Due spumanti dolci a pochi euro per Natale
Scritto da Il Duca di Baionette il 24 dic 2012 | Categorie: Enogastronomia, Signorine e Galateo
Con questo articolo apro una nuova sezione dedicata all’enogastronomia.
Da alcuni mesi ho iniziato a interessarmi ai vini, in particolare agli spumanti. Da quando ho cominciato a interessarmi e a studiare, sia da solo (leggendo libri dedicati, seguendo siti di settore, comprando bottiglie da provare e frequentando degustazioni) che tramite il corso organizzato da AIS Lombardia, di cui parlerò in un post futuro, mi è capitato più volte di dare indicazioni per gli acquisti agli amici, in base ai gusti che riuscivo a decifrare chiedendo i frutti preferiti e ai vini che avevo potuto assaggiare per potermi orientare di prima persona su “cosa sa/odora di cosa”.
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| Gewürztraminer: di norma sa di litchi (foto) al naso e in bocca, ma se non avete mai assaggiato i litchi una buona descrizione è “qualcosa di delicato e dolce, a metà tra una banana e una pesca gialla”. Può ricordare un po’ anche l’ananas. In bocca è spesso un vino morbido, che scorre come una carezza vellutata, con una illusione di dolcezza senza essere dolce. |
Non ho mai suggerito prodotti che non avessi provato o che non fossero dello stesso tipo di quello provato, nel caso di vini con certe caratteristiche aromatiche tipiche del vitigno “sicure”, come in un Passito di Pantelleria, in un Moscato Spumante o in un Gewürztraminer. Il problema principale è che consigliare grandi vini o comunque ottimi vini di un certo tipo è facile se si possono spendere 20-30 euro, così magari consiglio direttamente quelli provati con gran piacere al corso (quasi 40 tra vini fermi e spumanti), ma se si tratta di consigliare vini con un prezzo più normale, magari ad amici in ristrettezze economiche, bisogna trovare ciò che non solo è buono, ma che costi meno di quanto vale. Discorso valido anche per me, perché anche se non ho problemi economici non ho nemmeno il denaro che mi esce dal sedere. Sfortunatamente la Ginecologia Morale è una scienza difficile in cui affermarsi!
Non è facile consigliare. Di vini sugli 8-10 euro buoni ce ne sono tanti (quasi tutti) e perfino alcuni molto buoni. Come disse un professore al corso: un 8-10 euro deve essere buono, ma se è fine è meglio, mentre un vino a 30 euro “se non è fine mi incazzo” (cit.). Però se scendiamo verso le fasce di prezzo più comunemente acquistate (1-3 euro), talvolta le uniche presenti in supermercati più orientati ai prezzi economici, di vini mediocri appena bevibili ce ne sono tanti anche senza scomodare il Ronco nel cartone pastorizzato a 90 gradi.
Se uno compra una dama di vino normale da 0,60 euro al litro, quando il latte fresco (che si produce in un giorno, mentre il vino in un anno) ne costa 1-1,60, sa di trovarsi davanti un prodottaccio che ha subito così tanti compromessi di produzione e allevamento della vite da essere “consumabile solo dopo la cottura”, come acqua di un torrente con la carcassa dentro. A cuocerlo invece va benissimo, ma per cuocere il cibo nel vino va bene anche un avanzo di bottiglia che si è ossidato dopo una settimana (ecco: non scolateli nel lavandino se li fate rovinare, usateli per cucinare la carne al posto dell’olio).
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| Ronco San Crispino: contro un vino ossidato dopo due settimane dall’apertura, vince. Con i vini sani meglio non competere. E vi invito ad ammirare le confezioni mini da 0,25 stile succo di frutta: meravigliose! |
Però se uno compra un vino o uno spumante a 3-6 euro, quindi un prezzo ben superiore, non sa mai cosa potrà trovarsi. Di norma i vini veri ormai non sono mai “cattivi”, a meno di guasto della bottiglia stessa, grazie all’evoluzione raggiunta nel settore, però rimane il dubbio: sarà passabile o sarà buono? Sarà più che buono? È passabile, ma proprio non fa per me questo tipo di vino?
Se l’amico chiede “Consigliami un rosso decente, per portarlo a pranzo da un amico” cosa dirgli che sia facile da trovare, sia un prodotto che piace a molti e costi poco? Ormai lo so: se l’unico parametro è questo, un bel Nero d’Avola del siciliano Rapitalà: un vino che riscuote sempre più successo di un produttore che tiene al proprio nome e mantiene bassi i prezzi senza sacrificare troppo la qualità.
Natale e Capodanno, quando gli italiani fanno “pop”.
Capisco lo smarrimento di chi si trova a guardare vini le cui etichette non dicono nulla, o dicono perfino cose sbagliate (certi vini dolci spacciati come “a tutto pasto”), pieni di nomi che non significano nulla a chi non li conosce “di assaggio”. Dolce? Brut? Moscato? Cuvée? Trento Doc o Franciacorta Docg? Ci si trova a guardare un moscato spumante dolce Duchessa Lia a 2,59 euro e a fianco un Asti Docg spumante dolce di Martini & Rossi a 4,29 euro e chiedersi: cosa cavolo cambia? Butto solo un euro e mezzo in più o li merita? Idem di fronte a un Brachetto d’Acqui Araldica in offerta col 50% di sconto, crollato da 9,90 euro a 4,95 euro: sarà buono o lo sconto è sospetto? E quante offerte di prosecchi e di spumanti brut!
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| Moscato dolce di “Duchessa Lia”, Asti Docg spumante dolce di “Martini & Rossi”, Moscato spumante dolce di “La Versa”: chi è il terzo incomodo dozzinale accanto a due ottimi prodotti economici? |
Se per scegliere la bottiglia di Capodanno ancora c’è tempo, per Natale ormai mancano 24 ore. Cosa comprare oggi da abbinare al panettone o in generale ai dolci per il cenone o per il pranzo di domani? Io dico, e sarò ottocentesco nel dirlo, che a Natale, col dolce, ci vuole uno spumante dolce. Magari di quel vitigno aromatico che tanto ha dato alla storia spumantistica del Piemonte, il moscato bianco. Anzi, un bello spumante dolce fa allegria e accompagna tutto il periodo natalizio.
Chissà quante fanciulle, nelle case addobbate a festa, lasciano scorrazzare e giocare i coniglietti per le stanze, senza badare nel clima festoso alle buone maniere e senza assillarli con lo studio, magari prendendoli in grembo e imboccandoli a merenda con crema Chantilly, facendo loro sorseggiare un dito di moscato spumante dolce dolce per poi guardarli mentre leccano fino all’ultima goccia nel bicchiere e fanno saettare la linguetta sui baffi, tutti felici.
Ecco i miei consigli da supermercato: Moscato spumante dolce La Versa e Asti Docg spumante dolce “Sigillo Blu” Martini & Rossi. Due prodotti diversi che meritano entrambi di essere provati. Si trovano entrambi a prezzo contenuto: meno di 5 euro a prezzo pieno, meno di 4 euro con le offerte natalizie (mi pare 3,59 l’Asti Docg e 3,79 il Moscato). Cercherò di trasmettere le sensazioni in termini che siano il più possibile comprensibili soprattutto a chi non beve mai o quasi mai: chi beve li conoscerà già di certo o saprò inquadrarli a priori senza problemi.
Tra i due il mio preferito è il Martini. Più complesso e intenso del La Versa, più ricco di sensazioni, seppure simile (quasi indistinguibile al degustatore occasionale) grazie al grande vitigno da cui nasce e al metodo Martinotti (fermentazione in autoclave) che valorizza al meglio i sapori del moscato bianco spumantizzato.
Il Sigillo Blu è uno spumante con un bel colore più dorato che paglierino, luminoso, cristallino, in cui si riflettono bene le luci. Il perlage, ovvero le bollicine, sono numerose e durano per parecchi minuti, anche se la grana non è straordinariamente fine: un buon mix di piccole bolle e bolle a punta di spillo, in gioiose catene. Ora il punto forte, l’aroma: di buona intensità e con un bouquet abbastanza complesso, che si apre con eleganza e finezza facendo provare in sequenza blandi sentori floreali generici con una punta di agrume, il fruttato tra la banana e la pesca (facilmente percettibile) e quella nota erbacea di sfondo del vitigno aromatico che non so mai definire con certezza “salvia” o “muschiato”.
A berlo non scalda molto come alcool (7,5% appena, è leggero), ma ha una bella morbidezza e densità minerale, direi “cremoso” come se si aprisse appena passate le labbra in una larga spuma che invade e accarezza il palato. È dolce senza essere troppo dolce: adatto a chi ha gusti ottocenteschi, ma senza il rischio di offendere il palato delle persone più normali. In più è fresco, ovvero dotato di acidi quanto basta a stimolare bene la salivazione. Quando si ingoia arriva una punta amara di mandorla, la nota finale che con un cambio repentino, seppur lieve, dalla dolcezza all’amaro dona un tocco di serietà e di complessità. Molto apprezzata!
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| Le bollicine del Moscato “La Versa”, alcuni minuti dopo averlo versato. |
Passiamo al Moscato spumante dolce di La Versa.
Da il classico moscato bianco spumantizzato piemontese del consorzio Asti, eccoci alla sua versione dell’Oltrepo’ pavese, da una cantina seria e famosa come La Versa.
Cosa dire se non che è prodotto eccellente, pur nella sua diversità?
Il giallo paglierino è tenue e cristallino, quasi trasparente come un velo, privo dei riflessi dorati precedenti. La spuma forma belle catene lunghe e non prive di alcune bollicine a punta di spillo che durano parecchi minuti dopo averlo versato (credo dieci almeno, poi l’ho bevuto). Punto forte la spuma: dura pochi secondi meravigliosi in cui forma una crema bianca, densa, che si dissolve assumendo rotondità da nuvola. Da ammirare.
Al naso somiglia all’altro moscato: l’erbaceo del muschiato tendente alla salvia, i fiori bianchi generici che dominano sul fruttato, dando una sensazione in cui i ricordi di tenue pesca e banana (quasi litchi?) sembrano più parte dell’aroma floreale che non indipendenti, il tutto coronato da un sentore agrumato di fiori d’arancio che ho faticato a riconoscere per via della mia inesperienza, ma quando l’ho scoperto poi è stato sufficientemente chiaro al naso. Questo maggiore sentore d’arancio pare dipenda dal moscato bianco locale, che ha questa sfumatura ulteriore rispetto al tipico moscato piemontese. Sfumatura deliziosa, a mio avviso.
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| La spuma del Moscato “La Versa” appena versato, ben 24 ore dopo l’apertura. |
Dolce in bocca, ma come nell’altro caso è un dolce che si sente bene senza essere eccessivo (100 grammi di zucchero per litro, come nelle classiche bevande gassate). Molto lontano dallo stucchevole. Domina su tutto la morbidezza, la cremosità di un vino ampio che si apre in bocca e la invade con gioia. Le molte bollicine visibili, avvolte nella dolcezza, nella morbidezza, nella buona mineralità, diventano appena un gentile solletico sulla lingua. Per chi ama bollicine un po’ più forti, ma pur sempre delicate, meglio il Sigillo Blu precedente. Nessuna nota finale: dolce inizia, floreale e un po’ fruttato, e dolce finisce.
Altra pecca rispetto al Sigillo Blu: l’intensità dei profumi è inferiore e questo è un peccato, data la buona complessità e la più che adeguata eleganza.
E ora la pecora nera.
Ahimè, ora l’inglorioso confronto con il moscato spumante dolce di Duchessa Lia (2,59 euro), marchio che mi faceva simpatia a priori e che comunque non fa schifo, ma per neanche due euro in più è meglio comprare bottiglie ben superiori!
Colore giallo paglierino, meno cristallino degli altri due, ma comunque adeguato.
Il profumo è più intenso e aggressivo che nell’Asti, ma è meno fine e complesso: è come una ragazza di strada, mezza nuda, che avanza spingendo su il seno con le mani, mentre le altre due erano graziose signorine abbottonate fino al collo che sorridevano timidamente. Domina su tutto una sensazione di frutta esotica (banana?) abbinata alla pesca, con dei fiori gialli sullo sfondo. Erbaceo o altri aromi, non pervenuti. Potrebbe essere un succo di frutta frizzante alcolizzato.
Spuma e bollicine ci sono, ma niente che meriti una nota positiva particolare. In bocca è dolce, molto poco caldo (6,5% di alcool, leggero), morbido, non altrettanto fresco quanto l’Asti e molto meno minerale/sapido di entrambi. Meno consistente, più “acquoso”, per capirci. Probabilmente dipende dai compromessi di produzione che hanno privilegiato il numero di grappoli e acini rispetto alla densità di sostanze estratte dal terreno per singolo acino.
Uno spumante di struttura debole, meglio al naso che in bocca, dotato di una semplicità estrema e di un dolcezza troppo dominante che fanno stancare in fretta. Un calice l’ho bevuto volentieri e ho pensato che ne avrei bevuto volentieri un altro a sera, ma non mi veniva voglia di berlo subito. Con i due precedenti mi sarei scolato in allegria una magnum senza battere ciglio (e chiedendo magari una jeroboam da 3 litri per la volta dopo).
Non vi perdete niente a non provarlo.
Felice Natale e auguri con una coppa di Asti spumante!


















