luglio 2010

Archivio del Mese

Intervista a Santachiara: giusto una piccola nota

Posted by on 27 lug 2010 | Tagged as: Ebook, Editoria

Ci sono varie cosette che non mi sono piaciute, integralmente o per dei dettagli, nell’intervista a Roberto Santachiara (uno dei principali Agenti italiani, segue autori come Carlo Lucarelli, i Wu Ming, Roberto Saviano, Stephen King e James Ellroy) apparsa oggi su Repubblica. Non fanno del tutto schifo le risposte, anzi, qualcosina di buono c’è, ma viene poi declassato da aggiunte retard (l’impressione generale è quella del classico soggetto clueless a cui l’editoria ci ha abituati da tempo… ed è un pezzo grosso, uno di quelli “che sa”! Viva l’Italia, LOL!). Non è di queste cose in generale sugli eBook che voglio parlare perché, francamente, ho già scritto articoli a sufficienza e leggendoli potete accorgervi da soli di cosa dice e non dice nelle sue risposte.

C’è però una cosa più concreta, una cosetta oggettiva e quindi non legata all’opinione di nessuno, che mi ha dato fastidio… no, meglio: uscendo dalla bocca di un Agente di questo spessore, uno dei maggiori professionisti italiani, mi ha reso INCAZZATO FURIBONDO.

I coniglietti sensibili dovrebbero chiudere la pagina ora,
prima che la loro innocenza venga traumatizzata

E se un autore decide di fare a meno sia dell’editore che dell’agente? Prendiamo il caso dell’americano J. A. Konrath, che per gli e-book pubblicati attraverso il suo editore cartaceo, Hyperion, guadagna meno di 5000 dollari l’anno mentre, vendendoli su Amazon, ne guadagna quasi 30.000.
“Ma Konrath è stato pubblicato comunque, prima, da Hyperion. È facile stabilire di autopubblicarsi tramite Amazon quando c’è già stato qualcuno che ti ha lanciato in cartaceo. Voglio vedere cosa succederebbe a un autore sconosciuto se decidesse di vendere il primo romanzo su Amazon”.

Da quando ho cominciato a parlare di Konrath, stimolato da Zwei che era suo fan, vedo che viene citato in Italia sempre più spesso. Bene. Con Konrath ho potuto smerdare la saccenza di un paio di autori che parlavano più di quanto le loro conoscenze avrebbero, in buona fede, permesso loro di fare (ma uno l’ho perdonato perché in fondo sono buono). Sono contento che Konrath venga citato anche nel contesto di un’intervista (grazie Lipperini), ma sono molto meno contento della risposta di Santachiara.

Come mai? Perché leggendola so automaticamente che non posso più fidarmi di quello che dice Santachiara! Non mi fiderei nemmeno se venisse a dirmi che ho la barba! Il motivo è che ha detto una CAZZATA. E quando uno dice una CAZZATA in un ambito così importante, chissà quante altre ne ha dette e ne dice. Non so se per ignoranza o mentendo di proposito, ma probabilmente lo ha fatto per PAURA degli autori che bypassano Agenti ed Editori.
Quando si è Agenti, quando si è persone in un certo ruolo (personaggi di spicco di un casa editrice, Agenti letterari, autori affermati ecc…), non ci si può permettere di dire CAZZATE in un’intervista che verrà pubblicata su un giornale stampato a livello nazionale. Nemmeno se lo si fa per difendere il proprio ruolo e il ruolo degli editori. Diffondere CAZZATE, sfruttando il meccanismo di plagio psicologico dell’auctoritas, equivale a diffondere DISINFORMAZIONE.

Konrath ha commentato la cosa parecchie volte (qui ad esempio) visto che sono un sacco di mesi che gli dicono “bla bla bla” queste identiche stronzate ogni due per tre, come se leggere le risposte precedenti fosse un crimine. L’ignoranza da parte di un comune lettore è accettabile, ma da parte di un Agente non lo è.

Your success with e-books is predicated on your previous success in print publishing, because you’re capitalizing on the intangible value of your name.

That’s part of it, but not all of it. There are too many authors selling well with no prior success, and a growing number of authors bigger than I am who aren’t having my success. So, yes, I could be selling just as many without a print publisher. Others are.

And it doesn’t take into account a very peculiar and obvious fact: if these buyers were people who knew me, they could go to my website and download my ebooks for free. The same ebooks I have on Amazon are free on my website. If the sales were based on name-recognition, wouldn’t my website downloads outnumber my Amazon sales? But my Amazon sales are higher at about 20 to 1.

Volete un caso reale e specifico? Eccone uno dei tanti, ma scelgo questo perché Konrath gli ha dedicato un intero articolo il 20 aprile 2010 (tre mesi fa, non ieri: chiunque nel settore è TENUTO a saperlo se vuole aprire bocca sulle vendite di Konrath):

Interview with Karen McQuestion

“JA Konrath is selling well because he’s an established name.”
“The reason Konrath has sold so many ebooks is because he has a large backlist of print books.”
“Konrath has a platform–that’s why he’s making $4k a month on Kindle sales.”
“Joe Konrath has a popular blog, and he’s been self-promoting for eight years. No one else would be able to sell 40,000 ebooks.”

I hear and read quotes like these all the time. Even though I’m pretty sure my ebook sales are fueling my print sales, and not the other way around, I still can’t seem to get people to understand that ebook success isn’t about having a known name.

It’s about price, quality, and professionalism.

So it was a pleasure to talk to an ebook author who is OUTSELLING me. Karen McQuestion only has six ebooks on Kindle, rather than my thirteen books, and she’s been live for less than a year. Yet she’s sold over 30,000 copies since July.

And guess what? She’s never published a book before. No name-recognition. No platform. No backlist. No blog that gets hundreds of thousands of hits on Google like mine does.

Karen simply writes good books, with good covers and descriptions, and posts them on Kindle herself.

Karen McQuestion non ha mai pubblicato prima, non aveva un “nome” e nonostante tutto vendeva bene quanto Konrath! Pure meglio, considerando il minor numero di libri. Qual era la sua formula? Buone copertine, buone descrizioni e PREZZO BASSO: 1,49-1,99$ sui sei libri in vendita. La stessa formula di Konrath (ora ritoccata a 2,99$ perché così Amazon gli dà il 70% del prezzo di copertina). Una piccola nota per l’Italia: considerate che nel 2009 gli USA hanno raggiunto il 3,31% di mercato eBook per i libri trade, per cui non penso che in Italia al momento si possa trarre benefico da un simile tentativo di fare leva sulla massa di pubblico col prezzo bassissimo (a meno che non lo si voglia fare a scopo promozionale o qualcosa del genere, più che per gli incassi veri e propri), di conseguenza 4,90 euro per un eBook (forse anche un pochino di più) possono andar bene.

Vi rimando a questo articolo per un confronto eBook-carta e per capire una volta per tutte che il guadagno sulla singola copia non conta nulla perché conta solo l’incasso complessivo (ho appreso dal mio fiGLiolo un po’ lento un nuovo significato della parola “idealismo”: voler far guadagnare gli autori il più possibile come ricompensa del loro sforzo creativo… questo “idealismo” mi suona stranamente simile al “capitalismo”, siamo sicuri che sia la parola giusta per indicare la mia opinione?).

Torniamo a Santachiara.
Non è lecito NON sapere quanto detto sopra da Konrath, soprattutto se si intende fare una sparata con quel tono arrogante/saccente che trasuda, putrido come il pus che infetta la carne dell’editoria italiana, dal “Voglio vedere cosa succederebbe”. Uno dei miei lettori, quello che amo chiamare il fiGLiolo un po’ lento, potrebbe dirci che dietro queste frasi che un po’ glissano, un po’ deridono e un po’ dichiarano implicitamente impossibile una data prospettiva, c’è sempre la risata del fascista.
Ecco, io simili STRONZATE preferisco non dirle quindi mi limiterò a qualcosa di più terra-terra: Santachiara è un Agente ed è stato intervistato per fornire una opinione dall’alto della sua esperienza allo scopo di informare milioni di persone, ne consegue che se è un Uomo degno di rispetto ha l’obbligo morale di informarsi prima di rispondere, sia per motivi professionali che per evitare di spargere disinformazione tra la gente… è banale conseguenza che quando ha fatto la suddetta affermazione o era IGNORANTE dei fatti oppure era in MALAFEDE, cercando per i propri interessi di Agente di plagiare l’opinione pubblica con la diffusione di menzogne implicite camuffate da scarsa conoscenza (fingo di non sapere così ci metto la battutina e il tono da “figurati se può essere così” e la gente mi crede! Che gegno che sono!), ma in entrambi i casi questo non è ammissibile da parte di chi pretende di essere un professionista.

Io mi devo rompere il culo ogni volta che scrivo un articolo a tema eBook che contenga solo informazioni reali e link puntuali alle fonti, nonostante io abbia solo 600-700 utenti al giorno di cui essere responsabile (700-900 secondo il famoso WP-Stats), mentre LUI spara cazzate a MILIONI di persone? Tanto vero o falso chissenefotte, giusto?

Sono questi dettagli che mi fanno sentire uno stronzo straniero in una fogna straniera. Perché cazzo mi impegno visto che nemmeno guadagno nulla? Guarda come fanno i veri professionisti dell’editoria: cazzate a tutto spiano e chissenefrega.
Stronzo io che rispetto l’intelligenza dei lettori!

Nonostante tutto, sommiamo male al male, probabilmente altri avrebbero detto cazzate perfino peggiori di quelle di Santachiara (ciao Gian Arturo Ferrari, meno male che non sei più a capo della divisione libri Mondadori!). Alla sola idea mi viene da vomitare.

Citazione dall’ultima risposta di Santachiara:

Un paese civile si giudica delle scuole e dalle carceri. Ognuno può valutare il grado di civiltà del nostro

E un “esperto” si giudica dalla sua conoscenza del settore.
Ognuno può valutare il grado di rispettabilità delle opinioni di Santachiara sugli eBook.
E io se vorrò, un giorno, anche solo lavorare come uomo delle pulizie in una casa editrice… penso che mi sto fottendo con le mie mani a furia di dare addosso a tutti. Grande. Dedo, amico mio, portami le damigiane di vino quando sarò un barbone sotto i ponti…
^_^

P.S.
A proposito, caro Santachiara, visto che hai usato la scusa del “non può essere” per EVITARE DI RISPONDERE alla domanda della Lipperini, te la riporto di nuovo qui:
E se un autore decide di fare a meno sia dell’editore che dell’agente?
Tu hai detto “Voglio vedere cosa succederebbe a un autore sconosciuto se decidesse di vendere il primo romanzo su Amazon” e io te l’ho fatto vedere. Ora ci devi una risposta alla domanda, non ti pare? In fondo saprai benissimo spiegare perché Agenti ed editori sono fondamentali, no? Puoi spiegare che in futuro sarà più difficile farsi notare nella massa, che il marchio e la spinta potranno aiutare, e poi c’è l’editing… no? No? No? ^_^
O forse c’è un motivo per cui eviti di rispondere (editing, coff coff)? Guarda che Konrath ti può venire in soccorso dato che lui non dice per forza di evitare Agenti ed editori… certo, dovresti essere informato per saperlo, vero carissimo? ^_^

Aggiornamento (più o meno) periodico a tema eBook (2)

Posted by on 23 lug 2010 | Tagged as: Ebook, Editoria

Aggiornamento a tema eBook, ovvero il post calderone di notizie varie accorpate. Sono passati sei mesi dal primo aggiornamento “misto” e nel frattempo ho scritto parecchi articoli dedicati agli eBook, ma nelle ultime cinque settimane non avevo più affrontato l’argomento nonostante i rimbalzi mediatici di alcune notizie che, seppur interessanti, non mi parevano entusiasmanti.

Mi sto riferendo naturalmente a cose come l’abbassamento del prezzo degli eReader dovuto alla concorrenza dell’iPad e tra gli eReader stessi. Notizia importante, notizia utile per chi un lettore di eBook lo deve comprare… ma entusiasmante? No. Doveva avvenire. Era cosa nota, banale, ovvia, prevista. L’avevo preannunciata, facendo da megafono in Italia agli esperti dei siti in lingua inglese, parecchie volte. Avevo anche riportato il motivo per cui il calo dei prezzi ritardava tanto, più di un anno fa. Una “novità” da sbadiglio, in poche parole.

Ruggito o sbadiglio?

Riassumo la questione in poche righe, prima di passare a cose più interessanti.
Scusate se non metto i link in questo caso, ma è proprio robetta che non richiede particolari approfondimenti (ed è pure un po’ datata).
In aprile è uscito l’iPad. Costa tanto, ma per l’utente comune ha più senso comprare quello come gingillo giocattoloso sbrillucicoso su cui navigare e con cui sfogliare riviste e poi perfino leggere, come sovrappiù, quel singolo bestseller che leggerà in un intero anno. Prodotti idioti come il QUE, di cui avevo già commentato con sbalordito disgusto il prezzo, sono finiti fuori mercato ancora prima di entrarci (l’azienda prima ha posticipato l’uscita, poi ha annullato i pre-ordini!). Dello Skiff, nato per volontà delle riviste e dei giornali americani, non penso se ne farà nulla: l’iPad è meglio da quel punto di vista (le riviste raggiungono le masse più dei libri e le masse da un libro letto all’anno è più facile che abbiano un tablet piuttosto che un eReader) ed è già diffuso. Scommettere sullo Skiff come oggetto (c’è anche la Skiff come piattaforma di distribuzione riviste), per quanto mi piacesse quel foglione di acciaio, non ha senso SE lo scopo è farlo per salvare l’industria delle riviste e dei giornali.

Nel frattempo la B&N col suo Nook ha dimostrato la propria debolezza: si era lanciata a muso duro per competere direttamente con il Kindle di Amazon, ma qualcosa probabilmente deve essere andato storto e ha deciso di abbassare il prezzo. Chi fa la mossa per diventare competitivo svela la propria debolezza: se stai già vincendo, non hai bisogno di agire per primo. B&N si è dimostrata debole e insicura. Il Nook scende a 199$ (quello 3G+WiFi che compete direttamente contro il Kindle, mentre quello col solo WiFi viene 149$). In meno di 24 ore, mostrando una prontezza di riflessi straordinaria, Amazon ha abbassato il prezzo del Kindle a 189$ (e rimborsato i 70$ di differenza agli acquirenti delle precedenti settimane, giusto per ricordare a tutti che Amazon pensa sempre ai clienti). La mossa di B&N non solo è stata annullata, ma è stata pure sputtanata con un atto di forza senza precedenti: il messaggio su chi è che comanda il gioco è chiaro.
Sono seguiti altri annunci vari (hanno abbassato i prezzi pure sui lettori Sony, se ricordo bene), incluse voci di un prossimo Kindle entro l’autunno (seguito forse da prezzi in calo fino a 149$ o a 129$), poi è arrivato il nuovo Kindle DX che ha lo schermo E Ink potenziato con il 50% di contrasto in più e il prezzo ridotto a soli 379$ (110$ in meno!) ecc…

In generale ora c’è una sensazione diffusa che i prezzi caleranno e continueranno a calare. Si vocifera di possibilità, fino a sei mesi escluse dalla stessa PVI (ora E Ink Corporation), che i prezzi scendano già quest’anno fino a 99$ per i lettori di base. Non so, questa volta non mi pronuncio. Troppe cose in movimento. Non sono un esperto e non sono un analista, sono solo uno che tiene gli occhi aperti. Vedremo a Natale.

Il nuovo Kindle DX potenziato. Bello, ma non può competere con iPad per le riviste ed è troppo grosso, costoso e ingombrante per i romanzi. Prodotto affascinante, mi piacerebbe averne uno (mentre non mi frega nulla dell’iPad), ma rimane comunque di nicchia.

Passiamo a qualche notizia più recente e interessante. In questi giorni sta facendo molto rumore l’annuncio fatto da Amazon il 19 luglio. Ho letto dei rimbalzi bizzarri in cui si confondeva un po’ quello che aveva detto Amazon, tramutando un interessante successo degli eBook in qualcosa di ben più straordinario (ma falso). Non vale la pena farsi prendere da facili entusiasmi: sta solo accadendo quanto era ovvio e banale accadesse, per cui limitiamoci e ragionare sui dati forniti (e sui perché di quelli non forniti). Non sto dicendo che non siano ottime notizie, dico solo che non hanno nulla di straordinario o di imprevisto per chi ha seguito l’evoluzione del mercato degli eBook perlomeno dal 2009.

“We’ve reached a tipping point with the new price of Kindle–the growth rate of Kindle device unit sales has tripled since we lowered the price from $259 to $189. In addition, even while our hardcover sales continue to grow, the Kindle format has now overtaken the hardcover format. Amazon.com customers now purchase more Kindle books than hardcover books.”
(Jeff Bezos, fondatore e CEO di Amazon.com)

Da quando hanno abbassato il prezzo a 189$, le vendite del Kindle sono triplicate. Ecco la differenza tra un prezzo vecchio stile (259$) e un prezzo più moderno (189$) adatto a competere davvero con l’iPad. Milioni di iPad venduti eppure c’è ancora posto per triplicare le vendite degli eReader veri e propri, molto più adatti del “grosso” tablet per chi vuole principalmente leggere narrativa… ma su questo tornerò dopo.

Kindle offers the largest selection of the most popular books people want to read. The U.S. Kindle Store now has more than 630,000 books, including New Releases and 106 of 110 New York Times Best Sellers. Over 510,000 of these books are $9.99 or less, including 75 New York Times Best Sellers. Over 1.8 million free, out-of-copyright, pre-1923 books are also available to read on Kindle.

Recent milestones for Kindle books include:

* Over the past three months, for every 100 hardcover books Amazon.com has sold, it has sold 143 Kindle books. Over the past month, for every 100 hardcover books Amazon.com has sold, it has sold 180 Kindle books. This is across Amazon.com’s entire U.S. book business and includes sales of hardcover books where there is no Kindle edition. Free Kindle books are excluded and if included would make the number even higher.
* Amazon sold more than 3x as many Kindle books in the first half of 2010 as in the first half of 2009.
* The Association of American Publishers’ latest data reports that e-book sales grew 163 percent in the month of May and 207 percent year-to-date through May. Kindle book sales in May and year-to-date through May exceeded those growth rates.
* On July 6, Hachette announced that James Patterson had sold 1.14 million e-books to date. Of those, 867,881 were Kindle books.
* Five authors–Charlaine Harris, Stieg Larsson, Stephenie Meyer, James Patterson, and Nora Roberts–have each sold more than 500,000 Kindle books.

Il Kindle ha venduto nell’ultimo mese 180 eBook ogni 100 libri in hardcover, ovvero edizioni a copertina rigida. E 143 eBook ogni 100 hardcover considerando gli ultimi tre mesi. Il classico sapientino della domenica potrebbe venire a dire che allora i copertina rigida, con una simile concorrenza, devono aver perso mercato! No, sei fuori di testa? Su Amazon i libri a copertina rigida hanno le vendite in crescita!
Questo è il vero dato straordinario: le edizioni costose, quelle che permettono di coprire tutti i costi del libro (perché il loro prezzo è MOLTO più alto delle edizioni economiche, anche se i costi fisici sono solo poco superiori) non legati tanto alla sua “fisicità” quanto alla sua trasformazione da manoscritto a libro pubblicabile (editing ecc…), non sono state danneggiate.

Non stappate lo champagne spumante!
Non stiamo infatti parlando di 1,8 ebook di uno specifico libro per ogni hardcover venduto di quello stesso specifico libro (per ora il record mi risulta sia ancora il 29,3% di vendite complessive in eBook di The Girl Who Kicked the Hornet’s Nest di Steig LarssonNota). Se avete capito così, siete fuori strada. Chiariamo un po’ di cose: non è un vittoria di “formato” grugno-contro-grugno, bensì una vittoria del concetto stesso di LETTURA. Ok, è anche una vittoria del formato digitale in sé, ma non è questo l’elemento veramente interessante.

Tra pochi anni si compreranno comodi eBook invece di pesanti romanzi cartacei,
così le ragazze potranno tenere qualcosa di meglio in borsa al posto della carta!

Quei 180 eBook ogni 100 hardcover dell’ultimo mese riguardano tutti gli eBook a pagamento su Amazon, non solo i corrispettivi eBook dei vari libri cartacei. Un vero paragone carta-eBook andrebbe fatto usando i dati complessivi del cartaceo, paperback inclusi. Se Amazon non cita gli economici significa che la mole enorme di paperback, ben più di quanti siano gli hardcover, non permette lo scavalcamento del digitale sulla carta. Nascondere quel dettaglio favorisce le possibilità di rimbalzo mediatico, in particolare tra chi confonde un po’ le cose e finisce per riportare un irreale sorpassa dell’eBook sulla carta. Astuti bastardi: mi piace come ragionano. ^_^

La notizia rimane eccellente, ma NON, NON, NON e ancora NON parliamo di un superamento degli eBook sulla carta, per favore. Piedi per terra e sguardo dritto in avanti, niente fantasticherie balorde (tanto ci arriveremo tra non molto, portate pazienza… e magari con un paio di anni di sovrappiù per l’Italia, perché partiamo svantaggiati e disorganizzati ^_^).

Perché ho detto che è un trionfo della lettura? Perché significa, dato che non stanno rosicchiando quote significative al mercato cartaceo, che il mercato editoriale complessivo, e la voglia di leggere, sta CRESCENDO grazie al calo dei prezzi permesso dagli eBook. Davvero, pensateci un attimo: se il possibile numero di libri letti fosse FISSO, ovvero il settore lettura non potesse mai crescere (come pareva da quanto avveniva nel mondo della carta da anni), per ogni eBook comprato dovrebbe esserci un corrispettivo libro di carta NON comprato. Anzi, meglio: per ogni eBook letto, inclusi quelli gratis (così tanti che nemmeno vengono citati per non sfalsare il discorso), un libro cartaceo non verrebbe letto (e di solito nemmeno comprato).
Se il settore editoriale avesse perso, anche solo nei limiti di Amazon (che però, occhio, è il più grande venditore online), il 143% delle vendite numeriche degli hardcover spalmate tra hardcover e paperback, sarebbe praticamente collassato! Invece, apparentemente, sta tra il benino e il malino come al solito (basta guardare i dati della AAP per i primi mesi del 2010). L’apocalisse del cartaceo non è (ancora) giunta.

Just how many e-books sold are self-published titles? The Kindle Store is literally flooded with self-published titles and many of them sell between 99 cents and $3.99. Some self-published authors are doing very well because they’ve written a decent book or books that are priced cheaply. Cheap sells these days.
(Fonte: CNET)

A significant percentage of the eBooks Amazon offers for sale were NEVER published in hardcover format; many more are from independent publishers and authors taking advantage of the lower barriers to entry. The room to grow is exponential. Genres and niches that get limited shelf space in the brick and mortar book world are perfectly suited for the digital book world.
(Fonte: Digital Book World)

Quella che invece pare sia giunta, cosa che mi rende assieme felice e triste, è la coda lunga. La coda lunga è un concetto chiave del mondo degli eBook e non proponibile in modo efficace in quello cartaceo, a causa dei costi e di problemi logistici: tantissimi libri che vendono pochissimo e assieme valgono quanto pochissimi libri che vendono tantissimo.

Perché sono felice? Perché naturalmente la possibilità per tanti di essere letti anche senza essere pubblicati da un editore cartaceo (e con la stessa esperienza di lettura per il lettore: scritte su uno schermo per entrambi, non stampa in fogli A4 contro bel libro rilegato) aumenta le possibilità che il settore si diversifichi, diventi più vitale, permetta anche alle mini-nicchie più antieconomiche (secondo i concetti cartacei) di essere soddisfatte ecc…

Perché sono triste? No, nessuna considerazione riguardo la qualità (già ora NON c’è quindi mal che vada la situazione sarà identica a quella attuale, con in più una maggior scelta!), ma un problema più terra-terra per i miei articoli: come cavolo quantifico la diffusione degli eBook, ora? Mi state fregando il gioioso post mensile con i dati di IDPF (basati su 12-15 editori, non su centinaia di mini-editori e decine di migliaia di autori indipendenti!) se cominciate a renderli sempre meno rappresentativi dell’editoria digitale nel suo complesso… ^_^”"

Come avrete notato sono due mesi che non riporto i dati delle vendite di eBook negli USA. Ci sono buoni motivi: temo non siano più così significativi come prima. Cercherò di spiegare il problema al meglio, ma non voglio dilungarmi troppo perché non è comunque una questione particolarmente interessante. Una volta i dati IDPF/AAP erano significativi perché rappresentavano i dati “trade” per gli eBook di 12-15 editori di una certa rilevanza e il mondo degli eBook di prima era meno movimentato di quanto è ora: usando quei dati si lasciava fuori tutta una fetta di vendite degli eBook, ma si potevano fare paragoni mese per mese e considerarli come un buon indicatore della salute degli eBook negli USA.

Cosa è successo che mi fa dubitare? Alcune stranezze e qualche perplessità che non ha trovato risposta. Aprile e maggio 2010 hanno presentato dati molto alti in termini di vendite di eBook rispetto agli stessi mesi del 2009, ma inferiori rispetto ai tre mesi precedenti. Quanto inferiori non si sa, perché qui i dati vanno a cazzo di cane tra AAP e IDPF, fin dal mese di marzo. Se prendiamo il primo trimestre 2010 possiamo vedere che AAP e IDPF concordano sui valori di gennaio e febbraio (31,9 e 28,9 milioni), ma poi misteriosamente AAP segnava 28,5 milioni su marzo e IDPF (se usiamo il sistema ninja della sottrazione) invece dichiarava 30,2 milioni. Ok, normale, già in passato mi era capitato di vedere valori in AAP corretti al rialzo alcuni giorni dopo da IDPF: l’importante era usare sempre la stessa fonte, IDPF, per fare paragoni. Poi ad aprile, il grande mese dell’arrivo dell’iPad, c’è stato un dato strambo al contrario: AAP dichiara 27,4 milioni e IDPF, se ricordo bene, 26,8 milioni (erano un po’ di meno, insomma). Eh??? WTF??? C’è una bella differenza tra dichiarare una lieve flessione (da 28,5 a 27,4 milioni) e quell’aborto (da 30,2 a 26,8 milioni) dichiarato da IDPF.
Ma poi IDPF si è rimangiata la cifra minore visto che i 56,7 milioni che ha segnalato per i primi due mesi sono esattamente la somma dei 27,4 milioni di aprile e dei 29,3 milioni di maggio dichiarati da AAP. Rimangono comunque un po’ bassini rispetto a quanto si poteva sperare, soprattutto se consideriamo che doveva esserci l’effetto iPad

No, non questo: l’altro iCoso!

…ma c’era l’effetto iPad lì dentro?
Bella domanda. Non ho trovato nessuna risposta a questo dubbio e NON è un dubbio da poco. A inizio giugno Jobs ha dichiarato che iPad, con i suoi 3 milioni di pezzi venduti e i 5 milioni di eBook scaricati (sia a pagamento che gratis), aveva in mano il 22% del mercato degli eBook (USA, ovviamente). Non sono briciole! Se quel 22% è interamente o per gran parte, anche solo metà, non incluso nei dati di AAP e IDPF, questo spiegherebbe la leggera flessione al posto della crescita! D’altronde, avendo venduto così tanti iPad, non può solo aver rubato mercato ad Amazon e agli altri siti: aumentando il numero di possibili lettori, per quanto pochi di loro leggeranno davvero romanzi con iPad rispetto a un pari numero di lettori dotato di eReader vero, deve aver fatto comunque aumentare le vendite (ci tornerò dopo).

Altra possibile spiegazione può essere nel fatto che a maggio AAP abbia sentito il bisogno di dire che gli editori da cui provenivano i dati erano 13 (se ricordate IDPF segnala sempre che i dati vengono da 12-15 editori: 13 è nella metà bassa), quindi può anche darsi che sia solo un periodo sfortunato in termini di chi dichiara cosa. Non che gli eBook vadano male, eh, anzi: ma vanno meno bene di quanto è ragionevole supporre considerando che vendono sempre di più! Se stanno vendendo sempre di più, non possono mostrare una flessione! Che sia colpa dei dati di iBooks per iPad, sia per motivi di coda lunga che di eventuale tardiva dichiarazione (o non dichiarazione) a IDPF/AAP? Gli editori che già pubblicavano libri con iBooks ad aprile e maggio (secondo i primissimi dati di aprile la classifica delle maggiori vendite era dominata da Penguin, Simon & Schuster e HarperCollins) erano parte dei 13 editori citati da AAP?
Con tutte queste incertezze e con la sempre maggiore importanza della coda lunga, è sempre più difficile poter definire come “davvero rappresentativi” i dati di IDPF. E a dire che gli eBook vanno “bene” sono bravi tutti: a me piaceva poter dare un’idea chiara di quanto andassero bene e non poterlo fare mi rattrista un po’.

“Voglio i dati degli eBook completi! C’è iBooks o no?”
“Giù le mani dagli eBook, giovinastro scostumato!”

Qui sotto possiamo trovare qualche informazione più sfruttabile:

E-book sales grew 162.8 percent for the month ($29.3 million), year-to-date eBook sales are up 207.4 percent. Year-To-Date E-book sales of the 13 submitting publishers to that category currently comprise 8.48 % of the total trade books market, compared to 2.89% percent for the same period last year.
(AAP, dati di maggio)

Gli eBook di quei 13 editori nei primi cinque mesi del 2009 rappresentavano il 2,89% del mercato trade (non libri di testo), mentre nel 2010 rappresentano sullo stesso periodo ben l’8,48%. A fine 2009 quel 2,89% si era gonfiato sempre di più, arrivando a diventare un 3,31%. A quanto arriverà questo 8,48%? Rimarrà stabile, qualsiasi sia il motivo (anche non collegato alle reali vendite, come si diceva prima) che lo manterrà tale? O crescerà fino al 10% e oltre?

Ah, giusto, ora che abbiamo questo dato dell’8,48%, riprendiamo in mano i dati di Amazon per mostrare, con un paio di conti, come il mercato digitale non si sia limitato a rosicchiare quote al cartaceo, ma abbia prima di tutto creato nuovo mercato stimolando così la lettura e la diffusione del libro. Sappiamo che, prima dell’arrivo di iPad, Amazon controllava il 90% delle vendite di eBook in USA. Sappiamo anche che iBooks ha conquistato il 22% delle vendite in eBook. Possiamo desumere che ora Amazon controlli il 90% del 78% del mercato (100-22), ovvero il 70% (i guadagni sono aumentati lo stesso perché, pur avendo perso un po’ di importanza “relativa”, il mercato digitale complessivo è molto cresciuto tra la fine del 2009 e i primi mesi del 2010… ah, come avrete notato sto escludendo dal conto Kindle for iPad perché non so come valutarlo).

Cosa accadrebbe se a ogni eBook venduto corrispondesse un libro cartaceo non venduto, ovvero se il mercato librario NON venisse ampliato dagli eBook, ma solo trasformato conservando il volume di vendite da cartaceo a digitale? Amazon controllando il 70% di un mercato trade che vale l’8,48%, sarebbe responsabile di un CROLLO delle vendite trade di quasi il 6% (se poi consideriamo tutti, e non solo Amazon, un crollo delle vendite cartacee esattamente del 8,48%, 3 volte superiore allo stesso periodo del 2009). Ma un simile crollo tra hardcover e paperback nel settore trade (prendiamo ad esempio quello per adulti), coperto da questi dati, è avvenuto? Dai dati di AAP, si direbbe di no: ci sono i soliti alti e bassi, ma nell’insieme le cose paiono andare bene, meglio dell’anno scorso. Nessuno ha urlato “ci stanno scannando come vitelli”, nessuno ha gridato all’allarme per il tracollo del settore librario (non più dei soliti piagnistei tradizionali), anzi c’è un generale ottimismo verso il futuro digitale per guadagnare ben più di ora (ovvero AUMENTARE il mercato).
Non essendoci stato un crollo ne consegue che allora gli eBook non hanno prelevato quote di mercato al cartaceo, ma hanno invece ampliato il mercato librario complessivo. Quod erat demonstrandum.

Pensateci: si legge così poco nel vecchio sistema cartaceo -sono decenni che si lamentano tutti piangendo come puttane- che la possibilità di crescita è enorme SE si ottiene la giusta combinazione di bassi prezzi e alta offerta. Perfino Ferrari, il vecchio capoccia della sezione libri Mondadori, aveva spiegato che il prezzo dei libri attuali, seppur non particolarmente alto rispetto ad altri intrattenimenti (cinema, palestra, tennis, motociclismo ecc…), induce a non acquistare per timore di sprecar soldi su un brutto libro -e i libri brutti sono quasi la regola-… oltre al problema di chi legge così tanto che non può permettersi di comprare tutti i libri che vuole leggere ai prezzi attuali, come la pensionata che legge 150-200 libri l’anno però a causa del prezzo assurdo ne compra solo 10 e gli altri li prende in biblioteca (il caso era riportato nel programma radio Fahrenheit che potete ascoltare al link precedente).

Che poi, in assoluto, il costo di un libro sia un ostacolo alla sua diffusione, è assolutamente vero. La ragione per la quale il costo del libro è un ostacolo alla sua diffusione, non è il costo in sé perché il costo in sé non è elevatissimo [...] ma il problema del libro è che sembra che costi molto perché l’acquisto non è affatto sicuro, nel senso che quando io compro un libro non so prima se mi piacerà o non mi piacerà, mentre quando compro quasi tutto il resto so già prima se mi piace o se non mi piace, perché lo vedo, perché lo tocco, perché lo sento, ma invece nel libro no.
(Gian Arturo Ferrari, Direttore Generale della Divisione Libri del Gruppo Mondadori dal 1997al 2009)

Come dimostrato da Konrath, che ora guadagna oltre 10.000 dollari al mese vendendo eBook (a 2,99$ invece di 1,99$ perché così ottiene il 70% del prezzo da Amazon invece del 35%), mentre prima era uno che campava a malapena con la vendita cartacea, appena i prezzi scendono la gente compra di più. Se scendono sotto 3$ scatta l’acquisto impulsivo e la barriera psicologica del prezzo (20-30$ per un libro? E se poi non mi piace?) crolla. Con il cartaceo non si poteva fare, ma con il digitale sì! Si sconfigge il grande male e il grande blocco anti-acquisto denunciato dallo stesso Gian Arturo Ferrari!

L’eBook quindi sappiamo che farà due cose: rosicchiare con la sua comodità ed economicità quote di mercato ai libri già esistenti in cartaceo e in più (come penso sia ormai chiaro e come sta avvenendo ora, agli inizi del suo “boom”) aprire nuove possibilità artistiche ed economiche con un ampliamento ulteriore del mercato impossibile nel precedente sistema cartaceo-librario (le nicchie troppo piccole per le attuali librerie non hanno alcuno spazio, tanto da rendere la Bizarro Fiction una anomalia che esiste solo grazie alla passione della casa editrice… e ci sono nicchie ancora più piccole! Racconti steampunk erotici con le fatine? Dinosauri gay? Tutto quello che potete immaginare!), oltre alla questione della coda lunga vera e propria formata da 1-2 acquisti per ebook su una mole enorme di titoli.

Quando inizierà a rosicchiare quote ai libri, quanto dovrà colpirli prima di metterli in seria difficoltà come prodotto? Tempo fa avevo letto una ricerca dedicata ai libri di testo negli USA, cose che vendono parecchio di più del tipico romanzetto da 5-10mila copie di tiratura con il 40% di resi, e dicevano che col 13% delle vendite in digitale il modello cartaceo inizia a soffrire molto, mentre al 20% schiatta perché diventa antieconomico.

Once digital textbook sales reach 13%, however, the finance model breaks down significantly as digital textbooks are no longer incremental and, instead, actually begin to pirate print sales deeply (6.5% decrease in revenue on the average title). When digital textbooks sales reach 20% of new textbook sales, based on current production and revenue models, textbook publishers will see a 10% decrease in revenues and a 13% decrease in project margin. At this point, publishers will have little choice but to change product, production and distribution strategies in favor of digital versus print.
(Fonte: Digital Textbook Sales in U.S. Higher Education – A Five-Year Projection)

E se parliamo più in generale, non so, di narrativa ad esempio? Quella roba che già ora a malapena sopravvive e spesso va in passivo, tranne i libri che ricevono le risorse disponibili perché devono vendere (e se devi vendere vendi, pochi cazzi), tipo Licia Troisi e i bestseller pianificati a tavolino?
Non so, ma immagino cifre più basse. Qui mi viene in aiuto Stefano Mauri, belluomo e presidente del Gruppo Editoriale Mauri Spagnol, che pare abbia detto…

Una quota del 10% di digitale manda in crisi il libro di carta, a causa dei costi fissi di quest’ultimo.
(Frase presa da qui, che riporta un tweet di Marco Ferrari)

L’Italia parte ora, praticamente da zero: quanto impiegherà ad arrivare al 10% del settore trade? Qui, commentando Edigita con una certa dose di pessimismo, avevo riportato le previsioni apparse su Tom’s Hardware:

Per il 2010 in USA ci si aspetta un bel 8-9% in eBook per i trade book e quindi è facile che il 15-20% più che nel 2015 lo si raggiunga nel 2012. Sarebbe interessate scoprire se le stesse percentuali italiane devono essere riconsiderate se si ignorano i libri scolastici, di cui non mi frega nulla, e se magari si possa arrivare a quel 4-5% minimo non nel 2015, ma già nel 2012-2013.

E magari un 10% e oltre già nel 2015?
Ma la velocità del cambiamento non dipende solo dalla tecnologia, ma anche dagli editori che possono difendere i vecchi prodotti e rallentare il progresso… ma non possono farlo in modo eccessivo perché potrebbero essere travolti e sostituiti da nuovi editori (o perlomeno forzati dalla concorrenza a mutare un po’ atteggiamento, quanto basta per difendere la carta senza perdere troppi soldi guadagnabili dagli eBook).
Gli editori difenderanno la carta e la proteggeranno dal Satana Ebuch? Ovvio che sì, lo diceva anche Carlo Feltrinelli…

Certo, il libro cartaceo continuerà a essere la priorità. «Naturalmente tutti gli editori hanno interesse a difenderlo — spiega Carlo Feltrinelli —. Ma questa è un’iniziativa moderna e un segnale di grandematurazione di un pezzo importante di editoria italiana. È un progetto lungimirante, aperto a tutti. Non è una setta chiusa»
(Il Corriere della Sera)

…ma l’importante (per loro) è che alla fine si adeguino per sopravvivere.
La cosa più importante per i lettori invece sarà l’arrivo di tante nuove piccole realtà editoriali, anche autoprodotte sul modello di Konrath. Tanta offerta e basso prezzo, un po’ come avere una cesta di Urania nuovi accessibile tutti i giorni (sì, ho scelto l’esempio degli Urania anche per la cattiva qualità media che necessita di “indirizzamenti” da chi ha già letto per non beccare le peggiori ciofeche… ^_^ e comunque anche il peggiore Urania è meglio del fantasy italiano che stanno pubblicando ora quindi zitti e non vi lamentate! Peggio di così, con Arsalon, Lenth e compagnia bella, non sarà mai!).

Rizzate le orecchie: il 10% basterà per dare il gran colpo di acceleratore al settore.
E chi non evolve il proprio business finirà come un coniglio sotto un’automobile!

Torniamo all’iPad, giusto una piccola incursione per chiarire cosa penso davvero.
Sono convinto che iPad abbia fatto bene al settore degli eBook e vorrei poter dire “quanto” (un pochino per lo meno sì). Se ricordate le mie critiche contro iPad, che poi non erano solo mie, ma di un sacco di gente e si basavano su fatti oggettivi che avevano lasciato perplesse anche parecchie Apple Fangirl, erano legate alla campagna mediatica per presentarlo come lettore di eBook quando al più quello può essere un ruolo secondario per questioni di portabilità (come mi raccontava Zweilawyer, provate a leggere in una metropolitana affollata con l’Opus da 5 pollici oppure con l’iPad molto più grosso: col primo leggi anche nella calca, mentre col secondo bisogna trovare un posto a sedere, usare due mani e… sopportare i vicini che leggono con te!), batteria, emissione di luce, sistema troppo chiuso, costo troppo alto, problemi con intensa luce ambientale e… ipocrisia.
Come ci aveva ricordato anche Antonio Tombolini, Jobs prima di uscirsene fuori a fare il profeta/salvatore dell’eBook era stato uno dei suoi NEMICI: lo considerava un prodotto morto e gli eReader una cosa senza futuro, perché NESSUNO leggeva più libri né li avrebbe letti in futuro. LOL!

“It doesn’t matter how good or bad the product is, the fact is that people don’t read anymore. Forty percent of the people in the U.S. read one book or less last year. The whole conception is flawed at the top because people don’t read anymore.”
(Steve Jobs, gennaio 2008, mentre spiegava perché il Kindle sarebbe stato un fallimento)

Se invece leggete un mio precedente post, in cui riassumevo varie idee già esposte da me altrove, vedrete che “iPad” (e il futuro iPad più piccolo e tutti i prodotti da tenere in mano e con uno schermo per leggere, possibilmente ibrido attivo-passivo), è proprio dal punto di visto concettuale uno dei prodotti che speravo si diffondesse:

gli eBook serviranno a ben poco se il pubblico non inizierà a disporre di più strumenti per leggerli. Io non compravo eBook prima di avere il Cybook Gen3 perché sapevo che molto difficilmente li avrei letti al PC o stampati su carta (e non ho un iPhone, una PSP o un Nintendo DS).
Serve che la gente possa leggere eBook il più comodamente possibile se si vuole sperare che li compri e questo, come molti esperti sostengono, significa che non solo i lettori dovranno costare meno, ma che dovranno anche fare “altro” oltre che leggere eBook. [Altrimenti nessuno li comprerà visto che la lettura interessa a pochi, come spiegavo: questo non toglie che i lettori dedicati potranno continuare ad avere spazio]
[...]
[Qui in mezzo c'era il caso ideale del tipico lettore da un libro l'anno che non comprerà mai l'eBook se non dispone di un lettore "da tenere in mano" che usa già per altri motivi, come un netbook o un tablet, e di certo non comprerà un lettore di eBook dedicato da 90+ euro per leggere un singolo libro!]
[...]
Ma simile netbook ebook reader sono una soluzione verosimile?
Magari con doppio schermo e che si richiudono come dei libri veri?
Secondo alcuni esperti sì, sono la via da seguire per rendere mainstream l’ebook.

Non è stato il costoso, nonché privo di marchio famoso (avevo citato il fattore Cool e nulla è più Cool della Mela Smozzicata), enTourage eDGe ad aprire l’eBook al grande pubblico (né mi aspettavo che lo facesse: lo vedevo solo come un primo passo verso il modello dualbook che tanto amo), bensì iPad a cui seguiranno i suoi successori sia Apple che di altre marche. Io continuo a preferire il design a doppia pagina (come due tablet congiunti), magari con due schermi ibridi, perché poterlo chiudere mi dà una sensazione di protezione dei vetri… ma questa è solo una questione di gusto e l’aumento dei costi necessari immagino che non li renderà mai molto appetibili. Amen.

Come vedete il tablet della Apple non è qualcosa a cui sono contrario per principio, anzi, per la massa dei possibili utenti che NON leggono più di un libro l’anno può essere la soluzione ideale, fino a quando i prezzi degli eReader non diventeranno estremamente bassi (49 euro). E questi tablet prima o poi potrebbero aver schermi OLED o ibridi di altro tipo, diventando sempre migliori nel ruolo secondario di dispositivo di lettura.
Quindi no, non odio l’iPad (e i prodotti simili futuri) e sono fiducioso che farà del bene alle masse dei lettori deboli, magari rendendoli anche lettori un pochettino più forti. Odio solo il marketing Apple, i prezzi sempre troppo alti e i guru mongoli (cit. Zweilawyer) come Jobs che un giorno dicono una cazzata e tutti lo acclamano e il giorno dopo dicono l’opposto e tutti lo acclamano di nuovo. Sigh.

In Giappone il bisogno di leggere unito alla diffusione dei cellulari con schermi adeguati alla lettura (e alla capacità di accettare qualsiasi scomodità pur di leggere durante i continui viaggi in treno/metropolitana) ha reso gli eBook, seppur principalmente “manga”, ben più diffusi da loro che negli Stati Uniti, in valore assoluto in milioni di dollari del mercato. Si può considerare una sorta di caso iPad locale, inteso come improvvisa disponibilità di mezzi per leggere che però non sono veri eReader. ^_^

Quanto valeva nel 2009 il mercato degli eBook in Giappone? 57,4 miliardi di yen (pari a 652 milioni di dollari, più del doppio di quello USA!), con una crescita di quasi il 24% rispetto al 2008. I fumetti pensati e venduti apposta per i telefoni cellulari occupavano ben l’80% del mercato eBook, dimostrando ancora una volta che la crisi delle riviste cartacee che pubblicano i fumetti a capitoli prima dell’eventuale raccolta in volumi NON è una crisi dei fumetti in sé: i manga stanno bene, sta solo cambiando il mezzo, dall’ingombrante carta (in un paese in cui ogni centimetro di spazio è prezioso) al comodo digitale!

Torniamo agli eReader.
Qualcuno, ma nessuno di quelli competenti in materia, forse non consapevole della differenza di lettura tra un LCD (per quanto bello) come l’iPad e un E Ink come Kindle, aveva profetizzato la morte degli eReader con l’arrivo del nuovo dispositivo. Ok, sono morti quelli che parevano morti in partenza a causa del prezzo, come il QUE (forse tornerà a colori nel 2011?), e sono morte le aziende che avevano sbagliato le previsioni di magazzino mentre rivendevano lettori già un po’ datati (come Foxit e Coolreaders, che vendevano lo stesso Netronix che da tempo vendeva la Booken -sanissima- e con un software un po’ inferiore) ma il Kindle e l’Opus, ovvero i lettori da romanzi veri e propri, se la stanno cavando benissimo. In particolare il Kindle.

Ora qualche dato a tema fornito da una recente (e costosa, 499$, per cui scusatemi se userò i dati pubblici ^_^”) ricerca condotta da Forrester Research.

eReaders face a formidable challenge from the rise of tablet PCs. The iPad is already desired by more people than any single eReader, something we expect to only increase with time. However, with just 3.7 million eReaders in the US market at the end of 2009, there is plenty of room for eReaders to grab the attention of the one-fifth of the US online population that reads at least two books per month. By 2015, we forecast that 29.4 million US consumers will own eReaders. We recommend that strategists planning the next wave of eReaders diversify the portfolio of eReading devices to secure their ownership of the reading experience, offering devices that range from stripped-down $49 pocket readers to full-color touch readers that erase the gap between today’s eReaders and tablet PCs.

Altre informazioni sulla ricerca di Forrester Research si possono ottenere in questo articolo, a cura dello stesso James McQuivey che ha firmato la ricerca da 499$ a copia (se siete nel settore magari investite due soldi per comprarla, io proprio non posso permettermela! Ad avere i soldi da spendere così facilmente mi comprava tuta la serie di ricerche balistiche sulle corazzature in alluminio e sulla penetrazione delle punte da sfondamento su cui sbavavo un anno fa!).

That’s right, despite that iPad upstart, the Kindle is still flying off the shelves, selling more units each month than the month before it all through Q2, when the iPad challenger was supposedly pummeling it. And it’s dominating the e-Book business as well, selling as much as eight in ten of the e-Books of major bestsellers, seeing its e-Book sales rate triple over last year.
[...]
Yep, business seems to be going just fine for Amazon. How can this be? It’s very simple. Amazon has only barely begun to penetrate the one-fifth of online adults that read more than two books a month. These people love books enough to want a device optimized to provide the ideal digital reading experience, including finding, buying, carrying, and reading books. That device is the Kindle. And at a newly slimmed-down $189, the Kindle is killer affordable.
[...]
more people want to buy an e-Reader of any kind than want to buy an iPad this year though the iPad has more likely buyers than any one single e-Reader. However, by the time we enter 2012, tablet PCs like the iPad will surpass e-Readers. At that point, a healthy 15.5 million adults in the US will own an e-Reader. And the number will continue to climb, though slowly compared to tablet PC growth. By 2015, we see the e-Reader market starting to cap at just under 30 million U.S. adults. That’s nearly all the people who read 2+ books a month.

At that point, many bargain e-Readers will cost just $49 and some of the best will cost only $99—a price point we believe some Amazon competitors may toy with as soon as this holiday season, especially for bare bones models like the Sony Pocket Reader. One reason that prices will be so low is that by 2015, tablet PCs will compete more directly with high-end e-Readers—they’ll have reflective displays capable of color at very low power consumption rates. This will make the distinction between high-end e-Readers and low-end tablets nonexistent.

Il Kindle vende e vende sempre di più. Gli americani che leggono parecchio vogliono eReader dedicati e nel giro di breve tempo, a causa della salutare competizione tra Tablet come iPad e gli eReader di alto livello, usciranno anche lettori di ebook “base” da 99 dollari (forse già a fine anno, cosa estremamente ottimista considerando che la stessa PVI non lo pensava possibile fino a pochi mesi fa) e prima o poi perfino da 49$.

Per la massa dei clienti che leggono molto poco, ma fanno da base di pubblico per il lancio di tanti megaseller, i tablet possono fornire (come dicevo prima) un sufficiente strumento di lettura degli eBook fino a quando non ci saranno lettori di costo irrisorio (49$) o addirittura anche dopo. I tablet non uccideranno gli eReader dedicati e non li stanno uccidendo e in più, rullo di tamburi, possono fare un gran bene al digitale rendendo a tutti possibile la lettura di quel singolo megaseller di Dan Brown (o quel che sarà) che il tipico lettore comprerà nel corso dell’anno! Sono informazioni splendide, direi! ^__^

Ah, per chi vuole ipotizzare quanti Kindle ci siano negli USA, ecco un possibile metodo: sappiamo che a fine 2009 c’erano 3,7 milioni di eReader negli USA (citato sopra) e sappiamo che 2/3 degli eReader negli USA sono Kindle (informazione uscita più di una volta dai sondaggi). Sarà una stima a cazzo di cane, ma direi che a fine 2009 negli USA c’erano circa due milioni e mezzo di Kindle. E ora vendono a ritmo triplo. Altro che l’hitleriana balla sull’automobile per ogni famiglia tedesca, qui a breve annegheranno nei Kindle… ^_^”"

Tutti vogliono gli eReader! Starà per chiederne uno alla padroncina?
No, non ditemi che vuole un iPad…

E per concludere, l’Italia.
No, niente profezie e altre balle. Niente invocazioni a tenere bassi i prezzi o quel che vi pare. Non ne ho voglia e non è l’articolo giusto per dire queste cose. E comunque sono fiducioso che qualcuno lassù (non sulle nuvolette, intendo al comando di Grandi Case Editrici) già abbia ascoltato e valutato con cognizione di causa quanto nei mesi scorsi rimbalzava sui gianarturoferriariani muri di gomma. Mi è tornata un minimo di fiducia nell’umanità, lasciatemi navigare nelle mie illusioni.

Mi appoggio all’articolo di Antonio Tombolini per domandarmi con lui: Edigita, ma dove sei? Mondadori, sono fiducioso che stai lavorando bene alla tua “via autarchica”, ma in concreto cosa farai in autunno? Per ora ci sono stati solo annunci e gli annunci lasciano il tempo che trovano. Di Edigita invece non si sa niente, una cosa scandalosa, come è scandaloso il suo sito indecente con le scritte nere sulla pagina bianca. Viene sempre più forte il sospetto che sia una trappola per affossare il più possibile gli eBook e difendere il cartaceo, come suggeriva la frase di Carlo Feltrinelli. Roba da telefilm Boris, terza stagione (non spoilero, guardatelo).

Per ora a parte la piattaforma Stealth di Simplicissimus e la nuova BookRepublic (i cui prezzi, ma questo dipende dagli editori, non sono sempre entusiasmanti), non si è mosso ancora niente. Edigita è lì fissa, in quella condizione imbarazzante. Mondadori aveva annunciato di farsi viva in autunno, con grosse novità per Natale, quindi per ora non c’è niente (ma sono fiducioso che ora che Ferrari si è levato dalle palle finalmente qualcosa potrà muoversi nel verso giusto) e di conseguenza non si può ipotizzare l’indirizzo che prenderà la sua “via autarchica” al digitale (karkadè e cicoria tostata, come quando c’era Lui e i treni partivano in orario?). Mah…
Per questa volta basta così. Oltre 6.500 parole (di uno che grida nel deserto?).
 


Nota su Larsson: secondo questa fonte sul versante eBook le cose vanno sempre meglio per i libri del defunto autore svedese. Attualmente i suoi libri hanno venduto più di 1 milione di copie in eBook e anche i libri di James Patterson ne hanno venduto una quantità simile. Questi dati sembrano confermare la diffusione degli eBook dichiarata da Amazon (anche se nel loro modo criptico, e furbo -per non dare informazioni vitali alla concorrenza-, che evita i valori precisi).
 

Apocalypse Meow – Cat Shit One: anche i conigli fanno la guerra!

Posted by on 20 lug 2010 | Tagged as: Anime, Conigli, Fumetti e Manga, Rabbit Weird

È finalmente uscito il primo episodio di Cat Shit One, l’anime in computer graphic con protagonisti due coniglietti delle forze speciali statunitensi in azione nell’attuale Medio Oriente, combattendo contro i dromedari afgani.
La serie, di cui non so quando ci sarà un secondo episodio (sigh), è trasmessa su YouTube in HD per i residenti in Giappone. Si trova fansubbata in inglese senza problemi (io ho visto la release di Pretentious) e c’è anche una release italiana a cura dei Bowling Ball Fansub. Qui sotto i due trailer, quello vecchio e quello nuovo.

Potete notare la differenza tra la prima versione in cui c’erano schizzi di sangue e la nuova in cui al loro posto ci sono “fumate” più o meno insensate. È una censura accettabile che non danneggia il nucleo dell’episodio e mette al riparo da possibili accuse di eccessiva violenza (dato il tema e i connotati razzisti nelle rappresentazioni antropomorfe delle diverse popolazioni), ma avrei preferito non vederla.

L’episodio ha una qualità complessiva altissima. Le animazioni sono ottime, straordinariamente al di sopra degli anime che a ogni stagione fanno capolino nelle TV giapponesi (e che nonostante la qualità non sempre alta, e le paghe da morte per fame dei disegnatori, costano uno sproposito a episodio). Un livello di qualità che definirei anti-economico per un prodotto simile (il miglior episodio di qualsiasi cosa visto in due anni).
Ennesimo schiaffo morale per i retrogradi e gli incompetenti che guardano dall’alto in basso sempre e comunque i prodotti giapponesi, forti della propria ignoranza condita con pretese intellettualoidi pseudo-razziste per cui “ciò che fanno le scimmie gialle al massimo è merda e imitazione” (invece i nostri soliti elfi e i vampiri adolescenti sarebbero grande innovazione! C’è più creatività, seppur condita con puttanate, in una sola annata di anime che in anni di narrativa letta dai suddetti intellettualoidi).

La qualità non è solo nella grafica, ma in ogni aspetto, inclusi i dettagli armieri e tattici che pongono l’opera per credibilità al di sopra della massa delle produzioni Hollywoodiane. C’è rispetto per l’intelligenza dello spettatore, senza rinunciare all’azione, come dovrebbe avvenire SEMPRE (in particolare nella narrativa). Un prodotto maturo e affascinante, degno erede del manga Apocalypse Meow.
Ammirate l’uso privilegiato del fuoco semi-automatico (e l’assenza di lunghe raffiche che sono considerate da decenni solo uno spreco di munizioni), dell’avanzata sfruttando le coperture, l’attacco a sorpresa aggirando, l’ottica del fucile di Botasky che perde il bersaglio dopo lo sparo a causa del rinculo ecc…

Pura Arte

Tornando alla qualità delle armi rappresentate, si possono vedere in mano ai cammelli AK-47, RPK (mitragliatrice leggera di squadra) e perfino un AKS-74U (reso famoso dai video di Bin Laden), oltre ai classici RPG-7 ex-sovietici, accessorio immancabile del vero pastore di capre afgano! I conigli invece maneggiano un’ottima pistola STI EDGE (una costosa erede high-tech della Colt 1911), un fucile da battaglia Mk.14 Mod 0 (a me sembrava un M39, ma la canna più corta non mente: è il modello sperimentale precedente di “potenziamento” del vecchio M14) e un fucile d’assalto SR-47 (arma che esiste solo in sette esemplari: era nata per l’esigenza dei soldati americani di poter impiegare munizioni in 7,62×39 catturate agli afgani, visto che se ne trovavano tonnellate ovunque, al posto di farle saltare in aria ed evitando così i problemi di logistica per ottenere munizioni da 5,56×45… il progetto venne abortito perché le munizioni che si trovavano nelle buche, produzioni cinesi e di vari paesi ex-sovietici tutte dissimili, avevano proprio la qualità che ci si può aspettare da qualcosa rimasto sepolto per anni o decenni!).
Ringrazio imfdb.org per avermi risparmiato la fatica di prendere gli screenshot da solo. ^_^

Per chi vuole cercare inutili simbolismi, si può notare come il SR-47 del volitivo Packy (un fucile semplice, essenziale) contrasti con l’ingombrante e super-accessoriato EBR di Bota, personaggio molto più insicuro (compensazione armiera?).

Nemmeno “Cat Shit One” è immune al fenomeno del fan service :-P

Passiamo al manga Cat Shit One, intitolato Apocalypse Meow nella versione inglese. Ne avevamo già parlato più di un anno fa, ma non gli avevo mai dedicato un articolo. Il titolo è naturalmente ispirato ad Apocalyse Now, con un Meow perché i vietnamiti sono rappresentati da gatti. È un manga ben realizzato, con missioni realistiche, personaggi credibili (i tre conigli principali, Perky -il Packy dell’anime-, Bota e Rats, sono tutti ben caratterizzati) e gergo tecnico sfruttato in modo intelligente (non ci sono mai infodump, ma per le sigle più ostiche ci sono note in fondo alle pagine). L’autore si è preso una piccola libertà spostando l’attentato al ristorante My Canh dal 1965 al 1968, poco dopo l’offensiva del Tet, ma in generale i volumi sono storicamente coerenti e contengono alcune pagine di approfondimenti sulle forze speciali e sul conflitto in Vietnam.
Cultura e intrattenimento assieme. ^_^

Trovate i tre volumi in inglese su mangatraders, ma non sono disponibili quelli di Cat Shit One 80 (in cui i conigli sono alleati degli afgani contro l’invasione sovietica).


Anche alcune immagini storiche del conflitto hanno trovato posto in Cat Shit One

Gli americani sono conigli per un valido motivo: USAGI (coniglio) suona come USA G.I. ovvero “soldato statunitense” (da G.I., un vecchio modo per chiamare i soldati americani). Ho trovato delizioso l’abbinamento animale-nazione, fatto sfruttando stereotipi e informazioni storiche: i francesi, che hanno ridotto così il Vietnam e che non erano veramente al fianco degli USA (molti imprenditori francesi finanziavano i Viet Cong per coprirsi le spalle in caso di vittoria comunista), sono solo dei “maiali”; i coreani, mangiacani nell’immaginario giapponese, sono diventati proprio “cani”; i cinesi sono “panda”, animale simbolo; I russi sono “orsi”, animale da tempo abbinato alla Russia (già all’epoca della Guerra di Crimea il principe ereditario era rappresentato dalla propaganda inglese come un orsacchiotto frignone) ecc…

Russi, Cinesi e Vietnamiti

Oltre che fornire una gradevole possibilità di riconoscere sempre le nazionalità a colpo d’occhio, la scelta fatta permette anche qualche scena divertente: ad esempio quando il ratto inglese vuole farsi passare per un canguro australiano, lol! Il fatto che la nazionalità si capisca al volo sta a indicare che all’epoca tutti sapevano che c’erano dei SAS britannici in Vietnam (oltre a quelli australiani, che invece potevano operare lì) e anche soldati di altre nazioni che in teoria non avrebbero dovuto inviare nessuno perché esterne alle “operazioni di polizia” americane. Viene sollevato più volte il problema dei possibili incidenti internazionali quando i conigli incontrano i consiglieri militari russi e cinesi o quando, nel secondo volume, vengono aggregati alla squadra quattro giapponesi (il Giappone NON poteva inviare soldati, a malapena può avere un esercito difensivo, secondo la Costituzione!) che devono completare l’addestramento nella giungla per diventare “ranger”.

I Giapponesi: vere e proprie “scimmie” gialle ^_^.
E anche Bota ha sempre qualcosa da dire contro di loro.

Oltre ai vantaggi in termini di LULZ, l’uso degli animali ha migliorato molto la resa grafica. L’autore (Motofumi Kobayashi) non è un genio del disegno e se si guarda l’episodio in fondo al primo volume, un capitolo bonus del precedente Dog Shit One, si può vedere che è molto meno realistico l’umano come umano che non il coniglio come coniglio. L’idea di usare i conigli gli era venuta per prima, ma l’autore per timore (condivisibile) che sembrasse una cretinata aveva messo delle persone… però con le persone non riusciva a farsi davvero entusiasmare dalle vicende e Dog Shit One finì abortito. Avrebbe dovuto seguire il suo istinto dall’inizio e sfruttare la buona idea che gli era lampeggiata nel cranio…

I think it was around 1989, soon after the fall of the Berlin Wall, when I got the idea for Apocalypse Meow. I was watching Tour of Duty on video, and I thought to myself, “I could tell the same kind of story about the Vietnam War using rabbits, and it would be good.”

Dog Shit One con gli umani è stato un fallimento, senz’anima, mentre Cat Shit One con i conigli è stato un piccolo successo. Questo dovrebbe far accendere la lampadina nel cervello degli scrittori: se vi capita un lampo di genio su un dettaglio chiave “strambo”, anche se vi sembra una cretinata, mettetela lo stesso perché potrebbe fare la differenza tra la solita banalità e qualcosa di caratteristico e nuovo. Soprattutto quando si tratta di fatine spogliarelliste e conigli morbidosi. Il mondo ha già avuto la sua quota di elfi gay e vampiri adolescenti: se sentite di dover scrivere di dinosauri che si picchiano con i robot tra i canali di Marte, FATELO! Non vergognatevi di avere idee degne delle copertine Urania di quaranta o cinquanta anni fa!

Una cosa che voglio sottolineare, come già fatto su indicazione di Gamberetta un anno fa, è che i conigli sono DAVVERO conigli. Non si tratta solo di persone con l’aspetto di conigli, ma di personaggi profondamente coniglieschi. Botasky sotto il fuoco nemico è colto più volte da una paura che gli impedisce di combattere, ma alla fine vince sempre il timore e attacca: proprio come i conigli che, seppur timidi e timorosi, si lanciano nello scontro anche contro animali di taglia maggiore se costretti (ad esempio per difendere i cuccioli o per spiegare al gatto di casa che non può occupare il giaciglio del coniglio senza permesso).

La foto di famiglia del pilota non raffigura uno o due figli da tipica famiglia americana, ma una conigliesca cucciolata. L’autore dimostra anche una notevole conoscenza spicciola dei conigli quando cita il cliché delle carote: non sono un cibo che piaccia ai conigli più di altri (le mele tendenzialmente piacciono di più), anzi, alcuni proprio non le sopportano! E pure il Botasky infuriato che salta sopra le camicie (colpevoli di essere Made in Japan) è incredibilmente conigliesco. ^_^
Tornando al pseudo-fanservice coi culetti dei coniglietti, ecco due chicche: un momento di consapevolezza in stile paperino (hey, ma noi non abbiamo mai i pantaloni!) e una perfetta scelta di frasi per l’identificazione via radio.

I maiali francesi al club: tennis, ristorante di lusso, vita mondana…
…come se là fuori non ci fosse nessuna guerra.

Comunque il manga non è formato solo da scene d’azione e da umorismo: non mancano i momenti drammatici e la consapevolezza che ci sia qualcosa di sbagliato nel modo in cui viene gestito il conflitto, in particolare nel terzo volume quando i coniglietti si trovano a lavorare con i trafficanti di droga. Non c’è il finto dramma, l’esagerazione melodrammatica che rende “falsa” la narrativa… il dramma quando appare è credibile, umano e personale.

La sequenza che ho preferito nell’intera serie è una manciata di vignette nel secondo volume. Rats è stato mandato in vacanza negli USA e ha trovato un mondo che non gli appartiene più: la gente chiama i soldati “ammazza bambini”, i suoi amici sono contro l’intervento americano e lo considerano un Crimine (e i soldati quindi sono criminali di guerra), la sua stessa famiglia non lo appoggia. Nessuno sa nulla di ciò che davvero accade in Vietnam, sono tutti plagiati dalle scene di orrore (sia vere che inventate) mostrate dai media: per loro tutti i soldati sono “ammazza bambini”. Di fronte alla TV, momento più bello di tutto il volume, Rats vede prima una manifestazione contro la guerra in Vietnam e poi un annuncio del “numero quotidiano” di soldati americani morti. Numero quotidiano. Sono solo una cifra. E intanto i loro stessi “amici” li insultano dalle piazze. Rats ha un crollo psicologico e piange: ha finalmente capito che l’unica vera famiglia che gli rimane sono i suoi commilitoni e decide di tornare in Vietnam con tre giorni di anticipo.

In questo istante di consapevolezza, in questo piccolo dramma umano che ha colpito decine di migliaia di veterani estraniati dalla società civile e impossibilitati a integrarsi di nuovo facilmente, c’è più drammaticità e sincerità di quanto ce ne sarà mai nelle opere di tanti scrittori intellettualoidi che ammorbano il fantastico italiano con le loro cazzate (metaletteratura! simbolismo! poetica! riferimenti culturali! formalismo russo! … ma andate affanculo!) e i loro discorsi da imbecilli (la Realtà! l’Etica! Si abusa del termine “scrittore”!). Chi non è in grado di produrre qualcosa di simile in così poco spazio, sfruttando in modo magistrale ogni dettaglio, farebbe bene a darsi meno arie e a chiudere il becco.

Fine articolo.
Guardate l’episodio e leggere il fumetto: meritano il vostro tempo. Più del fantasy italiano. ^_^

Anche i veri conigli bevono birra, non solo quelli di Cat Shit One

Concorso Steampunk: due mesi in più e un lettore di eBook

Posted by on 16 lug 2010 | Tagged as: Concorsi Letterari, Steamfantasy, Steampunk

Un paio di novità che penso faranno piacere a chi desidera partecipare al concorso.
Antonio Tombolini, CEO di Simplicissimus Bookfarm, mi ha contattato per offrire al vincitore un lettore di eBook COOL-ER nero da sei pollici, identico nell’hardware all’ottimo Cybook Gen3 (sono entrambi Netronix con il nome cambiato) che uso con piacere da oltre un anno. Il lettore vale 239 euro e ha l’ultima versione del firmware installata, che dovrebbe funzionare benissimo (probabilmente non ci saranno aggiornamenti firmware in futuro perché l’azienda è fallita). Io, in ogni caso, mi godevo alla grande il mio Gen3 anche quando aveva il vecchio firmware e ogni tanto si impallava (ora non si impalla più, mai mai mai, da quando ho il firmware 1.5).

Il COOL-ER è un gran bel premio: con sei pollici, se lo tenete orizzontale, potete leggere anche tanti saggi di storia e manuali di scrittura in pdf piratati. Ha pure lo schermo E Ink da otto livelli di grigio, contro i quattro del mio Gen3 (non ho il Gen3 Gold, ho il precedente) e legge anche gli RTF, che male non fa. Non ha la connessione Wi-Fi (esattamente come non l’ha il Gen3, essendo identico l’hardware, o l’Opus), ma è lo stesso un ottimo lettore e la mancanza non si sente proprio: comprare i libri al PC è meglio in ogni caso, così uno ha una copia di backup al sicuro sull’HDD. ^_^

Le specifiche del lettore.

A differenza del ciondolo, che potrei rifilare a una bella loli anche se non ci dovesse essere un racconto degno della vittoria, il lettore COOL-ER verrà dato solo al vero vincitore (assieme al ciondolo). Se non ci sarà un degno vincitore, Tombolini non regalerà niente a nessuno: il COOL-ER ve lo dovete meritare con il sudore della fronte, la qualità della scrittura e la validità delle idee (la partecipazione al concorso è GRATIS, datemi almeno queste cose in cambio… ^_^”")

Dato il valore del premio, ho deciso di fornire due mesi in più per permettere l’adeguato passaparola e il coinvolgimento di chi non era interessato a gareggiare, gratis, solo per la gloria e un ciondolo simbolico. La nuova data di consegna è: entro domenica 17 ottobre 2010. Tre mesi interi a partire da domani.

Ulteriore particolare: dato il valore del premio, e per evitare sgradevoli possibilità stile “siamo tutti amyketti come al premio Urania”, i lettori con cui ho rapporti più stretti, come Angra o Zweilawyer, se vorranno partecipare dovranno farlo “fuori concorso”: i testi potranno aspirare all’inserimento nell’eventuale antologia, ma nessuno di loro potrà vincere (se avete il dubbio di poter essere nella lista di quelli troppo amyketti per vincere, chiedete). È ingiusto, ma è meglio così. E poi io sono ingiusto: sono il Duca.

Anche eventuali famosi scrittori (pubblicati da editori cartacei) che volessero cimentarsi, come D’Andrea GL, Lara Manni, Andrea D’Angelo, Luca Tarenzi, Dante Alighieri, Isaac Asimov o Francesco Falconi, per fare i primi esempi che mi vengono in mente (se siete in dubbio, chiedete: se non so chi cazzo siete e soprattutto non ho mai visto il vostro libro in libreria, non siete famosi abbastanza. Il senso della cosa è di “non far vincere il nome famoso che dà prestigio”, chiaro?), possono farlo “fuori concorso” per lasciare la tenzone agli sfidanti meno noti. LOL. Questo potevo anche evitare di precisarlo, visto che a nessuno di loro fregherà nulla di partecipare a un concorsino secondario come questo (ma forse Alighieri…). ^_^

Ricapitolando…

1. Lettore COOL-ER e ciondolo al vincitore. Se non c’è un vincitore, forse rifilo il ciondolo alla loli più carina, ma il COOL-ER rimane a Tombolini. Per decidere il vincitore, in caso di dubbio tra testi di valore molto simile, sceglierò quello che meglio segue le regole della buona scrittura per la narrativa descritti qui e qui. Fare Literary Fiction non è una buona idea. Su questo non si discute.
2. Scadenza spostata dal 7 Agosto 2010 al 17 Ottobre 2010.
3. Tutti i miei amyketti (e i famosi scrittori!) se vorranno partecipare lo faranno FUORI CONCORSO, gareggiando per l’ingresso nell’eventuale antologia e non per la vittoria. Mi spiace, ma è meglio evitare possibili polemiche.
4. Quattro.

Fate rimbalzare la notizia!

Se ci si allena a fare le cose nel modo sbagliato…

Posted by on 10 lug 2010 | Tagged as: Armi da Fuoco, Scrittura

…si diventerà sempre più bravi a farle nel modo sbagliato.

È una banalità, ma nel merdavoglioso mondo della scrittura ci sono un sacco di dilettanti fatti e finiti che rifiuteranno ogni consiglio, ogni studio, ogni consapevolezza di quello che stanno facendo, dicendo che “basta leggere buoni libri” e “scrivere molto”. E adorare le divinità demoniache del pantheon buddista mongolo, visto che siamo in tema di affermazioni intelligenti. Essere stati pubblicati da editori come Newton Compton, Fazi o Mondadori o chissà chi altro non li rende meno dilettanti: sono la scrittura e l’atteggiamento verso la narrativa che parlano per loro, non il contratto ottenuto grazie alla minore età o alla capacità di rilassare lo sfintere.

Ho già parlato più volte del fatto che “allenarsi nel far le cose male non insegna a farle bene”, fin dal tempo del vecchio articolo (oltre due anni fa) su scrittura e body building. Bisogna studiare e imparare come costruire la propria scrittura, facendo scelta consapevoli. Andare alla cieca non aiuta. Se uno scrive merda per anni e anni, convincendosi magari di far pure bene, la sua merda non sarà meno merdosa per questo. Due miei precedenti post sulla scrittura: Il gioco del parlare di narrativa in modo vago e la voglia di vomitare e Isaac Babel, le frasi brevi e il singolo aggettivo.
Anche Gamberetta ha parlato della questione “consapevolezza di come si scrive” parecchie volte e vi rimando, ad esempio, alla lista dei Miti nel box rosa di questo articolo.

Oggi mi andava di pubblicare una dotta citazione a tema, ma non una di qualche scrittore intellettualoide o di qualche altro guru della domenica. Manica di subumani, da fucilazione. Non riguarda nemmeno direttamente la scrittura, se non nel modo in cui questo principio generale (“allenarsi a fare la cosa giusta, non a fare quella sbagliata”) riguarda tutte le pratiche umane: sport, arte, metallurgia, quelchevipare e… uso delle armi da fuoco. Ecco la saggezza di Patrick Flanigan, da un articolo di American Hunter dedicato agli otto peggiori consigli che si possano dare a un novello tiratore.

One of the worst tips for a shooter to give is to blindly tell someone to just practice. If you’re going to give advice don’t just walk off and say “well, go practice.” For a new or even veteran shooter to just go out and practice what they’re already doing wrong is going to make the issue worse. If he or she has bad form, how do they know? They will go up, continue to practice, thinking they’re going to get better, but not knowing that they are compounding the problem. Tell the person what they need to change or do differently. You need to insert more specifics. That word practice is a great word, but first identify what needs to be practiced.
(Patrick Flanigan, Xtreme Sport Shooter, Winchester Ammunition)

Da oggi diffidate di chi vi dirà che basta leggere bei libri e poi scrivere, scrivere tanto, ogni giorno. Anzi, meglio: tirate fuori la pistola e fate saltare la faccia di quel figlio di puttana. ^_^

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