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Gen 09

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Introduzione generale al mondo Steampunk

Questo è un articolo più breve e generalista sullo Steampunk rispetto alla Breve Introduzione pubblicata nel 2011 (2300 contro 3800 parole). Affronta i vari argomenti fondamentali in modo più leggero e veloce per dare una visione d’insieme adatta a tutti gli appassionati e a chi vuole avvicinarsi al genere, dedicato in particolare a chi soffre per l’eccesso di rotelline incollate a casaccio e vuole sapere che c’è altro oltre il trash.
Scritto su richiesta di un amico appassionato di fantascienza, Maurizio Galluzzo.

 


 
— Che cos’è lo Steampunk?
Steampunk è un termine che nasce nell’ambito della letteratura fantastica nel 1987, coniato dallo scrittore statunitense Kevin Wayne Jeter in una lettera alla rivista Locus per descrivere le opere scritte da lui (Morlock Night, Infernal Devices) e dai suoi amici Tim Powers (The Anubis Gates) e James Blaylock (Homunculus).

Dear Locus,
Enclosed is a copy of my 1979 novel Morlock Night; I’d appreciate your being so good as to route it Faren Miller, as it’s a prime piece of evidence in the great debate as to who in “the Powers/Blaylock/Jeter fantasy triumvirate” was writing in the “gonzo-historical manner” first. Though of course, I did find her review in the March Locus to be quite flattering.
Personally, I think Victorian fantasies are going to be the next big thing, as long as we can come up with a fitting collective term for Powers, Blaylock and myself. Something based on the appropriate technology of the era; like “steampunks”, perhaps…

Il termine si basava su un gioco di parole costruito partendo dalla moda del momento nella fantascienza, il Cyberpunk: se Gibson e Sterling scrivevano/erano Cyberpunk perché ambientavano cupe storie in un futuro prossimo, allora loro erano Steampunk perché ambientavano storie scanzonate in un vicino passato (gonzo-historical manner).

Il legame con il Cyberpunk si ferma qui. Non vi è nemmeno un qualche genere di discendenza visto che le prime opere Steampunk (The Warlord of the Air, Michael Moorcock, 1971), risalenti a ben prima che nascesse un nome per catalogarle (talvolta dette proto-Steampunk), precedono di parecchio il boom del Cyberpunk avvenuto nel 1984 con la pubblicazione di Neuromancer.
L’unica opera che sembra conciliare Cyberpunk e Steampunk è anche una delle migliori dal punto di vista della qualità dell’ambientazione Steampunk creata: The Difference Engine del 1990, di William Gibson e Bruce Sterling, due dei maggiori esponenti della narrativa Cyberpunk.

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Due opere simbolo della prima generazione Steampunk.

Le opere Steampunk sono fantascienza o science-fantasy scritta dopo il XIX secolo e ambientata: nel vero XIX secolo (Lungo XIX Secolo: 1789-1914); in un XIX secolo alternativo; in un secolo diverso visto con gli occhi della fantascienza dell’Ottocento; in un mondo diverso ispirato alla fantascienza d’epoca e alla rivoluzione industriale.

Il tutto condito con lo spirito punk in una delle sue possibili accezioni: punk nel senso di ribellione e critica allo status quo; punk nel senso delle prime opere Steampunk di Jeter o di Paul Di Filippo, ovvero prendere in giro il passato e giocare con la storia senza pretese di serietà; punk nel senso di rileggere il passato con gli occhi del presente, con un occhio più cinico e smaliziato anche riscrivendo opere molto simili a quelle della fantascienza d’epoca (posizione espressa da Jess Nevins nell’antologia Steampunk); e infine punk nel modo in cui lo fu Albert Robida nel suo Voyages très extraordinaires de Saturnin Farandoul del 1879, in cui mise assieme tutti i personaggi delle storie di Jules Verne e li reinterpretò rendendoli codardi, meschini e sciocchi.

Il buono Steampunk è quindi sia buona fantascienza (o science-fantasy) che un gioco di citazioni storiche e letterarie rivolto agli appassionati della fantascienza d’epoca e in generale agli amanti dell’Ottocento. L’opera che rappresenta il miglior esempio di gioco di citazioni che mi viene in mente non è un romanzo, ma un fumetto: The League of Extraordinary Gentlemen. Quasi a ogni vignetta vi è una citazione dalla letteratura d’epoca, sotto forma di piccoli dettagli. Un miscuglio e una reinterpretazione dei personaggi che ricorda moltissimo quello fatto da Albert Robida sugli eroi di Jules Verne. Lo spirito inoltre è quello punk nel senso di cinico e smaliziato che rilegge, in chiave moderna, il finale di The War of the Worlds di Herbert George Wells dando una nuova interpretazione al modo in cui gli alieni vengono sconfitti.

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Una delle opere più intelligenti e rappresentative dello Steampunk.

Val la pena ricordare, però, che più si rinuncia alle citazioni storiche ambientando le vicende in un altro mondo (o fuori dal Lungo XIX Secolo) e più si rischia di perdere la forza dello Steampunk come satira o come reinterpretazione cinica del passato (o miscuglio di opere del passato) per parlare anche del presente. Se The League of Extraordinary Gentlemen è quello che è, un esempio splendido di Steampunk, è perché non ha rinunciato a nessuno di questi aspetti e, anzi, li ha resi il proprio punto di forza.

Questa forza è in gran parte negata all’opera New Weird Perdido Street Station, che infatti non è certo un esempio perfetto di Steampunk né intende esserlo: è principalmente Fantasy, ma con estetica ottocentesca, ambientazione industriale ed elementi Steampunk ed era indicata come New Weird dall’autore, anche se spesso viene citata come Steampunk Fantasy (precisando così i suoi due elementi caratteristici, entrambi ugualmente importanti).

— Moda ed estetica.
Attorno allo Steampunk si è evoluto un insieme di altre cose, dalla musica al vestiario all’oggettistica.
Oggetti che possono avere un aspetto anacronistico tale da renderli definibili come Steampunk, in quanto non sfigurerebbero in un mondo alternativo di questo tipo. C’è comunque un legame con la narrativa, visto che è Steampunk ciò che potrebbe provenire da una ambientazione Steampunk.
In questo caso rientra tutto il modding retrò, come le tastiere e i computer decorati in radica, ottone, decorazioni che li fanno somigliare al Telefonoscopio di Albert Robida ecc… o gli abiti che hanno un evidente sapore “ottocentesco”, pur senza esserlo.

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“The Clacker” di Richard Nagy

Questo nuovo boom dello Steampunk nel XXI secolo ha coinvolto spesso individui che non hanno mai letto narrativa Steampunk. O nemmeno sapevano che esistesse lo Steampunk e solo dopo hanno scoperto che ciò che piaceva a loro aveva un nome preciso ed era un gusto molto più comune di quanto credessero.
Lo Steampunk è quindi rinato in modo autonomo, basandosi su un qualcosa di preesistente che non era mai scomparso del tutto (narrativa, videogiochi, fumetti), ed esplodendo grazie a un interesse diffusosi grazie al web verso l’estetica della macchina, verso la bellezza dell’oggetto che ha un aspetto legato alla sua funzione, al contrario degli oggetti moderni “asettici” e dalle forme poco distintive: un vassoio e un tablet hanno la stessa forma, ma funzioni completamente diverse. Talvolta legandosi, negli abiti femminili, alla moda gotica o al lolita. È possibile vedere abiti (più o meno) Steampunk su Steampunk Couture.

Il problema principale dello Steampunk come “estetica” è che va a sovrapporsi all’estetica Neo-Vittoriana che già di per sé si occupava di reinterpretare gli oggetti moderni tramite la visione del passato.
Dire Neo-Vittoriano o Steampunk, riferendosi a un cellulare moderno che sembri creato un secolo fa, diventa più questione di scelta che altro. Visto il legame con il Telefonoscopio di Robida, e in generale con le meraviglie della fantascienza d’epoca, sono più propenso a indicarlo come Steampunk, termine più completo, ma non è sbagliato usare l’altro. D’altronde lo Steampunk è nato come genere narrativo mentre il Neo-Vittoriano come sottocultura e moda, praticamente come corrispettivo dello Steampunk in ambiti diversi (e prima che lo Steampunk riesplodesse dopo il 2007).
Lo Steampunk si distingue rimanendo tra i due quello dalla vocazione più spiccatamente narrativa, di fantasiosa invenzione e di costruzione di personaggi e mondi immaginari, più adatto a descrivere gli outfit e i gadget che hanno anche una “storia” dietro.

Un outfit ottocentesco fantascientifico, con per esempio un finto braccio meccanico con ingranaggi bene in vista (l’estetica della macchina visibile, in movimento), è semplicemente Steampunk.
Un outfit dal sapore ottocentesco senza elementi fantascientifici, ispirato ai costumi storici e senza pretesa di suggerire altro (il finto braccio meccanico suggerisce un vero braccio meccanico), è semplicemente Neo-Vittoriano… ma non stonerebbe per nulla in un ambientazione Steampunk, per cui è anche un buon outfit per lo Steampunk.

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Steampunk Overlord

La distinzione tra elementi caratteristici ed elementi neutri è importante.
I pneumatici e l’uso dei tubi in gomma vulcanizzata appartengono in pieno al Lungo XIX Secolo, ma di sicuro non sono un elemento caratteristico: quindi la gomma in sé, in un outfit, essendo elemento neutro non è in sé un punto di forza per lo Steampunk… e talvolta, se inserita con scarso criterio, può essere un danno visto che sottili tubicini di gomma bianca trasparente su una maschera o un braccio meccanico danno davvero poco l’idea di un’estetica ottocentesca.
Lo Steampunk richiede ragionamento nei dettagli e una chiara visione di ciò che si vuole realizzare, che sia un romanzo, un fumetto, un gadget o l’outfit di un personaggio da interpretare.

È bene imparare distinguere gli oggetti Steampunk da quelli con soltanto il tag Steampunk. Tantissima roba non è Steampunk, nemmeno vagamente, e si mette il tag solo per attirare clienti in modo truffaldino, tanto da ispirare una sezione del sito Regretsy.
Bisogna anche distinguere l’oggetto Steampunk che esprime un qualche recupero stilistico su una base funzionante per davvero (modding di cellulari e pc) oppure che manifesta una “finzione” di usabilità (costumi con armi finte, bracci meccanici finti ecc…), dalle baracconate assemblate semplicemente incollando delle rotelline su oggetti altrimenti normalissimi. Esiste perfino un fucilone controcarro vero costruito secondo i precetti DIY artigianali di recupero dei materiali gettati via, estetica che richiama il passato e perfino uso di tecnologie del periodo (il sistema di caricamento e l’otturatore).

[flv:Just_Glue_Some_Gears_On_It_And_Call_It_Steampunk.flv Just_Glue_Some_Gears_On_It_And_Call_It_Steampunk.jpg 550 310]
A questa pagina è possibile abilitare i sottotitoli.

Meglio un abito ispirato alla moda d’epoca che, pur non essendo Steampunk in sé, comunque non stona in una ambientazione Steampunk (essendo la base di partenza il vero ottocento, per cui fa da elemento neutro), piuttosto che incollare rotelline a caso su un abito o una calzatura che non c’entrano niente. La questione non è se ci siano “rotelline”, ma se l’oggetto appaia come qualcosa proveniente da un “passato industriale che non è mai stato” ovvero se potrebbe davvero appartenere a un mondo Steampunk.

Difficile indicare come “serio” Steampunk gli occhialoni con le rotelline incollate attorno senza un motivo immaginabile (rotelline separate, non parte di un finto meccanismo di, non so, scambio lenti o altro) o, peggio ancora, con le rotelle incollare sopra le lenti “perché sì”. Peggio che inutili: non si vede nulla!
Altro che bellezza ed estetica retrò utilizzabile, altro che raccontare/suggerire una storia di fantasia con il proprio costume… diventa solo estetica modaiola svuotata di contenuto.
Come commentò amaramente Jess Nevins, esperto di storia della fantascienza nell’Ottocento: “Steampunk is what happens when goths discover brown”.

C’è troppa oggettistica Steampunk fatta solo di rotelline incollate, come se gli appassionati dovessero reagire alle “meravigliose e misteriose componenti meccaniche” nello stesso modo in cui gli sciamani del Terzo Mondo si incollano CD, specchietti e perline addosso ai vestiti o si fanno collane con i cellulari rotti.

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Striscia di Kate Beaton.

— L’Ottocento come base per lo Steampunk…
Nei film e nei fumetti spesso lo Steampunk si ferma alla sola estetica, per cui si tratta più di opere dal sapore Steampunk che non Steampunk in sé come contenuti. L’aspetto è Steampunk, ma l’essenza, l’agenda creativa inscindibile dall’opera, non è Steampunk: cambiando l’estetica e un paio di dettagli la stessa opera potrebbe venire proposta quasi immutata. Per un fumetto o per un film può anche andare bene, ma l’ideale è che l’opera sia Steampunk in tutto, ovvero anche nel recupero di idee d’epoca e nella profondità dello riscoperta storico-fantascientifica filtrata dallo spirito punk.
Come detto prima, una delle migliori opere Steampunk è proprio il fumetto The League of Extraordinary Gentlemen da cui non è possibile togliere lo Steampunk, nei primi due volumi, senza cancellare tutta l’opera: è Steampunk nella sua essenza.

Ci sono anche film zeppi sia di estetica Steampunk che di spirito gonzo Steampunk, come Wild Wild West, ma stenderei un velo pietoso sulla sua qualità.
Oltre allo Steampunk in sé come genere letterario o come opere il cui aspetto le renderebbe degne di stare in una ucronia Steampunk, bisogna guardare in generale al risveglio di interesse verso l’Ottocento, iniziato a partire dagli anni 1960-1970, di cui lo Steampunk è parte come espressione nell’ambito della narrativa fantastica.

— …e lo Steampunk per riscoprire l’Ottocento.
Lo Steampunk sta favorendo l’interesse verso un passato da ammirare, da studiare e da riscoprire per farlo proprio, oltre la sola estetica. Lo Steampunk autentico, a tutto tondo, è una cultura fatta di vera riscoperta del meglio dimenticato del passato e quindi del modo in cui quel meglio può influenzare il presente e il futuro. Facendo un esempio pratico: riscoprire la mentalità della Germania Imperiale, il culto per l’eccellenza anche oltre le necessità del prodotto da vendere, riassunta dal motto “Suum Cuique”.

Lo Steampunk è fatto anche della riscoperta delle bizzarrie, delle bellezze e delle miserie dell’Ottocento, per rileggere il mondo di oggi sapendo che 100-150 anni fa le cose non erano poi così diverse, che quella gente non era poi così diversa da noi. Era un mondo in piena globalizzazione, in cui le informazioni viaggiavano a una velocità impossibile fino a pochi decenni prima. Un mondo affascinato e spaventato dalle possibilità del futuro, in bilico tra il passato pre-industriale che aveva abbandonato e un futuro ignoto. Un mondo che a cavallo tra Ottocento e Novecento era ossessionato dal terrorismo. Non molto diverso dal nostro mondo in bilico tra la fine della relativamente sicura e rassicurante Guerra Fredda e un futuro incerto.
E sapendo tutto questo magari sorridere sia del presente che del passato, come faceva la prima generazione “gonzo-historical” dello Steampunk.

 
Link utili.
Breve introduzione allo Steampunk, articolo di riferimento con una maggiore trattazione dell’ambito letterario e del concetto di “punk”.
Principale associazione Steampunk in Italia: Steampunk Italia.
Storico forum italiano sullo Steampunk: Laboratory of Time.
Storico forum inglese sullo Steampunk: Brass Goggles.
Pubblicata originariamente su SteamCamp.

 

Dettagli sull'autore

Il Duca di Baionette

Il Duca di Baionette (Marco Carrara) è nato in un secolo, vive in un altro e crede di vivere in un altro ancora. Dal 2006 si occupa in modo costante di narrativa fantastica e tecniche di scrittura. Dal 2008 si occupa di editoria digitale sul suo blog Baionette Librarie, di cui si è autonominato Duca. Nel gennaio 2012 ha avviato AgenziaDuca.it per trovare bravi autori e aiutarli a migliorare con corsi di scrittura mirati. Gli stessi corsi forniti gratuitamente agli autori di Vaporteppa.

Nel gennaio 2013 ha ideato il progetto editoriale divenuto Vaporteppa nell’ottobre successivo, con la decisione di Antonio Tombolini, A.D. di StreetLib, di adottare la collana. Ora è Duca sia di Baionette che di Vaporteppa, un po' come Macbeth che ottiene una seconda baronia all'inizio della sua vicenda.
Nel gennaio 2017 ha avviato un canale YouTube.

Adora i conigli, gli scafandri da palombaro, i trattori e le fatine. Talvolta parla di sé in terza persona, come Silvio Berlusconi, i dittatori e i pazzi. Ops, l’ha appena fatto!

Permalink link a questo articolo: http://www.steamfantasy.it/blog/2013/01/09/introduzione-generale-al-mondo-steampunk/

17 comments

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  1. ???

    Avevo letto di recente il vecchio articolo, per delle storie a cui sto lavorando.

    Questa versione è molto utile e più fruibile come checklist.

    Lieto che anche il Galluzzo ti abbia proposto una versione più compatta.

    Thanks!

  2. Edy

    Bellissimo articolo, più armonioso rispetto a quello precedente. :)
    Leggendolo però mi sono chiesta se lo Steampunk interessi ancora molto come qualche anno fa oppure l’entusiasmo si stia spegnendo.
    Secondo te l’interesse sta un po’ scemando?Il che potrebbe essere un bene, così magari gli editori ricominciano a pubblicare solo cose sensate senza pubblicare qualsiasi monnezza con ingranaggi.

  3. Il Duca di Baionette

    @Edy
    A livello mondiale l’interesse sta aumentando sempre di più, ma con i picchi raggiunti nel 2012 (perlopiù di fumettacci orrendi dall’estetica Steampunk dubbia e romanzacci) immagino che a breve si arriverà “oltre la diffusione ragionevole”, a cui seguirà un piccolo crollo per stabilizzarsi sui livelli di penetrazione (perdonate il termine ambigua, signorina) corretti.

    In Italia lo Steampunk era stato percepito come un possibile nuovo Fantasy, ovvero ritardo mentale concentrato. E infatti sono usciti un urban fantasy vagamente Steampunk, due volumi di quella roba coi vampiri (Vampire Empire? Una roba simili), la farloccata Alice di Dimitri che era steampunk solo nelle parole del marketing (e nel cappello con gli occhialoni, viva l’originalità, dell’autore)… roba che ha fatto sembrare Leviathan un gran buon prodotto, al confronto (e invece è un prodottino appena leggibile, sufficienza risicata).

    Ora che l’interesse per il Fantasy è, grazie al cielo, in calo dopo che “misteriosamente pubblicare immondizia ha portato a vendite scarsissime”, e proseguono solo su cose sicure come la Troisi e poco altro (Lo Hobbit perché c’è il film, la solita merda random, Unika perché forse hanno investito troppo e devono sperare che venda così smettono di andare avanti con un pubblico di soli fake ecc…), di riflesso anche l’interesse per lo Steampunk sembra minore. Meno male.

    Meglio non avere quel genere di libri, piuttosto che avere solo la spazzatura che brucia il cervello dei ragazzini. A priori i libri che non sembrano scritti per dei mentecatti non li pubblicano, perché temono che il pubblico -che per loro sono i mentecatti- non li legga… poi però pubblicano cose ancora peggiori del pubblico reale e non vendono, ma a fare 2+2 per capire che devono alzare la qualità delle selezione e costruire lentamente la fiducia dei clienti non ci arrivano.

    Spero che presto mollino fantasy e correlati ancora di più, in modo che il clima (perfettamente giustificato e comprensibile) da “è tutta merda senza senso” che hanno creato attorno alla narrativa fantastica si dissipi un po’ e gli eventuali prodotti decenti futuri possano entrare nel mercato affrontando una quota di pregiudizi minori.
    Al momento è l’inferno: fiducia dei clienti azzerata, unici disposti a comprare sono i mentecatti a cui proporre un libro intelligente causerebbe lamentele legate al loro analfabetismo funzionale e alla mancanza di capacità di ragionamento per apprezzare la vera narrativa.

  4. Il Duca di Baionette

    Qui è possibile vedere i trend di diffusione secondo Google. Come si può notare tutto parte con il risveglio del 2007:
    http://www.google.it/trends/explore#q=steampunk

  5. Edy

    Chiarissimo!
    Come sempre siamo fuori tendenza sia per la qualità che per “le correnti” di pensiero mah…
    Io leggo in inglese perciò riesco ad accedere ai titoli più carucci che sono usciti ma mi rendo conto che qui da noi è stato un disastro.
    E francamente non capisco nemmeno perchè non si sia provato a tradurre titoli semplici tipo “The Strange Affair of Spring Heeled Jack ” o “Affinity Bridge” che senza essere chissà quanto intellettuali sono comunque romanzi con una storia e qualche idea carina e si leggono senza troppe pretese.

  6. baccio

    Ma la situazione non vale solo per lo steampunk, in itaglia tranne che vampiri e romance spacciata per fantasy non esce piu’ nulla di valido scritto all’estero.
    Per la fantascienza é ancora peggio ,
    Il problema è che i nostri editori sono alla canna del gas ( da sempre), hanno trovato nella fentasy italica un qualcosa a basso costo che gli ha fatto un buco colossale a livello di vendite (tranne la troisi , è tutto dire ).
    Il problema è che la nord non esiste piu’ ; la fanucci và a cercare soldi dove puo’ , guzzanti è la prova ; chi rimane ? la rizzoli ci ha provato alluvionando il mercato con roba strana horror , fantasy e fantascienza mescolata …
    Chi rimane i resti della nord in delos di cuinon ho mai comprato nulla tranne qualche racconto e paul di filippo e la gargoyle che è partita male con Acrombie apartendo dal quarto libro ..

  7. El3um4s

    Ciao

    interessanti come sempre i tuoi articoli sullo steampunk (lo so, lo so, non ho mai commentato prima: sorry :) )

    Qualche tempo fa ho visto un’episodio del Doctor Who che mi ha colpito: “The Next Doctor” (link: IMDB e Wikipedia.

    Data la presenza di “robot”, i Cybermen, di un’altra dimensione possiamo parlare di fantascienza. Ma la storia si svolge nel 1851 e gli invasori sono costretti a sfruttare la tecnologia dell’epoca reinterpretandola per creare un Cyberking. Il risultato è (anche)questo

    Personalmente penso sia un esempio di Steampunk. Tu che dici?

  8. Herduk

    Ciao,
    io ho sempre problemi con le etichette (banalmente Anne McCaffrey è Fantasy -ehi! Draghi sputafuoco!-, SF -futuro pianeta colonizzato e scoperta di astronavi!- o [Provocazione] Steampunk -Lanciafiamme e ri-scoperta del telegrafo!- ) quindi mi chiedo quanto verosimile deve essere un racconto SF ottocentesco.
    Ovvero: se decidessi di ambientare un racconto nel secolo lungo e volessi dargli un’impronta SF come lo sono i racconti di Verne, quanto verosimile deve essere la mia fanta-scienza?

    Spero si capisca il senso del mio delirio :\

  9. Il Duca di Baionette

    L’articolo presente e quello più lungo precedente rispondono già in modo completo al tuo dubbio, avendo fornito i mezzi per rispondere a qualsiasi dubbio inerente (e gli spunti per acquisire la conoscenza spicciola da applicare alle regole per capire se tutto è ok). Cercherò comunque di aiutarti a risolvere il tuo dubbio.

    Per esempio è stata calcata la mano in modo pesante sul concetto di science-fantasy che già da solo risponde al tuo dilemma (grossomodo). Wikipedia inglese in questo caso, miracolo!, è sufficiente:

    A definition offered by Rod Serling holds that “science fiction, the improbable made possible; fantasy, the impossible made probable”.[1] The meaning is that science fiction describes unlikely things that could possibly take place in the real world under certain conditions, while science fantasy gives a scientific veneer of realism to things that simply could not happen in the real world under any circumstances. Another interpretation is that science fiction does not permit the existence of fantasy or supernatural elements; science fantasy does.

    For many users of the term, however, “science fantasy” is either a science fiction story that has drifted far enough from reality to “feel” like a fantasy, or a fantasy story that is attempting to be science fiction.

    Semplice no?
    Recuperando le idee fantascientifiche ottocentesche è normale che alcune siano palesemente impossibili secondo i limiti delle nostre conoscenze attuali (i veicoli volanti di Robida, con “palloni” troppo piccoli rispetto alla massa spostata; o il sottomarino a batterie di Verne efficiente come se fosse nucleare, in pratica) o secondo ciò che ormai siamo piuttosto sicuri essere vero (su Marte non bastano cappotti molto pesanti per la notte e un’aggiunta di ossigeno stile alta montagna).

    In tutto ciò che non è citazione e recupero da opere dell’Ottocento, vale la solita regola standard della narrativa fantastica descritta da Lovecraft nel suo breve saggio sul Weird: tutto ciò che non è l’elemento fantastico deve essere il più possibile credibile e/o realistico. E soprattutto con una impeccabile coerenza interna all’opera.

    Inconceivable events and conditions have a special handicap to overcome, and this can be accomplished only through the maintenance of a careful realism in every phase of the story except that touching on the one given marvel.
    […]
    But the characters and events must be consistent and natural except where they touch the single marvel.
    […]
    Atmosphere, not action, is the great desideratum of weird fiction. Indeed, all that a wonder story can ever be is a vivid picture of a certain type of human mood. The moment it tries to be anything else it becomes cheap, puerile, and unconvincing.

    http://www.hplovecraft.com/writings/texts/essays/nwwf.asp

    Vuoi uno spazio denso di etere attraverso cui si muovono navi più simili a corazzate di primo ‘900 che a razzi spaziali?
    E che affrontano combattimenti in stile dog-fight da Ventesimo Secolo?
    Bene, allora tutto deve essere coerente e realistico in quel senso, inclusa la progettazione intelligente e la gestione di navi che non dovranno affrontare i caccia nemici in arrivo solo dall’alto, ma che arrivano da ogni direzione. Cambiano un po’ le cose rispetto a mare con navi + cielo con aerei.

    Marte è colonizzabile preoccupandosi solo di temperatura notturna e difficoltà di fare sforzi prolungati senza ossigeno? Inviare risorse e mezzi dalla terra richiede 1-2 anni di viaggio e grandi costi? Bene, allora tutto dovrà essere pensato coerentemente così… incluso, beh, perché diavolo le colonie marziane sono lì e cosa danno in cambio!

    Marte ha materiali rari come il legno antigravitazionale di Space 1889? Oppure minerali pregiati introvabili sulla Terra e necessari alla più avanzata fisica dell’etere?
    Oppure è tutta una competizione per mantenere basi che proiettino ancora più in là nello spazio, magari per trivellare la fascia degli asteroidi e poi sparare i carichi con catapulte elettromagnetiche verso la Terra, in modo che vengano raccolti?
    O forse si gareggia per scoprire i resti di antiche civiltà sperando di rivelare conoscenza scientifiche che diano un vantaggio alla nazione?

    In sintesi: perché le potenze europee si contendono Marte? Per quanto Marte possa essere incredibile e in stile Martian Dreams, i motivi “umani” dietro devono essere credibili. E in uno scenario di guerra sapere come è usato Marte e che limiti tecnologici ci sono permette di progettare campagne militari sensate… se il fulcro della questione sono le catapulte elettromagnetiche per inviare materiali da raccogliere (e bombardare la Terra con “spinte” più forti nel lancio?), è facile che si voglia catturarle e usarle per sé… e il nemico pur di non perderle potrebbe farle saltare in caso di sconfitta certa.

    E se invece di viaggi spaziali e catapulte elettromagnetiche vi sono portali dimensionali (mia scelta preferita), beh, i portali stessi diventano fondamentali obbiettivi strategici. E la capacità di muovere rapidamente risorse da e verso Marte cresce enormemente: da piccoli scontri locali, stile Africa Orientale Tedesca nella Grande Guerra, si passa a scenari da conflitto continentale.
    Sempre nei limiti di cosa è realistico che le potenze investano per conservare il controllo di una data area… se nel frattempo tutta la fascia degli asteroidi è caduta in mano inglese (ergo tutta l’estrazione mineraria) e i tedeschi non pensano di poter mai prendere il portale inglese, ma sono al massimo in grado di tenere il proprio (che però è inutile, non ricevendo materiale), e quindi non pensano di poter catturare tutti i portali e poter assediare e far arrendere le truppe inglesi nella fascia, ribaltando la situazione, beh, forse ai tedeschi conviene ritirarsi (distruggendo il portale alle spalle) e usare le forze risparmiate in scenari (sulla Terra, su Venere?) in cui possano incidere.

    Come sempre il vero discriminante è: se la storia sembra idiota e il comportamento umano non giustificabile, difficilmente un lettore non idiota vorrà averci a che fare a meno che l’idiozia in sé non sia parte degli elementi fantastici ricercati dal target di lettori a cui ci si rivolge (dog fight spaziali alla Star Wars? Venere con le giungle? Marte visitabile di notte con cappotto artico, tenda e bombola di ossigeno di emergenza?).
    Ogni altra idiozia è motivo di fastidio e fuga dall’opera.

    Se preferisci una risposta più stringata a

    quanto verosimile deve essere la mia fanta-scienza?

    posso dire così:
    vero-simile riguardo al vero della fantascienza dell’Ottocento quando si tratta di citazioni/recupero della stessa, e vero-simile riguardo al vero della fantascienza attuale (o meglio della scienze attuali) per ciò che non è recupero della fantascienza dell’Ottocento.

  10. reno

    Utile per una possibile ambientazione di età vittoriana

    http://georgianagarden.blogspot.it/

  11. Herduk

    Grazie per il chiarimento.
    Gli articoli sono esaustivi (giurin giurello che li ho letti!), ma spesso ho la sensazione di vagare un po’ a vuoto, perdendo il succo del discorso.
    Probabilmente non ho tutti i mezzi per afferrare alcune sfumature e, in perfetto idiot-style, faccio domande sciocche.

  12. Il Duca di Baionette

    Immagino che collegare tutti gli elementi non sia facilissimo se non si è abituati a studiare i generi: le ottime idee di Lovecraft (che per quanto scrivesse male lo faceva sapendo di farlo -lo disse lui stesso- e sapendo anche bene quali fossero i punti di forza veri delle sue opere), il recupero ottocentesco, l’inserto fantascientifico moderno, i molti -punk ecc… e concludere il collegamento (o meglio, il “sistema” in cui ogni cosa esiste in equilibrio con le altre) con esempi concreti.

    Nel caso possa essere un dubbio comune (immagino che lo sia), vedrò di riciclare questo tema della fanta-scienza nello Steampunk (le due verosimiglianze distinte) per un futuro articolo e un prossimo intervento a Fantascientificast.

    Grazie a te per lo spunto e non preoccuparti.
    La domanda aveva senso.

  13. Herduk

    Effettivamente non mi sono mai interessato molto allo studio dei generi forse perchè ho sempre letto roba di nicchia (quanto meno qui in Italia) e che solo con internet ho scoperto non essere così di nicchia.
    Quindi mi limitavo (complice la catalogazione spesso ad minchiam in biblioteche e librerie dei vari romanzi, es. Pratchett tra letteratura per infanzia U_U )ad analizzare, coi miei limitati mezzi, il libro singolo.

    Esempi “pratici”, da profano, secondo me sono molto utili per far capire il discorso e se trovi tempo per studiarli e farli, riesci ad essere più comprensibili anche ai meno dotati come me :)

  14. Paggio

    Bene, allora tutto dovrà essere pensato coerentemente così… incluso, beh, perché diavolo le colonie marziane sono lì e cosa danno in cambio!

    Marte ha materiali rari come il legno antigravitazionale di Space 1889? Oppure minerali pregiati introvabili sulla Terra e necessari alla più avanzata fisica dell’etere?

    Il Duca da tempo è ormai profeta dell’Ovvio: dato che l’opinione attuale è ritenere l’ovvio (la coerenza interna) una scusa degli invidiosi per criticare i Grandi Scrittori Intellettuali, serve qualcuno che ci ricordi la verità. Abbasso il culto del “perchè sì perchè è fentasy”!
    Effettivamente colonizzare terre lontane è un bel mazzo: quanto sangue han versato gli europei solo per aver attraversato un oceano? ne verseranno millemila volte almeno per attraversare il cielo e quindi devono avere un motivo coi controcazzi. Avevo delirato pensato ad un’ambientazione in cui esiste un minerale che genera antigravità, con cui alimentare macchine che fanno levitare le cose, addirittura intere basi militari: flotte di corazzate volanti che usano i motori a vapore solo per muoversi nei cieli ma sono tenute in aria dall’antigravità, con tanto di porti volanti dove rifornirsi. Il minerale è molto finchè si scopre che sul pianeta vicino (grazie all’antigravità spedire qualcosa nello spazio è molto più semplice, non servono razzi dalla velocità immensa perchè della gravità te ne freghi) ce ne sono enormi quantità. Per giunta è abitato da esseri con tecnologia e armi inferiori: approfittiamone no? :) Colonizzare lo pseudomarte diventa fondamentale (in un clima di corsa alle colonie e imperialismo) perchè chi controllerà i giacimenti dominerà i cieli e lo spazio! Con una flotta aerea intesa come vera e propria marina volante, con cui bombardare e sbarcare truppe a piacimento, e puoi buttare nel cesso trattati e convenzioni quando ti pare.

  15. Andrea

    Esimo Duca

    Mi duole disturbarla mentre è in contemplazione della divina quattrosità o della nostra Dea -sempre lode a Gamberetta!!!- ma ho un problema che necessita del suo immenso ed impareggiabile aiuto: vorrei sapere le date in cui si inserisce l’arco temporale dello steampunk.
    So che nel suo impareggiabile blog la cosa è riportata, e l’ho pure letta! Ma a causa di abuso di alcol, droghe pesanti e rincoglionitaggine acuta dell’incedere dell’età la mia memoria non è più quella di una volta e non riesco a trovare la pagina in questione, nel mare informatico del suo sapere.
    Senza che si disturbi troppo mi basta un umile link alla pagina in questione.
    cordiali saluti da un suo umile servo.

  16. Il Duca di Baionette

    È scritto anche in questo articolo:

    Le opere Steampunk sono fantascienza o science-fantasy scritta dopo il XIX secolo e ambientata: nel vero XIX secolo (Lungo XIX Secolo: 1789-1914); in un XIX secolo alternativo; in un secolo diverso visto con gli occhi della fantascienza dell’Ottocento; in un mondo diverso ispirato alla fantascienza d’epoca e alla rivoluzione industriale.

    Se vuoi usare proprio il periodo storico, senza fare retrofuturismo ambientato successivamente, l’arco è quello di tutto il Lungo XIX Secolo: 1789-1914.
    In realtà consiglio di concentrarsi sul periodo 1851-1918, coprendo anche la Grande Guerra come ispirazione storica e saltando i decenni meno “industrializzati”. Decenni migliori, IMHO: 1890-1910. Per accumulare più citazioni storiche e di storia della fantascienza, incluso il dibattito sui canali di Marte.

  17. Andrea

    Risposta immediata… più di quanto un umile servitore del Duca possa sperare! La sua generosità è immensa e sconfinata, seconda solo al divino QUATTRO.

    In realtà non ho ancora ben chiaro che tipo di steampunk voglio scrivere, non so se inserire qualche fatina, qualche raro elfo (raro! e soprattutto non gay-fantasy), pensavo di ambientarlo in quel di Venezia e, forse, con uno sviluppo alternativo degli eventi storici.
    Per ora sono ancora occupato con la ricerca di dati, dei personaggi (letterari e veri), ad una stesura grafica della cronologica storica del periodo e alla lettura dei libri di Salgari, recuperati dalla cantina nella libreria della nonna.
    Le farò sapere.

    Un suo umile servo.

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