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Feb 22

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Cos’è una Storia? Desiderio! Conflitto! Cambiamento!

Cominciamo con le basi: che cos’è una storia?
Se vai a fare la spesa, compri quello che ti serve e torni a casa, tutto liscio liscio senza contrattempi, è una storia? No, non nel senso che ha storia nella narrativa, film inclusi. E allora che cos’è una storia?

Una storia classica è qualcosa di simile alla sequenza qui sotto, di norma. Non ci occupiamo qui di storie minimaliste, tipiche del cinema europeo, ma in futuro parleremo della questione partendo da quanto McKee spiega in Story (altro saggio fortemente consigliato).

E un giorno vedremo anche che “storia” e “libro” non coincidono: un libro può contenere una storia, diverse storie interlacciate, diverse storie separate ma con un filo conduttore, o perfino della roba che non è proprio classificabile come storia. Ma ci torneremo in futuro.

Situazione iniziale.

Il personaggio si trova in una situazione iniziale normale:

  • un lavoro d’ufficio in cui viene poco valorizzato;
  • la routine della trincea tra noia, fango e lettere a casa;
  • si è appena diplomato al liceo;
  • quattro;
  • vive un matrimonio all’apparenza felice e ha una famiglia come tante.

Sconvolgimento della normalità.

Qualcosa sconvolge la normalità:

  • viene licenziato e deve reinventarsi come professionista;
  • ordinano un assalto dopo mesi di pseudo-tregua;
  • scoppia la guerra e il suo paese è minacciato;
  • quattro?
  • vince alla lotteria e diventa un riccone di colpo.

Reazione e desiderio.

Il personaggio reagisce al cambiamento e cerca di ottenere qualcosa:

  • realizzare il sogno di aprire una pizzeria;
  • riuscire a farsi ferire in modo grave (ma non mortale) per ottenere il congedo;
  • sopravvivere assieme ai compagni di studio arruolati con lui volontari nella stessa compagnia;
  • quattro!
  • gestire la ricchezza ottenuta senza che la sua vita vada a rotoli.

Coniglini carini che fanno cose graziose. Una storia minimalista del tipo senza conflitto. Tante persone non la guarderebbero perché sono stupide e puzzano.

Opposizione e conflitto.

Qualcosa si oppone al suo desiderio e lo ostacola nelle azioni, portandolo a dover lottare per ottenere ciò che vuole:

  • parte del vicinato non acconsente che il locale ottenga una licenza per vendere alcolici, per cui la pizzeria non potrà sopravvivere;
  • il nemico lancia un’offensiva su scala vastissima, il protagonista rimane isolato con i compagni a lottare per la vita ed è obbligato a un’operazione eroica dietro le linee nemiche come unica chance di salvarsi la pelle;
  • la compagnia viene annientata, il capitano esce di testa, dà ordini suicidi, e gli unici due compagni del liceo sopravvissuti uccidono l’ufficiale e si danno alla macchia, ma il protagonista vuole proteggerli e portarli in salvo senza che si scopra mai cosa hanno fatto, per evitare a tutti la corte marziale;
  • quattro?!
  • i parenti si lanciano con ricatti morali per fregare soldi al protagonista.

L’opposizione al desiderio del protagonista è ciò che crea la storia. Se il personaggio ottenesse tutto ciò che vuole senza dover affrontare delle avversità, non sarebbe una storia in senso classico. Se il personaggio rinunciasse al desiderio nel momento in cui appare l’opposizione, come se nulla fosse, senza entrare in conflitto, significa che quella cosa non gli importava davvero. Per quanto male, per quanto in modo fallimentare, il personaggio deve affrontare l’opposizione senza rinunciare.

Attenzione: il personaggio lotta per ottenere qualcosa allo scopo di non perdere qualcos’altro. Il cambiamento che ha sconvolto la sua vita sta minacciando qualcosa di importante e lui lotta per non perdere quella cosa.
Pensate a un soldato prigioniero in un campo di concentramento in cui sa che prima o poi morirà perché la fine della guerra è molto distante e il nemico è brutale, e allora lotta per evadere: ottenere una fuga di successo ha lo scopo di difendere la sua sopravvivenza.

Entreremo un po’ di più nel dettaglio quando parleremo del concetto di posta in gioco.

Cambiamento e nuova comprensione.

Nel corso delle vicende il personaggio cambia, un po’ alla volta: la sua visione del mondo viene messa in discussione e lui si adatta al cambiamento. Idealmente il protagonista compie un arco di trasformazione che coinvolge la sua interiorità e le sue relazioni, portandolo al mutamento necessario per vincere:

  • forse trova la fiducia in sé stesso e nelle proprie idee originali che gli mancava, e arriva a sviluppare un’idea geniale per non avere problemi per l’assenza di alcol: un ristorante-pizzeria salutista con annessa sede di un’associazione culturale vegana e accordi di promozione reciproca con un centro benessere;
  • forse trova la forza di lottare grazie al cameratismo degli altri soldati e il suo precedente egoismo, ormai incapace di farlo sopravvivere nella nuova condizione, viene sostituito da lavoro e spirito di squadra;
  • forse capisce che la bandiera non è tutto, le regole non sono tutto, e fare la cosa sbagliato può essere l’unico modo di fare quella giusta: salvare i propri amici;
  • quattro!!!
  • forse capisce che chi dice di amarlo solo per avere soldi non lo ama davvero.

… o forse no, forse non cambia in modo utile e qualcosa finirà molto male! Parleremo del cambiamento e del fatal flaw del protagonista in un futuro articolo. Vi ricordo comunque che potete trovare questi concetti molto ben spiegati nel saggio L’arco di trasformazione del personaggio di Dara Marks.

Compralo! Leggilo! Ringraziami!Risultato finale: un mondo e un personaggio mutati.

Il personaggio alla fine vince, perde o pareggia. In ogni caso lui è cambiato (magari non nel modo corretto per vincere o troppo poco) e il mondo attorno a lui, perlomeno quello in cui vive quotidianamente, pure. Una storia efficace non è qualcosa che passa senza avere alcun effetto: il mondo e le persone cambiano quando qualcosa di importante le travolge… o sprofondano nel fallimento dell’incapacità di adattarsi alle novità.

Gestire la sconfitta reale (tragedia), la sconfitta apparente (percorso eroico, oppure tragedia mancata) e il pareggio (tragedia mancata per un pelo), non è facile. Sono tutte sfumature che Dara Marks non tratta direttamente o non tratta nel dettaglio, ma di cui mi occupo nel mio corso a pagamento (presto in versione video).

FINE

Non è difficile, no?

Questa è la struttura minimale di una storia classica: qualcuno vuole qualcosa, qualcun altro gli si oppone e da questo nasce un conflitto che porterà il protagonista a dover cambiare per trionfare sulle avversità, qualche volta con dei cambiamenti piccoli e altre volte con dei cambiamenti radicali.
Il cambiamento è necessario anche solo per realismo: ogni esperienza di vita significativa è tale proprio perché ha un impatto su di noi che, bene o male, molto o poco, comunque ci cambia.

Nel cuore di una storia c’è il conflitto che nasce dal desiderio che riceve opposizione, una lotta tra personaggi che desiderano qualcosa..
Potrebbe essere un obiettivo unico, come la vittoria di una gara di automobilismo (se Gino vince la coppa, Carlo non può averla), oppure può essere una situazione in cui gli obiettivi si contrastano a vicenda senza però sovrapporsi completamente (i tedeschi vogliono trovare il commando infiltrato, mentre i soldati del commando vogliono sabotare la diga tedesca e riuscire a fuggire vivi: se uno vince, l’altro perde).

Illustrazione di copertina di Manuel Preitano.

L’ambientazione stessa, talvolta, può essere vista come un personaggio che ostacola il protagonista fornendo un “attrito”, se la sfida non riguarda un forte antagonista intelligente e caratterizzato che affronta coi suoi mezzi il protagonista. Pensate al contesto della nave spaziale irta di pericoli e misteri in Abaddon di Giuseppe Menconi.

Serve un protagonista attivo, uno che agisce e tenta di guidare il proprio destino per affrontare le avversità. Attenti però al significato di “attivo”: anche un personaggio che si oppone con tutte le sue forze al cambiamento è attivo, perché lotta per preservare tutto così com’è e si ostina a rifiutare il cambiamento (invece di accettarlo passivamente) con tutti i mezzi che possiede, nonostante la spinta a cambiare sia sempre più forte, fino a giungere al proprio destino tragico di “dinosauro” incapace di sopravvivere al nuovo ambiente.

Un protagonista troppo passivo può essere un grosso problema per un’opera lunga come un romanzo o un film. Se il personaggio si limita a tentare di reagire e basta agli eventi che lo travolgono, senza prendere mai l’iniziativa per guidare il proprio destino, l’opera può funzionare male nonostante vi siano conflitti e cambiamento. Il vero cambiamento richiede azione, richiede la capacità di superare i propri limiti e tirare calci nel culo a chi fino a quel momento ci ha fatti rotolare in giro come palle di stracci.

I personaggi un po’ passivi possono funzionare nelle opere brevi, come i racconti, perché la loro passività può essere sfruttata per aumentarne la sofferenza e l’opera terminerà prima che giunga la noia. Per esempio la bambina protagonista del racconto lungo La Gatta degli Haiku di Giulia Besa non ha la forza per cambiare la propria vita da sola, patisce la fame e i soprusi, ma nonostante posso fare ben poco non è del tutto passiva. Agisce per quanto può, si sforza di inseguire il proprio obiettivo anche se le mancano i mezzi, supportata dalla gattina parlante che ha deciso di aiutarla per ricambiare la gentilezza che la bambina le ha fatto.

Illustrazione di copertina di Manuel Preitano.

Torneremo a parlare in futuro di personaggi attivamente “passivi”, ovvero che si sforzano per non cambiare e per mantenere ogni cosa com’è, e di personaggi catalizzatori, ovvero quelli che aiutano il cambiamento di chi gli sta attorno senza però cambiare loro stessi perché la loro visione delle cose è già corretta.
Prima o poi parleremo anche di come le storie brevi si distinguano da quelle lunghe e obblighino a ragionamenti diversi per mancanza di spazio, nel bene e nel male (soprattutto nel male). ^_^

Al prossimo articolo!
E a domani per il video! ;-) Ed ecco il video:

P.S.
Un “+” sul registro a chi mi dice per primo da dove ho preso l’esempio della pizzeria che ha difficoltà a ottenere la licenza.

Dettagli sull'autore

Il Duca di Baionette

Il Duca di Baionette (Marco Carrara) è nato in un secolo, vive in un altro e crede di vivere in un altro ancora. Dal 2006 si occupa in modo costante di narrativa fantastica e tecniche di scrittura. Dal 2008 si occupa di editoria digitale sul suo blog Baionette Librarie, di cui si è autonominato Duca. Nel gennaio 2012 ha avviato AgenziaDuca.it per trovare bravi autori e aiutarli a migliorare con corsi di scrittura mirati. Gli stessi corsi forniti gratuitamente agli autori di Vaporteppa.

Nel gennaio 2013 ha ideato il progetto editoriale divenuto Vaporteppa nell’ottobre successivo, con la decisione di Antonio Tombolini, A.D. di StreetLib, di adottare la collana. Ora è Duca sia di Baionette che di Vaporteppa, un po' come Macbeth che ottiene una seconda baronia all'inizio della sua vicenda.
Nel gennaio 2017 ha avviato un canale YouTube.

Adora i conigli, gli scafandri da palombaro, i trattori e le fatine. Talvolta parla di sé in terza persona, come Silvio Berlusconi, i dittatori e i pazzi. Ops, l’ha appena fatto!

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5 comments

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  1. Sardauker

    “Volevo solo vendere la pizza” di Luigi Furini
    Se non è questo, dovrebbe esserlo.

  2. Il Duca di Baionette

    Eh eh eh. No, non è da lì. Confido che sia più facile che indovini la cosa una lettrice che un lettore, vista la provenienza. ^_^

  3. Gianluca

    Desperate Housewives?!

  4. Il Duca di Baionette

    @Gianluca
    Bravo. Segno un +.

  5. Gwenelan

    Madonna sfiga il tizio dell’esempio 2.
    Questa volta posso dire solo “bene, bravo” ^^, non ho domande particolari. Ho anche visto il video, mi pare che ci sia più scioltezza generale :).

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