[CaD] La nonnina con la pistola

Scritto da Il Duca Carraronan il 11 mar 2010 | Categorie: Armi da Fuoco, Chiedilo al Duca, Oplologia

Una domanda della serie “Chiedilo al Duca” risalente agli ultimi giorni di giugno del 2009.
La risposta, come sempre, è stata rielaborata e riscritta per migliorarne la leggibilità.

[...]
Tempi nostri.
Una vecchia signora. Una vecchia signora che ha però un’arma così potente da poter sparare attraverso una porta aprendo un bel buco nella medesima. Dunque l’arma deve essere abbastanza leggera da poter essere impugnata da una donna anziana, seppur vispa, ma con pallottole decisamente letali.
Ce l’hai?
(Lara Manni)

Il problema fondamentale, in questo caso, è trovare un buon compromesso tra la potenza della cartuccia e il peso dell’arma, mantenendo intatta la capacità del proiettile di rimanere letale dopo aver perforato una comune porta in legno. Sarà possibile?

Inoltre la pistola deve essere leggera perché la vecchietta deve poter mirare correttamente senza che le tremi in mano e il rinculo non deve essere tanto forte da spezzare i polsi erosi dell’anziana. Il rinculo è legato alla potenza della cartuccia, come appare ovvio dal terzo principio della dinamica (azione e reazione).
Possiamo escludere calibri molto potenti come il .454 Casull, il .44 Magnum o il .357 Magnum. Evitando calibri molto potenti possiamo anche evitare pistole (spesso) troppo pesanti per un’anziana: il peso dell’arma è legato anche alla potenza della cartuccia perché serve a rendere meno violenti il rinculo vero e proprio (reazione lungo l’asse orizzontale, quello che da la botta su polsi e spalla) e il rilevamento (reazione lungo l’asse verticale, quello che sposta l’arma dalla linea di tiro), le due componenti in gioco che vengono indicati dalle masse come “rinculo”.
Una Desert Eagle in .50 Action Express, un bell’attrezzo massiccio di 2 kg che spara proiettili con tre o quattro volte l’energia cinetica del 9×19 ―che è la classica cartuccia da pistola militare―, spezzerebbe i polsi della vecchia e poi le si schianterebbe in mezzo alla fronte, mandandola KO. ^__^

“Ho la spada più potente del Mondo Emerso, ora voglio una pistola all’altezza!”
Anche voi state pensando a Nihal?

Bisogna poi prendere in considerazione la portabilità dell’arma.
Stiamo parlando di una signora anziana con una pistola per difesa personale. Possiamo immaginare una pistola compatta, con la canna corta e che non richieda molta manutenzione. La vecchietta non ha il tempo o la voglia per preoccuparsi della molla del caricatore: la pistola rimarrà nella borsetta per settimane, con la sicura, ma per il resto carica e pronta all’uso.

La scelta migliore, che tempo fa ho letto essere tipica anche dei poliziotti di mezza età statunitensi, è il revolver: puoi lasciarlo carico per mesi e quando dovrà sparare lo farà… e non ci sarà nessuna molla con il coefficiente K rovinato a impedire che il colpo successivo venga sparato. Per la difesa personale l’ideale può essere uno snubnose, quelli con la canna di 2-2,5 pollici (contro i 4-5 di una pistola normale). I più adatti da portare in tasche o borse sono quelli con il cane coperto, così non può impigliarsi nel tessuto, ma il problema è che spesso sono solo in Doppia Azione (DAO, double action only). Questo significa che il grilletto è più duro perché deve prima alzare il cane e poi sganciarlo per farlo abbattere. Con i revolver normali, quelli con il cane in vista, è possibile armarlo prima di sparare: riducendo il peso del grilletto si ottiene un tiro più stabile (poi dipende anche dalla forza fisica: per un energumeno probabilmente non cambia nulla a sparare in singola azione o in doppia azione nemmeno con la .44 Magnum dell’ispettore Callaghan). Per la nostra vecchietta può essere un problema.
Meglio evitare i DAO.

Tre storici revolver snub nose:
 
S&W_Model_38
Smith & Wesson Bodyguard, Model 38: il cane è coperto,
ma non in alto e quindi è ancora utilizzabile in singola azione.

 
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Colt Detective Special, terza versione.
 
Model_642
Smith & Wesson Model 642, sola doppia azione (DAO).

Il calibro? Naturalmente il miglior compromesso tra letalità e scarso rinculo, unito alla lodatissima capacità di funzionare anche nelle peggiori situazioni: il .38 Special, apprezzato anche dai vecchi mangiaciambelle americani. Tuttora un calibro principe nelle statistiche di letalità: può sembrare “anemico” perché non è veloce come il 9×19, ma per penetrare con efficacia la carne conta poco l’alta velocità ed è più importante la densità sezionale. Il .38 Special non manca di adeguata densità ed ha un calibro sufficiente per l’uso antiuomo (9,1 mm), ancora di più se impiegato con munizionamento a espansione (si apre fino a 15 mm circa). Un calibro da difesa se fosse stato del tutto “inadeguato” non sarebbe certo stato usato per 111 anni, fin dal 1899!

Immaginiamo quindi che la nonnina abbia un revolver snub nose .38 Special con canna da due pollici e mezzo, caricato con proiettili JHP da 158 grani, pesanti e letali, adatti per la difesa e l’uso di polizia perché dilatandosi nella ferita tendono a non fuoriuscire dal corpo (e quindi a non colpire altre persone, oltre al malvivente preso di mira). In particolare i proiettili da 158 grani, a differenza di quelli da 110, affondano fino a 30 cm circa di profondità nella carne, permettendo così di raggiungere vasi importanti come l’aorta. Alternativamente potrebbe avere proiettili FMJ da 130 grani, forse più adatti per un’acquirente “generica”: sono migliori per il tiro al bersaglio, quando l’anziana va al poligono, e costano pochissimo.
La velocità alla bocca in una canna da due pollici e mezzo non è naturalmente la stessa ottenibile in una da quattro pollici: probabilmente sarà sui 230 m/s, con entrambe le munizioni (ma potrebbe anche essere maggiore).

38_special_125_grani_JHP_espanso
.38 Special JHP (in questo caso da 125 grani). Notare il proiettile dopo l’espansione.
 
american_eagle_38_special_130_grani_FMJ
.38 Special FMJ, nell’ottima versione da 130 grani di American Eagle

Vediamo se questi proiettili sono adatti per trapassare una comune porta per interni, quella richiesta da Lara, mantenendo poi sufficiente velocità per ferire in modo grave un bersaglio privo di giubbotto antiproiettile. La porta possiamo immaginare che sia spessa 4-5 cm, ma le porte normali non sono blocchi di legno uniformi! Hanno più parti cave che parti piene, altrimenti peserebbero molto di più. Possiamo considerarla come 2 cm di legno, sotto forma di due pannelli da 1 cm separati da uno spazio vuoto.
Utilizzerò la formula di Weigel, adatta per il legno di abete, molto semplice e citata in tanti manuali di balistica.

Calcolerò la penetrazione dei proiettili JHP come se fossero pienamente espansi fin dell’impatto, dato che la maggior durezza del legno rispetto alla carne dovrebbe permetterlo in pochi millimetri. Nella carne invece, come ho avuto modo di scoprire studiando la penetrazione di proiettili sia FMJ che JHP di uno stesso calibro, il calibro da considerare nella formula per la penetrazione di un JHP è a metà tra quello di quando è espanso e quello iniziale, leggermente per difetto (quindi 12 mm in questo caso). Il fatto che la punta cava si spalanchi non modifica la dislocazione della massa posteriore: si mantiene alta la densità sezionale del centro che scava la ferita mentre il bordo più sottile dilata solo un taglio già fatto. Può darsi che questa regola, dipendente dall’elevata concentrazione di peso dietro il diametro iniziale, si applichi anche al legno. Non avendo però prove di ciò ho preferito ragionare come se non fosse così, dando lo “sconto” solo al primo centimetro.

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Prego, posizionare lo scrittore di fantasy dietro la porta…

Cominciamo.
I due pannelli di legno da 1 cm vanno considerati separatamente, essendo divisi da più di 1 cm di spazio (come nel caso delle lamine sottili di acciaio). Il proiettile JHP perde 22 m/s attraversando il primo centimetro, si espande completamente e perde altri 36 m/s attraverso il secondo centimetro. La velocità all’uscita è di 172 m/s. Se dietro ci fosse un bersaglio umano, sarebbe ancora in grado di penetrarlo per 21 cm nella carne, scavando un foro del diametro di ben 15 mm. Sufficiente per uccidere, colpendo organi vitali, e in grado di debilitare fortemente l’avversario anche colpendolo genericamente nel ventre. Non credo possa raggiungere grandi vasi come l’aorta, posta più in profondità. Sottrarre qualche cm, riducendolo a 15 o 16 cm, in caso di abiti di un certo spessore (giacca da uomo, panciotto, camicia e canottiera), non di più: la grossa decelerazione che limita la perforazione è dovuta alla pelle umana, spessa e straordinariamente elastica per resistere a violenti urti (ben 36 m/s spesi solo per bucarla, quanti ne erano serviti per il secondo centimetro di legno!).

Certo che non poter raggiungere l’aorta è una brutta cosa…
Immaginiamo allora il tutto con i classici proiettili FMJ da 130 grani. In fondo 9,1 mm sono comunque un buco sufficiente, non serve per forza che si espanda, soprattutto non quando questo va a danno di una sana e vigorosa penetrazione!
Nell’attraversare la porta perde 15 m/s col primo pannello e altri 15 m/s col secondo. Rimangono 200 m/s belli puliti: con tanta velocità può affondare nel corpo per 36 cm. Più che sufficienti per raggiungere l’aorta, aumentando le possibilità che il colpo sia letale anche mancando organi vitali.

Se invece fossero 5 cm uniformi di legno, come un grosso tavolone da banchetto ribaltato, risulterebbero sufficienti per fermare le munizioni JHP, ma non quelle FMJ: decelerate a 150 m/s avrebbero ancora sufficiente velocità per infilarsi nella carne per ben 25 cm (decisamente una buona ferita).
Più sicuro il FMJ, nel caso in cui si dovesse incontrare qualche parte piena della porta oppure del materiale antincendio strano in grado di offrire più resistenza di quanta ne avessi ipotizzata.

In conclusione: revolver snubnose con canna da 2,5 pollici, .38 Special, con munizioni FMJ da almeno 130 grani (meglio se “+P”, ancora più veloci), come questo Colt Diamondback.

 

Ancora Konrath: 30.000 eBook in 11 mesi

Scritto da Il Duca Carraronan il 07 mar 2010 | Categorie: Ebook, Editoria

Come ricorderete si era parlato già delle vendite su Kindle dei libri di Konrath, confrontando le pessime performance di quelli “pubblicati da un editore” e venduti a 7-8$ con le ottime performance di quelli “autopubblicati” e venduti a 1,99$. Ottime performance sia in termini di vendite complessive che di guadagni, entrambi molto superiori.

Konrath ha iniziato ad autopubblicarsi nel negozio dell’Amazon Kindle l’8 aprile 2009. Il 4 marzo 2010 alle 9:23 del mattino, neanche 11 mesi dopo, aveva già venduto 29.224 eBook autopubblicati. Questo articolo ripropone le considerazioni esposte da Konrath qui.

Attualmente Konrath vende 170 ebook al giorno, con un guadagno (al 35%) di circa 120$ al giorno senza fare NULLA. Continuando così quegli eBook gli faranno guadagnare più di 43.000$ quest’anno e ricordiamo che erano libri che gli editori del cartaceo avevano RIFIUTATO. Erano libri sprecati: erano pronti, ma incapaci di produrre reddito perché ostacolati dal disinteresse degli editori. Il pubblico veniva PRIVATO della possibilità di comprarli perché qualche signore aveva deciso così. L’autore ha preferito rimboccarsi le maniche e fare da solo: i frutti sono stati ottimi e abbondanti.

L’editore come intermediario privilegiato era quindi un danno per l’autore e un danno per i lettori: 43.000$ all’anno in più non sono bruscolini per l’autore e alcuni libri in più del proprio scrittore preferito sono un tesoro per qualsiasi fan.

E le cose andranno sempre meglio nei prossimi mesi! Se 43.800$ è la stima “in un anno” con l’attuale livello di vendite, non bisogna però trascurare due piccoli dettagli: Amazon è intenzionata da luglio ad aumentare le royalty dal 35% al 70% (a patto di alzare il prezzo dell’eBook da 1,99$ a 2,99$, con un guadagno per l’autore di 2$ invece che di 0,70$ su ogni eBook); la lettura degli eBook continuerà a crescere grazie alla diffusione sempre maggiore degli eReader.
Konrath non ha dubbi: per la fine dell’anno guadagnerà almeno 5.000$ al mese solo con i libri sul Kindle.

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ESPERTI EDITORI:
impediranno alla gente di leggere i tuoi libri e ti faranno perdere 40.000$ l’anno…
…il tutto completamente GRATIS!!! ^___^

 


 

Dieci motivi per cui Konrath vende così bene

 
1. È già noto al pubblico, almeno un pochettino. Non è un autore di best seller e non è nemmeno molto famoso, come già detto nel precedente articolo era uno che sopravviveva (e ora se la cava molto meglio!). In giro per il mondo ci sono in totale mezzo milione di suoi libri stampati. Sembrano tanti, ma considerate che Licia Troisi solo in Italia, a quanto veniva detto, ha venduto ben di più con la prima trilogia. Konrath non è il “signor nessuno”, ma non è neppure un personaggio molto noto. E comunque di questo mezzo milione di libri stampati non è dato sapere quanti siano finiti al macero invece che venduti.

2. Ha un blog di successo che parla di eBook, editoria e scrittura. Questo è un elemento un pochino più importante visto che il traffico misura sia la sua capacità di promuoversi online con articoli a tema che la sua fama offline (più sei noto in generale, incluso grazie ai libri, e più fan cercheranno il tuo sito in internet). Konrath è presente col suo blog dal 2005 e attualmente ha più di 1.000 visitatori al giorno. Non è molto, se consideriamo che perfino io nel mese di febbraio ho avuto una media esatta (arrotondata all’intero più basso) di 642 visitatori al giorno, tra giornate con punte di 800+ e sabati attorno ai 550 (riguardo marzo: venerdì ho avuto 687 visitatori, ieri 603). Boh.

3. Prezzo basso. Con l’esperienza (si veda l’articolo linkato in cima) Konrath ha scoperto che con il prezzo di 1,99$ si vendono molti più libri. In futuro, come avevo suggerito anche io agli autori autopubblicati nell’articolo precedente, aumenterà il prezzo da 1,99$ a 2,99$ per approfittare delle royalty al 70% (non disponibili per libri sotto i 2,99$). Forse potrebbe già fare qualche soldino in più con i 2,99$, ma il calo di vendite correlato all’aumento del prezzo sarebbe un danno dal punto di vista del potenziale passaparola e quindi antieconomico.
Sopporterà quel calo di vendite quando potrà ottenere il raddoppio delle royalty, non prima. Sono d’accordo, è la mossa giusta.

4. Quattro. Perché sì, è la cosa più importante.

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5. È nei bestseller del Kindle. La lista dei bestseller permette ai visitatori di vedere il libro di questo autore mezzo sconosciuto fianco a fianco con i libri di gente del calibro di Stephen King, James Patterson ecc… in più con un prezzo estremamente allettante, solo 1,99$! Perfetta combinazione per far scattare l’acquisto impulsivo: un paio di click e il libro è venduto. È come una profezia autoavverante: se finisci nella lista dei bestseller allora vendi subito di più e vendendo di più rimani nella lista dei bestseller! Un buon motivo per non alzare il prezzo col rischio di uscire dalla lista!

6. Passaparola. L’autore viene trovato facilmente con Google, ha molti link verso il proprio blog, molte recensioni dei propri libri, molti fan che consigliano ad altri i suoi libri. Anche il lavoro per promuovere le proprie opere “in alberi morti” negli anni precedenti ha aiutato a costruire una certa visibilità in internet in termini di numero di pagine che parlano di lui.
Naturalmente fare ottimi articoli a tema eBook sul suo blog ha aiutato: i buoni articoli portano più lettori e più lettori significano più link su Twitter, Facebook ecc… e di conseguenza ancora più lettori.

7. Promozione. Konrath, a parte qualche link qua e là su una manciata di forum a tema Kindle e simili, non ha fatto molto altro per questi eBook autoprodotti (d’altronde la sua vera autopromozione sul web è il blog in sé). Per gli altri libri in cartaceo (ricordiamolo di nuovo: nessuno dei suoi libri a 1,99$ ha una versione cartacea) si era lanciato come un pazzo, firmando copie in tutte le librerie come un invasato.
Meglio non eccedere con l’autopromozione bovina: ci vuole poco (e chiunque frequenta anobii o i forum a tema fantasy lo ha già visto) per finire giustamente etichettati come spammer. Meglio dedicarsi al blog e fare in modo che sia la qualità riconosciuta e la fama personale a diffondere i libri.

8. Buone storie. La notorietà del vostro nome e il prezzo infimo non possono fare miracoli (a meno che la notorietà del vostro nome non sia immensa). Se il libro fa schifo, le vendite crolleranno. E non basta scrivere bene: bisogna avere un libro ben formattato come eBook per il Kindle. Un libro formattato così male che sanguinano gli occhi a leggerlo NON scatenerà passaparola utile.

9. Belle copertine e buone descrizioni. Konrath, dopo aver raccolto i pareri sulle copertine dei suoi eBook nel tentativo di capire perché alcuni vendevano molto meno di altri (sondaggio sul blog), ha scoperto che mettendo nuove copertine più belle e descrizioni più efficaci le vendite aumentavano subito. Inoltre mettere fin dal principio della descrizione la scritta “Only $1.99 for a limited time” (vero: a luglio passeranno a 2,99$) ha incoraggiato l’acquisto impulsivo.
La copertina è importante perché è la prima cosa che il lettore vede. Io stesso mi sono interessato ad alcuni libri su Amazon solo per la copertina di uno della serie, scoprendo così che potevano interessarmi e comprandone subito due (ne parlerò in futuro, datemi il tempo di leggerli).

PRIMA
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DOPO
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10. Nuovi contenuti. È bene aggiungere un nuovo libro ogni qualche mese (se uno ne ha, ma un vero scrittore vecchia scuola come Konrath ha una discreta riserva di ottimi libri inediti). Più libri ci sono e più possibilità si hanno di essere scoperti da un nuovo lettore. Se il tuo libro è bello allora è facile che ne comprerà un secondo e un terzo… o anche tutti se il prezzo è molto basso e la qualità alta.
 


 
Come fa notare Konrath ci sono autori autopubblicati su Amazon meno noti di lui che vendono perfino più di lui (giudicando dalla lista dei bestseller). E tutti questi autori probabilmente attuano strategie simili alle sue. Se si vuole approfittare di un mercato ancora “libero” (420.000 eBook appena) bisogna lanciarsi subito: ritagliarsi un posto nella lista dei bestseller finché è possibile farlo può essere un investimento importante.

E anche senza diventare un bestseller, è importante soddisfare il bisogno di specifici eBook del pubblico con i propri libri. C’è una bella differenza tra essere in due o tre a pubblicare eBook di ottimo fantasy a 1,99 euro oppure essere in quaranta (con altri diecimila che scrivono di merda e si lagnano che nessuno compra i loro eBook). ^_^

Per concludere, un link utile in cui Sandrone Dazieri spiega l’importanza di non “sedersi tra due sedie”, ovvero di scrivere libri che appartengano al Genere scelto se si vuole competere nel Genere scelto: qualche trucco per scrivere bene un romanzo di genere.

Il romanzo di genere è quello scritto allo scopo di divertire e appassionare il lettore attraverso strumenti come la suspense, l’umorismo, il sentimento amoroso, la paura, il sesso, la speculazione. Se vi proponete di educare le masse o cambiare la storia della letteratura, o non state scrivendo un romanzo di genere o state fingendo di scriverne uno.
[...]
Un romanzo di genere è un romanzo di trama. A differenza di un romanzo di stile o “ideativo”, quello che conta è quello che accade al protagonista, o ai protagonisti, le situazioni che vivono, i percorsi che fanno. Se quanto costruite attorno ai vostri personaggi sarà interessante per il lettore, il romanzo funzionerà, altrimenti cadrà come una mela dall’albero. Questa regola ha un corollario: tutto quello che non serve ai fini della trama (personaggi, passaggi, belle pagine) va tolto.

(Sandrone Dazieri che ripete cose già dette fin dal 2007 da Gamberetta: insulterete anche lui perché è solo una “ragazzina invidiosa”, branco di leccaculo subumani?)

Asus DR-900: 9 pollici con touchscreen capacitivo

Scritto da Il Duca Carraronan il 04 mar 2010 | Categorie: Ebook

Il lettore 9 pollici Asus di cui si era parlato mesi fa, all’epoca indicato come DR-950, ha ora un nome sicuro: Asus DR-900. È stato presentato al CeBIT 2010, in Cruccolandia, e naturalmente se ne è subito parlato sui siti di settore come Simplicissimus, MobileRead e Punto Informatico. È d’obbligo che faccia rimbalzare anche io la notizia, visto il prodotto estremamente interessante per la lettura dei libri di storia con foto/grafici e dei manuali con pagine grandi come fogli A4 (in modalità orizzontale deve essere una meraviglia).

asus_dr_900

L’Asus DR-900 ha un display ePaper da 9 pollici (tecnologia Microcup della californiana SiPix) con 16 toni di grigio, 150 dpi e una risoluzione di 768×1024 pixel (o 1024×768 se lo girate in orizzontale, lol). Lo schermo touch capacitivo permette di scrivere con il tastierino virtuale oppure a mano libera.

Naturalmente i tempi di reazione non sono quelli di un LCD, ma se volete uno schermo di merda su cui cavarvi gli occhi mentre leggete potete buttare una barca di soldi e prendervi un merdosissimo iPad della mela marcia yankee. Parto dal presupposto che voi vogliate leggere dei libri e non farvi infinocchiare da un brand alla moda. ^_^

Il lettore è spesso appena 9 millimetri e pesa 370 grammi. Oltre ai comandi sul touchscreen ci sono alcuni tasti, ad esempio quelli per lo scrolling non-touch delle pagine. Ha una porta miniUSB, un jack audio da 3,5 mm e due piccoli speaker stereo. La memoria interna è di 2 o 4 GB e il lettore supporta le schede SD. È possibile connettersi col WiFi 802.11g e, opzionalmente, con un modem 3,5G integrato.

Supporta i formati PDF, TXT, Audible, MP3, ePub, HTML, JPEG, GIF, PNG e BMP, inoltre include un web browser e un lettore di feed RSS. Pare che includa un dizionario per poter tradurre i brani sottolineati (o le singole parole).

Non ci sono dettagli sulla batteria, a parte che dovrebbe durare due settimane col WiFi spento e quattro giorni col WiFi attivo. Probabilmente la capacità di lettura in pagine è di circa 10.000 refresh, a giudicare da questi dati. Durata molto buona.

Il prezzo è un mistero. Un prezzo normale, al momento, sarebbe sui 400-450 dollari/euro. Alcune settimane fa si vociferava di un prezzo di 250 sterline (un po’ meno di 300 euro) per il DR-950, che a quanto pare è diventato il DR-900. Punto Informatico afferma che secondo alcuno voci il prezzo sarà attorno ai 200 dollari (e quindi 200 euro, visto come convertono i prezzi dell’elettronica). Non mi pare molto credibile: già 290 euro era un gran bel prezzo per un dispositivo così.

In fondo le voci sono voci e non si sa quanto possano essere affidabili: pensate a Giovanna d’Arco che era francese (e quei mangiarane non ci stanno mica con la testa!). Forse sono tutte balle e costerà 400 dollari/euro (ma nel giro di pochi mesi i prezzi possono crollare fino agli eReader di base a 149$, come dicono in molti). Se a fine anno uscisse a 299 euro, io lo comprerei all’istante! ^__^

Ecco due video:

Riguardo il primo video: non lasciatevi ingannare dalla pessima illuminazione ambientale (o forse dalle cattive riprese?) e dalle lampade che vengono riflesse sullo schermo! È uno schermo touch capacitivo, non è come quello resistivo del lettore Sony, per cui non c’è l’orrendo effetto specchio tipico dei resistivi.
Il motivo per cui si vedono le luci riflesse in quel modo è che lo schermo è sempre uno schermo e quindi un po’ lucido: non è opaco come la carta riciclata di un libro, ma non è nemmeno lucido in modo osceno come la carta patinata di una rivista. È una via di mezzo.

Ora mi spiego meglio: quando leggo col mio Cybook Gen3 più luce ambientale c’è e meglio è (rimanendo dentro limiti ragionevoli: non leggo con un faro negli occhi!), come se fosse un libro di carta. Se c’è poca luce, leggo con più fatica. Se la luce è rossa (scatta l’ora a luci rosse!), vedo lo schermo rosso. Semplice, no?
Leggo bene a patto di non ficcare il lettore direttamente sotto una lampada… ma proprio sotto-sotto, non di lato o vicino. Se la lampadina che emette luce si trova proprio a perpendicolo sul Cybook, io vedo un cerchio luminoso riflesso dal lettore.

Esattamente come succede con le copertine dei libri, che sono un po’ lucide. Anzi, con le copertine dei libri spesso è un pochino peggio. Ho appena provato con Booklife di Jeff VanderMeer (paperback) e con Balaclava di Cecil Woodham-Smith (sovraccoperta).

Questo non rovina in alcun modo la lettura. Considerate che la carta patinata (o come si chiama) delle riviste si comporta molto peggio dello schermo del Cybook! Prima ho preso Flex, la rivista di body building (io però la compro solo per le foto degli omaccioni in mutande), e ho provato a leggerla stando sotto il lampadario nella mia camera da letto: era uno schifo, tutta solcata da lampi di luce. Peggio del Cybook Gen3.

Se questo “grave” handicap della carta patinata NON vi ha impedito di leggere riviste negli ultimi decenni, non dovrebbe impedirvi nemmeno di leggere con i lettori di eBook.
Se dite il contrario siete dei contaballe di merda e fate schifo alle capre: spruzzatevi l’odore di libro in faccia e coccolate la carta, acari inclusi, se proprio siete dei feticisti degli alberi morti, ma non sparate stronzate. ^_^

 
PS: buon Quattro a tutti!
 

Steampunk: Myths & Legends

Scritto da Il Duca Carraronan il 01 mar 2010 | Categorie: Steamfantasy, Steampunk

Altri spunti a tema Steampunk. Questa volta ho scelto di proporre alcuni lavori tra quelli premiati da CGSociety nella competizione Steampunk: Myths & Legends (trasposizione in chiave Steampunk di leggende, miti, favole ecc…). Non sono molto recenti, considerando che la gara è terminata nel febbraio 2009, ma a parte Steamnocchio non avevo ancora avuto occasione di mostrare nulla su Baionette Librarie.

Un riconoscimento prestigioso è andato a un gruppo italiano. Ogni tanto qualche piccolo risultato di questo tipo fa piacere. La leggenda trasposta in chiave Steampunk è quella del Golem di Praga. Complimenti ai ragazzi di Bonsaininja.

“EMET” dei Bonsaininja Studio (ITALIA)
Team Entry Video – Master Award

 
Steamnocchio_1000 backtofairy
“Steamnocchio” di Fabricio Moraes (Brasile)
“BaktoFairy” di Laurent Pierlot (USA)

 
Alice's adventures in Steamland' di Guillaume Dubois Titanomachy - fall of the Hyperion di Marcin Jakubowski
“Alice’s adventures in Steamland” di Guillaume Dubois (Belgio)
“Titanomachy: fall of the Hyperion” di Marcin Jakubowski (Polonia)

Titanomachy mi è piaciuto molto, ho un debole per treni e robottoni, ma il mio preferito è il mitico Steamnocchio: fantastico Geppetto inventore. ^__^ BaktoFairy naturalmente l’ho segnalato solo perché c’è una fatina (ma ci eravate arrivati tutti, immagino). Alice’s adventures in Steamland è carino, ma l’abbinamento Alice-Steampunk è vecchio e stravecchio, banale ormai: sarà che la narrativa fantastica dell’Ottocento si presta bene allo Steampunk, ma ormai di inserti e rielaborazioni Steampunk di Alice (chi non ricorda certe atmosfere e scenari di American McGee’s Alice, un capolavoro!) ne ho viste a sufficienza negli ultimi anni da considerarle cliché quanto “gli elfi nei boschi”.

Pescando la prime tre che mi passano sotto il naso, ecco un’altra Alice in versione Steampunk e un bellissimo Gatto del Cheshire… e ovviamente un’immagine legata al prossimo American McGee’s Alice 2 che attendo con ansia ^__^ (uscita prevista per il 2011). Non dico che non si possa produrre qualcosa di ottimo in chiave Steampunk partendo dai due libri di Lewis Carroll, ma di certo l’elemento di originalità della scelta in sé è zero.

Ora delle opere che non sono state premiate, ma meritano di essere viste.

Sleeping Beauty di Antonio Caparo SteamOctopus
“Sleeping Beauty” di Antonio Caparo
“SteamOctopus” di Alex Broekel

 
Escape Plan B David and Goliath di Roger Nobs
“Escape Plane B” di Michael Dashow
“David and Goliath” di Roger Nobs

Potete vedere tutti i vincitori e i segnalati qui e qui.

 

“La Main des Maîtres” e “The Anachronism”

Scritto da Il Duca Carraronan il 26 feb 2010 | Categorie: Film e TV, Steampunk

Gli spunti Steampunk di questa volta sono due cortometraggi: uno intero e un trailer.
Il primo è La Main des Maîtres, corto francese, vincitore a fine 2009 del Deffie Award for Best HD Animation e già proiettato nei festival di mezzo mondo, inclusi l’Imaginaria Film Festival e lo Science+Fiction, entrambi in Italia. È inutile ricopiare le brevi e vaghe descrizioni che appaiono nei siti: dura quattro minuti, guardatevelo direttamente.

Ho messo la versione trovata su YouTube perché ci sono i sottotitoli in inglese. Non che servano a molto: sono poche e inutili le battute nell’osceno gracidio dei mangiarane.

Sito ufficiale: http://www.lamaindesmaitres.com/en/

Il secondo cortometraggio è The Anachronism, canadese, di cui propongo il trailer. Non si vede molto se non una breve apparizione del calamaro meccanico, l’elemento Steampunk principale (e unico?) di questa storia ambientata a fine Ottocento.

Dal sito ufficiale:

On a sun dappled summer day a science expedition propels two children toward an enigmatic encounter at the edge of their known world. Arriving on an isolated beach, they stumble upon the shipwreck of a robotic squid submarine. The secret it holds within changes their lives forever.

The Anachronism is a Steampunk science-fiction short set in the late nineteenth century. Unfolding with the simplicity of a children’s storybook, this lush journey through the landscapes of Canada’s West Coast draws inspiration from a whimsical juxtaposition of Pacific Rim cultural references to elaborate an elegant meditation on the courage of curiosity and the haunting effect of childhood trauma. In 2009 the film won six Leo Awards including Best Short Drama.

Il corto è del 2008, dura 15 minuti e ha vinto quattro Leo Awards. Sarà disponibile online a partire dal 16 Aprile 2010. Tanto per precisione: è altamente improbabile che il “childhood trauma” comprenda stupri tentacolari robotici di minori visto che NON è un prodotto giapponese, chiaro? Ora immagino che non lo vedrà nessuno…

Sito ufficiale: http://www.theanachronism.com/home.html

Concorso per Racconti Steampunk

Scritto da Il Duca Carraronan il 22 feb 2010 | Categorie: Concorsi Letterari, Steamfantasy, Steampunk

Negli anni scorsi mi era capitato spesso di organizzare piccoli concorsi per racconti all’interno del Forum del Ducato. L’ultimo concorso risale all’inizio del 2009, la Gara Pornofantasy che aveva unito il pubblico del Forum del Ducato con quello di Baionette Librarie. Pensavo di organizzare una gara Rabbit Weird questa estate, ma poi per la mancanza di voglia ho rinunciato.

Poche settimane prima di chiudere il suo blog, Gamberetta mi aveva invitato a organizzare una nuova gara a tema Steampunk Tecnologico: in fondo io adoro lo Steampunk Tecnologico, pure a Gamberetta non dispiace e sono passati parecchi mesi dall’ultima gara. Era una buona idea.

Un concorso a partecipazione gratuita, ovviamente, ma questa volta con un premio. Gamberetta mi aveva suggerito di cercare un ciondolo steampunk o qualcosa di simile. Con l’aiuto di alcune amiche ho selezionato un premio che spero possa piacere (più in giù ci sono le foto). Oltre al ciondolo c’è un altro premio: trovate tutti i dettagli nel box sotto.

Credo sia giusto organizzare il concorso anche se lei non può più pubblicizzarlo su Gamberi Fantasy o seguirne l’evoluzione. Credo che il miglior modo per ringraziarla e dirle che ci manca è darle un BEL racconto Steampunk da leggere per quando tornerà tra noi, scritto con cognizione di causa e con uno stile che non sia un insulto alle più banali convenzioni della buona narrativa. Darle un po’ di fiducia nelle capacità degli scrittori italiani. Potete riuscirci?

Lunghezza dei racconti: tra le 2.000 e le 7.500 parole.
Tipo di racconto: Steampunk Tecnologico con o senza Fantasy.
Vincolo Conigliesco: nel racconto deve essere presente almeno un coniglio, non necessariamente in un ruolo importante e non necessariamente un coniglio in carne ed ossa. Trovate voi il modo di integrare l’elemento conigliesco nella storia. Non ci vuole niente, con un minimo di fantasia.
Ulteriore vincolo: va bene l’ironia, ma niente parodie, opere comiche o “omaggi” con il Duca e Gamberetta. Cercate di scrivere seriamente, come se fosse davvero un racconto di cui vi frega qualcosa e non una roba buttata giù “tanto per”. Ok?
Consegna racconti: entro e non oltre domenica 7 agosto 2010.
Numero di racconti per partecipante: da uno a quanti te ne pare.
Correzioni e reinvio: quante volte ti pare, ma alla fine gareggia solo l’ultimissima versione inviata di un certo racconto per cui NON mandare tre versioni diverse dello stesso racconto con tre finali diversi nella speranza che uno mi piaccia più degli altri .
Dove inviare: mandare i racconti a concorso.steampunk@gmail.com.
Formato del file: RTF, DOC, DOCX o ODT.
Inserire nella mail: nickname (se disponibile e/o se vi va), obbligatorio nome e cognome. L’indirizzo a cui inviare il premio verrà chiesto solo in caso di vittoria: non spacciatevi per donne nella speranza di essere favoriti dal Duca. Io manderò l’oggetto SOLO alla persona di cui avete dato il nome (se ve lo siete inventati e non vi chiamate davvero “Samantha Lolita” sono cavoli vostri).
Chi decide il vincitore: il Duca e basta (non è possibile chiedermi pareri o editing per opere che intendente inviare al concorso: al massimo posso rispondere ai dubbi sullo Steampunk e poco altro).
Quando verrà comunicato il vincitore: in base al numero e alla lunghezza delle opere, tra settembre e ottobre (ma pensavo di copiare altri premi prestigiosi e non dirlo nemmeno dopo tre anni ^_^).

Premio: il ciondolo in foto, l’editing dell’opera con il Duca per migliorarla un altro po’ (se e dove necessario) e infine la pubblicazione in formato digitale gratuito (PDF, EPUB, RTF e forse altri formati) su Baionette Librarie e in qualunque altro posto in cui riuscirò a farlo finire. Nel caso in cui ci fossero almeno tre o quattro opere decenti, oltre al vincitore pubblicherò in eBook anche gli altri meritevoli: una bella antologia del concorso! Non è molto probabile, dubito perfino che si possa trovare UN racconto decente da premiare, ma nel caso la mia intenzione è quella. Inviando il vostro racconto ACCETTATE di pubblicare l’opera in internet con questa licenza Creative Commons o equivalente (i diritti per guadagnarci sopra, nel caso, rimangono vostri: io voglio solo che possa girare gratis in internet, poi se voi trovate anche un editore cartaceo o Spielberg ci fa un film, buon per voi! ^_^).
Tornando al ciondolo: è un premio per ragazze, per cui se siete dei maschi nerd sfigati single e non avete nessuna a cui darlo, potrete regalarlo alla cara Gamberetta a cui il concorso è dedicato (provvederò a trovare un modo per farglielo avere). Il ciondolo si chiama “Past in Pink… Steampunk“. Mi piace l’abbinamento degli ingranaggi e dell’ottone (steampunk) con i cristalli rosa (Gamberetta). Dal vivo (e nelle foto del venditore) si vede bene che i cristalli sono rosa: le mie due foto rendono male. L’oggetto è identico a come veniva pubblicizzato.

Foto dal negozio online (^_^)
past_in_pink_1 past_in_pink_2
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Foto che ho fatto io (._.)
past_in_pink_intero past_in_pink_foto_vicino
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Annullamento concorso: nel caso in cui non ci fosse nessun racconto decente, NON verrà premiato il meno brutto: se faranno troppo schifo annullerò il concorso e regalerò il ciondolo, se mi va, tirando a caso tra i partecipanti (o scegliendo la loli più carina del gruppo).
Non sono il Premio Urania, non voglio premiare pura spazzatura e sporcarmi il nome con la merda: la vittoria ve la dovete guadagnare con la qualità, non sgomitando in una lotta tra ritardati in stile Fentasi Itagliano. Avete più di cinque mesi, degnatevi di produrre qualcosa che non sia la solita itaglianata fatta da itaglioti retard-snob. Chiaro?
Se i partecipanti saranno meno di dieci, annullerò la gara a meno che tra questi non vi siano (miracolo!) tre o quattro racconti abbastanza decenti da meritare la pubblicazione nell’antologia in eBook. Onestamente mi pare impossibile, ma non si sa mai. ^_^”

Chi può partecipare: maschi e femmine, di qualsiasi età, pubblicati da qualche editore o del tutto inediti, è lo stesso. I racconti NON devono essere stati già pubblicati in eBook o cartaceo (voglio roba nuova, ma valuterò caso per caso eventuali pubblicazioni su Internet precedenti) e preferirei che rimanessero inediti fino alla fine del concorso (anche per poterli presentare al meglio in caso di vittoria, con l’editing fatto assieme), ma se volete pubblicarli prima del verdetto sui vostri blog immagino di non potervi fermare. Dopo la gara, in ogni caso, potrete fare quello che volete (condendo il tutto con “ke kattivo il duka il mio rakkonto è mlt più bello kuella ke a vinto dv averli ftto dei favori sexuali!!!111″).

Per domande: mandate i vostri dubbi a concorso.steampunk@gmail.com oppure usate i commenti di questo articolo.

Progettate il racconto con l’idea di NON superare le 7.500 parole —PAROLE, non caratteri, PAROLE— e, se proprio non vi basta lo spazio, potete sforare di 500 parole portando il limite massimo a 8.000 piuttosto che tranciare il finale o fare altri brutti tagli alla cavolo.
Cercate però di progettare bene il racconto: 7.500 PAROLE (grossomodo 44.000 battute) sono TANTE se sapete scegliere e gestire bene le scene da scrivere! Se mi mandate 7.900 parole di cui 2.000 di prologo e infodump tagliabili, NON fate una bella figura.
Non accorciate e/o sintetizzate opere più lunghe o trame immaginate per un ipotetico romanzo: progettate fin dall’inizio un’opera nuova che stia attorno alle 3.000-6.000 parole. Ok? È il metodo più sensato per non produrre aborti pieni di tagli, infodump e, in generale, illeggibili.

 
Come contare le parole
Ora vi farò vedere come si contano le parole su OpenOffice 3 e su Office 2007, con tanto di screenshot. Nel caso di OpenOffice, per evitare sgradevoli casi di conteggi sballati, ho inserito il suggerimento di selezionare tutto il testo prima di effettuare il conteggio (altrimenti può capitare che dica stronzate, come nello screenshot riportato).

OpenOffice 3
conteggio_open_office_1 conteggio_open_office_2 conteggio_open_office_3
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Office 2007
conteggio_office_2007_1 conteggio_office_2007_2 conteggio_office_2007_3
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Con Office 2003 bisogna andare al menù Strumenti e fare Conteggio parole. Se avete Office 2000 o OpenOffice 2 arrangiatevi a trovare il conteggio. Non è difficile.

 
Steampunk accettato
Lo Steampunk accettato per questo concorso è quello Tecnologico. La precisazione non è banale: lo Steampunk della prima generazione (come quello di Jeter e Powers: maghi egizi, re Artù, Merlino…) era Historical Gonzo Fiction e non era necessariamente legato al retrofuturismo o alle invenzioni portentose. Lo Steampunk definito con la frase “come sarebbe stato il passato se il futuro fosse accaduto prima” è più recente. Tecnologie anacronistiche, contaminate dallo stile e dal gusto estetico della meccanica dell’Ottocento: razzi spaziali, basi sottomarine, dirigibili, macchine analitiche (calcolatori meccanici), armi a raggi, esoscheletri corazzati a vapore, mech bipedi a vapore, macchine orbitanti spara raggi della morte, avventure coloniali su Marte ecc… ecc…

Potete scegliere di inserire invenzioni portentose in un mondo per il resto normalmente di metà Ottocento o primissimi anni del Novecento (anche in stile Edisonata, con l’eroico inventore e le sue macchine portentose che lo fanno trionfare) oppure potete ambientare la storia in un Ottocento alternativo in cui i macchinari anacronistici sono diffusi (il telefonoscopio di Albert Robida -un mix tra TV e videochiamata-, le auto a vapore, il chinotropio e le fortezze a vapore come in The Difference Engine, i mech da combattimento a vapore, armi spara fulmini di Tesla ecc… ecc… inventate qualcosa o pescate in giro nei classici).

Potete inserire elementi fantasy a piacere. Non sono necessari, ma nemmeno proibiti. Potete spaziare da uno Steampunk tecnologico ambientato nel vero Ottocento a una città Fantasy Steampunk in stile New Crobuzon. O potete contaminare di Fantasy un’ambientazione ottocentesca retrofuturistica, mischiando tecnologia e magia (golem a vapore fatti di carne, legno e metallo). Sono ben accette anche le avventure coloniali nello spazio, tra i canali di Marte o le letali giungle di Venere.

Fate voi, basta che sia chiaramente Steampunk tecnologico: non incollate un paio di gadget steampunk in una storia progettata per non essere nemmeno un po’ steampunk. Non funziona così: sarebbe squallido, poco professionale e, fondamentalmente, di cattivo effetto. Pensate la storia fin da subito come qualcosa di Steampunk, retrofuturistico, tecnologico: un tripudio di legno, meccanica e mentalità retrò.
Potete a piacere calcare la mano sul “punk”, come piace ai militanti politicizzati della Steampunk Magazine, oppure potete rimanere più fedeli alla tradizione ottocentesca e scrivere avventure con spiccati elementi razzisti, classisti e imperialisti senza criticarli o denigrarli in nessun modo. A me va tutto bene.

Ora qualche immagine con commento, per chiarire meglio le idee. Troverete fonti e letture Steampunk da cui attingere nella prossima sezione del post.

Telephonoscope
Il telefonoscopio. Un mix tra una televisione (si possono vedere spettacoli teatrali o leggere le ultime notizie) e un dispositivo per la video-chiamata. Parecchio anacronistico.
 
bubbles
Scheletri che lavorano in una fabbrica o forse in un ospizio per i poveri gestito da un necromante. È steampunk in stile “prima generazione”, alla Powers o Jeter.
Non stonerebbe affatto in uno Steam Fantasy, ma di per sé in questa immagine non c’è nulla di Steampunk Tecnologico.

 
steampunk_mech_900 steampunk_ingresso_900 steampunk_aviotrasportati_600
“Steampunk” di Manitto e Torriani, fumetto pubblicato nel 1994 da Hobby & Work.
Mech a vapore bipedi, malvagi crucchi con armi automatiche e truppe aviotrasportate con le ali meccaniche! Detto così sembra bello, ma non lo è: c’è pochissima di questa roba…

 
mostri_e_scienziati
Un laboratorio con degli strani macchinari e dei mostriciattoli. L’uomo forse è lo scienziato che li ha scoperti o creati. O uno scienziato-stregone che li ha evocati mischiando la cabala ai più avanzati studi sull’elettromagnetismo. Temo che i mostriciattoli abbiano mangiato il suo pranzo. Potrebbe andar bene, dipende dai retroscena tecnologici.
 
Steamnocchio_1000
Steamnocchio. Steampunk Tecnologico, fantasy, inventori e Collodi tutto assieme!
(di Fabricio Moraes, uno dei vincitori della competizione “Steampunk: Myths & Legends“)
 
raggio_della_morte
L’Oscillatore Eterico Austroungarico! Tremate, russi!
 
steamkirk steamspock
Steam Trek: le parodie NON sono gradite!
 
franco_prussiano_pedobear_1870_900
Il Pedobear nella Guerra Franco-Prussiana:
questo FORSE non è Steampunk nemmeno per Jeter e Powers…

 

PS: e non dimenticate il coniglio! ^_^

 
Letture consigliate varie
Non ci sono molti testi in italiano da consigliare, soprattutto se si restringe il campo allo Steampunk con elementi tecnologici. Consiglio Perdido Street Station di China Miéville, per chi vuole darsi allo steampunk fantasy. Le Macchine Infernali di Jeter ha vari elementi tecnologici e bizzarrie (uomini pesce, incroci deformi, automi a orologeria, una macchina per distruggere la Terra) in un ottocento per il resto normale: può valer la pena provare a leggerlo. La Macchina della Realtà di Sterling e Gibson ha un 1855 retrofuturistico: lo stile è noioso, ma per i riferimenti e l’ambientazione può essere un’ottima lettura per imparare qualcosa sullo steampunk (è il libro che chiude il prima generazione, l’unico in pratica ad essere “punk” e paragonabile in qualche modo al cyberpunk).
Consiglio anche la prima parte di Fuoco nella Polvere di Lansdale (macchinari strani retrofuturistici e un Ottocento diverso dal nostro, a partire dai giapponesi), ma se lo leggete tutto male non fa: non mettetevi però pure voi a far parodie dei personaggi dei romanzi del XIX secolo che non sono gradite in questo concorso!
Per la fabbrica dei draghi di metallo e il clima retrò tecnofantasy, consiglio anche le prime 50 pagine (circa) di Cuore d’Acciaio di Swanwick: il resto non c’entra manco per sbaglio con lo Steampunk.

Li trovate tutti piratati su eMule. O potete cercarli in biblioteca.
In inglese ci sono più libri, ma preferisco segnalare materiale in italiano.

Per ulteriori spunti consiglio di guardare i manuali di Space 1889 e Castle Falkenstein, in particolare questo manuale ricco di illustrazioni di marchingegni steampunk:
Steam Age: Amazing Wonders Through the Power of Steam.
Trovate anche altri manuali di questi giochi su Gigapedia.

 
Ulteriori spunti e informazioni a tema Steampunk.
Brass Goggles
The Gatehouse
Laboratory of Time: il principale forum italiano.
Steampunk Forum: il principale forum internazionale.
La sezione Steampunk di Dark Roasted Blend.
La mia sezione Steampunk.

Prossimamente parlerò ancora di Steampunk, con un articolo dedicato per ripercorrere i molti modi in cui lo Steampunk si è evoluto dalle origini, rendendo difficile definirlo solo come un “genere” quando ormai è una “sensibilità” artistica che colpisce narrativa, artigianato, moda, disegno ecc… con differenti accezioni, seppure con molti punti in comune. Un assaggio è già stato dato in questo articolo. Mi concentrerò sulla narrativa e spero di pubblicarlo a marzo.

 
Manuali di scrittura e consigli utili.
L’articolo sulle descrizioni di Gamberetta e quello sui dialoghi. Chiari, semplici e ricchi di esempi. Un’ottima lista di manuali di scrittura, praticamente tutti in inglese e reperibili su Gigapedia. Per informazioni sull’Ottocento consiglio i libri indicati qui.
Per completezza, se vi interessa, qui “???” riporta un mio commento ricevuto via mail a tema infodump e strane creature.

 
Una richiesta.
Se anche non vi interessasse partecipare, vi chiedo di pubblicizzare sui vostri blog o nei forum che frequentate (se a tema fantastico o scrittura) questo concorso, in modo che tutti gli interessati possano esserne informati il prima possibile: dei cinque mesi disponibili mi aspetto che due o tre vadano via solo nella ricerca di informazioni e nella lettura del materiale utile.

 

eBook: vendite USA 2009, sondaggio tra i lettori e acquisti con donazione

Scritto da Il Duca Carraronan il 19 feb 2010 | Categorie: Ebook, Editoria

Sono disponibili i dati di vendita degli eBook in USA nell’ultimo trimestre 2009, dandoci così l’intero ammontare delle vendite dell’anno (limitatamente ai soli venditori considerati da IDPF, ricordandoci che questi sono con gli sconti da grossista e quindi le cifre reali sono circa il doppio ecc… come al solito) per poter fare un confronto con l’anno precedente al Grande Boom, il 2008.

Cominciamo dicendo che il Natale 2009, che si diceva sarebbe stato un ulteriore piccolo banco di prova per gli eBook (più per i lettori di eBook che per gli eBook), è andato alla grande: nuovo record assoluto di vendite, ben 19,1 milioni di dollari solo a dicembre.

L’ultimo trimestre 2009 ha totalizzato 55,9 milioni di dollari, che è più di quanto si fosse venduto nell’intero anno 2008 (53,5 milioni). Straordinario è dir poco. Ah, per chi è interessato: avevo ovviamente previsto che si sarebbe stato il record a dicembre in un mio precedente post e che la cifra finale del trimestre sarebbe stata di 55-57 milioni. Questo non significa che sono in grado di prevedere le cose, ma che ciò che io affermo diventa vero perché sono uno stregone quantistico e creo la realtà con i miei desideri che erano cose così scontate che qualsiasi cretino poteva arrivarci. ^_^

Ecco un piccolo grafico riassuntivo degli ultimi quattro anni di ricavi nel mondo degli eBook: credo che non ci voglia un genio per capire che il 2009 si è lanciato in una bella corsa, triplicando il volume di affari del 2008. E il 2010 promette meraviglie perfino maggiori.

ricavi_ebook_USA_2006-2009_IDPF
Anno Ricavi (ML $) Crescita
2006 20
2007 31,8 +59%
2008 53,5 +68%
2009 165,8 +210%

Ora i risultati di un piccolo sondaggio tenuto da Rich Adin sul famoso blog di settore “An American Editor”. Nel sondaggio veniva chiesto di scegliere una sola cosa, la più insopportabile, che avrebbe assolutamente impedito l’acquisto di un eBook. Non se ne poteva scegliere più di una, né metterle in ordine di importanza. Solo la più schifosa di tutte. Come vedremo ora il valore informativo del sondaggio non è granché, con queste premesse, ma qualcosa di interessante si può ricavare ugualmente.

sondaggio_ebook_impedimento_acquisto

Un po’ più della metà dei lettori (56%) non comprerebbe a causa dei DRM: metà di questi (30%) non comprerebbe indipendentemente da quale sia il DRM, non importi che in teoria l’eBook possa funzionare con tutte i dispositivi presenti e futuri. È una questione di principio. I DRM sono VELENO per un sacco di persone. Gli editori devono capirlo o rischiano di fottersi con le loro mani. Non che me ne importi della loro sopravvivenza, ma dovrebbe importare a Loro quantomeno…

La terza risposta più importante riguarda il prezzo, ma va interpretata: il 26% non vuole eBook che costino più di 9,99$. Ok, è il prezzo che Amazon ha sempre usato come termine di paragone, ma è davvero lui il prezzo ottimo? E se fosse 7,99$? Quel 26% ci sarebbe stato anche se ci fosse stato scritto 7,99$, in fondo la domanda riguardava il concetto di “prezzo equo non bassissimo” ed era l’unica alternativa alle risposte sui DRM. Potrebbe anche essere 6,99$ o 5,99$ il prezzo equo, chi lo sa?
Konrath ci ha già dato degli spunti per riflettere e possiamo dire che il prezzo equo probabilmente è meno di 7,99$ visto che appena si abbassa il prezzo le vendite si impennano.

Guardate la quarta risposta: l’8% del totale ritiene che il prezzo equo sia al massimo 4,99$. Ok, è solo l’8%, sono pochi. Può essere. Ora guardate davvero quell’8% per quello che è: se lo calcoliamo come parte del pubblico interessata al prezzo equo, vediamo che è un 8 su 34 (26% del 9,99$ più 8% del 4,99$) che alla fine è il 23,5% delle opinioni a tema prezzo!

Ancora più importante: che il libro sia auto-pubblicato non frega a nessuno. Sì, cari editori, avete fatto un tale eccellente lavoro nel gettare MERDA sui lettori, costruendo apposta un clima di TOTALE SFIDUCIA nei vostri confronti che ora, francamente, del vostro bollino sull’eBook non frega nulla a nessuno (2%).
E lì si parla dell’estero, in Italia è molto peggio a giudicare da ciò che popola le librerie. Complimenti, la vostra politica banditesca di fottere i soldi al lettore occasionale e fregarvene se poi non torna a comprare di nuovo vi ha proprio ricompensati. Lungimiranti. Bravi. Complimenti. Fieri di voi stessi? ^_^

peep009
I’ve isolated the ideal nature of the universe. And you’re not part of it.
(www.disapprovingrabbits.com)

Ma se il lettore può scegliere quanto pagare, se vuole pagare, qual è il prezzo che sceglierebbe? Una parziale risposta ce la dà Smashwords, che da due anni pubblica eBook.
Alcuni autori hanno deciso di vendere le proprie opere a prezzo libero: si può prendere il libro gratis oppure pagare qualcosa, scegliendo di dare da 0,99$ a 14$. Non sono libri di grandi autori, non mi risulta: sono libri di Signor Nessuno, con tutta la qualità auspicabile e la base di fan che questo comporta.

C’è da immaginare che NESSUNO avrebbe dato un soldo, giusto? In fondo non è come coi libri di Konrath o simili: qui il libro gratis non devi andarlo a cercare chissà dove, senza sapere nemmeno se esiste, ma è la prima scelta che il negozio di propone. In pratica ti urlano di NON pagare, che NON ne vale proprio la pena. Giusto?
Nonostante tutto BEN il 15% dei download è stato con donazione (54 su 353 del piccolo campione di ultimissime vendite considerato). Un 15% di persone che invitate in ogni modo a NON pagare decide che “No, DEVE pagare per l’eBook che leggerà, comunque sia!” a me pare un successo straordinario.
No, davvero, non sto scherzando: perché diavolo hanno pagato? ^_^”"

Ora la cosa interessante: qual è la dimensione della donazione? Tutti 7,99$ e 9,99$, come certuni vorrebbero far credere sia il prezzo equo, bello e giusto per il cliente? Decisamente no: guardate pure la tabella.

pricingdistribution

Solo (a occhio, contando le colonne) l’8% ha deciso di sborsare 9,99$ o più. Dopo c’è il vuoto cosmico fino ai 5$, come a dire che 8,99$, 7,99$ o 9,99$ è tutta la stessa schifezza dal punto di vista psicologico, quindi chi è disposto a spendere “di più” spenderà ugualmente per un 9,99$ come per un 7,99$.
Il 92% dei donatori, come detto, ha scelto come prezzo PERFETTO per un eBook la cifra di 5$ o inferiore (questa cifra massima “ideale” l’aveva giusto suggerita Tombolini poche settimane fa!), con una distribuzione molto simile tra chi ha pagato 2$, 3$ e 5$ (leggermente a favore dei 5$). Trattandosi di acquisti sulla fiducia non mi stupisco della bella fetta di 0,99$, l’offerta simbolica per eccellenza, anche se è stata meno abbondante di quanto si potesse pensare.

Ora una mia piccola considerazione: è una scelta intelligente vendere con la donazione? Non chiedo se è una bella idea (lo è, mi piace) o se può aiutare a far marketing con roba che si vuole dare gratis in ogni caso per costruirsi un proprio brand e una base di fan come fa Konrath (allora tanto vale fare la bella figura due volte e guadagnare qualcosina in più, altra idea che mi piace molto): mi chiedo se è efficiente dal punto di vista degli incassi.
Ho i miei dubbi. La tentazione di pagare zero è forte (85%), tanto forte che potrebbe colpire anche chi, posto di fronte al prezzo di 1,99$, pagherebbe senza pensarci due volte. Come me. In questo caso l’aver incassato 0,49$ a copia (considerando tutte le vendite, anche quelle a 0$) è molto peggio che averne incassati 1,99$.

Meglio allora, a mio parere, vendere gli eBook a 1,99$ o poco di più, quale sia il prezzo ottimo per massimizzare i guadagni senza, allo stesso tempo, perdere troppo potenziale passaparola. Se a pari guadagni X ottengo con 1,99$ N lettori e con 3,99$ solo N/2, allora è meglio far pagare 1,99$ e guadagnare il doppio di lettori. Pensate ai lettori come ai biglietti della lotteria: più ne avete e più possibilità di sono di vincere un boom delle vendite grazie al passaparola! ^_^

Io credo, ma non sono certo, che il prezzo perfetto per massimizzare i guadagni sia 2,49$ o 2,99$: qualcosa che non dia troppo la sensazione psicologica di star svendendo il libro (alcuni lettori potrebbero provarla e snobbare la lettura).

Killer-bunny
Look, we’re going to be nice about this. Which hand do you sign checks with?
(www.disapprovingrabbits.com)

E per finire, un buon motivo per essere ottimisti nel 2010.
Se ricordate i lettori di eBook costano tanto anche perché lo schermo costa tanto, e lo schermo costa tanto perché PVI (il produttore di schermi E Ink), anche a piena produzione, non riesce nemmeno a soddisfare l’enorme richiesta mondiale! Fortunatamente si è aggiunta ora AUO, un gigante con una capacità produttiva che fa impallidire PVI, e che produce gli schermi con tecnologia SiPix Microcup (in pratica come E Ink, ma il touch screen viene molto più bello, potrebbe supportare il colore in futuro e non è obbligato ad avere la base fragile in vetro).
Qual è la buona notizia, a parte l’ingresso di un altro grosso produttore di schermi?

Ricordate che PVI aveva stimato un mercato per i lettori di ebook di 2 milioni di pezzi nel 2009 e che poi aveva corretto a 3 milioni in autunno perché il boom di richieste aveva coperto 1 milione di pezzi solo tra ottobre e dicembre? E poi, con ottimismo, avevano dichiarato 6 milioni di lettori di eBook in vendita per il 2010? Lo ricordate, no?
Ecco, si sono già dovuti rimangiare la previsione: sia PVI che AUO concordano che, visto l’enorme afflusso di competitori e l’allargamento del mercato dei lettori di eBook, i lettori venduti saranno almeno 10 milioni nel solo 2010. AUO conta di piazzare 1-2 milioni di schermi ePaper (SiPix Microcup immagino), PVI i restanti (stanno investendo 1,5 milioni di dollari solo per triplicare la capacità produttiva di schermi E Ink).

E fuori dai 10 milioni rimangono tutti i competitori diversi. Si annuncia per il 2010 il colore, con l’ePaper flessibile a colori di Bridgestone (sì, quelli delle gomme, ne avevamo già parlato), l’entrata in gioco di LG (sì, quelli dei monitor, altro colosso mostruoso) che già fornisce lo schermo flessibile antiurto su base di acciaio inossidabile per lo Skiff da 11,5 pollici (magnifico foglio-lettore in bianco e nero), possibilità che altri oltre ad ASUS utilizzino anche la tecnologia a colori OLED (che non è ePaper vera, ma è bellissima) ecc… ecc…

Ditemi se non c’è da essere ottimisti! Un prezzo di partenza per un buon lettore di eBook (bianco e nero, 6 pollici, WiFi e 3G) a 149$ non sarebbe nulla di strano per gli ultimi mesi del 2010. Anche PVI la pensava così già l’estate scorsa: l’unica cosa che sottolineava è che molto difficilmente, con tutta l’enorme domanda di schermi immaginata, si sarebbe arrivati ai 100$ prima del 2011.
Incrociamo le dita. ^_^

 

L’Ottocento e l’Inghilterra Vittoriana, bibliografia minima

Scritto da Il Duca Carraronan il 17 feb 2010 | Categorie: Libri, Storia, Storia Militare

Dopo gli articoli di bibliografia minima sul Medioevo e sul Rinascimento, pensati in particolare per gli scrittori alle prime armi, ecco quello sul Lungo XIX Secolo… circonciso: sì, per preferenza personale ho deciso di amputare la prima fetta, concentrandomi sul periodo tra il 1837 e il 1914, dove si colloca il meglio dell’Ottocento e il mondo dell’Età Vittoriana in senso ampio (più adatta per gli appassionati di Steampunk che non il primissimo Ottocento). Per motivi di disponibilità dei testi (e di brevità) mi sono concentrato sull’Inghilterra, vera nazione guida del periodo.

Nonostante le cose si facciano davvero interessanti solo dopo il 1851, ho suggerito lo stesso anche un testo dedicato esclusivamente alla vita nel 1837-1851, giusto per completezza (e perché è uno dei migliori testi in italiano che ho letto).
Questa volta ho deciso di non limitarmi ai soli testi in italiano visto che l’ottima disponibilità di quelli in inglese, addirittura gratuiti (piratati), permette di suggerire titoli ancora più specifici per i bisogni di chi intende ambientare storie nell’Inghilterra Vittoriana.

I testi sono stati divisi in tre blocchi più un quarto “bonus”: storia in generale (per inquadrare l’epoca, necessario se non si hanno solide basi storiche); vita quotidiana (dettagli spiccioli e informazioni spendibili per immaginare la vita nell’Inghilterra Vittoriana che un tipico libro di storia generale non fornisce); altri argomenti interessanti (sei testi scelti per soddisfare ulteriori curiosità specifiche del lettore); link a siti internet che si occupano di argomenti correlati (vita quotidiana, armi) e libri gratuiti dedicati al mondo militare (non adeguatamente coperto nei testi precedenti).

Segnalerò ulteriori testi e risorse web in futuro, per ora iniziate con questi.

Storia in Generale
trionfo_borghesia eta_imperi making_england

Il Trionfo della Borghesia (1848-1875), di Eric J. Hobsbawm.
Tra il 1848 e il 1875 l’economia capitalistica estende la sua influenza su tutti i continenti, trasformando o semplicemente subordinando le realtà più diverse. L’ideologia liberista si afferma in Europa e negli Stati Uniti che insieme costituiscono il centro propulsore della grande trasformazione. Grandi concentrazioni di ricchezza, vasti movimenti di popolazioni, sviluppi straordinari e concrete applicazioni della tecnologia su larga scala caratterizzano questi decenni. Sul piano politico, la rivoluzione, che ha dominato la scena nei settanta anni precedenti, scompare dall’orizzonte.

Esiste anche un testo dedicato al periodo precedente, L’Età della Rivoluzione (1789-1848), ma non lo inserisco perché per gli obiettivi di questo articolo ha più senso concentrarsi sulla seconda metà del secolo. L’inizio di questo libro presenta comunque una sufficiente panoramica degli anni precedenti, in particolare della Primavera del Popoli del 1848.

 
L’Età degli Imperi (1875-1914), di Eric J. Hobsbawm.
La storia dell’Età degli Imperi è quella del mondo e della società del liberalismo borghese avanzante verso la strana morte che la coglie proprio quando essa raggiunge il suo apogeo, a causa proprio delle contraddizioni insite in questa sua avanzata. Con uno stile espositivo intelligente, Hobsbawm accompagna il lettore alla scoperta di un mondo apparentemente lontano e lo rende consapevole delle profonde radici che legano quel mondo al nostro secolo breve.

A mio parere è il più interessante del trittico di Hobsbawm, ma non escludo che questo dipenda solo dalla mia preferenza per la Belle Époque.

Potete trovare i tre libri di Hobsbawn in inglese qui:
http://gigapedia.com/items/387712/the-age-of-revolution–1789-1848 (PDF con OCR)
http://gigapedia.com/items/54354/the-age-of-capital–1848-75 (formato DjVu, lo odio)
http://gigapedia.com/items/388472/age-of-empire–1875-1914 (PDF)

 
Inghilterra Vittoriana. Genesi e Formazione, di George Kitson Clark.
Quest’opera costituisce una proposta di integrale revisione della storiografia sull’Inghilterra dell’800. Lo scopo dell’autore è di mettere a nudo i luoghi comuni di talune correnti storiografiche che non sempre hanno saputo cogliere i multiformi aspetti di un realtà storica complessa. La Rivoluzione Industriale non fu una forza cieca e negativa: pur tra contraddizioni e sofferenze essa creò una ricchezza che si diffuse nelle varie classi sociali, elevandone il tenore di vita.

La copertina proposta sopra è quella dell’edizione inglese (The Making of Victorian England) perché la copertina italiana non l’ho trovata online, ma non vi perdete nulla: è solo uno sfondo grigio con delle scritte nere dentro a rettangoli bianchi. Io ho l’edizione italiana Jouvence del 1981, presa su libreriauniversitaria.it. Non so se ce ne sono ancora copie disponibili. Su altri siti lo segnano come non reperibile. Il testo non è recentissimo (1962), ma è un classico tra gli studi sull’Inghilterra Vittoriana e ha una parte iniziale sulla demografia che mi è piaciuta molto. Sfortunatamente è piuttosto noioso da leggere: non ci troviamo di fronte a un grande narratore come il Gilbert della Grande Guerra. In inglese lo potete trovare senza problemi.

 

Vita Quotidiana
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La vita quotidiana in Inghilterra ai tempi della regina Vittoria, di Jacques Chastenet.
Con il suo nome segnò un’epoca: mai come sotto il suo regno l’Inghilterra fu tanto potente nel mondo. In questo volume Jacques Chastenet, accademico di Francia, racconta la vita quotidiana in Gran Bretagna nel primo periodo del regno della regina Vittoria. È il trionfo dell’età industriale e del capitalismo: si sviluppano le industrie, si allargano i commerci, nascono le prime ferrovie e si costruiscono le prime navi a vapore. Nasce il proletariato, si organizzano i primi sindacati e le classi inferiori cominciano la loro battaglia per ottenere il diritto di voto e la possibilità di eleggere i propri rappresentanti in Parlamento. Il lavoro e il sacrificio sono considerati valori supremi e la divisione sociale è rigida.

Questo libro è fuori commercio, ma con un po’ di fortuna si può ancora reperire su eBay. L’ho visto la prima volta nella biblioteca del mio quartiere, me ne sono innamorato e l’ho comprato subito su eBay, stessa edizione del 1998, ancora avvolto nel cellophane.
L’opera si concentra solo sui primi 14 anni del regno della regina Vittoria (ovvero 1837-1851), scegliendo l’Esposizione Universale come punto di svolta tra il primo periodo del regno e il secondo. Divertimento, viaggi, educazione, vita borghese, vita nei sobborghi, letture, esercito… coprendo molti argomenti si tratta di un’opera molto utile per costruirsi una visione d’insieme della vita in quegli anni.
Il culto del lavoro, il risveglio evangelico con la conseguente attenzione alla condizione dei lavoratori (disinnescando la bomba del socialismo un piccolo cambiamento alla volta), la politica del periodo, le scuole durissime in cui la borghesia inviava i figli (con bambini talvolta denutriti fino alla cecità o rinchiusi in punizione per settimane) e molto altro ancora.

 
The Writer’s Guide to Everyday Life in Regency and Victorian England, di Kristine Hughes.
Un’opera interessante, ma non eccellente. Ho notato anche alcune imprecisioni, ma non avendole segnate non le ricordo bene (una forse era dentro le pochissime righe, una manciata, dedicate alle armi). La prima parte, quando parla dell’illuminazione stradale e delle candele, è fatte bene. Anche la parte sui commerci da strada e sul cibo (la produzione del burro, il tè, il latte, la cucina) non è male. Dopo però la qualità diminuisce e la lettura, seppur piacevole, diventa meno illuminante. Molto positiva è la presenza di una ricca bibliografia al termine di ogni capitolo e, talvolta, di approfondimenti come i rimedi medici dell’epoca o le ricette di cucina.
Non merita il titolo che si è scelto, non quanto le due opere suggerite più sotto, ma val la pena leggerlo.

Lo trovate su gigapedia a questo link.

 
Daily Life in Victorian England, di Sally Mitchell.
Un testo notevolmente superiore al precedente, pur trattando gli stessi argomenti con la stessa comoda suddivisione. Molto bella la parte sulla servitù, sull’educazione e in generale le informazioni sulla vita e sui riti sociali (il corteggiamento, ad esempio). Si parla anche di narrativa: la lettura era diffusa a ogni livello sociale, spesso tramite un solo individuo che a sera leggeva storie acquistate a capitoli (per ammortizzare gli alti costi del libro li vendevano così) di fronte a tutta la famiglia sfruttando l’unica fonte di luce della casa… e la narrativa era davvero come la TV, con prodotti concepiti solo per solleticare la fantasia delle masse con storie avventurose che settimana dopo settimana, capitolo dopo capitolo, proseguivano e facevano discutere e appassionare il pubblico (come capita ora tra i fan delle serie televisive o degli anime).
Ah, ulteriore curiosità a tema librario: già all’epoca andavano di moda le trilogie. I librai, all’epoca veri signori del settore, imponevano agli editori di proporre i libri non in un tomo unico, ma in tre per poter guadagnare almeno il doppio… peccato che così i libri costassero così tanto che pochissimi li compravano e la massa (anche di gente facoltosa) preferiva affittarli o, soprattutto il popolo, comprare i singoli capitoli prodotti e venduti al di fuori del circuito delle libreria direttamente da autori ed editori (la gente voleva davvero leggere, ma il prezzo era ingiusto: qualcuno sta pensando alla situazione attuale e agli eBook? ^_^).
Consigliatissimo.

Il testo termina con una ricca appendice di bibliografia, comprendente gli URL dei siti web più interessanti (sono indicati anche i miei due preferiti, che ho riportato nella prossima sezione dell’articolo) e i siti da cui scaricare i libri d’epoca privi di copyright (su Archive.org o su Google Books) per accedere direttamente alle fonti utilizzate dall’autrice. C’è anche un piccolo glossario, ma impallidisce al confronto con quello del prossimo libro.

Lo trovate su gigapedia a questo link.

 
What Jane Austen Ate and Charles Dickens Knew, di Daniel Pool.
Libro di difficile lettura. Non per come è scritto, ma per come lo hanno piratato: aprendolo al PC sembra perfetto, ma in realtà nel Cybook Gen3 non si apre e NESSUN programma (né Calibre né altri anche molto costosi) è stato in grado di convertirlo in altri formati o di renderle leggibile. C’è qualcosa di irreversibilmente rotto per colpa del modo in cui è stato fabbricato il PDF, temo.
Passando invece ai contenuti è un ottimo libro. Ho letto da alcune parti che è il miglior libro a tema vita quotidiana nell’Età Vittoriana. Di certo è un’eccellente raccolta di saggi su tutti gli aspetti da conoscere della vita nel mondo Vittoriano: denaro, abitudini, modi di dire, leggi, riti sociali ecc…
E, come se non bastasse, dispone di un glossario enorme, talmente ricco e bello che farebbe testo a sé: ben 136 pagine dedicate! Val la pena scaricarlo anche solo per il glossario.

Lo trovate su gigapedia a questo link.

 

Altri Argomenti Interessanti
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La guerra civile americana, di Mitchell Reid.
La guerra civile (o guerra di secessione) che si combatté fra il Nord e il Sud degli Stati Uniti dal 1861 al 1865 fu un conflitto che lasciò sul terreno oltre seicentomila morti e che ebbe conseguenze enormi sulla società e sull’economia del paese, a partire dall’emancipazione degli schiavi neri. Reid Mitchell ripercorre la storia della guerra di secessione, esponendone in primo luogo l’andamento dal punto di vista militare, e poi collocandola all’interno della politica dell’Unione e dei Confederati. Una particolare attenzione è data agli aspetti sociali della guerra e alle differenti conseguenze che essa ebbe su uomini e donne, sulla popolazione bianca e su quella nera.

Un libro molto breve e molto chiaro: in appena 150 pagine (circa) viene data una visione di insieme del conflitto, fin dalle sue basi politiche in cui la schiavitù dei neri era solo un pretesto di un presidente Repubblicano del Nord industriale (eletto “non proprio legalmente”) per schiacciare e umiliare il Sud filobritannico (nonché Democratico) colpevole di essere troppo orgoglioso per accettare l’ennesimo insulto del Nord che lo voleva come semplice somma di colonie sottomesse e non come membro alla pari degli Stati Uniti.

 
La rivoluzione industriale in Inghilterra, di Edward A. Wrigley.
La rivoluzione industriale ha aperto la strada all’affermarsi di un nuovo mondo, caratterizzato dall’incremento della ricchezza, dall’accresciuta mobilità, dall’urbanesimo. Questa imponente serie di mutamenti ha sottratto l’Inghilterra prima e l’intero Occidente poi a quei limiti interni dello sviluppo studiati e paventati dagli economisti classici. Ciò è avvenuto non tanto aumentando le produzioni “organiche”, tipiche del contesto agricolo, quanto passando allo sfruttamento di risorse minerali. In questa prospettiva, la rivoluzione industriale si presenta come un processo di crescita economica di lunghissimo periodo, tutt’altro che progressivo e unitario, condizionato anche da elementi casuali.

Un volumetto che inquadra uno dei fenomeni fondamentali dell’epoca moderna in modo sintetico: non è una lettura fondamentale, ma è breve e se le dimensioni dei precedenti volumi di storia generale dell’età vittoriana vi hanno scoraggiato (in particolare il noioso Kitson Clark) è un dignitoso sostituto per gli aspetti energetici e demografici.

 
Balaclava. La carica dei 600, di Cecil Woodham-Smith.
“Sembrava impossibile che quella linea sottile e disordinata ce l’avrebbe fatta mentre le gigantesche colonne di fanteria russa la bersagliavano con un fuoco ininterrotto [...] Sempre più spesso nella linea si formavano dei vuoti, il pendio si copriva di corpi e si faceva scivoloso per il sangue, ma ogni volta i superstiti serravano le file e riprendevano l’assalto, mentre gli ufficiali gli stavano addosso e li incitavano bestemmiando e urlando come demoni.” (Cecil Woodham-Smith)

La storia della Brigata di cavalleria leggera di Sua Maestà Britannica e dei suoi cavalleggeri, mandati ottusamente a morire e a coprirsi di gloria nella valle della Morte, durante la guerra di Crimea (1854-55). Ancora oggi l’impresa di Balaclava, la carica dei 600 contro le imprendibili batterie di cannoni russe, è ricordata da alcuni come un atto di fulgido eroismo, da altri come un inutile massacro. E nelle parole del generale francese Pierre Bosquet, che assistette al macello della Brigata leggera, risuona l’eco di un’impresa militare straordinaria: «C’est magnifique, mais ce n’est pas la guerre: c’est de la folie».

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Child Sexual Abuse in Victorian England, di Louise Jackson.
La prima indagine dettagliata sul modo in cui gli abusi sui minori venivano scoperti, discussi, considerati e puniti nell’età Vittoriana ed Edoardiana. Il libro fornisce un’approfondita analisi dell’atteggiamento Vittoriano, incluso quello dipendente dalla morale Cristiana, nei confronti del problema degli abusi sui minori e della condizione delle bambine “corrotte” (la perdita dell’innocenza che rende pericolose nei confronti degli altri bambini). Un testo prezioso nell’ambito della storia del crimine, dell’assistenza sociale e della famiglia.

Lo trovate su gigapedia a questo link.

 
Jacquard’s Web, di James Essinger.
Di schede perforate e computer meccanici si era già parlato nei commenti del blog, per cui mi pare giusto consigliare questo testo sulla nascita dell’informatica. È piacevole da leggere, ricco di aneddoti e curiosità, perfetto per guidare il lettore dalla nascita del primo telaio programmabile di Jacquard nel 1801 (ovvero un telaio in cui il disegno prodotto con la seta poteva essere modificato cambiando semplicemente il set di schede perforate e non l’intero telaio) alla macchina differenziale di Babbage, fino al censimento USA del 1890 che impiegò schede perforate e tabulatrici della Tabulating Machine Company (divenuta poi IBM) e ancora oltre…

Lo trovate su gigapedia a questo link.

 
Londra. L’oro e la fame, di AA. VV.
1851-1901: Londra è la metropoli imperiale, la capitale di un’Inghilterra orgogliosa, al culmine del potere e della ricchezza. Le ineguaglianze sono all’ordine del giorno: lusso e miseria, cultura e abbruttimento, libertà e oppressione sono i diversi aspetti di una civiltà che ha esercitato un grande fascino sulle generazioni successive. Il volume raccoglie una serie di articoli che rievocano la vita, i costumi e il modo di pensare propri della Londra vittoriana.

Una raccolta di articoli molto interessanti. I rumori e, soprattutto, gli odori di Londra, così forti e diversi da identificare le singole zone: l’odore di catrame e trucioli dei cantieri navali e del molo; quello di gin e oppio dei quartieri bassi di notte; il fetore dei quartieri più poveri dove l’aria ha un sapore amaro e l’acqua del Tamigi è nera come inchiostro per lo scarico delle fognature di tutta la zona ovest della città; e infine il profumo delizioso di cioccolata, spezie e zucchero che aleggia nella grande area di biscottifici, panifici e zuccherifici di Bermondsey. Le tariffe e l’uso di vetture di piazza e calessi, con le guide distribuite ai turisti in modo che non venissero truffati (i tassisti disonesti c’erano anche nell’800). Fognature e bagni pubblici. La stagione mondana. I saldi, con i negozianti onesti che si lamentano della follia collettiva che si accende quando iniziano i saldi e tutti comprano tutto a pochi spiccioli… per poi scoprire che era merce difettosa, messa in mostra proprio per il periodo dei saldi dai negozianti disonesti. La Londra letteraria dei caffè. Il mondo della prostituzione, donne “da salvare” per i molti contagiati dal risveglio evangelico (c’erano già centri di accoglienza per riabilitarle), viste spesso con tolleranza dai magistrati: nel 1844 un magistrato londinese respinse una petizione di cittadini che si lamentavano dell’attività notturna delle prostitute perché non non vi era stato un reale turbamento dell’ordine pubblico (e si rifiutò di «imprigionare una sventurata solo perché gli era stata portata davanti da un poliziotto»).
Il libro si chiude con la descrizione dei funerali della regina Vittoria, che portò il lutto per l’amato principe Alberto per tutti gli ultimi 40 anni della propria vita e lo abbandonò solo per il funerale, quando si fece seppellire con l’abito da sposa, felice di potersi riunire al marito. Con la morte della Nonna d’Europa si chiude un’epoca e i contrasti già presenti tra il nipote tedesco, il Kaiser, e il resto dei famigliari inglesi, spezzato quell’ultimo legame, si aggravarono (Guglielmo II abbandonò i festeggiamenti per i 200 anni del Regno di Prussia per poter accorrere al capezzale della nonna e rimanere con lei negli ultimi giorni).

 

Siti internet e manuali militari
Wilhelm I. in der Schlacht bei Königgrätz Gemälde von Christian Sell, o. J.

Sul web non mancano le risorse dedicate al mondo, alla storia e alla vita nell’Inghilterra Vittoriana. Consiglio in particolare questi tre siti: http://www.victorianlondon.org/, http://www.victorianweb.org/ (in inglese) e http://georgianagarden.blogspot.com/ (in italiano).

Per chi è interessato al mondo militare suggerisco di scaricareThe soldier’s pocket-book for field service (1871) del colonnello Sir Garnet Wolseley. È un manuale reperibile gratuitamente, utile per farsi un’idea della vita militare inglese tra la Guerra di Crimea e l’inizio del Novecento. Il PDF non è dei migliori, come capita di solito con le opere scannerizzate da Google o da Microsoft.

Sempre a tema militare vi ricordo che c’è il mio articolo sull’avancarica a percussione e questi due manuali di cui avevo già parlato: Carabine da Bersaglieri (1855), ottimo manuale sulla teoria e sull’uso delle carabine a camera dei bersaglieri (con informazioni storiche e balistiche preziosissime), e The Infantry Manual (1847) dell’esercito inglese.
Se invece vi interessano i fucili a retrocarica del periodo, la migliore risorsa del web a mio parere è http://www.militaryrifles.com/: fucili a retrocarica a polvere nera tra il 1865 e il 1888, periodo che non ho ancora coperto su Baionette Librarie. Per i fucili con polvere infume tra fine Ottocento e la Grande Guerra suggerisco invece l’italiano http://www.exordinanza.net/.

Per gli appassionati di combattimento suggerisco anche queste due opere del grande spadaccino Alfred Hutton, Fixed Bayonets (1890) e Cold Steel (1889), dedicati rispettivamente al combattimento con la sciabola e al combattimento con la baionetta inastata (sul fucile Lee-Metford, ma si può applicare anche ai fucili precedenti e a quelli successivi).

 

Konrath: più soldi con gli eBook a 1,99$

Scritto da Il Duca Carraronan il 09 feb 2010 | Categorie: Ebook, Editoria

J.A. Konrath, 39 anni, sovrappeso e con la barba, è uno degli scrittore “fortunati”: con i suoi libri (e tutto il contorno di lavoretti tipici della vita della scrittore) riesce a mantenersi. Lavora come un negro, un po’ come Jeff VanderMeer, per riuscire a guadagnare quanto un operaio. Ma ne vale la pena perché è il padrone di se stesso e fa ciò che ha sempre amato fare. Se da piccolo avesse sognato di fare il macellaio, ora sarebbe molto più ricco. ^_^”

Non è quindi uno Stephen King o un Dan Brown o un Bernard Cornwell: è “solo” uno che con l’impegno alla fine è riuscito a (soprav)vivere di scrittura, ma è sempre in bilico, alla VanderMeer, tra il dover tornare a timbrare il cartellino e il poter proseguire così.
Un precario della narrativa. È il massimo a cui un aspirante scrittore pubblicato può puntare, rimanendo nell’ambito delle possibilità realistiche.

Konrath ha deciso di rendere pubblici i dati di vendita e le royalty dei suoi eBook venduti su Amazon, sia di quelli di cui ha ceduto i diritti all’editore Hyperion (tutti della serie Jack Daniels, thriller, tre dei quali sono stati tradotti anche in Italia) che di quelli che ha deciso di vendere in proprio, senza alcun editore come intermediario.

I dati sono relativi al periodo compreso tra 1 gennaio 2009 e 31 giugno 2009. Perché lo ha fatto? Perché ci sono importanti considerazioni su come la politica dei prezzi sbagliata di un editore possa seriamente danneggiare un autore: ora in modo limitato, ma già nel corso del 2010 o nel 2011 potrebbe essere un danno molto più serio (ricordate che le vendite degli eBook in USA stanno continuando a crescere alla grande).

eBook venduti tramite l’editore Hyperion su Amazon
Titolo Prezzo ($)   Venduti   Totale ($)   Royalty ($)
Whiskey Sour 3,96 550 2.178,00 341
Dirty Martini 6,39 202 1.290,78 604
Fuzzy Navel 7,59 152 1.153,68 341
Rusty Nail 7,99 153 1.222,47 341
Bloody Mary 7,99 180 1.438,20 381

Tutti Assieme 1.237 7.283,13 2.008

Ho pubblicato anche il valore complessivo delle vendite su Amazon perché, con il modello di acquisto all’ingrosso (Amazon per ogni opera acquista al prezzo del cartaceo, con lo sconto da grossista, e poi vende l’eBook a un prezzo talvolta in perdita e talvolta no… ci sono molti libri comprati a 14$ e venduti a 9,99$: il vero business di Amazon, fino a ora, era quello del Kindle e gli eBook erano solo di supporto), la percezione del reale denaro in gioco può risultare sfalsata. In questo caso non c’è il modello agenzia con la sola percentuale da dividere, tipo 50-50 o 60-40 o 70-30. Chiaro?

Konrath ha ricevuto il 25% della cifra pagata da Amazon all’editore Hyperion per ogni eBook venduto e quindi le royalty non sono calcolate in base al prezzo di vendita sul negozio del Kindle. Queste royalty possono variare da un minimo di 0,62$ (il libro venduto da Amazon a 3,96$ è stato acquistato da Hyperion a 2,48$) a un massimo di 2,99$ (il libro venduto a 6,39$ è quello più costoso per Amazon: lo ha pagato ben 11,96$… vendita sottocosto! Urrà!).

Qualche considerazione tratta dai dati.
Il libro a 3,96$ ha venduto il triplo del migliore di quelli a 7,99$. Questo è un fatto. I guadagni in royalty del più economico sono stati leggermente inferiori (341$ contro 381$), ma questo dipende anche dal prezzo di acquisto all’ingrosso. Possiamo però vedere che, guardando la cifra pagata davvero dai lettori, il più economico ha fatto incassare tra il 51% e il 78% in più di quelli più costosi (2.138$ contro 1.438,20$ o 1.222,47$).

Questo significa che se la vendita fosse avvenuta con il modello agenzia, basandosi solo sulla percentuale, l’autore vendendo a 3,96$ invece che a 7,99$ avrebbe ottenuto il 300% delle possibilità di innescare passaparola (triplo dei lettori, triplo delle chance) ottenendo assieme guadagni maggiori del 50%!
Sembra un affare dannatamente buono far pagare ai lettori la metà e simultaneamente guadagnare una volta e mezzo tanto!

situational_awareness
Gli editori si sentono fischiare le orecchie?

E questo è il meno.
La vera sorpresa, che ha sorpreso pure me nonostante in passato avessi sostenuto più volte l’idea che gli eBook si sarebbero potuti vendere a un prezzo minuscolo come 1,99 euro per favorire al massimo l’acquisto, arriva ora: la mia proposta di prezzo, che ad alcuni (Sandrone e Dimitri) era sembrata così ESTREMA e UTOPICA, è invece quella in grado di aumentare più delle altre i guadagni!
Essere il Duca è un grosso problema: si ha ragione sempre, anche quando si comincia a dubitare della propria opinione… davvero una cosa fastidiosa! ^__^”"

Ecco i libri venduti da Konrath direttamente sul negozio del Kindle, senza passare da un editore. Questi sono stati venduti col modello agenzia e l’autore ha ricevuto il 35% del prezzo, ovvero 0,70$ per eBook venduto.

eBook venduti da solo su Amazon
Titolo Prezzo ($)   Venduti   Totale ($)   Royalty ($)
The List 1,99 5.142 10.232,58 3.600
Origin 1,99 2.619 5.211,81 1.833
Disturb 1,99 1.139 2.266,61 797
Shot of Tequila 1,99 900 1.791,00 630

Tutti Assieme 1,99 9.800 19.502,00 6.860

Seguiamo il discorso di Konrath e traiamo alcune conclusioni:
― gli eBook a 8$ vendono una media di 340 eBook l’anno [incasso: 2.720$];
― gli eBook a 4$ vendono una media di 1.100 eBook l’anno [incasso: 4.400$];
― gli eBook a 2$ vendono una media di 4.900 eBook l’anno [incasso: 9.800$].

Non ci vuole un genio della matematica per capire che i profitti maggiori sono stati fatti con gli eBook al prezzo più basso.
I cinque eBook pubblicati con Hyperion fanno guadagnare mediamente in royalty 803$ l’uno, all’anno, su Amazon. I quattro eBook che ha pubblicato da solo a prezzo bassissimo fanno guadagnare 3430$ l’uno, sempre nel corso dell’anno, su Amazon.

Se Konrath avesse i diritti digitali di tutti i suoi sei libri (questi cinque più il sesto che all’epoca non era ancora in vendita in eBook) e potesse venderli su Amazon a 1,99$, guadagnerebbe 28.580 dollari all’anno, in totale, invece dei 4.818$ (803$ a libro per sei libri) che guadagna con Hyperion.
O, in altre parole, dato che Hyperion ha i diritti su sei dei suoi eBook, lui sta ricevendo un danno economico da mancato guadagno pari a 15.762$ all’anno.

Hyperion ha anche i diritti per stampare le versioni cartacee dei suoi libri, è vero, ma quei libri di carta non stanno vendendo abbastanza da fargli guadagnare 15.762$ in royalty. Va considerato che ben quattro sono già finiti nel mercato dei paperback a 7,99$. Ci sono eBook venduti al prezzo del cartaceo o peggio: la Kindle edition di Bloody Mary ora costa al cliente finale 11,49$ (Amazon paga/pagava all’editore 8,47$) mentre il prezzo del paperback è 7,99$.

Konrath, come fa giustamente notare, guadagnerebbe di più vendendoli da solo. E infatti ora si trova proprio nella prospettiva di sperare che l’editore smetta di stampare i cartacei! Se potesse riappropriarsi dei diritti su quei libri, possibile se l’editore smettesse di venderli, potrebbe cominciare a guadagnare più soldi di prima applicando la strategia di prezzo corretta invece di quella cretina.

Il mercato degli eBook è quello su cui puntare per il futuro.
Quelle migliaia di vendite a 1,99$ contro le neanche duecento vendite a 7,99$ sono avvenute in un mercato, quello della prima metà del 2009, appena all’inizio della fase del BOOM che viviamo tutt’ora. Se nel 2009 gli eBook avevano un mercato (stimato) del 1-2%, nel corso del 2010 potrebbero arrivare decisamente al 4-5%. È pochissimo, quasi niente, ancora. Ma è pur sempre il triplo (circa) e gli editori stessi, un po’ preoccupati dagli avvenimenti, pensano che il 50% verrà toccato entro pochi anni (il 2018, si diceva, ma è probabile che la perdita dello scarso margine di guadagno nel cartaceo acceleri molto le cose: i costi dell’editoria tradizionale sono grandi e rosicchiare i profitti può far passare certe opere da un modesto attivo a un chiaro passivo).

E volete sapere un’altra cosa curiosa? Quegli eBook venduti a 1,99$ erano reperibili GRATIS sul sito dell’autore:

Because I’m still making money. I don’t think piracy has hurt my sales. In fact, I think it helps my sales by giving me a wider distribution network and greater brand recognition.

My self-pubbed Kindle titles are $1.99 or less. Since last April, I’ve sold over 20,000 books on Amazon.

Want to hear the funny thing? These same ebooks are available for free on my website. For FREE.

Does free hurt sales? Apparently not.

Migliaia di copie acquistate di qualcosa che si poteva avere gratis e leggere gratis sul Kindle. E chi acquista eBook si può immaginare che sia un po’ più digitalmente alfabetizzato del tipico lettore ancora incollato alla carta (che in poche parole si traduce con “sa dove sono le cose e se vuole può prendersele”).
D’altronde 1,99$ è un prezzo così RIDICOLO da far sentire chiunque un pidocchio, un meschino e un ingrato, all’idea di rubare all’autore che si apprezza perfino una cifra tanto misera da essere carità. Ovvio che quel dollaro e novantanove va guadagnato: se si sparge la voce che i libri fanno schifo, è più facile che chi vuole provare “tanto per” decida di optare per la versione piratata.

Ora immaginate Konrath che non vende 4900 eBook (ottenibili col 2% di mercato in eBook) di ogni romanzo a 1,99$ l’anno, ma 30.000 o 40.000 (col 50% di mercato in eBook, ho stimato abbondantemente al ribasso). Verrebbe una gran bella cifra nelle sue tasche. Mentre gli eBook a 7,99$ arrancherebbero a 2000-2700 vendite, o perfino meno se ipotizzassimo un calo delle vendite dovuto alla percezione diffusa che il prezzo giusto sia entro i 6$. Konrath già ora ipotizza, e sembra una stima ragionevole, vendite dei propri eBook in aumento del 50% nel corso del 2010.
E ricordate che da pochi mesi, grazie a Kindle for PC, è possibile comprare i libri su Amazon anche senza avere il Kindle. Io ne ho già comprati un paio a 6-7$ e ho messo i PRC nel mio Cybook. Più possibilità di vendere per Konrath! ^_^

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J.A. Konrath e Jeff VanderMeer. Il segreto del loro successo?
Spaccarsi la schiena di lavoro Essere barbuti, sui 40 anni e sovrappeso.

Badate bene: questo non significa che qualsiasi Pinco Pallino nel 2015 potrà vendere da solo la sua mezza dozzina di romanzi e ricavarne 20.000 e più euro l’anno. Per guadagnare bisogna farsi conoscere, bisogna proporre libri validi e bisogna avere fortuna. Si deve costruire una base di pubblico e saper lavorare coi nuovi media e con tutto il mondo delle pubbliche relazioni, incluso investire in pubblicità (sotto forma di vera e propria pubblicità o di “presenza” sul web), trovare un editor esperto (magari tramite agenzie in grado di inviare gli scrittori a dei professionisti freelance) ecc… il tutto in una dura competizione contro decine di migliaia di altri scrittori motivati e preparati. E sì, anche impegnandosi moltissimo si può fallire. Molte persone, semplicemente, non saranno in grado di farcela da sole.

Anche Konrath lo dice: se anche questo metodo ora va bene per LUI, non significa che i nuovi autori debbano smettere di cercare un SERIO editore. Serio, appunto, che non è necessariamente ciò che potrebbero trovare in Italia. Ma un serio editore, con dei seri editor e un serio modo di concepire i libri e la loro commercializzazione, è una risorsa preziosa.

Per ora fermiamo il discorso qui. Dedicherò il prossimo articolo proprio a qualche riflessione sul prezzo degli eBook mantenendo tutti i costi del libro che non dipendono dalla carta.

Voglio chiudere l’articolo con una citazione di Dimitri, presa dal commento linkato prima:

Duca: io do per scontato di star parlando di un’editoria che è fatta da gente che del suo lavoro mangia. Che si possano ‘fare’ ebook a 5 euro è fuor di dubbio. Anche gratis, certo.
[...]
Ma dire ‘facciamo libri a due euro’ è irrealistico, e non aiuta la causa – la rallenta, come ogni dichiarazione di principio.

Io sarò irrealistico e le mie saranno solo dichiarazioni di principio che rallentano la causa, ma questo vallo a spiegare a Konrath, che con il mio suo irrealismo ci fa molti più soldi che col tuo realismo. Guadagnare quattro volte tanto rimane quattro volte tanto sia che ci sia un editore sia che ci sia solo l’autore, anzi è ancora più importante farlo se l’editore deve arrivare il prima possibile in pari con l’investimento. E se Amazon non estenderà il modello agenzia 70-30 anche agli eBook da 1,99$, si potrà sempre vendere a 2,99$ (limite attuale per ricevere il 70% dei compensi) e si guadagnerà di più che con gli eBook a 9,99$.

Magari è solo un caso che Konrath abbia guadagnato di più con gli eBook a 1,99$ (come era solo un caso che Doctorow vendesse più cartacei dando gli eBook gratis… e Gaiman… e Coelho… e un sacco di autori su Random House, ops, aspetta: non era solo un caso!), ma in futuro pensiamoci due volte prima di esprimere facili giudizi e attribuire facili etichette di “irrealtà” per screditare la posizione degli altri.
Facciamo parlare i fatti, non le chiacchiere. È solo un suggerimento, poi ognuno è libero di fare come preferisce e come il cuore gli comanda. Grazie. ^_^

 

Antonio Tombolini sulla questione “Macmillan vs Amazon”

Scritto da Il Duca Carraronan il 06 feb 2010 | Categorie: Ebook, Editoria

Ripropongo con il consenso dell’autore l’articolo che Antonio Tombolini, CEO di Simplicissimus Book Farm, ha pubblicato oggi sul suo blog personale. Grassetti e corsivi sono stati mantenuti come nell’originale. L’articolo finale di Henry Blodget è stato modificato, inserendo il contenuto in un riquadro di blockquote invece che nel box di Business Insider.

Apple, Amazon, MacMillan e la guerra degli ebook: ma… non manca qualcuno?
Autore: Antonio Tombolini.

Le apparenze

Il Povero Editore, MacMillan, nei panni di Davide, riesce ad imporre ad Amazon, nei panni di Golia – dopo due anni di oppressione – la sua vittoria, nell’interesse dei buoni, di quelli cioè che non vogliono uccidere i libri, e che vogliono fare solo – oh, sì! – l’interesse degli autori e delle belle arti. A dare a Davide-MacMillan la forza per imporsi è Apple, nei panni del Buon Samaritano.

Qual era l’oppressione che Golia-Amazon imponeva a Davide-MacMillan? Approfittando del suo strapotere Golia-Amazon imponeva agli ebook del povero editore in vendita nel Kindle Store i prezzi che voleva lui, togliendo così al povero editore il controllo del prezzo del suo prodotto, e mettendo così a rischio anche – indirittamente – la remunerazione degli autori. E’ il modello wholesale, vendita all’ingrosso, in cui il dettagliante (Amazon in questo caso) chiede al fornitore (MacMillan, l’editore) il prezzo netto di acquisto a lui riservato, e poi è il dettagliato a decidere il prezzo di vendita al cliente finale.

Dopo due anni di codesta oppressione, arriva il BuonSamaritano-Apple, a proporre col suo iBooks agli editori un modello diverso, il modello agenzia: il dettagliante (iBooks di Apple, in questo caso) non compra una merce, ma funge da agente di vendita per conto del fornitore (MacMillan, l’editore), e viene da questi ripagato con una commissione, o provvigione. Qui è il fornitore-editore a decidere il prezzo al cliente finale, e l’agente-iBooks si limita a richiedere la sua provvigione.

In cosa consiste dunque la vittoria odierna di Davide-MacMillan? Costui – grazie all’appoggio del BuonSamaritano-Apple che gli dice oh, ma no, il prezzo dei tuoi ebook con me, nel nostro iBooks, lo deciderai tu! – si ribella a Golia-Amazon e riesce ad averla vinta: d’ora in poi il Povero Editore venderà i suoi ebook al prezzo che decide lui, anche nel Kindle Store di Golia-Amazon, costretto a cedere.

Ma qual è la realtà?

Chi è davvero MacMillan? Certo non un Povero Editore: è uno dei big six publishers, dei maggiori sei editori di lingua inglese, e dunque del mondo.
Grazie alla vittoria di MacMillan, i loro ebook saranno venduti nel Kindle Store a 14,99$ invece che a 9,99$: una strana forma di healthy competition, quella auspicata dal CEO di MacMillan, questa che fa lievitare del 50% i prezzi per il consumatore!

In tutta questa storia è ben strano che il mondo dei buoni (MacMillan-Apple) dimentichi del tutto che c’è un attore del mercato che forse è il caso di tenere in considerazione: il consumatore, il cliente finale, quello che alla fine mette le mani in tasca e sborsa i soldi che tengono in piedi le aziende. E’ ben strano che MacMillan, gli editori, non capiscano che quello che detta legge, alla fine, è colui che misura il valore aggiunto, e che dunque, alla fine, sarà proprio il consumatore ad imporre il suo prezzo agli ebook: e tutti sanno – se non si vuole fingere – che perfino la soglia dei 9,99$ è già ora fin troppo alta per chi compra ebook, e viene accettata solo ora, in una fase embrionale del mercato. Ma che a regime, diciamo entro tre anni da ora, un ebook non potrà costare più di 5$ (o 5€): se ci si possa guadagnare o no (e ci si può guadagnare sì, altroché se ci si può guadagnare!) è un problema che autori, editori e librai dovranno risolversi da loro.

A cosa condurrebbe una scelta analoga a quella di MacMillan (aumentare i prezzi degli ebook fino ai 12-15$) da parte di tutti gli editori dominanti? Ad accelerare la loro estinzione: gli autori si accorgeranno che così facendo guadagneranno di meno, semplicemente perché si venderanno meno ebook (legali). E aderiranno sempre di più alle proposte (prima tra tutte, guarda un po’, quella di Amazon) di auto-pubblicarsi, accettando di vendere a prezzi bassi i loro ebook, in cambio del 70% dei ricavi. Un signore di nome Paulo Coelho l’ha già fatto, per dire.

E allora, che resta da fare agli editori?
Un sacco di cose: anticipare quel che il mercato chiede e si aspetta, ovvero ebook a prezzi inferioni ai 5$/€, proponendoli subito, senza attendere di esservi costretti, mettendo mano subito alla ristrutturazione dei loro costi di produzione.
Ben sapendo che nel mondo degli ebook (come le major discografiche stanno dimostrando nella musica) la riduzione dei costi di produzione è più che proporzionale alla riduzione dei ricavi che comunque ci sarà. Che tradotto poi vuol dire che nel mondo degli ebook l’editore (e con lui l’autore) potrà guadagnare più di quel che guadagna ora: purché si concentri da subito sul suo mestiere di editore nel nuovo mondo, sul valore aggiunto che può rappresentare rispetto alla scelta di auto-pubblicazione.

Insomma, io la penso un po’ così:
apri articolo di Henry Blodget su Business Insider ▼

 


Ho proposto su Baionette Librarie l’articolo di Tombolini perché è chiaro e pone l’attenzione sul soggetto in gioco spesso più ignorato: il lettore, ovvero noi sfigati che mandiamo avanti l’industria editoriale a suon di quattrini e in cambio veniamo trattati da quei banditi come polli da spennare.

Un articolo adatto per la massa di pubblico che (giustamente) non aveva tempo per inseguire la mole di interventi apparsa nei giorni scorsi sui giornali e sui siti di settore. Articoli che talvolta, da entrambi le parti, erano un po’ troppo schierati (leggasi “leggera forma di malafede”) invece che intenzionati a studiare la realtà del caso nella sua complessità, sfruttando il trucco demagogico di rappresentare la vicenda come un duello Poveri e Buoni (Macmillan e Autori) contro Ricchi e Cattivi (Amazon e… uh, forse pure noi?).

Non ci sono Buoni e Cattivi, ma di certo c’è un forte interesse in gioco: quello di noi lettori che i soldi li dobbiamo sborsare e non abbiamo nessun motivo per essere costretti ad accettare DRM, prezzi folli e ogni altra sorta di stronzata venga in mente ai difensori dello Status Quo editoriale.

Qui sotto metto una lista con altri articoli e informazioni sullo stesso tema, per chi vuole approfondire. La lista verrà aggiornata all’apparire di nuovi articoli interessanti.

29 Gennaio
http://www.teleread.org/2010/01/29/amazon-removes-macmillan-titles-from-direct-sale/
http://www.boingboing.net/2010/01/29/amazon-and-macmillan.html
30 gennaio
http://www.ereads.com/2010/01/macmillan-hurls-itself-and-its-authors.html
31 gennaio
http://www.teleread.org/2010/01/31/amazon-capitulates-in-macmillan-e-book-disagreement/
http://www.businessinsider.com/henry-blodget-hey-john-sargent-ceo-of-macmillan-books-screw-you-2010-1
1 febbraio
http://paidcontent.org/article/419-in-amazon-vs.-macmillan-amazon-is-the-winner/
http://www.teleread.org/2010/02/01/reader-backlash-against-the-amazonmacmillan-war-putting-our-money-where-our-mouths-are/
2 febbraio
http://www.teleread.org/2010/02/02/john-scalzi-buy-new-option-still-not-available-for-macmillan-titles-on-amazon-please-support-macmillan-authors/
3 febbraio
http://www.ereads.com/2010/02/you-wanna-turn-us-off-too-murdoch.html
4 febbraio
http://www.internetevolution.com/author.asp?section_id=556
6 febbraio
http://www.teleread.org/2010/02/06/macmillan-books-back-on-amazon/

 
Voglio sottolineare l’importanza di questo pezzo dell’articolo di Blodget:

First, if Macmillan collapses, so be it. Someone else (Amazon?) will happily publish whatever good books Macmillan would have published. Macmillan’s editors will find other employers, perhaps at Amazon.

D’accordo al 100% (è la stessa posizione che avevo espresso altre volte): se davvero questi specialisti dell’editoria sono così vitali e importanti e lo saranno sempre di più (e io credo e spero che lo saranno), l’eventuale estinzione dei Dinosauri vedrà i seri professionisti assunti da Nuove Aziende che hanno davvero bisogno di loro per poter competere.

 

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