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Mar 29

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La Premessa: il filo conduttore della storia (parte 1 di 2)

Nei precedenti articoli abbiamo visto le basi di una storia, ovvero un protagonista con un obiettivo, ostacoli, conflitto e sofferenza, ma se vuoi tramutare la vicenda in una storia “vera”, è preferibile che vi sia un filo conduttore che unisca tutte le scene non solo a livello causale o cronologico, ma a livello tematico.

In una storia non si cerca la riproduzione dell’insensatezza della vita: le storie hanno una funzione (definita, tra virgolette, “religiosa”) che è quella di illudere l’uomo che ciò che accade abbia un senso e che la vita non sia una massa di roba a caso poco o nulla governata dalle azioni dei protagonisti.
Immagina una storia come Il Padrino che si concluda, prima della resa dei conti, con Michael Corleone che al ristorante mangia un alimento guasto e poco dopo muore in ospedale per una reazione allergica a un farmaco. Oppure Rambo che prima di mettere a ferro e fuoco Hope, poco dopo aver rubato la mitragliatrice, viene decapitato da un frammento di meteorite.

Nella vita può accadere una sfiga mortale, è credibile, ma che senso avrebbe per Rambo o per Il Padrino? Le storie, che siano narrativa scritta o cinema o teatro, sono lì per fornirci un’esperienza di “senso” che manca alla vita quotidiana. Già al tempo di Aristotele si consigliava che ogni scena successiva dovesse essere conseguenza logica (credibile, probabile) e necessaria (cioè strettamente legata ai fatti, e quindi ai personaggi) della scena precedente: cosa c’è di logico o necessario nel caso? Eh, sì, già al tempo degli antichi greci i Deus Ex Machina erano considerati espedienti di merda a malapena sopportabili.

Come scriveva Aristotele nella Poetica:

Dei racconti e delle azioni semplici, quelli episodici sono i peggiori; chiamo infatti “episodico” quel racconto in cui non c’è né verosimiglianza né necessità che gli episodi si susseguano in un certo modo.

Aristotele nella sua scultorea bellezza.

La narrativa va oltre la realtà, anche quando finge di rappresentarla con precisione. Ricordate le precedenti discussioni su personaggi, conflitto e difetto del protagonista? L’arco eroico di trasformazione se il difetto viene superato, o quello autodistruttivo se non viene superato, sono entrambi modi di dare “senso” agli eventi, servono a dare un messaggio: chi si adatta sopravvive, chi si rifiuta di adattarsi muore. In senso non per forza letterale. Ci sarebbe poi da discutere per bene su cos’è una tragedia, ma ci penseremo in futuro, magari nel corso a pagamento.

La Premessa.

Vediamo come dotare la storia di un filo conduttore ulteriore, a parte l’indicazione di costruire la vicenda attorno al difetto fatale del personaggio. Andiamo oltre il difetto e vediamo come indirizzare la vicenda che su quel difetto si baserà. Questo filo conduttore è chiamato “premessa” (premise, in inglese) e viene insegnato da molto tempo. È un concetto chiave in  L’arte della scrittura drammaturgica di Lajos Egri, del 1942.

Nei testi più moderni, come L’Arco di trasformazione del personaggio di Dara Marks, non si parla della “premessa” chiamandola con questo nome, ma si sfrutta un concetto diverso che però, nell’essenza, è praticamente identico ed è pensato per integrarsi più naturalmente nel discorso della Marks. Lo vedremo quando parleremo de L’Arco di trasformazione del personaggio. Anche in molti altri testi recenti capita che non si parli affatto della premessa o che la si descriva solo per sommi capi, senza approfondire, definendola spesso “tema”.

La premessa è una frase che farà da “tesi” dimostrata dalla storia. Non è necessario che sia una tesi universalmente vera, basta che sia vera per quel protagonista in quella storia. La premessa non è il tema della storia. La premessa è la tesi sostenuta riguardo quel tema. È il “punto di vista tematico”, come direbbe la Marks. Ma se trovate qualcuno che usa tema per intendere la premessa, va bene uguale. Basta capirsi, alla fine le definizioni sono solo convenzioni di comodo interne a uno specifico manuale.

Lajos Egri dice premessa e anche tu devi dire premessa, altrimenti ti accoltellerà nel sonno..

Non è la premessa nel senso del punto di partenza di un’argomentazione, ma è la tesi dimostrata in un percorso scena per scena. È l’anima della storia, è la premessa che ci diamo noi nell’elaborare le diverse scene, non qualcosa che il lettore/spettatore sa prima. Un filo conduttore della vicenda per progettarla meglio.

Noi useremo sia tema che premessa, per intendere due concetti diversi. Immagina il tema come una singola parola e la premessa come una frase che dice cosa accade data la parola del tema. Il nostro punto di vista su quel tema. Esempi di temi e di possibili premesse:

  • Tema: Ricchezza. Premessa: la ricchezza rovina le persone.
  • Tema: Sesso. Premessa: il sesso prematrimoniale porta alla rovina.
  • Tema: Orgoglio. Premessa: l’orgoglio precede la caduta.
  • Tema: Amore. Premessa: senza amore non può esserci felicità.
  • Tema: Bontà. Premessa: la bontà di cuore porta alla morte.
  • Tema: Amicizia. Premessa: la vera amicizia permette di superare ogni difficoltà.
  • Tema: Amicizia. Premessa: i legami di amicizia portano alla rovina.

L’ultima è una variante specializzata di “la bontà di cuore porta alla morte” visto che si potrebbe svolgere in modo tale che la generosità del personaggio nel soccorrere e nel difendere i propri amici, in virtù di un senso del dovere verso chi gli è amico, porti solo problemi peggiori (cattive amicizie che trascinano a fondo?).
Bontà nei confronti di persone specifiche in nome dell’amicizia, con risultati estremamente negativi: in entrambi i casi il personaggio per sopravvivere potrebbe dover divenire più egoista e voltare le spalle agli altri.

In un mondo post apocalittico “credibile” questi sarebbero gli eroi positivi, quelli capaci di adattarsi mettendo da parte la bontà alimentata dal surplus energetico del mondo moderno e concentrarsi sul creare nuove civiltà più adatte alla sopravvivenza in scenari di scarsità di risorse degni del mondo antico. Sono così bravi nell’essersi adattati da avere cibo a volontà, energia extra per allenarsi coi pesi e perfino tempo per preoccuparsi del proprio look!

La premessa va formulata con la forma “Tema-Conflitto-Risultato”.
È importante che la premessa sia espressa con una formula causa-effetto e va costruita secondo tre elementi, di cui il primo deve suggerirci il protagonista (ovvero qualcosa inerente al suo difetto fatale o a una sua dote vincente), il secondo deve suggerire un conflitto possibile e il terzo dirci il risultato.

“La generosità cieca porta alla rovina”: un uomo generoso che aiuta chiunque, senza discriminare (“generosità cieca”, protagonista), a causa delle proprie azioni altruistiche (“porta alla”, conflitto) finisce rovinato a livello economico e probabilmente anche affettivo (“rovina”, finale).

Per questo serve che sia una frase precisa e specifica, e non una stupidata vaga come “in guerra la gente muore” o “la povertà è brutta”. Queste due pessime idee possono trasformarsi in premesse decenti se le esplicitiamo dando loro un chiaro risultato e specializzando l’applicazione.
Per esempio possono diventare “la guerra tramuta in mostri brutali anche le persone migliori” e “la povertà conduce al crimine”. È facile vedere in entrambi i casi la struttura in cui il protagonista affronta un conflitto e ne viene trasformato: la persona per bene affronta la guerra e per sopravvivere diviene uno spietato assassino; un uomo onesto cade in miseria e la società, chiusa, avversa ai poveri e in depressione economica, lo obbliga ad accettare di rubare pur di poter sopravvivere.

Quindi non è possibile scegliere a cuor leggero, come se fossero la stessa cosa, “la generosità cieca porta alla rovina” oppure “l’egoismo conduce alla vittoria” perché non sono identici e non portano alla stessa identica storia. La prima premessa suggerisce un percorso tragico, in cui alla fine si giunge alla rovina o perlomeno vi si giunge nel midpoint, se poi il personaggio cambia e si riscatta con l’egoismo (ma ci aspettiamo una ricaduta e strascichi fin dentro al terzo atto). La secondo premessa suggerisce un percorso eroico di vittoria dell’egoismo che non implica che il personaggio fosse straordinariamente generoso all’inizio, magari è solo una persona comune che deve imparare a sviluppare un cuore di pietra.

“Essere un senzatetto è brutto”: a parte che non è nemmeno una vera premessa, complimenti per la profondità del concetto.

La premessa non è qualcosa di razionalmente dimostrabile, ma è ciò che l’autore sosterrà implicitamente nell’arco dell’intera storia. O anche esplicitamente, ma è pericoloso: “l’orgoglio precede la caduta” è la premessa sottintesa in La Caduta dei Giganti di Follett ed è anche la frase ripetuta più volte nell’episodio della cameriera divenuta governante e messa incinta dall’aristocratico. Esplicitare la premessa nei dialoghi però non è il massimo…

State attenti a rendere la premessa una cosa sottintesa, che pervada coi suoi effetti le vicende, e non qualcosa di spiattellato esplicitamente, men che meno in un dialogo: la “morale della fiaba” di norma al pubblico non piace. Il pubblico vuole essere considerato abbastanza intelligente da cogliere il senso generale di una vicenda (anche se magari non sa formulare una premessa, visto che il pubblico fortunatamente non è formato da soli sceneggiatori) senza che gli si debba spiegare tutto come si fa con i bambini piccoli.

Per questo è importante che la premessa sia qualcosa in cui credete, o in cui avete creduto in passato abbastanza a lungo da essere pieni di idee, situazioni, riflessioni e sfumature da trattare, in modo che scaturisca naturalmente da voi. Spesso la premessa non è qualcosa che decidete a tavolino prima di iniziare, ma qualcosa che scoprite mentre progettate la storia, quando situazioni e personaggi marchiati dalla vostra impronta stilistica iniziano a suggerirvi di cosa parlerà la vicenda nel profondo. Potete addirittura arrivare a capire in pieno la vostra premessa solo dopo la prima stesura.

L’importante è arrivare al risultato e, se servirà, riscrivere o buttare ciò che non si sposerà bene con la tesi che volete sostenere. Scoprire ciò di cui volete parlare prima di iniziare a scrivere è meglio, altrimenti è come uscire di casa a passo spedito senza avere bene idea se sia per andare al supermercato, in edicola, al bar o a pagare qualche euro ai barboni per picchiarli con dei manici di scopa. Prima capite dove state andando, e prima potrete capire se state sbagliando direzione o no.

Ricordatevi di concordare una parola di sicurezza e non picchiate troppo forte: se il barbone si rompe non vi permetterà più di pagarlo per giocare!

Io ai miei autori consiglio di avere tutto ben chiaro in mente fin dalla progettazione, e al massimo di cambiare il necessario entro la fine del primo atto. Risparmieranno un sacco di tempo per trovare le idee per le scene e non dovranno buttare metà delle pagine scritte. Sarà che non sono di quelli a cui piace andare a spasso “tanto per” e quando esco lo faccio per andare in un posto specifico per un obiettivo specifico, per cui mi pare strano che un prodotto preciso come un romanzo ben fatto possa nascere dal vagabondaggio senza meta. ^_^

La prossima settimana proseguiremo con la seconda parte dell’articolo: vedremo perché è importante avere una forte premessa e non tradirla. Se avete dei dubbi su questa prima parte chiedete pure, ma è facile che le risposte che cercate siano nella seconda parte dell’articolo.

Alla prossima!

 

Dettagli sull'autore

Il Duca di Baionette

Il Duca di Baionette (Marco Carrara) è nato in un secolo, vive in un altro e crede di vivere in un altro ancora. Dal 2006 si occupa in modo costante di narrativa fantastica e tecniche di scrittura. Dal 2008 si occupa di editoria digitale sul suo blog Baionette Librarie, di cui si è autonominato Duca. Nel gennaio 2012 ha avviato AgenziaDuca.it per trovare bravi autori e aiutarli a migliorare con corsi di scrittura mirati. Gli stessi corsi forniti gratuitamente agli autori di Vaporteppa.

Nel gennaio 2013 ha ideato il progetto editoriale divenuto Vaporteppa nell’ottobre successivo, con la decisione di Antonio Tombolini, A.D. di StreetLib, di adottare la collana. Ora è Duca sia di Baionette che di Vaporteppa, un po' come Macbeth che ottiene una seconda baronia all'inizio della sua vicenda.
Nel gennaio 2017 ha avviato un canale YouTube.

Adora i conigli, gli scafandri da palombaro, i trattori e le fatine. Talvolta parla di sé in terza persona, come Silvio Berlusconi, i dittatori e i pazzi. Ops, l’ha appena fatto!

Permalink link a questo articolo: http://www.steamfantasy.it/blog/2017/03/29/la-premessa-il-filo-conduttore-della-storia-parte-1-di-2/

9 comments

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  1. Terra Nova

    Duchino, segnalo giusto due refusi, entrambi nel secondo capoverso:

    le storie hanno una funziona

    governata dalla azioni dei protagonisti

    Grüße ^.^

  2. Il Duca di Baionette

    Grazie! Tolti.

  3. Gwenelan

    Anche questo è un articolo su cui ho poco da dire, se non “grazie, è molto utile!”. Avendo letto la Marks, queste cose le avevo già assimilate e devo dire che all’inizio credevo che fosse difficile progettare tutto dall’inizio invece piano piano certi aggiustamenti mentali avvengono in automatico.

  4. Il Duca di Baionette

    piano piano certi aggiustamenti mentali avvengono in automatico.

    Nel tempo diventa tutto automatico e sarà naturale progettare storie eleganti, e desiderare solo pensare storie eleganti che valorizzino le proprie idee, come prima se ne progettavano a priori di “sgraziate” rovinando così il potenziale delle proprie idee.
    ^-^

  5. Il Duca di Baionette

    Domanda interessante su Facebook.

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    DOMANDA di Alberto Mura

    Ciao Duca! Video interessantissimo, come al solito.

    Una domanda: è possibile (e legittimo) che il motivo per cui io non abbia apprezzato un’opera sia che non condividevo la premessa? Nel senso che la si trovavo errorea, o superficiale, o faziosa?

    Ad esempio, uno dei motivi per cui io ho odiato il film “Amabili Resti” è per il modo in cui il karma, o la provvidenza, va a risolvere nella seconda parte i conflitti che escono fuori nella prima. E non si tratta di una leggerezza di sceneggiatura, ma uno specifico messaggio lanciato dagli autori: chi fa un torto lo paga sempre, chi lo subisce viene ricompensato.

    Oppure, altro esempio. Se il film “Into the Wild” non avesse il finale che ha, la sua premessa sarebbe che la vita eremitica, lontano da tutti, è un modo per trovare la felicità. Messaggio che non avrei apprezzato affatto. Col finale invece la premessa diventa che al contrario, abbiamo bisogno di condividere i momenti belli con qualcuno per essere felici, e la vita eremitica è piena di pericoli mortali che la società può prevenire. Così il film mi risulta molto più gradevole e interessante.

    Anche se mi di capita di apprezzare opere riguardo alle quali non concordo con la premessa, la maggior parte delle volte ne sono infastidito, se non offeso. È effettivamente così oppure il problema sta più nel cattivo sviluppo di una premessa, male argomentata, più che nella premessa stessa? E, nel caso, faccio male a prendere così sul personale un’opera da non riuscire a godermela se non è in linea con il mio pensiero?

    Un saluto

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    RISPOSTA del Duca

    La premessa è solo il filo conduttore. Ciò che fa decidere se un film interessa o meno è anche tutto il resto. In più la premessa non la si può capire spesso neanche dopo aver visto tutto il film, quindi non è la premessa a far decidere se guardarlo, ma il resto.

    Se la premessa è ben svolta e l’opera è correttamente realizzata ed è del tipo che si voleva vedere, allora è sempre interessante per definizione e gli unici problemi possono venire da intolleranze irrazionali proprie.

    Non ricordo di aver mai visto nulla che avessi scelto di vedere in cui il mio giudizio sia mai stato riguardo il messaggio dell’opera. Non ho l’idea di pensare di sapere quale sia la verità “universale”, valida per ogni caso, e non rifiuto mai a priori alcun genere di messaggio: mi interessa solo come viene argomentato in quel contesto, se in modo solido o debole.

    Approccio già comune al teatro greco: lo scopo non è vedere rassicuranti conferme di ciò in cui uno crede, ma solide dimostrazioni di ciò in cui uno non crede per dubitare e ampliare i propri orizzonti. Il film può solo tentare di convincere che il messaggio che porta sia “sensato”, e può farlo più o meno bene, ma anche un film perfetto non può superare il “NO” a priori di qualcuno.

    Per esempio se guardi un film bellissimo d’amore dove il protagonista è un reduce ustionato di cui non vediamo mai volto o mani, e ti piace fino alla fine quando scopri che è negro. E sposerà l’infermiera bianca. E inizi a vomitare arcobaleni di gattini con la faccia di Adolf Hitler.
    Il film poteva essere perfetto, ma comunque vomiterai dozzine di Adolf Hitler. Non ci si può fare niente, ognuno ha i suoi problemi.

    Se invece la premessa non è solidamente dimostrata, allora è normale che se già uno non è d’accordo faccia schifo anche di più.

    C’è una parte dedicata al conflitto etico tra opera e lettore nell’ultima parte del manualetto base. Poi ci arriveremo coi video nel tempo.

    ============================

  6. Manrico Corazzi

    niente di particolare da dire se non “grazie mille per l’articolo” e “mi hai convinto a comprare il libro di Dara Marks cartaceo e in italiano, che è una cosa che faccio sempre più raramente”

  7. Nicholas

    Come al solito un articolo interessantissimo tra l’altro valido per molti altri campi.
    L’altro giorno leggevo un articolo sulla creazione dei giochi di ruolo e il tema era: prima di stabilire le regole, prima di stabilire l’ambientazione, prima di stabilire le meccaniche dovete stabilire di cosa volete parlare, ossia le tematiche.
    Da li poi verrà il resto (ad esempio meccaniche studiate per gestire il tema che avete scelto, o ambientazione adatta).

  8. Teofrastus

    Molto interessante l’accenno alla funzione “religiosa” delle storie posto in apertura.
    Quale disciplina si è meglio occupata di questo problema? (mitologia comparata, folklore studies, antropologia culturale, etc.?)
    Sapreste indicarmi qualche testo che tratti l’argomento in modo approfondito?

  9. Il Duca di Baionette

    Non ne ho idea.
    Il testo di Campbell è uno dei più noti (grazie anche al forte marketing causato dal legame “non proprio esatto” con Star Wars che all’epoca venne fatto), ed è mitologia comparata.

    Per il resto io mi occupo solo di “teoria come generalizzazione dei concetti trasferibili nella pratica”, non di altre forme di conoscenza non utilizzabili come pratica concreta, per cui mi interessano solo i testi sulla sceneggiatura e non quelli di altri campi diversi che vagamente hanno influenzato la questione, a parte qualcosa di letteratura e storia della critica (come “The company we keep” di Booth o “Rethoric of Fiction”, sempre di Booth) e sul teatro greco.

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