luglio 2012

Archivio del Mese

Iniziano le Olimpiadi

Posted by on 28 lug 2012 | Tagged as: Steampunk, Storia

Lo Steampunk è in fondo anche una nostalgia del passato, una fuga indietro nel tempo verso un futuro che non è stato, e dopo aver visto la merdosa cerimonia di apertura in tv, una roba che potrebbe essere stata ideata dai tre sceneggiatori di Occhi del Cuore in Boris, mi viene voglia di fuggire nel passato, anche solo alla precedente edizione cinese, o ancora meglio indietro, indietro, a vedere l’edizione 1912 trasmessa in mondovisione via Telefonoscopio.

Perché è questo l’anno in cui siamo, il 1912, no?
Mi sembra che sia evidente, come già sottolineato in passato: se l’anno scorso abbiamo bombardato la Libia (e sappiamo che è successo nel 1911) e quest’anno si è parlato moltissimo del Titanic (che come tutti sanno è affondato nel 1912) ne consegue, due prove così grosse non mi paiono poco, che quest’anno è proprio il 1912. Non mi pare che ci voglia uno scienziato a capirlo.

E visto che l’anno è il 1912, e nonostante certi giornalisti ignoranti che confondono una città per un’altra, queste sono le famose Olimpiadi di Stoccolma. Bellissima edizione. La prima edizione con i cronometri elettrici e un rudimentale sistema di fotofinish, la prima con il nuoto femminile (e qui in Italia si parli molto delle nostre nuotatrici, non mi pare un caso), la prima in cui partecipano nazioni di ogni continente, perfino la Russia e il Giappone (ho verificato, sembra incredibile ma ci sono).

Squadra svedese del tiro alla fune.

Mi sento di fare un pronostico schermistico: oro nel fioretto per Nedo Nadi, già un grandissimo schermidore ad appena 18 anni, e un combattutissimo argento per Pietro Speciale. Come è evidente, non mi pare serva nemmeno dirlo dopo la precedente edizione, l’Ungheria farà man bassa nella sciabola, tutto il podio più l’oro a squadre.

E dico di più, quel Nadi farà il miracolo. Quel Nadi ha nel sangue la stoffa di un maestro, di un Agesilao Greco. Vi dico che magari non tra quattro anni, perché ho un brutto presentimento per il ’16, ma per il ’20 almeno quel Nadi farà mangiare la polvere a tutti, Ungheria inclusa. La butto lì: oro individuale per Nadi nel fioretto e nella sciabola, e sarà nelle tre squadre che prenderanno l’oro in tutte le armi. Cinque ori per l’Italia. Vedrete se non ho intuito giusto, vedrete.

Nedo Nadi e Agesilao Greco.
Jean de Mas Latrie contro George S. Patton,
scherma del pentathlon moderno.

 

I Coniglietti del Venerdì (97)

Posted by on 27 lug 2012 | Tagged as: Conigli

Perché il primo coniglio rosicchia quel qualsiasi-cosa-sia (a me pare un blocco di fieno compresso di erba medica)? Perché gli altri si affannano per dare un morso a quella foglia di cavolo quando è ovvio che gliene daranno altre e nessuno morirà di fame? E perché uno di quelli rossi spintona sempre gli altri? E La Guerra dei Mondi è solo narrativa o è stato il tentativo di coprire una vera invasione marziana avvenuta nel 1897?

Fonti:
http://www.youtube.com/watch?v=KakXgFYC-So
http://www.youtube.com/watch?v=xdjuRwgLaIM

 

Airlords of Airia

Posted by on 22 lug 2012 | Tagged as: Film e TV, Steamfantasy, Steampunk

Ieri stavo frugando nei miei Google Alert a tema Steampunk, dove avevo un arretrato di circa tre mesi di consultazione, e sono incappato in questo progetto: Airlords of Airia, un film Steampunk Fantasy tedesco finanziato in parte tramite canali tradizionali e in parte (se andrà bene) con il crowd funding, con l’obbiettivo (soldi permettendo) di farne anche una versione doppiata in inglese.

http://www.youtube.com/watch?v=0JVtOb99bmc
http://www.youtube.com/watch?v=uQovvF6vNVk

Il progetto mi sembra interessante e spero che vada in porto, permettendo di completare nel modo migliore sia il corto iniziale che il lungometraggio successivo da 90 minuti. Ciò che trattiene un po’ il mio entusiasmo, a parte il solito timore che facciano una puttanata solo-effetti-speciali (il campo da cui proviene l’ideatore del progetto) con una trama tenuta assieme con lo spago e con lo sputo, è qualche piccolo dettaglio qua e là.

Per esempio, ma è qualcosa che immagino verrà risolto con i costumi definitivi della versione definitiva, le spalline con le frange sono insoddisfacenti, assomigliano a quelle da pochi dollari, spennacchiate, tristi, spente, vendute per i costumi caserecci su eBay:

Regola generale: più le frange sono spesse e più il grado è alto. Le spalline tristi con le frange in stoffa sottile le avevano i fanti di Napoleone III, ed erano fatte meglio di quelle là spelacchiate:

Ecco l’aspetto delle spalline con frange più adatte per gli ufficiali, dalle piccole e piatte per Ammiraglio inglese del periodo napoleonico fino a quelle di maggiori dimensioni diffuse fino alla metà del Novecento (e oltre, in alcune Grandi Uniformi di ispirazione storica) e più adatte al contesto di costumi scelti per questo film:

Un timore più concreto mi viene guardando la pistola, un rottame a pietra focaia vecchio di 150-200 anni rispetto alle armi con bossolo come le mitragliatrici installate sul drago. Spesso i cosplayer Steampunk fanno l’errore di abbinare armi pre-1830, o spiccatamente di primo Settecento, a costumi immaginati come di fine Ottocento, probabilmente perché le vere armi post-1860 sembrano troppo armi di oggi.
Escluse pistole come la Mauser C96, la Borchardt C-93 o la Luger 08 (e certi esperimenti sfortunati dal design orrendo), i revolver del 1870-1920 e alcune delle prime pistole semiautomatiche come la Colt 1900 hanno forme molto simili a quelle delle armi di pochi anni fa. Questa eccessiva modernità nelle armi di un secolo fa però non giustifica la pessima scelta: in un costume con richiami tra 1870 e 1940, a cavallo tra Steampunk e Dieselpunk, una pistola a pietra focaia ci sta veramente di merda.

Sembra la pistola a tre canne di Lorenzoni del 1680 o altre pistole simili del Settecento.
Un’arma vetusta, così fuori contesto, va modificata per tramutarla in qualcosa di diverso, di fantascientifico, con aggiunte che salvino in pratica solo la “struttura” (i legni, il grilletto…) e la tramutino in un’arma a raggi o qualcosa di simile. Ecco, allora andrebbe bene!

Il dettaglio della pistola obsoleta per quanto stoni è di poco conto e ciò che mi turba davvero è ciò che si potrebbe nascondere dietro un simile errore (immaginando non vi siano raffinati motivi che giustifichino l’uso di quel singolo oggetto d’antiquariato nella storia): la superficialità di chi non è disposto a controllare un dettaglio per cinque minuti su internet. E quando c’è un atteggiamento superficiale gli errori e le stupidaggini in stile Licia Troisi possono moltiplicarsi in un battibaleno.

Nessuno pretende che un autore pieno di impegni spenda anni in ricerche per scrivere un romanzetto commerciale; ma se per documentarsi occorrono meno di cinque minuti, credo che il lettore abbia diritto almeno a questo.

(Damon Knight, In Search of Wonder)

Spero venga un bel film.
In generale apprezzo le contaminazioni tra Steampunk e Fantasy, credo che rendano molto bene sia per fare opere che vogliano essere principalmente Steampunk “storici” che per quelle che vogliono essere dei Fantasy in mondi alternativi spruzzati di fantascienza e società ottocentesca, o i mix bilanciati di entrambi gli aspetti (SteamFantasy).

Il miscuglio rende bene anche per via dell’interesse dell’Ottocento verso il medioevo (come l’architettura neogotica, neoromanica e neobizantina, si pensi al bellissimo Schloss Neuschwanstein o alla nostra Rocchetta Mattei, o al mai realizzato Castello Falkenstein, un “castello da fiaba” voluto da Ludovico II nel 1883 e il cui nome ha ispirato l’omonimo gioco di ruolo Steamfantasy), il folklore, la magia e l’occulto (ora studiati con criteri scientifici e, di conseguenza, scarsi risultati concreti), la passione per le armature e le armi antiche (The Book of the Sword del 1884 di Burton o la collezione Stibbert a Firenze), la grandi esplorazioni nei sistemi di grotte (unite a un tocco di superstizione verso il mondo sotterraneo: nel 1898 ancora si pensava che la stupenda Grotta del Vento fosse abitata da mostri e questo scoraggiò a lungo le esplorazioni, il che fa molto dungeon crawl), l’interesse per i dinosauri (mostri del passato che appassionavano il pubblico di massa, alla ricerca degli antenati reali dei draghi mitologici) e perfino certi piccoli elementi estetici (il richiamo pacchianissimo da medioevo di cartapesta del chiodo voluto da Federico Guglielmo IV sui pickelhaube nel 1842, roba a livello delle corna sugli elmi finto-vichinghi).

A sinistra: il castello Falkenstein, come lo immaginava Christian Jank nel 1883.
A destra: la copertina del gioco di ruolo SteamFantasy omonimo.

Una nostalgia del passato pre-industriale, “magico”, inserita in un mondo “scientifico” in piena seconda rivoluzione industriale. E noi ora in piena Era Digitale, “virtuale”, e proiettati verso la possibile (spaventosa?) singolarità tecnologica ipotizzata da Kurzweil tra due o tre decenni, guardiamo con una punta di nostalgia al passato “concreto” dell’Era delle Macchine.

 

I Coniglietti del Venerdì (96)

Posted by on 20 lug 2012 | Tagged as: Conigli

Nel primo video c’è un coniglietto piccino, un patato peloso che muove il nasino, e nel secondo video c’è un gigante fiammingo con dei piedoni grossi grossi.
Belli! Tutti i conigli sono belli!

Fonti:
http://www.youtube.com/watch?v=0JlKbrhgRhs
http://www.youtube.com/watch?v=8GJZ8Z7V6Lk

 

Slow Reading Manifesto

Posted by on 19 lug 2012 | Tagged as: Ebook, Libri, Riflessioni

Aderisco e riporto il Manifesto dello Slow Reading pubblicato da Antonio Tombolini.
Qui il sito del manifesto e qui la pagina su facebook.

INTRODUZIONE
La stesura e diffusione dello Slow Reading Manifesto è una iniziativa personale di Antonio Tombolini.

Lo scopo del Manifesto è di valorizzare una modalità di lettura – che chiameremo per l’appunto Slow Reading – che con l’avvento del digitale (ebook, enhanced books, applicazioni varie, ecc…) rischia l’estinzione.
Così come, insieme allo Slow Reading, rischiano di estinguersi i prodotti e le forme di espressione che lo consentono, ovvero i libri.

CHE COSA È IL LIBRO?
Ai fini dello Slow Reading Manifesto, per libro si intende quanto definito e spiegato da Kevin Kelly:

A book is a self-contained story, argument, or body of knowledge that takes more than an hour to read. A book is complete in the sense that it contains its own beginning, middle, and end. In the past a book was defined as anything printed between two covers. A list of telephone numbers was called a book, even though it had no logical beginning, middle, or end. A pile of blank pages bound with a spine was called a sketchbook. It was unabashedly empty, but it did have two covers, and was thus called a book. Today the paper pages of a book are disappearing. What is left in their place is the conceptual structure of a book — a bunch of text united by a theme into an experience that takes a while to complete. (…)

Might the unit of the universal library be the sentence, or paragraph, or chapter article instead of a book? It might. But there is a power in the long form. A self-contained story, unified narrative and closed argument has a strange attraction for us. There is a natural resonance that draws a network around it. We’ll debundle books into their constituent bits and pieces and knit those into the web, but the higher level organization of the book will be the focus for attention — that remaining scarcity in our economy. A book is an attention unit.

Vale la pena salvare lo Slow Reading dall’estinzione perché, se il Fast Reading nutre il nostro bisogno di informazione, esso da solo non basta per il nostro nutrimento spirituale, per la formazione di ciò che siamo in consapevolezza e libertà.

PERCHÉ ME LA PRENDO TANTO? Ovvero: NOI SIAMO LE NOSTRE (MANCATE) LETTURE
Negli anni della mia giovinezza (avevo 18 anni nel 1978, per capirci) divoravo libri. Leggevo dedicando ai libri un sacco di tempo, e quelli che mi prendevano di più li rileggevo, cercando di cogliere appieno anche quel che alla prima lettura avevo solo vagamente sospettato.
Non c’è dubbio che molto di quello che sono sia dovuto anche – se non soprattutto – ai libri che lessi allora. Potrei anche nominare gli autori che mi affiancarono in gioventù, e ancora oggi accendono i miei entusiasmi: da Twain a Péguy, da Lewis ad Heidegger, da Canetti a Pirsig, da Cioran ad Agata Christie, a Leopardi, Manzoni, Nietzsche, von Grimmelshausen, e tanti altri…

Non c’era una programmazione nelle mie letture, c’era piuttosto il lasciarsi guidare dalla sapiente casualità della vita di ogni giorno. A volte il consiglio di un amico, altre una copertina particolarmente attraente, altre volte ancora il piacere di sfidare qualche stupida e infondata idiosincrasia personale, ecco: erano cose come queste a porre questo o quel libro sotto il mio naso. Questo era per me leggere, e lo è ancora.

Temo che questo modo di leggere, che mi pare appropriato chiamare Slow Reading (con ovvio, ma non meno vitale riferimento alle esperienze che ho fatto con Slow Food), corra oggi un reale pericolo di estinzione.
E a dirla tutta, così come nel 1998 la passione per le cose buone à la Slow Food mi motivò a dar vita ad una delle primissime botteghe alimentari online d’Italia (Esperya.com), così poi, nel 2006, è stata la passione per le buone letture (e per i libri) à la Slow Reading a motivarmi a dar vita a Simplicissimus Book Farm, una delle primissime ebook company, non solo in Italia.

SLOW READING MANIFESTO
Lo Slow Reading rischia l’estinzione a causa dell’avvento del digitale e della rete, che sembrano spingere nell’unica direzione del Fast Reading, della Snack Information, del sempre più rapido, corto, veloce, efficiente anche se insipido.

Non deve però essere necessariamente così, e la possibile salvaguardia del libro e dello Slow Reading non può certo darsi in chiave passatista e nostalgica(1), negando o pensando di poter negare proprio i fenomeni di fondo – il digitale e la rete, per l’appunto – che costituiscono l’essenza della nostra epoca.

Qui ha ragione Hölderlin: “Là dove c’è il pericolo / cresce anche ciò che salva“. È là, nel dominio del digitale e della rete, proprio là dove lo Slow Reading rischia l’estinzione, che va cercata e fatta crescere la sua possibile salvezza: è l’ebook, o meglio, può essere l’ebook il futuro possibile del libro e delle buone letture ai tempi della rete. Non si può non ammirare in questo senso la visione e il coraggio con cui Jeff Bezos motivò agli azionisti di Amazon gli ingenti investimenti richiesti dal lancio di Kindle:

Kindle è progettato proprio per la lettura lunga. Noi speriamo che Kindle, e i suoi successori, possano gradualmente e progressivamente spostarci negli anni in un mondo fatto di spazi di attenzione più lunghi, bilanciando così la recente proliferazione di dispositivi tutti dedicati all’informazione-snack. Mi rendo conto di assumere così un tono da missionario, che vi assicuro è del tutto reale e genuino. E non appartiene soltanto a me, ma è condivisa da tante altre persone qui da noi. Io ne sono felice, perché i missionari danno vita a prodotti migliori. (Jeff Bezos, Lettera agli Azionisti Amazon, Aprile 2008)

A quali condizioni? Si tratta prima di tutto di prendere atto della realtà:

  1. La transizione alla fruizione digitale dei contenuti – libri inclusi – è (piaccia o no, e a me piace un sacco) inevitabile e inarrestabile.
  2. La disponibilità di strumenti multifunzione sempre più portabili, rapidi, potenti e always on (portatili, tablet e smartphone soprattutto) spinge inevitabilmente nella direzione del Fast Reading, del consumo di pillole di lettura sempre più brevi, rapide, facili, e spesso a rischio di uniformità e superficialità.
  3. La disponibilità di strumenti specializzati nella lettura di testi (ereader con schermi e-paper che emulano la carta stampata) crea, per ora in una nicchia limitata rispetto ai tablet ma comunque già molto significativa, una opportunità di esercizio dello Slow Reading digitale.
  4. Editori ed autori che osteggiano o si adeguano con riluttanza alla diffusione degli ebook recano solo danno alla causa dello Slow Reading e del futuro dei libri. Sempre che sia realmente questo che hanno a cuore, e non innanzitutto ed esclusivamente i loro contingenti profitti.
  5. Editori ed autori che, in nome di una malintesa modernità, spacciano per ebook, e dunque per libri, pezzetti di testo brevi, rapidi, alla ossessiva ricerca di una facilità di lettura, fanno solo danno allo Slow Reading e alla causa del futuro del libro ai tempi del digitale.
  6. Lo Slow Reading, e con esso il libro, avranno un futuro soltanto se sapranno trovare posto nel cuore della modernità, del digitale e della rete.

I tratti essenziali dello Slow Reading sono quindi i seguenti:

  1. Lo Slow Reading, pur non rinnegando il suo passato di carta, che anzi ama ancora, sa che il suo presente e il suo futuro possibile è solo digitale. Così come il libro sa che il suo presente e il suo futuro possibile si chiama ebook.
  2. L’ebook vero, quello dello Slow Reading, non è più breve, più rapido, più facile.
  3. L’ebook vero, quello dello Slow Reading, non è un enhanced book, fatto più di suoni e immagini da ascoltare e guardare, che non di testo da leggere.
  4. L’ebook vero, quello dello Slow Reading, è il buon caro vecchio libro, solo che è digitale: fatto solo (o quasi) di testo, tendenzialmente piuttosto lungo, tale da non consentire in genere la lettura completa in un’unica sessione se non a costo di eroismi da guinness, da leggere per lo più tra sé e sé, temporaneamente isolati dal resto del mondo, e immersi nel mondo che il libro in quel momento crea per chi legge. In un atteggiamento che, per la durata della lettura, sequestra per sé tutte le risorse intellettuali e immaginative disponibili.
  5. L’ebook vero, quello dello Slow Reading, è quello che, mettendo a frutto le potenzialità della rete, recupera anche una sua antica dimensione sociale, come catalizzatore di conversazioni e di scambi del pensiero, nella direzione del cosiddetto Social Reading.

CHE FARE?
Ecco cosa io farò, invitando però tutti quelli che vorranno aderire allo Slow Reading Manifesto a fare altrettanto, e anche di più:

  1. Non dirò più “Ho comprato un ebook, ho letto un ebook“, se poi quel sedicente ebook si esaurisce in poco più che un raccontino brevissimo, o un estratto di un libro intero, o un articoletto.
  2. Userò prevalentemente l’ereader a inchiostro elettronico per leggere i miei ebook: niente navigazione online, niente colori, niente interruzioni e distrazioni, niente riflessi alla luce del sole.
  3. Userò anche il tablet e il computer e perfino il telefonino ogni volta che non potrò per qualsiasi motivo usare l’ereader, ma disattivando la connessione per tutto il tempo di lettura.
  4. Darò vita a gruppi di lettura (online e no) sui libri che mi piacciono, o cercherò gruppi di lettura esistenti a cui partecipare.
  5. Cercherò di sensibilizzare tutti quelli che posso, a partire da questo sito e da questo manifesto, sulla necessità di salvare lo Slow Reading dall’estinzione.
  6. Cercherò di usare il mio ruolo professionale di imprenditore del settore per orientare innanzitutto le mie imprese, ma anche quelle altrui, operanti nel settore dell’editoria, nella direzione di scelte a favore dello Slow Reading.
  7. Cercherò di entrare in contatto con tutti quelli che condividono questo Manifesto e vogliono fare qualcosa insieme a me per farlo crescere e diffonderlo.

 


(1) Cosa che purtroppo fa, con operazione deleteria, il professor John Miedema nel suo Slow Reading, in cui assegna al perpetuarsi della forma cartacea contro la digitalizzazione la salvaguardia del libro e della forma di lettura che esso richiede: una buona intenzione perseguita seguendo la via errata. [up]


Senza lo Slow Reading, ovvero senza la lettura attenta e priva di distrazioni continue, non può esservi quell’immersione necessaria all’esperienza di catarsi che è propria della vera Narrativa.

La lettura così rapida e disattenta (superficiale) da andare scapito della comprensione (e rovinando così le possibilità di immersione), ovvero l’esasperato tentativo di leggere sempre più rapidamente anche se il proprio cervello non riesce a farlo senza perdere metà o più delle informazioni che otteneva prima, oppure lo skimming e lo scanning tipici di chi sfoglia articoli sul web in cerca di rapide informazioni specifiche, saltando di riga in riga e affidandosi al riconoscimento immediato di parole chiave di interesse, non sono modalità di lettura che permettano l’esistenza della Narrativa come Immersione, come esperienza di vita nella mente di altri individui.

E non sono nemmeno modalità adatte alla lettura della vera saggistica o dei veri articoli ben scritti, che richiedono comprensione e memoria di quanto letto nelle righe o nelle pagine o nei capitoli precedenti: ha senso leggere un saggio senza capirne nulla o capendo sbagliato perché si perdono i nessi e i legami con quanto detto prima, come spesso vedo accadere, trovandosi così poi a potersi vantare di aver letto ma senza aver ottenuto alcun accrescimento culturale? E ha senso imbottirsi di false mini-informazioni, ovvero continui martellamenti mediatici in pillole che dicono poco di vero e nulla di approfondito, drogando il lettore con un’illusione di conoscenza che è solo il terricio su cui cresce la demagogia e il plagio? La lettura va ridotta a un esercizio di vanità?

Slow Reading non è leggere “piano” apposta e non è leggere apposta libri noiosi e lenti perché scritti male, non è una posa come quella dei peggiori fan snob della Literary Fiction.
Slow Reading è leggere con attenzione, gustando il libro a fondo, e per questo impiegando tutto il tempo necessario in base alle proprie capacità e alla complessità/qualità del testo, senza compromessi.
Un romanzo leggerino, scritto maluccio e quindi poco coinvolgente, può volare più in fretta sotto gli occhi di un romanzo completamente coinvolgente (immersive) che invece emoziona, stanca la mente e stimola la riflessione post-lettura (incluse le eventuali pause per “riprendere fiato” tra i capitoli).

A great book should leave you with many experiences, and slightly exhausted at the end. You live several lives while reading it.

(William Styron, intervistato in Writers at Work)

La narrativa deve emozionare, se il cervello del lettore si assopisce non sta emozionando, dunque è inutile leggerla ed è inutile scriverla. È normale che leggendo un bel romanzo ci si trovi alla fine affaticati.

(Gamberetta, in un commento su Appunti di editing)

Un romanzetto leggerino può anche essere letto in un ambiente ricco di elementi di disturbo, come il movimento e il rumore di un’auto oppure quelli di un treno molto affollato mentre lo smartphone o il tablet di lettura ogni pochi minuti segnalano gli aggiornamenti sui social network, ma un vero romanzo coinvolgente richiede spesso un ambiente calmo, controllato, che permetta l’isolamento dagli stimoli del mondo “reale” e favorisca il viaggio nel mondo “narrativo”.
Pensate al viaggio nel tempo tramite autoipnosi di Richard Collier nel delizioso Somewhere in Time:

To accomplish this feat of self-hypnosis, Finney tells Richard, one must remove from sight all things that are related to the current time and trick the mind into believing that one is in the past.

Se vale la pena fare una cosa allora vale la pena farla bene, prendendosi tutto il tempo necessario e dedicando tutta l’attenzione necessaria a ottenere il risultato desiderato.
Leggete con gusto, leggete consapevolmente.

 

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