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lug 22

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Il monaco del Cinquecento e altri automi

Oggi video di automi.
Robot, mech col pilota, automi a orologeria e minchiate così mi piacciono molto. Un po’ di mesi fa mi sono imbattuto nel video dell’automa monaco, ma non sono mai riuscito a infilarlo in qualche articolo (sarebbe stato bene accanto all’automa di Manzetti, ma è arrivato tardi). L’esistenza del monaco mi è stata ricordata pochi giorni fa da un articolo di BoingBoing. Peccato non averlo scoperto due anni fa: lo avrei potuto segnalare una lettrice che mi aveva chiesto informazioni sugli automi del passato…

Questo è il monaco:

Automa attualmente conservato al National Museum of American History di Washington. È stato donato allo Smithsonian Institution nel 1977 e il video, senza audio, risale al 1978.
 

Il monaco è stato costruito nel 1562, o poco dopo, ed è un prodotto dell’ingegno italiano.

Nel 1562 il diciassettenne Don Carlos, figlio primogenito di Filippo II di Spagna, cadde dalle scale e batté la testa. A quella che sembrava una semplice craniata seguirono febbre, rigonfiamento del capo, cecità e delirio. Il Re lo raggiunse ad Alcalà da Madrid, portandosi dietro tutto il Consiglio di Stato e i migliori medici. Dopo un mese di malattia e un tentativo di trapanazione cranica (non completata), decisero che i medici tradizionali erano troppo incompetenti e si affidarono alla medicina alternativa: tirarono fuori i resti di Diego d’Alcalà, un francescano del Quattrocento per cui da tempo si cercava di ottenere la canonizzazione. Miracolo o meno, c’era da sperare in un 30% di possibilità che fungesse da placebo: possibilità molto maggiori di quelle garantite dai medici-filosofi pasticcioni del periodo.

Ci sono due versioni principali di come avvenne la cura alternativa. Nella prima Don Carlos chiese di poter toccare la mummia, afferrò le mani del cadavere e se le portò al volto. Nella seconda versione deposero il cadavere sul letto, a fianco di Don Carlos, e fecero toccare le due teste. In una variante della seconda versione, variante che ho rinvenuto personalmente inventandola poco fa, Don Carlos si svegliò e mormorò “Carmencita, che pelle secca che hai oggi. Ora vai giù e succhiami l’uccello” e le taumaturgiche labbra del morto fecero il miracolo. La mia versione è attendibile quanto gran parte delle testimonianze di eventi miracolosi quindi non lamentatevi.

San Drogone era in grado di trovarsi simultaneamente in due posti. Ora è patrono delle gente brutta, di quelli che fanno schifo al cazzo, dei malati di mente, del caffè e delle caffetterie. Non sono sicuro del motivo per cui sia patrono di queste ultime, forse perché grazie al miracoloso multitasking potrebbe andare al lavoro e intanto farsi i cazzi propri al bar…

La morte di Don Carlos era ormai certa, tanto che il Re decise di levarsi dalle palle la sera stessa per non vederlo schiattare lentamente. Ma la mummia di Diego, efficace come l’agopuntura, l’omeopatia e le pillole di zucchero, aveva ottenuto l’effetto placebo compiuto il miracolo: il giorno dopo cominciò a stare meglio, la settimana dopo era di nuovo in grado di vedere e in un mese fu di nuovo sano come un pesce.

Per ringraziare del miracolo, Don Carlos e Filippo II appoggiarono la richiesta di canonizzazione del frate (avvenuta nel 1588). Come ulteriore dono, Filippo II in cambio del “miracolo divino” ottenuto per intercessione del santo, fece fare un “miracolo meccanico” dal suo Maestro orologiaio. Il miracolo meccanico è l’automa monaco del video: un omuncolo penitente alto 38 centimetri, compie un tragitto a forma di quadrato, muove la bocca in una silenziosa preghiera, si batte il petto, ogni tanto solleva il crocifisso per baciarlo, ruota leggermente la testa e muove i piedi in modo da far sembrare che stia camminando (invece si sposta grazie alle ruote, nascoste dal saio). Il volto dell’automa, in legno, venne scolpito a imitazione di quello di Diego d’Alcalà.

Nel 1568 Filippo II fece arrestare Don Carlos e lo incarcerò. Morì sei mesi dopo, pare avvelenato per ordine del padre. Potevano pure evitare di scomodare la mummia visto come è finita la vicenda…

Il progetto originale era leggermente diverso,
ma si preferì alla fine il soggetto sacro.

Chi era il genio che fece una simile meraviglia?
Come anticipato, era un ingegnere italiano: Juanelo Turriano, Maestro orologiaio prima di Carlo V e poi di Filippo II, si chiamava precedentemente Gianello Torriani (o forse Giovanni) ed era nato tra il 1500 e il 1515 a Cremona. Nel 1530, quando Carlo V venne a Bologna per l’incoronazione, chiese di far riparare l’orologio astronomico di Dondi, a Padova, risalente al Trecento. Il lavoro venne affidato a Torriani, ma l’orologio astronomico era così danneggiato che decise di farne uno nuovo, con duemila ruote dentate, molto più figo del vecchiume precedente (ma senza giochini Java e privo di messaggi SMS: tanto Carlo V nemmeno sapeva cosa fossero). Impiegò una ventina d’anni a inventarlo e fabbricarlo. Torriani sì occupò di meccanica, ingegneria e architettura: progettò palazzi, automi meccanici, aiutò papa Gregorio XIII a riformare il calendario e realizzò il meraviglioso artificio de Juanelo, un sistema di ruote idrauliche (norie) che portava l’acqua del fiume Tago fino alla fortezza dell’Alcázar. Torriani morì nel 1585 e dai suoi contemporanei venne, a ragione, considerato il nuovo Archimede.

Per chi vuole un articolo completo con tanto di fonti citate, rimando all’eccellente lavoro svolto da Elizabeth King.

E così il miglior automa del Cinquecento è frutto dell’ingegno italico come lo è anche il miglior automa dell’Ottocento, quel meraviglioso suonatore di flauto dotato di motore pneumatico realizzato da Innocenzo Manzetti (lo trovate in questo articolo del 2010). Sugli italici robot del presente stendo un velo pietoso e passo la parola ad Angra, nei commenti: robe che nemmeno riescono a camminare, nonostante la marea di soldi buttati dentro in stupidate elettroniche.

Ora altri video di automi meccanici perché sono sempre belli da vedere.
Non belli quanto i coniglietti, ma comunque belli.

Nancy, automa teatrale in cartapesta caricato con la manovella. Fine Ottocento.
Non è da escludere che ne venissero fabbricate con incluse vagine in gomma foderate di seta: le Real Doll, come i vibratori o tanti giocattoli sessuali che sembrano moderni, hanno una storia antica. E i conigli hanno una memoria lunga.

 

Inquietanti resti di automi suonatori di violino (Leopold Lambert, circa 1880) e d’arpa (Gustave Vichy, circa 1880). In realtà, a differenza del suonatore di Manzetti, questi non suonano niente: il movimento è solo coreografico, mentre la musica viene da un cilindro musicale. L’arpista è terribile, sembra la figlia di Fantozzi.

 

Due esempi di automi giapponesi (Karakuri Ningyō) in voga tra XVII e XIX secolo.
Chissà se a inizio Novecento ne hanno fabbricati anche con l’aspetto di scolarette assalite da mostruosi stupratori tentacolari…

 

Permalink link a questo articolo: http://www.steamfantasy.it/blog/2011/07/22/il-monaco-del-cinquecento-e-altri-automi/

16 comments

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  1. Mauro

    Per me è guarito perché nella Chiesa Dio è talmente diluito da essere potentissimo, quindi la mummia ha potuto operare il miracolo.

  2. Laurantoine

    Wow, semplicemente wow.
    Sono magnifici! Davvero un articolo interessante :)

  3. DagoRed

    Certo che son strani gli spagnoli ^_^

    Ricordo di aver letto che durante la loro Guerra Civile, dopo una battaglia vinta per supposta intercessione divina, i franchisti decisero di nominare generale la statua di Santo Taldeitali, con cerimonia e processione al seguito.
    Roba che fece andare fuori di melone Hitler, il quale dichiarò che sui latini non c’era da fare alcun affidamento ^_^

  4. Alessandro Forlani

    Ecco, grazie Duca. Questi sono i post che mi fanno raggiungere l’orgasmo (com’è l’emoticon per “sbav sbav”?)

  5. polveredighiaccio

    Nancy è stupenda. Mi ha fatto pensare al racconto di E. T. A. Hoffmann “L’uomo della sabbia”, dove compare la bambola Olimpia di cui si innamora il protagonista. Quando lessi la storia tanti anni fa mi diede i brividi, fantasticavo su come potesse essere un automa come Olimpia, e vedere Nancy mi fa supporre che l’autore forse l’aveva immaginata così.
    I volti di bambole e automi sono inquietanti, però mi affascinano. *_*

  6. Alberello X

    Articolo interessante e pieno di curiosità, come sempre! Anche a me gli automi lasciano sempre tra l’inquieto e il meravigliato.

    Per quanto riguarda l’effetto placebo, ecco qui. Vi sentirete meglio dopo.

  7. Angra

    Purtroppo la grande maggioranza degli automi di oggi tendono a essere niente altro che computer collegati a un po’ di sensori e attuatori. L’intelligenza nel design meccanico ed elettrico è un aspetto trascurato, e la separazione dei vari livelli (meccanico, elettromeccanico, elettronico analogico e elettronico digitale) è totale. Il flusso dell’informazione (dati in ingresso e comandi per gli attuatori in uscita) è banale, scontato, noioso, inefficiente: tutto passa per il computer. In natura non esiste niente che funzioni in quel modo, e una ragione c’è senz’altro.

    I robot che camminano (o che ci provano) hanno bisogno di potenze di calcolo mostruose e hanno consumi energetici altrettanto assurdi, proprio perché sono arnesi meccanicamente insensati, nient’altro che appendici nate come propaggini di una rete di calcolatori. Per fortuna esistono anche altri approcci, come questo, automi in grado di camminare solo grazie all’intelligenza del proprio design meccanico senza nemmeno usare la corrente. Senza una riga di software l’automa nel video ha una camminata più naturale di quegli ammassi di ferraglia, motori e calcolatori che vengono spacciati per meraviglie della tecnologia e il cui costo non è nemmeno paragonabile.

    Per fortuna, è ancora possibile trovare qualcosa della creatività e della fantasia degli inventori vecchia maniera nei creatori di giocattoli come questo. Ok, non è una meraviglia, però cammina avanti, indietro, di lato e gira su se stesso usando tre motori ridicoli privi di retroazione.

    Per concludere in bellezza qualche robot elettronico analogico degli anni ’40-’50. Valvole termoioniche! Wow! ^__^

    http://www.ias.uwe.ac.uk/Robots/gwonline/gwonline.html

    http://www.ias.uwe.ac.uk/Robots/gwonline/gwarkive.html

  8. cuk

    ecco, adesso non dormirò per tutto il weekend. maledetti automi dai volti agghiaccianti

  9. dunseny

    molto interessante, gli automi antichi sono un’altra delle mie fisse. grazie!

  10. Null

    Bell’articolo, Duca.
    E mi accodo a chi sostiene che si poteva lavorare un po’ anche sul piano estetico.

    Osservazione(inutile)a parte: non ne sono certo ma credo ci sia un errore nella didascalia che vanta le aree di competenza del buon San Drogone, perchè dalle informazioni che ho cercato al riguardo just for teh lulz è emerso che dovrebbe occuparsi di chi, a vario titolo, è ritenuto fare schifo al cazzo e non di chi, al contrario,’trova le altre persone disgustose senza alcun motivo’ [sic] XD (cosa che infatti non avrebbe molto senso, non a caso avevi messo un’WTF?’)

  11. Il Duca di Baionette

    Sistemato.
    Avevo letto male io da qualche parte e avevo fretta di finire prima di uscire. Su Wikipedia c’è quella giusta (credo).

  12. FellatioMan

    Duca, dacci un commento sulla merdalegge Levi sui libri.

  13. Zweilawyer

    Il monaco del ‘500 è impressionante. A questo punto potevano farne uno alto 5 metri con le fattezze di Cristo e con due sifoni per il fuoco greco al posto degli occhi. I nemici si sarebbero cagati sotto.

  14. Flaza

    Ecco dove avevo già visto il Monaco.
    Qui.
    Turriano può reclamare i diritti d’autore dopo circa 400 anni?

  15. angelo benuzzi

    Gli automi sono davvero notevoli, chiara dimostrazione della necessità di un buona progettazione e di una grande cura dei particolari. Sorvoliamo sul presente, l’unica cosa in cui spero è l’avvento di Skynet.

  16. Emanuele

    Caro Duca, mi permetto di spammarti con un articolo che la rivista per la quale lavoro ha dedicato a Torregiani qualche tempo fa. La firma è di Marino Viganò, uno storico di tutto rispetto.

    http://www.storiainrete.com/1853/rinascimento/giannello-torresani-il-genio-di-carlo-v-da-storia-in-rete-n-39/

    Un caro saluto.
    ema

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