novembre 2011

Archivio del Mese

Il Vincitore del Concorso Steampunk

Posted by on 27 nov 2011 | Tagged as: Concorsi Letterari, Steampunk

Sono rimasto parecchi giorni in dubbio tra premiare L1L0 o Piloti e Nobiltà.
Sono racconti equivalenti come qualità dello stile e meriterebbero entrambi la vittoria.
Però sono molto diversi in altri aspetti (a partire dal Punto di Vista: profondo nel primo, ma con degli svantaggi insiti nel personaggio scelto; più distaccato nel secondo, meno filtrante), il che permette di scegliere adottando un criterio preciso.
La vittoria di uno sull’altro dipende quindi solo dalla scelta di quale aspetto privilegiare: originalità del protagonista o struttura narrativa.

Ho scelto di premiare la maggiore originalità nel protagonista di L1L0 nel mischiare l’umorismo ebraico con le leggi della robotica (nonostante la storia un po’ scontata e lineare, seppure il finale sollevi le sorti della narrazione infilando un po’ di dubbio) rispetto alla struttura narrativa molto superiore nella gestione dei conflitti e nell’economia degli elementi di Piloti e Nobiltà (ma con un personaggio più classico, ben fatto e apprezzabile, ma senza particolare originalità).

“The Huge Hunter or The Steam Man of the Prairies” di Edward S. Ellis (1868)
Aggiungete le tre leggi della robotica di Asimov e l’umorismo ebraico.
Fantascienza d’epoca più fantascienza successiva e spirito punk-cazzaro: steampunk!

E ora iniziano i lavori per l’antologia, sperando di poterla pubblicare per febbraio 2012.
Dei finalisti saranno sicuramente presenti L1L0, Piloti e Nobiltà e La Maschera di Bali. L’autore di Lunasil sta lavorando al nuovo finale ed è facile che questo racconto sarà presente.
Il Colosso di Colorado Springs è incerto: è ancora insipido e bisogna vedere se sarà possibile migliorare Tesla e costruire una storia migliore. Se migliorerà sarà nell’antologia.
Ho lasciato a Forlani, che si era ritirato dalla finale per problemi di tempo, la possibilità di fare la revisione per l’antologia verso Natale: se Photophantastes sarà abbastanza buono, ci sarà anche lui.

Dei fuori concorso sarà presente Caligo. Non lo avete ancora potuto leggere perché i fuori concorso non sono stati rilasciati e non avevano diritto al breve commento pubblico, a differenza di quelli in gara, ma sono sicuro che a molti piacerà.
Non ne ho trovato altri che avessero una stile abbastanza buono da pensare di poterli sistemare senza rifarli da zero oppure dotati di una storia così interessante da meritare una pesante riscrittura per tentare il salvataggio.

Uno degli ulteriori motivi di ritardo nella pubblicazione di questo post è che ho deciso di inviare una mail a ognuno degli autori fuori concorso: a parte due ridotte all’osso, tutte le altre contengono una manciata di brani del racconto con spiegazioni su cosa non va e su come risolverlo. Non ero tenuto a farlo, ma mi è sembrato giusto premiare lo sforzo dei partecipanti con un commento che li aiuti a migliorare la tecnica di scrittura.

In compenso ci sono due racconti ripescati tra quelli non arrivati in finale che potrebbero entrare nell’antologia. Mi sono già stati inviati in una nuova versione pochi giorni fa, devo solo leggerli e decidere. Forse nessuno dei due andrà bene, ma comunque sono due possibilità in più.

Infine sarà nell’antologia l’inedito dannunziano RabbiT, anche questo scritto da Forlani. Merita un posto come Speciale, senza dubbio. E ha il miglior uso dell’elemento conigliesco, migliore anche di L1L0.
In totale ci saranno quindi da un minimo di cinque racconti a una massimo di dieci.

Vi ricordo l’appello per la ricerca di illustratori per l’antologia, con un piccolo aggiornamento: L1L0 verrà illustrato dall’autore per cui, a meno di un cambio di idea improvviso, è già coperto.
Ringrazio Alan D’Amico, Francesco e Veronica che si sono offerti di illustrare i racconti bisognosi. Ringrazio anche tutti gli altri che si sono offerti. Se qualcun altro desidera offrire il proprio lavoro guarderò volentieri come disegna e nel caso lo contatterò in privato.
Lasciate un commento qui o mandatemi una mail.

Appena possibile fornirò ai disegnatori i racconti bisognosi, in uno stato di lavorazione più (finalisti) o meno (ripescati) avanzata. Se non ne dovesse piacere nessuno, o se quello che piace è stato assegnato, si può sempre ritirare la propria offerta! ^_^

 

I Coniglietti del Venerdì (62)

Posted by on 25 nov 2011 | Tagged as: Conigli

Oggi ancora coniglietti dall’isola dei conigli, in Giappone.
Per cominciare due batuffolini bianchi che fanno la gnagna o perlomeno ci prova quello sopra: quello sotto non ho capito perché non dia un morso all’altro che l’ha scambiato per un cuscino. Ok, i conigli sono coccolini e stare sotto tra i conigli non è offensivo, ma così non si può dormire…

Nel secondo video si possono ammirare i conigli che assaltano il cibo, maestosi e terribili come uno sciame di graziosità pucciolopelosa. Immaginateli a migliaia, nella pianura, o tra le rovine delle città dopo che avranno distrutto le nazioni umane e ripreso possesso del Loro pianeta, che vi corrono incontro con le fauci spalancate. Spaventoso. Soprattutto per chi non vuole bene ai coniglietti, eh, Clio?
Blutta! Blutta! Testa di pigna! Blutta!

I conigli sono famosi per il fatto di picchiarsi senza motivo (e senza alcuna minaccia preliminare) tra sconosciuti. Per mostrare la loro ferocia ecco uno stallo alla messicana tra tre conigli che si risolve in una lotta furibonda tra due, col terzo che non interviene e osserva i nemici mentre si strappano il pelo a morsi e artigliate. Notate quando il marrone sputa una boccata di pelo bianco.

Molti animali fanno di tutto per risolvere i contrasti in modo pacifico: ringhiano, abbaiano, soffiano, si gonfiano, assumono pose minacciose e cose così. I conigli non hanno un aspetto feroce da sfoggiare per cui quando non gradiscono un altro coniglio parte subito il pestaggio, senza preavviso, senza nemmeno tentare una soluzione pacifica.
Blitzkrieg senza la dichiarazione di guerra.
Se avessero i missili balistici farebbero attacchi nucleari a sorpresa.

Mentre i cani ancora ringhiano, i conigli già si pestano a sangue.
(Titino Coniglivio)

Fonti:
http://www.youtube.com/watch?v=gutixNitIdI
http://www.youtube.com/watch?v=fbLRRuJoy78
http://www.youtube.com/watch?v=8gKoEqxbwiY

 

The Book Job: i Simpson spiegano l’editoria

Posted by on 22 nov 2011 | Tagged as: Editoria, Fantasy, Film e TV

Avviso di Spoiler
Questo articolo parla dell’episodio “The Book Job” (S23E06) dei Simpson. Non contiene comunque informazioni sugli eventi dell’ultimo terzo dell’episodio o sul finale. Un normale fan dei Simpson può leggere l’articolo anche se non ha visto l’episodio, senza rovinarsi la sorpresa. Se siete così sensibili da non poter tollerare nemmeno che si accenni al tema della puntata, non leggete l’articolo finché non avrete visto l’episodio.

Il sesto episodio della ventitreesima stagione dei Simpson, trasmesso il 20 Novembre 2011 negli USA, è stato dedicato all’editoria. Lisa Simpson scopre che la sua autrice preferita in realtà non è una scrittrice: ha solo prestato il volto per un’autrice inventata, con una vicenda umana “straordinaria” falsa e una serie di romanzi Young Adult coi maghetti progettati a tavolino dai tizi del marketing e fatti scrivere da dei ghost writer schiavizzati.
Ringrazio Uriele per avermi segnalato l’episodio.

Quando Homer Simpson scopre che bastano cinque idioti e una storia progettata a tavolino per fregare i bambocci gonzi e prendersi un milione di dollari, decide di provare anche lui. Partoriscono l’ennesima cagata scolastica incula-marmocchi (e decerebrati affini), con tanto di sport idiota incluso, ma dimenticano di inventarsi un autore che faccia da caso umano per favorire le vendite per cui vengono respinti. Se lo procurano e tornano dall’editore.

Potete trovare l’episodio intero su megavideo o tramite torrent.
Io ho visto la versione “LOL” con i sottotitoli in inglese (ma non servono perché parlano in modo molto chiaro, infatti li ho tolti dopo un po’), ma per chi vuole ci sono i sottotitoli italiani che ho usato per i due spezzoni sopra. La sincronizzazione non sempre perfetta al decimo di secondo è colpa mia.

L’episodio è molto realistico su come i grandi editori selezionino i romanzi, in particolare per il pubblico giovane (Young Adult) che viene considerato come una massa indistinta di diversamente astuti a cui fregare i soldi. Tant’è che la squadra di Homer si trova il romanzo modificato per ordine dei tizi del marketing: invece dei Troll che vanno a scuola sotto un ponte (troppo originali e non fanno eccitare le ragazzine craniolese), i protagonisti sono diventati dei Vampiri che vanno a scuola in un castello. Ah-ah!

Inutile dire che gli autori che sognano di essere pubblicati, invece di sognare di scrivere buona narrativa, e che farebbero volentieri ciò che fa Lisa, sono tutt’altro che un’invenzione dei Simpson. Guardate le porcate stampate in Italia, siamo pieni anche noi di retard con il fetish erotico di essere “uno scrittore” (poco importa se poi in pubblico dicono balle diverse, contano i fatti) che sono disposti a pubblicare qualsiasi porcata.
Gli editor vengono sommersi di schifezze e piuttosto che fare immersioni nel letame (che comunque non saprebbero valutare visto che sono una massa di cialtroni) preferiscono affidarsi all’amico di amici per scegliere il romanzo da pubblicare:

Driiiiiin! Driiiiin!
“Pronto?”
“Baccal’Ano, sono il Caccola! Non è che hai una seconda fidanzata da pubblicare?”
“No, solo quella. E sta piangendo nel cesso da quando ha riletto il romanzo…”
“E ‘sti cazzi non ce lo metti? Amici? Non troppo svegli, magari, ché ci serve solo un fantasy merdoso di quelli da vergognarsi.”
“Uhm. C’è il master di quando giocavo a D&D che se gli do due pizze in testa mi scrive della roba. Dammi tre mesi e ti porto il romanzo.”
“Dagliele forti, ci conto.”

Anzi, in questo la squadra di Homer è fin troppo seria.
Troppo impegno, troppa professionalità nel costruire l’opera a tavolino informandosi leggendo le opere precedenti (c’è perfino lo Steampunk, “qualunque cosa sia”, che ricorda un po’ la furbata di Salani con Alice di Dimitri) e troppa originalità nello scegliere i Troll come protagonisti al posto dei soliti Vampiri, scartati perché già troppo sfruttati (sbagliato: gli editori vogliono proprio la solita merda super-abusata, guai presentare qualcosa di originale!).
Magari i nostri autori di immondizia fantasy si impegnassero così tanto! Se cominciassero a informarsi sui romanzi del genere in cui vogliono scrivere prima di produrre boiate, sarebbe meglio per tutti.

Gli editori dominati dai ritardati del marketing già da anni hanno fatto nascere la battuta sul fatto che riguardo al fantasy si cerchino solo due generi di opere: “tipo Twilight” e “tipo Harry Potter”. La squadra di Homer fabbrica un’opera “tipo Harry Potter”.
Sul bisogno di avere un autore che venda di per sé, sostituendo la qualità dell’opera con la particolarità dell’autore, già abbiamo visto dal 2008 il cosiddetto Baby Boom, ovvero gli editori che facevano a gara a pubblicare il minorenne più giovane di tutti. Patetico.

Quando trovano un caso umano più interessante, come un boscaiolo barbuto, una mucca parlante o altri fenomeni da circo, ci si buttano subito e gli pubblicherebbero pure la lista della spesa.
Si veda il caso di Amanda, finta ragazzina cieca il cui libro era molto interessante e adatto alla pubblicazione finché Amanda non rivelò di essere un ingegnere di 40 anni. Seguì l’arrampicata sugli specchi per giustificare il cambio di idea senza svelare il segreto: “non sappiamo valutare un romanzo decente, infatti abbiamo spinto un sacco di merda, ci interessa solo che l’autore sia vendibile in sé e stimoli la curiosità del pubblico.”
E una ragazzina cieca è molto meglio di una coppia di fidanzati, giusto? ^_^
Grazie fondamentale filtro editoriale che garantisce la Qualità!

Mi immagino come venne presentato un certo horror per bambini che pare parlasse dell’economia mondiale. Opera definita “il mio fallimento” dall’editor di narrativa che la spinse. Per conservarne l’anonimato chiameremo l’editor San Drone da Zieri.

San Drone: “E in conclusione questo libro spacca!”
Editore: “Come se ci fregasse cosa c’è scritto: abbiamo un gruppo di scimmie incatenate che sta scrivendo la nuova serie di Felicia! Porta via questo obbrobrio.”
Scaglia il manoscritto contro Sandrone.
San Drone: “Aspetti! Non ha visto l’autore.”
La porta dell’ufficio si apre. Entra l’autore.
Editore: “Incredibile…”
L’Editore si avvicina all’Autore e lo accarezza sul viso.
Editore: “Un bambino tisico con la muffa in faccia. Meraviglioso. Lo pubblicheremo!”
Autore: “Eccellenza, io ho più di trent’a- AHIO! San Drone, pure le gomitate ora?”

 

San Drone da Zieri:
distruggerà con precisione chirurgica il cervello delle nuove generazioni.
Grazie per questi sette anni di italiani lobotomizzati dal fantasy.

 

Carta Vetrata: interventi su scrittura e narrativa

Posted by on 19 nov 2011 | Tagged as: Scrittura, Vita del Duca

Userò questo post per inserire gli interventi dedicati alla scrittura per la narrativa e alla narrativa in generale che sto facendo per Carta Vetrata (streaming su Radio Città Futura, la domenica mattina dalle 11:00 alle 12:30). Ce ne saranno almeno tre, incluso quello di domenica scorsa, poi si vedrà.
Dipende se mi verranno idee sviluppabili nei limiti di tempo concessi tenendo conto che regolarmente, tra i tagli improvvisi sul minutaggio a causa degli sforamenti di altri e al numero di domande che andranno a interrompere il discorso, ci sarà il rischio di massacrare un intervento costruito con una eccessiva precisione nella sequenza di esempi e spiegazioni che portano alla conclusione.
Con queste premesse i discorsi più complessi e interessanti sono impossibili da fare. D’altronde la Radio non è un articolo dove si può scrivere a piacimento.

Ford Madox Ford: ha i baffi e l’uniforme quindi ha ragione.
Citato nell’episodio del 20 novembre.

L’intervento già disponibile è quello dedicato all’infodump.
C’è mancato poco che diventasse un obbrobrio nonostante la brevità e la semplicità dell’argomento: su 8 minuti previsti dalla scaletta e in base ai quali dovevo progettare l’intervento ne sono stati dati invece solo 7 (di cui uno ottenuto per un pelo alla fine). Nei sette minuti sono conteggiati anche gli interventi e due domande poco connesse con la questione che hanno occupato complessivamente 2 minuti e 40 secondi, oltre a incasinare un po’ la struttura prevista per l’intervento. Fa niente, amen.

Non sono bravo a parlare e non sono bravo a improvvisare, soprattutto quando il tempo è poco e l’argomento va spiegato in un certo modo. Non si può dire meno del minimo indispensabile. In questo caso fortunatamente l’intervento era pensato per richiedere 4 minuti appena, proprio perché temevo problemi di questo tipo. Nonostante tutto sono riuscito grossomodo a dire tutto il minimo necessario. Manca solo la spiegazione che precedeva la citazione finale, dedicata a come affrontare l’infodump e come risolverlo.

Soluzione sintetizzabile così:
1) se quelle informazioni sono importanti allora significa che sono rilevanti per la storia, se invece non sono rilevanti per la storia tagliale;
2) se sono rilevanti per la storia significa che appaiono dentro a delle scene che mandano avanti la storia, di conseguenza mostrale integrandole nelle scene in modo intelligente e coerente con il Personaggio-Punto-di-Vista scelto (vedi esempio col Ponte di Westminster);
3) se sei sicuro che quelle informazioni sono essenziali, ma non riesci a farle spuntar fuori con le scene disponibili già progettate significa che hai progettato male la sequenza delle scene: riprogetta la sequenza e fai in modo che ci sia ciò che deve esserci e che non ci sia ciò che non deve esserci.

Infodump (13/11/2011):

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Per l’As you know, Thetis vedi questo commento.

I prossimi due episodi (20 e 27 novembre, poco dopo mezzogiorno) saranno dedicati alla filosofia di fondo della Narrativa moderna, usando come spunto The Rhetoric of Fiction di Wayne Clayson Booth. Intendo Narrativa sia mainstream che di genere (comico escluso), ma non quella “Letteraria” (Literary Fiction), sia per mancanza di tempo sia per il fatto che la definizione è un po’ idiota e Booth stesso non se ne preoccupa quando affronta questa questione. La Literary Fiction è talmente lontana dalla Narrativa da non condividerne la filosofia di fondo, anche se ne condivide alcune regole (penso ad esempio all’importanza dei dettagli concreti, presente anche nella poesia).

È solo una questione di sapere qual è l’agenda creativa alla base dell’opera: raccontare una storia immergendo il lettore fino a che dimentichi di stare leggendo… oppure deliziare il lettore con la bellezza della parola in sé, senza nemmeno bisogno che ci sia una storia in senso tradizionale?
Ho già accennato alla cosa in questo commento.

Booth – la Narrativa come Retorica, prima parte (20/11/2011):

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[Lo scopo della Narrativa è] prendere il lettore, immergerlo nella vicenda così a fondo da renderlo inconsapevole sia di stare leggendo che dell’esistenza di un autore, in modo che alla fine possa dire e credere “io ero lì, io c’ero”.

(Ford Madox Ford, solamente uno dei più importanti autori inglesi tra XIX e XX secolo)

Molti romanzi sono seriamente danneggiati dalle intrusioni dell’autore.

(Wayne Clayson Booth, solamente uno dei maggiori esperti di narrativa del XX secolo)

Booth – la Narrativa come Retorica, seconda parte (27/11/2011):

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Un sostantivo ha bisogno di solo un aggettivo, il più adatto. Solo un genio può permettersi due aggettivi per un sostantivo.

(Isaak Babel citato da Oakley Hall in How Fiction Works)

Se quelli che hanno studiato l’arte della scrittura sono d’accordo su una cosa, è questa: il modo più sicuro per stimolare e mantenere l’attenzione del lettore è essere specifici, chiari e concreti. I più grandi scrittori – Omero, Dante, Shakespeare – sono efficaci in gran parte perché trattano i particolari e riportano i dettagli che contano. Le loro parole evocano immagini.
[...]
Una prosa ricca, ornata, è difficile da digerire, generalmente malsana e talvolta nauseante.

(The Elements of Style, Strunk & White, dal 1959)

Il discorso sulla Narrativa vista come Retorica si allunga con una terza e ultima parte su Demostene, dedicata a chi può avere ancora dei dubbi a causa della posizione intermedia tra atticismo e asianesimo di Cicerone.

Booth – la Narrativa come Retorica, terza parte (4/12/2011):

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Confrontando Cicerone con Demostene, dirò che il carattere di Demostene è l’evidenza della ragione, l’impeto e la veemenza di un’anima accesa ed eloquente; quello di Cicerone, l’ordine, la fecondità, e lo splendor dell’orazione. Il primo più aspro, talvolta secco e duro, ma più sublime e più robusto; il secondo più florido e più ornato, ma talvolta, come lo rimprovera Bruto, cascante e distemperato. In due parole: ammiro Cicerone, ma vorrei Demostene per difensore.

(Guglielmo Audisio, esperto di eloquenza sacra nell’Ottocento)

lontano da ogni abbellimento e gioco, volto alla potenza e alla sostanza

(Plutarco su Demostene)

BONUS – Fabrizio e Gizi sul problema della critica autoreferenziale (4/12/2011):

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Giusto per ricordare che la critica che fa Gamberetta, o che faccio io, ovvero quella il cui scopo è dare al pubblico gli strumenti per decidere meglio cosa leggere, non è la norma. Spesso la Narratologia finisce per parlare di sé stessa e della propria storia, producendo specialisti dottissimi nella storia della critica e nei diversi movimenti, ma incapaci di analizzare in modo utile un romanzo di un certo genere.
La visione che vada affrontato solo il testo, perché il testo è ciò che il lettore legge e chissenefrega di chi era l’autore (negro, bianco, povero, ricco, gay, maschio, femmina ecc…), non l’ha inventata Gamberetta, ma è arrivata con il movimento della Nuova Critica (anni 1920-1930) ed è una posizione intellettuale molto più sensata di altre se lo scopo è dare strumenti al lettore. Il fatto che qualcuno a 80 anni di distanza ancora si stupisca di un simile approccio così ovvio e naturale (e utile per recensire) è un ulteriore dimostrazione del fallimento del sistema scolastico italiano nel dare strumenti utili alla formazione mentale del cittadino.

La Scuola di Chicago (anni 1950-1960) con Booth reintroduce l’autore nella critica, ma solo per quello che ha scritto, ovvero come autore implicito. Quindi se l’autore è negro, ma scrive come se fosse un bianco del KKK, conta solo l’autore implicito e non l’autore fisico. Posizione su un campo di gioco simile a quello della Nuova Critica, ma più aperta a prendere il buono dalle altre scuole di pensiero. La Scuola di Chicago riscopre Aristotele, soprattutto il metodo di Aristotele e l’importanza dei Generi (ovvero che non esiste Letteratura e basta, ma un certo modo di fare e valutare il rosa e un certo modo il comico e un certo modo la fantascienza ecc…), per dare una nuova base da cui partire senza negare a priori ciò che di buono può venire da altre posizioni critiche.

 


 

Madden su Cechov – il chiaro di luna presente assente (15/1/2012):

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Teoria dell’Iceberg – come ragionare per evitare gli Infodump (22/1/2012):

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Aggiornerò questo articolo di volta in volta con i nuovi interventi e con le eventuali (brevi) annotazioni su cosa non ho potuto dire o su cosa ho spiegato male.

 

I Coniglietti del Venerdì (61)

Posted by on 18 nov 2011 | Tagged as: Conigli

Oggi due bei coniglietti bianchi dalla Turchia.
Il primo è un fagottino mastichino, di quelli che si fanno tenere come dei pupazzi mentre li si imbottisce di pappa. Il secondo è una pallina piccina che gioca con il tappo di una bottiglia di Fanta.

Fonti:
http://www.youtube.com/watch?v=2TT9pAaz4aY
http://www.youtube.com/watch?v=qZoSYYTYpf4

 

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