Per il quarto anno consecutivo ricorre l’Ada Lovelace Day. Questa volta il 16 ottobre invece che a marzo (2010) o il 7 ottobre (2011). Maggiori informazioni presso il sito ufficiale Finding Ada. Come due anni fa e l’anno scorso, anche questa volta, seppure in ritardo di un giorno per i troppi impegni, voglio dedicare la giornata alla nostra Dea, Gamberetta Hime-sama:

Oggi è l’Ada Lovelace Day, giornata dedicata alla segnalazione di donne che offrano un modello positivo (di successo) nell’ambito della tecnologia e delle scienze. L’idea di fondo è che le donne abbiano più bisogno di modelli degli uomini e quindi i blogger dovrebbero indicare al pubblico modelli di riferimento femminili. Fa molto riserva indiana o individua l’ultimo rinoceronte verde del continente, ma è un’iniziativa carina lo stesso perché coinvolge l’eccezionale Ada Lovelace, personaggio noto e apprezzato da qualsiasi amante dello Steampunk che si rispetti (e dagli informatici).
Tornerò a parlare di lei quando parlerò del romanzo The Difference Engine.

Io ce l’ho un modello di riferimento da dare alle ragazze, anzi a tutti, ma non è un modello nella ricerca scientifica o nell’informatica. È Gamberetta: un modello di serietà, di impegno coerente verso la scrittura, di amore per il fantastico, di modo di concepire il lettore e di sopportazione delle aggressioni quotidiane pur di non sacrificare la propria onestà intellettuale e servire il pubblico sempre più sbeffeggiato da scrittori incompetenti e da editori in malafede.

Torna presto, ti aspettiamo.

(24 Marzo 2010, 51 giorni dopo la scomparsa)

Il “torna presto, ti aspettiamo” credo che sia di nuovo valido, viste le prolungate assenze per mancanza di tempo da dedicare al blog. Ma la Dea è perfetta e quindi se questo è il suo agire allora è anche l’agire migliore possibile.

L’anno scorso anche Bradipo Stanco di Lega Nerd ha dedicato l’Ada Lovelace Day a Gamberetta, pubblicando un’intervista. Un esempio da seguire, per chi vuole, quest’anno. Anche in ritardo di qualche giorno, se vi va: è sempre un giorno adatto per adorare la nostra Dea (e scolare bottiglie di spumante rosé).

Per festeggiare la nostra Hime-sama le ho dedicato un altro video di sciabolamento dello spumante, sul modello di quello per il quinto anniversario. L’uniforme è quasi completata, devo sistemare un attimo meglio i gradi sul colletto (hanno bisogno del velcro fino al bordo per rimanere bene attaccati alla stoffa che si piega) e provare a collocare diversamente gli aiguillette, e c’è un nuovo altarino per la Sua adorazione. Con tanto di bandiera d’Italia, perché Lei apprezza un po’ di sano patriottismo. Spazi un pochino più angusti per muovere la sciabola (all’estrazione il rischio era sempre di grattare il mulo), ma fa niente, sono soddisfatto.

Nota sulla sicurezza ▼

Ovviamente, per l’adorazione di Gamberetta in quanto Hime-sama, ho di nuovo impiegato l’effige da principessina rosa (Estelle di Tales of Vesperia) al posto del sergente Nida Schuetlich (il Suo avatar da un paio di anni). Questa volta l’ho messa in un’elegante cornice d’argento con decorazioni floreali. Comunque non sono particolarmente soddisfatto della resa con Estelle, che è adatta o molto adatta solo in poche immagini (nei video in stile anime e in alcune fan art).
Ci vorrebbe una via di mezzo, con l’espressione seria di Nida e i capelli di Estelle. Vabbè, fa niente, bisogna arrangiarsi con quello che si ha. Alla fin fine a Lei tocca accontentarsi di avere per fan un otaku ciccione che Le dedica video di sciabolamenti, per cui poteva andarmi peggio come compromessi artistici. Ovviamente anche Estelle di Tales of Vesperia è autorizzata a sentirsi offesa dalla mia esistenza.

Notate il nuovo altarino mobile, con due livelli, drappeggiato ancora con la bandiera da guerra della Kaiserliche Marine. Le candele rosse nei candelabri d’argento. I gamberetti per l’eucarestia in una graziosa ciotolina bianca con decorazioni blu. Il calice decorato, degli anni ’50, acquistato presso un negozio di antiquariato vekkiume in Emilia-Romagna. È vero, ormai non è più considerato il bicchiere più adatto, ma se ricordate al tempo di Napoleone (e fino a pochi anni fa) era di moda bere lo champagne nel calice ampio, la “coppa classica” di un tempo quando era ancora dolce come un Asti Docg (esiste ancora la coppa Asti, infatti), invece che nel flûte moderno. Per me il semplice fascino del calice ampio (anche quando non è quello vero, questo si restringe un po’ in cima) batte, come godimento personale, la capacità del flûte di farci ammirare le meraviglie di un perlage dalle bollicinie fini, numerose e persistenti. Un po’ come sarebbe diverso bere un grande assenzio di qualità da un calice che riproduca le fattezze di quelli storici da museo, piuttosto che da un calice diverso creato con una ottimizzazione al millimetro delle dimensioni.

Meraviglie del perlage che tanto con lo spumante che ho sciabolato non avrei potuto godere. Abbastanza fini, scarse ed evanescenti è il parere che mi sono fatto di quelle bollicine. Ma forse per lo “scarse” e l’evanescenza è colpa del bicchiere: ho usato anche un calice da degustazione per ulteriore verifica, ma comunque non era un flûte. Di sicuro posso dire che poco dopo averlo versato ogni traccia di bollicine era sparita e lo spumante aveva l’aspetto di un vino rosato fermo, per cui di sicuro sono bollicine evanescenti. In bocca però si sentivano abbastanza, era sparito solo l’effetto visivo.

Sul sapore non mi pronuncio, non ho ancora le competenze per dire qualcosa di intelligente: bere si fa bere, non mi dispiace affatto, anzi, ma è molto distante dal pungente pizzicore di uno spumante di qualità. Forse col telescopio potrei vedere i Metodo Classico che fanno “ciao ciao” da Marte. La sensazione è quella di uno spumante “da tavola”, se mi si passa la definizione, insomma uno spumante da bere coi pasti ogni settimana (come il prezzo suggerisce). Lo spumante (o anche i Prosecco o i Franciacorta) va bevuto di più, non è un vino solo per le feste. Pasteggiare a bollicine è una pratica che dovrebbe diffondersi molto di più, a mio parere, perché oltre ai dolci lo spumante Brut può accompagnare l’agnello al forno oppure antipasti di parmigiano e prosciutto crudo. Senza parlare di tutto il pesce a cui si abbina divinamente, cotto e crudo: lo spumante è perfetto per esaltare i sapori del mare.
Anche se, come anticipato, non so ancora nemmeno capire la differenza tra il Cuvée Imperiale Brut di Berlucchi e il Gancia da 5 euro (a parte che il primo è più frizzante… però, anche se non capisco una mazza, di Berlucchi mi tentano il ’61 e il Max Rosé e il prima possibile li voglio provare).

D’altronde da un rosè così economico, spumante industriale Pinot di Pinot Gancia, non si può pretendere la qualità di un Franciacorta da 15 o 20 euro (mica parlo di chissà quali prezzi). Anzi, per quel che costano i Pinot di Pinot Gancia (4,90-5,50 euro il brut, 4,90-6,25 euro il rosé, escluse offerte), mi sono stupito (essendo io ignorante) che fossero bevibili e fatti col metodo Martinotti invece che iniettando/addizionando la CO2 stile bottiglione di Cola (risultati indecenti).
D’altronde Gancia, a pensarci meglio, è comunque un nome di una certa importanza e produce la maggior parte degli spumanti consumati dagli italiani: porcate grosse non penso che possa o che voglia mai farne, nemmeno sui prodotti più a buon mercato. È stato pure, senza contare i primordi spumanteschi negli anni 1860, tra i fondatori dell’Istituto Italiano Spumante Classico nel 1975, sotto la guida del Duca Antonio Denari. Poi, vabbè, come ho già detto non ho le competenze per parlare in modo adeguato di queste cose. Se ho detto cazzate, lo accetto: sto ancora studiando… e poi avete visto come sono ridotto?

Unico lamentela che mi sento di fare riguarda la sciampagnotta: a parte la rottura non perfetta del cercine, ma quella credo che sia colpa mia, la bottiglia presenta una concavità alla base troppo modesta, profonda appena la metà di quella di altri spumanti, per cui non è possibile tenerla agevolmente in mano con la posizione classica del pollice infilato nella base e le altre dita lungo il corpo. DoverLe servire lo spumante con una presa inelegante mi ha turbato profondamente.

Comunque non preoccupatevi per la mia sanità mental-degustativa: in un bicchiere più tecnicamente consono, un tulipano piccolo, il giorno dopo mi sono fatto due dita del mio amato Goccio di Sole (fatto solo con uve di Moscato di Scanzo appassite, un vino da meditazione da 60 euro a “bottiglia” che li vale tutti). Ma se trovassi un bicchiere storico per quel tipo di vino, anche poco consono come forma, cederei al lato VekkiumOscuro. ^_^

Per chi invece dubita della mia sanità mentale, a parte poter mostrare un documento che la attesti (non è sospetto che proprio chi si vanta d’essere sano abbia tanto timore di farlo certificare da un medico?), posso fare ben di più. Pensate che sia uno squinternato che gira sempre conciato in uniformi bislacche? Beh, potete pure ricredervi: di norma indosso normalissimi abiti civili.

E che questo tappi la bocca alle malelingue!