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Apr 05

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La Premessa: il filo conduttore della storia (parte 2 di 2)

Continuiamo la discussione sulla premessa iniziata una settimana fa.

La premessa plasma la storia e la storia dimostra la premessa, coerentemente. Come ambientazione, storia e personaggi sono tutti creati l’uno in funzione degli altri, così anche la premessa, influenzando la storia, influenza tutto il resto. Non è una “morale” buttata dentro perché sì, come va di moda tra gli scrittori pseudo-intellettuali, e che fa storcere il naso ai lettori un po’ smaliziati: la premessa è l’essenza di tutta la storia.
Il compito retorico dell’autore è convincere il pubblico della credibilità e bontà della storia, e quindi della sua premessa. Mostrarci la propria visione del mondo e, se non proprio convincerci, perlomeno farci un po’ dubitare che potrebbe avere ragione.

Attenzione, la premessa non è l’idea di base della storia!
Sembra stupido dirlo, ma meglio precisare. Un autore può avere come idea di base questa: un’entità offre a delle ragazzine di esaudire un loro desiderio in cambio di un patto apparentemente innocente, diventare maghette e difendere l’umanità, che si rivelerà nelle sue reali conseguenze di patto diabolico solo un poco alla volta.

Nulla di questo però ci dà il filo conduttore della storia.
Potrebbe essere il classico “la vera amicizia permette di superare ogni difficoltà”, con le maghette che trionfano sui nemici del genere umano e alla fine anche sul patto diabolico che hanno scioccamente accettato. Oppure potrebbe essere “la bontà di cuore porta alla morte” in cui cercare di aiutare gli altri in nome della generosità causerà sempre e solo problemi peggiori (la spirale di fallimenti).
Nel primo caso si ha un classico anime con le streghette, seppure con una punta di cattiveria in più vista la natura del patto. Nel secondo caso si ottiene l’anime Mahou shoujo Madoka Magica, che fino al penultimo episodio è saturo di disperazione.

 

Moltissime critiche all’ultimo episodio di Madoka, trasmesso assieme al penultimo con oltre un mese di ritardo dopo lo tsunami (mentre le altre serie avevano saltato solo 1 o 2 settimane), derivarono dall’aver completamente tradito il tono di disperazione della storia e probabilmente anche la tesi che sosteneva. L’ultimo episodio ribalta tutto e ricollega su binari più tradizionali, da normale anime a tema streghette, la storia.

Il pubblico si è sentito tradito dal cambio radicale del finale, si sospetta riscritto in tutta fretta in chiave buonista (forse partendo da un finale buono già pronto in caso di necessità) perché inizialmente prevedeva fortissimi richiami di distruzione legata allo tsunami. Scenari di palazzi distrutti e sommersi appaiono negli episodi precedenti, le atmosfere giocavano molto sulla paura giapponese degli tsunami. L’anime aveva già avuto problemi in fase di realizzazione per colpa della crudeltà dell’episodio 3, ma Urobuchi, lo sceneggiatore, aveva tenuto duro contro il parere degli altri.

I produttori e lo sceneggiatore hanno preferito evitare di calcare ancora la mano sulla disperazione esistenziale e sull’incapacità dell’uomo di cambiare il proprio destino. Una morte orrenda per sé e per gli altri, e infine per l’universo in un meccanismo perverso di autodistruzione, è l’unico destino possibile: questa è la verità di cui veniamo convinti fino all’episodio 11.

Come capita spesso con film, serie o manga non è strano che vi fossero due finali disponibili pronti (o praticamente pronti) in caso di necessità di un cambio all’ultimo momento. Con i film spesso il finale e alcune scene vengono modificati in base al responso del pubblico di test. Chi non ricorda il finale alternativo in cui Rambo muore, come nel romanzo da cui è tratto il film? Non esattamente nel modo del romanzo, ma muore.

Se non funziona prova qui ▼

La reazione del pubblico allo stravolgimento del senso di Madoka andò da “il finale fa schifo e non c’entra nulla con il resto dell’anime, il vero Madoka finisce all’episodio 11” a “poteva essere un capolavoro, il più grande anime della storia, invece per colpa del finale è solo un anime molto ben fatto”.

A me in generale non piacciono gli anime a tema maghette, e questo è l’unico che mi sia piaciuto davvero perché va oltre le stupidaggini classiche del genere e diventa reale drammaturgia, non diversa da quella della tradizione greca o di Shakespeare. Forse ne parleremo in futuro, dovrei prima rivederlo tutto: l’ultima volta è stato nel 2011, quando ho scritto questi primi appunti sulla premessa.

Difendere il finale buonista come naturale e ovvia conseguenza dei precedenti 11 episodi è impossibile, a meno di non blaterare a vanvera: il tradimento della tesi è stato eccessivo. Può piacere lo stesso, in fondo non è brutto, ma non è né elegante né naturale. Madoka tra gli anime di streghette era come un Re Lear, ma proprio come Re Lear aveva un problema di fondo che portato agli estremi, il finale negativo, avrebbe potuto causare un rigetto del pubblico se non ben gestito (nel corso a pagamento si impara anche a fare questo). Allora forse il lieto fine è stato il male minore… ma l’ideale sarebbe non doversi trovare mai a tradire la premessa per correggere il tiro dell’opera! Piuttosto la si cambi e si ripensi la storia d’accapo!

Madoka è uno dei migliori esempi di come trasmettere un senso di disperazione esistenziale e di nichilismo (l’apice è l’episodio 10, forse il più potente episodio nella storia degli anime), ma è anche un esempio di tradimento della tesi di un’opera. Rimane tra gli anime più apprezzati degli ultimi anni, con buoni motivi: nel suo piccolo ha fatto la storia, portando il ribaltamento della classica storia di maghette nel mondo dell’animazione giapponese… ma non ha rischiato fino in fondo per puntare al capolavoro tragico, a divenire il Re Lear o il Macbeth delle maghette.
Questo non è l’effetto sul pubblico che un autore vorrebbe.

Facciamo degli altri esempi di premessa:

  • Lolita: il grande amore porta alla morte.
  • Il Padrino: la lealtà verso la propria famiglia porta a una vita di crimini.
  • Romeo e Giulietta: il grande amore vince anche la morte.
  • Macbeth: l’ambizione spietata porta all’autodistruzione.
  • Re Lear: la fiducia cieca porta alla distruzione.

La premessa sembra un cliché o una frase stupida, ma è l’elemento che sintetizza una buona storia e centinaia di altre storie simili. Tutte la storia deve essere al servizio della premessa, con scene scelte con cura per sostenerla. La premessa rende quella serie di scene una storia unica e coerente.

Questo concetto è importante perché quando scriverai le scene del tuo romanzo queste dovranno essere progettate per essere al servizio della premessa che avrai individuato: avere chiaro in mente il concetto donerà ancora più eleganza, ovvero assenza di parti inutili o ridondanti, al tuo romanzo.

Una storia senza premessa risulterà, anche al lettore non in grado di comprendere cosa manca, come una serie di scene che mandano avanti la vicenda e basta, senza altro motivo per essere lì. La sensazione che le scene non servano e siano state messe solo per far massa.
Peggio ancora: la sensazione che alcune scene (quelle che piacciono meno, di solito) siano proprio inutili. Un romanzo così chi lo consiglierebbe agli amici? Un film di quelli di cui viene da dire “dura tre ore, ma poteva durarne due ed era meglio”. Viene voglia di vederlo?

E anche qui si torna a quanto diceva Aristotele nella Poetica:

il racconto, essendo imitazione di un’azione, deve rappresentare un’azione in sé completa e conclusa, con le sue parti così strettamente connesse che spostandone o togliendone una allora anche l’insieme risulterebbe sconnesso o rotto. Ciò di cui non si nota affatto la presenza o l’assenza, non può essere parte reale del tutto.

Molte storie condividono l’identica premessa, eppure sono totalmente diverse. Prendiamo per esempio la premessa di Re Lear, “la fiducia cieca porta alla distruzione”: è la stessa premessa del romanzo Caligo. Davvero qualcuno ha difficoltà a distinguere Re Lear da Caligo?

Stessa premessa. Indistinguibili?

Quando cerchi il tema e la premessa, pensa a qual è la forza trainante della storia. Concentrati per capire attorno a quale valore, a quale emozione, a che cosa la storia ruoti e da cosa sia mossa. Spesso avrà a che fare col difetto fatale del protagonista, visto che la premessa della storia riguarda le vicende del suo arco e ne descrive uno dei due aspetti: quello del fallimento iniziale o, ancora meglio, quello della vittoria successiva. Nel caso di una tragedia, rappresenterà magari tutto l’arco tragico come in Macbeth.

Prendiamo per esempio Romeo e Giulietta, esempio che piace a Lajos Egri. Qual è la forza trainante dell’opera, l’odio o l’amore? La vicenda parte dall’odio delle due famiglie, costrette alla rivalità anche se i rispettivi capifamiglia preferirebbero arrivare prima o poi alla pace. Come tanti leader credibili hanno il problema di essere circondanti da sottoposti idioti e pericolosi (come in Atto I, scena 1).

Ma è l’odio a vincere? No, anzi, l’odio tra le due famiglie rinforza solo l’amore dei due protagonisti. Le avversità causate dall’odio vengono affrontate. Alla fine della storia ha trionfato l’odio? No, Romeo e Giulietta pur di continuare a stare insieme scelgono di farlo nella morte visto che in vita non è più possibile. L’amore supera la vita e sopravvive alla morte, mentre l’odio tra le due famiglie si estingue di fronte all’orrore di quanto avvenuto. L’opera parla chiaramente dell’amore come forza trainante della vicenda, e l’odio è solo il suo antagonista.

Ovviamente i giapponesi hanno ricavato una serie che non c’entra niente: Neo Verona è un’isola volante, i Montecchi hanno massacrato i Capuleti e imposto una dittatura, e Giulietta è una ribelle che combatte contro il regime che ha sterminato la sua famiglia. WTF? Visto tutto sei o sette anni fa. Non ricordo nulla.

La premessa non è semplicemente una guida per dare un senso alla storia in fase di progettazione o per aggiustare le cose nella prima fase di riscrittura post-bozza, se la premessa è stata individuata dall’autore solo dopo aver già scritto vari capitoli.
La premessa è un elemento di controllo in fase di editing con cui si valuta ogni scena domandandosi: contribuisce alla premessa? Se la togliessi la premessa sarebbe ugualmente dimostrata? Particolarmente utile per eliminare sotto-trame incoerenti e personaggi mal progettati, in particolare tutto ciò che è gratuito o episodico. E notare per tempo i finali che tradiscono l’opera.

Come sarebbe stato Il Padrino senza la discesa morale del protagonista, sempre più in basso, da eroe di guerra ad assassino del proprio stesso fratello? È quella lealtà che porta al crimine a essere il centro dell’opera, fino a quando la fedeltà alla famiglia (nel senso mafioso) porta alla distruzione della famiglia (nel senso dei parenti), abbinando alla premessa iniziale una deliziosa atmosfera di fallimento del protagonista come Uomo, nonostante l’apparente successo come Padrino.
E anche quella sensazione di fallimento si sentiva da molto prima, da quando il padre Don Vito gli dice di essere soddisfatto di quello che ha fatto nella propria vita e che ora tocca a lui continuare a rendere grande la famiglia. Era annunciato e si costruisce lentamente. Come nelle grandi tragedie greche o di Shakespeare.

Il fallimento completo di un personaggio che vive all’ombra del padre i cui successi sono ben più modesti, ma sono anche molto più chiari e privi di rimpianti. L’essenza della tragedia moderna, la perdita dello scopo nella vita e il fallimento umano. Non è meglio una storia così rispetto a una fatta di scene incollate assieme solo per far arrivare la vicenda al finale?

I due padrini a confronto: il vecchio che ha condotto una vita soddisfacente, creando dal nulla un nome per la propria famiglia, e il futuro padrino che per difendere la famiglia viene trascinato dalla propria sete di vendetta in un percorso tragico…

C’è sempre una sola premessa per storia (ma possono esserci più storie parallele in un romanzo, ognuna con una diversa premessa). Una storia con due premessa distinte (o peggio, opposte) ha qualcosa che non va a livello funzionale, manca di eleganza e può risultare addirittura confusa.

Immagina che il tuo romanzo formato da una sola storia abbia capacità 100, usandolo tutto al meglio, di esprimere la premessa e che basti 70 per comunicarla in modo sufficiente: se hai due premesse e fai 50 e 50 nessuna delle due funzionerà davvero, mentre se fai 70 e 30 la prima sarà stata comunicata bene e la seconda avrà solo tolto spazio alla prima.

E soprattutto, se hai correttamente pensato la premessa come qualcosa che porta dentro di sé l’essenza della storia, col suo protagonista e il suo finale… come possono esserci due premesse che ci parlano di due finali, se uno solo è il finale? Pensa all’odio e all’amore in Romeo e Giulietta: alla fine la vera emozione che muove l’opera è una, e l’altra è solo al suo servizio come antagonista.

Se non hai chiara quale sia la tua premessa o se vuoi parlare di troppe cose assieme, prendi un bel respiro, domandati cosa conta davvero ORA e metti da parte ciò che non c’entra per una seconda storia con un altro protagonista, in quel romanzo o in un altro.

La premessa è uno strumento vecchio, affidabile e semplice da usare, come un martello… ma proprio come un martello, mancare di rigore nel suo uso preciso può portare a schiacciarsi le dita con errori grossolani, come costruire storie forzate che non rispettano i criteri di verosimiglianza e necessità. Nel mio corso a pagamento l’uso della premessa in sicurezza viene approfondito, ma già adesso hai tutto quello che ti serve per iniziare a ragionare meglio sulle tue opere.

Alla prossima!

Dettagli sull'autore

Il Duca di Baionette

Il Duca di Baionette (Marco Carrara) è nato in un secolo, vive in un altro e crede di vivere in un altro ancora. Dal 2006 si occupa in modo costante di narrativa fantastica e tecniche di scrittura. Dal 2008 si occupa di editoria digitale sul suo blog Baionette Librarie, di cui si è autonominato Duca. Nel gennaio 2012 ha avviato AgenziaDuca.it per trovare bravi autori e aiutarli a migliorare con corsi di scrittura mirati. Gli stessi corsi forniti gratuitamente agli autori di Vaporteppa.

Nel gennaio 2013 ha ideato il progetto editoriale divenuto Vaporteppa nell’ottobre successivo, con la decisione di Antonio Tombolini, A.D. di StreetLib, di adottare la collana. Ora è Duca sia di Baionette che di Vaporteppa, un po' come Macbeth che ottiene una seconda baronia all'inizio della sua vicenda.
Nel gennaio 2017 ha avviato un canale YouTube.

Adora i conigli, gli scafandri da palombaro, i trattori e le fatine. Talvolta parla di sé in terza persona, come Silvio Berlusconi, i dittatori e i pazzi. Ops, l’ha appena fatto!

Permalink link a questo articolo: http://www.steamfantasy.it/blog/2017/04/05/la-premessa-il-filo-conduttore-della-storia-parte-2-di-2/

31 comments

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  1. Gwenelan

    Bellissimo articolo anche questo. Tutti i manuali dovrebbero spiegarla così, la premessa! Ci avevo capito qualcosa solo con le spiegazioni di Egri e della Marks, tutti gli altri che ne parlano mi avevano bene o male confusa.

    Ne approfitto per fare una domanda su Madoka, che però non penso riguardi strettamente la premessa. A parte il finale, che non mi è piaciuto, un altro punto che mi ha perplessa molto è stato quello di Sayaka (la tizia in blu, mi pare fosse Sayaka). Quando scopre la questione dell’anima e ne fa quel dramma ho davvero faticato a empatizzare con lei, perché francamente mi sembravano tante palle per niente. Cioè, capisco ovviamente il problema dell’inganno e quello pratico di essere sotto il controllo di Kyuubey, ma tutto il resto della questione (“sono una zombie, devo rinunciare all’amore, ecc”) le ho percepite come le “smorfie” di una che voleva a tutti i costi avere un problema, se non fosse stato quello sarebbe stato qualcos’altro, ma stava facendo un dramma per una scemenza, mettendo pure a rischio le altre. Ero io o c’era qualche problema, lì?

  2. Il Duca di Baionette

    Quando lo riguardo vedo di analizzare sia il percorso di Madoka che quello di quest’altra tizia e poi ti dico se trovo qualcosa di palesemente fuori posto nella sua reazione. Al momento non ricordo abbastanza.

    Per curiosità: l’articolo senza le immagini a scandirlo e senza la cornice grafica, nel manualetto, ti è risultato altrettanto chiaro o ti è sembrato meglio vedere il testo nel blog?

  3. Milord

    Complimenti per l’articolo, la premessa non è affatto un argomento facile da spiegare in termini concreti.

    Ne approfitto per fare una domanda su Madoka, che però non penso riguardi strettamente la premessa. A parte il finale, che non mi è piaciuto, un altro punto che mi ha perplessa molto è stato quello di Sayaka (la tizia in blu, mi pare fosse Sayaka). Quando scopre la questione dell’anima e ne fa quel dramma ho davvero faticato a empatizzare con lei, perché francamente mi sembravano tante palle per niente. Cioè, capisco ovviamente il problema dell’inganno e quello pratico di essere sotto il controllo di Kyuubey, ma tutto il resto della questione (“sono una zombie, devo rinunciare all’amore, ecc”) le ho percepite come le “smorfie” di una che voleva a tutti i costi avere un problema, se non fosse stato quello sarebbe stato qualcos’altro, ma stava facendo un dramma per una scemenza, mettendo pure a rischio le altre. Ero io o c’era qualche problema, lì?

    Questa è la stessa reazione che ho avuto anch’io, ed il perché è presto detto. Sul piano simbolico infatti le 4 maghette sono state caratterizzate per riflettere i principali sintomi della depressione. Sayaka incarna le distorsioni cognitive che portano le persone con la suddetta patologia ad interpretare gli eventi in termini irrealisticamente negativi, Madoka rappresenta il sentimento di inutilità, Kyoko il cinismo e Homura l’ottundimento affettivo (bassa reattività emotiva). Sembra infatti che Urobuchi abbia scritto questa serie proprio dopo essere uscito da un episodio depressivo.

    @ Duca: Comunque, nonostante l’ipotesi circa la modifica del finale della serie sia verosimile, mi chiedo come sarebbe stata altrimenti gestita la questione dei sensazionali poteri di Madoka, cui si accenna più volte già prima degli ultimi due episodi. Qualche idea?

  4. Il Duca di Baionette

    Qualche idea?

    Non finché non lo rivedo. In Bakuman, il manga, c’era una parte interessante nella seconda metà della serie in cui spiegavano che i mangaka bravi (ma si applica anche alle serie in cui uno magari ha due finali pronti o episodi intercambiabili supplementari in base all’andamento del pubblico, o simili) inseriscono spesso accenni a varie cose che non sanno se o come sfruttare, per poi collegarli e recuperarli dopo così il lettore pensa “wow, era tutto previsto fin dall’inizio!”.
    Questa cosa viene tirata fuori quando i due protagonisti sono disperati e si mettono a leggere tutti i numeri passati per cavare fuori uno spunto per la loro storia… e capiscono l’importanza di prepararli ad hoc in sovrannumero prima: mal che vada non si usano o si rendono irrilevanti. ^^

    Per potersi tenere aperti il finale buonista probabilmente hanno inserito quella roba, ma effettivamente sarebbe interessante vedere quanto/come/cosa viene detto e quindi quanto sarebbe più o meno facile fregarsene o ridimensionare il tutto per ottenere un finale più in linea con la disperazione generale della serie. Ci penserò quando lo rivedrò.

  5. Milord

    Non finché non lo rivedo. In Bakuman, il manga, c’era una parte interessante nella seconda metà della serie in cui spiegavano che i mangaka bravi (ma si applica anche alle serie in cui uno magari ha due finali pronti o episodi intercambiabili supplementari in base all’andamento del pubblico, o simili) inseriscono spesso accenni a varie cose che non sanno se o come sfruttare, per poi collegarli e recuperarli dopo così il lettore pensa “wow, era tutto previsto fin dall’inizio!”.
    Questa cosa viene tirata fuori quando i due protagonisti sono disperati e si mettono a leggere tutti i numeri passati per cavare fuori uno spunto per la loro storia… e capiscono l’importanza di prepararli ad hoc in sovrannumero prima: mal che vada non si usano o si rendono irrilevanti. ^^

    Interessante, anche se così facendo si corre il rischio di minare l’unità d’azione e perdere in “eleganza” come l’hai giustamente definita. Probabilmente questo non costituisce una grande perdita in una narrazione episodica discretamente lunga, ma in questo caso considerando la natura estremamente sintetica della serie ed il “peso” delle semine relative ai poteri di Madoka, mi risulta difficile credere a una tale operazione. Sono un discreto conoscitore dell’anime per cui posso riportare facilmente i punti incriminati per chi volesse approfondire.

    EP 3

    Kyubey: Madoka, se tu diventassi una maga saresti molto più potente di Mami… Ovviamente molto dipende dal tipo di desidero che deciderai di esprimere, ma nemmeno io sono in grado di prevedere le dimensioni della soul gem che saresti in grado di generare. Sai non avevo mai incontrato una ragazza con le tue potenzialità.

    EP 8

    Madoka: tu una volta hai detto che se lo volessi potrei diventare una maga eccezionale, è la verità?
    Kyubey: eccezionale è una previsione riduttiva, tu diventeresti una maga senza eguali, probabilmente la più potente del mondo.

    Madoka: perché soltanto io?
    Kyubey: non so spiegarlo. In te percepisco un potere latente di una grandezza inimmaginabile, teoricamente impossibile… Le tue facoltà vanno al di la di tutte le mie conoscenze. Se rilasciassi tutta la tua energia non solo potresti compiere miracoli, ma riusciresti persino a sovvertire le leggi dell’universo.

    Per potersi tenere aperti il finale buonista probabilmente hanno inserito quella roba, ma effettivamente sarebbe interessante vedere quanto/come/cosa viene detto e quindi quanto sarebbe più o meno facile fregarsene o ridimensionare il tutto per ottenere un finale più in linea con la disperazione generale della serie. Ci penserò quando lo rivedrò.

    Se diamo per scontata la trasformazione di Madoka in un possibile finale alternativo/tragico (come giustamente si aspetta il pubblico dopo innumerevoli tentennamenti e dopo le precedenti semine), l’ipotesi che mi sembra più probabile è che Madoka finisca per sconfiggere le streghe ma sia condannata ad una fine molto più dolorosa di quella della serie (come sparire definitivamente nel nulla senza che NESSUNO si ricordi di lei).

    Ci penserò quando lo rivedrò.

    Allora faccio conto di poterne discutere ancora, in futuro ;)

  6. Lurkningen

    Mentre leggevo The Art of Dramatic Writing inizialmente la questione della premessa mi fece storcere un po’ il naso proprio per il ricordo della “morale” che i maestri a scuola volevano sentirsi esporre ogni volta che si leggeva qualcosa, quando più spesso che non era chiaro che l’autore non volesse propinarci alcun tipo di messaggio morale, o che si potessero interpretare parti del testo in ogni modo possibile immaginabile stile note sulla Divina Commedia (fantastici i testi scolastici con 1/5 testo e 4/5 note).

    Ma una volta messa la pulce nell’orecchio mi sono trovato a pensare ad alcune delle storie che mi hanno colpito, e ho cominciato a trovare qualche premessa, e a notare come le parti di un’opera che mi sembravano “sbagliate” o inutili, che ci stavano male o che trovavo noiose, fossero proprio quelle che più si allontanavano dalla premessa.
    A questo si aggiunge il fatto che non sono riuscito a pensare a una storia che mi abbia appassionato che non seguisse una premessa per gran parte del suo svolgimento.
    E a quanto spesso i finali che non mi sono piaciuti fossero un tradimento della premessa.

    L’unica cosa che non mi convince del tutto è il fatto che l’autore dovrebbe credere lui stesso alla premessa. Ha senso che sia più facile, è un po’ come lo “scrivi di ciò che sai, e se vuoi scrivere di qualcosa che non sai prima studia!”, ma trovo possa essere interessante immedesimarsi in qualcuno con una prospettiva differente dalla propria e cercare di ragionare dal suo punto di vista. Sarà che amo fare l’avvocato del diavolo.

    E ora la prova che nella vita reale le coincidenze accadono e non sempre sono tragiche come nella narrativa.
    È da qualche giorno che penso di riguardare Madoka. Mi sono capitati tra le mani dei doujinshi (SFW) carini ambientati nel mondo di Rebellion, e non colgo un sacco di riferimenti perché non ricordo nulla a riguardo.
    Quando guardai Rebellion dopo tutto l’”hype” lo odiai, mi parve uno scempio tale che prima l’avessi dimenticato tanto meglio sarebbe stato. E ora sto qui a pensare di riguardarlo con il dubbio che magari l’avessi approcciato con le aspettative sbagliate.

    Tra parentesi, tanti parlano dell’originalità di Madoka e di come abbia sovvertito il genere, ma tutti si dimenticano di Princess Tutu. È passato ancora più tempo da quando guardai quello, ma quando penso a un anime con le streghette con uno svolgimento non-standard e conclusione agrodolce è il primo che mi viene in mente.
    Purtroppo ho il ricordo che avesse derive episodiche e Madoka è certamente molto più a fuoco. Senza contare che il target sono le ragazzine e non gli uomini adulti come nel caso di Madoka.

    Non credo molto alle teorie complottistiche che sostengono che lo tsunami abbia fatto cambiare il finale, non mi sembra realistico per i ritmi degli studi di animazione. Le scene degli ultimi episodi richiamano molto ciò che stava accadendo in Giappone, tanto da farlo censurare anche quando fu mandato in onda un mese dopo, e se davvero fosse esistito un altro finale ora ad anni dal fatto si saprebbe per certo.

    Del resto stravolgere la premessa per ammorbidire un finale tragico è una cosa comunissima, e da weeaboo professionista posso dire che tra gli scrittori giapponesi sembra essere ancora più comune, e il pubblico molto più disposto ad accettare finali con deus ex machina e ad acclamarli come capolavori.
    La prima volta che ci rimasi davvero male per un finale tragico spudoratamente evitato fu proprio con un anime: Mai-HiME.
    Lo svolgimento è molto simile a quello di Madoka, con l’atmosfera che inizialmente sembra leggera e spensierata e poi diventa sempre più cupa e precipita in una spirale tragica in cui non sembra esserci scampo dal crudele destino.
    Ma mentre il finale di Madoka mantiene una certa atmosfera tragica e sebbene la premessa venga tradita si può comunque accettare come non completamente incoerente.
    Il finale di Mai-HiME è un violento insulto all’intelletto umano, il più becero deus ex machina senza spiegazione che si possa immaginare per concludere con un “e vissero tutti felici e contenti”: tutti i morti tornano in vita, lo sviluppo dei personaggi viene buttato nel cesso… uno scempio inimmaginabile. Tutto questo nell’ultimo episodio di una serie di 26 episodi, senza spiegazione o preavviso alcuno.
    Fu forse la prima volta in cui mi venne voglia di piangere perché un finale felice non mi fece star male, ma mi fece stare PEGGIO.
    Per fare un parallelo, è come se nel finale di Madoka tutte le streghette morte fossero tornate in vita e si fossero dimenticate delle proprie sofferenze per vivere allegre e felici tutte insieme in compagnia… oh, ma è Rebellion!

    Ma andando a guardare le acclamate storie sfornate da Key, Clannad in primis, si vede come questo tipo di finali a tradimento piacciano, tanto da farmi chiedere se non sia io a star inconsciamente fraintendendo la premessa di queste storie, o il desiderio di avere un finale felice a tutti i costi porti a considerare la stabilità dell’infrastruttura narrativa della storia come qualcosa da mettere in secondo piano.
    Del resto anch’io generalmente preferisco sentirmi bene dopo un finale felice ben scritto con i protagonisti che prevalgono contro le avversità e il mondo crudele, ma se per il mio masochismo cronico mi sto godendo quella che è ovviamente una tragedia che finirà male, non voglio un finale felice con lo scrittore che si dimostra un finto sadico (forse perché non credeva nella premessa?) e si tira indietro all’ultimo momento negandomi l’orgasmo.

  7. Gwenelan

    @Duca: In verità preferisco lo stile “spoglio” del manualetto, che è meno chiassoso e mi distrae meno. L’articolo sul blog non è difficile da seguire, ma leggendo il manualetto mi concentro in tempo 0 e il resto del mondo sparisce (tant’è che non mi accorgo del tempo che passa), sul blog sono sempre consapevole di tutto il resto che succede intorno a me, specialmente quando ci sono le immy con le didascalie.

    In generale, ho apprezzato tantissimo l’approccio chiaro et diretto del manualetto, è veramente facile da capire (e anche quando sembra ambiguo… non lo è. Tipo alla fine XD). Anche gli esempi ripresi più volte per mostrare cose diverse mi sono piaciuti. Molta parte l’avevo già letta sui vari manuali o negli articoli qua e su Gamberi Fantasy, ma alcune cose le avevo “messe insieme” da indicazioni qua e là e non ne ero proprio sicura, o non avevo colto certi aspetti (per esempio nella parte che parla dell’uso dei termini tecnici). Quindi per adesso sono assolutamente soddisfatta, ma penso che sarà così per tutto il corso.

    Posso segnalare per mail qualche refuso?

    @Milord: Non ci avevo pensato, grazie. Quindi era *voluto* che io non empatizzassi con lei secondo te?

  8. Il Duca di Baionette

    L’unica cosa che non mi convince del tutto è il fatto che l’autore dovrebbe credere lui stesso alla premessa. […] trovo possa essere interessante immedesimarsi in qualcuno con una prospettiva differente dalla propria e cercare di ragionare dal suo punto di vista. Sarà che amo fare l’avvocato del diavolo.

    C’è un errore concettuale, credo: forse si confonde “credere” con “avrai una sola fede e non ascolterai nessun’altra idea contraria”. Credere a una teoria, ovvero ritenerla credibile, implica solo il non poter dimostrare la sua inesattezza. Non la “scelta” di volere imporsi quella come fede. C’è gente che per fede crede alla Terra piatta, e c’è gente che anche se gli sembra tutto “assurdo” rispetto alla Fisica Classica, non può fare a meno di dover credere nei risultati della meccanica quantistica (che non sono le sue molte interpretazioni) anche se non gli piace e non vorrebbe.

    Essere in grado di credere, di poter dimostrare, sia una cosa che il suo opposto è semplice pratica retorica e di buon senso: la verità dei fatti, anche per colpa dell’imprecisione del linguaggio che esprime i concetti, è strettamente legata agli obiettivi e al punto di vista scelto. Credibilità non ha nulla a che vedere con scelte di “fede” legate al Gusto o con posizioni settarie legate alla propria collocazione socio-economica. Uno può credere, come detto, a cose completamente opposte… perché entrambe vere, in base allo specifico obiettivo che intendono sostenere (e all’ambiguità del linguaggio).
    Ovviamente se una cosa è assieme “credibile” e “del nostro Gusto” e ci rimuginiamo sopra per anni e anni, alla fine avremo un sacco di idee interessanti in più rispetto a una cosa in cui “crediamo” ma ci interessa poco e non ci badiamo.

    Se uno non “crede”, quindi non è in grado di rendere credibile perché non conosce a fondo la questione perché non ha riflettuto sufficientemente a lungo su come dimostrarla, non produrrà una dimostrazione convincente… non è convinto nemmeno lui della solidità delle prove che porta.
    Visto che questo è un percorso che richiede molto studio e molta flessibilità mentale, la norma è che un autore non sappia farlo: a meno di non “credere” già a qualcosa, si troverà a produrre cose goffe (luoghi comuni, cliché, sciocchezze) quando tenterà di fingere di “credere” in qualcosa in cui non ha mai creduto.

    Ma d’altronde come si può dire

    immedesimarsi in qualcuno con una prospettiva differente dalla propria e cercare di ragionare dal suo punto di vista

    senza implicare il credere in quello che lui crede, con le prove convincenti che lui ha? Se rimane il distacco che ci impedisce di ritenere credibili le sue idee in base al suo vissuto, non siamo davvero nella sua prospettiva e non stiamo ragionando col suo punto di vista… stiamo solo imponendo il nostro “giudicando” il personaggio invece che “diventando” il personaggio.

    Non credo molto alle teorie complottistiche che sostengono che lo tsunami abbia fatto cambiare il finale, non mi sembra realistico per i ritmi degli studi di animazione.

    La banale pratica consolidata nel mondo dell’intrattenimento non è complottismo: è banale pratica consolidata. A parte le serie a cazzo che si vede le hanno buttate come capita e figurati se hanno avuto i soldi per produrre le opzioni extra (perlomeno a livello di semi-lavorati tra cui scegliere).

    Non ci sono “complotti”. Se per questo anche i romanzi di Vaporteppa hanno avuto finali diversi, in alcuni casi, di cui poi solo uno è uscito. E probabilmente non saprete mai gli altri. Teoria complottista! XD

    Il fatto che in soli 6 anni non abbiano ancora voluto rilasciare un finale alternativo per Madoka (perché dovrebbero? c’è una legge in merito? se è dannoso per il brand sarebbe da idioti rilasciarlo) è irrilevante: di tanti film abbiano saputo segreti (e per definizione nessuno può dire che siano tutti) o avuto accesso a scene tagliate dopo decenni. Anche in Star Wars c’era stato qualcosa a riguardo, mi pare, su Jabba e Solo che parlano? O l’avevano comunicato subito (6 anni o meno, nel paragone con Madoka) di aver tolto quel pezzo? Mi pareva che si fosse diffusa la voce solo a fine anni ’90.

    Tra 50 anni sarà rilevante se non rilasceranno spezzoni tagliati del finale mai utilizzato. Spezzoni tagliati di cui sono pieni zeppi in generale, si spera, come qualsiasi prodotto video. Tagli di cui spesso non si parla né si infilano mai in nessuna release per quanto di nicchia o per collezionisti (semi-lavorati non sfruttati in fase di montaggio e mai completati).

    Ma è apprezzabile anche l’alternativa: non hanno avuto bisogno di un ritardo di oltre un mese per fare i piccoli aggiustamenti che non pensavano più di dover far (a occhio, visto che l’episodio critico era il 3, avranno deciso lì quale episodio finale terminare con gli ultimi dettagli e consegnare così “all’ultimo”, con solo due mesi di anticipo) e per distribuire il finale buono al posto di quello brutto… lo hanno fatto perché sono imbecilli.
    La teoria dell’imbecillità a caso è affascinante, ma poi bisogna rileggere anche tutto il resto dell’opera come frutto del caso e dell’idiozia. Non so, mi pare più comodo immaginare che come qualsiasi altra produzione di intrattenimento “ragionata” avessero dei semi-lavorati già doppiati per le sostituzioni dell’ultimo momento. XD

    Ma andando [….] l’orgasmo.

    La questione del finale tragico realizzato correttamente, e non come cose brutte a caso, è parte chiave del concetto di lieto fine. Quello vero, del teatro di una volta, non quello della Disney.
    Nel corso facciamo una lezione apposita, usando principalmente opere di Shakespeare. Il lieto fine (ovvero il finale che “soddisfa il piacere pertinente”, come direbbe Aristotele) è fondamentale, soprattutto nelle tragedie, ormai lo insegno ai miei autori da credo 2 anni e mezzo, forse tre.

    Nel corso viene citata anche un’opera di Shakespeare dotata di un secondo finale alternativo, positivo, che fu in voga tra settecento e ottocento.

  9. Lurkningen

    C’è un errore concettuale, credo: forse si confonde “credere” con “avrai una sola fede e non ascolterai nessun’altra idea contraria”. Credere a una teoria, ovvero ritenerla credibile, implica solo il non poter dimostrare la sua inesattezza.[..]

    In pratica non si tratta tanto di credere in un qualche dogma, ma di credere che una certa proposizione sia applicabile in un determinato contesto.
    È credibile che “l’amicizia permette di superare ogni difficoltà”, ma è anche credibile che “l’amicizia è impotente di fronte all’inevitabilità del destino”. Sono entrambe premesse credibili, anche se opposte, per cui posso dire di “credere” in entrambe perché ritengo che entrambe siano plausibili e dimostrabili.

    La banale pratica consolidata nel mondo dell’intrattenimento non è complottismo: è banale pratica consolidata.[…]

    Ciò che mi sembra poco probabile è che abbiano riscritto il finale in fretta e furia per quel motivo, considerando il fatto che non mi sembra una conclusione affrettata buttata lì. Per quanto poco elegante possa essere non ha l’aria di essere stato sviluppato di fretta per risollevare il morale, dato che non è che sia nemmeno un finale eccessivamente felice.
    Niente di strano che la storia avesse più finali o scene alternative da scambiare a seconda delle esigenze di produzione, mi sembra semplicemente strano che siano corsi ai ripari il più in fretta possibile per evitare di scioccare gli spettatori a fronte dello tsunami.
    Che abbiano rinviato per le scene nei rifugi e la città distrutta mi sembra molto più probabile. Cioè sono quelle le scene che avrebbero potuto essere traumatiche per chi ci viveva, e quelle scene rimangono anche nel prodotto finito.
    Poi ovviamente sono speculazioni. Magari il finale originale era ancora peggiore e buonista, magari la storia originale è stata cambiata dopo aver visto le vendite dei primi blu-ray in previsione di fare milking con i successivi film e il finale originale non l’avrebbe permesso, magari Urobutcher ha rovesciato la birra sull’unica stesura (su carta!) della storia cancellandone il finale, e avendola scritta sotto l’influenza dell’alcol non è riuscito a riscrivere un finale degno una volta tornato sobrio.

  10. Terra Nova

    Anche in Star Wars c’era stato qualcosa a riguardo, mi pare, su Jabba e Solo che parlano? O l’avevano comunicato subito (6 anni o meno, nel paragone con Madoka) di aver tolto quel pezzo? Mi pareva che si fosse diffusa la voce solo a fine anni ’90.

    No, la scena fu tagliata abbastanza presto durante il processo di lavorazione e Jabba fu messo sotto formalina. Tanto che, come spiega Lucas negli speciali per l’edizione rimasterizzata del ’96, fu solo durante la pre-produzione de Il Ritorno dello Jedi, con Jabba ormai costretto a comparire in scena, che divenne l’essere verminoso che conosciamo noi.
    La scena di Una Nuova Speranza fu girata con quello che all’epoca era il design definitivo di Jabba, un umano basso, tozzo e con una specie di gilè di pelliccia e l’aria da sbarbaro di film di serie B ^^

    https://upload.wikimedia.org/wikipedia/en/7/78/FordandMulholland.jpg

    Parlando invece di più finali da tenere sotto mano, Harrison Ford non era interessato a ritornare per L’Impero, e Lucas lo convinse dicendo che lo avrebbe freddato a fine film *ba-dum tss*. Nelle prime bozze la messa in grafite avrebbe ucciso Han, a conferma dei timori espressi da Lando a riguardo. Lucas poi lo convinse a farsi “solo” ibernare, sperando poi di farlo ritornare per il terzo film. Ma anche in questo caso nelle primissime bozze di lavorazione Han moriva su Tatooine – nel caso Harrison Ford avesse piantato altri casini -. E, come tutti sappiamo, ha piantato gli stessi casini per Episodio VII, stavolta con più successo ^^’

    Altro cambio in corsa è l’aver abbandonato Lando Calrissian che esplode con il Millenium Falcon prima di riuscire a sfuggire dalla seconda Morte Nera. Nella versione finale del film c’è ancora un residuo di questo finale nello scambio Han-Leia prima di partire per la luna boscosa:

    LEILA ORGANA: Ehi, sei sveglio?
    IAN SOLO: Sì. Ho solo il presentimento che il mio Falcon non lo rivedrò.

  11. Il Duca di Baionette

    In pratica non si tratta tanto di credere in un qualche dogma, ma di credere che una certa proposizione sia applicabile in un determinato contesto.

    Esatto. E più a fondo, nel modo più convincente possibile, ci credi, e meglio è. Di solito uno si trova di fronte a dubbi tipo: voglio davvero leggermi per i prossimi 24 mesi solo articoli, romanzi, saggistica sulla vita degli operai russi negli anni 1880-1910 per riempirmi di giusto furore rivoluzionario per la premessa “ogni uomo viene corrotto dalla ricchezza”…
    … o ‘fanculo, troppo lavoro, scriviamo un altro romanzo breve su ragazzine con poteri magici che combattono i drogati tentacolari alla stazione perché “il sesso rende tutto migliore”! E sceglie le ragazzine. Così scrive un romanzo all’anno e non uno ogni cinque. O dieci.

    Tornando a Madoka…
    un ulteriore motivo del ritardo può essere legato a danni alla produzione, forse gli ultimi due episodi stavano ancora subendo dei ritocchi dell’ultimo minuto per davvero:

    Miyamoto Yukihiro (the series director of “Mahou Shoujo Madoka Magica“) tweeted that the staff of SHAFT are cleaning up the scattered papers of the key and in-between animations of Madoka Magica and trying to contact the animators. Miyamoto found a crack in the pillar of the building.

    Questo ci confermerebbe che si può finire in fretta e furia un prodotto e consegnarlo all’ultimo in modo vergognoso (come accade, mi pare, nella trama di un episodio di Shirobako in cui consegnano l’episodio finito proprio nel giorno della messa in onda, ma forse ricordo sbagliato), ma non sappiamo se abbiano modificato o meno qualcosa quella volta.
    Magari avevano deciso già questo finale buono dopo aver visto che il pubblico aveva sofferto, anche se avevano apprezzato e se ne parlava un sacco online, con l’episodio 3 (e temevano di tirare troppo la corda senza un lieto fine “classico”?). Oppure, come suggerisci, magari il primo finale era ancora più buono e questo è un compromesso un po’ più cattivo (magari perché il pubblico ha apprezzato l’episodio 3?). Ci mancano i dati, entrambe le opzioni opposte hanno senso.

    O magari gli si è solo rovesciato l’archivio di roba terminata, e non c’entra con quello che stavano davvero ultimando. Ma suona un po’ bizzarro, se avevano finito da mesi tutto, che ancora ci fosse roba in bella vista pronta a rovesciarsi e rovinarsi in giro…

  12. Il Duca di Baionette

    @TerraNova

    No, la scena fu tagliata abbastanza presto durante il processo di lavorazione e Jabba fu messo sotto formalina. […] La scena di Una Nuova Speranza fu girata con quello che all’epoca era il design definitivo di Jabba, un umano basso, tozzo e con una specie di gilè di pelliccia e l’aria da sbarbaro di film di serie B ^^

    Wikipedia:

    The original script to A New Hope describes Jabba as a “fat, slug-like creature with eyes on extended feelers and a huge ugly mouth”,[16] but Lucas stated in an interview that the initial character he had in mind was much furrier and resembled a Wookiee. When filming the scene between Han Solo and Jabba in 1976, Lucas employed Northern Irish actor Declan Mulholland to stand-in for Jabba the Hutt, wearing a shaggy brown costume. Lucas planned to replace Mulholland in post-production with a stop-motion creature. The scene was meant to connect Star Wars to Return of the Jedi and explain why Han Solo was imprisoned at the end of The Empire Strikes Back. [33] Nevertheless, Lucas decided to leave the scene out of the final film on account of budget and time constraints and because he felt that it did not enhance the film’s plot.[34]

    Sicuro che avessero girato pensando davvero di usare quella scena così, come se fosse completa? Wikipedia riporta la versione solita secondo cui l’attore era lì solo per comodità e sopra ci avrebbero messo un mostro con gli effetti speciali. Mi risulta che fosse quindi un semi-lavorato.

    Hanno scelto di non completarlo e non usarlo. Quindi è “sì”, non “no”, è esattamente quello che ho detto e il parallelo con Madoka è perfetto come immaginavo (parallelo valido sia con la scena terminata che con un prodotto semi-lavorato, comunque). ^__^ O il “no” era sul fatto di non averlo rivelato al pubblico entro pochi anni, ma solo con la versione del 1996?

    Belle le altre robe su Star Wars, sono sempre divertenti da ricordare. ^^

  13. Milord

    Non ci avevo pensato, grazie. Quindi era *voluto* che io non empatizzassi con lei secondo te?

    Questa è una domanda a cui è difficile dare risposte certe, ma posso comunque provare fornirti la mia interpretazione.

    ATTENZIONE SPOILER!

    Sayaka è certamente un personaggio tragico, nel senso che non riesce a superare il suo fatal flaw, che è quello di ignorare completamente il suo egoismo per aiutare il prossimo (ed essere una “paladina della giustizia” *coff coff* Sailor moon *coff coff XD). Questo è chiaro nella scena in cui kyoko la porta nella chiesa di suo padre per spiegarle la sua filosofia di vita e sayaka non le da ascolto. Per sottolineare questo concetto Kyoko le offre infatti una mela (simbolo di conoscenza nel cristianesimo), e sayaka la rifiuta perché ottenuta illecitamente (cioé tramite il peccato/egoismo). Continuare a seguire questo atteggiamento però “porta il cuore di Sayaka a riempirsi d’odio e di invidia” fino a che la disperazione non la distrugge completamente trasformandola in una strega. “Sono davvero una stupida” sono le sue ultime parole, che corrispondono all’epiteto che le ha attribuito più volte la stessa kyoko nelle puntate precedenti.
    Ora, il personaggio tragico ha lo scopo ultimo di ammonire il pubblico su quali siano gli esiti dell’inettitudine, in modo da portare quest’ultimo ad evitare gli stessi errori. Da questo punto di vista far si che il pubblico provi una grande empatia per il personaggio tragico può essere considerato un errore, primo perché ciò ridurrebbe la facoltà critica degli spettatori stessi (che devono comprendere che l’esito negativo della vicenda è causato e “meritato” dal personaggio in questione), e secondo perché essendo previsto un finale negativo, creare un legame eccessivo tra pubblico e personaggio comporterebbe immancabilmente un senso di insoddisfazione nel primo (che a causa del legame empatico tifa per il successo del protagonista). Quindi sì credo che la scarsa empatia del pubblico per sayaka sia una cosa pensata e voluta.

  14. Il Duca di Baionette

    Bella l’analisi sul difetto di Sayaka, bene in relazione con la premessa ipotizzata. Bravo.

    Da questo punto di vista far si che il pubblico provi una grande empatia per il personaggio tragico può essere considerato un errore

    Tecnicamente non è del tutto esatto. L’empatia (ovvero riconoscere il personaggio come fulcro del bene a inizio storia per un tempo sufficientemente lungo da sviluppare paura per il suo destino, prima di scoprire eventualmente che è una persona schifosa, vedasi Ciro in Gomorra o il protagonista di Abaddon) va comunque realizzata anche per i personaggi tragici. Macbeth funziona perché siamo divisi tra il non volere che vinca e il dispiacere per lo schifo che è dovuto diventare (nel dettaglio nel corso).

    Va bene comunque che l’empatia sia in buon parte compensata nelle fasi avanzate dell’opera dall’aver scoperto la verità sul personaggio e su quanto faccia schifo, ma comunque in una storia ideale non dobbiamo mai smettere di “comprenderlo” e dispiacerci per lui. Se non ci importasse di lui, non impareremmo niente di utile dalla sua vicenda: sarebbe un pirla come tanti, che non ci riguarda e di cui non ci importa nulla, che finisce male… ne abbiamo i giornali pieni ogni giorno (e spesso anche le conoscenze lavorative).

    Es: quando Ciro dà il peggio nella prima stagione ormai è solo un antagonista nella vicenda di Gennaro, in Gomorra, ed è per Gennaro che tifiamo (quello con l’arco di trasformazione in stagione 1), poi quando Ciro torna centrale nella stagioen 2 come personaggio per cui fare un po’ di tifo, lo troviamo che è di nuovo il meno peggio tra tanti altri e il peggiore diventa il vecchio Savastano (il nuovo cattivo).

    Credo di aver capito qual è il problema di cui parla Gwenelan che porta a un problema di empatia (problema che non dovrebbe esserci, se si vuole ottenere il massimo effetto: vedere gente che ci piace fare una fine tremenda per il proprio errore, non gente che ci sta in culo del tutto), ma devo verificare riguardando gli episodi. Se è quello che penso, è una cosa di cui parlo già nella lezione sull’empatia nel corso.

  15. Terra Nova

    O il “no” era sul fatto di non averlo rivelato al pubblico entro pochi anni, ma solo con la versione del 1996?

    Scusa Duca, ieri ho scritto proprio “eeh… di merda” (cit. Food Emperor) ^^’ All’epoca i dietro le quinte dei film, scene tagliate, B-roll, bloopers e altro erano pressocché sconosciuti al grande pubblico. Anche perché molto del girato poi scartato durante il montaggio finiva distrutto per mancanza di spazio negli archivi. Insomma, al pubblico arrivava il prodotto finito con pochissime informazioni sui processi di scrittura e produzione.
    Quindi, quello che volevo dire: all’epoca i produttori non ne parlarono, né il pubblico percepì che ci fosse una scena mancante. Credo che le prime informazioni iniziarono a trapelare l’anno prima della vendita dell’Edizione Speciale, quando si iniziò a menzionare l’inserimento di scene inedite.

    Sicuro che avessero girato pensando davvero di usare quella scena così, come se fosse completa? Wikipedia riporta la versione solita secondo cui l’attore era lì solo per comodità e sopra ci avrebbero messo un mostro con gli effetti speciali.

    La versione comunemente accettata è che quella che menzioni, con l’attore da sostituire in seguito con un mostrillo animato a passo uno. Io però non ne sono mai stata convinta, per i seguenti motivi:

    – animare a passo uno una creatura pelosa è da suicidio: se si scolpisce il pelo il risultato è fintissimo, se si usa pelo vero diventa necessario un pupazzo molto grande per evitare l’effetto “peluche ingrandito”. Quindi, se Lucas pensava a un Wookie gigante, avrebbe potuto realizzarlo solo con un tizio in costume, e questa idea deve essere stata scartata molto presto in fase di pre-produzione e si è virato su un essere glabro, adatto al passo uno, da superimporre all’attore.

    – Il fatto che l’attore indossi un costume (e non un costume qualsiasi: un costume intonato all’estetica del film, come si può vedere dal cinturone che indossa) però lascia ipotizzare che Lucas avesse considerato l’idea di non ritoccare affatto la scena e lasciare che quello fosse il Jabba definitivo – date le famose ristrettezze di tempi e budget con cui fu girato il primo film -. È insomma un semi-lavorato che avrebbe potuto essere promosso a lavorato fatto e finito.

    – Se si aveva già in mente un lumacone gigante, la scena sarebbe stata girata diversamente: Han a un certo punto gira intorno a Jabba, pestandogli la – al momento non ancora esistente – coda. Tanto che quando la scena è stata reinserita è stato necessario “traslare” verso l’alto Harrison Ford in modo che sembrasse salire su e poi scendere dalla coda, una scenetta “simpatica” preludio al pestamerda Jar Jar di tre anni più tardi e che distrugge qualsiasi timore il pubblico potrebbe nutrire per il gangster.

    – Lucas spara un sacco di frescacce XD negli ultimi venti anni ha detto tutto e il contrario di tutto su SW, tipo che aveva progettato una trilogia dall’inizio, cosa palesemente falsa per i millemila conosciutissimi motivi. Quindi

    The scene was meant to connect Star Wars to Return of the Jedi and explain why Han Solo was imprisoned at the end of The Empire Strikes Back.

    è palese retconning da parte di Giorgione ^^ Oltre che a essere superfluo nell’economia di Una Nuova Speranza – tantopiù che la scena è collocata dopo l’uccisione di Greedo! -. Oltre che a rovinare, per chi ha visto i film per la prima volta nell’edizione restaurata, l’introduzione di Jabba nel terzo film, con la sceneggiatura che prima crea hype per questo famigerato essere tramite C3PO(Chewbacca e padron Lando non sono mai più tornati da quel posto!), poi mostra il palazzo e la sua corte/serraglio aliena e solo alla fine presenta Jabba al centro di tutto, come un signore della guerra/re decadente. Non come il fesso che va di persona dal tizio che vuole morto, si fa intortare dalla sua parlantina e pestare le appendici per poi finire con “per stavolta la passi liscia, ma la prossima…”.
    Tl;dr: la scena era stata tagliata per ottimi motivi e sarebbe dovuta restare tagliata.

    Fine OT ^___^’

  16. Gwenelan

    @Milord: il senso di Sayaka nella premessa dell’opera secondo me è chiaro però è come dice il Duca per me: non empatizzare con lei rende i suoi episodi meno efficaci. In un certo senso anchr Homura fa uno sbaglio simile ma lei mi stava simpaticissima quindi ci stavo male durante tutta la serie – e nello stesso tempo non volevo che cambiasse obiettivo perché concordavo con lei, volevo quello che voleva lei. Con Sayaka invece l’impressione è più da “favoletta con morale annessa” , come vedere Cappuccetto Rosso infilarsi nel bosco. Tant’è che quando Kyoko decide di salvarla il mio pensiero era: “ma perché vai dietro a quella cretina?”. Benché ovviamente capisca perché lo sta facendo.
    Ti dico qurllo che mi aspettavo: mi aspettavo che il problema di Sayaka sarebbe stato quello di conciliare la sua sopravvivenza con il suo senso di giustizia. Dover aspettare che i famigli maturino (e quindi mietano vittime) per evitare di morire e poter continuare a combattere, eventualmente “scegliere” di non farlo e quindi in effetti suicidarsi – questo lo avrei capito. Lo avrei trovato scemo uguale ma l’avrei capito. Ci sarebbe stato anche il fatto di sentirsi “zombie” e quindi “non meritevole di vivere”, cosa che avrebbe rafforzato la sua (sofferta) decisione di lasciarsi morire per difendere i suoi principi. Invece , l’impressione che ho avuto è stata che alla fine non le fregasse davvero di essere la super-eroina, non è quello che l’ha spinta ad auto distruggersi, sono state le pare mentali sulla collocazione della sua anima.

  17. Il Duca di Baionette

    @Terra Nova

    – Lucas spara un sacco di frescacce XD negli ultimi venti anni ha detto tutto e il contrario di tutto su SW, tipo che aveva progettato una trilogia dall’inizio, cosa palesemente falsa per i millemila conosciutissimi motivi.

    Sì, e su molte cose lo si può smentire usando informazioni originali e altro, come fa Chris Taylor in Come Star Wars ha conquistato l’universo. Eppure ancora gli si dà credito, come se non fosse uno che dice una cosa al mattino e al pomeriggio l’opposto.

    C’è anche nella narrativa un approccio assurdo simile, ovvero di “credere” a ciò che l’autore dice e non a ciò che l’opera dice. Il che è demenza pura. Sappiamo che TUTTI mentono, l’unica cosa davvero intelligente che Dottor House insegna. Sappiamo che conta SOLO l’opera e ciò che dentro l’opera si desume, NIENTE altro, perché qualsiasi altra cosa può essere frutto di menzogne o di errori:

    Esempi:
    – l’autore dice cazzate: la Rowling può inventarsi che un personaggio è omosessuale senza che mai la cosa appaia nell’opera, e dirlo anni dopo, e… siamo in pieno campo “bullshit”, non è dimostrabile o smentibile col testo;
    – l’autore voleva far passare una cosa, ma ne ha fatta passare una diversa… pensa che la sua protagonista sia una seria professionista dell’omicidio e invece è una piagnucolosa isterica incompetente (per esempio quella dello YA Fantasy Il Trono di Ghiaccio), e ovviamente vale solo la seconda versione, quella Mostrata nel libro, non quella che l’autore Raccontava di voler fare;

    Solo l’opera vale. Solo l’opera conta. Se l’autore dice qualcosa non sostenuta dall’opera allora dice cazzate. Se dice qualcosa negata dall’opera allora mente. Se non sa nemmeno lui di cosa parla la sua opera e quindi “sbaglia in buona fede”, è un pirla e merita un cockslapping rieducativo.

    Tornando a Lucas, Taylor scrive:

    Molte di queste nuove sequenze facevano parte di una scena che Lucas aveva girato, ma non aveva mai usato, nel 1976. Una di queste mostra Han Solo che incontra Jabba, interpretato dal corpulento attore Declan Mulholland che indossa una pelliccia, poco prima che Han si imbarchi sul Millennium Falcon. La scena non aggiunge nulla alla trama che non sia già stato detto durante il fatidico incontro di Han con Greedo nella taverna (che Lucas aveva specificatamente allungato per fornire informazioni chiave dopo che la scena di Jabba era stata tagliata). Come l’episodio fra Luke e Biggs, che fu cancellato per evitare che rovinasse il ritmo della prima bobina, la scena con Jabba aggiunge un paio di minuti di riempitivo a un film d’azione carico di tensione ed emozioni.

    Lucas invece di inventare di aver voluto fare un mostro peloso, e poi inventarsi che era meglio un viscido lumacone e poi altra merda, avrebbe fatto miglior figura a dire: la scena era inutile e rovinava il “mistero” su Jabba e per regola sappiamo che il “mistero”, soprattutto su figure inquietanti, minacciose, è meglio preservarlo. Parliamo un sacco di Jabba, ci caghiamo in mano per Jabba… e non lo vediamo fino al momento nella sua fortezza, e quando lo vediamo è abbastanza sconvolgente per cui ci ripaga dell’attesa.

    La risposta corretta da dare. Magari è falsa, magari Lucas era davvero così coglione (d’altronde si è ripetutamente dimostrato un incompetente e un mezzo fesso, seppure baciato dalla fortuna), ma almeno ci faceva bella figura e sembrava un professionista. ^___^

  18. Milord

    Tecnicamente non è del tutto esatto. L’empatia (ovvero riconoscere il personaggio come fulcro del bene a inizio storia per un tempo sufficientemente lungo da sviluppare paura per il suo destino, prima di scoprire eventualmente che è una persona schifosa, vedasi Ciro in Gomorra o il protagonista di Abaddon) va comunque realizzata anche per i personaggi tragici. Macbeth funziona perché siamo divisi tra il non volere che vinca e il dispiacere per lo schifo che è dovuto diventare (nel dettaglio nel corso).

    Va bene comunque che l’empatia sia in buon parte compensata nelle fasi avanzate dell’opera dall’aver scoperto la verità sul personaggio e su quanto faccia schifo, ma comunque in una storia ideale non dobbiamo mai smettere di “comprenderlo” e dispiacerci per lui. Se non ci importasse di lui, non impareremmo niente di utile dalla sua vicenda: sarebbe un pirla come tanti, che non ci riguarda e di cui non ci importa nulla, che finisce male… ne abbiamo i giornali pieni ogni giorno (e spesso anche le conoscenze lavorative).

    Mi sono espresso male, e ringrazio il Duca per la giusta precisazione. In effetti avrei dovuto esplicitare che con il termine empatia intendo più specificatamente il “provare le stesse emozioni di un’altra persona”. Seguendo questa connotazione, quello che volevo suggerire era proprio che nel personaggio tragico l’empatia iniziale deve poi essere controbilanciata da un qualche tipo di aspetto antipatetico, che permetta al pubblico di dare un senso alla distruzione finale del protagonista e di cogliere le ragioni di questo esito con un maggior distacco critico. Se infatti il pubblico provasse un’empatia totale verso il personaggio (sempre seguendo questa particolare connotazione del termine), finirebbe per ritenere immotivato ed ingiusto un finale tragico, non comprendendo gli errori del personaggio stesso con cui ormai si identifica completamente (ed è questo meccanismo che porta parte del pubblico a desiderare i finali buonisti anche quando stonano con il resto dell’opera).

    In genere è proprio il difetto morale del protagonista a risultare antipatetico e a causare l’esito negativo della vicenda, ma in Madoka le cose non sono così semplici.

    SPOILER

    In questo caso il difetto morale che accomuna tutte le protagoniste e che lega le loro storie è l’eccessivo altruismo, che secondo la premessa porterebbe ad una fine tragica. Penso però che gli autori sapessero benissimo che la maggior parte del pubblico non avrebbe mai considerato l’altruismo come una caratteristica di per sè negativa o antipatetica, e perciò sufficiente a dare un senso al tragico epilogo di sayaka. Secondo un’ottica occidentale/cattolica anzi una premessa del genere sarebbe stata immediatamente rigettata come amorale. Gli autori hanno così assegnato a sayaka un secondo difetto più specifico, legato al primo (Sayaka è eccessivamente altruista perché non riesce ad avere una visione realistica delle cose, e cade nella disperazione per lo stesso motivo), in modo da camuffare ed attutire l’impatto della premessa originale e farla passare in maniera più sottile. La stessa cosa avviene per Mami, che muore a causa del suo eccessivo desiderio di mettersi in mostra (attraverso attività altruistiche) per ottenere l’approvazione altrui (questo viene chiarito meglio nel manga different story, sceneggiato dallo stesso magika quartet). Ciò viene spiegato metaforicamente quando, poche scene prima, la madre di Madoka (mamma-mom-Mami, notare l’accostamento del nome) arriva a casa ubriaca da un appuntamento di lavoro e cade sul pavimento (come mami cade in battaglia) maledicendo il suo capo per averla fatta bere e dimostrando così di essersi ubriacata per compiacerlo.

    Ti dico qurllo che mi aspettavo: mi aspettavo che il problema di Sayaka sarebbe stato quello di conciliare la sua sopravvivenza con il suo senso di giustizia. Dover aspettare che i famigli maturino (e quindi mietano vittime) per evitare di morire e poter continuare a combattere, eventualmente “scegliere” di non farlo e quindi in effetti suicidarsi – questo lo avrei capito. Lo avrei trovato scemo uguale ma l’avrei capito. Ci sarebbe stato anche il fatto di sentirsi “zombie” e quindi “non meritevole di vivere”, cosa che avrebbe rafforzato la sua (sofferta) decisione di lasciarsi morire per difendere i suoi principi. Invece , l’impressione che ho avuto è stata che alla fine non le fregasse davvero di essere la super-eroina, non è quello che l’ha spinta ad auto distruggersi, sono state le pare mentali sulla collocazione della sua anima.

    Condivido quando dici che il comportamento di Sayaka verso la fine del suo arco narrativo possa risultare decisamente antipatetico (è la stessa cosa che ho percepito anch’io) però a ben guardare quello che hai descritto é proprio quello che è successo. Lei infatti sceglie di continuare a combattere gli emissari delle streghe portando la sua soul gem al limite, e quando le viene offerto un grief seed da Homura rifiuta dicendo che non vuole abbassarsi ad essere come lei che usa la magia per fini egoistici. Aggiunge inoltre che se morirà sarà quando non potrà più uccidere streghe, e ciò vorrà dire che avrà portato a termine il suo compito. Probabilmente il problema di scarsa empatia è da ascrivere ad un aver calcato troppo la mano sul rappresentare le distorsioni cognitive generate dalla depressione, ingigantendo troppo dei problemi che il pubblico alla fine non poteva condividere/comprendere.

    Va detto comunque che, nonostante esistano dei metodi piuttosto precisi per sollecitare l’empatia del pubblico, alla fine l’effetto che si ottiene dipende anche dalla psicologia del singolo spettatore, e può quindi variare da persona a persona. Per esempio, a me importava molto più del destino di sayaka che di quello della tanto osannata/idealizzata Mami. Essendomi astenuto dal formulare un giudizio morale frettoloso circa il suo combattere tutte le streghe (aiutanti compresi) e il salvare il carino e coccoloso kyubey (che come da tradizione dovrebbe essere un personaggio buono alleato delle maghe), non appena Mami ha accompagnato Madoka e Sayaka nelle barriere delle streghe, tentando di convincerle ad accettare il contratto, ho pensato “ma questa è fuori di testa a mettere a rischio delle semplici ragazzine in questo modo” e devo dire che la sua fine, per quanto inaspettata, non mi è dispiaciuta per niente xD.

  19. Il Duca di Baionette

    Per esempio, a me importava molto più del destino di sayaka che di quello della tanto osannata/idealizzata Mami.

    Uguale per me. In più io non apprezzo le storie di maghette, per cui solo con la svolta dell’episodio 3 ho cominciato ad apprezzarlo. Coi primi due episodi lo stavo trovando solo moderatamente interessante (e all’epoca seguivo un sacco di serie assieme a ogni stagione, non come nell’ultimo anno in cui ne ho seguite al massimo 1 o 2… in una stagione, quella scorsa, addirittura 0: ho guardato solo cose vecchie da recuperare).
    Di Mami mi importava poco. La disperazione di Sayaka e la sua missione, che doveva per forza scontrarsi col realismo dell’umanità che fa schifo, erano la cosa che mi interessava. Si vedeva subito che era l’idealista che doveva finire male scontrandosi col mondo reale, come piace a me. ^____^

  20. Milord

    Uguale per me. In più io non apprezzo le storie di maghette, per cui solo con la svolta dell’episodio 3 ho cominciato ad apprezzarlo. Coi primi due episodi lo stavo trovando solo moderatamente interessante

    Idem per me (e per tutte le persone che conosco che lo hanno visto xD). In effetti si sono presi un bel rischio nel ribaltare in questo modo il tono generale dell’opera, contravvenendo (grazie a dio xD) alle aspettative che uno poteva avere sulla base dei primi 2 episodi e del genere di riferimento. A questo proposito, si può notare come la ending dei primi 2 episodi sia diversa da quella dell’episodio 3 in poi, che ha una sonorità ed un testo molto più cupa della precedente! Inoltre, la seconda ending compare già nelle prime puntate, ma solo all’interno delle barriere delle streghe, come a segnalare che solo dopo la seconda puntata si rivela la “vera natura” dell’opera.

    Di Mami mi importava poco. La disperazione di Sayaka e la sua missione, che doveva per forza scontrarsi col realismo dell’umanità che fa schifo, erano la cosa che mi interessava. Si vedeva subito che era l’idealista che doveva finire male scontrandosi col mondo reale, come piace a me. ^____^

    In effetti traspare dagli articoli una certa passione per i migliori insegnamenti della tragedia greca, cosa che mi sembra purtroppo sempre più rara e che non posso che approvare ;).

    Comunque se ti è piaciuto Madoka ti consiglio (se già non l’hai visto) di dare un’occhiata a Psycho-pass (sempre di Urobuchi) che trovi in streaming gratuito e legale su una nota piattaforma di contenuti digitali, tra l’altro con un doppiaggio italiano davvero notevole (e superiore all’originale a mio avviso).

  21. Il Duca di Baionette

    Sì, ricordo che Magia delle Kalafina si sentiva la prima volta proprio nel sogno iniziale. Mi piace moltissimo quel pezzo. Ed è bellissima la ending “vera” la prima volta che appare. ^-^

    Bello Psycho-Pass, con una buona idea fantascientifica e, soprattutto, col necessario per soddisfare lo spettatore un po’ smaliziato su come funzionino i criminali veri (magari perché ha letto qualcosa di Miller sul linguaggio della violenza) che penserebbe “ma non può funzionare sta cazzata di idea!” E infatti succedono casini. ^-^
    L’ho visto appena uscito. Non ho visto Psycho-Pass 2 però.

  22. Gwenelan

    Diciamo che io avevo capito che l’intenzione fosse quella, ma poi Sayaka in sé mi è sembrata disperarsi per i motivi sbagliati. Mi è sembrato insomma che l’intento fosse uno, quello che vedevo un’altra cosa non proprio uguale.
    E infatti io pensavo che il problema a empatizzare con lei fosse mio personale, nessuna delle mie amiche aveva avuto questo problema.

    Psycho pass l’ho visto anche io ma odiavo la protagonista XD, mi stava simpatico solo il kattivo, è stato tristissimo cone anime!

  23. Milord

    Psycho pass 2 l’ho visto molto tempo fa e ricordo che nonostante fosse gradevole non si avvicinava neanche lontanamente al primo (difatti non è stato sceneggiato da Urobuchi). Il film invece (perché sì, c’è anche un film) è sempre scritto da Urobuchi e non è niente male, anche se la prima serie è comunque inarrivabile.

    Psycho pass l’ho visto anche io ma odiavo la protagonista XD, mi stava simpatico solo il kattivo, è stato tristissimo cone anime!

    Makishima è uno degli antagonisti più riusciti si sempre xD. A questo proposito vorrei conoscere la vostra idea circa la premessa alla base Psycho-pass. Sono molti i temi che vengono trattati nella serie, ma poiché ho appreso certi concetti tecnici solo dopo averlo visto, ora come ora non riesco a metterla bene a fuoco. La premessa dovrebbe essere espressa maggiormente dal protagonista dell’opera, ma se consideriamo il protagonista come colui che muove l’azione, che vive il conflitto maggiore e che suscita la maggior empatia, allora questi per me è sicuramente Makishima. Che ne pensate?

    Ps: non mi resta che suggerirvi di vedere “Phantom: requiem of phantom”. Se avete visto anche questo, toccherà a voi darmi dei suggerimenti xD

  24. Il Duca di Baionette

    Se in futuro mi capiterà di riguardare Psycho-Pass ci penserò.

    Con le serie anime non è facile, ancora peggio che con le serie tv, perché oltre alla presenza, spesso, di più storie intrecciate c’è il problema dell’uso della telecamera neutra (da cinema) che quindi non rende chiaro subito chi sono i protagonisti e quindi chi ha una storia propria (e chi invece è un personaggio secondario a cui dedichiamo scene che non avrebbe se fossimo vincolati al concetto di “solo il protagonista ha il punto di vista in una scena scritta”, ma che può avere con i film/cartoni).

    Ulteriore difficoltà è che non sempre la premessa è presente e non sempre è gestita in modo chiaro. Egri fa esempi tratti da opere famose teatrali in cui la premessa è gestita male, risultando così incerte. Moltissimi film non hanno una premessa e spesso nemmeno un arco del personaggio, e si reggono su azione, magari l’idea fantascientifica figa (quando si tratta di quel tipo di storie) e un cast di personaggi bidimensionali che non evolvono. Il tipo di film che può avere del successo sul momento, se sfrutta un brand (Snyder nel suo Save the cat fa una bella spiegazione sul perché si facciano così tanti film su brand noti, come i personaggi Marvel o DC) o ha una solida campagna pubblicitaria, ma che poi non rimane nella storia e non viene ricordato come un grande film da chi lo vede.

    Spesso tentare di analizzare una storia è un atto di fede… che sceneggiatore e regista abbiano fatto il loro lavoro (e la casa di produzione non abbia messo i bastoni tra le ruote pretendendo modifiche insensate). Il principale elemento di difficoltà nell’analisi delle storie, secondo me, è proprio questa incertezza che porta, finché non diventa “facile” analizzare le storie (dopo molte analisi e molto studio), a non capire mai per certo se siamo noi a non capire i contenuti strutturali dell’opera o se mancano. XD

  25. Gwenelan

    non mi resta che suggerirvi di vedere “Phantom: requiem of phantom”.

    Io non l’ho visto… ma mi devo fare il fegato amaro come in Psycho Pass XD? Dimmelo prima che mi preparo psicologicamente!

    Per PP: anche io l’ho visto troppo tempo fa, quindi parti dal presupposto che posso ricordare MOLTO male. Ricordo più le sensazioni che mi ha lasciato che i singoli episodi o le scene.
    Intanto, non mi sembrava che fosse Makishima il protagonista, non nel senso inteso dalla Marks (personaggio che deve conseguire l’obiettivo del Plot A affrontando un cambiamento interiore). Darei questo ruolo ad Akane e/o (?) al suo collega (mi sfugge il nome, ma hai capito quale). Makishima mi è sembrato sempre ben cosciente del suo obiettivo e con pochi dubbi e il suo comportamento costringe gli altri a riflettere/cambiare.

    SPOILER

    Per la premessa mi viene difficile. Secondo me il Tema è “Libertà individuale vs Sicurezza Sociale”, ma poi dai miei ricordi non riesco a capire come fosse gestito.
    Non so se sbaglio, io di solito per scovare la premessa quando non la capisco subito (in verità uso lo schema della Marks) parto dal climax e vado a ritroso, perché nel climax, o nel momento di trasformazione a volte, di solito è più evidente la premessa/punto di vista tematico. Nel caso di PP, se prendiamo Akane come protagonista, imho il suo Momento di trasformazione è quando scopre la verità su Sybil e decide di accordarsi con lei per salvare il collega. Il climax è quando il collega uccide Makishima (quindi, Akane non riesce a prendere Makishima vivo, cosa che gli fa scampare l’unione con Sybil).

    Alla fine sembra vincere Sybil, il piano di Makishima fallisce (quindi sarebbe qualcosa tipo: “La repressione della libertà degli individui porta all’ordine sociale”?)… ma si arriva a quel finale solo perché Sybil permette diverse libertà ad Akane e al collega, e Akane stessa decide di sua spontanea volontà di continuare a servirla, mentre ne preannuncia la morte. Akane potrebbe decidere di rivelare tutto e che io ricordi Sybil non potrebbe fermarla. L’ordine sociale viene mantenuto solo perché alcuni (Akane, ma anche il collega che poi fa i bagagli e se ne va) decidono di loro spontanea volontà ( = libertà individuale) di sottomettersi al controllo o levarsi dalle balle (che è sempre una forma di auto-repressione, perché decidono di sacrificare se stessi piuttosto che disturbare lo status quo).
    In sostanza, non lo so XD. Secondo te?

  26. Milord

    Ulteriore difficoltà è che non sempre la premessa è presente e non sempre è gestita in modo chiaro. Egri fa esempi tratti da opere famose teatrali in cui la premessa è gestita male, risultando così incerte. Moltissimi film non hanno una premessa e spesso nemmeno un arco del personaggio, e si reggono su azione, magari l’idea fantascientifica figa (quando si tratta di quel tipo di storie) e un cast di personaggi bidimensionali che non evolvono. Il tipo di film che può avere del successo sul momento, se sfrutta un brand (Snyder nel suo Save the cat fa una bella spiegazione sul perché si facciano così tanti film su brand noti, come i personaggi Marvel o DC) o ha una solida campagna pubblicitaria, ma che poi non rimane nella storia e non viene ricordato come un grande film da chi lo vede.

    Spesso tentare di analizzare una storia è un atto di fede… che sceneggiatore e regista abbiano fatto il loro lavoro (e la casa di produzione non abbia messo i bastoni tra le ruote pretendendo modifiche insensate). Il principale elemento di difficoltà nell’analisi delle storie, secondo me, è proprio questa incertezza che porta, finché non diventa “facile” analizzare le storie (dopo molte analisi e molto studio), a non capire mai per certo se siamo noi a non capire i contenuti strutturali dell’opera o se mancano. XD

    Verissimo, infatti dato il modo magistrale con cui è stato strutturato Madoka magica (finale a parte) ho assunto con un atto di fede che anche Psycho-pass fosse stato pensato altrettanto bene, ma in generale, soprattutto sul cinema contemporaneo, sono molto più scettico XD. Snyder sa di certo il fatto suo ma tende a mettere veramente troppa enfasi sul come rendere commerciale/commerciabile, come se lo scopo di uno sceneggiatore dovesse essere fare business e non tanto dell’arte (qui intesa come il veicolare un significato umano universale mediante un’allegoria). Da questo punto di vista McKee per esempio è molto più nelle mie corde.

    Io non l’ho visto… ma mi devo fare il fegato amaro come in Psycho Pass XD? Dimmelo prima che mi preparo psicologicamente!

    Eh, anche di più di Psycho-pass mi sa… fammi sapere tu xD

    Intanto, non mi sembrava che fosse Makishima il protagonista, non nel senso inteso dalla Marks (personaggio che deve conseguire l’obiettivo del Plot A affrontando un cambiamento interiore). Darei questo ruolo ad Akane e/o (?) al suo collega (mi sfugge il nome, ma hai capito quale). Makishima mi è sembrato sempre ben cosciente del suo obiettivo e con pochi dubbi e il suo comportamento costringe gli altri a riflettere/cambiare.

    Naturalmente l’analisi di un’opera è solo una speculazione fatta sulla base di un certo sistema interpretativo (una teoria), per cui i significati di certi termini possono variare da teoria a teoria. Va anche detto che questi modelli sono ben lungi dall’incorporare tutte le varianti possibili della narrazione, perciò siamo noi che dobbiamo saper applicarle con una certa flessibilità, non per niente la maggior parte di queste teorie si riferiscono al cinema e siamo noi ad estenderle anche alle serie tv e altro. In una serie può essere presente più di un “protagonista”, cioè un personaggio con un certo peso che porta avanti la storia, ed è per questo che ho specificato che io definisco il protagonista come colui che più di tutti muove l’azione, suscita empatia e vive il conflitto più grande, ovvero il personaggio che ha più “peso” all’interno della vicenda.

    SPOILER

    nel caso di Psycho-pass, è vero che akane subisce una trasformazione, ma si può dire che anche Makishima ha un suo arco tragico. Egli infatti rimane ancorato al suo “sistema di sopravvivenza” come lo chiama la marks nonostante abbia la possibilità di far parte del sybil, e a causa del suo ostinato rifiuto finisce per essere ucciso. In effetti se il climax (inteso come il momento emotivamente più intenso) è quando makishima muore, per forza di cose il personaggio con il peso maggiore dovrebbe essere presente (e akane non c’è).

    Partendo da makishima quindi, potrei ipotizzare una premessa del tipo “chi antepone la propria volontà individuale al sistema fa una brutta fine”. Seguendo questo presupposto:

    Makishima muore pur di non farsi inglobare dal sistema
    Kougami si ribella al sybil per eliminare makishima, e diventa un fuorilegge braccato dalla pubblica sicurezza
    Akane smette di essere sottomessa al sybil e lo disprezza pur riconoscendone la necessità, lo accetta quindi internamente e continua a vivere (essendo a conoscenza della verità, il sybil l’aveva minacciata di morte ad un certo punto. Inoltre se la sua accettazione fosse fasulla, sarebbe subito rilevata come criminale latente)
    Il detective aveva rifiutato il sybil ed è stato costretto ad allontanarsi dalla famiglia e a diventare esecutore
    Il professore che ha aiutato kougami viene catturato e messo in isolamento (lo mostrano nella seconda serie ma si conosce la fine che farà già nella prima)

    dovrei riguardarlo per verificare meglio però.

  27. Daniele

    E se i protagonisti di Psycho Pass fossero due? Akane e Shinya sono spesso in scena insieme, o almeno in comunicazione reciproca, e Makishima si comporta troppo da rivale (e secondo me ha poco screen time, rispetto agli altri due. Ma è sufficiente per un villain). Ma anche io non lo vedo da troppo, e l’ho visto solo una volta.

    Riguardo all’idea che Akane non possa fare finta di accettare il Sybil senza tramare, non so… il funzionamento della sua testa era anomalo, anche se non estremo quanto quello di Makishima. Lei subiva shock anche pesanti, ma riprendendosi in fretta senza superare la soglia… ma qui sono nel campo del what if più che mai! :P

  28. Giulia

    Io invece con Sayaka ho empatizzato tantissimo, e penso sia perché ho riconosciuto nel suo comportamento alcuni meccanismi della depressione.

    SPOILER

    Ora dovrei rivedere Madoka per esserne sicura, ma quello che Sayaka fa è salvare il violinista nella speranza che lui possa ricambiarla. Quando si rende conto che a) non succederà b) lei stessa ha agito per egoismo (dopo essersi raccontata di averlo fatto per altruismo), sbatte il muso contro lo schifo della condizione umana e sprofonda nella depressione, e quello che segue sono pensieri disfunzionali abbastanza tipici (“mi devo sacrificare per gli altri fino all’autodistruzione senza chiedere niente in cambio, altrimenti non valgo niente/sono una brutta persona”).

    /SPOILER

  29. Gwenelan

    SPOILER SPOILER

    @Milord: Mi piace la tua analisi; se la vediamo dal punto di vista “Akane-protagonista”, ribaltando la premessa che proponi ha moltissimo senso.

  30. Milord

    @Milord: Mi piace la tua analisi; se la vediamo dal punto di vista “Akane-protagonista”, ribaltando la premessa che proponi ha moltissimo senso.

    Vero? In effetti akane e makishima sono i personaggi con più peso all’interno della storia, e a prescindere dai dibattiti sulla definizione di protagonista, sono loro che più di tutti incarnano la premessa. In effetti ho pensato a makishima in questo modo soprattutto ipotizzando quale potrebbe essere stato il percorso creativo che ha portato a strutturare la serie. In quanto distopia fantascientifica (il fatto che sia una distopia e non un’utopia è opinabile, ma per i personaggi principali sicuramente è una distopia) si può ipotizzare che il mondo narrativo sia stato definito con precisione come primo elemento, e che solo successivamente l’autore abbia delineato più nel dettaglio un personaggio che vi si opponesse (makishima). Tuttavia Urobuchi deve poi aver valutato che la sua ispirazione per questo personaggio non consentiva a quest’ultimo di essere il “personaggio principale/personaggio punto di vista” (perché troppo amorale probabilmente) e quindi ha creato, per contrasto, akane e kougami. Secondo truby il protagonista è il personaggio “migliore” e più complesso dell’opera, in altre parole quello più “ispirato”, e questi in Psycho-pass è sicuramente makishima.

    SPOILER

    Riguardo all’idea che Akane non possa fare finta di accettare il Sybil senza tramare, non so…

    Ti assicuro che è proprio così. Da qualche parte viene esplicitamente detto che il solo formulare l’intenzione di danneggiare il sybil sistem comporta un consistente aumento del coefficiente di criminalità. È vero, akane si riprende facilmente dagli eventi traumatici ma a parte questo non è particolarmente diversa da un comune cittadino. Tra l’altro, quando akane scopre la vera natura del sybil e inizia così a detestarlo e a criticarlo, il sybil le risponde (leggendo nella sua mente) che sanno che lei in fondo riconosce la necessità del sistema, anche se ora lo detesta. Inoltre, se sybil non avesse avuto questa certezza, non l’avrebbe mai lasciata a piede libero rischiando che l’informazione circa la sua costituzione venisse resa pubblica.

    Tra l’altro questo è un aspetto centrale della vicenda, perché mentre all’inizio il sistema viene presentato come completamente compiuterizzato e svincolato dall’ego umano (e quindi equo ed imparziale) successivamente si scopre che esso è in realtà ancora basato su criteri arbitrari. Questo significa che anche il giudizio circa i criminali latenti è in parte arbitrario, perché questo deriva dalla previsione della tendenza di un individuo ad infrangere determinate norme (sociali e giuridiche) che sono anch’esse arbitrarie e stabilite dal sybil.

    A riprova di ciò ci sono diverse battute:
    Akane dice che non può credere che l’animo di kougami possa essere uguale a quello di un serial killer, benché siano entrambi dei criminali latenti.
    Akane dice a kougami che col tempo anche i criminali latenti potrebbero acquisire maggiori diritti (e quindi li considera come una minoranza, non come degli individui psicologicamente disturbati)
    L’ultima scena della serie riprende la prima, evidenziando le differenze tra il modo di vedere i criminali latenti di akane e quello del suo ex-superiore ghinoza. Qui akane non li descrive come individui con disturbi di personalità e non li associa a delle bestie, ma dice che sono individui con “criteri di giudizio verso il crimine differenti dai nostri”.

    Ora, io personalmente ci leggo una critica pesante al concetto di salute mentale sbandierato dalla psichiatria e dalla psicologa clinica, in cui essa viene legata all’aderenza a norme sociali stabilite arbitrariamente, che in molti casi hanno il fine ultimo di mantenere la stabilità della società più che di perseguire il benessere della singola persona. A tal proposito vorrei prendere come esempio l’omosessualità, in passato considerata alla stregua di un vero e proprio disturbo mentale, e ora non più tale perché tale minoranza si è rivelata abbastanza numerosa e organizzata per difendere i propri diritti. Anche questo caso si configura come una decisione arbitraria, in cui si prende l’adeguatezza dell’individuo alla società come metro di giudizio per stabilire la sanità mentale dello stesso, senza considerare ciò che è realmente desiderabile per il singolo e senza considerare che la società potrebbe essere più patologica dell’individuo stesso, allontanandolo da ciò che è per lui desiderabile in qualità di essere umano e al di fuori di qualunque contesto.

    Per fare un altro esempio legato alla serie: un elevato grado di aggressività nella nostra società e in quella di psichopass è pubblicamente condannata, eppure l’essere umano ne è dotato per qualcosa. In Psycho-pass si arriva all’assurdo in cui la gente comune, completamente estranea alla violenza, viene picchiata e seviziata fino alla morte senza che nessuno, nemmeno la vittima, sia in grado di reagire, ed infatti l’investigatore (criminale latente e quindi dotato di un certo grado di aggressività) dice riferendosi alle altre persone (psicologicamente sane secondo il Sybil) “ma cosa sono, dei fantocci?”. Il cittadino sano è morto laddove un criminale latente sarebbe potuto sopravvivere. Ora, io credo che un cittadino violento ma vivo sia più sano di uno docile e morto stecchito, ma probabilmente anche la mia è una visione arbitraria, chi può dirlo ;).

  31. Ale

    C’è anche nella narrativa un approccio assurdo simile, ovvero di “credere” a ciò che l’autore dice e non a ciò che l’opera dice. Il che è demenza pura.

    Infatti, mi è successo di dover fare discussioni su Tolkien e Mellick scaturite proprio dal fatto che l’interlocutore cadeva in questo equivoco. Anche perché altrimenti Ilsa la Belva delle SS sarebbe un “film-documento di denuncia sugli orrori del nazismo perché mai più tali orrori si debbano ripetere nella Storia” e non un compiaciutissimo soft porno sado-lesbo.

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