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Un nuovo lettore di eBook: enTourage eDGe a doppio schermo
Scritto da Il Duca Carraronan il 27 ott 2009 | Categorie: Ebook, Riflessioni
Si è parlato spesso di lettori di eBook, visto che servono per leggere più comodamente gli eBook dello schermo fisso del PC (o del piccolo schermo del cellulare) e non stancano la vista grazie alla tecnologia E-Ink (o E Ink, senza minuscole o trattini, come la ditta preferisce che la si chiami… piangono come checche isteriche se leggono e-Ink, bisogna avere pazienza).
Val la pena tenersi aggiornati sulle novità tecnologiche: gli eBook serviranno a ben poco se il pubblico non inizierà a disporre di più strumenti per leggerli. Io non compravo eBook prima di avere il Cybook Gen3 perché sapevo che molto difficilmente li avrei letti al PC o stampati su carta (e non ho un iPhone, una PSP o un Nintendo DS).
Serve che la gente possa leggere eBook il più comodamente possibile se si vuole sperare che li compri e questo, come molti esperti sostengono, significa che non solo i lettori dovranno costare meno, ma che dovranno anche fare “altro” oltre che leggere eBook.
Una cosa che dicevano da mesi alcuni esperti di settore è che un lettore a “doppio schermo” sarebbe stato l’ideale: un piccolo computer, buono per navigare in internet e guardare la posta e che, in più, fornisca anche un comodo schermo ePaper per la lettura ottimizzata dei libri. Questo ottenuto tramite o due schermi diversi in un oggetto apribile tipo libro oppure con un singolo schermo ibrido in grado di passare da “LCD” a “ePaper” a piacimento.
Un attrezzo così sarebbe più facile da vendere di un lettore dedicato: molti apprezzano i piccoli portatili (piccoli anche nel prezzo!) per guardare la posta, usare messenger e navigare in internet quando non usano il PC al lavoro. Alla maggioranza delle persone non serve un computer più potente o capace, tanto non sanno usare eMule e preferiscono le console per i videogiochi.
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| Asus Eee PC: 1,7 milioni di pezzi nel solo terzo trimestre del 2008 meno dell’altro netbook in gioco, Acer Aspire One: 2,15 milioni di pezzi |
Il caso Eee PC lo ha dimostrato facendo la cosa più banale del mondo: soddisfare una richiesta di “mini portatili” (netbook) ovvia e chiara da tempo. Se un netbook disponesse anche di un comodo lettore di eBook con schermo ePaper allora molti lo comprerebbero anche per il “gustoso servizio extra”.
Serve una sinergia tra offerta di eBook in vendita e offerta di lettori che non siano solo lettori di eBook per puntare alla massima diffusione del libro digitale.
Immagina questa scena
È il 2012 e sei uno che non legge granché, come la maggioranza degli italiani. Non leggi un romanzo da più di un anno. In pausa pranzo passi di fronte alla vetrina di una libreria e vedi la “copertina” di un libro che ti interessa, ma… cavolo, è venduto da un editore solo digitale.Non è possibile comprare il cartaceo, se non chiedendo il print-on-demand e tu non vuoi aspettare (e comunque i vicini ti rubano sempre i pacchetti lasciati sulla cassetta postale): sei in una libreria “nuova” che oltre agli scaffali di libri ha anche un paio di pc collegati ai cataloghi e che fornisce connettività wifi nel negozio per comprare gli ebook dal proprio lettore anche senza collegarsi ai due pc forniti.
Tu quel libro lo vuoi. Punto.
Te ne hanno parlato tutti bene. Perfino “il Caccola” dell’ufficio vendite (che non sa nemmeno scrivere giusto il proprio nome) dice che questo libro gli ha cambiato la vita e ora legge quasi un libro intero ogni due mesi e grazie al suo nuovo hobby ha potuto scoprire le meravigliose trilogie di Licia Troisi (”una scrittrice bravissima!!!!” parola del Caccola).Vai dal negoziante e chiedi per i lettori di eBook. Costano dai 90 euro in su. E il libro sono altri 7,49 euro. Dovresti spendere quasi 100 euro per un solo libro! O fai così oppure lo compri online e poi lo stampi sfruttando a sbafo la stampante dell’ufficio, ma non è una soluzione che ti risolverà il problema per davvero al prossimo libro…
Vendere libri digitali a gente che avrebbe gli stessi attuali vincoli “tecnologici” a leggerli (schermi retroilluminati di PC, netbook e portatili oppure stampa su carta) non sarebbe semplice. Ma se fossero diffusi netbook con lo schermo ePaper abbinato con tutte le funzioni (schermo grande per studiare, possibilità di scrivere appunti direttamente sul libro) per fare egregiamente il proprio lavoro di “libri del futuro”, il problema non ci sarebbe. In realtà anche gli attuali netbook non sono male per leggere, ma la batteria non dura molto: servirebbero monitor non retroilluminati a basso consumo. In più la possibilità di scrivere sullo schermo è molto utile quando si studia e gli attuali netbook non lo permettono.
Se avessi un lettore adatto l’esempio visto prima sarebbe diverso.
Appena trovato il libro che desideri nel catalogo snobberesti la possibilità del POD, daresti l’indirizzo di posta per l’invio del prodotto al commesso (il tuo Netbook/Lettore è un po’ ingombrante, mettiamo che non l’hai portato) o gli porgeresti la chiavetta USB/memoria SD e ti prenderesti il libro per un prezzo pari alla metà (o anche meno) di quello degli attuali hardcover. Sarebbe bello, no?
Una cosa molto semplice. Adatta a scatenare l’acquisto impulsivo a cui gli editori puntano.
Ma simile netbook ebook reader sono una soluzione verosimile?
Magari con doppio schermo e che si richiudono come dei libri veri?
Secondo alcuni esperti sì, sono la via da seguire per rendere mainstream l’ebook. Ma quando appariranno? Fino a pochi giorni fa avrei detto “a 2010 inoltrato o nel 2011″. Mi sbagliavo: i primissimi appariranno tra quattro mesi.
enTourage eDGe
Questo è molto simile a quello che immaginavo io da mesi (sì, appartengo anche io alla fazione del “non solo ebook reader”), sbavando nella speranza che qualcuno lo producesse il primo possibile. Mi pareva una soluzione banale, ovvia, quella di seguire la strada del netbook unendovi il potenziale degli ebook reader. Devono aver pensato anche alla Entourage Systems Inc. la stessa cosa “banale” che ho pensato io, ma loro l’hanno tramutata in realtà (a parte una cosetta sulla tecnologia degli schermi che vedremo dopo e che potrebbe dare problemi di competitività al nuovo prodotto). ^__^
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Doppio schermo: LCD a colori (600 x1024pixel) da 10,1 pollici su una “pagina” ed E Ink in bianco e nero a 16 livelli di grigio (825×1200 pixel) da 9,7 pollici sull’altra “pagina”.
Dura 6 ore con LCD acceso e oltre 16 ore con il solo E Ink acceso: lo schermo LCD ad alto consumo è un brutto vincolo, ma non lo rende diverso da altri netbook attuali.
Uno schermo da 9,7 pollici è abbastanza grande da permettere la lettura di manuali con immagini, saggi, testi universitari… magari col lettore in modalità orizzontale invece di verticale (si potrà fare?). È possibile prendere appunti sul testo scrivendo con il pennino direttamente sullo schermo E Ink o inserendo note con la tastiera touchpad (nota: puoi usare le dita invece del pennino, molto più veloce per chi non è abituato!) evocata nel monitor LCD. Perfetto per lo studio sui libri universitari (tantissimi si trovano piratati) o anche sulle slide lasciate dal professore. Predilige formati PDF ed ePub. Peccato che usi Android invece di una distribuzione più open di Linux, ma vabbé… ^__^
Con i due schermi è possibile, per esempio, leggere un libro pieno di linguaggio tecnico (ad esempio un romanzo ambientato su una nave) e poter correre quando si vuole alle ultime pagine (sul secondo schermo) per leggere nel glossario il significato dei termini più strani. O leggere le note di fine capitolo. Molto più comodo che con un solo schermo.
Oppure, mentre si legge un PDF in inglese, si può aprire Wordreference nello schermo LCD e cercare la parola che non si conosce. O frugare Wikipedia alla ricerca di maggiori informazioni su qualsiasi cosa (un evento storico citato in un saggio, un personaggio famoso presente in un romanzo storico ecc…).
Con la connessione Wifi ci si può connettere dall’università e guardare Wikipedia (o la posta) nello schermo LCD mentre si prendono appunti a pennino sulle slide del professore nello schermo E Ink. Comodo, no?
D’altronde il lettore non è dotato solo di connessione 3G, come il Kindle, ma anche del WiFi e del Bluetooth per collegarsi con tutto quel che capita. Si può leggere un libro in bagno e, finita la defecazione, passare allo schermo LCD, connettersi a Youporn e farsi una sega con un porno di giapponesine lesbiche. Bello, no?
La tastiera touch è buona, ma non permette di scrivere al meglio. Come fare se uno vuole usare al massimo delle potenzialità il lettore, tramutandolo da strumento “portatile” a postazione di scrittura usando un Word Processor?
Come scritto nelle specifiche permette l’uso di una tastiera bluetooth opzionale: chi volesse usarlo non solo per la posta, i video in internet, ascoltare musica, cazzeggiare su facebook, la messaggeria istantanea, leggere libri, studiare, fare l’editing di testi altrui (una bella sottolineatura col pennino e poi la nota “POV confuso”, proprio come sulla carta stampata! E puoi inviare gli appunti via mail allo scrittore! ^__^) ecc… ma anche scrivere il proprio romanzo, potrebbe farlo (comodamente?) con una tastiera bluetooth comprata a parte.
Che dimensioni ha e quanto pesa?
Il lettore misura 210 x 273 x 25 mm. Molto più grande del Cybook Gen3 (118 x 188 x 8,5 mm), ma dipende dallo schermo molto più grande. È un bell’attrezzone, ma non ingestibile, anzi: un grosso romanzo come La Guerra contro gli Chtorr di David Gerrold misura 140 x 215 x 49 mm, ma altri libri (manuali e libri di testo ad esempio) sono spesso più grandi.
Si può quindi tenere in mano bene quando i due schermi sono ripiegati per ottimizzare la lettura degli eBook: è spesso, ma non molto spesso (il libro di Gerrold è quasi il doppio!) e anche il peso per quanto elevato (2,5 libbre, ovvero 1,13 kg) non è molto elevato. È come un romanzone grosso e pesante, ma molto più leggero di tanti libroni a copertina rigida che possiedo.
Se una persona può leggere senza problemi il tomo di Gerrold (1,18 kg) o Argento Vivo (1,12 kg), perché non dovrebbe poter tenere in mano un librone elettronico? E quando si parla di libri di oplologia appare perfino, beh, leggero! ^__^
Leggere la lista qui sotto per credere.
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| Confronto visivo delle dimensioni: The Great Warbow, enTourage eDGe, La Guerra contro gli Chtorr, Cybook Gen3 |
Libro di carta o lettore eBook Peso in grammi Cybook Gen3, lettore a schermo singolo (6 pollici E Ink) 180 Michael Swanwick, Cuore d’Acciaio, brossura 310 Jacqueline Carey, Il Dardo e la Rosa, brossura 730 Alan D. Altieri, La Furia, hardcover 730 Alfred Kohler, Carlo V, hardcover 940 Frank Barnes, Cartridges of the World, brossura 1040 Licia Trosi, Cronache del Mondo Emerso, brossura 1050 Neal Stephenson, Argento Vivo, hardcover 1120 enTourage eDGe, lettore doppio schermo (9,7 pollici E Ink) 1130 David Gerrold, La Guerra contro gli Chtorr, brossura 1180 Hardy & Strickland, The Great Warbow, hardcover 1950 Bengt Thordeman, Armour from the Battle of Wisby, hardcover 2080 Alan Williams, The Knight and the Blast Furnace, hardcover 3150
Comparazione prezzo-prestazioni tra enTourage eDGe e altri lettori.
Utile guida riassuntiva per rendersi conto di tutto quello che può fare.
Volete farvi un’idea di com’è?
Andate subito sul sito e cliccate TRY IT!
Per concludere vorrei segnalare questo articolo di oggi di David Rothman.
Fa notare alcune cose giuste, come il fatto che l’abbinamento doppio schermo “LCD più E Ink affiancati” presto potrebbe diventare obsoleto con la produzione di massa di schermi “ibridi”, in grado di funzionare sia in modalità emissiva (retroilluminati) che passiva (usi la luce ambientale per leggere), da parte di Pixel Qi. Sono attesi proprio per la fine del 2009.
Io rimango convinto che, qualunque sarà la tecnologia impiegata, l’idea del doppio schermo che si chiude come un libro di carta sia fantastica… e ho spiegato prima il motivo con la questione del doppio uso simultaneo: fossero due schermi ibridi Pixel Qi sarebbe molto meglio, ma pure così è un GRAN bel prodotto col prezzo che ha.
Peccato che Rothman se ne sbatta altamente di analizzare i vantaggi del nuovo enTourage eDGe che va visto NON SOLO come un lettore di ebook che fa anche il netbook, ma anche come un vero e proprio netbook che in più fornisce servizi da lettore di eBook di altissimo livello paragonabili a quelli forniti da iLiad nel DR1000S da 699 euro, ma per appena 490 dollari (330 euro).
È un prodotto che compete su due campi da gioco diversi assieme: quello semi-deserto (in termini di milioni di persone disposte a comprarlo subito “perché sì”) degli eReader e quello ricchissimo dei netbook. Nel primo come competitore di altissimo livello, nel secondo di basso livello (medio livello se lo si usa all’università o per lavoro).
Think twice before locking into 2009 products, at least dedicated e-reading hardware, when the 2010 variety could be so much better. If nothing else, remember that a netbook or general-purpose tablet might be best for you both today and in 2010.
Alla faccia di chi sostiene che Teleread e simili siti contengano articoli scritti solo dai commerciali delle ditte dei lettori che se la cantano e se la suonano tra loro (perché informarsi causa tanta sofferenza ad alcuni?): dicono di non comprare e di aspettare il 2010 inoltrato per scegliere meglio, senza lanciarsi in spese “folli” di cui ci si potrebbe presto pentire! LOL!
Vorrei poi far notare un’altra cosa: Rothman suggerisce che magari per leggere è meglio evitare lettori dedicati e prendere invece un netbook o un tablet… peccato che non noti che anche il enTourage eDGe è un buon netbook (appoggiandosi per l’archivio dati a schede SD e dischi esterni, visto che il tempo dei netbook con 4 GB di memoria è passato…) e fornisce anche servizi extra come il touchscreen e un secondo schermo estremamente comodo per gli ebook. E poi è più figo del netbook classico. Molto più figo. E sappiamo quanto l’effetto figaggine conti nell’alta tecnologia da rifilare ai giuovani: ho visto netbook e notebook rosa shocking identici (stesso processore, stesso hdd, stessa ram) a quelli più anonimi grigi o neri che, per il fatto di essere rosa shocking, costavano 50 euro e oltre in più (visti da Mediaworld e Darty).
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| Un adorabile netbook confetto, come piace a noi ragazze… sigh “La tastiera con tasti isolati è progettata appositamente per evitare errori di battitura, anche se chi digita ha le unghie lunghe. La trama del poggiapolsi garantisce un comodo supporto, anche per coloro che amano navigare sul Web dal divano o aggiornare il blog anche in viaggio.” |
Tutte cose che giustificano la spesa di 490 dollari (330 euro al cambio attuale) invece di 299-399 euro per un prodotto un po’ meno “computer” e un po’ più “supporto su cui studiare/leggere” (nell’ambito dello studio sui libri universitari piratati sconfigge i netbook!).
Un consiglio, però: aspettate il 2010 inoltrato che, se gli schermi Pixel Qi dovessero sfondare, non ci vorrebbe molto prima che arrivino lettori simili con doppio schermo ibrido Pixel Qi (enTourage eDGe 2?). E sarebbero molto migliori degli schermi differenziati: soprattutto per ovviare i problemi di consumo del LCD acceso, obbligatorio per scrivere le note con la tastiera virtuale. E magari invece delle memorie a stato solido ci saranno piccoli hdd da 60 GB, come nei netbook di fascia minima attuali (Eee PC 700): più sensibili alle botte, ma più affidabili per altri versi (nessun vincolo sulle riscritture) e molto più capienti.
La concorrenza lotterà per proporre qualcosa di altrettanto valido o migliore, soprattutto iRex (schermi a colori, magari?) che non digerirà bene che il suo lettore di punta sia stato minacciato da un prodotto più economico.
Val la pena attendere qualche mese. ^_^
Nota sul peso: il peso delle Cronache è stato solo stimato, partendo dal libro della Carey che come formato e leggerezza delle pagine dovrebbe essere simile. Immaginando pagine ancora più leggere potrebbe scendere a 980 grammi. O salire a 1100 con pagine poco più pesanti. Io ho i tre libri delle Cronache divisi, Nihal in economica e gli altri due in hardcover. Se qualcuno dispone del peso esatto del tomo della trilogia intera me lo segnali, per favore.
Nota sulla scrittura: se il sistema operativo è Android e in più l’interfaccia primario è una tastiera touch limitata significa che non è possibile usare OpenOffice, giusto? E uno con cosa scrive, a parte il prendere note e appunti o mandare mail… il sistema di scrittura integrato (Google Docs?) sarà abbastanza buono per produrre file decenti se uno vuole scrivere un romanzo o dei racconti? Boh.
Un sondaggio dalla Fiera del Libro di Francoforte e le vendite degli eBook negli USA in agosto
Scritto da Il Duca Carraronan il 23 ott 2009 | Categorie: Ebook, Editoria, Riflessioni
A fine settembre, prima che venissero presentate le ultimissime novità (Nook a 259 dollari, Txtr a 319 euro ecc…) e che Google dichiarasse di volersi lanciare nella vendita degli eBook con Google Editions, il sito della Fiera del Libro di Francoforte aveva pubblicato i risultati di un sondaggio a cui avevano risposto 840 operatori di settore (”predominantly managers and executives from the publishing industry“, insomma i capoccioni la cui eventuale stupidità potrebbe rallentare, in teoria, l’avvento dei libri digitali sul mercato). Sono molto interessanti.
Perché i risultati sono interessanti?
Perché, diversamente dall’Italia dove la sfida degli eBook viene vista come un fastidio necessario e non come un’occasione (come già detto più volte dagli esperti di settore nei mesi scorsi e sottolineato anche da Sandrone Dazieri recentemente), all’estero c’è molto entusiasmo per qualcosa che potrebbe far sparire quel 60% di fetta di introiti divorata da librai e distributori e, soprattutto, azzerare il pesante costo fisico del libro come “oggetto”.
Mi rimane il dubbio che l’IVA in Italia potrebbe passare dal 4% al 20% (a questo potrebbe rispondere qualche esperto), ma in ogni caso un 16% extra è meglio di un 80% inclusi i costi di produzione (pari al 20% circa del prezzo di copertina di un libro da 16 euro per 3000 e più copie, secondo i calcoli dell’Agenda dello Scrittore, ma senza contare i resi), no?
Poter rischiare nel pubblicare un libro “diverso dalla solita merda” e, magia, scoprire che le mancante vendite non creano un passivo proporzionale alle copie stampate perché non ci sono copie stampate! ^__^
È il sogno bagnato di ogni editore con un cervello superiore a subnormale (quindi gli editori esteri e non quelli italiani che, come è noto, sono una banda di ritardati sbavanti). Ed è un sogno che si sta avverando. Bisognerà prepararsi, cambiare il proprio modello di business e di concezione dell’editoria, ma gli editori che vorranno farlo troveranno un mondo più competitivo, ma anche migliore.
Per quanto riguarda l’Italia, come fa notare Sandrone, le cose probabilmente andranno male agli editori retrogradi (ovvero, uh, tutti gli editori importanti!).
Bé, mettiamola così: negli Stati Uniti non so come andrà, ma in Italia siamo parecchio in ritardo. Quando parlo con i miei colleghi editori, noto una sorta di attendismo, uno stare alla finestra che mi spaventa. Vediamo che succede, sembrano dire, poi interverremo. Tanto, il libro non morirà mai. Tutti continueranno a comprare volumi di carta. La carta è bella… Ecc. Vi ricorda qualcosa? A me sì. Mi ricorda quello che dicevano i discografici. Quello che dicevano del vinile prima del Cd. Quello che dicevano del Cd prima dell’mp3. E quando sono andati a gambe all’aria, è stato troppo tardi per rimediare.
Il mio pensiero? Crepino gli editori inetti. Si fottano. Vadano a marcire nel cimitero degli animali inferiori che non sono in grado di vincere la sfida evolutiva, a fare compagnia ai dodo. Chi sceglie consapevolmente di suicidarsi merita di ottenere ciò che sceglie, non credete? ^__^
E ci sono un sacco di case editrici che con un minimo sforzo potrebbero sostituire i “colossi della carta” nel mondo del digitale.
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| Il dodo ha fatto la fine che si meritava. I grandi editori italiani si spera che lo seguano presto. |
Vediamo, al di là dell’entusiasmo estero per gli eBook non condiviso dagli editori italiani, i dati più interessanti che sono stati pubblicati.
Quanto si guadagna dai libri digitali?
Per ora poco. Il 60% degli interpellati ritiene che quest’anno molto meno del 10% dei guadagni verrà dal digitale. Le cosa cambiano ragionando sul futuro prossimo: per il 2011 il 41% degli interpellati ritiene che fino al 10% delle vendite verrà dagli eBook mentre un buon 58% ritiene che le vendite saranno MOLTO SUPERIORI. Ben il 38% ritiene che una fetta del 26% e oltre dei guadagni verrà dagli eBook nel 2011.
E quando gli eBook sconfiggeranno il cartaceo?
L’idea che presto il business dei libri digitali supererà quello dei libri tradizionali è ormai una realtà condivisa. La domanda è solo “quando?”. Circa il 50% degli esperti di settore vede nell’anno 2018 il punto di svolta in cui gli eBook faranno guadagnare più del cartaceo. L’anno scorso lo credeva solo il 40%. È probabile che nei prossimi anni, con l’approssimarsi della data, un’accelerazione di qualche tipo farà diminuire di un paio di anni il punto di svolta previsto: mancano solo otto anni, ma sono un’enormità nel mondo tecnologico moderno e potrebbero diventare cinque o sei senza troppi problemi.
Nel 2008 solo il 27% degli esperti era così retrogrado da pensare che il digitale non avrebbe MAI sconfitto la carta, mentre ora solo il 22% lo è. Anche i più fessi cedono di fronte alla crudele Realtà, alla fine (forse quel 5% di differenza nel frattempo si era preso la briga di informarsi un po’ sugli eBook?).
Invece secondo Gian Arturo Ferrari (Direttore Generale della Divisione Libri del Gruppo Mondadori) il superamento dell’eBook sulla carta avverrà tra 20 anni e ha aggiunto “Accadrà, cioè, quando le generazioni che lo useranno a scuola saranno adulte” (detto alla manifestazione “veDrò”, edizione 2009). Una piccola curiosità: il pronostico dei 20 anni viene dal mondo pre-2009: già dall’inizio dell’anno si era iniziato a capire bene che il “cambio” era più vicino. Ma Ferrari probabilmente non si è preso la briga di informarsi su questioni concernenti il suo lavoro. O forse non gliene frega niente di tenersi aggiornato per essere competitivo in un momento critico per il futuro dell’editoria. O magari ha di meglio da fare.
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| “Maledetto progresso, fonte di ogni male!” Gli editori italiani sono figli della paura per il diabolico treno. |
E il “problema” della pirateria? Ho usato le virgolette perché, come già sottolineato dalla massa degli esperti, in realtà non è stato un problema per nessun settore e nel caso dei libri, attualmente, aiuta ad aumentare le vendite. Come contrastare i feroci pirati che rubano i libri?
Stranamente, nonostante sia italiano (e quindi statisticamente meno sveglio degli esperti di settore esteri), Sandrone fa la stessa affermazione che da DUE ANNI fa Gamberetta o Doctorow o mezzo mondo di gente che si interessa seriamente all’editoria digitale del futuro. Sì, amici, è triste che il tempo scorra verso il Futuro e non verso l’Ottocento, quindi ragionare in termini di “carta” e “copie” e “pagine fisse” è da TESTE DI CAZZO RETROGRADE. È tanto difficile capire simili banalità?
Cosa ci dice di bello Sandrone sul “problema” della pirateria?
Non con i drm, non con fantomatiche copie bloccate e incopiabili, non con leggi restrittive di cui tutti si sbattono le palle, ma mettendo a disposizione i titoli del catalogo e le novità a un prezzo fair, percepito come equo, esattamente come sta facendo Itunes con la musica.
Grassetto mio (gnam). Fin qui tutto perfetto. C’è però un problema nel resto del discorso di Sandrone, che lo rende meno intelligente di quanto non sembri ora.
Per un libro, immagino un prezzo che non si discosta da quello delle edizioni economiche, magari con la possibilità di scaricare gratuitamente aggiornamenti (capita nel caso di testi scientifici) o capitoli tagliati dall’edizione definitiva (io ne ho una marea dei miei libri pubblicati). Sicuramente la pirateria continuerà ad esistere, ma chi vorrà comprare, potrà farlo. Sarà una sua scelta, quella di sostenere gli editori che ama e gli autori che ritiene debbano continuare a lavorare.
Ragionamento giustissimo basato sulla “scelta” e sul “premiare gli scrittori migliori”, ma un prezzo di circa 9-12 euro (edizioni economiche italiane, no? Come questa e questa) è un po’ troppo alto per qualcosa che ha zero costi di produzione per l’oggetto fisico (che non c’è) e che deve competere con l’edizione GRATUITA piratata buona quanto l’originale. E ricordiamoci che anche gli eventuali aggiornamenti verrebbero piratati. ^__^
Un prezzo più sensato (ovvero capace di convincere chi può avere un ebook GRATIS a spendere lo stesso dei soldi) sarebbe, secondo me, 2 euro con una punta massima di 5 euro. Ricordiamoci che già ora vengono venduti ebook a 5-6 dollari su siti come questo. Già ora gli Speciali Urania vengono venduti a 5,50 euro e in questo caso non ci sarebbe la fetta per l’edicolante né i costi di produzione né il problema della copie invendute ecc…
Anche Gian Arturo Ferrari (capoccione della divisione libri Mondadori) la pensa come Sandrone: “dovrebbe essere il 50% di quello cartaceo perché spariscono i costi della fisicità, e per primo quello dell’invenduto che si butta” (affermato alla manifestazione “veDrò” neanche due mesi fa).
La pensa come Sandrone se immaginiamo che intenda il 50% dell’hardcover da 19-23 euro (ovvero quanto un economico da 9-10 euro). Se intendesse il 50% dell’economico allora la penserebbe come il Duca, ovvero come le persone normodotate che si sono prese la briga di informarsi sul settore negli ultimi due anni (e a me nemmeno mi pagano, perché cavolo lo faccio?). Ferrari che ha un lampo di genio a livello ducale? Uno che pensa che gli eBook si affermeranno tra 20 anni e non prima può dire una cosa intelligente come se fosse uno che capisce qualcosa per davvero? Impossibile: intende di certo quello che intende Dazieri. Sincronia tra i due. Anzi, tra i tre: dimenticavo il dodo. ^_^
Quattro o cinque euro non è affatto un prezzo troppo basso, anzi, è già considerato un prezzo possibile. Secondo me per scoraggiare davvero la pirateria il libro andrebbe venduto a due euro. O meglio ancora con la formula libera: 1,99 euro più extra a piacimento e l’opzione di dare l’extra dopo la lettura, per premiare lo scrittore quando lo si desidera (in ogni libro potrebbe esserci il link per accedere al sito e pagare, con una guida per la donazione del tipo “1 euro = mi è piaciuto, 4 euro = lo adoro!”).
Peccato che il giusto livello di comprensione del duello “Pagamento versus Gratis” (la cui vera comprensione ha come unica possibile conseguenza razionale la scelta del prezzo di pochi euro), quasi raggiunto da Webscription.net o simili venditori, non sia ancora comune tra gli editori del cartaceo che cercano di progettare una nuova editoria digitale.
Secondo gli interpellati il prezzo dell’eBook dovrebbe essere:
Più costoso del libro stampato: 4%
Costoso come il libro stampato: 15%
10% meno costoso del libro stampato: 11%
20% meno costoso del libro stampato: 17%
30% meno costoso del libro stampato: 14%
Prezzo inferiore di oltre il 30%: 16%
Un prezzo fisso in stile Amazon ($9.99): 15%
Altri modelli di prezzo: 6%
Prezzi sballati. Non so cosa intendano col prezzo del “libro stampato”: hardcover o economico che costa la metà? Se intendono il prezzo dell’hardcover a oltre 20$ sono tutti scemi anche con lo sconto del 30%. Ricordiamo che quel gegno di King metterà l’ebook di “Under the Dome” in vendita a 35$ un mese dopo l’uscita del cartaceo: gli esperti (e le persone non affette da microcefalismo) sono concordi che 1. lo pirateranno prima e pochissimi idioti pagheranno 35$ per un eBook e 2. King è un retrogrado con comprensione zero dell’editoria digitale.
Aggiornamento sul prezzo del 26 ottobre ▼
O, usando termini meno forti, possiamo domandarci come Teleread.org:
Is the guy a masochist? Do he and Scribner’s want to be pirated?
Risposte facili: “sì” e ancora “sì”. ^__^
Ma, sveliamo un piccolo segreto. Di questi espertoni del settore, gente che in teoria dovrebbe vivere facendo il surf sull’onda del progresso per competere a morsi e coltellate con rivali altrettanto aggiornati, in realtà solo il 35% legge eBook e il restante 65% no, manco per il cazzo. E comunque solo il 22% usa lettori di eBook e questo rende Sandrone (che ha un Cybook Gen3 proprio come il Duca… abbiamo copiato entrambi Gamberetta o era solo il più conveniente al momento?) più tecnologico e moderno di gran parte dei suoi colleghi! Evviva! ^_^
I loro calcoli per l’anno di superamento del digitale sul cartaceo (2018) NON sono quindi influenzati dall’essere fanatici del libro elettronico né persone particolarmente informate sulla questione, come le risposte “fuori dal mondo” sui prezzi fanno ben capire.
Probabilmente sarà prima. ^__^
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| Alla luce dell’evoluzione del libro non più vincolato alla “carta” (e al mondo di ricatti ai librai e di merda senza qualità e senza libero mercato che vi era sottinteso), anche certi manifesti della propaganda USA anti-nazista acquistano un nuovo (e migliore) significato: Infilziamo il passato con le baionette del nostro futuro! |
Vendite degli eBook negli USA in agosto
Agosto per gli eBook americani è andato meno bene di luglio: “appena” 14,4 milioni di dollari contro i 16,2 precedenti. Il secondo mese migliore di sempre, ma non un nuovo record. Peccato. Anche il secondo trimestre aveva sofferto di un mese centrale debole (12,1 milioni ad aprile, 11,5 a maggio e 14 a giugno).
In totale fa 30,6 milioni in due mesi.
Quando arriveranno i dati di settembre vedremo di quanto verrà infranto il record precedente di 37,6 milioni del secondo trimestre. Si farà un bel 45 milioni o qualcosa di più? Se ci sarà un nuovo record su settembre quota 48 sarà ancora possibile, ma le (ottimistiche) speranze di fare 50 con l’agosto debole sono crollate.
Manzoni: il Vero, l’Utile e il Ku Klux Klan
Scritto da Il Duca Carraronan il 17 ott 2009 | Categorie: For The Lulz, Musica, Razzismo e Stereotipi, Riflessioni, Scrittura
Ricordate Manzoni? No, non quelli che si abboffano nei pratoni e fanno certi stronzoni. No, nemmeno quello dei barattoli pieni di merda! Manzoni il letterato, il senatore, Alessandro, insomma. Quello dei Promessi Sposi.
Bravi, ve lo ricordate (ma preferivate non farlo).
Ecco, Manzoni ha parlato un po’ di volte della “Poetica del Vero”. E qualcuno, ogni tanto, con la lungimiranza di un ritardato che gioca col vinavil, lo tira in ballo per la narrativa citando la sua concezione della poetica. Più facile citare una cosa che fa finto figo, vista al liceo, che leggersi due dozzine di manuali sulla scrittura moderni e subire la crudele tortura dell’imparare qualcosa (sia mai che uno perda lo status di “inutile testa di cazzo” duramente guadagnato con anni di impermeabilità mentale). Ma di questo abbiamo già parlato in passato.
Vi rinfresco un attimo le idee.
Questo è il pezzo più interessante, spesso citato, tratto dalla lettera sul romanticismo a Cesare D’Azeglio del 1823:
Il principio, di necessità tanto più indeterminato quanto più esteso mi sembra poter essere questo: che la poesia e la letteratura in genere debba proporsi l’utile per iscopo, il vero per soggetto e l’interessante per mezzo.
Se volete c’è anche il testo integrale della lettera, ma è nella versione del 1870, quella modificata col solo “Vero”.
Brevissima spiegazione tratta da RepubblicaLetteraria.it
In vari scritti, Manzoni affermò che materia della poesia doveva essere il Vero: lo dichiarò esplicitamente nella lettera Sul romanticismo, inviata al marchese Cesare D’Azeglio nel 1823. Nel 1846 un giornale parigino pubblicò questa lettera. Più tardi Manzoni la rivide e la inserì tra le sue Opere varie, nel 1870. In questa lettera, dopo aver condannato l’uso della mitologia da parte dei Classicisti, dopo aver considerato le favole false una causa di deviazioni morali, Manzoni sosteneva che la letteratura doveva avere come soggetto il Vero, come scopo l’Utile e come mezzo l’Interessante. Questa poetica, detta del Vero e che poggia dunque sui tre elementi: Vero, Utile e Interessante, si trova enunciata nella lettera del 1823; ma quando Manzoni nel 1870 la pubblicò, riveduta, ridusse i tre elementi al solo Vero, dichiarando che se tale è il soggetto di un’opera letteraria, ciò significa che è anche Utile ed Interessante.
In un passo della lettera, Manzoni precisa che è opinione dei Romantici che la poesia debba riconoscere il Vero come unica sorgente di un diletto nobile e duraturo, specialmente perché il falso finisce sempre per creare fastidio. Il mezzo più naturale per dare valore alla poesia è scegliere soggetti che interessino sia i dotti sia la maggioranza dei lettori, e questi soggetti si trovano sia nella storia, sia nelle esperienze di vita. Il problema porta con sé una difficoltà: bisogna affrontare la definizione di Vero nei confronti dell’opera letteraria. Non si tratta, sostiene Manzoni, di rivolgersi a ciò che è banale o di respingere ciò che è palesemente falso. Il concetto di Vero è sempre stato incerto; i Romantici tuttavia si sono avvicinati più degli altri, perché hanno cominciato a respingere il falso, il dannoso e l’inutile. I Romantici inoltre si rivolgono ad un Vero che non si discosta da ciò che la fede cristiana indica per tale: per questo motivo Manzoni riconosce una identità di interessi fra lui e i Romantici. Manzoni altrettanto esplicitamente sostiene l’elezione del Vero a materia di letteratura, in una lettera scritta a Marco Coen il 2 giugno 1832.
Dicevo: la concezione di Manzoni è vecchia e la sua idea del Vero è applicabile in narrativa solo in senso molto, molto ampio (il Vero come “vero della natura umana e della sua complessità” o “vero del credibile e specifico” ecc… ci sta senza problemi, come spiegano tanti autori di -orrore!- fantascienza, ma altro no) e non proprio vicino all’originale idea manzoni’anal.
Dubito che approverebbe il fantasy, anche quando ha un messaggio morale (sigh) o quando esplora i più reconditi anfratti dell’ano animo umano: “Perché mettere fantasie false, sciocche e anticristiane e quindi sataniche e peccaminose quando uno potrebbe scrivere un romanzo storico molto più vero e quindi intrinsecamente più utile e interessante?”
E chissà se sbufferebbe questo di fronte a un capolavoro della fantascienza sociale come Fiori per Algernon: “Che sciocchezza è un uomo che diventa un genio e poi torna scemo? Se si vuole parlare della condizione dei deficienti mentali che se ne parli con serietà e criterio, cribbio, senza baracconate da circo!”.
Chi lo sa. Ma (curiosità personale rivolta agli amici letterati che mi seguono di nascosto) Manzoni leggeva Poe?
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| Edgar Allan Poe in una delle rare foto senza il travestimento da umano |
Ma non guardiamo solo ai limiti della concezione manzoniana. In fondo cosa ce ne frega? Lui è morto, possiamo cagargli sulla tomba e non risorgerà per tirarci i piedi nel sonno (forse). Uno a zero per noi: essere vivi per combattere un altro giorno è meglio che essere morti da più di un secolo. ^__^
Guardiamo alla parte positiva del suo discorso!
Vero, Utile e Interessante sono ancora concetti importantissimi. Più di prima, oserei dire. Perché Manzoni sarà anche più morto di Lenin, ma non era un (completo) idiota e il suo discorso ha un senso e un’applicazione ancora oggi. Limitata, ma ce l’ha.
Un bel documentario.
Un documentario tratta il Vero, ma questo non basta a renderlo un bel documentario: deve trattare il Vero nel modo migliore. E come lo tratta? Un buon documentario lo stratta in modo Interessante, combinando immagini, suggestioni, curiosità e la questione principale per rendere l’apprendimento piacevole al lettore. Che male c’è nell’imparare con piacere invece che con dolore? E quel che si impara è Utile. Magari utile in un ambito ristretto (accoppiamento degli squali), ma utile. No?
Anche i migliori saggi storici sono così: Veri, Utili in quanto Veri e Interessanti perché viene presentato il Vero anche nelle sue sfaccettature meno banali (Manzoni lo dice: Vero non è uguale a Banale) con aneddoti e curiosità di ogni tipo.
Come il dirigibile abbattuto che distrugge un monastero e il pilota del biplano che l’ha tirato giù riprende il volo inseguito dai cavalleggeri tedeschi urlando “Salutatemi il Kaiser!” (ma di questo parlerò in futuro).
Manzoni sarebbe orgoglione di tutto ciò, non credete?
Ai suoi tempi i documentari non c’erano!
Ci sono anche belle canzoni che rispettano il Vero manzoniano! Non ci sono solo sciocche canzonette e successi pop e altre cavolate: esiste musica seria, manzoniana, che vuole essere Utile parlando del Vero in modo Interessante.
Qui sotto potete trovare un buon brano da ascoltare (testo educativo incluso).
Un Manzoniano “buon ascolto” a tutti voi. ^___^
| Kajun Ku Klux Klan Johnny Rebel, primi anni ‘60
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| Testo preso da Lyricsmania (e modificato in un paio di parole) You niggers listen now |
Il cantante per invogliare all’ascolto annuncia che insegnerà qualcosa di Utile, ovvero come evitare il KKK: chiudersi in casa e non uscire la sera. |
| Now I know you won’t believe me So I’m gonna tell you why The Kajun Ku Klux Klan Is gonna get you by and by I’m warnin’ you that when I’m through You’re gonna change your tune This story’s ’bout a nigger His name was Levi Coon |
Il cantante sa che l’informazione Utile non basta. Per farla capire va spiegata con una storia Vera: quella di Levy Coon! |
| He walked into a cafe He thought he’d get a bite He thought that they would serve him Since they passed the civil rights The waitress told him no And that he’d better go He said, “No ma’am, my Uncle Sam say I don’t have to go.” So he sat there in that cafe The waitess had enough When he saw them cajuns comin’ Now niggers understand |
La storia Vera viene fornita in modo Interessante usando un esempio chiaro e specifico: essere specifici è fondamentale! |
| Now the moral of this story As plain as it can be Niggers mind your business And let us white folks be You’d better heed my warnin’ And try to understand Don’t you demonstrate Around the Kajun Ku Klux Klan |
La morale riporta ancora l’informazione Utile, ma questa volta è molto più chiara perché supportata da una storia Vera e ben narrata che risulta Interessante. |
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| Vero, Utile e Interessante: semplice, no? (Cliccare per un Manzoni ancora più Interessante) |
Il gioco del parlare di narrativa in modo vago e la voglia di vomitare
Scritto da Il Duca Carraronan il 22 set 2009 | Categorie: Riflessioni, Scrittura
Ho visto una striscia divertente. Pensavo di proporla in un post, così, per divertirsi, con giusto qualche riga di commento come testo. Poi ho pensato a cosa scrivere, ho riletto vecchie discussioni nel web e ho ripescato alcuni brani tratti dai libri sulla scrittura per la narrativa. Ho riflettuto un paio di giorni e ora ho solo voglia di vomitare. ^__^
Ecco la striscia. Segue qualche riga di considerazioni.
Cercherò di essere involuto e intimista. Ci proverò. Almeno un po’. E fallirò.
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La striscia si spiega da sola: se negli altri campi è necessario sfoderare conoscenze tecniche precise e puntuali, nella critica letteraria si possono tirare fuori fiumi di stronzate e, se uno se la sa cavare nel bluffare, riuscire a farsi passare per uno che sa perfino di cosa sta parlando. Magari non un genio, ma comunque uno che “sa qualcosa”. Il trucco sta nel tenersi sul vago, sul filosofico, nel parlare di aria fritta, senza riferimenti precisi e puntuali al testo che viene trattato: proprio come nell’ultima vignetta.
I due volumi sono un’esagerazione, ovvio, ma a livello più basso, tra gente già di suo poco esperta o addirittura formata da altrettanti millantatori (più o meno consapevoli l’uno dell’altro, ma capaci di costruirsi una rete intellettualoide di supporto), è una cosa che funziona.
Se pensate che non funzioni, spiacenti per voi, ma o siete ritardati o siete vissuti al di fuori del mondo per un bel po’: fate due passi sui forum/siti di settore e controllate quanto l’aria fritta (”La libertà dello scrittore!”, “Chi ha detto che mettere quattro aggettivi di fila sia una cattiva idea?”, “Un incipit orrendo non è un buon motivo per criticare l’incipit orrendo”, “Gli avverbi in mente spiegano e specificano l’azione del verbo: solo un idiota ignorante che confonde i libri con il cinema li toglierebbe!”, “Chi può giudicare un testo di narrativa se esso in quanto intrattenimento è personale e quindi basato sul gusto e il gusto è per sua natura ingiudicabile?”, “Parlavo in generale, non di questo libro”, SIGH…) basti a mandare avanti i discorsi, a scapito dei precisi e puntuali riferimenti al testo e a scapito dello studio della scrittura per la narrativa e dei suoi meccanismi.
Anzi, peggio ancora. Chi si macchia del terribile crimine di occuparsi della narrativa dal punto di vista di chi si occupa della narrativa, ovvero con gli strumenti, i metodi e il punto di vista dello scrittore professionista (grazie alle opere in materia che gli scrittori pubblicano) per cercare di capire cosa non vada in un testo che appare “brutto”, viene perseguitato, insultato in modo più o meno velato e cacciato da piccoli nuclei di individui che praticano il “gioco del critico vago”.
In particolare il voler “spiegare e motivare” un problema di scorrevolezza o di immedesimazione PRESENTE nel testo viene ribaltato dichiarando che lo scopo Vero è quello di demolire l’opera A PRIORI: essendo per primi in malafede, accusano di malafede chi è in buona fede per mascherare la propria malafede e instillare il dubbio nel lettore, giacché chi accusa per primo è in vantaggio e l’eventuale accusa identica in risposta appare come semplice ritorsione. Dialettica eristica, la morte del dialogo intelligente e la difesa prediletta per il Giocatore del “gioco del vago”, in particolare tramite l’argumentum ad auditores e la generalizzazione.
Gioco, ecco, questo è il termine che potrebbe calzare.
Tutta la questione mi ricorda molto l’esempio del “gioco dei difetti” spiegato da Eric Berne (medico chirurgo e psichiatra, ufficiale medico nell’esercito statunitense durante la Seconda Guerra Mondiale) in “A che gioco giochiamo“.
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| Eric Berne non è OK. Io non sono OK. Tu non sei OK. |
Le mogli si riuniscono, bevono il tè e sparlano dei mariti, con il tacito accordo che il divertimento stia nello sparlare dei mariti in sé e non nel dialogare in modo intelligente dei propri problemi di vita coniugale per trovare soluzioni. Quando una nuova signora si aggiunge e invece di “giocare secondo le regole” decide di discutere sul serio dei problemi, cercando anche di giustificare il comportamento dei mariti e analizzare la questione in modo più razionale, le altre donne si irritano per il “gioco rovinato”.
Se la situazione di incomprensione prosegue e la nuova arrivata non capisce che lì nessuna è davvero interessata a discutere in modo razionale e intelligente, le altre smetteranno di invitarla in modo che non rovini più il loro bel “gioco dei difetti”.
Non è molto diverso ciò che succede in certi luoghi pieni di gente capace di parlare di un libro senza occuparsi del libro in sé, parlando “in generale”, chiacchierando “di massimi sistemi”, e quando viene fatto notare che per il libro in questione ciò che dicono non ha alcun valore o attinenza, questi si barricano dietro frasi come “Sì, lo so, ma io parlavo in generale, mica del libro!”.
Pare brutto in una discussione su un libro specifico parlare del libro specifico?
Evidentemente sì, perché questo costringerebbe a citare il testo in modo preciso e puntuale, facendo uso delle conoscenze di scrittura per la narrativa utili in quell’ambito: il problema è che il finto intellettuale e critico NON conosce le tecniche di scrittura (segue affermazione che i manuali sono scritti da falliti, idioti, mentecatti e anche quando non è così sono del tutto inutili “perché sì”) e NON ha le capacità e la maturità critica per discutere in modo intelligente del testo.
Molto più facile fare il Vago, dandosi un’aria da navigato intellettuale, e usando come frasi per far tacere “il rozzo tecnico” qualche roba figa origliata nelle discussioni di qualche genio che per aver preso una laurea in lettere (o star studiando lettere) pensa di sapere tutto della narrativa e di conseguenza snobba gli scrittori e i loro manuali tacciandoli di essere tutti truffatori e tutti coglioni che scrivono solo coglionate… ce ne sono a dozzine, ovunque, fate un giro e li trovate. E dato che molte cose dette dagli scrittori nei “loro manuali” sono le stesse scritte da William Strunk (professore di inglese alla Cornell University per 46 anni) e da Elwyn White (Pulitzer per “l’intero corpo delle sue opere” nel 1978) decenni prima in “The Elements of Style“, ne consegue che Strunk è un coglione e un truffatore pure lui.
E come Scott Card e gli altri pure Strunk e White sono stati traviati dal cinema e dai film d’azione di Sylvester Stallone pieni di esplosioni, per questo non capiscono che la narrativa è Arte “priva di regole” e non ci si può concentrare su stupidi dettagli legati all’immedesimazione e al mostrare. Giusto?
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William Strunk junior, un celebre drogato di cinema e televisione che non aveva idea di cosa fosse la Scrittura secondo molti intellettuali del “parlar vago di narrativa”. E chi lo ha ammirato e ha studiato il suo libro, come King e più di mezzo secolo di scrittori di narrativa (Matheson?), non è meno cranioleso di lui, giusto?
Brani da The Elements of Style, detto anche Strunk & White (prima edizione 1959, brani tratti dalla quarta edizione del 1999, ora c’è anche una quinta del 2009).
(Leggetelo in inglese che la versione in italiano è dello Strunk -senza White- del 1918 e mi pare tradotta di merda)
Rich, ornate prose is hard to digest, generally unwholesome, and sometimes nauseating. If the sickly-sweet word, the overblown phrase are your natural form of expression, as is sometimes the case, you will have to compensate for it by a show of vigor, and by writing something as meritorious as the Song of Songs, which is Solomon’s.
[...]
Avoid the elaborate, the pretentious, the coy, and the cute. Do not be tempted by a twenty-dollar word when there is a ten-center handy, ready and able. Anglo-Saxon is a livelier tongue than Latin, so use Anglo-Saxon words. In this, as in so many matters pertaining to style, one’s ear must be one’s guide: gut is a lustier noun than intestine, but the two words are not interchangeable, because gut is often inappropriate, being too coarse for the context. Never call a stomach a tummy without good reason.
If you admire fancy words, if every sky is beauteous, every blonde curvaceous, every intelligent child prodigious, if you are tickled by discombobulate, you will have a bad time with Reminder 14 (NdDuca: Avoid fancy words). What is wrong, you ask, with beauteous? No one knows, for sure. There is nothing wrong, really, with any word — all are good, but some are better than others. A matter of ear, a matter of reading the books that sharpen the ear.
The line between the fancy and the plain, between the atrocious and the felicitous, is sometimes alarmingly fine.
Rule 4: Write with nouns and verbs
The adjective hasn’t yet been built that can pull a weak or inaccurate noun out of a tight place.
Rule 8: Avoid the use of qualifiers
Rather, very, little, pretty — these are the leeches that infest of the pond of prose, sucking the blood of words. The constant use of the adjective little (except to indicate size) is particularly debilitating; we should all try to do a little better, we should all be very watchful of this rule, for it is a rather important one and we are pretty sure to violate it now and then.
No one can write decently who is distrustful of the reader’s intelligence, or whose attitude is patronizing.
Tra gli altri poveri stronzi (perché alcune delle cose che dicono sono le stesse cose dette dai poveri stronzi dei manuali), giusto per completezza, ricordiamo: Gabriel García Márquez (odia gli avverbi in “-mente” e si vanta di non averne messo nessuno in L’Amore ai Tempi del Colera); Ezra Pound (consigliò a Hemingway di non fidarsi degli aggettivi); Voltaire (l’aggettivo come nemico del nome); Gustave Flaubert (suggerì a Guy de Maupassant di cercare sempre la parola giusta e il verbo giusto, le mot juste, senza cedere alle soluzioni più facili e volgari… ovvero correggere un nome/verbo meno adatto di quello “perfetto” tramite avverbi e aggettivi che lo rendano più specifico); John Le Carré (”We went for a bald style… profound suspicioun of adjectives and making the verb do the work”) ecc… ecc…
Tutti citati anche in “How Fiction Works” di Oakley Hall (finalista al premio Pulitzer nel 1958, ha servito nei Marines durante la Seconda Guerra Mondiale).
Chi si presenta a parlare di narrativa di un certo tipo (fantasy e fantascienza) pensando che sia lecito far uso di conoscenze tratte dai manuali scritti proprio dagli autori di quel tipo di narrativa (ma le cui considerazioni e consigli vanno al di là del mero genere, e chi ha letto i manuali lo sa: ma i grandi letterati non si sporcano leggendo questi orribili manuali scritti da stupidi scrittori che magari non sono nemmeno laureati in lettere!) viene a rovinare il gioco dei critici da due soldi.
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| Gene Wolfe (1931 – vivente) Stimato e apprezzato autore di fantasy e fantascienza, veterano della Guerra di Corea e ingegnere… è una delle grandi menti dietro la macchina che produce le patatine Pringles. Non è laureato in lettere, ma conosce la scrittura più di tanti gonzi con un pezzo di carta. |
Questi “critici dell’aria fritta” magari per due o tre anni si sono divertiti in qualche comunità online a costruirsi un pubblico, delle amicizie e una reputazione da tizi che sanno quel che dicono: che qualcuno venga a rovinare tutto facendo capire che loro non sanno di che parlano è una cosa che non possono tollerare. E fanno i gruppetti di squadristi, usando tecniche tra il borderline e la palese violazione delle regole della community, per isolare, offendere e scacciare chiunque osi contestarli “con motivazioni valide”. Non posso fare a meno di vomitare di fronte a tutto ciò. ^_^
Gamberetta ha rotto il gioco a molti due anni fa, portando con ammirevole testardaggine un diverso modo di parlare di fantasy, più serio, a imitazione di quello che si può leggere all’estero, nelle discussioni che noi possiamo solo invidiare. E in tanti si sono incazzati perché anche se è stato possibile cacciarla dal proprio adorato forum, non è stato possibile cacciarla dalla “sala da tè del web”. E la sua semplice esistenza è ancora un atto di accusa contro di loro.
E il fatto che anche altri stiano cominciando a capire che si può e si deve studiare la narrativa di genere per parlarne con cognizione di causa (scartiamo quelli che cercano di fare commenti precisi e puntuali senza aver prima studiato… ho già accennato una volta agli imitatori di Gamberetta che fanno più danni che altro, smerdando così anche i commentatori più seri e accorti), fa sentire questi “truffatori del discorso” sempre più minacciati e spaventati. E urlano contro i critici puntigliosi. Urlano contro il mondo. Urlano in realtà contro la propria ignoranza e stupidità, che li soffoca e li fa sentire impotenti, ma non possono privarsene perché “studiare” significherebbe darla vinta al Nemico.
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| Gamberetta in una immagine utilizzata dai fan per adorarla. L’immagine non è idealizzata: la Vera Gamberetta è molto più bella. PUNTO. |
Negri, Editori, Scrittori e Lettori
Scritto da Il Duca Carraronan il 12 set 2009 | Categorie: Editoria, Libri, Razzismo e Stereotipi, Riflessioni, Scrittura
Lo spezzone proviene dal secondo episodio della miniserie TV “Radici” del 1977, basata sull’omonimo romanzo di Alex Haley. È una bella miniserie: ci sono dei negri, ci sono dei bianchi, i primi sono schiavi dei secondi. Molto bello. Ora lasciamo stare “Radici” e passiamo alla riflessione che avevo in mente, ma se avete letto il titolo del post e guardato il video avrete già capito dove andrò a parare: siamo tutti negri.
Scrittura e lettura.
Nei libri dedicati alla scrittura ricorrono una serie di consigli per fare in mondo che il lettore sia tanto avvinto dalle vicende lette da rimanere incollato alle pagine per ore e ore. Il lettore deve entrare nella storia, sentire che quello che legge è in un certo senso “reale”, appassionarsi ai personaggi e/o alle vicende.
Per fare questo ci sono varie tecniche più o meno semplici: aumentare la leggibilità del testo usando pochi avverbi di modo e pochi aggettivi (solo quelli che servono, niente di più, che è una cosa banalmente ovvia… e di norma ne servono pochissimi); scegliere di mostrare le scene attraverso dei POV-Character piuttosto che col narratore onnisciente; costruire dialoghi che non siano scambi troppo diretti di battute tipo “domanda-risposta”; gestire l’andamento della tensione causando picchi e cali; non imporre la propria interpretazione delle cose, ma attenersi ai “cinque sensi” e lasciare libertà al lettore anche di trovare divertente (magari perché gli ricorda un conoscente che detesta) il dramma psicologico di un personaggio; inserire elementi fantastici e bizzarri (nel caso del fantasy/fantascienza) sin dall’incipit per stimolare il pubblico sensibile a questi elementi; far affezionare i lettori (o meglio “provarci”) a un dato personaggio e poi ucciderlo a due terzi della storia per sfruttarne l’impatto psicologico (e stimolare il desiderio di vendetta sul responsabile da parte del lettore, che lo vorrà vedere punito) ecc… ecc…
Fate prima a leggervi dei buoni libri sulla scrittura e a farvi un’idea da soli.
Tutto questo ha lo scopo di far rimanere il lettore incollato al libro o, meglio, farlo stare “dentro la storia”, come se fosse REALE e REALMENTE interessante. Sbagliare qualcosa (incoerenza, periodi pesanti da leggere, errori di POV spaesanti…) può causare nel lettore uno shock, come se gli si urlasse “Non è una storia Reale, stupido, è solo un romanzo scritto male”. Se lo shock è abbastanza forte, il lettore può arrivare a interrompere la lettura: viene cacciato fuori dalla storia. Se è lieve, può proseguire senza alcun problema, se non al più un vago senso di fastidio momentaneo. Una storia che funziona è una storia che tiene il lettore incollato fino alla fine o, perlomeno, fino a quando non si accorge che non è più mezzanotte, ma sono già le due e tra meno di cinque ore dovrà alzarsi per andare al lavoro: il tempo vola con un buon romanzo.
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| Ci sono svaghi più intelligenti che non leggere romanzi fantasy… |
Cosa c’entra col video?
Quando si impara come funziona la scrittura per la narrativa d’intrattenimento, perlomeno per quel che gli autori di successo rivelano nei libri dedicati o nei seminari, se non si è tonti come bestie, si riuscirà in breve tempo a individuare i problemi all’interno di un brano e ci si ritroverà a provare un senso di fastidio: “Diamine, lui è un autore pubblicato famoso e fa questi errori che perfino io so vedere?”
Questo, per chi ha letto qualche manuale (o anche uno solo) e non è mentalmente subnormale, è del tutto automatico: non bisogna leggere il testo con attenzione, basta leggerlo normalmente, come semplici lettori, per vedere gran parte dei problemi peggiori che possono affliggerlo.
Viene da sé che un errore che prima, nella beata ignoranza, avrebbe fatto solo “storcere il naso” per mezzo secondo, ora ha un effetto amplificato dalla capacità di individuare la natura dell’errore e dal fastidio provato a causa della sua presenza. Tutte cose che rendono l’errore più grave di quanto non sia: il rischio di essere espulsi dalla storia aumenta in modo drammatico.
Eppure non è davvero colpa dell’autore: è colpa del lettore che è diventato ipersensibile. Se il lettore fosse rimasto ignorante, avrebbe potuto godersi meglio la storia, come se la era sempre goduta. Chi non ha mai fatto l’esperienza di rileggere un vecchio libro che era piaciuto anni prima e trovarlo pieno di errori, stupidaggini, scelte narrative mediocri che svelano appieno la gretta incompetenza e dabbenaggine dell’autore? Siamo sinceri: se uno ha riletto qualcosa di vecchio dopo aver imparato un po’ di elementi di scrittura deve aver fatto questa esperienza, altrimenti è un idiota refrattario all’apprendimento (o non ha letto seriamente i libri sulla scrittura, ma si vanta solo d’averlo fatto).
Ma se si legge narrativa per intrattenimento, non sarebbe meglio evitare tutto ciò?
Non sarebbe meglio rimanere ignoranti, come i negri, e felici?
Non sarebbe meglio non sapere che ciò che si legge è un mezzo aborto costruito con scarsa capacità e piazzato sul mercato con l’unico intento di fregare i lettori con un po’ di pubblicità mirata e un nome d’autore famoso?
Con molta pazienza e molto sforzo si può anche evitare il problema, e tornare a godersi i brutti libri quasi come prima… quasi, appunto. Ma vale davvero la pena fare questo sforzo e intanto rovinarsi (almeno un pochino) tante letture che avrebbero potuto invece donarci solo gioia?
Padroni bianchi ed Editori premurosi
Un ragionamento simile a quello dei bianchi del video forse lo fanno anche gli editori.
Comincerà a pensare, a riflettere, e allora diventerà molto infelice e avvilito.
No no no no: sono anime semplici e forse gli rendiamo un servizio migliore non pretendendo di più dalla loro natura.
Il lettore tipico è un’anima semplice, un Negro Ignorante, che può godere per anni e anni leggendo libri facili da trovare e stampare: i classici brutti fantasy stereotipati.
Anche io ho conosciuto persone che fin da ragazzini hanno letto R.A. Salvatore e continuano a leggere e rileggere i libri ambientati nei Forgotten Realms e simili. Sono in gran parte troiate oscene a quanto mi hanno detto. Quelli che ho letto io erano TUTTI troiate oscene, analizzandoli col senno attuale (quando avevo 14 anni avevo trovato piacevole “Le Lande di Ghiaccio”, ma pure lì ben sapendo che era una troiata), ma mi assicurano che qualcosa di decente c’è e io mi fido, per cui dico “gran parte”.
Però a tanti piacciono e se li godono e rigodono. Stessa cosa per i libri di Terry Brooks. Io li ho letti quasi tutti ancora prima di iniziare a studiare la scrittura sui manuali, con crescente disgusto (a parte quando avevo 10-13 anni e mi piacevano un po’… non erano belli, ma si facevano leggere).
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| I soliti elfi di Fantasylandia… e una versione un po’ più interessante. |
Come può un lettore rovinarsi, anche senza leggere manuali di scrittura?
Semplice: leggendo romanzi veramente buoni e diventando un Negro Istruito. Quando si vede cosa c’è di meglio, e magari si scopre che non riceve lo stesso pompaggio pubblicitario di cose molto peggiori e più “accessibili ai negri qualsiasi”, si inizia a non trovare più altrettanto piacevoli i libri peggiori.
Se il negro impara a leggere e scopre che in fondo anche lui è un uomo e anche lui ha diritto alla libertà, la sua condizione servile diventa peggiore. Se il lettore impara che posti affascinanti come la città di New Crobuzon o il mondo di The Iron Dragon’s Daughter sono alternative possibili alla solita Fantasylandia numero XXXX piena di cliché, inizierà a trovare meno attraente il solito medioevo con gli elfi dei boschi che prendono in giro i nani dei monti.
Ma inizierà anche a essere infelice, perché tanto fantasy è spazzatura (o non è particolarmente innovativo o interessante o fantasioso… il fantasy senza fantasia è andato a lungo per la maggiore). Sarà molto più facile di prima comprare un libro e non esserne felici.
Gli editori, come i padroni degli schiavi, ci proteggono da tutto questo. Se rimaniamo ignoranti, grazie ai soliti fantasy da due soldi stampati in massa (Le Cronache del Mondo Emerso, Eragon, i romanzi di Dragonlance e altri a tema D&Desco, la massa di stronzate dei giovani autori italiani partorite nel 2008 ecc…), potremmo continuare a essere felici. Ogni tanto rilasciano qualcosa di un pochino più innovativo (ma è poca roba rispetto alla massa: basta guardare lo scaffale del Fantasy e Fantascienza di una tipica libreria) per provare a soddisfare i negri più esigenti (i negri “istruiti”), ma la massa è roba per il tipico negro ignorante.
Non per niente va per la maggiore il target Young Adults: più giovani, meno anni di lettura alle spalle, più possibilità che abbiano letto meno libri, maggiore incidenza statistica dei Negri Ignoranti rispetto ai Negri Istruiti, spesso di bocca buona per l’inesperienza o il “fascino per la lettura” che se appena esploso è difficile da scalfire (ehi, io mi sono letto i primi sette libri di Shannara di seguito due volte quando ero giovane e ardente di voglia di leggere). Pubblico ideale per spacciare immondizia e allo stesso tempo ricevere dei “grazie”.
Come vendere fucili a pietra focaia ai Maori quando tu già usi fucili con le cartucce metalliche: per te che lo sai sono merda pura, ma per il Maori ignorante sono tremendi bastoni della morte! Soddisfazione garantita.
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| Essere bravi negri riconoscenti: “Buono editori da noi tanto mangiari che tutti giorni è come Nascimento” |
Non è meglio essere protetti e cullati nell’ignoranza?
In fondo lo fanno per il nostro bene… e il loro interesse, ma che male c’è nel guadagnare qualcosa mentre si fa del bene?
Io vorrei essere ancora un Negro Ignorante: mi mancano gli anni in cui leggevo tutto e mi piaceva (quasi) tutto. Ero più felice. Ora invece che sono un Negro un pochino più istruito sono meno felice e, in più, vedo pure che molti come me vengono tacciati di essere “invidiosi” quando spiegano cosa ritengono non vada in un libro pubblicato. Grandioso…
| Voi cosa ne pensate? |
Centomila uomini e una citazione errata: touché al solito cliché?
Scritto da Il Duca Carraronan il 29 lug 2009 | Categorie: Riflessioni, Troll & Flame
Negli ultimi due anni mi è capitato spesso di leggere nei blog degli scrittori di fantasy e nei siti/forum di settore la frase “non ti curar di loro” o “non ti curar di loro, ma guarda e passa” o simili, con evidente riferimento a Dante. Solitamente la frase appariva in contesti del tipo “l’autore del libro si lamenta del mondo cattivo e dei criticoni / qualcuno dice che sono tutti degli invidiosi attaccabrighe / segue in breve la frasetta pseudo-Dantesca“.
La frase, nelle diverse costruzioni alternative, è diventata ossessiva. L’ho vista decine di volte, fino ad averne la nausea. Questa frase fatta, questo cliché nel senso più ampio del termine, pare odori di intellettuale alle narici di tanti che citandolo pensano di farsi belli.
A me fanno solo vomitare.
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Mi ricorda Nihal… che abbia letto le Cronache?
Mi fanno vomitare per più motivi:
1) è una frase trita e ritrita che non aggiunge nulla alla discussione e puzza di pseudo-intellettualoide (e non di uomo di cultura);
2) viene usata per nascondere l’incapacità di ribattere e affrontare un problema: questo non è una cosa di cui vantarsi, anzi, fa pietà;
3) puzza lontano cento chilometri di “ho fatto il liceo, gne gne gne, senti che belle frasette da usare a cazzo che mi ricordo ancora lurido perito anal-fageta, gne gne gne”;
4) quattro;
5) la citazione è sbagliata (grassa figura da stronzoni);
6) e anche quando è riportata correttamente viene utilizzata in un contesto che ne rovina il senso originale (ma ormai nel linguaggio comune è diventato lecito decontestualizzarla e usarla a cavolo… io lo trovo irrispettoso del pensiero dantesco);
Per quanto riguarda il punto cinque.
La frase esatta sarebbe “non ragioniam di lor, ma guarda e passa” e non “non ti curar di loro, ma guarda e passa” (spesso abbreviata in “non ti curar di loro…” con aggiunta emoticon “
” per sottolineare la superiorità intellettuale rispetto ai criticoni)
Proviene dalla Divina Commedia, Inferno, terzo Canto.
Fama di loro il mondo esser non lassa;
misericordia e giustizia li sdegna:
non ragioniam di lor, ma guarda e passa
Per gli appassionati, l’uso diffuso dell’errata citazione si è guadagnato un posto glorioso nella pagina delle Citazioni Errate di Wikipedia. Difficile mantenere l’aura da intellettualoide del cazzo quando si dimostra, in una sola frase, di ricordar male quanto studiato al liceo, altro che raffinata citazione da dotto uomo di cultura, nevvero?
Per quanto riguarda il punto sei.
Virgilio pronuncia questa frase, sdegnato, quando Dante gli chiede chi siano le anime che si trovano lì, nell’Antinferno (Dante comunque, nella sua bontà, ci descrive lo stesso la loro pena). Sono le anime degli ignavi, coloro che non seppero mai schierarsi nella vita, e che ora per contrappasso inseguono disperatamente una bandiera. Indica persone che non hanno scelto né il bene né il male: semplicemente non hanno scelto niente. Senza infamia e senza lode, né vero Inferno né Purgatorio o Paradiso. Dante li disprezza perché lui, esule, subì tanti torti in vita proprio per il coraggio con cui seppe schierarsi e difendere le proprie idee.
Dante non disprezza allo stesso modo chi sceglie la “perdizione” e il peccato, perché ha pur sempre “scelto qualcosa”. La cosa più importante è schierarsi.
Queste righe sono molto riduttive e incomplete rispetto alla profondità del brano citato, ma grossomodo dove stia andando a parare si dovrebbe essere capito. ^_^
Qual è il problema?
Che la citazione, l’invito a “guardare e passare” (senza discuterne perché sono immeritevoli), viene solitamente usato per ignorare coloro che, bollati come Criticoni, hanno invece SCELTO di SCHIERARSI con tanta violenza e con tale vigore da risultare “fastidiosi”.
E così si priva di ogni senso la frase di Dante e la si applica in un contesto completamente diverso: lui non disprezza chi si schiera, pur se nel torto (i criticoni, dal punto di vista dello scrittore offeso), ma chi si tira fuori e non prende posizione.
Comunque, come dicevo sopra, questa falsificazione del pensiero dantesco è ormai diventata di uso tanto comune che risulta difficile colpevolizzare il singolo che cade nell’errore. Rimane però l’altro problema di fondo: la frase è TRITA E RITRITA!
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Due alternative.
Se lo scrittore vuole dimostrarsi al di sopra delle critiche e delle beghe o, comunque, pur prendendo nota delle critiche preferisce non inserirsi nella mischia mantenendo un certo distacco tra sé stesso e le orde di fan che, come è loro diritto, discutono liberamente, può usare una diversa citazione. Al posto del super abusato Dante (che pensate quanto sarebbe stato ancor più abusato se si fosse chiamato Prendente!), si può fare i fighi citando in una volta sola sia Thomas Mann che Federico II di Prussia.
Proprio “lui” dimostrò cosa fosse in realtà il dispotismo: prima non se ne aveva avuto un concetto ben definito e, per completare il significato del termine, doveva arrivare un re in grado di lavorare come lui. Egli creò però anche una varietà di dispotismo: era il despota illuminato, in quanto i suoi sudditi potevano pensare e dire ciò che volevano, purché lui, da parte sua, potesse fare ciò che voleva, e questo era un accordo proficuo per entrambe le parti, come si fu costretti ad ammettere. Le religioni non avevano importanza, dato che le disprezzava. Nei suoi stati gli atei perseguitati trovarono non solo asilo, ma anche impieghi ufficiali. Non si curava delle satire, degli scritti denigratori e dei libelli indirizzati contro di lui; non temeva lo spirito perché, finché esso era innocuo, sapeva trovare un giusto equilibrio fra amore e disprezzo. Quando sentì parlare di un suddito tendenzialmente critico, chiese: «Ha centomila uomini? Se no, cosa volete che me ne preoccupi!»
(da “Federico e la grande coalizione” di Thomas Mann)
Se qualcuno critica l’autore e un fan fa notare la cosa, l’autore può ribattere: “Ha centomila uomini? Se no, cosa volete che me ne preoccupi!”. Ok, pure questa non è il massimo dell’originalità, ma almeno si vede in giro meno spesso dell’altra: non è la frase fatta che il primo idiota in strada usa sapendo da dove proviene (voi potete essere gli idioti che lo sanno! ^_^).
E, farà piacere ai lettori, questa è da parecchio tempo la prassi di Licia Troisi che preferisce (e fa benissimo, dal suo punto di vista) non lanciarsi in mischie coi lettori criticoni cattivoni: lei ha dietro di sé il peso della Mondadori e la sua base di fan, i criticoni cosa hanno? Hanno forse centomila uomini? (Lei sì, grossomodo)
Dispotismo illuminato: è meglio della censura dittatoriale!
È la stessa prassi che seguo io, ignorando i trolloni. Negli ultimi mesi sono finito nel mirino di parecchi trolloni, uno nemmeno tre settimane fa, e a parte un caso li ho sempre ignorati. Ma la mia non è semplice senso di superiorità (l’ultimo, poi, già era stato cazziato da tutti per le sue idee cretine proprio in questo sito), bensì comprensione del mezzo: io sono un Troll e quando dei Trollini di livello inferiore costruiscono una trappola per innescar polemica volete che non me ne accorga? ^__^
Sono “caduto” nella trappola solo una volta, con Negrore, ma solo perché in realtà l’aveva impostata male per cui mi sono potuto gettare dentro prendendo il problema, smontandolo, ribaltandolo e usandolo contro di lui. E alcuni suoi lettori mi hanno pure dato ragione. Da cacciatore a preda, da preda a cacciatore. La forza dell’argomentazione logica superiore ha ancora un certo peso su chi non è stato lobotomizzato.
C’è anche un’alternativa italica quanto Dante, se non si vuole citare un re prussiano: un bel ME NE FREGO!, di fascista e virile memoria! Perché alla fine, non diciamo stronzate, ma dietro i “guarda e passa” contro i criticoni si nasconde solo l’ennesima, becera, mentalità del me ne frego che finché la tira fuori un porco reazionario come me ha ancora un senso, ma non quando esce dalle tastiere di gente dichiaratamente e orgogliosamente di sinistra…
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| La risposta standard degli scrittori e dei loro fan alle critiche puntuali e complete sul testo. |
Un video vintage perché sono vecchio dentro
Scritto da Il Duca Carraronan il 23 giu 2009 | Categorie: Conigli, For The Lulz, Riflessioni, Steamfantasy, Steampunk
Sono vecchio dentro.
Mi piace l’Ottocento e mi piace il mondo non oltre la Seconda Guerra Mondiale. Meglio ancora se precedente la Prima. La mia idea di fantasy ideale è uno Steampunk Fantasy (o Steamfantasy, scegliete voi il nome che è uguale) con una ambientazione fantasy ispirato al nostro mondo di fine Ottocento – inizio Novecento, ma con un sacco di roba bizzarra Fantasy ficcata dentro e anacronismi tecnologici Steampunk tipo corazzate terrestri, golem da combattimento a vapore con o senza pilota, aeronavi molto più grandi dei veri Zeppelin e con una notevole capacità di carico per gas tossici, truppe e bombe con cui salutare i “selvaggi” delle colonie.
Elmetti chiodati, baionette, fucili bolt-action, armi chimiche e mostri tecnomagici a vapore. E le porno fatine tossicodipendenti: Angra lo sa che da più di un anno sono la mia fissa.
Questa più o meno è come era venuta la mia ambientazione da un annetto a questa parte, nel suo secolo e mezzo circa di sviluppo coperto, partendo dall’equivalente di un 1840 piuttosto realistico fino ad arrivare allo Steampunk Fantasy pompato al massimo (con perfino tendenze tecnologiche Dieselpunk) che mi piace un casino.
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Ma è tutta roba old.
Penso ancora agli Imperi, a come era bello il mondo prima della Grande Guerra.
A come era più bello prima che il sogno si infrangesse e la borghesia incontrasse la sua strana morte.
Rimpiango quando i negri stavano al loro posto, assieme alla feccia araba, e le nazioni bianche si spartivano un mondo che era ed è loro per Diritto di Nascita: i selvaggi possono occupare le loro sporche terre De Facto, ma De Iure solo le nazioni bianche discendenti dall’Impero Romano ed eredi del diritto romano possono governarle. E prima o poi ce le riprenderemo.
Sono vecchio dentro. Mi piace la roba di un secolo fa.
Quindi ecco un video vecchio dentro, proprio come me.
Aspetto che arrivi via posta il mio elmetto chiodato.
Ritorneremo!
Odio: la colazione dei campioni!
Scritto da Il Duca Carraronan il 01 dic 2008 | Categorie: Riflessioni, Scrittura, Troll & Flame
Oggi il visitatore iome ha scritto “licia troisi sa che questo articolo esiste”.
Al che io ho pensato: buon per lei, le avevo pure messo un bel link pulito al suo sito così mi poteva trovare tramite i Link in entrata nella bacheca del suo Wordpress! Sarebbe stato bello avere un suo commento, in fondo era un post fatto per divertirsi con le allusioni sessuali del suo libro, ma sapevo già che non ci sarebbe stato. Come ha sottolineato Angra gli autori da millemila copie non si mischiano con il volgo così invidioso e criticone. E pensare che io sono pure Duca!
Cascando a fagiuolo la Regina del Fantasy Italiano ci ha regalato un bellissimo post dopo appena una manciata di ore: http://www.liciatroisi.it/blog/2008_12_01/ledificante-ed-esemplare-storia-del-blogger-non-anonimo/
Un bel giorno, il blogger non anonimo si rende conto che ha un sacco di voglia di scrivere che quel determinato detrattore che l’ha insultato gli sta sul culo. Sì, testuali parole. Ha già pronto un post al vetriolo. Ma, calma. Dar contro a chi ha evidentemente insultato per scatenare un flame-war è da idioti, è fare il gioco del nemico. Tanto più che è anche una battaglia persa in partenza. Cazzo.
Fosse stato anonimo lo sfizio se lo poteva pur passare. Uno sfogo senza firma sotto e senza faccia a corredo, ma così…e allora lascia perdere e parla d’altro.
[...]
- ok, ma tanto c’è il fatto c. No, aspetta. Il fatto c tira in ballo tutta quella gente lì che ti ha diffamato sulla rete. E, ehi, tu quelli non li devi sfiorare manco da lontano. Voglio direi, lo sai quanto pallose sono le discussioni che vertono sull’argomento, poi ti tocca mettere in quarantena il blog per un mese. No, no, lascia perdere
Credo che si stesse riferendo principalmente alla carissima Gamberetta. ^__^ Ma mi piace immaginare che un po’ del suo odio fosse anche per me (ho avuto parecchi visitatori che cercavano commenti e recensioni su Il Destino di Adhara) e per i miei compagni di merende. Magari il mio articolo ha aiutato a farla sbroccare o forse no, ma è bello pensare di aver collaborato.
Vabbè, a quanto pare Licia non verrà a salutarmi. Credo sia perché vorrebbe vedermi pendere dalla forca assieme ad Angra e a Taotor, dopo aver incendiato la barca per gamberi e aver fatto squartare Gamberetta dai cavalli selvatici.
Mentre sarà impegnata a sbranare il suo nemico naturale, io e Angra potremo provare a sfuggirle (scusa, Taotor, dobbiamo lasciarti indietro “a coprirci” mentre effettuiamo la “ritirata strategica” ^_^).
Licia dovrebbe canalizzare la violenza in scrittura. È una cosa che fa bene. Magari scrivendo contro qualche etnia/religione che non piace a nessuno: ebrei, albanesi, musulmani…
Ah, già, pare che istigare all’odio sia un genere di libertà di espressione vietata nei paesi orgogliosi della propria libertà di espressione. Che noia. .___.
Licia potrebbe però sfruttare tutto questo rancore inespresso come carburante per migliorare la sua scrittura. Funziona, lo testimonia anche David Gerrold in “Worlds of Wonder”.
But one day he (NdDuca: l’odiato professore alcolizzato) said to me the most important words in my entire career. Had he not said these words, my life would have been far different — I probably would not have become a writer. He looked me straight in the eye and said, “Stop wasting my time. You’re no good. You’ll never be any good. You have no talent. You’ll never be a writer.”
His words angered me so much that I made a promise to myself. It was very simple. I’ll show you, you stupid old bastard!
That was in 1963.Within four years I’d sold a script to television—”The Trouble With Tribbles” episode of Star Trek. Within ten years I’d published eight novels, two anthologies, two nonfiction books about television production, and a short story collection. I’d written four more television scripts.
And I’d won three Hugo and three Nebula nominations.
Boy, I showed him.
And yes, rage is an excellent fuel.
Concordo con Gerrold, avendo sperimentato la cosa (anche se non nell’ambito della scrittura) e quindi sapendo bene quanto conta essere infuriati per trovare lo stimolo a dare il meglio, a impegnarsi al massimo.
È una cosa banale, ovvia, ma come tante altre cose ovvie che proprio perché ovvie vengono dimenticate, merita di essere ricordata agli aspiranti scrittori. E Gerrold non è certo il solo a sottolineare l’importanza della furia, dell’odio, della rabbia come carburante (doping?) per le persone:
Io so che l’odio come l’ira hanno la loro funzione nello sviluppo della società, perché l’odio dà la forza e l’ira sprona al mutamento.
(Ivo Andrić, scrittore serbo, Nobel per la letteratura nel 1961)
L’odio è un tonico, fa vivere, ispira vendetta; invece la pietà uccide, indebolisce ancora di più la nostra debolezza.
L’odio senza desiderio di vendetta è un seme caduto sul granito.
(Honoré de Balzac, culattone francese, mangiatore di rane)
Dai risultati non mi pare che Licia stia sfruttando il potenziale insito nell’odio contro i suoi (a ragione) detrattori, ma forse mi sbaglio e si sta dimostrando incapace nonostante la strepitosa carica del rancore. Spero per lei di no.
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| Rabbia: la colazione dei campioni! |
Come già scritto credo molto nella forza dell’odio e della furia, quel gradevole stimolo che ti porta a vedere l’avversario come un bestia da schiacciare, un animale da fare a pezzi, qualcuno da cui bisogna ottenere soddisfazione in un modo o nell’altro, prima o poi. L’odio attiva i meccanismi mentali più preziosi dell’uomo, quelli della lotta per la sopravvivenza. Uccidi o fatti uccidere. Divora o fatti divorare. Nessuno vuole avere una posizione peggiore del proprio nemico nella catena alimentare.
Ci credo tanto che lo uso anche quando faccio l’editing dei testi a amici/conoscenti: con punzecchiature e commenti gratuitamente cattivi cerco di stimolare una reazione violenta nello scrittore offeso. Alcuni non mi mandano più niente dopo. Gente senza spina dorsale, cazzi loro. Spero che però l’odio verso di me li aiuti lo stesso a migliorare. Altri continuano a chiedere pareri, come criceti che mordono ancora e ancora e ancora il cibo elettrificato. Taotor ad esempio è molto migliorato e ormai non lo insulto più da tempo, ma i suoi primi scritti facevano vomitare le capre morte. Non so se ne abbia ricavato davvero del sano odio, ma di certo non era piacevole per lui veder considerato tutto il proprio lavoro al livello dello sterco putrido. Un qualche genere di meccanismo mentale sarà pur scattato se ha deciso di voler davvero imparare a scrivere meglio.
In generale se a uno interessa davvero aiutare uno scrittore è meglio farsi odiare e dire le cose come stanno (con cattiveria se si pensa che possa servire) piuttosto che moderare i toni e mentire per evitare grane. D’altronde lo dicono anche i manuali di scrittura (sempre a dire cose ovvie questi manuali!): non fidarsi del parere di genitori e amici, potrebbero sopravvalutare l’opera perché “l’hai scritta tu” o potrebbero perfino mentire per non rovinare l’amicizia.
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| Gli hanno forse insegnato qualcosa di sbagliato? Non mi pare. |
Il prezioso carburante dell’odio può essere ottenuto anche sfruttando gli scrittori spazzatura che infestano le librerie. È disgustoso vedere lavori dozzinali, scritti male da incompetenti o buttati là senza fregarsene molto dell’editing, che hanno il loro bel seguito di fan. Non parlo di Harry Potter, che da quanto ho visto ha la sua dignità (anche se il successo ottenuto è difficile da giustificare), ma mi riferisco proprio a libri come quelli di Licia Troisi. O anche parlando di libri molto meno pubblicizzati e venduti, è osceno veder pubblicati e magari spacciati come capolavori/rivelazioni tanti altri libracci italiani e stranieri.
Disgusto. Ribrezzo. Odio. Falli macerare per bene e ricavane la tua fottuta benzina personale. Fantastica sull’uccidere o mutilare gli autori. Sogna di vederli in rovina. Leccati le labbra mentre immagini di affondare la baionetta nel loro ventre molle gonfio di liquami. Non è reato coltivare il proprio odio per trasformarlo in qualcosa di positivo.
MUORI! MUORI! MUORI! Due minuti di odio ogni giorno, come insegna Orwell!
Alcuni, tipo i leccaculo che infestano certi forum e siti, potrebbero vederla come Invidia, ma non ha molto senso. Invidia di cosa? Del successo e quindi dei soldi? Allora meglio invidiare King o la Rowling, che senso ha invidiare la Troisi che fa uno sputo dei loro guadagni? No, l’odio è qualcosa di più pregiato della mera invidia. Chi parla di invidia dimostra solo la propria ignoranza e stupidità. L’odio è l’oro delle emozioni: l’invidia è solo ottone.
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Alcuni anni fa ero pieno di nVidia, avevo la 6600GT Ma da tempo sono un uomo diverso è ho la ATI Radeon 2900XT |
Post Scriptum
Un suggerimento per il genio che oggi è arrivato al mio sito cercando “licia troisi stuprata analmente“: guardati un bel porno asiatico, ne hai tanto bisogno. ^__^
Gli eBook e il futuro del libro
Scritto da Il Duca Carraronan il 23 lug 2008 | Categorie: Ebook, Editoria, Riflessioni
Indice degli Argomenti
1. Introduzione
2. Gli ebook gratuiti come strumento per aumentare le vendite del libro su carta
3. Il Mercato delle Mele della Narrativa, ovvero il trionfo dei prodotti di qualità
4. Quattro
5. Ebook e pirateria del Libro
6. Dati di vendita degli ebook negli ultimi anni
7. Conclusioni
Nel precedente articolo ho parlato, avvalendomi per il ragionamento dei dati e delle citazioni fornite dell’editore Giorgio Maremmi, di come il prezzo di un libro, così alto!, sia difficile da abbassare a causa delle singole componenti che concorrono alla formazione del suo prezzo e di come, in base al prezzo, vari il punto di “pareggio economico” dopo il quale arriva il guadagno per l’editore.
Un quadro piuttosto sconfortante che, però, trova conferma nella natura stessa del panorama editoriale che pare giustificare e rendere plausibile con tutte le sue debolezze e tutte le sue difficoltà che conosciamo.
Al termine dell’articolo avevo descritto la mia speranza, condivisa da molti altri, che gli eBook possano un giorno liberare gli autori dai vincoli e dalle ristrettezze dell’editoria cartacea permettendo ugualmente di raggiungere un pubblico reso più libero di scegliere cosa leggere dalle nuove tecnologie e, magari, anche di decidere SE e QUANTO pagare l’autore per la sua opera letteraria.
Ma per far questo servono strumenti portatili adeguati per leggere gli eBook comodamente. E rimane la domanda: ma perché pagare qualcosa se si può averlo gratis?
In questo articolo affronterò l’argomento principalmente con l’ausilio delle considerazioni di Cory Doctorow, esposte in “Ebook: ovvero né E né Book” (traduzione di Ilaria Mattavelli per la Apogeo), documento rilasciato sotto licenza Creative Commons. Questo discorso si è tenuto per la prima volta durante la O’Reilly Emerging Technologies Conference (San Diego, 12 Febbraio 2004).
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| Scaricatelo e leggetelo: sono solo una ventina di pagine! |
Gli ebook possono aiutare i libri su carta
Gli ebook non sono soltanto marketing, ma senza dubbio sono ANCHE marketing.
Distribuire ebook gratuitamente garantisce più vendite del libro in formato tradizionale. E non si tratta solo di balle da hippie: ci sono più prove a sostegno di questa teoria di quante una persona sana di mente possa desiderare per credervi.
Secondo TOR, la casa editrice di Doctorow, l’aver rilasciato in formato elettronico gratuito il suo primo romanzo avrebbe trainato le vendite (Down and Out in the Magic Kingdom). A inizio 2004, un anno esatto dopo l’uscita del libro, erano state già vendute 10mila copie che, se vi ricordate il discorso sulle vendite e sul breakeven fatto nel precedente articolo, per un autore al suo primo romanzo non sono niente male!
Inoltre Baen Books editore (libri disponibili su IBS) ha dichiarato che fornire in edizione elettronica l’anteprima delle sue collane in concomitanza con l’uscita di un nuovo volume fa aumentare le vendite sia del nuovo volume che dei precedenti! Fantastico!
Cory Doctorow quando pronunciò il discorso “Ebook: ovvero né e né Book” nel Febbraio 2004 era ancora un caso isolato, da prendere con le pinze nonostante il ragionamento dietro la sua strategia paresse ovvio e ragionevole, ma nel frattempo le teorie di Doctorow hanno trovato conferma a ben altri livelli.
Neil Gaiman ha rilasciato in formato elettronico gratuito il romanzo American Gods e, nonostante i grossi problemi con la versione elettronica rilasciata (il 56% dei lettori ha lamentato problemi, perlopiù imputabili al tool Browse Inside da usare per la lettura), sia quel libro che tutti gli altri libri di Gaiman hanno registrato un incremento delle vendite fino anche al 40%. L’esperimento è stato coronato da un successo innegabile, annunciato pubblicamente il giorno 11 luglio 2008.
L’idea sostenuta da Doctorow che l’ebook gratuito possa aiutare il libro su carta ha quindi trovato un’ulteriore conferma a quattro anni di distanza dal discorso alla O’Reilly Emerging Technologies Conference.
Doctorow, evidentemente, non è scemo. La Realtà gli dà ragione e questo, onestamente, mi rende propenso a credere che egli, essendosi dimostrato già una valida Auctoritas in materia, possa avere ragione anche su altre questioni concernenti gli ebook.
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Neil Gaiman non è scemo: su un +40% delle vendite non ci sputa mica sopra! |
Gli ebook inoltre integrano i libri tradizionali garantendo funzioni diverse da quelle che i libri su carta possono dare! Un libro su carta può essere letto comodamente, ma non può essere “copiato e incollato” con la stessa facilità del testo in formato elettronico. Un libro su carta deve avere un indice dei nomi estremamente valido per permettere l’agevole ritrovamento di specifici brani, ma anche così richiede di essere sfogliato e controllato per ritrovare il pezzo desiderato… e in un romanzo l’indice dei nomi non c’è! Trovare la specifica scena desiderata in un romanzo, magari a distanza di mesi o anni dalla prima lettura, può essere un lavoro dannatamente lungo e snervante… soprattutto se alla fine si scopre che la scena non c’è proprio perché è nel volume successivo della serie.
Invece con un libro in formato elettronico ci vuole pochissimo tempo a ritrovare la specifica scena desiderata, magari il duello in cui Wulfgar sventra con un colpo Mernau (da “L’Eretico” di Alan Altieri), semplicemente cercando “daikatana” o “katana” (effettivamente non mi ricordavo il nome esatto che Altieri usa per quella spada!) e andando avanti di istanza in istanza fino a trovare il punto desiderato: un paio di click e l’ho trovato!
E con un “copia e incolla” posso condividere quella scena con un amico! WOW!
Non devo ricopiare al computer pagine intere di testo: bastano SOLO un paio di click per far vedere ai miei amici quanto è bella quella scena!
Se un lettore ha comprato l’edizione hardcover di un libro a 20 euro e ha paura di rovinarlo portandolo in spiaggia, tra spruzzi d’acqua e sabbia, grazie all’ebook può stamparne qualche decina di pagine da leggere in queste situazioni di “pericolo”! Un bel libro merita di far sfoggio di sé nella libreria: perché si dovrebbe essere costretti a metterlo a rischio, con quel che costa?!
Io stesso posseggo libri pagati 80 e più euro, perfino uno che me ne è costati più di 200 (quello sulle armature del dottor Williams) e se si rovinassero sarei dannatamente arrabbiato! Se avessi gli ebook potrei fare delle “copie da combattimento” dei capitoli più interessanti per portarli in giro, sottolinearli, commentarli a margine ecc… a piacimento.
Se un lettore scopre un bel libro è naturale che voglia consigliarlo a tutti, ma è difficile che qualcuno lo legga davvero: deve comprarlo o deve riceverlo in prestito dall’amico o deve andare in biblioteca a cercarlo. Tutti eventi e difficoltà che allontanano il lettore dal momento della lettura.
Talvolta la lettura può risultare impossibile: “Cuore d’Acciaio” di Michael Swanwick secondo l’OPAC della Lombardia non risultava in nessuna biblioteca della provincia di Bergamo (…possibile?) e in vendita non si trovava più da nessuna parte (ho provato a ordinarlo su BOL e IBS più volte, e ogni volta mi sono trovato l’avviso dell’impossibilità di reperimento dopo qualche settimana!).
Non mi restava che eBay… e per mesi non è mai apparso!
Dopo parecchi mesi l’ho trovato, ma quando devo consigliarne la lettura a qualche amico di Bergamo sono costretto a prestargli la mia copia, che si rovinerà un po’ e di cui rimarrò privo per settimane o mesi, dato che non è possibile fare altrimenti!
Se avessi l’ebook potrei passarlo in un lampo a chiunque, diffondendo in pochissimo tempo questo libro ormai introvabile nelle librerie! E magari tanti, dopo aver iniziato a leggerlo, si metterebbero come avvoltoi a scandagliare eBay ogni settimana in cerca di un’offerta! Cosa che effettivamente un paio di miei amici stanno facendo…
Ma non ce l’ho un ebook di quel libro, quindi mi è impossibile farlo.
Possedere un ebook riproducibile, modificabile e comodo garantisce un’esperienza più “completa” che non possedere solo una singola istanza cartacea che si può rovinare, perdere o della cui lettura si può dover rinunciare per parecchio tempo per condividerla con qualcuno.
Gli ebook proteggono i lettori dalle calunnie.
Cory Doctorow è chiaro su questo punto e porta come esempio un commento estremamente aggressivo e polemico apparso su Amazon riguardo a “Down and Out in the Magic Kingdom“. Il commentatore molesto però scrive anche: «Scaricatelo gratis dal sito di Cory, leggete la prima pagina, e distogliete lo sguardo disgustati».
In pratica sta facendo pubblicità a Doctorow e, assieme, sta dimostrando l’onestà intellettuale di dire “io la penso così e se non siete convinti controllate pure alla fonte!”.
Un commento negativo può danneggiare le possibilità di vendita, ma quando l’ebook è gratuitamente disponibile (perlomeno uno o due capitoli di anteprima, se non tutto) il lettore può farsi un’idea gratuitamente prima dell’acquisto. I commenti negativi perdono gran parte del loro potere se il lettore può controllare da solo a costo zero e senza fatica, direttamente da casa!
Naturalmente questo avvantaggia per certo solo i libri ben scritti: se il libro è effettivamente una porcata (o perlomeno l’incipit è pessimo) allora l’anteprima in ebook potrebbe non essere in grado di aumentare le vendite.
Io un paio di libri dopo averne letto l’incipit ho deciso di non comprarli: facevano semplicemente schifo. In quel caso la scatola chiusa, facendo leva sulla mia curiosità, avrebbe reso più semplice la vendita che non farmi notare fin da subito che la merce era avariata.
Assaggiare le Mele della Narrativa
Faccio un esempio terra-terra. Tre contadini vogliono vendermi la loro cassetta di mele appena raccolte dall’albero. Sono tutte belle, tutte dello stesso tipo, tutte profumate e tutte allo stesso prezzo. Il primo contadino ti dice: «Compra le mie, guarda che belle che sono!». Se ho proprio bisogno di mele potrei anche comprarle, in fondo sono delle belle mele. Il secondo contadino però è più furbo e mi dice: «Assaggia una delle mie e vedrai quanto sono buone!». Io ne prendo una, bella come tutte le altre, l’assaggio e… CRISTO è una fogna! Dentro è marcia (o è dura o è totalmente insapore…)! Se dovessi comprare una delle due cassette sceglierei quella del primo contadino, perché di quella del secondo so per certo che la mela assaggiata era pessima (e quindi è probabile che lo siano anche le altre, dato che provengono dallo stesso albero) mentre di quelle del primo non so nulla né in positivo né in negativo.
Sto per comprare la prima cassetta di mele quando il terzo contadino mi dice «Aspetta! Non hai ancora provato una delle mie mele!». Con parecchia diffidenza prendo la mela a la mordo… gusto dolce, polpa farinosa come piace a me. Buona, davvero un’ottima mela!
Compro la cassetta del terzo contadino, speranzoso che la prima mela sia un buon indicatore per tutte le altre raccolte dallo stesso albero.
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Che peccato: sembrava proprio un’ottima mela prima di assaggiarla! |
L’unico contadino che ci rimette nel far “assaggiare” il prodotto è quello che ha portato un prodotto insipido o cattivo o perfino guasto. Io non voglio spendere soldi per una cassetta di mele insipide se posso avere allo stesso prezzo delle mele dolci!
Semplice, no?
E il contadino che non fa assaggiare le mele?
Quello è un contadino sospetto: se le sue mele sono buone è sciocco non dimostrarlo, vi pare? Il contadino dalle mele saporite sta vendendo cassetta dopo cassetta tutto il suo raccolto, rubando i clienti che tentennano prima dell’acquisto di fronte alla cassetta delle mele che non si possono assaggiare. Quando gran parte dei contadini non permettono di assaggiare le mele, quelli che lo fanno possono rubare loro gran parte dei clienti (vi dice niente “Neil Gaiman +40% delle vendite”?).
Ipotizziamo un libero mercato in cui tutti i contadini espongano le loro mele allo stesso modo e permettano di assaggiarle ai potenziali clienti. Alcune sono buone, altre ottime, altre eccezionali… qualcuna è insipida, qualcun’altra è cattiva, ma i contadini che fanno assaggiare mele cattive in poco tempo si troveranno con le cassette dell’invenduto prossime a marcire, buone solo da vendere con sconti fortissimi o come cibo per i maiali.
I contadini che non permettono di assaggiare le loro mele sono decisamente sospetti: chissà cosa nascondono! Magari le loro mele sono cattive se si vergognano tanto di farle assaggiare. Di certo non lo fanno per “vendere di più”, visto che pochissimi clienti le compreranno così, a scatola chiusa, quando tutto attorno è un trionfo di mele gustosissime. L’unico modo che hanno per venderle è abbassare notevolmente il prezzo rispetto alla concorrenza e sperare che qualcuno abbocchi, ma se poi si sparge la voce che, anche se economiche, sono pessime?
E se invece fossero ottime? È proprio stupido non sfruttare la qualità delle mele insinuando nelle mente dei clienti che siano “cattive” quando invece sono veramente buone!
I contadini che non fanno assaggiare le mele quando tutti gli altri lo permettono hanno vita breve, quasi quanto quelli che fanno assaggiare mele marce.
E se un contadino pagasse qualche cliente per diffamare un altro contadino? Magari promettendogli cassette di ottime mele in cambio di un po’ di cattiva pubblicità sul rivale. Poco importa: chi dovesse sentire le voci sulla cattiva qualità delle mele in vendita potrebbe assaggiarle appurando così se si tratta della verità o di menzogne e, nel caso sia cattiva pubblicità, sputtanare pubblicamente il colpevole: «Quelle mele non sono marce e pieni di vermi come dici sempre tu, ignorante d’un caprone! Corrotto! Idiota senza cervello!»
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Il Mercato delle Mele: se so quali sono le più buone perché dovrei comprare quelle cattive? |
In conclusione…
Ci sono mele di tipo diverso, non sono tutte identiche, e certi clienti preferiscono comprare un’ottima Stark Delicious piuttosto che un’eccellente Royal Gala o una saporita Fuji. Questioni di gusti: non tutti i tipi di mele attirano gli stessi clienti né soddisfano le stesse necessità, ma all’interno dello stesso tipo, sfruttando lo stesso canale di vendita, le mele migliori trionfano.
Ebook, pirateria e libri su carta
Abbiamo già visto gli innegabili vantaggi degli ebook come supporto ulteriore al libro cartaceo: è in grado di fornire servizi (copia e incolla, facilità di condivisione, comodità delle ricerche, possibilità di stamparlo a piacimento…) che sono impossibili per il libro di carta.
Ma l’ebook può avere anche un suo “mercato” al di là dell’uso come supporto al marketing del libro cartaceo? Molti, forti anche dei dati di vendita e di esempi simili nel campo musicale, sembrano convinti di si.
Partiamo analizzando i fatti reali, puri e semplici: si “piratano” sempre più libri, scannerizzandoli e fornendo online la versione elettronica degli stessi sui circuiti di P2P e simili. La qualità varia: dai pdf in cui le pagine sono “immagini” a quelli col testo vero e proprio ottenuto grazie ai programmi di OCR (Optical Character Recognition: riconoscimento ottico dei caratteri), che si può copiare e incollare come un qualunque altro testo.
Online si trovano senza problemi libri di ogni tipo: dalla narrativa italiana uscita da pochi mesi/settimane, ai manuali di informatica, ai libri di fisica generale II, fino ai manuali di combattimento medievale o ai libri di storia. Ho appena scaricato il formato .rtf di un librone dedicato alla vita quotidiana tra Rinascimento e Settecento. Chi poteva immaginarsi che perfino libri di questo tipo fossero disponibili?
Invece ci sono.
Se uno scrittore ha scritto un buon libro e sta vendendo abbastanza copie è CERTO che entro qualche mese la sua opera verrà scannerizzata e distribuita gratuitamente da qualche Fan o da qualche semplice fanatico della pirateria… o sarebbe meglio definirlo un “combattente per la libertà intellettuale”?
Gli ebook non sono una “possibilità”: sono una certezza.
È inutile discutere di “come fermare il fenomeno pernicioso della libera distribuzione dell’arte”, perché tra DRM e altre stronzate fasciste che vanno di moda in USA, si rischia solo di fare un macello che può distruggere alla radice le stesse democrazie occidentali, minacciando i diritti garantiti dalla Costituzione e tramutando “Grande Fratello” da scomoda presenza limitata (identificazione a radio-frequenza, controllo antiterrorismo del traffico internet, i Ninja che ti fissano quando non li vedi…) a certezza assoluta, degna dell’attuale Cina in cui anche gli SMS vengono controllati.
Una manifestazione “non autorizzata” in cui doveva partecipare la ragazza di un mio amico l’estate scorsa è stata fermata dalle autorità locali che hanno intercettato i messaggi dei partecipanti e hanno inviato a tutti i residenti del posto un avviso via SMS in cui si sconsigliava caldamente di partecipare, pena severi provvedimenti.
Cina: benvenuti nella vasca dei pesci!
È questo il futuro che i difensori del libro/copyright sognano? Pare proprio di si, visto quali sono i diritti della persona a cui sono disposti a rinunciare pur di proteggere il copyright nella forma attuale (non proseguo il discorso qui, non essendo attinente con l’argomento, ma consiglio di informarsi a chi ha tempo per farlo).
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| In questa stanza ci sono sei Ninja pronti a spiarti! |
Gli ebook “piratati” ci sono già e ci saranno nel futuro prossimo, sia che l’autore metta in vendita l’ebook del suo libro sia che non lo faccia. Ci sono perfino “collezioni” di ebook, come la “Biblioteca del Brivido”. Basta digitare [hyps] o Ebook Ita su eMule e si troveranno migliaia di libri in italiano, forniti in parecchi formati distinti (.lit, .rtf, .pdf ecc…) in modo da soddisfare ogni gusto! È inutile discuterne: chi vuole il libro elettronico gratis lo ha o lo avrà. Punto.
Ma questo non vuole dire che il cartaceo sia del tutto inutile!
La Steve Jackson Games vende i manuali di Gurps in pdf sul negozio e23, alcuni mesi dopo l’uscita del manuale nel formato cartaceo. Entro pochi giorni il pdf del negozio e23, perfetto, si trova nei circuiti di P2P e chiunque con eMule può scaricarselo gratis.
Eppure la gente continua a comprare i manuali, perché il cartaceo in certe situazioni, come il “gioco” in cui potresti trovarti lontano dai PC e dai portatili, è più comodo da far girare tra i giocatori e da utilizzare di quanto sia il formato elettronico.
Se tutti avessero un palmare che trasmette grossi ologrammi comodi da leggere come se fossero il manuale su carta, o se tutti giocassero con davanti un meno futuristico portatile, il libro di carta sarebbe inutile… ma per ora è ancora superiore all’ebook in queste specifiche situazioni!
La pirateria tramite ebook non uccide i libri. Sono solo balle inventate da certi editori e da certi scrittori resi ciechi dall’ignoranza e dalla fame di denaro. Dare i libri elettronici gratis addirittura aumenta le vendite del cartaceo, come abbiamo già visto! Dato che è certo che il libro verrà piratato sotto forma ebook, tanto vale che l’autore tagli le palle al toro fin da subito e ci faccia anche una bella figura da “innovatore” vendendo così più copie di prima: dare direttamente l’ebook gratis, facendo pubblicità alla cosa ogni volta che sarà possibile (interviste, blog…).
Non è difficile, se si collega il cervello qualche minuto per pensare alla questione.
Il Parere dell’Esperto
«La pirateria di testo soggetto a copyright su Usenet è qualcosa che succederà sempre più frequentemente, per la stessa ragione per cui la gente ha sempre fatto audiocassette da dischi e CD musicali e copie di videocassette comprate al negozio. In parte per avidità; in parte a causa dei prezzi di vendita alti; in parte per il desiderio di condividere “bella roba” (una motivazione spesso sottovalutata dalle vittime di questa “piccola pirateria artigianale”).
Andare immediatamente a parlarne su Defcon One affermando che questo tipo di pirateria è moralmente equivalente a rapinare minute anziane signore per la strada, rende piuttosto difficile superare quella posizione.
Negli anni settanta l’industria musicale affermava che “registrare da casa è uccidere la musica”. Non è difficile per nessuno constatare che la musica non è morta. Ma la credibilità dell’industria discografica sulla questione non è esattamente cresciuta».Patrick Nielsen Hayden,
vincitore del World Fantasy Award e del Premio Hugo, editor della TOR.
Potrei continuare ad allungare il brodo sulla questione “nuove tecnologie e pirateria”, tirando in ballo tante cose: la stampa di Gutenberg (La stampa a caratteri mobili ucciderà i bei libri di qualità fatti a mano! ); le Bibbie di Martin Lutero; o potrei dire che la forza della pirateria musicale non è tanto di poter fornire le tracce musicali più in voga al momento, ma di poter dare al pubblico quelle migliaia di canzoni che non passano più sulla radio da anni e che tanti amano; o potrei citare i musicisti che accusarono Marconi per l’invenzione della Radio che permetteva di “piratare” i loro brani diffondendoli senza alcun controllo (eppure la musica classica, l’opera, il teatro, i concerti dal vivo ecc… non sono morti a causa di Radio e Registratori come qualcuno voleva far credere!); infine potrei far notare che il 98% delle opere sotto copyright non stanno più facendo fare un soldo, per cui piratarle non danneggia proprio nessuno (vedesi il libro “Cuore d’Acciaio”, pressoché introvabile).
Insomma, ci sono tante cose da dire sulla pirateria e sul rischio ridicolo, anzi sul non-rischio, che rappresenta per il mondo del libro, ma tanto vale che le leggiate per esteso nel pdf di Cory Doctorow, no?
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Diffondere ebook piratati è un crimine! Chi pirata i libri è un criminale violento e merita un sacco di botte! |
Vendere gli ebook nonostante la pirateria è possibile?
A quanto abbiamo visto la pirateria degli ebook c’è già e gode di ottima salute, quindi già ora si può ragionare in termini di “vendita di ebook” sapendo che in brevissimo tempo il libro venduto verrà messo da qualcuno su eMule. Ok? Bene.
Eppure qualcuno gli ebook li vende già ora. E qualcun altro vende la musica su internet, nonostante si possano avere gli stessi brani gratuitamente da eMule! E, mistero dei misteri, ci sono milioni di persone in giro per il globo che comprano quegli mp3 che potrebbero avere gratuitamente scaricandoli da eMule!
Incredibile, nevvero? Eppure accade: quando il prezzo è basso l’utente viene stimolato nel suo “lato migliore” e può arrivare a “comprare” qualcosa che può avere gratis, sostenendo così il cantante/gruppo che ama (o almeno credendo di farlo).
A tutti gli effetti più che di un acquisto si tratta di una donazione volontaria!
E l’utente che compra la musica sul web non è l’ultimo degli allocchi che a malapena sa usare l’email! Se sa comprare la musica sarà in grado in pochi minuti anche di installare eMule e usarlo! Anzi, io ho amici che nonostante usino eMule comprano i brani musicali o perfino i CD dei loro cantanti preferiti. Io ho comprato alcuni videogiochi in originale (GTA San Andreas, Dark Messiah e vari altri) perché sapevo che erano belli e mi sembrava giusto sostenerli (e avevo la possibilità di buttare 40 euro senza alcun problema). Stavo anche per comprare The Witcher, dopo averlo giocato piratato, perché ho adorato quel gioco… ma la notizia dell’arrivo di una nuova edizione migliorata del gioco mi ha fermato: comprerò quella non appena uscirà su IBS!
La gente compra musica che può avere gratis, ma comprerebbe anche ebook?
Ho già la risposta, disponendo dei dati di vendita aggiornati, ma prima preferisco ragionare un po’ attorno al problema: che cosa può fermare la vendita degli ebook?
O il pubblico NON li vuole o il pubblico non li può usare: se il pubblico li vuole e li può usare, difficilmente non li comprerà!
Anni fa sapevamo che gli ebook non vendevano molto (diciamo al tempo in cui Doctorow pronuncia il suo discorso sugli ebook), per cui veniva il dubbio: non li comprano perché non li vogliono o perché non sanno come leggerli comodamente?
Effettivamente nel 2002-2005 non era agevole leggerli: molte persone non avevano dispositivi portatili adatti alla lettura e sarebbero stati costretti a leggerli sul monitor di un PC o di un portatile.
Ormai, invece, quasi tutti i giovani hanno la PSP (2004) o il Nintendo DS (2005) o dei cellulari con schermi enormi che navigano in internet o perfino dei palmari… tutti strumenti portatili che possono leggere gli ebook di qualche tipo come ulteriore funzione! Insomma, se volessero leggere gli ebook potrebbero farlo!
Non serve per forza, anche se sarebbe molto più comodo, un lettore ebook da 300 euro per leggerli. La domanda quindi diventa: ora il pubblico dato che può leggere gli ebook, li compra anche?
Sorprendentemente (ma neanche tanto, l’esempio del settore musicale è stato chiaro) pare proprio di si! Si vendono sempre più ebook, con un ritmo di crescita spaventoso!
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Vendita degli ebook negli Stati Uniti d’America, con stime al ribasso: maggiori dettagli presso questa pagina |
Negli USA le vendite degli ebook, considerando le stime al ribasso fatte nella pagina indicata (ininfluenti comunque dato che vogliamo ragionare in termini di crescita e non di valori assoluti), sono passate dai 5,79 milioni di dollari del 2002 ai 20 milioni del 2006 (+245% in sei anni) con un’ulteriore crescita a 33,8 milioni nel 2007 (+69% annuo).
E la corsa non si ferma: il primo quarto del 2008 segna un +34% rispetto al primo quarto del 2007!
Pare proprio che chi ha la possibilità di leggere gli ebook sia anche disposto a pagarli!
La stessa Penguin ha dichiarato vendite in aumento nel 2008!
Penguin has reported that e-book sales from the first four months of 2008 have surpassed the house’s total e-book sales for all of last year. According to the publisher, the spike is “more than five times the overall growth in sales, year-on-year, through April 2008.” Penguin Group CEO David Shanks said he attributed the jump, in large part, to the growing popularity of e-book readers.
Facciamo un caso misto “ebook – carta”?
Diamo un’occhiata alle statistiche di vendita de Il Codice DaVinci su Amazon (più è piccolo il numero meglio è).
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Hardcover Book Sales: 1
EBook for Pocket PC: 3
EBook for Adobe Reader: 179
Audio CD: 318
Audio Cassette: 1,126
Mass Market Paperback: 1,575
Large Print for the visually impaired: 1,918
L’ebook vende e vende parecchio: non bene come l’edizione con la copertina rigida, ma vende meglio di tutto il resto! Non so quanto siano precisi questi dati di Amazon, ma diamine: significano qualcosa!
Ma gli USA non sono da soli un valido esempio: osserviamo altri due paesi altamente tecnologici, se non perfino superiori da questo punto di vista, come Corea del Sud e Giappone.
In Giappone le vendite di ebook e manga sui cellulari sono passate dai 14 a 58 milioni di dollari nel 2006 (+331%), mentre le vendite di ebook “non per cellulari” sono salite da 41 a 68 milioni di dollari (+69%, in valore assoluto un successo che sorpassa perfino quello USA!). Non ho al momento i dati del 2007 o di inizio 2008, ma nell’articolo si prevedevano vendite per 99 e 79 milioni di dollari (rispettivamente ebook per cellulari e altri ebook).
L’articolo dell’Economist -disponibile solo per gli abbonati- è di qualche mese prima, ma trasuda anche lui ottimismo fin dalla preview!
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| Una tipica scena di vita quotidiana giapponese |
In Corea del Sud nel 2006 l’espansione del mercato degli ebook era tanto forte da far ipotizzare un +220% (144 milioni di dollari) nel corso dell’anno! Non ho idea di quanto abbiano venduto nel 2007, ma il clima che si respirava attorno agli ebook era tutt’altro che negativo!
Gli ebook si possono vendere (anzi, già si vendono sempre di più!), nonostante la pirateria (che non si può fermare senza enormi danni alla nostra privacy e limiti dittatoriali alla nostra libertà), e non è escludibile a priori l’idea di dare i pdf gratuitamente e poi richiedere in caso di gradimento il pagamento. In fondo il modello della musica comprata “nonostante si possa scaricare senza problemi” non è diverso per il cliente da una donazione vera e propria. Se lo fanno per supportare i musicisti perché non dovrebbero supportare gli scrittori?
Perché scrivono male? Se scrivono male che crepino, cazzo, non meritano di venir pagati! Chi scrive bene (Gaiman? Doctorow? Tanti altri…) invece non avrà troppi problemi a costruirsi una solida base di fan.
Gli ebook possono dare enormi vantaggi sia agli scrittori che ai lettori, perfino al più infimo livello (quello attuale) di “ebook come mezzo di marketing pro-libro di carta”. E anche gli editori (o gli scrittori che si autopubblicano) vendendo ebook direttamente potranno evitare i Distributori e i Librai.
E se anche i soldi non fossero molti, chissenefrega, no? Già ora la maggior parte degli scrittori non vive di scrittura: scrivere è una cosa che si fa principalmente per passione, come il Body Building o il pugilato senza protezioni, poi se capita il guadagno tanto meglio!
La soddisfazione di essere amato e stimato da molti fan per le proprie storie, anche se i soldi dovessero essere pochi (ma se hai molti fan non saranno pochissimi: guardate le donazioni ai server di fansub e roba piratata!) è già di per sé una enorme ricompensa!
O per caso a certi “scrittori” non frega niente della scrittura e sperano solo di produrre porcate a caso e avere una botta di culo in stile Licia Troisi?
Io guarderei con ottimismo al futuro della narrativa. E voi?
Un salto in libreria!
Scritto da Il Duca Carraronan il 01 lug 2008 | Categorie: Fantasy, Libri, Riflessioni
Vi avevo detto che avrei aggiornato più spesso…
Ho mentito.
No, ok, avevo l’intenzione di farlo, ma poi con tutto il porno arretrato e le seg… le riflessioni sulla scrittura creativa da fare, non ci sono proprio riuscito. Rimedierò da ora in poi. Forse.
Ma passiamo ad altro.
Alcuni giorni fa mi trovavo all’Orio Center in cerca di ragazzine da mol… uh, in cerca di immigrati da mangan… insomma, per comprare un DVD Recorder e non mi sono fatto sfuggire l’occasione di visitare le librerie disponibili!
Il Fantasy non manca o meglio, non mancano i libri catalogati come Fantasy! E, soprattutto, non mancano le opere di giovani autori italiani. Giovani Autori Italiani. GAI?
Ma lasciamo perdere le sigle bizzarre per un istante e torniamo all’argomento originale: i libri fantasy.
Quando entro in una libreria per prima cosa punto alla zona dei libri di storia. Talvolta capita che ci sia un bel libro che altrimenti non avrei mai notato, come quello di Quataert sull’Impero Ottomano. Quando ho comprato quel libro la cassiera mi ha detto “ma lo ha ordinato?” e io “no, l’ho trovato nello scaffale dei libri di storia, c’era una copia sola…”.
Che domanda strana! O quel libro era stato ordinato da qualcuno ed è finito per sbaglio sullo scaffale oppure qualche pazzo è entrato nel negozio e l’ha abbandonato lì, per il gusto di confondere le idee agli addetti.
Probabilmente poche ore dopo è arrivato un professore depresso, uno di quei signori di mezza età che anno dopo anno insegnano Storia e Filosofia ad adolescenti sempre più istupiditi, magari lamentandosi che “ai suoi tempi l’occupazione era un’altra cosa e chi era comunista ci teneva ad essere il migliore della classe“, e si è visto rispondere “non è ancora arrivato, ci siamo sbagliati: le telefoniamo noi non appena arriva!“.
E forse la sera stessa si è tolto la vita a colpi di ferro da stiro.
Pazienza. Non ne sentirò la mancanza.
Tornando al discorso di prima: dopo aver controllato i libri di storia, i romanzi storici e i thriller, faccio sempre un salto nella zona Fantasy/Fantascienza. Sempre: che sia alla Feltrinelli, alla Giunti, alla Galleria del Libro o dove diavolo mi trovo. Mai farsi scappare un controllino in quella zona, anche quando non intendo comprare nulla! Ormai acquisto solo a colpo sicuro: prima mi leggo l’incipit da qualche parte, così vedo se l’opera mi attira, e solo dopo caccio fuori i soldi.
La prima sensazione è di essere capitato nella zona per ritardati della libreria: i libri hanno tutti copertine molto colorate, spesso con personaggi in posa plastica e titoli di rara idiozia. In particolare quelli della Armenia su D&D. Atroci.
Uno si ferma a guardarli e si sente deficiente. Poi ne apri qualcuno per dare un’occhiata ai contenuti e senti addosso gli sguardi di compassione dei “normali”, che passano e scuoteno la testa. Un bambino da qualche parte ti indica e grida “Mamma, guarda, un signore che legge libri per bambini!” – “Paolo, quante volte ti ho detto di non insultare le persone svantaggiate!“.
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| Aaahhhh… Faaantasy! Faaantasy! Aaaahhh… |
Una rapida occhiata alle copertine mi fa venire voglia di allontanarmi subito, ma resisto! Dietro all’ennesima copertina costruita per richiamare i ragazzini lobotomizzati potrebbe nascondersi un bel libro. No.
Quando ero un ragazzino e non c’era così tanto fantasy in giro come ora, beh, mi sentivo lo stesso un cretino a sostare di fronte a certe copertine dementi. Non so se questa sensazione l’abbiano anche gli adolescenti di oggi, ma io l’avevo. E non ero il solo. Non so quanto aiuti le vendite far sentire deficiente chi osa avvicinarsi alla narrativa fantasy.
Ma forse sono solo io che la penso così… e quel signore che ha appena schifato lo scaffale del fantasy, girandoci dietro dove si trovano fantascienza e horror… e quell’altro ancora, con lo stesso sguardo.
Ma probabilmente ho io i gusti difficili (e pure questi altri tizi che vedo sempre fare certe facce). Sarà!
BOX Inutile: I miei Gusti in fatto di Copertine!
A me piacciono copertine semplici, poco chiassose e che non sembrino troppo la confezione di un videogioco. Magari con colori scuri, non con tinte accese da libro per bambini a cui si è conficcata una pertica di liquirizia nel deretano. Questa come regola generale. Non dico che siano belle in assoluto, ma attirano la mia attenzione senza disgustarmi. Sono belle per me.
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Queste mi piacciono. Hanno una certa sobrietà, colori poco brillanti/accesi. Non fanno pensare per forza a dei libri per bambini. Hanno una loro dignità, insomma. Le copertine della Trilogia di Magdeburg mi piacciono tutte e tre. Quella delle Torri di Cenere non c’entra niente con i racconti, ma è bella, sobria, opaca. Attira lo sguardo senza offenderlo. Perfino quella della Lama del Dolore non mi dispiace: un singolo oggetto in mostra, poche tonalità.
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Queste tre invece mi fanno schifo. Sento il cervello scivolarmi fuori dalla orecchie al solo guardarle. La prima (L’Arcimago Lork) fa pietà, ma è anche la più “vecchia” e anni fa gli editori non spendevano mezzo sputo per fare un lavoro decoroso. Le copertine dei LibroGame edizione EL erano molto migliori.
La seconda è dell’ultimo libro delle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco, uscito per Mondadori (in realtà è il secondo pezzo del libro originale in inglese) con il titolo Il Dominio della Regina e non solo è brutta, ma non ha nessuna correlazione con il contenuto: perlomeno le altre orribili copertine di questo ciclo avevano gente in cotta di maglia, elmi o cose simili… non c’entravano un tubo, ma avevano un minimo di coerenza medievaleggiante. Questa diavolessa con la falce che cazzo ci fa là?
Un velo pietoso sulla copertina di Bryan di Boscoquieto, con il ragazzino tanto fiko e kattivo in piena vista e tutto quel rosso: siamo in pieno campo delle “copertine da libri per bambini”. Non le Zopporto! No! Levatela da lì!
Ci sarebbe da citare anche quella de I Troll di Christoph Hardebusch che è un’opera di rara cretineria grafica.
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Queste ultime invece mi lasciano interdetto. Non mi piacciono molto, ma nemmeno mi fanno schifo. La copertina delle Cronache del Mondo Emerso ha un disegno molto bello, il volto di Nihal realizzato da Barbieri è un lavoro eccellente, ma questo primo piano così, con la ragazza dai capelli blu e il tatuaggio in faccia non mi suona benissimo come copertina. Bella fica la Nihal, si, mi viene proprio voglia di farmela, ma avrei preferito una scena più vasta o magari lei di profilo, che non fissi direttamente il lettore, con un’immagine dall’altezza dei capezzoli alla fronte. Un effetto simile, ma molto più marcato (tanto che la considero una brutta copertina per un libro nonostante il bellissimo disegno), me l’ha fatto quella della Ragazza Drago, sempre disegnata da Barbieri, dove la bella rossa con la maschera mi fa pensare a quelle ragazze insicure che nascondono il volto nei porno amatoriali. E anche lei me la farei, ah se me la farei!
La copertina della Rocca dei Silenzi è sobria, pure troppo, con quel grigio deprimente che non entusiasma e l’edificio stesso che non mi evoca sensazioni o immagini particolari. Al più mi viene da pensare che abbia bisogno di un restauro e, dati i nuvoloni, potrebbero esserci infiltrazioni d’acqua spaventose di cui occuparsi. Non è brutta, ma nemmeno invogliante. Di certo è molto migliore di quelle dei tre libri precedenti di Andrea D’Angelo, ma ci vuole poco!
Infine abbiamo la copertina del Segreto dell’Alchimista di Antonia Romagnoli. Buon mix di colori, ma il soggetto, un banale amuleto, non mi dice niente. Come oggetti preferisco di gran lunga la bandiera stracciata o la sciabola con l’elsa scolpita o il cannone indiano pesantemente decorato (lo facevano davvero!) che appaiono sui libri di Sharpe. Sono oggetti che stimolano maggiormente la mia fantasia: mi fanno pensare a conflitti, gente squartata e avventure erotiche di una notte con galline e mucche nelle stalle!
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I libri di autori italiani non mancano, dovunque vada. C’è il libro della Romagnoli, quello di Ghirardi, quello della Strazzulla, decine e decine di copie di quelli della Troisi, c’è quello di Marco Davide ecc… ecc… c’è di tutto e di più. Insomma, la tanto decantata esterofilia degli italiani io non la vedo: se i libri vengono esposti e continuano dopo settimane o mesi a venire esposti è perché vendono e quindi gli italiani li comprano.
Anche online i discorsi sono sempre stati più spesso sul genere “compriamo alla cieca per supportare gli italiani” (in particolare quando pubblicò la Troisi) che non “italiano = cacca pupù“. Se ora qualcuno inizia a dubitare davvero dei libri italiani è per la troppa merda pubblicata da pessimi editori senza scrupoli e da pessimi editor senza competenze professionali, non certo per un odio ancestrale nei confronti del fantasy scritto dai connazionali.
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| Ecco cosa avete fatto! Perfino Skeletor piange! |
E c’è un libro, quello della Strazzulla, “Gli Eroi del Crepuscolo“, che mi turba parecchio: in tutte le librerie in cui sono andato l’ho trovato bello incelofanato (tutte le copie disponibili sigillate!), come se non volessero farlo vedere al possibile acquirente. E nessun altro libro di narrativa lo era, né tra i fantasy né tra i thriller e nemmeno tra la fantascienza o le ultime novità o la zona “best seller” o tra le altre stupide categorie.
Ah, una nota curiosa: alla Feltrinelli dell’Orio Center, perlomeno quando sono andato io, le copie degli “Eroi del Crepuscolo” non erano tra i Fantasy, ma tra i “libri per ragazzi” (per bambini, se tradotto in italiano meno ipocrita). LOL! E ho visto un bambino di nove-dieci anni prenderlo, girarselo tra le mani con perplessità (era incelofanato, ovviamente!) e riporlo con sguardo interrogativo per poi chiedere alla madre “Ma perché è chiuso?” (o una cosa simile, non ricordo la frase esatta).
Questa storia degli Eroi nel Cellophane la sto leggendo ovunque, forum e blog vari, e mi sta venendo il sospetto che sia veramente difficile trovarlo aperto da qualche parte.
Ma all’Einaudi hanno paura che se qualcuno ne legge due righe dopo non lo compra?
Ma che cazzo di bassissima stima della loro autrice hanno?
Se fossi la Strazzulla io mi incazzerei. Ma forse lei è troppo gentile per incazzarsi. Dai video non mi dà l’impressione di essere molto aggressiva, ma chi lo sa. Magari quando le girano le pa.. ovaie tira fuori un pugnale e scanna barboni.
Credo che mi piacerebbe parecchio uno scrittore/scrittrice così.
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L’ultimo capolavoro Fantasy italiano! Correte a comprarlo! Perché? Perché Si! |
Sarò uno scemo senza competenza alcuna in ambito di marketing (o come si chiama), ma francamente mi pare controproducente sigillare un libro con l’unico scopo di evitare che il possibile l’acquirente possa sfogliarlo e comprarlo. A meno che uno non parta dal presupposta che leggerne qualche riga potrebbe danneggiarne le chance di vendita, come già detto prima. Non riesco a capire se all’Einaudi gli addetti al marketing (o come si chiamano) siano dei cretini o siano dei Geni del Male.
Se scacciano il pubblico sigillando il libro allora venderanno meno di quanto potrebbero senza il cellophane (20 euro sulla fiducia?), e se il libro fa davvero tanto schifo da non dover essere mostrato allora venderà meno di quanto venderebbe se fosse decente: in ogni caso non mi pare un grande affare per loro.
Vabbè, questo piccolo aggiornamento termina qua. Avevo voglia di condividere il mio pessimo gusto in fatto di copertine e la mia sensazione di essere cretino quando guardo lo scaffale del fantasy. Però non aver potuto leggere in libreria l’incipit degli Eroi del Cellop… Crepuscolo mi ha stimolato ancora di più a completare quell’articolo sull’importanza dell’Incipit promesso più di un mese fa. E i prezzi di copertina, belli alti, mi hanno fatto pensare di dedicarci un articolo, sfruttando i dati e le considerazioni fatte da Maremmi nella sua Agenda dello Scrittore.
Alla prossima!




