Oggi un piccolo post commemorativo per i 110 anni dalla morte della regina Vittoria.
Il 22 gennaio 1901 si chiuse un’Età, quella Vittoriana, caratterizzata per la maggior parte del periodo dalla fiducia nell’avvenire e nella capacità del progresso scientifico di migliorare la condizione umana.

Venne sostituita dagli sfarzi eccessivi e dalla corsa agli armamenti dell’Età Edoardiana (1901-1910), caratterizzato dalla paura per il terrorismo, da una minore fiducia degli intellettuali nella scienza come portatrice di risposte per ogni problema (unita al fenomeno opposto: una riverenza superstiziosa per il progresso, come se la scienza fosse una religione), da sempre maggiori dubbi sulle modalità di gestione delle colonie (anche questo, come la minore fiducia nel progresso, fece parte della crisi di fin de siècle) dalla prima guerra sufficientemente moderna e sanguinosa da colpire l’opinione pubblica d’Europa (il conflitto Russo-Giapponese) e dalla prova definitiva che la Russia fosse una potenza reazionaria sull’orlo del collasso, solo all’apparenza invincibile grazie alla straordinaria quantità di soldati che poteva arruolare, ma in realtà instabile nel fronte interno (rivoluzione russa del 1905).

Rimase, fino alla Grande Guerra, la fiducia che alla fine tutto sarebbe andato per il meglio: questo lo pensavano sia gli anarchici intenti ad assassinare governanti sia i peggiore porci tra i ricconi capitalisti. Uniti nella fiducia verso il futuro, seppure immaginato in modi molto diversi, e con grandi incertezze su quel presente di crisi (sia sociale che di valori) che, in un certo senso, rendeva il “futuro luminoso” un paradiso promesso.

Visto che si ricollega a uno dei motivi per cui il mondo del XXI secolo ha riscoperto con tanto entusiasmo lo Steampunk (che, ricordiamolo, risale per il nome agli anni ’80 e per le prime opere agli anni ’70), riporto quanto detto dallo storico Alessandro Barbero:

Se dovesse paragonare il momento storico che stiamo vivendo ad un altro qualsiasi, quale potrebbe essere?
[…]
mi colpisce il parallelo con gli anni di fine Ottocento – inizio Novecento: vertiginosi progressi tecnologici, disagio generalizzato, senso di mancanza di riferimenti valoriali sicuri, classi dirigenti arroganti, il terrore degli attentati…

Così, senza nessun motivo particolare.
Ricordate che pochi giorni fa era il 140esimo anniversario.

La morte della regina Vittoria

Negli ultimi anni della sua vita, pur non soffrendo di alcuna malattia grave, la regina era molto invecchiata. Le articolazioni si erano irrigidite, tanto che ormai camminava con sempre maggiore difficoltà, la cataratta l’aveva resa quasi cieca, dormiva male e soffriva di dolori alla schiena. L’anno 1900 era stato particolarmente doloroso. La seconda guerra Angolo-Boera, con il suo bilancio di morti e di critiche feroci contro l’Inghilterra, l’aveva segnata. Vittoria aveva fatto il suo dovere, visitando le truppe prima della partenza, inviando messaggi di incoraggiamento ai soldati e di condoglianze alle famiglie dei caduti. Al lutto dei sudditi si aggiungeva quello personale: in Sud Africa era morto il principe Christian Victor, suo nipote e figlio maggiore della principessa Helena, portato via dalla febbre enterica contratta sul campo di battaglia.

Prima ancora, il 30 giugno, era morto il suo secondogenito Alfredo, duca regnante di Sassonia Coburgo. E durante l’estate aveva saputo che la sua amata figlia maggiore, l’imperatrice vedova di Germania (moglie di Federico III, morto di cancro alla laringe nel 1888 dopo tre mesi di regno), aveva un tumore al midollo spinale che le causava dolori atroci.

Inizia un nuovo anno e mi sento debole, talmente mal ridotta che lo comincio con tristezza
(Diario della regina Vittoria, gennaio 1901)

Vittoria era sempre più stanca e priva di voglia di vivere. Il 15 gennaio le condizioni fisiche della Regina peggiorarono. Una circolare ufficiale della Corte informava che la regina non era nelle normali condizioni di salute. Il 17 gennaio venne colpita da un lieve ictus che le causò l’afflosciamento del lato destro del volto. Era cosciente e non soffriva molto. La mattina del 19 gennaio la situazione peggiorò ancora e la Corte annunciò che le condizioni neurologiche della sovrana si erano deteriorate per colpa delle molte preoccupazioni dell’ultimo anno. A mezzogiorno vi fu un nuovo comunicato: la regina era in uno stato di “grande prostrazione fisica” accompagnata da sintomi “allarmanti”. Il 20 gennaio la situazione peggiorò ancora e la famiglia accorse al suo capezzale, al castello di Osborne sull’isola di Wight.

Al suo capezzale accorse anche il duca di Connaught, che si trovava in Germania per il bicentenario della fondazione del regno di Prussia, e con lui il Kaiser Guglielmo II, che aveva fatto interrompere in anticipo i festeggiamenti per raggiungere la nonna morente. Guglielmo II aveva avuto un pessimo rapporto con la madre: la accusava della propria deformità (aveva un braccio atrofizzato a causa di un parto problematico) e della morte del padre.

Aveva ragione in entrambe le accuse: era stata l’ostinazione della madre ad avere medici inglesi a causare l’incidente nel parto, dovuto all’uso del forcipe, e sempre l’ostinazione della madre aveva impedito ai medici tedeschi di operare Federico III quando ancora era possibile, con rischi accettabili per il livello raggiunto dalla medicina tedesca (che all’epoca era molto superiore a quella inglese). Guglielmo II era in pessimi rapporti anche con gli altri parenti inglesi, meno uno: la nonna Vittoria, che adorava.

Sono il maggiore dei suoi nipoti e dal momento che mia madre non può venire al suo capezzale, a causa della sua malattia, devo andare.
(Guglielmo II, spiegando il motivo per cui doveva partire)

Finché la nonna fu in vita, per non rattristarla, Guglielmo II evitò di elevare troppo il livello di scontro politico con i parenti inglesi. Dopo che la nonna fu morta, il Kaiser conservò come arma da fianco preferita il revolver Fagnus che la regina Vittoria gli aveva regalato (ora esposto al Museo di Storia Tedesca di Berlino). Mauser C96 e Luger 08 erano armi migliori e più moderne, ma il Kaiser rimase sempre legato al regalo della nonna.

La gentilezza e la bontà con cui il Kaiser assistette Vittoria sorpresero la famiglia reale che forse non aveva mai davvero compreso il profondo legame che si era formato tra la nonna e il nipote tedesco.
Il 22 gennaio la fine era prossima. La regina era lucida e riconosceva i famigliari, ma verso le sedici le condizioni fisiche si aggravarono. Respirava a fatica. Il Kaiser stesso, in ginocchio, la sosteneva assieme al dottor Reid per aiutarla a respirare meglio. Alle sedici e trenta Vittoria morì.

La regina Vittoria, una bella pollastrella armata pesantemente

Per 40 anni Vittoria aveva portato il lutto per la morte del marito Alberto

Per il proprio funerale Vittoria aveva ordinato che non ci fosse il nero, ma il bianco: dopo quattro decenni di lutto, finalmente poteva raggiungere l’amato marito. Lo aveva fatto incidere sopra le porte del mausoleo nel 1862: Vale desideratissime! Hic demum conquiescam tecum, tecum in Christo consurgam. Ora il momento di riunirsi era arrivato.

Le misero un vestito di seta bianco e sul viso lo stesso velo da sposa che aveva indossato nel 1840. Nel fondo della bara fece mettere alcuni oggetti: medaglioni, anelli, un ricamo fatto dalla principessa Alice, fotografie dei famigliari e per finire la vestaglia del marito defunto con assieme un calco in gesso della mano. Non si fece imbalsamare perché non voleva che il corpo fosse esposto al pubblico. Sopra di sé volle l’abito da sposa (ormai non aveva più il vitino da vespa per indossarlo) e la bandiera britannica.
Nella stanza in cui rimase la bara prima di partire dal castello di Osborne volle molti fiori bianchi, in particolare di mughetto.

Il viaggio verso il luogo di sepoltura iniziò il primo giorno di febbraio

La bara venne collocata sullo yacht Albert, dove era stata allestita la camera ardente. Un’ala d’onore di navi da guerra accompagnava la regina. A una delle stremità si trovavano quattro corazzate tedesche assieme a una nave da guerra francese, alla Don Carlos I portoghese, alla Carlos V spagnola e a molte altre tra cui la nuovissima corazzata giapponese Hatsuse (una corazzata da 15mila tonnellate, lunga 134 metri), appena completata il 18 gennaio nel cantiere inglese di Elswick e inviata lì su ordine del Mikado.

Davanti all’Albert procedevano in doppia fila otto cacciatorpediniere dipinte di nero. La flotta inglese cominciò a sparare quando partì l’Albert. Smisero una alla volta, a mano a mano che il corteo funebre passava loro davanti. Il simbolo della potenza mondiale inglese salutò il simbolo del successo e della ricchezza inglese.

Per il corteo funebre Vittoria non volle un carro lussuoso o altre stravaganze che andavano di moda tra le ricche signore. Era figlia di un militare, moglie di un militare, madre di militari e comandante delle forze armate nel pieno della guerra in Sud Africa: la bara doveva essere posta su un affusto di cannone, come quella dei soldati semplici. E il corteo funebre non doveva essere in lutto, ma colorato: pennacchi, divisi scintillanti, bardature d’oro e porpora, fiori ovunque come se si stesse sposando di nuovo. Il tutto accompagnato dalla musica scozzese, che la regina adorava, e dalle marce di Chopin e Beethoven.

Davanti all’affusto procedevano gli ufficiali della Casa reale con Edoardo VII in uniforme da maresciallo. Alla destra del nuovo re c’era il Kaiser, alla sinistra il duca di Connaught, e poi il re di Grecia e il re del Portogallo. Dietro i rappresentanti delle altre nazioni, coi principi ereditari di Romania, Danimarca, Siam, Svezia, Norvegia e il granduca Michele di Russia.

Il corteo funebre partì da Buckingham Palace Road e raggiunse la stazione di Paddington, dove il feretro venne caricato sul treno per l’invio al castello di Windsor. Londra dove passava il corteo era immersa in un silenzio irreale: il battere degli zoccoli e la musica non erano soffocati dai rumori della città e dagli urli di strilloni e venditori. Gli inglesi osservavano in silenzio il corteo. Sapevano che la regina era una donna anziana, ma non la vedevano davvero come una donna.
Era la Regina. Era il simbolo dell’Impero. Era sempre stata viva, era sempre stata lei la loro regina. Generazioni di inglesi avevano conosciuto solo lei, arrivando a considerarla come un famigliare (anche quando disprezzavano gli aristocratici in generale). Aveva presieduto alla conquista del mondo da parte dell’Inghilterra ed era diventata la nonna degli inglesi.
Con lei tramontava un’Età e un mondo.

Quando succedette a suo zio, Guglielmo IV, nel 1837, la monarchia era probabilmente meno popolare che in qualsiasi altro momento a partire dal XVII Secolo. Alla fine del suo regno, la corona era stata elevata a nuovi livelli di prestigio e affetto, e l’Impero Britannico governava gran parte del mondo.
(BBC News, per il centesimo anniversario nel 2001)

Gran parte delle informazioni sono state prese da Morte e funerali della Regina Vittoria di Monica Charlot, pubblicato in Londra, l’oro e la fame.

 

42 Replies to “110 anni dalla morte della Regina Vittoria”

  1. L’articolo è bellissimo. L’aggettivo forse non rende, ma in esso è racchiuso il mio apprezzamento per lo stile, le informazioni, la cura nel riportarle in maniera fluida e chiara. E il pathos che traspare dall’intero pezzo, segno della passione sincera verso il periodo trattato e i suoi personaggi (termine inadeguato lo ammetto).
    Non sono una fan della monarchia inglese e confesso di nutrire svariati pregiudizi a riguardo, e uso la parola non a caso poiché la mia cultura in merito non è ampia come la tua. Più volte su questo blog ho detto di amare Dickens, quindi i suoi scritti mi influenzano e ne sono consapevole.
    Resta il fatto che leggere le tue parole, Duca, mi ha commossa! Accidenti, scoprire elementi così intimi e personali sulla regina Vittoria l’ha messa sotto una luce umana inaspettata. Quindi per questo ti ringrazio.
    Avevo già segnato il libro di M. Charlot e sono decisa a scovarlo. :)

  2. Il libro è una raccolta di articoli di autori vari, ma sono tutti interessanti. Lo avevo segnalato nel post sui libri consigliati sull’Ottocento.

    Tra stasera e domani vedo di levare un po’ di refusi da questo articolo, completato e pubblicato al volo per non sforare la mezzanotte.

  3. Un articolo davvero esasustivo e molto bello. Mi ha davvero appassionata. Grazie!

  4. Mi unisco ai complimenti per l’articolo, uno dei più belli del blog.

    Commovente e particolarmente ispirata la descrizione di questa sorta di corteo funebre navale.

    Non sapevo poi di questo attaccamento del Kaiser verso la regale nonna. Mi ha davvero sorpreso e toccato. Chapeau.

  5. Ottimo articolo, riesci a rendere interessante la storia anche per chi, come me, non è mai stato molto avvezzo al suo studio. ^^

    Vorrei chiederti ora un tuo parere personale. Secondo te e il tuo bagaglio culturale, è possibile o è mai successo che una democrazia torni a diventare una monarchia (magari costituzionale), o l’evoluzione governativa di un popolo è sempre lineare e tende alla democrazia come ultimo traguardo?

    Forse ora diverrò impopolare nel dire ciò che segue ma… non mi riconosco appieno nella democrazia come sistema di gestione di uno stato. “Studi recenti di economisti e matematici mostrano come la democrazia non sia qualcosa di compiuto e ben definito, come si tende a credere nel senso comune. In effetti un approccio filosofico tende a considerare la democrazia un concetto intrinsecamente imperfetto.

    La prima critica che si fa alla democrazia è il paradosso insito in se stessa, ovvero se la maggioranza delle persone desiderasse un governo antidemocratico, la democrazia cesserebbe di esistere. Tuttavia se si opponesse cesserebbe di essere democrazia in quanto andrebbe contro alla volontà della maggioranza. Un esempio di questo tipo è quello di un Paese con una forte maggioranza di una religione nel quale un partito porta i leader religiosi al potere, disconosce la laicità dello Stato, e desidera instaurare una teocrazia; oppure di un orientamento politico che rifiuta la Costituzione e di indire nuove elezioni democratiche. In secondo luogo si puntualizza un fattore semantico troppo spesso volutamente frainteso: le parole “democrazia” e “libertà” non sono sinonimi. Ogni sistema politico può essere democratico o non democratico. In ogni sistema politico può esserci libertà oppure non esserci. Ma queste due parole non necessariamente vanno di pari passo. In un sistema può esserci democrazia senza libertà, e può esserci libertà senza democrazia.”

    Secondo te è possibile una conversione o mi devo mettere il cuore in pace? Si può avere un sistema governativo migliore o è già il massimo possibile?

  6. @Marco Albarello

    La prima critica che si fa alla democrazia è il paradosso insito in se stessa, ovvero se la maggioranza delle persone desiderasse un governo antidemocratico, la democrazia cesserebbe di esistere.

    Questo paradosso era stato evidenziato nell’ottimo film il mostro.
    Benigni così commentava…

    Vaffanculo la maggioranza!

  7. Per l’articolo:

    Mi è sempre dispiaciuto per Vittoria. Una volta tanto che due teste coronate si amavano davvero, uno dei due muore.

    Per il concorso:

    È una cosa un po’ lunghetta

    Sai dire più o meno quanto?

    Non vedo l’ora di leggere i racconti.

    E grazie in anticipo per le righe di insulto commento.

  8. Vaffanculo la maggioranza!

    Apprezzo la citazione, ma non sono mai stato un simpatizzante delle critiche senza proposte alternative. ^_^
    Mi ricordano i vecchietti che vanno a vedere i cantieri e criticano tutto dicendo: “Eh, io alla tua età…” Una volta mi sono rotto di questa retorica e l’ho troncato dicendo: “Lei alla mia età era mio coetaneo, non mi dice nulla di nuovo.” Inoltre ad un semplice “Vaffanculo” preferisco qualcosa di più curato ed espanso, come può essere un’analisi di Giorgio Gaber: La Democrazia.

    Ora, visto che concordi con me nel dire che la democrazia ha effettivamente dei problemi intrinseci (paradosso) ed estrinseci (in Italia non siamo mai riusciti a farla funzionare), ci terrei a sapere se possono esistere delle alternative o se devo passare il resto della mia vita a dire: “Piove, governo ladro”.

    E uno potrebbe dire: “Eh, ai miei tempi i politici erano seri ed onesti e le democrazia funzionava…” Al che risponderei con una sonora risata: “ah ah ah ah”.
    Esempio lampante è lo scandalo della Banca di Roma che avvenne verso la fine del 1800: “Il 21 marzo 1893 fu nominato un comitato di sette parlamentari che il 23 novembre 1893 presentò al presidente della Camera la relazione finale nella quale si affermava che fra i beneficiari dei prestiti vi erano 22 parlamentari, fra cui Crispi. Il processo del 1894 si concluse con l’assoluzione degli imputati: per evitare che l’inchiesta travolgesse uomini di spicco della politica italiana, i giudici nella sentenza denunciarono la sparizione di importanti documenti, necessari a provare la colpevolezza degli imputati. Il procedimento penale venne quindi archiviato senza emettere alcuna condanna.”

    Senza contare che se non ricordo male dal 1861, data dell’unità d’Italia, siamo riusciti ad avere un governo stabile di 5 anni (come prevede la costituzione prima del nuovo voto) solo una volta (qui il duca mi correggerà se sbaglio) per varie motivazioni.
    Quello che non capisco dunque, è perchè a fronte di fatti oggettivi che dimostrano l’inefficacia di un sistema di governo ci “ostiniamo” ad adottare lo stesso. E soprattutto vorrei capire se ci sono alternative valide, se è possibile crearle o se non importa il malfunzionamento di un motore, ciò che piace è l’estetica della carrozzeria.

  9. condoglianze per la morte della regina Vittoria (un po in ritardo ma non meno sentite) e grande gioia per l’annuncio della pubblicazione dei racconti steampunk, sopratutto per le 2 righe di commento prive d’insulti!

  10. @Marco Albarello
    Ho usato questa citazione,

    Vaffanculo la maggioranza!

    sicuramente qualunquista (uso questo termine senza riferimento al movimento politico del ’44/’48) senza l’intenzione di esaurire il discorso ben più profondo e degno di approfondimenti sui limiti ed i difetti della Democrazia (come giustamente hai detto).
    Molto dipende anche dalla maturità del Popolo che adotta questa forma di governo.
    Mi ricordo il discorso che fece un osservatore ONU appena rientrato da un paese del Medio Oriente dove si erano appena svolte, per la prima volta nella storia, libere elezioni per l’istituzione di un Governo democratico.
    I capifamiglia pretendevano di votare per tutti i membri. Il diniego a tale pratica, assolutamente logica, viste le consolidate ed arcaiche tradizioni locali, era visto come un atto arbitrario ed “antidemocratico” imposto dall’Occidente.
    Sicuramente la Democrazia è un sistema perfettibile, ma molto dipende anche dalla volontà del Popolo di abbandonare logiche di bottega e di campanile per il benessere della collettività.
    Concordo con te nel dire che il discorso merita approfondimento.

  11. Articolo documentato e commovente, di quelli che ti fanno nascere la voglia di sapere di più su tutto ciò che riguarda il periodo. grazie duca ^__^

  12. Sai dire più o meno quanto?

    Direi almeno 30 cm.

    Parlando di misure, mi torna in mente il caso demenziale di un Troll lettore apparso due mesi fa su Gamberi Fantasy.
    Metto lo spoiler perché ci sono link a materiale pornografico e non c’entra una mazza con questo articolo (quindi evitate pure di rispondere: è OT).

    Show ▼

  13. 1. Mi è venuta voglia di leggere quel romanzo, non so perchè… xD
    2. Mi sono venuti 50 complessi d’inferiorità diversi sulle dimensioni del mio attrezzo, la mia virilità è rovinata per sempre, grazie Duca. ç__ç
    3. Mi spiace di non aver scoperto prima il blog di gamberetta per dare una lezione a Zave con qualche battutina alla Freud e della buona retorica vecchio stile. :D
    4. quattro.
    5. Il mio cognome vero è Albarello ma spesso mi è capitato, sia per presa in giro che per assonanza con la parola alberello, che venisse confuso con tale nome comune. In questo frangente però non ho capito se l’hai fatto per prendermi in giro o se hai fatto confusione totale. Non me la sono presa, ci sono abituato, solo volevo che tutto fosse chiaro. xD
    6. Sono contento di non essere l’unico a pensarla in un certo modo sulla democrazia! E visto che qui è OT, ti chiederei come piacere se ti va di scrivere un articolo dei tuoi in futuro (anche lontano) su questo argomento. :) Io ho solo qualche pensiero a riguardo, nulla di documentatamente approfondito e ci tenevo ad avere un parere storico-sociale più “autorevole”. ^^

  14. Va bene, mi prendo Samantha perchè ha l’h inutile in mezzo che va di moda nel fantasy! xD Continuo a non capirci nulla, ma siccome il blog è tuo, mi adeguo al regolamento interno. xD

  15. La pubblicazione dei racconti in concorso mi riempie di gioia. Deduco dal fatto che gli F.C. partoriranno con dolore, che i candidati al premio dovranno elargire tangenti in sudore… io sto già strofinando le ascelle sul monitor.

  16. In futuro ti troverò un nuovo nome femminile. Ti donano.

    O_O

    Ehm, ma tutto ciò perchè non scrivo abbastanza volgarità per essere Uomo? Troppe faccine e sembro gay? Devo essere più rude nei miei commenti? Colpa del fatto che ho un coniglietto e mi intenerisco per loro? Oppure stai sviluppando nuove tendenze fetish di cui devo preoccuparmi??? <.<
    Non che ci sia qualcosa di male, ma ci tengo a sottolineare che sono attratto solo da donne, mi spiace bel barbarossa, ma io sono un pirata e non amo le sottomissioni imperiali. u_u

    I’m a pirate!

  17. Hahahahaha! La mia indole mi impedisce di diventare cinico come il Dottor Cox o come te! Ho sempre le difese pronte a scattare, ma non attacco mai nessuno. ^^ Mi ci vuole poco a passare dalla cattiveria alla bontà.

    I conigli sono un mondo a parte che trascendono tutte le normali concezioni umane sull’universo. u_u

  18. *si asciuga le lacrime*
    Io, io, oh… sono un’inutile femmina che non sa trattenere la commozione di fronte a eventi come questo.

  19. Scusate, Duca e Alberello, ma io sul nome Samantha NON sono d’accordo proprio per niente … per ovvi motivi!
    Non potreste, Deborah! ^_^

  20. La storia del nome mi ha distratta.
    Vabbe’! Volevo ringraziare per il concorso.
    Finalmente ci sono sviluppi ^_^

    E poi avrei una domanda sui nuovi ebook Hanvon. Che faccio? Il post in argomento è un po’ “datato” ma qui sarei fuori.

  21. “Obbedisco”

    Va bene amare la natura però… Questi simboli fallici ovunque! xD Freud mi sarebbe diventato anche botanico.
    Perdoni signorina Samantha, non avrei mai pensato ai diritti d’autore per il nome proprio. u_u

    Uno è lieto di poter servire. Scegliete pure il nome che vi aggrada di più, sarò modificato di conseguenza.

  22. Alberello: non è per il diritto d’autore. E’ che il mio è un bel nome e non ti sta bene :P
    Scherzo! ^_^ e ringrazio per la disponibilità.

    Zwei: sei proprio in vena di nomi in questo periodo, eh? ;)

  23. Bell’articolo, Her Gracious Imperial Majesty ci mancherà sempre. L’illustrazione da La caricature è molto caruccia, lei sì che aveva charme con un’arma da fuoco tra le manone!
    Sentite condoglianze al povero Kaiser, molte risate per la disquisizione Alberello-Samanth-Deborah, sacro terrore per l’ebook coi racconti.
    Solo io ho come la sensazione che sia un segno un filo infausto, un po’ come vedere piovere rane quando abiti nell’antico Egitto e sei il primogenito? O_o

  24. L’apparente calma del Duca secondo me è solo preludio alla tempesta. Ergo, sono ben felice di non aver mandato nulla di compromettente! Mi godo infiniti minuti di relax mentre altri giacciono sulla graticola ducale! *_*
    Io sto coi conigli. Ci godiamo lo spettacolo restando in platea, con le zampette cariche di ortaggi da sgranocchiare (vedi Moco).

  25. @Duca:
    A parte il logico fatto che ogni morte/evento tragico legato alla monarchia inglese mi fa sempre commuovere, stavo solo pensando che sono nata nel secolo sbagliato e che sarei dovuta essere al funerale di Vittoria.

  26. in questi giorni mi sto devastando con “europa universalis 3”, che spazia dal 1399 al 1821, tanto da farmi incuriosire su temi e periodi che a scuola furono trattati peggio di peggio.
    mi domandavo quale fosse il tasso di gradimento del duca nei confronti della serie victoria.

  27. Diceva Churchill come ormai noto a chiunque, che la democrazia è la peggiore delle forme di governo, ad eccezione di tutte le altre.

    che cazzata.

    A parte le dittature di psicopatici praticamente qualsiasi sistema è migliore della democrazia.

    Ad esempio è assai difficile che una monarchia assoluta si indebiti per il 120% del pil.

    quindi direi che meglio della democrazia sono i seguenti sistemi:
    monarchia assoluta
    democrazia per censo
    anarchia sul modello irlandese medievale
    feudalesimo

    per concludere direi che se un tizio cerca in qualsiasi maniera di far credere alle donne che un pene di 14-16 cm è enorme non va assolutamente biasimato e merita tutto il nostro plauso.

  28. E’ più morta e sepolta l’Inghilterra vittoriana della Francia carolingia, ma gran bel pezzo, Duca, proprio perché sembrava di essere là, a fianco di tutte le teste coronate d’Europa venute a rendere l’ultimo omaggio alla “Nonna d’Europa”!
    Improbabile che sarebbe arrivata sino alla Crisi di Luglio, ma chissà se Guglielmo avrebbe fatto precipitare le cose, se sul trono ci fosse stata lei, anziché gl’odiati cugini…
    PS Chissà se Zave conoscesse la storia dell’augusto consorte Alberto: mi pare che fosse chiamato lo “Stallone”, ma è vero anche che godeva di dimensioni asinine?
    8)

  29. Oddio, se il periodo che stiamo vivendo somiglia alla fine dell’ottocento/inizio novecento e il fatto che la storia si ripeta è vero, siamo molto vicini ad un paio di guerre mondiali!

  30. caro duca ti segnalo questo gradevole picchiatutto a scorrimento laterale stile final fight in ambientazione steampunk

    http://www.newgrounds.com/portal/view/560654

    i disegni e lo stile non sono male, è abbastanza ottuso perché tu lo possa apprezzare ^____^

    purtroppo niente girls con i nekoneko ne conigli di sorta

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