Nel marzo scorso ho raccontato la curiosa nascita dell’indicazione Made in Germany.

Nel 1887 gli inglesi, spaventati dal successo dei prodotti tedeschi, imposero che ne venisse riportata la nazionalità. Così i clienti inglesi avrebbero potuto comprare solo merce inglese, snobbando le schifezze straniere.
Sfortunatamente per l’Inghilterra, dietro il suo marchio si nascondevano prodotti inferiori a quelli tedeschi. Nel 1894 la commissione del Reichstag dichiarò che, dopo leggerissime perdite, il marchio Made in Germany era diventato un vanto che gonfiava le vendite dei prodotti.

In Italia sta succedendo il contrario.
Il marchio Made in Italy era (ed è, in teoria) carico di garanzie di alta qualità nel design, nello stile, nella lavorazione del prodotto di abbigliamento e negli alimentari ecc… e qualcuno mi aveva detto che “italiano” in Germania è usato per il cibo come sinonimo di qualità, un po’ come avviene in Inghilterra con Made in Germany. Non so se sia vero, ma rende l’idea.

Quello che si sta facendo è demolire il Made in Italy, perlomeno nella percezione interna alla nazione, nell’ambito di alcuni prodotti. Anche senza tirare in ballo le merdose auto Fiat (grazie Fiat per aver progettato la Stilo in modo così assurdo che il meccanico deve ammazzarsi per riuscire a cambiare i fari, eh), da molti anni la qualità della narrativa era così infima che un editore che conosco mi ha detto chiaro e tondo che non c’è nulla di cui stupirsi se pochissime opere italiane vengono tradotte all’estero rispetto a quelle di altri paesi: la massa della produzione italiana è merda parecchio sotto il livello della tollerabilità (e fin qui non sarebbe nemmeno troppo grave) e, questo è molto peggio, ben poca roba è degna di mercati più competitivi della nostra squallida pozzanghera. Per questo all’estero non ne comprano i diritti. Senza contare che comunque le cantonate capitano e anche all’estero comprano, per errore, diritti di roba merdosa (d’altronde neppure loro sono dei geni). Questa mancanza di prodotti decenti in numero sufficiente è gravissima.

Io di solito parlo della merda riferendomi al Fantasy e alla Fantascienza perché li conosco meglio, nonostante abbia avuto modo di constatare la presenza di pattume di pari livello anche nel mainstream, ma l’amico editore me lo ha detto chiaro e tondo: piantala di indicare “Fantasy”, non serve precisarlo, la situazione è messa di merda anche nel resto della narrativa. L’incompetenza è endemica. La cialtronaggine degli autori è insita nel sistema editoriale italiano attuale, mica solo nel fantasy. Non faccio fatica a credergli…

Ciliegina sulla torta del discorso: gli italiani fanno bene a snobbare gli autori italiani e a preferire gli stranieri. Il parere viene da uno che da ragionamenti simili (la famosa “esterofilia”) viene danneggiato visto che pubblica parecchi italiani. Consapevolezza nata, immagino, proprio dall’affrontare di continuo la dabbenaggine degli autori allo sbaraglio in cerca di pubblicazione, gente che non capisce che servono anni di studio sui manuali prima di pensare di scrivere un romanzo.

Il discorso si sta trasferendo sull’editoria digitale.
Senza parlare di prezzi e DRM che, come visto, sono un problema anche all’estero (USA inclusi), mi riferisco a tre cose: la percezione demenziale dell’eBook come una specie di scarto da vendere come capita (ed evitando che “danneggi” -sigh- il cartaceo); la qualità infima dei file ePub messi in vendita, spesso così sporchi da rendere lentissimo perfino il cambio di pagina; i prodotti-truffa, ovvero i libercoli minuscoli venduti a 3-4 euro (e oltre) quando meriterebbero al massimo 0,99-1,99 euro. Vi ricordo che raramente nei negozi è indicato il numero di parole del libro in vendita (o le “pagine equivalenti” -come le ha il lettore Nook Simple Touch- basate su tot parole e magari spiegate pure nelle FAQ), simbolo di civiltà e onestà editoriale che dovrebbe essere obbligatorio, come anche l’anteprima gratuita.

E proprio di anteprima gratuita voglio parlare.
Il Made in Italy ha sfornato una nuova, innovativa, eccitante idea di business che trasporta nel mercato degli eBook quello che tra i beni fisici mi sento di definire furto con destrezza. Come saprete all’estero è banalmente ovvio il concetto che il cliente debba poter leggere qualche pagina del libro prima di comprarlo. Su Smashwords l’anteprima va dal 20% al 50% del testo e la sua assenza è considerata una grave mancanza che in automatico genera nel cliente grave pregiudizio nei confronti dell’opera. Su Amazon è la regola (che poi è solo buon senso e rispetto del cliente) avere l’anteprima, tanto che pure gli eBook italiani su Amazon.it ora offrono (sempre?) l’anteprima gratuita del testo venduto in eBook.

Cosa si inventa allora Feltrinelli?
Gioia e tripudio: invece di mettere anche loro l’anteprima di tutti i libri nel negozio, cosa che quantomeno potrebbero fare per quelli col proprio marchio, hanno la geniale trovata di mettere in vendita a 0,99 euro un estratto del libro! Geniale. Potete trovare queste opere sotto il tag Zoom oppure nel sito ufficiale: 25 eBook di cui 24 a 0,99 euro e 1 gratis.
Metà di quelli a pagamento sono oroscopi per il 2012, con una lunghezza attorno ai 40.000 caratteri l’uno (circa 7000 parole) per cui il prezzo è anche accettabile.

Meglio 0,99 euro che 2,99-3,99 euro, prezzo piuttosto altino fatto da 40k i cui libri non hanno più l’indicazione delle dimensioni ridottissime. Una volta sul Bookrepublic Store c’era l’indicazione, sono sicuro, ho comprato tre dei loro libri e infatti pensavo “magari sarà colpa di IBS e di BOL che non riportano la lunghezza, ma loro sono onesti e lo dicono che sono degli articoli da poche paginette”. Per questo non me la sono mai presa troppo. Poi oggi, proprio quando stavo per lodare Bookrepublic perché sulla sua “collana” 40k riporta la lunghezza… tò, scopro che non c’è più! [vedi il commento per la correzione: in realtà il numero non c'era mai stato, ricordavo male io]

Guardate From words to brain venduto a 3,99 euro: in dimensioni Kindle sono 323 locations (più 40 di pubblicità finale e arriva a 368 locations), ovvero 7170 parole. Senza contare che il contenuto informativo è pressoché insignificante (partenza buona, poi si ammoscia). Non si tratta di un eccellente articolo zeppo di informazioni utili su un determinato ambito: è un articoletto da sito web per valore e contenuti.
“Ok, da questi non comprerò più nulla”, mi ero detto (poi in realtà ne ho presi altri due), “ma almeno non truffano la gente: lo sapevo che era corto, sono stato stronzo io a pagare così tanto per così poco sperando che fosse di alta qualità”.
E ora che l’indicazione non c’è più i coglioni girano come pale d’elicottero. [vedi il commento per la correzione: il numero non c'era mai stato e Bookrepublic non ha cambiato nulla, ricordavo male io e avrei dovuto incazzarmi già all'epoca, senza aspettare ora]

Ma si può?
Dopo che parecchie volte ci si era lamentati sul web del libretti truffaldini che sono piccoli come articoli, ma vengono venduti al prezzo di un romanzo (a 3,90 euro si trovano romanzi Newton Compton e Mondadori in eBook), e dopo che la questione del conteggio parole era stata tirata in ballo anche sul sito di mademoiselle Marta Manfioletti parlando proprio di 40k, questi signori invece di mettere il numero delle parole/caratteri/qualsiasi-indicazione-è-buona nella descrizione, in modo che appaia con limpida onestà anche negli altri negozi, lo levano dal proprio? [vedi il commento per la correzione: il numero non c'era mai stato, ricordavo male io]
Così prendiamo per il culo i clienti: l’intenzione truffaldina nel correggere le cose in peggio è evidente. [vedi il commento per la correzione: il numero non c'era mai stato, ricordavo male io, quindi l'intenzione truffaldina era presente già all'inizio e non è apparsa dopo] Meno male che almeno su Smashwords la dimensione è riportata: 5-21.000 parole, con la maggiore parte sulle 9.000 parole.

In Italia il rispetto del cliente non esiste, lo si considera un consumatore-pollo da spennare e gettare via. Si svende la propria rispettabilità per manciate di noccioline in un settore che a parole si vuole lanciare (zì zì, eBook, zì zì) però nei fatti si incatena con pratiche buone solo a far passare qualsiasi voglia ai lettori di comprare eBook per timore di sprecare soldi in immondizia. Altro che virtuosi nuovi editori “nativi digitali”.
Virtuosi di cosa, poi? Del furto con destrezza?
Della pertica nelle chiappe del cliente?
Dell’imitare il peggio del passato?
È davvero deprimente…

E si può fare anche di peggio. Molto peggio.
Se nella collana Zoom di Feltrinelli ci sono 12 libri a 0,99 euro che possiamo considerare “accettabili”, bisogna anche dire che ci sono altri 12 libri che definire libri è una vergogna concettualmente (anche se tre hanno una dimensione passabile):

Frate Zitto (Stefano Benni), 17.254 caratteri tratto da La Grammatica di Dio;
Un’amabile storia d’amore (Charles Bukowski), 20.947 caratteri tratto da Storie di ordinaria follia;
Bambini pendolari che si sono perduti (Gianni Celati), 8393 caratteri tratto da Narratori delle pianure;
V.O. (Jonathan Coe), 27.354 caratteri tratto da Questa notte mi ha aperto gli occhi;
Aiuto (Erri De Luca), 14.953 caratteri tratto da Il contrario di uno;
Beethoven era per un sedicesimo nero (Nadine Gordimer), 25.747 caratteri tratto da Beethoven era per un sedicesimo nero;
Passerotti (Doris Lessing), 17.792 caratteri tratto da Racconti londinesi;
Zafferano (Maurizio Maggiani), 49.355 caratteri tratto da La regina disadorna;
Si aspetta (Amos Oz), 32.993 caratteri tratto da Scene dalla vita di un villaggio;
La lunga notte del dottor Galvan (Daniel Pennac), 56.370 caratteri tratto da La lunga notte del dottor Galvan;
Padania (Paolo Rumiz), 72.397 caratteri tratto da La secessione leggera;
La luce che c’è dentro alle persone (Banana Yoshimoto), 22.973 caratteri tratto da Ricordi di un vicolo cieco;

Sono tutti estratti da altri libri.
Tre hanno dimensioni dignitose per la vendita a 0,99 euro, ma sono comunque estratti da libri che dovrebbero avere il 10-20% di anteprima gratuita, se fossimo in un paese civile che rispetta i clienti come li rispetta Smashwords, che adoro, o come li rispetta (in questo aspetto quantomeno, sul resto stendiamo un velo pietoso) Amazon.

E leggete come Feltrinelli descrive il geniale progetto:

Zoom è la nuova collana di Feltrinelli tutta digitale.
Una nuova idea di libro: economico, veloce e maneggevole.
A 0,99 € a titolo.

In Zoom troverai i libri che finora non si potevano fare. Perché la cara, amatissima carta ha pur sempre i suoi limiti. In Zoom troverai racconti, romanzi a puntate, guide, saggi e interventi editi e inediti. Testi brevi ma di altissima qualità, liberati nella loro essenza più pura dalle nuove possibilità di distribuzione digitale.

Libri piccoli solo per le loro dimensioni e il loro prezzo. Libri che sanno rimanere nella mente a lungo, come una bella canzone, e che come una canzone possono essere scelti e gustati uno alla volta. E poi gustati di nuovo, e di nuovo…

Dopo la porcata fatta si permettono pure di fare i fighi, eh? Si vergognino.
La mentalità da piccole truffe nel piccolo mercatino rionale rimane. Negozi ed editori che urlano “forza, facciamo la fine dei piccoli negozi con i prezzi gonfiati quando arrivarono i Centri Commerciali e le grandi catene, sì!”
Volete crepare? Fatelo. Di editori che vendono anteprime che dovrebbero dare gratis come è diritto dei consumatori pretendere, il mercato non ha bisogno. Schifosi infami, spero che crepiate come meritate e come implorate a gran voce.

L’unico pregio della porcata Feltrinelli’anal è che almeno ci tengono a indicare molto chiaramente la lunghezza: col fatto che ormai quasi tutti usiamo campi di invio testo in cui il numero di caratteri viene conteggiati (per esempio su Twitter), è facile capire che 20.000 caratteri sono una sciocchezzuola. Pregio a cui Bookrepublic ha rinunciato con una scelta a dir poco demenziale.

Questo articolo, per dire, è lungo 2051 parole per un totale di 12.679 battute spazi inclusi.
Il mio articolo sull’Arco Inglese è lungo 9.337 parole per un totale di 56.622 battute spazi inclusi.
L’articolo sull’Avancarica a Percussione è lungo 12.496 parole per un totale di 78.259 battute spazi inclusi.
Quello sul Risorgimento Steampunk è lungo 20.130 parole per un totale di 126.759 battute spazi inclusi.
Io mi vergognerei a venderli a 2,99-3,99 euro, tranne forse il più lungo SOLO se abbinato all’introduzione sullo Steampunk (altre 4-5000 parole) e comunque a non più di 1,99 euro, ma è evidente che io non sono un editore italiano: io ho rispetto per i lettori.

In pratica il Made in Italy sta diventando un marchio di infamia come il Made in Ciad usato da Nick Stone (protagonista di una serie di romanzi di Andy McNab). Allegria.
C’è chi dice che il risveglio dei nazionalismi e dell’orgoglio nei singoli paesi sia un male, che iniziare a dire che i francesi non hanno il bidet e quindi puzzano (il che è vero, sono dei mangiarane!) è il primo passo verso la fine del Sogno Europeo e verso le guerre, e allora mi sento un po’ più al sicuro: in Italia invece di esaltare il marchio nazionale ci si ingegna ogni giorno di più per sputtanarlo. Evviva.