settembre 2010

Archivio del Mese

NEMO: tre mondi Steampunk in Second Life

Posted by on 30 set 2010 | Tagged as: Giochi, Steampunk, Videogiochi

Angra poche ore fa mi ha segnalato il video dedicato a NEMO, tre bellissimi mondi virtuali Steampunk su Second Life. Estetica Steampunk al 100%, meravigliosi. Mi viene voglia di installare Second Life solo per visitarli. Conoscevo già i lati Steampunk di Second Life, come la città virtuale di New Babbage, ma a parte un vago interesse non mi era mai venuta DAVVERO voglia di visitare questi posti. Dopo aver visto questo video sono sicuro che finirò per installare Second Life entro 48 ore… ^_^

Guardatelo in HD su YouTube, merita!

 

NEMO I: la città sottomarina.
 
NEMO II: la città sulla terra ferma.
 
NEMO III: la città volante.

Il sito ufficiale su NEMO del suo creatore, Sextan Shepherd, è qui:
http://www.sxs-design.com/nemo/

Fine dell’aggiornamento, questa volta davvero breve. Volevo parlare di un certo concorso Steampunk apparso proprio nei giorni scorsi, in particolare per segnalare varie inesattezze sul “genere” (perdonabili, ma comunque inesattezze) scritte dallo stesso organizzatore nei commenti su Facebook, ma lo farò nei prossimi giorni. Ho scritto un commentone enorme nelle ultime due ore, ma prima di renderlo pubblico su Baionette Librarie l’ho inviato all’interessato. Non l’ho messo come commento su Facebook sotto l’annuncio del concorso perché poteva sembrare una trollata distruttiva (in certi casi la verità è in sé una trollata) e non era quello l’intento. Non mi pare giusto silurare in malo modo un progetto che può essere interessante solo perché c’è qualche imprecisione nei commenti e un bando che riporta l’orrenda definizione dello Steampunk, piena di strafalcioni, fornita dalla Wikipedia italiana. Il concorso merita comunque un rimbalzo qui, dato che ormai mi occupo spesso di Steampunk.
 

The Airship Destroyer (1909)

Posted by on 28 set 2010 | Tagged as: Filmati d'epoca, Steampunk

The Airship Destroyer del 1909 (anche conosciuto come The Battle of the Clouds e, dai tedeschi, come Der Luftkrieg Der Zukunft) porta su pellicola la paura inglese dell’invasione tedesca, un aspetto della germanofobia che per quarant’anni si manifestò con forza altalenante, in base alla situazione internazionale. Il primo romanzo a raccontare la paura dell’invasione fu The Battle of Dorking del 1871, in cui i tedeschi alla fine vincevano riducendo la Gran Bretagna a una provincia soggiogata della Germania. Gli inglesi non avevano impiegato molto a portare la Germania Imperiale nei propri incubi, visto che proprio nel 1871 era nata la nuova nazione (e il nuovo genere letterario, la letteratura sull’invasione rimasta in voga fino al 1914).

Mi sono piaciute le uniformi nere degli equipaggi dei dirigibili tedeschi, abbastanza simili a quelle (che erano però in cuoio) viste in foto al tempo dell’articolo su Warneford (mi sono piaciute un po’ meno le bombe con il fuso che fa un fumo infernale, sigh). La cosa che ho preferito però è l’aspetto più gonzo-steampunk della vicenda, ovvero l’inventore in grado di costruire un razzo capace di volare con precisione fino al dirigibile e distruggerlo. Ha quel tocco di spirito DIY che mi piace, nonostante sia ben scarso rispetto a quello presente in opere Steampunk vere e proprie come Fushigi no Umi no Nadia che ho rivisto recentemente (e finalmente per intero, in giapponese sottotitolato in inglese: la versione in italiano per la TV mi faceva girare le palle, anche per colpa della sigla scema). Su Nadia tornerò in futuro.

Gli effetti speciali, elemento fondamentale del cortometraggio, sono stati realizzati da Walter R. Booth, un prestigiatore che dal 1889 aveva iniziato a occuparsi di film contenenti trucchi (un classico del genere è quello francese sugli acrobati giapponesi) che gli permettevano di usare la fantasia combinando tecniche di animazione e disegni. Nel 1906 si unì alla Charles Urban Trading Company, la compagnia cinematografica che in pratica “creò” il cinema inglese.
Dopo alcuni anni Booth smise di occuparsi di film e passò alla pubblicità, motivo per cui, nonostante il suo ruolo di prim’ordine come pioniere degli effetti speciali, venne dimenticato da tutti, tranne pochi ritardati col cervello nel sedere appassionati di cinema d’epoca.

Comunque questi effetti non battono la qualità degli impiccati che appaiono in La Corazzata Potëmkin, durante il discorso del capitano infuriato. Quello è un sommo capolavoro. Dovreste ammirarlo in ginocchio sui ceci e ringraziare dell’occasione!

La locandina de La Corazzata Potëmkin sembra dirci:
“Questo film è pieno di bei maschioni russi, tovarich!”

 

Aggiornamento sulle vendite di Konrath

Posted by on 26 set 2010 | Tagged as: Ebook, Editoria

Konrath, autore che sostiene la teoria secondo cui “guadagnare molto vendendo a basso prezzo è meglio che guadagnare poco vendendo a caro prezzo” (teoria apparentemente banale e ovvia fin da quando è nata la moneta, ma in realtà osteggiata da molti pseudo-scrittori con la puzza sotto il naso) di cui avevamo già parlato a febbraio e a marzo, ha rilasciato sul suo blog i nuovi dati delle vendite dei suoi libri divisi per piattaforma.
Come mai li ha rilasciati? Per festeggiare il superamento dei 100.000 ebook venduti.

Hyperion, 6 romanzi su Jack Daniels
(giugno 2004 – dicembre 2009)
7.865
Grand Central, solo Afraid
(maggio 2009 – dicembre 2009)
13.973
Autopubblicati su Kobo
(maggio 2010 – luglio 2010)
132
Autopubblicati su Smashwords
(dal luglio 2009)
372
Autopubblicati su iPad
(maggio 2010 – agosto 2010)
390
Autopubblicati su iTunes
(gennaio 2010 – luglio 2010)
508
Autopubblicati su Barnes & Noble
(giugno 2010 – agosto 2010)
2.212
Autopubblicati su Amazon
(aprile 2009 – 20 settembre 2010)
78.412

Totale 103.864

Questa estate, da quando Amazon ha attivato il sistema di royalties al 70% per i libri pubblicati con prezzo tra i 2,99$ e i 7,99$, Konrath ha venduto mediamente 7.000 copie (complessive) ogni mese dei 19 ebook autopubblicati per Kindle. Ogni copia venduta costa al cliente 2,99$ e rende a Konrath 2,04$. Di questi 19 ebook, 6 sono romanzi e 13 sono romanzi brevi o raccolte di racconti. I 6 romanzi producono all’incirca il 75% delle vendite, mentre i restanti 13 titoli producono solo il restante 25% delle vendite. Se la metà rende il triplo, possiamo immaginare che un romanzo abbia un potenziale di vendita sei volte superiore a un romanzo breve o a una raccolta di racconti. Non c’è da stupirsene troppo: le raccolte di racconti sono considerate meno performanti dei romanzi anche nell’editoria cartacea.

Un ricostruzione degli attuali rapporti tra Konrath e Hyperion

Prendiamo i 6 romanzi autopubblicati. Arrotondiamo il loro volume di vendite a 5.000 copie mensili, come fa Konrath nel suo post. Mediamente stanno procurando 833 vendite al mese ciascuno, per un totale di 1.700$ guadagnati da Konrath per ogni romanzo, ogni mese. In un anno, senza alcuna crescita (e ci sarà, fidatevi, se consideriamo che a luglio gli ebook rappresentavano solo il 10% del settore trade), ogni romanzo farebbe guadagnare a Konrath 20.400$.

Ora guardiamo gli ebook di Konrath non autopubblicati. L’editore Hyperion ha i diritti per i sei libri della serie di thriller con Jack Daniels, pubblicati in modo tradizionale e ormai (soprattutto i primi) difficili da trovare in edizione cartacea nelle librerie. Dai dati sopra sappiamo che, dal 2004 al 2009, hanno venduto solo 7.865 copie in eBook (perlopiù su Amazon). Konrath al momento non dispone dei loro dati del gennaio-giugno 2010 (uno dei vari svantaggi dell’affidarsi a un editore invece di autopubblicarsi), per cui i conti sono al ribasso (più avanti nell’articolo si farà una stima dei guadagni ipotizzando un grosso boom di vendite per questi libri).

L’ebook affidato ad Hyperion che se l’è cavata meglio è Whiskey Sour, che ha venduto tra il 2004 e il 2009 solo 2.631 copie. Konrath ha guadagnato 2200$, pari ad appena 34$ al mese. Non proprio i 1700$ degli ebook autopubblicati che, paradossalmente, non hanno il peso di un editore (quale peso? Smettiamola di sognare, dai, lol!) e il vantaggio di essersi fatti conoscere in cartaceo (doppio lol) presso il grande pubblico.
Le cose non migliorano troppo nemmeno se consideriamo che l’anticipo sulle royalties (anticipo, non extra) di un romanzo attualmente è di 5.000$, visto che ognuno dei suoi ebook autopubblicati sta quadruplicando quella cifra in un solo anno.

Come mai gli ebook autopubblicati stanno guadagnando più di Whiskey Sour, nonostante quello sia il titolo di punta che ha venduto oltre 80.000 copie nei vari formati? Come già detto in passato, il problema è il prezzo: l’ebook di Whiskey Sour viene venduto da Hyperion a 4,69$ su Amazon mentre gli ebook autopubblicati vengono venduti a 2,99$.
Per ogni copia di Whiskey Sour venduta a 4,69$, Konrath riceve 1,17$ (il 25% del prezzo al cliente). Per ogni copia di un ebook autopubblicato venduto a 2,99$, Konrath riceve 2,04$ (il 70% del prezzo a cui è già stato sottratto il costo di invio). Mi pare evidente che nel secondo caso il vantaggio è per tutti: il PRODUTTORE dell’opera di ingegno riceve più denaro (e il denaro è importantissimo, se no l’autore non mangia) e il LETTORE paga una cifra pressoché ridicola per un romanzo.
Tutti ci guadagnano: scrittore e lettore. L’editore è bypassato, visto che il suo unico ruolo è danneggiare sia lo scrittore che il lettore, guadagnando sul danno fatto a entrambi.
Se gli editori non cominceranno a fornire davvero un servizio che vale i soldi che pretendono, non vedo motivi per cui gli scrittori debbano affidarsi alle loro truffe editoriali.

Non siete convinti che l’editore Hyperion stia danneggiando Konrath (e i lettori)?
Non sarete mica dalla parte sbagliata della gaussiana del QI? Va bene, facciamo due conti assieme. ^_^

Immaginiamo che Konrath possa vendere, senza Hyperion, 833 copie al mese di Whiskey Sour e guadagnare così 17.000$ l’anno invece dei, uh, 5.616$ che guadagna ora (Konrath ha l’impressione che anche gli ebook a 4,69$ ultimamente stiano vendendo, seppure a ritmo men che dimezzato di quelli a 2,99$: stimiamo 400 copie al mese). Moltiplichiamo la cifra media di 5.616$ per tutti e sei i libri di cui Hyperion possiede ancora i diritti e vengono 33.696$ l’anno in royalties per Konrath. Non male, no?
Ora però facciamo il conto come se quei sei romanzi li vendesse direttamente Konrath a 2,99$ e vengono 102.000$ in royalties. Ancora meglio di prima, no?

A conti fatti cosa significa per lo scrittore e per i lettori che i diritti su questi sei romanzi siano nelle mani di Hyperion? Per i lettori significa spendere il 56,8% in più per ogni libro (applicatelo al totale di acquisti di libri dell’anno, ipotizzando che spendiate tutto il budget che potete allocarvi, e vi potrete permettere solo 2 libri su 3 di quelli che volete comprare… non è molto bello, no?) e per lo scrittore significa guadagnare il 67% in meno, con mancati ricavi annuali per oltre 68.000 dollari!
Sputereste su 68.000 dollari l’anno in più? Konrath no e infatti il suo desiderio, ora, è che i diritti per quei libri tornino il prima possibile nelle sue mani. L’editore lo sta solo danneggiando perché non offre alcun servizio in cambio del danno che arreca.

E al danno si aggiunge la beffa. Sapete a quanto Hyperion ha deciso di vendere la collezione completa dei sei romanzi di Jack Daniels in ebook? Siete autorizzati a ridere: 36$ (che con lo sconto di Amazon scendono a 28,8$). Sei dollari per ogni ebook di romanzi vecchi di anni. FOLLIA. Nemmeno uno straccio di sconto, un’offerta del tipo prendi sei e paghi tre… niente. Hyperion e Coglioni Marci ormai si possono considerare sinonimi.

Per leggere ulteriori considerazioni di Konrath qui non rielaborate, vi invio all’articolo originale. Riporto comunque un pezzo interessante:

Since then, a lot of folks have done their best to dismiss what I’ve been preaching. They say I’m an outlier. An exception.

But I’m not an exception anymore.

New writers like Zoe Winters, Rex Kusler, Vicki Tyley, Karen McQuestion, John Rector, Aaron Patterson, B.V. Larson, Stacey Cochran, Amanda Hocking, D.B. Henson, Eric Christopherson, Debbi Mack, Karen Cantwell, Jonny Tangerine, Stephen Davison, Charles Shea, Joe Humphrey, Gary Hansen, M.H. Sargent, R.J. Keller, David McAfee, David Derrico, David Dalglish, Brendan Carroll, Alan Hutcheson, Paul Clayton, Imogen Rose, Tonya Plank, David H. Burton, Tina Folsom, Maria Rachel Hooley, Maria E. Schneider, Anna Murray, Ellen O’Connell, Edward C. Patterson, Caroyln Kephart, Lynda Hillburn, Robert Burton Robinson, Joseph Rhea, C.S. Marks, K.A. Thompson, J.R. Rain, John Pearson, Tonya Plank, Linda Welch, and many, many others are selling thousands of ebooks and getting on the bestseller lists. Many of them have even cracked the Top 100.

A quest’altra pagina potete invece trovare una piccola stima del peso di Amazon sul mercato (che si diceva sopra il 70%) a partire dai dati rilasciati da Konrath.
E se infine volete farvi quattro (tristi) risate, ecco un dialogo tra Scrittore ed Editor immaginato da Konrath. Qualche battuta:

Editor: Well, we could spend two or three weeks working on a single title in order to get it ready.
Writer: Nine months.
Editor: What?
Writer: Nine months, working 60 hour weeks. That’s how long it took me to write my novel. That seems a bit longer and more labor-intensive than your three weeks. Yet I’m only getting 17.5% of the price that you set. Do you know what your percentage is?
Editor: Off the top of my head, no.
Writer: You get 52.5%.

[...]

Writer: I can pay a guy $200 to format and upload the book. In fact, I can also pay a guy $300 to create a cover, and an editor $500 to do both content and copy editing. But you’re not charging me $1000, or even $4500. You’re taking $52,500. And that number can get even bigger. If I hire my own editor and artist, those costs are fixed. You continue to take your 52.5% forever.
Editor: You don’t seem to understand. Do you know how much it costs to rent this office? We’re paying $25k a month, and that doesn’t even include utilities. I’ve got three assistants. We all have health insurance and 401k. Expense accounts. Do you have any idea what it costs to take agents out to lunch?

[...]

(Writer hands Editor his business card)

Writer: When your company goes bankrupt, and you’re unemployed, I want you to look me up. Send me a letter. One page, double spaced. List your qualifications for editing my book, and your rates. Also include a SASE. If you don’t hear from me in six months, no need for you to follow up–it means I’m not interested…

Per chi vuole finire di ammazzare la propria fiducia nell’editoria constatando che l’AUTORE conta più dell’OPERA, per cui il romanzo di una coppia di fidanzati, di un tizio con tre braccia, di una minorenne ecc… vale sempre più di quello di una persona normale, consiglio l’esperimento di Angra. Lo stesso romanzo è pubblicabile se sei una ragazza cieca che scrive con l’aiuto della nonna, ma magicamente smette di essere pubblicabile se hai 40 anni e fai l’ingegnere. L’opera è la stessa, l’autore cambia. Cosa conta allora DAVVERO, il caso editoriale montabile o l’opera? Il marketing o la scrittura? Il marketing si può dire ancora al servizio del libro quando ha sostituito qualsiasi altro criterio di selezione?

Guardate il baby boom con la sua mole di troiate impubblicabili spacciate da editor incompetenti e rispondetevi da soli. La prova che l’editoria cartacea sia marcia oltre ogni possibile redenzione sta nel fatto che nessuno di loro ha compiuto l’unico atto che potrebbe espiare il disonore: il suicidio. Tutti gli uomini d’onore compiono suicidio quando l’onta lo richiede, ma qui stiamo parlando di vermi subumani, sottoprodotti della cultura degradata che essi stessi fomentano, nell’attiva opera di distruggere il cervello delle nuove generazioni con la merda. Poi dopo, magari, fanno grandi proteste contro il governo che uccide la scuola e la cultura per le “nuove generazioni”. Peggio dei maiali: quelli almeno non sono ipocriti.
Non sono più esseri umani: sono bestie da abbattere per fare salsicce.

I Coniglietti del Venerdì

Posted by on 24 set 2010 | Tagged as: Conigli

Finalmente il post che tutti aspettavate: nasce l’appuntamento settim’anale con i Coniglietti del Venerdì! Ogni venerdì, nella notte, verrà postato uno o più video di graziosi coniglietti.
È stato scelto il venerdì perché è l’ultimo giorno lavorativo settimanale nei paesi civili, dove c’è gente che può apprezzare i coniglietti, e serve la carica kawaii dei coniglietti per affrontare le ore più dure prima del fine settimana! ^___^

Non sentite il kawaii sommergervi???

I Coniglietti del Venerdì non sostituiscono gli altri articoli, si sovrappongono. Se finisco un importante articolo per venerdì e devo pubblicarlo, metto sia lui che i coniglietti. Idem se l’articolo deve arrivare il giovedì o il sabato: i coniglietti non causeranno ritardi alle altre pubblicazioni, porteranno solo tonnellate di kawaii!

Questa settimana ci saranno ben due video per lanciare al meglio la nuova serie di articoli che riscuoterà certamente più interesse delle cagate metallurgiche sulle armature o delle stupidate ottocentesche!

Il kawaii non vi ha sommersi? Io sono così fisso davanti allo schermo!
*____________*
 

Arte Steampunk con motori Stirling

Posted by on 23 set 2010 | Tagged as: Steampunk

Da quando i video in streaming hanno iniziato a diffondersi, in particolare grazie a YouTube, molti appassionati di tecnologia hanno scoperto (o riscoperto) le gradevoli applicazioni dei motori Stirling basati sulla differenza di temperatura. Tra i video famosi vi è quello del ventilatore con motore Stirling da posizionare sopra la tazza del caffè fumante: in pochi secondi il ventilatore si avvia e il calore del caffé non viene sprecato nell’aria, ma utilizzato per rinfrescare il ritardato che sta bevendo caffè bollente nonostante faccia così caldo da aver bisogno di un ventilatore da tavolo.
Ecco le opere d’arte realizzate da Jos de Vink:

Guardalo in HD su YouTube

Il motore ad aria calda di Stirling risale al 1816 ed è un motore a combustione esterna, come quello a vapore. L’essere assieme semplice (è composto da pochi pezzi e richiede pochissima manutenzione), ottocentesco, silenzioso ed ecologico (perlomeno finché lo si usa per sfruttare fonti di calore inutilizzate, non se lo avvi bruciandoci sotto una fiamma al kerosene), lo ha reso la scelta preferita per dare il movimento alle opere d’arte Steampunk.
D’altronde il movimento non può venire solo dalla carica della molla, come in un orologio, perché quello lo si sapeva fare già nel ’600 e nel ’700: la differenza nelle macchine dell’800 sta nell’usare fonti di energia per muovere i meccanismi, sostituendo il lavoro fisico (e cercando di ottenere sempre più potenza). Tornerò su questa questione nel futuro (a quando non so) articolo sullo Steampunk come genere, ricollegandomi per differenziarlo dal Clockpunk all’interpretazione basata sui “regimi scientifici” della guerra di Antoine Bousquet, una delle voci più innovative nella storia militare degli ultimi anni. Mi concentrerò ovviamente sui primi due regimi, “la guerra meccanicistica e l’universo-orologio” (il cui massimo esempio è l’esercito senza capacità decisionale, rigido e asservito, un meccanismo interamente dipendente dal genio di Federico il Grande) e “la guerra termodinamica e la scienza dell’energia” (che inizia con la visione termodinamica di Clausewitz).

Potete trovare una buona descrizione dei motori Stirling su wikipedia:

Motore Stirling (configurazione beta) in azione

Il motore funziona a ciclo chiuso utilizzando un gas come fluido termodinamico (solitamente aria, azoto oppure elio o idrogeno nelle versioni ad alto rendimento). Quando è raggiunta una opportuna differenza di temperatura tra il suo punto caldo ed il punto freddo ed è opportunamente avviata, si innesca una pulsazione ciclica, di norma trasformata in moto alternato dei pistoni, che perdura fin quando si continua a fornire calore.

Frugate YouTube e troverete un sacco di bei video con i motori Stirling. ^_^

Ora una cosa che non c’entra niente, ma mi ha fatto piacere.
Il Black Circus, che unisce discoteca e arte alternativa (non chiedetemi che cazzo ho scritto), ha organizzato l’evento Steampunk Night a Milano (via Enrico Cosenz 61), dalle 23:30 di venerdì 24 settembre (domani) alle 5:00 di sabato 25 settembre. Ingresso con consumazione 7 euro. A questo punto vi dovreste domandare perché minchia il Duca sta segnalando una cosa simile, visto che a parte quelli di strip tease non frequenta locali notturni (e pure dalle spogliarelliste è quasi un anno che non ci va), ma c’è una spiegazione: leggete la descrizione ufficiale riportata qua sotto.

Stiamo ricostruendo il passato per assicurarci il futuro!
Una comunità di maghi meccanici incantati dal mondo reale e avvinti dal mistero della possibilità.
I nostri corsetti sono chiusi con spille da balia e sotto cappelli a cilindro si celano feroci mohawk!
Oliate gli esoscheletri e preparate le baionette, in un viaggio su vascelli a vapore verremo a prendervi per potarvi in un futuro postmoderno, nascosto dalle nebbie create da marchingegni meccanici!
Quindi rispolverate i vostri monocoli, il viaggio ha inizio.

Oliate gli esoscheletri e preparate le baionette.
Non mi sembra che siano tanti in Italia a premere ossessivamente sulla combinazione esoscheletri e baionette. In particolare sull’ossessione per le baionette nello Steampunk posso allegramente dire di non aver visto nessun altro al mondo, nonostante cerchi di frequentare il più possibili i siti degli appassionati.
L’ideatore della descrizione sarà mica capitato su Baionette Librarie? In tal caso i miei più vivi complimenti: ha colto il meglio. ^_^



Qualche foto tra quelle con un minimo di elementi da outfit Steampunk/NeoVittoriana dalla precedente Steampunk Night del 5 febbraio 2010. Notate il tizio coi classici occhiali protettivi: la maschera deve averla riciclata dal vestiario cybergoth (c’entra con lo Steampunk come un pugno nel sedere). La tizia coi capelli rosa magenta l’ho messa perché sì, mi piace il colore: fatevene una ragione.
Copyright delle foto: Black Circus.
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