Torna l’aggiornamento a tema eBook, questa volta più piccolo del precedente.
Come detto la volta scorsa ormai i dati AAP/IDPF, a meno di straordinarie variazione, stanno diventando sempre meno utili per capire il reale andamento degli eBook:

un problema più terra-terra per i miei articoli: come cavolo quantifico la diffusione degli eBook, ora? Mi state fregando il gioioso post mensile con i dati di IDPF (basati su 12-15 editori, non su centinaia di mini-editori e decine di migliaia di autori indipendenti!) se cominciate a renderli sempre meno rappresentativi dell’editoria digitale nel suo complesso…

Non ero il solo a dirlo e continuo a non essere il solo: quei 12-15 editori non sono più adeguatamente rappresentativi di un settore la cui peculiarità è proprio quello della coda lunga che li esclude.
I dati AAP/IDPF stanno diventano sempre meno interessanti per noi italiani anche perché ora che gli eBook stanno muovendo i primi passi in Europa, in particolare in Italia, diventa sempre meno interessante guardare agli USA (piuttosto può essere interessante seguire le notizie che riguardano la Francia o la Germania).

Se prima si indicavano i dati USA per dire “guardate che lì succede e noi non siamo alieni venuti da Saturno per cui succederà anche da noi”, ora che le cose si stanno mettendo in moto tanto vale guardare direttamente a ciò che accade da noi. Dopo due anni di aggiornamenti costanti (dal luglio 2008) sulle vendite negli USA era anche ora che smettessi di sentire bisogno di rassicurare i mongoli che gli ebook (e i lettori di ebook) prima o poi avrebbero cominciato a diffondersi anche nella nostra Repubblica delle Banane.

Detto questo, cerchiamo lo stesso di cavare qualcosa dai dati di AAP/IDPF sugli ebook nel secondo trimestre del 2010 (88,7 milioni contro i 91 milioni del primo trimestre).
Il solito grafico retard di IDPF:

Non si può dire che le cose vadano male. A meno che per voi il triplo dei soldi rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente sia “male”. È curioso che qualcuno possa vedere dei ricavi di quasi tre volte tanto (179,7 milioni contro 63,4 milioni, +183%) come un collasso degli eBook: forse tra i supporter dell’ultima ora ci si era abituati troppo presto all’idea che gli eBook cagassero uova d’oro e preparassero spedizioni umane su Marte (sulla seconda ci stanno lavorando). Beh, non è così: gli eBook non sono un mercato magico, soprattutto quando gli editori cercano di danneggiarli apposta (vedremo dopo) e i dati usati per descrivere la loro salute risultano demenzialmente inefficaci per il nuovo scenario apertosi negli ultimi mesi (già detto prima: coda lunga che nasce solo con l’affermarsi della comodità degli eReader).

Anche guardando solo il secondo trimestre 2010 rispetto al primo, non si tratta di un vero calo significativo: -2,5% per quei 12-15 importanti editori che comunicano i dati ad AAP, un’oscillazione facilmente spiegabile con le cose dette poche fa sugli editori che si danno la zappa sui piedi da soli e con la coda lunga. Da 91 a 88,7 milioni più che un tracollo sembra una stabilizzazione per quei 12-15 editori (ripetiamolo di nuovo: LORO non sono più il Mercato degli eBook! LORO non sono la coda lunga!). In due trimestri gli eBook in USA hanno fatto più che in tutto l’anno precedente. Se rimanessero completamente stabili fino a dicembre, cosa che ritengo poco probabile come già detto quasi tre mesi fa, sarebbe quantomeno un raddoppio rispetto al 2009.

Lo straordinario (e allucinante, visto che faceva sognare chissà che traguardi) successo di gennaio si può spiegare con il boom di lettori di eBook venduti a Natale, a cui è seguito l’acquisto compulsivo di eBook da parte dei nuovi proprietari (io quando mi è arrivato il cybook ci ho caricato sopra libri per, boh, due o tre anni ^_^”"). Questo sembra confermarlo anche B&N che, seppure in difficoltà nel settore cartaceo, dice di andar bene in quello digitale e di vendere sempre più eBook (il Nook era stato tra gli eBook Reader più regalati a Natale 2009, tanto che ne finirono le scorte in poco tempo e dovettero spostare l’invio delle nuove prenotazioni al 15 gennaio: un aiutino alle vendite degli eBook deve averlo dato!).

Il calo successivo, su febbraio e marzo, è facilmente spiegabile come frenata dopo le spese pazze di gennaio: dopo essersi riempiti di eBook sufficienti per mesi, si smette di fare acquisti compulsivi come se i libri digitali desiderati dovessero sparire dal pianeta da una giorno all’altro.

Il secondo trimestre invece si spiega con l’idiozia degli editori e con la coda lunga. La coda lunga lo sapete cos’è e l’ho già indicata una mezza dozzina di volte in questo articolo, da bravo vecchio rincoglionito che si ripete, per cui ci tornerò dopo con un’ultima citazione e basta (i conigli hanno la coda corta per cui tutto questo parlare di coda lunga lo trovo davvero poco kawaii).

Another observer reminded us that a huge number of people bought e-book reading devices or received them as gifts for the Christmas holiday in 2009, and that led to their purchasing tons of e-books in January 2010, still the biggest month in e-book history. In subsequent months there was no place to go but soft.

(Fonte: ereads.com)

Vediamo allora COME gli editori si sono dati la zappa sui piedi nel secondo trimestre.
Ricorderete di certo che con l’arrivo di iPad e del suo negozio di eBook, basato sul modello agenzia 70-30 (70% del prezzo di copertina all’editore, 30% al negozio online), c’era stato uno scontro tra i grandi editori ed Amazon. Gli editori volevano il controllo del prezzo per poter così aumentare il prezzo degli ebook anche a 12$ o a 14$, senza il blocco di 9,99$ imposto da Amazon. Alla fine Amazon, dopo aver tentato rappresaglie, ha dovuto cedere alle richieste.
Questo controllo del prezzo però non è un vantaggio per gli editori. Come già sappiamo il prezzo di 9,99$ era praticamente il massimo tollerabile per dei romanzi (facendoli pagare meno si vende molto di più e si guadagna di più) per cui metterli a 14$ causa automaticamente meno vendite. In più, e qui non mi pare di averlo sentito dire in giro abbastanza, a pari vendite gli editori guadagnano meno! Come mai?

Prima Amazon comprava i libri dagli editori con il modello grossista, pagandoli anche più di 12$ e vendendoli a 9,99$ in modo da costruire un mercato degli eBook da zero e diventarne il padrone incontrastato. Era il grande progetto nel 2007-2009, poi la concorrenza si è svegliata dal letargo capendo che i dati sulle vendite del Kindle erano segreti proprio per guadagnare più tempo possibile lasciando tutti nell’incertezza (cosa a cui qualsiasi mongoloide poteva arrivare: non si comunicano dati sensibili al nemico se il tuo scopo è ammazzarlo con un attacco a sorpresa). Amazon ragionava sul futuro, non sugli incassi del momento presente. A ogni libro pagato 9,99$ da un lettore corrispondevano 12$ (o anche più) che i 12-15 editori dichiaravano ad AAP. Ora con il modello Agenzia se vendono lo stesso libro a 9,99$, potranno dichiarare ad AAP solo 6,99$. E se lo vendono a 12-14$, solo 8,4-9,8$. Molto peggio di prima.

Solo per poter mantenere in pari le entrate bisogna vendere MOLTI più libri rispetto a prima col modello agenzia! Così, da un momento all’altro! Non mi stupisco che ci sia stato un calo del 2,5%, anzi, poteva essere perfino peggiore! Infatti, come sottolineato da ereads.com (qui e qui), molti clienti non sono per nulla disposti a pagare più di 9,99$:

Consumers just rebelled against paying $12 to $14 or more for e-books. This view was supported by this comment posted on our website: “Second quarter is when I started feeling the sting of agency pricing for e-books, and I cut way back on my e-book buying. I imagine a few other folks did, too.” (Thanks Stacy!)

I am still downloading a lot of books, but definitely buying fewer of the overpriced e books [...] I just won’t buy some books I want to read but feel are over priced. My entire family read Jim Butcher’s Changes in a library copy rather than buy it at $12.99 for our Kindles.

Ulteriore prova che il calo dipenda da queste politiche di prezzo cretine è che LORO dichiarano un lieve calo mentre Amazon, B&N e Smashwords dichiarano vendite sempre in crescita (questo però va in parte anche nel discorso coda lunga), addirittura in aumento settimana su settimana secondo B&N! Da qualche parte i soldi devono essere finiti (in mano ad altri editori con politiche di prezzo meno cretine?). Il minor numero di libri venduti per persona deve essere stato compensato dal notevole aumento di persone dotate di eReader, come le ottime vendite del Kindle 2 dichiarate da Amazon fanno immaginare.

Chiaro, ora? Con simili premesse di autolesionismo e comprensione del mercato degna di un bambino dell’asilo con difficoltà di apprendimento, quegli 88,7 milioni sono grasso che cola, altro che tragedia…

Ah, avevo detto che avrei citato ancora la coda lunga perché sono in parecchi a pensarla come me sulla sua rilevanza FONDAMENTALE negli attuali scenari di vendita degli eBook. Ecco qui, con tanto di aggiunta sul modello agenzia (grassetti miei):

Even we consider US only, the data may not reveal the actual revenue since it’s based on only 12-15 trade publishers. In recent times we see an explosion of self publishing ebooks through Kindle publishing platform, Smashword or Lulu. The fight over pricing ebooks might have also impact on such revenue as the big publishers are trying to enforece so called Agency model to retain gains (profit) from the ebooks market, which might backfire.

(Fonte: e-bookvine.com)

La gente che si autopubblica e i piccoli e medi editori non rappresentati dai dati di AAP sono TANTI. Nel negozio di eBook della Apple, Smashwords aveva raggiunto una posizione di tutto rispetto nelle vendite. Konrath, che come ricordato più volte non è nemmeno l’autore autopubblicato che vende di più (ma è quello che chiacchiera di più e attira più attenzione) fa ormai vendite di questo livello impensabile per quando pubblicava col cartaceo:

according to my numbers Apple is a very small part of the ebook market. I sell 200 ebooks a day on Kindle. On iPad, I sell 100 a month.

Questo 200 al giorno contro 100 al mese solleva ulteriori dubbi sulle affermazioni di Steve Jobs riguardo il controllo del 22% del mercato eBook da parte di Apple (contro il 70% o poco più di Amazon), come fa notare anche mediabistro.com:

While obviously an author’s sales channels will vary by genre and retailer, this does raise questions around Steve Jobs’ claim that Apple has 22% of the eBook market.

O gli utenti con l’iPad sono allergici a Konrath o qualcosa non torna, vi pare?
Povero Konrath, come farà a sopravvivere con appena 400$ al giorno? Avido bastardo… ^__^


EDIT 27/8/2010, 21:10
Questa notizia penso possa interessare tutti gli nVidiosi che amano gli eBook solo perché gli Editori Kattivi hanno rifiutato di pubblicare i loro libri (lol!). Il nuovo thriller di Laura Lippman, I’d Know You Anywhere, a quanto dice HarperCollins (riportato su The Wall Street Journal) ha venduto nei primi cinque giorni 4.000 libri di carta e 4.739 eBook. Un piccolo superamento ogni tanto fa sempre piacere.

“This is the first book of ours of any consequence that has sold more e-books than hardcovers in the first week. What we’re seeing now is that if a book gets a good review, it gets a faster lift on the digital side than it does on the physical side because people who have e-readers can buy and read it immediately.”
(Frank Albanese della HarperCollins)


 
Vabbè, lasciamo perdere.
Passiamo all’hardware prima di fare un balzo in Italia per lollare un altro po’.
Il 2011 si era detto che doveva essere l’anno del colore, con i primi modelli in vendita fin da Natale 2010, giusto? Secondo le previsioni di E Ink Holdings (la vecchia PVI che ha cambiato nome adottando quello del suo prodotto di punta) gli eReader a colori rappresenteranno il 10% del mercato eReader nel 2011. Chi si sta muovendo per ora in direzione del colore, concretamente?
Escludendo Samsung, che nonostante un bel po’ di mesi fa avesse annunciato di stare lavorando a uno schermo a colori da 10,1 pollici, ora non si sta muovendo affatto (dietro front sugli EPD, l’epaper: troppo costosi e andrà avanti per un po’ con gli LCD), c’è LG che ha annunciato per fine anno di mettere in produzione di massa uno schermo a colori da 9,7 pollici (bello!) e un foglio flessibile a base metallica in bianco e nero da 19 pollici. E poi c’è Hanvon che vuole commercializzare nel quarto trimestre 2010 un eReader con schermo a colori formato da un display E Ink Pearl (i nuovi schermi con contrasto migliorato) e un filtro per il colore. Il filtro per il colore non è un novità, sono anni che se ne parla (e anche i prototipi di schermi E Ink antiurto flessibili risalgono al 2002, non sono una novità), ma si diceva in passato che il colore ottenuto col filtro sarebbe risultato poco brillante, slavato. Mah, vedremo cosa offriranno Hanvon ed LG.

Schermo flessibile LG.

E per finire segnalo il nuovo articolo di Antonio Tombolini su EDIGITA. Che EDIGITA puzzasse di marcio lo si era capito, ma questo forse non lo sapevate: per usare la piattaforma di EDIGITA bisogna accettare un contratto che impedisce di distribuire gli eBook con altre piattaforme! EDIGITA vuole l’esclusiva assoluta.
Questo però vale solo per chi non fa parte dei soci fondatori, ovvero per i piccoli e medi editori che volessero aggiungersi in futuro alla piattaforma. I fondatori (RCS, Feltrinelli e Messaggerie) invece…

“Le imprese madri si riservano la possibilità di concludere contratti per la distribuzione on-line dei propri libri con piattaforme diverse da Edigita, fermo restando che quest’ultima sarà utilizzata dalle parti per la gestione dei file.”

Stronzi sì, scemi no. ^__^

Questa volta niente conigli: il ritardo mentale dei grandi editori americani li ha fatti fuggire.