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Mag 10

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Incipit d’anime: “SukaSuka”

La scorsa settimana avevo accennato al fatto che dopo Roku de Nashi Majutsu Koushi to Akashic Records avremmo trattato un anime con un titolo perfino più lungo. Credo sia un titolo da record, ma chiedo conferma a chi ne sa più di me: Shuumatsu Nani Shitemasu ka? Isogashii desu ka? Sukutte Moratte Ii desu ka? che per brevità viene chiamato SukaSuka.

E sì, come vedremo sukerà abbastanza…

Notare lo sguardo lieto della protagonista…

Anche qui ci troviamo di fronte al tipico anime fantasy come ne vediamo a ogni stagione. Funziona bene in coppia con Roku de Nashi, visto la scorsa settimana, per esplorare due declinazioni diverse dei tipici anime fantasy: mentre Roku de Nashi è molto più comico, SukaSuka è votato a una serietà molto maggiore, idealmente, sia nei contenuti che nei toni.

Ho visto quattro episodi, ma come sempre ne bastano solo due o tre per un giudizio sull’incipit. Non mi fido di giudicare una serie dal solo primo episodio perché non sono rare le serie che lo gestiscono male, magari per un uso errato della partenza “in medias res”, per esempio Youjo Senki, e migliorano a partire dal secondo. E troppo spesso ci sono serie che partono in modo passabile, come Roku de Nashi se fosse rimasto una serie solo comica, ma diventano immondizia subito dopo.

Partiamo!

Il meglio di SukaSuka si concentra nei primi 60 secondi esatti. Vediamo una nave volante danneggiata che lascia una bella scia di fumo nero, e una tizia che avanza a passo lento in mezzo ai cadaveri. C’è un tizio dall’espressione risoluta che precipita tenendo stretta a sé una ragazzina, e degli uomini bestia con la stessa uniforme della ragazza che affrontano “qualcosa” di evidentemente tremendo.

Vediamo un mostro enorme, lo stesso che ha invaso i corridoi della nave, che viene fatto a pezzi da una tizia con le ali che maneggia una grossa spada. E per finire vediamo la tizia coi capelli rossi di prima gettarsi nel vuoto, ignorando le urla di una tipa moribonda. Con lo sguardo da traumatizzata, si lancia come se fosse un suicidio, dicendo allo stesso tempo di essere la ragazza più felice del mondo, grazie a un certo tizio.

Un ottimo esempio di partenza nel pieno della vicenda: la tizia sembra suicidarsi, anche se sappiamo che probabilmente non è così; le parole che dice sull’aver trovato la felicità, in contrasto con il disastro che vediamo, ci fanno chiedere che cosa è successo prima e come sono arrivati a quel macello. In più vedere un personaggio che appare come positivo in un momento di dolore e disperazione aiuta ad agganciarci e a farci volerne sapere di più.

Questo è il modo corretto di usare una partenza “in medias res”, per compensare la piattezza e mancanza di contenuti interessanti che arriveranno seguendo il mero ordine cronologico perché la storia non è stata sviluppata per funzionare al meglio nell’ordine naturale di svolgimento. Trattandosi di una storia fantastica, fantasy in questo caso, l’inizio deve possibilmente presentarci anche gli elementi fantastici di cui la vicenda parlerà: in questo caso tizie volanti con grosse spade che affrontano mostri tremendi.

A livello tematico è il monologo interiore della tizia coi capelli rossi, che evidentemente è la protagonista, a dirci di cosa parlerà la storia: di come l’amore di quel tizio le ha permesso di trovare la felicità anche se la sua vita è una merda.

Questo è il punto più alto dei primi episodi e dopo andrà solo peggio, parafrasando le frasi con cui comincia il film American Beauty. ^_^

La storia prosegue con una tizia dai capelli azzurri che insegue un gatto per recuperare il medaglione che le ha rubato. L’inseguimento avviene in una città collocata su un’isola volante e da quanto si capisce poi nella storia i mostri hanno spazzato via l’umanità secoli prima e ora esistono solo gli uomini-bestia (con forma di coniglio, lupo, gatto ecc. antropomorfo) e le creature fatate, incluse creature come ciclopi e arpie. Un ciclope lo vedremo proprio nel ruolo di medico militare nell’episodio quattro.

Torniamo all’inseguimento che non bastandogli di essere il solito cliché dell’animale che ruba qualcosa di prezioso e viene inseguito, si eleva a maggior vette di povertà contenutistica quando la tizia nel tentare di afferrare il gatto precipita assieme alla bestia da un edificio e si salva dal rompersi le ossa solo perché un tizio dotato di un qualche potere magico scatta rapidissimo e le fa da materasso. E qui ci aspetteremmo ossa rotte per entrambi, e invece la caduta mortale diventa così una bottarella senza conseguenze…

Il gatto ha un’espressione buffa! Ridiamo! Ridiamo!

Scopriamo così che le creature senza artigli, zanne o altre caratteristiche da uomini-bestia, sono disprezzate. In pratica chiunque sia identico a un umano, l’antica specie spazzata via dai mostri. La tizia dai capelli azzurri, ora senza cappello, sembra al 100% una ragazza umana… e anche il suo salvatore sembra proprio un umano: i tizi attorno lanciano sguardi di disapprovazione.

Quando si è circondati da gente con l’aspetto di conigli, gli standard fisici diventano molto alti!

I due se la svignano e la ragazza si fa accompagnare dal ragazzo in cima alla torre più alta della città, dove vengono raggiunti da dei militari e lei si consegna senza fare storie. Capiamo che non pensa di vivere ancora a lungo e che voleva togliersi lo sfizio di guardare il panorama da lì: ora può andarsene senza rimpianti.

Perché entrare così tanto nel dettaglio? Perché ci servirà dopo.
I protagonisti della storia sono i due tizi di prima, ovvero Chtholly, la ragazza, e Willem, il ragazzo. Piccola nota: facendo due più due con l’introduzione, è chiaro che Chtholly è la ragazza coi capelli rossi che ha trovato la felicità (e che aveva in effetti dei capelli azzurri tra quelli rossi) e che Willem è il tizio che vediamo precipitare stretto a una ragazzina (che vedremo poi nel secondo episodio).

E visto che durante la caduta Chtholly dice che il salto è troppo breve per attivare in tempo il suo potere e volare, capiamo che nel primo minuto il balzo nel vuoto non è un suicidio ma è uno spiccare il volo… forse per combattere? Boh, non penso che vedrò mai tutta la serie per scoprirlo.

Isole volanti, come farne a meno? Non senti come è facile e ovvio l’approvvigionamento di acqua potabile? E la sostenibilità alimentare?

Nell’introduzione vediamo anche un orco dalla pelle verde al timone della nave, ed è lo stesso orco che subito dopo l’addio di Chtholly sta parlando con Willem in un pub: ha un lavoro da parte dei militari che richiede un uomo di fiducia, e vogliono che sia possibilmente “di forma umana”. Lui è perfetto per il posto e l’orco vuole che accetti perché Willem non può continuare a vivere nel ricordo del passato e di chi è morto, e deve trovare la felicità. In pratica ci sta spiattellando il difetto interiore di Willem, anche se poi dubito che riguarderà mai davvero la storia… una versione goffa della scena dell’armadietto in Rocky

Grazie psicolorco per la consulenza!

Willem scopriremo nell’episodio tre che è l’ultimo umano sul pianeta e che è stato ritrovato in un blocco di ghiaccio dall’orco e da una certa troll che vedremo tra poco, due esploratori professionisti che si avventuravano sulla superficie abbandonata del pianeta lasciando la sicurezza delle isole volanti. A quanto pare Willem sente su di sé il peso di tutti i morti che non ha potuto evitare mentre faceva il cosplay del cubetto di ghiaccio, e dei suoi amici morti mentre ancora combatteva…

Andando veloci, il lavoro consiste nell’essere il custode di un magazzino d’armi speciali dell’esercito. E già qui suona molto sospetto: un posto così di fiducia e ci mandano “signor nessuno” che non è nemmeno un militare, arruolato, fornito di gradi e spedito in poche ore? Alla faccia della raccomandazione…

Su questo scoglio volante pare ci siano i lupi… e no, ok, non voglio sapere come.

Qui le cose iniziano a farsi pessime.
Primo incontro sull’isola volante, appena arrivato… ah, sono minuscole isole volanti ma ci sono i lupi che ululano e no, ok, non entriamo nel dettaglio. Dicevo, primo incontro: una ragazzina che tenta di menarlo con una spada di legno. Arriva poi una ragazza più grande a fermarla… ed è Chtholly! Ma va? Proprio la tizia che aveva incontrato per caso poco tempo prima!

E indovinate chi è il secondo custode del magazzino, quello scelto dalla gilda e non dall’esercito? Ma è la troll che lo ha trovato nel ghiaccio! Ok, questo secondo caso è scusato dall’idea che l’orco abbia fatto carte false apposta per farlo assumere lì proprio perché era un lavoro assieme a una persona che conosce.

I troll a quanto pare hanno forma umana e la passione per mangiare le altre creature civilizzate.

L’incontro iniziale con Chtholly è una coincidenza inutile. Sarebbe sufficiente incontrarla qui, dove comunque il buon cuore di Willem la farebbe invaghire come previsto dalla storia. Se proprio era necessario che Willem incontrasse una di queste tizie “armi segrete”, che poi sono leprecauni, creature fatate che si sono evolute imitando gli umani, come sono di forma umana anche i troll, avrebbe potuto incontrarne un’altra… una che magari scoprirà poco dopo essere morta in missione e lui poteva saperlo ora da Chtholly o dalla troll. L’idea infatti è che i militari le facciano crepare senza farsi problemi.

Ecco, questo è un altro aspetto parecchio stupido.
Queste ragazze tenute in quell’edificio sono leprecauni e sono allevate lì perché quando crescono, diciamo da bambine grandicelle in su, sviluppano forti poteri che permettono loro di maneggiare delle antiche armi da guerra degli umani chiamate Carillon. Questi Carillon sono spade potentissime costruite mischiando assieme amuleti magici per farli interagire in modo bizzarro, dopo averli intonati come se fossero strumenti musicali, per creare nuovi poteri.

Willem spiega nell’episodio tre che i Carillon proiettano contro il nemico la sua stessa forza, per cui saper usare correttamente la spada per contrastare il nemico con la sua stessa violenza è meglio rispetto al semplice pomparci dentro la propria energia magica. Indovinate? I militari non insegnano niente di questo alle ragazze. Le allevano, ma non le addestrano a combattere e queste menano colpi con le spade come se fossero pale per la pizza!

Tant’è che ai militari a quanto pare non importa nemmeno che i leprecauni sopravvivano: contro i nemici davvero forti, quelli capaci di raggiungere le isole volanti sul serio, l’arma segreta è inviare in missione un leprecauno con il compito di suicidarsi esplodendo con tutto il proprio potere magico. Boom. Il che è bizzarro visto che non sembrano averne così tanti leprecauni grandi a sufficienza per combattere… probabilmente sono tutti degli imbecilli, come capita di norma negli anime.

Nota positiva: invece di far loro indossare dei costumi soft porno come in tanti altri anime, le combattenti indossano uniformi “normali” con delle aggiunte più estetiche che altro di parti d’armatura. Hanno le gambe scoperte senza motivo sotto la minigonna, quando sarebbe più logico indossare pantaloni, ma è già un grosso passo avanti.

Torniamo all’Allah Akbar BOOM fatato.
Più un leprecauno ha rinunciato alla vita, più è indifferente alla morte, e più esploderà forte…  e i leprecauni sono allevati in modo che ignorino il dolore e considerino la propria esistenza insignificante, tant’è che mentre le bambine giocano e una di queste cade giù in spiaggia e si taglia in testa, coprendosi il volto di sangue, né lei né le altre sembrano preoccuparsi. Solo Willem rimane turbato, non sapendo ancora la verità… e quando la scopre ovviamente pretende di insegnare l’uso della spada a Chtholly! Corso accelerato in tre giorni, circa…

Ovviamente la spada ora assegnata a Chtholly è quella che in passato maneggiava un’amica del protagonista, come vediamo in un ricordo. Vogliamo un’altra coincidenza? Perché no!
Chtholly, infelice all’idea di morire entro pochi giorni e per il fatto che proprio per la sua tristezza forse non riuscirà nemmeno a fare un botto abbastanza forte da eliminare il nemico, chiede a Willem di esaudire un suo desiderio se tornerà viva: prepararle una buttercake, praticamente una torta margherita con poche uova e molto burro… ed è lo stesso dolce che Willem, 500 anni prima, chiese alla sua amica prima di partire per la battaglia. Perché???

Problemi di tono e conflitto.

L’opera vorrebbe essere seria, drammatica, su delle ragazze costrette a fare le kamikaze per difendere una popolazione che le disprezza e su un tizio, l’ultimo umano sulla terra, che dovrà prendersene cura (sono quasi tutte bambine). In pratica veder crescere e poi mandare a morire queste tizie mentre lui se ne sta nelle retrovie, ripetendo il trauma passato del veder crepare tutti i suoi amici uno dopo l’altro.

A sostenere questo tono però non aiutano alcuni aspetti ridicoli e alcuni siparietti. Per esempio la troll coi capelli rosa è vestita da cameriera, un vestiario ridicolo sia per il suo ruolo che per il tono della vicenda. Quando vediamo che riceve notizie gravi via radio, il suo indossare un cosplay da french maid non aiuta in alcun modo a farci entrare nel dramma della scena.

Il tuo costume, per cominciare.

Allo stesso modo quando Willem usa le sue conoscenze per eseguire un massaggio a Chtholly, in modo da scioglierle i muscoli bloccati dall’uso del potere magico, il siparietto allusivo e il gridolino finale da orgasmo di Chtholly, con tanto di effetti visivi a sottolinearlo, non aiutano a mantenere il tono drammatico. Ed è solo uno dei tanti siparietti pseudocomici nei rapporti tra Willem e le ragazze leprecauno più cresciute.

Non si tratta di comic relief coerenti con la storia, ovvero che esplorano i possibili lati leggeri che ci sono anche in una tragedia, ma di cose a caso che non le appartengono: la storia non sa dove sta andando e manda segnali incoerenti, pur di ripetere a tutti i costi i cliché tipici di questi prodotti senza un ragionamento critico fondato sulla teoria. E i risultati fallimentari si vedono: non è forse la norma per un anime fare una sola stagione senza venire proseguito? Appunto. Ma ci torneremo in futuro, forse.

E non dimentichiamo i doppi sensi.

Per finire, il conflitto. Non c’è. Willem ottiene il lavoro senza sforzo, opponendo lui un poco di resistenza che però scompare subito. Quando arriva sul posto è più che contento di lavorare con un branco di bambine e qualche ragazzina. Le bambine lo accolgono con un poco di titubanza, ma il protagonista impiega un attimo a conquistare la loro fiducia preparando un dolce a sorpresa, come faceva secoli prima nella sua vecchia vita con altri bambini.

È talmente esperto coi bambini che sarebbe meglio preoccuparsi…

A livello di storia esterna Willem non fa nulla. Gli eventi importanti, i combattimenti che non vediamo, li porta avanti Chtholly… e in buona parte è Chtholly stessa un personaggio che ha bisogno di cambiare per dare valore alla propria vita e vincere senza suicidarsi. Willem non sembra nemmeno il portatore del vero cambiamento (quello che risolve la vicenda esterna), ma solo un personaggio secondario che aiuta Chtholly a cambiare grazie al proprio esempio, come un catalizzatore. Sì, Willem è traumatizzato dal proprio passato, ma non pare questo avere utilità particolari.

In più nei primi quattro episodi non appare nemmeno un chiaro obiettivo generale per la vicenda, se non sopravvivere di battaglia in battaglia il più possibile. È tutto molto confuso e mal progettato. Perfino in One Piece sappiamo che l’obiettivo complessivo è che Rufy divenga il più grande pirata di sempre e trovi il One Piece. Poi, ok, magari il mangaka morirà prima che la storia finisca visto che è all’apparenza interminabile, ma perlomeno un obiettivo teorico c’è.

E con questo basta anime per qualche settimana! ^_^

Dettagli sull'autore

Il Duca di Baionette

Il Duca di Baionette (Marco Carrara) è nato in un secolo, vive in un altro e crede di vivere in un altro ancora. Dal 2006 si occupa in modo costante di narrativa fantastica e tecniche di scrittura. Dal 2008 si occupa di editoria digitale sul suo blog Baionette Librarie, di cui si è autonominato Duca. Nel gennaio 2012 ha avviato AgenziaDuca.it per trovare bravi autori e aiutarli a migliorare con corsi di scrittura mirati. Gli stessi corsi forniti gratuitamente agli autori di Vaporteppa.

Nel gennaio 2013 ha ideato il progetto editoriale divenuto Vaporteppa nell’ottobre successivo, con la decisione di Antonio Tombolini, A.D. di StreetLib, di adottare la collana. Ora è Duca sia di Baionette che di Vaporteppa, un po' come Macbeth che ottiene una seconda baronia all'inizio della sua vicenda.
Nel gennaio 2017 ha avviato un canale YouTube.

Adora i conigli, gli scafandri da palombaro, i trattori e le fatine. Talvolta parla di sé in terza persona, come Silvio Berlusconi, i dittatori e i pazzi. Ops, l’ha appena fatto!

Permalink link a questo articolo: http://www.steamfantasy.it/blog/2017/05/10/incipit-danime-sukasuka/

19 comments

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  1. dlord

    Ciao duca!
    Ti ringrazio tantissimo per questi incipit perchè anche io ho una passione sopita per gli anime ma purtroppo non ho tempo per guardarli tutti ma soprattutto non ho tempo da perdere con anime insulsi e soft porn che dopo 10 puntate annoiano. Continua così ^__^

    Una domanda: principalmente quali anime hai intenzione di recensire? completi, solo nuovi, nuove stagioni? genere?

  2. Il Duca di Baionette

    Principalmente anime recenti e se possibile quelli appena usciti, soprattutto per avere gli articoli di incipit prima che sia trasmessa metà stagione. Dipende da cosa vedo di interessante che fornisca idee di cui parlare.

    Generi principali: fantasy e fantascienza, di qualsiasi tipo (incluso quindi horror sovrannaturale e altro sovrannaturale), così magari con un po’ di fortuna capitano anche delle idee in ambito fantastico da commentare.

  3. michele

    aspettiamo il video!

    Grazie Duca per aiutarci a risparmiare tempo e a evitare certe porcherie. Peccato, questo anime di base mi ispirava, forse ne guarderò un paio di episodi.

  4. Federico

    Ma è una mia impressione o il grosso delle trame degli anime si basano sulle coincidenze inutili?
    Torni a [città x] e la prima persona che incontri è un tuo/a compagno/a di infanzia, sei un figo dal passato misterioso e se ti ritrovi a passare del tempo con qualcuno più giovane di te è automaticamente qualcuno/a a cui hai salvato la vita e così via.
    Coincidenze inutili ai fini della trama perché non aggiungono nulla di significativo, e se non ci fossero scorrerebbe tutto allo stesso modo, ma inserite lo stesso perché sì.
    Per non parlare del fanservice infilato in momenti random, soprattutto quando viene messo in momenti drammatici che secondo me ammazza qualunque serietà.

  5. Il Duca di Baionette

    Le coincidenze sono il marchio dell’inettitudine, e siamo così abituati a vederle ovunque che anche volendo evitarle c’è sempre la tentazione di metterle. Qui negli anime sto segnalando la cosa in modo particolare, ma lo stesso discorso vale con i film occidentali o i romanzi nelle librerie, inclusi film ben progettati zeppi di coincidenze ed eventi “al momento giusto” (es. quella carriola sbilenca che è il primo Arma Letale, l’unico decente: grande gestione dei coprotagonisti montata però su una roba che fa sembrare questi ultimi anime dei prodotti di pregio).

    Avevano una particolare passione per le coincidenze a cazzo di cane, anche dannose per la storia perché non eliminabili o ignorabili, quelli che poi sono diventati i grandi classici della letteratura ottocentesca europea. D’altronde un’opera è “bella” in relazione al giudizio del pubblico che a sua volta è selezionato dalla qualità media… quando tutto fa schifo e il pubblico abbozza lo stesso alla situazione, qualcosa che fa solo schifino diventa un capolavoro.

  6. Giovanni

    Beh il Duca che fa suka suka sul video deve diventare una gif animata!!!

  7. LG Montoya

    Una storia che nasce in seguito a una coincidenza ci può stare, è nello sviluppo che non ci dovrebbero essere… o neanche questo va bene?

  8. LG Montoya

    Oppure è la esatta illustrazione della tua chiosa finale, Duca :-/

  9. Terra Nova

    il Duca che fa suka suka sul video deve diventare una gif animata!!!

    :3

    https://giphy.com/gifs/GpkwSvZTs19Cg

  10. Gwenelan

    Vabbè, già un anime che si chiama SukaSuka, a meno che non sia un porno, non può essere decente XD.
    Le coincidenze imho le mettono, oltre che per inesperienza/pigrizia/idiozia, perché fanno “romantico”: vuoi mettere che la Tizia che Tizio incontra gli chieda esattamente la stessa cosa che gli chiese la FidanzataMorta invece di un’altra cosa qualsiasi? Vuoi mettere che Tizio cambiando citta&continente&realtà trovi la stessa Tizia che aveva incontrato da tutt’altra parte? E kosì romantiko, deve essere destyno!!!

    A parte questo, non ho capito bene la questione dell’inizio in medias res rispetto a quello di Youjo Senki (che sono andata a vedere dopo aver letto l’articolo, non lo conoscevo). E’ la differenza nell’uso dei due personaggi (Ctholly e la biondina)? O tutto l’insieme?

  11. Il Duca di Baionette

    Vedrai il grosso problema di Youjo Senki quando faremo la costruzione dell’empatia quest’estate nel secondo modulo.

  12. Il Duca di Baionette

    @LG Montoya
    Qui per gli eventi casuali, con i vari casi: http://www.steamfantasy.it/blog/2017/05/03/incipit-danime-roku-de-nashi/#comment-50861

  13. Paolo Giusti

    Gentilissimo Duca, è il primo intervento dopo quasi dieci anni di lurkaggio, spero non faccia troppo schifo.
    Vorrei fare una domanda sempre in tema di coincidenze.
    Esempio di coincidenza pessima: quelli di SukaSuka appena descritti.
    Esempio di coincidenza buona: due ragazzi sono innamoratissimi ma gli eventi della vita li dividono; anni dopo, si reincontrano mentre stanno per sposarsi con altre persona: che succederà? Qui la coincidenza mi pare corretta anzi, è lo stesso what if della storia rosa – ed è più o meno la trama di film come Serendipity.
    Esempio di coincidenza …?: la Polizia fa irruzione nell’appartamento del basista di un sicario professionista; per caso, il protagonista capita nel momento esatto in cui il sicario chiama il suo basista per ricevere informazioni sul “contratto” – è il ’63 e la chiamata per avere informazioni è stata ben contestualizzata – il protagonista può così ingannarlo fingendosi il basista stesso. E’ una scena de Il giorno dello Sciacallo di Forsyth. Si tratta palesemente di una coincidenza anzi, di un’autentica “botta di kulo”. Forsyth, e con lui anche le Carré (e Machiavelli), fanno però della “coincidenza” un’autentica poetica, poiché sostengono continuamente che la fortuna sia un elemento irrinunciabile e anzi, fondamentale nel genere spionistico. Il discorso regge, perché magari non è neppure una coincidenza e io sono un nabbo, o è una foglia di fico su un uso massiccio delle coincidenze?
    Lo chiedo perchè mi è capitato, in particolare leggendo la narrativa gialla e spionistica, di aver sospeso con maggior fatica la mia incredulità di fronte a piani perfetti che riescono alla perfezione – es. il piano “settecentesco” dell’MI6 ne La spia che venne dal freddo – piuttosto che di fronte a piani continuamente adattati alle circostanze – la caccia all’uomo “termodinamica” de Il giorno dello Sciacallo.
    Una certa dose di caos non può, invece, rendere più realistica una storia e facilitare la sospensione dell’incredulità?

  14. Il Duca di Baionette

    @PaoloGiusti
    Sì, come spiegato nel commento linkato sopra al tuo, il primo elemento fondamentale è verificare se incida semplificando la trama in violazione del principio aristotelico di “ogni scena come necessaria conseguenza causata dalle scene precedenti” (le botte di culo non sono necessarie e non hanno un diretto rapporto causa-effetto), il secondo è il realismo.

    Incrociare gente per caso è possibile, ma conta la probabilità che avvenga: se il personaggio vive in un minuscolo comune magari gli basta stare nella piazza principale qualche ora e prima o poi vedrà passare il tizio X che cerca ma di cui sa solo l’aspetto e che vive in centro, non sa il nome né dove esattamente abita… se il tizio vive a Roma, dubito che piazzandosi in un posto “trafficato” possa aspettarsi di vedere passare il tizio X. La credibilità ci dice che nel primo caso è possibile, ma nel secondo le possibilità sono troppo poche per considerarlo ragionevole.

    Il discorso regge, perché magari non è neppure una coincidenza e io sono un nabbo, o è una foglia di fico su un uso massiccio delle coincidenze?

    Le coincidenze sono tollerabili in piccola dose solo se sono a danno del personaggio e sono legate comunque al suo difetto personale: rappresentano in pratica il fatto che visto che il personaggio è un pirla difettato, appena arriva un capriccio del destino le cose gli vanno a rotoli. Se non fosse difettato, la coincidenza negativa non lo turberebbe. Abbiamo già parlato di questo concetto negli articoli appositi.

    Riguardo gli autori che scrivono trame piene di facilonerie perché sono troppo incompetenti per fare un lavoro serio, le loro scuse sono solo una sottolineatura della colpa: sono troppo stupidi per lavorare bene e così mentecatti da piagnucolare per giustificare. Meritano solo disprezzo. Su quali autori effettivamente lo facciano non ne ho idea, visto che dopo sembri confondere il concetto di coincidenza (per cui non so quanto gli autori citati davvero sostengano quanto pensi sostengano).

    Lo chiedo perchè mi è capitato, in particolare leggendo la narrativa gialla e spionistica, di aver sospeso con maggior fatica la mia incredulità di fronte a piani perfetti che riescono alla perfezione – es. il piano “settecentesco” dell’MI6 ne La spia che venne dal freddo – piuttosto che di fronte a piani continuamente adattati alle circostanze – la caccia all’uomo “termodinamica” de Il giorno dello Sciacallo.

    Questo non c’entra niente con le coincidenze. Se non all’opposto…

    I piani perfetti violano il principio di realismo, in quanto non è possibile prevedere ogni elemento: quante possibilità ci sono che PER CASO il piano vada esattamente come previsto, nonostante chi lo ha formulato non sia onnisciente? Un piano perfetto al secondo è basato interamente sul fatto che per PURE COINCIDENZE (caso fortuito) niente di inaspettato, ma che necessariamente ci aspettiamo arrivi, avvenga.
    Es: trovare parcheggio sicuro nei posti di libero parcheggio davanti a un certo Hotel in centro di una grossa città nonostante i posti siano pochi… qui ci aspettiamo che una simile aspettativa da coglionazzo sia tradita (il personaggio si dimostra poco previdente, quindi merita punizione) e il personaggio si trovi impossibilitato a parcheggiare, mentre se avesse usato il cervello avrebbe fatto piazzare dalla notte un veicolo “amico” di cui prendere il posto al volo e il piano non si sarebbe inceppato.

    Un piano reale è un piano che si adatta dinamicamente agli eventi reali non previsti, rispettando il criterio di realismo e non richiedendo eventi che avvengono per caso ma solo eventi possibili e legati agli altri eventi. Per esempio: sapendo che il parcheggio scelto potrebbe benissimo essere inaccessibile per qualsiasi motivo (lavori in corso improvvisi, un incidente, altro?) è ovvio che il protagonista ha scelto già almeno altri due punti in cui fermarsi idonei alla missione. Se non lo ha fatto non è un professionista, è un povero imbecille.

    Quindi, il senso del dubbio sarebbe?

  15. Paolo Giusti

    Il dubbio sarebbe: l’esempio tratto da Il giorno dello Sciacallo è una coincidenza? Se si, è corretto dire che, nonostante sia una coincidenza, essa faccia bene alla trama, dandogli maggior realismo e facilitando così la sospensione dell’incredulità e l’immedesimazione, seppur non abbia alcun collegamento con il difetto del protagonista (il commisario Lebel capita nell’appartamento di Valmy proprio nel momento in cui lo chiama lo Sciacallo senza che ciò dipenda dal suo difetto, anzi)?
    [SPOILER
    Quanto al discorso dei piani: i piani dello Sciacallo e di Lebel sono continuamente mandati a rotoli da coincidenze (lo Sciacallo parte per caso prima che i cospiratori lo avvertano che la congiura è stata scoperta, lo Sciacallo supera Die giusto un secondo prima che la Polizia ponga i posti di blocco nel paese, Lebel arriva nell’appartamento di Valmy esattamente quando chiama lo Sciacallo, Lebel scopre il travestimento dello Sciacallo perché casualmente parla con il poliziotto di guardia al cordone che ha fatto passare il sicario travestito) e non sempre i protagonisti si salvano perché sono maestri nel loro lavoro (lo Sciacallo scopre che ha parlato con Lebel e non con Valmy perché non è nabbo, ma scappa da Die per kulo; Lebel scopre Valmy perché è un super-sbirro ma compie l’arresto nel momento esatto in cui chiama lo Sciacallo per puro caso). Le coincidenze possono avere un “perché” (se i cospiratori avvisavano lo Sciacallo prima che partisse, addio libro, Lebel parla con il poliziotto al cordone perché è l’unico che non crede che lo Sciacallo abbia desistito) ma – mi pare – restano delle coincidenze.
    Il piano dell’MI6, invece, è perfetto come un orologio svizzero: ogni singola azione dei personaggi era stata studiata prima, persino l’arrivo a sorpresa di Perry è, in realtà, il vero piano dell’MI6 per screditare Fiedler. Eppure mi è parso molto più “artefatto” di quello di Forsyth]

  16. Il Duca di Baionette

    Allora tutto risolto: il commento precedente risponde in modo completo alla questione.

  17. Il Duca di Baionette

    Può essere utile se faccio un video/articolo dedicato alla questione, ovvero calcando la mano sul principio reale di funzionamento (quello di credibilità/realismo aristotelico) per evitare che l’attenzione venga distolta dalla parola “coincidenza”?

    Parlare di “coincidenza” implica in sé il giudizio di errore su un evento, in quanto è l’essere “coincidenza”, e non fatto possibile e probabile, ciò che viola la probabilità/possibilità su cui si fonda la credibilità: quindi un discorso sul “va bene o meno” della coincidenza è errato nell’idea stessa… sarebbe come uno sul discutere se va bene sia quando “i numeri pari si dividono per 2 sia quando non si dividono per 2”.

  18. Paolo Giusti

    Può essere utile se faccio un video/articolo dedicato alla questione, ovvero calcando la mano sul principio reale di funzionamento (quello di credibilità/realismo aristotelico) per evitare che l’attenzione venga distolta dalla parola “coincidenza”?

    Per quanto mi riguarda, sì.
    Se posso, anzi, calcare la mano, chiederei se gli esempi potessero essere tratti (anche) Il giorno dello Sciacallo e La spia che venne dal freddo, così capisco meglio la mia confusione :)
    Grazie, in ogni caso, per la completezza e la cortesia delle risposte!

  19. Il Duca di Baionette

    Dovrei rileggerli apposta e non ha senso farlo, né ho tempo o voglia.
    Il principio da spiegare è meccanicamente molto semplice, usare esempi tratti da opere invece di una costruzione teorica renderebbe solo più confusa la spiegazione distogliendo l’attenzione dal principio dirigendola verso “altro”. Costruirò degli esempi molto semplici isolando il problema ed evitando i bias che verrebbero dall’introdurre altro.

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