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ago 25

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Il Leone della Narrativa

In un articolo precedente ho parlato di una banale ovvietà, ovvero che la scrittura per la narrativa di genere si fonda su questo assioma:

la narrativa di genere deve essere avvincente.

Segue micro-spiegazione:

Le parole non devono essere lì per il gusto della loro bellezza, ma per stimolare, nella mente del lettore, immagini vivide ed emozioni intense, tanto che il lettore dimentichi di star leggendo e si immerga nel mondo narrativo come fosse reale.

Da questo assioma segue la regola dello Show, Don’t Tell visto che è dato come ovvio (verità autoevidente e accettata nei millenni) che Mostrare scene emozionanti cariche di dettagli vividi abbia un impatto maggiore che Raccontare un riassunto asettico di carattere puramente informativo. Mostrare proietta immagini ed emozioni per influenzare la gente, e questo è l’ambito della Retorica (la Narrativa è Retorica, infatti). Raccontare trasporta dati e informazioni, molto più adatto alla saggistica (ma i bravi storici sanno che la divulgazione si fa meglio con qualche dettaglio “mostrato” qua e là).

La scrittura per il comico è un caso a parte, ma thriller, azione, fantasy, fantascienza, rosa, i classici romanzi storici con avventure ecc… sono tutti ben serviti se si ragiona partendo dall’assioma lì sopra.
Sempre tenendo conto del discorso specifico sui testi che sembrano validi in quanto narrativa (perché così sono etichettati), ma che in realtà risultano piacevoli perché vanno a coprire altri campi di interesse del lettore e non per la validità narrativa in sé (commenti da qui in poi).

Già, ok, ma cosa fa la narrativa di genere?
Racconta storie. Dei personaggi vogliono qualcosa, qualcos’altro si oppone a loro, ne risulta del conflitto e in qualche modo finisce tutto. Se un libro diventa una accozzaglia di scene random scollegate, non è definibile come narrativa di per sé: magari i singoli brani sono pezzi di narrativa, ma l’insieme non è una storia.
Fin dal tempo di Aristotele c’è l’idea che una storia debba avere un inizio, uno svolgimento e una fine. Questo è un concetto importante perché di norma sfugge agli autori italiani, in particolare a chi aspira a venire pubblicato (o vomiterà la propria “grande opera” sul mercato come autopubblicato… sigh, ogni giorno il futuro della narrativa mi pare più nero). Troppo spesso il concetto di storia sfugge. E non sto scherzando.

Ecco un pezzetto di un’intervista ad Alan Altieri su Writer’s Magazine dell’ottobre 2007:

La tua visione degli scrittori italiani e della scrittura in Italia?
Domanda da un milione di dollari. Non faccio nomi e non cito titoli, ma in Italia c’è tutta una vasta narrativa che si occupa dei terribili tormenti dell’anima e che per me è da masturbazione mentale. Invece di raccontare delle storie, molti autori raccontano delle emozioni, che nella maggioranza dei casi percepisco come fittizie.

[Aggiunge però che da alcuni anni le cose stanno cambiando. Taglio per andare al sodo]

Molti autori italiani stanno tornando alle origini, cioè stanno tornando a voler scrivere delle storie di personaggi con problematiche, con conflitti, che hanno un inizio, un centro, una fine, e questo è molto incoraggiante, a mio parere.

Come potete vedere, non stavo scherzando.
Spesso agli autori italiani pubblicati, e tutt’ora ai dilettanti in cerca di pubblicazione o che stanno scrivendo il loro “romanzo”, manca proprio l’idea che la narrativa si occupi di storie, mandate avanti dal conflitto e con lo scopo di emozionare i lettori. C’è qualcosa di tragico in un autore famoso che vede con speranza il fatto che finalmente in Italia si inizi a fare ciò che perfino i peggiori ritardati dilettanti fanno all’estero: storie, non seghe.

Alan Altieri. Ha scritto “Magdeburg” e Clio lo detesta.
Clio ha ragione anche se non ama i coniglietti.
Blutta! Blutta! Testa di pigna! Blutta!

 

Non si scrive narrativa per mostrare quanto è figa la propria ambientazione fantasy con gli elfi (identica a mille altre). Si scrive per raccontare una storia: l’ambientazione apparirà per quel che importa nella storia e una buona storia saprà sfruttare i punti di forza/originalità dell’ambientazione (se non ci sono punti di forza, domandati perché cavolo vuoi usare quell’ambientazione inutile). Se ami tanto la tua ambientazione e vuoi donarla al mondo, scrivi un manuale dedicato con cronologia, genealogie, leggende, mappe e ‘sticazzi e diffondilo tra i gruppi che fanno LARP e i siti di GDR (e comunque non fregherà a nessuno).

Non si scrive narrativa per diffondere le proprie idee su qualche argomento. Se devi scrivere un saggio, scrivi un saggio. Se le idee devono esserci è perché funzionali alla storia, come la teoria economica basata sulle materie prime che muove tutta la storia in La Luna è una Severa Maestra. Quindi, in soldoni, sempre alla storia si arriva. Ci sono poi casi in cui le idee (sull’economia) non si notano e pure la storia fa schifo, ma non è questa la sede per parlare di un certo horror per bambini.

Non si scrive narrativa per diffondere la propria opinioni sui Grandi Temi della Vita in modo che la mamma e il salumiere (e i WuMing) ci trattino come “intellettuali”. Se si parla di Grandi Temi è perché muovono la storia. Non si riduce la narrativa a una scusa per parlare di altro, altrimenti vale lo stesso suggerimento di prima: scrivi un saggio. Crichton ha scritto Jurassic Park quando ha voluto parlare di manipolazione genetica, successo mondiale, mentre D’Angelo ha scritto quella porcata de La Rocca dei Silenzi.
Il primo è una storia e proprio perché funziona dal punto di vista narrativo ha emozionato i lettori e di conseguenza portato a discutere di clonazione tra le masse. Bingo, due in uno. Il secondo usa la storia come mera scusa per denunciare in generale gli orrori della manipolazione genetica e fa schifo. Morale della favoletta: anche se l’obiettivo è sensibilizzare il pubblico su un tema che interessa l’autore, lo si ottiene meglio mettendolo al centro di tutta la storia. Drammatizzando i fatti. Mostrando ciò che fa comodo. “Vendendo” una storia avvincente, come fa un bravo pubblicitario o un avvocato.
D’altronde la narrativa è retorica, no? La brutta retorica non convince nessuno.

Si potrebbe proseguire, ma voglio tagliare corto.
Tanto avete capito l’antifona.


 

Se anche si conoscono le Basi della scrittura per la narrativa, non sono sufficienti per poter pensare di scrivere a meno di non aver chiaro anche cos’è la narrativa (raccontare una storia con un inizio, un centro e una fine) e qual è il suo obiettivo (emozionare il lettore, immergerlo nella storia come se la scrittura non esistesse).
Se si ha chiaro tutto, forse, dico forse, si ha qualche speranza di produrre qualcosa di dignitoso. Forse. La scrittura è difficile, richiede molto esercizio e anche i concetti banali (come Punto di Vista e Mostrare) non sono facili da applicare come sembra. A mio parere è più facile imparare a fare editing che imparare a scrivere, ma è solo la mia impressione.

La mia Fiat Punto ha una manuale che dice ogni cosa. In teoria leggendolo si sa tutto su come guidarla, è scritto lì, chiaro come il sole che acceca e manda a sbattere. E infatti se uno non fa scuola guida e non impara a usarla, si schianterà.
Sapere come funziona l’auto è fondamentale ed è un ottimo inizio, quanto meno per curvare si girerà il volante invece di attivare i tergicristalli, ma per riuscire a guidare senza essere un pericolo per sé e per gli altri ci vuole pratica. E ancora si sarà lontani dal livello di guida dello stuntman o del poliziotto addestrato in inseguimenti, professionisti equivalenti allo scrittore capace di produrre narrativa degna di essere pagata (o letta gratis, in fondo il tempo non può essere restituito).

Ma cosa succede se uno “conosce” le regole, ma non ha capito che il tutto è al servizio del raccontare una storia avvincente?
Dal punto di vista narrativo non saprei indicarvi un autore tecnicamente bravo sulle singole frasi nelle scene, ma incapace di tramutarle in una storia o di renderle avvincenti. Di solito gli incompetenti lo sono in tutto: se non si informano su cosa è la narrativa, figurati se lo fanno su come la si scriva al meglio.

Però ho un caso alternativo.
Nel 1731 il Governatore di Algeri regalò un leone a Re Federico I di Svezia. Il Re adorava quel leone e quando morì volle farlo imbalsamare. Sfortunatamente il tassidermista di corte, certamente bravo nel suo mestiere, non aveva però idea di cosa fosse un leone. Non ne aveva mai visto uno vivo e tutto ciò che aveva per lavorare erano ossa, pelle e qualche rappresentazione araldica/farlocca dei leoni.
Fece quel che poteva col fiato del Re sul collo.
Ecco il risultato: un cagnolone sbavante.


Il nobile portamento del Re della Savana!
 


Il regale muso della belva!
 

Riuscite a distinguerlo dagli altri leoni? È Uniko!
Spicca come i romanzi fantasy italiani in mezzo a quelli esteri!

 
Tenete bene a mente cos’è la narrativa e forse il vostro romanzo non assomiglierà a quel leone. Se non conoscete nemmeno le Basi, le “regolette”, sarà peggio: marcio e sfatto, come se il tassidermista non avesse saputo nemmeno imbalsamare gli animali.

Fine del racconto ammonitore per giovani fanciulle.
Ora che sapete i rischi del perdere di vista l’obiettivo finale, non cadete più in errore, mie giovani lettrici. E non abbandonatevi a pratiche di auto-abuso e alla fornicazione. E non mangiate carne rossa, è putrida di batteri come sterco equino. Il dottor Harvey Kellog sia la vostra guida verso una vita sana e onesta. E Gamberetta Hime-sama sia il vostro modello in ogni azione.
^_^

 
Un ringraziamento a Bizzarro Bazar.

 

Permalink link a questo articolo: http://www.steamfantasy.it/blog/2011/08/25/il-leone-della-narrativa/

29 comments

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  1. Chris

    Spero proprio che qualcuno in grado di vedere il quadro nel complesso salti fuori. Sarebbe un peccato vedere il fantasy morire per spazzatura ritenuta tale.

    Bella la storia del leone. Chissà che fine ha fatto il Tassidermista :D
    Forse quella che dovrebbero fare alcuni scrittori italiani…

  2. Angra

    Bellissimo spunto per mostrare cosa viene fuori quando non si ha chiaro l’obiettivo ^__^

    Sembra banale e invece chiedersi perché sto scrivendo è fondamentale, perché se uno scrive per impressionare la portinaia con tutte le parole difficili che conosce (salvo poi sbagliarne il significato) viene fuori Ancess le Chiavi del Fato.

    *****

    Dice Altieri:

    Invece di raccontare delle storie, molti autori raccontano delle emozioni, che nella maggioranza dei casi percepisco come fittizie.

    Torna in ballo il mostrare e il raccontare: le emozioni vengono percepite come fittizie perché raccontate. Se le emozioni venissero mostrate attraverso la serie di eventi che le scatenano, verrebbero di sicuro percepite come più verosimili. In sostanza, non devo dire che Tizio è triste, devo fargli invece succedere qualcosa di triste e il lettore se non è un idiota lo capirà da solo che è triste. Se si scrive per un pubblico di idioti si può anche aggiungere una riga di spiegazione dicendo che Tizio è triste, ma solo dopo aver mostrato il motivo per cui è triste, in modo che le persone di giudizio soffrano solo un breve fastidio per quella riga superflua dopo che l’autore ha comunque fatto il proprio dovere.

  3. Mauro

    Mostrare proietta immagini ed emozioni per influenzare la gente, e questo è l’ambito della Retorica (la Narrativa è Retorica, infatti). Raccontare trasporta dati e informazioni, molto più adatto alla saggistica (ma i bravi storici sanno che la divulgazione si fa meglio con qualche dettaglio “mostrato” qua e là)

    Ho un esempio: Physics of Superheroes; un bel giorno l’autore ha capito che, nell’insegnare fisica, usare come esempi i supereroi al posto di molle e piani inclinati avrebbe avuto piú fascino. E nel libro mette pure tavole tratte dai fumetti.
    Quindi: mostrare è meglio che raccontare (parlare di ATP, o farlo calcolando quanti cheesburger dovrebbe mangiare Flash, è un po’ diverso); mostrare in modo interessante è meglio che mostrare in modo asettico; le figure aiutano.
    Anche in un saggio.

    Se si ha chiaro tutto, forse, dico forse, si ha qualche speranza di produrre qualcosa di dignitoso. Forse

    Chiunque dica che si sostiene che usare quelle regole dà la certezza del risultato: usatelo come epitaffio.

    Sapere come funziona l’auto è fondamentale ed è un ottimo inizio, quanto meno per curvare si girerà il volante invece di attivare i tergicristalli, ma per riuscire a guidare senza essere un pericolo per sé e per gli altri ci vuole pratica

    Ovviamente, ciò non vale per l’esercito tedesco.

    Ma farai mai un articolo per approfondire il disprezzo verso i WuMing?

  4. Federico Russo "Taotor"

    LOL per il “leone”.

    Sto leggendo la Guerra contro gli chtorr, di Gerrold. Avevo letto, un bel po’ di tempo fa, Worlds of Wonder: How to Write Science Fiction & Fantasy. Purtroppo non ricordo affatto se parlava o no di SdT. Mi pare di sì, ma ricordo che si focalizzava di più sui dettagli del What if e come svilupparlo.
    Ora che lo leggo invece (gli Chtorr) emerge il desiderio spropositato di Gerrold di rigurgitare informazioni sul mondo post-apocaliptico da lui creato. Finché a raccontare il tutto è il personaggio protagonista – narrazione in 1° persona – è giustificato.
    Poi però fa parlare sempre scienziati ed esperti che sciorinano lunghi monologhi sulla politica e l’economia mondiale, altri invece sulla esobiologia e simili.
    A me piace; soprattutto la biologia applicata a extraterrestri. Ma è evidente, cioè salta letteralmente all’occhio, la pesantezza di un paragrafo fitto che non lascia spazio ad altro che a infodump.
    Persino i dialoghi trasudano piattezza nel momento in cui si parla di economia/politica/situazione del mondo.
    L’azione si è avuta alle prime pagine, poi fino a metà libro (primo, libro, ancora) non c’è nulla se non infodump e infodump.

    Gerrold però è uno dei migliori scrittori.
    Anche Altieri, per quanto ricordo, mi risultava pesante nelle digressioni storiche infodumpose. Lo stile secco era buono, ma in alcuni casi risultava ridicolo (la figura del viandante oscuro, sempre misterioso, tremendo, terribile, memento e incubo – ricordo ancora a memoria).

    Morale della favola. C’è chi predica bene e razzola male (Gerrold) e chi invece semplicemente ha pesanti preferenze per alcune parti superflue alla storia (Altieri con le digressioni).
    In entrambi i casi, questo dimostra che la perfezione è assai difficile da raggiungere, anche per i migliori. E che spesso e volentieri, a “viziare” il giudizio per uno scrittore o l’altro è il gusto personale (e la miopia del lettore).
    A me la biologia piace, ma un libro che parla sempre di quello e di fanta-economo-politica senza far andare avanti la storia non lo mando giù, e gusti o non gusti non è difficile da capire.

  5. le marquis de carabas

    ancora un magnifico post (nonchè esilarante fotomontaggio), Duca. Per molti una lettura deliziosa, per me un monito e un consiglio, perchè quella leonessa corrisponde esattamente al mio esperimento di scrittura con tutte le sue diarree dialogiche/ideologiche. Un buon motivo per tenerlo nascosto nella mia tana, lavorarci sopra un altro anno o semplicemente passare ad occuparmi d’altro… In ogni caso queste sono letture che non posso non accogliere senza un moto di profonda gratitudine… GRAZIE!

  6. Laurantoine

    Quel leone. Gli occhi, la lingua a penzoloni, i denti da zoticone scemo del villaggio.
    Mi hanno fatto ridere x°

    Post molto, molto vero!
    C’è gente che mette ancora la storia in secondo piano, soprattutto in favore delle proprie idee, così piatte e svuotate da risultare irritanti anche quando interessanti.

  7. Alex Frost

    Articolo interessante, anche se finisce per ribadire cose che ormai risultano cose talmente ovvie.. ma si sa che l’ovvio è così difficile da capire e percepire..

    Ah, appoggio la richiesta di un articolo sui WuMing :)

  8. lamb-O

    Un articolo del Duca sui Wu Ming??? Lo voglio!

  9. D-Lord

    Non si recensiscono le cose che non conosce nessuno, ciò fa del male alla regalità e al fisico del Duca, dei lettori e fa pubblicità a gente che non se la merita, ma soprattutto fa arrabbiare i coniglietti che si vendicheranno con disastri naturali mai visti. Spero che quei tipi si siano talmente eclissati da non meritare neanche più una riga. Se così non fosse che l’articolo faccia ridere e li faccia scomparire sommersi dalla vergogna di esistere!

  10. Il Duca di Baionette

    Il miglior articolo contro i WuMing è leggere ciò che scrivono, narrativa o idee finto-intellettuali in internet.
    Oltre a vedere come funziona la cricca che li alimenta, sempre gli stessi che si dicono “ghe bello – ghe bello” e “gome zei indelligendo” tra loro.

    Il massimo che potrete avere è questo rant:
    http://kpforum.blogfree.net/?t=3398923

    Ed è superfluo.
    Infatti si regge su citazioni dai loro brani, come dire che ciò che loro scrivono è il primo insulto nei loro confronti. Se si insultano da soli Mostrando la propria inettitudine alla scrittura, cosa che chi si dà arie da intellettuale non può permettersi, chi siamo noi per fermarli?

    I WuMing vanno ignorati. Come si ignorano gli altri scrittori pubblicati non più meritevoli di qualsiasi altro e con opinioni non più intelligenti di qualsiasi altro. O come si ignorano decine di milioni di altri individui: dar loro retta o importanza solo perché il loro nome è più “famoso” è un insulto al concetto di Meritocrazia.

    Qualsiasi richiesta di un futuro articolo dedicato è respinta.

  11. DagoRed

    Duca, premesso che come al solito da buon fasciolecchino concordo al 100% con chi ha il mauser carico, e premesso che WuMing è Lammerda con la Elle maiuscola, ti volevo umilmente dimandare: ma cosa cacchio ci combinava il governatore di Algeri con il Re di Svezia?? O__O

  12. Alberello X

    Non si scrive narrativa per mostrare quanto è figa la propria ambientazione fantasy con gli elfi (identica a mille altre). Si scrive per raccontare una storia: l’ambientazione apparirà per quel che importa nella storia e una buona storia saprà sfruttare i punti di forza/originalità dell’ambientazione (se non ci sono punti di forza, domandati perché cavolo vuoi usare quell’ambientazione inutile). Se ami tanto la tua ambientazione e vuoi donarla al mondo, scrivi un manuale dedicato con cronologia, genealogie, leggende, mappe e ‘sticazzi e diffondilo tra i gruppi che fanno LARP e i siti di GDR (e comunque non fregherà a nessuno).

    Straquotone! Ci sono decine (forse centinaia) di ambientazioni nel mondo del GRV con gli elfi, gli orchi ecc. Tutte copie di copie di copie di copie delle originali di Dungeons & Dragons e/o Tolkien. Fortunatamente vi sono anche master che tentano di essere Veramente originali e scrivono ambientazioni di sana pianta.

    Al di là di ciò, sfrutto D&D per una piccola digressione sull’Arte e le Regole.

    Spesso mi è capitato di leggere aria fritta come:

    “L’arte è arte e va giudicata con gli occhi dell’arte.”
    “L’arte non ha bisogno di regole, l’arte è essere sregolati.”
    “La narrativa non è Arte come la letteratura.”

    Potete inventarne anche voi, le trovate sulle carte dei cioccolatini.

    Sanscrito: Are (ordinare) Latino: Ars, Greco: ?????. Indica la capacità umana di fare un qualsiasi oggetto. La capacità consiste nella conoscenza delle regole.

    Ok, nel corso del tempo poi la parola arte ha assunto altri significati, si è cominciato a fare distinzioni ecc. Ma il tutto è partito dalla conoscenza delle regole per riprodurre qualsiasi cosa. La genetica segue delle regole, la linguistica segue delle regole, tutto in questo dannato universo segue delle regole:

    La filosofia è scritta in questo grandissimo libro che continuamente ci sta aperto innanzi a gli occhi (io dico l’universo), ma non si può intendere se prima non s’impara a intender la lingua, e conoscer i caratteri, ne’ quali è scritto. Egli è scritto in lingua matematica, e i caratteri son triangoli, cerchi, ed altre figure geometriche, senza i quali mezzi è impossibile a intenderne umanamente parola; senza questi è un aggirarsi vanamente per un oscuro laberinto. Galileo Galilei

    Il “caos” è solo apparente. Tento di chiarire quello che intendo con una metafora:

    Immaginate il pensiero umano come fosse Materia tangibile, diciamo Acqua. Nel momento in cui penso: “2+2=4″ lo stato della mia materia sarà solido, freddo come il Ghiaccio.
    Se penso una cosa tipo: “Nei tuoi occhi mi ci perdo, vedo la mia anima riflessa ed è felice perché ha trovato una compagna. Sono triste se scorgo il tuo sguardo perduto, ogni lacrima che versi è un angelo caduto. Mi basta osservar il tuo viso per capire che per me, amore, sei il paradiso.” (fa cagare, abbiate pietà, è solo un esempio) questo sarà in calore, tenue come il Liquido.
    Se io penso: “Musica classica, Thè al limone, Blu, Dodge Viper, Qualcuno volò sul nido del cuculo.” Questo sarà rovente, Vapore.

    La differenza è che nel primo caso il mio pensiero sarà facile da regolamentare e da capire, bastano le basi della matematica. Nel secondo caso bisogna che colui che ne viene a contatto conosca i concetti di “anima”, “angelo” e “paradiso”. Nel terzo caso molti potrebbero pensare che sono solo cose pensate a caso, senza nessuna logica. Ed invece essa c’è, sono le mie cose preferite in diversi ambiti. Cambia lo stato di aggregazione delle molecole, non il fatto che esse siano H2O.

    Dico questo perché mi è capitato di avere a che fare con persone con la psiche alterata e dicevano cose che sembrano “casuali”. In realtà niente è a caso, nel loro cervello avevano un senso. C’è sempre una regola o una logica.

    Coloro che fanno arte pensando di essere innovativi o “infischiandosene” delle regole, semplicemente seguono altre regole di cui non sono consapevoli.

    Tradotto in termini scientifici: “Faccio le cose a cazzodicane, tutto a cazzodicane!!!” Ma anche il cazzo del cane segue delle regole, i veterinari ben lo sanno e lo studiano.

    Il secondo punto è che anche i “giochi” hanno delle regole e non mi sembra che nessun bambino si sia mai lamentato che nascondino faccia cagare perché è regolamentato.

    Anzi, più regole ci sono, più se ne conoscono, più è divertente giocare. DnD sfrutta proprio questo concetto. Manuali su Manuali di ambientazione e regolamento.

    “Il master scrive una trama dove in una città vari cultisti stanno per evocare un Demone Della Madonna attraverso un glifo nascosto”

    “Iniziano a piovere vergini dall’alto e con il sangue che si sprigiona dalla loro caduta, il glifo si attiva”

    “Vari giocatori artistici usano tutto il loro potere per tentare di fermare la caduta delle vergini o contrastare il potere dei cultisti.”

    “Il giocatore Alberello, un Evocatore del Freddo, usa un banalissimo incantesimo per congelare il sangue e poi lo rimuove dalla zona glifo.”

    “Il master guarda Alberello ed esclama: Cazzo, non ci avevo pensato!”

    “Gli altri giocatori si congratulano con tanto di golf clap: Well plaied, Sir.”

    Morale: Una semplice regola della fisica ha mandato a puttane tutto il piano malvagio dell’Overlord di turno e ci siamo fatti due risate. Poi il master si è vendicato e ci ha fatto sudare in futuro nella stessa campagna, ma si è sentito stimolato dalla sfida. xD

    Conoscere le regole ed applicarle con fantasia è divertente, il cazzo di cane a me non fa ridere. Bau.

    PS: Scusate il WoT con canicola aggiunta, ma leggendo la categoria For The Lulz non ho resistito. Un bacino senza video. :*

  13. DagoRed

    Cioè, nel senso, che cacchio di contatti e/o scambi commerciali avranno mai avuto all’epoca Algeria e Svezia? La prima esportava datteri e la seconda salmone affumicato? “=_=

    Vabbuò, a parte i miei dubbi storico/diplomatici, Duca, hai qualche link sulla simpatica diatriba WuMink Vs Tolkien Vs Benito??

  14. lamb-O

    Duca, il rant è più che soddisfacente, grazie ^^ prostrommi e ringrazio.

  15. drstinson

    Concordo con Altieri e il Duca (non in quest’ordine naturalmente).

    Dei wuming non ho mai letto nulla ma li metterò nella black list.

    Il leone é troppo lol, ma il tassonomista ha la scusante di non aver avuto la tv o internet a disposizione e fare un viaggio tanto lungo per vedere un leone forse era troppo. Oggi scuse per non essersi documentati/informati non ne esistono più (nemmeno quella del non sapere l’inglese visti gli strumenti a disposizione in rete)

    ps Ma il Kaiser quali scrittori approva tra i famosissimi (che ne so, koontz, w. smith, cussler, ludlum, patterson etc etc)?

  16. Zweilawyer

    La faccia di cazzo di quel leone mi sta facendo schiattare dalle risate da oggi pomeriggio. I colleghi che passavano di fronte al mio ufficio pensavano fossi impazzito.

  17. Chris

    @Zwei: Rotfl

  18. Olorin

    La scrittura è difficile, richiede molto esercizio e anche i concetti banali (come Punto di Vista e Mostrare) non sono facili da applicare come sembra.

    Non sono facili da applicare in maniera efficace ai fini degli obbiettivi che hai enunciato all’inizio dell’articolo.
    Difatti anche una mente dotata di una logica appena sufficiente, può cogliere senza eccessive difficoltà le eventuali incoerenze di un punto di vista mal congegnato. Spesso tali deviazioni vanno inoltre di pari passo con la tendenza a raccontare piuttosto che mostrare.

    Tempo fa scrissi un racconto nel quale il punto di vista era posto all’interno di un personaggio che, confuso e drogato, si addentrava in varie situazioni. Il rigore nell’applicare tale scelta narrativa, ha fatto sì che ogni spiegazione che non provenisse dal protagonista stesso (coerentemente quindi col suo stato) fosse preclusa e il brano ha diviso i lettori: in molti mi hanno dato del malato di mente, qualcuno del genio incompreso.
    Il mio psicanalista è stato più sbrigativo e mi ha solo cambiato le dosi… ;)))))

  19. hubertphava

    @drstinson:
    quotando il tuo post:

    “Concordo con Altieri e il Duca (non in quest’ordine naturalmente).

    Dei wuming non ho mai letto nulla ma li metterò nella black list.

    Il leone é troppo lol, ma il tassonomista ha la scusante di non aver avuto la tv o internet a disposizione e fare un viaggio tanto lungo per vedere un leone forse era troppo. Oggi scuse per non essersi documentati/informati non ne esistono più (nemmeno quella del non sapere l’inglese visti gli strumenti a disposizione in rete)”

    Aldila’ della “concordanza” ducale e altierica, ma….

    “Tassonomista” e’ una cosa, “Tassidermista” e’ un’altra. Tacciare Linneo di essere un impagliatore potrebbe suscitare in lui forti moti vorticosi sul suo asse maggiore all’interno della tomba. Per quanto se un uomo possa esser stato sia tassonomi- che tassidermi- sta, forse proprio del vecchio Karolus si tratta.
    E questo fa il paio con l’affermazione che fai poco sotto riguardo l’informarsi.

    Curiosamente, le scuse sul non informarsi ( in questo caso = “legger qualcosa di” ) fanno anche a botte con l’intento tuo di mettere in blacklist i Wuming senza leggerli affatto ( come traspare dal post).
    Essere o meno in concordanza coi gusti letterari del Duca *senza* aver letto nulla di autori citati
    non depone ne’ a favore di indipendenza di pensiero, ne’ di capacita’ di crearsi un gusto proprio nella letture.
    Io sono un estimatore dei Wuming, anche se penso che a volte negli scritti “extra-romanzi” un po’ se la tirino e/o straparlino.
    Ho molto apprezzato “Q” ( anche se scritto con altro pseudonimo ma via, sempre di loro si tratta), “54″ ed “Asce di guerrra”, mentre “Altai” mi ha lasciato un po’ cosi’, appeso nel giudizio. Non ho letto, pur avendolo qui pronto da qualche parte, “Manituana”: l’ho abbandonato senza rimpianti dopo un centinaio di pagine perche’ non riusciva a prendermi. Come ho qualche riserva sui loro lavori “solisti”.

    Ma, come piu’ spesso doverebbe accadere, cio’ che qualcuno appreza, altri schifano ( ad esempio io non riesco ad apprezzare il… la… cazzo! “The” fantasy ma almeno a leggere qualcosa ci ho provato, complice sia questo blog ed altri che conoscenze nel mondo “reale”: gnàa fò.

    Ah, chiosa finale: WuMing ( o come si chiamassero allora) sono stati fra i primi ad imporre il “copyleft” e la possibilita’ di riprodurre/copiare/vandalizzare i loro testi nel panorama editoriale italiano ed a renderli disponibili in forma eletrtonica, liberamente scaricabili dal loro sito ( Disclaimer: NON intendo dire che debbano piacere per questo, da un punto di vista puramente narrativo: semplicemente rimarco un dato di fatto).

    … certo che quel povero leone ha fatto una finaccia, coperto di ridicolo omnia saecula saeculorom……

    HP

  20. Il Duca di Baionette

    Ah, chiosa finale: WuMing ( o come si chiamassero allora) sono stati fra i primi ad imporre il “copyleft” e la possibilita’ di riprodurre/copiare/vandalizzare i loro testi nel panorama editoriale italiano ed a renderli disponibili in forma eletrtonica, liberamente scaricabili dal loro sito

    C’è da aggiungere l’elemento fondamentale che li distingue da Doctorow: che Doctorow lo ha fatto e continuato a farlo, felice e contento, mentre i WuMing ultimamente si sono lagnati che “un sacco di gente scarica e non da soldi”.
    Forse pochi danno soldi perché leggono un po’, fa schifo e col cavolo che donano qualcosa. O per un altro motivo che dico tra poco.

    Magari l’effetto positivo sulle vendite c’è ancora (ma non è automatico, un libro brutto può ridurre le vendite con l’anteprima che scoraggia i lettori dall’acquista… talvolta per evitare la lettura pre-acquisto li avvolgono nel cellophane pure!), ma il “copyleft” nel momento in cui non porta loro i soldi che speravano fa partire i primi mugugni.

    Leggi qui:
    http://buonipresagi.wordpress.com/2011/07/12/di-ebook-copyleft-e-formati/

    Il libro infatti è stato messo a disposizione come PDF a fogli stesi (due pagine sulla stessa facciata orizzontale, come quando si fotocopiano i libri), file prodotto evidentemente dallo stesso impaginato usato per stampare il libro cartaceo, con numeri di pagina, titoletti e quand’altro.
    Chi sono oggi le persone che possono essere disposte a pagare per un libro elettronico?
    I possessori di e-reader. Non tutti, beninteso, ma se c’è qualcuno che è pronto a scucire degli scellini, con ogni probabilità è qualcuno che è già abituato a pagare per avere in cambio dei file.
    Ma cosa se ne fa un possessore di e-reader di un PDF del genere?
    Praticamente niente. A convertirlo in ePub viene una cosa particolarmente brutta, con formattazioni più o meno casuali.

    Forse se cominciassero a scrivere meno da cani sarebbe meglio. E fornire ebook più leggibili (spero abbiano iniziato a farlo, non ho ricontrollato il loro sito, ma se non lo fanno sono da ricovero… su Altai però lo avevano fatto, mi pare).
    In pratica invece di essere i Doctorw italiani sono dei mongoli con le ruote. ^___^

    La giustificazione del dare pdf perché piace di più è idiota. LOL.
    Se davvero la gente dopo aver provato sullo schermo del PC il pdf (cos’era, 699 pdf ogni 42 epub nel giugno 2011?), non prende l’epub significa che gli fa SCHIFO e non lo vuole leggere sull’eReader nemmeno gratis! Accendano il cervello e ci arrivino da soli, Cristo santo…
    Il mio rapporto pdf-epub per quella schifezza della raccolta del concorso steampunk è, su poco più di 1100 download, 60,88% PDF 16% Mobipocket e 23,12% epub. I formati da eReader coprono il 39%. E stiamo parlando di una raccolta di roba non editata dove dopo i primi 5-6 racconti scatta la vomitata furibonda (tutto dichiarato nella pagina di download).

    Loro hanno percentuali di “PDF per PC” vs “Formati da eReader per continuare la lettura” peggiori del livello vomitata furibonda: 5,7% contro il mio 39%. Non ci arrivano a qual è il problema di fondo per cui mancano le donazioni, no, eh? ^_____^

    “Q” lo lessi in cartaceo anni fa. Comprato.
    La fama di accuratezza storica è una mezza balla, come con Altieri. Lo stile è brutto, ma non ricordo quanto di preciso. C’è di peggio, ma non vale la fama che ha avuto.
    “Altai” e “Manituana”… babba bia
    “54″ mai provato (come non ho letto nemmeno un sesto dei libri fantasy di R.A. Salvatore, visto lo schifo-passabilità minima di quelli letti -7-), ma era l’ultimo tentativo che volevo fare.
    Val la pena?

    I discorsi sul New Italian Epic sono puro ritardo mentale. Mi pare di aver accennato la cosa nel thread su MassacriFantasy.

    A tema Copyleft ricordo che l’editore Gaffi è stato uno dei primi ad aderire in Italia, fin dal 2004:
    http://ilfuturodellibro.wordpress.com/2007/02/14/gaffi-editore-pubblica-libri-copy-left-dal-2004/
    Sul sito dell’editore è possibile vedere alcuni libri in pdf (quelli a cui l’autore ha permesso il copyleft, immagino) cliccando su Coypleft sotto la copertina.
    2004, un’era geologica fa. LOL.

  21. Il Duca di Baionette

    Uriele mi suggerisce che “Manituana” è scritto molto meglio di “Q”. Può essere che ricordi “Q” meno lassativo di quanto non fosse… in fondo l’ho letto quando ancora riuscivo a leggere i nuovi romanzi di Licia Troisi (con forte disgusto, poi infatti ho smesso).
    Nonostante la mancanza di stima che ho per i WuMing (dovuta ai fatti, come è ovvio, mica posso ignorare l’evidenza), non voglio peggiorare ancora di più il mio giudizio nei loro riguardi rileggendo “Q” ora che conosco qualcosa di come si scrive narrativa…

  22. drstinson

    Tassonomista” e’ una cosa, “Tassidermista” e’ un’altra.

    Ero convinto di aver scritto tassidermista.

    Curiosamente, le scuse sul non informarsi ( in questo caso = “legger qualcosa di” ) fanno anche a botte con l’intento tuo di mettere in blacklist i Wuming senza leggerli affatto ( come traspare dal post).

    Visto che il tempo non si puó creare é necessario fare delle scelte. Al momento non ho interesse nel leggermi tutte le loro opere per sapere se mi piacciono o no (e nel mio intervento infatti non si leggono giudizi miei) ma viste le motivazioni ineccepibili del duca e i loro tweet (si perché quelli li ho sempre trovati fastdiosi) credo che darei ancora una volta ragione al Duca.
    Mi fido del giudizio dell’autore di questo blog (in attesa di un eventuale giudizio mio personale), non mi ha mai dato motivo di non farlo.

  23. hubert phava

    C’è da aggiungere l’elemento fondamentale che li distingue da Doctorow: che Doctorow lo ha fatto e continuato a farlo, felice e contento, mentre i WuMing ultimamente si sono lagnati che “un sacco di gente scarica e non da soldi”.

    —Taja—

    ma il “copyleft” nel momento in cui non porta loro i soldi che speravano fa partire i primi mugugni.

    Hmmm… Scendendo nel thread ( e leggendo sul loro sito) non ce li vedo tutti questi mugugni; WM1 si limita a dire ( come da tempo fanno tutti loro) che con il solo commercio in rete *senza cartaceo* non riuscirebbero a campare; viceversa, il mettere a disposizione i loro file gratuitamente fa da traino per i loro libri cartacei che hanno ben altra resa rispetto all’eletteronico ( occhioo pero’ che col cartaceo paghi il prezzo di copertina menterw con l’elettronico hai solo l’evitabilissimo bottone della Donazione). Cito dal thread linkato questi passi di WM1:

    @husk
    intanto, grazie! :-) Poi volevo precisare che non stiamo tanto facendo un’inchiesta sul comportamento dei nostri lettori, quanto cercando di spiegare che a tutt’oggi il nostro reddito proviene direttamente dalle vendite in libreria. Proviene dalla rete *indirettamente*, perche’ la presenza costante in rete alimenta un circolo virtuoso col cartaceo (il download fa conoscere i libri, le nostre pratiche generano passaparola etc.). Ma – almeno noi, almeno in Italia, almeno oggi – con la sola rete non sbarcheremmo il lunario.

    Io mi riconosco in questo giro dato che in genere prendo i loro libri in libreria ( anche se magari, come con 54 li leggo dopo 2 anni) e appena possibile li vado a scaricare perche’ sono uno scaricatore compulsivo -Arf!Arf! e me li voglio tenere nelle trippe del mio server, senza donare uncazzo dato che ritengo di aver gia’ dato con l’acquisto in libreria.

    Dove sincerametne pesno WM1 toppi abbestia e’ qui:

    @ Federico Mascagni

    “Il pdf non è un formato valido per un e-reader, è un mappazzone che ti leggi sul piccì.”

    Veramente, conosco un tot di gente che legge i PDF sull’iPad. A me capita anche di leggerli sullo smartphone. Meno comodo, ma quando sono in giro non è nemmeno scomodo. Essù, dai, non generalizziamo né in un senso né nell’altro.
    Replica

    wuming1
    15 luglio 2011 alle 12:41 pm

    Questo per dire che non esistono solo PC e e-reader. Anzi, la maggior parte dei dispositivi mobili sono tablet e smartphone. Poi concordo che leggere un Mobi sul Kindle sia senz’altro meglio. Ma se i PDF sono scaricati in modo massiccio, non è per masochismo, è perché c’è comunque modo di leggerli.

    dove, secondo me, dimostra di non aver capito un cazzo di niente sui formati/fruibilita’/modi_di_lettura_confortevoli per utenti elettronici.

    E fornire ebook più leggibili (spero abbiano iniziato a farlo, non ho ricontrollato il loro sito, ma se non lo fanno sono da ricovero… su Altai però lo avevano fatto, mi pare).

    Lo hanno fatto per tutti i loro libri, di pubblicare sia in pdf che txt e rtf; i piu’ recenti anche in odt. Ok, non sara’ epub ma qualcosa di strozzabile, oltre il pdf, si.

    Se posso metterlo ( altrimenti sega senza pieta’) il link e’ questo:

    http://www.wumingfoundation.com/italiano/downloads_ita.htm

    Sul sito dell’editore (Gaffi) è possibile vedere alcuni libri in pdf (quelli a cui l’autore ha permesso il copyleft, immagino) cliccando su Coypleft sotto la copertina.
    2004, un’era geologica fa. LOL.

    La mia copia di Q, primo libro loro che presi, e’ del 2000. E non e’ la prima edizione, essendo la I del 1999.
    Wm1, nel thread che hai linkato, sostiene che loro han messo su il sito con i file scaricabili con C-Commons nel 2000 ma, non ricordandomi io manco che madoska ho mangiato a pranzo, mi fido e me la rivendo cosi’.

    Certo che anche Gaffi mettere come file scaricabili il pdf nel

    settembre

    2011… ;-))

    HP

  24. Il Duca di Baionette

    dove, secondo me, dimostra di non aver capito un cazzo di niente sui formati/fruibilita’/modi_di_lettura_confortevoli per utenti elettronici.

    Con Vuminchione la norma, dopo aver letto un suo commento, è pensare che non abbia capito un cazzo. L’estate scorsa scrisse un commento di epica inutilità sugli ebook, sul fatto che Amazon non desse dati preciso ecc… (LOL, grazie al cazzo, non devono mica incoraggiare la concorrenza… e cmq facendo pochi conti si giungeva ai dati precisi da soli).

    Tra lui e quell’altro che spara cazzate su Tolkien, anche se gli fa schifo e lo fa solo perché tira intellettualoidamente l’argomento, è una bella carrettata di ritardati. Tutto il contrario di ciò che si può vedere all’estero dove chi parla di fantasy non spara cazzate su Tolkien antifascista o meno, ma specula sulla possibilità di costruire città dentro gli occhi di salamandre giganti.
    Ovvero parla davvero di fantascienza e fantasy, non li usa come scuse per fare il solito intellettuale all’italiana. O perlomeno scrive rant epici come la Le Guin, incazzata nera con Harry Potter perché i critici ben bustarellati dall’editore (o ignoranti e basta) dicevano che era un fantasy originale, invece la Le Guin aveva già scritto una schifezza indegna (Il mago di earthsea, o come si chiama) con contenuti simili. Je rodeva alla Le Guin, lol.

    Se i WuMing non facessero parte di un ecosistema di giornalisti compiacenti, cricche, stronzate, sparate intellettuali ecc… li catalogherei come scrittori inetti inutili e basta.
    Il problema è che come il prezzemolo qualcuno di loro appare qua e là e spara la cazzata. E lo schifo è che ancora, fortunatamente meno di prima, qualcuno dà retta a ciò che dicono.

    Ho visto intellettual-troll migliori come intellettuali di loro che lo sono “davvero”. Ricordo con nostalgia un tale Feanor, anni fa, che citava di tutto in elaboratissimi post degni di un retore dell’asianesimo, in pratica così confusi e zeppi di nomi e ammiccamenti che uno non sapeva nemmeno come girarli o come ribattere. Fantastico.

  25. Merphit Kydillis

    Oh. Merda. Santa.

    Adesso quel leone me lo sognerò la notte. Accovacciato sul bordo del letto, la lingua penzolante che sfiora i miei piedi, e quegli occhi che mi fissano nel buio…

    Duca, non potevi usare un altro esempio, o limitarti a raccontarlo il fatto del leone di Svezia?

  26. Il Duca di Baionette

    Raccontare il leone permette un simpatico aneddoto.
    Mostrarlo popolerà gli incubi degli aspiranti autori.

    Mostrare vince sempre.
    Yo. Madafaka Mostrare rules!

  27. DagoRed

    Duca, inserirai quel leone nel tuo blasone, insieme ai coniglietti rampanti e ai cori di fatine??

  28. Flaza

    Proposta di mozione popolare.
    Restituiamo dignità al leone.
    Seppelliamolo.
    Prima il cervello di Passannante in formalina e poi il “rampante” felino.
    Dubbio: forse l’errore non fu dell’imbalsamatore… forse l’animale era veramente ridotto così, dopo essere stato costretto al clima svedese?

  29. Clio

    Concordo con quel che ha scritto il sommo Duca, anche se ciò mi costa: per una volta devo dar ragione ad Altieri (che detesto ovviamente, ma il fatto che il Duca capisca la mia avversione conforta il mio nero cuoricino di fiskalista del caxo ^_^).
    Il leone impagliato è una delle creazioni più brutte che abbia mai visto (salvo forse il penitente a rotelle di Filippo II), perfetto per rendere l’idea.

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