gennaio 2011
Archivio del Mese

Archivio del Mese
Posted by Il Duca di Baionette on 11 gen 2011 | Tagged as: Editoria, Riflessioni, Scrittura
Nel corso degli ultimi due anni ho avuto modo di conoscere, direttamente o indirettamente o biblicamente, più di un editore e professionista del mondo editoriale (editor, in particolare) legato alla narrativa[1]. La sensazione per lo più è stata di disgusto. Cialtronaggine, incompetenza, ignoranza, talvolta perfino idiozia conclamata. Molti sembrano idioti solo perché sono ignoranti, ma altri sono davvero idioti. O perlomeno spero che molti sembrino solo idioti. Non ci giuro. Sono sempre troppo ottimista sulle reali capacità di comprensione e ragionamento degli altri. Confido sempre che ci sia gente che non attira l’attenzione e che sa fare, almeno in teoria, il proprio lavoro. Magari editor decenti che ora sono zombie svogliati o portatori di caffè presso qualche editore che non permette loro di lavorare decentemente (o non li paga in modo adeguato per farlo per cui danno merda in cambio di merda). Ho sempre molta speranza e nessuna conferma, ma la domanda “Ci sono bravi editor nascosti in Italia?” ogni tanto riaffiora. ^_^
![]() |
L’editoria è un settore che sembra attirare più mentecatti e disonesti di quanto non ritenessi possibile in un ambiente professionale funzionante. Non mi riferisco solo alla fama di casa Frociucci di non pagare i traduttori (in fondo non l’ha solo lei: pare che il pagamento per intero da parte di un editore romano sia una reliquia leggendaria, come il Graal) o alle vicende di disorganizzazione e pubblicazione di amichetti che hanno caratterizzato la defunta collana Epix (complimenti Mongoladori, esempio di disfunzionalità editoriale per tutti noi) o alla mentalità da leccatemi-il-culo-sono-l’Editore di cui si è parlato qui. C’è anche altro, ma in gran parte è materiale confidenziale o di non sicura attendibilità (internet è pieno di accuse più o meno credibili contro gli editori). Altro ancora è disonestà di routine, come usare ghost writer e truffare così i lettori: se il libro è bello e piacerà nonostante lo abbia scritto un altro, allora si dica che lo ha scritto un altro su idee e autorizzazione dell’autore (stile ambientazione condivisa?). Immaginare come normale la pratica di truffare i lettori sulla provenienza del libro (mentendo anche in caso di domande dirette) è l’ennesimo esempio della corruzione morale endemica nell’editoria. C’è chi traffica in carne di animali malati spacciati per provenienti da allevamenti sicuri e chi spaccia le opere di altri autori per quelle dell’autore scritto in copertina. Chi fa una cosa, farebbe anche l’altra: il principio alla base della truffa sulla provenienza del prodotto non cambia.
Poi ci sono vicende squallide come Sandrone che diceva di aver scelto le Cronache di Licia Troisi perché mostravano «un mondo fantasy che si distaccava tantissimo da tutto il fantasy che avevo letto finora» (probabilmente perché non aveva letto niente… o intendeva in realtà che si distaccano in negativo?). Sandrone mi sta simpatico, ma queste sono proprio le cose che ammazzano la fiducia nelle capacità professionali altrui (senza contare l’editing di merda fatto su quei libri, indegno di una casa editrice rispett… no, ok, è la Mondadori: tutto apposto! ^_^).
Alla fine quelli come questo sono solo episodi di contorno, graziosi fiocchetti colorati su un mondo editoriale ridotto a titanica merda bovina.
Negli ultimi due anni ho notato un clima sempre più ostile nei confronti degli scrittori-mentecatti e degli editori-banditi. È una cosa piacevole. È uno degli effetti positivi di internet, dar voce a quello disgusto generalizzato che prima non aveva modo di sfogarsi: basta che qualcuno inizi a lanciar accuse, con precisione, e si scopre che da parecchio c’era gente che voleva urlare “Il Re è Nudo”. Paura del rifiuto sociale: convinci il 99% delle persone che tutte le altre la pensano su un argomento come in realtà la pensa solo l’1%, e quel 99%si terrà per sé le proprie idee perché tutti penseranno di essere loro parte di un 1% di strambi che al massimo può fare le disprezzate chiacchiere da bar. Disprezzate solo dai mongoli radical-chic nella Torre di Merda ben in alto, lontana dal paese reale fatto di incazzature reali e problemi reali.
La gente non ha iniziato a disprezzare gli editori con la diffusione di internet: ha solo cominciato a manifestare il proprio disgusto in modo visibile. Nel caso del fantasy in Italia forse hanno cominciato anche a disprezzarli per davvero di più, ma gli editori se la sono proprio cercata (e poi il boom del fantasy monnezzone è recente per cui è per sua natura legato all’aumento degli italiani presenti sul web).
|
Questo post è dedicato alla polemica tra Melissa P. ed Elido Fazi, editore dei suoi primi tre libri (i cui diritti sono tornati a Melissa). La figura peggiore, come è intuibile, la fa Elido Fazi. La vicenda in sé non mi interessa molto e Melissa P. come persona (o come personaggio) non la conosco, ma le risposte di Fazi e le reazioni dei lettori sono goduriose.
Vi consiglio di leggere i quattro principali articoli che compongono la vicenda:
— Il Fatto Quotidiano – Melissa P: “Papà Fazi mi ha fregato”
— Il Fatto Quotidiano – La Melisseide
— Il Fatto Quotidiano – Fazi: “Melissa P. una bugiarda”
— Post in cui viene riportata la lettera di risposta a Fazi inviata a Il Fatto Quotidiano.
Letti? Allora proseguiamo.
Non so se Melissa P. dica la verità o se menta, né posso sapere su cosa menta (il mondo editoriale contiene la quantità maggiore di bugiardi, sia per hobby che patologici, che abbia conosciuto), ma dei due è lei che fa la figura migliore. Non sarà la martire santarellina che vuole sembrare nell’intervista, ma c’è un abisso rispetto alla figura di merda di Fazi.
Prendiamo l’inizio dell’intervista a Fazi:
Fazi, racconti dall’inizio.
La verità? Un giorno Caltabellota, un editor che si eccita per tutto, purchè ci sia di mezzo il sesso, mi porta un romanzetto pornografico, in terza persona.Definisce così l libro che ha venduto tre milioni di copie?
(Sospiro) Non tre milioni di copie. Forse due con l’estero”.Era sulle fascette editoriali.
(Sorride) “Si scrivono cose…”.
Si scrivono cose.
Nemmeno la decenza di continuare a mentire. Per un editore è ormai naturale confessare in pubblico di arrogarsi il diritto di mentire a piacimento sull’entità del successo di un libro. Se le fascette con grosse cifre fanno vendere di più, come profezie autoavveranti, perché non mentire per fare in modo che la gente, truffata dalla menzogna letta, compri? Tanto nessuno se ne accorgerà mai né potrà dimostrare la truffa! Il messaggio è forte e chiaro: i lettori per Fazi sono una massa di coglioni da truffare e depredare. Per smentire Melissa, Fazi si dà quindi del bugiardo. Peccato che Fazi voglia che i lettori credano che Melissa sia una bugiarda e che lui sia quello onesto. Pensa di ottenerlo confessando che per lavoro mente ai clienti sapendo di mentire? Geniale. ^_^
Anche alcuni lettori si accorgono dell’idiozia della mossa di Fazi:
Piccola considerazione: difendersi da un’accusa di disonestà dandosi del bugiardo riguardo ai tre milioni di copie vendute sulle fascette somiglia pericolosamente a un clamoroso autogoal.
(FARAQAT)
Due milioni, tre milioni… o forse sono cifre inventate e basta?
Riporto questo intervento di Fazi su Libero, pubblicato nell’articolo Elido Fazi e Melissa P. – Lite a colpi di spazzola di Paolo Bianchi:
«Non è vero che la scrittrice mi abbia fatto causa. Abbiamo raggiunto, in pochi minuti e tramite avvocati, un accordo. Era in corso anche una trattativa per un libro successivo, ma non è andata in porto. Di questo è testimone l’agente letterario Piergiorgio Nicolazzini. La nostra separazione è stata dunque consensuale. Non capisco, ora, tutto questo spararmi contro. Se non che l’ultimo libro di Melissa, Tre, uscito per Einaudi, ha venduto pochissimo. Forse lei sta cercando di rilanciare la propria immagine, ma la sua situazione è tragica. Una brutta storia. Mi dispiace per lei. Aggiungo anche che il terzo libro di Melissa da me pubblicato, In nome dell’amore, ha raggiunto il 90 per cento di rese. Un disastro».
E i famosi 3 milioni di copie dei Cento colpi? «Erano molto meno, meno di un milione».
Tre, due o meno di uno?
Ha mentito aumentando del 50% o di oltre 200%?
Magari non lo sa neanche Fazi. Inventa in base al momento. In fondo che importano i numeri? I numeri sono per avidi bottegai, grezzi tecnici, sciocchi matematici e stupidi fisici (Einstein e Fermi fanno una pippa agli editori italiani). L’editore si sente artista, filosofo e mecenate, disdegna i numeri e non sa cosa sia la partita doppia. Poi non c’è da stupirsi se gente così piange sempre che gli affari vanno male e poi quando vanno bene frigna perché non sa gestire i soldi arrivati. ^_^
|
| Il difficile rapporto tra editori e denaro già al tempo della lire |
Interessante la leggenda del passaparola, spiegata da Fazi:
Torniamo al suo racconto….
Il libro all’inizio non vende 5mila copie a settimana, ma 500!Cosa fa fare il salto?
Un servizio su Panorama di Toscani. Che nasce perché io gli faccio: “Fotografi Melissa?” Lui mi chiede 10mila euro. Troppi.E allora?
Il libro iniziò a vendere, chiamò Panorama e io dissi: “Anche Toscani è su Melissa”. Loro gli pagarono i 10mila e le foto fecero partire le vere vendite eh, eh.[...]
Quando esplode il libro?
Quando lei va da Costanzo. La seguivo passo passo, dedizione assoluta.
Di solito si dice che è il passaparola, ovvero la pubblicità gratis fatta dalla gente, a permettere a un libro di diventare un bestseller o comunque di guadagnare bene. Banale: la pubblicità costa molto e non sempre fa guadagnare più di quel che costa per cui la pubblicità GRATIS, soprattutto se massiccia (e considerando che i “consigli degli amici” di solito sono più efficaci di una generica pubblicità su un quotidiano), male non può fare. Sostituite il termine “passaparola” col vero significato di “ottima pubblicità regalata”, e l’efficacia della cosa sarà subito banalmente ovvia.
Il problema però è come si ottiene questa pubblicità gratuita. Difficilmente viene e basta, così, per regalo dal Cielo. Come spiegato spesso dagli esperti di editoria, i bestseller si creano a tavolino con scarso margine di errore: basta trovare/commissionare un libro vendibile (adatto al pubblico di lettori da un libro l’anno o meno), investire bene le proprie risorse, imponendo pile di libri ai librai, sfruttando amicizie nei giornali o in televisione (magari con degli scandali ad hoc legati ai contenuti, come avveniva con i programmi televisivi che parlavano continuamente de Il Codice Da Vinci), facendo insomma finire sotto il muso di più italiani possibili l’opera in modo che ne parlino (e per non sentirsi esclusi dai discorsi degli amici la comprino e la leggano).
Se anche solo uno su cento la dovesse comprare dopo un bel passaggio sui vari TG… beh, uno su cento di cinquanta milioni è meglio di uno su cento di ventimila! Dato che bisogna dedicare molte risorse, anche non quantificabili monetariamente (come amicizie e spazio sui telegiornali), non è possibile farlo con tutti i libri. La pubblicità gratis o a prezzo “di favore” (come ne Il Padrino: un favore in cambio di un favore) non è infinita. Anche lo spazio per le pile di libri nelle librerie è una risorsa scarsa: se stai sfruttando quel metro cubo per il libro A, non puoi usarlo nello stesso momento per il libro B: bisogna scegliere il libro che ha più possibilità di essere comprato dai milioni di lettori che leggono un solo libro all’anno. Un libro sulla storia delle baionette non diventerebbe un bestseller nemmeno se Alfonso Signorini ne parlasse con entusiasmo a ogni puntata di Kalispéra!, mentre per un libro come Nihal della Terra del Vento basta un servizio su Panorama pochi giorni prima dell’uscita, qualche espositore colorato nelle librerie con stampata sopra Nihal mezza nuda (a fare da “velina” per vendere il romanzo a forza di tette e culi) e un po’ di articoli/pubblicità sui giornali nei mesi successivi, sigh…
|
| Un libro sulle baionette. Sarà un bestseller! Srsly! |
Cento colpi aveva anche lui la sua leggenda del passaparola. Leggenda che Fazi ha smentito, spiegando che il passaparola da solo non ha fatto niente: se c’è stato (penso di sì: io l’ho conosciuto tramite il passaparola di un amico all’università che a sua volta lo aveva conosciuto così, perché tanti ne parlavano) è avvenuto quando il libro era stato già spinto abbastanza da diventare un successo. Il passaparola forse ha permesso di renderlo un bestseller, ma è stato creato tramite la pubblicità regalata dagli amichetti di Fazi (inclusi i 10.000 euro pagati da Panorama al fotografo).
Di bestseller parla anche Renato Di Lorenzo, in questo breve articolo:
Come fa a vendere?
Puntando tutte le sue risorse di marketing a cominciare dalla distribuzione, su quel libro, soprattutto facendolo passare in televisione in prima serata o comunque su trasmissioni che si sono specializzate in propaganda libraria, facendolo recensire sui principali quotidiani e sulle principali riviste etc. etc. Conosciamo il copione. Si tratta di una “normale” campagna di vendita, come quella dei polli all’antibiotico: no difference.
Va detto anche che il problema del costo delle trasmissioni televisive congiura a far entrare la non-letteratura nelle case, perché se un personaggio di grido partecipa a una trasmissione tv, vuole dei soldi, ma se si presenta il suo libro ci va gratis.Risultato?
Di risorse e di spazio per altri autori, che magari tentano di scrivere bene, non ce n’è più. Parlo anche semplicemente di spazio fisico nelle librerie.
Io sono fortunato perché sono pubblicato, ma quanti ce ne sono là fuori che non sono neppure pubblicati per colpa della non-letteratura?
Polli all’antibiotico. Interessante, no?
Torniamo a Fazi, gentiluomo d’altri tempi:
Colpaccio. Ma l’appeal di Melissa lo riconosce…
Uhhh! Guardi: fotogenica, forse. Ma dal vivo.. Tutte le donne che ho avuto nella vita sono più belle di lei, a partire da Alice.
Non mi interessa per il maschilismo in sé, anche io sono maschilista, ma per il modo in cui Fazi trova naturale catalogare la scrittrice non solo per l’aspetto fisico, ma in base al fatto di essersela scopata o meno (“donne che ho avuto”).
Visto che tutte le donne che ha scopato sono più belle di Melissa, allora Melissa non è un elemento dell’insieme “tutte le donne” (come potrebbe essere più bella di sé stessa?), e questo ci rassicura sul fatto, almeno per questa volta, che la pubblicazione di una giovane autrice non è passato attraverso il vaglio genitale di un vecchio porco. Ma dirà la verità? Non è escluso che lo dica per ripicca, dopo che Melissa lo aveva rifiutato (registrando la proposta per ricattarlo, da cui il fatto che Fazi la definisca “luciferina”?). Non possiamo saperlo, ma immagino che alla fine sia solo un semplice commento maschilista, come a dire «le altre scrittrici, ben più belle di lei, le ho sodomizzate tutte nel mio ufficio, arr arr arr!». ^__^
Lasciamo perdere la battutaccia di Fazi e concentriamoci invece su questa risposta:
Cioè?
Il primo anno le diamo 200mila euro: i diritti maturati. Ma ogni editore riduce del 30% i rendiconti, in previsione delle rese.
Cifra interessante. Le rese, perfino nel caso di un bestseller, vengono calcolate al 30%. D’altronde come già spiegato in passato da altri professionisti dell’editoria, il 20% di rese è il minimo e un 40% è normale anche per un romanzo di discreto successo. Un 30% sembra una stima prudente e accettabile per un bestseller.
Le rese sono il vero punto debole del cartaceo rispetto al digitale, come già spiegato in passato. Quando gli editori costruiscono il prezzo dell’eBook a partire dal cartaceo e togliendo le spese non sostenute, per dimostrare che a meno di 9 euro non si può vendere, vi stanno mentendo sapendo di mentire. Sono in malafede e confidano nella vostra ignoranza del mercato editoriale e del concetto di tiratura. In futuro tornerò sull’argomento visto che da alcuni mesi non faccio articoli a tema.
![]() |
Ringraziamo Elido Fazi per l’informazione e andiamo oltre.
Nell’intervista a Fazi si diceva questo:
Fazi, racconti dall’inizio.
La verità? Un giorno Caltabellota, un editor che si eccita per tutto, purchè ci sia di mezzo il sesso, mi porta un romanzetto pornografico, in terza persona.[...]
Ma col libro, lei che fece?
Simone dice: “C’è del talento”. Il personaggio c’era. Non sose erano cose scopiazzate su internet o vissute davvero.Cosa fate?
Convochiamo lei e il padre. Lavoriamo sul manoscritto per un anno: nasce un libro nuovo.Insinua che non scriva bene?
(Quasi grida) Ma come? Che Melissa non sappia scrivere è un fatto certo. Do-cu-men-ta-bi-le…Come?
Il suo ultimo libro fa schifo.Non è diplomatico, lei.
(Sorride). Mai stato… Dopo 20 pagine accettabili, Tre diventa orribile. Non l’ho nemmeno letto! Me l’ha detto mia moglie Alice che è italianista…
Il famoso parere della moglie italianista (LOL!): perché perdere pochi minuti per leggere venti paginette e accorgersi da soli dello schifo? Se fa schifo per lo stile e non per i contenuti “scandalosi”[2], un vero addetto ai lavori se ne accorge in tre paginette, altro che dopo venti. Se invece si parla di contenuti e quindi di mentalità bigotta e censura mentale dell’editore… beh, come spiegato queste puttanate cattocomunistofascistoidi un editore non può permettersele. Chi ragiona col culo, contro i principi della libertà di espressione, è un idiota e un incompetente indegno di farsi chiamare editore.
Sarà il caso di Fazi? Certamente no: mi pare chiaro che si tratti di un raffinato e abile professionista!
Questa storia del pessimo libro tramutato dall’editor in un testo decente sarà vera o è il solito caso di editore che, non potendo spararsi nelle palle dicendo che pubblica cose che disprezza e che per di più le pubblica pure senza alcuna cura, si difende dicendo che la cagatona ha ricevuto tutte le attenzioni necessarie a renderla un prodotto dignitoso?
6 luglio 2000 15,25
Diario,
scrivo dalla mia camera semibuia tappezzata dalle stampe di Gustave Klimt e dai poster di Marlene Dietrich; lei mi guarda con il suo sguardo languido e superbo mentre scarabocchio il foglio bianco su cui si riflettono i raggi del sole, filtrati appena dagli spiragli delle persiane.C’è caldo, un caldo torrido, secco. Sento il suono della televisione accesa nell’altra stanza e mi arriva la piccola voce di mia sorella che intona la sigla di un cartone animato, fuori un grillo urla la sua spensieratezza e tutto è calmo e mite dentro questa casa. Sembra che tutto sia rinchiuso e protetto da una campana di vetro finissimo e il caldo rende più pesanti i movimenti; ma dentro di me non c’è calma. É come se un topo stesse rosicchiando la mia anima e in maniera così impercettibile da sembrare dolce, persino. Non sto male e non sto nemmeno bene, la cosa inquietante è che “non sto”. Però, so ritrovarmi: basta alzare lo sguardo e incrociarlo con quello riflesso sullo specchio perché una calma e una felicità mite s’impossessino di me.
Davanti allo specchio mi ammiro e rimango estasiata dalle forme che vanno man mano delineandosi, dai muscoli che assumono una forma più modellata e sicura, dai seni che cominciano a notarsi sotto le magliette e si muovono dolcemente a ogni passo. Fin da piccola mia madre, girando candidamente nuda per casa, mi ha abituata a osservare il corpo femminile e perciò per me non sono un mistero le forme di una donna adulta; ma, come una foresta inestricabile, i peli nascondono il Segreto e lo celano agli occhi. Molte volte, sempre con la mia figura riflessa nello specchio, intrufolo piano un dito e, guardandomi negli occhi, provo nei miei confronti un sentimento di amore e di ammirazione. Il piacere di osservarmi è talmente grande e talmente forte che diventa subito piacere fisico e arriva con un solletico iniziale e termina con un calore e un brivido nuovi, che durano pochi attimi. Dopo arriva l’imbarazzo. Al contrario di Alessandra, non sviluppo mai fantasie mentre mi tocco; qualche tempo fa mi ha confidato che anche lei si tocca e mi ha detto che in quei momenti le piace pensare di essere posseduta da un uomo con forza e violenza, quasi da farsi male. Io mi sono stupita poiché per eccitarmi mi basta osservarmi; mi ha domandato se anche io mi tocco e le ho risposto di no. Non voglio assolutamente distruggere questo mondo ovattato che mi sono costruita, è un mondo mio, i cui unici abitanti sono il mio corpo e lo specchio e rispondere di sì alla sua domanda sarebbe stato tradirlo.
Questo incipit è una schifezza. Ha di buono gli elementi porcelli (se pensavate che il problema fosse quello allora siete ritardati), ma sono sfruttati male e scritti peggio. Elementi attizza porcelli come “le piace pensare di essere posseduta da un uomo con forza e violenza, quasi da farsi male” in sé funzionano sul pubblico di comuni lettori che hanno fantasie sulle ragazzine vogliose di stupro, ma qui è tutto scritto da cani. Si sente un po’ anche la puzza del tentativo di far narrativa letteraria dei poveri, quella che viene naturale agli incompetenti, invece di concentrarsi su uno stile efficace che risulta difficile da scrivere proprio per la sua studiata semplicità.
![]() |
Non dico che Fazi abbia mentito sull’impegno messo dall’editor, ma il risultato finale rimane una merda. Se l’idea era di farlo sembrare abbastanza mal scritto da poter essere davvero l’opera di una ragazzina (con pochissimo editing dietro), ok, ci siamo.
Se invece il testo è stato riscritto da zero, come ci fa intuire Fazi, con l’intento di renderlo decente e adatto alla pubblicazione di un editore rispettoso dei suoi lettori, cè da porsi due serie domande su: 1. quanto facesse CAGARE a spruzzo l’originale e 2. perché l’editor ha lavorato così male da farlo sembrare ancora una bozza in attesa di revisione. Ma se Fazi non ha mentito e l’editor si è davvero impegnato, allora l’editor è un incompetente. Grandioso.
In fondo non dovremmo stupirci della bassa qualità dei prodotti targati Fazi: The King – Il Re Nero di Mark Menozzi ci ha dato l’ennesimo esempio di cialtronaggine editoriale giusto pochi mesi fa.
Interessante anche questo spaccato di idiozia editoriale:
Su cosa avevate rotto?
Diciamo la verità. Il terzo libro era andato male: 30mila copie.30 mila copie non è male.
Se ne tiri 250 mila sì!
LOL! Quale mongoloide al mondo produrrebbe 250.000 copie di qualcosa quando, se va bene, usando la risorse giuste e la giusta spinta (in questo caso già bruciata: si stava cercando di trascinare un fenomeno già morto, non di crearne uno nuovo) se ne possono piazzare 100.000 nel corso dell’anno? Fare una tiratura più prudente, ma sufficiente per invadere le principali librerie, come 50.000 copie, e poi stampare piccoli lotti successivi (cosa semplice ed economica da quando si è diffuso il PoD) mentre si decide se fare una nuova ristampa massiccia a basso costo, proprio no?
Qui siamo al più becero mongolismo. Un editore vero non può stampare sull’unghia 250.000 copie quando è evidente che non ha le risorse o il libro adatto nemmeno per creare un classico bestseller a tavolino da 100.000 copie (e un editore lo sa bene da solo se ha dei favori da riscuotere o il peso politico-economico per imporsi nelle librerie).
Perlomeno si salva l’onestà imprenditoriale dell’editore che paga tutto il dovuto, come testimonia Melissa:
dal 2008, non ha mai presentato i rendiconti relativi alle vendite dei miei libri, nonostante sia io che il mio ex agente sollecitassimo ripetutamente tramite lettere e e-mail (altri testimoni). Prima di rivolgermi a un avvocato, andai in casa editrice di persona a chiedere spiegazioni, e Elido Fazi mi rise in faccia davanti a tutti.
No, forse no. ^_^”"
Ma questo tra gli editori romani si dice sia normale. Un po’ meno normale è il disprezzo che viene riservato agli autori, anche quando fanno vendere tre (due-uno- zero?) milioni di copie. Il disprezzo dell’intellettuale (l’editore) nei confronti della merdacce (gli autori) credo sia reale, lo si è ben visto anche nell’intervista a Fazi. Su eventuali pagamenti non corrisposti non posso dir niente. Vero? Falso? Mah!
|
| Ecco come fanno gli editori romani! |
Chiudo l’articolo con le opinioni dei lettori su questo raffinato intellettuale dell’editoria, sufficienti per capire cosa davvero i “clienti” pensano dei Mercanti di Truffe che si ammantano di Intellettualismo ben chiusi nelle loro Torri di Carta:
Elido Fazi è veramente una persona poco apprezzabile, sia umanamente, sia professionalmente.
Il suo libro non l’ho letto, ho un rifiuto psicologico nei confronti della Fazi da quando ho collaborato brevemente in qualità di “servo ricompensato con elemosina” (alias lettore di libri di saggistica con fini valutativi).
Tuttavia, nel campo dell’editoria italiana le figure illuminate sono rare… se pure esistono. A me non ne viene in mente nessuna. Veramente, è ora che l’editoria via internet spazzi via tutta questa gente che, per il solo fatto di saper usare il congiuntivo, si illude di far parte di una fantomatica intelligentsija italiana (come se ne esistesse una!).
(Lorenzo G. Gallo)
C’è qualcosa che mi sfugge in tutta questa faccenda. Alla fine della fiera non ne esce bene nessuno. Melissa P. si svela essere (oddio, non è proprio un gran colpo di scena) l’ennesima scrittrice fasulla costruita a tavolino dal nulla (altra cosa è lo scrittore che viene aiutato a migliorare il proprio libro, ma ha una sua sostanza); Fazi, un editore non solo pronto a imbrogliare i lettori (come tanti altri editori, d’altronde), ma anche con quel mischiume di famiglia e affari che in Italia puzza sempre di bruciato (praticamente pubblica la ragazza del figlio, o alternativamente la sua “scoperta” pensa bene di diventare sua futura nuora, salvo ripensarci); Einaudi fa la figura di una casa editrice pronta a prendersi gli scarti degli altri (Melissa P. neanche vende più dopo il primo “prodotto”), e comunque pronta a cimentarsi in operazioni di bassa lega né più né meno come Fazi; la cosiddetta scrittrice, se ad annichilirne l’immagine non bastassero le sue ridicole interviste, viene presentata come un nulla mischiato con niente. Insomma, non si salva nessuno. E uno non può non chiedersi “a chi giova?”; chiunque si legga l’intervista di Melissa P. e poi quella di Fazi si guarderà bene dall’acquistare il nuovo libro, pur con lo stemma dello Struzzo sopra. E allora? Ci avrebbero guadagnato entrambi a starsene zitti. Ma forse avevano ragione i greci quando dicevano che colui che gli dei vogliono annientare, lo fanno prima impazzire.
E poi c’è chi si chiede ancora “come mai gli italiani non leggono?” Se questa è l’editoria…
(Vittorio Caffè)
Non puoi pubblicare un romanzo del genere (a cui peraltro è stato fatto un editing massiccio a quanto dice, quindi figuriamoci qual era il livello dell’”eiaculato a stampa” iniziale)
[...]
E’ davvero meglio che gli italiani non leggano, se le proposte editoriali devono essere di questo tenore.
(Poliphilus)
L’unico aspetto positivo di questo pastrocchio pseudo- letterario-familiare è lo spettacolo di due nullità (chi ha scritto un libro-ciofeca e chi l’ha pubblicato), che si rinfacciano a vicenda di essere stati derubati.
(Marisa)
non sono una fan di melissa, ma questa [NdDuca: c'è un femminile al posto del maschile, ma si riferisce a Fazi] si atteggia da vero defficiente. Se fino a ieri l’intervista di melissa potesse lasciare qualche dubbio sul personaggio dell’editore, ora si è proprio rovinato con le proprie mani, potrei definirla la peggior intervista di sempre, orrendo leggere le risposte del tizio.
(Greta)
Ma quanti anni ha questo Fazi? Sembra l’intervista di un ragazzotto di 20, 21 anni.
“Non ha venduto 3 milioni di copie, forse 2 con l’estero”. Eh già, proprio un fallimento. Sembrano i dati della questura all’indomani di una grande manifestazione di piazza: il Circo Massimo era stracolmo, ma non c’erano 3 milioni di persone, bensì due! Come se bastasse una cifra sparata a caz.zo per definire un successo e/o il flop di una manifestazione/libro. Il bello è che Fazi tenta di sminuire il successo di un libro pubblicato da lui stesso. Grottesco!
“(Sorride). Si scrivono cose…” Persona davvero seria, non c’è che dire.
“A me risultano 40 edizioni in lingua estera, non 55?. Un altro commento da questurino.
“Che Melissa non sappia scrivere è un fatto certo. Do-cu-men-ta-bi-le”. Se sia documentabile, lo documenti e poi, non sapevo che la Fazi fosse la casa editrice degli analfabeti: buono a sapersi, mi guarderò bene in futuro dal comprare suoi libri.
“Il suo ultimo libro fa schifo”. Bel commento, un ragazzino di 15 anni avrebbe saputo argomentare meglio.
“Non l’ho nemmeno letto! Me l’ha detto…” Bello parlare di cose che non si sanno, di cose riferite da altri! E io che pensavo che fosse da analfabeti parlare per sentito dire! Menomale che Fazi c’è, ad illuminare noi poveretti.
“Non si scrive, nemmeno per scherzo”. Qui Fazi s’è trasformato nel Cardinal Ruini.
“Tutte le donne che ho avuto nella mia vita sono più belle di lei, a partire da mia moglie”. Raffinato ed elegante. Ci mancavano solo un rut.to e una scor.eggia.
(Vittorio)
Io non so nel merito chi ha ragione e chi torto, ma leggendo quest’intervista a Fazi, mi schiero al 100% con Melissa.
(Hytok)
Mi trovo discorde dal tono generale di disprezzo e superiorità su questa intervista, in molti hanno scritto che questo argomento non è degno di questo giornale. Quello che invece è molto importante secondo me, è che un editore non solo non ha pagato correttamente un autore, ma come se non bastasse palesa la sua arroganza disprezzando in modo meschino un’autrice che lo ha arricchito e che ha fatto conoscere la sua casa editrice in tutto il mondo. Questa intervista smaschera Elido Fazi, che ama coltivare di sé l’immagine di un editore raffinato, quando solo un cialtrone inqualificabile giudicherebbe, per di più aspramente, un libro che non ha letto (“Tre”), giustificando quello che dice col fatto che lo ha letto la sua compagna.
Fazi non è l’unico editore a pagare in ritardo i suoi autori, eppure sia lui che altri che non rispettano gli accordi contrattuali continuano a godere di questa fama di brillante intelligenza e cultura. Per fortuna ci sono interviste come questa, in cui questi celebrati personaggi dell’editoria italiana si smascherano da soli.
(Carolina)
Quanto veleno il Fazi! Un editore che considera ***** i libri che pubblica!
(Paolo84)
I grassetti sono miei.
Ecco cosa il popolo sovrano, in quanto in possesso dei soldini agognati dagli editori, pensa di loro. Continuamente. In rari casi, come questo, esprime il proprio pensiero. Se fossi un editore comincerei a preoccuparmi seriamente del futuro fatto di eBook e di gente da convincere con la propria “buona reputazione” all’acquisto. Chi disprezza gli editori non pagherà i loro libri: leggerà piratato e nessuno potrà fermarli.
Benvenuti nel mondo reale, editori. LOL.
2 – Nota sullo stile. Il libretto di finte memorie erotiche con la ragazzina zoccola mi va benissimo se è scritto bene. Magari lo leggo anche. Un romanzo intellettuale e filosofico, pieno di concetti profondi e intelligenti, se è scritto di merda è da disprezzare. Se uno è tanto intelligente da scrivere “un romanzo vero mica la pupù commerciale” (usando la divisione intellettualistica che ha ucciso la lettura in Italia), allora è anche abbastanza intelligente da poterlo scrivere bene, applicando gli insegnamenti di oltre due millenni di retorica. Se non lo fa, è un miserabile figlio di puttana inetto e deve essere disprezzato. Chi non è in grado di comprendere questo concetto, non è in grado di capire né la narrativa degli ultimi secoli né il concetto di libertà di espressione (e in tal caso è un cattocomunistofascistoide da disprezzare).
Torna su.
Posted by Il Duca di Baionette on 07 gen 2011 | Tagged as: Conigli
Primi Coniglietti del Venerdì del 2011!
Anche oggi una coniglietta che viene dal Giappone, nazione amica dei coniglietti e di conseguenza civile e saggia. La coniglietta di oggi si chiama Moco, o almeno così ho capito dal suo sito http://mocotanblog.blog65.fc2.com/ (tan è un suffisso come chan, ma in versione più bambinesca), ed è un’adorabile batuffolina arancione di 514 grammi (all’età di tre mesi, quella dei video di due anni fa, immagino). Nel primo video la si può vedere cascare sul culetto un paio di volte. Kawaii!!! ^_^
Spero che i video di oggi piacciano a Chiara-chan Hime-sama.
Posted by Il Duca di Baionette on 04 gen 2011 | Tagged as: Ebook, Editoria, Vita del Duca
Ebook Lab Italia è una mostra-convegno sull’editoria digitale dedicata ai professionisti del settore. Librai, editori, scrittori, produttori di hardware, distributori ecc… sono invitati ad abbracciare la rivoluzione digitale con lo slogan “il futuro dei libri, i libri del futuro” (il motto di Simplicissimus di Antonio Tombolini, che è infatti uno degli organizzatori), attraverso una tre giorni di seminari e workshops. La prima edizione sarà dal 3 al 5 marzo 2011, presso la Nuova Fiera di Rimini. In particolare Ebook Lab Italia sfrutterà la Sala Neri del nuovo Palacongressi, in grado di ospitare fino a 700 persone.
Trovate maggiori informazioni sul sito ufficiale (se dà errore, ritentate: a me spesso non funziona).
|
I pass per le giornate sono un po’ cari, ma bisogna considerare anche il pubblico a cui è rivolto che non è quello generico di altri tipi di fiere/convegni. Un pass per i tre giorni, senza sconti, costa 399 euro. Il pass per un giorno solo costa 149 euro se acquistato entro il 31 gennaio. Con lo sconto migliore che c’è, quello “studenti” del 50%, il pass del singolo giorno costa 74,5 euro.
Ecco le liste degli interventi di giovedì, venerdì e sabato.
Se dovessi scegliere un solo giorno, io andrei al primo: alla fine del pomeriggio ci sarà Riccardo Cavallero di Mondadori che parlerà di Strategie commerciali per il settore trade e al mattino Gino Roncaglia con il suo 2015: il futuro dell’ebook, senza contare che ci sarà pure un esperto di autopubblicazione, il polacco Piotr Kowalkzyc, con l’intervento Self-publishing, a source of innovative thinking and how to benefit from it.
Come mai ve lo sto dicendo?
A parte il possibile interesse per qualcuno dei miei lettori, avevo detto un mese fa che non vi avrei tenuto all’oscuro delle mie future apparizioni dal vivo. Detto, fatto: il 4 marzo alle 11:20 terrò l’intervento intitolato Libroshima: cronache del dopo eBook. Sono solo 25 minuti più le domande, come gli altri interventi. Farò una sintesi dei possibili pericoli per gli editori in un mondo editoriale futuro in cui la loro capacità di porsi come gatekeeper è destinata a ridimensionarsi o a collassare.
Abstract – Su Libroshima, l’allegra città dell’editoria, sta per esplodere l’eBook. Gli editori affronteranno un nuovo mondo in cui non potranno più decidere chi e cosa verrà pubblicato né limitarsi a saturare gli scaffali delle librerie con la forza della propria posizione dominante. Orde di scrittori autopubblicati invadono le strade con prezzi ridicoli e prodotti di nicchia prima impensabili.
La libertà di discussione su Internet indebolisce la posizione degli editori, spesso colpevoli di pubblicare schifezze non migliori di quelle degli autori autopubblicati. Blindare i libri coi DRM attira il disprezzo del pubblico, sempre più compiaciuto delle difficoltà patite dai Signori della Carta. Gli editori si arroccano tra le rovine a pianificare una strategia che li salvi dalla morte. Forse.
![]()
Il tono sarà quello degli interventi su Baionette Librarie, ma senza pantsu, oppai o wincest (e nemmeno razzismo). Però ci saranno i coniglietti. Per le fatine non prometto niente, ma credo che se vorranno potranno infiltrarsi dalle finestre senza dover pagare il pass. ^_^
Intervento in italiano (o perlomeno nella variante gesticolata che uso io).
Posted by Il Duca di Baionette on 01 gen 2011 | Tagged as: Bizzarro
Il Duca vi fa gli auguri di buon ano nuovo, l’Ano del Coniglio (dal 3 febbraio 2011) secondo il calendario di quegli scemi di merda fasciocomunisti che non sanno nemmeno produrre sano pantsu e wincest come invece fanno le scimmie gialle poco distanti. L’anime Yosuga no Sora appena concluso è stato la fiera del wincest.
È da un pezzo che non parlo dei visitatori.
A ottobre è andata bene, con la seconda metà del mese in forte crescita rispetto alla prima e il record di 1.411 visitatori arrivato il 18 ottobre. A novembre non ci sono stati grandi balzi e il mese è stato stabile sui 900-1.100 al giorno, con alcune giornate sui 1.200 visitatori. Alla fine, facendo la media aritmetica, sono stati un po’ più di 1.000 al giorno (poco meno di 32mila visitatori in 30 giorni). Dicembre è andato meno bene, con giornate tipiche sui 900-950 visitatori, qualche giornata in calo (come l’ultimo dell’anno: 760 visitatori risicati, ma media pagine buona con 2.566 pagine viste) e qualche punta sopra i 1.000 visitatori al giorno. Nell’insieme non male, ma poteva andare meglio. Anche se a dicembre si è parlato di eBook ed eReader molto più che a novembre, sono mancati i post attira-lettori come quello sull’incompetenza Steampunk di FM, quello sul bingo bongo cosplayer o l’articolo sul fucile Baker.
Eh, sì, il Duca vi conta. In questo modo:
Pietro Giordano non è calmo e normale come il Duca?
Continuate a seguire Baionette Librarie nel 2011, luridi cani rognosi. ^_^
Prossimamente notizie sul concorso Steampunk.