Archivio per la Categoria 'Chiedilo al Duca'

  1. [CaD] La nonnina con la pistola by Il Duca di Baionette
  2. [CaD] Riconoscimento di una baionetta ersatz by Il Duca di Baionette
  3. [CaD] Baionette seghettate by Il Duca di Baionette
  4. [CaD] Armature alla massimiliana, gotiche e rievocazioni storiche by Il Duca di Baionette
  5. Novità e rubrica "Chiedilo al Duca" by Il Duca di Baionette

[CaD] La nonnina con la pistola

Scritto da il 11 mar 2010 | Categorie: Armi da Fuoco, Chiedilo al Duca, Oplologia

Una domanda della serie “Chiedilo al Duca” risalente agli ultimi giorni di giugno del 2009.
La risposta, come sempre, è stata rielaborata e riscritta per migliorarne la leggibilità.

[...]
Tempi nostri.
Una vecchia signora. Una vecchia signora che ha però un’arma così potente da poter sparare attraverso una porta aprendo un bel buco nella medesima. Dunque l’arma deve essere abbastanza leggera da poter essere impugnata da una donna anziana, seppur vispa, ma con pallottole decisamente letali.
Ce l’hai?
(Lara Manni)

Il problema fondamentale, in questo caso, è trovare un buon compromesso tra la potenza della cartuccia e il peso dell’arma, mantenendo intatta la capacità del proiettile di rimanere letale dopo aver perforato una comune porta in legno. Sarà possibile?

Inoltre la pistola deve essere leggera perché la vecchietta deve poter mirare correttamente senza che le tremi in mano e il rinculo non deve essere tanto forte da spezzare i polsi erosi dell’anziana. Il rinculo è legato alla potenza della cartuccia, come appare ovvio dal terzo principio della dinamica (azione e reazione).
Possiamo escludere calibri molto potenti come il .454 Casull, il .44 Magnum o il .357 Magnum. Evitando calibri molto potenti possiamo anche evitare pistole (spesso) troppo pesanti per un’anziana: il peso dell’arma è legato anche alla potenza della cartuccia perché serve a rendere meno violenti il rinculo vero e proprio (reazione lungo l’asse orizzontale, quello che da la botta su polsi e spalla) e il rilevamento (reazione lungo l’asse verticale, quello che sposta l’arma dalla linea di tiro), le due componenti in gioco che vengono indicati dalle masse come “rinculo”.
Una Desert Eagle in .50 Action Express, un bell’attrezzo massiccio di 2 kg che spara proiettili con tre o quattro volte l’energia cinetica del 9×19 ?che è la classica cartuccia da pistola militare?, spezzerebbe i polsi della vecchia e poi le si schianterebbe in mezzo alla fronte, mandandola KO. ^__^

“Ho la spada più potente del Mondo Emerso, ora voglio una pistola all’altezza!”
Anche voi state pensando a Nihal?

Bisogna poi prendere in considerazione la portabilità dell’arma.
Stiamo parlando di una signora anziana con una pistola per difesa personale. Possiamo immaginare una pistola compatta, con la canna corta e che non richieda molta manutenzione. La vecchietta non ha il tempo o la voglia per preoccuparsi della molla del caricatore: la pistola rimarrà nella borsetta per settimane, con la sicura, ma per il resto carica e pronta all’uso.

La scelta migliore, che tempo fa ho letto essere tipica anche dei poliziotti di mezza età statunitensi, è il revolver: puoi lasciarlo carico per mesi e quando dovrà sparare lo farà… e non ci sarà nessuna molla con il coefficiente K rovinato a impedire che il colpo successivo venga sparato. Per la difesa personale l’ideale può essere uno snubnose, quelli con la canna di 2-2,5 pollici (contro i 4-5 di una pistola normale). I più adatti da portare in tasche o borse sono quelli con il cane coperto, così non può impigliarsi nel tessuto, ma il problema è che spesso sono solo in Doppia Azione (DAO, double action only). Questo significa che il grilletto è più duro perché deve prima alzare il cane e poi sganciarlo per farlo abbattere. Con i revolver normali, quelli con il cane in vista, è possibile armarlo prima di sparare: riducendo il peso del grilletto si ottiene un tiro più stabile (poi dipende anche dalla forza fisica: per un energumeno probabilmente non cambia nulla a sparare in singola azione o in doppia azione nemmeno con la .44 Magnum dell’ispettore Callaghan). Per la nostra vecchietta può essere un problema.
Meglio evitare i DAO.

Tre storici revolver snub nose:
 
S&W_Model_38
Smith & Wesson Bodyguard, Model 38: il cane è coperto,
ma non in alto e quindi è ancora utilizzabile in singola azione.

 
Colt_Detective_Special_3rd
Colt Detective Special, terza versione.
 
Model_642
Smith & Wesson Model 642, sola doppia azione (DAO).

Il calibro? Naturalmente il miglior compromesso tra letalità e scarso rinculo, unito alla lodatissima capacità di funzionare anche nelle peggiori situazioni: il .38 Special, apprezzato anche dai vecchi mangiaciambelle americani. Tuttora un calibro principe nelle statistiche di letalità: può sembrare “anemico” perché non è veloce come il 9×19, ma per penetrare con efficacia la carne conta poco l’alta velocità ed è più importante la densità sezionale. Il .38 Special non manca di adeguata densità ed ha un calibro sufficiente per l’uso antiuomo (9,1 mm), ancora di più se impiegato con munizionamento a espansione (si apre fino a 15 mm circa). Un calibro da difesa se fosse stato del tutto “inadeguato” non sarebbe certo stato usato per 111 anni, fin dal 1899!

Immaginiamo quindi che la nonnina abbia un revolver snub nose .38 Special con canna da due pollici e mezzo, caricato con proiettili JHP da 158 grani, pesanti e letali, adatti per la difesa e l’uso di polizia perché dilatandosi nella ferita tendono a non fuoriuscire dal corpo (e quindi a non colpire altre persone, oltre al malvivente preso di mira). In particolare i proiettili da 158 grani, a differenza di quelli da 110, affondano fino a 30 cm circa di profondità nella carne, permettendo così di raggiungere vasi importanti come l’aorta. Alternativamente potrebbe avere proiettili FMJ da 130 grani, forse più adatti per un’acquirente “generica”: sono migliori per il tiro al bersaglio, quando l’anziana va al poligono, e costano pochissimo.
La velocità alla bocca in una canna da due pollici e mezzo non è naturalmente la stessa ottenibile in una da quattro pollici: probabilmente sarà sui 230 m/s, con entrambe le munizioni (ma potrebbe anche essere maggiore).

38_special_125_grani_JHP_espanso
.38 Special JHP (in questo caso da 125 grani). Notare il proiettile dopo l’espansione.
 
american_eagle_38_special_130_grani_FMJ
.38 Special FMJ, nell’ottima versione da 130 grani di American Eagle

Vediamo se questi proiettili sono adatti per trapassare una comune porta per interni, quella richiesta da Lara, mantenendo poi sufficiente velocità per ferire in modo grave un bersaglio privo di giubbotto antiproiettile. La porta possiamo immaginare che sia spessa 4-5 cm, ma le porte normali non sono blocchi di legno uniformi! Hanno più parti cave che parti piene, altrimenti peserebbero molto di più. Possiamo considerarla come 2 cm di legno, sotto forma di due pannelli da 1 cm separati da uno spazio vuoto.
Utilizzerò la formula di Weigel, adatta per il legno di abete, molto semplice e citata in tanti manuali di balistica.

Calcolerò la penetrazione dei proiettili JHP come se fossero pienamente espansi fin dell’impatto, dato che la maggior durezza del legno rispetto alla carne dovrebbe permetterlo in pochi millimetri. Nella carne invece, come ho avuto modo di scoprire studiando la penetrazione di proiettili sia FMJ che JHP di uno stesso calibro, il calibro da considerare nella formula per la penetrazione di un JHP è a metà tra quello di quando è espanso e quello iniziale, leggermente per difetto (quindi 12 mm in questo caso). Il fatto che la punta cava si spalanchi non modifica la dislocazione della massa posteriore: si mantiene alta la densità sezionale del centro che scava la ferita mentre il bordo più sottile dilata solo un taglio già fatto. Può darsi che questa regola, dipendente dall’elevata concentrazione di peso dietro il diametro iniziale, si applichi anche al legno. Non avendo però prove di ciò ho preferito ragionare come se non fosse così, dando lo “sconto” solo al primo centimetro.

011309-granny-gun
Prego, posizionare lo scrittore di fantasy dietro la porta…

Cominciamo.
I due pannelli di legno da 1 cm vanno considerati separatamente, essendo divisi da più di 1 cm di spazio (come nel caso delle lamine sottili di acciaio). Il proiettile JHP perde 22 m/s attraversando il primo centimetro, si espande completamente e perde altri 36 m/s attraverso il secondo centimetro. La velocità all’uscita è di 172 m/s. Se dietro ci fosse un bersaglio umano, sarebbe ancora in grado di penetrarlo per 21 cm nella carne, scavando un foro del diametro di ben 15 mm. Sufficiente per uccidere, colpendo organi vitali, e in grado di debilitare fortemente l’avversario anche colpendolo genericamente nel ventre. Non credo possa raggiungere grandi vasi come l’aorta, che può essere posta più in profondità (se il colpo va in diagonale nel corpo e se il malvivente è grasso). Sottrarre qualche cm, riducendolo a 15 o 16 cm, in caso di abiti di un certo spessore (giacca da uomo, panciotto, camicia e canottiera), non di più: la grossa decelerazione che limita la perforazione è dovuta alla pelle umana, spessa e straordinariamente elastica per resistere a violenti urti (ben 36 m/s spesi solo per bucarla, quanti ne erano serviti per il secondo centimetro di legno!).

Certo che non poter raggiungere l’aorta è una brutta cosa…
Immaginiamo allora il tutto con i classici proiettili FMJ da 130 grani. In fondo 9,1 mm sono comunque un buco sufficiente, non serve per forza che si espanda, soprattutto non quando questo va a danno di una sana e vigorosa penetrazione!
Nell’attraversare la porta perde 15 m/s col primo pannello e altri 15 m/s col secondo. Rimangono 200 m/s belli puliti: con tanta velocità può affondare nel corpo per 36 cm. Più che sufficienti per raggiungere l’aorta, anche in una persona sovrappeso, aumentando le possibilità che il colpo sia letale pur mancando gli organi vitali più tipici.

Se invece fossero 5 cm uniformi di legno, come un grosso tavolone da banchetto ribaltato, risulterebbero sufficienti per fermare le munizioni JHP, ma non quelle FMJ: decelerate a 150 m/s avrebbero ancora sufficiente velocità per infilarsi nella carne per ben 25 cm (decisamente una buona ferita).
Più sicuro il FMJ, nel caso in cui si dovesse incontrare qualche parte piena della porta oppure del materiale antincendio strano in grado di offrire più resistenza di quanta ne avessi ipotizzata.

In conclusione: revolver snubnose con canna da 2,5 pollici, .38 Special, con munizioni FMJ da almeno 130 grani (meglio se “+P”, ancora più veloci), come questo Colt Diamondback.

 

[CaD] Riconoscimento di una baionetta ersatz

Scritto da il 04 nov 2009 | Categorie: Armi Bianche, Chiedilo al Duca, Grande Guerra, Oplologia

Sono venuto a ritrovarmi tra le mani questa baionetta (molto probabilmente frutto di scavi nel Pasubio donatami da un amico scledense) che non riesco ad identificare.
La lunghezza totale è di 39 cm, il manico sino all’attaccatura forata misura cm. 14, il foro misura un diametro di mm. 17.
La lama è completamente liscia e disposta verticalmente rispetto al manico.
(Franco)

Immagine_baionetta_ersatz_M1917

Data la locazione del ritrovamento e la forma peculiarissima, dovrebbe trattarsi di una baionetta austriaca “ersatz” M1917 per il fucile Steyr-Mannlicher M1895 e adatta anche per i precedenti Mannlicher M1888/90 e M1890 (in mano alla Landsturm e alle truppe di seconda linea).

Ho trovato la baionetta in “Baionette” di Frederick J. Stephens, pagina 84, figura 171.

“Ersatz”, ovvero di “rimpiazzo”, indica che la baionetta è stata prodotta in modo semplificato per esigenze di economia e di rapidità di produzione. È una cosa normale negli ultimi due anni di guerra. Come si può vedere il manico è minimale, senza nemmeno le guancette, e questo rende la baionetta inadatta all’uso senza il fucile. Alcune baionette ersatz tedesche avevano le guancette in acciaio invece che in legno, e rifiniture del manico grossolane. Sono esistiti anche pickelhaube ersatz nel 1915-1916, sia cappelli in feltro che elmetti in acciaio, ma ne parleremo in un altro articolo.

Questa baionetta non va bene per il Werndl, il vecchio fucile da 11 mm a polvere nera, utilizzato prima del passaggio alla polvere infume e ai fucili da 8 mm: per il Werndl M67/77 e M73/77, dato in mano alle unità delle retrovie a guardia dei magazzini (come in Italia veniva dato l’obsoleto Vetterli-Vitali), c’erano delle baionette ersatz di forma diversa, con foro da 19 mm e non da 17 mm.

Si possono vedere foto dello stesso tipo di baionetta qui:
1. http://arms2armor.com/
2. http://www.frontedolomitico.it/
3. http://www.bayonetconnection.com
4. quattro.

Repliche moderne della ersatz M1917:
1. http://www.ima-usa.com/
2. http://www.old-smithy.info/

Baionette ersatz per i fucili Werndl:
1. http://www.old-smithy.info/
2. http://www.warrelics.eu/

 
Meravigliose le baionette, no?
Non sono un argomento entusiasmante per le mie giovani, bellissime fan?
^___^

[CaD] Baionette seghettate

Scritto da il 15 ago 2009 | Categorie: Armi Bianche, Chiedilo al Duca, Grande Guerra, Oplologia

Non ho i capelli blu o verdi o lavanda o di altri colori da cartone giapponese ma sono una ragazza e spero che mi risponderai lo stesso ^^”’
[...taglio...]
Le baionette con la lama seghettata sono un’invenzione del cinema o esistevano davvero?
(Silvia)

Baionette con lama seghettata intesa come dentatura posteriore e non anteriore? Immagino che intendi questa. Sì, esistevano.

Le baionette con la dentatura/sega si sono diffuse, a quanto mi risulta, con l’affermazione delle sciabole-baionetta e spade-baionetta a partire dal 1870.
Le precedenti del 1800-1860 non avevano dentatura (anche se in quel periodo, come per tutto il Settecento, la fanteria tendeva a usare baionette triangolari a ghiera, non utilizzabili come armi da sole).
Le sciabole-baionetta dei sottufficiali della Guerra Civile Americana non avevano dentatura (almeno quelle che ho visto, che sono corte e massicce sciabole con l’incastro a ghiera che si protende dall’elsa). Quelle degli artiglieri erano simili a daghe, su design francese ispirato al gladio romano, e ovviamente non avevano la sega.
E nemmeno le spade-baionetta per il fucile Baker utilizzato dalle giubbe verdi a inizio Ottocento avevano la sega.

La baionetta inglese del fucile Enfield per l’artiglieria (Enfield P1853 a due fascette) del 1856 aveva una lama lunga e curva in avanti (57 cm di lama, 71 cm complessivi), con lo stile detto “a yatagan” tipico anche delle baionette francesi successive (Chassepot M1866), ma nessuna sega.
La pesante daga-baionetta dei pionieri prussiani M1857 per fucile Dreyse invece aveva la dentatura sul dorso, ma era un caso raro rispetto alla massa di sciabole/spade-baionetta privi di sega.

baionetta_1856_britannica
Baionetta “a yatagan” modello 1856.
Era utilizzata dagli artiglieri e, in parte, dalla fanteria (che di solito usava baionette triangolari).

 
Chassepot_1866_bayonet
Sciabola-Baionetta per fucile ad ago Chassepot M1866

Dal 1870, con i fucili a retrocarica con bossolo metallico, iniziarono ad affermarsi le sciabole/spade-baionetta anche tra la truppa, fornendo così un ulteriore attrezzo per la difesa (e il taglio dei ramoscelli o del salame) utilizzabile anche quando non inastato sull’arma.

Le baionette della truppa raramente avevano la sega. Le baionette tedesche per il fucile Mauser 1871 e 1871/84 avevano la lama priva di dentatura per la truppa e con la dentatura per i sottufficiali: per il resto elsa, materiali (ottone e acciaio) e dimensioni erano identiche.
Anche la baionette per la truppa del Gewehr 1888 erano prive di dentatura.
Le baionette da pioniere tendenzialmente avevano la sega, comoda per aumentare la versatilità dell’utensile, e talvolta anche quelle degli artiglieri. La baionetta da pioniere prussiana del 1871 è pesante e larga, con una sega molto accentuata… 60 cm di lunghezza e, a occhio, 1 kg c’è tutto di peso! Un attrezzo dannatamente serio.

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Daga-baionetta da pioniere (pionierfaschinenmesser), Prussia, M1871
 
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Baionetta da truppa per il Gewehr 88 dell’esercito tedesco

La baionetta adottata nel 1875 per i Martini-Henry della Regia Artigliera inglese aveva la sega. Idem le baionette, molto poco usate, di lord Elcho del 1870: sega sul dorso e lama che si allargava a punta di lancia, con un buon design da machete per il fendente.
Ma gli inglesi per i Martini-Henry della truppa preferirono sempre la vecchia baionetta triangolare a ghiera, passando all’uso delle sciabole-baionetta solo a partire dal Lee-Metford e dal Lee-Enfield.
Quelle italiane per il Vetterli, per il Vetterli-Vitali e per il Carcano non mi risulta che avessero mai la dentatura.

elcho_bayonet
Spada-Baionetta progettata da Lord Elcho, 64 cm, 0,65 Kg circa
con sega per il taglio della legna e punta larga a imitazione delle lance assegai degli Zulu

Con la Prima Guerra Mondiale si diffuse l’abitudine tra i tedeschi di fare dentature artigianali sul dorso delle proprie baionette per dar loro un aspetto più “spaventoso”. Non era una cosa permessa, in teoria, dato che si trattava di modificare l’equipaggiamento fornito, ma gli ufficiali sorvolavano. Questo è il momento di massima diffusione delle baionette seghettate. Le seghe artigianali sul dorso delle lame le facevano anche i soldati della Triplice Intesa, talvolta.

Ma la propaganda della Triplice Intesa diffuse l’idea che i tedeschi utilizzassero le dentature per amputare pezzi ai prigionieri torturati (forse perché lo facevano loro stessi…), per cui i tedeschi ricevettero l’ordine di piantarla col modding delle baionette: il rischio di essere torturati a morte dagli Anglo-Francesi se trovati in possesso di armi dentate era troppo elevato.
Allo stesso modo i prigionieri austriaci trovati in possesso di mazze ferrate, utilizzate per finire i nemici moribondi intossicati dai gas, venivano assassinati regolarmente dagli italiani (e venne ordinato di non usarle più: gli italiani intossicati potevano pure agonizzare per ore se gli dava così fastidio farsi ammazzare con un colpo di mazza in testa!).

Nel 1917, con l’arrivo degli americani, i tedeschi smisero di produrre le baionette con la sega dei sottufficiali per migliorare la propria immagine pubblica e per semplificare la produzione (nonostante fosse già TUTTA roba Ersatz, cioè fatta in modo approssimativo/economico -letteralmente “surrogato”- fin dal 1915… si vedano i caschi chiodati fatti in feltro leggero invece che in spesso cuoio sudamericano).

Vetterli_con_Baionetta_550
Fucile Vetterli 1870 e sciabola-baionetta con lama da 52 cm
 
M-91--91-TS_550
Sciabola-Baionetta Modello 1891 e 1891 Truppe Speciali
Lama lunga 30 cm, lunghezza complessiva 41 cm (una sciabola baionetta così corta che la sciabola è rimasta solo nel nome ufficiale)

Le baionette della Seconda Guerra Mondiale, sia che fossero pugnali/coltelli-baionetta o sciabole-baionetta, erano prive di dentatura (perlomeno tutti i modelli che ho visto: tedeschi, italiani, americani, giapponesi…).

La dentatura, inclusa anche una porzione di sega frontale, si è riaffermata negli ultimi anni in cui la baionetta sta diventando sempre più uno strumento multi-uso di alta tecnologia per “giustificare la propria esistenza” (lame in acciai straordinari, fatti per tagliare benissimo e assieme resistere a stress e cattive condizioni ambientali). Ma del ruolo della baionetta dopo la Seconda Guerra Mondiale parlerò in futuro.

Spero di esserti stato di aiuto. ^__^

PS: tingiti i capelli di verde e inizia a guidare Golem a Vapore…

In futuro verrà pubblicato un nuovo articolo dedicato alla storia delle baionette in generale e allo “spirito della baionetta”, contenente anche questa piccola parte sulle dentature espansa e arricchita con un numero maggiore di immagini.

[CaD] Armature alla massimiliana, gotiche e rievocazioni storiche

Scritto da il 04 feb 2009 | Categorie: Armature, Chiedilo al Duca, Oplologia

Apro la nuova sezione “Chiedilo al Duca” (CaD) con le domande che mi ha posto Luca Guglielmi, il capo della Compagnia della Fenice.

Egregio Duca
Scrivo per avere la tua illuminata opinione in una vicenda che spesso mi trovo a dibattere tra rievocatori: io sono sostenitore dell’armatura gotica alla tedesca (ne possiedo una riproduzione che puoi vedere in molte foto del sito), riprodotta su originale del 1490-1495 circa. Mi trovo spesso a disquisire sulla datazione e sull’utilizzo temporale della stessa.
Quasi tutti si figurano il massimo splendore delle armature gotiche dal 1480 al 1495 appunto, ma io dissento: è logico poter dire che tale armatura fosse ampiamente usata fino al 1510-15 e anche oltre? In fondo la “moda” della Massimiliana tra i principi tedeschi comincia non prima del 1508-10 e non penso che ci fosse una corsa a buttare la vecchie armature – visto il prezzo – per farsi l’armatura all’ultimo grido… o sbaglio nella mia dissertazione? Immagino che i principi e i nobili abbracciarono la nuova moda, ma personaggi non altrettanto “danarosi” non credo si siano messi a buttare armature con quello che costavano…

Il mio personaggio, poi, è si il Conte di Taufers , ma non è certo l’Imperatore o il Duca di Baviera. Inoltre impegnato in Guerre tra Titolo e Italia penso non avesse tutto questo tempo per andare dai vari Seusenhofer o Missaglia per ordinare un’armatura nuova, tanto più che quella posseduta è tecnicamente ancora perfetta…
Aggiungo che si vede spesso tra i rievocatori tedeschi l’uso di tali arnesi ben oltre il 1510, anche se nell’iconografia e nei quadri troviamo ben pochi supporti alla loro -e mia- teoria.

Dal punto di vista iconografico hai ragione tu (e i rievocatori tedeschi): armature con look non alla massimiliana, ovvero non spigolato, sono presenti nelle xilografie della prima metà del Cinquecento che rappresentano lanzichenecchi, sia truppa che ufficiali.
Nel “Giuramento dei lanzichenecchi”, xilografia tratta da Großer lutherischer Narr di Thomas Murner (1522), il capitano di fronte a cui i lanzi giurano con la mano alzata e il capo scoperto indossa un’armatura che non è alla massimiliana.
In una xilografia di Hans Sebald Beham del 1540 sono rappresentati due lanzichenecchi in armatura a tre-quarti non spigolata. Uno dei due è visibile qui.
In un’altra di Hans Schaufelein del 1513 si vedono tre archibugieri e quello al centro ha una corazza che sembrerebbe proprio in stile gotico: per quanto i dettagli della xilografia non siano eccellenti si nota la forma della corazza a due pezzi.

hans_burgkmair_inizio_xvi_secolo
Hans Burgkmair, primo Cinquecento.
Notare le corazze lisce e le mantelline di maglia, chiamate “mantello del vescovo”

La massimiliana, quando la spigolatura non è solo “di bellezza” (alcune hanno poche creste, molto distanziate, la cui unica utilità è estetica), ma è fatta come si deve per rendere più robusta la protezione, ha una capacità difensiva superiore del 15% circa (dovuta all’angolo di impatto) rispetto a un’armatura arrotondata della stessa tipologia di acciaio e dello stesso spessore. Spesso la spigolatura permetteva di diminuire lo spessore pur conservando la stessa protezione quindi si può anche dire che erano “più leggere a pari capacità difensiva”.

Ma, appunto, bisogna tenere conto della “qualità” dell’armatura! Avrebbe senso buttare la propria armatura gotica per farsene fare una nuova in stile massimiliano?
Se il personaggio fosse stato un inglese con un’armatura fabbricata in Inghilterra a fine ’400 o un tedesco settentrionale o un francese che ha comprato la sua armatura “a casa”, direi proprio di si: la loro metallurgia era inferiore a quella della Germania Meridionale o della Lombardia.
Ma se uno è un italiano settentrionale o un tedesco meridionale che ha comprato un’armatura gotica alla tedesca da un produttore tedesco, la risposta sarebbe così scontata? No.

lanzo_armatura_liscia
Quartiermastro lanzichenecco in armatura,
da una xilografia di Döring del 1550

Proviamo a guardare la qualità delle armature fatte dagli Helmschmied di Augusta (in particolare Lorenz). Su 16 pezzi analizzati dal professor Williams solo 1 era formato da acciaio a basso livello di carbonio e ben 12 erano stati sottoposti con successo a tempra e rinvenimento “pieno”, ovvero raffreddamento rapido in acqua/olio (tempra) e riscaldamenti successivi (rinvenimento) per togliere gli stress e diminuire l’eccessiva durezza che potrebbe causare dei “crack”: alla fine risulta un composto con un’ottima resistenza agli urti in cui domina la martensite, il tipo di acciaio al carbonio migliore.
Le armature milanesi erano spesso raffreddate lentamente all’aria, formando composti in cui dominava la perlite invece della martensite; oppure temprate in soluzioni strane, olii e altre porcherie che non garantivano la massima velocità di raffreddamento, per cui molti dei reperti studiati (su un 40ina circa) risultava essere stato sottoposto a tempra e rinvenimento “senza successo”. Non mancano comunque esemplari di eccellente qualità e fattura, con una magnifica struttura in martensite o composti misti con perlite e bainite.

La tecnologia degli acciai della Germania Meridionale era altissima (pari a quella italiana contemporanea) e, per quello che ritengo, a meno di non aver per forza bisogno di un’armatura “a prova di archibugio” spessa 4 mm (ma prima della metà del ’500 non mi risulta che fossero diffuse) non c’è motivo di buttare un’ottima armatura gotica tedesca, soprattutto se recante marchi di produttori prestigiosi, a favore di una nuova armatura alla massimiliana “per moda” (e ancora meno se uno non ha tanti soldi da buttare).

georg von frundsberg di cristoph amberger
Georg von Frundsberg (1473-1528), il “padre” dei lanzichenecchi,
principe del Mindelheim, dipinto da Cristoph Amberger.
In suo onore venne chiamata Frundsberg la 10° Divisione Panzer delle Waffen-SS

Adesso mi viene in mente una seconda domanda, collegata alla prima: e l’armatura massimiliana appunto, a che data la possiamo collocare?
Dal 1508-1510 come ho sempre pensato io, o prima? E secondo te era veramente cosi’ diffusa o il suo mito è stato “enfatizzato” dall’iconografia del tempo? e per quanto tempo è stata utilizzata? È vero che già nel 1540 la moda stava passando?

Il boom della moda delle armature spigolate lo collocherei anche io tra 1505-1510 e il 1535, per poi sparire dagli anni ’40 in congiunzione con l’aumento dello spessore delle armature (immagino che fare le creste a una corazza di 4 mm sia più difficile che farle a una di 2 mm), come anche tende a declinare la qualità degli acciai impiegati (è più economico -e fattibile trattandosi di acquisti in massa- aumentare lo spessore che non pretendere standard altissimi di qualità degli acciai).
Più è grande il blumo/lingotto e più è difficile ottenere un buon acciaio: se uno vuole una corazza pettorale che pesa 7 kg invece di 4 perché è molto più spessa metterà il fabbricante di fronte al problema di come riuscire a ottenere lo stesso un buon acciaio (un trucco è fare due strati di corazza e inchiodarli tra loro, come sarà per le duplex comuni nel ’600: dal punto di vista balistico due strati uniti dello stesso metallo o un solo strato spesso quanto due hanno la stessa capacità di fermare proiettili).

Durante quel periodo esplose poi anche l’agghiacciante moda del lamboys… brrr, l’orrenda armatura con le falde tipo gonna di cui sono sopravvissuti esemplari posseduti da Enrico VIII, Carlo V e altri personaggi illustri. Fortunatamente quella porcheria (dalle capacità difensive e dalla praticità molto dubbia) ha avuto vita breve.

Cerchiamo qualche data per la periodizzazione delle massimiliane.
Ho un po’ di armature sul libro di Williams con data certa (con margine di pochi anni di errore) provenienti da Augusta, Innsbruck e Landshut, prodotte tra la fine ’400 e la fine del ’500.

Augusta.
Tutte le armature mostrate tra 1480 e 1495 sono gotiche tedesche.
1510: l’armatura di Wladislas di Boemia, che sembra più un design milanese che non una gotica tedesca: comunque non è spigolata.
1520: ecco una massimiliana ricca di creste e decorazioni appartenuta all’Arciduca Ferdinando I e attribuita a Kolman Helmschmied.
1524-1525: due armature in stile “puffed & slashed”, ovvero con rigonfiamenti come se fossero dei vestiti, una appartenuta a Wilhelm von Roggendorf e l’altra non si sa. Sono entrambe opere di Kolman.
1525: armatura da cavaliere (sempre Kolman) vecchio stile, liscia, non alla massimiliana.
1526: armatura da cavaliere (sempre Kolman!) per Re Ferdinando I e questa volta è alla massimiliana.
1540: armatura liscia, piuttosto anonima, dall’arsenale di Solothurn.
1543: armatura per Carlo V, fatta da Desiderius Helmschmied, non spigolata, ma decorata con incisioni e dorature, con corazza lunga e protezioni in lame articolate per le cosce che si proiettano dai fiancali come nelle armature a tre-quarti fino al ginocchio.
1544: armatura da campo per Carlo V (sempre Desiderius), sempre incisa e dorata, non alla massimiliana.
Seguono altre 16 armature dagli anni ’40 al 1582, e nessuna è in stile massimiliano.

Innsbruck.
Tutte gotiche tedesche o simil-milanesi fino al 1495.
1505-1510: tre corazze da cavaliere “parzialmente spigolate”, con fiancali da cui partono gambali in lame articolate che arrivano al ginocchio o quasi. Produttori: Hans Seusenhofer, Wolfgang Prenner il Vecchio e Christian Schreiner il Giovane.
1511: armatura alla massimiliana per Mattahus Lang, Arcivescovo di Salisburgo.
1512-1514: armatura da ragazzo coi lamboys per il futuro Carlo V: niente spigolature.
1515: armatura alla massimiliana prodotta da Hans Mayrstetter.
1520-1530: altre due massimiliane, una delle quali prodotta da Konrad Treytz il Giovane.
1535: armatura da cavaliere di Hans Sierg von Siergenstein decorata con incisioni sul pettorale realizzata da Konrad Treytz il Giovane. Non è una massimiliana.
1535: corazza per Ferdinando I e non è una massimiliana.
Seguono altre 17 armature datate fino al 1621, per ricconi o per semplici cavalieri/corazzieri (e anche una corazza da fante), tutte NON in stile massimiliano.

Landshut.
1470: meravigliosa armatura gotica,con creste a “V” lungo corazza e bracciali che, a mio avviso, la rendono buona quasi quanto una massimiliana.
1470-1480: una gotica più classica, meno decorata.
Seguono altri pezzi non in stile massimiliano.
1515: armatura alla massimiliana attribuita (la cosa non è certa per via di problemi col marchio che forse è EB e forse EP) a Erhart Plattner.
1520-1530: un’altra massimiliana col marchio di Wolfgang Groszschedel.
1530: armatura massimiliana da cavaliere, sempre con marchio dubbio EB – EP.
1530-1540: corazza alla massimiliana opera di Wolfgang Groszschedel.
1535: armatura da fanteria (con grosso parapalle tondo e incisioni sul pettorale) di Konrad von Bemelberg realizzata da Wolfgang Groszschedel.
Seguono altre 5 armature complete, tutte NON in stile massimiliano.

Si potrebbe proseguire analizzando le armature di Norimberga, ma non avrebbe molto senso dato che i risultati non sono molto diversi. L’ultima armatura da cavaliere prima della “moda massimiliana” è del 1510, poi sono mostrate solo massimiliane per gli anni ’20. La massimiliana più recente è del 1540, anche se sono presenti altre tre armature da cavaliere lisce prodotte tra 1530 e 1540.

A quanto ho capito c’è stata davvero la moda della massimiliana per una ventina di anni, ma non tutte le armature prodotte erano in quello stile: il mercato si divideva tra armature spigolate e lisce.
Altra cosa che posso dire è che in contemporanea alla moda della massimiliana si afferma in modo chiaro la corazza pettorale in un pezzo solo (e non in due con il cinturino o le inchiodature tra panziera e petto come nel ’400, es: la AVANT milanese o tante gotiche tedesche).

Alla prossima domanda! ^__^

Novità e rubrica “Chiedilo al Duca”

Scritto da il 03 feb 2009 | Categorie: Chiedilo al Duca, Novità sul Sito, Scrittura

Dopo il divertente intermezzo trollesco con il Pino Mugo del Fantasy Italiano, torniamo a parlare di cose serie. Questo è un aggiornamento lampo dedicato agli articoli in arrivo e alla nuova rubrica “Chiedilo al Duca”.

Articoli in Arrivo
Sto riordinando gli appunti sui primi due libri delle Cronache del Mondo Emerso e, sigh, con grande dolore sto rileggendo il terzo libro. Tutto per amore di Nihal. E come preannunciato alcuni giorni fa sto leggendo “Il Destino di Adhara”, nuovo libro di Licia Troisi che alcuni mentecatti imbottiti di metanfetamine hanno definito la Regina del Fantasy Italiano. Chissà perché mi viene in mente Gaetano Bresci… ^__^

«Io non ho ucciso Umberto. Io ho ucciso il Re. Ho ucciso un principio.»

Oltre a questa spazzatura mi sto dedicando alla lettura di romanzi più seri, ovvero quelli di Carlton Mellick III che mi sono appena arrivati.
Dedicherò un articolo alla Bizarro Fiction e al libro “The Haunted Vagina” che ho appena finito di leggere. E agli altri romanzi in futuro, se saranno altrettanto belli.
Ho anche il libro “The New Weird” a cura di Ann e Jeff Vandermeer, per cui potrei usare il materiale e i racconti contenuti per fare un articolo su cosa sia il New Weird. Qualcosa di un pochino più completo e delineato, se riuscirò, di una traduzione da wikipedia per qualche rivista di dubbio gusto. E anche un articolo su un nuovo genere letterario di cui preferisco non parlavi prima per non rovinarvi la sorpresa (e non c’entra con lo Steam, è molto più figo!). ^__^

Per quanto riguarda armi e armature, gli articoli per cui ho raccolto materiale nel corso di questi mesi sono: storia e spirito della baionetta; articolo “4 Dummies” sulla balistica terminale nel corpo umano (perché di più non posso fare); storia ed evoluzione (in breve) delle armature da fanteria dalla fine dell’Ottocento a oggi; gli acciarini a percussione (parlando anche di palle minié e altre soluzioni meno intelligenti); il moschetto con la forcella, una falsa innovazione.
Gli altri che potrei scrivere non li cito perché penso di metterli dopo questi (il che significa tra parecchi mesi).

 
Chiedilo al Duca
Questa è la nuova sezione. L’idea nasce dalla discreta quantità di consulenze più o meno complicate che ho fornito via mail o via msn nell’ultimo anno. Una piuttosto interessante proprio la scorsa settimana. Talvolta il materiale che metto assieme per rispondere è sufficiente per poterci costruire attorno un articolo a sé e ho pensato che magari qualcun altro potrebbe essere interessato a leggere la risposta.
Quella su Armature e Armi da Fuoco alla battaglia di Pavia è una vera e propria consulenza di un certo livello, per cui non l’ho inserita nella nuova categoria, ma domani provvederò a pubblicare il primo articolo di “Chiedilo al Duca”.

Chiunque può mandarmi quesiti di natura storico-armiera o chiedere consigli che richiedano competenze in oplologia o storia militare per la propria ambientazione fantasy. Anche domande applicative del tipo “ho questo e questo nella mia ambientazione fantasy, secondo te ci può stare quest’altro o non ha senso?”. Oppure “avrebbe senso che ci fossero X e Y nella mia ambientazione, anche se non voglio che ci sia W?”.
Se le risposte saranno sufficientemente interessanti le sistemerò, amplierò e pubblicherò un po’ per volta nella nuova categoria. Sempre che io sia in grado di rispondere, cosa che NON è affatto da dare per scontata! ^__^

Indirizzo e-mail a cui inviare: carraronan@gmail.com

Sono sempre disponibile anche a leggere gli incipit dei romanzi delle aspiranti scrittrici (o scrittori…) di Fantasy per fornire pareri e aiuto tecnico (quel poco che posso fare). Ma su questo farò un articolo apposito in futuro, per spiegare in modo chiaro l’importanza di inviare le proprie mutandine assieme al testo.
Nel frattempo chiunque voglia approfittarne è benvenuta, soprattutto se giovane, attraente, disinibita e domiciliata in Lombardia. Meglio se perfettamente sana e se prende la pillola: preferisco che non vi siano barriere artificiali nel rapporto di editing. Va da sé che se siete maschi leggerò le vostre opere con molto meno interesse.
Sono sessista, cazzi vostri. ^__^

A domani con il primo articolo di “Chiedilo al Duca”.