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Set 12

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In pellegrinaggio dove l’Italia è nata

Mi è stato chiesto parecchie volte di dedicare qualche articolo alle letture che faccio di storia e di saggi scientifici e che spesso cito nei commenti, parlando qui, su Facebook, ai tempi degli interventi alla radio o via mail. Uso moltissimo i saggi di storia e saggi scientifici nel lavoro quotidiano con i miei autori. I saggi di divulgazione scientifica sono molto utili per ragionare sia sulla fantascienza che sul fantasy. In particolare un paio di quelli di Michio Kaku, che ho citato diverse volte dal 2012 in poi: Hyperspace e Fisica dell’Impossibile.

Non articoli impegnativi, mi venivano chieste solo presentazioni in breve e inviti alla lettura. Ce la posso fare, va bene, in fondo per quelli di storia un tempo lo facevo già. Ricordate le mie bibliografie minime sul Medioevo, sulla Prima Età Moderna e sull’Ottocento? Però non ci sono solo i libri… ci sono anche i musei! ^_^

Però se poi non ve ne parlo, a voi non serve molto che li abbia letti...

Però se poi non ve ne parlo, per voi è come se non li avessi letti…

Oggi un articolo un po’ insolito, per cominciare a diffondere quel clima più da “blog” e meno da sito con #massimoesperto in #tuttologia che fa papiri giganti sul tè, sull’editoria, sulla storia o sul caffè. Alla fine il motivo per cui mi trovo a occuparmi di molte cose diverse, spesso lanciandomi per mesi a curare un nuovo specifico interesse, è lo stesso per cui mi trovo a provare e a fare tante altre cose: curiosità.

Sono curioso e sono capace di trovare un senso del meraviglioso in ogni cosa, basta che mi ci metta abbastanza a lungo (di solito basta una prima lettura introduttiva) per capire l’entusiasmo degli appassionati e adottarlo senza remore. L’ho fatto sempre. Non mi importava quasi nulla del vino prima di decidere che volevo che mi importasse. Idem l’editoria. La scrittura. Il caffè. Le armi da fuoco. I pesi. Tutto.

Ogni attività ha un fascino potenziale giustificato ampiamente, se avete bisogno di qualche prova extra, dal fatto stesso di avere molti appassionati: che senso ha fare resistenza al suo fascino? Meglio abbracciare il fantastico e lanciarsi come se fosse sempre una cosa figa, e in pochissimo tempo lo diventerà davvero. Chi si chiude alle novità per pregiudizio, si chiude alla conoscenza e quindi alla vita.

Sì, suonava a sufficienza come una stronzata Zen random. Un "più" sul registro a chi ha fiutato la cagata.

Sì, suonava a sufficienza come una stronzata Zen random. Un “più” sul registro a chi ha fiutato la cagata.

Proprio perché non mi faccio problemi a trovare qualcosa di figo in qualunque cosa mi trovo a fare, non ho problemi a girare musei e mostre d’arte. Quando conosco l’argomento mi diverto perché so benissimo di cosa si parla, quindi vedo ciò che chi non conosce non può vedere. Quando invece non so niente, mi diverto lasciando che il cervello giochi con qualsiasi stimolo capiti.

Non riesco a capire chi trova le arti visive noiose: soprattutto in quella precedente il XX secolo c’è così tanto lulz nascosto che non serve nemmeno capire qualcosa di pittura fiamminga o di barocco per divertirsi. Fortunatamente qualcosa mi ricordo dai tempi del liceo, visto che Storia dell’Arte era una delle mie materie preferite, ma il vero divertimento viene dal prendere ogni dipinto come uno spunto, qui e ora, senza badare alla sua storia (che però se uno la conosce è meglio: c’è il piacere culturale vero e proprio), e lasciare che ti dica quello che vuole, non importa quanto sembri stupido ciò che si sente.

L’arte è comunicazione, proprio come in scrittura, e la comunicazione si fa in due: l’altro siamo noi. L’artista, come lo scrittore, non ha certezze su ciò che proveremo perché non può scegliere chi sperimenterà l’opera. A me di solito il cervello dice stronzate miste collegando i dipinti a fatti moderni. ^_^

Cose belle. Ho subito immaginato che abbiano messo il cartello dopo che uno aveva denunciato il comune per i danni all'auto e si sarà trovato risposto, con quel calore umano tipicamente piemontese, qualcosa tipo: "Le si è rotto il parabrezza? Se l'è cercata a parcheggiare sotto i castagni. E ora se ne torni in Liguria."

Cose belle. Ho subito immaginato che abbiano messo il cartello dopo che uno aveva denunciato il comune per i danni e si sarà trovato risposto, con il calore umano e il senso pratico tipicamente piemontesi, qualcosa tipo: “Si è rotto la testa? Se l’è cercata a passeggiare sotto i castagni. Non merita un soldo: se ne torni in Liguria.”

Ah, già, il titolo del post.
Sono stato a Torino, la capitale morale degli italiani. La bella città da cui vennero i Savoia a creare la nazione. E la città in cui sono nato. Viva l’Italia! Viva la Monarchia!

È stato un giro breve: partenza martedì mattina presto, ritorno mercoledì pomeriggio (30 e 31 agosto). In pratica ho avuto dalle 11 di martedì alle 16 e qualcosa di mercoledì per vedere più cose possibili assieme a mio fratello. Non molto tempo, ma se non si spreca tempo e non si ha paura di un po’ di mal di piedi marciando a ogni ora, si può vedere una bella fettina di cosette. Nel mio caso ho scelto:

  • il Museo dell’Assedio, col tunnel in cui si sacrificò Pietro Micca;
  • il Palazzo Reale, con annessa pinacoteca e museo di antichità;
  • Il Museo Egizio;
  • Il Museo del Risorgimento;
  • il Museo di Antropologia Criminale.

Roba fattibile senza correre troppo, dando a ogni cosa il giusto tempo, nel tempo limitato disponibile. d’altronde il Museo Egizio, anche con una visita piuttosto veloce, ha richiesto quattro ore e venti. A essere davvero appassionato immagino che sarei entrato alle nove di mattino per uscirne all’ora di chiusura… e tornare il giorno dopo per terminare la visita.

Quindi, beh, questo post sarà come una di raccolta di foto delle vacanze con commenti. Quelle cose che fanno venire voglia di morire mentre le si subisce al pub, scolando birra e desiderando la morte termica dell’Universo. Spero però che vi facciano venire la curiosità di visitare Torino, città meravigliosa che andrebe sponsorizzata molto di più. Una città che emana storia da ogni palazzo del centro, le cui vie sudano Risorgimento e gloria italiana fin dai nomi. Certamente tornerò in futuro per visitare altri musei e luoghi che non ho potuto includere a questo giro. ^_^

No, a piazza della Repubblica non ci sono andato. Vaffanculo. Solo Piazza Reale per me.

No, a piazza della Repubblica non ci sono andato. Vaffanculo. Solo Piazza Reale per me.

A livello di viaggio ho potuto spendere poco con Italo (io in XL altrimenti non ci sto con le spalle) da Milano, anche se era il 30-31 agosto e ho preso i biglietti solo pochi giorni prima. È possibile sfruttare i diversi Hotel un po’ scalcinati subito davanti alla stazione per la massima comodità di arrivo a partenza. Io ho scelto l’Hotel Nizza: tre stelle, di cui una ovviamente per la posizione centrale. Stanza vecchia, senza nemmeno il frigobar, ma colazione a buffet ottima e proprietari molto simpatici e disponibili.
Tutto incluso tra viaggi, hotel, ristoranti e musei, ho speso 170 euro (se dividiamo a metà il totale tra me e mio fratello). Si poteva spendere pure meno, ma qualche piccolo sfizio me lo sono tolto tra ristoranti e caffè.

Come detto sopra, Torino è una città meravigliosa, satura di storia. Quindi cominciamo con qualche foto di robette belle. Non avendo un reflex e dovendo usare solo il mio Nexus 5, le foto all’aperto sono venute così così (e di notte figuratevi lo schifo: ne ho messe solo due delle pochissime fatte) e non ero poi così stimolato a farle. Mi sono concentrato su opere d’arte e reperti nei musei.

Il dettaglio dei tre soldati contiene una piccola storia, secondo me: quello  a sinistra se ne frega, si fa i cazzi suoi, ma i due dietro… quello al centro tiene il fucile per la canna, come una clava, e guarda verso destra, dove si è acquattato e nascosto, notate lo sguardo spaventato mentre sbircia verso quello centrale, uno che ha fatto qualcosa di brutto. Secondo me si è mangiato la cacca dell’altro, che quindi è giustamente incazzato e lo vuole menare.

Museo dell’Assedio

Il Museo, con l’accesso per scendere nei tunnel utilizzati durante l’assedio del 1706, si trova incollato al palazzo del Comando Regione Militare Nord. Ovvero a dove ho vissuto nei primi mesi, visto che lì c’erano anche gli alloggi per le famiglie degli ufficiali al tempo in cui mio padre era colonnello nella Taurinense. Mio fratello visitò i tunnel all’epoca, poco prima che nascessi io nel 1983. In pratica la mia prima casa era a poche decine di metri dal luogo in cui si immolò un eroe. E senza dover nemmeno gridare Allah Akbar!

Che dire dell’assedio di Torino? È un episodio della guerra di successione spagnola ed è un momento fondamentale per il  Ducato di Savoia e quindi per l’Italia stessa. Trovate informazioni online senza problemi, se non ricordate gli eventi.

Se proprio non ricordate niente, è quell’episodio in cui il Duca Vittorio Amedeo II (che divenne poi Re di Sicilia nel 1713 e, con uno scambio di isole degno dei bambini con le figurine, Re di Sardegna nel 1720) decise di cambiare amichetti passando dai francesi agli imperiali, e capendo che sarebbe stato invaso si premunì di rinforzare la capitale, fortificandola in modo mostruoso, ché tanto era inutile preoccuparsi di resistere nei vecchi domini verso la Francia.  Potenziò la Cittadella collocata nel punto debole delle difese (ora punto forte) e fece scavare una rete di circa nove chilometri di gallerie che si irradiavano dalla città, da usare in caso d’assedio per piazzare cariche esplosive sotto il culo dei nemici.

Assedio di Torino, plastico delle fortificazioni presso il Museo.

Assedio di Torino, plastico delle fortificazioni presso il Museo.

Quella che voglio sottolineare è solo una cosettina: quella volta abbiamo partecipato a una guerra a cui eravamo pronti! Cioè, uao. Ok, non era davvero “l’Italia”, ma essendo l’antenato della nazione leader che ne fece l’unità, diciamo che conta. Investimenti e sforzi enormi che gli hanno poi permesso di resistere a sufficienza per permettere l’arrivo dell’aiuto imperiale, guidato da Eugenio di Savoia.

Pietro Micca si trovò nel posto sbagliato al momento sbagliato, e quando i francesi erano sul punto di penetrare nella rete di tunnel minacciando così la sicurezza di Torino lui (erano proprio a pochi metri da lui, e tentavano di sfondare la porta della galleria), pur di assicurarsi che l’esplosione avvenisse per tempo, fu costretto ad accendere una breve miccia e aspettare fino all’ultimo prima di scappare… beh, fin dopo l’ultimo visto che è morto nell’esplosione con cui fermò i francesi.
Morì per la nostra salvezza il 30 agosto 1706. E fu di 30 agosto, involontariamente, che visitai il museo.

A nessuno importò di lui e non fu considerato un eroe, visto che era solo un soldato plebeo. Era solo il soldato “passepartout”, come era soprannominato Micca, e aveva fatto il suo dovere dopo aver cacciato il compagno con la storica frase «Auss-te ch’it ses pì long ëd na giornà sensa pan» («Alzati, che sei più lungo d’una giornata senza pane»).
Solo molti anni dopo, a partire dalla fine del ‘700 e in particolare dopo il 1828, Micca venne rivalutato come figura eroica per quello che aveva fatto. Micca, raccolto a brandelli a una decina di metri dal luogo dell’esplosione, fu buttato in una fossa comune e mai ritrovato.

La vedova di Micca ricevette una pensione di due forme di pane standard militari al giorno (e dovette implorarla al Duca con una lettera, mesi dopo). Cioè non granché.

La visita nei tunnel è guidata. Si può fare con la guida più “professionale”, che però aveva il tour successivo alle 14:30 quando siamo arrivati noi alle 11:45 circa, oppure con le guide normali. Con la guida normale, una delle signore che gestiscono il museo, il giro successivo era alle 12:30: giusto il tempo di esplorare seriamente, con calma, tutti i contenuti scritti e audio (si viene dotati di audioguida con cuffie incluse) del Museo.

La guida è stata bravissima. Si vedeva che era meno sicura di sé di un professionista, ma sapeva un sacco di cose interessanti… d’altronde, come ha spiegato, dopo aver visto così tante volte i tour coi professionisti qualcosa le è rimasto. Un bel po’ più di qualcosa! Interessante la spiegazione di come il generale Guido Amoretti (primo direttore del Museo, all’epoca capitano) arrivò a individuare la vera scala di Micca, analizzando tombini e volte delle gallerie, capendo così che la scala di Micca fino ad allora considerata vera era stata realizzata dopo la distruzione di quella originale, invece di liberare il percorso franato.

Interessante che per guidare la forza delle esplosioni nelle gallerie di mina, più piccole di quelle di passaggio, queste dovessero venire tappate di terra per una estensione doppia rispetto alla distanza verticale dai cannoni francesi sopra di loro. I bassi tunnel che portavano ai depositi di mina, con i barilotti pronti, pare venissero scavati dagli orfani, dando così un utile lavoro a quei piccoli parassiti. Belli da vedere anche i pozzi d’areazione che punteggiano la “capitale alta” (ovvero, delle due gallerie sovrapposte, quella superiore della coppia, a 6-8 metri di profondità), ulteriore problema perché i nemici potevano scoprirli.

Nelle foto sotto potete vedere i mattoni sporgenti ai lati delle gallerie, per poter guidare gli spostamenti dei soldati anche quando le luci delle lanterne poste nelle apposite nicchie erano spente (ovvero quasi sempre). E potete ammirare l’aspetto del suolo di Torino, una durissima massa di sassi compatti. Una guerra di talpe che scavavano, attendevano in silenzio e cercavano di capire se i francesi, pochi metri sopra, li avevano sentiti. Se tutto andava bene, farli saltare in aria. Se andava male, trovarsi il tunnel invaso dai minatori nemici e affrontarli in una mischia cieca.

Molto interessante l’interpretazione dell’episodio di Micca data dall’intervista impossibile a Pietro Micca, a cura di Umberto Eco e Felice Andreasi: col soldato nato stanco Pautasso, che sbaglia lo scaffale da cui prendere la miccia, e la polvere nera fatta male per risparmiare sul salnitro. Geniale! ^_^

Palazzo Reale

Non sono potuto andare al Museo delle Scienze (magari in un futuro giro: mi pare pure che sia chiuso dal 2013), ma ho visitato tutto il Polo Reale: Appartamento di Rappresentanza, Armeria Reale, Galleria Sabauda (pinacoteca) e Museo delle Antichità (sapevate che il palazzo è costruito sopra rovine romane? Beh, ok, come mezza Italia…).

Come sempre, non fidatevi dei tempi di visita indicati: andando tutt’altro che lenti, c’è voluto comunque tutto il pomeriggio: con 90 minuti si vedono solo gli appartamenti reali del Palazzo con annessa Armeria Reale. Vale tutti i 12 euro, e al di là dei contenuti mostrati sono spettacolari in sé le stanze. Un palazzo che fuori è assieme regale e modesto, bello ma senza autentici eccessi, con molto uso di mattoni in vista all’esterno, e dà l’idea di una monarchia forte, pratica e con i piedi per terra.

Ben curate le teste di Medusa dorate che luccicano sulle cancellate. Belli i dioscuri che dominano l’ingresso. Stupenda la lapide monumentale sulla loggia, realizzata dal Comune di Torino nel 1884 in onore di Re Vittorio Emanuele II che aveva lasciata orfana la patria sei anni prima. Non ho fatto foto ravvicinate della facciata frontale: sapete che ho un debole per l’ingresso posteriore…

A proposito, visto che non c’era uno straccio di targa o totem a spiegarlo… i tori (bufali?) di carbone (inceneriti?) nel cortile davanti al Palazzo Reale, che dovrebbero significare? Che i Savoia son stati cattivi a lasciarci marcire in una Repubblica, per cui la Befana porta il carbone invece dei dolcetti?

Poco da dire sugli appartamenti nel Palazzo: quello che si può vedere è splendido. Si rimane incuriositi dall’immaginare cosa ci sia dietro le porte camuffate nelle pareti, di come fossero i corridoi della servitù e le aree in cui loro lavoravano per mandare avanti tutto… e da certe aree non visitabili di cui si scorgono mobili carichi di oggetti d’epoca e spazi poco illuminati.

Uno degli affreschi nella Sala da Ballo. La testa decapitata ammira le fighe attorno di lui, e giù nella sala, e si lamenta di non avere più l'uccello.

Uno degli affreschi nella Sala da Ballo. La testa gigante ammira le fighe attorno di lui, e giù nella sala, e si lamenta di non avere l’uccello. Tanto meglio che non l’abbia, il porco!

Qui l'Amato Re Carlo Alberto ci ha donato, senza che lo meritassimo né che avessimo diritto di chiederlo, lo Statuto Albertino, la più perfetta delle Costituzioni.

Qui l’Amato Re Carlo Alberto ci ha donato, senza che lo meritassimo né che avessimo diritto di chiederlo, lo Statuto Albertino, la più perfetta delle Costituzioni. Quale tentazione di poggiare la guancia sulla poltrona in cui poggiò la sabauda natica, in cerca di un ricordo di monarchico tepore…

E arriviamo così all’Armeria Reale: armature piazzate un po’ ovunque, spade, mazze, scuri, armi inastate, moschetti, pistole, fucili ecc. Informazioni molto minimali. O uno sa già bene cosa ha di fronte, e che senso ha, o le poche indicazioni (anche se tecnicamente precise) non “spiegano” niente. Ma questo è un problema visto anche con la collezione d’armi al Castello di Brescia (visitata due volte: nel 2012 e 2016), ancora meno dotata di indicazioni scritte.

Finita la visita dell’Armeria Reale dopo gli Appartamenti, si arriva alle altre due attrattive incollate nella Manica Nuova: la Pinacoteca e il Museo di Antichità. Il Palazzo Reale sorge nel luogo in cui si trovava il teatro dell’antica Augusta Taurinorum romana, ed è possibile osservarne i resti tra lì e il vicino Duomo di San Giovanni. Non ho fatto molte foto nel Museo d’Antichità, ma comunque era interessante e merita una visita. Andate al Polo Reale e spendeteci almeno tutto il pomeriggio, il minimo necessario per una visita veloce ma non troppo.

Corpo di guerriero longobardo del VII secolo, alto, 180 cm, morto a 50 anni per colpo al cranio ricevuto da dietro.

Corpo di guerriero longobardo del VII secolo, alto, 180 cm, morto a 50 anni per colpo al cranio ricevuto da dietro.

A voler dedicare il giusto tempo al Polo Reale, consiglierei di dedicarsi una mattina e un pomeriggio interi (se siete appassionati d’arte, considerate un intero pomeriggio solo per la Pinacoteca su più piani), ma non sempre c’è il tempo per visitare tutto con la calma che si vorrebbe.

Ho trovato insieme deliziosi e inquietanti i quadri del Cristo Pokemon, per rimanere a tema con la moda attuale di Pokemon Go che mentre giochi ti segnala e tenta di portarti verso luoghi di interesse storico e culturale. Chissà se qualcuno ha catturato un Cristo Pokemon nella Pinacoteca!
Il mio preferito è il primo, di van Eyck, in cui il trainer di pokemon San Francesco incontra un Cristo Fatina selvatico.

Passiamo a un po’ di altre opere miste. Non prendete male i commenti annessi, sono semplicemente la prima cosa che ho pensato guardandoli. Ricordiamo che lo scopo dell’arte è ottenere una reazione comunicando il proprio messaggio in modo che venga filtrato e letto dallo spettatore, e ciò che conta è il risultato della relazione tra opera e spettatore, esattamente come con la forma scritta (vedasi quanto detto da Socrate nel Fedro di Platone sulla difficoltà/pochezza della forma scritta, o le teorie della Scuola di Chicago). Se di fronte all’arte si rimane a cervello spento senza generare una risposta, una qualsiasi, non si è vissuta l’arte e non ha avuto scopo osservarla.

Per esempio, guardando la decollazione di San Giovanni realizzata da Daniele da Volterra, mi vengono in mente cose ben diverse da quelle che in teoria dovrebbe contenere. Guardatela bene.

Una decollazione di San Giovanni in cui molte cose non tornano e ci raccontano una storia diversa...

Una decollazione di San Giovanni in cui molte cose non tornano e ci raccontano una storia diversa…

L’aguzzino ha una faccia da maniaco e una spada insensatamente lunga per quello che doveva fare (l’ISIS sgozza e decapita tagliando con grossi coltelli). Sarà davvero il boia preposto, che in teoria dovrebbe essere un professionista, un tizio con una tale faccia da degenerato?

E di chi è il corpo? Quel corpo pallido come il marmo già un istante dopo la morte, rigido, non è chiaramente di un essere vivente. Vedete che differenza con la carnagione e la morbidezza umana dell’aguzzino? Se togliete il sangue che schizza, chiunque direbbe che quella a terra è solo una statua molto realistica. Ma se è una statua, anche se di PVC invece che di marmo, è una statua… che perde sangue! D’altronde se lo piangono le madonnine di gesso…

Quindi un pazzo è andato a uccidere a sorpresa San Giovanni, che è stato sostituito da una statua doppelganger… E Salomè? Non è certo quel mostro bidimensionale alla finestra, piatto, strano, chiaramente fuori luogo nel mondo tridimensionale dei due tizi. Un alieno? Invasori da Vega? Un fantasma? Non è di sicuro una Salomè vera, tridimensionale, di carne e ossa.

Chi ha salvato San Giovanni sostituendolo con un doppelganger? Saranno stati gli agenti della Lega dei Mondi del Ciclo Hainita della Le Guin, magari per correggere un errore dovuto alla loro interferenza con una civiltà inferiore? E Cristo sul monte parlava con il suo capo missione (nome in codice “Dio Padre”) usando l’ansible? Io non lo so, ma quel quadro di certo, per i suoi dettagli strani, non ci racconta la vecchia storia di Giovanni, Erodiade e Salomè…

Molto bella anche la stanza dedicata alle imprese di un solo personaggio eroico, di cui possiamo ammirare in ordine cronologico le avventure militari dal 1697 al 1717 (o forse mi sbaglio e c’erano anche le altre, del 1683 e 1734). Mostro solo quattro dettagli dei quadri, perché le luci dalle finestre erano tremende e questo è il meno peggio che mi è venuto con lo smartphone. Ammiratelo, in ogni singolo quadro con la sua palandrana rossa, vestito sempre uguale nel corso di 20 anni.

Capito chi è, vero? E chi avrebbe pensato che era un Savoia?! :-O

Museo Egizio

Il Museo Egizio è la vera meraviglia tra i musei di Torino. Credo. L’esposizione è molto ampia ed è disponibile un’audioguida con una versione del paleolitico di Android. I contenuti dell’audioguida sono ottimi, curiosi, ben raccontati da una voce professionale. Piccolo neo è che non vengono offerte cuffie (forse però si possono chiedere apposta, non lo so), per cui è meglio portarsi i propri auricolari come ho fatto io. Della massa di pubblico che stava visitando il museo mentre c’ero io, si e no uno su cinque aveva cuffie o auricolari.

I problemi sono più… tecnologici: l’audioguida prevede che uno GUARDI il piccolo monitor, ma l’audioguida ogni 20-30 secondi spegne il monitor durante la visione rendendo impossibile così usarla agevolmente a meno di non passare il tempo toccando lo schermo per non farlo spegnere. Potete immaginare come, senza cuffie, sia infernale la gestione del dispositivo (il cui debole audio, per non disturbare gli altri visitatori, costringe a tenerlo a mo’ di telefonino per sentire).

Altro neo è la scelta del percorso audio: dopo la scelta non è possibile tornare indietro, per cui se hai scelto il percorso veloce (1 ora di audio) non potrai mai sentire le tracce del percorso lungo (2 ore di audio) nemmeno se digiti i codici dei reperti. Un’audioguida che ridefinisce il concetto di testa di cazzo. ^_^

Ovviamente nessuna istruzione o indicazione su cosa fare in caso di spegnimento dello schermo. Usare i tasti verdi o quelli audio, con click bene centrati, non serve a nulla. Cliccare un numero qualsiasi evoca l’audio corrispettivo del reperto (o la lista possibile di reperti con quel numero nella decina). Pasticciando un po’ coi primi fastidi, durante l’esplorazione delle prime due sale, è possibile prenderci la mano e capire come evitare lo schermo nero (sfiorando ogni tanto lo schermo) e come tornare indietro senza fermare l’audio (bisogna cliccare il bordo dei tasti verdi, non il centro, così prende il comando subito: quando è acceso lo schermo anche cliccare il tasto verso il centro va bene per Play e Pausa, e questo crea parecchia confusione quando uno li clicca da spento e non reagisce…).

Ovviamente quando ci sono i BUG che fanno saltare la traccia audio mentre la si sente (a me è capitato cinque volte, ma solo sulla traccia della tomba di Nefertari) , l’unica scelta è rilanciare la traccia e sperare che questa volta non salti. Fantastico.

E dire che nonostante questi problemi dozzinali, indegni di un museo simile e adatti al più a un museo secondario, quello Egizio era il museo con la migliore visita a livello di spiegazioni e di dotazione tecnologica. Nel Polo Reale non c’era nessuna audioguida per la visita degli Appartamenti e dell’Armeria. Sembra quasi che all’Italia i turisti facciano schifo: evidentemente non abbiamo bisogno di soldi nelle casse pubbliche, e di questo mi felicito perché siamo una nazione ricca e senza problemi di debito…

Deliziose scene di vita contadina, con scarsa considerazione per la sensibilità degli animalisti. Maledetti egizi insensibili! Notare l’uso di antilopi addomesticate da parte degli egiziani.

Ho trovato particolarmente affascinante la divinità Bes, un nano brutto, con le gambe storte, che proteggeva dagli spiriti maligni.

Un’interessante riflessione sul problema del definire quella egizia “arte” e su cosa sia l’arte. Ricordate il discorso classico su cosa sia Cultura e cosa no? Se studi come realizzare edifici, come costruire porti, come sistemare impianti elettrici… non è Cultura. Se studi le classificazioni dei vini, la pittura flamminga, la letteratura russa, è Cultura. Cultura è ciò che non ha applicazione pratica, terra-terra.

arte_inutile

Sapevate per esempio che le mummie di animali, usate a scopo votivo, potevano non contenere gli animali indicati? Pare che il business delle mummie votive, offerte in dono un po’ come i cristiani accendono candele votive, avesse una tale domanda che agli imbalsamatori non bastavano gli animali e allora si arrangiavano, col consenso degli acquirenti, inserendo nel “pacchetto bendato” del presunto animale ciò che poteva capitare (materiale vegetale, gusci, piume, qualche pezzetto mummificato ecc.). Qui un articolo interessante sulle mummie animali.

Interessante il passaggio dalle camere mortuarie ricche di decorazioni, all’uso di camere più nascoste e poco decorate in cui le ricche decorazioni erano invece collocate sull’esterno e all’interno dei sarcofagi. Questa transizione dovrebbe essere avvenuta nel terzo periodo intermedio, ovvero tra 1070 a.C. e 656 a.C. Ho incluso una foto della spiegazione.

Qualcosa sulla dieta degli egiziani. Per esempio ho scoperto qui che consumassero conserva di carrube. Anche io mangio le carrube, bevo il “caffè” fatto con l’orzo o con la cicoria, e viva l’autarchia! Quanto ho in comune con gente che era vekkia già al tempo della Guerra di Troia…

Non tutti i contenuti del museo erano idonei agli occhi delle fanciulle per bene, ma essendo costoro del tutto innocenti di ogni lordura non possono comprendere quanto vedono e quindi il danno rimane nullo o al più molto contenuto (un semplice “sospetto”, quando il pensiero della fanciulla vola a certe letture che tiene nascoste dietro l’enciclopedia dell’ingegnere).

Nella mostra temporanea (chiude il 2 ottobre 2016) sull’influenza del mondo egizio in quello greco e romano, Il Nilo a Pompei, sono rimasto parecchio perplesso, e affascinato, da un episodio mitico degno di quegli incroci tra peplum e film comici che si realizzavano qualche decennio fa: il Mito di Busiride, ovvero Ercole contro il Faraone!
Per la descrizione vi lascio alle foto…

Interessanti anche i paralleli Afrodite/Iside e la parziale sovrapposizione tra le due divinità… ma sarebbe meglio parlare di diverse interpretazioni locali delle medesime divinità, per esempio la dea del sesso e della guerra Ishtar, che precedentemente era Inanna tra gli Anunna sumeri (ruolo simile) e che tra i Theoi greci divenne Afrodite (sesso) più il suo stretto rapporto con Marte (guerra). Da Afrodite/Iside/Ishtar vengono fuori alcune caratteristiche della Madonna cristiana, perché nella storia delle religioni non si butta via niente…

Pur ascoltando solo un’ora di audio, ovvero tutte le tappe della visita “breve”, per osservare con un minimo di calma i diversi reperti (e saltando solo parte degli muleti mortuari posti sulle mummie, le cui descrizioni singole avrebbero richiesto troppo tempo), la visita ha richiesto quattro ore e mezza (inclusi venti minuti di pausa pranzo nella caffetteria interna).

Per una visita più approfondita, magari tornando indietro a vedere ciò che più ha incuriosito, consiglio di riservare tutta la giornata dall’apertura delle nove alla chiusura. Se poi siete appassionati davvero di cultura egizia, fatevi un paio di giorni (due biglietti, 30 euro) e sarete soddisfatti.

Museo del Risorgimento

Questo è il museo peggiore, ed è un peccato visto che è quello che in teoria poteva essere il più interessante per gli amanti della storia dell’Italia, anche grazie alla collocazione presso Palazzo Carignano. Presente, no? Il palazzo in cui si trovò dal 1848 il parlamento subalpino e poi il primo parlamento italiano dal 1861, fino al trasferimento a Firenze nel 1864.

Tra i problemi c’è l’assenza di audioguide, sostituite da (pochi) schermi che qua e là riportavano video di spiegazioni… qualsiasi deficiente può dire che è un sistema vetusto, inutile e senza senso, visto che il pubblico non si metterà praticamente mai ad aspettare che lo spettacolo riparti minuti dopo.

Le spiegazioni in giro sono poche e poco interessanti. Le prime sale partono con un (fin troppo) lungo preambolo sul periodo pre-rivoluzionario e sull’epopea napoleonica, ma pure lì le informazioni sono così scarse che a meno di non conoscere per bene la storia, non si può apprendere davvero come questo portò poi verso il Risorgimento decenni dopo.

Ingresso del Museo.

Ingresso del Museo. Scusate lo schifo di foto con lo smartphone, per via delle finestre.

Ricostruzione della cella di Silvio Pellico.

Ricostruzione della cella di Silvio Pellico.

Per chi ha nostalgia della Democrazia Cristiana e dei giochi di palazzo della Prima Repubblica, vi consiglio di ammirare i busti degli otto Presidenti del Consiglio dei Ministri tra 1848 e 1849 (serie che si conclude con Massimo d’Azeglio, 1849-1852). LOL!

Un tocco di instabilità di governo democristiana.

Un tocco di instabilità di governo democristiana.

Nessun italiano, se è davvero italiano e se nel suo petto davvero batte un cuore italico, e non un sasso repubblicano o un pezzo di negro sterco mussoliniano, può trattenere una lacrimuccia di fronte alla ricostruzione della stanza in cui morì, esule, Re Carlo Alberto dopo aver abdicato a favore del figlio Vittorio Emanuele II. La stanza nell’appartamento in rua de Entre Quintas, nella città portoghese di Oporto, in cui l’Amato Re morì dopo mesi di sofferenze, infarti e difficoltà a mangiare, in parte legate ai suoi problemi di fegato aggravati dallo stress del viaggio a ritmo serrato compiuto da Novara, per evitare gli austriaci, al Portogallo (e da lì per imbarcarsi verso gli Stati Uniti).

Solleviamoci un po’ lo spirito con qualche esempio della satira spassosissima che tappezza diverse sale. Scusate le foto e le scritte piccole e in parte tagliate, ma il tempo stringeva. Vorrei aver potuto fare il triplo delle foto alle stampe satiriche, sono geniali. Il clero che insegue il potere “temporale” raffigurato da un porco è pura meraviglia.

Concludo con la bella scritta posta nell’aula del parlamento in cui il Re Vittorio Emanuele II proclamò la nascita del Regno d’Italia. Ah, lo sapevate che lui era nato proprio a Palazzo Carignano? Si sente pervasi da un potente vigore morale nell’attraversare quelle stanze, spiegabile solo scoprendo chi vi era nato…

Museo di Antropologia Criminale

Ehm, qui era vietato fare foto. Era indicato bene all’ingresso, e nel dubbio ho chiesto conferma a un’addetta. Quindi niente foto. Sono stato tentato di fare foto a un paio di crocifissi decorati che nascondevano pugnali, e alle maschere mortuarie dei tanti terroni lì esposte, ma anche se non c’era nessuno a verificare ho rispettato le indicazioni di divieto.

Bella esposizione di strumenti, belle spiegazioni scritte e in forma di documentari (essendo il museo piccino, a differenza di quello del Risorgimento, sono ancora ancora una soluzione accettabile). Utile e istruttivo. Invito chiunque possa ad andare, per poter scrutare nei volti dei criminali i tratti tipici del ladro, dell’incendiario ecc. e così, se mai vi recaste in Calabria o in Campania, potrete distinguere al volo codeste minacce alla pubblica quiete.

Conclusione

Torino è bella anche solo da girare a piedi, senza frequentare musei. Torino è piena di musei e palazzi meravigliosi. Invece di andare in posti da vacanzieri modaioli sfigati a sfondarvi di cocktail e buttar il cervello nel cesso, magari a vantaggio di esercenti stranieri in paesi stranieri (e quindi soldi in meno per lo Stato italiano), cominciate a guardarvi attorno. Torino. Roma. Firenze. E tutto il resto, inclusi tanti posti “piccoli”.

Non è che mezzo mondo viene a visitare i capolavori dell’arte italiana perché sono tutti degli stronzi. Piuttosto sono gli italiani che mai hanno visto qualcosa del proprio paese a doversi interrogare sulla propria furbizia. Trovate due o tre giorni per vedere Torino, non fatevi battere in intelligenza e buon gusto dal primo tedesco o giapponese di passaggio (di cui c’era giusto giusto qualche orda, durante la mia visita).

Per concludere: ma vi immaginate che figata studiare architettura presso questa sede del Politecnico di Torino? Alla prossima e… magari cominceremo anche a parlare di libri che ho letto!

Il Castello del Valentino, sede storica del Politecnico di Torino.

Il Castello del Valentino, sede storica del Politecnico di Torino.

Dettagli sull'autore

Il Duca di Baionette

Il Duca di Baionette (Marco Carrara) è nato in un secolo, vive in un altro e crede di vivere in un altro ancora. Dal 2006 si occupa in modo costante di narrativa fantastica e tecniche di scrittura. Dal 2008 si occupa di editoria digitale sul suo blog Baionette Librarie, di cui si è autonominato Duca. Nel gennaio 2012 ha avviato AgenziaDuca.it per trovare bravi autori e aiutarli a migliorare con corsi di scrittura mirati. Gli stessi corsi forniti gratuitamente agli autori di Vaporteppa.

Nel gennaio 2013 ha ideato il progetto editoriale divenuto Vaporteppa nell’ottobre successivo, con la decisione di Antonio Tombolini, A.D. di StreetLib, di adottare la collana. Ora è Duca sia di Baionette che di Vaporteppa, un po' come Macbeth che ottiene una seconda baronia all'inizio della sua vicenda.
Nel gennaio 2017 ha avviato un canale YouTube.

Adora i conigli, gli scafandri da palombaro, i trattori e le fatine. Talvolta parla di sé in terza persona, come Silvio Berlusconi, i dittatori e i pazzi. Ops, l’ha appena fatto!

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8 comments

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  1. Sal

    Ciao. La Salomè di quel quadro fa proprio pena e non sembra dello stesso pittore! Il dipinto è completo? L’ha completato un allievo?

    Cosa mi dici dei libri della LeGuin?

  2. Il Duca di Baionette

    Ciao Sal!
    Non so quasi nulla di arte, mi spiace. Anche a me, complici altri dipinti di altri autori in cui si parlava espressamente di completamento da parte di discepoli del pittore, era venuta in mente la cosa… ma nella descrizione del dipinto non è indicato nulla. Nemmeno uno straccio di motivazione del perché sia così diversa la tizia dagli altri due.
    Se scopri qualcosa fammi sapere!

    Per i libri della LeGuin… preferisco parlarne in qualche post dedicato di consigli di lettura. Alcune cose le ho lette molti anni fa (tra i vari: Il Mondo della Foresta) e altri più recentemente (Il Mondo di Rocannon e Il Pianeta dell’Esilio li ho proprio letti, riletto nel caso del primo, nell’ultimo mese).
    Da quanto ricordo e da quelli che sto leggendo, noto un motivo abbastanza chiaro per cui certe idee della LeGuin spariscono e vanno nel dimenticatoio dei “romanzi tra tanti” mentre quando le ripropongono altri autori, come G.R.R. Martin, fanno il botto e tutti le ricordano grazie a loro. Se ne parlerà a tempo debito.

  3. Daniele

    Qual era la capitale di Savoia prima che Amedeo la spostasse a Torino? Non era sempre Torino?

    Grazie per l’articolo, molto bello. Ti seguo da un pezzo (indovinai che era Bismarck il personaggio di un tuo vecchissimo articolo), anche dal blog precedente. Mi fa piacere che te la passi bene, come dicevi nell’articolo del 29 agosto.

  4. JoJo1973

    Beh, dopo aver visitato la capitale di un piccolo Regno incastrato tra la Provenza ed il Lombardo-Veneto pretendo egual trattamento per una Grande et Cosmopolita Città Europea, ovverossia Napule, Capitale del Regno delle Due Terronie>/del> Sicilie.

    Potrebbe essere l’occasione per parlare della cultura napoletana del caffè di cui accennavi nel post: non nascondo che sarei curioso di leggere le tue opinioni, dopo che ci hai amichevolmente sferzato nei tuoi articoli passati riguardanti il caffè.

    E poi mi rallegra sempre il cuore immaginare come un pellagroso polentone se la sappia cavare a contatto con la vitale energia della plebe partenopea senza finire percosso o perforato nell’impresa!

  5. Nicholas

    Caro Duca, la prossima volta che vieni nella capitale sabauda mi premurerò di farmi autografare il kindle.
    In cambio ti mostrerò le palle di cannone puantate nei muri dei palazzi del centro, regalo dei vili francesi.

  6. Il Duca di Baionette

    @Daniele
    Scusami, colpa mia, avevo scritto male perché mi ero rincoglionito mentre facevo il pezzo e sembrava che Vittorio Amedeo avesse spostato la capitale di persona mentre invece aveva solo dato ancora più importanza alla “nuova” capitale (spostata però un secolo e mezzo prima), con tanto di espansione anni prima comprando nel 1690 i feudi delle Langhe dall’Imperatore, a scapito dei vecchi territori più verso la Francia. In pratica decise di concentrare la difesa su Torino, dando per scontato che altrove le difese non potevano reggere. Un’altra botta di espansione territoriale la ebbe con la pace di qualche anno dopo. Ora ho sistemato rendendo più chiaro (ma senza parlare di queste altre robe), prima era una merda. Scusa ancora.
    La vecchia capitale, quella del ‘500 per intenderci, era Chambéry.

    @JoJo1973
    Come spiegato non sono tanto a favore dei viaggi all’estero, per cui passo. ^____^
    No, ok, prima poi volevo venire a vedere Caserta e/o Napoli, che ho visto solo quando ero bambino (per cui non conta), ma non so quando avrò l’occasione.
    Per la difesa dell’autentica cultura napoletana del caffè, contro il settentrionale espresso che l’ha schiacciata e rovinata (e la moka, pure quella è settentrionale), poi procederò con l’articolo. Ci sarà anche un paragone tra la macchinetta napoletana (che adoro) e il metodo vietnamita di fare il caffè, basati sullo stesso principio.

    @Nicholas
    Ne ho vista per puro caso una in piazza San Carlo! Dove, se non sbaglio, ce ne sono pure un’altra o due però… ^___^

  7. Piedro

    Post simpatico. Mi è venuta voglia di visitare anche io i musei di Torino, che non è nemmeno lontana per me.
    Però adesso basta musei e avanti Duca con gli articoli sui libri!

  8. Gwenelan

    Bellissimo articolo :)! Sono sorpresa che nei primi due musei fosse consentito fare foto: in tutti quelli in cui son stata io (non molti, ok) era sempre vietato. Il palazzo è davvero stupendo *-*! Sigh, vorrei viverci in un posto simile ç_ç.

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