LeRire_150bSteamCamp 2013, è stato un successo: l'Ottocento come base per fare Steampunk e lo Steampunk come modo per riscoprire l'Ottocento. Conferenze, mostra, mercatino, laboratori di moda e di fumetto.
Tornerà ANCORA!

Un video vintage perché sono vecchio dentro

Scritto da il 23 giu 2009 | Categorie: Conigli, For The Lulz, Riflessioni, Steamfantasy, Steampunk

Sono vecchio dentro.
Mi piace l’Ottocento e mi piace il mondo non oltre la Seconda Guerra Mondiale. Meglio ancora se precedente la Prima. La mia idea di fantasy ideale è uno Steampunk Fantasy (o Steamfantasy, scegliete voi il nome che è uguale) con una ambientazione fantasy ispirato al nostro mondo di fine Ottocento – inizio Novecento, ma con un sacco di roba bizzarra Fantasy ficcata dentro e anacronismi tecnologici Steampunk tipo corazzate terrestri, golem da combattimento a vapore con o senza pilota, aeronavi molto più grandi dei veri Zeppelin e con una notevole capacità di carico per gas tossici, truppe e bombe con cui salutare i “selvaggi” delle colonie.
Elmetti chiodati, baionette, fucili bolt-action, armi chimiche e mostri tecnomagici a vapore. E le porno fatine tossicodipendenti: Angra lo sa che da più di un anno sono la mia fissa.
Questa più o meno è come era venuta la mia ambientazione da un annetto a questa parte, nel suo secolo e mezzo circa di sviluppo coperto, partendo dall’equivalente di un 1840 piuttosto realistico fino ad arrivare allo Steampunk Fantasy pompato al massimo (con perfino tendenze tecnologiche Dieselpunk) che mi piace un casino.

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Ma è tutta roba old.
Penso ancora agli Imperi, a come era bello il mondo prima della Grande Guerra.
A come era più bello prima che il sogno si infrangesse e la borghesia incontrasse la sua strana morte.
Rimpiango quando i negri stavano al loro posto, assieme alla feccia araba, e le nazioni bianche si spartivano un mondo che era ed è loro per Diritto di Nascita: i selvaggi possono occupare le loro sporche terre De Facto, ma De Iure solo le nazioni bianche discendenti dall’Impero Romano ed eredi del diritto romano possono governarle. E prima o poi ce le riprenderemo.

Sono vecchio dentro. Mi piace la roba di un secolo fa.
Quindi ecco un video vecchio dentro, proprio come me.

Aspetto che arrivi via posta il mio elmetto chiodato.
Ritorneremo!

Filmato Rabbit Weird: “Bunnies in Space”

Scritto da il 21 giu 2009 | Categorie: Conigli, Rabbit Weird

Non resisto, devo postare questo bellissimo video. Mi è appena arrivata la notifica da Disapproving Rabbits, uno dei siti sui conigli che preferisco. È un classico video Rabbit Weird. ^_^

Cos’è il Rabbit Weird? Senza effettuare l’analisi vera e propria (è qualcosa che affonda le sue radici nei secoli passati e i cui stimoli evocativi si possono trovare in Bosch e in Mantegna e un precursore nel Bianconiglio di Alice) posso fornire questa definizione sintetica: se ci sono conigli per il gusto dei conigli e senza motivo che ci siano, questo è un elemento Rabbit Weird. E se questo elemento Rabbit Weird è un elemento importante della storia/immagine/video e l’effetto risulta bizzarro, allora è Rabbit Weird.

Motto del genere: Abbandonarsi al Conigliesco / Abbracciare il Conigliesco.

Qualche esempio
1) “La collina dei conigli” non è Rabbit Weird: quei conigli, per quanto la storia sia fantastica, non sono completamente bizzarri o fuori posto. Al più si può considerare uno Stimolo per il moderno Rabbit Weird (mi sento molto VanderMeer a dire queste cose!).
2) La Battaglia della Somme con i tedeschi interpretati da conigli grigi e gli inglesi da conigli marrone è Rabbit Weird: non c’è nessun motivo per mettere dei conigli in uniforme al posto degli umani ed è di certo un elemento importante virato al conigliesco!
3) La Londra del 1835 con le carrozze trainate da conigli invece che da cavalli, non è Rabbit Weird: l’elemento della carrozza in sé è Rabbit Weird, ma se questo elemento secondario è l’unica “anomalia” allora non è sufficiente per poterlo definire Rabbit Weird.
4) Quattro. Quattro è tutto, quindi è anche Rabbit Weird.

Definizione alternativa, in particolare se l’elemento conigliesco fa parte di una divergenza tecnologica, sul modello di Clockpunk o Dieselpunk o simili (tecnologia a base di conigli e/o a forma di conigli): Bunnypunk.
^____^

Esbat di Lara Manni

Scritto da il 19 giu 2009 | Categorie: Fantasy, Libri

Questa non è una recensione. Io non so fare recensioni, prevedono troppo sforzo e troppa organizzazione: preferisco dare un parere sul libro senza farmi ulteriori problemi. A chi non è d’accordo che si possa dare un parere personale su qualcosa fino a qualche giorno fa avrei consigliato un bel trasferimento in Iran, ma pare che neppure lì siano così tanto bravi a tenere a freno la libertà di espressione. Peccato.

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“Esbat” di Lara Manni.
Feltrinelli, 2009, 276 pagine.

Io sono una persona semplice e ragiono in modo semplice.
Per me i fatti contano più delle chiacchere e Tolstoj faceva la cacca dal culo come tutti gli altri. E un romanzo che voglia essere buona narrativa vale per quello che suscita nel lettore.
Sono un uomo semplice con idee semplici: cacca, sangue, vita, morte. E Mauser. Che mondo sarebbe senza Mauser?

Concetti forse alieni agli allevatori di arroganza letteraria, quelli che hanno le batterie di Spocchia D.O.C. nutrite col sangue del popolo in sbrilluccicanti Torri d’Avorio, ma di certo non nuovi agli esperti di narrativa come William Strunk (1918, sembra ieri) e compagnia bella. Ma il popolo prima o poi prende le armi, le Torri bruciano e c’è un proiettile per chiunque lo abbia richiesto per tempo (triplice copia, foto formato tessera, prego consegnare al Consiglio dei Commissari del Popolo non oltre il 12 Giugno).

Chi non è d’accordo con la mia semplice visione delle cose potrà parlarne con il Mauser 1871. È un bravo fucile, gentile e comprensivo, e sarà felice di spiegargli che, sotto gli strati di saccenza, tutti gli uomini sono sacchi di budella e vanno giù allo stesso modo se gli pianti un 11x60R nel cranio. Va giù il ricco e va giù il povero. Va giù l’avistocvatico intellettuale e va giù il volgo pvoletavio. Piacevole eguaglianza.
Ho pensieri comunisti. Troppo spesso.

Credo sia ora di prendere la pasticca Bianca. È quella contro il comunismo. Immagino che me la porti un’infermierina col caschetto di capelli rosa e la divisa che copre appena le mutandine. Sarebbe bello. Come la corazzata Potemkin.

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Gli effetti dello sballo Internazionale stanno lasciando il mio corpo, più vuoto e Nero di prima…

Ho letto Esbat di Lara Manni su suggerimento di Gamberetta, che ha aiutato l’autrice a sistemarlo e a renderlo più adatto alla pubblicazione. Almeno mi pare di aver capito che sia andata così: d’altronde mi pare che sia stata spesso ben disposta nel valutare i testi inviati dai suoi fan e a fornire pareri in privato (o perlomeno così pare dal blog). Non vedo perché sarebbe dovuta andare diversamente con Lara. Pareri, non penso “editing” vero e proprio (un lavoraccio), se no sarebbe una specie di santa.

Già nei mesi scorsi Lara Manni ha lasciato ringraziamenti a Gamberetta nel proprio blog o l’ha citata con evidente stima, per cui immagino che quel poco che Gamberetta ha fatto sia stato comunque “molto” per Lara medesima che comunque aveva già due editor veri, Carlo Buga e Giovanna Salvia, citati pure loro nei ringraziamenti sul sito. E dato che i due editor a cui toccava davvero fare il lavoro sono loro due, immagino che ogni problema del testo riscontrato sia a loro (e a Lara) imputabile. ^__^

Se non fosse stato per Gamberetta, io non lo avrei mai letto. Esbat non è il mio genere: una vecchia mangaka scopre che il protagonista delle sue storie esiste davvero. Uao: poi tipo, chessò, esistono anche i personaggi della Torre Nera che escono fuori e salvano Stephen King? E il romanzo nasce da una Fan Fiction liberamente ispirata a Inu Yasha… Sigh. Ci sono sacchi su sacchi di chissenefrega per i miei gusti!

Ma avevo un valido motivo per leggerlo, a parte compiacere Gamberetta, ovvero la speranza che il libro facesse schifo e di poterlo usare come arma contro di lei in stile “ah ah su questa merda c’è il tuo nome nei ringraziamenti ah ah che n00b che sei ah ah!“. L’avrei fatta proprio incazzare, eh eh. Ho uno strano rapporto di amore-odio con lei. O forse voglio solo che mi picchi. ^___^

Quando avevo preso il libro in mano per iniziare la lettura mi era passata per la testa questa scena: Gamberetta che entrava nella mia camera dalla finestra e mi inseguiva per casa armata di bokken. Era una prospettiva inquietante, ma c’era anche qualcosa di eccitante nell’idea che lei, la bellissima Gamberetta, mi picchiasse con una spada di legno.
Sei stato un Duca molto cattivo! Hai maltrattato Lara! Prendi questo! E questo!
Sì, fammi male! Sono stato taaaaaanto cattivo!“.
Partivo quindi molto prevenuto. E un po’ eccitato.

Dura soltanto tre secondi: fatelo ripartire nel caso il primo avvio se li mangi…

Ma sfortunatamente Esbat si è rivelato un buon romanzo. Non privo di difetti, alcuni dei quali tanto “standard” da farmi pensare che forse non tutti i suggerimenti di Gamberetta (o meglio di Strunk, Scott, Gerrold, Twain, Dibell ecc…) devono essere stati presi in considerazione. Poi, boh, non ne ho idea: non ho mai letto l’opera né in versione “bozza” né in quella di “fan fiction”, per cui non so proprio come fosse prima che Lara sfruttasse le doti di Gamberetta per aggiustarlo.
Che poi, come detto prima, io non so in che modo abbia aiutato Lara. Se devo valutare dai ringraziamenti sul sito/libro, c’è scritto chiaramente “Nei confronti di Gamberetta del blog Fantasy Gamberi: senza la quale questa storia avrebbe avuto più buchi di una forma di groviera” che fa pensare che più che editing vero e proprio siano stati invece suggerimenti e valutazione della trama (segnalando appunto le incoerenze, i buchi).
E comunque, alla fine, quello che appare sul libro lo decide in realtà l’autore e non gli editor.

Essendo io una mente semplice (che non capisce le battute raffinate e si spancia dal ridere come un bifolco se vede una lucertola gigante coi cingoli), di fronte a un buon romanzo mi sono completamente dimenticato le mie intenzione distruttive. Sigh. Dovrete accontentarvi del mio livello standard di severità nei confronti della narrativa. Sono severo perché la narrativa riguarda il tempo, il denaro e la fantasia delle persone, quindi è una cosa seria.

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UAO!!! Dinosaur-Tank da Ultra Seven! Ke bllo!!!
Sì, ho gusti da bifolco.

Partiamo dal principio. Esbat nasce come Fan Fiction di Lara Manni dedicata al manga Inu Yasha di Rumiko Takahashi. Non è però una semplice Fan Fiction dedicata al manga Inu Yasha, ma un vero e proprio “WHAT IF…?” che riunisce l’autrice del manga, i suoi personaggi e i fan in carne e ossa: cosa accadrebbe se un personaggio entrasse dalla finestra e…?
Non un’idea originalissima, ma è valida. Meglio del solito gruppo di Eroi che sfida il Cattivo in stile Strazzulla. E comunque Lara non nasconde le sue “fonti di ispirazione”, dedicando nel suo sito pagine ai nomi dei personaggi, alla storia di Esbat e ad altre cose che potrete vedere da soli esplorando le pagine.

Lara Manni è brava bravina quanto basta per attirare l’attenzione di qualcuno “del settore” e così arriva a essere pubblicata da Feltrinelli.
Nessun invio del romanzo alla cieca. Nessun troisiano “hey, l’ho mandato solo alla Mondadori e ho avuto fortuna!”. Lara Manni è onesta (se è vero quel che ha detto) e non lo nasconde.

Volevo iniziare porgendoti i miei complimenti per il tuo primo traguardo: già passare dall’Erika Fanfictions Page alla Feltrinelli non è esattamente da tutti. Puoi raccontarci com’è andata?
Così: un lettore della fan fiction ha passato il link a una persona che lavora nell’editoria e che si è interessata della storia sia presso un agente che presso la casa editrice. Poi ci ho lavorato molto: per passare dalla fan fiction al romanzo sono state necessarie cinque stesure, anche se la storia in sè non è cambiata moltissimo, in apparenza. E’ stato un lavoro di linguaggio e di psicologia dei personaggi, soprattutto.

Fonte: Intervista di Sakura87

Debiti. Ne ho moltissimi. [...]
Nei confronti di Angelo Scotto, senza il quale Esbat non sarebbe arrivato nelle mani di chi l’ha portato in altre, preziosissime mani: quelle di Roberto Santachiara e, poi, in quelle di Alberto Rollo e, infine, in quelle di editor meravigliosi come Carlo Buga e Giovanna Salvia.

Fonte: pagina dei Ringraziamenti del blog.

E non c’è nulla di male in tutto questo: se il testo ha del potenziale mi sembra giusto che un qualche “cercatore di talenti” (definiamolo così, senza intendere davvero un Talent Scout di mestiere) faccia del suo meglio per portarlo alle stampe.
Se io producessi un buon libro su… boh, sulle “Mitragliatrici a vapore nello SteamFantasy Cileno“, sarei ben lieto di accettare l’aiuto di un eventuale appassionato d’armi e di fantasy che mi dicesse “questo è bello, merita di trovare un editore”. Vi pare?

Lo stesso Cesare Calamandrei[1] è stato notato per le sue competenze nell’ambito delle armi antiche (in particolare per la precisione con cui riportava complessi meccanismi da sparo con pochi tratti di matita) da un “pezzo grosso” (Emanuele Marcianò) e così è arrivato a lavorare a Diana Armi di cui ora, dopo più di 30 anni di duro lavoro, è vicedirettore: mica lo hanno pescato dal secchio dei neo-laureati senza arte né parte!
Non ci vedo nulla di male nelle qualità e nelle doti premiate.

Preferisco qualcuno che crede nell’opera e la spinge per vederla pubblicata che non l’ennesimo editor rincoglionito che pesca “Ghirardi” o “Elisa Rosso” dal cestone degli ultimi arrivi dopo aver scartato tutti quelli scritti da maggiorenni (anche se, non avendo letto mai l’Esbat in versione Fan Fiction, non saprei dire se tutta questa qualità c’era davvero… mah! ^__^).
Il lavoro dei bravi editor dovrebbe essere proprio anche quello di notare i nuovi talenti.

Rimane un dubbio: sarà vero? Non possiamo saperlo. Potrebbe essere tutto il solito magna-magna, con raccomandazioni e amici che spingono altri amici fino a portare chi vogliono da “quello importante”. In editoria è la regola. Essere amiche di una collega dell’editor ad esempio. Qualsiasi cosa. Sappiamo che dietro moltissime storie spacciate per autentici “talenti scovati” vi sono casi editoriali costruiti a tavolino (come la Troisi, ma non è questo il caso) o storie inventate per depistare qualsiasi accusa. Non resta che fidarsi, non potendo affermare il contrario e non avendo motivo di farlo vista l’assenza di presentazioni roboanti in stile Troisi o Strazzulla.
Io voglio sperare che sia vero e che davvero qualcuno abbia scommesso su di lei: in fondo il testo si fa leggere.

favoritismi

Ovviamente per problemi di pubblicazione i riferimenti espliciti (i nomi) sono stati cambiati. E così Sesshomaru è diventato Hyoutsuki, Inu Yasha è diventato Moeru, Rin è diventata Aiko, Naraku è diventato Yobai (se ho capito bene: io quella roba l’ho seguita un po’ di anni fa, poi mi sono rotto i coglioni e ho smesso, per cui non mi ricordo molto) ecc…

La Storia in Breve:
C’è una scimmia gialla che scrive un fumetto che piace sia alle scimmie gialle della sua isola che a milioni di altri minorati fan in giro per il mondo. Quando sta per concludere la storia, viene visitata dal demone protagonista. Servizio lamentele a domicilio. “Spiacente signora, ma non sono disposto ad accettare un simile finale: se non lo cambia porterò la mia protesta fino al Sindacato!”
Lei tentenna, forse sognando di poter sfruttare i soldi guadagnati in dieci anni di puttanate pubblicazioni per pagarsi una carica della polizia sugli scioperanti, con tanto di lacrimogeni e braccia spezzate. Proprio quello che vorrebbe che accadesse ai suoi odiati fan craniolesi.

Il demone capisce l’andazzo, si cala le braghe e tira fuori il c… sì, insomma, capisce che l’autrice si è infatuata di lui e decide di fare l’amore con lei per convincerla a inventarsi un finale della storia migliore. È vecchia e racchia, ma non ha scelta.
La fumettara però non si accontenta di un solo coito: per potersi accoppiare ancora e ancora decide di non concludere proprio la storia, mandare la trama a puttane e utilizzare i fan (sempre più incazzati) come vittime sacrificali. Infatti per raggiungere il demone-gigolò a ogni luna piena (esbat), quando il rito per passare da un mondo all’altro è possibile, deve sacrificare qualcosa di molto “prezioso” come un proprio arto oppure un fan sfegatato.
All’inizio si affetta le dita di mani e piedi, ma poi il demone ha pietà, le spiega come funziona la questione e la invita a scannare i fan perché se già gli fa schifo scopare con una 50enne “intera”, figurarsi con una 50enne senza le gambe!

Perché il demone si rivolge alla sua “creatrice”? Perché in realtà lei non ha inventato il demone né gli altri personaggi, ma si è limitata a costringerli a compiere certe scelte contro la propria volontà, cosa che il demone sente chiaramente. La Sensei ha il potere di vedere un altro mondo nei propri sogni e trovare lì l’ispirazione per il manga… e ciò che disegna vincola gli eventi di quel mondo, costringendo così un demone sanguinario che detesta gli umani a doversi comportare da “buono” con loro. E la prospettiva di un finale in cui sarà costretto a vivere per decenni con una umana, dandole perfino dei figli, fa incazzare il demone alla grande. ^__^

Oltre alla mangaka e ai personaggi del manga, ci sono i fan. I fan hanno un ruolo chiave, in particolare l’hikikomori Sasaki, capo del più importante forum mondiale sul manga “La leggenda di Moeru” (quello che rilascia le scans già tradotte in inglese per i fan di tutto il mondo) e la ragazzina italiana, emo e stupida come una merda, Ivy.
Quello dell’hikikomori, ovvero gli otaku di manga/anime o altri sfigati che si rinchiudono in camera vivendo di internet (la parola appare solo verso la fine del libro, ma si capiva benissimo fin dall’inizio quanto Sasaki fosse messo di merda), è un problema rilevato in modo particolare nel Giappone degli ultimi anni… e sovradimensionato a fine giornalistico, ovviamente. ^__^
Lo stesso protagonista di Rozen Maiden, anime e manga che mi sono piaciuti molto, è un hikikomori. Hikikomori si può rendere in italiano con “scemo di merda”. Traduzione un po’ libera, ma efficace.

Passiamo all’incipit.
Io sono un fanatico degli incipit: l’inizio di un romanzo, in particolare la prima paginetta, è l’elemento chiave che distingue l’imbrattacarte che non sa quello che sta facendo dallo scrittore che si è degnato di prendere la scrittura “sul serio”. Il primo capitolo dichiara molte cose: il tono, i personaggi, le caratteristiche dell’opera… insomma costruisce quello che viene chiamato “il patto col lettore”.

E gli scrittori lo sanno bene. “L’incipit è la parte più importante del testo” è una sorta di mantra che martella gli autori da tempo. E non può che essere così, data la natura specifica della narrativa: una sequenza ordinata di parole, letta dall’inizio verso la fine. Un pessimo incipit significa rischiare di giocarsi dei lettori che, di fronte alla stupidità dello scrittore e alla sua incompetenza, potrebbero decidere di leggere qualcos’altro. Oppure, se l’incipit è troppo banale, potrebbero interrompere la lettura di un libro che, dopo, potrebbe rivelarsi invece completamente diverso dalle premesse (e magari molto bello). Ma, appunto, data la natura di “sequenza di parole ordinate” del romanzo, non è possibile conoscere il DOPO prima del PRIMA e se il PRIMA è in grado di scacciare il lettore, questi non può essere accusato di non aver letto il DOPO: la colpa è solo dello scrittore.
Uno scrittore che scrive cattivi incipit è un mentecatto, uno scarto umano da fucilare.

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Cattivi scrittori, questa è la vostra fine!

Com’è l’incipit di Esbat?
Buonino. Non ottimo, né molto buono, ma buonino sì. Inserisce l’elemento fantastico chiave su cui si baserà il romanzo e ci presenta la Sensei, il personaggio più importante del libro. In poche parole: stila il patto col lettore e poi lo rispetta.
È vero, ci sono parecchie informazioni e c’è una sorta di sintesi degli eventi del fumetto, ma è inserita in modo sufficientemente naturale e permette al lettore di afferrare qualcosa del manga che ha fatto entusiasmare per dieci anni milioni di fan. Il problema è che questo lo rende un po’ lento e tanti potrebbero annoiarsi. Non mi lamento troppo: non è il massimo che si poteva fare, ma è accettabile.

In più, e questo è il vero discriminante per me (forse l0unica cosa che mi ha permesso di superare le prime pagine), si comincia a entrare nella testa della Sensei, a provare il suo disprezzo per le fan. Me la sono immaginata come una sorta di Meyer che deve “sorridere” e produrre roba per un esercito di cretinette/cretinetti che disprezza.
Ecco qualche estratto dei pensieri della Sensei. Godibili, anche se al di fuori del contesto generale perdono molta forza.

[Guardando il disegno di Moeru]
Proprio carino. Scommetto che finirai incollato nel diario di qualche migliaio di adolescenti.
Sorride. Era stato semplice, in fondo, creare una serie di successo mondiale. Bastava rimescolare tutti gli elementi delle antiche leggende e farli rivivere in personaggi forti e belli, che attirassero gli adolescenti dei due sessi.
A quell’età non si pensa ad altro, giusto? Vecchia storia: vincere e fottere.

[Pezzo finale della sequenza in cui si vanta di aver spacciato cliché invece di inventarsi qualcosa di originale... e ci ha fatto una barca di soldi! Sigh.]
Spade magiche e anelli fatati.
Tutte cose già raccontate, è vero: ma io le ho raccontate meglio degli altri.

[Altre raffinate considerazioni sulle sue fan]
Splendido e spietato, la formula perfetta. Almeno un milione di ragazzine lo vorrebbe nel proprio letto. Su Internet fioriscono ogni giorno centinaia di disegni amatoriali con Hyoutsuki che si bagna, nudo, sotto la luna, mentre le navigatrici inondano di cuoricini e dichiarazioni d’amore la pagina dei commenti.
Un branco di adolescenti in calore per un personaggio inesistente. È stata proprio brava. Geniale. anzi.

Lara Manni ha fatto meglio di quanto facciano molti scrittori più “famosi” di lei. Per questa volta si è salvata dalla fucilazione. Ho rispetto verso chi sa produrre incipit quanto meno “decenti”. ^__^

Che cosa mi ha portato a proseguire la lettura dopo i primi capitoli?
Come detto il libro non era proprio del genere che avrei volontariamente letto. E in più non avevo alcun motivo di leggerlo per accanirmici contro, dato che si era dimostrato valido. Ma la Sensei cinica e l’idea che il demone si fosse mutilato per viaggiare tra i mondi mi avevano incuriosito. E poi, dopo 60 pagine, c’era Ivy a convincermi che dovevo assolutamente proseguire la lettura!
Ho un debole per le ragazzine sceme, emo/goth e che si fanno (o perlomeno vorrebbero farsi) i tagli sulle braccia. E la scena in cui sta decidendo se tagliarsi o meno è descritta con una deliziosa vena di ironia. E poi Ivy, perla di cliché adolescenzialfantasy, è ovviamente fan di Tolkien e ha come nickname Rohan! LOL! Fantastica. ^__^

Il mio dubbio però è questo: io ho proseguito la lettura perché apprezzavo il cinismo della mangaka (che poi può essere benissimo il cinismo della tipica scrittrice famosa) e soprattutto la stupidità dell’adolescente emo. Ma il grosso del pubblico a cui si indirizza il testo, ovvero appassionati di manga/anime, molti dei quali sono giovani e di sesso femminile, potrebbe godere altrettanto di un testo in cui la mangaka beniamina è una stronza senza cuore che considera le proprie fan una massa di cretine in calore che si farebbero scopare da un personaggio inventato?
Forse sì. Forse no. Secondo me NO: temo che tutto questo per una lettrice di 17 anni davvero “innamorata” di Sesshomaru (o di altri gnokki) non sarebbe altrettanto spassoso quanto lo è per me. E senza lo spasso che provavo rivedendo in Ivy altre persone conosciute, dubito che avrei proseguito la lettura. ^__^

Passiamo al modo in cui il romanzo è scritto.
Da qualche parte ho letto che c’è il narratore kinghiano. Non so che voglia dire, ma se è tipo i bambini cingalesi posso mandare un SMS per donare un euro. ^_^

cingalesi
Cingalesi. Troppo stupidi per tenere in piedi la loro stessa isola. Dal 1796.

Quello che ho visto io è una sovrabbondanza di POV-Char (personaggi detentori di punto di vista), talvolta semplicemente inutili e altre volte inutili ma divertenti (e quindi tollerabili).

Infatti il fatto che sia un “buon romanzo” non significa né che sia perfetto né che sia privo di problemi che l’autrice, con un po’ di attenzione ulteriore, avrebbe potuto evitare del tutto. I difetti nell’opera non mancano e proverò a indicarne due o tre a titolo d’esempio (senza considerare che spesso la descrizioni sono troppo statiche per i miei gusti).

C’è il POV del gatto all’inizio del capitolo 4. L’unico effetto che ha questo POV-Char è quello di rovinare la scena: i pensieri del gatto, il suo “punto di vista” è troppo umanizzato per sentirlo gattesco, in più la sua morte è completamente asettica perché il lettore non può sviluppare alcuna simpatia per la bestiola. Sarebbe stato meglio se l’autrice si fosse limitata al POV della Sensei (la fumettara), mostrandoci il gatto che magari le fa le fusa o si lascia accarezzare, per poi risultare introvabile quando il pericolo si avvicina (la Sensei che chiama il gatto avrebbe aumentato la tensione: l’animale che intuisce il pericolo è un cliché).

Invece Lara preferisce non parlarci affatto del gatto, per poi farlo apparire dal nulla, come POV-Char tra l’altro, solo per farlo morire in poche pagine. Non abbiamo avuto l’occasione di provare affetto per il micio tramite “gli occhi della Sensei” e non abbiamo potuto domandarci assieme alla Sensei che fine avesse fatto: niente di tutto ciò.
Il gatto appare, pensa come una persona, ci ricorda perché prima non era apparso in scena (sigh…) e infine si fa ammazzare. Sigh di nuovo. POV-Char peggio che inutile: superfluo al fine narrativo e dannoso per la resa finale della scena.

IDEA![2]
Forse il POV-Char gattesco fa parte di quegli elementi del New Italian Epic tipo lo “sguardo obliquo”. Ecco un punto di vista diverso e innovativo: il gatto! Come sono acculturata! Come sono N.I.E.! Guardami, VuMinghiOne, so essere N.I.E. anche senza mani! Guarda come sono brava! ^__^

NO! Non è una bella trovata. E il N.I.E. mi pare una massa di stronzate pseudo-intellettuali tenute in piedi per il gusto di sé stesse. Pura masturbazione per una cricca di amichetti: seghe, seghe, fortissimamente SEGHE!

Ovviamente tutto questo bel ciarlare ha il suo posto d’onore su Carmilla Online che, “sarebbe bene chiarire una volta per tutte, ha una modalità di critica ondeggiante fra il penoso e il marchettaro intra-kompagni” (fonte: il buon Elvezio Sciallis di Malpertuis). ^_^

Ok, un po’ sto esagerando per scherzare però… però se fossi Lara e qualcuno mi dicesse “Cioè, sei troppo New Italian Epic!!![3] io davvero prenderei il revolver Bodeo 1889 del bisnonno e mi farei saltare la testa. Meglio la morte che il disonore. ^__^

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Lo Sguardo Obliquo: “Harpo” tra i precursori del New Italian Epic?

In altri casi l’eccesso di POV-Char non mi è dispiaciuto, anche se il prezzo da pagare c’è stato. Saltare da una testa all’altra (Max, Ivy, Sensei, Professore, Madre di Ivy ecc…) non permette di affezionarsi in modo adeguato a nessun personaggio, o quantomeno rende più difficile l’opera perché si può passare “meno tempo dentro la sua testa”. Scegliere di aggiungere un POV-Char è una scelta chiave, molto difficile e pericolosa, per cui non va presa con tanta leggerezza (si veda, tra i molti manuali esistenti, “PLOT” di Ansen Dibell, capitolo 3: “Would you trust a Viewpoint with shifty eyes?”). Lara Manni è stata “fortunata” è il disastro narrativo non c’è stato, ma il rischio era concreto!

L’effetto finale per il lettore è stato quello di non avere una storia vista dagli occhi dei protagonisti, ma più un effetto panoramico tipo “affresco generale” delle azioni di tutti i personaggi coinvolti a vario livello nella vicenda.
Che sia questo il narratore kinghiano? Se sì… posso pure evitare di mandare l’SMS da un euro: che crepi di fame, il negro! ^_^

POV superflui che ho apprezzato sono stati quelli della sequenza “madre di Ivy – madre di Sasaki – Ivy – Sasaki – Sensei”, nel Capitolo 6. Mi sono piaciuti per la costruzione intelligente, con lo schema “X ha un problema” uguale per tutti (la Sensei ha una frase costruita in modo diverso, ma siamo lì…). Molto grazioso. E poi ho subito provato simpatia per Ivy, la cretinetta che si vuole fare i tagli sulle braccia. LOL, che nella sua insignificante stupidità è un’icona di un intero mondo adolescenziale fatto di sterco modellato in forma umanoide. Lo avevo già detto che sono vekkio dentro e odio i giovani? ^__^

Il problema dei cambi eccessivi di POV si vede però già a fine Capitolo 6: nelle ultime due pagine ci sono in sequenza: Hyoutsuki – Ivy – Sasaki – Sensei – Hyoutsuki – Ivy (confuso: lo ipotizzo dalla frase presa dalla canzone) – Sasaki – Sensei – Hyoutsuki – Ivy (confusione risolta) – Sasaki – Sensei (confuso) – Hyoutsuki – Ivy.
QUATTORDICI cambi di POV-Char in due pagine!

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Fortunatamente questo è il pezzo peggiore in quanto a confusione. Il resto del libro non è così rimbalzino. La scrittura di Lara Manni in una scelta come questa è… fin troppo cinematografica![5] ^_^
Qui si va ben oltre l’applicazione dei consigli di Strunk e compagnia sul “mostrare” e sul “punto di vista”. Qui serve davvero una telecamera al posto del word processor per realizzare il tutto e una TV al posto del libro per vederlo!

Quel rapidissimo alternarsi di personaggi, privo addirittura della dichiarazione dei soggetti interessati e che costringe a usare il testo in sé per individuare il POV-Char, è fattibile con una macchina da ripresa senza problemi perché “si vede chi è in quel momento a pensare/agire”, ma in un testo è molto più difficile.
In più, onestamente, quella sequenza confusa serviva a ben poco: sarebbe bastato alternare Hyoutsuki e la Sensei e lasciare il commento gioioso della craniolesa Ivy per dopo. O qualcosa di simile.
E Sasaki che conta gli accessi al sito “mille… duemilacinquecento… diecimila” è utile per il lettore quanto una bicicletta per un pesce.
In sintesi: idea BUONA; riuscita SCARSA; utilità per la scena NULLA.

Bello invece il POV-Char del professor Bettini. Superfluo (appare solo una volta, per due pagine, per dare un POV inutilmente alternativo a quello di Ivy), ma bello: se io fossi un professore sarei stronzo quanto lui. Sicuro.

Un errore interno nella gestione del POV, e non una scelta consapevole del POV-Char, si può vedere a pagina 200. Non è l’unico, ma è quello che ricordo meglio. La scena ha il POV concentrato su Masada fin da pagina 196, quando costringe la Sensei a vomitare l’abbondante dose di Roipnol[6] ingerita per tentare il suicidio, fino alla conclusione all’inizio di pagina 203.

“Non dovresti fumare,” la rimprovera Masada porgendole la tazzina.
“Fottiti.”
Masada si ritrae, stupefatto. La guarda in viso. Incontra due occhi scintillanti di odio puro.
“Io berrò il caffè e tu te ne andrai da casa mia. Subito.”
È ancora scossa. Non ragiona. È normale. Prendi tempo.
“Ne parliamo dopo. Attenta a non scottarti, il caffè è…”
Il getto di liquido bollente lo prende in pieno viso. Il mondo diventa un’agonia rossa. Masada urla, schiaccia i palmi delle mani sugli occhi, cade in ginocchio.
Male. Maaale.
Lei rimane immobile a guardarlo.
“Perché sei venuto? Perché hai rovinato tutto? Era perfetto così. Bastardo”.
Il piede di lei saetta sulle sue costole. Masada boccheggia. Sente le sue unghie che gli lacerano le guance, cercano di avvicinarsi a quell’orrore pulsante che sono le sue palpebre. Cieco, torturato, ansante, riesce a fermarla, le stringe i polsi. Lei si contorce come un serpente, cerca di colpirlo ancora con il ginocchio.
È impazzita. Ospedale. Subito. Devo chiamare. Telefono.

Notato?
Se il POV-Char è Masada, e lo è stato per pagine in modo a mio parere perfetto, come mai per una singola riga troviamo “Lei rimane immobile a guardarlo”? Lui ha i palmi sugli occhi ed è accecato dal dolore. Anche dopo arrancherà per la casa, reso cieco (forse in modo permanente, ma poco importa) dal caffé bollente. Come cavolo fa a vedere che la Sensei rimane immobile a guardarlo? Non è nemmeno il tipo di pensiero che, nel suo stato, sarebbe normale avere.
E, se notate, dopo la descrizione è ancora ben mantenuta nei limiti del POV-Char e della sua lotta per la sopravvivenza.

Per ottimizzare il brano basterebbe eliminare “Lei rimane immobile a guardarlo”.
Tanto la battuta successiva si riferisce direttamente a un personaggio maschile (“Perché sei venuto?” e non “venuta”) e dato che lì ci sono solo due persone, un maschio e una femmina, è evidente che sia la Sensei a pronunciarla. Eliminare quella frase non crea alcuna confusione nei dialoghi e risolve uno sgradevole problema di spaesamento dovuto al POV ballerino. Semplice, no?

Tolto quell’errore il resto del capitolo non è niente male. La lotta di Masada contro la Sensei è gradevole, ben resa e trucida al punto giusto: è credibile. Brava Lara Manni. ^_^

Un altro errore di POV piuttosto grave avviene a pagina 157, quando il demone Hyoutsuki incontra per la prima volta Ivy, la ragazzina italiana. Il POV è quello di Hyoutsuki.

È molto giovane. Quasi una bambina, rispetto alla Donna che si è messa d’inciampo nella sua vita. Sorvola sui capelli spettinati di Ivy, sui suoi occhi spalancati per lo stupore. Non gli interessano il color topo della frangetta, le mani grassocce che tiene intrecciate all’altezza del seno, la maglietta che scopre le ginocchia tonde.

Hyoutsuki, che non ha motivo di conoscere il suo nome, pensa a lei per una singola frase con il nome Ivy. Dopo ritorna giustamente a pensarla come una ragazza e basta, ma per un istante il POV è stato scosso dall’equivalente di un terremoto: come diavolo fa a sapere che si chiama Ivy?

Comunque voglio sottolineare di nuovo che questi errori mostrati sono quelli più gravi e che in generale gli errori nel testo sono pochi. Un numero di sviste limitato per i due editor, Carlo Buga e Giovanna Salvia, è comprensibile anche se non giustificabile: se guardiamo con onestà al resto del fantasy italiano, c’è di molto peggio in giro proprio a livello di editing! Anche senza tirare in ballo gli orrori della Troisi.
O forse, visto che il libro è carino, sono troppo buono io con quei due editor… ^_^”’

Eccessi di informazioni / Infodump.
Le parti con troppe “informazioni” infilate dentro mi sono pesate meno di quanto credevo. Troppi infodump mi fanno stracciare il libro, vomitando maledizioni contro il bastardo che ha osato ficcarli nel testo. Questo non è successo, quindi posso dirmi soddisfatto. Lara ha saputo sfruttare i dialoghi, in particolare le chattate tra Max ed Ivy, con sufficiente intelligenza da permette il passaggio di informazioni “wikipediane” sulla Wicca Deviata senza causare un trauma eccessivo al lettore: in fondo Max è un saputello, è realistico che sia loggorroico e che copieincolli da Wikipedia!
Questo però non rende buona l’idea di infarcire di informazioni il testo, ma diciamo che Lara ha saputo limitare i danni. Meglio che niente.

Tornando alle note positive.
L’ambiente dei Fan e delle Fan Fiction e la parte giapponese, per quel poco che si vede nell’economia della storia, è realizzato con capacità. Non ho percepito quel senso di “sfondo di cartapesta” e “scarsa credibilità” che provo di norma con tanti libri. Si capisce che Lara sa di cosa parla… o quanto meno è abbastanza brava da non farci vedere in cosa è ignorante. Che poi per uno scrittore è lo stesso.

Chris e le sue due amiche stronze mi sono piaciute molto. Anche loro sono credibili, come lo sono i desideri meschini di successo che chiedono alla Grande Madre durante i riti di accoppiamento. Ed è credibile il modo in cui ingannano l’amichetta scema per fare in modo che venga stuprata dal bruttone che le accompagna in auto, sacrificando in questo modo il “potere della sua verginità” per ottenere che la Divinità esaudisca finalmente i loro desideri. Scontato. Banale. Credibile.
Peccato che poi lei riesca a sfuggire indenne. Poco credibile.

Chris non poteva non piacermi.
Guardate la descrizione stringata, ma calzante, che ne fa Ivy a pagina 162:

Chris è magra. Ha due tette bellissime.

…ed è minorenne! Proprio il mio tipo! Sono un vecchio lolicon. ^__^

Sulla Wicca.
L’autrice, come fa notare più volte (fino alla Nausea), ha inventato una Wicca deviata che non esiste. E se ne scusa così tanto da far vomitare. A me la sua versione deviata di paganesimo piace, visto che si fonda sul sesso e sul sacrificio, concetti primitivi adatti per plasmare l’essenza rituale di una Grande Madre caotica e distruttiva come lo è la Natura stessa. Fa molto “primitivo”. È credibile.
Poi, certo, poteva evitare di tirare in ballo così tanto la Wicca se non voleva infastidire i wiccan, ma onestamente chissenefrega: fosse per me li passerei tutti per le armi, quei rottinculo. ^__^
Non ho apprezzato molto la questione della Luna di Ghiaccio piazzata a giugno invece a febbraio: se questa luna ha a che fare, come dice Lara nei “ringraziamenti”, con il nome di Hatsukoi non si poteva allora far iniziare la storia a febbraio?
Perché spostare il mese in cui si festeggia una certa luna? In tutto il romanzo non sono riuscito proprio a cogliere PERCHÈ CAVOLO il mese d’inizio dovesse proprio essere giugno per forza, ovvero per quale motivo se fosse stato febbraio la storia si sarebbe demolita da sola. Boh. E francamente del significato italiano del nome del personaggio me ne sbatto le palle. Alla grande. ^_^

Comunque, come per la storia dei wiccan, non me ne frega niente: per me i nippofili otaku froci che si esaltano con la traduzione del nome possono pure scannarsi con i wiccani offesi dallo spostamento di quell’Esbat. Mi sembrano un branco di mongoloidi che lottano nel fango. ^_^

pensierino_wiccan
Un pensierino personale per gli amici Wiccan e per gli amici Otaku ^_^

E arriviamo al finale.
Col finale, in teoria, avrei potuto rischiare di cambiare radicalmente idea sul libro. Sono molto sensibile su cose come la coerenza e l’assenza di Deus ex Machina e artefatti simili. Qui però devo però mettere uno spoiler.
Parlo del Finale! Pericolo Spoiler! ▼

Per chi non ha letto lo spoiler: il finale non mi è dispiaciuto.

Un piccolo consiglio per quelli che, copincollandosi a vicenda dopo aver letto la sparata pubblicitaria sulla copertina, hanno continuato a definire “Esbat” Horror: smettetela di drogarvi prima di scrivere le recensioni, coglioni.
Non avete un cervello che classifichi i libri per voi, invece di bervi come poppanti le puttanate scritte sulla copertina? È solo un normale Urban Fantasy (elementi fantastici introdotti nel nostro mondo reale altrimenti normale), bestie: piantatela di menarvelo in giro con questa storia dell’Horror! ^__^

Conclusione
Forse, a causa del mio modo di scrivere un po’ acceso, non sono stato in grado di trasmettere al meglio il mio parere sul libro. Non sono nemmeno avvezzo a mettere voti numerici, d’altronde non scrivo mai recensioni, tanto che non ho nemmeno un sistema di voto come ce l’ha Gamberi Fantasy. Però posso dire che il voto che ho dato su IBS a Esbat è stato 4/5. Non è un 4 pieno, ma è di certo più un 4 che non un 3.

E visto che Lara, a quanto ho letto tra blog e facebook, sembra affetta da insicurezza cronica, metterò le cose in chiaro: SEI STATA BRAVA. Non frignare per la battutacce sparse nell’articolo che poi sembri Nihal e mi viene voglia di abbatterti col Mauser 71.
Non posso lanciarti l’osso come premio, ma fidati: mi è paciuto il tuo romanzo, lo consiglierò alle mie amiche otaku e leggerò volentieri Sopdet. Ok? ^__^
 


Note
1: Cesare Calamandrei (Firenze 1940 – vivente) è considerato uno dei più grandi esperti di armi antiche d’Italia. Giornalista, scrittore, pittore, disegnatore, figurinista militare, modellista, lavora dal 1973 per Diana Armi ed è consulente per il Museo Stibbert e per il Museo di Castel Sant’Angelo.
Tra le sue opere figurano testi come “Baionette Italiane (1814-1991)“, “Meccanismi di accensione. Storia illustrata dell’acciarino dal serpentino alla retrocarica“, “Storia dell’arma bianca italiana. Da Waterloo al nuovo millennio“, “Lame in guerra. Storia delle armi bianche italiane dal 1900 al 1945” e “Il dormiente. Storia di un cavaliere dimenticato lungo la via Francigena, delle sue armi e del suo cavallo“. Torna su.

2: l’Idea ovviamente è “sfruttiamo un appiglio qualsiasi per sfottere assieme sia Lara che il NIE”. Perché sì. Perché posso. Non ho bisogno di motivazioni più complesse. Torna su.

3: scherzo anche qui dato che il mio bisnonno non mi ha lasciato in eredità nessuna Bodeo 1889 il signor Angelo Scotto ha ben argomentato le sue idee sul perché Esbat debba essere ritenuto N.I.E. (per quanto l’idea di etichettarlo così mi faccia venire i brividi…) e ha avuto l’onestà intellettuale, mancata a Falconi quando recensì la Troisi per FantasyMagazine, di mettere in chiaro i suoi rapporti con la scrittrice:

Lara Manni è una mia amica. Ho visto Esbat nascere e svilupparsi, così come sto assistendo allo sviluppo di Sopdet. Inoltre, credo di essere amico anche della scrittrice che ha convinto Lara a tentare l’impresa della narrazione.
Dico questo perché è giusto riconoscere che forse il mio punto di vista non è completamente imparziale, anche se mi sono sforzato di argomentare nella maniera più oggettiva possibile.

Quindi è tutto ok ^_^ Torna su.

4: Quattro. Dal Quattro non vi è ritorno.

5: La critica a scopo denigratorio di certi leccapiedi dei Cattivi Scrittori secondo cui la narrativa basata sul “mostrare”, sui “punti di vista” e sulla “reazione emotiva del lettore” sarebbe derivata direttamente dal cinema è una stronzata senza capo né coda, frutto di piaggeria intellettualoide e grassa antistorica ignoranza.
Immaginate Strunk nel 1918 già plagiato dagli action movie di Hollywood? E lo stesso Kipling de “L’uomo che volle farsi Re”, un altro drogato di film con Sylvester Stallone? Matheson poi, se seguire le regole della buona narrativa (tipo sapere cosa è il POV) equivale a produrre merda, è un letamaio purulento di rara grandezza. Torna su.

6: Roipnol o Darksene o Rohypnol ecc… è una droga ipnotica utilizzata come sonnifero. Il principio attivo dietro i nomi commerciali è il Flunitrazepam, sintetizzato per la prima volta negli anni ’70. Oltre all’effetto sonnifero causa spesso uno stato di amnesia che la rende particolarmente indicata come droga da stupro, perfetta da versare a tradimento nelle bibite delle ragazze. Mai uscire di casa senza una bustina e un po’ di preservativi: l’Amore può aspettarti dietro l’angolo. ^_^ Torna su.

Pazzi per la Storia su History Channel

Scritto da il 15 giu 2009 | Categorie: Consulenze, Documentari, Storia Militare

Da mercoledì 17 giugno 2009, per sei mercoledì, verrà trasmessa alle 21:00 su History Channel Italia la serie di documentari “Pazzi per la Storia” (autore Valdo Gamberutti, produzione Wilder).

Dal Sito Ufficiale:
Quali emozioni si provano nel furore di una battaglia medioevale?
Come si combatte in una schiera? Cosa si mangia in una città sotto assedio e come trascorre il tempo nel campo degli assedianti? Pazzi per la storia è il viaggio a ritroso nel tempo grazie al quale due uomini di oggi possono rispondere a queste e ad altre domande.
Proiettati nel passato, Alex Braga e Giulio Spadetta vengono coinvolti, su fronti opposti, nella preparazione e nel combattimento di alcune delle battaglie decisive nella storia del Medioevo e del Rinascimento in Italia.

pazzi_per_la_storia

Pazzi per la Storia si avvale delle straordinarie risorse dei gruppi italiani di rievocazione storica. [...] Non contenti di leggere libri o fare ricerche d’archivio, i rievocatori si calano anima e corpo nelle loro ricostruzioni, rivivendo i momenti, le circostanze, i luoghi e i personaggi della storia.

I sei documentari trattano sei importanti battaglie svoltesi nella penisola italiana tra medioevo e rinascimento. L’ultimo episodio in ordine cronologico (secondo in ordine di trasmissione) è quello sulla Battaglia di Pavia per cui avevo fornito la consulenza balistica e di cui ero andato a vedere le riprese della “performance” del foglio di acciaio C40.
Avevo fornito anche un parere per i test di penetrazione su maglia di ferro e armature imbottite (bambagione, nello specifico), ma erano stati solo a scopo confermativo dato che Marco Curti aveva già trovato tutto il necessario a riguardo e aveva già analizzato perfettamente il problema da solo. Bravo Curti. ^_^

Elenco degli Episodi Giorno
Battaglia di Cortenuova (1237) 17 giugno 2009
Battaglia di Pavia (1525) 24 giugno 2009
Battaglia della Saccisica (1404) 1 luglio 2009
Battaglia di Taranto (1042) 8 luglio 2009
Battaglia di Calmazzo (1502) 15 luglio 2009
Battaglia di Montecchio Vesponi (1352)    22 luglio 2009

Per chi, come me, non dispone di abbonamento a SKY, mi risulta che su DDUniverse qualcuno abbia già fatto una decina di giorni fa la richiesta per ottenerne la versione digitale nel circuito di eMule. Non sono sicuro, ma mi pare anche, a quanto ho capito, che saranno comunque visibili in modo legale sul sito di “Pazzi per la Storia”.

Sembra una serie interessante e divertente. Per chi ne ha la possibilità consiglio di vederli. Aggiungerò comunque un ulteriore promemoria tra una settimana, per la puntata su Pavia: lo sprezzo del pericolo mostrato dal foglio di acciaio C40 di fronte all’archibugio è degno degli Arditi della Grande Guerra. ^__^

Vendite degli eBook in aprile e dati sulla correlazione tra pirateria e vendite

Scritto da il 10 giu 2009 | Categorie: Ebook, Editoria

E neanche tre settimane dal precedente articolo sull’eccezionale primo trimestre 2009 vissuto dal mercato degli eBook statunitense, ecco nuovi rassicuranti dati per il mese di aprile 2009. La fonte è sempre la solita: International Digital Publishing Forum (IDPF).

Vendite di eBook nel mese di aprile 2009: 12,1 milioni di dollari
Vendite di eBook nel mese di marzo 2009: 10 milioni di dollari
Crescita rispetto a marzo 2009: +21%

Vendite di eBook nel mese di aprile 2008: 3,7 milioni di dollari
Crescita rispetto ad aprile 2008: +228,3%

La crescita rispetto allo stesso mese del 2008 è straordinaria, battendo perfino il record del +174% del gennaio scorso che aveva fatto gridare al miracolo. E una crescita del +21% sul mese precedente non sono bruscolini!

Ipotesi sul secondo trimestre.
Se maggio e giugno avranno gli stessi dati di vendita di aprile, quindi crescita zero nei due mesi, si arriverà a 36,3 milioni (+40% sul primo trimestre… forse troppo ottimista). Se maggio e giugno dovessero mostrare una variazione rispetto ad aprile paragonabile a quella mostrata da febbraio e marzo rispetto a gennaio, allora potremmo attenderci grossomodo 35,5 milioni (+37,5%).
Se invece la crescita mese su mese si dovesse mantenere stabile al 20%, ipotesi davvero fin troppo ottimista, si potrebbe arrivare a sperare di sfiorare i 44 milioni, ma francamente mi pare una cifra esagerata. E poi l’idea di sfondare il 40 ha portato già sfiga a qualcun altro, quindi lasciamola da parte. ^___^
Io sono moderatamente ottimista e penso che i 35 milioni siano un traguardo raggiungibile per il secondo trimestre.

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Luoise di “Zero no Tsukaima” vestita da french maid e con orecchie da gatto.
Pantsu: Always Related.

Uno studio interessante sulla pirateria dei libri
Brian F. O’Leary ha aggiornato lo studio sull’effetto della pirateria sui libri, pubblicando una nuova serie di “diapositive” in formato Power Point. Fonte della notizia: Boing Boing.
Qui trovate i dati del piccolo esperimento.

Lo studio è stato svolto utilizzando dati forniti dalla O’Reilly (la più grande casa editrice di ambito tecnologico) e dalla Random House (la più grande casa editrice generalista). L’esperimento è piccolo e va inquadrato nell’ambito delle esperienze sempre positive sperimentate da piccoli e grandi scrittori di narrativa nel corso degli anni (dal Doctorow appena pubblicato di qualche anno fa, alla storica esperienza della casa editrice TOR fino alle recenti prese di posizione favorevoli di Neil Gaiman e di Paulo Coelho -vero fanatico della libera distribuzione-): il formato elettronico gratuito in narrativa allo stato attuale aumenta le vendite del cartaceo.

Lasciando stare l’anomalia delle vendite più basse (che comunque riguardano i libri piratati prima che lo fossero, ovvero prima della settimana 19: non è imputabile alla pirateria!) che può dipendere benissimo da qualche testo “fortunato/più vendibile” nell’altro gruppo o qualcosa di simile, il secondo picco di vendite solo nei libri piratati è ciò che merita davvero attenzione. Un picco di vendite più forte di quello iniziale a 5 mesi dall’uscita del libro, proprio quando si iniziano a vedere delle copie elettroniche piratate del testo nei circuiti di P2P: è qualcosa di più che una “stranezza” o un mero caso!
Sembra proprio una prova ulteriore a favore della tesi secondo cui la distribuzione gratuita aumenta le vendite.

vendite_libri_piratati_e_non
Vedete il secondo picco di vendite nelle settimane successive all’uscita della versione piratata del libro? Cliccare per ingrandire.

Ricordiamo però che:
1. La correlazione non è causalità: non è detto che un libro perché piratato aumenti le vendite del cartaceo (come dice Gaiman) o gli garantisca il secondo picco quando appare nei circuiti di P2P (esperimento condotto). Se fa schifo e nessuno dopo averne letto un po’ lo vuole comprare (ricordate gli “Eroi del Crepuscolo” di Chiara Strazzulla, ben incellophanato in gran parte delle librerie? Se fosse stato così bello da costringere all’acquisto con poche righe di lettura, di certo non lo avrebbero corazzato così…) allora l’eBook gratuito può essere addirittura dannoso! Forse. Sono solo supposizioni basate sulla mia esperienza: tre libri non acquistati dopo aver scoperto che potevo leggerne l’incipit… e aver visto che era merdoso. ^__^
2. Ci sono settori che potrebbero essere danneggiati dalla pirateria dei libri, ma ce ne sono altri (la narrativa) in cui la pirateria o, legalmente, la libera distribuzione possono essere un ottimo modo per aumentare le vendite e i guadagni.
3. Quel che vale oggi non è detto che valga domani.
4. Quattro.

Sul punto 3 voglio sottolineare una cosa: la diffusione del lettori di eBook (qualsiasi tipo: dal dedicato con schermo e-ink al Eee Pc al videofonino) è ormai un dato di fatto e la loro futura diffusione di massa è ormai una certezza, non meno della morte o delle tasse. La domanda è solo quando: due anni, tre anni, più probabilmente cinque o dieci al massimo, prima che la lettura di eBook sia la norma?

I libri cartacei verranno penalizzati quando tutti (o molti, più correttamente) avranno lettori di eBook perché quello che stimola la vendita del cartaceo in presenza di copie piratate e/o libere, al momento attuale, è la scomodità della lettura al computer o dello stamparsi da soli i libri. Quando per tutti sarà comodo leggere un libro piratato, non ci sarà motivo di spendere 18-25 euro per un romanzo che si può avere gratis.

Se anche rimarrà mercato per edizioni pregiate, bei libri illustrati, grossi manuali tecnici ed edizioni economiche da 4-8 euro, i romanzetti da 20 euro probabilmente si estingueranno. E sarà un bene. Gli economici da 8 euro o meno credo che rimarranno perché costano meno che stamparsi i libri da soli (soprattutto meno fatica) e aiutano in tante occasioni in cui sarebbe pericoloso lasciare il costoso lettore di eBook incustodito: spiaggia, piscina, posti in cui può subire urti violenti o venire rubato ecc… ma bisogna anche ricordare che tanti ormai girano con costosi cellulari e dal successo di iPhone mi pare ovvio immaginare che in futuro la diffusioni di telefonini sempre più simili a computer veri e propri, con ampi schermi, porterà a leggere gli eBook direttamente là sopra per favorire la mobilità un po’ come già ora hanno sostituito per molte persone i lettori MP3. Per cui la mia idea dei paperback a pochi euro, immaginando che la diffusione dei piccoli schermi prosegua, suona già ora vecchia di cinque anni.

ludditessmashingloom
Luddisti: meglio nascondere il lettore di eBook!

Che futuro potrebbe esserci?
Editoria digitale, ma senza DRM: in ogni caso i sistemi di protezione possono essere superati e in più i danni causati dai DRM sono superiori ai vantaggi. Si veda anche il seguente articolo e il discorso di Doctorow a proposto. Inoltre l’attuale trend della grande distribuzione è quello di NON vendere prodotti con DRM: si veda la questione della musica digitale solo DRM-free di Wall-Mart, la più grande catena di negozi del mondo che ha deciso di dare un taglio deciso alla merda coi DRM.

Meglio sistemi di digital watermark (filigrana digitale, per indicare a chi il file è stato venduto), ma anche quelli sono e saranno bypassabili in qualche modo. Soprattutto per i libri se consideriamo che l’HTML non può essere “marchiato” e tanti venditori di eBook al momento attuale vendono i libri in più formati, tra cui proprio l’HTML.
Io stesso ho messo in P2P un libro in HTML acquistato su un sito americano, scartando tutti gli altri formati (PDF, PRC ecc… tutto incluso per 4 dollari appena!) perché temevo avessero qualche “filigrana digitale” all’interno.
Ebbene sì, anche io sono un pirata. Sono un pericolo pubblico.
Qualcosa in contrario, frociaglia fascista digitale? ^___^

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Pirati: la piaga del nuovo secolo. Ci ruberanno il lavoro, scoperanno le nostre donne, instaureranno una teocrazia comunista e infine banchetteranno con le nostre anime.
O qualcosa di simile, secondo Sarkozy e i difensori del copyright attuale a oltranza.

Il settore editoriale dovrà adattarsi al mondo del futuro, come già sta facendo quello dei giornali. Il cartaceo costa, è scomodo ecc… e già vari giornali, tra cui grosse testate straniere, puntano di passare a breve al solo digitale con costi molto ridotti per loro e abbonamenti più economici per i lettori (che in un mondo di lettori eBook collegati wireless come quello USA, significa avere il giornale preferito sempre aggiornato sul proprio lettore: mica male!).

Non c’è motivo per cui il settore editoriale non si debba adeguare ai tempi invece di lamentarsi sempre contro il progresso tecnologico, piaga del genere umano (ah, i bei tempi in cui non c’erano gli antibiotici, lo stato censurava le informazioni a piacimento e nessuno piratava i libri su internet… sigh).
Tutti i settori si sono adattati ai cambiamenti dettati dal progresso e dall’ingegno umano: armamenti, chimica, automobili, aviazione, musica (più o meno)… perché il libro non dovrebbe comportarsi come tutti gli altri invece di frignare come una checca sottosviluppata del cazzo?

Libri con watermark, più libera distribuzione con donazioni volontarie (modello vincente già sperimentato dal settore musicale: i fan, gli unici che davvero comprano, già ora sono disposti a dare contributi volontari o a pagare mezzo euro per un brano che possono avere gratis!), più edizioni economiche on-demand (esiste già nel Regno Unito una macchina che stampa sul momento il libro scelto) ecc… l’evoluzione non è morte del settore, ma cambiamento e innovazione.
Il terribile e mostruoso treno, sostituendosi alle diligenze, non ha ucciso il settore dei trasporti. ^__^

Non è solo una questione di pirateria.
È una cosa evidente per tutti, a meno di non essere ignoranti (se non ci si informa non si può capire quale sia la questione) o stupidi (c’è chi semplicemente non capisce anche le cose più ovvie) o in malafede (come i difensori del copyright a scapito dei diritti civili, Sarkozy e l’allegra compagnia neofascista dei protezionisti digitali).

Bisogna andare avanti fino alla vittoria: il diritto alla privacy e alla libera diffusione di idee e informazioni, senza la censura e il controllo statale, è un diritto fondamentale garantito dalla Costituzione. Se per lottare in nome della Costituzione e difendere i principi della carta dei Diritti dell’Uomo bisogna compiere un piccolo crimine, che lo si compia!

Può darsi che nella rara occasione in cui per seguire la giusta rotta ci voglia un atto di pirateria, la pirateria stessa possa essere la giusta rotta.
(Governatore Swann, da “Pirati dei Caraibi: la maledizione della prima luna”)

Quando i nazisti occupavano la Francia, i partigiani erano chiamati terroristi.
La lotta continua. Fino alla vittoria, sempre!

jean_moulin
Jean Moulin, uno dei leader della resistenza francese.
Catturato come terrorista, torturato da Klaus Barbie, comandante della Gestapo e responsabile dell’anti-terrorismo a Lione, e deceduto in seguito ai maltrattamenti.
Ora è un eroe di Francia sepolto nel Panthéon.

EDIT delle 16:13 circa: mi ero dimenticato di mettere il grafico e la precisazione che il picco avviene subito dopo l’arrivo del libro piratato nei circuiti di P2P o simili. Sono vecchio e lolicon, abbiate pazienza… ^_^”"