Buon Quarto Anniversario, Gamberetta

Scritto da il 23 giu 2011 | Categorie: Anime, Notizie Varie, Riflessioni, Vita del Duca

Negli ultimi dieci giorni ho pensato molto a cosa scrivere qui.
Non è stato un post facile perché ogni volta che volevo accennare qualcosa di importante accaduto grazie a Gamberetta, il post di ringraziamenti deragliava verso qualcosa di diverso, contro il pessimo fantasy, contro i truffatori, contro i lecchini, contro la corruzione morale e materiale alla base del degrado della narrativa fantastica italiana…

Non era il post che volevo. E non volevo renderlo chilometrico.
Ho deciso di dire poche parole perché quello che conta non è esaltare nel dettaglio quanto bene Lei abbia fatto in questi quattro anni a tutto noi che amiamo DAVVERO la narrativa fantastica e la scrittura, ma solo farle capire quanto la stimo. Se anche voi volete ringraziarla e non avete un blog, c’è un suo articolo quattrista dove farlo.

Prima della sua scomparsa durata dal primo febbraio al dieci ottobre 2010, Gamberetta era già sparita alcuni giorni. Mi pare per problemi di linea ADSL, non ricordo nel dettaglio. Ricordo però che l’anomalia della sua sparizione improvvisa, con tutti i dubbi che vengono in questi casi quando una persona che puoi contattare solo online sparisce di colpo, mi aveva fatto capire quanto sono legato a Lei. Quanto la stimo.
No, di più: quanto la adoro, come una Dea.

Cosa ho fatto in quei pochi giorni di sparizione?
Ho deciso di comprare una statuetta raffigurante Needa Schuetlitch, un personaggio ideato da Yamashita Shunya che già all’epoca era diventato, nella mia mente, la raffigurazione ideale di Gamberetta: una guerriera che lotta contro il male dell’Editoria degenerata, cecchinandola a distanza con il suo fucilone controcarro o affrontandola in corpo a corpo con solo la baionetta. Questo quando non guida un Mech (è risaputo che Gamberetta è una pilota di Mech), ovviamente.

Dovevo comprare la statuetta prima che scomparisse dal mercato. All’epoca si trovava ancora, ora mi sembra che sia diventato molto più difficile. Sono contento di averla comprata, non solo perché così ho potuto finalmente considerarmi un vero otaku (un otaku -scemo di merda, in libera traduzione italiana- senza nemmeno una statuetta è ridicolo), ma perché così ho avuto un simbolo tangibile per adorarla. Una effige da ammirare nei lunghi mesi in cui non seppi nulla di cosa le era successo o se sarebbe mai risorta tornata.

Le prove del mio acquisto:

Statuetta Gamberetta 1

Cliccare per ingrandire

La presenza della mia baionetta preferita (con dragona in cuoio e fodero) e lo sfondo con la bandiera da guerra della Marina Imperiale Tedesca, dovrebbero togliere qualsiasi dubbio sul fatto che possegga davvero la statuetta.
Quando tornò, Gamberetta decise di adottare come nuovo avatar il volto di quel personaggio. È stato un segno di apprezzamento che mi ha reso molto felice.

Durante la sua assenza ho capito alcune cose.
Anzi, ho capito una cosa: che Lei non è sostituibile.
Alcune persone, affascinate dal suo metodo razionale e affidabile di recensire affidandosi a criteri tecnici e non alle idiozie, hanno seguito la strada che aveva indicato nel 2007. Penso a Massacri Fantasy, ad esempio, spesso tirato in ballo come brutta copia di Gamberi dalla cricca simil-massonica del fantasy italiota. O alle recensioni non lecchine di altri autori apparse in blog e forum. Poco tempo fa questa, ad esempio.

Nessuno si è mai avvicinato anche solo lontanamente alla qualità del lavoro svolto da Gamberetta, un lavoro costruito negli anni con continuo studio e fatica. Nessuno può essere come Gamberetta. Se Lei sparisse nessuno potrebbe MAI prendere il suo post. Al massimo potrebbe essere la pallida imitazione della sua brutta copia… oppure qualcosa di completamente diverso. Lei è Gamberetta, la nostra Dea, la nostra Hime-sama (principessa). Una principessina rosa che abbiamo continuato ad amare anche quando la sua dolcezza e allegria, che vedo ritornata in questi ultimi giorni, era diventata giusta rabbia verso un degrado dell’editoria contro cui non si poteva fare niente, tra la fine del 2009 e il 2010.

 
Qualcosa di ancora più otaku…
Un paio di mesi, vedendo Gundam SEED Destiny (serie molto inferiore al primo Gundam SEED, anche se i disegni sono migliori), sono incappato in una scena che rappresenta bene il bisogno che hanno di Lei gli appassionati italiani di fantasy.

Lacus Clyne (chiamata sempre “principessina rosa” da uno dei suoi ufficiali) è sparita dalle Colonie Spaziali (PLANT) da oltre un anno e si è stabilita sulla Terra. Per PLANT è semplicemente sparita, ma la gente ha bisogno di lei perché durante l’ultima guerra contro la Terra è stata la sua fazione a metterli in guardia e a salvare tutti dalla distruzione. Ora che una nuova guerra tra PLANT e la Terra si profila, il popolo sente di nuovo bisogno di rivederla. Il Presidente di PLANT ingaggia Mia Campbell (Meer Campbell in inglese), una sua fan sfegatata, e con la chirurgia la rende la copia quasi identica di Lacus per usarla come arma della propaganda del governo (una cosa che la vera Lacus non farebbe mai).
Ma Mia Campbell non può essere come Lacus e non lo sarà. Sarà solo una brutta copia che balla e sballonzola i seni per far arrapare un pubblico di soldatacci. Senza la sua dignità, la sua saggezza, la sua compostezza.

Ecco la scena in cui Mia parla con Athrun (fidanzato di Lacus nella serie precedente), appena tornato dalla Terra sulle Colonie:

Sempre così forte, carina e gentile. Come Lei.
Lacus Clyne assomiglia molto a Gamberetta, non tanto per i capelli rosa (^_^) quanto per il carattere e l’onestà. Lacus non combatte per la Terra o per le Colonie, ma per una o per l’altra in base alla necessità, in difesa della pace, della libertà e della reciproca sopravvivenza. Così Gamberetta non lotta contro qualcuno e a favore di qualcun altro, ma lotta per un bene superiore: la buona narrativa fantastica e la buona scrittura.

Se, per ipotesi, dovessi pubblicare una porcata tramite amici-di-amici e iniziassi a comportarmi come certi autori italiani lecchini, io SO che Gamberetta non abbandonerebbe i suoi principi solo perché siamo amici: se chiamata in causa, mi demolirebbe.
Lei è Giustizia super partes, come la incarna la figura ideale del Monarca.
E la Giustizia è al servizio del Popolo, non degli egoismi dei singoli.

Noi abbiamo bisogno di Gamberetta e nessuna sosia potrà mai prendere il suo posto.
Gamberetta, non ci lasciare mai più. Hai centinaia (migliaia?) di Fan che ti vogliono bene e qualsiasi cosa dovesse succedere sarai sempre la nostra Gamberetta.
E la mia Gamberetta.

 

La sfera volante giapponese (e il gaio mondo della Marina)

Scritto da il 12 giu 2011 | Categorie: Anime, Bizzarro, Giappolandia, Mech e Robot

Un paio di giorni fa ho letto un articolo dedicato al drone-palla giapponese su Sankaku Complex, la mia principale fonte di informazioni attendibili data la completa inaffidabilità dei giornali normali.

Il drone-palla svolazza a una velocità massima di 60 km/h, ha un diametro di 42 cm e una autonomia di 8 minuti. Può essere radiocomandato come un giocattolone oppure, ma è in fase di sviluppo, viaggiare con un pilota automatico. Se lo avessero fatto gli USA costerebbe 100.000 dollari per coprire studi, ricerca, stipendi di qualche pezzo grosso cugino di qualche altro pezzo grosso, pezzi da pochi centesimi spacciati per chip di altissima tecnologia da decine di migliaia di dollari da ditte amiche e bla bla bla. Se fosse un progetto italiano si trascinerebbe ancora per 40 anni con quindici concorsi pubblici vinti da aziende che chiedono il minimo possibile per poi, come è ovvio, fallire (dodici di queste ovviamente di proprietà della stessa persona o dei suoi parenti).

Ma visto che lo hanno fatto i giapponesi è costato 1400 dollari, ci hanno impiegato un anno e mezzo ed è assemblato con roba presa nei negozi di Akihabara, il quartiere di Tokyo dedicato all’elettronica e ai ciccioni otaku senza vita sessuale che dormono abbracciati a dei cuscini con disegnati personaggi dei cartoni. Io pensavo di comprarne uno con stampata Lacus Clyne di Gundam SEED.

Alcuni commenti sembrano cogliere il reale scopo del drone-palla…

so basically, this was designed to chase japanese girls around while filming them??

its not a crime yet to be stalked by a robot. thumbs up!!!!!!!!!!!

Japanese use this thing for shooting upskirt pics.

So the purpose of it is to chase women around with it…sweet :D?

Soon in a womans bathroom near you.

…ovvero spiare le ragazze.
Le Forze di Autodifesa Giapponesi hanno bisogno di produrre i propri fanservice. Accettiamolo.

Ma il commento migliore è questo:

Maybe they’ll finally make those floating bunny robot balls like in gundam

Ed è quello che penso pure io che vogliano realizzare. Pilota automatico in sviluppo, aggiungi i suoni random in simil-inglese e una scocca rosa con le orecchie che si aprono e chiudono… ed ecco l’Haro di Lacus Clyne.

Lacus Clyne e Haro

Anche altri lo sospettano:

This is Japan’s military wasting money on re-creating stupid little anime characters.

D’altronde la durata della batteria fa sentire l’influenza ^_^”" degli anime:

if it dies in 8 minutes they should attach power cords to it like in evangelion lol

O perlomeno faranno il modello Hello Kitty, con mitragliatrice. Presto in qualche paese di teste di turbante: “Arriva Hello Kitty! Tutti giù!” – Rattattatatatataà.

Qualcuno obietterà “Non è possibile che le Forze di Autodifesa Giapponesi abbiano anche solo un blando legame con gli anime! Non sono delle macchiette otaku!”
Sicuri? E cosa ne dite di questo spot per i reclutamenti di pochi anni fa?

Ora guardatelo con la sigla di chiusura di Suzumiya Haruhi no Yuutsu:

Qui la sigla originale di Haruhi ▼

Per un miglior confronto avviate i due video assieme!

Non sembra fatto apposta?

Ora fate il confronto con lo squallido spot privo di fantasia della Marina Militare USA:

Devo dire che quello giapponese è molto più bello. Immagini e musica molto superiori all’americanata stile Commando degli yankee. Scambiando gli audio infatti quello americano migliora e quello giapponese, forte dell’entusiasmante danza, non viene penalizzato.

Peccato che nel frattempo i giapponesi abbiano iniziato a reprimere la propria vena creativa, riducendosi a fare spot seriosi come questo del 2008 (con tanto di messaggio sottinteso: non preoccupatevi, non andrete davvero in combattimento):

Troppe immersioni e troppo canottaggio: dove sono i balletti gay che hanno reso temibile la Marina Militare Giapponese fin dal tempo dell’Imperatore Meiji?

Quest’ultimo più che uno spot per i reclutamenti sembra la pubblicità di una accademia di cosplay militare: “vi vestiremo con tutti questi costumi diversi, cambio dell’acconciatura incluso!” Sugoi, arruoliamoci ragazze!

Comunque il balletto dei marinai è il più bello spot per reclutamenti MAI realizzato.
Ed è l’ultima cosa che l’equipaggio della Sebastopoli ha visto prima di affondare.
Se fossi giapponese mi arruolerei subito. E il primo turno nella botte sarebbe tutto mio! ^_^

 

I Giapponesi sono sempre i migliori

Scritto da il 22 mar 2011 | Categorie: Anime, Bizzarro, Documentari, Giappolandia

Su segnalazione di Uriele, devo assolutamente mostrarvi questo video. Nemmeno una catastrofe (con la spada di Damocle di altre a venire) e la prospettiva di anni di vita dura con un’altra crisi economica che riempirà i parchi pubblici di barboni (come pochi anni fa: sono stati vittime di due gravissime crisi economiche di seguito dal 1992, uscendone solo 2006), è riuscita ad affondare la fantasia e la voglia di far divertire dei giapponesi:

Citando uno dei molti commenti positivi sparsi nel web:

It’s nice to see this terrible tragedy hasn’t made them any less Japanese.

Il più grande popolo del mondo si riconosce soprattutto da queste cose.
A farlo in altri paesi evoluti ci sarebbe stato un tale mostruoso coro mediatico di “Ma come osate?”, “Non è rispettoso!” e “Pensate ai bambini!” e altri belati che rientrano nel gioco “io sono pura” (o altre strutturazioni del tempo simili che non conosco/ricordo) descritto da Eric Berne nella sua teoria dell’analisi transazionale, per cui nessuno si sarebbe permesso di realizzarlo. Da loro evidentemente non è così.

Bisogna domandarsi perché vivere in una condizione che rientra nei disturbi da curare, ovvero il giustizialismo, la scusa del difendere i bambini o altre cacce alle streghe che ricordano molto il gioco “io sono pura”, dovrebbe rendere orgoglioso chi si trastulla in queste forme di alienazione mentale. Siamo un popolo che ha bisogno di uno psichiatra bravo (Berne è stato psichiatra militare durante la Seconda guerra mondiale) e i nostri colleghi eurameriCani non stanno molto meglio di noi.
Viva i giapponesi!

 

3DPD: Hatsune Miku è meglio di te

Scritto da il 20 nov 2010 | Categorie: Anime, For The Lulz, Giappolandia, Musica, Riflessioni

Hatsune Miku è un personaggio virtuale apparso nell’estate del 2007 per Vocaloid 2, un sintetizzatore vocale che canta seguendo parole e melodia fornite. Hatsune Miku è stata la grande intuizione di Crypton Future Media, che la ideò dopo aver acquistato il motore di Vocaloid dalla Yamaha Corporation. Il successo di Hatsune Miku come personaggio, grazie alla diffusione dei suoi video su Nico Nico Douga da parte degli appassionati (una sorta di YouTube giapponese), ha garantito il successo dello stesso Vocaloid 2. Dopo di lei sono arrivati altri personaggi, come Megurine Luka (multilingua, specializzata in inglese), Kagamine Rin e Kagamine Len, se rimaniamo solo su quelli della Crypton.


Hatsune Miku

Il primo concerto live da solista per Hatsune Miku è stato Miku no Hi Kanshasai 39′s Giving Day del 9 marzo 2010, presso lo Zepp Tokyo (un sala da concerti con una capacità di 2.700 posti) di Obaida, un’isola artificiale nella baia di Tokyo. Da semplice idol virtuale a ologramma proiezione [definizione modificata su richiesta di Charblaze] che appare al pubblico per cantare e ballare. I movimenti non sono sempre perfetti, ad esempio il modo in cui muove le braccia in Melt non mi convince del tutto (negli altri brani però è molto più sciolta e naurale); anche l’effetto tridimensionale non rende altrettanto il kawaii della deliziosa Hatsune Miku in versione solo 2D.

Le ragazze virtuali sono meglio di quelli reali e tra quelle virtuali le “2D pure”, stile anime, vincono sulle altre. Trovate l’intero concerto via torrent. Appaiono anche altri personaggi sviluppati dalla Crypton. Ve lo consiglio.

Qui sotto c’è un video del medley tratto dal concerto di marzo. Se andate a 4:26 potete vedere Hatsune Miku vestita da diavoletta che canta Po Pi Po. C’è anche uno scorcio di pantsu con deliziose mutandine viola. Guardate bene quel minuto e immaginate il Duca, in minigonna e pickelhaube, che fa lo stesso.
Affascinante, vero? Mi vorreste vedere così? ^_^

“Po Pi Po” a 4:26

E ora il 3DPD del titolo di questo articolo.
Avete già incontrato la sigla 3DPD (3D Pig Digusting) nell’articolo sulle tizie vestite in stile lolita. Per chi non se la ricorda, è una sigla che indica un ragionevole e ben motivato disprezzo per le ragazze in carne ed ossa rispetto a quelle virtuali. I personaggi virtuali, come quegli degli anime, sono espressivi, attraenti, intelligenti, kawaii e bla bla bla mentre le ragazze vere sono spesso brutte, grasse, con l’alito alla cipolla, la vaginosi stile fogna di Calcutta, stupide e rompicoglioni. Una bella differenza a favore del 2D.

“Disappearance of Hatsune Miku”

Non c’è nulla di male in tutto questo visto che i personaggi virtuali, seppur con personalità diverse, sono figure idealizzate modellate sulle fantasie e sulle necessità del maschio. Perfino le nerd con gli occhiali sono sexy e kawaii, magari il tutto unito al tipo di goffaggine che le fa finire regolarmente in terra con le mutandine in vista. Una vera (3D) ragazza goffa invece è più facile che ti rompa un alluce salendoci sopra col tacco e ti rovesci caffè bollente sulle palle. Non esattamente la graziosa goffaggine dei personaggi 2D. Senza contare tutte le ciccione con i jeans a vita bassa da cui straborda il lardo. E quando aprono bocca per dire qualcosa, sigh, il vuoto cranico che le attanaglia non ha nulla da invidiare a quello dei maschi più dementi. Anche nell’essere sceme le 2D sanno essere più piacevoli delle 3D.
In Giappone hanno pure i denti storti e le gambe arcuate… brrrr, non c’è da stupirsi che il 2D piaccia, soprattutto a loro!

“Dear cocoa girls”

E riguardo le icone sexy come giovani cantanti e showgirl? Perfino lì il 3D non è privo di pecche: anche se dal lato estetico se la cavano un po’ meglio della media, rimangono comunque esemplari di una umanità sfatta, al tracollo, capace solo di contare quante strisce di coca ha sniffato e quanti chilometri di cazzi ha preso (no, l’uccello non riempirà il vuoto nel tuo animo). Raccapricciante. E in pochi anni le giovani cantanti diventano cessi sempre più sfatti, da sistemare a colpi di bisturi ed effetti speciali nei video, per poi mostrarsi in tutto il loro degrado umano quando i paparazzi le fotografano mentre si fanno i cavoli propri senza le luci a palla e senza dieci strati di trucco in faccia.
Sì, Britney Spears: Hatsune Miku è meglio di te. Ed è meglio anche di te, 3D Pig Disgusting che mi leggi ora (a meno che tu non sia Gamberetta, che è perfetta in ogni suo aspetto).

In “Star Wars Episode IV: A New Hope” il cassonetto ruotato R2-D2 trasmette per Luke un pessimo ologramma della principessa Leia. L’androide C-3PO giustamente dice che R2-D2 è guasto, ma qual era l’ologramma che doveva davvero mostrare? Questo: Hatsune Miku che canta “Melt”. È sicuramente meglio di quel 3DPD di Leia!

Adoro la vocina miagolante da giapponesina e le movenze kawaii di Hatsune Miku.
Sembro abbastanza otaku (parola giapponese che si traduce con “scemo di merda”) con articoli così o no? ^__^

 

La Germania Imperiale e Alvaro Vitali

Scritto da il 06 set 2010 | Categorie: Anime, Film e TV, Storia, Uniformi, Zozzerie

Seguendo un blog di cazzatone miste a tema militare tra Ottocento e Grande Guerra (I like the things I like!), mi sono imbattuto in una serie di cartoline tedesche dell’età guglielmina raffiguranti soldatesse che mostrano i mutandoni e soldati che spiano ragazze in biancheria intima. Roba del genere che si poteva vedere nelle commedie sexy italiane tra anni ’70 e anni ’80. Questo mi ha dato l’ispirazione per un post che mostri come la Germania Imperiale (o anche la Francia degli stessi anni) non fosse un posto di gente col culo rigido come vorrebbe la propaganda antistorica successiva alla Grande Guerra, ma un posto molto più simile per certo umorismo scemo all’Italia di settanta anni dopo. Perfino gli scorci di mutandine che appaiono negli anime giapponesi, zeppi di ragazzine combattenti (anche in divisa -o quasi- stile Strike Witches), non sembrerebbero trovate erotico-comiche tanto aliene ai crucchi della Germania Imperiale!
Facciamo un confronto tra le cartoline tedesche e i film italiani.

Ecco dei valorosi soldati tedeschi che mostrano l’utilità dell’avanzamento tattico basato sullo sfruttamento del territorio e sul silenzioso passo del giaguaro: poter spiare indisturbati le ragazze che fanno il bagno.

Vi ricorda le centinaia di episodi alle terme (o nei bagni) apparsi negli ultimi dieci anni di cartoni giapponesi? ^_^

Una scena simile da La soldatessa alla visita militare:

Ok, la versione italiana ha più carisma di quella crucca, ma l’idea di fondo c’è.

E ora prodi soldati teutonici che spiano una ragazza alla finestra! Anche questa scena l’avrete vista mille volte sia nelle commedie sexy italiane che nei cartoni giapponesi. La Germania ci era arrivata prima.

L’equivalente italiano in La soldatessa alle grandi manovre:

Un po’ di cartoline con le soldatesse.
Scusate la qualità pessima di un paio, ma non ho trovato di meglio.



Pura ARTE: chi non lo capisce è un coglione marcio.
L’ufficiale degli ulani che fa capolino nella prima immagine ha l’occhio mandrillo come il sergente baffuto dei film! LOL!

E ora il classico che preferisco: PANTSU accidentale!

Caduta improvvisa e mutande in vista!

Questa è una gag tipica da cartone giapponese: l’immancabile fan service pantsu!
Momen Sanada, una delle protagoniste di Raimuiro Senkitan (anime ambientato durante la Guerra Russo-Giapponese del 1904-1905), cade e mostra le mutandine più volte per episodio (tranne quando gira con addosso solo un grembiule: non essendo un hentai evitano l’inquadratura ginecologica). Il solito squallido maschilismo giapponese? Se la pensate così siete delle CAPRE perché 1. non avete capito un cazzo dell’umorismo giapponese e state giudicando una cultura diversa con parametri completamente idioti (ma quello potete risolverlo leggendo libri dedicati alla storia degli anime) e 2. come dimostrato nella cartolina sopra l’umorismo a base di cadute e mutandoni (mutandine, modernizzando l’opera) è perfettamente coerente con un’ambientazione militare di inizio ’900. I giapponesi ne sanno più di voi!
Quel cartone comunque è una cagatona a spruzzo: ne parlerò ancora nell’articolo su Barzini e la Guerra Russo-Giapponese.

L’umorismo a base di mutande andava di moda anche in Francia: molte immagini come questa e questa ammonivano dei “pericoli” del progresso (dannate mongolfiere!). Senza contare le pubblicazioni illustrate erotiche che abbondavano nel paese dei mangiarane. La Vie en Culotte Rouge, da cui è tratta la seconda immagine di prima, era una rivista di umorismo militare che raffigurava ufficiali e soldati francesi in situazioni sexy di vario tipo con attrici, ballerine, fidanzate e amanti.





Dentro ai numeri ci sono altre illustrazioni e un sacco di parole scritte nella stupida lingua dei mangiarane, coglioni buoni solo a piangere quando la Germania li prende a calci.

Sempre in La Vie en Culotte Rouge possiamo trovare un rispettabile precursore di uno dei fan service più diffusi negli anime, perfino in quelli dove gli scorci di mutandine non appaiono (quasi) mai: l’episodio in spiaggia coi costumi da bagno!
Gli episodi in spiaggia mi hanno sempre fatto cagare, ma rispetto l’innegabile dignità storica che li circonda. ^_^

È possibile consultare alcuni numeri (357 tra 1902 e 1911) della rivista direttamente sul sito della Bibliothèque nationale de France oppure scaricarli in formato PDF.

State rivalutando la dignità storica dei film con Alvaro Vitali? Dovreste!
Per finire che ne dite del colonnello danzerino, tratto da La soldatessa alle grandi manovre?

Una trovata idiota? Il solito umorismo becero-cattolico che deride il travestitismo e le tendenze omosessuali? Se pensate così potete aggiungere l’etichetta di Ignorante a quella di Idiota che di certo già vi sarete guadagnati in passato. La scena mostrata sopra ha una interessante base storica che chiunque, invece di aprire la bocca solo per ragliare sciocchezze e luoghi comuni, dovrebbe degnarsi di conoscere:

I successi del generale Moltke nelle guerre contro l’Austria nel 1866 e contro la Francia nel 1870 furono sufficienti a convincere molti tedeschi che l’esercito aveva le risposte per tutti i problemi. Come risultato, sembrò ovvio non solo che l’ufficiale dell’esercito fosse la sola persona adatta a giudicare questioni militari, ma anche che fosse più versatile di qualunque altro professionista. Infatti l’ufficiale tedesco era capace di portare a termine qualsiasi compito, inclusa la direzione dei teatri reali prussiani. L’ufficiale in questione, il generale von Hülsen, compì anche l’estremo sacrificio per intrattenere il suo sovrano: si vestì da ballerina e si esibì in un balletto alla presenza del Kaiser. Sfortunatamente i suoi 56 anni ebbero la meglio su di lui e morì a causa di un infarto proprio all’apice del suo spettacolo.

(Da Il Guinness degli aneddoti militari di Geoffrey Regan)

Il generale era Dietrich Graf (conte) von Hülsen-Haeseler, comandante del Gabinetto Imperiale Militare Tedesco dal 1901 (il che prevedeva anche la direzione del divertimento del Kaiser, teatro incluso: far divertire il Kaiser, in qualsiasi modo, era un dovere!). Un ufficiale con una carriera notevole: nello Stato Maggiore dal 1882, aiutante di campo dell’Imperatore Guglielmo II nel 1889, colonnello nella Guardia dal 1897 e maggior generale (con il comando della 2° Brigata di Fanteria della Guardia e il ruolo di capo di Stato Maggiore) dal 1899. Il balletto avvenne il 14 novembre 1908 (la lapide) e i dettagli sulla morte del generale vennero tenuti nascosti per non causare ulteriori scandali nel mondo militare tedesco.

Era stato proprio il generale von Hülsen a occuparsi di soffocare lo scandalo a tema omosessuale appena passato, il celebre caso Harden-Eulenburg del 1907-1908, tutt’ora considerato uno dei più importanti scandali omosessuali della storia. La questione omosessuale non era interessante di per sé, ma solo come arma contro il Kaiser e contro certi ufficiali e gli ambienti a cui erano legati (quelli più vicini alla vecchia politica di Bismarck e meno militarmente aggressivi). Fioccarono le vignette denigratorie sui giornali di tutta Europa: in Italia spesso coinvolgevano anche il Papa (talvolta rappresentato come un omosessuale), ma pure questa non è male.

Nell’Alta Società
La moglie: “Vorrei tu fossi un vero uomo!”
Il marito: “Anch’io, vorrei che tu lo fossi!”

La Germania nel 1908 conquistò così il titolo di nazione omosessuale per eccellenza, tanto che in Francia buttarselo in culo tra maschietti era chiamato “vizio tedesco”.
Ora sapete un altro motivo per cui mi piace l’Impero Tedesco… e dovreste aver intuito come mai c’è un chiodo sul pickelhaube. ^_^
 

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