quelli dei neri, ad esempio per un posto di lavoro).
Anche l’Africa può guardare con nostalgia a un mondo in cui vi erano ancora uomini tra loro, e non solo una massa indistinta di scimmie ubriacone armate di vuvuzela.
Lo Steampunk è anche per l’Africa, non solo per occidentali e Giapponesi.
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| Un soldato britannico più credibile |
Ricopio quello che avevo scritto un anno fa, nel mio precedente momento di nostalgia:
Penso ancora agli Imperi, a come era bello il mondo prima della Grande Guerra.
A come era più bello prima che il sogno si infrangesse e la borghesia incontrasse la sua strana morte.
Rimpiango quando i negri stavano al loro posto, assieme alla feccia araba, e le nazioni bianche si spartivano un mondo che era ed è loro per Diritto di Nascita: i selvaggi possono occupare le loro sporche terre De Facto, ma De Iure solo le nazioni bianche discendenti dall’Impero Romano ed eredi del diritto romano possono governarle. E prima o poi ce le riprenderemo.
No, non ce le riprenderemo.
Forse solo nei sogni retrofuturisti dello Steampunk in cui fuggire, in un mondo rassicurante senza strane tecnologie wireless ovunque che rendono molto più difficile perfino pensare alle trame delle proprie storie… un bel mondo termomeccanico in cui la tecnologia si muove e si vede, non è così nascosta e complessa da sembrare magia (e quando si tirano in ballo le chiavette USB con l’effetto tunnel, siamo molto vicini alla magia… ma anche un semplice iPhone non scherza).
Non ce le riprenderemo perché noi non siamo degni di chiamarci eredi di quegli uomini. Non siamo migliori nemmeno degli Zulu di un secolo e mezzo fa. Le tenebre del mondo hanno trionfato, ma non spegnendo le fiaccole della Civiltà dall’esterno, come una marea di follia e barbarie che travolge l’ultima fortezza dell’occidente… no, non è stata una morte onorevole: la tenebra è nata dentro di noi, iniziando in modo blando con la crisi di fine secolo, balzando ben visibile dopo la Grande Guerra e agendo concretamente solo nella seconda metà del Novecento. Il consumismo, la mancanza di ideali, la mancanza di orgoglio nazionale: abbiamo perso la consapevolezza del nostro diritto di prenderci questo mondo e di imporre la civiltà ai barbari… la VERA civiltà, il progresso scientifico e culturale, non solo usare i bombardieri Yankee-Style per imporre la Coca-Cola condita con balle democratiche e poi firmare col dittatore di turno begli accordi per gas e petrolio.
La società degli Yankee bastardi in cui viviamo è la società dei morti che si muovono senza speranze nel futuro (a parte quelle della demagogia elettorale), circondati da tecnologie sempre più usa-e-getta e sempre più sbrilluccicose, immersi in ogni sorta di lusso idiota immaginabile, ma sprofondati in un pianeta che non può sostenere simili ritmi di consumo insensato (come non può sostenerli nemmeno la nostra economia, fondata sul Debito Privato fin dal tempo del lunedì nero).
Spero che abbiano ragione i dementi che temono la fine del mondo nel 2012.
Meglio crepare tutti ora, quando ancora c’è un briciolo di dignità umana sparpagliata qua e là, prima che l’estinzione degli umani diventi un’estinzione che non riguarda gli uomini. Peccato solo per i coniglietti che non hanno nessuna colpa…
Posted by Il Duca Carraronan on 20 giu 2010 | Tagged as: For The Lulz, Fumetti e Manga
Faccio rimbalzare questa bizzarria appena vista su Boing Boing: un vecchio fumetto di Mickey Mouse che vende anfetamine, somministrandole pure a due personaggi senza il loro consenso. LOL. Una delle poche cose interessanti viste negli ultimi giorni su Boing Boing. L’idea di Topolino che sfrutta le popolazioni del terzo mondo per spacciare delizie chimiche mi sollazza molto. Lo avrei fatto anche io, che male c’è?
Come saprete, ne ho accennato alcune volte nei commenti un annetto fa, la mia posizione in materia è quella (dal punto di vista storico) di Antonio Escohotado, autore di Piccola storia delle droghe e del ben più voluminoso Historia general de las drogas.
Vedo che anche Davide Mana, mentre scrivevo, ha iniziato il rimbalzo italico della segnalazione di Doctorow. Mi ha battuto sul tempo: mi levo il pickelhaube e accenno un inchino alla sua rapidità. Spero che molti altri seguano il nostro esempio, visto il lulz della cosa. ^_^
Fonte originale: Mickey Mouse on Speed.
The following mini comic book was part of a promotional collaboration between Walt Disney and General Mills. It features Mickey and Goofy, two distinct psychoactive drugs, surreptitious dosing, a bad shaman, and a “talking” elephant. When it was first produced, it was one of an 8-comic set that cost 15 cents plus one Wheaties-brand cereal box top.
It is one of several psychoactive drug-related uses of Disney characters that in retrospect appear naive and inappropriate. This commercial, drug-positive use of characters designed for children raises a number of issues of historical interest. The ethnocentric cultural references, including the representation of Africans and the superiority of American medications, stand out even against the odd amphetamines-are-good-for-you backdrop. It is notable that Mickey Mouse gives powerful drugs to two other characters without their knowledge or consent.
During the 1950s, at the height of the post-World War II expansion of U.S. suburban modernization, a number of stimulant and sedative drugs were widely used and were promoted in the mainstream press. At the time, many were available over the counter without a prescription. The inclusion of clear, positive drug references in mainstream children’s literature and film seems both archaic and surprising given the taboos around psychoactive drugs in place in the 21st century. We hope you’ll enjoy this glimpse into the history of Disney’s characters that Disney itself is unlikely to acknowledge in the modern anti-drug cultural climate.
![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() È una droga fantastica: dobbiamo venderla anche noi! Grande Topolino, così si fa! Prosegui la lettura qui |
Ho preferito citare anche Boing Boing per correttezza, visto che se Cory Doctorow non avesse scritto l’articolo io non avrei saputo della pagina che parlava di Topolino spacciatore e di conseguenza non avrei potuto effettuare il rimbalzo. Avevo fatto qualcosa di simile anche nell’articolo sulle Popoffka russe. Abitudine. ^_^
Passando a fumetti più seri, sto mettendo assieme appunti e immagini per scrivere un post su una robetta steampunk che ho letto. I fumetti non mi piacciono granché, ma sto cercando di leggere tutti quelli indicati da Barillier in Steampunk!. Tra un paio di giorni vedremo se mi andrà di pubblicare qualche considerazione.
Posted by Il Duca Carraronan on 18 giu 2010 | Tagged as: For The Lulz
Il post è nella categoria “for the lulz”: le Apple Fangirl di ogni sesso (incluse quelle con il pene e la vocina squillante da checca isterica de rigueur) sono invitate a correre nel più vicino negozio Apple per ascoltare il Verbo del Padrone e procurarsi l’ultimo gadget disponibile (sborsando 700 euro mentre urlano contro la Crisi-Che-Li-Affama, lol), invece di perdere tempo qui a kritikare i kattivoni ke li odiano.
Stringete l’iPad al petto e correte a giocare accanto ai tombini aperti. ^_^
Cliccare per ingrandire
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| Fonte: http://theoatmeal.com/comics/apple Grazie a Nixen per la segnalazione. |
Ci sarà qualche post un po’ meno inutile in futuro.
Nei prossimi giorni voglio sperimentare le anali innovazioni di WordPress 3, sempre più CMS e sempre meno Blog. Gli autori italiani di fantasy puzzano. Viva i coniglietti.
Posted by Il Duca Carraronan on 16 giu 2010 | Tagged as: Libri, Pornografia, Scrittura
Pochi giorni fa ho letto un racconto molto gradevole, ben scritto e originale: The Anal-Retentive Line Editor di Dennis Cooper, tratto dalla raccolta Ugly Man. Il protagonista, line editor in una rivista pornografica gay, cerca di sedurre l’autore di un racconto arrivato in redazione. Tutta la storia è narrata attraverso ciò che scrive l’editor, ovvero i commenti nel testo e le email all’autore.
L’elemento che mi ha conquistato e mi ha invogliato a leggere tutto il racconto è il modo in cui l’editor scrive i primi commenti nel racconto: il tipo di commenti e il livello di dettaglio sono gli stessi che uso io da un po’ più di un annetto… anche se è più facile che io mi trovi a ragionare sulle conseguenze logiche di una certa scelta (ad esempio dire “zeppelin” invece di “dirigibile” in un racconto steampunk ucronico: le suggestioni relative all’importanza dei tedeschi nel settore, presente o passata, incluso un’eventuale uso militare degli stessi che ne ha diffuso il nome come “marchio generalizzato” nel mondo anglosassone sono ENORMI) o su come il punto di vista è gestito (ogni dettaglio di ogni cosa che passa attraverso il filtro del POV ci dice qualcosa del personaggio POV perché ci mostra come LUI filtra la realtà: la stessa vicenda attraverso due POV diversi genera due storie completamente diversi per suggestioni, tono, pensieri, dettagli ecc…) piuttosto che di lingue e dita che entrano nel buco del culo. ^_^”
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L’inizio:
. . . I shoved my tongue deep inside his hot, tight ass [Editor’s note: Many problems here. Unless your character is Gene Simmons, he’d be lucky to insert his tongue an eighth of an inch inside the ass, which, taking into account the volume of the cavity in question, doesn’t qualify as deep. If he is a Gene Simmons type, you need to say so. Also, human asses aren’t hot. Unless your character has spanked the ass in question vigorously—and there is no mention of that—or they are in a sauna—which they are not—the exterior would be lukewarm or tepid at best. If you’re referring to the anal cavity itself, you’d be lucky to get away with warm. In fact, the tongue has a higher temperature than the anal membranes, so the effect would be a cooling. The only exception would be if the secondary character is ill and running a fever, in which case I don’t believe the main character would be rimming him, correct?] and spent a delirious hour scrounging around in his delicious, silken depths [An hour, really? It’s technically possible, but your main character’s facial muscles would be very sore, in which case “delirious” becomes a problem. May I suggest “minute”? Your point would still be made. “Scrounging” is effective. It does feel as though one is being scrounged, but I would never have thought of that word. “Around” is unnecessary, but I found its masculine, blue-collar tone erotic, so I’ll let it stand. As for “delicious,” I understand what you’re getting at. Your main character thinks the secondary character is very attractive. Hence, blah blah blah. However, an asshole is not delicious. There is barely any taste at all. It’s the aroma of the asshole that creates the illusion of a flavor. Of course calling attention to that aroma would be risky. You might have noticed that most pornographic descriptions of oral-anal sex avoid the issue, apart from the occasional aside that an ass smells “clean.” How ambitious are you? You could break new ground by eroticizing the aroma of an ass being rimmed, or you could avoid the area entirely. In any case, “delicious” won’t fly. As for “silken,” silk is dry and gauzy. Anal membranes are slick and greasy. How about “rubbery”? With “depths” we have the same problem I mentioned earlier: Your main character is not anywhere near the secondary character’s depths. There is also the problem of repetition: “deep,” “depths.”] while he devoured [Is he a cannibal? If so, do you think he’d have the patience?] my big dick [Bland, de rigueur. Perhaps “gigantic,” “monster,” “humongous”? You could also indicate whether it is circumcised or not. Is the dick leaking seminal fluid? If so, that would add some pizzazz.] and juicy balls. [Oranges are juicy; testicles sweat and very modestly at that.]
Bello, no? ^_^
Il racconto si può trovare per intero su gigapedia. Come al solito vi ricordo che dovete avere un account (gratuito) su gigapedia per vedere i libri e scoprire dove scaricarli.
Qui potete comprare Ugly Man.
E infine qui c’è il sito dell’autore.
Posted by Il Duca Carraronan on 14 giu 2010 | Tagged as: Conigli
Siamo a corto di post sui conigli e siamo in pieno periodo di passione sportiva: perché non unire le due cose? Rabbit Show Jumping!
Questo sport consiste nel far balzare il proprio coniglio da un ostacolo all’altro, in alto e in lungo, per un percorso guidato. È nato in Svezia negli anni ’70 e si è diffuso per lo più nei paesi nordici, dove il clima rigido causa danni incalcolabili al cervello e infatti il Parlamento Svedese è pieno per metà di donne… e non sono mignotte come nella Duma! Sono proprio lì a far politica! Delle donne! OMG WTF! o_O
A parte quei brutti posti lì, ha preso piede anche in Gran Bretagna e Stati Uniti. Chissà se vedremo prima o poi il presidente O’Banana alle prese con un coniglietto balzellino al posto del solito secchiello di pollo fritto accompagnato dal cocomero?
Il Rabbit Show Jumping è uno sport sano ed entusiasmante che unisce un triplice piacere con poche economiche attrezzature: il divertimento del coniglio che può sfidare la propria capacità di salto; il piacere del pubblico che può ammirare un bellissimo coniglietto che zompa qua e là; il piacere del padrone che potrà fissare l’eccitante culetto del proprio dolcino pelosino a ogni balzino! Kawaii!!!1
Ecco un paio di video: prima alcuni balzi dal campionato danese di alcuni anni fa e poi i filmati realizzati dalla norvegese Hege Johannessen, all’epoca 17enne, e dalle sue amiche (minorenni più conigli, co-co-co-combo!).
Il record di salto in alto è di 995 mm (Tösen & Tine Hygom, Danimarca), quello in lungo è di 3000 mm (Yaboo & Maria Jensen, Danimarca). Fonte di tutta questa saggezza: ho rubato da Wikipedia! OMG arrestatemi sono gay come un abete!
Un po’ di foto:
E se non vi basta: foto porno con coniglietto! ▼
FAQ Duca, ma cos’è questa merda? Da un po’ di mesi mi sembri completamente rincoglionito!
Non saranno mica tutti quei cartoni giapponesi ad averti bruciato il cervello?Sì!!!111 Ma ne parlerò un’altra volta!!!111 ^___^
Posted by Il Duca Carraronan on 12 giu 2010 | Tagged as: Filmati vari, For The Lulz, Fumetti e Manga
Oggi qualcosa 4 teh lulz.
Non lo inserisco nella categoria “riflessioni” per non attirare la reazione della polizia fascista su queste scomode verità…
Oggi, essendo ormai cominciati i mondiali, voglio parlare del calcio e dei suoi effetti deleteri sul proletariato. La prossima volta magari spiegherò perché il sesso prematrimoniale è sbagliato e per quale motivo i Gay vanno imprigionati e sottoposti a elettroshock terapeutiche per evitare che contagino le persone normali come voi o me. Possibilmente come voi. Torniamo all’argomento di oggi, il calcio.
Il calcio è uno strumento della Reazione.
Pensateci. Pensate alle masse proletarie: metalmeccanici (inclusi i programmatori) sfruttati, che vivono in quartieri degradati, abbruttiti come animali nel corpo e nella mente, ma non solo per cause genetiche (per quanto l’inferiorità genetica della classe operaia sia un argomento interessante, suffragato da interessantissimi studi sui bozzi cranici) e ambientali (l’ambiente degradato e intellettualmente poco stimolante crea bambini più stupidi di quanto potrebbero essere in ambienti più socialmente elevati, si veda l’esperimento condotto sugli orfani in Francia), bensì per cause sportive!
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| Questo è il bel volto di un Compagno, non quello abbruttito dal tifo da stadio! |
Queste masse, piene di giusto odio e in teoria pronte a divampare con la scintilla di un leader come Lenin, sono invece incapaci di rovesciare i padroni capitalisti e porre fine allo sfruttamento e alle ingiustizie dei ricchi! Perché i ricchi, come spiegava il presidente Chávez un anno fa, non sono esseri umani: sono animali in forma umana! Ma allora perché le masse oppresse, sporche e costrette a vivere in mezzo ai propri escrementi, non reclamano l’equa distribuzione dei beni (e appendono i padroni ai lampioni)? Perché non divampa la Rivoluzione? Qui entra in gioco il calcio.
Un tempo le masse operaie venivano tenute al loro posto dalla Religione: dopo sei giorni di fatica in fabbrica, li si teneva buoni con la Messa. Stanchi, assonnati e con le palle girate (nonché gonfi di promesse di Vita Eterna), nessuno aveva voglia di fare la Rivoluzione. Quando venne anche il sabato come giorno di riposo, le masse cominciarono ad avere più tempo per pensare alla propria condizione: se di sabato erano troppo stanche per ribellarsi, di domenica invece, complice anche la prospettiva di assaggiar di nuovo la frusta del padrone il giorno dopo, erano più propense a riunirsi per studiare il proseguimento della Lotta di Classe.
Il tempo libero del Proletariato divenne un pericolo per la Borghesia perché permetteva agli oppressi di riunirsi e costruire una coscienza sociale e sindacale.
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| Lasciato senza occupazioni, libero di pensare, il Proletariato acquisisce coscienza di classe. |
La Religione, oppio dei popoli, non bastava a placare gli animi, in particolare quando i comunisti vennero scomunicati. Come evitare che la domenica si riempisse di complotti e di moti rivoluzionari? I Padroni Capitalisti seppero come fare: con il calcio. Se la gente è troppo occupata a tifare e a entusiasmarsi per le partite, non avrà tempo per dedicarsi alla Rivoluzione! E non avendo che la domenica (e al più il sabato, per i meno affaticati che non necessitano di un giorno intero per riprendersi) per lavorare alla propria coscienza di classe, dato che gli altri giorni è oppresso da condizioni disumane di lavoro, la Rivoluzione è disinnescata
Paradosso curioso di questo giuoco tanto evidente è che le masse sfruttate adorano tanto il calcio da far finta di non vedere. Le squadre, in un calcio mercato che muove cifre da capogiro, sono un emblema del capitalismo e sono in mano ai capitalisti. Gli stessi giocatori, eroi del popolo abbruttito dai fumi delle industrie e dall’alcool, sono grassi borghesi farciti di soldi come tacchini ripieni per tradire il Proletariato da cui spesso provengono.
Eppure vedono i proprietari di queste squadre, vedono che sono Padroni ricchi e corrotti. E sentono quel vecchio sporcaccione basso e pelato quando abbindola il popolo con metafore calcistiche: ve lo sta urlando chiaro e tondo, compagni, che il calcio è la catena della vostra schiavitù!
Si va a guardare la partita della nazionale in TV e intanto chi legge i quaranta e passa volumi di opere di Lenin? Nessuno. Dov’è la Coscienza di Classe? In panchina con il mister?
E in estate? Il caldo spesso rincoglionisce gli operai, impedendo loro di ribellarsi, ma altre volte è stato proprio il disagio del caldo ad alimentare la Rivoluzione. Come impedire l’avvento del Paradiso dei Lavoratori se il campionato è finito? Qui entrano in gioco le manovre delle squadre in occasione del prossimo campionato, sostituendo il calcio giocato col calcio discusso, e i mondiali: ogni quattro anni i mondiali disinnescano le Rivoluzione proprio nei mesi meno caldi dell’estate, quando un guizzo di Coscienza Sociale potrebbe ancora fa sventolare la Bandiera Rossa nelle strade prima del sole a picco d’agosto!
Se fino ad ora non mi avete creduto, osservate come il calcio venga perfino usato per mettere in ridicolo le grandi figure del comunismo:
Ma sono loro da ridicolizzare oppure le masse proletarie che hanno abbandonato la causa della Rivoluzione in cambio di un pallone? Questo è il dramma interiore che lacera la nostra società e che i comici mettono a nudo (come un coniglio nudo): è nella risata del proletario che si annida la frusta del capitalista!
La grandezza dei Monty Phyton è evidente quando ci regalano tali perle di saggezza!
Eccone un’altra:
Ma tutto questo mio sforzo è inutile: non ascolterete il mio avvertimento o lo denigrerete, definendolo Fantasia e attribuendolo alla mia abitudine di sniffare colla in compagnia di minorenni seminude. Ridete, scellerati, mentre la Rivoluzione rotola via dalla storia come il pallone che tanto amate!
«Uno schiavo che non ha coscienza di essere schiavo e che non fa nulla per liberarsi, è veramente uno schiavo. Ma uno schiavo che ha coscienza di essere schiavo e che lotta per liberarsi già non è più schiavo, ma uomo libero.»
(Lenin)
E ora che ho sottolineato il male del calcio, prodotto reazionario della più grassa e sfruttatrice borghesia industriale, e di come la Rivoluzione ne venga grandemente danneggiata impedendo che il Sole dell’Avvenire splenda sulle masse sfruttate, penso che potrò passare la serata con Inghilterra – Stati Uniti, in attesa di Italia – Paraguay di lunedì sera. Spero vinca l’Inghilterra: fottuti yankee bastardi. ^_^
Per concludere…
Vi segnalo il bellissimo fumetto anti-comunista Two Faces of Communism, del 1961, da cui proviene la vignetta con i proletari. L’opera, ennesimo esempio della squallida propaganda yankee (i portabandiera della Democrazia fondata sulla Pubblicità), è stato realizzato dalla Christian Anti-Communism Crusade (CACC, mai sigla fu meglio scelta). Notate la raffinata rappresentazione dei comunisti, degna dei Cattivi del Fantasy: malvagi “perché sì” e basta.
Se Licia Troisi e gli altri gegni italici vogliono prendere spunto, credo che perfino la CACC abbia più materia grigia e creatività di loro: scopiazzate, che magari imparate qualcosa (magari pure a soffiarvi il naso senza dire cazzate tra uno scaccolamento e l’altro).
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| Le prime pagine del bellissimo fumetto yankee! |
Posted by Il Duca Carraronan on 09 giu 2010 | Tagged as: Filmati vari
Voglio proporvi la pubblicità del rasoio QUATTRO (sarà un caso? No!) di Wilkinson Sword, azienda che tra la fine del Settecento e la metà del Novecento produceva armi da fuoco, baionette e spade. Tra 1903 e 1916 pure motociclette.
La versione italiana non è venuta malaccio. È diversa, ma è orecchiabile.
Metto prima quella in inglese che è molto più bella.
| In inglese: |
| In italiano: |
C’è qualcosa di delizioso in un’azienda che potrebbe aver prodotto le sciabole dei Dragoni Pesanti in Crimea e le baionette dei fanti che massacrarono i cinesi in rivolta nel 1900, aiutando col proprio acciaio a forgiare la Civiltà e la Gloria dell’Europa (tranne dal 1916, quando produssero baionette per radere al suolo la Gloria dell’Europa, sigh), e che ora, nel nostro bel mondo del XXI secolo, si occupa di rasoi inguinali da impiegare canticchiando “rasa il pratino”.
Com’è che adesso ho fantasie steampunk in cui una tenente degli Ussari Meccanizzati scende dal cavallo di ferro, entra nella tenda, poggia il colbacco sul tavolo, scalcia via gli stivali, getta i pantaloni e le mutandine sulla sedia, si siede sul letto da campo e poi, con addosso solo il dolman carico di alamari impolverati, si dedica a rasare il pratino con la stessa sciabola con cui due giorni prima ha strappato la mandibola a un sergente russo?
Comunque “Radi al suolo Pechino” mi suona meglio. ^_^
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| Ieri le baionette per fermare le armate del Kaiser, oggi i rasoi per disboscare le vagine. È questo il progresso? |
Posted by Il Duca Carraronan on 07 giu 2010 | Tagged as: Concorsi Letterari, Steamfantasy, Steampunk
Promemoria per il concorso dedicato ai racconti Steampunk.
Qui trovate tutte le informazioni e qualche spunto. Leggete anche i commenti: potreste trovare le risposte ai vostri dubbi, pure a quelli che non pensavate nemmeno di avere.
Leggi il bando di gara riportato ▼
Oggi è il 7 giugno: sono passati tre mesi e mezzo dall’apertura del concorso e mancano due mesi alla chiusura degli invii. Questo è il periodo in cui mi aspetto che gli aspiranti partecipanti, dopo essersi adeguatamente informati nei mesi scorsi, provvedano a scrivere e inviare le loro opere. Avete avuto tutto il necessario per informarvi, decidere se vi interessava e, considerando che ci sono ancora BEN due mesi (che dal mio punto di vista sono più che sufficienti per fare un lavoro ottimo), mettervi a lavorare seriamente per scrivere al MEGLIO delle vostre capacità. Avete anche ricevuto adeguati link con consigli di scrittura, per quelli tra voi che hanno superato la fase del Genio Dilettante Incompreso e sono passati a quella dell’Autore Consapevole.
Questo mese è anche l’ultimo utile per segnalare il concorso in qualsiasi spazio web in cui vi sia possibile farlo senza spammare (il vostro profilo su facebook, forum dedicati a fantascienza/fantasy/scrittura, i vostri blog, direttamente via mail a chi pensiate possa essere interessato). Ringrazio chi ha già provveduto nei mesi scorsi.
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Per quale motivo segnalare il concorso?
Se vi interessa lo Steampunk, ma non volete partecipare, segnalare il concorso aumenterà le persone che ne saranno a conoscenza e di conseguenza i possibili partecipanti. Più partecipanti vi saranno e maggiori saranno le speranze che qualcuno partorisca un racconto decente. Mi pare ovvio che se vi interessa lo Steampunk avere un racconto decente in più, e GRATIS per giunta, può essere una buona cosa per voi. No?
Se invece volete partecipare avete ancora più motivi per segnalarlo. Perché? Avete cinque secondi per capirlo da soli.
Ok, ora ve lo svelo: se partecipate con un Bellissimo Racconto Che Di Certo Vi Farà Vincere (da ora in poi BRCDCVFV) e poi siete solo in sette o otto, quindi meno dei dieci previsti (numero minimo che ho imposto, abbassato rispetto al dodici iniziale), il concorso viene annullato e il vostro BRCDCVFV lo appallottolo digitalmente e lo getto nel Cestino di Windows. La soglia minima in realtà non credo sia un problema: nel precedente concorso, quello pornofantasy, i testi inviati erano stati ben diciassette.
In ogni caso il vostro BRCDCVFV riceverà molta più attenzione se potrà far bella mostra di sé in una piccola raccolta in eBook assieme a tre o quattro altri testi non altrettanto belli, ma comunque decenti. Vincere con l’unico testo che non faccia venir voglia di cavarsi gli occhi non è una gran vittoria: è come battere nella corsa un gruppo di ladroni crocifissi. Meglio vincere contro dei testi decenti, no?
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C’è ancora tempo: se è troppo grosso RITENTATE!
Se il vostro racconto supera le 8.000 parole, il limite massimo tollerato, e siete sicuri di non poterlo sfoltire in qualche modo, NON RINUNCIATE a partecipare: basta poco tempo per produrre un nuovo racconto che rispetti i limiti! Eccedere al primo tentativo è NORMALE. Potete usare la stessa idea e gli stessi personaggi di prima, adattandoli a un nuovo svolgimento con una trama meno complessa e meno scene.
In ogni caso ricordate questo: evitare dettagli inutili, evitare di SPIEGARE ogni elemento, è un BUON modo di fare narrativa. Non dovete farcire di inutili spiegazioni il testo, solo dire ciò che serve alla storia e alla comprensione dei personaggi. Far agire i personaggi è il modo migliore per svelarli al lettore, narrare il loro background quello peggiore. Mostrate ciò che rende Pinco Pallino crudele, NON dite che è crudele: sarà il lettore a intuire il suo carattere. Quando vedete un ragazzo in abiti firmati da 4.000 euro e con la mercedes parcheggiata al fianco che spegne sigarette sui fianchi di un gattino, NON avete bisogno che una voce dal cielo vi dica che è un “ricco stronzetto viziato che tortura i gatti” per riuscire a capirlo da soli! Vi pare?
Un bravo autore lo si vede anche dalla capacità di ottenere la migliore scena possibile, chiara e meravigliosa nella mente del lettore, usando il numero minore possibile di parole. Le parole di troppo non solo non migliorano il testo, ma lo danneggiano diluendolo.
Non abbiate timore a gettare il lettore nel turbine degli eventi senza dare alcuna spiegazione: molti grandi autori di narrativa hanno fatto così. È un modo intelligente e razionale per stimolare la curiosità del lettore senza tradire mai il Punto di Vista del personaggio scelto. Lo Spiegone “perché il lettore è scemo e altrimenti si perde” è merce per gli incompetenti e per chi disprezza i lettori, come le merde subumane del Marketing e gli autori di pessimo fantasy (merde al di sotto del livello di subumanità) che insudiciano le librerie italiane.
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Nel dubbio partecipate, non buttate il racconto!
Se anche non pensate di avere prodotto un BRCDCVFV, ma solo un racconto “forse nemmeno granché bello”, avete ugualmente un buon motivo per inviarlo e per far partecipare altre persone. Tutti i testi scartati, anche le peggiori zozzerie rigettate tra i conati di vomito, daranno spunti per migliorare la vostra scrittura: in forma COMPLETAMENTE ANONIMA verranno proposti per intero o a stralci per essere commentati e criticati.
Ripeto: IN FORMA COMPLETAMENTE ANONIMA (senza Nickname e senza Nome).
Nessuno vi prenderà per il culo perché avete scritto in un modo che fa strillare le scimmie sugli alberi visto che nessuno saprà che voi lo avete scritto (a meno che non lo diciate voi). Io eviterò lo stesso di essere troppo cattivo, tanto si ottengono solo più scocciature per sé che vantaggi per l’autore (“Oddio ke kattiveria!!! Ignorerò ogni kommento m snt ferita!!!“), ma in ogni caso evitare il pubblico ludibrio può essere una buona cosa, no? Soprattutto se è la prima volta che scrivete un racconto e avete solo bisogno di un po’ di aiuto per capire come ragionare sul testo.
E poi, siamo sinceri: è più facile che il testo vincitore venga inviato da chi è sul punto di scartarlo perché “non è così bello come sperava”, che non dal geniaccio che invia una stronzata abnorme con la più sincera certezza di aver prodotto un capolavoro per originalità e stile.
E per finire, siamo ANCORA più sinceri: da quello che ho visto in internet (o in libreria) e da come ho capito che tira l’aria in Italia, non mi aspetto di poter trovare qualcosa di abbastanza decente da meritare la vittoria.
Sta a voi dimostrare coi fatti che il mio cinismo è ingiustificato.
Posted by Il Duca Carraronan on 06 giu 2010 | Tagged as: Ebook, Editoria
Proibire al cliente di acquistare un prodotto è una politica di vendita cretina.
Ne ho già parlato parecchie volte, in riferimento sia ai libri cartacei di cui non viene venduto l’eBook (io NON voglio lo stupido inutile cartceo!) che agli eBook che non vengono venduti fuori dagli USA (cos’è: fuori dagli USA c’è scritto “Hic sunt leones”?).
In quei casi facevo sempre riferimento alle mie esperienze di cliente frustrato (avrei preferito essere frustato da una mistress coi capelli rosa ^_^), ma oggi voglio segnalarvi un’esperienza identica alle mie descritta da Paul Biba, uno dei più noti articolisti di TeleRead. Come è naturale Paul Biba, essendo una persona di buon senso, la pensa come il Duca su questo business della mancata vendita. Trovate il suo articolo qui.
Michael Nahas è andato su Fictionwise per comprare due romanzi di fantascienza di Stephen Baxter (l’autore dello steampunk Anti-Ice), ma c’è stato un problema: quando è andato a pagare si è visto l’acquisto impedito perché quei due eBook possono essere venduti solo a chi vive negli USA o in Canada! Nahas vive in Australia. Tutti i libri di Baxter presenti sul sito possono essere acquistati in formato eBook solo dai residenti di quelle due nazioni.
Cosa dice Fictionwise a riguardo?
The paper book business has always had the notion of being able to sell the rights of a particular book to different publishers by geographic region. Although we would tend to agree that this notion is outdated in the world of the Internet and eBooks, the fact is those contracts are still in force.
Agli eBook vengono applicate le stesse logiche distributive che portavano a vendere i diritti di un libro in un dato paese (anche senza traduzione, solo diritto di venderlo) perché l’editore di una data nazione, come è normale, non è inserita nel tessuto distributivo e nel sistema dell’altra nazione. Il passaggio tramite l’editore locale, compensato dal pagamento dei diritti (le famose aste per accaparrarsi i titoli più succulenti), era necessario per far uscire il libro dal territorio nazionale.
Prima che Fictionwise venisse acquisita da Barnes and Noble, questo problema non c’era. Ma forse non è colpa di B&N, forse è solo un adeguamento legale che sarebbe avvenuto ugualmente.
Però voglio farvi notare una cosa: nel mondo del cartaceo si può comprare un libro in un paese straniero e farselo mandare via posta… quante volte ho comprato su Amazon libri stampati da editori degli Stati Uniti? Tante volte. E immagino che anche molti di voi lo abbiano fatto negli anni scorsi. Nel mondo degli eBook, non essendoci l’oggetto fisico stampato dall’editore di una data nazione, l’unico modo per garantire i diritti locali di vendita è quello di proibire l’acquisto ai non residenti. Non posso comprare l’eBook di Baxter, ma in cambio mi viene proposto di acquistare il cartaceo inviato via posta.
Non sembra anche a voi una colossale cretinata?
Io non mi piegherei a un simile ricatto e neanche Michael Nahas si è piegato:
I am an avid ebook reader. I do not remember the last time I bought a paper book. I refuse to be coerced into buying one now by these types of legal restrictions. So I have decided that I will NOT buy paper versions of Baxter’s books.
Anche io per principio ormai compro libri di carta solo se strettamente necessario. E così Nahas. E così molti altri, a mano a mano che la consapevolezza della comodità degli eBook e la diffusione degli eBook Reader diverranno evidenti a sempre più persone.
La mia abitazione non è una villa di mille metri quadri e la mia cantina scoppia di scatoloni di libri: il poco posto per la carta è riservato alle opere introvabili in eBook e di cui non posso fare a meno. Il tipico romanzo è qualcosa di cui posso fare a meno.
E ciò che non potrò avere PAGANDO legalmente, qualcuno me lo offrirà GRATIS illegalmente.
Di conseguenza cosa hanno ottenuto con quel divieto, tentando di obbligare all’acquisto del cartaceo al posto del digitale? Ce lo dice Paul:
This seems to me a classic “lose – lose” situation. The author loses money because he/she has lost a reader. The publishing company loses money for the same reason and the website has lost money and a valued customer. I, the customer, have also lost out because I am unable to enjoy reading the author of my choice in the format of my choice.
I doubt that my experience is unique. There must be many others like me amongst the tens of millions of English speaking customers outside the US and Canada.
L’ennesimo caso in cui è autoevidente il problema, è autoevidente la soluzione (spero che da ora in poi smettano di vendere i diritti di distribuzione del “libro in generale”, limitandosi a quelli del “cartaceo”) ed è autoevidente l’abbietta stupidità degli Editori, forse la categoria con meno professionalità e meno intelligenza del pianeta, ma per sapere questo non serviva l’articolo di Biba: lo vediamo da soli ogni volta che entriamo in libreria. ^_^