gennaio 2011

Archivio del Mese

Vendite degli eBook in Italia a Natale

Posted by on 31 gen 2011 | Tagged as: Ebook, Editoria

Pubblico i dati con due settimane di ritardo rispetto all’annuncio del capoccia di Newton Compton. Non è nulla di particolarmente interessante e non c’è niente di particolarmente entusiasmante: solo la banalità di una crescita annunciata in insalata con l’idiozia dei mongoloidi dei giornali (tipo Il Giornale) e condita con cifre troppo ridotte e confuse per poter ricavare qualcosa di reale, a parte due interessanti differenze tra un certo editore che ha avuto maggiore successo e gli altri Big.
Se fossero stati dati francesi o tedeschi, non li avrai pubblicati: non c’è niente di utile per chi vuole inserirsi nel mercato degli eBook come autore o come editore. Non spreco tempo con informazioni che non siano spendibili. Visto però che sono dati italiani e che per ora sono gli unici disponibili, vale la pena farveli vedere ugualmente.

Cominciamo con Bookrepublic, che ha rilasciato dichiarazioni cariche di ottimismo percentuale e moltiplicativo, ma prive di numeri esatti sulle vendite. Fa niente, tanto che le cifre in assoluto per gli eBook in Italia siano minuscole lo sappiamo pure da soli. Come si diceva nel 2008 per gli USA, conta più che altro il tasso di crescita che la cifra assoluta attuale. I ritardati sbavanti due anni fa ribattevano “ma zono gifre biggole anghe se gresgono dando“: beh, a furia di crescita lo sputo USA da 0,58% del 2007 (l’anno di esordio del Kindle) è diventato un 1,19% del 2008 (altro sputo insignificante), poi un bel 3,31% nel 2009 e alla fine il 9%-10% del 2010 (in attesa di dati definitivi per dicembre 2010).

eBook negli USA: li avevamo conosciuti che erano scheletrini e ora sono così.
Siete liberi di notare l’aspetto negativo sottinteso… ^_^”"

Il concetto di crescita veloce è un po’ quello: si parte minuscoli e si diventa enormi, mentre i ritardati sbavanti si sorprendono della cosa e lanciano grida di terrore “babba, aiudo!!!“. Le moltiplicazioni una volta non le insegnavano alle elementari? 1-3-9-27-81, non mi pare complesso capire che a furia di triplicare si raggiungono grosse cifre in fretta. Pretendo troppa intelligenza da parte degli umani medi?
Tutta questa idiozia endemica mi ricorda il Re che si sorprese di non poter dare tutto il grano richiesto all’ideatore degli scacchi.

Torniamo, come annunciato, alle dichiarazioni cariche di ottimismo di Bookrepublic:

Questo Natale è stato un periodo di grande crescita per noi. Tanto per essere chiari, tra il 25 e il 27 dicembre le vendite di e-book su Bookrepublic sono aumentate del 400%. L’impennata era cominciata già a inizio dicembre. E la crescita non accenna a fermarsi, la tendenza è infatti confermata anche nei giorni successivi, pur se con percentuali lievemente minori. Secondo le nostre proiezioni a gennaio cresceremo di due/tre volte circa rispetto a dicembre.

(Marco Ferrario, uno dei fondatori di Bookrepublic)

Vendite aumentate del 400% subito dopo Natale. I classici acquisti del post-scartamento dell’eReader a cui il mercato USA ci aveva abituato, anche se in quel caso si spalmavano molto sul mese di gennaio. Affari Italiani fa notare, come c’era da aspettarselo, che i libri digitali più venduti non sono quelli dei piccoli editori:

Dando un’occhiata alla classifica disponibile sull’home page di Bookrepublic, però, il libro digitale più venduto non risulta pubblicato da un editore indipendente: si tratta infatti dell’ultimo romanzo di Umberto Eco, il bestseller “Il cimitero di Praga” (Bompiani). Secondo posto per un altro bestseller degli ultimi mesi, “Io e te” (Einaudi) di Niccolò Ammaniti.

I colossi sono sempre i colossi. Però è anche vero che alcuni libricini delle edizioni 40K, venduti a 3,90 euro (con un rapporto dimensioni/prezzo molto svantaggioso, ma un effetto psicologico del basso prezzo allettante) e senza DRM Kattivi, sono andati molto bene su Bookrepublic:

A chiudere il podio troviamo finalmente un libro digitale “indipendente”: la raccolta di Enrico Deaglio “Patria. 1978 – 2010″, edito da Il Saggiatore. Nella “top ten” i titoli indipendenti sono quattro (due dei quali pubblicati dall’editore digitale specializzato 40K).

Ancora due libri della 40K nella Top 10 di Bookrepublic (30 gennaio 2011).
Il prezzo basso favorisce le vendite nonostante le ridottissime dimensioni dei testi?

Guardate la classifica qua sopra. Al primo posto c’è il libro di Ammaniti (5,99 euro, prezzo un po’ alto), in salita rispetto a Natale. Al secondo posto c’è Il Predicatore dell’editore Marsilio (4,99 euro, prezzo giusto). Eco scende al terzo (13,99 euro, prezzo osceno). La caduta dei giganti coi suoi glorioso 15,99 euro nemmeno si vede.
Forse è solo un caso, ma in un sito come Bookrepublic che è più di nicchia e meno conosciuto di Bol.it o Ibs.it e quindi più frequentato da gente in cerca anche di eBook alternativi e di editori diversi dai soliti Big (la cosa è autoevidente: nella Top 50 di IBS.it non c’è nemmeno un libro della 40K, nonostante siano tutti in vendita anche lì, mentre qui ce ne sono ben due nella Top 10!), i prezzi decenti e/o l’assenza di DRM Kattivi sono stati premiati.

[Edit 7 Febbraio 2011. Un lettore mi ha fatto notare via mail che Ferrario è sia capo di Bookrepublic che di 40k e che quindi il curioso apparire di tanti titoli di 40k tra i bestseller, cosa non confermata dalle classifiche di altri siti, potrebbe dipendere anche da possibili spintarelle apposite per far fare bella figura e più vendite ai titoli di 40k. Può essere, non ho prove né a favore né contro l'onestà di Ferrario. Segnalo come mio dovere la coincidenza e basta.]

Negli USA sappiamo che l’assenza dei DRM Kattivi e i prezzi bassi favoriscono sempre vendite più alte. Ormai nemmeno i professionisti dell’editoria ritardati più retrogradi lo mettono in dubbio. Bookrepublic ci dà qualche indizio per immaginare che in futuro, quando ci sarà più consapevolezza dei prezzi e dei DRM e più diffusione degli eReader, anche in Italia (che non è Marte, cosa che i ritardati tendono a dimenticare) potrà essere così.
Con “in futuro” non intendo tra un mese. E nemmeno tra un anno. Due, tre anni almeno: giusto il tempo che il settore cresca e la percezione corretta degli eBook si diffonda, scontrandosi come è naturale contro le forze conservatrici del passatismo e dei suoi parassiti.

“L’Italia, più di qualunque altro paese, aveva un bisogno urgente di Futurismo, poiché moriva di passatismo.”
(Filippo Tommaso Marinetti)

Una citazione ancora attuale, soprattutto per l’editoria.

Classifica IBS.it, primi 10 posti su 50 totali (30 gennaio 2011).
Tre libri a 4,99 euro di cui uno al primo posto.

Guardare la classifica IBS.it permette di scoprire un’altra cosa interessante: Sherlock Holmes vende bene, seppure con due formule di vendita diverse. Prima di tutto con la raccolta di racconti Le avventure di Sherlock Holmes vende bene grazie alla leva del prezzo bassissimo (1 euro) e attualmente è in 17° posizione nella Top 50 (prima era alla 13°). Qui si tratta solo di prezzo perché l’editore è “Il Gatto e la Luna” che non è certo un nome noto che vende di per sé. L’altro Holmes che vende bene è la raccolta completa (1248 “pagine”, 1,7 MB di epub senza DRM) offerta da Newton Compton al prezzo decoroso di 4,99 euro. Ora è in 23° posizione, prima era in 33°. Si poteva fare un prezzo più basso (2,99-3,99), ma data la mole e la possibilità di avere tutto Sherlock Holmes in un solo comodo epub, diciamo che per ora va bene così. Io questo eBook della Newton Compton a 4,99 euro lo avrei comprato (anzi l’ho quasi comprato, ma poi ho pensato che era meglio leggere i racconti che mi mancavano in inglese e ho lasciato perdere).

Il prezzo basso sembra funzionare bene. Una raccolta di racconti tutt’altro che nuova (non è nemmeno tutta la collezione di romanzi e racconti su Holmes) il cui unico pregio subito visibile è il prezzo ridicolo, 1 euro, finisce tra i libri meglio venduti di IBS.it. Mi pare un messaggio chiaro. Però può essere solo un caso. Vediamo se troviamo un altro esempio simile su qualche altra classifica.
Biblet.it, il negozio della Telecom, ci mostra un caso molto simile al precedente: un libro a 0,99 euro posizionato nell’area Bestseller addirittura al 5° posto! Sarà il libro di un grosso editore, con un autore famoso che fa leva sul prezzo basso? Non direi: l’editore di Spiriti d’aria e d’acqua è la Delos Books (editore di paranormal romance, subnormal fantasy e spazzatura spacciata per rivista online sul fantastico, il cui capoccia -Franco Forte- giustamente preferisce pubblicare i propri romanzi con l’Immonda Dori perché non è mica scemo!) e l’autore, anche se già pubblicato con I biplani di D’Annunzio (prima su Urania, ora con Delos) e altri romanzi, non ha certo un nome del peso di Umberto Eco, Roberto Saviano o Jenna Haze.

Sarà solo un caso. Forse.
Nella lista dei Bestseller di Bol.it ad esempio non ci sono libricini sotto i 3 euro. Al 6° posto però c’è A. L’Alfabetista venduto dalla Newton Compton senza DRM Kattivi e al prezzo decoroso di 4,99 euro. Niente male.

Coniglietti: vi uccideranno a bastonate mentre vi scuoiano.

Dicevamo che la crescita rapida, come nel caso USA, conta al momento molto di più del misero livello complessivo del mercato eBook (0,5% del mercato sul mese di dicembre… o almeno così si dice). La questione a questo punto diventa: ok, Bookrepublic si rallegra, ma che ce ne frega? Quello che interessa è il parere degli editori importanti che si sono lanciati sugli eBook. Abbiamo anche quello.

Parliamo di Edigita, l’entità abnorme che distribuisce eBook per il Gruppo Editoriale Mauri Spagnol (Nord, Tea, Salani, Fazi, Longanesi, Garzanti…), il Gruppo RCS (Marsilio, BUR, Sonzogno, Bompiani…) e il Gruppo Feltrinelli, oltre ad altri editori vari tra cui Il Mulino e Armenia. Che è come dire quasi tutti i più importanti, meno Mondadori coi suoi vassalli. Un colosso.
Renato Salvetti è il suo direttore generale ed è così contento dei risultati ottenuti che se fosse un pisellino antropomorfo che saltella per lo schermo starebbe già schizzando sugo-di-felicità ovunque. L’articolo da cui tirerò fuori le citazioni viene da Affari Italiani.

Nei giorni 25-26-27 dicembre abbiamo rilevato anche noi un incremento notevole, superiore al 400% di Bookrepublic, pari a circa il 440%. C’è da dire che al momento sulla nostra piattaforma distribuiamo circa 2300 e-book. In quei tre giorni abbiamo venduto almeno una copia digitale di 1100 titoli diversi. Fra i titoli più distribuiti, accanto a Il Cimitero di Praga di Eco e Acciaio della Avallone, abbiamo venduto molto bene anche Limit di Schatzing, Benvenuti nella mia Cucina della Parodi, oltre a Istant English di Sloan e Il vangelo Secondo Gesù Cristo di Saramago.
[...]
Il trend è positivo. In questi primi 10 giorni di gennaio siamo a +20% rispetto alla media di tutto il mese di dicembre. Riguardo al mercato di gennaio/febbraio 2011, noi proiettiamo numeri più prudenti rispetto a Bookrepublic. Al momento siamo in linea con le nostre aspettative. Il dato del +20% non è negativo. Le spiego: dopo aver scartato l’e-reader trovato sotto l’albero, gli italiani nei giorni successivi hanno acquistato mediamente 2-3 e-book a testa. Suppongo che prima di comprarne altri, li leggeranno. In ogni caso è fondamentale avere un catalogo vasto. Ecco perché entro febbraio noi di Edigita puntiamo ad arrivare a 3000 titoli.

(Renato Salvetti di Edigita, grassetti miei)

Però, ben il 440% di incremento. Siamo lì, insomma, giusto un po’ meglio di quanto successo su Bookrepublic. Interessante il fatto che in quei tre giorni, su 2300 eBook, ben 1100 abbiano venduto almeno una copia. La coda lunga comincia a fare timidamente capolino, in attesa di tempi più propizi per mostrarsi senza sembrare un semplice ondeggiamento fortuito del mercato. Diciamo che non si vendono solo i Bestseller: anche libri diversi hanno piazzato la loro onesta copia.
Ma se tutti i clienti hanno comprato 2-3 eBook e gli eBook che hanno venduto almeno una copia sono 1100, dato che nessuno immagino compri due volte una copia per sé in due negozi diversi, direi che sono stati venduti tra i 2200 e i 3300 eBook. Diciamo 2700 ebook? Solo in quei tre giorni. Poi ci sono i giorni dopo e il resto del mese. Non mi torna tantissimo, a giudicare dai dati di Newton Compton che riporterò dopo: pensavo avesse venduto di più. Avrò interpretato male le frasi. Forse il resto del mese ha avuto un peso molto rilevante. Boh, chissenefrega: tanto, come detto, conta di più il +440% che non la cifra assoluta.

Passiamo ad Avanzini, il capoccia di Newton Compton.
Qui è riportata sia l’intervista originale apparsa su Affari Italiani che la risposta successiva data in seguito all’aggressione dei mongolristi (i giornalisti mongoli, come quello de Il Giornale citato). Ci sono anche i due articoli che vi avevo linkato prima. Leggete tutto che male non vi fa.

Il mercato degli e-book è fortemente in crescita e, oserei dire, in maniera esponenziale, tenendo presente però che vale sempre meno dell’1% del mercato.
[...]
Il totale degli e-book Newton Compton venduti a dicembre è triplicato rispetto a quello di novembre, sicuramente anche per l’incremento delle vendite degli e-reader. Questo ci dà solo una piccola idea di quale sia il potenziale di questo nuovo strumento di diffusione del libro.
[...]
A novembre abbiamo venduto 1.481 e-book, a dicembre 4.200. Dal primo al 10 di gennaio 2011 siamo già a 1.550. Abbiamo distribuito anche circa 800mila copie di un catalogo dedicato agli e-book proprio sotto Natale attraverso Il Venerdì di Repubblica, questo perché crediamo ci sarà un allargamento del mercato.
[...]
La velocità e la semplicità di acquisizione, il prezzo concorrenziale, la disponibilità praticamente 24 ore su 24, l’ottima qualità già disponibile fanno dell’e-book un prodotto efficace, che soddisfa anche più facilmente il lettore che è abituato all’acquisto d’impulso. E’ importante essere presenti su tutti gli store online e giocare la propria partita con l’immagine, la qualità e il rapporto qualità-prezzo, che è sempre stata una delle nostre prerogative. Al momento il nostro ebook più venduto in assoluto è A l’alfabetista, seguito da Incubo bianco e Tutto Sherlock Holmes ma è solo l’inizio. Oggi Newton Compton copre circa il 13% del mercato digitale.

(Raffaello Avanzini, prima intervista del 12 gennaio 2011)

A leggere le affermazioni in grassetto nell’ultimo paragrafo sembra il Duca. Effettivamente Avanzini è un belluomo e ha la barba, ma non noto nessun pickelhaube: calcarsi in testa il comodo ed elegante elmetto col chiodo senza dubbio lo renderà ancora più intelligente. Anche farsi crescere un altro po’ la barba può aiutare. Mi offro per aiutarlo a scegliere il pickelhaube con il design e lo stemma più adatto per chi deve guidare una casa editrice di successo.

Ok, ok, ha parlato di immagine e qualità, ma poi ha pubblicato Bryan di Boscoquieto e Arsalon, pure in eBook (a 4,99 euro). Capita. Non è del tutto senza peccato, ma il principio per il futuro lo ha capito (bisognerà vedere se poi lo farà applicare dai suoi servitori). E poi perlomeno quelli di NC pubblicano i romanzi di Scarlett Thomas (tra i 3,99 euro e i 6,99 euro). C’è giusto qualche fastidio nello scoprire che PopCo, ad esempio, in cartaceo economico costa 4,90 euro (scontato a 3,68 euro) mentre in eBook viene 4,99 euro.
Queste scemate non aiutato a rinforzare l’immagine sopra citata. Bisognerebbe stare un po’ più attenti ai prezzi.

Grazie al pickelhaube anche tu potrai avere questo sguardo: vispo, intelligente e ducale!
 

Quanti eBook saranno stati venduti in totale in Italia a dicembre?
Affari Italiani prova a fare due conti usando i dati di Avanzini:

CIRCA 32.000 E-BOOK VENDUTI A DICEMBRE IN TOTALE IN ITALIA. FORSE… – Stando ai numeri di Avanzini, quindi, si può provare a dire – finalmente – quanti e-book sono stati venduti (all’incirca) in totale in Italia a dicembre. Se Newton Compton, come ci ha spiegato il suo editore, ad oggi vale circa il 13% del mercato, e se la casa editrice indipendente romana a dicembre ha venduto 4.200 libri digitali, in totale a dicembre 2010 in Italia sarebbero stati venduti poco più di 32mila libri digitali.

Però, 32.000 eBook non sarebbe niente male, considerando che secondo i ritardati sbavanti (quelli secondo cui l’Italia è Marte e non si applicano nemmeno lontanamente i ragionamenti che vanno bene per gli altri paesi) in Italia nessuno avrebbe comprato gli eBook e tutti avrebbero letto solo piratato perché gli italiani non pagano mai e bla bla bla.

In una vecchia ricerca-farsa fatta per mostrare che la pirateria è cattiva a partire da illazioni e dati inventati, veniva però pure fatto notare che più un paese è benestante e meno è presente l’Osceno Crimine (ovvero meno si percepisce come troppo costoso il prodotto e più facilmente lo si compra originale). Agli USA veniva attribuito un tasso di pirateria del software del 20% e all’Italia del 49% (immaginatelo come un “attrito” che uccide una quota di possibili vendite).
Sono solo numeri da indagine-farsa fatta per giustificare la ricerca di rimborsi, niente di davvero serio. Però guardiamo alla differenza rilevata: 2,5 volte tanto. Non un numero naturale contro infinito. Solo due volte e mezzo. Se immaginiamo che gli italiani siano altrettanti ladreschi con gli eBook quanto lo sono mediamente col software in generale (e stessa cosa per gli statunitensi), verrebbe fuori un attrito da pirateria per cui le vendite a pari quantità di persone raggiunte con il libro (es: un nostro 50% del settore eBook contro un loro 10%, visto che loro sono 5 volte di più… poi ci sarebbe da considerare anche il numero di libri letti a testa visto che da noi i terroni ci fanno sembrare ritardati per colpa della media di Pulcinella che vien fuori: sarebbe meglio fare i conti con il valore del settore trade e non con le persone) si ridurrebbero appena del 36% (51% contro 80%). Non si azzerano mica.
Ah, nella stessa mongolo-tabella riassuntiva della ricerca veniva attribuito alla Spagna un bel 43%. Come ricorderete, se avete estratto dal cervello la sonda del controllo mentale installata dalla SIAE, in Spagna gli eBook hanno avuto un boom di vendite non appena gli eReader si sono un po’ diffusi e gli editori hanno cominciato a degnarsi di vender libri digitali. La Spagna non ha mongolo-cifre di pirateria tanto distanti dall’Italia, se il termine di paragone è lo pseudo-paradiso USA al 20%. Non mi pare che ci sia nulla, nemmeno nella mongolandia delle indagini-farsa, che giustifichi un azzeramento dei guadagni o un fallimento atroce per gli eBook.

Sempre in quella mongola-classifica la Francia aveva un tasso del 42% e la Germania del 27%. Se questi rapporti di Mentalità Criminale avessero un qualche valore, dovremmo avere una Germania con gli eBook che vanno alla grande (appena un 4% in più del Giappone, paradiso della lettura digitale di massa) e una Francia simile all’Italia Ipotetica, ovvero una landa desolata dove i banditi si pugnalano alle spalle e tutti rubano a tutti gli altri (e intanto stuprano le proprie sorelle). Uhm. A me invece risultava che l’anno scorso la Francia stava lavorando per ampliare le prospettive del mercato eBook e ci sono vari lettori in vendita, con negozi online, mentre in Germania gli analisti urlavano al “Che Merda!” per colpa della proliferazione di formati e DRM diversi che causavano preoccupazione nei clienti, non disposti a comprare libri che potrebbero smettere di funzionare nel futuro (anche solo cambiando eReader). Forse è meglio guardare ai DRM e alle politiche di prezzo, non cercare scuse nella presunta Inferiorità Razziale degli italiani, che avendo la goccia di sangue negro sono automaticamente una razza di ladri. ^_^

I 32.000 eBook nonostante i prezzi spesso troppo alti e gli orrendi DRM, uniti all’offerta ancora scarsa, sono un successo straordinario se partiamo con l’idea che gli italiani siano una Razza di Ladri (mandolino, pasta, mafia & pirateria!). Oppure un successo discreto, più che accettabile data la scarsa penetrazione degli eReader, se la smettiamo di credere a Babbo Natale e ai luoghi comuni (leggasi: stronzate razziste) sul fatto che nessun italiano possa mai pagare un prodotto digitale.
Scegliete voi se urlare al miracolo con i ritardati sbavanti del “Gli Italiani non pagano perché hanno la goccia di sangue negro!!!” oppure constatare l’ovvietà dell’avvenuto con chi, come me e le altre persone nella metà destra nella gaussiana, non considera gli italiani come se fossero marziani o alieni provenienti da Vega.
Comunque la interpretiate, gli italiani hanno PAGATO per gli eBook: da ora in avanti piantiamola con le stronzate razziste vomitate per giustificare la propria incapacità di concepire un mercato editoriale differente.

Se dovrà esserci un fallimento delle vendite e un trionfo della pirateria, sarà solo per colpa degli editori e lo si costruirà nei prossimi due o tre anni. Se gli editori faranno di nuovo quello che le case discografiche fecero con la musica (si legga l’articolo di Doctorow presente in Content su come un nascente e fiorente mercato degli MP3 venne assassinato dai più brutali DRM della storia), finirà tutto a puttane. Ma sarà per colpa loro, non degli italiani venuti da Marte. E potrebbe accadere anche negli USA, non illudiamoci: ci sono idioti mostruosi anche lì (si ricordi l’aumento dei prezzi degli eBook di Aprile 2010, una puttanata oscena che ha danneggiato il mercato per mesi!).

Quanti eBook ci sono al momento nei negozi?
Su Simplicissimus Store leggo 5940. Su IBS.it, sommando tutti gli editori, me ne vengono 6293 (ma le cifre ho visto che sono un po’ ballerine quando uno usa le ricerche per cui non è detto che siano precise al 100%: i libri dei singoli editori che considererò tra poco li ho ricontati facendo ricerche apposite). Newton Compton ha 201 libri: parecchi meno del 13% di mercato coperto (e non ha nemmeno i migliori bestseller, anzi: ha solo un paio di libri che rientrano nelle prime 10-20 posizioni). Non so quanti fossero nei giorni di Natale, ma probabilmente erano più di 4000, forse già sopra i 5000. Ora comunque i 6000 sono stati raggiunti/superati.

Buttiamo ora un occhio sui prezzi.
Guardando i 665 eBook (tutti con DRM Adobe) pubblicati da Mondadori, mi risulta la seguente distribuzione dei prezzi:

Prezzi molto bassi (2,99 euro o meno): 0 0%
Prezzi decenti (3-4,99 euro): 44 6,6%
Prezzi un po’ alti (5-6,99 euro): 443 66,6%
Prezzi molto alti (7-9,99 euro): 65 9,8%
Prezzi osceni (10-15,99 euro): 113 17%

A 8,99 euro abbiamo libri come Una giornata nell’antica Roma o il vecchio e già straripagato in ogni suo costo possibile La solitudine dei numeri primi. A 9,99 euro ci becchiamo quella merda dei due romanzi di Anharra (apparsi a prezzo molto inferiore, circa 5-6 euro, come Epix in edicola, lol!). Sul serio: chi pensano di prendere per il culo? L’arroganza degli editori è pari solo alla brutalità dei nazisti (parafrasando da uno degli episodi di Call of Duty). ^_^

Feltrinelli ha 286 eBook (quasi tutti con DRM Adobe) con i seguenti prezzi:

Prezzi molto bassi (2,99 euro o meno): 0 0%
Prezzi decenti (3-4,99 euro): 46 16,1%
Prezzi un po’ alti (5-6,99 euro): 127 44,4%
Prezzi molto alti (7-9,99 euro): 48 16,8%
Prezzi osceni (10-20 euro): 65 22,7%

Einaudi ha 259 eBook (tutti con DRM Adobe, parrebbe) con i seguenti prezzi:

Prezzi molto bassi (2,99 euro o meno): 0 0%
Prezzi decenti (3-4,99 euro): 6 2,3%
Prezzi un po’ alti (5-6,99 euro): 1 0,4%
Prezzi molto alti (7-9,99 euro): 223 86,1%
Prezzi osceni (10-14,99 euro): 29 11,2%

Salani ha 61 eBook (tutti con DRM Adobe, parrebbe) con i seguenti prezzi:

Prezzi molto bassi (2,99 euro o meno): 0 0%
Prezzi decenti (3-4,99 euro): 0 0%
Prezzi un po’ alti (5-6,99 euro): 3 4,9%
Prezzi molto alti (7-9,99 euro): 35 57,4%
Prezzi osceni (10-14,99 euro): 23 37,7%

Longanesi ha 97 eBook (tutti con DRM Adobe, parrebbe) con i seguenti prezzi:

Prezzi molto bassi (2,99 euro o meno): 0 0%
Prezzi decenti (3-4,99 euro): 0 0%
Prezzi un po’ alti (5-6,99 euro): 1 1%
Prezzi molto alti (7-9,99 euro): 53 54,7%
Prezzi osceni (10-15,99 euro): 43 44,3%

Va un po’ meglio con la BUR – Biblioteca Universale Rizzoli che ha 359 eBook (tutti con DRM Adobe) con i seguenti prezzi:

Prezzi molto bassi (2,99 euro o meno): 0 0%
Prezzi decenti (3-4,99 euro): 137 38,2%
Prezzi un po’ alti (5-6,99 euro): 117 32,6%
Prezzi molto alti (7-9,99 euro): 89 24,8%
Prezzi osceni (10-29,99 euro): 16 4,4%

Peccato che la massa di 3,99 euro siano libri così vecchi e ripagati di ogni spesa che il loro prezzo giusto dovrebbe essere non superiore ai 2,99 euro, meglio se tenuto tra gli 0,99 e gli 1,99 euro. Se andiamo sui libri un po’ più recenti si salta subito a 6,99 euro e oltre. Un esempio di libro considerato da BUR di alto valore, come se fosse un saggio storico o filosofico per un pubblico di nicchia su cui non si può far leva più che tanto, è Eragon di Paolini: 11,99 euro. Inutile dire che anche questo libro ha ripagato abbondantemente tutte le sue spese e da anni si trova piratato: cosa giustifica un prezzo di 11,99 euro invece che di 1,99 o di 3,99 euro? Nulla. Saranno queste cretinate a fomentare la pirateria, quella VERA e destabilizzante che ancora non è mai apparsa, nei prossimi anni.
Ahi, ahi, BUR: i semplici numeri ci ingannano sulla tua virtù!
Sarebbe ora di smetterla di scavarsi la fossa da soli.

E per finire i 201 eBook di Newton Compton (nessun DRM Adobe):

Prezzi molto bassi (2,99 euro o meno): 47 23,4%
Prezzi decenti (3-4,99 euro): 106 52,7%
Prezzi un po’ alti (5-6,99 euro): 44 21,9%
Prezzi molto alti (7-9,99 euro): 4 2%
Prezzi osceni (10+ euro): 0 0%

Questa suddivisione commentata dei prezzi non tiene conto di eventuali saggi storici (non intendo quelli di massa come quello sull’antica Roma di Alberto Angela, intendo quelli più di nicchia che quindi hanno un mercato che funziona in modo diverso) che potrebbero permettersi un prezzo più alto. In ogni caso la massa è formata da romanzi, sia classici che recenti: gli eventuali testi che non rispettino la mia catalogazione dei prezzi (un ottimo saggio storico che valga senza problemi 15 euro in eBook) sono così marginali, se sono presenti, da risultare poco significativi per il conteggio. Chi volesse può scandagliare a mano tutta la lista dei titoli dei vari editori e rifarsi i conti segnandosi le eventuali opere di tale valore da meritare una valutazione diversa del loro prezzo.
Certo che libri come Il mondo come volontà e rappresentazione di Arthur Schopenhauer in PDF da 39 MB con DRM Adobe a 29,99 euro (edizione BUR) sono cose che non si possono vedere: per quella cifra ci voglio assieme una nuova e innovativa analisi critica completa dell’opera, non la solita minestra riscaldata e già ripagata dalle vendite passate del cartaceo. Ovviamente quando si va a vedere la descrizione del libro non si menziona nulla di tutto ciò: infatti l’edizione è vecchia, del 2002. E sapete quanto costa il cartaceo equivalente della BUR in due volumi a 1784 pagine stampato nel 2002? 32 euro. Seriamente: chi state prendendo per il culo con 29,99 euro di pesantissimo PDF coi DRM?

(Immagine modificata a partire dall’originale in questa pagina)
“La guerra è l’impiego illimitato della forza bruta [...] un atto di violenza il cui obiettivo è costringere l’avversario a eseguire la nostra volontà.”
(Carl von Clausewitz)

Questo è lo scenario a cui gli editori dovranno abituarsi con il trasferimento del potere di “decidere per davvero” nelle mani di scrittori e lettori. Il lettore non è un loro nemico, ma se lo costringeranno a diventarlo lo diventerà.

Di sicura c’è una cosa: tra questi editori solo Newton Compton, quello che casualmente si è guadagnato il 13% del mercato, è anche quello senza DRM Kattivi (c’è solo Watermark con il nome dell’acquirente) e con i prezzi più adeguati alla realtà economica del mondo degli eBook così come ci è apparsa negli Stati Uniti. Anche gli altri editori dovranno, se vogliono competere, abbassare i prezzi su tutti i libri su cui potranno abbassarlo. E smetterla di farsi beccare a vendere l’edizione digitale a prezzo uguale o maggiore del cartaceo: è il tipo di cose che tra i forti lettori vi sputtana subito l’immagine.
Direi che quel 13% Newton Compton se l’è meritato.. ^_^

 

I Coniglietti del Venerdì (19)

Posted by on 28 gen 2011 | Tagged as: Conigli, Giappolandia

Finalmente è venerdì! Era ora.
Sette giorni senza video di conigli, solo con le foto sparse negli articoli, è un tempo troppo lungo per chiunque (ovviamente mi riferisco agli esseri umani degni di questo nome: chi non ama i conigli è un mostro).
Oggi il coniglio è Mokyu, la cui padroncina schiava è una femmina di razza giapponese. Dalla vocina, anche considerando il tono acuto tenuto per vezzeggiare il coniglio, si direbbe una loli di 15 anni. Sbagliato: in un commento rivela di averne ben 31. Le padroncine schiave dei conigli sono preoccupanti. E pure io lo sto diventando.

Nel primo video canticchia questo:

Mokyu, Mokyu, Mokyu-rin
Mokyu-rin, Mokyu-rin,
Mokyu, Mokyu, Mokyu-rin
Kawaii na

Ovvero ripete il nome del coniglio e alla fine dice “è grazioso”. In realtà kawaii intende qualcosa di più del semplice grazioso, più vicino al delizioso e graziosissimo, qualcosa da fissare in estasi, come può essere un coniglietto di due mesi che strofina il musino contro la mano della padroncina. Molto meglio essere kawaii che belli, come dicevano in un programma sul Giappone anni fa. Dal na si dovrebbe poter desumere che Mokyu è maschio, ma non sono sicuro. Sono ancora fermo a cercare di imparare qualche scarabocchio alfabetico di quelle porcate che spacciano per una lingua scritta (è notorio che i giapponesi sono analfabeti: fanno quei disegni per darsi un tono e ingannare i gaijin).

Rin come tan è un suffisso simile a chan, ma in versione bambinesca. In realtà chan stesso è la versione bambinesca di san, come chama lo è di sama, ma poi è diventato un suffisso vero e proprio per cui hanno creato tan che è il bambinesco del bambinesco… o almeno così ho capito. La scelta in questi casi tra chan, tan e rin dipende molto da come suona vicino al nome: Mokyu-rin suona molto meglio di Mokyu-tan.

Velo pietoso sul Mokyu-rin banana time che avrà attirato le fantasie degli zoofili (so che siete in parecchi a leggermi), poi delusi dal fatto che la mangi con la bocca. ^_^”"

 

Tariffe ridotte per Ebook Lab Italia 2011

Posted by on 27 gen 2011 | Tagged as: Ebook, Editoria

REPOST per ricordare (ai pochi che potrebbero essere interessati) che la possibilità di approfittare delle tariffe ridotte coi pass Early Bird scade il 31 gennaio. Il pass Early Bird unito allo sconto per studenti (-50%) permette di pagare solo 74,50 euro per una singola giornata contro i 199 euro (senza sconti) del pass standard. Non è un evento economico, siamo chiari, ma se siete addetti ai lavori e volete usufruire di un aggiornamento professionale a costo contenuto dovreste frequentare tutte e tre le giornate.

A parte quello del Duca, che è un pirla e non si capisce cosa ci faccia lì, tutti gli altri interventi saranno tenuti da professionisti del settore in grado di fornire informazioni utili e chiare. Il pass Early Bird per tre giorni costa 299 euro, contro i 399 di quello standard. Se io fossi il piccolo editore e voi i miei dipendenti/editor, vi ci spedirei con un bel calcio in culo di accompagnamento. ^_^

Trovate le tariffe e gli sconti a questa pagina.

Loro non verranno. Sanno già tutto, non sono come gli umani.
“Oomani è stopidi!” – “Cììì!!! Hai lagione! Cììì!!!”
(coniglietti danzano felici)

E ora via con il REPOST!



Ebook Lab Italia è una mostra-convegno sull’editoria digitale dedicata ai professionisti del settore. Librai, editori, scrittori, produttori di hardware, distributori ecc… sono invitati ad abbracciare la rivoluzione digitale con lo slogan “il futuro dei libri, i libri del futuro” (il motto di Simplicissimus di Antonio Tombolini, che è infatti uno degli organizzatori), attraverso tre giorni di seminari e workshop. La prima edizione sarà dal 3 al 5 marzo 2011, presso la Nuova Fiera di Rimini. In particolare Ebook Lab Italia sfrutterà la Sala Neri del nuovo Palacongressi, in grado di ospitare fino a 700 persone.
Ecco le liste degli interventi di giovedì, venerdì e sabato.

Se dovessi scegliere un solo giorno, io andrei al primo: alla fine del pomeriggio ci sarà Riccardo Cavallero di Mondadori che parlerà di Strategie commerciali per il settore trade e al mattino Gino Roncaglia con il suo 2015: il futuro dell’ebook, senza contare che ci sarà pure un esperto di autopubblicazione, il polacco Piotr Kowalkzyc, con l’intervento Self-publishing, a source of innovative thinking and how to benefit from it.

Il 4 marzo alle 11:20 ci sarà il mio intervento, intitolato Libroshima: cronache del dopo eBook. Sono solo 25 minuti più le domande, come negli altri interventi. Farò una sintesi dei possibili pericoli che gli editori dovranno affrontare in un mondo futuro in cui la loro capacità di porsi come gatekeeper sarà destinata a ridimensionarsi o a collassare.

Abstract – Su Libroshima, l’allegra città dell’editoria, sta per esplodere l’eBook. Gli editori affronteranno un nuovo mondo in cui non potranno più decidere chi e cosa verrà pubblicato né limitarsi a saturare gli scaffali delle librerie con la forza della propria posizione dominante. Orde di scrittori autopubblicati invadono le strade con prezzi ridicoli e prodotti di nicchia prima impensabili.
La libertà di discussione su Internet indebolisce la posizione degli editori, spesso colpevoli di pubblicare schifezze non migliori di quelle degli autori autopubblicati. Blindare i libri coi DRM attira il disprezzo del pubblico, sempre più compiaciuto delle difficoltà patite dai Signori della Carta. Gli editori si arroccano tra le rovine a pianificare una strategia che li salvi dalla morte. Forse.

Il tono sarà quello degli interventi su Baionette Librarie, ma senza pantsu, oppai o wincest (e nemmeno razzismo). Però ci saranno i coniglietti. Per le fatine non prometto niente, ma credo che se vorranno potranno infiltrarsi dalle finestre senza dover pagare il pass. ^_^
Intervento in italiano (o perlomeno nella variante gesticolata che uso io).

Fine REPOST.

Dare un pugno all’elefante

Posted by on 25 gen 2011 | Tagged as: Bizzarro, Musica

No, non intendo parlare dell’editoria e di come gli indipendenti potranno dare un pugno in faccia ai Big con gli eBook. Voglio parlare di qualcosa di più semplice, più terra-terra, più attinente al titolo. Niente metafore, solo un pugno all’elefante. Dentro al culo.

Voglio mostrarvi due video che spiegano come si preleva lo sperma agli elefanti. Può sempre servire questa conoscenza se state producendo narrativa di qualità che affronta i Grandi Problemi e la piaga del precariato e ‘sticazzipurenoncelimettete? ecc… ecc…

Masturbare un elefante non è facile. Non basta strofinargli il pisellino, anzi: è pericoloso! Il pisellino dell’elefante può sobbalzare e colpire l’addetto, procurandogli anche lesioni gravi. Siamo davvero sul genere “Spero che me lo metta in culo perché se me lo dà in testa mi ammazza”. Data la pericolosità intrinseca al pisellino della bestiola, quando l’elefante eiacula non ci si mette sotto con un secchio tra le mani (e la lingua di fuori stile facial da film porno), ma si spinge un sacchetto collegato a un bastone sotto l’elefantiaco augello rimanendo così a distanza di sicurezza.

Comunque, lasciamo perdere il gran finale, e torniamo al duro lavoro preliminare. Non potendo strofinargli il pipino, l’addetto deve massaggiargli la prostata. Ma la prostata è dentro: come fare? Con una tecnica non diversa da quella del “ditino” che certe ragazze infilano nel popò del partner durante la fellatio. Solo che in questo caso tutto va fatto secondo le dovute proporzioni e invece di un ditino si caccia dentro tutto il pugno e una fetta di avambraccio. L’elefante, forse ignaro del parere ufficiale del Papa a riguardo di simili pratiche avverse al Cristo (citando Zweilawyer), adora farsi masturbare analmente.
Fisting anale per elefanti. Yeah!

Ma prima di dedicarsi a questo piacevole lavoro, l’intestino dell’elefante viene ripulito: palle di merda estratte dall’ano con le mani e gettate in una carriola, seguite poi da un generoso clistere col tubo di gomma piantato su nel culo. L’elefante sorride e gode anche nella fase di pulizia. Se sta a divertì, il porcellone.

Qui ci vuole l’audio acceso. È imperdibile.
 

Voi direte “Duca, sei di parte: non è che gli elefanti si piantano roba in culo anche in natura, è solo una questione legata al prelievo del seme da parte degli umani”. Solo al prelievo? Solo con gli umani? Allora guardate qua con quanta allegria si piantano la proboscide su per il retto:

Lecca un po’ della merda estratta e sorride. Mitico elefante. ^_^

Per finire, rimanendo in tema, una deliziosa canzone del 1984 arrivata al quarto posto all’Ambrogino d’Oro (grazie Nixen per la segnalazione):

Ah, avevo detto che non intendevo parlare di editoria. Sì, non nel senso di pugno in faccia a elefanti simbolici. Ma in un certo senso ho parlato di editoria. E ho parlato di fantasy italiano. E di certi modi di porsi col pubblico. E di certi modi di porsi e sostenersi più o meno tacitamente tra autori. Chi vuole intendere intenda e gli altri facciano come gli elefanti. New Elephantine Fisting.

 

110 anni dalla morte della Regina Vittoria

Posted by on 22 gen 2011 | Tagged as: Concorsi Letterari, Steampunk, Storia

Oggi un piccolo post commemorativo per i 110 anni dalla morte della regina Vittoria.
Il 22 gennaio 1901 si chiuse un’Età, quella Vittoriana, caratterizzata per la maggior parte del periodo dalla fiducia nell’avvenire e nella capacità del progresso scientifico di migliorare la condizione umana.
Venne sostituita dagli sfarzi eccessivi e dalla corsa agli armamenti dell’Età Edoardiana (1901-1910), caratterizzato dalla paura per il terrorismo, da una minore fiducia degli intellettuali nella scienza come portatrice di risposte per ogni problema (unita al fenomeno opposto: una riverenza superstiziosa per il progresso, come se la scienza fosse una religione), da sempre maggiori dubbi sulle modalità di gestione delle colonie (anche questo, come la minore fiducia nel progresso, fece parte della crisi di fin de siècle) dalla prima guerra sufficientemente moderna e sanguinosa da colpire l’opinione pubblica d’Europa (il conflitto Russo-Giapponese) e dalla prova definitiva che la Russia fosse una potenza reazionaria sull’orlo del collasso, solo all’apparenza invincibile grazie alla straordinaria quantità di soldati che poteva arruolare, ma in realtà instabile nel fronte interno (rivoluzione russa del 1905).

Rimase, fino alla Grande Guerra, la fiducia che alla fine tutto sarebbe andato per il meglio: questo lo pensavano sia gli anarchici intenti ad assassinare governanti sia i peggiore porci tra i ricconi capitalisti. Uniti nella fiducia verso il futuro, seppure immaginato in modi molto diversi, e con grandi incertezze su quel presente di crisi (sia sociale che di valori) che, in un certo senso, rendeva il “futuro luminoso” un paradiso promesso.

Visto che si ricollega a uno dei motivi per cui il mondo del XXI secolo ha riscoperto con tanto entusiasmo lo Steampunk (che, ricordiamolo, risale per il nome agli anni ’80 e per le prime opere agli anni ’70), riporto quanto detto dallo storico Alessandro Barbero:

Se dovesse paragonare il momento storico che stiamo vivendo ad un altro qualsiasi, quale potrebbe essere?
[...]
mi colpisce il parallelo con gli anni di fine Ottocento – inizio Novecento: vertiginosi progressi tecnologici, disagio generalizzato, senso di mancanza di riferimenti valoriali sicuri, classi dirigenti arroganti, il terrore degli attentati…

Così, senza nessun motivo particolare.
Ricordate che pochi giorni fa era il 140esimo anniversario.

Torniamo alla regina Vittoria.
Negli ultimi anni della sua vita, pur non soffrendo di alcuna malattia grave, la regina era molto invecchiata. Le articolazioni si erano irrigidite, tanto che ormai camminava con sempre maggiore difficoltà, la cataratta l’aveva resa quasi cieca, dormiva male e soffriva di dolori alla schiena. L’anno 1900 era stato particolarmente doloroso. La seconda guerra Angolo-Boera, con il suo bilancio di morti e di critiche feroci contro l’Inghilterra, l’aveva segnata. Vittoria aveva fatto il suo dovere, visitando le truppe prima della partenza, inviando messaggi di incoraggiamento ai soldati e di condoglianze alle famiglie dei caduti. Al lutto dei sudditi si aggiungeva quello personale: in Sud Africa era morto il principe Christian Victor, suo nipote e figlio maggiore della principessa Helena, portato via dalla febbre enterica contratta sul campo di battaglia.
Prima ancora, il 30 giugno, era morto il suo secondogenito Alfredo, duca regnante di Sassonia Coburgo. E durante l’estate aveva saputo che la sua amata figlia maggiore, l’imperatrice vedova di Germania (moglie di Federico III, morto di cancro alla laringe nel 1888 dopo tre mesi di regno), aveva un tumore al midollo spinale che le causava dolori atroci.

Inizia un nuovo anno e mi sento debole, talmente mal ridotta che lo comincio con tristezza
(Diario della regina Vittoria, gennaio 1901)

Vittoria era sempre più stanca e priva di voglia di vivere. Il 15 gennaio le condizioni fisiche della Regina peggiorarono. Una circolare ufficiale della Corte informava che la regina non era nelle normali condizioni di salute. Il 17 gennaio venne colpita da un lieve ictus che le causò l’afflosciamento del lato destro del volto. Era cosciente e non soffriva molto. La mattina del 19 gennaio la situazione peggiorò ancora e la Corte annunciò che le condizioni neurologiche della sovrana si erano deteriorate per colpa delle molte preoccupazioni dell’ultimo anno. A mezzogiorno vi fu un nuovo comunicato: la regina era in uno stato di “grande prostrazione fisica” accompagnata da sintomi “allarmanti”. Il 20 gennaio la situazione peggiorò ancora e la famiglia accorse al suo capezzale, al castello di Osborne sull’isola di Wight.

Al suo capezzale accorse anche il duca di Connaught, che si trovava in Germania per il bicentenario della fondazione del regno di Prussia, e con lui il Kaiser Guglielmo II che aveva fatto interrompere in anticipo i festeggiamenti per raggiungere la nonna morente. Guglielmo II aveva avuto un pessimo rapporto con la madre: la accusava della propria deformità (aveva un braccio atrofizzato a causa di un parto problematico) e della morte del padre. Aveva ragione in entrambe le accuse: era stata l’ostinazione della madre ad avere medici inglesi a causare l’incidente nel parto, dovuto all’uso del forcipe, e sempre l’ostinazione della madre aveva impedito ai medici tedeschi di operare Federico III quando ancora era possibile, con rischi accettabili per il livello raggiunto dalla medicina tedesca (che all’epoca era molto superiore a quella inglese). Guglielmo II era in pessimi rapporti anche con gli altri parenti inglesi, meno uno: la nonna Vittoria, che adorava.

Sono il maggiore dei suoi nipoti e dal momento che mia madre non può venire al suo capezzale, a causa della sua malattia, devo andare.
(Guglielmo II, spiegando il motivo per cui doveva partire)

Finché la nonna fu in vita, per non rattristarla, Guglielmo II evitò di elevare troppo il livello di scontro politico con i parenti inglesi. Dopo che la nonna fu morta, il Kaiser conservò come arma da fianco preferita il revolver Fagnus che la regina Vittoria gli aveva regalato (ora esposto al Museo di Storia Tedesca di Berlino). Mauser C96 e Luger 08 erano armi migliori e più moderne, ma il Kaiser rimase sempre legato al regalo della nonna.
La gentilezza e la bontà con cui il Kaiser assistette Vittoria sorpresero la famiglia reale che forse non aveva mai davvero compreso il profondo legame che si era formato tra la nonna e il nipote tedesco.
Il 22 gennaio la fine era prossima. La regina era lucida e riconosceva i famigliari, ma verso le sedici le condizioni fisiche si aggravarono. Respirava a fatica. Il Kaiser stesso, in ginocchio, la sosteneva assieme al dottor Reid per aiutarla a respirare meglio. Alle sedici e trenta Vittoria morì.

La regina Vittoria, una bella pollastrella armata pesantemente

Per 40 anni Vittoria aveva portato il lutto per la morte del marito Alberto.
Per il proprio funerale Vittoria aveva ordinato che non ci fosse il nero, ma il bianco: dopo quattro decenni di lutto, finalmente poteva raggiungere l’amato marito. Lo aveva fatto incidere sopra le porte del mausoleo nel 1862: Vale desideratissime! Hic demum conquiescam tecum, tecum in Christo consurgam. Ora il momento di riunirsi era arrivato.
Le misero un vestito di seta bianco e sul viso lo stesso velo da sposa che aveva indossato nel 1840. Nel fondo della bara fece mettere alcuni oggetti: medaglioni, anelli, un ricamo fatto dalla principessa Alice, fotografie dei famigliari e per finire la vestaglia del marito defunto con assieme un calco in gesso della mano. Non si fece imbalsamare perché non voleva che il corpo fosse esposto al pubblico. Sopra di sé volle l’abito da sposa (ormai non aveva più il vitino da vespa per indossarlo) e la bandiera britannica.
Nella stanza in cui rimase la bara prima di partire dal castello di Osborne volle molti fiori bianchi, in particolare di mughetto.

Il viaggio verso il luogo di sepoltura iniziò il primo giorno di febbraio.
La bara venne collocata sullo yacht Albert, dove era stata allestita la camera ardente. Un’ala d’onore di navi da guerra accompagnava la regina. A una delle stremità si trovavano quattro corazzate tedesche assieme a una nave da guerra francese, alla Don Carlos I portoghese, alla Carlos V spagnola e a molte altre tra cui la nuovissima corazzata giapponese Hatsuse (una corazzata da 15mila tonnellate, lunga 134 metri), appena completata il 18 gennaio nel cantiere inglese di Elswick e inviata lì su ordine del Mikado.
Davanti all’Albert procedevano in doppia fila otto cacciatorpediniere dipinte di nero.
La flotta inglese cominciò a sparare quando partì l’Albert. Smisero una alla volta, a mano a mano che il corteo funebre passava loro davanti. Il simbolo della potenza mondiale inglese salutò il simbolo del successo e della ricchezza inglese.

Per il corteo funebre Vittoria non volle un carro lussuoso o altre stravaganze che andavano di moda tra le ricche signore. Era figlia di un militare, moglie di un militare, madre di militari e comandante delle forze armate nel pieno della guerra in Sud Africa: la bara doveva essere posta su un affusto di cannone, come quella dei soldati semplici. E il corteo funebre non doveva essere in lutto, ma colorato: pennacchi, divisi scintillanti, bardature d’oro e porpora, fiori ovunque come se si stesse sposando di nuovo. Il tutto accompagnato dalla musica scozzese, che la regina adorava, e dalle marce di Chopin e Beethoven.

Davanti all’affusto procedevano gli ufficiali della Casa reale con Edoardo VII in uniforme da maresciallo. Alla destra del nuovo re c’era il Kaiser, alla sinistra il duca di Connaught, e poi il re di Grecia e il re del Portogallo. Dietro i rappresentanti delle altre nazioni, coi principi ereditari di Romania, Danimarca, Siam, Svezia, Norvegia e il granduca Michele di Russia.

Il corteo funebre partì da Buckingham Palace Road e raggiunse la stazione di Paddington, dove il feretro venne caricato sul treno per l’invio al castello di Windsor. Londra dove passava il corteo era immersa in un silenzio irreale: il battere degli zoccoli e la musica non erano soffocati dai rumori della città e dagli urli di strilloni e venditori. Gli inglesi osservavano in silenzio il corteo. Sapevano che la regina era una donna anziana, ma non la vedevano davvero come una donna.
Era la Regina. Era il simbolo dell’Impero. Era sempre stata viva, era sempre stata lei la loro regina. Generazioni di inglesi avevano conosciuto solo lei, arrivando a considerarla come un famigliare (anche quando disprezzavano gli aristocratici in generale). Aveva presieduto alla conquista del mondo da parte dell’Inghilterra ed era diventata la nonna degli inglesi.
Con lei tramontava un’Età e un mondo.

Quando succedette a suo zio, Guglielmo IV, nel 1837, la monarchia era probabilmente meno popolare che in qualsiasi altro momento a partire dal XVII Secolo. Alla fine del suo regno, la corona era stata elevata a nuovi livelli di prestigio e affetto, e l’Impero Britannico governava gran parte del mondo.
(BBC News, per il centesimo anniversario nel 2001)

Gran parte delle informazioni sono state prese da Morte e funerali della Regina Vittoria di Monica Charlot, pubblicato in Londra, l’oro e la fame.

Aggiornamento per il Concorso Steampunk
Ho deciso di distribuire i racconti in gara (non i fuori concorso), così come sono arrivati, in eBook su Baionette Librarie. Credo in ePub, Mobipocket e PDF. Il motivo per cui non li ho ancora pubblicati è che voglio aggiungere all’articolo dedicato un paio di righe di commento, giusto un paio, per ogni racconto. Essendoci una trentina di racconti e dato che di parecchi non avevo nemmeno una annotazione, li sto rileggendo tutti per segnarmi qualcosina da dire. È una cosa un po’ lunghetta, ma mi sembra giusto spendere un paio di parole (non di insulti) per tutti i racconti, anche quelli peggiori.
Non verrà data alcuna informazione sull’esito del concorso fino alla pubblicazione della raccolta dei racconti in gara. Non chiedete, è inutile. Non ho risposto nemmeno agli utenti che sento più spesso, come Angra.

 

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