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Nov 22

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Un problema fisico è un difetto fatale?

Pesare cinquanta kg di troppo è un fatal flaw? Cosa ci dice della protagonista il fatto che si tinga i capelli di rosa? E che rapporto c’è tra avere un grosso naso e il fatal flaw di un personaggio? Scopriamolo assieme.

Oggi approfondiremo il discorso sul difetto fatale del personaggio, rispondendo alla domanda che mi è arrivata da un lettore.

Buongiorno! Mi chiedo questo, dopo aver apprezzato molto i suoi video…. Ma se il fatal flaw di un personaggio fosse una cosa radicale come la sua stessa bruttezza… Quale sarebbe il suo arco di trasformazione più interessante? Spero di non averle fatto una domanda stupida

Il fatal flaw è un tratto che in quella specifica storia è modificabile per poter vincere e che allo stato attuale impedisce al personaggio di farcela. Se non puoi modificarlo, non è un fatal flaw, ma una caratteristica qualsiasi. Se il personaggio è privo di entrambe le braccia, l’assenza delle braccia non è un fatal flaw che gli impedisce di diventare un campione di tennis. Come l’incapacità di sopravvivere nel vuoto dello spazio senza una tuta spaziale non è il fatal flaw di un’astronauta. Non ha molto senso aspettarsi che il primo giochi benissimo a tennis o che il secondo esca senza tuta.

Se il personaggio è brutto e questo tratto è modificabile, bisogna domandarsi cosa la sua bruttezza significhi dentro di lui. È brutto perché non si cura? È grasso, coi capelli unti, ha pure i brufoli e veste male? Forse il suo fatal flaw è non capire l’importanza dell’impressione che si dà sugli altri, fino a dare un valore negativo a chi cura il proprio aspetto. Il nostro personaggio è bloccato dalla propria visione della vita perché agli altri non importa che sia la persona migliore del mondo se sembra un barbone pazzo a cui hanno pisciato sopra e puzza così forte di merda che la gente vomita. Stanno scappando ben prima di scoprire che dentro di sé è una persona fantastica.

Capire l’importanza dell’aspetto esteriore, e non solo dei “contenuti interiori”, gli permetterà di ricostruire un equilibrio in cui esterno ed interno collaborano nella sua vita sociale. Arrivare a capire che l’aspetto esterno non è “il male”, può portarlo a capire che alcune persone che disprezzava perché belle, atletiche, ben vestite e con acconciature curate, non erano “vuoti bambolotti” come li considerava, ma ottime persone. Chiaro come esempio?

Se la gente fugge quando appare, nessuno potrà mai scoprire che è una persona meravigliosa.

Se il personaggio è grasso, questo cosa significa?

In generale, niente. Essere grassi è quasi sempre un “problema”: è massa che non fornisce forza, a differenza dei muscoli, e spesso si abbina a diversi problemi fisici come diabete, malattie cardiache ecc. ma non sempre fa parte di un difetto fatale in senso narrativo.

Il personaggio può essere grasso perché è insicuro, e l’insicurezza lo ha portato a chiudersi in casa e non avendo amici, a parte quelli online, non ha nemmeno lo stimolo a uscire. Mangiare era l’unica forma di piacere momentaneo che avesse assieme a tutte quelle attività domestiche che non bruciano grandi calorie come giocare ai videogiochi, leggere fumetti o guardare serie televisive.

Oppure il personaggio può essere grasso perché è un individuo dominante, talmente sicuro di sé da non avere motivo di dare peso a qualcosa di secondario come l’essere un bidone di strutto. Magari perché è circondato da persone che lo rispettano. Magari ora è grasso ma in passato è sempre stato un ragazzo sportivo e atletico, pieno di ragazze e al centro del proprio gruppo, solo che a un certo punto ha deciso che voleva essere un atleta di forza… e spesso la dieta che fa parte dell’addestramento dei sollevatori di pesi non bada al grasso in eccesso accumulato pur di costruire muscoli in fretta con l’eccesso di calorie ingurgitate.

Ci sono tante persone ricche, potenti, temute dai loro concorrenti e osservate con timore dai loro colleghi, che hanno uno stomaco da uomo incinto e non gliene importa nulla. Senza tirare in ballo i soldi o il prestigio sociale: se sei così sicuro di te e carismatico, capace di leggere le altre persone e guidarle verso di te, che nessuno bada al fatto che non sei un atleta… perché mai dovresti sforzarti a cambiare?

Senza stimoli a cambiare, non può esserci cambiamento. L’essere grassi, di per sé, non ha alcun significato: è il resto del personaggio a dargli un significato, e l’essere grasso a sua volta rinforza con la sua presenza il resto del personaggio.

Se il personaggio ha la panza, l’unica cosa sicura che possiamo dire è che avrà problemi in molti negozi di vestiti.

Se il personaggio si tinge i capelli, questo cosa significa?

Sul tingersi i capelli o altre semplici modifiche dell’aspetto non mancano idee bislacche come quella di attribuire il cambio a una insicurezza interiore. Una ragazza non è sicura di sé e allora si tinge i capelli.

Naturalmente è una grossolana generalizzazione. Può essere che una persona si tinga i capelli perché non accetta il proprio aspetto, oppure può essere che sia piena di fiducia in sé stessa e voglia solo capire se modificando il colore il suo aspetto funzionerà ancora meglio. C’è una bella differenza tra non accettarsi oppure voler migliorare. Quest’idiozia anni fa era molto in voga: ora che è sempre più diffuso tra le giovani tingersi i capelli, anche con colori da personaggio di un anime, spero che la si dica molto meno.

Tutti si identificano in qualcosa e agiscono su di sé scegliendo “ciò che gli piace”. Decidere di modificare il colore dei propri capelli non è diverso dal decidere di vestire con giacche di pelle da metallaro. In sé non ci dice nulla del personaggio: forse è molto determinato nel riconoscersi in certi valori, e di conseguenza sceglie l’aspetto che si collega a quei valori e si mostra con orgoglio senza preoccuparsi di cosa gli altri pensino.

Non è peggio, magari, reprimere del tutto i propri gusti e indossare solo con i vestiti più anonimi possibili per nascondersi nella folla, per paura di “apparire”? Stranamente si tende a criticare il primo, che ha il coraggio di essere sé stesso, e non si critica il secondo, che si uniforma agli altri solo per paura di essere giudicato male. E poi c’è chi si veste in modo anonimo perché non gliene frega nulla dell’aspetto, e allora fa la cosa più facile e neutra possibile: non ha tempo né voglia di scegliere altro.

Cambiare il proprio aspetto può fare parte di un cambio nella propria vita, che la persona rinforza tramite un “rito” come cambiare radicalmente acconciatura o tingersi i capelli. La protagonista potrebbe avere cambiato il colore dei propri capelli a ogni grande passo della propria vita perché conosce qualcosa di antropologia e vuole “aiutarsi” con un’azione simbolica ad affrontare situazioni del tutto nuove. Ecco come mai sta affrontando la sua nuova carriera di fotografa freelance con un bel caschetto rosa pastello al posto dei vecchi capelli lunghi castani, magari pensato per rinforzare il proprio brand su Instagram e su altri social in cui già ha un grosso seguito. È una persona intelligente, determinata, forte, e non una sciocchina insicura.

Victoria Magrath ha mezzo milione di fan su Youtube, ottocentomila su Instagram, ha un dottorato sul comportamento dei consumatori nell’era delle tecnologie mobili, e insegna all’Università di Manchester nel corso dedicato al fashion retail. Se ti fa piacere puoi pensare che sia una sciocchina insicura, magari ridacchiando mentre mangi patatine fritte dall’alto del tuo lavoro sottopagato che detesti. Fai pure. :-)

Oppure il personaggio può davvero essere insicuro, ma non è il singolo cambio a contare: non è una scelta ferma e determinata a indicare insicurezza. Se il personaggio cambia continuamente acconciatura, colore dei capelli, modo di vestire ecc. senza trovare mai quello che lo rappresenta, potrebbe davvero essere parte dell’estetica di un personaggio insicuro. Come lo sarebbe anche il voler scomparire, appiattendosi dietro un look il più possibile neutro e banale per non attirare l’attenzione.

Ma il voler essere come un camaleonte che “sparisce nel gruppo” potrebbe anche indicare un personaggio intelligente, capace di divenire ciò che funziona meglio in base a dove deve infiltrarsi: usa le proprie abilità sociali e il proprio aspetto come un soldato usa la mimetica e le tinture per la pelle. Non è un insicuro, è un professionista.

Il problema è quando una persona vuole nascondersi, non vuole essere giudicata, ma allo stesso tempo si concia in modo stranissimo. Se si è molto timidi, si rifiuta la moda normale e ci si veste in modo stranissimo come reazione perché ci si identifica in una subcultura, non ci si può lamentare se poi si attira l’attenzione. Bisogna fare pace col cervello e decidersi: si vuole apparire o si vuole scomparire?

Il personaggio potrebbe essere ambivalente nel proprio rapporto con il sentirsi diverso… forse dovrà proprio capire che non è l’aspetto a contare davvero, ma l’interiorità. Apparire in un certo modo può essere la soluzione facile, mentre deve capire che per “essere” qualcosa bisogna andare oltre e impegnarsi sul serio, non solo nell’aspetto. Non sarà mai un metallaro vero facendo il “poser”, ma quando sarà un metallaro fin dentro le ossa… e allora potrà essere vestito come vuole, e sarà sempre un metallaro.

Come sempre, una cosa di per sé non significa nulla: il significato arriva dal resto del contesto, e può essere una cosa oppure il suo opposto… oppure essere niente. La narrativa si occupa di esplorare l’animo umano posto al limite della sopportazione, obbligato al cambiamento: non si occupa di facili generalizzazioni da psicologia spicciola per riviste subnormali.

E se ha un naso enorme?

Per finire, riflettiamo su un personaggio con il naso molto grosso. Forse avere un enorme naso lo ha portato a vergognarsi di sé, a chiudersi, ad avere poca autostima. Oppure lo ha portato ad arrabbiarsi contro chi lo giudicava e a voler dominare su tutti, ad avere la forza di imporre rispetto su chiunque lo prendesse in giro.

Pensa a Cyrano de Bergerac, il personaggio dell’opera di Rostand basato su un vero spadaccino drammaturgo del ‘600 francese. Cyrano è pieno di risorse, intelligente, bravissimo con la spada ed è anche un poeta. Il suo naso non gli ha impedito di essere il migliore, di essere ammirato dagli altri… tranne in un aspetto: la sua insicurezza è rimasta sul lato amoroso, tanto da impedirgli di dichiarare il proprio amore alla bellissima Rossana, una sua lontana cugina.

Ecco, immagina di avere un personaggio con un grosso naso, che a causa di quel naso è ossessionato dal primeggiare… ma l’amore non è primeggiare, è sentirsi accettati. Forse il nostro protagonista ispirato a Cyrano potrebbe avere come difetto fatale l’arroganza, perché è talmente bravo in ogni cosa da sottovalutare gli altri, e quando imparerà a dare il giusto valore alle altre persone, e a sé stesso, aprendosi agli altri per capirne le doti invece di giudicarli in modo sprezzante, forse riuscirà anche ad aprire sé stesso all’amore senza paura di venire rifiutato. Non tutti i tipi di coraggio sono uguali.

Se sei interessato a come riflettere sull’interiorità di un personaggio partendo da un suo difetto fisico, anche piccolo, anche immaginario, quel genere di cose che sembrano insignificanti ma segnano una vita fino a farla esplodere in modo all’apparenza inaspettato, la migliore opera che ti posso consigliare è L’arte del personaggio di Lajos Egri: al momento non è disponibile su Amazon, ma magari lo trovi in biblioteca. Non ti pentirai della lettura. ;-)

Alla prossima!

Dettagli sull'autore

Il Duca di Baionette

Il Duca di Baionette (Marco Carrara) è nato in un secolo, vive in un altro e crede di vivere in un altro ancora. Dal 2006 si occupa in modo costante di narrativa fantastica e tecniche di scrittura. Dal 2008 si occupa di editoria digitale sul suo blog Baionette Librarie, di cui si è autonominato Duca. Nel gennaio 2012 ha avviato AgenziaDuca.it per trovare bravi autori e aiutarli a migliorare con corsi di scrittura mirati. Gli stessi corsi forniti gratuitamente agli autori di Vaporteppa.

Nel gennaio 2013 ha ideato il progetto editoriale divenuto Vaporteppa nell’ottobre successivo, con la decisione di Antonio Tombolini, A.D. di StreetLib, di adottare la collana. Ora è Duca sia di Baionette che di Vaporteppa, un po' come Macbeth che ottiene una seconda baronia all'inizio della sua vicenda.
Nel gennaio 2017 ha avviato un canale YouTube.

Adora i conigli, gli scafandri da palombaro, i trattori e le fatine. Talvolta parla di sé in terza persona, come Silvio Berlusconi, i dittatori e i pazzi. Ops, l’ha appena fatto!

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1 comment

  1. Gwenelan

    Se sei interessato a come riflettere sull’interiorità di un personaggio partendo da un suo difetto fisico, anche piccolo, anche immaginario, quel genere di cose che sembrano insignificanti ma segnano una vita fino a farla esplodere in modo all’apparenza inaspettato, la migliore opera che ti posso consigliare è L’arte del personaggio di Lajos Egri

    Ricordo quel libro e quella parte nello specifico :), Egri spiega molto bene!

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