Il cavallo meccanico di Leviathan e due mech reali

Scritto da Il Duca Carraronan il 18 set 2009 | Categorie: Libri, Mech e Robot, Steampunk

Altra illustrazione da Leviathan. Le precedenti illustrazioni svelate le trovate qui: seconda (il mostropalla scoreggione), terza (la folla ammira il Leviathan), quarta (Alek che si fa le seghe mentali coi soldatini) e quinta (il Cyklop Stormwalker, mech che vanta un design diversamente intelligente). Questa nuova immagine dovreste averla vista, di sfuggita, nel trailer del libro.

leviathan_capitolo18_horse_scout

Cavallo meccanico degli esploratori tedeschi. A riguardo Scott Westerfeld dice:

One thing you’ll notice about real-life walkers is that they walk slowly. Animals are still much quicker than machines when it comes to moving on legs. In fact, animals are generally better than machines at everything, except under very specific circumstances. You might think that cars are faster than horses, but only if you create a very flat surface (aka, a road) for them to use. On almost any naturally occurring surface, horses win.

But I best not say more, as two of my characters have this exact same discussion in Leviathan.

Non molto diverso dal discorso già fatto in precedenza sul Cyklop.
Aggiungerei però una cosa: ma senza i sensori e l’elettronica e tutto il necessario per “decidere” dove posizionare il piede in modo autonomo, come il BigDog, che cavolo di vantaggio avrebbe se anche fosse veloce come un cavallo vero? Un cavallo, o un mulo, su terreno difficile decidono dove piazzare i piedi, cercano di non finire in terra con una zampa rotta: tu gli dici dove andare, ma non devi governare singolarmente ogni zampa a ogni passo per fare in modo che il mulo non scivoli su un sasso tondo e si sfracelli in fondo al ghiaione.
Ma un mech puro, stile automobile? Mette le zampe avanti, alla distanza prevista dal ritmo di corsa scelto, e poi? Senza sensori e senza algoritmi per la decisione del passo in base alle informazioni dei sensori? Ricordiamo che l’unico motivo valido per avere zampe e non ruote, in questo caso, è la capacità del cavallo/mulo di muoversi in ambienti sconnessi che metterebbero a dura prova i veicoli tradizionali (sia in termini di velocità che di manutenzione), nei boschi, col fango, sulla neve ecc…
Qualcosa in stile Golem-Cavallo steamfantasy mi pare molto più credibile, come essere vivente meccanico alternativo che sceglie dove piazzare gli zoccoli, di quanto non lo sia un cavallo meccanico incapace di decidere. Cavalchereste un cavallo cieco e lobotomizzato, se non per caricare diritto, lancia in resta, o tirare una carrozza?

E ora qualche altro mech reale. Il Timberjack della Plustech, il boscaiolo a sei zampe (questo sembra molto figo, nelle coltivazioni di alberi dell’industria moderna, con le adeguate distanze tra gli alberi per girarsi e lavorare) con pilota, e il nuovo mech gru ROBOTOPS (Tadano Ltd) che ha due eccitanti braccioni ed è senza il pilota all’interno (si guida via joystick da lontano, così se lo si usa per distruggere le capanne degli uomini-scimmia africani e quelli iniziano a scagliare frecce e lance, il pilota può ridersela a distanza di sicurezza: ideale per originali vacanze safari nel cuore di Negrolandia).

Senza parlare dei classici veicoli edili a quattro zampe, come quello impiegato per la funivia (o quel che era) che ha lavorato sui monti orobici due anni fa: piloni costruiti su una parete con una pendenza mostruosa, grazie al robot-ragno che con estrema lentezza (che palle) muoveva un piede alla volta e faceva il lavoro. Guidarlo credo fosse una cosa da cagarsi in mano: un errore e sarebbe finito a rotolare con tutto il robot giù per il pendio (e il pilota non era protetto: se gli si ribaltava il ragno addosso era sfrittellato e basta).

E chiudiamo con un ritardato su un tigre meccanica… sigh…

Prossimamente un po’ di arte steampunk da un gruppo di ingegnosi francesi che penso conosciate già in molti, ma val la pena inserirla per completezza. Sì, sono stupidi mangiarane, ma per le cose frivole hanno gusto, come al tempo delle sbrilluccicose divise imperiali. Se le linkate in un commento vi taglio una mano. ^_^

Ah, una nota sull’immagine nuova: come mai il pickelhaube del cavalleggero non è un pickelhaube “con la punta” (come l’avevano dragoni, corazzieri e fanteria, a parte i cacciatori con lo shako), ma un kugelhaube con la palla di cannone, come lo usavano gli artiglieri (e nemmeno tutti, visto che uno degli stati dell’Impero Tedesco prevedeva la punta anche per loro)?
Mah…

PS: ieri quarto record di visitatori unici consecutivo, ben 448. ^__^

BigDog – il robot quadrupede

Scritto da Il Duca Carraronan il 09 set 2009 | Categorie: Mech e Robot

Dopo la segnalazione di Angra e poi di Iome (grazie a entrambi), ho deciso di dedicare un piccolo post al filmato di BigDog, il robot quadrupede che si chiama “cane”, ma aspira a fare il “mulo”. Lasciare un semplice link in un commento sarebbe stato troppo poco: meglio un post apposito per questo robot straordinario.

Ora guardate il video. Fantastico. Se vi dovesse venire il sospetto che ci siano dentro due rachitici in calzamaglia, aspettate lo scivolone sul ghiaccio di 1:25-1:32 (o il calcio nel fianco di 0:34-0:39): le gambe si spalancano mostrando che non c’è nessun rachitico.

Ora un po’ di info che ho raccattato in giro.
Il video appena visto, col ghiaccio e il calcio, è stato rilasciato nel 2008, ma BigDog è del 2005. È un robot quadrupede lungo 0,91 metri e alto 0,76. Pesa 110 kg e ne può trasportare 150. Sa camminare, grazie ai sensori e alle gambe ben “articolate”, su terreni diversi imitando il passo di animali diversi: trotto da cavallo, balzelli da coniglio demente imbottito di LSD, passo cauto da capra ecc… stabile al suolo come un mulo e se lo spingi di lato incrocia le gambe e mantiene l’equilibrio proprio come un mulo! E senza prenderti a morsi e a calci dopo! ^__^
Può viaggiare fino a una velocità di 6,4 km/h, grazie al motore da 15 cavalli (sì, appena, sembra un Go-Kart) e può camminare su terreni con pendenze fino a 35 gradi, ma l’autonomia è limitata: circa 3 ore senza fermarsi (in queste altre slide sul sito dell’azienda invece dicono 2 ore, ma anche gli altri dati di confronto con il LS3 e col mulo sono al ribasso: inclinazione, carico, velocità ecc… forse parla del primissimo Big Dog del 2005?).
Altre info.

L’idea di fondo è quella di fornire un mulo ai soldati. Il progetto della Boston Dynamics infatti è finanziato dalla DARPA (Defense Advanced Research Projects Agency). Peccato che, così a occhio, sembra un attrezzino un po’ più costoso dei muli veri. E i muli (robot o veri) servono in montagna, fidatevi: soprattutto a quei coglioni degli americani che girano affardellati come se stessero traslocando, con tanto di slittino stracarico al seguito: deprimenti per gli alpini che all’epoca erano stati inviati a insegnar loro come si fa la guerra in montagna.
Il successore di Big Dog, il robot che dovrebbe avvicinarsi di più all’obiettivo del mulo robotico, è il Legged Squad Support System. Ma se ne riparla per il 2012. Forse.

Piaciuto?
I piccoli robot con quattro zampe sembrano molto interessanti. Comunque, per parlare di Mech da combattimento, torniamo alla discussione originale sul Cyklop Stormwalker: questo era solo un spin-off in omaggio al mitico BigDog.

Il Cyklop Stormwalker e qualche strano elmetto

Scritto da Il Duca Carraronan il 07 set 2009 | Categorie: Armature, Grande Guerra, Libri, Mech e Robot, Oplologia, Steampunk

Altra illustrazione da Leviathan. Per chi si è perso le puntate precedenti, trovate informazioni qui, quo, qua e… e un quarto papero non ce l’ho. Ho evitato di parlare del Book Trailer perché, seppure sopra la media di tanti Book Trailer, non era granché. Carino, passabile, ma non valeva la pena di fare un articolo solo per lui. Chi vuole vederlo lo può trovare sul sito di Scott Westerfeld.

Passiamo invece all’illustrazione, tratta dal capitolo due di Leviathan (come chi ha letto i due capitoli d’anteprima avrà certamente notato): un Cyklop Stormwalker in tutto il suo splendore, con un cannone che spunta dalla pancia e due mitragliatrici Spandau (Maschinengewehr 08, 8×57 I.S.) che fanno “ciao” dalla capoccia.

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Nell’illustrazione Otto e Alek portano due elmetti chiodati: Otto l’ha in testa, con la visiera alzata; Alek sotto il braccio, con la visiera ben in vista. Ho sempre avuto un particolare fetish per gli elmetti chiodati, quindi tanto meglio se ce ne sono. La presenza di una visiera è coerente con gli elmetti da carrista (e altri elmetti speciali) della Grande Guerra: c’erano parecchi elmetti con visiere in acciaio o veli in cotta di maglia che scendevano a difendere la faccia dalle schegge.

Un proiettile che non perfora il veicolo può sempre far saltare in aria dei pezzi, anche solo di blindatura, producendo schegge che volano allegramente in giro… e anche un proiettile che passa può poi frantumarsi in schegge di piombo e rimbalzare in giro, come i proiettili da 20 mm che colpivano gli aerei della Seconda Guerra Mondiale: per quel motivo i piloti indossavano giubbotti anti-schegge, mica nel caso che un tedesco lanciasse una bomba a mano a 1000 metri d’altezza dentro un finestrino, LOL!

Occhi, mandibola e naso sono cose che possono saltar via con sorprendente facilità e scarsa gioia del proprietario: vivere senza la mandibola non deve essere l’esperienza più esaltante del mondo (tanti sono sopravvissuti senza più una bocca degna di questo nome, figo no?).
Il dettaglio quindi mi lascia soddisfatto.

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Elmetto sperimentale belga del 1917
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Elmetto sperimentale USA numero 6
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Elmetto sperimentale USA numero 8
Sì, sono brutti, ma sono meglio che vivere per 40 anni senza naso o bocca. ^_^
Degli elmetti della Grande Guerra parlerò in modo più approfondito prima o poi…

Passiamo ora al mech vero e proprio, il Ciclope con la K che dagli anglosassoni fa figo e da noi fa bimbominkia ke t lovva tnt. ^_^
È un attrezzo largo, pesante, grosso. Le gambe sembrano corte, ma se notate non lo sono poi così tanto: sono solo piegate (infatti quando parte si rialza dalla posizione rannicchiata). La grande larghezza rispetto alle tozze gambe non lo fanno sembrare molto agile, anzi. E pure nel libro bastano un po’ di radici sporgenti in un boschetto per fargli rischiare di crollare al suolo: saranno state pure belle radici, molto sporgenti (guardate che piedoni che dovevano fermare), ma è DEPRIMENTE che un mech non sappia nemmeno camminare in modo decente.

D’altronde, come mi si può far notare, i mech bipedi possono funzionare solo in tre contesti: fumetti, film/cartoni o se sono in grado di decidere da soli dove e come piazzare i piedi (come i golem da guerra tecnomagici che piacciono a me: veicoli viventi corazzati). Se il veicolo bipede è più complesso, più incasinato, più delicato ecc… del cingolato/ruotato senza che questo dia alcun vantaggio in termini di agilità e manovrabilità superiore, allora è meglio che il veicolo sia cingolato o ruotato.
Il tozzo e goffo Cyklop sembra urlare: levatemi le gambe e datemi dei cingoli, brutti bastardi!

esoscheletro_a_vapore

Meglio allora un’armatura potenziata (o esoscheletro corazzato o come diavolo volete chiamarlo) in stile “Fanteria dello Spazio” di Heinlein (per svolazzare in giro con gran balzi: più corazzati, più armati e più agili dei normali fanti!) o anche solo in stile Fallout (più lenti, senza zompi, ma corazzati alla grande e carichi di munizioni). La mia preferenza anche in questo caso rimane il golem vivo indossabile. Ma magari delle troiate Steamfantasy che piacciono a me (metodo BRF rules) parliamo un’altra volta. ^_^

E per finire in bellezza: la cara Gamberetta era stata così gentile da segnalarmi, al tempo del primo articolo su Leviathan, il cetaceo nave da guerra di Blue Submarine n. 6. Ma c’è anche una “raffinata” citazione dal mondo della musica: addirittura uno squalo zeppelin in perfetto stile Leviathan!

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LOL!

Terza immagine da Leviathan, il tirannosauro a vapore e qualcosa sui prossimi aggiornamenti

Scritto da Il Duca Carraronan il 01 ago 2009 | Categorie: Libri, Mech e Robot, Novità sul Sito, Steampunk

Breve aggiornamento dopo la trollata su Dante. Però quel post ci stava bene: non li sopportavo più i coglioni che citavano Dante a caso, fuori contesto e pure male. ^_^

Prima di tutto Leviathan. Le possibilità che si riveli una cazzata abissale sono enormi, ma io ho la speranza che sia una Light Novel di qualità (si può dire Light Novel in questo caso, visto che ha tante illustrazioni, più ancora delle LN giapponesi?) e che un eventuale successo in Italia possa favorire il mercato Steampunk che, come si è visto, è in espansione: la domanda è solo “quando sarà il vero BOOM?” Tra due anni? Tre? Cinque? Mai, perché Gesù Onofago avrà pietà di noi? ^_^

Comunque, godiamoci la nuova illustrazione. Vi ricordo che in totale ce ne saranno ben 50 nel libro. Il “dirigibile” che intravediamo dovrebbe essere il Leviathan. Carini pure i mostrielefante che trainano carri corazzati.

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In futuro farò vari piccoli aggiornamenti a tema Steampunk per segnalare immagini, giochi, cose curiose varie che possono interessare chi si avvicina al genere. E anche cosette SteamFantasy per gli appassionati del mix steampunk fantasy, pure lui in espansione: il passato ci regala alcuni GdR utili per definire bene i possibili confini in cui collocare l’etichetta “steamfantasy” (ovvero come gestire il bilanciamento Steampunk-Fantasy senza che uno soffochi l’altro).
Credo che lo stimolo continuo, le suggestioni grafiche, siano molto più importanti che non un singolo articolo sull’evoluzione dello Steampunk in generale (ma prima o poi ci sarà anche quello).

Gli articoli sulle armi/armature proseguiranno. Ho finalmente trovato un video decente sui fucili ad ago, quindi ho risolto il problema più grosso per quell’articolo: ora potrò completarlo e confidare che il lettore capirà bene tutto, in particolare riguardo il funzionamento delle munizioni del fucile Dreyse.
Sono passati due mesi dall’articolo sulla mitragliatrice a vapore di Perkins: mi pare il caso di pubblicare qualcosa di nuovo in tempi brevi. ^_^

Pubblicherò anche gli arretrati della rubrica Chiedilo al Duca: le domande negli scorsi mesi non sono mancate, è solo che dopo le risposte in privato (sempre fornite) non ho fatto gli articoli per il pubblico. Provvederò, visto che alcune richieste potrebbero risultare interessanti per i miei lettori.

In linea generale ci saranno post su quello che mi pare.
Avete visto negli ultimi due mesi che ho iniziato a postare quello che mi gira: conigli, steampunk, deliri vari. Dato che mi rivolgo a un pubblico che ha gusti simili ai miei, parto dal presupposto che più o meno tutto quello che mi attizza di più potrebbe attizzare anche qualche mio lettore e quindi val la pena parlarne… di conseguenza non mancheranno un pochino di anime ed hentai (pornofantasy però, mica semplici zozzerie!), ma poca roba.

In sintesi abbiate pazienza: sono un vecchio sporcaccione, ma non trasformerò Baionette Librarie in un sito (del tutto) porno. ^_^

E ora chiudiamo il breve aggiornamento con il tirannosauro a vapore. Questo è un buon esempio degli stimoli steampunk che mi piacerebbe postare in futuro. E le bestie meccaniche sono una cosa che mi ha sempre attizzato (meglio se biomeccaniche o anche in stile golem a vapore).

Pubblicità della catena di elettronica Saturn nella lingua dei nazisti
Versione extended per i cinema, con ancora più sTeam-rex

Steam Mech: Leviathan di Scott Westerfeld e Steam Wars di Larry Blamire

Scritto da Il Duca Carraronan il 28 giu 2009 | Categorie: Libri, Mech e Robot, Steamfantasy, Steampunk

Avevo già accennato da altre parti che Scott Card, mesi fa, aveva annunciato di stare lavorando a una trilogia per Young Adults ambientata in un mondo Steampunk Fantasy.
Visto il “segnale” positivo ho proseguito le ricerche e un paio di settimane fa mi sono imbattuto in un’opera che pur non essendo Fantasy (almeno non credo… non mi pare) è anch’essa Steampunk ed è dedicata pure lei a un pubblico giovane: Leviathan.
L’autore non è l’ultimo degli sconosciuti, ma Scott Westerfeld.
Ok, non è famoso come la Rowling, ma non è nemmeno M. C. Williams. ^__^

Scott Card e Scott Westerfeld che si muovono in periodi ravvicinati per pubblicare roba Steampunk quando, beh, tutti i segnali fanno pensare che lo Steampunk (fantasy o meno) piaccia sempre più…
…mi fa sospettare che si muovano in quella direzione perché hanno ottimi motivi per ritenere che ci possa esserci un ulteriore boom di interesse. Anzi, c’è già da tempo un revival di interesse per gli elementi “steam” (se non per lo steampunk in sé) come dimostrano videogiochi, forum, blog e perfino una rivista dedicata:
la domanda va solo soddisfatta.

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Copertina statunitense di Leviathan

Una corazzata terrestre di mille tonnellate che si muove su otto gambe di ferro come un letale ragno gigante. Una aeronave da guerra plasmata con i corpi di un capodoglio, api, pipistrelli, falchi e un mucchio di idrogeno. Queste sono due delle bizzarrie Steampunk del romanzo “Leviathan” di Scott Westerfeld, la cui uscita è prevista per il 6 ottobre 2009.

Non so dire se il romanzo abbia l’approccio e i contenuti necessari per aspirare ad essere anche New Weird (anche se, dalla lista di libri New Weird e dalla lettura dell’antologia di Vandermeer, sembrerebbe che nonostante la precisa definizione data anche il cesso della stazione sia quanto meno uno “stimulus” del genere…), ma in fondo chissenefotte.

La storia è ambientata in un 1914 alternativo, steampunk, in cui il mondo è diviso tra due scuole di pensiero militare: i Clankers (”casinari”?) che fondano la loro tecnologia sul ferro e sui motori a vapore, con anacronismi tecnologici steampunk “tradizionali”, e i Darwinisti che plasmano gli animali in armi e veicoli con la loro evolutissima bioingegneria. Il Leviathan del titolo è una di queste macchine viventi.

Clankers sono gli Imperi Centrali, Austria e Germania, opposti proprio come nel nostro 1914 all’alleanza Anglo-Francese, di ispirazione Darwinista. Su Russia, Italia, Impero Ottomano e compagnia bella, non so dire come siano orientati tecnologicamente o se siano più “arretrati” e quindi “normali”.

Ora la trama dell’opera in poche parole…

Quando l’Arciduca d’Austria Francesco Ferdinando e sua moglie vengono assassinati, i loro fidati consiglieri decidono di trasferire il loro unico figlio, il Principe Alek, in un luogo sicuro: un castello abbandonato nel mezzo di una invernale terra di nessuno (Scozia?).
Nel frattempo Deryn Sharp, una “maschiaccia” britannica, ha deciso di camuffarsi da ragazzo per arruolarsi nel British Air Service, una forza aerea Darwinista che impiega come veicoli da combattimento animali plasmati con la bioingegneria.
Ovviamente questi due personaggi finiranno per incontrarsi. La Guerra Mondiale tra Clankers e Darwinisti sarà inevitabile o le due alleanze riusciranno ad evitarla (tipo prendendo a calci in culo la Serbia, o chi cavolo ha ucciso l’Arciduca in questa ambientazione, e basta)?

Sotto potete vedere la vecchia copertina dell’edizione americana e quella confermata per l’edizione inglese. Westerfeld non ha ancora mostrato la copertina scelta per l’edizione francese. Potete trovare ulteriori informazioni nel blog dell’autore.

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Vecchia illustrazione di copertina dell’edizione statunitense
e copertina confermata di quella inglese

Ed ecco il commento di un lettore:

Westerfeld has kicked off his new series with bang, averaging more battles and bombings per chapter than a textbook on both World Wars combined. If nonstop-action and edge of your seat suspense is your cup of java, then this roaring, clanking, hissing, spitting, steaming trilogy opener is perfect for you, gentle reader.

Come commento, anche detto da uno che si è accaparrato una delle copie distribuite in anteprima con mesi di anticipo, mi pare un pochino esagerato. Ma il libro sembra interessante, anche se classificato per young adults. E in più, come spiega l’autore, il libro conterrà ben 50 illustrazioni in bianco e nero a cura di Keith Thompson: questo ha lo scopo di imitare i romanzi del periodo, che erano spesso illustrati (chi non ricorda le illustrazioni de I Miserabili o di tanti altre opere tra la metà dell’Ottocento e la Grande Guerra?). E in più le illustrazioni aiuteranno il lettore a visualizzare i mostri strambi che popolano l’ambientazione. Fa molto Light Novel giapponese. L’idea mi pare eccellente.
Un po’ per volta verranno pubblicate anche sul blog di Westerfeld, fino alla pubblicazione del libro. Quando uscirà me lo procurerò originale, senza aspettare settimane o mesi per una versione piratata.

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La prima illustrazione resa pubblica da Westerfeld

L’idea del confronto tra nazioni tecnologiche classiche, base sul ferro e sui motori (a vapore), e nazioni diverse, basate su una bioingegneria che, non spariamo cazzate, è “magia” con un altro nome, è lo stesso che avevo avuto io per la mia ambientazione. Ricordo ancora i lollosi rospi-mortaio. ^__^
Questo ancora nel 2007, prima che l’ambientazione diventasse più steampunk, raggiungendo un pieno livello di steamfantasy, come è ora. Quindi non posso certo dire che l’ìdea mi dispiaccia! È piuttosto tradizionale e odora di “già visto” a otto chilometri di distanza[Nota], ma è meno banale di tante altre cose che popolano i romanzi di speculative fiction e penso che abbia delle potenzialità (se no non l’avrei utilizzata pure io).

Comunque, nonostante questa pseudo-magia spacciata per bioingegneria, l’ambientazione appare solo Steampunk e non Steamfantasy. E credo che non ci sia nemmeno da discuterne: le componenti fantasy non mi pare ci siano, o comunque quel poco che c’è ricade nell’ambito delle stupidaggini in stile Steampunk e non del fantasy vero e proprio.

Il testo ha di buono, a quanto ho capito, di aver esaltato la parte di immaginario Steampunk legato alla tecnologia, operazione necessaria quando l’ambientazione stessa NON è nemmeno più quella Vittoriana (e neanche Edoardiana): se non si mettono Mech a vapore e mostri biomeccanici, cosa diavolo ne rimarrebbe dello Steampunk dichiarato? ^__^

Carina anche l’idea dei Mech a vapore, bisogna solo sperare che venga sfruttata per bene: quello nella vecchia copertina USA, color khaki/senape e con delle belle croci patenti in nero, spacca di brutto! Mi ricorda la mie vecchie farneticazioni sulla Guerra Franco-Prussiana coi Mech.^__^
Farebbe molto Sakura Wars se ci fossero anche i piloti che usano i poteri spirituali per la guida, lol.

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Qualche Mech da Sakura Wars: notate le piastre di metallo imbullonato che fanno molto carro della prima guerra mondiale, come il mitico A7V tedesco

Comunque, in linea generale, continuo a preferire i Golem a Vapore tecnomagici. Sono molto più Steamfantasy, col cervello gelatinoso dominato da uno spirito elementale (il cervello positronico di Asimov in versione fantasy), i tubicini colmi di liquame sotto la corazza e il risveglio lento pieno di interruttori da premere, col motore a kerosene che porta il bollitore in pressione e un indicatore meccanico a due cifre che scatta con dei “TONG!” durante le operazioni di avvio e diagnostica messe in atto dal cervello per riprendere la guida del proprio corpo meccanico. E in caso di guasto l’addetto controlla sul manuale il codice dell’ultima operazione.

Ma anche così, come semplici Mech a vapore (e Mech enormi come corazzate terrestri, a quanto pare, proprio come il “O-Daisuchiimu” della Guerra Russo-Giapponese descritto in GURPS Steampunk), dovrebbero far felice il buon Larry Blamire, che dagli anni ‘70 continua a girare attorno all’idea di un’ambientazione vittoriana piena di Mech da combattimento. Si, alcuni anni prima che si coniasse il termine Steampunk e molto prima che lo Steampunk “maturo” prendesse la deriva tecnologica-anacronistica per cui è diventato famoso.

Larry e il suo STEAM WARS (si, il nome esisteva prima ancora che qualcuno iniziasse a usarlo per indicare la versione Steampunk di Star Wars) mi stanno simpatici: è il tipo di Steampunk che preferisco, quello fatto di anacronismi tecnologici e non quello di stupidaggini magiche alla Jeter/Powers.
E le immagini sono molto carine, pur nella loro colossale idiozia: perché mech bipedi e non veicoli ruotati o cingolati? Ma soprattutto perché diamine i piloti devono essere così allo scoperto?

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1896: “runabout” prussiano e USSF Jefferson
e un enorme Gunrig classe Goliath

Da: WHY STEAM WARS IS LIKE A JEALOUS MISTRESS
[dopo più di 20 anni di tentennamenti...] I decided to get things rolling once and for all by setting up the world of the piece, presenting it to the public, finally organizing notes, sketches and paintings–a solid support for the film concept I’ll be shopping around. I’ve rewritten the treatment, solidified the characters. I’m recently discovering–much to my embarrassing ignorance–things like steam punk and manga involving giant robots (sorry, I was busy!). But perhaps creating on the sidelines in ignorant bliss allows SW to remain fresh, unique to the way I see it. I have caught the amazing trailers for STEAMBOY though, and all I can say is IT LOOKS GREAT. Can’t wait to see it. And I hope it does HUGE.

I see STEAM WARS as clearly as if it’s being projected–a tough, gritty, colorful but realistic live-action adventure with a wry sense of humor. Yes, I said realistic. It’s my intention that the steam rigs not be treated self-consciously. I’m not tracing a history of steam warfare– when the story opens we are thrust into the middle of a battle. I see these not as robots but as fighting machines like tanks or submarines, manned by crews who approach their specified tasks as a normal workday–and we’ll see their operation down to the smallest detail. The Victorian conceit here just happens to be that war is fought in these eccentric walking battleships. In introducing this single fantastic element, it’s important to me to remain matter of fact, with a technology that seems right for the period.

Onestamente ho un po’ di simpatia per un artista, sceneggiatore e scrittore dilettante che ha ideato in modo indipendente le stesse cose ideate dopo anche da altri, interessandosi allo Steampunk tecnologico prima di altri, ma per poi lasciarlo da parte (beh, aver scoperto una cosa non significa averne capito appieno le potenzialità) e arrivare a riscoprirlo e rivalutarlo solo dopo che tanti ne hanno fatto man bassa, quando ormai le idee originali sono bruciate.

I Mech bipedi al posto dei carri cingolati li posso accettare: fanno parte delle idiozie che ricadono sotto la “sospensione dell’incredulità” e servono per dare colore e, in più, mi ricordano i Mech tecnomagici di un prodotto che aveva piacevoli dettagli steampunk-fantasy, ovvero Final Fantasy VI. Ma Larry, fortunatamente, non disdegna anche le grandi artiglierie semoventi.

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Artiglieria Semovente Tyler, 1872

Per concludere: lo Steampunk rulla, quando è anacronismo tecnologico alla Steam Wars o alla Space 1889 e non magia egizia/mago merlino alla Powers/Jeter. E rulla di brutto anche senza doverci aggiungere il Fantasy però, per i miei gusti bizzarri, uno pseudo-Ottocento SteamFantasy come quello a cui sto lavorando da tempo rimane l’ideale. ^__^
Aspetto fiducioso ottobre!
 


Nota sulle Navi Viventi: porto uno dei molti esempi possibili di bioingegneria per mostrare quanto sia già visto e rivisto, scegliendo quello più “simile” al Leviathan: il Musuca, un capodoglio modificato geneticamente per funzionare come nave da guerra. Appare nel primo OAV di Blue Submarine n°6 quando gli umani riescono a frantumare lo scudo protettivo con i siluri e svelano il reale aspetto del “nemico”.
Ecco un paio di immagini delle navi-viventi di Blue Submarine: immagine 1 e immagine 2.
Ringrazio Gamberetta per il suggerimento e le immagini fornite.
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