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Steampunk Web: Internet è una serie di tubi!
Scritto da Il Duca Carraronan il 29 dic 2009 | Categorie: New Weird, Steamfantasy, Steampunk, Storia
Come si dice da tre anni ormai, “Internet è una serie di tubi”.
Per chi non si dovesse ricordare i dettagli della vicenda che ha reso famosa questa frase del senatore Ted Stevens, ecco un paio di link: Wikipedia e Boing Boing.
I just the other day got, an internet was sent by my staff at 10 o’clock in the morning on Friday and I just got it yesterday. Why?
Because it got tangled up with all these things going on the internet commercially…
They want to deliver vast amounts of information over the internet. And again, the internet is not something you just dump something on. It’s not a truck.
It’s a series of tubes.And if you don’t understand those tubes can be filled and if they are filled, when you put your message in, it gets in line and its going to be delayed by anyone that puts into that tube enormous amounts of material, enormous amounts of material.
Meno male che è un ex-senatore ormai, perché dover spiegare a una simile mummia retrograda la differenza che passa tra Internet e la posta pneumatica, o le tubazioni del lavandino, credo sia impossibile. ^_^”
Al massimo si riuscirà a spiegargli la differenza tra una e-mail e internet, così smetterà di dire che gli internet gli arrivano in ritardo di ore perché i tubi del web sono intasati…
Il riferimento ai tubi di internet nella nuova grafica immagino sia stato colto da tutti e visto che internet è una serie di tubi, ecco due video dedicate a internet nell’Età del Vapore!
Il secondo video riporta una serie di meme di internet ancora molto in voga all’epoca del filmato (nel 2007): chi non ricorda il ragazzino ciccione, lo Star Wars Kid, o Gary Brolsma, il cretino della Numa Numa Dance?
Il primo video è solo la sequenza iniziale del secondo rifatta meglio, con un internet deliziosamente Steampunk-Retard. Fantastico. ^_^
E ora un paio di informazioni sulla posta pneumatica che potrebbero far felici gli amanti dello steampunk/steamfantasy che bazzicano da queste parti. La posta pneumatica (meglio “tubi pneumatici”) utilizza l’aria compressa o il vuoto generato da pompe per muovere contenitori lungo una serie di tubi, fino al punto di smistamento o all’arrivo finale. Questi contenitori, dei cilindri in metallo o vetro/plastica e metallo, contengono piccoli oggetti o messaggi. Se ne possono vedere spesso nei costumi steampunk, agganciati alle cinture.
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Le applicazioni attuali sono limitate, ridotte al trasferimento di piccoli oggetti fisici (non semplici informazioni riducibili in digitale) all’interno dei confini di un edificio: denaro in un supermercato o in banca, medicinali in un ospedale, più raramente ormai burocrazia interna a un’azienda, biglietti in un aereoporto (o perfino pezzi di aereo in quello internazionale di Denver), oggetti vari in una fabbrica… cose di questo tipo. Magari qualche mio lettore ci lavora abitualmente con la posta pneumatica.
Decenni fa però la posta pneumatica collegava gli uffici postali all’interno delle grandi città.
Il fax prima e internet poi hanno spodestato i tubi pneumatici dal ruolo di corriere all’interno dei confini cittadini, ma un tempo la posta pneumatica permetteva di recapitare messaggi a chilometri di distanza, da un ufficio postale all’altro.
In Germania c’erano buste specifiche per l’invio dei messaggi attraverso la Rohrpost.
Si era arrivati a ipotizzare, decenni fa, che in futuro la posta pneumatica avrebbe raggiunto ogni casa degli Stati Uniti. Pur con tutti i suoi limiti, ad esempio l’impossibilità per le fan di inviare mutandine usate al Duca, trovo la diffusione di Internet con banda larga un’evoluzione tecnologica molto superiore alla retrofuturistica “posta pneumatica in tutte le case”: le fan del Duca possono, ad esempio, mostrargli il seno in webcam. ^_^
Un paio di info sulle diffusione delle reti di posta pneumatica:
1853: Collegamento della Borsa di Londra con il principale ufficio telegrafico cittadino (distante 200 metri).
Anni 1850: Genova (12 km di tubi, sperimentale, poi sviluppata dal 1913).
1864: Amburgo (con progetti nel 1963 per una nuova rete di 49 km su 5 linee).
1865: Berlino (fino al 1976: nel 1940 arrivò a 400 km di tubi per collegare 79 tra uffici postali e telegrafici).
1866: Parigi (fino al 1984: arrivò a una lunghezza di 467 chilometri nel 1934).
1875: Vienna (fino al 1956).
1889: Praga (55 km, servizio interrotto dall’inondazione del 2002).
Altre città che si sono dotate di un servizio di posta pneumatica, in qualche epoca: Monaco di Baviera, Rio de Janeiro, Roma, Firenze, Napoli, Milano, Torino (nelle città italiane iniziò a svilupparsi seriamente solo dopo il 1913, grazie alle sperimentazioni condotte a Torino nel 1911 e a Genova nel 1910), Trieste, Marsiglia, Boston, New York, Philadelphia, Chicago e St. Louis.
Per maggiori informazioni consiglio questa pagina.
Ogni sistema era un po’ diverso, ma il principio era lo stesso. In ogni caso era una tecnologia costosa e che richiedeva molta manutenzione visto che le capsule (sparate a 30-50 km/h, mica lumache!) venivano decelerate alla destinazione da un deflettore che sbucava fuori a intercettarle. Le capsule, per ridurre l’attrito e favorire la buona tenuta d’aria, erano spesso coperte di feltro.
![]() Lettera inviata con la posta pneumatica di Genova, 1946 |
![]() Francobollo apposito per il servizio |
La posta pneumatica, di cui si decise il progressivo abbandono a partire dagli anni ‘60 (tranne nel caso di Amburgo che ancora voleva investire) e per noi ormai simbolo di retrofuturismo, grazie all’uso massiccio fatto dai governi e dalle aziende è diventata il simbolo della burocrazia (in particolare della stagnazione della burocrazia fine a sé stessa).
Nel romanzo 1984 di George Orwell è proprio tramite la posta pneumatica che arrivano sulla scrivania di Winston gli articoli da modificare per il Ministero della Verità. Nel film Brazil, assieme ad altre tecnologie retrò, appare anche la posta pneumatica. Nel videogioco Grim Fandango, un piccolo capolavoro, il protagonista Manny Calavera ha la posta pneumatica che gli arriva dritta in ufficio nel Dipartimento della Morte. La posta pneumatica non sfigurerebbe, per usi interni agli edifici o per le consegne cittadine, in nessuna opera Steam: in Perdido Street Station, romanzo Steampunk Fantasy di China Miéville appartenente alla corrente del New Weird[nota], nella scena in cui l’impiegato falsifica la fattura delle larve e poi la spedisce al destinatario, viene usato un complesso sistema di gabbie metalliche, ganci e nastri trasportatori (attivati da calcolatori meccanici che ricevono istruzioni tramite schede perforate) che potrebbe essere benissimo sostituito da un più semplice sistema di posta pneumatica (pur mantenendo il controllo a schede).
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| La Posta Pneumatica di Praga: pannello di controllo principale; pannello di controllo di un pompa; capsule moderne in alluminio e plastica; pompa originale degli anni ‘30; sala macchine con le pompe; controlli della cinque corsie principali; ingresso in cui si inseriscono le capsule. |
Se si possono inviare lettere e oggetti perché non persone? In fondo una capsula o un vagone non sono molto diversi…
E infatti si pensò di utilizzare vagoni mossi dall’aria compressa anche per il trasporto di persone. Vennero realizzate delle tratte, anche di chilometri, tra 1844 e 1869, ma per vari problemi alla fine la tecnologia non prese mai piede (ad esempio mancanza di finanziamenti negli scavi per passare sotto il Tamigi e altre cose di questo tipo… senza contare che costavano più del doppio, in spese per l’energia, dei treni a vapore).
Un indiscutibile vantaggio del vagone-capsula sarebbe stata l’assenza di fumo nei condotti scarsamente areati della metropolitana (se ne parla anche in The Difference Engine di questo problema). Locomotive con motori ad aria compressa, ma non spinte dall’aria compressa esterna, vennero realizzate con successo per uso minerario nell’Ottocento. Dato che il trasporto umano lungo “tubi” (parodiato nei Jetsons -i Pronipoti in Italia- o in Futurama) non è di mio diretto interesse per l’articolo mi fermo qui. ^_^
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| A sinistra: applicazione del tubo pneumatico per il trasporto di posta e persone proposta da Alfred Ely Beach nel 1868. A destra: vagone del treno pneumatico di Alfred Ely Beach come apparso nel 1870 su “Scientific American”. |
Nota sul New Weird.
Ho preferito parlare di corrente, come è in realtà più corretto fare, perché nel caso di China Miéville l’interpretazione del New Weird coincide con un fantasy ricco di elementi bizzarri che lo discostano dai brutti cloni di Tolkien, ma politicamente impegnata, no-global e specchio del mondo del “dopo Seattle” (in particolare in Iron Council): una visione estremamente diversa da quella di VanderMeer la cui definizione di “genere New Weird” (che di per sé è MOLTO valida, innovativa e interessante) se applicata in realtà comprende solo le sue opere personali. La famosa lista di opere New Weird a fine antologia, nessuna delle quali (perlomeno nessuna di quelle che è stato possibile valutare) rispetta la definizione data, è un calderone assemblato con disgustosa e plateale malafede solo al fine di far pubblicità a VanderMeer (dando un background prestigioso al New Weird) e di conseguenza dargli “autorevolezza” come Scrittore all’avanguardia. Chi se lo sarebbe cagato di striscio se avesse rivelato che non c’era nessuna bibliografia di opere da indicare coerenti con la “precisa” definizione di New Weird da lui coniata a parte le sue? Nessuno.
Perché ha fatto tutto questo? Nella speranza di un dibattito flame pubblico che poi non c’è stato e di cui si è pure lamentato alcuni mesi fa: ha sparso menzogne, ha lavorato duro per scandalizzare chiunque avesse mezzo cervello nel cranio e una infarinatura minima di narrativa fantastica… e non ha ottenuto in cambio l’attenzione/pubblicità desiderata! Povero cocchino. In compenso le vendite dell’antologia sono andate bene, anche se il mondo ha ignorato le sue affermazioni come se fosse un povero scemo. ^_^
Dopo aver scoperto tutto ciò nella primavera scorsa, leggendo l’antologia The New Weird che avevo comprato su Amazon e trovandone poi conferma altrove, ho provato un tale ribrezzo nei confronti di VanderMeer da non riuscire più a sopportarlo, nonostante spesso dica cose condivisibili nel suo blog. Comunque, tolta la miseria umana di VanderMeer come individuo che ricorre alla menzogna e alla falsificazione (e se ne sbatte dell’incoerenza) per guadagnare qualche monetina, la sua definizione di New Weird rimane eccellente a patto di non “estenderla” all’idea che qualsiasi opera di qualsiasi sotto-genere, sia essa steampunk, science fantasy, tecnofantasy ecc… vada etichettata come New Weird se risulta molto fantasiosa: usare un “genere” come sinonimo di “fantasioso e ben fatto” è una colossale stronzata che nessun individuo dotato di un cervello potrebbe tollerare. Il New Weird è una cosa precisa e molto bella, punto, non un calderone pubblicitario in cui ficcare di tutto, altrimenti è meglio interpretarlo solo come corrente e non come genere (non tutte le opere della “corrente” New Weird ricadono nella definizione di “genere” New Weird data da Jeff VanderMeer).
Cuore d’Acciaio e la coniglia morta di infarto: una notizia triste e due allegre
Scritto da Il Duca Carraronan il 07 mag 2009 | Categorie: Conigli, Ebook, Fantasy, Libri, New Weird
La notizia triste…
Ieri ho letto che è morta Amy.
È una notizia molto triste. Amy era la coniglia più grande del mondo, record registrato nel 2008. Era un bellissimo cucciolone di 22 kg. È morta in Italia, pare di attacco cardiaco, dopo un viaggio in aereo (un evento già stressante di per sé, oltre al cambio di ambiente improvviso) per partecipare alla seconda puntata dello Show dei Record.
Non so se abbia fatto in tempo a partecipare alle riprese, le notizie non erano chiare, ma pare di sì. Oggi però non l’ho sentita nell’elenco delle stramberie che verranno mostrate, ma forse solo perché è tra quelle per molti “meno interessanti”…
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| “Il mio cuore è andato a unirsi ai Mille, perché il mio amico oggi ha smesso per sempre di correre” (La collina dei conigli) |
Amy era un Gigante Continentale. Pesava 22 kg ed era lunga, distesa, un metro e venti. Mangiava 10 sterline di cibo al giorno, tra verdura, fieno, mele e roba specifica per conigli, e non era nemmeno sovrappeso per le sue dimensioni. Aveva avuto 32 figli e una, Alice, sta battendo la madre di ben 5 cm di lunghezza alla stessa età.
La padrona, Annette Edwards, distrutta dal dolore, ha dichiarato:
It is a mystery.
She was healthy, not that old for a rabbit and the vet had deemed her fit to fly.
Parafrasando una delle frasi più cliché attribuite a Stalin1: la morte di un singolo coniglio è una tragedia, ma quella di un milioni di Bingo Bonghi è una statistica.
…e quelle allegre!
Dopo anni e anni è uscito finalmente l’ebook piratato di Cuore d’Acciaio di Michael Swanwick. Il libro, del 1993, è stato pubblicato da Fanucci nel 1995. Il titolo originale, molto più figo e invitante di quello italiano, è The Iron Dragon’s Daughter. Lo stesso ebook piratato in inglese era apparso solo pochi mesi fa. Sigh.
Li trovate su eMule con questi nomi:
Bluebook.0793.ITA.Swanwick.Michael.Cuore.D’Acciaio.rar
Michael Swanwick – The Iron Dragon’s Daughter (v1.0) [html].rar
Ho già parlato più volte di questo libro, in particolare in altri blog, come quello di Alladr.
Gamberetta ha anche dedicato una recensione al secondo libro di Swanwick ambientato nello stesso “mondo”, The Dragons of Babel. Se il primo è uno “stimolo” del New Weird (ma secondo me tanto vale dire proprio New Weird) e può essere, ammissione di Swanwick, indicato in modo calzante con Elfpunk, il secondo, per quanto Swanwick non paia interessato alla nuova definizione, è decisamente New Weird.
Credo che Cuore d’Acciaio sia il romanzo più importante che abbia mai letto per l’evoluzione della mia concezione del fantasy. E assieme sia un recupero dello spirito originale dei miti che un pugno in faccia alla marea di emuli malcagati di Tolkien.
È tradizione, innovazione e spirito punk: il tutto frullato e ingoiato con una sana dose di LSD. Possiedo l’edizione Gollancz del 1994 e quella Fanucci del 1995, oltre alle due versioni elettroniche illegali.
In particolare i primi cinque capitoli, circa 50-65 pagine in base all’edizione, quelli più ispirati a Dickens e alla rivoluzione industriale, sono un piccolo capolavoro di per sé. Dopo il libro cambia completamente ambientazione e spirito di fondo e, a mio parere, anche gran parte del fascino iniziale. E il finale non è dei migliori.
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| Fanucci del 1995 (la stessa immagine appare in quella Avon Books del 1995), HarperCollins del 1997, Gollancz del 1994-2004-2007 e infine edizione russa. Uscirà una nuova edizione in inglese il 30 dicembre 2009: non vedo l’ora di vedere la copertina ^__^ |
Altra notizia positiva.
Nella nuova collana da edicola Epix, una sorta di parente fantasy/horror di Urania sui cui titoli “in programma” ci sarebbe molto da discutere (e da vomitare nel secchio) per la scarsa fantasia nella scelta e per il cattivo gusto (La solita roba stampata millemila volte! Fantasy per craniolesi! I romanzi di Warcraft! I romanzi di Doom! Sigh…), pare che verranno stampati due libri molto interessanti.
Ho letto la bella notizia nel blog di Gamberetta, lasciata da un lettore, ed è anche fresca.
Fonte originale: il Blog di Urania
Giuseppe Lippi, 5 Maggio 2009:
Di Michael Swanwick pubblicheremo quanto prima il capolavoro fantastico “The Dragons of Babel” con il suo seguito “The Iron Dragon’s Daughter”: occhio alla collana Epix, che parte a giugno, perché i due romanzi dovrebbero apparire là. Attualmente ho in lettura “Jack Faust” che è molto bello ma ha un unico problema: la mole.
A parte che nessuno dei due è “seguito” dell’altro e, in più, The Dragons of Babel è stato pubblicato 15 anni dopo The Iron Dragon’s Daughter (ma magari Lippi sta leggendo solo Jack Faust e non quei due, per cui non sa nel dettaglio cosa siano… o ha semplicemente fatto confusione), la notizia in sé è straordinariamente positiva.
Bisognerà poi vedere che diamine di traduzione faranno di The Dragons of Babel, ma è una notizia in sé positiva: finalmente stampano qualcosa di decente. Speriamo riescano, magari non per l’edicola, ma in una collana da libreria, a pubblicare pure Jack Faust.
Li comprerò sicuramente! ^____^
1: in realtà non vi è alcuna documentazione né prova che la frase “La morte di un uomo è una tragedia, la morte di milioni è statistica” sia stata mai detta da Stalin, ma si sa per certo che è stata scritta da Erich Maria Remarque in L’Obelisco Nero del 1956: “Aber das ist wohl so, weil ein einzelner immer der Tod ist — und zwei Millionen immer nur eine Statistik”.
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