Archivio per la Categoria 'Dieselpunk'

  1. 13 giorni allo SteamCamp 2013 by Il Duca di Baionette
  2. SteamCamp 2013 by Il Duca di Baionette
  3. The Wars of Other Men - Trailer by Il Duca di Baionette
  4. Sucker Punch: mech, pickelhauben e baionette by Il Duca di Baionette
  5. U.S. Navy Fire Control Computers degli anni '50 by Il Duca di Baionette
  6. Der Mensch als Industriepalast by Il Duca di Baionette

13 giorni allo SteamCamp 2013

Scritto da il 24 mar 2013 | Categorie: Dieselpunk, Steampunk, Vita del Duca

Nei giorni 6 e 7 aprile 2013, presso l’Hotel Filanda di Cittadella (Padova), si terrà lo SteamCamp, un evento ad accesso GRATUITO dedicato allo Steampunk in senso ampio (dieselpunk incluso) voluto da un gruppo di appassionati e organizzato nei mesi scorsi con il mio aiuto. A loro gli aspetti pratici e concreti, quelli senza cui non si possono fare eventi, e a me le decisioni sugli argomenti da trattare e su come indirizzare il Camp. Ne ho già parlato a metà febbraio.
Lo SteamCamp avrà un indirizzo fortemente storico perché senza accurate informazioni non è possibile produrre buono Steampunk, né come estetica (disegni, abiti, gadget) né come narrativa. Il motto guida dello SteamCamp:

l’Ottocento come base per fare Steampunk e lo Steampunk come modo per riscoprire l’Ottocento.

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Logo di Andrea Falaschi per la prima edizione,
in mostra le sue opere horror-retrò della “Piccola bottega degli Orrori“.

Ci sono alcune novità rispetto alla comunicazione precedente.
Diego Ferrara, assieme a Dario Tonani, presenterà la nuova opera di narrativa intitolata Soldati a Vapore, una storia di guerra con i mech ambientata nel Risorgimento, presto in vendita in eBook autopubblicato.
Abbiamo finalmente abilitato le iscrizioni via Facebook ai laboratori di costume (sabato e domenica). Ci si può comunque iscrivere anche via mail, se non si usa Facebook, come indicato nelle pagine dei laboratori. Steampunk Italia ha organizzato anche un laboratorio dedicato al riciclo in cui mostrerà come realizzare un gadget Steampunk partendo da oggetti inutili.

È stata confermata l’organizzazione dei laboratori di fumetto Steampunk da parte della Scuola Internazionale di Comics di Padova, con iscrizione via Facebook come indicato prima, che invierà Frosi (laboratorio sugli oggetti, sabato) e Menin (laboratorio sui personaggi, domenica). Sempre a tema illustrazioni e fumetti, Valeria “Tenaga” Romanazzi ha organizzato una mostra di opere di artisti indipendenti a tema Fantawestern Steampunk, intitolata FarSteam Exposure. La troverete nell’area espositiva “Torino 1884″.

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Avete una conferenza o qualcosa di diverso da proporre?
Se appena appena siete a tema, siete benvenuti. SteamCamp non è un evento esclusivo per amici-di-amici all’italiana, è un BarCamp ovvero un evento “inclusivo” per far esprimere tutti a patto che vogliano parlare di Steampunk o argomenti storici collegati. Se siete a tema siete benvenuti: SteamCamp è il contenitore per dare spazio ai vostri contenuti.
Se avete un argomento MOLTO interessante magari si trova un posto perfino nella sala principale. Ci sono ancora un paio di ore disponibili, affrettatevi.

Al contrario di tanti altri, noi non facciamo ragionamenti da cricche all’italiota: a noi interessa lo stato dell’Arte, non le simpatie personali o quegli altri ragionamenti meschini che hanno contribuito a ridurre la narrativa a un covo di babbei rancorosi che si tirano frecciatine alle spalle perché non hanno la preparazione per affrontare i veri problemi tecnico-artistici e accettarne le conseguenze.
A SteamCamp, recuperando lo spirito meritocratico dell’Ottocento, conta solo l’interesse dell’argomento proposto, non chi siete e se siete professoroni o autori pubblicati: sta a voi metterci la faccia se poi, nonostante la buona idea, fate un lavoro di bassa qualità.
Chi prima arriva meglio alloggia quindi sbrigatevi!

In più vi ricordo le due ore “libere” in sala Tsiolkovsky per presentare proprie idee e progetti senza preavviso: se siete lì e avete qualcosa da dire che riguardi lo Steampunk, possibilmente per ottenere un feedback su un lavoro che avete in cantiere o per segnalare le vostre attività, potete chiedere di parlare.

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“Modern Steam Monobike 1896″ e altre opere di Stefano Marchetti
saranno in esposizione nell’area “Torino 1884″.

C’è una convenzione con l’Hotel Filanda presso cui si svolge l’evento, potete trovare maggiori informazioni qui sui prezzi per soggiornare ed è possibile prenotare già ora le cene a tema a cura dello chef Florian Bunea del ristorante interno “Il Filandino”. Prenotate tramite mail, come indicato nella pagina, non usando il booking online dell’albergo.

Modulo per registrarsi e partecipare a SteamCamp: compilatelo, ci aiuta a organizzare.
SteamCamp per avere successo ha bisogno di passaparola: seguiteci su Facebook e diffondete l’evento tra i vostri amici.

 

SteamCamp 2013

Scritto da il 15 feb 2013 | Categorie: Dieselpunk, Steampunk, Vita del Duca

Nei giorni 6 e 7 aprile 2013 si terrà lo SteamCamp, un evento dedicato allo Steampunk in senso ampio (un po’ di Dieselpunk incluso, fantascienza d’epoca inclusa), voluto da un gruppo di appassionati e organizzato nei mesi scorsi con il mio aiuto. A loro gli aspetti pratici e concreti, quelli senza cui non si possono fare eventi, e a me le decisioni sugli argomenti da trattare e su come indirizzare il Camp. Alcuni di voi lo sapevano già perché la voce dell’evento, anche su un paio di forum di settore, girava da un anno.
Lo SteamCamp avrà un indirizzo fortemente storico perché senza accurate informazioni non è possibile produrre buono Steampunk, né come estetica (disegni, abiti ecc…) né come narrativa.
Il motto guida dello SteamCamp sarà:

l’Ottocento come base per fare Steampunk e lo Steampunk come modo per riscoprire l’Ottocento.

Sede del primo SteamCamp sarà l’Hotel Filanda a Cittadella, in provincia di Padova. Abbiamo cinque sale a disposizione: una grande per le conferenze principali, una più piccola per le secondarie e tre per i laboratori. Più un bello spazio per una mostra di ambito sia Steampunk (spiegazioni, liste di opere, disegni ecc…) che strettamente storico (inventori, storia della moda ecc…).
Forse infileremo anche un angolo piccante dedicato all’erotismo vittoriano.
Magari con due bei mutandoni lunghi in mostra.

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“…e quindi, uhmm, bisognava curvare qui, venti minuti fa.”
“Il tuo TomTom di carta fa schifo, non arriveremo mai allo SteamCamp!”

L’evento è ad accesso gratuito e i contenuti sono stati selezionati da me con l’idea di non fare una festicciola/mercatino e basta tanto per divertirsi, ma di assicurarsi che vi fossero conferenze interessanti e culturalmente stimolanti, su ambiti diversi e fatte da persone di fiducia provata. Per questo ho voluto coinvolgere il professor Gino Roncaglia, che ha accettato di portare una conferenza sulla storia dell’informatica, e il buon Silvestro Ferrara (autore del divertentissimo Mai dire Mais: ne ho parlato alla radio parecchi mesi fa e prima possibile farò un articolo anche qui), che parlerà degli alieni nella fantascienza ottocentesca. Ferrara si è laureato con una tesi di storia della fantascienza sugli alieni, l’ho letta ed è uno che sa di cosa parla. A condurre sia il laboratorio di costume vittoriano che la conferenza sul vestiario vittoriano sarà la professoressa Angela Graziano.

Un posto di prim’ordine lo avrà l’amato inventore Innocenzo Manzetti a cui verrà dedicata una conferenza a cura di Mauro Caniggia Nicolotti e di Luca Poggianti (che spero portino anche copie del recente libro su Manzetti, il più completo al mondo), il nome della sala principale e una fetta (spero più ampia possibile) della pannellatura a tema storico della mostra.

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“Guardate, ha gli occhialoni: deve essere lo Steampunk!”

I laboratori saranno due, fumetto/disegno e moda/sartoria, uno al mattino e uno al pomeriggio, con i tempi scambiati nei due giorni.
Ci saranno anche presentazioni di libri Steampunk, per completare il quadro: Delos Books ha proposto la traduzione italiano di un libro la cui anteprima in inglese su Amazon mi ha stupito in senso positivo (il genere di roba gonzo-storica fantasy che mi piace e non è scritto troppo male, per cui ho accettato la proposta) e Augusto Chiarle, che si occuperà anche della conferenza sulla musica Steampunk e suonerà con i suoi The Wimshurst’s Machine alla festa di sabato sera, rappresenterà gli autopubblicati con il suo ciclo di romanzi a tema “marziano”. Se altri vorranno aggiungersi, si facciano avanti!
Stesso discorso per la presentazione di fumetti a tema: inviteremo sia editori (ne abbiamo individuati due) che autopubblicati (ne abbiamo di sicuro almeno una).

Sul sito ufficiale (grafica provvisoria) potrete seguire l’evoluzione delle conferenze: http://www.steamcamp.it/wordpress/programma-2013/
Alcune di quelle previste e “sicure” sono ancora prive di descrizione: appena i relatori le forniranno, verranno inserite.
Per chi non potesse venire o per motivi di orario non potesse seguire tutte le conferenze che lo interessano, magari perché vuole girare nella mostra, visitare il mercatino o chiacchierare con gli altri visitatori, i video delle conferenze verranno caricati sul sito dell’evento.

SteamCamp vuole attirare sia un pubblico di appassionati, fornendo loro contenuti di qualità che non si trovano facilmente nella massa di immondizia web disinformata e sviante sullo Steampunk, che un pubblico di curiosi che non hanno idea di cosa sia lo Steampunk, se non al massimo in modo vago. Spazio quindi ai cosplayer infervorati tra laboratori di moda e concorso del sabato sera… e anche a persone a cui lo Steampunk non interessa affatto, ma magari interessano le conferenze a tema storico.

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“Mamma, voglio vedere la gara di cosplay!”
“No, andiamo via Luigino! Sembrano una banda di squinternati!”

Un ringraziamento particolare agli S.T.I.M. di Steampunk Italia che hanno concesso l’utilizzo di foto in outfit, cureranno una conferenza sui giochi, organizzeranno il concorso per outfit/cosplay e forniranno il proprio tempo e impegno anche in altri modi per far funzionare i due giorni mentre noi organizzatori impazziremo dietro ai vari casini da coordinare.

SteamCamp per avere successo ha bisogno di passaparola.
Ci saranno anche due ore in sala Tsiolkovsky per presentare proprie idee e progetti.
Diffondete la voce e seguiteci su Facebook!

 

The Wars of Other Men – Trailer

Scritto da il 18 gen 2012 | Categorie: Dieselpunk, Film e TV, Steampunk

Oggi ho scoperto grazie a Tor.com l’esistenza di The Wars of Other Men.
È un cortometraggio indipendente di Mike Zawacki girato a Detroit, con molta passione e pochi soldi (come dichiara nel sito ufficiale). È ambientato in un pianeta Terra alternativo Steampunk/Dieselpunk, in una città devastata dalla guerra. A giudicare da quel che si vede direi molto più Dieselpunk, e quindi Steampunk in senso esteso, che non Steampunk in senso stretto. Ottimi entrambi, non sono schizzinoso.

Ambientato negli anni 1920 di un mondo alternativo devastato dalla guerra, The Wars of Other Men racconta la vicenda di un Tenente senza nome che combatte per un esercito sull’orlo della sconfitta. Il nemico domina il campo di battaglia con una nuova super arma chimica, conosciuta come “la Nebbia”. Quando i suoi superiori scoprono la posizione della fabbrica che produce la Nebbia, il Tenente riceve l’ordine di guidare una squadra attraverso la città devastata dalla guerra per catturare lo scienziato responsabile della sua creazione. Con le vite dei suoi uomini e la sorte del conflitto in bilico, il Tenente dovrà prendere una decisione: essere un bravo soldato o essere una brava persona?

A giudicare dal trailer e dalla trama puzza di idiozia e cliché allo stato brado. Quando sarà disponibile lo vedrò, anche solo perché è un prodotto di appassionati pensato per altri appassionati, ma dubito che potrò lodare qualcosa di più della buona volontà e della passione. Non c’è nulla di male: sapendo cosa mi aspetta, grazie al trailer (e senza spendere nemmeno un euro), non mi lamenterò se saranno 26 minuti buttati.

The Wars of Other Men è in post-produzione.
Per ora c’è solo il trailer disponibile, ma G. D. Falksen ha visto il film in anteprima e su Tor.com ha espresso un parere positivo. Spero che i gusti cinematografici di Falksen non siano “buoni” come la sua scrittura

 

Sucker Punch: mech, pickelhauben e baionette

Scritto da il 18 mar 2011 | Categorie: Bizzarro, Dieselpunk, Fantasy, Film e TV, Grande Guerra, Mech e Robot, Steampunk, Storia

Non pensavo di dedicare un articolo a Sucker Punch, anche se probabilmente andrò a vederlo. Il film, dal punto di vista visivo, mi interessa molto. La consapevolezza che ormai il cinema degli ameri-cani produca in massima parte minchiate intollerabili e che, nonostante le ottime premesse dei Trailer degne di una Vera Opera d’Arte Giappo (Mech, divisa da scolaretta, miscuglio di fantasy e fantascienza con sapore retrò), non potrò mai trovare in un film occidentale così “importante” (Warner Bros) lo spirito geniale e l’alta qualità del vero cinema giapponese, mi aveva baionettato qualsiasi voglia di parlarne. Meglio aspettare di vederlo, rimanerne deluso e stare zitto.
Se non avete ancora visto i due trailer, sono qui sotto. ▼

Poi, due giorni fa, è apparso un corto animato intitolato The Trenches, sui retroscena umani di un kattivo soldato-zombie krukko. Dato lo spunto storico rilevato a tema cadaveri e dato che in fondo, volendo, un paio di cose gentili su Sucker Punch le potrei anche dire prima di scoprire che fa vomitare le capre, ho deciso di segnalare il corto.

Vorrei fare un commento feroce sull’espulsione del bossolo da un bolt-action, come è quello del tiratore nel film (e di tutti i cecchini inglesi della guerra), ma mi tratterrò. Se non diventerò più buono le fatine non verranno mai a trovarmi.

In Sucker Punch, the girls face off against an army of mechanized WWI soldiers. Through the use of clockwork and steam technology, human soldiers who die in battle are reanimated and sent back to the front lines. Although seemingly indistinguishable and soulless, the zombie army is not just made of gears and steam, but also of human flesh, bone, and memory. In “The Trenches” there is a tragic tale behind each lifeless mask.

Sucker Punch quasi certamente sarà una merda. D’altronde, come detto, nonostante il trash e il miscuglio science-fantasy, non c’è dietro l’autentico genio giapponese svincolato dalle becere meccaniche di Hollywood. Però ci sono alcune cose che rimarranno e daranno valore al film, non importa quanto faccia cagare il resto: un mech, una grossa quantità di pickelhauben e l’elemento conigliesco (sul mech: doppio WIN! Questo poteva andare bene anche come elemento per il concorso finito qualche mese fa e di cui produrrò prima possibile l’articolo di commento con l’epub di raccolta dei racconti).

Pickelhauben presenti addirittura in più versioni, sia il classico casco basso in cuoio col telino protettivo (il tipico pickelhaube da fanteria) che il modello in metallo con protezione per la nuca (da corazziere). Io ho entrambi i tipi e devo dire che preferisco indossare quello in cuoio, più adatto per la vita di tutti i giorni. Ho apprezzato anche la presenza, già in uno dei trailer, di un bel bombardiere Gotha (non ho capito se un modello IV o V, sono molto simili) oltre ai soliti zeppelin e blimp (ovvero i dirigibili flosci, usati spesso come palloni da osservazione o, al giorno d’oggi, per scopi pubblicitari) che fanno la loro porca figura nonostante l’abuso Steampunk subito negli anni. Non mancano nemmeno le baionette.
Se dovesse esserci anche una Mauser C96 in mano a una delle ragazze, non posso garantire di non avere un’eiaculazione spontanea durante la visione. ^_^


La fabbrica che rianima i cadaveri la si può vedere come una versione Steampunk (o Dieselpunk, ma la prima etichetta nel dubbio vale come jolly anche per la seconda) della famosa Kadaververwertungsanstalten apparsa sui giornali nel 1917, secondo pratiche di terrorismo mediatico proseguite fino ai giorni nostri (di cui possiamo vedere un magnifico esempio da manuale del giornalettismo farlocco in questi giorni sul Giappone), per gettare discredito e un’ulteriore strato di disumanizzazione e demonizzazione sui tedeschi, mostri sanguinari “perché sì perché è fantasy”.
Perfino i cattivi di Licia Troisi hanno uno spessore psicologico e una credibilità maggiore (seppure demenzial-pietistica e quindi disgustosa) rispetto alle stronzate della stampa anti-tedesca nelle democrazie occidentali durante la Grande Guerra.

Parliamo della Kadaververwertungsanstalten.
Giusto due cose, nulla di approfondito. Volendo potrei cercare di nuovo informazioni sui miei libri sulla propaganda nella Grande Guerra o in un libro di storia in cui ne accennavano, ma non vale la pena: il livello di approfondimento da enciclopedia di wikipedia è più che sufficiente.

Il primo riferimento alla Kadaververwertungsanstalt (fabbrica per il riutilizzo dei cadaveri) appare nell’edizione del 17 aprile 1917 di due giornali, Times e Daily Mail, entrambi -ovviamente solo per caso!- proprietà dello stesso signore, Lord Northcliffe, famoso per essere stato, con i suoi giornali, uno dei principali guerrafondai responsabili del plagio collettivo a danno dei suoi concittadini con una crociata mediatica volta a tramutare i tedeschi in mostri sanguinari. La propaganda inglese ovviamente era felice di tutto questo. Altri giornali, più seri, un po’ meno: The Star arrivò a dire che “Dopo il Kaiser, Lord Northcliffe è colui che ha fatto più di ogni altro uomo per scatenare la guerra”.

Secondo i quotidiani inglesi le informazioni provenivano da un giornale belga pubblicato in Inghilterra, Indépendance Belge, che a sua volta le aveva ottenute da un quotidiano pubblicato nei Paesi Bassi, La Belgique, che a sua volta le aveva prese da un quotidiano tedesco di Berlino, Lokal-Anzeiger, del 10 aprile 1917. State pensando anche voi che suona come: mio cugino mi ha detto che una volta a un amico del fidanzato di sua sorella… ?
La credibilità era la stessa. Forse un po’ meno. Tant’è che, se si risale all’articolo tedesco originale, non vi è alcun riferimento ai cadaveri umani, mentre nella versione belga sì. In più la versione tedesca è un trafiletto di 59 parole, mentre quella belga è un articolo di 500 parole. Un ottimo incremento del 747% di stronzate. Murdoch, la versione moderna (e molto peggiorata) di Lord Northcliffe, ne sarebbe fiero.

Una considerazione OT su Murdoch e il ruolo dei giornali ▼


Alfred Harmsworth, primo visconte di Northcliffe.
 

Questa foto lo ritrae in auto nel 1903.
Notate gli occhialoni, molto steampunk retardpunk.

Secondo la storia belga i cadaveri venivano trasportati via treno fino alla fabbrica, un luogo nascosto nel “profondo della foresta” (accanto alla casa di marzapane della strega?), circondato da una rete elettrificata, dove venivano lavorati per estrarne i grassi e produrre stearina (una specie di sego usato per le candele). Le sostanza estratte venivano impiegate per fare sapone, olio lubrificante “di un colore bruno giallastro”, e i resti dei cadaveri diventavano cibo per maiali (ho sentito anche una versione in cui invece di ingrassarci i maiali da tramutare in carne in scatola, ci facevano direttamente la carne in scatola, ma credo sia l’invenzione di qualche burlone decenni dopo la guerra).

We pass through Evergnicourt. There is a dull smell in the air, as if lime were being burnt. We are passing the great Corpse Utilization Establishment (Kadaververwertungsanstalt) of this Army Group. The fat that is won here is turned into lubricating oils, and everything else is ground down in the bones mill into a powder, which is used for mixing with pig’s food and as manure.

I lettori non erano tutti scemi, però. Al Times giunsero parecchie lettere che spiegavano come Kadaver in cruccolese non indicasse tanto i cadaveri umani, quanto le carcasse animali. Altre lettere invece confermavano la storia, citando fantomatiche fonti belghe, olandesi e perfino rumene (che minchia c’entra?).

Il New York Times riportò il 20 aprile 1917 che l’articolo era stato considerato affidabile da tutti i giornali francesi, con la sola eccezione del Paris-Midi. Il Times stesso, però, per non perdere la faccia coi suoi lettori intelligenti (e giustamente incazzati) conservando allo stesso tutto l’effetto anti-tedesco già ottenuto (ormai il sospetto era stato diffuso nel popolo), decise che la notizia che aveva pubblicato non era affidabile perché, spiegazione lollosa, era uscita su un giornale tedesco nella prima metà di Aprile e i giornali tedeschi tendono a fare pesci d’aprile per tradizione.
WTF? Ma se l’articolo originale erano 59 parole su un fabbrica che tratta carcasse animali, che cazzo c’entrano gli scherzi del primo aprile? Il Times evidentemente doveva fare lo scaricabarile: incolpò i tedeschi di aver fatto umorismo nero preso da loro (i seri giornalisti delle Nazioni Buone, Civili e Rispettose che mai farebbero umorismo nero) in completa buona fede per una notizia seria, quando i tedeschi non avevano fatto proprio un cazzo di niente.

Il 25 aprile 1917 anche il satirico Punch fece la sua parte, con una illustrazione che adoro:

CANNON-FODDER — AND AFTER.
“And don’t forget that your Kaiser will find a use for you — alive or dead.”

[At the enemy's "Establishment for the Utilisation of Corpses" the dead bodies of German soldiers are treated chemically, the chief commercial products being lubricant oils and pigs' food.]

(Fonte: Punch del 25 Aprile 1917)

Il 30 aprile 1917 la questione della fabbrica venne portata alla Camera dei Comuni, che rifiutò di accettare ufficialmente la storia perché non esisteva alcuna prova della sua veridicità, a parte gli articoli dei giornali (che sono troiate inventate per definizione, come già raccontava Barzini senior, uno dei più grandi giornalisti italiani).
Lord Robert Cecil, però, aggiunse che “viste le altre azioni compiute dalle autorità militari tedesche, non c’è nulla di incredibile nell’attuale accusa contro di loro”. Un colpo al cerchio e uno alla botte: non possiamo dire che è vero, ma diamine con quei Demoni Disumani tedeschi una cosa simile può essere benissimo vera! LOL. Grandioso.

La storia circolò per il resto del mondo, ma nessuna prova credibile o testimonianza affidabile venne mai trovata. La cosa più vicina a una prova fu un fotomontaggio costruito dal generale John Charteris unendo una foto tedesca in cui apparivano dei cavalli morti caricati su un vagone ferroviario, con sotto la didascalia che accennava alla fabbrica per trattamento carcasse, e una foto di soldati tedeschi morti caricati sul treno per l’invio ai luoghi di sepoltura. Mise la scritta della fabbrica nella foto coi soldati e ottenne carcasse umane inviate alla fabbrica. LOL. Lo stesso Charteris, all’epoca comandante dell’Intelligence di Sir Douglas Haig, confessò di aver prodotto quel falso nel 1926 in seguito a un colpo di fulmine mentre stava guardando le due foto. Ricordiamo poi che Charteris era anche uno dei mongoli che fomentarono la diffusione della leggenda degli Angeli di Mons, ovvero l’intervento sovrannaturale di spiriti/angeli per salvare gli inglesi dai feroci tedeschi nel 1914.

Charteris, his face one broad grin, was comparing two pictures captured from Germans. The first was a vivid reproduction of a harrowing scene, showing the dead bodies of German soldiers being hauled away for burial behind the lines. The second picture depicted dead horses on their way to the factory where German ingenuity extracted soap and oil from the carcasses. The inspiration to change the caption of the two pictures came to General Charteris like a flash.

When the orderly arrived, the General dexterously used the shears and pasted the inscription “German cadavers on Their Way to the Soap Factory” under the picture of the dead German soldiers. Within twenty-four hours the picture was in the mail pouch for Shanghai.

The explanation was vouchsafed by General Charteris himself in 1926, at a dinner at the National Arts Club, New York City. It met with diplomatic denial later on, but is generally accepted.

(George Viereck in Spreading Germs of Hate)

All’interno del governo inglese c’era comunque chi voleva riaccendere l’attenzione sulla storia e cercarono di far produrre un pamphlet a riguardo, ma data l’avversione per una simile cretinata da parte del primo ministro David Lloyd George, non fu mai pubblicato.
La cialtronaggine propagandistica di stampo americano aveva influenzato l’Inghilterra, ma esisteva un limite a quanto un gentiluomo inglese potesse abbassarsi nel fango della mentecattaggine tipicamente americana prima di sentirsi disonorato (gli americani non avendo onore da gentiluomini per definizione, non avevano simili scrupoli).

Chi non era un gentiluomo e quindi si riteneva in diritto di vivere senza onore come un porco che si rotola nello sterco, non si poneva problemi di sorta.
Louis Raemaekers, olandese di etnia tedesca, non si faceva problemi a inventare stronzate sulla brutalità tedesca in Belgio, condite con raffinate ipotesi sull’alleanza intercorsa tra Satana e Guglielmo II. Il Kaiser apprezzò le vignette e per regalo gli mise una taglia sulla testa, vivo o morto. I vertici militare tedeschi intimarono all’Olanda di piantarla e processare il disegnatore, perché quella merda violava la scelta di neutralità del paese. Con il coraggio degno della sua levatura intellettuale e comune a molti altri intellettuali dopo di lui, Raemaekers fuggì a gambe levate in Inghilterra a fare vignette anti-tedesche per il Times, giusto nel caso la magistratura olandese cambiasse idea sul fargli pagare i suoi crimini contro la neutralità del paese (al primo processo l’avevano assolto, più per motivi politici che non perché non fosse davvero colpevole, meglio non rischiare di nuovo!). ^_^

Due raffinate opere di Louis Raemaekers,
artista cialtrone prezzolato al soldo della propaganda xenofoba antitedesca.

Il Times, un mese dopo la presa di distanze del governo britannico (e quindi anche un mese dopo la propria stessa presa di distanze), decise che era il momento di riattizzare ancora un po’ la furia antitedesca con la fabbrica dei cadaveri. L’idea di ritentare venne con la cattura di un ordine tedesco relativo a una fabbrica di trattamento carcasse (sempre kadaver, cadaveri animali), emesso dalla VsdOK che il Times interpretò come un fantasioso Verordnungs-Stelle (dipartimento direttive) quando invece era, e qui torna la questione dei cadaveri animali, la sigla dell’ufficio veterinario (Veterinar-Station).

La scoperta di quel documento permise al Ministero degli Esteri di dire, una volta per tutte, che la fabbrica tedesca si occupava di carcasse di cavalli. Punto. Non che al Times o alle folle plagiate importasse molto, comunque: ogni scusa per odiare di più i demoni tedeschi era buona. E la fabbrica riscosse un notevole successo tra i soldati russi creduloni al fronte orientale.

Spero che la parentesi storica possa interessare a qualcuno: ho approfittato dello spunto Steampunk per dire due cose (non c’era granché da dire e l’articolo di Wikipedia è molto buono) su un dettaglio divertente della Grande Guerra che molti magari non conoscono. Ho pacchi di dettagli di questo tipo, ma non mi vengono mai idee su come introdurli o sfruttarli. Quando capita la possibilità, la sfrutto. ^_^

 

U.S. Navy Fire Control Computers degli anni ’50

Scritto da il 19 mag 2010 | Categorie: Dieselpunk, Marina e Navi, Steampunk

Oggi, mentre sfogliavo la solita mole di articoli brutti e inutili su Boing Boing (da tempo pur di mettere una dozzina di post in più al giorno pubblicano roba di cui si vergognerebbe un quattordicenne), sono incappato in una serie di video dedicati al sistema di controllo del tiro per l’artiglieria navale statunitense negli anni ’50.
Avevo visto il primo a inizio marzo, segnandomi di doverli vedere tutti, ma col passare dei mesi me ne ero dimenticato. Boing Boing, per una volta, è servito a qualcosa.

Admiralty Fire Control Table, il sistema di controllo del tiro con calcolatore elettromeccanico installato sulle navi britanniche a partire dagli anni Venti.

Vi propongo questi sette video perché penso possano tornare utili, anche solo come suggestione/spunto, per gli appassionati “seri” di Steampunk (calcolatori per corazzate terrestri!) e Dieselpunk: i computer analogici in generale hanno un fascino irresistibile, ma questi per il tiro ne hanno ancora di più.

Quanti bei meccanismi in movimento! ^_^
Buona visione!

 

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