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Gen 11

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Fazi, Melissa P. e quel covo di dementi chiamato Editoria Italiana

Nel corso degli ultimi due anni ho avuto modo di conoscere, direttamente o indirettamente o biblicamente, più di un editore e professionista del mondo editoriale (editor, in particolare) legato alla narrativa[1]. La sensazione per lo più è stata di disgusto. Cialtronaggine, incompetenza, ignoranza, talvolta perfino idiozia conclamata. Molti sembrano idioti solo perché sono ignoranti, ma altri sono davvero idioti. O perlomeno spero che molti sembrino solo idioti. Non ci giuro. Sono sempre troppo ottimista sulle reali capacità di comprensione e ragionamento degli altri. Confido sempre che ci sia gente che non attira l’attenzione e che sa fare, almeno in teoria, il proprio lavoro. Magari editor decenti che ora sono zombie svogliati o portatori di caffè presso qualche editore che non permette loro di lavorare decentemente (o non li paga in modo adeguato per farlo per cui danno merda in cambio di merda). Ho sempre molta speranza e nessuna conferma, ma la domanda “Ci sono bravi editor nascosti in Italia?” ogni tanto riaffiora. ^_^

L’editoria è un settore che sembra attirare più mentecatti e disonesti di quanto non ritenessi possibile in un ambiente professionale funzionante. Non mi riferisco solo alla fama di casa Fancazzucci di non pagare i traduttori (in fondo non l’ha solo lei: pare che il pagamento per intero da parte di un editore romano sia una reliquia leggendaria, come il Graal) o alle vicende di disorganizzazione e pubblicazione di amichetti che hanno caratterizzato la defunta collana Epix (complimenti ImmondaDori, esempio di disfunzionalità editoriale per tutti noi) o alla mentalità da leccatemi-il-culo-sono-l’Editore di cui si è parlato qui. C’è anche altro, ma in gran parte è materiale confidenziale o di non sicura attendibilità (internet è pieno di accuse più o meno credibili contro gli editori). Altro ancora è disonestà di routine, come usare ghost writer e truffare così i lettori: se il libro è bello e piacerà nonostante lo abbia scritto un altro, allora si dica che lo ha scritto un altro su idee e autorizzazione dell’autore (stile ambientazione condivisa?). Immaginare come normale la pratica di truffare i lettori sulla provenienza del libro (mentendo anche in caso di domande dirette) è l’ennesimo esempio della corruzione morale endemica nell’editoria. C’è chi traffica in carne di animali malati spacciati per provenienti da allevamenti sicuri e chi spaccia le opere di altri autori per quelle dell’autore scritto in copertina. Chi fa una cosa, farebbe anche l’altra: il principio alla base della truffa sulla provenienza del prodotto non cambia.

Poi ci sono vicende squallide come Sandrone che diceva di aver scelto le Cronache di Licia Troisi perché mostravano «un mondo fantasy che si distaccava tantissimo da tutto il fantasy che avevo letto finora» (probabilmente perché non aveva letto niente… o intendeva in realtà che si distaccano in negativo?). Sandrone mi sta simpatico, ma queste sono proprio le cose che ammazzano la fiducia nelle capacità professionali altrui (senza contare l’editing di merda fatto su quei libri, indegno di una casa editrice rispett… no, ok, è la Mondadori: tutto apposto! ^_^).
Alla fine quelli come questo sono solo episodi di contorno, graziosi fiocchetti colorati su un mondo editoriale ridotto a titanica merda bovina.

Negli ultimi due anni ho notato un clima sempre più ostile nei confronti degli scrittori-mentecatti e degli editori-banditi. È una cosa piacevole. È uno degli effetti positivi di internet, dar voce a quello disgusto generalizzato che prima non aveva modo di sfogarsi: basta che qualcuno inizi a lanciar accuse, con precisione, e si scopre che da parecchio c’era gente che voleva urlare “Il Re è Nudo”. Paura del rifiuto sociale: convinci il 99% delle persone che tutte le altre la pensano su un argomento come in realtà la pensa solo l’1%, e quel 99%si terrà per sé le proprie idee perché tutti penseranno di essere loro parte di un 1% di strambi che al massimo può fare le disprezzate chiacchiere da bar. Disprezzate solo dai mongoli radical-chic nella Torre di Merda ben in alto, lontana dal paese reale fatto di incazzature reali e problemi reali.
La gente non ha iniziato a disprezzare gli editori con la diffusione di internet: ha solo cominciato a manifestare il proprio disgusto in modo visibile. Nel caso del fantasy in Italia forse hanno cominciato anche a disprezzarli per davvero di più, ma gli editori se la sono proprio cercata (e poi il boom del fantasy monnezzone è recente per cui è per sua natura legato all’aumento degli italiani presenti sul web).

Questo post è dedicato alla polemica tra Melissa P. ed Elido Fazi, editore dei suoi primi tre libri (i cui diritti sono tornati a Melissa). La figura peggiore, come è intuibile, la fa Elido Fazi. La vicenda in sé non mi interessa molto e Melissa P. come persona (o come personaggio) non la conosco, ma le risposte di Fazi e le reazioni dei lettori sono goduriose.

Vi consiglio di leggere i quattro principali articoli che compongono la vicenda:
Il Fatto Quotidiano – Melissa P: “Papà Fazi mi ha fregato”
Il Fatto Quotidiano – La Melisseide
Il Fatto Quotidiano – Fazi: “Melissa P. una bugiarda”
Post in cui viene riportata la lettera di risposta a Fazi inviata a Il Fatto Quotidiano.

Letti? Allora proseguiamo.
Non so se Melissa P. dica la verità o se menta, né posso sapere su cosa menta (il mondo editoriale contiene la quantità maggiore di bugiardi, sia per hobby che patologici, che abbia conosciuto), ma dei due è lei che fa la figura migliore. Non sarà la martire santarellina che vuole sembrare nell’intervista, ma c’è un abisso rispetto alla figura di merda di Fazi.

Prendiamo l’inizio dell’intervista a Fazi:

Fazi, racconti dall’inizio.
La verità? Un giorno Caltabellota, un editor che si eccita per tutto, purchè ci sia di mezzo il sesso, mi porta un romanzetto pornografico, in terza persona.

Definisce così l libro che ha venduto tre milioni di copie?
(Sospiro) Non tre milioni di copie. Forse due con l’estero”.

Era sulle fascette editoriali.
(Sorride) “Si scrivono cose…”.

Si scrivono cose.
Nemmeno la decenza di continuare a mentire. Per un editore è ormai naturale confessare in pubblico di arrogarsi il diritto di mentire a piacimento sull’entità del successo di un libro. Se le fascette con grosse cifre fanno vendere di più, come profezie autoavveranti, perché non mentire per fare in modo che la gente, truffata dalla menzogna letta, compri? Tanto nessuno se ne accorgerà mai né potrà dimostrare la truffa! Il messaggio è forte e chiaro: i lettori per Fazi sono una massa di coglioni da truffare e depredare. Per smentire Melissa, Fazi si dà quindi del bugiardo. Peccato che Fazi voglia che i lettori credano che Melissa sia una bugiarda e che lui sia quello onesto. Pensa di ottenerlo confessando che per lavoro mente ai clienti sapendo di mentire? Geniale. ^_^

Anche alcuni lettori si accorgono dell’idiozia della mossa di Fazi:

Piccola considerazione: difendersi da un’accusa di disonestà dandosi del bugiardo riguardo ai tre milioni di copie vendute sulle fascette somiglia pericolosamente a un clamoroso autogoal.
(FARAQAT)

Due milioni, tre milioni… o forse sono cifre inventate e basta?
Riporto questo intervento di Fazi su Libero, pubblicato nell’articolo Elido Fazi e Melissa P. – Lite a colpi di spazzola di Paolo Bianchi:

«Non è vero che la scrittrice mi abbia fatto causa. Abbiamo raggiunto, in pochi minuti e tramite avvocati, un accordo. Era in corso anche una trattativa per un libro successivo, ma non è andata in porto. Di questo è testimone l’agente letterario Piergiorgio Nicolazzini. La nostra separazione è stata dunque consensuale. Non capisco, ora, tutto questo spararmi contro. Se non che l’ultimo libro di Melissa, Tre, uscito per Einaudi, ha venduto pochissimo. Forse lei sta cercando di rilanciare la propria immagine, ma la sua situazione è tragica. Una brutta storia. Mi dispiace per lei. Aggiungo anche che il terzo libro di Melissa da me pubblicato, In nome dell’amore, ha raggiunto il 90 per cento di rese. Un disastro».
E i famosi 3 milioni di copie dei Cento colpi? «Erano molto meno, meno di un milione».

Tre, due o meno di uno?
Ha mentito aumentando del 50% o di oltre 200%?

Magari non lo sa neanche Fazi. Inventa in base al momento. In fondo che importano i numeri? I numeri sono per avidi bottegai, grezzi tecnici, sciocchi matematici e stupidi fisici (Einstein e Fermi fanno una pippa agli editori italiani). L’editore si sente artista, filosofo e mecenate, disdegna i numeri e non sa cosa sia la partita doppia. Poi non c’è da stupirsi se gente così piange sempre che gli affari vanno male e poi quando vanno bene frigna perché non sa gestire i soldi arrivati. ^_^

Il difficile rapporto tra editori e denaro già al tempo della lire

Interessante la leggenda del passaparola, spiegata da Fazi:

Torniamo al suo racconto….
Il libro all’inizio non vende 5mila copie a settimana, ma 500!

Cosa fa fare il salto?
Un servizio su Panorama di Toscani. Che nasce perché io gli faccio: “Fotografi Melissa?” Lui mi chiede 10mila euro. Troppi.

E allora?
Il libro iniziò a vendere, chiamò Panorama e io dissi: “Anche Toscani è su Melissa”. Loro gli pagarono i 10mila e le foto fecero partire le vere vendite eh, eh.

[…]

Quando esplode il libro?
Quando lei va da Costanzo. La seguivo passo passo, dedizione assoluta.

Di solito si dice che è il passaparola, ovvero la pubblicità gratis fatta dalla gente, a permettere a un libro di diventare un bestseller o comunque di guadagnare bene. Banale: la pubblicità costa molto e non sempre fa guadagnare più di quel che costa per cui la pubblicità GRATIS, soprattutto se massiccia (e considerando che i “consigli degli amici” di solito sono più efficaci di una generica pubblicità su un quotidiano), male non può fare. Sostituite il termine “passaparola” col vero significato di “ottima pubblicità regalata”, e l’efficacia della cosa sarà subito banalmente ovvia.

Il problema però è come si ottiene questa pubblicità gratuita. Difficilmente viene e basta, così, per regalo dal Cielo. Come spiegato spesso dagli esperti di editoria, i bestseller si creano a tavolino con scarso margine di errore: basta trovare/commissionare un libro vendibile (adatto al pubblico di lettori da un libro l’anno o meno), investire bene le proprie risorse, imponendo pile di libri ai librai, sfruttando amicizie nei giornali o in televisione (magari con degli scandali ad hoc legati ai contenuti, come avveniva con i programmi televisivi che parlavano continuamente de Il Codice Da Vinci), facendo insomma finire sotto il muso di più italiani possibili l’opera in modo che ne parlino (e per non sentirsi esclusi dai discorsi degli amici la comprino e la leggano).

Se anche solo uno su cento la dovesse comprare dopo un bel passaggio sui vari TG… beh, uno su cento di cinquanta milioni è meglio di uno su cento di ventimila! Dato che bisogna dedicare molte risorse, anche non quantificabili monetariamente (come amicizie e spazio sui telegiornali), non è possibile farlo con tutti i libri. La pubblicità gratis o a prezzo “di favore” (come ne Il Padrino: un favore in cambio di un favore) non è infinita. Anche lo spazio per le pile di libri nelle librerie è una risorsa scarsa: se stai sfruttando quel metro cubo per il libro A, non puoi usarlo nello stesso momento per il libro B: bisogna scegliere il libro che ha più possibilità di essere comprato dai milioni di lettori che leggono un solo libro all’anno. Un libro sulla storia delle baionette non diventerebbe un bestseller nemmeno se Alfonso Signorini ne parlasse con entusiasmo a ogni puntata di Kalispéra!, mentre per un libro come Nihal della Terra del Vento basta un servizio su Panorama pochi giorni prima dell’uscita, qualche espositore colorato nelle librerie con stampata sopra Nihal mezza nuda (a fare da “velina” per vendere il romanzo a forza di tette e culi) e un po’ di articoli/pubblicità sui giornali nei mesi successivi, sigh…

Un libro sulle baionette. Sarà un bestseller!
Srsly!

Cento colpi aveva anche lui la sua leggenda del passaparola. Leggenda che Fazi ha smentito, spiegando che il passaparola da solo non ha fatto niente: se c’è stato (penso di sì: io l’ho conosciuto tramite il passaparola di un amico all’università che a sua volta lo aveva conosciuto così, perché tanti ne parlavano) è avvenuto quando il libro era stato già spinto abbastanza da diventare un successo. Il passaparola forse ha permesso di renderlo un bestseller, ma è stato creato tramite la pubblicità regalata dagli amichetti di Fazi (inclusi i 10.000 euro pagati da Panorama al fotografo).

Di bestseller parla anche Renato Di Lorenzo, in questo breve articolo:

Come fa a vendere?
Puntando tutte le sue risorse di marketing a cominciare dalla distribuzione, su quel libro, soprattutto facendolo passare in televisione in prima serata o comunque su trasmissioni che si sono specializzate in propaganda libraria, facendolo recensire sui principali quotidiani e sulle principali riviste etc. etc. Conosciamo il copione. Si tratta di una “normale” campagna di vendita, come quella dei polli all’antibiotico: no difference.
Va detto anche che il problema del costo delle trasmissioni televisive congiura a far entrare la non-letteratura nelle case, perché se un personaggio di grido partecipa a una trasmissione tv, vuole dei soldi, ma se si presenta il suo libro ci va gratis.

Risultato?
Di risorse e di spazio per altri autori, che magari tentano di scrivere bene, non ce n’è più. Parlo anche semplicemente di spazio fisico nelle librerie.
Io sono fortunato perché sono pubblicato, ma quanti ce ne sono là fuori che non sono neppure pubblicati per colpa della non-letteratura?

Polli all’antibiotico. Interessante, no?

Torniamo a Fazi, gentiluomo d’altri tempi:

Colpaccio. Ma l’appeal di Melissa lo riconosce…
Uhhh! Guardi: fotogenica, forse. Ma dal vivo.. Tutte le donne che ho avuto nella vita sono più belle di lei, a partire da Alice.

Non mi interessa per il maschilismo in sé, ma per il modo in cui Fazi trova naturale catalogare la scrittrice non solo per l’aspetto fisico, ma in base al fatto di essersela scopata o meno (“donne che ho avuto”).
Visto che tutte le donne che ha scopato sono più belle di Melissa, allora Melissa non è un elemento dell’insieme “tutte le donne” (come potrebbe essere più bella di sé stessa?), e questo ci rassicura sul fatto, almeno per questa volta, che la pubblicazione di una giovane autrice non è passato attraverso il vaglio genitale di un vecchio porco. Ma dirà la verità? Non è escluso che lo dica per ripicca, dopo che Melissa lo aveva rifiutato (registrando la proposta per ricattarlo, da cui il fatto che Fazi la definisca “luciferina”?). Non possiamo saperlo, ma immagino che alla fine sia solo un semplice commento maschilista, come a dire «le altre scrittrici, ben più belle di lei, le ho sodomizzate tutte nel mio ufficio, arr arr arr!». ^__^

Lasciamo perdere la battutaccia di Fazi e concentriamoci invece su questa risposta:

Cioè?
Il primo anno le diamo 200mila euro: i diritti maturati. Ma ogni editore riduce del 30% i rendiconti, in previsione delle rese.

Cifra interessante. Le rese, perfino nel caso di un bestseller, vengono calcolate al 30%. D’altronde come già spiegato in passato da altri professionisti dell’editoria, il 20% di rese è il minimo e un 40% è normale anche per un romanzo di discreto successo. Un 30% sembra una stima prudente e accettabile per un bestseller.
Le rese sono il vero punto debole del cartaceo rispetto al digitale, come già spiegato in passato. Quando gli editori costruiscono il prezzo dell’eBook a partire dal cartaceo e togliendo le spese non sostenute, per dimostrare che a meno di 9 euro non si può vendere, vi stanno mentendo sapendo di mentire. Sono in malafede e confidano nella vostra ignoranza del mercato editoriale e del concetto di tiratura. In futuro tornerò sull’argomento visto che da alcuni mesi non faccio articoli a tema.

Ringraziamo Elido Fazi per l’informazione e andiamo oltre.
Nell’intervista a Fazi si diceva questo:

Fazi, racconti dall’inizio.
La verità? Un giorno Caltabellota, un editor che si eccita per tutto, purchè ci sia di mezzo il sesso, mi porta un romanzetto pornografico, in terza persona.

[…]

Ma col libro, lei che fece?
Simone dice: “C’è del talento”. Il personaggio c’era. Non sose erano cose scopiazzate su internet o vissute davvero.

Cosa fate?
Convochiamo lei e il padre. Lavoriamo sul manoscritto per un anno: nasce un libro nuovo.

Insinua che non scriva bene?
(Quasi grida) Ma come? Che Melissa non sappia scrivere è un fatto certo. Do-cu-men-ta-bi-le…

Come?
Il suo ultimo libro fa schifo.

Non è diplomatico, lei.
(Sorride). Mai stato… Dopo 20 pagine accettabili, Tre diventa orribile. Non l’ho nemmeno letto! Me l’ha detto mia moglie Alice che è italianista…

Il famoso parere della moglie italianista (LOL!): perché perdere pochi minuti per leggere venti paginette e accorgersi da soli dello schifo? Se fa schifo per lo stile e non per i contenuti “scandalosi”[2], un vero addetto ai lavori se ne accorge in tre paginette, altro che dopo venti. Se invece si parla di contenuti e quindi di mentalità bigotta e censura mentale dell’editore… beh, come spiegato queste puttanate cattocomunistofascistoidi un editore non può permettersele. Chi ragiona col culo, contro i principi della libertà di espressione, è un idiota e un incompetente indegno di farsi chiamare editore.
Sarà il caso di Fazi? Certamente no: mi pare chiaro che si tratti di un raffinato e abile professionista!

Questa storia del pessimo libro tramutato dall’editor in un testo decente sarà vera o è il solito caso di editore che, non potendo spararsi nelle palle dicendo che pubblica cose che disprezza e che per di più le pubblica pure senza alcuna cura, si difende dicendo che la cagatona ha ricevuto tutte le attenzioni necessarie a renderla un prodotto dignitoso?

6 luglio 2000 15,25
Diario,
scrivo dalla mia camera semibuia tappezzata dalle stampe di Gustave Klimt e dai poster di Marlene Dietrich; lei mi guarda con il suo sguardo languido e superbo mentre scarabocchio il foglio bianco su cui si riflettono i raggi del sole, filtrati appena dagli spiragli delle persiane.

C’è caldo, un caldo torrido, secco. Sento il suono della televisione accesa nell’altra stanza e mi arriva la piccola voce di mia sorella che intona la sigla di un cartone animato, fuori un grillo urla la sua spensieratezza e tutto è calmo e mite dentro questa casa. Sembra che tutto sia rinchiuso e protetto da una campana di vetro finissimo e il caldo rende più pesanti i movimenti; ma dentro di me non c’è calma. É come se un topo stesse rosicchiando la mia anima e in maniera così impercettibile da sembrare dolce, persino. Non sto male e non sto nemmeno bene, la cosa inquietante è che “non sto”. Però, so ritrovarmi: basta alzare lo sguardo e incrociarlo con quello riflesso sullo specchio perché una calma e una felicità mite s’impossessino di me.

Davanti allo specchio mi ammiro e rimango estasiata dalle forme che vanno man mano delineandosi, dai muscoli che assumono una forma più modellata e sicura, dai seni che cominciano a notarsi sotto le magliette e si muovono dolcemente a ogni passo. Fin da piccola mia madre, girando candidamente nuda per casa, mi ha abituata a osservare il corpo femminile e perciò per me non sono un mistero le forme di una donna adulta; ma, come una foresta inestricabile, i peli nascondono il Segreto e lo celano agli occhi. Molte volte, sempre con la mia figura riflessa nello specchio, intrufolo piano un dito e, guardandomi negli occhi, provo nei miei confronti un sentimento di amore e di ammirazione. Il piacere di osservarmi è talmente grande e talmente forte che diventa subito piacere fisico e arriva con un solletico iniziale e termina con un calore e un brivido nuovi, che durano pochi attimi. Dopo arriva l’imbarazzo. Al contrario di Alessandra, non sviluppo mai fantasie mentre mi tocco; qualche tempo fa mi ha confidato che anche lei si tocca e mi ha detto che in quei momenti le piace pensare di essere posseduta da un uomo con forza e violenza, quasi da farsi male. Io mi sono stupita poiché per eccitarmi mi basta osservarmi; mi ha domandato se anche io mi tocco e le ho risposto di no. Non voglio assolutamente distruggere questo mondo ovattato che mi sono costruita, è un mondo mio, i cui unici abitanti sono il mio corpo e lo specchio e rispondere di sì alla sua domanda sarebbe stato tradirlo.

Questo incipit è una schifezza. Ha di buono gli elementi porcelli (se pensavate che il problema fosse quello allora siete ritardati), ma sono sfruttati male e scritti peggio. Elementi attizza porcelli come “le piace pensare di essere posseduta da un uomo con forza e violenza, quasi da farsi male” in sé funzionano sul pubblico di comuni lettori che hanno fantasie sulle ragazzine vogliose di stupro, ma qui è tutto scritto da cani. Si sente un po’ anche la puzza del tentativo di far narrativa letteraria dei poveri, quella che viene naturale agli incompetenti, invece di concentrarsi su uno stile efficace che risulta difficile da scrivere proprio per la sua studiata semplicità.

Non dico che Fazi abbia mentito sull’impegno messo dall’editor, ma il risultato finale rimane una merda. Se l’idea era di farlo sembrare abbastanza mal scritto da poter essere davvero l’opera di una ragazzina (con pochissimo editing dietro), ok, ci siamo.
Se invece il testo è stato riscritto da zero, come ci fa intuire Fazi, con l’intento di renderlo decente e adatto alla pubblicazione di un editore rispettoso dei suoi lettori, cè da porsi due serie domande su: 1. quanto facesse CAGARE a spruzzo l’originale e 2. perché l’editor ha lavorato così male da farlo sembrare ancora una bozza in attesa di revisione. Ma se Fazi non ha mentito e l’editor si è davvero impegnato, allora l’editor è un incompetente. Grandioso.
In fondo non dovremmo stupirci della bassa qualità dei prodotti targati Fazi: The King – Il Re Nero di Mark Menozzi ci ha dato l’ennesimo esempio di cialtronaggine editoriale giusto pochi mesi fa.

Interessante anche questo spaccato di idiozia editoriale:

Su cosa avevate rotto?
Diciamo la verità. Il terzo libro era andato male: 30mila copie.

30 mila copie non è male.
Se ne tiri 250 mila sì!

LOL! Quale demente al mondo produrrebbe 250.000 copie di qualcosa quando, se va bene, usando la risorse giuste e la giusta spinta (in questo caso già bruciata: si stava cercando di trascinare un fenomeno già morto, non di crearne uno nuovo) se ne possono piazzare 100.000 nel corso dell’anno? Fare una tiratura più prudente, ma sufficiente per invadere le principali librerie, come 50.000 copie, e poi stampare piccoli lotti successivi (cosa semplice ed economica da quando si è diffuso il PoD) mentre si decide se fare una nuova ristampa massiccia a basso costo, proprio no?
Qui siamo alla demenza più spinta. Un editore vero non può stampare sull’unghia 250.000 copie quando è evidente che non ha le risorse o il libro adatto nemmeno per creare un classico bestseller a tavolino da 100.000 copie (e un editore lo sa bene da solo se ha dei favori da riscuotere o il peso politico-economico per imporsi nelle librerie).

Perlomeno si salva l’onestà imprenditoriale dell’editore che paga tutto il dovuto, come testimonia Melissa:

dal 2008, non ha mai presentato i rendiconti relativi alle vendite dei miei libri, nonostante sia io che il mio ex agente sollecitassimo ripetutamente tramite lettere e e-mail (altri testimoni). Prima di rivolgermi a un avvocato, andai in casa editrice di persona a chiedere spiegazioni, e Elido Fazi mi rise in faccia davanti a tutti.

No, forse no. ^_^””
Ma questo tra gli editori romani si dice sia normale. Un po’ meno normale è il disprezzo che viene riservato agli autori, anche quando fanno vendere tre (due-uno- zero?) milioni di copie. Il disprezzo dell’intellettuale (l’editore) nei confronti della merdacce (gli autori) credo sia reale, lo si è ben visto anche nell’intervista a Fazi. Su eventuali pagamenti non corrisposti non posso dir niente. Vero? Falso? Mah!

Ecco come fanno gli editori romani!

Chiudo l’articolo con le opinioni dei lettori su questo raffinato intellettuale dell’editoria, sufficienti per capire cosa davvero i “clienti” pensano dei Mercanti di Truffe che si ammantano di Intellettualismo ben chiusi nelle loro Torri di Carta:

Elido Fazi è veramente una persona poco apprezzabile, sia umanamente, sia professionalmente.
Il suo libro non l’ho letto, ho un rifiuto psicologico nei confronti della Fazi da quando ho collaborato brevemente in qualità di “servo ricompensato con elemosina” (alias lettore di libri di saggistica con fini valutativi).
Tuttavia, nel campo dell’editoria italiana le figure illuminate sono rare… se pure esistono. A me non ne viene in mente nessuna. Veramente, è ora che l’editoria via internet spazzi via tutta questa gente che, per il solo fatto di saper usare il congiuntivo, si illude di far parte di una fantomatica intelligentsija italiana (come se ne esistesse una!).
(Lorenzo G. Gallo)

C’è qualcosa che mi sfugge in tutta questa faccenda. Alla fine della fiera non ne esce bene nessuno. Melissa P. si svela essere (oddio, non è proprio un gran colpo di scena) l’ennesima scrittrice fasulla costruita a tavolino dal nulla (altra cosa è lo scrittore che viene aiutato a migliorare il proprio libro, ma ha una sua sostanza); Fazi, un editore non solo pronto a imbrogliare i lettori (come tanti altri editori, d’altronde), ma anche con quel mischiume di famiglia e affari che in Italia puzza sempre di bruciato (praticamente pubblica la ragazza del figlio, o alternativamente la sua “scoperta” pensa bene di diventare sua futura nuora, salvo ripensarci); Einaudi fa la figura di una casa editrice pronta a prendersi gli scarti degli altri (Melissa P. neanche vende più dopo il primo “prodotto”), e comunque pronta a cimentarsi in operazioni di bassa lega né più né meno come Fazi; la cosiddetta scrittrice, se ad annichilirne l’immagine non bastassero le sue ridicole interviste, viene presentata come un nulla mischiato con niente. Insomma, non si salva nessuno. E uno non può non chiedersi “a chi giova?”; chiunque si legga l’intervista di Melissa P. e poi quella di Fazi si guarderà bene dall’acquistare il nuovo libro, pur con lo stemma dello Struzzo sopra. E allora? Ci avrebbero guadagnato entrambi a starsene zitti. Ma forse avevano ragione i greci quando dicevano che colui che gli dei vogliono annientare, lo fanno prima impazzire.

E poi c’è chi si chiede ancora “come mai gli italiani non leggono?” Se questa è l’editoria…
(Vittorio Caffè)

Non puoi pubblicare un romanzo del genere (a cui peraltro è stato fatto un editing massiccio a quanto dice, quindi figuriamoci qual era il livello dell’”eiaculato a stampa” iniziale)
[…]
E’ davvero meglio che gli italiani non leggano, se le proposte editoriali devono essere di questo tenore.
(Poliphilus)

L’unico aspetto positivo di questo pastrocchio pseudo- letterario-familiare è lo spettacolo di due nullità (chi ha scritto un libro-ciofeca e chi l’ha pubblicato), che si rinfacciano a vicenda di essere stati derubati.
(Marisa)

non sono una fan di melissa, ma questa [NdDuca: c’è un femminile al posto del maschile, ma si riferisce a Fazi] si atteggia da vero defficiente. Se fino a ieri l’intervista di melissa potesse lasciare qualche dubbio sul personaggio dell’editore, ora si è proprio rovinato con le proprie mani, potrei definirla la peggior intervista di sempre, orrendo leggere le risposte del tizio.
(Greta)

Ma quanti anni ha questo Fazi? Sembra l’intervista di un ragazzotto di 20, 21 anni.
“Non ha venduto 3 milioni di copie, forse 2 con l’estero”. Eh già, proprio un fallimento. Sembrano i dati della questura all’indomani di una grande manifestazione di piazza: il Circo Massimo era stracolmo, ma non c’erano 3 milioni di persone, bensì due! Come se bastasse una cifra sparata a caz.zo per definire un successo e/o il flop di una manifestazione/libro. Il bello è che Fazi tenta di sminuire il successo di un libro pubblicato da lui stesso. Grottesco!
“(Sorride). Si scrivono cose…” Persona davvero seria, non c’è che dire.
“A me risultano 40 edizioni in lingua estera, non 55?. Un altro commento da questurino.
“Che Melissa non sappia scrivere è un fatto certo. Do-cu-men-ta-bi-le”. Se sia documentabile, lo documenti e poi, non sapevo che la Fazi fosse la casa editrice degli analfabeti: buono a sapersi, mi guarderò bene in futuro dal comprare suoi libri.
“Il suo ultimo libro fa schifo”. Bel commento, un ragazzino di 15 anni avrebbe saputo argomentare meglio.
“Non l’ho nemmeno letto! Me l’ha detto…” Bello parlare di cose che non si sanno, di cose riferite da altri! E io che pensavo che fosse da analfabeti parlare per sentito dire! Menomale che Fazi c’è, ad illuminare noi poveretti.
“Non si scrive, nemmeno per scherzo”. Qui Fazi s’è trasformato nel Cardinal Ruini.
“Tutte le donne che ho avuto nella mia vita sono più belle di lei, a partire da mia moglie”. Raffinato ed elegante. Ci mancavano solo un rut.to e una scor.eggia.
(Vittorio)

Io non so nel merito chi ha ragione e chi torto, ma leggendo quest’intervista a Fazi, mi schiero al 100% con Melissa.
(Hytok)

Mi trovo discorde dal tono generale di disprezzo e superiorità su questa intervista, in molti hanno scritto che questo argomento non è degno di questo giornale. Quello che invece è molto importante secondo me, è che un editore non solo non ha pagato correttamente un autore, ma come se non bastasse palesa la sua arroganza disprezzando in modo meschino un’autrice che lo ha arricchito e che ha fatto conoscere la sua casa editrice in tutto il mondo. Questa intervista smaschera Elido Fazi, che ama coltivare di sé l’immagine di un editore raffinato, quando solo un cialtrone inqualificabile giudicherebbe, per di più aspramente, un libro che non ha letto (“Tre”), giustificando quello che dice col fatto che lo ha letto la sua compagna.
Fazi non è l’unico editore a pagare in ritardo i suoi autori, eppure sia lui che altri che non rispettano gli accordi contrattuali continuano a godere di questa fama di brillante intelligenza e cultura. Per fortuna ci sono interviste come questa, in cui questi celebrati personaggi dell’editoria italiana si smascherano da soli.
(Carolina)

Quanto veleno il Fazi! Un editore che considera ***** i libri che pubblica!
(Paolo84)

I grassetti sono miei.
Ecco cosa il popolo sovrano, in quanto in possesso dei soldini agognati dagli editori, pensa di loro. Continuamente. In rari casi, come questo, esprime il proprio pensiero. Se fossi un editore comincerei a preoccuparmi seriamente del futuro fatto di eBook e di gente da convincere con la propria “buona reputazione” all’acquisto. Chi disprezza gli editori non pagherà i loro libri: leggerà piratato e nessuno potrà fermarli.
Benvenuti nel mondo reale, editori. LOL.

 


1 – Nota sugli altri editori. Sugli editori che non si occupano di narrativa so poco. Non è il mio campo. Leggo molta saggistica (più della narrativa), soprattutto di storia, ma non ho mai sviluppato odio o disgusto nei confronti degli editori specializzati in quell’ambito. Gli editori che mi hanno disgustato per i loro libri di storia da due soldi sono gli stessi che si erano dimostrati dei cialtroni anche nella narrativa (ImmondaDori, ad esempio). Invece di editori come Laterza o Il Mulino o l’editoriale Olimpia, non mi viene in mente nulla di negativo da dire. A giudicare dai prodotti che ho acquistato negli ultimi dieci anni sono editori eccellenti e molto attenti alla qualità.
Non ho mai provato la sensazione di essere stato truffato, nemmeno quando il libro era noioso o mi piaceva poco (tipo la soporifera storia della Cina del Mulino). Per chi fosse interessato, il Mulino ora vende anche eBook e invita i clienti a segnalare eventuali problemi nella conversione (caratteri venuti male ecc…) per potergli inviare una versione nuova corretta del libro. Peccato il prezzo: 5,90 euro per libricini di 130-160 pagine venduti a 8,80 euro in cartaceo.
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2 – Nota sullo stile. Il libretto di finte memorie erotiche con la ragazzina zoccola mi va benissimo se è scritto bene. Magari lo leggo anche. Un romanzo intellettuale e filosofico, pieno di concetti profondi e intelligenti, se è scritto di merda è da disprezzare. Se uno è tanto intelligente da scrivere “un romanzo vero mica la pupù commerciale” (usando la divisione intellettualistica che ha ucciso la lettura in Italia), allora è anche abbastanza intelligente da poterlo scrivere bene, applicando gli insegnamenti di oltre due millenni di retorica. Se non lo fa, è un miserabile figlio di puttana inetto e deve essere disprezzato. Chi non è in grado di comprendere questo concetto, non è in grado di capire né la narrativa degli ultimi secoli né il concetto di libertà di espressione (e in tal caso è un cattocomunistofascistoide da disprezzare).
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Dettagli sull'autore

Il Duca di Baionette

Il Duca di Baionette (Marco Carrara) è nato in un secolo, vive in un altro e crede di vivere in un altro ancora. Dal 2006 si occupa in modo costante di narrativa fantastica e tecniche di scrittura. Dal 2008 si occupa di editoria digitale sul suo blog Baionette Librarie, di cui si è autonominato Duca. Nel gennaio 2012 ha avviato AgenziaDuca.it per trovare bravi autori e aiutarli a migliorare con corsi di scrittura mirati. Gli stessi corsi forniti gratuitamente agli autori di Vaporteppa.

Nel gennaio 2013 ha ideato il progetto editoriale divenuto Vaporteppa nell’ottobre successivo, con la decisione di Antonio Tombolini, A.D. di StreetLib, di adottare la collana. Ora è Duca sia di Baionette che di Vaporteppa, un po' come Macbeth che ottiene una seconda baronia all'inizio della sua vicenda.
Nel gennaio 2017 ha avviato un canale YouTube.

Adora i conigli, gli scafandri da palombaro, i trattori e le fatine. Talvolta parla di sé in terza persona, come Silvio Berlusconi, i dittatori e i pazzi. Ops, l’ha appena fatto!

Permalink link a questo articolo: http://www.steamfantasy.it/blog/2011/01/11/fazi-melissa-p-e-quel-covo-di-dementi-chiamato-editoria-italiana/

45 comments

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  1. Angra

    C’è un dato significativo nell’intervista di Melissa: ben trenta Grandi Professionisti dei Miei Coglioni dell’Industria Editoriale hanno rifiutato un romanzo che poi ha venduto due(?) milioni di copie. Fazi stesso ci tiene a farci sapere che il romanzo l’ha pubblicato per sbaglio, a causa di un editor che ragiona con l’uccello ^__^

  2. Baccio

    No Angra ti dimostra che con la tv puoi vendere agli italici tutta la merda che vuoi , se ci metti anche una minorenne ninfomane scateni il signorini che è in noi.
    La diatriba è interessante sopratutto per il livello intellettuale e sopratutto per la mancanza totale di palle
    di certa editoria.

    Baccio

  3. Marco Albarello

    No ma…

    Addirittura?
    La Fazi era una piccola casa editrice. Rapporti straordinari. Il successo di Melissa ha distrutto tutto. Ho dovuto ripartire da 0.

    Quando nella stessa intervista, alla prima domanda:

    Fazi, racconti dall’inizio.
    La verità? Un giorno Caltabellota, un editor che si eccita per tutto, purchè ci sia di mezzo il sesso, mi porta un romanzetto pornografico, in terza persona.

    Cioè sostiene che era un piccolo mondo felice dove tutti si volevano bene e poi parla del suo editor stigmatizzandolo alla stregua di un maniaco sessuale? E meno male che erano in buoni rapporti, sennò che faceva, lo accoltellava? O_o E non può dire che ha cambiato idea dopo perchè il suo giudizio è implicitamente legato al fatto passato in cui l’editor gli consegna in mano un “romanzetto pornografico”. “Dagli amici mi guardi Iddio, ché dai nemici mi guardo io.”

    FAIL FAIL FAIL*

    Altra chicca già evidenziata ma:

    Era sulle fascette editoriali.
    (Sorride) “Si scrivono cose…”.

    A me quello che manda in bestia è quel (Sorride)! Mi si palesa in mente la scena del pedofilo che ha stuprato venti bambini, viene infine catturato, e giusto perchè deve far vedere che è stato più furbo della polizia e vantarsene, ti racconta nei minimi particolari la violenza ridendo… Dov’è Chuck Norris e la pena di morte in questi casi? Voglio un pò di sana giustizia stile Texas ORA:Autovelox

    *Ad libitum.

  4. Il Guardiano

    Quel libro fà schifo…è pornografico come un film Porno.
    La vita della giovane ninfomane ragazza e il suo desiderio di amore è solo un debole pretesto per mostrare una serie di scene di sesso.
    Mi ricordo che non riuscii ad andare oltre a un 50-70 pagine. Sfido chiunque a sostenere che ha visto un film porno dall’inizio alla fine. E’ la stessa cosa.

  5. Alessandro Forlani

    Grazie Duca. Grazie, di cuore.

  6. Enry

    Articolo bellissimo, Duca! ^____^
    Lo condivido sedutastante sul faccialibro! ^__^

  7. Pazuzu

    L’editoria “di nicchia” è ancora più mafiosa della “grande editoria”. Tenendo “generi particolari” solo per appassionati, fanno il bello e il cattivo tempo e controllano i prezzi come un cartello della droga colombiano.
    Di ristampe: neanche a parlarne e se escono sono fatte da curatori che hanno preso la laurea su Yuggoth (su Yuggoth non c’è vita).

  8. Angra

    @Baccio:

    No, non è così. Una promozione massiccia è condizione necessaria per vendere due o tre milioni di copie, ma non è anche sufficiente. Per raggiungere volumi simili il romanzo deve avere un potenziale – il che non significa che deve essere un bel romanzo, né un romanzo decente. Non è che prendi qualsiasi cosa e ne vendi due o tre milioni di copie perché lo dice Costanzo o Vespa o Fazio. Cinquantamila può essere, due milioni no. Cento colpi di spazzola era il libro giusto, e i grandi esperti non l’hanno riconosciuto. Quella sull’editor che ragiona con l’uccello era una battuta: è probabile che in casa Fazi un po’ di fiuto per la robaccia che vende (vedi Twilight) ce l’abbiano davvero.

  9. Gherardo Psicopompo

    C’è un dato significativo nell’intervista di Melissa: ben trenta Grandi Professionisti dei Miei Coglioni dell’Industria Editoriale hanno rifiutato un romanzo che poi ha venduto due(?) milioni di copie. Fazi stesso ci tiene a farci sapere che il romanzo l’ha pubblicato per sbaglio, a causa di un editor che ragiona con l’uccello ^__^

    Beh, magari da questo dato potrebbe venire fuori che altri editori italiani avevano sì fiutato la passera il successo di Melissa P., ma per una sorta di “pudore intellettuale” hanno deciso di non pubblicarlo…
    Vabbè, e poi mi sveglio tutto sudato.

    In ogni caso, secondo me dalla vicenda ne escono coperti di merda un po’ tutti e due, per quanto Fazi sembri sprofondarci dentro fino al collo, mentre della ragazzina spuntano le spalle. Io di lei ho visto alcune intervista, in passato, e non mi aveva dato l’impressione di essere una stupida. Una zoccola, magari, ma una stupida no. Tuttavia, non mi sembra totalmente incredibile l’ipotesi che lei un bel po’ di denaro l’abbia ricevuto, salvo poi spararselo nel culo tutto nel giro di pochissimo tempo da adolescente viziata quale in effetti è.
    E cortesemente si eviti il discorso sulla povera fanciulla sconvolta dalla separazione dei genitori, che nel 2011 veramente non regge più.

  10. Zino Davidoff

    Articolo bello, seppur deprimente.

    Ma noi vogliamo notizie sul concorso!!! :P

  11. Invernomuto

    Il problema è che dal punto di vista di un editore un BEL romanzo è quello che vende.
    Che poi non sia di suo gusto, non sia bello (spoiler: bello è un’opinione, non esiste, i dati di vendita invece sono fatti dimostrabili), non sia veritiero non sono fatti suoi, lo scopo di un editore è VENDERE, e tutti coloro che hanno rifiutato il libro prima di Fazi hanno dimostrato di non saper vedere il potenziale da 3 (2, 1?) milioni di copie che aveva quel testo.

  12. Il Duca di Baionette

    Aggiungo un link e un paio di considerazioni.
    Link: http://www.melba.it/csf/articolo.asp?articolo=129.
    Elido Fazi nel 2006 in quell’articolo parla di Melissa, tra le altre cose.

    Notate:

    Hai mai rifiutato un autore che poi ha avuto successo?
    «Gore Vidal mi aveva segnalato Dan Brown. Ci arrivò il suo libro sei mesi prima che uscisse in America. Lo leggemmo distrattamente e non ne facemmo niente».
    Complimenti.

    Hanno beccato Twilight e Melissa, ma anche loro da bravi mongoli fallivano nell’individuare libri creati a tavolino per diventare successi.

    Dal punto di vista editoriale cosa rappresenta il libro di Melissa?
    «Come numero di copie è il secondo grande successo mondiale italiano dopo Eco. Tre milioni circa di copie vendute nel mondo. Melissa è stata prima nelle classifiche in Germania, in Argentina, in Brasile, in Turchia. E ha venduto moltissimo in Inghilterra».

    Le critiche però sono state pessime.
    «In Italia. Ma nel resto del mondo sono state ottime. L’invidia nel mondo letterario è devastante. Non c’è nulla che la scateni di più che il successo di un altro. Gli scrittori che superano le 10mila copie in Italia saranno al massimo quindici. Arriva una ragazzina e, pur boicottata dalla critica, dai giornali, va al primo posto assoluto in classifica. Molti sono scoppiati».

    Anche sul secondo libro.
    «Melissa sul secondo libro ha dimostrato anche una certa capacità di scrittura. E la critica non è stata generosa: doveva riconoscere che a 18 anni scrivere un libro così non è facile».

    Tre milioni.
    Qui regge la menzogna delle fascette.
    Una certa capacità di scrittura.
    Non era una analfabeta incapace “do-cu-men-ta-bi-le”?
    Elido, ma stare zitto invece di mentire dove la menzogna rimarrà in eterno a marchiarti come cialtrone, proprio no?

    Tra il primo e il secondo libro Melissa è entrata in famiglia. Si è fidanzata con tuo figlio Thomas.
    «Io le voglio molto bene e adesso, quando leggo una critica negativa, ci sto male. Spesso le critiche sono opera di autori che hanno scritto libri ignorati dal mercato. Come quella che ha stroncato Melissa sulla Stampa».

    Mente ora o mente dopo?
    Nel 2011 ha sostenuta che era luciferina, che era capricciosa, che non voleva che stesse col figlio… e invece nel 2006 diceva di volerle molto bene?
    Srsly Elido, STFU e piantala di fare figure degne del peracottaro che sei.

    Melissa è stata una manna caduta dal cielo.
    «Sapevamo che avrebbe avuto successo ma non che avrebbe venduto milioni di copie. Ci ha fatto raddoppiare il fatturato. Ci ha fatto conoscere presso editori stranieri, ci ha aperto relazioni che prima non avevamo. Un caso simile a quello di Porci con le ali per Savelli, o di Camilleri per Sellerio».

    Quel successo non era stata un disastro che aveva dovuto far ripartire da zero l’azienda, con traumi enormi?
    O forse nel 2006 l’inettitudine di Elido come editore non aveva ancora portato al collasso di un’azienda il cui problema non era certo guadagnare di più?

    Se Fazi avesse onore farebbe la cosa giusta, l’unica via di uscita per conservare almeno la Dignità: si sparerebbe in testa.
    Ma è un editore e quindi non ha onore né dignità. E nemmeno una casa editrice, visto che ha venduto tutto al Gruppo Editoriale Mauri Spagnol (uno dei colossi italiani) e attende di essere silurato prima o poi dall’attuale incarico di direttore editoriale (motivo per cui, forse, cerca di lanciarsi come scrittore). ^_^

  13. Zweilawyer

    Peccato, perchè con Il Re Nero e Buio/Ombra, Fazi aveva dimostrato di essere un ottimo editore… per gli amici di Baccalario.

  14. dedo

    Anche io ho sentito che gli editori romani non pagano i traduttori, ma credo siano dicerie… http://goo.gl/rhC8Q

    In quanto non maschilista, vorrei spezzare una lancia in favore di Melissa P., senza di lei non esisterebbe questo generatore automatico di ROTFLMAO.

  15. Marco

    Out of topic: Duca, non so quanto può interessarti, ma ti ho premiato con il Sunshine Award. Siccome comunicarlo ai vincitori fa parte delle regole, eccomi qui.

    Su Fazi, dico che è un peccato perché all’inizio mi sembrava un bravo editore. Sarà che l’avevo conosciuto per John Fante e anche altri sui libri mi erano sembrati buoni. Devo dire però che poi l’ho un po’ perso di vista e dopo Melissa P. ho capito perché l’avevo fatto.

  16. astrolabio

    Ciao a tutti, sto per scrivere un commento che forse verrà ritenuto OT, ma volevo commentare quello che dice l’editore romano alla finestra sul fumetto: da bravo editore romano, oltre a non pagare i traduttori e ad essere inquietante, dice solo una parte della verità, e la meno interessante.
    Già, infatti i numeri reali compresi tra 0 e 1 sono DA SOLI maggiori dei numeri naturali (lo so, la cosa sembra pazzesca ma questa è la dimostrazione: http://it.wikipedia.org/wiki/Argomento_diagonale_di_Cantor ); cosa avrà voluto ottenere l’editore omettendo questo particolare essenziale possiamo solo congetturarlo.

    per non essere troppo OT dirò che i pensieri che ebbi all’epoca di melissa p. furono che il libro ebbe successo in quanto libro zozzo con teenager zozza ma che a differenza di Lolita non è stato scritto da un vecchio porco ma dalla teen in questione; o almeno questo era quello che il lettore voleva credere anche se magari era tutto finto, tipo il wrestling. L’idea se ci pensate è buona, strano che non sia venuta in mente a nessuno prima.
    Buone anche lo trovate del fotografo che se non ricordo male avevano il volto censurato e le ospitate da costanzoa dire quanto è zoccola, invece di criticare questi mezzucci si dovrebbe trovare il modo per usarli con della bella letteratura ceteris paribus dovrebbe pure vendere di più.

  17. AlesSab

    Lessi un pezzo del libro di Melissa P., molti anni fà. Il cervello diceva di smettere, ma il cazzo non era d’accordo.

  18. lapo

    @dedo: è tornato online il sito ufficiale, non è più necessario usare il mio grigio mirror. ;-)

  19. Crotaloalbino

    La verità è che non ho letto i commenti che mi precedono quindi, con ogni probabilità, qualcuno ha già detto quello che sto per scrivere.

    Fazi e Melissa P. si meritano a vicenda. I 2 milioni (estero incluso) che si sono pappati il diario erotico della nanerottola obbligatoriamente-intellettuale-di-sinistra che paga i gigolò solo perché sono colti (leggere intervista, please, c’è da scassarsi in 1000 dal ridere) si meritano Melissa P. e Fazi.

    Per quanto mi riguarda, torno a infilare la faccia dentro “Infinite Jest” solo per spararmi un cazziliardo di pose con tutti coloro che leggeranno questo commento (in realtà sto leggendo una roba dallo scarsissimo valore letterario, una stronzata costellata di morti ammazzati e scopate assolutamente fini a se stesse… ok, la sto leggendo in inglese, quindi posso spararmi le pose uguale).

    Ah, ciao.

  20. Angra

    L’espressione lettori da un libro l’anno o meno mi ha fatto venire in mente un paio di considerazioni. Dall’Istat viene fuori che nel 2005 il 57,7% degli italiani non ha letto nemmeno un libro, il 20,1% da 1 a 3 libri, il 16,5% da 4 a 11 libri e il 5,7% ha letto 12 libri all’anno o più. Riassumendo: i più tanti leggono 0 libri, poi ci sono quelli che ne leggono 1, e poi giù a scalare.

    1) Se si vuole confezionare un best seller bisognerebbe rivolgersi allora al gruppo più numeroso, peccato che il libro per quelli che non leggono libri è una contraddizione in termini e quindi non si può fare. Si ripiega allora sul gruppo più grosso fra i restanti, ovvero chi legge un libro all’anno, e questo è ciò che fanno gli editori al giorno d’oggi. Il ragionamento è sbagliato, ma gli editori sono delle teste di cazzo ignoranti e quindi il sospetto non li sfiora nemmeno. Il ragionamento è sbagliato perché vendere un libro a quelli che leggono dai dodici libri in su è in media 6 volte più facile (approssimato per difetto) che venderlo a quelli che ne leggono da 1 a 3. Allora la percentuale del 5,7% andrebbe moltiplicata per 6 (approssimazione per difetto) ed ecco che il gruppo di quelli che leggono più di 12 libri l’anno è come se fosse un 34,2% rispetto al gruppo di quelli che ne leggono da 1 a 3.

    2) Il gruppo di quelli che leggono un libro all’anno in sostanza è il gruppo di quelli che guardano la televisione, per cui l’editoria si sforza di imitare la TV con prodotti pensati con gli stessi criteri, almeno nelle intenzioni. Di nuovo una natura matrigna non favorisce gli editori perché li fa nascere teste di minchia ignoranti, mentre in TV lavorano fior di professionisti. Anche la trasmissione più becera in realtà è pensata come un perfetto meccanismo a orologeria che è esattamente becero quanto volevano che fosse quelli che l’hanno realizzata. Anche l’organismo biologico più inutile che può venirvi in mente (Amadeus) in realtà è un professionista in grado come minimo di reggere una trasmissione con i tempi giusti e senza intoppi per raggiungere l’unico obiettivo richiesto: farvi guardare la pubblicità. In editoria un livello di professionismo di questo tipo nemmeno se lo sognano. Questo lo dicono i fatti: le trasmissioni che abortiscono alla seconda puntata perché hanno un’audience inferiore al previsto sono un caso eccezionale, mentre i libri che vanno al macero senza vendere una copia sono la norma e semmai l’eccezione è il libro che vende.

    Ultima considerazione: gli editori pensavano di aver trovato nel web un altro canale dove farsi pubblicità, mentre si stanno scontrando con la dura realtà del contraddittorio.

  21. Erich

    Vorrei un attimo spostare il discorso dall’autrice all’analisi del frammento del libro: l’incipit presentato e’ l’unica parte di Melissa che abbia mai letto (e visto invero), ma direi che possa benissimo bastare per avvallare l’editore nel sostenere che vi abbia messo dentro per bene le mani ….
    Non sono d’accordo con il (Cito) “rimane una merda”, secondo me e’ diventato una vera merda, perche’ completamente inverosimile !
    Non esiste una adolescente con in camera Marlene e opere di Klimt (che solo dopo venti minuti di “chi era costui” ho finalmente inquadrato), davanti a cui fantastica di sesso (e fa pure pratica) e filosofeggia col suo diario.
    Il poster realistico e’ dei Backstreet Boys, la filosofia e’ tratta solo da “Cioe'”, per giunta mancano i pennarelli.
    Quindi secondo me ci ha messo veramente del suo un vecchio di un’altra generazione, che crede di ringiovanir sfondando la porta della stanza di una ragazza, scopata attraverso il figlio quale prolungamento del suo pene.

    Aiutandomi col mondo del cinema, mi pare proprio una di quelle cagate di film assolutamente inverosimili e insostemibili, ma di successo, solo perche’ mettono insieme tanti richiami trasversali (mi vengono in mente i soldi buttati nel cesso per Indy Jones IV >__>. Quindi una schifezza per forza.

    PS: curioso come venga voglia di scrivere mentre si e’ in trasfera per lavoro in localita’ sperse tra un mare e il deserto di sabbia….
    Complimenti al Duca e al suo blog, che ho scoperto piu’ di un anno fa, ma che non mi ero mai preso la briga di salutar.

  22. Erich

    OT TOTALE

    Vorrei consigliare a tutti di non parlar male dell’editore in questione, ne’ scriverne, ne’ pensarne, poiche’ deve essere un menagramo pazzesco!!!!
    Ho fatto appena in tempo a inviare il commento precedente, mentre lo schermo gia’ diventava a righe nere, che tutto si e’ distorto e ho ottenuto lo schermo blu della morte con Win7 %D

    Lettori avvisati, notebook salvati !!

  23. Il Duca di Baionette

    Non ci crederai, ma io ho l’HDD Caviar Black da 1 TB (fortunatamente non è quello dell’OS) che da quando ho parlato male di Fazi (anzi: da quando ho iniziato a scriverne male, proprio lo stesso giorno di inizio del lavoro sull’articolo!) ha iniziato a diventare lento e ad avere settori danneggiati.
    Dopo tre settimane abbondanti dall’installazione in cui aveva funzionato perfettamente!

    Ho backuppato tutto, meno un piccolo file rimasto un settore rovinato, e sto tentando di salvare l’HDD (sperando sia solo magnetizzato male) con HDD Regenerator per recuperare il file e rendere l’HDD meno osceno mentre attendo che Drako.it riceva la richiesta di sostituzione e mi confermi che posso inviarlo (ovviamente prima lo ripulirò con i vari cicli di riscrittura).

  24. Erich

    OT AGAIN

    Questo blog incita al consumismo piu’ sfrenato !!!
    Ho passato un po’ di tempo a leggermi alcuni post vecchi sugli …ebook e mi sta crescendo sempre di piu’ il desiderio di possederne uno ;D
    Tonnellate di libri tutti in un solo oggettino ..cosi’ mia moglie non vedra’ e non potra’ lamentarsi ;D
    O piu’ verosimilmente non potra’ lamentarsi la mia scaffalatura gia’ ingombrata da troppe cose.

    Chissa’ se qui in Egitto li venderanno? Ho visto la gente usare alcuni aggeggi elettronici o cellulare come niente fosse: che offrano sul mercato i prodotti a prezzo ribassato per penetrarlo facendo pagare a noi italiani la differenza?

    Infine per rientrare sul tema del blog, cioe’ i libri, qualcuno ha mai letto i romanzi di sci-fi di Warhammer40K?
    Se si’, magari vi far’ piacer sapere che qualcuno deve aver scambiato ‘L’inquisitore Ravenor’ per un evangelista, perche’ ogni sera lo ritrovo posto con gran rispetto e sacralita’ al centro del letto ;D

  25. Angra

    Ah ah ah! Bella la storia dell’inquisitore. Fa il paio con lo zampirone contro le zanzare scambiato in India per offerta votiva agli dèi.

  26. Null

    Semi-Ot: dato che il Duca ha menzionato la volontà, in futuro, di affrontare il tema delle rese librarie segnalo che sulla Repubblica di oggi c’è un articolo a pag 43 sulla permanenza media sugli scaffali dei libri odierni, tirature e politiche editoriali in merito.
    Non è particolarmente approfondito, ma può sempre servire.

    (o al limite il Duca può fermarsi qualche pagina prima a leggere delle soap land e i no-pants club nell’articolo sui giappomongoli che, stando a una recente ricerca, son sempre più disinteressati al zezzo[cit.]^^)

  27. Il Duca di Baionette

    L’articolo di Mongopubblica sui libri non mi pare di averlo visto online. Non è che puoi scannarmelo? O magari li pubblicano il giorno dopo sul sito?

    Le soapland e altri locali vari sono gigaold. Su Sankaku Complex ogni tanto traducono interviste a ragazze che lavorano in locali di soli pompini (pink salon) o in altre attività simili come gli Health Club. Mi sembrano attività commerciali utili, serie e lodevoli, che insegnano alle ragazze a rispettare il denaro guadagnato e ad essere intraprendenti, fornendo allo stesso tempo un servizio socialmente utile (salvaguardia della virtù delle ragazze oneste) con un costo molto contenuto.

    Peccato che spesso non permettano l’accesso agli stranieri. D’altronde in tal caso non sarebbe un servizio per la collettività giapponese, ma turismo sessuale. Fanno bene a tenere i gaijin fuori da quei locali. Sigh.

    Io mischierei il concetto di caffè dei coniglietti ( http://www.steamfantasy.it/blog/2009/08/31/il-caffe-dei-conigli-il-paradiso-in-terra/ ) con quello di No-pan kissa:
    caffè con coniglietti senza mutandine?

  28. Doarcissa

    Credo che sia l’articolo della Lipperini:
    http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/lipperatura/2011/01/14/pronti-alla-resa/

  29. Doarcissa

    L’idea era mettere il link all’articolo sul suo blog, ma e` un fatto che io sia del tutto incapace di inserire link funzionanti… :( Chiedo perdono.

  30. Il Duca di Baionette

    Ho corretto il link. Grazie, Doarcissa. ^__^

    Per mettere i link correttamente puoi o scrivere semplicemente l’URL (wordpress in automatico lo interpreta come link il cui testo è identico all’URL stesso) oppure fare come hai fatto tu, ma scrivendo una parola o più prima di “< /a>” (senza lo spazio e le virgolette) in modo che quel testo venga abbinato al tag che genera i link.

    Esempio in codice:
    [a href=”http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/lipperatura/2011/01/14/pronti-alla-resa/” rel=”nofollow”]Articolo su Repubblica[/a]

    Con < e > al posto di [ e ]
    (il tag “code” non mi funziona nei commenti, strano)

    Che appare nel commento così:
    Articolo su Repubblica

  31. Anacarnil

    Fazi, da che ho iniziato a conoscere qualcosina del mondo editoriale, ha sempre avuto una pessima fama. Del tipo che non fa l’editore come attività di impresa, ma tanto per tenere occupato il suo grande patrimonio economico. Vero o falso che sia, da piccolo editore quale doveva essere, una visibilità così ampia per l’esordio di Melissa come può aversela creata? Viene da pensare che sia vero che potesse acquistarsi lo spazio per invadere le Feltrinelli dei suoi libri.
    Sicuro come l’oro, comunque, che ha con Lain ha sfondato: tra i “cento colpi di nerchia” e i vampiri innamorati ha venduto moltissimo. Che non vuol dire che abbia fatto un favore al panorama editoriale italiano, ma tant’è. Bisogna comunque riconoscergli il pregio di aver ridato alle stampe italiche Pahor, altro successone di vendita, ma almeno non una porcata porno come le altre due.

    Ad ogni modo, preferisco un Fazi che dice apertamente di vendere porcheria, piuttosto che la pseudozoccola, convinta di essere una grande scrittrice messa sul lastrico dall’editore cattivo cattivo. Cosa fa una sedicenne con 1000 euro di anticipo? Va a puttani. Complimenti. E quando inizia a prendere i diritti perché il libro inizia a vendere? Si prende una casa da 6 cento mila euro!!! Senza nemmeno averli! Per farla contenta e evitare di mandarla sul lastrico, allora, non avrebbe dovuto darle nulla. No, Melissa?

  32. Doc.Herbert West M.D.

    Vorrei scrivere un commento lungo un chilometro, ma m’accontento di qualche bossolo sparso.
    Questo post corrobora una mia vecchia teoria: la “speculative fiction” è da sempre, a parte luminose eccezioni( Giappone e Anglosfera),largamente inferiore in qualità rispetto alla letteratura basata sui generi tradizionali.
    E lo è in Paesi in cui non arriva finalista allo Strega, e rischia seriamente di vincere, un libro come “Acciaio”, che la penna d’un editor non l’ha vista nemmeno per sbaglio!
    Ho fatto il nome dell’Avvalone, ma si poteva fare anche quelli di Piperno, di Giordano e degl’altri cocchini da 100.000 copie di tiratura sull’unghia, tanti bei grassi tacchini in attesa del Natale degli e-books…
    =)
    PS Di “Tre” ne avevo già letto qui, e mi sa tanto che la moglie del nostro eroe Fazi ci abbia preso…

  33. dedo

    Se vuoi affrontare l’argomento delle rese librarie gira in rete un PDF Walters Kluwer interessante per quanto riguarda l’aspetto IVA http://www.insoftosra.it/Manuali/ManOpIvaEditoria.pdf

    Molto brevemente: la legge stabilisce che siccome nel settore ci sono molti resi e i librai sono troppo mongoli per gestirli in modo economico, allora l’IVA è del 4% invece che del 20% (come, che so, nella distribuzione di elettronica di consumo, dove i resi certamente non scarseggiano). Inoltre, poiché i librai sono troppo mongoli anche per *tenere conto* dei resi, ai fini IVA i resi vengono calcolati in % forfettarie prestabilite (spaventosamente alte, 70-80%).

  34. Il Duca di Baionette

    Bello.
    Me lo leggo di nuovo quando rileggo la parte sulle rese del libro Vendere l’anima di Romano Montroni, che tratta le rese dal punto di vista dei librai (senza considerare anche la massa di invenduti che rimangono a livello di distributore/magazzino senza che nessuna libreria li esponga mai) e segnala che se ci sono rese in libreria superiori al 30% allora c’è un grosso problema. Rese dal 22 al 25% comportano un costo del 5% per il librario. Rese fisiologico del 15-17%, inevitabili, comportano appena un 2% di costo. In quel 3% di costi può esserci la differenza tra fallire o sopravvivere.

    Belle in generale tutte le formule per calcolare come e cosa esporre. Montroni dice più volte che spesso i librai se ne fottono per pigrizia di lavorare bene, come nel caso delle rese fatte male e troppo tardi, per cui si zappano sulle palle da soli e sono dei mongoli incapaci di gestire il proprio stesso negozio. LOL. ^___^

  35. Marco Albarello

    Io ho una soluzione per l’editoria italiana di un certo tipo:
    Assoldiamo Machete.

  36. Flaza

    Per valutare meglio la Melassa P. ho scaricato 100 colpi di cazzuola, ho letto 3 pagine poi sono andato a dormire. Il lato negativo degli e-book è che non puoi usarli alla Pepe Carvalho maniera.
    La mattina dopo mi sono dovuto accontentare di cancellare il file e ripulire l’HD con un buon programma.
    Ora ho paura che il PC mi faccia causa.

  37. Doc.Herbert West M.D.

    @ Dedo
    Qualcosa del genere ne ho già letto in un articolo della Lipperini, ripreso anche qui, piacevole al di là di qualche sparata( il limite di resa fissato ad un mese non ha alcun senso, visti i costi della raccolta…)

  38. Tapiroulant

    Vorrei un attimo spostare il discorso dall’autrice all’analisi del frammento del libro: l’incipit presentato e’ l’unica parte di Melissa che abbia mai letto (e visto invero), ma direi che possa benissimo bastare per avvallare l’editore nel sostenere che vi abbia messo dentro per bene le mani ….
    Non sono d’accordo con il (Cito) “rimane una merda”, secondo me e’ diventato una vera merda, perche’ completamente inverosimile !
    Non esiste una adolescente con in camera Marlene e opere di Klimt (che solo dopo venti minuti di “chi era costui” ho finalmente inquadrato), davanti a cui fantastica di sesso (e fa pure pratica) e filosofeggia col suo diario.
    Il poster realistico e’ dei Backstreet Boys, la filosofia e’ tratta solo da “Cioe’”, per giunta mancano i pennarelli.
    Quindi secondo me ci ha messo veramente del suo un vecchio di un’altra generazione, che crede di ringiovanir sfondando la porta della stanza di una ragazza, scopata attraverso il figlio quale prolungamento del suo pene.

    Non sono d’accordo.
    Non mi pare tanto strano che una ragazza di quattordici-quindici anni abbia Klimt e la Dietrich nella stanza.
    Questa Melissa P., da quanto capisco, si dipinge come un’alternativa e si comporta come un’alternativa, e dato che il personaggio sarebbe largamente autobiografico, mi sembra coerente con il personaggio che nella sia stanza ci siano Klimt e la Dietrich. Non ci vuole molto, ad avere una cameretta così tappezzata: non è sintomo di genio, solo di una cultura di estrazione medio-borghese e magari di un certo, acquisito disprezzo verso la massa dei coetanei (tutti tratti che mi sembra desumere dalla scrittura vorrei-sembrare-colta della P.).
    Io stesso, a 14 anni, in camera mia avevo riproduzioni di Klimt e Magritte, e la stampa di una vecchia pubblicità del Bosch Magnet (quest’ultima, in realtà, me l’avevano piazzata in camera i miei genitori da piccolo, per ragioni misteriose – ma io non ho mai sentito l’esigenza di toglierla). Fin da quando avevo 12 anni, io e i miei amici di allora (che erano abbastanza simili a me), disprezzavamo i coetanei che appendevano poster di cantanti o attori, e personalmente ho sempre trovato ridicola questa pratica, sicché non l’ho mai fatto. Di nuovo: questo non era un sintomo di genio. Anch’io, a 12 anni, scimmiottavo un atteggiamento altrui; però era l’atteggiamento degli alternativi, dei radical-chic, di quelli che dicono “io ascolto Verdi e Chopin”. Non ci vuole molto ad essere così anche da ragazzino, tutto dipende dalla cultura che assorbi da piccolo.
    Puntualizzo inoltre che i Backstreet Boys e il Cioè sono una cultura al massimo da ragazzina delle medie. Una che, già ai primi anni di liceo, ancora legge il Cioè, non la chiamo “normale quindicenne”, la chiamo “mongoloide”.

    Comunque questo Fazi mi ha suscitato un tale disgusto, che in automatico m’è nata una simpatia per la P. Nonostante l’incipit, ho deciso mi provare a leggere i colpi di spazzola e vedere che buono c’è nel libro.
    Mi è appena finito il download. Se ci sarà qualcosa da dire, ve lo dirò^^

  39. Marco Albarello

    Concordo con quanto detto da Tapiroulant. Non è la norma o la media, ma è possibile! Io per esempio in camera mia non ho mai avuto poster perchè fin da piccolo mi piaceva avere la parete bianca su cui immaginare lo scorrere di diverse immagini. ^^
    Non è sintomo di genio, è che sono malato mentalmente. xD
    E per esempio non ho mai avuto un gruppo, mentre gli altri giocavano a pallone o cose simili io me ne stavo a giocare nella scatola della sabbia dell’oratorio perchè mi divertivo di più a scavare.
    Avrei potuto fare il muratore e invece! Due spalle rubate all’edilizia, lol. Qundi è possibile che la tizia in questione sia veramente come si descrive nel libro.
    Sicuramente non è sintomo di genio, perchè poi ha dilapidato tutte le risorse finanziarie in un attimo.

  40. Lidia Perfinta

    Concordo con Tapiroulant e Marco Albarello.
    Io ho appeso un solo poster nella mia vita da adolescente, quello di River Phoenix.
    Ci ho pensato molto prima di farlo, ma mi piaceva tanto. Due settimane dopo l’attore è morto.
    Forse mi avevano rifilato un poster-vodoo. Non ho più appeso neanche le foto dei compagni di classe. :)

  41. Celti

    Adesso Melissa P. fa parte di quel “bellissimo” programma di italia 1 chiamato mistero, come mai? Dobbiamo aspettarci un nuovo libro? Mah…

  42. Il Duca di Baionette

    Può essere. Comunque c’è già da sponsorizzare il libro Tre per Einaudi “Stile Libero Discarica”, la collana dell’immondia che lo struzzo non sa dove altro nascondere.

    A Mistero pure ieri c’era Pinketts. Mah… Voyager anche quest’anno rimane molto superiore come qualità per cavar fuori spunti dementi.
    Giacobbo è Giacobbo, non c’è niente da fare: dagli anni ’70 con tutti questi fotoni in giro e tra poco è il 2012 e ‘sti cazzi coi Maya che tornano in volo sulle Piramidi cariche di Templari Alieni armati di Sindone Made in Atlantide…

  43. Mauro

    Che culo, nascere dopo gli anni ’70… almeno abbiamo la luce.
    Comunque dai, anche Mistero si difende bene. Il punto di contatto che vedo tra quei programmi e la vicenda dell’articolo è la serietà.

  44. Il Duca di Baionette

    @AlesSab

    Lessi un pezzo del libro di Melissa P., molti anni fà. Il cervello diceva di smettere, ma il cazzo non era d’accordo.

    Dopo aver letto i tuoi ultimi due commenti demenziali su Baionette, non riesco più a capire questo tuo primo commento perché mi sfugge la differenza tra i due “organi”…
    .___.””

  45. Cornelia Grey

    D’ora in poi quando la gente mi chiede ‘ma perchè sei andata all’estero per scrivere’ e ‘ma perchè non scrivi in Italiano’ farò che passare loro direttamente il link a questo post.

  1. Tweets that mention Baionette Librarie » Fazi, Melissa P. e quel covo di dementi chiamato Editoria Italiana -- Topsy.com

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