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Dic 03

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Don’t Hug Me I’m Scared

Immaginate uno show per bambini, di quelli coi pupazzi, in cui si parla di argomenti utili di vita quotidiana come l’alimentazione, l’amore o i giochi creativi facendo uso di filastrocche per catturare l’attenzione dei più piccoli. Ora infilateci un tocco inquietante, con messaggi distorti e nella loro essenza diseducativi, in un’escalation che termina con elementi macabri, sanguinolenti.
Ecco a voi Don’t Hug Me I’m Scared di Becky Sloan e Joseph Pelling.

È una miniserie di sei episodi, pubblicati tra il 29 luglio 2011 e il 19 giugno 2016, che unisce animazione con pupazzi, attori con costumi e grafica computerizzata. I protagonisti sono il Tizio Giallo, il Tizio Rosso e la Papera Verde, a cui si uniscono personaggi antropomorfi diversi in base all’argomento dell’episodio.

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Ogni episodio presenta il suo argomento cominciando in modo normale, grossomodo, e in fretta prende una piega disturbante:

  • La creatività prima stimolata e proposta perché permette di “esprimersi” e poi rigettata come fonte di squilibrio e pazzia, perché in fondo è meglio non esprimere il proprio carattere per davvero.
  • Lo scorrere del tempo e il senso del passato in breve tempo divengono consapevolezza dell’ineluttabilità della morte e terrore per un destino da cui non si può fuggire.
  • La ricerca dell’anima gemella, per essere finalmente completi, diviene una banalizzazione dell’amore come sentimento obbligatorio da provare e che deve durare in eterno.
  • La scoperta del mondo esterno è “guidata”, e l’esperienza diretta viene rigettata a favore di ciò che internet ci può mostrare filtrandolo opportunamente (con invasione della privacy ben mostrata).
  • L’alimentazione sana viene presentata come il consumo di panna, latte, gelatine, pane bianco, e non di carne fresca o di robe colorate e festose come frutta e verdure.

In generale le spiegazioni presentate dai personaggi dello show ai tre protagonisti vanno accettate acriticamente, senza ragionare o interrogarsi: ogni tentativo di pensare in modo indipendente viene punito (vedesi episodio 2, quando contestano che forse lo scorrere del tempo non esiste davvero se non come illusione) oppure dissuaso con interruzioni per cambiare argomento ed evitare di rispondere (episodio 5, quello sul cibo).

Qui ci sono tutti gli episodi. Guardali prima di proseguire la lettura dell’articolo, in tutto ci vogliono 32 minuti. Nel resto dell’articolo ci saranno dei piccoli spoiler su degli elementi che, per quanto siano pochi sul totale, è meglio vedere i video senza conoscerli per godere appieno dell’esperienza disturbante della serie. Non rovinarti la visione, spendi bene una mezz’ora che renderà la tua vita peggiore migliore.

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Quanto detto prima però è solo l’inizio. Don’t Hug Me I’m Scared  è molto più di questo. È uno show in cui Giallo, il bambino, è intrappolato. Uno show in cui talvolta Rosso e il padre di Giallo, Roy, sbirciano da fuori, sottolineando che è tutta una loro creazione. Lo stesso scorrere del tempo non è chiaro e le vicende di Rosso in uno degli ultimi episodi, in cui lo vediamo “incontrarsi” con Roy, probabilmente rappresentano il suo passato e l’origine dello show (Roy è lo sponsor citato nei credits ed è il nome sui prodotti che appaiono).
Papera indossa una giacca di tweed e in un episodio è seduto su una sedia a dondolo e guarda l’ora su un orologio a cipolla, il che fa pensare che lui sia parecchio più anziano di Rosso (che è più grande di Giallo, anche fisicamente, e che in una foto successiva vediamo con un diploma o forse una laurea) e che Giallo sia l’unico bambino del gruppo.

Don’t Hug Me I’m Scared è un prodotto artistico maturo, perché stimola interpretazioni personali nel vederlo. Siamo di fronte alla “cosa in sé”, all’oggetto d’Arte, e cosa vi vediamo non è automaticamente giusto o sbagliato. Non c’è una spiegazione univoca, perché mancano troppi elementi: la serie è piena zeppa di indizi, di suggestioni, così tanti che solo attente visioni successive alla prima possono portare a coglierne la maggioranza. Il quadro che si ottiene è inquietante: qual è il senso di quel 19 giugno sul calendario, che non passa mai? Perché quel colore scelto da Giallo è proibito? Cosa significa il finale? Chi è davvero Roy e cosa sta facendo?

Don’t Hug Me I’m Scared è arte perché pone di fronte ai fatti e lascia che siamo noi a trarne le conclusioni. Non fornisce una realtà univoca già spiattellata allo spettatore come se fosse un bimbetto senza cervello, ma fornisce un’esperienza emozionale che dobbiamo capire da soli e da cui dobbiamo trarre la nostra spiegazione facendo uso degli elementi che abbiamo ricevuto. Come la buona narrativa. Come le buone serie TV. Ovvero come la vita reale, senza i paraocchi. Una storia che parla di crescita e che si aspetta che siamo “cresciuti”, mentalmente, per affrontarla andando oltre il divertimento sciocco dei momenti sanguinolenti.

Roy, il padre di Giallo, quando venne sorpreso dal figlio a navigare su siti porno.

Roy, il padre di Giallo, quando venne sorpreso dal figlio a navigare su siti porno.

Per questo diverse spiegazioni sono possibili e sono tutte giuste, purché fondate su un solido uso delle prove fornite dagli episodi. Questo è l’approccio artistico mostrato da Becky Sloan e Joseph Pelling, gli autori, di fronte ai moltissimi video che cercano di svelare il significato della serie: purché le spiegazioni siano coerenti con quanto mostrato e logicamente solide, sono giuste. Anche se sono diverse tra loro. Qual è quella “vera”? Non possiamo saperlo. D’altronde non c’è.
Come spesso accade nella vita quotidiana, o nei grandi fatti mondiali, le informazioni sono così frammentarie anche per chi ne sa di più che non si può davvero dire di sapere come stiano i fatti per davvero.

he [Pelling] comments on how the video is open for interpretation, and how, when different people reach different conclusions about the video, they may all be valid in their own right.

Fonte: Wikipedia

– DHMIS has a healthy online fandom – have you read any of the fan theories about the series? If so, have any interpretations taken you by surprise?

BECKY: We have read a lot of theories online about what it all means and they are all correct.

Fonte: Metro.co.uk

La forza della vicenda è proprio della sua interpretabilità grazie ad elementi che seppur chiari permettono di costruire diverse spiegazioni ugualmente coerenti e sensate. Chi ha ragione? Tutti quelli le cui spiegazioni si fondano su solide prove e non usano in modo contraddittorio gli indizi forniti.

Il problema è che probabilmente nessuna spiegazione potrà mai spiegare tutto quello che appare nel modo preciso con cui appare… e quando si comincia a parlare di “simbolismo” per spiegare ciò che appare inspiegabile, si inizia a parlare di fuffa che può significare una cosa o anche il suo opposto, per questo dico che non si può spiegare tutta la serie in modo incontrovertibile.
La mia spiegazione preferita è quella data in questo video:

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Se Rosso è uno dei creatori dello show e Roy è lo sponsor, come parecchi dettagli fanno pensare, quando Rosso ne fugge come mai si stupisce di vedere “dietro” lo show e perché vede uno scenario farlocco con tanto di papera vera? Va bene essere infastidito dai cambiamenti inaspettati nel proprio show, ma questo non ha senso “così com’è in ogni singolo dettaglio”.
E la testa che esplode nel mondo “reale”, dietro lo show, perché dovremmo coglierla col senso simbolico dell’improvvisa consapevolezza “mind blowing”? Quello è il mondo reale, non il mondo di effetti speciali dello show con computer grafica e musichette!

Però ti invito a non guardare subito la “spiegazione”: prima guarda tutta la serie senza preoccuparti di cercare un senso (ti avevo avvisato già prima di guardare tutto prima di terminare l’articolo) e vedi solo cosa ti lascia in testa, poi riguardala stando attento agli indizi che credi siano presenti e che non avevi notato, e metti assieme le tue prime spiegazioni. Solo dopo guarda su youtube cosa hanno scoperto gli altri.

Buona visione!

Dettagli sull'autore

Il Duca di Baionette

Il Duca di Baionette (Marco Carrara) è nato in un secolo, vive in un altro e crede di vivere in un altro ancora. Dal 2006 si occupa in modo costante di narrativa fantastica e tecniche di scrittura. Dal 2008 si occupa di editoria digitale sul suo blog Baionette Librarie, di cui si è autonominato Duca. Nel gennaio 2012 ha avviato AgenziaDuca.it per trovare bravi autori e aiutarli a migliorare con corsi di scrittura mirati. Gli stessi corsi forniti gratuitamente agli autori di Vaporteppa.

Nel gennaio 2013 ha ideato il progetto editoriale divenuto Vaporteppa nell’ottobre successivo, con la decisione di Antonio Tombolini, A.D. di StreetLib, di adottare la collana. Ora è Duca sia di Baionette che di Vaporteppa, un po' come Macbeth che ottiene una seconda baronia all'inizio della sua vicenda.
Nel gennaio 2017 ha avviato un canale YouTube.

Adora i conigli, gli scafandri da palombaro, i trattori e le fatine. Talvolta parla di sé in terza persona, come Silvio Berlusconi, i dittatori e i pazzi. Ops, l’ha appena fatto!

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2 comments

  1. Pilas

    Beh, che dire, grazie per avermi fatto scoprire questa serie, miei incubi erano piuttosto sbiaditi negli ultimi tempi. Per ringraziarti ti offro un delizioso pic-nic di pollo.

  2. Il Duca di Baionette

    Ci sono anche le uova sode con sorpresa?

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