ottobre 2010

Archivio del Mese

Troitsa – Try Yangaly

Posted by on 09 ott 2010 | Tagged as: Bizzarro, Musica, Steampunk

Come potete vedere questo non è il post dedicato alla conferenza stampa Telecom-Mondadori del 7 ottobre, ma il video che voglio mostrarvi, deliziosamente steampunk nell’estetica, se guardato con attenzione può essere considerato in sé un commento più che adeguato. Basta guardarlo bene. Quello che ci aspetta. Solo meno figo di così.

Troitsa – Try Yangaly (2007)
Link su YouTube per condividerlo sul proprio sito

Meraviglioso. L’ethno trio Troitsa è una band folk bielorussa fondata da Ivan Ivanovich Kirtchuk, senior lecturer presso l’Università di Minsk. Maggiori informazioni sulla band qui.


Ivan Kirtchuk, carisma allo stato brado.

L’Italia intanto può rispondere con questo:

Holy Generation – Predichiamo Cristo

Un commento che condivido in pieno: “dio perdona tutto, ma questa coreografia NO.”

Holy Generation – Il Peccato

Bielorussia, non proprio il paese più fortunato del mondo. Polonia, Bielorussia, Corea del Sud, Cile… tutti producono intrattenimento più intelligente, all’avanguardia e creativo di noi. Lo steampunk fantasy polacco di Wolsung, il videogioco Zeno Clash sviluppato dai cileni di ACE Team. Ci sarebbe tanta altra roba da citare, cose che non riguardano la ricchezza o le grandi aziende del paese, ma solo la creatività dei singoli. Un paese in cui dal basso non vi è creatività e fantasia è un paese intellettualmente morto: i paesi ex-sovietici e i sud americani, senza tirare in ballo i soliti giapponesi (avvantaggiati da due salutari bombe atomiche), ci fanno le scarpe. Viva gli itagliani: a Noi!

Il video l’ho trovato su un sito di Steampunk russo che seguo da un po’ di settimane (giusto per le immagini visto che delle scritte non capisco nulla), steampunker.ru. Mi levo il pickelhaube in segno di stima per il Dr. Geiger, che ha segnalato lo stesso video alcuni giorni fa. Ha buon gusto. Un link anche per Okamis che invece ha dimostrato di saper apprezzare quanto meritano gli Holy Generation. ^_^
 

I coniglietti del venerdì (3)

Posted by on 08 ott 2010 | Tagged as: Conigli

Come promesso la scorsa settimana, questa volta vi sarà uno Speciale Mochi! Tutti i quattro (QUATTRO) video disponibili di Mochi caricati da Christin389 su YouTube tra aprile e ottobre del 2008! Un autentico kawaiiglietto, il pucciolotto definitivo: il coniglietto bianco Mochi!

“Ma come, Duca” si chiederanno i più ritardati tra voi, “non parli dell’accordo Mondadori-Telecom e della Fiera di Francoforte?” No, i conigli sono più interessanti. Quelle sciocchezze di poco conto, gli accordi tra stegosauri e brontosauri per la distribuzione del gigantesco meteorite in arrivo, possono aspettare qualche giorno: i coniglietti no.

Mochi sul divano che insegue la roba da sgranocchiare è graziosissimo! O forse è meglio dire graziosissima visto che Mochi è una signorina, da quanto si legge nel titolo di uno dei video (Mochi Cleaning Herself), ma in fondo chi crede ancora nella balla dei sessi distinti nei conigli? I conigli hanno un solo sesso (quello maschile), si accoppiano per piacere (sono anosessuali) e si riproducono per mitosi. ^___^
 

Aggiornamento (più o meno) periodico a tema eBook (4)

Posted by on 06 ott 2010 | Tagged as: Ebook, Editoria, Zozzerie

Qualche notizia mista che val la pena citare nell’attesa che la Fiera del Libro di Francoforte (6-10 ottobre) ci porti qualcosa di interessante. La mia speranza è che appaia un sondaggio sugli eBook tra i big del settore, come quello dell’anno scorso. O qualcosa di meglio. In questi giorni Mondadori dovrebbe annunciare l’apertura del suo negozio di eBook, mentre Edigita dovrebbe partire il 18 ottobre. Ci saranno notizie interessanti per l’ambito italiano, prossimamente.
In questo articolo sarò un po’ più astioso del solito perché il livello di demenza di agenti ed editori (stranieri) ha raggiunto ormai livelli ridicoli, da macchiette. Mi viene perfino il sospetto che stiano fingendo di essere così scemi…

Tanto per cominciare si può citare come nelle ultime settimane gli editori abbiano cominciato a lamentarsi, seppure non in termini precisi (per non far la figura dei coglioni marci preferiscono accusare i bassi “guadagni per copia” senza scendere nel dettaglio, lol), che con i prezzi alti e il modello agenzia (che loro hanno imposto con le minacce ad Amazon, ricordiamolo) le cose non sono andate bene come speravano. Ma va? Incredibile…
Ne avevamo parlato più volte. Ci arriva anche un bambino di sei anni che vendendo i libri a 12,99$ e incassando da Amazon 9,09$ (il 70%) si guadagna meno che non facendoli vendere a 9,99$ (o meno) mentre Amazon sborsa per il privilegio tra i 12 e i 15$ all’editore. Un bambino delle elementari ci può arrivare, un esperto di editoria cartacea con decenni di esperienza no. Se non è ritardo mentale avere a 40 o 60 anni le capacità logico-deduttive di un bambino dell’asilo, neanche quelle di uno delle elementari, non so come chiamarlo.

Il modello “grossista” non sarebbe durato in eterno. Amazon poteva allegramente accettare di perdere un po’ di soldi su ogni libro pur di costruire da zero un mercato con un forte livello di espansione di cui essere il semi-monopolio per eccellenza finché questo mercato non era troppo grande, ad esempio quando era al 3-5% come l’anno scorso. Le cose cominciano a cambiare ora che il mercato degli eBook si avvicina al 10% del settore trade (luglio è stato un po’ sopra il 10%, i mesi precedenti messi assieme un po’ sotto il 9%) e dubito che Amazon potrebbe in futuro tollerare un mercato degli ebook al 25% (come si stimava un annetto fa per il 2012) con perdite sulle vendite di ogni libro dei grossi editori. Non si diventa un semi-monopolio per fare assistenzialismo agli editori, ma per ciucciare soldi e potere (se nel farlo si fornisce anche un servizio eccellente, tanto meglio).

Prima o poi il modello agenzia 70-30 sarebbe arrivato, ma non c’era alcun motivo di farlo arrivare con due anni di anticipo: era meglio godersi i frutti dell’albero della cuccagna finché si poteva, usando i bonus monetari per traghettarsi durante la difficile fase di transizione tra cartaceo e digitale. Ma gli editori sono dei ritardati mentali e hanno scelto di farsi del male e perdere soldi. I dati da aprile a giugno lo hanno dimostrato. E ora piangono come le troie che sono. Cazzi loro.

Non contenti di fare la figura dei coglioni di fronte al mondo, e forse confidando che una discreta fetta degli intellettualoidi della carta sia mongola come loro, agenti ed editori rincarano la dose con affermazioni al limite del delirio:

“People should feel guilty if they buy a Kindle edition versus a hardcover, but not versus a paperback, in terms of what the author gets….But the crux issue of the digital age is: How do you see the future of discovery? How are we going to find books where there is no B&N ‘stepladder’ and when the New York Times doesn’t move them as it used to?”

(Simon Lipskar, famoso agente letterario)

Il livello di idiozia di queste affermazioni è talmente aberrante da far venire da piangere. Abbiamo già dimostrato oltre ogni possibile dubbio, per una mente non completamente subnormale perlomeno, che i prezzi bassi aumentano le vendite così tanto (visto il potenziale di acquirenti che coi prezzi alti non acquistano, come ci ricordava PERFINO quel dinosauro di Ferrari, l’ex-capo della divisione libri Mondadori!) da rendere i guadagni totali superiori a quelli con i prezzi alti. Se ricordate, gli eBook a 1,99$ vendevano 14-15 volte di più di quelli a 7,99$ (questi però sono le vendite di un anno fa, i dati rilasciati oggi da Konrath mostrano che la differenza nel frattempo è cresciuto ancora, come vedrete dopo). In un mondo di eBook a 2,99$-4,99$ si guadagnerà meno per singola copia che con gli hardcover a 28$, ma si venderà anche così tanto di più da rendere ridicolo e antieconomico il mondo degli hardcoveroni coi prezzi gonfiati e gli invenduti al 20% e più (livello medio: 40%).
Un cliente dovrebbe sentirsi colpevole per aver comprato un eBook economico invece di un hardcover? Ah sì? E Lipskar non si sente colpevole per non aver ancora posto fine alla sua inutile vita di parassita editoriale vomita idiozie? Da parte di uomini senza onore non ci si può certo aspettare che scelgano di andarsene in modo onorevole.

Riguardo la questione del “come si potranno scegliere i libri quando non saranno gli scaffali delle librerie fisiche a imporre cosa leggere?“, una domanda così offensiva dell’intelligenza dei lettori e così clueless dei meccanismi di un negozio online moderno come Amazon (basato su tag, categorie, suggerimenti basati sulle vendite reali -chi ha comprato questo ha comprato anche questo- e commenti di qualità -non c’è paragone con la merda che gira su IBS-) da adattarsi perfettamente alla figura da guitto senza capacità del personaggio che l’ha pronunciata, la risposta può essere una sola:

Amazon does a better job online in terms of discovery than just putting a book next to a similar book in a physical store.

Cosa che effettivamente è vera. La forza di Amazon sono i lettori coi loro acquisti e i loro commenti. Loro costruiscono dal basso, con le loro preziose informazioni, la capacità di Amazon di indovinare cosa può piacere ai clienti e aiutarli a trovare il libro che non sanno di stare cercando, ma che vorranno comprare. Un sistema che stimola una fedeltà del cliente basata su un circolo vizioso che si rinforza a ogni acquisto. Lo sanno anche i cani… ma i cani sono animali intelligenti, cosa che non si può sempre dire di chi lavora in editoria.
E poi c’è il classico passaparola, ormai così ingigantito da internet che io nell’ultimo anno e mezzo non ho letto nemmeno un libro “consigliato dal marketing e dagli scaffali” (ovvero dal potere economico e ricattatorio degli editori), ma solo romanzi e saggi consigliati dagli amici e dai siti di fiducia, oltre a quelli trovati da solo cercando in base alle keywords desiderate (la versione digitale, e molto più performante, del girare a caso in libreria).

Ma per sapere queste cose difficiliZZime bisogna non aver vissuto gli ultimi cinque anni in un recinto per le capre in Africa (o nella Torre d’Avorio in Italia, luogo per intellettuali snob con minor dignità delle capre), unica giustificazione possibile per l’aberrante impreparazione e per l’assenza di aggiornamento professionale di Lipskar. Davvero, è un consiglio serio, Lipskar: infilzati con la spada come Catone l’Uticense. Non hai altre vie d’uscita che ti permettano di chiamarti ancora Uomo.

IL BOX DELLA SANA INDIGNAZIONE PERBENISTA!
Duca, insomma! Tu stai trattando dei grandi Professionisti come dei coglioni! Non ti vergogni?


No. Io li tratto per come loro mostrano di meritare di essere trattati. Nessuno li costringe a essere i miserabili mentecatti che sono, ma se decidono di esserlo è nostro obbligo accettare la loro decisione e soddisfare il loro desiderio di sputi e insulti. Quando vorranno che smettiamo, smetteranno di comportarsi come una manica di idioti.
E ora chiudi il becco e torna in cucina, donna!

E mentre i Professionisti fanno figure da coglioni, il mondo prosegue senza di loro.
Ad esempio le Università potrebbero beneficiare grandemente dal mondo degli eBook: da decenni si dice (aprite un qualsiasi libro universitario) che il libro didattico rischia la morte a causa dei testi “fotocopiati” che causano di conseguenza maggiori invenduti, la spada di Damocle dell’editoria tradizionale, ma con l’eBook che nega concettualmente l’invenduto le cose andranno meglio come in tutti gli altri settori editoriali. Non ci credete? Fate come preferite, ma intanto la Edinburgh University Press sta vantando entrate maggiori del 16% ed è arrivata a 2,7 milioni di sterline nei primi sette mesi del 2010. Gran parte della crescita è avvenuta, secondo loro, grazie alla vendita degli eBook.

Passiamo alle nicchie, quelle che da molti mesi indico come le principali beneficiarie dell’aspetto “rivoluzionario” del passaggio al digitale. Il calo dei prezzi non è l’aspetto più importante, è solo una condizione necessaria per la lotta alla pirateria e la diffusione maggiore dei libri: la vera rivoluzione sta nell’editoria indipendente di massa, nel superamento dello scaffale fisico come risorsa strategica da contendersi e nell’assenza di invenduti che permette ai sottogeneri di nicchia di ottenere quei piccoli spazi a cui hanno diritto e da cui sono completamente esclusi col cartaceo.
Il superamento dei vincoli del passato garantirà maggiore libertà di scelta e una editoria che sia davvero “mercato” e “lettura” e non solo una cricca guidata da quegli idioti patentati che si spacciano per marketing, mentre editor grassi e corrotti regalano la pubblicazione agli amichetti come se fosse una “patente di prestigio”, fottendosene poi se il libro è una merda senza ritegno.

Un mondo marcio e depravato è quello in cui il libro non ha valore come libro, ma diventa una etichetta intellettuale di Scrittore Pubblicato. Solo la presa di coscienza di massa che non vi è alcuna differenza tra un libro autopubblicato e lo stesso libro con l’etichetta di un editore può scardinare il meccanismo psicologico perverso che ha snaturato la percezione del libro in Italia, tramutandolo da prodotto dell’ingegno (libro che vale solo per quello che vale) in vanità culturale (libro che ha valore per il semplice fatto di essere pubblicato da qualcuno, non importa se poi è scritto da cani).

La piccola vittoria delle nicchie che volevo citare oggi è quella dei romanzi romantici/erotici per uomini. Ci sono sempre stati romanzi con elementi romantici ed erotici orientati al pubblico maschile, ma erano di solito inseriti dentro virili storie di azione e avventura (Oh John Ringo no! LOL!). Il romanzo rosa per uomini eterosessuali (per gli omosessuali invertiti non mi pronuncio, non sono aggiornato nonostante bazzichi tanto il fantasy italiano) era una bestia rara, una nicchia troppo piccola per essere considerata economicamente interessante.
I romanzi rosa/erotici femminili non è un novità che vendano bene, tanto che venivano (vengono?) considerati il traino dell’intero mercato degli eBook e facevano parlare di eBook sui giornali quando ancora praticamente nessuno si interessava di eBook, ma quelli maschili sono una novità. Non si tratta di pornografia (mancando la realizzazione visiva), non più di quanto lo sia il “rosa” femminile più spinto (ovvero letterature erotica femminile vera e propria) che da decenni è in vendita nella librerie: sono proprio romanzi erotici per uomini, costruiti per solleticare le fantasie maschili senza l’ausilio di immagini.

Compromising Positions (romanzo rosa per donne) è stato per un po’ di tempo l’eBook più scaricato sul Kindle, grazie al fatto di essere regalato a 0$ per motivi promozionali (adesso non mi risulta più che lo sia), cosa che però non giustificherebbe il successo se non vi fosse anche un pubblico disposto a leggerlo. Il manuale di manutenzione del Mauser 98k a 0$ non sarebbe entrato nemmeno nella top 100: il prezzo non aiuta molto se non c’è un pubblico sufficiente su cui far leva. Per il romanticume orientato alle donne non c’erano dubbi che ci fosse pubblico, ma se si sfoglia la lista dei libri rosa/erotici si possono trovare un bel po’ di romanzi per uomini.

Libri come Slave Office non lasciano dubbi sul genere di pubblico, raffinati gentiluomini col pickelhaube, a cui si indirizzano:

HER LIFE GAVE “OFFICE SLAVE” NEW MEANING!

The beautiful but haughty Ellen Sanchez thought she could get away with embezzling from Jack Sawyer, the powerful CEO of Sawyer Metalworking. When she was caught, she said she-d do “anything” to avoid going to jail. Anything turned out to be a new position for Ellen: Company slut. Jack began to break her down slowly, using her to win new contracts for his firm and reward employees. After months of pleasing everyone on command, Ellen began to lose her identity until she found she didn-t mind being their “Office Slave.” Another red-hot tale of bondage and submission from the pen of J.W. McKenna, author of the popular “Out of Control” series of sexy short stories.

Non solo la protagonista deve vestirsi come una puttana (o anche girare direttamente nuda), ma viene filmata mentre urina, picchiata dai colleghi se ritengono che stia sbagliando qualcosa e costretta ad avere rapporti sessuali con chiunque, inclusi gli operai (ricompensati in questo modo per la maggiore produttività), i possibili clienti (per assicurarsi contratti), un collega di lavoro (come regalo di pensionamento), dei ragazzini che portano il pranzo in ufficio ecc… ma, e qui si sente il raffinato spirito pickelhaubato dell’autore maschio, lei alla fine scopre di provare piacere negli abusi fisici e nella sottomissione psicologica. Donna, conosci il tuo posto! LOL.

E che dire di un recente capolavoro intellettuale come Training the Receptionist?

It’s her naughty dream job — if they’re satisfied with her performance…

Eager to escape her miserable existence in Low-Life, Long Island, street-wise Dana Arthur jumps at an entry-level position with the consulting firm Cowell & Dirk. As her training period begins, she quickly discovers she’s required to do more than take messages and order office supplies. Her job description contains some deliciously naughty duties that give receptionist a whole new meaning.
Simon has almost given up on finding the right woman who will please his clients as well as his demanding partner and mentor, Ethan Cowell. No one measures up—until Dana. Her inner fire and fearless nature are perfect for the job. No matter what wicked punishment he devises to chastise her for her on-the-job mistakes, she accepts with a relish that leaves him wondering which one of them is really in control.
The last thing he expects to discover is that she’s a perfect sexual soul mate he can’t bear to share. But share he must—it’s part of his business agreement. Unless he makes Ethan the deal of a lifetime…
Warning: This title contains explicit sex, bondage, ménage, ingenious use of office furniture, lingerie, and the occasional sex toy. Oh, and did I mention the package delivery guy?

E non vogliamo citare Ace of Slaves: A Tale of Enforced Submission?

A BLISTERING B&D THRILLER FROM THE AWARD-WINNING AUTHOR!

Welcome to the Stratosphere, a surreal world of bondage, blackjack, slavery, slots and sexual torment in the world’s tallest casino, created by the winner of SIGNY “Best Bondage Writer” Award. When Interpol agent Sunday Briggs arrives in Las Vegas, she’s not supposed to make direct contact with suspect Paul Forte, the shadowy owner who’s trying to corner the market on Internet gambling. So she goes undercover, only to find herself captured and cruelly tortured by high rollers with a taste for sadistic entertainment. Sunday will need a lot more than luck to escape the bonds chaining her diminutive body to its fate in the ticking tower. With the deck stacked against her, will she wind up as the ace, or the joker? Ace of Slaves is a gripping BDSM action-adventure from the devious mind of award-winning author Adrian Hunter, a ruthless combination of crime, punishment, suspense and suspension that’s guaranteed to keep bondage erotica fans on the edge of their seats, if not strapped to it.

Wow. Belli. Non fantasie maschili inserite dentro testi che parlano d’altro (la serie di Gor, Nick Carter, la serie Kildar ecc…), ma storie erotiche fini a sé stesse che ora possono vendere meglio grazie all’assenza di invenduti e all’anonimato del lettore di eBook, che non ha alcuna copertina imbarazzante da mostrare a chi passa. Una nicchia di pubblico che meritava di essere soddisfatta, al di là dei racconti sulle riviste e poco altro. Forse c’è speranza anche per i romanzi coi coniglietti!
Un omaccione rasato a zero con bicipiti grossi come meloni e la croce di ferro tatuata su un pettorale potrebbe provare imbarazzo a estrarre in pubblico un romanzetto con la copertina tutta rosa e immagini di coniglietti con i vestitini che si danno i bacini mentre sulle loro capoccine volano cuoricini, ma se lo stesso libro fosse un anonimo eBook su un anonimo lettore di eBook non vi sarebbe nessun problema. Immaginate la scena.
All’energumeno si avvicina un compagno di partito. “Cosa leggi, camerata?” -”Il Mein Kampf”. E invece sono storie di dolci coniglietti che si scambiano bacini!!! Dopo poche settimane l’energumeno si fa ricrescere i capelli, leva la croce di ferro col laser e diventa un hippie! ^___^

Tornando in generale agli eBook, si respira un gradevole clima di malafede tra gli addetti ai lavori (malafede nell’editoria? Questa mi giunge nuova, lol!) e in questo caso è proprio un agente letterario, Vicki Satlow, a debunkizzare la sacca di cazzate vomitate dai colleghi. La signora Vicki Satlow da un po’ di tempo lavora per l’editoria italiana ed è responsabile, ahilei, di aver sostenuto quell’aborto indegno di Arsalon. Nessuna è perfetta (certo che Arsalon… signora Satlow, insomma!). Si spera che le vendite siano state tali da valere lo sputtanamento, ma le voci di librerie che hanno tolto dagli scaffali l’intera mole d copie rimaste invendute per mesi fanno pensare che non tutto sia andato per il meglio.
L’articolo è L’e-book? Svuoterà le tasche degli scrittori apparso su Il Giornale, quotidiano che nonostante la pessima fama (meritata in pieno, ma se si guardano gli altri quotidiani senza le lenti distorcenti fornite dal Partito, non c’è tutta questa differenza) val la pena controllare perlomeno via RSS visto che si è occupato spesso di editoria digitale ed eBook.

Gli altri pezzi grossi accusano gli eBook di stare uccidendo gli autori, riducendo al minimo gli anticipi e rendendo ormai ancora più difficile di prima vivere facendo lo scrittore (LOL, su questa cazzata torneremo dopo), ma la Satlow invece dice:

Le cose stanno diversamente e la colpa non è dell’e-book. Gli anticipi bassi sono un trend a prescindere, dovuto al fatto che gli editori investono molti soldi su pochi libri, facendo così sparire quel “livello medio” che pubblicavano nella speranza di veder crescere l’autore. Il quale non deve certo preoccuparsi dell’e-book, che gli permetterà di non uscire mai dal catalogo.

Un po’ diverso. Invece della posizione standard da dinosauro del cartaceo che strepita “gli eBook sono Satana e chi li adora deve bruciare all’Inferno!”, la Satlow arriva addirittura a segnalare l’importanza monetaria del non uscire mai dal catalogo! Incredibile. Se non avesse fatto pubblicare Arsalon le avrei dedicato un altare per l’adorazione. Un agente che sa di cosa parla: straordinario!

A tema catalogo e vendite nel lungo periodo, val la pena tornare a parlare di Konrath che proprio oggi ha offerto nuove riflessioni.
Ricordate il calcolo di quanti soldi stesse perdendo Konrath sugli eBook di cui Hyperion aveva ancora i diritti? Konrath in un impeto di ottimismo aveva attribuito ai suoi eBook pubblicati da Hyperion ben 400 vendite al mese a 4,69$. La stima veniva dai risultati negli ultimi 13 mesi conseguiti da Afraid, pubblicato con Grand Central a 4,99$-6,99$.
Con quelle ottimistiche 400 vendite al mese si poteva calcolare che Konrath, per il fatto di non avere i diritti di quei sei libri per poterli vendere a 2,99$ con il 70% di royalties su Amazon, stava perdendo 68mila dollari l’anno. La situazione è MOLTO peggiore.
Invece di 400 copie al mese Whiskey Sours, il migliore della sestina controllata da Hyperion, ne ha vendute 878 da gennaio a giugno. Praticamente un terzo di quanto immaginato. I prezzi più alti di 1,99$-2,99$ rendono perfino meno del previsto, ormai.

Facciamo un piccolo confronto.
The List, autopubblicato da Konrath, ha venduto 9033 copie da gennaio a giugno, quando aveva un prezzo di 1,99$ (i 2,99$ sono arrivati a fine giugno o a luglio, mi pare). Whiskey Sours a 4,69$ ne ha vendute 878. Meno di un decimo. Eppure anche 4,69$ è un prezzo basso… ma non è un prezzo da acquisto impulsivo. L’anno scorso, nei primi test condotti da Konrath, era risultato che i libri a 1,99$ vendevano 14,4 volte di più di quelli a 7,59$-7,99$ e 4,45 volte di più quelli a 3,96$. Giocando coi dati disponibili era possibile stimare che i libri a 4,49$-4,99$ potevano aspettarsi di vendere circa un sesto di quelli a 1,99$.
Bene, non è più così. Whiskey Sours, l’eBook di punta con Hyperion, ha venduto meno di un decimo, non di un sesto! Un altro libro, Afraid, molto più recente di Whiskey Sours, però se l’è cavata meglio di così nonostante il prezzo (meglio in valore assoluto, non relativamente ai diversi prezzi, come vedrete).

Afraid è un caso interessante perché permette di fare un paragone tra cartaceo e digitale, oltre che tra il digitale a prezzo basso e quello a prezzo bassissimo. Afraid è stato l’ultimo libro pubblicato da Konrath, oltre un anno fa, con un editore tradizionale, Grand Central. Afraid è stato messo in vendita simultaneamente in USA e Regno Unito e ha venduto 62.000 copie tra cartaceo ed eBook. Non un bestseller, nemmeno vicino ad esserlo, ma niente male. Queste 62.000 copie sono formate da 17.433 eBook e 44.567 cartacei (rimane il dubbio se nel 62.000 c’è qualche piccolo arrotondamento verso l’alto o verso il basso, ma vabbé, accontentiamoci). Questo significa che gli eBook hanno pesato per il 28,12% delle vendite.

Ok, ma ora guardiamo DAVVERO cosa contengono quelle 17.433 copie vendute in eBook. Nel primo mese Afraid ha venduto 10.235 copie al prezzo di lancio di 1,99$, mentre nei tredici mesi successivi ha venduto solo 7.198 copie con il prezzo pieno di 4,99$-6,99$. Da 10.235 copie a 554 copie al mese, ecco la differenza tra 1,99$ e 4,99$-6,99$. Era il primo mese e la campagna di lancio dell’edizione cartacea avrà aiutato un po’ l’ebook, ma mi pare evidente che non può averlo aiutato 18,5 volte tanto, con un tracollo immediato appena cambiato il prezzo, già nel secondo mese! Evidentemente il prezzo è stato l’elemento più importante per il volume delle vendite, pochi cazzi!
Per chi si domanda come mai Grand Central avesse cominciato a vendere a più di 1,99$ è perché sono coglioni, ma fortunatamente non quanto Hyperion: infatti dopo aver visto i risultati di Konrath con i romanzi autoprodotti hanno riattivato la promozione con Afraid a 1,99$. LOL. Molto utile pagare degli esperti che sanno solo sbagliare e per far giusto ci si trova a dover copiare lo stesso autore che si sta pubblicando. Sono cose che fanno passare la voglia di difendere in qualsiasi modo l’utilità del ruolo dell’editore. ^_^

 
“Tu non sei Konrath! Lui è una anomalia!”
Questo è ciò che i minus habens dell’editoria ripetono di continuo, siano essi lettori rimasti indietro di oltre un anno con l’aggiornamento del cervello o professionisti del settore perfino più ignoranti, a chiunque accenni al fatto si possa guadagnare un po’ di soldini con gli eBook come autore indipendente. Ok, se John Smith pubblica un eBook con Amazon, non sarà J.A. Konrath: il nome e il cognome sono diversi. Posso anche accettare che Konrath si possa considerare più fortunato degli altri, anche grazie alla mole di testi gettati sul mercato in poco tempo (arrivando ai 14.000 dollari mensili che fa ora solo coi testi autopubblicati). Konrath essendo un early adopter della strategia del prezzo basso, unita alla visiblità internazionale ottenuta, ha di sicuro ricevuto una spinta di notorietà che l’ha aiutato. D’altronde ne parlano tutti nel mondo degli eBook. Ne parlo pure io. Un italiano o due avranno pur comprato un suo ebook grazie a me, no? (No.)

Posso benissimo accettare che un altro autore al posto di Konrath, con lo stesso numero di pubblicazioni, possa guadagnare un terzo o un quarto di quanto guadagna lui, ma rimangono comunque cifre con cui si può vivere alla grande (3-5.000 dollari) nonostante la dimensione ancora ridotta del settore (10%).
Personalmente credo che Konrath sia stato anche fortunato e che le sue cifre non siano normali, bensì siano quelle della fascia alta degli attuali indipendenti (d’altronde è nelle Top 100 per il Kindle), ma anche 2-3.000 dollari al mese non sarebbero roba su cui sputar sopra, no? Un tempo (addirittura un anno fa!) pensare di vivere di scrittura col vecchio mondo della carta era un sogno lontano (Konrath dopo sei romanzi cartacei a malapena sopravviveva), ma nell’ultimo anno gli indipendenti hanno mostrato che si può guadagnare bene da soli e che Konrath non è un caso isolato.

La cosa infatti che non posso accettare è che si dica che Konrath è una anomalia, un caso isolato, qualcosa a cui nessun altro può seriamente aspirare. Sto sempre parlando dell’ambito anglosassone: in Italia abbiamo un bacino demografico che oggettivamente ci svantaggia oltre a non avere un nostro Amazon come livello di qualità e importanza, e queste cose rendono la prospettiva di vivere di scrittura molto più improbabile. Dire che Konrath è una anomalia significa dire che c’è solo lui così o al più una manciata di persone. Quantità ridicole insomma, rispetto al vero mercato. Cosa accade però quando si va a indagare su queste affermazioni fatte con il “buon senso della malafede e dell’ignoranza”? Si scopre che sono tutte cazzate.

Konrath alcuni giorni fa aveva pubblicato una lista di autori autopubblicati in eBook di successo paragonabile al suo. La lista era divisa in due blocchi: autori autopubblicati editorialmente verginelli (o pressoché ignoti) e autori autopubblicati già famosi. Decine e decine di nomi, tra cui autori noti e con decine di romanzi pubblicati come Dean Wesley Smith, che ora hanno deciso di prendere il più possibile dal proprio lavoro (il 70%) invece di accontentarsi delle briciole che gli editori pretendono di concedere per via dei costi esterni al libro, gli sprechi immotivati di cui Konrath si prendeva gioco in questo dialogo inventato (ne avevamo già parlato la volta scorsa).

In risposta alle solite polemiche sulla propria cosiddetta unicità, Konrath ha deciso allora di controllare per bene alcune delle liste Top 100 sul negozio del Kindle. Avendo Amazon il 70-75% del mercato (che ricordiamo vale il 10% del totale trade), essere nella sua top 100 significa vendere bene e guadagnare bene. Konrath fa 14.000 dollari al mese, no? Ecco, mi pare che questo renda bene l’idea.
Quanti libri autopubblicati ha trovato Konrath? Uno? Due? Cinque? Già cinque su cento sarebbero una anomalia piuttosto grande, anzi, non sarebbero proprio una anomalia, ma le cifre sono ben superiori per cui inutile discutere della soglia: quello che Konrath ha scoperto è che, oggettivamente, non c’è nessuna fottuta anomalia.

I began on Kindle Store > Kindle Books > Fiction > Horror. I perused the entire Top 100 Bestsellers on that list, and counted how many were self-published books.
I found that 29 out of a 100 were self-pubbed.

Hmm. Seems like almost one third of that list is from indie authors. That sort of spits right in the face of doubters and critics, doesn’t it?
“But J.A.” you might be saying. “That’s only one list.”
Indeed. So let’s look at a few more.

Kindle Store > Kindle Books > Fiction > Horror > Occult
50 out of 100 are self-pubbed.

Kindle Store > Kindle Books > Mystery & Thrillers > Police Procedurals
15 out of 100 are self-pubbed.

Kindle Store > Kindle Books > Mystery & Thrillers > Thrillers > Technothrillers
36 out of 100 are self-pubbed.

Now, I’m not a guy to jump to conclusions, but it seems to me that some indie authors who aren’t named J.A. Konrath are doing pretty well on Amazon.

Forse sarò scemo anche io come Konrath, ma ho il sospetto che 36 su 100 o 50 su 100 (o anche solo 15 su 100) non siano classificabili come semplici anomalie. “Konrath sei unico, solo tu vendi così bene… tu e quegli altri 20 signori nella tua stessa top 100, senza contare gli altri 300 in quell’altra manciata di liste lì accanto… ma fai finta di non conoscerli che sei UNICO!”
Gegnale. Mi piace come ragionano gli espertoni d’editoria, specie che non manca nemmeno in Italia: commentare col “buon senso dell’ignoranza” su Konrath pare sia lo sport preferito di chi pensa all’eBook con i processi mentali della carta. Dopo tutti gli articoli che ho fatto in mesi e mesi con citazioni puntuali che dimostrano che Konrath non è un caso isolato, ancora leggo di gente che si domanda se lo sia: oltre a commentare i miei articoli quando ve li linkano, abbiate il buon gusto di leggerli! E se fate fatica a leggerli, tenete chiusa la fogna invece di scoreggiare stupidate.

Si può ribattere che questi indipendenti fanno le palate di soldi che fanno solo perché vendono a 2,99$ quando i grandi editori vendono a 9,99$ e più. Insomma perché si svendono (sigh!), sono dei crumiri. Morte ai crumiri, no? Terrorismo semantico, lo adoro. A parte il fatto che sarebbe anche giusto che i dinosauri ipertrofici andassero a puttane se vogliono continuare a fare assistenzialismo degli “espertoni di marketing” sulle spalle dei clienti, ma non è esattamente vera questa differenza: alcuni dei Grandi dell’editoria, a quanto fa notare Konrath, hanno cominciato già a vendere qualcosa a 2,99$. Miracolo. Saranno promozioni. Di sicuro immagino che anche voi abbiate intuito da chi hanno preso l’idea e che non è certo uno di quegli esperti di marketing con lo stipendio gonfiato e i meeting nell’Hotel a 5 stelle alle Hawaii, vero? ^__^

Konrath ha anche qualcosa da dirci riguardo i gatekeepers: editori, scaffali delle librerie e giornali. Prendetela come una risposta a quel coglione marcio di Lipskar. Non dice nulla di nuovo rispetto a quello che ho detto pure io (e che chiunque con una minima esperienza di internet può dire), ma Konrath è una auctoritas maggiore di me per cui ascoltarlo male non fa:

“But we need gatekeepers, J.A.! We need people to bring order to this untamed ebook landscape!”

I agree. Those gatekeepers are essential.
But they don’t have to be the Big 6. Readers seem to be doing a fine gatekeeping job all on their own. And Amazon, with its bestseller lists, and genre categories, and reviews, and “explore similar items” tags, and “customers who bought this also bought” lists, are doing a terrific job helping these readers find stuff that interests them.

Ben 4.998 parole.
Basta per oggi. Andate a coltivare le patate invece di sognare soldi che non farete mai.
 

Concorso Steampunk: novità per i Fuori Concorso

Posted by on 03 ott 2010 | Tagged as: Concorsi Letterari, Steamfantasy, Steampunk

Nuovo aggiornamento per il concorso Steampunk!
Se non vi ricordate di che concorso sto parlando, vi rimando al precedente aggiornamento.
Per i partecipanti normali, quelli che competono per essere dichiarati vincitori e ricevere sia il ciondolo che il lettore COOL-ER da 6 pollici, non cambia nulla: il termine ultimo di consegna è domenica 17 ottobre alle 23:59:59, ovvero tutto l’ultimo giorno incluso. Il limite rimane quello di prima: 7.500 parole allungabili fino a 8.000 a patto di averne davvero bisogno, ovvero se servono per forza per concludere la storia e si è già tagliato tutto ciò che di inutile si poteva tagliare (infodump, prologhi raccontati con inutilità storiche al fine del racconto ecc…).

Le novità riguardano solo i Fuori Concorso, ovvero i racconti che gareggiano solo per essere scelti per l’antologia e per ricevere gli eventuali commenti nel caso l’opera venga scelta per essere esposta (a stralci o integralmente) su Baionette e criticata.

1. Estensione della partecipazione e delle dimensioni: prima i Fuori Concorso erano esclusivamente per gli amichetti (Angra, Okamis, Zweilawyer e altri) e gli scrittori “famosi” (Falconi, Troisi, lo zombie di Asimov, la mummia di Heinlein e altri) per evitarmi l’imbarazzo, per via dell’assegnazione del lettore di eBook COOL-ER offerto da Antonio Tombolini, nel caso fosse uno di loro a vincere. Non ho alcuna intenzione di rischiare che il concorso si trasformi nel solito covo di polemiche italiane.
Ora chiunque abbia un racconto superiore alle 8.000 parole, purché sia Steampunk Tecnologico e sia rispettato il vincolo conigliesco, può partecipare come Fuori Concorso. I racconti non devono superare le 20.000 parole, limite massimo considerato accettabile per un racconto. La decisione di aprire il Fuori Concorso per l’antologia ai racconti di oltre 8.000 parole è dovuta alle richieste ricevute via mail.

I due limiti, 7.500/8.000 e 20.000 parole, provengono dalla definizione di racconto in Wikipedia:

A classic definition of a short story is that one should be able to read it in one sitting, a point most notably made in Edgar Allan Poe’s essay “The Philosophy of Composition” (1846). Other definitions place the maximum word length at anywhere from 7,000 to 9,000 words. As a point of reference for the science fiction genre writer, the Science Fiction and Fantasy Writers of America defines short story length in its Nebula Awards for science fiction submission guidelines as having a word count of less than 7,500. In contemporary usage, the term short story most often refers to a work of fiction no longer than 20,000 words and no shorter than 1,000. Stories with less than 1,000 words are sometimes referred to as “short short stories”, or “flash fiction.”

2. Estensione del termine ultimo di consegna: la consegna dei racconti Fuori Concorso deve avvenire entro domenica 14 novembre 2010. Le quattro settimane ulteriori sono concesse per completare la stesura dei racconti più lunghi a chi ha atteso fino all’ultimo (cioè fino ad adesso) per partecipare e per garantire il giusto tempo a chi si trova ad aver perso settimane per accorciare e tagliare un dato racconto in modo da rientrare nelle 8.000 parole (e alla fine buttarlo perché venuto di merda) e ora ha bisogno di ricominciare da capo per riportarlo alle dimensioni originali nel modo migliore possibile. Si può partecipare Fuori Concorso anche con testi inferiori alle 8.000 parole, se consegnati dopo il 17 ottobre.

È possibile partecipare con lo stesso racconto in due versioni.
Se ad esempio il vostro racconto di 10.000 parole è stato ridotto a 7.998 pur di poter partecipare al concorso, ma per farlo siete incappati nel classico errore del “sintetizzare e raccontare” invece di ricostruire l’intero impianto della narrazione al fine di renderlo più compatto, allora ha senso poter mostrare anche la versione estesa del racconto nella speranza che sia migliore dell’altra e possa perlomeno essere inserito nell’antologia.
Il racconto che gareggia per il premio va inviato entro il 17 ottobre mentre la versione estesa va inviata entro il 14 novembre 2010. Potete inviare tutti i racconti per il concorso e per il Fuori Concorso che volete, esattamente come prima.
 

I Coniglietti del Venerdì (2)

Posted by on 01 ott 2010 | Tagged as: Conigli

È venerdì, il giorno dei coniglietti. Immergetevi nel kawaii che vi invaderà il naso e la bocca, denso come il miele, scendendovi nei polmoni e soffocandovi fino alla morte!
Oggi coniglietti orfani allattati!

Un omone dalle manone pelose che allatta un batuffolino di pelo!!! Sugoi!!!

I coniglietti piccoli piccoli prendono il latte, è vero, ma quando diventano grandicelli NON c’è bisogno di dargli gli omogeneizzati…

…anche se Moochi, nel video qui sopra, sembra gradire quello alla mela. ^_^”"

Moochi non è il Mochi visto nel dicembre scorso, quell’adorabile pallina bianca di kawaii (un vero e proprio kawaiiglietto!), che riapparirà presto su Baionette con tutti i suoi video! ^_^

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