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Macchine Mortali: la cicatrice fantasma

Ho visto Macchine Mortali al cinema e mi sono venuti in mente degli spunti di riflessione che possono tornare utili a chi sta iniziando a occuparsi di scrittura creativa e storytelling. A livello di costruzione della storia e di cura dei dettagli negli eventi, ci sono diversi problemi che può valere la pena analizzare. Preferirei occuparmi di film ben realizzati, ma anche questo può essere utile per imparare qualcosa e “tenere affilata la nostra mente”.

A livello estetico è il film adatto a me. Ho il fetish per gli spunti estetici Steampunk (o Neo-Vittoriani) e adoro l’idea delle enormi fortezze o città mobili.  In aggiunta ho trovato molto carino il concetto di “darwinismo municipale” (città mangia città) quando ho letto il romanzo originale di Philip Reeve diversi anni fa.

Oltre a colossali fortezza/città mobili, includeva anche città volanti con enormi palloni ben 12 anni prima di Bioshock Infinite. Giusto per i gonzi che appena vedono altrove qualcosa usato anche da Bioshock gridano “Stanno copiando Bioshock!” come dei beoti.

Non avevo grandi speranze per Macchine Mortali: mi aspettavo un film medio usa-e-getta  fatto seguendo le regole di un buon film quanto basta a rendere accettabile la visione anche di qualcosa privo di forti contenuti. Non cercavo Rambo o Gente Comune (anche se sono sempre pronto a una piacevole sorpresa), insomma.

Mi aspettavo un arco della vicenda non necessariamente ben sviluppato, ma perlomeno coerente quanto basta a motivare che certi personaggi ne siano i protagonisti. Speravo qualcosa in cui si potesse parlare di posta in gioco (come fatto con Rogue One) o della struttura drammatica in generale (come in Passengers). Non ho avuto soddisfazione.

Non ho trovato la solida struttura di Arma Letale e i suoi co-protagonisti complementari… ma in compenso ho ritrovato le sue facilonerie e le coincidenze che rendono cretina la storia. Moltiplicate per dieci. Evviva. L’articolo conterrà degli spoiler: se ti dà fastidio la clamorosa anticipazione che la cacca puzza, torna a questo articolo quando avrai visto il film.

Farò qualche blando riferimento al libro qua e là, ma il meno possibile. Ogni opera artistica è in sé completa e conclusa, come diceva Aristotele, e di per sé va valutata. E al tempo di Aristote le tragedie erano regolarmente basate su miti già noti al pubblico: le opere derivate da altre erano la norma!

Le differenza col libro, in meglio (non ne ricordo) o in peggio (diverse), non cambiano le cose: conta ciò che troviamo nell’opera singola in sé.  Qualche volta farò riferimento al libro, ma solo per mostrare se eventuali errori presenti nel film sono stati “ereditati” dal libro senza decidere di correggerli o se il libro invece presentava scelte migliori.

Trama di Macchine Mortali.

Per godersi l’analisi e capire sul serio i problemi bisogna aver visto il film, se no rimane tutto troppo astratto (e le cose possono sembrare meno gravi o più gravi di quanto siano). Comunque, per chi non l’ha visto ancora o non intende vederlo mai, ecco la trama in breve giusto per orientarsi.

Non so dire se questa locandina di Macchine Mortali sia bella o brutta. Non ho studiato come grafico, non sono un illustratore, non ho letto studi neuroscientifici che mi permettano di valutarlo oggettivamente, e ho la decenza di non sentenziare usando solo il mio giudizio basato su bias cognitivi (gusti). A me non dispiace, però posso dire per certo che il film è MOLTO PEGGIO.

Sono passati mille anni dalla guerra totale a base di armi quantistiche che ha annientato le civiltà e devastato la crosta terrestre, cambiando perfino l’aspetto del pianeta. Londra è una città mobile, su cingoli, in un mondo diviso a metà tra città “trazioniste”, alcune predatrici e altre pacifiche, e città “stazionarie”, insediamenti abitati classici. Le città normali sono protette al di là di una grande catena montuosa a Oriente, il cui unico varco è difeso da un muro colossale carico di artiglieria e aeronavi da guerra.

Thaddeus Valentine è il capo degli storici della città di Londra e il responsabile di un grosso “progetto energetico”. Il progetto energetico, realizzato senza che il Sindaco (il sovrano di Londra, un bianco pelato) ne conoscesse i dettagli, in realtà è un’arma del mondo pre-apocalisse: MEDUSA, un cannone quantistico capace di sparare bordate distruttive come esplosioni nucleari. Valentine lo vuole usare per distrugge il muro e invadere le ricchissime terre delle città stazionarie.

Hester Shaw è una ragazza in cerca di vendetta contro Valentine, l’uomo che ha ucciso sua madre quando lei aveva solo otto anni. Riesce a salire a bordo di Londra facendosi trovare su una città mineraria tedesca appena “ingerita”, ma il suo attentato contro Valentine fallisce e si ritrova fuori dalla città assieme a Tom, uno storico londinese che l’ha inseguita ed è stato gettato fuori a tradimento da Valentine quando questi ha capito che Tom aveva “sentito troppo”. Valentine teme che si scopra che è stato lui a uccidere Pandora Shaw, la madre di Hester, circa dieci anni prima.

I due vengono catturati con l’inganno da dei venditori di schiavi e portati al mercato. Lì vengono soccorsi da Anna Fang, una combattente anti-trazionista che lotta a fianco delle forze stazionarie. Fang cerca da anni Hester perché è convinta che abbia qualcosa per fermare MEDUSA: ne è sicura perché Pandora le aveva detto che se fosse morta avrebbe affidato a Hester il necessario.

Alla storia di Macchine Mortali si aggiunge Shrike, un robot realizzato a partire da un cadavere umano, secoli prima, come arma da guerra. Shrike ha allevato Hester da quando le è morta la madre, ma ora vuole vendicarsi perché lei lo ha abbandonato per andare a Londra prima che Shrike potesse trasformarla in una mummia robot come lui.

“Ah, che soddisfazione, morirò e la mia carne rinsecchita verrà montata su questo robot per decorarlo con gusto. Il piacere delle piccole cose semplici.”

Anna Fang, Tom ed Hester fuggono in aeronave e si rifugiano su una città volante, dove viene rivelata la questione di MEDUSA ed Hester incontra gli altri agenti anti-trazionisti amici di Fang. Arriva Shrike, c’è un bel massacro, ma alla fine Shrike viene sconfitto e prima di morire consegna a Hester il medaglione che aveva trovato su di lei il giorno in cui l’aveva soccorsa, poco dopo la morte della madre.

Il gruppetto si reca al muro per informare il leader anti-trazionista (un cinese pelato).  Valentine nel frattempo ha effettuato un colpo di stato e ha ucciso il Sindaco, contrario all’uso di MEDUSA: ora ha carta bianca per attaccare il muro. La battaglia con Londra è inevitabile. Il muro viene praticamente distrutto, la città dietro è ridotta in cenere e la flotta aerea è annientata.

Hester capisce finalmente che il medaglione datole poco prima di morire dalla madre, e riconsegnatole da Shrike, contiene la chiave dell’autodistruzione di MEDUSA (cazzo se sei lenta di cervello, figliola). Con il suo gruppo inclusivista di alleati di ambo i sessi che rappresentano un ampio spettro di etnie e culture, e che grazie al cielo muoiono in buona parte, Hester va all’attacco di Londra, riesce a usare la chiave e MEDUSA esplode. Tom (che prima di diventare uno storico era un aspirante aviatore) con un attacco aereo distrugge il motore di Londra, immobilizzando la città. Valentine muore.

I profughi londinesi escono dalla città e vengono accolti dagli orientali sopravvissuti del muro, perché gli occidentali (peggio ancora se bianchi) sono cattivi, arrogati e violenti mentre gli orientali (meglio ancora se non-bianchi) sono  gentili, saggi e pacifici. True story, bro.

Tutto chiaro? Bene, procediamo con la discussione del film.

Le colossali dimensioni di Londra.

Questa nell’immagine è Londra, la città mobile al centro della vicenda, con le misure. Sette livelli  abitati che iniziano con i più affollati e sporchi, pieni di proletari, e salgono fino al livello che ospita la Cattedrale di San Paolo.

Disegno di Londra

La città di Londra, con le misure.

Alla base della città, sotto il primo livello abitato, c’è la colossale fornace che digerisce di tutto (misteriosamente ottiene energia dal bruciare perfino ghisa e acciaio: no, non è normale) e il motore che muove Londra. Il punto più alto è la cima della cupola della Cattedrale, a 861 metri di altezza.

L’immagine è ufficiale, anche se in un’intervista Peter Jackson ha dato misure un po’ diverse, ovvero 1200 metri di altezza:

Londra è lunga un miglio e mezzo e alta tre quarti di miglio.

Perché ci preoccupiamo di quanto è enorme la  Londra di Macchine Mortali? No, nessuna discussione sul fatto che le città mobili siano insensati sprechi di energia e siano progetti troppo colossali perché l’umanità post-apocalittica possa realizzarle. Questo dettaglio non si tocca: è il What If di base. Se ci piace leggiamo il romanzo (o guardiamo il film) e se non ci piace lo evitiamo.

Il problema al più è che non capiamo come sia possibile che trovino l’energia necessaria per muoversi, per esempio. Se uno sceglie un dato What If, non importa quanto assurdo (es. l’astrologia e l’alchimia funzionano perché davvero il microcosmo si rispecchia nel macrocosmo), dopo la sfida è renderlo “plausibile”.

Va benissimo non entrare troppo in dettagli che suonerebbero sbagliati: basta che si colga che i problemi sono stati affrontati e che ci siano delle risposte minime accettabili per allontanarci dalla questione. Ancora più importanti sono le conseguenze del What If scelto. Ci torneremo quando parleremo di What If.

In questo caso una conseguenza dell’altezza di Londra, una vera e propria montagna mobile, è che è molto difficile non avvistarla con enorme anticipo quando si avvicina, giusto? E invece…

La vedetta cieca.

Nel film la vedetta, che si trova in cima al gruppo di cittadine mobili riunite per commerciare, avvista Londra quando è a solamente sei miglia di distanza (poco meno di dieci chilometri). Eppure Londra è enorme, altissima e anche molto larga, seppure con un andamento un po’ a piramide (non è mica un cubo).

L’ambiente in cui si muove Londra all’inizio di Macchine Mortali non sembra dotato di rilievi particolari, se non forse a grandissima distanza. All’inizio Hester, prima che gli altri vedano Londra, la avvista da sola usando il proprio cannocchiale e nota a malapena Londra sullo sfondo di montagne (credo) lontanissime. Avvista Londra stando in cima a una rupe, quindi in una posizione che favorisce la vista di obiettivi distanti.

Le immagini successive confermano che non ci sono montagne nel giro di pochi chilometri. Per vedere Londra così piccola, nonostante sia una montagna di 861 metri, deve essere davvero lontana. Decine di chilometri, sicuro.

La vista del mondo di Macchine Mortali dalla cima di Londra. Non ci sono grandi montagne capaci di occultarla, se non forse a diverse decine di chilometri di distanza.

Faccio un paragone con le montagne che vedo dalla mia finestra, qui a Bergamo. Da casa mia vedo un bel po’ di montagne, e le prime vette che superano gli 800 metri sono a circa 12 km in linea d’aria, forse un pochino di più. In realtà sono meno di 600 metri relativi a me, visto che mi trovo a circa 249 metri di altezza sul mare (dice Google Maps). Quelle montagne che per me sono alte solo 600 metri a 12 km sono davvero ENORMI. E vedo bene anche gli edifici dei paesini che le punteggiano (e non sono grattacieli, ovviamente).

La vedetta per trovarsi a vedere Londra quando è a meno di 10 chilometri deve essere cieca. O dormiva. La bella vedetta addormentata al suo posto. Non da meno il resto della popolazione: vi assicuro che quelle montagne sono davvero grosse anche guardando da altezza strada, non solo dalla mia finestra. Londra l’avrebbero dovuta vedere tutti.

Cosa ci dice il libro?

Londra era appena a metà del canale quando le guardie di vedetta sulle alte torri adocchiarono la città mineraria che rosicchiava le Piane di Sale una ventina di chilometri più in là. Ai londinesi sembrò un segno divino. Persino il Sindaco (che non credeva a dèi o presagi) pensò che fosse di buon auspicio per il viaggio e diede l’ordine di partire all’inseguimento.

Già venti chilometri sono un po’ meglio delle sei miglia del film per l’avvistamento: ricordate che se la città colossale ha visto quella piccola, di sicuro è visibile anche alla piccola (ma non necessariamente il contrario, in base alle condizioni specifiche).

Il problema di fondo rimane identico al film e anzi è “peggiorato” dall’idea di essere nelle Piane di Sale, che danno un’idea automatica di un territorio con rilievi modesti, non certo zeppo di montagne in grado di nascondere gli 861 metri di Londra fino a pochi chilometri dalla preda…

La distanza corretta di avvistamento.

A che distanza, senza rilievi montani a occultare l’obiettivo, una vedetta potrebbe avvistare Londra? Facciamo i conti: è facile e ci aiuta Wikipedia (qualcuno dovrebbe spiegare al regista di Macchine Mortali cos’è…). Ricordi i conti fatti per l’altezza della Rocca del Tiranno nei romanzi di Licia Troisi? Stessa formula.

Per calcolare l’altezza di un oggetto visibile sopra l’orizzonte, si calcola la distanza dell’orizzonte per un ipotetico osservatore sopra a tale oggetto, e la si aggiunge alla distanza dell’orizzonte dall’osservatore reale. Ad esempio, per un osservatore con un’altezza di 1,70 m da terra, l’orizzonte è a 4,65 km di distanza. Per una torre con un’altezza di 100 m, la distanza dell’orizzonte è di 35,7 km. Così un osservatore su una spiaggia può vedere la torre finché la sua distanza non supera i 40,35 km. Al contrario, se un osservatore su un battello (h = 1,70 m) può appena vedere le cime degli alberi su una spiaggia vicina (h = 10 m), allora gli alberi sono probabilmente a circa 16 km di distanza.

(Fonte: Wikipedia)

Calcolo della distanza di vista.

Tenendo conto della rifrazione, il 3,57 diventa 3,86 ed ecco la formula corretta:

D_\mathrm{BL} < 3.86\,(\sqrt{h_\mathrm{B}} + \sqrt{h_\mathrm{L}}) \,.

L’altezza di Londra la sappiamo (861 metri) e se uno la guardasse stando sdraiato con gli occhi al suolo, la vedrebbe già a 113 km di distanza. Si, più di cento chilometri! Se aggiungiamo che la vedetta è in cima a una torre di avvistamento, su una delle cittadine (stimando dai frame del film: 40 metri circa nel punto più alto della città) arriviamo a una distanza di avvistamento all’orizzonte di ben 138 km.

Ci voleva tanto ad arrivarci? Cinque minuti per cercare su Google e leggere la risposta su Wikipedia. Quando un autore famoso (e un regista ricco sfondato, famosissimo) ritengono che il pubblico non meriti nemmeno cinque minuti di verifica su Wikipedia, abbiamo un problema di fondo su come funziona l’intrattenimento…

Ma in fondo i veri problemi di Macchine Mortali sono ben altri. Questo era solo per mostrare come avrei ragionato io, e come faccio ragionare gli autori che mi chiedono di aiutarli con i loro romanzi. Andiamo oltre. ;-)

Empatia non proprio ideale.

Di base la costruzione iniziale dell’empatia non è granché, ma neppure terribile. Perlomeno Hester non sta strangolando gattini. Il problema serio è solo “dopo” la cattura della città, quando capiamo cosa davvero è successo. Ti spiego il ragionamento passo per passo, perché è importante tenere d’occhio le reali informazioni note allo spettatore.

All’inizio di Macchine Mortali vediamo Hester scrutare l’orizzonte col cannocchiale, fino a quando nota un’enorme città in arrivo. L’espressione di timore ci fa capire che non è una cosa buona. Si infila un lungo pugnale nello stivale e corre verso la comunità di cittadine unite per fare mercato, senza dire una parola. Muta, proprio. Considerando che ha una sciarpa che le nasconde tutto il volto, e a parte due tizi con delle strane maschere al mercato tutti gli altri hanno il viso scoperto, viene da pensare che magari abbia una grave ferita e sia proprio muta?

O magari non vuole creare il panico: la gente che urla di catastrofi in atto in luoghi molto affollati tende a causare qualche problema. Vediamo che si guarda attorno al mercato e che è molto di fretta. Senza sapere cosa accade dopo, ci dà l’impressione che stia cercando qualcuno. Magari proprio per dare l’allarme senza causare un’esplosione di panico che causerebbe morti immotivate. In fondo la città è a una distanza enorme.

Pochi istanti dopo la vedetta avvista la città e lancia l’allarme. Panico, gente che fugge e cade in terra. Un gran casino. Insomma, se neppure le autorità stesse si fanno problemi allora non è credibile che fosse stato quello il timore di Hester. Ora lo sappiamo.

Macchine Mortali cittadine in fuga

“Aaaahhh borgoddio fuga fuga fuga!”

Ma allora perché non ha lanciato l’allarme subito, senza aspettare la vedetta? Ok, avrebbero guadagnato al massimo un minuto o due, e la città nemica è davvero molto distante… ah, no, non lo è: è a soli dieci chilometri (venti nel libro). Ok, due minuti in più potevano servire!

Extra: la (vera) velocità di Londra

Questo cozza con quanto avevamo visto prima e che potevamo stimare a occhio: possibile che abbia percorso decine di chilometri in un minuto o due? Probabilmente no: la stima della velocità delle due città durante l’inseguimento rocambolesco su wired.com è di circa 100 km/h.

In teoria se avessero avvistato la città alla distanza corretta, ovvero quasi 140 km, avrebbero avuto un vantaggio di  quasi un’ora e mezza per la fuga. In pratica la città in fuga avrebbe fatto in tempo a raggiungere le montagne nell’altra direzione rispetto a Londra. Non è nemmeno detto che Londra avrebbe potuto mantenere la velocità massima così a lungo, per cui il vantaggio reale sarebbe potuto essere anche superiore alle due o tre ore. Fuga assicurata, insomma.

L’inseguimento in sé pone la popolazione della cittadina in fuga nel ruolo di stare soffrendo ingiustamente e, visto che vediamo dei poveracci terrorizzati e un capitano che sembra essere un brav’uomo competente (dalle scene su Londra scopriamo che è una città mineraria carica di sale: non sono banditi o schiavisti), ci appare anche moralmente giusta quanto basta. I due criteri per la costruzione dell’empatia.

Per estensione essendo Hester (di cui noi ancora non sappiamo il nome, e nemmeno che sappia parlare) parte della popolazione in fuga, anche lei ottiene il diritto a ricevere questa empatia di base, minima, legata al ruolo del debole in fuga perseguitato da un enorme bullo incazzato. La popolazione di Londra che fa il tifo sulla balconata aiuta a confermare il ruolo del bullo, con i suoi sgherri che tifano mentre terrorizza un poveraccio.

città in fuga da Londra

“BORGODDIO AAAAAAAAAHHHH!!!”

Il problema con l’empatia in Macchine Mortali inizia dopo, quando Hester tenta di assassinare Thaddeus Valentine che, nonostante l’espressione da Kattivissimo standard (notare le sopracciglia arcuate), ha anche degli aspetti gentili e positivi, e tratta con rispetto sia Tom che i profughi della città appena distrutta. Sembra il lato umano di Londra… ma il problema svanisce subito dopo, alla scena in cui fa precipitare Tom. In fondo è Kattivo quindi Hester è scusata se voleva ammazzarlo.

Il problema vero però è un altro, ma solo se uno fa attenzione e ci bada:

  • Hester può parlare e non ha detto niente del suo avvistamento con diversi minuti di anticipo, minuti che potevano “salvare” la città.
  • Hester cercava apposta di trovare un modo per salire su Londra per trovare e assassinare Valentine.

Sommiamo le cose e…

  • Hester se ne è fregata di dare l’allarme perché voleva che la preda più ambita del gruppo, la cittadina carica di sale, venisse catturata. Ha sacrificato una comunità per i propri scopi.

Questo suona meno bene se vogliamo prenderci a cuore la sua causa. Fortunatamente bisogna pensarci un pochino per capirlo, e magari sulla visione nell’immediato uno non ci bada.

Londra in rapido avvicinamento: tempo di farmi i cazzi miei!

Zoppa a momenti alterni.

Al di là di concetti complicati che ovviamente richiedono una laurea in Matematica come “le montagne si vedono a distanza”, il film riesce a fallire in problemi ben più grossi: quelli di pura coerenza interna.

Hester Shaw è stata ferita a una gamba durante la fuga da due piccole città mobili indicate come Sudisti (forse sono mercanti di schiavi, anche se suona strano perché tentano di uccidere lei e Tom lanciando degli arpioni), e la ferita è così brutta che non riesce a camminare da sola.

Tant’è che quando Tom scopre la botola nella cella (eccellente design!) e potrebbero fuggire prima di venire consegnati ai venditori di schiavi, Hester cerca di alzarsi dalla branda e il dolore è così forte che rinuncia. Poco dopo, nei tafferugli che seguono l’asta degli schiavi, Hester riesce a correre benissimo e perfino a saltare da una delle gigantesche ruote delle città a un’altra.

La ferita non è dimenticata: una volta in salvo sulla nave viene  soccorsa da Fang… ma gli effetti della ferita erano spariti senza motivo, e non torneranno più. Mistero dei film fatti a caso.

Le macchinose coincidenze mortali.

Macchine Mortali soffre di una discreta quantità di coincidenze molto fastidiose, di quelle che possono urtare anche uno spettatore tipico perché non sono “sottili” o cervellotiche da notare… sono proprio sparate in faccia, grosse come palazzi, con tutta la loro assurdità.

Meglio chiudere gli occhi, o la pioggia di coincidenze schizzerà anche là dentro.

Torneremo in futuro sul perché la nostra mente trovi intollerabili le coincidenze e voglia sempre vedere una causa che le giustifichi (dimostrato dalle neuroscienze). Un qualche appiglio per inventarsi una causa plausibile che giustifichi la coincidenza va sempre fornita… fosse anche solo il destino che lega in Nanà le due ragazze con lo stesso nome che si incontrano per caso, e poi ancora per caso ecc.
Qualsiasi “giustificazione” va bene come standard minimo, anche stupida come il destino o l’astrologia, ma deve esserci qualcosa!

Non affronterò i tanti piccoli dettagli fuori di testa, come quando Hester spara addosso a Tom per rompergli le manette (senza avvertirlo, causando un movimento improvviso per la paura a Tom) e invece di bucargli la pancia riesce lo stesso a liberarlo. E dire che non ci viene mai presentata nel film come una feroce pistolera dalla mira infallibile!

Vogliamo parlare di Valentine che distrugge l’intera prigione per liberare Shrike invece di ordinarne la liberazione e basta? No, grazie. Comunque nel libro è il Sindaco a ordinare la liberazione di Shrike, proprio per fargli uccidere Hester Shaw, e gli fornisce anche un’aeronave per darle la caccia. Altro che prigione distrutta e altre minchiate…

Se cominciassi a trattare tutti i singoli dettagli deficienti di Macchine Mortali, questo articolo enorme raddoppierebbe. Ne sto già trattando fin troppi, quelli più utili a livello “didattico”, per educarci alla complessità e alla serietà d’approccio narrativo. Proseguite voi nei commenti, se vi va: frugate nelle feci per pescare le nocciole che non ho tirato fuori io. ^-^

Avanti con le coincidenze più brutte!

Mummiabot proprio quando serve.

Shrike, la mummia robot, sta dando la caccia a Hester Shaw e nella sua ricerca sta ammazzando gente a caso, chiunque gli si pari davanti. O perlomeno così pare. Hester però non ne sa nulla, tant’è che si stupirà quando rivedrà Shrike. Addirittura rimane imbambolata a guardarlo fino a quanto lui non si dichiara apertamente minaccioso, come se non fosse sicura se fosse lì per aiutarla o per ammazzarla.

Shrike con gli occhi accesi: significa che è incazzato. Aggiunta mimetica molto utile, così i soldati nemici non lo vedranno mai arrivare nel buio. Super soldato!

Chi è però che sa di Shrike proprio al momento giusto? La scienziata collega di Valentine che lavora alla costruzione di MEDUSA. Ha saputo del tentato assassinio di Valentine e, per puro culo, qualcuno le ha riferito anche che l’aspirante assassina ha gridato

“Questo è per mia madre! Questo è per Pandora Shaw!”

Va bene, per ora è solo una piccola coincidenza che in quello scenario in cui c’erano praticamente solo profughi della nuova città, un paio di poliziotti, Valentine e Tom, qualcuno abbia colto con esattezza il nome detto e che questo nome le sia stato riferito, passando di bocca in bocca fino al suo informatore, senza diventare Elon Musk.

Fin qui va bene. Siamo nei limiti del tollerabile. Il problema è solo che, guarda caso, proprio in quei giorni hanno catturato e rinchiuso nella prigione mobile di Londra (una fortezza su gambe che sta in mare) un predatore meccanico, Shrike. Un rarissimo esemplare dei robot assassini impiegati secoli prima in guerra.

E questo Shrike che cosa grida di continuo, così tanto e così forte che la notizia è stata riferita a questa scienziata con gli esatti particolari (e non come un generico “abbiamo un robot da studiare”)? Grida di continuo il nome di Hester Shaw. La cosa più ovvia e naturale del mondo, senza nemmeno un minimo di forzatura dei tempi, non è vero?

Il bello è che Shrike ha una forza combattiva formidabile capace di distruggere intere città da solo, massacrando come niente un soldato dopo l’altro…  quindi come cavolo hanno fatto a catturarlo? Peraltro subendo ben dieci vittime, sottolinea il direttore del carcere? Direi “solo” dieci, visto che quello ammazza gente a dozzine…

Il momento migliore di Macchine Mortali: le preziose “divinità americane” del Museo.

E soprattutto: perché a Londra dovrebbe fregare qualcosa se Shrike ammazza la gente che si trova dentro altre città mobili? Londra le città mobili le distrugge e digerisce, trovarsele ferme e abbandonate da divorare è un vantaggio. Londra ha seri problemi di carburante e cibo, come viene fatto notare dal Sindaco (pentito del fatto che siano andati in Europa): non dovrebbe nemmeno accogliere i superstiti della città catturata a inizio film.

È pura follia, è come accogliere bocche da sfamare prima di un assedio invece di cacciarle dalla città. Avrebbe senso solo se i londinesi fossero cannibali, come altri personaggi del film, e si volessero mangiare i profughi…

Hester Shaw ha un localizzatore nel culo.

Nessuno sa dove sia Hester, all’inizio di Macchine Mortali. Fang non l’ha mai trovata in anni. Shrike pure non l’aveva trovata, tant’è che viene catturato mentre distrugge comunità a caso (ma magari erano posti in cui Hester era passata, anche se lei non sa nulla del fatto che la stia seguendo).

Misteriosamente, ora che il film è iniziato e farebbe comodo rintracciare Hester, tutti quelli che devono trovarla ce la fanno senza fatica. Shrike dopo essere stato liberato va dritto verso la cittadina in cui si trova Hester, ma nessuno può sapere che si trova perché ce l’hanno portata per pura sfiga gli schiavisti poco prima! Lei non era nemmeno diretta lì!

Per puro caso c’è lì perfino Anna Fang, la temibile terrorista anti-trazionista. Così, tanto per: era lì di passaggio e (che fortuna!) dopo anni di ricerche le capita davanti una ragazza che non ha mai visto (ricordiamo che Hester è dispersa da quando aveva otto anni) ed è ovvio che sia proprio la figlia perduta di Pandora Shaw! Perché non dovrebbe esserlo?

Anna Fang, uscita per sbaglio da Matrix: perfino gli abitanti del posto la guardano come se non c’entrasse un cazzo col resto dello scenario post-apocalittico.

Hester evita di venire trasformata in salsicce dal macellaio cannibale, l’unico altro offerente, che la vuole comprare per pochi spiccioli, grazie a un gigantesco colpo di fortuna. Coincidenze? Io non cre– ah, no, sono proprio coincidenze!

Probabilmente Hester ha un magnete attira-personaggi schiaffato su per il culo, rimasto spento per anni e che si è attivato con l’inizio del film. Ecco come mai tutti finiscono nel posto giusto per trovarla. Ecco tutto spiegato. Bene, ma non benissimo.

Per fortuna Shrike non è precipitato…

Durante il combattimento sulla città aerea, dopo che Shrike ha ammazzato diversi colleghi di Fang, a un certo punto riescono a far precipitare mummiabot in un buco. Fortunatamente Shrike non è morto: si è aggrappato a qualcosa e si è salvato.

E meno male che se l’è cavata così! Nessuno si ricorda o dà alcun valore al medaglione che Pandora aveva dato a Hester, e lei stessa non lo collega in nessun modo alla chiavetta anti-MEDUSA. E non lo collega nonostante Fang le abbia appena detto che la madre aveva indicato che lei avrebbe avuto il necessario per fermare MEDUSA. Due più due, non è difficile: significa che quel cavolo di medaglione c’entra con la chiave!

“Ho letto la sceneggiatura di questo film. Lasciatemi morire, per favore.” (Shrike, nella versione autocritica di Macchine Mortali)

A quanto pare Hester non ha solo un danno estetico alla faccia: deve avere qualcosa che non va pure nel cervello. Fortunatamente arriva Shrike che in punto di morte consegna il medaglione a Hester. Senza nessun motivo apparente. Perché sì: dopo dieci anni (circa), da quando ha soccorso Hester e le ha preso il medaglione, si è ricordato che è una buona idea ridarglielo…

Se Shrike fosse precipitato e morto, la chiavetta sarebbe andata persa. Se Shrike fosse sopravvissuto alla caduta (ma era già gravemente ferito dal colpo di Fang: era già condannato), avrebbe impiegato moltissimo tempo a ritrovare Hester. Probabilmente sarebbe arrivato dopo la battaglia con Londra… e se fosse arrivato prima avrebbe dovuto affrontare l’intera fortezza nemica.

Però, forse, la chiavetta non è servita a niente e poteva pure crepare senza riconsegnarla: ne parliamo dopo.

Grazie per la preghiera, tizia indiana!

Aver ricevuto il medaglione non è servito a niente. Nonostante Shrike le abbia riconsegnato questo prezioso ricordo della madre, e nonostante sappia tutto ciò che Fang le ha detto, a Hester non viene ancora in mente di guardare con attenzione il medaglione e aprirlo per controllare cosa contiene!

Fortunatamente la tizia indiana del gruppo dei ribelli, alla vigilia della battaglia con Londra, si è fermata a pregare di fronte a una grande effige di pietra di Medusa. Proprio la classica medusa come la potremmo immaginare su una fontana da parete romana, o simili.

Già questa coincidenza suonerebbe strana, ma se ci aggiungiamo che è una Medusa con tre occhi (ok, contaminazione indiana? Altri motivi?) e che questo terzo occhio è identico alla forma a occhio del medaglione di Hester… siamo un po’ troppo oltre. Macchine Mortali sembra la partita di un gioco di ruolo gestito da un Master poco capace che tenta di mantenere sulla “rotaia” della campagna un gruppo di giocatori che soffrono di una scarsissima soglia di attenzione.

Fontana della Gorgone

Fontana della Gorgone a Nemi, in provincia in Roma. Senza terzo occhio, mi spiace.

Finalmente Hester apre il medaglione e si degna di notare che contiene la chiavetta anti-MEDUSA. Se fosse riuscita a non accorgersi della cosa nemmeno questa volta, sarebbe dovuto intervenire il regista. Io lo immagino: la ripresa si allontana fino a mostrarci lo studio di registrazione, poi il registra entra dentro il film, le dà una sberla dietro la nuca e grida “Scemadimmerda, apri quel cazzo di medaglione, borgoddio!

Non un metro di meno.

Ciliegina sulla torta: naturalmente Londra, con i motori distrutti dall’attacco e con MEDUSA esplosa, continua ad avanzare solo esattamente quanto basta a schiacciare Valentine dopo che è precipitato al suolo. Non procede fino a tappare il buco nella muraglia. Non si ferma dieci metri prima.

No, avanza proprio quanto basta per uccidere il Kattivo in modo che sia proprio la città che voleva proteggere con i mezzi sbagliati, e che ha condotto alla rovina per colpa della propria hybris, a causare la morte di Valentine. Tutto naturalissimo e per nulla forzato

Tecnologia da discarica.

L’idea che la Old Tech di Macchine Mortali funzioni ancora dopo un migliaio di anni non ha senso. Considerate che non stiamo parlando di monumenti in pietra, capaci di resistere per millenni, ma di componenti elettroniche con un tempo di vita modesto. Roba che nel giro di secoli sarebbe ridotta a un ammasso arrugginito, poco più che polvere, anche senza venire sepolta a pezzi nel terreno per tutto il tempo.

Scheda madre recuperata da Pandora Shaw. Dopo mille anni è perfino ben messa. Dite che poi un computer funzionerebbe?

L’idea della potentissima MEDUSA ricostruita nella Cattedrale, con tanto di meccanismo di apertura della cupola, non ha senso nemmeno per scherzo. Come abbiano fatto a realizzare il tutto senza che il Sindaco se ne accorgesse è un altro grande mistero…
Ok,  MEDUSA è in linea con l’irrealizzabilità delle città mobili stesse (se sei sull’orlo dell’estinzione in un mondo con pochissime risorse, significa che non hai i mezzi per costruire quelle città mobili!), ma questa è una magra consolazione…

Tant’è che MEDUSA è stata ricostruita con mezzi di fortuna, adattandosi a ciò che veniva trovato. In una scena Valentine ordina alla sua vice, la scienziata kattivissima come lui, di riuscire a farla funzionare anche se mancano alcuni degli “invertitori di fusione” necessari.

Il computer di controllo (che, ricordiamo, sarebbe un ammasso di ruggine e basta) si trova di fronte una MEDUSA diversa da quella con cui sarebbe in grado di interfacciarsi. I computer non sono magici, non è che lo attacchi e funziona adattandosi: tutto il firmware delle componenti di MEDUSA andrebbe riscritto, e il programma di sparo del computer adattato dove necessario.

Qui siamo al livello di stupidità del virus informatico di Independence Day, in grado di funzionare sui sistemi informatici degli alieni…

“Volete farmi credere che questa merda tirata assieme con lo spago e lo sputo potrebbe funzionare?” (Thaddeus Valentine, nella versione autocritica di Macchine Mortali)

Tutti pazzi per le Shaw.

Un altro aspetto fastidioso del film, e non facilmente modificabile senza cambiare parecchi dettagli della sceneggiatura, è che tutti sembrano vivere la loro vicenda in relazione a Hester Shaw e a Pandora Shaw. Tutti. Sono passati a occhio e croce dieci anni da quando Pandora è morta e la sua casa è bruciata, e ancora Fang è alla ricerca di Hester (che per quanto ne sa è morta nell’incendio o di stenti dopo).

Tra l’altro non si capisce il motivo per cui tutti siano pazzi per Pandora. Nel film è semplicemente un’archeologa che ritrova roba arrugginita: qualche volta è Old Tech riutilizzabile, ma praticamente tutta la Old Tech è robaccia inutile che viene distrutta (se ne lamentano anche quelli del Museo). Vale quanto i cocci dei vasi degli antichi romani ritrovati nei cantieri per un imprenditore edile medio.

L’unico oggetto di reale valore che trova, nel film, è la valigetta col computer di controllo (che non ha senso possa funzionare, vedi prima Tecnologia da discarica) e nessuno a parte lei, che è morta, e Valentine, che di sicuro non lo ha gridato ai quattro venti, possono saperlo. Tant’è che Pandora si accorge di cosa sia solo all’ultimo, mentre spolvera il manufatto davanti a Valentine! Ti pare che lo avrebbe svelato così a chi non voleva ne entrasse in possesso, se avesse saputo cos’era? Fang non può avere idea di cosa fosse accaduto.

Considerando che Valentine era un carissimo amico di Pandora (di più: è il padre di Hester, come scopriamo a fine film!) e che il mondo pullula di predoni cannibali e schiavisti… non c’è alcun motivo per cui Fang non debba pensare la cosa più logica di tutte: che siano stati dei banditi a uccidere Pandora e a incendiare tutto, non certo Valentine che era il suo amante e che ne condivideva la passione per le antiche reliquie.

“Questa storia non ha senso e noi sembriamo una pubblicità della Benetton!” (Anna Fang, nella versione autocritica di Macchine Mortali)

Qualche battuta di Fang per capire come lei viva la sua vita come se sapesse che la protagonista del film è Hester e  che tutto giri solo attorno a lei e alla madre:

“Non ti fidi di nessuno, vero? Sei come tu madre.”

“Pandora Shaw era la donna più coraggiosa del mondo.”

“Dopo la sua morte ti ho cercato, e per molto tempo, e come tutti gli altri credevo che fossi morta. Quando ho scoperto che eri viva ho pensato: come ha fatto a otto anni a sopravvivere nel territorio esterno.”

La scusa di questa troiata, l’ossessione di Fang per Hester, è spiegata durante la riunione nella città volante:

“Prima di morire, Pandora trovò qualcosa… di pericoloso. Aveva paura di Valentine e mi disse che se le fosse successo qualcosa dovevo trovarti, perché tu puoi fermarlo.”

Peccato che, come abbiamo visto nel flashback, Pandora NON sapesse di aver trovato qualcosa di pericoloso e di dover temere che Valentine la uccidesse. Al massimo poteva sapere che Valentine stava usando alcune componenti di Old Tech per tentare di ricostruire una MEDUSA, e per questo aveva nascosto il medaglione con dentro la chiave di autodistruzione.

Non poteva sapere del computer di comando, altrimenti non l’avrebbe mostrato a Valentine facendo finta di spolverarlo per la prima volta. Il flashback è molto chiaro: Pandora è felice con Valentine, non ha idea di avere tra le mani qualcosa che potrebbe ucciderla (ricordiamo che lei e Valentine hanno una figlia e che Valentine viene a trovare entrambe regolarmente).

Fang non può avere idea di cosa fosse successo, e di sicuro Pandora non le ha detto niente… a meno che non fosse una pazza suicida. Altro che donna più coraggiosa del mondo: donna più imbecille del mondo, al massimo. Di tutto questo ha senso solo che Pandora, con un’intuizione finale, consegni il medaglione alla figlia nella speranza che Fang possa ritrovarla per puro culo… almeno è meglio che farlo finire in mano a Valentine…

Ah, giusto per chi se lo domanda: la vicenda nel libro è totalmente diversa e ha molto più senso. Incluso il Sindaco che è d’accordo sulla costruzione e sull’uso di MEDUSA: altro che sorprendersi come un pirla mentre gli fanno un colpo di stato di rarissima stupidità…

“Nel libro ero il Kattivissimo Sindaco assetato di potere. Qui sono solo un pelato di merda…” (Pelato di Merda, nella versione autocritica di Macchine Mortali)

Tutti pazzi per Hester: mummiabot incluso.

Shrike vive solo per Hester. Letteralmente. Tutta la sua furia è frutto di un errore di comunicazione: lui è convinto che Hester sarebbe finalmente felice se perdesse i suoi sentimenti, pieni di dolore, e rinascesse come robot proprio come era accaduto a lui.

Come dice lui:

“Il tuo cuore è spezzato. Io voglio far scomparire il dolore.”

Non è una scusa di Shrike per giustificare il proprio egoismo, come il volerla trasformare per avere una “compagna” o simili (non traspare mai quel tipo di rapporto nel film, sembrano più padre e figlia). Davvero Shrike lo fa solo per il suo bene ed è arrabbiato che lei sia andata via all’improvviso. Tant’è che quando Shrike capisce che Hester è innamorata di Tom e che quindi ora il suo cuore è “guarito”, si arrende e risparmia sia lei che Tom.

“Tu lo… tu lo… ami.”

Shrike dice questa battuta e i suoi occhi, prima accessi di una luce verde intensa per la furia, tornano calmi e la luce si spegne. Amore trovato, cuore guarito: missione conclusa per mummiabot. La sua figlioletta è felice, finalmente.

Tutto il conflitto con Shrike è senza senso. Shrike adora Hester e se solo lei gli avesse parlato, se gli avesse detto che voleva vendicarsi per la morte della madre prima di diventare un robot come lui, è praticamente sicuro che Shrike l’avrebbe aiutata.

Lei è perseguitata da Shrike solo perché lui si sente tradito dalla sua fuga, perché se ne è andata senza farsi trasformare e senza dare alcuna spiegazione. Shrike è convinto che abbia avuto un ripensamento riguardo l’idea di salvarsi dal dolore dei sentimenti con la trasformazione.

Peccato che se Hester avesse parlato a mummiabot, che è a tutti gli effetti il suo padre adottivo, il film sarebbe finito prima ancora di iniziare: avrebbero assaltato Londra e avrebbero fatto una strage, fino a uccidere Valentine. Niente film. Niente distruzione del muro.

Quando leggi nello sguardo assente di un attore quel momento di comprensione in cui realizza in che film si è cacciato. Puro sottotesto allo stato brado.

Hester Shaw non si fida di nessuno?

Fang con la battuta vista prima

“Non ti fidi di nessuno, vero? Sei come tu madre.”

cerca di spacciarci l’idea che Hester Shaw abbia come difetto fatale quello di non fidarsi di nessuno (o perlomeno come conseguenza di relazione del suo difetto). Peccato che questa sia una stronzata. Non solo Hester non ha questo difetto, ma non è nemmeno l’argomento trattato da Macchine Mortali. Sembra una cazzata pronunciata a caso da Fang.

Facile provarlo. Hester impiega un nanosecondo ad accettare Tom e a dargli anche da mangiare, nonostante Tom l’abbia inseguita per Londra e abbia causato anche, secondo Hester, il fallimento del suo attentato contro Valentine.

Se Hester non si fidasse davvero di nessuno, crederebbe che Tom sia stato mandato apposta a seguirla, con la scusa farlocca dell’essere stato tradito anche lui da Valentine. In fondo Valentine ora sa che Hester è viva e vuole ucciderlo, per cui ha senso che le mandi dietro  quello che sembra a tutti gli effetti essere uno dei suoi sgherri fidati.

Hester dopo non si fa problemi a fidarsi della coppia che li accoglie sul veicolo-insetto, quelli che li venderanno agli schiavisti. Non bisbiglia a Tom che non possono fidarsi e che devono ammazzarli e prendere possesso del veicolo. Tom ce la farebbe ad avere la meglio su una coppia di anziani fisicamente malconci. O potrebbe perlomeno zittirla, dicendole che è paranoica (tanto è azzoppata, non può far molto da sola).

Hester non ci fa nemmeno problemi a seguire Fang. Non viene espresso alcun dubbio o disagio… e Fang la sta per consegnare alla lega antirazionista sulla città volante! Hester si fida di chiunque sembri poterle dare una chance di sopravvivere in più, letteralmente.

È tutto nel film, senza bisogno di grandi ragionamenti.

La cicatrice incoerente.

Qui devo fare un piccolo collegamento con il libro per rendere chiara la questione. Per uno spettatore occidentale tipico che guarda il film, Hester Shaw è una bella ragazza. Sì, ha una cicatrice, ma è più un dettaglio “diverso” che una cosa davvero brutta. Un difetto che non la rende un mostro.

Hester Shaw e la cicatrice. Uuuhh, che schifo. Mamma mia, teriBBile. Vomito.

Eppure in Macchine Mortali viene più volte trattata come se fosse un mostro ripugnante. Una schifezza di donna. Una tizia che farebbe correre qualsiasi uomo tra le braccia di Angela Merkel, se lo si obbligasse ad accettare le avances di una delle due.

Qualcosa non torna: guardando Katherine e le altre donne nel film sembra che i canoni estetici di bellezza di quel mondo siano proprio i nostri attuali… e allora?

“Questo qui è un vero mostro di donna”

“Sii felice, sarai molto più bella rollata come un salame”

Due battute dette dal venditore di schiavi durante l’asta, tant’è che l’energumeno macellaio che vuole comprare Hester ha chiaramente l’intenzione di macellarla, e non di scoparla furiosamente ogni giorno per farle sfornare un pargolo dopo l’altro fino alla fine dei suoi giorni.

Il problema è che in originale, nel libro, Hester Shaw era davvero deturpata in modo mostruoso:

Poteva essere coetanea di Tom e aveva un volto ripugnante: un’orrenda cicatrice le attraversava il viso, dalla fronte alla mascella, facendola somigliare a un ritratto che qualcuno aveva furiosamente sfregiato. Un ghigno perenne le contorceva la bocca, il naso era un moncone grumoso e il suo unico occhio lo guardava, in mezzo a quello sfacelo, grigio e gelido come il mare d’inverno.

Questo cosplay realizzato da Anna Langham è molto più fedele alla descrizione nel romanzo.

Ora i commenti disgustati hanno molto più senso, no? Body shaming come se piovesse, con l’aggravante dell’essere diversamente abile da parte di un occhio. Non bisogna dire handicappata, giusto?

Ecco, va benissimo cambiare la protagonista da brutta a bella. Il fatto che Tom si innamori di ciò che Hester è dentro di sé, superando la barriera del suo orrendo aspetto, era importante nel romanzo per Reeve, ma va bene, possiamo rinunciarci…

… però dopo bisogna essere coerenti: vanno cambiate tutte le situazioni in cui il suo aspetto schifoso aveva peso. Non possiamo ritrovarci con una gigantesca cicatrice fantasma che causa ribrezzo a tutti anche se non la vediamo! Come uno spettro che causa paura con la semplice “sensazione di presenza”, senza nemmeno mostrarsi.

A tema cicatrici, anche Tyrion ne Il Trono di Spade si ritrova con una cicatrice da niente invece di essere sfigurato come nei romanzi. Giusto per chi non lo sapeva già.

Ci avete massacrati: grazie del pensiero e benvenuti tra noi.

Dopo la battaglia abbiamo Londra distrutta, con i profughi che escono fuori in colonna e salgono verso il varco nel muro. Il grande muro che protegge la terra delle città stazionarie è stato bucato e ha perso praticamente tutta l’artiglieria. L’intera flotta alleata è stata annientata.

La colossale città dietro il muro, tanto estesa da far sembrare l’intera Londra un quartiere di modeste dimensioni, ha subito un danno mostruoso. Ci sono di sicuro decine di migliaia di morti, o più probabilmente centinaia di migliaia. Lo stesso muro, grande come una catena montuosa e considerato una fortezza inespugnabile, era probabilmente pieno di soldati, tecnici e personale civile. Forse perfino i ministeri e tutto l’apparato burocratico della megalopoli, essendo il luogo più sicuro al mondo.

Oltre allo sterminio siamo di fronte a una catastrofe umanitaria senza precedenti per la grande città dietro il muro. E cosa fanno di fronte alla colonna di “nemici” che vengono a chiedere accoglienza? Danno loro il benvenuto, perché gli Orientali sono buoni e gentili, non come gli Occidentali con la loro cultura predatrice fatta di città mobili e violenza. Perfettamente credibile, vero?

“Non sparate! Sono venuti solo per ucciderci, meritano soccorso e accoglienza.” (Pelato di Merda Cinese, nella versione autocritica di Macchine Mortali)

Per capire i veri sentimenti della popolazione verso gli Occidentali, basta ricordarsi la battuta che pronuncia la ragazza indiana durante la riunione sulla città volante:

“Che ci importa di questi barbari? Che Valentine bruci ogni città trazionista da qui alle lande di ghiaccio.”

Ricordiamoci anche che il capo del muro non si è fatto problemi all’idea di lanciare un attacco preventivo contro Londra, nel dubbio che MEDUSA potesse davvero sparare e che volessero usarla. Poi però tutto finisce a tarallucci e vino dopo la battaglia.

Potere dello sterminio: la migliore formula per procurarsi nuovi amici!

La banalizzazione politica.

Una cosa che mi ha colpito per la sua stupidità in Macchine Mortali è il livello di banalizzazione della politica di Londra. Banalizzare non è semplificare: semplificare è ridurre gli elementi per aumentare l’eleganza, senza danneggiare l’aspetto “positivo” della complessità. Si perde la ridondanza, non l’informazione in sé. Banalizzare è ridurre la complessità a scapito di tutto, distruggendo il contenuto informativo.

Una semplificazione è il lavoro di Einstein che permise di passare dalla complessità “eccessiva” delle otto equazioni  di campo di Maxwell alla relatività, come scrive Michio Kaku in Hyperspace:

Le otto equazioni di Maxwell sono goffe e difficili da memorizzare perché il tempo e lo spazio sono trattati separatamente. Ancora oggi devo controllarle nei libri di testo per assicurarmi di aver scritto tutti i segni e i simboli nel modo corretto. Ricordo il sollievo che ho provato quando imparai che queste equazioni collassano in una singola semplice equazione se il tempo viene trattato come una quarta dimensione. Con un colpo da maestro, la quarta dimensione semplifica queste equazioni dando loro un aspetto bello e chiaro.

Una banalizzazione è quando certi politici riducono a pochi concetti comprensibili all’uomo della strada i problemi dell’immigrazione o della politica economica, tramutando tutto in un complotto bancario contro l’Italia o in facili formulette sul rimandare la gente a casa propria. Un mondo in cui tutti i magistrati sono comunisti e ti odiano anche se sei senza peccato, presente? Scommetto che potete trovare altri esempi da soli.

Non è difficile capire la differenza tra semplificazione e banalizzazione, in astratto: nel caso pratico i diversi bias cognitivi che ci affliggono ci portano a credere nelle più becere banalizzazioni possibili, se queste alimentano la nostra polarizzazione pro o contro qualcosa.

Torneremo in futuro su come funziona l’apprendimento e come bisogna affrontare il ragionamento per evitare i bias che sono lo standard del pensiero umano e che ci fanno sembrare, oggettivamente, dei ridicoli mentecatti.

“Allora, abbiamo messo quelli coi costumi Neo Vittoriani, quelli Post-Apocalittici standard, i guerrieri di Gengis Kahn e una tizia uscita da Matrix. Secondo me manchi solo tu: che ti pare?”  “Voglio morire.”

In Macchine Mortali la banalizzazione politica è visibile in modo netto quando il Sindaco viene deposto senza problemi da Valentine. Il potentissimo sovrano di Londra, non un coglione qualsiasi. Nessuno si ribella. Nessuno fiata. Va tutto liscio.

Valentine è un uomo venuto dal nulla che è salito nella gerarchia della città, come ci viene detto in precedenza, mentre il Sindaco viene dalla vera e propria aristocrazia. Il Sindaco è un autentico Re, ma con un nome diverso. Questo Sindaco ci si aspetta che abbia una rete di relazioni e gestisca un equilibrio dei poteri tra i vari gruppi della città (famiglie aristocratiche, ministeri, polizia, forze armate ecc.) tale da rendere indesiderabile la sua deposizione.

Tutte relazioni e agganci che Valentine è difficile possa avere. Magari è riuscito a portare a termine il suo colpo di stato facendo uso dell’incertezza delle informazioni e di un’azione rapida, come ci insegna Luttwak in Strategia del Colpo di Stato, ma questo andrebbe gestito e mostrato. Non si può ridurre tutto a due frasi da Kattivo e un’esecuzione sommaria in mezzo alla Cattedrale.

La questione è che Macchine Mortali non affronta nemmeno di striscio la complessità di un colpo di stato simile. Non c’è nemmeno una parte in gioco che si schieri in automatico con il Sindaco per fedeltà, ubbidendo al suo ordine di arrestare Valentine. Non so, la guardia personale del Sindaco avrebbe potuto obbedire, mentre un altro corpo armato posto sotto un altro ministero avrebbe potuto schierarsi contro di loro… ed essendo in numero maggiore, obbligarli a deporre le armi. Qualcosa che fosse perlomeno al livello della scena in cui Lord Stark viene fregato ne Il Trono di Spade, non pretendo chissà cosa! Invece niente…

Idem, nel finale, senza particolare motivo i londinesi escono, poliziotti inclusi, lasciandosi guidare da Katherine Valentine che non conta niente. È solo la figlia di Thaddeus, il pazzo che li ha portati alla rovina. Non ha potere. Non ha un incarico che porti i sopravvissuti, confusi e spaventati, a rivolgersi a lei per avere una guida temporanea.

“Sono un personaggio superfluo che ha ricevuto delle scene solo per rendere più chiari gli eventi al pubblico. Vi prego, fatemi fare qualcosa di utile.” (Katherine, nella versione autocritica di Macchine Mortali)

Uno scenario credibile post-distruzione avrebbe visto i londinesi asserragliati nella città, ferma ma ancora capace di combattere e con riserve di cibo per resistere. Senza più guida i singoli reparti, corporazioni, bande locali, avrebbero lasciato che i propri leader li guidassero.

L’Ufficio Sinistri del Terzo Settore, Quarto Livello, magari avrebbe impugnato spranghe e pistole e si sarebbe barricato con le famiglie nel magazzino del Secondo Settore che contiene parte delle razioni d’emergenza della città, buttando in strada i burocrati spaventati dell’Ufficio Logistico. Giusto per inventare un esempio. Decine di episodi simili sarebbero esplosi nel giro di poche ore.

La situazione sarebbe diventata quella della Libia post-Gheddaffi, non uno scenario disneyano di tizi sconfitti, ma pentiti della propria cattiva condotta, che avanzano verso il nemico con la speranza, immotivata, di venire accolti a braccia aperte invece di essere crocifissi nella pianura come monito per tutte le altre città trazioniste…

L’attacco contro MEDUSA è stato inutile?

E se tutta la missione finale di Macchine Mortali fosse stata completamente inutile? Riflettiamoci. Dopo i primi due spari MEDUSA sta per esplodere. L’arma è diventata instabile e nella fase di caricamento per il terzo sparo la situazione è così grave che i tecnici fuggono dalla Cattedrale. Se avesse sparato è praticamente certo che sarebbe esplosa.

Visto che l’energia non viene dal nulla, sarebbe esplosa proprio perché l’operazione di fare fuoco l’avrebbe fatta saltare in aria, dissipando così l’enorme energia accumulata. In pratica sarebbe esplosa anche senza bisogno della chiavetta. Se anche avesse sparato una terza volta prima di fondersi, il muro era comunque già devastato dagli attacchi. Niente flotta. Niente artiglieria. Nessun modo di difendersi dai nemici.

L’enorme buco già ora poteva essere scalato e superato da una città trazionista… e visto che sappiamo che là fuori ci sono almeno altre due città colossali considerate dei degni rivali perfino da Londra (citano Arkangel, con i suoi martelli, e una certa “città degli obici”), questo significa che al di là del muro sono già in grossissimi guai. Senza considerare tutte le altre città trazioniste di grandi dimensioni, anche se meno potenti.

La distruzione di MEDUSA subito prima dello sparo è stata quasi sicuramente inutile. Aver distrutto il motore di Londra ha evitato, per poco, l’attacco contro le terre oltre il muro… ma è un risultato molto modesto visto che altre città nel giro di poche settimane, o pochi giorni, si lanceranno nel varco. Le notizie sembrano viaggiare veloci nel mondo di Macchine Mortali. E quel muro non si ricostruirà in pochi giorni… forse in decenni. O secoli. Probabilmente MAI.

Hester non ha salvato un bel niente con il suo intervento e la sua chiavetta. La temibile MEDUSA era comunque fottuta, ormai, e il muro è comunque perduto.

Sathya Kuranath

“Avevo detto di volervi tutti morti, ma ora che vi guardo sento risvegliarsi la Principessa Disney che è in me.” (Sathya Kuranath, nella versione autocritica del film)

Per finire… la merendina.

Questo è probabilmente “l’errore” di Macchine Mortali che buona parte del pubblico noterebbe: come è possibile che una merendina di mille anni prima sia ancora commestibile? Magari detto da chi non aveva notato il problema della gamba o ha sminuito la lista di coincidenze ammazza storia.

Ecco, per me questa era una delle cose meno incredibili del film. La merendina è in un sacchetto di plastica, integro. Se è stata imbustata in un ambiente privo di batteri (già oggi ci sono aziende, anche in Italia, che confezionano il pane in ambienti sterili per evitare completamente ogni conservante) o se è stata trattata con qualche sostanza particolare, potrebbe davvero risultare immortale come le patatine del McDonald o la carne in scatola. Sì, la nostra carne in scatola se preservata in confezioni integre potrebbe essere mangiata tra mille anni: altro che scadenze scritte per legge a cazzo di cane.

Forse i tempi sono un po’ alti: ho letto che il tempo di “decomposizione” di un bicchiere  di plastica o di un sacchetto di plastica sia attorno ai 500 anni (io credevo molto di più: ditemi voi se avete cifre diverse). Mille anni è il doppio, ma non è un ordine di grandezza di differenza come con l’avvistamento di Londra, eh…


Beh, questo è tutto.

Siamo a 9.000 parole. Spero che qualcuno di questi ragionamenti ti torni comodo quanto penserai alle tue storie o analizzerai un film! Possibilmente non uno brutto come Macchine Mortali: ci sono modi migliori di spendere il proprio tempo!

Buone feste e… ricordati di tenere affilata la tua mente ogni giorno! ;-)

10 comments

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    • Von Frundsberg on 26 Dicembre 2018 at 16:03

    Articolo magistrale.
    Descrive appieno quello che ho provato guardando questo accrocchio di film, con il mio cervello che faticava ad accettare le varie situazioni proposte e provava a riscriverle sistematicamente in modo più accettabile. Fallendo.
    Alla fine era talmente stremato e sconvolto dal volemosebbene finale da convincermi che hanno tagliato i 5 minuti alla fine del film dove fanno vedere i profughi di Londra che subito dopo essere stati accolti con il sorrisone da quelli che hanno attaccato gratuitamente facendo pure il tifo da stadio (Giapponesi falsi e cortesi peggio dei Piemontesi) vengono incatenati e costretti a ricostruire quel cavolo di muro a suon di cinghiate.
    Il resto è tutto sdegno e mestizia; dalla tecnomummia che -in onore dei grandi classici sugli Zombie- raggiunge i suoi bersagli camminando tranquilla alla frase “epica” sui Dinosauri e il Meterorite.

    Su due cose però devo ammettere che il mio povero cervello ce l’ha fatta.
    Il fatto che Hester non dica una mazza quando vede Londra è perfettamente logico da una prospettiva etologica. Oltre a non voler scatenare il panico, se avesse raggiunto la città sulla quale albergava avvisandone direttamente il Capitano/Sindaco/Quello che è, avrebbe avuto un vantaggio dato che sarebbero stati i primi a svignarsela. E’ una cosa molto diffusa in natura. Ad esempio lo fanno pure i piccioni quando sono in gruppo: quello che scorge un falco prima si invola e poi lancia il segnale d’allarme (schioccando le ali). Lui sa da che parte arriva il predatore e se ne va dalla parte opposta, tutti gli altri, presi dal panico si involano a casaccio e gli fanno da cortina fumogena. Ma forse la mia è solo deformazione professionale.

    La scena della prigione invece mi ha creato molte più difficoltà…i miei neuroni hanno faticato non poco e l’unica spiegazione che sono riuscito a darmi è che Valentine non avesse l’autorità di rilasciare la tecnomummia e che non volesse testimoni della cosa, visto che aveva in programma un colpo di stato. Il fatto che non si faccia scrupoli ad accoppare un sacco di persone serve poi a sottolineare anche ai più tardi che si tratta di una Karognakedevemoriremalissimo
    Ovviamente precauzione inutile dato che ha a che fare con Balon Greyjoy, famoso per il fatto che nessuno si scandalizzi quando viene deposto e acciso, a prescindere dal contesto.

    Comunque peccato, perchè come film mi ispirava…fortunatamente non credo avrà un seguito.

  1. Nel mio caso la visione è stata particolarmente sofferta perché come estetica delle città e ambienti, e come concetto di base (città enormi, post-apocalittico neo-vittoriano ecc.), è il tipo di opera che adoro. Cercavo di farmelo piacere aggrappandomi a ogni opzione, come la battutina sul bere il piscio o il personaggio del macellaio all’asta degli schiavi, e sperando che poi il bilanciamento tra idiozia e cose divertenti si equilibrasse a sufficienza…

    … ma è stato impossibile farcela. Il punto di rottura è stato l’arrivo improvviso di Shrike subito dopo quello fortuito di Fang. A quel punto non ce l’ho fatta e ho capitolato: non era un film un po’ scemo, ma guardabile e godibile, era proprio una merda. Il resto ha confermato il timore. :-(

    Ero proprio il pubblico biased sull’argomento ideale per dire “Ok, è scemo, ma è figo e vale la visione”… e ho capitolato perfino io.

    • Netherim on 26 Dicembre 2018 at 19:16

    Capolavoro… l’articolo, non il film che non ho visto e che, dopo questo articolo, non vedrò mai. :)

    • giuspe on 27 Dicembre 2018 at 06:41

    grazie Duca per l’articolo bellissimo e “classico” :)

    il setup della storia mi intriga moltissimo, ma se la messa in opera della sceneggiatura è questa ho seri dubbi che potrei godermi il resto dell’ambientazione chiudendo un occhio sulle (numerosissime, a quanto pare) complete puttanate.

    una riflessione: “suona” paradossale (ma se ci penso in fondo forse no, anzi) che più soldi butti in un film – e immagino che Jackson + Tizio Capo degli Elfi + goziliardi di efx + (vado a caso) trilo/pentalogia da mungere all’infinito = GDP della Moldova l’anno che il Papa ha depenalizzato la prostituzione (e sì, “depenalizzare la prostituzione” è un ottimo titolo per qualunque cosa, mi rendo conto) – più è probabile che l’aspetto della scrittura/sceneggiatura/adattamento venga banalizzato/instupidito… diciamo che la storia diventa Lindeloffia

    anyway, segnalo un paio di typo da nulla:

    > […] Katherine Valentine che non è nessuna.

    > si schieri in automatico con il Sindaco per fedelta

    > collassano in una singole semplice equazione

    ancora grazie!

  2. Prego!
    Ho visto Bumblebee, che al confronto con Macchine Mortali sembra un capolavoro: film commerciale medio, con struttura un po’ confusionaria (ma presente) e sempliciotta, militari scemi anni ’80 e cattivi che non danno il colpo di grazia. Però almeno è un film “commerciale” medio, su cui si può discutere.

    Non so se sarà il prossimo articolo, ma di sicuro ne vorrei parlare. Non sarà divertente come questo articolo qui, ma ci sarà qualcosa di più utile sul fronte della struttura rispetto a questo filmaccio in cui letteralmente non c’era niente di “tecnico” da discutere (solo stupidate miste da indicare).

    • giuspe on 27 Dicembre 2018 at 14:02

    >> Non sarà divertente come questo articolo qui, ma ci sarà qualcosa di più utile sul fronte della struttura

    naturalmente, come Leader Supremo del Blog e Luminosa Guida Didattica, la tua responsabilitá rimane di fornire il materiale piú interessante dal punto di vista informativo/analitico;

    altrettanto naturalmente noi lettori (== popolino bestiale della suburra) vorremmo sempre il template-troisi (chiamiamola “Analisi e Destrutturazione Intelligente di Materiale di Partenza Decisamente Non Intelligente”): grazie di limitare e riorientare il nostro istinto basso ed animale verso vie piú construens ed edificante :)

  3. Non ci avevo pensato, ma nel suo essere clueless con schietta semplicità e naturalezza, questo film aveva qualcosa dello spirito della prima trilogia della Troisi…

    • giuspe on 27 Dicembre 2018 at 14:45

    […] nel suo essere clueless con schietta semplicità e naturalezza […] aveva qualcosa dello spirito della prima trilogia della Troisi…

    posso immaginare perché. ma nessuno mi leva dalla testa che purtroppo si tratta di due schiettezze completamente diverse: in un caso, la mancanza di voglia/capacitá/volontá di fare meglio (studiare e praticare la scrittura, informarsi, rileggere/editare, etc), nell’altro mi pare che le risorse (tempo, soldi, professionalitá) ci sarebbero anche – ed in abbondanza – ma si sia arrivati alla conclusione che metterle in pratica sarebbe proprio controproducente perché dobbiamo

    1) evitare di offendere chicchessia, ma senza potere/volere/sapere fare lo sforzo di craftmanship di farlo nel modo giusto, con sottigliezza e grazia ed intelligenza e [aggiungi tu quello che vuoi, ci siamo capiti]: se voglio/devo per forza preparare cibo vegano / senza glutine / senza sale / ottenuto da carta igienica usata macerata al sole ho quasi sempre anche la possibilitá di farlo bene, o almeno in modo decente, ma costa tempo, soldi e risorse, e forse i destinatari nemmeno se ne accorgerebbero, e comunque non mi porterebbe piú successo/riconoscimento, quindi daje co’ lli peggio stereotipi (anche chiamarli archètipi mi fa offesa al concetto di archètipo…) e portiamo a casa la scena/sceneggiatura/trilogia

    2) truff-coinvolgere piú pubblico possibile – pubblico dotato di un attention span ed un livello di comprensione medio a livello post-adolescente redneck che ha abbandonato la barn-school dopo un anno e mezzo – e soprattutto includere novantasettemila persone nel processo decisionale di cosa entra o non entra nel cut finale (sponsor, produttori, politici, uno stronzo che passava in quel momento per strada e si ente offeso dal colore arancione, etc…) la scelta piú sicura e veloce temo sia quella di blurrare e opacizzare ed omogeneizzare/standardizare qualunque dettaglio (personaggi, storia, scenografia, EFX, svolte di trama, addirittura setup delle inquadrature, la luce, etc), perché un pappone indistinto, genericamente dolce/salato e di colore pastello e che ricorda duemila altri papponi tutti uguali, ma con abbastanza “differenze” da poter essere considerato diverso sicuramente sui grandi numeri non sbaglia.

    l’ultimo punto (non so quanto plausibile/realistico, non ho molte conoscenze specifiche a riguardo) mi mette parecchia tristezza in prospettiva, perché in alcuni ambiti di intrattenimento (tutti?) un grosso budget puó fare una differenza cruciale, o, meglio, é molto difficile evocare un certo tipo specifico di meraviglia senza avere una mazzata di soldi da investirci: il vecchio concetto di “kolossal” (e un’ottantina d’anni di ottimi esempi a riguardo) lo dimostra abbastanza direttamente; la differenza mi pare dorma nel fatto che sembra difficile oggi (diciamo da una decina/quindicina di anni?) fare un kolossal che sia anche un bel film…

    (scusa il rant, ma é un argomento che come fruitore di fantasia tramite terzi mi tortura da anni…potró mai vedere due gigantesche cittá semoventi che combattono per divorarsi in un bel film?)

  4. evitare di offendere chicchessia

    includere novantasettemila persone nel processo decisionale di cosa entra o non entra nel cut finale (sponsor, produttori, politici, uno stronzo che passava in quel momento per strada e si sente offeso dal colore arancione, etc…)

    Credo che il problema sia questo, il “politically correct” a tutti i costi, che ormai è arrivato a livelli tali da essere diventato la parodia di se stesso (vedi il remake di “Ghostbusters” tutto al femminile -che guai a dire che fà schifo perchè, anche se fà effettivamente schifo, tutti a dirti che sei solo un misogino maschilista, e probabilmente pure stupratore- o il remake di “Charmed” con le protagoniste di colore)!
    Tra l’altro, questo spiegherebbe anche il “perchè” della modifica alla cicatrice di Hester: da un lato evitare che le spettatrici potessero “disaffezionarsi” e non immedesimarsi in lei, dall’altro evitare attacchi dalle SJW (“Ecco, avete fatto la protagonista brutta per sminuirla!“… che se la facevano troppo bella, le stesse SJW avrebbero detto, senza alcun dubbio “Ecco, l’avete fatta troppo bella, perchè siete dei porci che guardano solo all’aspetto delle donne!“).

    P.S.: Giuspe, il tuo “uno stronzo che passava in quel momento per strada e si sente offeso dal colore arancione” mi ricorda la puntata di South Park in cui vogliono evitare di offendere i bambini non-cristiani durante il natale; per vedere quali sono le parole delle canzoni che suonano “offensive” fanno un test, ed esce fuori che alcuni bambini trovano offensivi anche termini totalmente neutri come “neve” (o qualcosa del genere, non ricordo esattamente)… mentre non trovano offensiva una sfilza di parolacce!

    • giuspe on 28 Dicembre 2018 at 12:26

    @MattoMatteo non ricordo quell’episodio in particolare, ma mi pare in linea con la loro direzione editoriale, per cosí dire :) …che io apprezzo al 150%, mettiamo in chiaro: secondo me l’ultima stagione di South Park (appena conclusa) meriterebbe un Pulitzer, seriamente.

    piú in generale, ci terrei a precisare (per quanto dubito che a qualcuno freghi particolarmente, come normale :], ma magari sono spunti per una sotto-lato-discussione):

    sono convinto che il PC sia noioso e controproducente quando/se fatto male, come accennavo nel commento precedente: per non attirarti proteste da parte di ambienti femministi, antirazzisti a volte basterebbe fare le cose per bene, tipo – la butto lá – scrivere dei personaggi [donne/POC/minoranze/disabili] decenti, se non addirittura buoni, porca minchia (mi si perdoni il francesismo).

    non vuoi mostrare una protagonista con il volto orrendamente sfigurato (come nel libro) because Hollywood, e lo starsystem, e non ti vengono a vedere il film, e “la gente si impressiona e mica siamo The Human Centipede“? benissimo, capisco, ma per lo meno paga due sceneggiatori decenti (o meglio ancora coinvolgi anche l’autore originale) per armonizzare questo cambiamento nella storia, ed aggiustare dove devi – vedi esempio del Duca riguardo le reazioni schifate della gente ad una fotomodella con due segnetti in faccia (tra l’altro immagino che in un futuro distopico/post-distruzione totale/pre-estinzione gli standard estetici si siano un filino abbassati, dopo mille anni di mutazioni genitali ed orecchie sulla schiena e medicina primitiva e…).

    quindi: si poteva fare bene, anche mantenendo il vincolo commerciale/PC? certo!
    si é fatto bene? uhmmm…

    la protagonista di “50 Sfumature di Grigio” non fa incazzare il mondo femminista perché é bella/bianca/borghese, fa incazzare il mondo femminista perché é un personaggio femminile scritto di merda, un distillato dei peggiori stereotipi sul femminile ritratti e glorificati;

    piú in generale: a mio avviso l’atteggiamento corrente riguardo, in generale, all’argomento consenso e sensibilitá personale sembra (in parte é) grottescamente sbilanciato anche perché siamo (finalmente) nel mezzo di una virulenta reazione a centinaia di anni di situazioni orrendamente sbilanciate nell’altro senso: é parte del processo, forse inevitabile, e secondo me si normalizzerá con il tempo man mano che il numero di persone che considererano normale ottenere un pompino minacciando di danneggiare la tua carriera (o cercare di menarti per strada perché non sei proprio bianco-bianco, o perché ti piace infilare il pene / ricevere il pene in luoghi diversi dai loro, etc) andrá fisiologicamente a scemare: i vecchi (i nostri nonni per qualcuno, i nostri genitori, e noi, per quanto mi riguarda :) piano piano tireranno il calzino e si porteranno dietro gran parte di quel bagaglio culturale/comportamentale tossico che si sta cominciando (seriamente solo da un lustro o poco piú, nella mia opinione) ad affrontare: cosí il livello di PC passerá a “vitamina C tutte le mattine ed un’aspirina ogni tanto” al posto dell’attuale “B-52 che droppa pitbull sociopatici coĺl’AIDS” (a proposito di PC… :).

    alla fine parla il risultato: se la scrittura di un film (libro/fumetto/videogioco) é solida – la qual cosa, come costantemente confermato da questo ed altri blog :), si puó valutare e misurare, non é aleatoria – non avremo probabilmente nulla da ridire sull’applicazione di PC, anzi! il PC avrá fatto parte del normale e sano processo di editing e revisione di un testo: cosí come non voglio che mi scappi un errore grammaticale – o una Rocca alta 150Km scalata di corsa in un paio d’ore senza ausilio di magia o per lo meno un paio di energy drink (per quanto non posso escludere che nel Mondo Emerso qualche Nobile Signore non abbia mai urlato ad un suo Campione “…ben fatto! uno a zero per noi (ma sospetto il fuorigioco, aspettiamo la moviola). é proprio vero che Red Bull ti mette le aaaaali!”) – non voglio nemmeno che per ignoranza/distrazione/bias di uno degli sceneggiatori (o dell’autore originale) nel testo finale “filtrino” elementi razzisti/misogini/bias contro minoranze/altra roba tremenda (o banali, stupidi, fallaci, in generale) a meno che l’intenzione degli autori non fosse esattamente quella, ovvero a meno che l’elemento razzista/sessista/misogino/demente/caccapupú sia in effetti funzionale alla storia: in quel caso potremmo decidere in che modo lo é stato, se ci pare accettabile o meno, ma la storia ne avrá comunque tratto giovamento, con grande probabilitá (non é stata una scusa per scrivere materiale scadente, o piú in fretta).

    quindi: PC anche sí, ma pretendiamo che sia fatto bene :D

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