«

»

Lug 26

Stampa Articolo

[Analisi] Arma Letale: dall’inizio al midpoint

Nell’articolo precedente abbiamo discusso la struttura generale del primo film della serie Arma Letale, concentrandoci sul difetto fatale, sulle caratteristiche dei protagonisti, sul punto di vista tematico e su che genere di antagonisti fossero idonei alla storia.

Abbiamo visto che in astratto la struttura è elegante, e infatti tutti i problemi che troveremo saranno quelli in fase concreta di realizzazione. Soprattutto nella seconda metà del film, che discuteremo la prossima volta. Oggi analizzeremo gli elementi della storia dall’inizio al midpoint!

Nota di servizio: la versione del film che sto commentando è quella director’s cut da 117 minuti, ma essendo un dvd-rip a 25 fps risulta lunga, titoli di coda esclusi, 110 minuti. Se volete fare riferimento alla versione originale a 24 fps, considerate una differenza del 4% circa sul minutaggio in meno nella mia.

Il primo atto inizia con una ragazza mezza nuda che si lancia da un balcone e si schianta su un’auto, crepando. Giustamente perché un film d’azione deve iniziare con qualcuno che crepa e le tette in mostra. Considerando che Arma Letale è un film d’azione anomalo per l’epoca, con uno sviluppo lento del primo atto e un incremento dell’azione verso l’obiettivo esterno che parte dal secondo atto inoltrato, questo inizio serve anche a ricordare al pubblico che non sono finiti a guardare il film sbagliato.

Il suicidio della ragazza fa da antefatto, che noi vediamo svolgersi anche se i personaggi protagonisti non sono presenti (un piccolo vantaggio tollerato nei film, ma che la narrativa ben scritta non può sfruttare). Non è il vero e proprio incidente scatenante, ma ne è parte fondamentale. E sono passati i primi 4 minuti, titoli di testa inclusi: se volessimo essere pignoli nei calcoli del bilanciamento del film, c’è da tenere conto che è meglio considerarlo di 106 minuti, e che i nostri conti sui tre atti iniziano al minuto 4. Eviterò: ci teniamo i 110 questa volta.

Status quo e presentazione dei protagonisti.

Ora inizia la storia vera e propria e conosciamo il poliziotto nero (tra minuto 4 e 5): mentre fa il bagno viene sorpreso dalla famiglia che fa irruzione con la torta di compleanno e gli fa gli auguri. Vediamo che Murtaugh ha una bella famiglia, è amato, ha una bella casa. Anche se non ha privacy e non si preoccupano di molestarlo mentre è nudo, diciamo che ha un bel rapporto con i famigliari.

Subito dopo è il turno del poliziotto bianco. Invece di una bella casa ha una roulotte malconcia, in cui vive con la sola compagnia del suo cane, dorme nudo e fa colazione con birra e sigarette. Giustamente essendo un film con Mel Gibson abbiamo due opzioni: o vediamo il suo culo nudo, o lo vediamo mangiare cibo per cani… questa volta è il primo delle due. La costruzione è realizzata ribaltando quanto visto da Murtaugh, per farci capire la distanza tra i due: Riggs ha poco da perdere nella vita, Murtaugh tantissimo.

Il confronto viene ripreso subito dopo, dall’inizio del minuto 7 fino all’inizio del minuto 10, tre minuti precisi: prima vediamo la felice famiglia di Murtaugh che fa colazione, e la moglie lo informa che lo hanno chiamato dall’ufficio perché un suo vecchio amico, Hunsaker, lo sta cercando da tre giorni, e subito dopo vediamo Riggs che si incazza per la pubblicità fastidiosa e scaglia la bottiglia di birra contro il televisore, rompendolo. Dopo averlo rotto solleva la cornice caduta, in cui ci sono due foto del suo matrimonio, e parla alla moglie. Capiamo che ha perso la moglie, probabilmente morta.

Sono passati 10 minuti su 110 e abbiamo presentato i protagonisti. Bisogna approfondire il loro status quo per far capire meglio che lavoro fanno e far capire che sono competenti. Vediamo Murtaugh al poligono e vediamo che spara molto bene. Poi vediamo Riggs che va dove si trova il cecchino pazzo che tiene sotto tiro i bambini e qui capiamo che Riggs non è un aspirante suicida e basta come potrebbe sembrare dopo… è indifferente alla morte.

Infatti quando dicono a Riggs che c’è un cecchino, lui chiede se la SWAT è stata chiamata e la risposta è che stanno arrivando. Riggs si volta, dice “Ci si vede” e si allontana di qualche passo, ma viene fermato dall’arrivo di un poliziotto con un bambino ferito e dalla madre che accorre urlando. Ora Riggs non vuole più aspettare la SWAT: i bambini sono in pericolo e lui pone il proprio dovere davanti a tutto perché, come dirà dopo, non gli importa più di vivere o morire. Non è andato a stuzzicare il cecchino per desiderio di crepare: ci è andato solo quando è stato suo dovere intervenire!

E abbiamo così anche visto che Riggs spara molto bene, ha un sangue freddo mostruoso e… beh, è anche molto fortunato: il cecchino, senza motivo particolare, riesce a colpire solo attorno a Riggs mentre lui è immobile a fare da bersaglio e il cecchino in teoria potrebbe mirare senza problemi… non è che i colpi volano a caso in giro perché spara come capita: riesce proprio a mancarlo ripetutamente per un pelo!

Se fossimo nel gioco di ruolo Fate, Riggs avrebbe appena speso un Punto Fato legato al suo aspetto di essere un pazzo spericolato per diventare un bersaglio più difficile, come se la sua follia suicida lo ammantasse di un’aura che devia i proiettili (forse facendo innervosire con la propria sfacciataggine chi spara? Non è particolarmente importante il “come”), per alzare di +2 l’opposizione passiva al tiro nemico (che probabilmente è basata sulla distanza del bersaglio e altri dettagli del genere). Un tratto presente anche nelle storie sul barone Ungern-Sternberg di cui si racconta che lame e proiettili saettassero  accanto senza colpirlo quando si lanciava in cariche suicide, come per magia, anche se veniva attaccato da brevissima distanza…

Tra parentesi: Fate è un regolamento universale per giochi di ruolo molto facile, carino e flessibile, che si può tenere molto sul semplice o complicare a piacere, si può rendere irrealistico per simulare la logica di tanti anime o rendere molto realistico, ed è pure gratis in PDF (il cartaceo è molto bello, merita).

Incidente scatenante.

La scena dopo ci porta all’incidente scatenante. Murtaugh arriva sul posto in cui è stato trovato il cadavere della ragazza che si è lanciata la notte prima, Amanda Hunsaker, fa due più due sul cognome, chiede il nome del padre… e capisce che è proprio quell’Hunsaker, il suo amico che per giorni lo ha cercato in ufficio senza trovarlo! Che voleva da lui?

Torniamo a Riggs. Le scene sono perfettamente alternate: Murtaugh, Riggs, Murtaugh, Riggs. Ora abbiamo Riggs al lavoro come poliziotto della narcotici, in borghese, mentre si finge un cliente per effettuare un arresto. È così fuori di testa che i criminali non credono che sia un poliziotto finché non tira fuori la pistola, pensano che il distintivo sia falso e lui voglia rubare loro la cocaina. Qui Riggs dimostra senso dell’umorismo, facendo la scenetta scema in cui finge di aver capito che vogliano 100 dollari invece di 100mila dollari.

Riggs ci mostra ancora l’esatta declinazione dei suoi problemi: affronta con coraggio i criminali, rischiando di farsi ammazzare, e quando viene preso in ostaggio ordina ai poliziotti di sparare senza preoccuparsi che il criminale lo uccida. Il dovere viene prima di tutto, anche prima della sua vita: se voleva morire e basta, si sarebbe fatto colpire da quello col fucile a pompa che gli appare alle spalle, ma non è così.

A furia di fare il pazzo manda fuori di testa il criminale, che è terrorizzato dalla situazione, e riesce così a disarmarlo. Se fossimo in Fate, anche qui ci sarebbe stato l’uso del suo aspetto di folle spericolato per avere un bonus nel crearsi un vantaggio e uscire da una situazione molto difficile: la spericolatezza di Riggs più che un difetto fatale in senso tradizionale assomiglia davvero a un aspetto di Fate, visto che fornisce sia vantaggi che svantaggi.

E così abbiamo concluso la presentazione dei personaggi, che si è trascinata fino a mostrarci il difetto fatale del protagonista principale, Riggs, quello che ha bisogno di un cambiamento maggiore tra i due. E siamo al minuto 19: 17% del film (sarebbe 14% della storia vera e propria, se escludessimo i primi 4 minuti di titoli e antefatto).

Momento determinante.

Che Riggs non voglia morire e basta è confermato nella scena dopo: da solo, nella roulotte, guarda i cartoni animati e a un certo punto si mette la pistola in bocca. No, non sta guardando le novità dell’attuale stagione di anime, altrimenti sarebbe perfettamente comprensibile la sua reazione. Avete visto che disastro è l’estate 2017? Sto provando a guardare qualcosa, ma mi viene voglia di prendermi a martellate nelle palle.

Tornando al film, Riggs ha un crollo nervoso mentre sta con la pistola in bocca, piange pensando alla moglie che ormai capiamo al di là di ogni ragionevole dubbio essere morta. Ma non spara. Qualcosa dentro di lui lo ferma. Ancora non sappiamo cos’è, ma quando lo scopriremo avremo conferma di quanto anticipato nelle scene precedenti: è il senso del dovere a fermarlo.

Nel dubbio che il pubblico possa essere formato da totali idioti, arriva una scena usa e getta: la psicologa della polizia parla con il capitano di Riggs, e si lancia in un infodump becero in cui ricorda al capitano ciò che sanno entrambi benissimo, ovvero che la moglie di Riggs è morta da poco in un incidente d’auto dopo 11 anni di matrimonio. E visto che magari il pubblico potrebbe non aver capito che Riggs si metteva la pistola in bocca perché voleva spararsi, la dottoressa ci aggiunge un bel “è un maniaco con istinto suicida”.

Scena usa e getta di due personaggi usa e getta. Totalmente superflua, ma ci ricorda l’opinione che il cinema ha del pubblico: una massa di idioti a cui dover spiegare ogni cosa… peccato che poi a fare così, come spiegava uno degli autori di The Wire in un’intervista, si producono porcate che una parte del pubblico non vorrà vedere mai. Se la scena in Rocky in cui il protagonista viene accusato di essere una scamorza era un po’ tirata, ma ci stava perché permetteva di capire meglio la vittoria iniziale e rivalutarla in senso negativo, questa esasperata precisazione tramite un dialogo del difetto di Riggs va davvero oltre i limiti accettabili. E siamo a 24 minuti e mezzo.

A differenza della Marks, che definisce come momento determinante il discorso con la psicologa, io rimango sul classico: al lettore viene MOSTRATO in modo chiaro il problema di Riggs nella scena con la pistola in roulotte, quindi quello è il momento determinante secondo la teoria espressa dalla stessa Marks, mentre la scena in cui la psicologa RACCONTA ciò che già abbiamo capito dalla scena è solo un proseguimento del momento determinante che è presente anche senza questa scena.

Ma non è che magari poi il pubblico non capisce che questo si vuole ammazzare? Meglio dirlo esplicitamente? No perché magari voleva solo vedere se poteva usare la bocca come fondina, per non comprarne una nuova, che ne so…

Chiamata all’azione.

Finalmente arriviamo alla scena in cui Murtaugh e Riggs si incontrano. Riggs, sempre in borghese e vestito come uno sbandato qualsiasi, arriva alla omicidi e si piazza seduto su una scrivania davanti all’ufficio di Murtaugh, come se aspettasse qualcosa. Intanto Murtaugh viene informato da un suo collega che l’autopsia sulla ragazza ha mostrato che non aveva assunto solo barbiturici, come sembrava evidente data la presenza nella camera da cui si era lanciata, ma che quelle pillole erano state modificate e avvelenate, per cui sarebbe morta di sicuro anche se non si fosse lanciata. Il caso non è più solo di suicidio: c’è un tentato omicidio dietro!

Questa rivelazione non cambia a livello narrativo le cose: per Murtaugh rimane ancora un incidente scatenante che lo riguarda solo moderatamente, non è ancora diventato un fatto personale anche se riguarda la figlia di un suo ex-commilitone. Diventerà una vera e propria chiamata all’azione quando Murtaugh andrà a parlare con Hunsaker e questi rivelerà che sua figlia frequentava brutte compagnie e faceva film porno, per questo lo stava contattando giorni prima, per chiedere aiuto per sua figlia che però ora è morta (sottinteso: forse anche perché Murtaugh non ha potuto aiutarla). Hunsaker chiede di uccidere i responsabili della morte di sua figlia e fa leva sul debito che Murtaugh ha nei suoi confronti dal tempo della guerra. Siamo al minuto 33.

Nota: prima del momento determinante, subito dopo la scoperta che le pillole erano state manomesse, Murtaugh scambia Riggs per un criminale e gli si lancia addosso per disarmarlo. Questo ci mostra, cosa importante, che Murtaugh non è un codardo e ha un forte senso del dovere verso i colleghi, tanto da essere disposto a correre un rischio per proteggerli se non c’è altra scelta… ma essendo uno che vuole evitare scontri a fuoco, in realtà corre un rischio ben peggiore lanciandosi a mani nude di quanto sarebbe successo estraendo la pistola, cosa molto più veloce, e tenendo sotto tiro Riggs. E infatti Riggs lo butta a terra e gli punta la pistola addosso: se fosse stato un criminale vero, Murtaugh sarebbe morto.

Vediamo quindi che Murtaugh tende a prendere decisioni “pericolose” nel tentativo di non fare del male agli altri, e non sembra capire cosa rischia agendo così: è diviso tra il non voler vedere morire sé o altri e il fare scelte sbagliate che aumentano il pericolo di tutti invece di evitarlo.

Non c’è una certa bellezza poetica in questa immagine? Non capisco in cosa, ma la sento.

Primo punto di svolta.

Come spiega anche la Marks, Arma Letale, come tanti film, anche quando tenta di costruire correttamente la struttura tende a fare dei pasticci qua e là. In questo caso abbiamo il primo punto di svolta, in cui capiamo quanto sono pericolosi gli antagonisti che andranno affrontati e quindi cosa c’è in gioco per davvero, collocato prima della chiamata all’azione.

Non possiamo neanche dire che sia il tipo di storia in cui la chiamata viene prima ignorata e poi accettata quando diventa “troppo personale per ignorarla ancora”, perché Murtaugh e Riggs non hanno mai preso alla leggera il caso della ragazza morta, in cui Riggs si è appena inserito come nuovo compagno di Murtaugh. Non siamo in Star Wars IV, insomma. Qui quando appaiono gli antagonisti noi non sappiamo ancora niente di come siano connessi alla morte della ragazza, o se lo siano, visto che solo nella scena dopo abbiamo Hunsaker che parla delle brutte frequentazioni della figlia. In più i personaggi non sanno niente di loro.

È un primo punto di svolta per noi perché vediamo che i cattivi della storia sono davvero psicopatici pericolosi (il signor Joshua si fa sbruciacchiare il braccio con l’accendino, ubbidendo all’ordine del generale, senza farsi problemi), e perché passiamo dalla prima parte del film in cui i protagonisti non agiscono assieme a quando iniziano a fare coppia, e questo ci suggerisce che il primo atto è finito e inizia il secondo, ma non lo è per i personaggi… in teoria il punto di svolta ideale lo deve essere per loro, prima che per noi!

A mio avviso il primo atto si conclude conteggiando l’incontro con Hunsaker. Quindi 33 minuti e mezzo, pari al 30% esatto del film (28% se togliamo i primi 4 minuti). La storia è quindi ben bilanciata, visto che il primo atto deve occupare circa un 25%, ma è facile che in molte storie arrivi al 30%, come accennato in passato.

Nonostante il signor Joshua sia un personaggio di cartone, misteriosamente il suo braccio non si incendia…

Secondo Atto: fase di resistenza.

Arriviamo alla fase di resistenza del secondo atto, in cui finalmente i poliziotti lavorano assieme e possiamo vedere il loro rapporto conflittuale. La prima cosa che fanno è intervenire nel caso dell’aspirante suicida che vuole lanciarsi dal tetto di un edificio, e Riggs lo porta a terra ammanettandolo e lanciandosi di sotto sul materasso gonfiabile. Materasso che noi non vediamo fino all’impatto, ma che Riggs vede sicuramente visto che diverse volte ha guardato in basso.

Questa è una differenza importante tra cinema e narrativa: se in un testo scritto fossimo stati nella testa di Riggs, non avremmo potuto nascondere l’esistenza del materasso visto che lui lo vede e questo è importante per decidere di balzare. Sia in prima che in terza persona sarebbe impossibile nascondere il pensiero: solo un autore dozzinale e incompetente lo farebbe, tradendo il concetto di punto di vista.

Nel film non abbiamo accesso ai pensieri del personaggio dato che sta venendo usata una telecamera “neutra”, senza alcun tipo di narrazione sopra per simulare i pensieri, e quindi possiamo nascondere la cosa al pubblico fino all’ultimo momento e aumentare di un poco la tensione.

Murtaugh e Riggs litigano. Murtaugh si convince che Riggs è pazzo, che non fa solo finta per ottenere la pensione di invalidità, quando quest’ultimo, sfidato da Murtaugh ad ammazzarsi per davvero, arriva a un millimetro dal premere il grilletto così a fondo da farsi esplodere la testa. Murtaugh gli blocca la mano e gli crede: non gli importa nulla di morire per davvero. Riggs ci dice che l’unica cosa che lo ferma dall’ammazzarsi è il suo dovere come poliziotto, il pensare di poter fare la differenza in modo positivo. Quando questo non ci sarà più a fermarlo, lui ha già un proiettile speciale che ha scelto per uccidersi.

Questo è il momento peggiore nel rapporto tra i due. Siamo nel pieno della fase di resistenza e non si fidano l’uno dell’altro. Riggs si sente rifiutato anche dal nuovo compagno, dopo che alla narcotici nessun poliziotto ormai vuole lavorare con lui. Murtaugh ha paura per sé e per i criminali, e intima a Riggs di non sparare per uccidere perché i delinquenti si possono anche prendere vivi. I due vanno nella villa di un pappone che si prendeva cura di Amanda Hunsaker, la ragazza suicida, per interrogarlo. Siamo al minuto 44.

“Zignore biango, ma du volere morire davvero! Du moldo pazzo!”

Midpoint e momento di grazia.

I poliziotti entrano nel giardino, vedono due ragazze che si dividono della cocaina e Murtaugh mostra la pistola alla cintura, per sottolineare assieme al distintivo sulla giacca di essere un poliziotto. Il sospetto che volevano interrogare li vede e a sorpresa spara con un fucile a pompa, mancandoli.

Ok, è realistico che non essendo chissà quanto esperto ed essendo distanti li manchi, quindi la situazione non è scema come nel caso del cecchino che colpiva attorno ai piedi di Riggs, ma sarebbe stato meglio se loro avessero evitato di farsi colpire grazie alle proprie abilità… in questo caso Riggs avrebbe potuto accorgersi del pericolo, essendo pure un ex-membro delle forze speciali, e avvertire Murtaugh o buttarlo a terra.

Nonostante la notevole distanza, Murtaugh riesce perfino col suo revolver a colpire il sospettato nella gamba, mandandolo a terra senza ucciderlo. Ulteriore prova che ha una mira veramente notevole, come anticipato nella scena al poligono. Però Murtaugh fa appena in tempo a vantarsi con Riggs che è possibile fermare i nemici senza ucciderli, che il cattivo gli punta addosso una pistola e Riggs è costretto a sparargli. Il tizio finisce nella piscina, avvolto nel telone di plastica che la copre, e muore.

La capacità di Riggs di sparare per uccidere ha salvato Murtaugh e l’eccessivo desidero di Murtaugh di preservare la vita altrui usando un livello di forza inferiore a quello letale si è rivelato pericoloso. Nota: quando ha sparato a un bersaglio piccolo come le gambe avrebbe potuto sbagliare il colpo, e in tal caso una nuova scarica di pallettoni lo avrebbe potuto investire e uccidere… gli è andata bene, ma non ha scelto la via sicura dello sparare “al bersaglio grosso” col rischio di uccidere.

Murtaugh ha capito il proprio errore, si sente in debito con Riggs e lo invita a casa sua a cenare. Lì Riggs vede una famiglia felice, si diverte, ha contatti positivi con persone diverse dai colleghi del lavoro. Tutte cose che gli mancano dalla morte della moglie. Sente anche di aver fatto amicizia con Murtaugh e che lui ora lo ha capito e si fida. I due si aprono l’uno all’altro, parlandosi sinceramente.

Siamo nell’apice del midpoint: Murtaugh ha capito di dover cambiare e ha accettato Riggs grazie agli eventi nella villa, mentre Riggs ha capito che forse può tornare a sorridere e a vivere una vita felice grazie alla cena a casa di Murtaugh. Entrambi hanno superato il proprio difetto e hanno superato il conflitto di relazione. Sono una coppia più forte ora, è evidente.

Al ritorno Riggs fa salire in auto una prostituta e le chiede di venire a casa con lui, ma solo per guardare assieme la televisione, non per fare sesso: Riggs sta riuscendo, anche se a modo suo, a rompere la solitudine. Poi non sappiamo se dopo ci ha pure scopato, ma la trasformazione di Riggs è comunque chiara. E siamo così arrivati al minuto 56, ovvero al 51% del film.

Rimane fuori dal midpoint solo un aspetto, ma è secondario: il conflitto esterno. Lì il midpoint non c’è stato, visto che ancora non sanno nulla dei loro nemici… e nel midpoint la natura precisa del nemico che si sta affrontando dovrebbe essere ormai rivelata, concludendo così la fase “sconosciuta” dell’arco di trasformazione.

Dal mio punto di vista la cosa più importante, quella che davvero rende un midpoint tale, è l’aspetto interiore dei personaggi: è lì che le cose contano, perché l’arco di trasformazione è un processo interiore che poi ha conseguenze esteriori. Certo, concludere la fase “sconosciuta” con gli eventi del midpoint è meglio, ma più che un midpoint incompleto secondo me va visto come un errore a parte e il midpoint, per una più facile comprensione, va visto solo nel suo aspetto interiore di superamento o meno del difetto fatale.

Proseguiremo con l’analisi della seconda metà del secondo atto e del terzo la prossima volta. E aggiungeremo delle altre riflessioni, su empatia e posta in gioco. Se questo articolo ti è piaciuto, per favore segnalalo a chi conosci sia appassionato di cinema o di storytelling. Grazie!

Dettagli sull'autore

Il Duca di Baionette

Il Duca di Baionette (Marco Carrara) è nato in un secolo, vive in un altro e crede di vivere in un altro ancora. Dal 2006 si occupa in modo costante di narrativa fantastica e tecniche di scrittura. Dal 2008 si occupa di editoria digitale sul suo blog Baionette Librarie, di cui si è autonominato Duca. Nel gennaio 2012 ha avviato AgenziaDuca.it per trovare bravi autori e aiutarli a migliorare con corsi di scrittura mirati. Gli stessi corsi forniti gratuitamente agli autori di Vaporteppa.

Nel gennaio 2013 ha ideato il progetto editoriale divenuto Vaporteppa nell’ottobre successivo, con la decisione di Antonio Tombolini, A.D. di StreetLib, di adottare la collana. Ora è Duca sia di Baionette che di Vaporteppa, un po' come Macbeth che ottiene una seconda baronia all'inizio della sua vicenda.
Nel gennaio 2017 ha avviato un canale YouTube.

Adora i conigli, gli scafandri da palombaro, i trattori e le fatine. Talvolta parla di sé in terza persona, come Silvio Berlusconi, i dittatori e i pazzi. Ops, l’ha appena fatto!

Permalink link a questo articolo: http://www.steamfantasy.it/blog/2017/07/26/analisi-arma-letale-dallinizio-al-midpoint/

1 comment

  1. LG Montoya

    Magari trovassi su Internet altre analisi/recensioni (vedi Dunkirk) come queste!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *