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dic 22

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Natale col Duca: tre film per godersi le feste

Natale col Duca 2013.
Sfortunatamente non è il titolo di un film dei Vanzina a base di scorregge, pacche sul culo, rutti roboanti e tette che appaiono senza motivo, con edificanti scene del miglior umorismo come il Duca che si caga nelle mutande, Angra che salta su una bici senza sellino o Gamberetta con la gonna strappata via all’improvviso. Potrebbe esserlo, ma non lo è.
È molto peggio.

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Erich von Stroheim è perplesso.

Ebbene sì, devo confessarlo.
Uno degli evidenti motivi della lontananza di Gamberetta dal web è il mio corteggiamento. Dovete sapere che Ella, ben sapendo che vivo in una anomalia temporale in cui 2013 e 1883 si mischiano, teme di accettare per puro sfiancamento un mio invito ad andare al cinema per ritrovarsi di colpo, appena inizia la proiezione, con indosso un abito di primo ’900 e in mano un sacchetto di lupini al posto dei pop corn, a guardare un film muto in bianco e nero (e questo secondo me sarebbe molto meglio, visto cosa offrono i cinema). Col rischio poi di rimanere intrappolata nell’ucronia, tornare a casa e scoprire di essere proprietaria di un gruppo di coniglietti coi vestitini, educati come bambini. E di un trombone caricato a sale grosso che la cameriera le porge se mi avvicino all’abitazione.
Per questo sta nascosta il più possibile.
È tutto vero, Lei stessa può confermarlo.

Ho deciso di proporvi i film che apparirebbero se mettessi piede nel cinematografo con voi, uno per ognuno dei tre giorni natalizi: vigilia, Natale e Santo Stefano. Natale col Duca, insomma. Per l’Epifania valuteremo il da farsi.
Confido che tra di voi ci sarà anche chi saprà apprezzare questi film, sia in senso assoluto che rispetto all’immondizia nei cinema del XXI secolo. Lasciate che le vostre Coca Zero si tramutino in Acqua Tonica o Spuma, i pop corn in lupini e gli stracci indecenti che indossano le fanciulle in veri vestiti di una volta, di quelli che non c’era da vergognarsi ad averli pagati soldi buoni.

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E prima del film un aperitivo alla moda?

I tre film scelti sono tutti di o con Erich von Stroheim, uno dei miei attori preferiti.
Fornisco giusto un paio di informazioni, tanto è così famoso che potete leggerne a piacere ovunque. Un maestro del cinema.

Erich von Stroheim è nato nel 1885 a Vienna. Si chiamava Erich Oswald Stroheim ed era figlio di un cappellaio della media borghesia, ebreo praticante come la madre. Arrivato negli USA nel 1909 dichiarò di essere il Conte Erich Oswald Hans Carl Maria von Stroheim und Nordenwall, figlio di nobili austriaci, ma a più di uno fu evidente poi (come al suo agente) che l’accento che aveva era quello del popolino austriaco. Un po’ alla volta dimenticò il tedesco, tanto che nel film La Grande Illusione del 1937, che è col sonoro, se ne uscì con un tedesco dal forte accento statunitense.

Fingendosi nobile, dopo un po’ di gavetta facendo lavori umili arrivò a recitare e a venire pagato per consulenze nei film sulla moda e sulla cultura tedesca, oltre che su questioni militari. Essersi finto ufficiale nell’esercito aiutò a ottenere un posto fisso nei film come ufficiale tedesco. Inclusi molti ruoli da nazista, praticamente divenne l’icona dell’ufficiale malvagio tedesco, nonostante fosse di famiglia ebraica.
Famosissimo il suo ruolo, nel 1918, di ufficiale tetesko kattifo che violenta un’infermiera e getta un bambino piccolo dalla finestra (qui la scena) in The Heart of Humanity, un becero film di propaganda anti-tedesca che non ha equivalenti nemmeno nella propaganda nazista.

Il primo ruolo di regista fu nel 1919 con Mariti Ciechi e poi a seguire tanti ruoli come regista, attore e sceneggiatore. Uno dei più grandi maestri del cinema muto, seppe ritagliarsi un posto più che degno (a differenza del povero Buster Keaton) anche nel mondo del sonoro. Come regista era durissimo, un vero dittatore.
Si finge nobile e ufficiale, fa consulenze, è durissimo nel pretendere dagli altri qualità, quasi non parla tedesco… vi ricorda nessuno? ^_^

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Nel ruolo di Nickolas lancia occhiate seduttrici alla bella signorina, come farebbe Duchino con Gamberetta. Solo che Gamberetta non risponderebbe con gli sguardi che fa la dolce Mitzi, ma con le occhiatacce del baffuto Schani. Martedì lo vedrete.

 
Giusto per iniziare ho deciso di immergervi fin da subito nel bel clima all’acqua tonica, spuma bionda e lupini dei tempi passati, con una bell’opera di nemmeno 40 minuti, del 1926. Ma non preoccupatevi, è cinema sperimentale francese e il regista è nato in Estonia. Impressionsimo francese e avanguardie estere si fondono in una delle opere più significative del periodo per montaggio e sintesi narrativa. ^_^

Buon divertimento con Ménilmontant di Dimitri Kirsanoff, con la bravissima e affascinante Nadia Sibirskaïa: la storia di due ragazzine i cui genitori vengono massacrati a colpi d’ascia e da questo evento che interrompe la loro fanciullezza inizia una vita di difficoltà, di amori e di errori. La scena ai minuti 29-31 in cui il vecchio sulla panchina capisce che la ragazza è nelle sue stesse condizioni e divide con lei il pane e il salame, come un nuovo San Martino col mantello, fa venire la lacrime agli occhi. Una scena meravigliosa, entrata nella storia del cinema (e grazie a cui ho scoperto il film).

Un film che inizia con una morte senza senso e con una morte senza senso finisce, come la vita. Senza quell’aspirazione “religiosa” che è propria della narrativa in generale, quel voler dare un senso alla vita (premise, escalation del conflitto, azioni e reazioni proporzionali): rimane solo una parentesi di dolore e di lotta senza un significato, senza un disegno in cui rifugiarsi. Solo la vita che continua a scorrere, simboleggiata dal fiume e dall’attività nel laboratorio artigianale.
Le musiche deprimenti mi hanno ricordato quelle del videogioco Arcanum.

 
Buon divertimento con Natale col Duca!

 

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1 comment

  1. Frundsberg

    Famosissimo il suo ruolo, nel 1918, di ufficiale tetesko kattifo che violenta un’infermiera e getta un bambino piccolo dalla finestra (qui la scena) in The Heart of Humanity, un becero film di propaganda anti-tedesca che non ha equivalenti nemmeno nella propaganda nazista.

    Guardandando tale scena una delle prime cose che mi è venuta in mente è che lo stupro all’epoca doveva essere una cosa davvero impegnativa grazie al sobrio vestiario dell’epoca…il pudore dopotutto un utilità ce l’aveva…

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