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mag 27

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Consurgo – cortometraggio Steampunk

Consurgo è un lavoro presentato nel 2009 dall’olandese Colorbleed.
Prima guardatelo, poi leggete il resto dell’articolo o la descrizione: è uno di quei cortometraggi in cui non si può dire niente senza danneggiare la visione. Posso dire solo che l’ambientazione ha un tocco retrofuturista di fine XIX secolo ed è stata scelta l’estetica Steampunk per il mostro. A chi ha letto Perdido Street Station immagino che farà venire in mente i criminali condannati a diventare mostri biomeccanici. Non si può dire altro. Guardatelo.

In this steampunk styled short film, created in our second year of school, a girl loses the ball she’s playing with and it ends up on the street. Her father tries to get it back for her, but then something brutal happens. The girl, full of tears, doesn’t know what to think when a monstrous creature appears and seems to be after her and her father.

Consurgo is latin for ‘to arise’ and blends perfectly with the story. This sad story picks up halfway to something incredibly fantastic.

Fonte: pagina ufficiale.

L’estetica Steampunk è solo per bellezza, ma come detto altre volte nel caso di opere profondamente legate alla vista (fumetti, film, armi, veicoli ecc…) questo può essere considerato sufficiente anche se è l’unico elemento Steampunk disponibile, al contrario che in Narrativa dove non poter vedere rende nullo l’effetto.

Notate il senso di completezza della storia: il padre raccoglie la palla soffermandosi troppo a lungo in mezzo alla strada, senza badare all’arrivo di veicoli e viene investito; viene miracolato e si salva; continua a fermarsi in mezzo alla strada e viene investito di nuovo, con la figlia in sovrappiù, lasciando sospettare che questa volta nessun mostro passerà per caso di lì a salvarli.

Il messaggio dell’opera è chiaro: fermarsi in mezzo alla strada può uccidere.
Se vi fosse stato un solo incidente il messaggio sarebbe risultato debole, quasi assente, tanto che il mostro di passaggio salva il padre e fa pensare “ma comunque anche se ti investono magari succede un miracolo e ti salvi.” Ma col secondo incidente, subito alla prima disattenzione e ancora più grave (padre e figlia), il messaggio viene ribadito. Ora è chiarissimo.

Notate la crescita del conflitto: perdere la palla in mezzo alla strada (pericoloso); il padre muore (pericolo confermato / tragedia); il mostro arriva per fare qualcosa a suo padre e forse uccidere anche lei (nuovo pericolo / nuova tragedia ancora maggiore?); “trionfo” finale (sono vivi!) e… conferma del messaggio per una chiusura a sorpresa.
Come si dice in narrativa: se prima minacciano il protagonista, poi lo picchiano e alla fine cercano di ucciderlo, allora è tutto ok, ma se prima cercano di ucciderlo, poi lo picchiano e alla fine minacciano, la costruzione del conflitto è in discesa e il lettore penserà che l’autore sia scemo.

Il discorso va dritto al punto seguendo le due caratteristiche principali che sono proprie della retorica fin dai tempi di Aristotele: chiarezza e brevità. Non ci sono elementi ulteriori (eventi o personaggi), c’è solo il minimo necessario.
Brevità e Chiarezza generano Eleganza.
Questi elementi della costruzione narrativa in letteratura vengono analizzati nell’ambito del Content Editing.

Questo video, seppur senza i mezzi dell’immersione e senza il vantaggio della catarsi di un buon testo scritto (primo aspetto retorico: la narrativa come dissimulazione), mostra l’altro aspetto retorico della narrativa (ri-formare il lettore ponendolo di fronte a una nuova visione del mondo) e lo spiega nel modo più semplice e intuitivo possibile.
Da ora in poi state attenti quando vi fermate come allocchi in mezzo alla strada! ^_^

 

Permalink link a questo articolo: http://www.steamfantasy.it/blog/2012/05/27/consurgo-cortometraggio-steampunk/

16 comments

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  1. Helgoren

    Brevità e Chiarezza generano Eleganza.

    Retorica III di Aristotele andrebbe inserito nei programmi scolastici statali. L’ho studiato e tradotto quest’anno per un esame ed è… senza tempo.

    Non voglio fare il saccente ma già quando ho visto la palla finire in strada sapevo che l’avrebbe investito qualcosa. XD
    E anche quando alla fine li ho visti lì teneramente abbracciati sapevo che qualcosa sarebbe andato storto. XDXD

  2. Polveredighiaccio

    Non è giusto, non pensavo che il finale mi avrebbe fatta arrabbiare. Che cavolo di chiusura! ç_____ç
    Sono sensibile a queste storie.
    Che semplicità e chiarezza siano segno di eleganza andrebbe insegnato a ogni livello.

  3. uriele

    e prima minacciano il protagonista, poi lo picchiano e alla fine cercano di ucciderlo, allora è tutto ok, ma se prima cercano di ucciderlo, poi lo picchiano e alla fine minacciano, la costruzione del conflitto è in discesa e il lettore penserà che l’autore sia Richard K. Morgan in Altered Carbon.

  4. Il Duca di Baionette

    Morgan ha preso il Dick, premio famoso perché per riceverlo serve merda sottovuoto, ma non sapevo che la costruzione del conflitto nel suo romanzo fosse rigorosamente al contrario.

    È davvero strutturato al rovescio, col climax all’inizio e la situazione di pace da destabilizzare alla fine, o era una battuta sulle etichette invece che sui concetti? O magari c’è letteralmente un pezzo in cui succede quella sequenza invertita e il resto è a posto?

  5. uriele

    Allora, il protagonista rischia di essere ucciso morto (dico ucciso morto, perche’ i personaggi possono “respawnare” nel romanzo) all’inizio; dopo viene catturato picchiato e torturato; e alla fine il cattivo cattivissimo lo minaccia.

    Il romanzo ha un paio di idee carine, tipo l’uso delle sleeves, ma la scrittura e’ un pesante e spesso opaca (un pulp/noir in prima persona che ricorda un po’ Max Payne, ma senza ironia).

    Non aiuta neanche il fatto che Il red herring (l’unica conclusione sensata per il romanzo) ti sia sbattuto in faccia ogni 5 secondi con flashback e sogni del protagonista (nel caso il lettore avesse subito recentemente una lobotomia o sofrisse di Alzheimer).

    Alla fine Morgan decide di sorprendere tutti con un twist astuto come una banana nel culo, che fa sembrare uno studio in rosso un giallo intellingente.

    L’unica cosa buona che posso dire del romanzo e’ che quasi tutti gli elementi cyberpunk (le sleeves, le personalita’ digitali e la rete, i megadirettori generali) sono funzionali alla storia, non sono solo estetica o contorno.

    (Se lo stile fosse stato piu’ scorrevole e chiaro lo avrei consigliato come libro da spiaggia)

  6. eugenio

    A me Bay City è piaciuto, nulla di innovativo in effetti (ammesso che possa ancora esistere cyberpunk innovativo), ma l’escalation al contrario non stona a mio avviso, in quanto nel contesto la morte è il minore dei mali.
    Il seguito dicono sia migliore.

    In campo steampunk mi è capitato per le mani il fumetto “Aniumatron”, sembra interessante.

  7. Il Duca di Baionette

    l’escalation al contrario non stona a mio avviso, in quanto nel contesto la morte è il minore dei mali

    Se dici che è più grave la minaccia che rischiare di morire, allora non stai dicendo che l’escalation è al contrario: stai dicendo che l’escalation del conflitto è quella solita, ma gli elementi “etichetta” hanno un significato diverso dal solito?

    Esempio molto semplice di cosa intendo.
    1) Se il personaggio all’inizio è in rovina, sull’orlo del suicidio e finisce in uno scontro a fuoco per errore (scambio di identità), viene catturato, stanno per ucciderlo, ma a lui non importa di meno perché tanto stava giusto due ore prima valutando se fosse meno dolorso gettarsi dal palazzo, ammazzarsi col gas o impiccarsi, per cui l’inizio degli spari e poter recuperare una pistola gratis sono stati una manna dal cielo per ottenere una morte indolore, è evidente che “morte” è una etichetta che vale quanto “minaccia”, al più, per il fastidio dell’interferenza e di qualche cazzotto.

    2) Poi mettiamo che si salvi, cerca di rifarsi una vita nonostante le continue apparizioni di gente che vuole menarlo, torturarlo ecc… sempre per via dello scambio di identità e questo stimolo lo porta a voler vivere. Ls sua vita privata si risolleva, anche se la situazione dello scambio di identità è sempre più pesante e i danni sempre maggiori. Deve giocare sporco e sempre al limite della legge per salvarsi.
    Qui apparentemente siamo al contrario anche rispetto alla ricetta tipica della spirale della rovina, visto che si “salva” e certe cose “vanno sempre meglio”, ma in realtà -guardando oltre le etichette- si sta preparando il terreno al problema più grave che apparirà dopo (spirale dei disastri più subdola, ma c’è).
    È tornato normale, “menarlo” vale quanto “menarlo”.

    3) Alla fine sta trionfando, la sua carriera va alla grande, sta per diventare sindaco/direttore di una grossa filiale della sua multinazionale/qualcos’altro di fighissimo… e appare una minaccia: se non rivela finalmente ciò che vogliono sapere i tizi (e che lui non sa), questi hanno le informazioni tali e tali (molte collegate a cose che ha fatto al punto 2 per sopravvivere e diventare un pezzo grosso) che distruggeranno la sua carriera e lo faranno diventare un paria.
    È evidente che “minaccia” è un’etichetta soltanto, ma il significato è “morte sociale”, ritorno alla condizione 1 e suicidio anche se dovesse sopravvivere ai cattivi, nel caso rivelassero ciò che sanno.

  8. eugenio

    si è vero non è una escalation al contrario in questo caso perchè nel contesto si segue un ordine di gravità crescente, è al contario rispetto a quanto si potrebbe pensare comunemente, non sono stato abbastanza chiaro.

  9. uriele

    Beh, Takeshi all’inizio rischia di ritrovarsi con chip bruciato (vera morte) e alla fine riceve solo una minaccia dal supercattivo, e’ un po’ come la stagione 4 di 24 dove prima uccidono il presidente degli stati uniti, poi fan saltare tutte le centrali d’america e tutto per rubare una singola testata nucleare… (o qualcosa di simile, l’ultima volta che ho visto la stagione e’ stato 3-4 anni fa, mi ricordo solo che praticamente il 3 mosse i terroristi demolivano l’America solo per mettere in atto una minaccia minore)

    Il problema comunque non e’ tanto l’escalation in quel libro, quanto i deus ex machina che appaiono ogni due per tre per salvare il protagonista (una megaAI buttata li’ che uccide i criminali che lo stavano minacciando) e le idee idiote di Kovach (vedi picchiare un tipo fuori da un locale perche’ lo guardava storto), spesso riassumibili in “culo smodato”

    Se vuoi un Cyberpunk originale, prova Ready Player One, anche se qualche volta scivola nell’infodump (spesso necessario, se non sei un maniaco della musica, del cinema e dei videogiochi degli anni 80-90). E’ un romanzo che mi ha divertito: e’ intelligente, scorrevole e ricco di spunti. Praticamente e’ la storia di una caccia al tesoro all’interno del piu’ grosso MMO mai creato (praticamente e’ It’s a Mad, Mad, Mad, Mad World + Swordquest per Atari +Snowcrash)

  10. Tapiroulant

    @Uriele:

    Visto che siamo in argomento e sembri ferrato in materia.
    Come sono Snow Crash e The Diamond Age di Stephenson? E Islands in the Net di Sterling? Sì, di recente mi sono dato al cyberpunk, ma sono ancora indietro…

    Di Ready Player One aveva parlato anche Giobblin, ma non mi aveva convinto del tutto. Se anche tu dici che è bello potrei rivalutarlo, però.

    E giusto per non restare troppo ot, Consurgo m’è piaciuto ^_^

  11. uriele

    Ok, Snow Crash e’ probabilmente il mio romanzo cyberpunk preferito. Problema: e’ Stephenson! Cosa significa? Che se ti da fastidio l’infodump a priori e’ meglio che non lo leggi. Molte scene nel cyberspazio sono cartoonesche e il combattimento final nel cyberspazio e’ divertente, ma al di la’ del ridicolo (a un certo punto mi sembrava di essere finito nella scena di SpaceBall in cui Casco Nero dice a Stella Solitaria di essere il figlio del cugino del fratello del compagno di stanza di suo padre).

    Diamond Age e’ piu’ o meno il sequel di Snow Crash. Se nel Cyberpunk cerchi virus, realta’ virtuali, cyborg e cose simili… beh, rimarrai deluso. Diamond Age e’ ambientato circa un secolo dopo Diamond Age e’ il centro del racconto sono le nanotecnologie. Come tema e’ piu’ vicino a Beggar and Chooser della Kress che a un qualsiasi libro della trilogia dello Sprawl. :)

    Nota: i libri di Stephenson sono considerati postcyberpunk. Cosa significa? Le corporazioni non sono sempre cattive cattivissime perche’ si’ (vedi la mafia e il franchise di zio Enzo in Snow Crash);il tono dei romanzi e’ piu’ leggero e non si prendono altrettanto sul serio; non sempre gira tutto attorno ai peggiori bar di Neo Caracas e ad antieroi belli e dannati.

    Per quanto riguarda Island in the Net… purtroppo non l’ho ancora letto. E’ in lista, ma ultimamente preferisco leggere fantascienza/urban fantasy contemporaneo e racconti brevi/novelette. Sterling scrive meglio di Gibson, su questo non ci piove, ma quel romanzo in particolare non l’ho ancora letto.

    PS: Non e’ cyberpunk, ma se vuoi provare un techno-thriller interessante che gira attorno a internet e al mondo dei computer, Remde di Stephenson e’ molto carino (come sopra, se non sopporti infodump e divagazioni lascia perdere; ma solitamente le divagazioni sono divertenti e l’infodump di Stephenson a me non da fastidio perche’ quello di cui parla spesso mi interessa).

  12. uriele

    Per quanto riguarda Ready Player One… se sei un nerd e sei appassionato di videogiochi e cinema, e’ un libro divertentissimo. Quando ho letto la trama pensavo fosse una stronzata, ma poi gli ho voluto dare una possibilita’. Come ho detto, c’e’ dell’infodump, il protagonista tende a raccontare i coin-up degli anni 80 piuttosto che a mostrarli : quando il Lich sfida il protagonista a Joust, non ho bisogno che l’autore mi dica che cos’e’ Joust, qual’e’ lo scopo e come si gioca; mi basterebbe che mostrasse l’azione.
    Il titolo del gioco/film e la battaglia basterebbero, ma il libro ti butta li’ un po’ di nerdaggine spicciola per chi non conosce i giochi/film di cui sta parlando l’autore (la filosofia del No Child Left Behind).

    A parte questo lo stile e’ semplice ed il libro e’ abbastanza scorrevole. L’autore sa di cosa sta parlando e la storia e’ divertente e piuttosto originale: il creatore del piu’ grosso MMO mai creato ha deciso di lasciare in eredita’ tutto il suo patrimonio a chiunque riesca a trovare l’Easter Egg che ha nascosto all’interno del mondo virtuale. Gli indizi per trovare il tesoro sono nascosti nel suo diario (epub/DRM-free) e nel suo videotestamento (Creative Common); l’unica cosa cerca e’ che gli anni 80-90 sono la chiave

  13. Tapiroulant

    @Uriele:

    Grazie!
    Che il postcyberpunk fosse meno cupo del cyberpunk canonico l’avevo già sentito dire. Realtà virtuali e virus sono la parte che mi interessa di meno, quindi penso che mi troverò a mio agio con Stephenson. In realtà finora di Gibson ho letto solo Neuromante, quindi magari mi finirò prima la trilogia dello Sprawl.

    Comunque Gibson non mi pare che scriva malaccio. Insomma, quando si dice “scrive male” io penso, tipo, alla LeGuin, o a Moorcock o, ancora peggio, a Clarke. Gibson è su un altro pianeta rispetto a ‘sti qua.

    Quanto a Ready Player One, mi sa che a me gli infodump serviranno. Io sono nato nell’88, e il mio primo videogioco è stato Super Mario World per lo SNES (quant’era bello quel gioco). La mia infanzia l’ho passata tra SNES e MegaDrive. Quindi capirai che dei coin-op degli anni ’80 conosco solo quelli proprio strafamosi… e il nome “Joust” non mi dice una sega.

  14. Flaza

    Comunque Gibson non mi pare che scriva malaccio

    Gibson non scrive malaccio.
    Giù nel ciberspazio e Monna Lisa Cyberpunk sono ricchi di idee nuove (almeno considerando che sono stati scritti negli anni’80).

  15. Mauro

    Flaza:

    Gibson non scrive malaccio.
    Giù nel ciberspazio e Monna Lisa Cyberpunk sono ricchi di idee nuove

    Premetto che non mi riferisco specificamente a Gibson (non lo conosco): qual è il collegamento tra “non scrive malaccio” e “i suoi libri sono ricchi di idee nuove”? Uno può avere idee nuove e nel contempo scrivere male (ripeto: non mi riferisco specificamente a Gibson).

  16. Flaza

    @ Mauro
    Aggiungo:
    Gibson non scrive malaccio + alcuni suoi romanzi sono ricchi di idee nuove.
    As you know Thetis, non basta avere buone idee se non si sa scrivere,così come è inutile scrivere bene se non si hanno idee, possibilmente nuove ;)

    Tornando a Consurgo: cattivo quanto basta.
    Chi gioca per strada e si addormenta sulla mezzeria, non merita altro.

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