luglio 2008

Archivio del Mese

Gli eBook e il futuro del libro

Posted by on 23 lug 2008 | Tagged as: Ebook, Editoria, Riflessioni

Indice degli Argomenti
1. Introduzione
2. Gli ebook gratuiti come strumento per aumentare le vendite del libro su carta
3. Il Mercato delle Mele della Narrativa, ovvero il trionfo dei prodotti di qualità
4. Quattro
5. Ebook e pirateria del Libro
6. Dati di vendita degli ebook negli ultimi anni
7. Conclusioni

Introduzione

Nel precedente articolo ho parlato, avvalendomi per il ragionamento dei dati e delle citazioni fornite dell’editore Giorgio Maremmi, di come il prezzo di un libro, così alto!, sia difficile da abbassare a causa delle singole componenti che concorrono alla formazione del suo prezzo e di come, in base al prezzo, vari il punto di “pareggio economico” dopo il quale arriva il guadagno per l’editore.
Un quadro piuttosto sconfortante che, però, trova conferma nella natura stessa del panorama editoriale che pare giustificare e rendere plausibile con tutte le sue debolezze e tutte le sue difficoltà che conosciamo.

Al termine dell’articolo avevo descritto la mia speranza, condivisa da molti altri, che gli eBook possano un giorno liberare gli autori dai vincoli e dalle ristrettezze dell’editoria cartacea permettendo ugualmente di raggiungere un pubblico reso più libero di scegliere cosa leggere dalle nuove tecnologie e, magari, anche di decidere SE e QUANTO pagare l’autore per la sua opera letteraria.
Ma per far questo servono strumenti portatili adeguati per leggere gli eBook comodamente. E rimane la domanda: ma perché pagare qualcosa se si può averlo gratis?

In questo articolo affronterò l’argomento principalmente con l’ausilio delle considerazioni di Cory Doctorow, esposte in “Ebook: ovvero né E né Book” (traduzione di Ilaria Mattavelli per la Apogeo), documento rilasciato sotto licenza Creative Commons. Questo discorso si è tenuto per la prima volta durante la O’Reilly Emerging Technologies Conference (San Diego, 12 Febbraio 2004).

Ebook Ovvero né E né Book di Cory Doctorow
Scaricatelo e leggetelo: sono solo una ventina di pagine!

Gli ebook possono aiutare i libri su carta

Gli ebook non sono soltanto marketing, ma senza dubbio sono ANCHE marketing.
Distribuire ebook gratuitamente garantisce più vendite del libro in formato tradizionale. E non si tratta solo di balle da hippie: ci sono più prove a sostegno di questa teoria di quante una persona sana di mente possa desiderare per credervi.
Secondo TOR, la casa editrice di Doctorow, l’aver rilasciato in formato elettronico gratuito il suo primo romanzo avrebbe trainato le vendite (Down and Out in the Magic Kingdom). A inizio 2004, un anno esatto dopo l’uscita del libro, erano state già vendute 10mila copie che, se vi ricordate il discorso sulle vendite e sul breakeven fatto nel precedente articolo, per un autore al suo primo romanzo non sono niente male!
Inoltre Baen Books editore (libri disponibili su IBS) ha dichiarato che fornire in edizione elettronica l’anteprima delle sue collane in concomitanza con l’uscita di un nuovo volume fa aumentare le vendite sia del nuovo volume che dei precedenti! Fantastico!

Cory Doctorow quando pronunciò il discorso “Ebook: ovvero né e né Book” nel Febbraio 2004 era ancora un caso isolato, da prendere con le pinze nonostante il ragionamento dietro la sua strategia paresse ovvio e ragionevole, ma nel frattempo le teorie di Doctorow hanno trovato conferma a ben altri livelli.

Neil Gaiman ha rilasciato in formato elettronico gratuito il romanzo American Gods e, nonostante i grossi problemi con la versione elettronica rilasciata (il 56% dei lettori ha lamentato problemi, perlopiù imputabili al tool Browse Inside da usare per la lettura), sia quel libro che tutti gli altri libri di Gaiman hanno registrato un incremento delle vendite fino anche al 40%. L’esperimento è stato coronato da un successo innegabile, annunciato pubblicamente il giorno 11 luglio 2008.

L’idea sostenuta da Doctorow che l’ebook gratuito possa aiutare il libro su carta ha quindi trovato un’ulteriore conferma a quattro anni di distanza dal discorso alla O’Reilly Emerging Technologies Conference.
Doctorow, evidentemente, non è scemo. La Realtà gli dà ragione e questo, onestamente, mi rende propenso a credere che egli, essendosi dimostrato già una valida Auctoritas in materia, possa avere ragione anche su altre questioni concernenti gli ebook.

Neil Gaiman
Neil Gaiman non è scemo:
su un +40% delle vendite non ci sputa mica sopra!

Gli ebook inoltre integrano i libri tradizionali garantendo funzioni diverse da quelle che i libri su carta possono dare! Un libro su carta può essere letto comodamente, ma non può essere “copiato e incollato” con la stessa facilità del testo in formato elettronico. Un libro su carta deve avere un indice dei nomi estremamente valido per permettere l’agevole ritrovamento di specifici brani, ma anche così richiede di essere sfogliato e controllato per ritrovare il pezzo desiderato… e in un romanzo l’indice dei nomi non c’è! Trovare la specifica scena desiderata in un romanzo, magari a distanza di mesi o anni dalla prima lettura, può essere un lavoro dannatamente lungo e snervante… soprattutto se alla fine si scopre che la scena non c’è proprio perché è nel volume successivo della serie.

Invece con un libro in formato elettronico ci vuole pochissimo tempo a ritrovare la specifica scena desiderata, magari il duello in cui Wulfgar sventra con un colpo Mernau (da “L’Eretico” di Alan Altieri), semplicemente cercando “daikatana” o “katana” (effettivamente non mi ricordavo il nome esatto che Altieri usa per quella spada!) e andando avanti di istanza in istanza fino a trovare il punto desiderato: un paio di click e l’ho trovato!
E con un “copia e incolla” posso condividere quella scena con un amico! WOW!
Non devo ricopiare al computer pagine intere di testo: bastano SOLO un paio di click per far vedere ai miei amici quanto è bella quella scena!

Se un lettore ha comprato l’edizione hardcover di un libro a 20 euro e ha paura di rovinarlo portandolo in spiaggia, tra spruzzi d’acqua e sabbia, grazie all’ebook può stamparne qualche decina di pagine da leggere in queste situazioni di “pericolo”! Un bel libro merita di far sfoggio di sé nella libreria: perché si dovrebbe essere costretti a metterlo a rischio, con quel che costa?!
Io stesso posseggo libri pagati 80 e più euro, perfino uno che me ne è costati più di 200 (quello sulle armature del dottor Williams) e se si rovinassero sarei dannatamente arrabbiato! Se avessi gli ebook potrei fare delle “copie da combattimento” dei capitoli più interessanti per portarli in giro, sottolinearli, commentarli a margine ecc… a piacimento.

Se un lettore scopre un bel libro è naturale che voglia consigliarlo a tutti, ma è difficile che qualcuno lo legga davvero: deve comprarlo o deve riceverlo in prestito dall’amico o deve andare in biblioteca a cercarlo. Tutti eventi e difficoltà che allontanano il lettore dal momento della lettura.
Talvolta la lettura può risultare impossibile: Cuore d’Acciaio” di Michael Swanwick secondo l’OPAC della Lombardia non risultava in nessuna biblioteca della provincia di Bergamo (…possibile?) e in vendita non si trovava più da nessuna parte (ho provato a ordinarlo su BOL e IBS più volte, e ogni volta mi sono trovato l’avviso dell’impossibilità di reperimento dopo qualche settimana!).
Non mi restava che eBay… e per mesi non è mai apparso!
Dopo parecchi mesi l’ho trovato, ma quando devo consigliarne la lettura a qualche amico di Bergamo sono costretto a prestargli la mia copia, che si rovinerà un po’ e di cui rimarrò privo per settimane o mesi, dato che non è possibile fare altrimenti!

Se avessi l’ebook potrei passarlo in un lampo a chiunque, diffondendo in pochissimo tempo questo libro ormai introvabile nelle librerie! E magari tanti, dopo aver iniziato a leggerlo, si metterebbero come avvoltoi a scandagliare eBay ogni settimana in cerca di un’offerta! Cosa che effettivamente un paio di miei amici stanno facendo…
Ma non ce l’ho un ebook di quel libro, quindi mi è impossibile farlo.

Possedere un ebook riproducibile, modificabile e comodo garantisce un’esperienza più “completa” che non possedere solo una singola istanza cartacea che si può rovinare, perdere o della cui lettura si può dover rinunciare per parecchio tempo per condividerla con qualcuno.

Gli ebook proteggono i lettori dalle calunnie.
Cory Doctorow è chiaro su questo punto e porta come esempio un commento estremamente aggressivo e polemico apparso su Amazon riguardo a “Down and Out in the Magic Kingdom“. Il commentatore molesto però scrive anche: «Scaricatelo gratis dal sito di Cory, leggete la prima pagina, e distogliete lo sguardo disgustati».
In pratica sta facendo pubblicità a Doctorow e, assieme, sta dimostrando l’onestà intellettuale di dire “io la penso così e se non siete convinti controllate pure alla fonte!”.
Un commento negativo può danneggiare le possibilità di vendita, ma quando l’ebook è gratuitamente disponibile (perlomeno uno o due capitoli di anteprima, se non tutto) il lettore può farsi un’idea gratuitamente prima dell’acquisto. I commenti negativi perdono gran parte del loro potere se il lettore può controllare da solo a costo zero e senza fatica, direttamente da casa!

Naturalmente questo avvantaggia per certo solo i libri ben scritti: se il libro è effettivamente una porcata (o perlomeno l’incipit è pessimo) allora l’anteprima in ebook potrebbe non essere in grado di aumentare le vendite.
Io un paio di libri dopo averne letto l’incipit ho deciso di non comprarli: facevano semplicemente schifo. In quel caso la scatola chiusa, facendo leva sulla mia curiosità, avrebbe reso più semplice la vendita che non farmi notare fin da subito che la merce era avariata.


Assaggiare le Mele della Narrativa
Faccio un esempio terra-terra. Tre contadini vogliono vendermi la loro cassetta di mele appena raccolte dall’albero. Sono tutte belle, tutte dello stesso tipo, tutte profumate e tutte allo stesso prezzo. Il primo contadino ti dice: «Compra le mie, guarda che belle che sono!». Se ho proprio bisogno di mele potrei anche comprarle, in fondo sono delle belle mele. Il secondo contadino però è più furbo e mi dice: «Assaggia una delle mie e vedrai quanto sono buone!». Io ne prendo una, bella come tutte le altre, l’assaggio e… CRISTO è una fogna! Dentro è marcia (o è dura o è totalmente insapore…)! Se dovessi comprare una delle due cassette sceglierei quella del primo contadino, perché di quella del secondo so per certo che la mela assaggiata era pessima (e quindi è probabile che lo siano anche le altre, dato che provengono dallo stesso albero) mentre di quelle del primo non so nulla né in positivo né in negativo.
Sto per comprare la prima cassetta di mele quando il terzo contadino mi dice «Aspetta! Non hai ancora provato una delle mie mele!». Con parecchia diffidenza prendo la mela a la mordo… gusto dolce, polpa farinosa come piace a me. Buona, davvero un’ottima mela!
Compro la cassetta del terzo contadino, speranzoso che la prima mela sia un buon indicatore per tutte le altre raccolte dallo stesso albero.

mela col verme
Che peccato:
sembrava proprio un’ottima mela prima di assaggiarla!

L’unico contadino che ci rimette nel far “assaggiare” il prodotto è quello che ha portato un prodotto insipido o cattivo o perfino guasto. Io non voglio spendere soldi per una cassetta di mele insipide se posso avere allo stesso prezzo delle mele dolci!
Semplice, no?

E il contadino che non fa assaggiare le mele?
Quello è un contadino sospetto: se le sue mele sono buone è sciocco non dimostrarlo, vi pare? Il contadino dalle mele saporite sta vendendo cassetta dopo cassetta tutto il suo raccolto, rubando i clienti che tentennano prima dell’acquisto di fronte alla cassetta delle mele che non si possono assaggiare. Quando gran parte dei contadini non permettono di assaggiare le mele, quelli che lo fanno possono rubare loro gran parte dei clienti (vi dice niente “Neil Gaiman +40% delle vendite”?).

Ipotizziamo un libero mercato in cui tutti i contadini espongano le loro mele allo stesso modo e permettano di assaggiarle ai potenziali clienti. Alcune sono buone, altre ottime, altre eccezionali… qualcuna è insipida, qualcun’altra è cattiva, ma i contadini che fanno assaggiare mele cattive in poco tempo si troveranno con le cassette dell’invenduto prossime a marcire, buone solo da vendere con sconti fortissimi o come cibo per i maiali.
I contadini che non permettono di assaggiare le loro mele sono decisamente sospetti: chissà cosa nascondono! Magari le loro mele sono cattive se si vergognano tanto di farle assaggiare. Di certo non lo fanno per “vendere di più”, visto che pochissimi clienti le compreranno così, a scatola chiusa, quando tutto attorno è un trionfo di mele gustosissime. L’unico modo che hanno per venderle è abbassare notevolmente il prezzo rispetto alla concorrenza e sperare che qualcuno abbocchi, ma se poi si sparge la voce che, anche se economiche, sono pessime?
E se invece fossero ottime? È proprio stupido non sfruttare la qualità delle mele insinuando nelle mente dei clienti che siano “cattive” quando invece sono veramente buone!
I contadini che non fanno assaggiare le mele quando tutti gli altri lo permettono hanno vita breve, quasi quanto quelli che fanno assaggiare mele marce.

E se un contadino pagasse qualche cliente per diffamare un altro contadino? Magari promettendogli cassette di ottime mele in cambio di un po’ di cattiva pubblicità sul rivale. Poco importa: chi dovesse sentire le voci sulla cattiva qualità delle mele in vendita potrebbe assaggiarle appurando così se si tratta della verità o di menzogne e, nel caso sia cattiva pubblicità, sputtanare pubblicamente il colpevole: «Quelle mele non sono marce e pieni di vermi come dici sempre tu, ignorante d’un caprone! Corrotto! Idiota senza cervello!»

mele
Il Mercato delle Mele:
se so quali sono le più buone perché dovrei comprare quelle cattive?

In conclusione…
Ci sono mele di tipo diverso, non sono tutte identiche, e certi clienti preferiscono comprare un’ottima Stark Delicious piuttosto che un’eccellente Royal Gala o una saporita Fuji. Questioni di gusti: non tutti i tipi di mele attirano gli stessi clienti né soddisfano le stesse necessità, ma all’interno dello stesso tipo, sfruttando lo stesso canale di vendita, le mele migliori trionfano.

Ebook, pirateria e libri su carta

Abbiamo già visto gli innegabili vantaggi degli ebook come supporto ulteriore al libro cartaceo: è in grado di fornire servizi (copia e incolla, facilità di condivisione, comodità delle ricerche, possibilità di stamparlo a piacimento…) che sono impossibili per il libro di carta.
Ma l’ebook può avere anche un suo “mercato” al di là dell’uso come supporto al marketing del libro cartaceo? Molti, forti anche dei dati di vendita e di esempi simili nel campo musicale, sembrano convinti di si.

Partiamo analizzando i fatti reali, puri e semplici: si “piratano” sempre più libri, scannerizzandoli e fornendo online la versione elettronica degli stessi sui circuiti di P2P e simili. La qualità varia: dai pdf in cui le pagine sono “immagini” a quelli col testo vero e proprio ottenuto grazie ai programmi di OCR (Optical Character Recognition: riconoscimento ottico dei caratteri), che si può copiare e incollare come un qualunque altro testo.

Online si trovano senza problemi libri di ogni tipo: dalla narrativa italiana uscita da pochi mesi/settimane, ai manuali di informatica, ai libri di fisica generale II, fino ai manuali di combattimento medievale o ai libri di storia. Ho appena scaricato il formato .rtf di un librone dedicato alla vita quotidiana tra Rinascimento e Settecento. Chi poteva immaginarsi che perfino libri di questo tipo fossero disponibili?
Invece ci sono.

Se uno scrittore ha scritto un buon libro e sta vendendo abbastanza copie è CERTO che entro qualche mese la sua opera verrà scannerizzata e distribuita gratuitamente da qualche Fan o da qualche semplice fanatico della pirateria… o sarebbe meglio definirlo un “combattente per la libertà intellettuale”?

Gli ebook non sono una “possibilità”: sono una certezza.
È inutile discutere di “come fermare il fenomeno pernicioso della libera distribuzione dell’arte”, perché tra DRM e altre stronzate fasciste che vanno di moda in USA, si rischia solo di fare un macello che può distruggere alla radice le stesse democrazie occidentali, minacciando i diritti garantiti dalla Costituzione e tramutando “Grande Fratello” da scomoda presenza limitata (identificazione a radio-frequenza, controllo antiterrorismo del traffico internet, i Ninja che ti fissano quando non li vedi…) a certezza assoluta, degna dell’attuale Cina in cui anche gli SMS vengono controllati.
Una manifestazione “non autorizzata” in cui doveva partecipare la ragazza di un mio amico l’estate scorsa è stata fermata dalle autorità locali che hanno intercettato i messaggi dei partecipanti e hanno inviato a tutti i residenti del posto un avviso via SMS in cui si sconsigliava caldamente di partecipare, pena severi provvedimenti.
Cina: benvenuti nella vasca dei pesci!

È questo il futuro che i difensori del libro/copyright sognano? Pare proprio di si, visto quali sono i diritti della persona a cui sono disposti a rinunciare pur di proteggere il copyright nella forma attuale (non proseguo il discorso qui, non essendo attinente con l’argomento, ma consiglio di informarsi a chi ha tempo per farlo).

ninja nascosti
In questa stanza ci sono sei Ninja pronti a spiarti!

Gli ebook “piratati” ci sono già e ci saranno nel futuro prossimo, sia che l’autore metta in vendita l’ebook del suo libro sia che non lo faccia. Ci sono perfino “collezioni” di ebook, come la “Biblioteca del Brivido”. Basta digitare [hyps] o Ebook Ita su eMule e si troveranno migliaia di libri in italiano, forniti in parecchi formati distinti (.lit, .rtf, .pdf ecc…) in modo da soddisfare ogni gusto! È inutile discuterne: chi vuole il libro elettronico gratis lo ha o lo avrà. Punto.

Ma questo non vuole dire che il cartaceo sia del tutto inutile!
La Steve Jackson Games vende i manuali di Gurps in pdf sul negozio e23, alcuni mesi dopo l’uscita del manuale nel formato cartaceo. Entro pochi giorni il pdf del negozio e23, perfetto, si trova nei circuiti di P2P e chiunque con eMule può scaricarselo gratis.
Eppure la gente continua a comprare i manuali, perché il cartaceo in certe situazioni, come il “gioco” in cui potresti trovarti lontano dai PC e dai portatili, è più comodo da far girare tra i giocatori e da utilizzare di quanto sia il formato elettronico.
Se tutti avessero un palmare che trasmette grossi ologrammi comodi da leggere come se fossero il manuale su carta, o se tutti giocassero con davanti un meno futuristico portatile, il libro di carta sarebbe inutile… ma per ora è ancora superiore all’ebook in queste specifiche situazioni!

La pirateria tramite ebook non uccide i libri. Sono solo balle inventate da certi editori e da certi scrittori resi ciechi dall’ignoranza e dalla fame di denaro. Dare i libri elettronici gratis addirittura aumenta le vendite del cartaceo, come abbiamo già visto! Dato che è certo che il libro verrà piratato sotto forma ebook, tanto vale che l’autore tagli le palle al toro fin da subito e ci faccia anche una bella figura da “innovatore” vendendo così più copie di prima: dare direttamente l’ebook gratis, facendo pubblicità alla cosa ogni volta che sarà possibile (interviste, blog…).
Non è difficile, se si collega il cervello qualche minuto per pensare alla questione.

Il Parere dell’Esperto
«La pirateria di testo soggetto a copyright su Usenet è qualcosa che succederà sempre più frequentemente, per la stessa ragione per cui la gente ha sempre fatto audiocassette da dischi e CD musicali e copie di videocassette comprate al negozio. In parte per avidità; in parte a causa dei prezzi di vendita alti; in parte per il desiderio di condividere “bella roba” (una motivazione spesso sottovalutata dalle vittime di questa “piccola pirateria artigianale”).
Andare immediatamente a parlarne su Defcon One affermando che questo tipo di pirateria è moralmente equivalente a rapinare minute anziane signore per la strada, rende piuttosto difficile superare quella posizione.
Negli anni settanta l’industria musicale affermava che “registrare da casa è uccidere la musica”. Non è difficile per nessuno constatare che la musica non è morta. Ma la credibilità dell’industria discografica sulla questione non è esattamente cresciuta».

Patrick Nielsen Hayden,
vincitore del World Fantasy Award e del Premio Hugo, editor della TOR.

Potrei continuare ad allungare il brodo sulla questione “nuove tecnologie e pirateria”, tirando in ballo tante cose: la stampa di Gutenberg (La stampa a caratteri mobili ucciderà i bei libri di qualità fatti a mano! ); le Bibbie di Martin Lutero; o potrei dire che la forza della pirateria musicale non è tanto di poter fornire le tracce musicali più in voga al momento, ma di poter dare al pubblico quelle migliaia di canzoni che non passano più sulla radio da anni e che tanti amano; o potrei citare i musicisti che accusarono Marconi per l’invenzione della Radio che permetteva di “piratare” i loro brani diffondendoli senza alcun controllo (eppure la musica classica, l’opera, il teatro, i concerti dal vivo ecc… non sono morti a causa di Radio e Registratori come qualcuno voleva far credere!); infine potrei far notare che il 98% delle opere sotto copyright non stanno più facendo fare un soldo, per cui piratarle non danneggia proprio nessuno (vedesi il libro “Cuore d’Acciaio”, pressoché introvabile).
Insomma, ci sono tante cose da dire sulla pirateria e sul rischio ridicolo, anzi sul non-rischio, che rappresenta per il mondo del libro, ma tanto vale che le leggiate per esteso nel pdf di Cory Doctorow, no?

I poliziotti sono tuoi amici!
Diffondere ebook piratati è un crimine!
Chi pirata i libri è un criminale violento e merita un sacco di botte!

Vendere gli ebook nonostante la pirateria è possibile?

A quanto abbiamo visto la pirateria degli ebook c’è già e gode di ottima salute, quindi già ora si può ragionare in termini di “vendita di ebook” sapendo che in brevissimo tempo il libro venduto verrà messo da qualcuno su eMule. Ok? Bene.

Eppure qualcuno gli ebook li vende già ora. E qualcun altro vende la musica su internet, nonostante si possano avere gli stessi brani gratuitamente da eMule! E, mistero dei misteri, ci sono milioni di persone in giro per il globo che comprano quegli mp3 che potrebbero avere gratuitamente scaricandoli da eMule!
Incredibile, nevvero? Eppure accade: quando il prezzo è basso l’utente viene stimolato nel suo “lato migliore” e può arrivare a “comprare” qualcosa che può avere gratis, sostenendo così il cantante/gruppo che ama (o almeno credendo di farlo).
A tutti gli effetti più che di un acquisto si tratta di una donazione volontaria!

E l’utente che compra la musica sul web non è l’ultimo degli allocchi che a malapena sa usare l’email! Se sa comprare la musica sarà in grado in pochi minuti anche di installare eMule e usarlo! Anzi, io ho amici che nonostante usino eMule comprano i brani musicali o perfino i CD dei loro cantanti preferiti. Io ho comprato alcuni videogiochi in originale (GTA San Andreas, Dark Messiah e vari altri) perché sapevo che erano belli e mi sembrava giusto sostenerli (e avevo la possibilità di buttare 40 euro senza alcun problema). Stavo anche per comprare The Witcher, dopo averlo giocato piratato, perché ho adorato quel gioco… ma la notizia dell’arrivo di una nuova edizione migliorata del gioco mi ha fermato: comprerò quella non appena uscirà su IBS!

La gente compra musica che può avere gratis, ma comprerebbe anche ebook?
Ho già la risposta, disponendo dei dati di vendita aggiornati, ma prima preferisco ragionare un po’ attorno al problema: che cosa può fermare la vendita degli ebook?
O il pubblico NON li vuole o il pubblico non li può usare: se il pubblico li vuole e li può usare, difficilmente non li comprerà!

Anni fa sapevamo che gli ebook non vendevano molto (diciamo al tempo in cui Doctorow pronuncia il suo discorso sugli ebook), per cui veniva il dubbio: non li comprano perché non li vogliono o perché non sanno come leggerli comodamente?
Effettivamente nel 2002-2005 non era agevole leggerli: molte persone non avevano dispositivi portatili adatti alla lettura e sarebbero stati costretti a leggerli sul monitor di un PC o di un portatile.
Ormai, invece, quasi tutti i giovani hanno la PSP (2004) o il Nintendo DS (2005) o dei cellulari con schermi enormi che navigano in internet o perfino dei palmari… tutti strumenti portatili che possono leggere gli ebook di qualche tipo come ulteriore funzione! Insomma, se volessero leggere gli ebook potrebbero farlo!
Non serve per forza, anche se sarebbe molto più comodo, un lettore ebook da 300 euro per leggerli. La domanda quindi diventa: ora il pubblico dato che può leggere gli ebook, li compra anche?
Sorprendentemente (ma neanche tanto, l’esempio del settore musicale è stato chiaro) pare proprio di si! Si vendono sempre più ebook, con un ritmo di crescita spaventoso!

ebook US trade stats
Vendita degli ebook negli Stati Uniti d’America, con stime al ribasso:
maggiori dettagli presso questa pagina

Negli USA le vendite degli ebook, considerando le stime al ribasso fatte nella pagina indicata (ininfluenti comunque dato che vogliamo ragionare in termini di crescita e non di valori assoluti), sono passate dai 5,79 milioni di dollari del 2002 ai 20 milioni del 2006 (+245% in sei anni) con un’ulteriore crescita a 33,8 milioni nel 2007 (+69% annuo).
E la corsa non si ferma: il primo quarto del 2008 segna un +34% rispetto al primo quarto del 2007!
Pare proprio che chi ha la possibilità di leggere gli ebook sia anche disposto a pagarli!

La stessa Penguin ha dichiarato vendite in aumento nel 2008!

Penguin has reported that e-book sales from the first four months of 2008 have surpassed the house’s total e-book sales for all of last year. According to the publisher, the spike is “more than five times the overall growth in sales, year-on-year, through April 2008.” Penguin Group CEO David Shanks said he attributed the jump, in large part, to the growing popularity of e-book readers.

Facciamo un caso misto “ebook – carta”?
Diamo un’occhiata alle statistiche di vendita de Il Codice DaVinci su Amazon (più è piccolo il numero meglio è).

bookeen cybook gen3 codice davinci

Hardcover Book Sales: 1
EBook for Pocket PC: 3
EBook for Adobe Reader: 179

Audio CD: 318
Audio Cassette: 1,126
Mass Market Paperback: 1,575
Large Print for the visually impaired: 1,918

L’ebook vende e vende parecchio: non bene come l’edizione con la copertina rigida, ma vende meglio di tutto il resto! Non so quanto siano precisi questi dati di Amazon, ma diamine: significano qualcosa!

Ma gli USA non sono da soli un valido esempio: osserviamo altri due paesi altamente tecnologici, se non perfino superiori da questo punto di vista, come Corea del Sud e Giappone.
In Giappone le vendite di ebook e manga sui cellulari sono passate dai 14 a 58 milioni di dollari nel 2006 (+331%), mentre le vendite di ebook “non per cellulari” sono salite da 41 a 68 milioni di dollari (+69%, in valore assoluto un successo che sorpassa perfino quello USA!). Non ho al momento i dati del 2007 o di inizio 2008, ma nell’articolo si prevedevano vendite per 99 e 79 milioni di dollari (rispettivamente ebook per cellulari e altri ebook).
L’articolo dell’Economist -disponibile solo per gli abbonati- è di qualche mese prima, ma trasuda anche lui ottimismo fin dalla preview!

Vita Quotidiana Giapponese
Una tipica scena di vita quotidiana giapponese

In Corea del Sud nel 2006 l’espansione del mercato degli ebook era tanto forte da far ipotizzare un +220% (144 milioni di dollari) nel corso dell’anno! Non ho idea di quanto abbiano venduto nel 2007, ma il clima che si respirava attorno agli ebook era tutt’altro che negativo!

Per concludere

Gli ebook si possono vendere (anzi, già si vendono sempre di più!), nonostante la pirateria (che non si può fermare senza enormi danni alla nostra privacy e limiti dittatoriali alla nostra libertà), e non è escludibile a priori l’idea di dare i pdf gratuitamente e poi richiedere in caso di gradimento il pagamento. In fondo il modello della musica comprata “nonostante si possa scaricare senza problemi” non è diverso per il cliente da una donazione vera e propria. Se lo fanno per supportare i musicisti perché non dovrebbero supportare gli scrittori?
Perché scrivono male? Se scrivono male che crepino, cazzo, non meritano di venir pagati! Chi scrive bene (Gaiman? Doctorow? Tanti altri…) invece non avrà troppi problemi a costruirsi una solida base di fan.
Gli ebook possono dare enormi vantaggi sia agli scrittori che ai lettori, perfino al più infimo livello (quello attuale) di “ebook come mezzo di marketing pro-libro di carta”. E anche gli editori (o gli scrittori che si autopubblicano) vendendo ebook direttamente potranno evitare i Distributori e i Librai.

E se anche i soldi non fossero molti, chissenefrega, no? Già ora la maggior parte degli scrittori non vive di scrittura: scrivere è una cosa che si fa principalmente per passione, come il Body Building o il pugilato senza protezioni, poi se capita il guadagno tanto meglio!
La soddisfazione di essere amato e stimato da molti fan per le proprie storie, anche se i soldi dovessero essere pochi (ma se hai molti fan non saranno pochissimi: guardate le donazioni ai server di fansub e roba piratata!) è già di per sé una enorme ricompensa!
O per caso a certi “scrittori” non frega niente della scrittura e sperano solo di produrre porcate a caso e avere una botta di culo in stile Licia Troisi?

Io guarderei con ottimismo al futuro della narrativa. E voi?

Dietro il prezzo di un libro

Posted by on 03 lug 2008 | Tagged as: Editoria, Libri

EDIT 28 Agosto 2010
Questo articolo è vecchissimo e in parte superato. Consiglio la lettura di questo (Il giusto prezzo degli eBook: Konrath, Smashwords e un confronto con la carta) in cui il ragionamento passa dalla sola carta agli scenari più vicini di vendita eBook a basso prezzo e autoproduzione su modello di Konrath o della McQuestion.

I prezzi dei libri sono alti. Grossa scoperta, davvero, sono proprio un gegno.
Naturalmente alla prima affermazione segue di solito “visto che le royalties allo scrittore non è che siano poi granché, allora il prezzo è tutto colpa delle avide case editrici che lucrano e lucrano e lucrano riempendosi di soldi a non finire!”.
Tolto il fatto che bisogna avere buon senso zero e il cervello infilato nel culo per pensare una cosa simile, ma nel caso io direi “Magari fosse così! Alti ritorni economici garantiscono alte possibilità di investimento su nuovi titoli di vendibilità non certa -i nuovi autori-, dato che si fanno soldi a palate e i soldi piovono come se nulla fosse!”.

D’altronde anche il più ignorante caprone della Terra sa che se un settore garantisce enormi guadagni è naturale investirci tutto il possibile, limitando al minimo gli squallidi dividendi che non producono nuovo denaro.
Invece la crudele realtà, sempre pronta a infrangere i sogni del popolino vittima e vittimista, ci spiega che le case editrici stanno spesso con le pezze al culo e che quello editoriale è un settore di merda. Facile dimostrazione di tutto ciò è che la mia prospettiva di “investimenti sui nuovi autori resi possibili dal fatto che i libri si vendono come il pane con grassissimi incassi per l’editore in un vortice di guadagno senza fine!” non è reale, e di conseguenza non è reale l’ipotesi che renderebbe la mia prospettiva automaticamente vera. Quod Erat Demonstrandum, banale dimostrazione per assurdo.

A questo punto si può scegliere di continuare a piangere lacrime amare dal buco del culo, maledicendo i crudeli editori perfino più avidi di tutte le tribù di Israele messe assieme, oppure di andarsi a informare. Come al solito è una questione di scelte e, a quanto si capisce frequentando i forum dedicati ai libri e alla scrittura, la prima è quella preferita dalla maggioranza.
Io invece, tanto per fare il diverso e lo snob, ho deciso di informarmi un pochino.

oca malvagia
Anche quest’oca è diversa: lei ha scelto il Lato Oscuro!

Un paio di anni fa mi sono comprato L’Agenda dello Scrittore di Giorgio Maremmi, quattordicesima edizione, casa editrice Maremmi Editore Firenze (Firenze Atheneum).
Il sottotitolo recita: «Quello che i nuovi scrittori (e anche i vecchi) devono sapere sugli autori, sugli editori, sui librai, sugli intermediari, sui contratti di edizione, sui diritti d’autore e su altri “misteri” del mondo del libro.»

L’autore è sia uno scrittore che un editore e il libro è piuttosto noto in Italia, come anche la continua uscita di nuove edizioni aggiornate può far immaginare (la prima è del Maggio 1976, la mia è del Dicembre 2005). Sfortunatamente la MEF mi risulta che abbia fama di editore a pagamento, ma l’autore del libro non nega la possibilità di pagare per farsi pubblicare: se uno è così stronzo da voler pubblicare a tutti i costi quella ciofeca di romanzaccio che nessun editore serio ha mai accettato, allora che paghi di tasca propria visto che l’editore potrebbe solo andarci in perdita a investire soldi su quella merda.

Il Ragionamento fila. E’ tutta questione di quanto uno abbia il cervello ficcato a fondo nel culo: se nessun editore vuole il tuo libro forse un motivo c’è.
E per i vanitosi feticisti delle stampa c’è sempre il Print on Demand di Lulu.com, che costa molto meno!

Bob Young
Bob Young, fondatore di Lulu.com!
Lui pubblicherebbe di tutto, perfino il tuo libro!

Il problema del settore editoriale è, fondamentalmente, quello degli intermediari. Gli intermediari sono Distributori e Librai, ovvero chi ha un negozio in cui vendere libri e chi li fa arrivare nei vari negozi, occupandosi di soddisfare le richieste. Sono due corpi parassiti che si frappongono tra l’Editore e il fruitore finale del libro.
Anche l’Editore a sua volta è un parassita che si frappone tra Scrittore e fruitore finale di quanto scritto, ma perlomeno l’Editore dovrebbe occuparsi di stampare il tomo, editarlo, sistemarlo, dargli visibilità, pubblicizzarlo ecc… tutte cose in cui la sua esperienza professionale può fare comodo. Quindi tra i parassiti l’Editore quanto meno è quello che fa qualcosa, mentre il Distributore è proprio una sanguisuga omologata perché non rischia niente (il Libraio pure è un sanguisuga, ma è in condizione di svantaggio rispetto al Distributore in certi casi… ad esempio quando i libri li ottiene dal Distributore senza diritto di recesso e, che li abbia venduti o meno, li deve pagare alla data prestabilita).

Forse tutto questo vi ricorderà i discorsi sullo scandalo degli intermediari che gonfiano il prezzo del latte o delle verdure, mentre produttori e contadini ricevono a malapena di che coprire i costi. E’ la stessa cosa, anzi, forse è perfino peggio.

L’Editore ha bisogno del Distributore e dei Librai, ma anche nella migliore delle ipotesi (un distributore onesto e capace che non tira fregature e librai che accettano di mettere negli scaffali i libri) sarà sempre con le spalle al muro a causa delle altissime percentuali e dei perversi meccanismi di distribuzione e vendita italiani.
In altri Paesi europei, o perfino nel centro America, si dà grande importanza sia alla distribuzione che alla produzione, e spesso sono i Distributori a finanziare gli Editori!
Da noi invece è l’Editore che “finanzia” il Distributore con la concessione della facoltà di resa totale senza scadenza e con i lunghissimi termini di pagamento.

In Italia ci sono 800 Distributori, ma ben pochi sono competenti o realmente capaci di diffondere i libri. Praticamente tutti, sia quelli onesti che quelli disonesti, operano con i “soldi dell’editore”, ovvero ricevendo i libri dagli editori senza pagarli finché non li hanno venduti. Ben pochi Distributori operano da grossisti, ovvero comprando i libri e mettendosi in prima persona a investire e a rischiare sulle opere letterarie… quasi tutti, come detto, preferiscono avere solo i costi di gestione dell’azienda a cui pensare.

Ma quanto denaro ciucciano Distributori e Librai messi assieme? Dipende, ma tipicamente dal 55 al 60 per cento del prezzo di copertina, talvolta anche il 70 per cento se si tratta di piccoli editori.
Poi c’è il diritto ad almeno una tredicesima copia gratis ogni dodici acquistate. Ma gran parte dei Distributori non comprano i libri che vendono, preferendo riceverli in “conto vendita” (ovvero li ricevono, ma li pagano solo se li vendono… e se non li vendono possono ridarli indietro) o in “conto deposito” per poi venderli in “conto assoluto” ai librai.
Dopo mesi o dopo anni che il Distributore ha riscosso dai Librai, forse l’Editore potrà vedere i soldi ricavati dai libri venduti.

Ma vediamo nel dettaglio quanto potrà ricavare il nostro Editore con un libro da 16 euro di prezzo di copertina, un tipico hardcover come ne escono tanti anche di genere Fantasy (ma ora costano 17, 18 o perfino 20 euro come quello della Strazzulla!).
I diritti d’autore sono tipicamente dell’8-10% del prezzo di copertina, mentre Distributori e Librai trattengono dal 60 al 70% sotto forma di “sconto” (incluse spese di spedizione, insoluti, tredicesime copie gratuite, varie ed eventuali…). Con il rimanente l’Editore deve coprire i costi industriali, le spese generali spalmate sul prodotto (che in Italia ormai sono perfino più alte dei costi industriali!), la pubblicità (il 3-6% massimo del prezzo di copertina) e infine ricavarci un guadagno.

emo bullshit
Sono stanco di chi si lagna per i prezzi sempre e soltanto degli Editori
senza mai dir nulla di Distributori e Librai, come se non avessero alcuna colpa!

Gli Editori hanno ben altre colpe, non serve accusarli anche quando sono innocenti!

Lo Strano Caso del Romanzo a 16 Euro e del Signor Passivo
Giorgio Maremmi ci propone il seguente esempio, molto deprimente, di come si possa ottenere un ghiotto passivo da un libro. Ho copiato brutalmente la tabella, se non vi sta bene denunziatemi agli agenti di pubblica sicurezza!

TIRATURA COPIE N°  1000    2000    3000    4000    5000    6000  
1. Costi di Produzione (in euro) 8,00 6,00 4,25 3,50 3,25 3,00
2. Distributori (30%) 4,80 4,80 4,80 4,80 4,80 4,80
3. Librai (30%) 4,80 4,80 4,80 4,80 4,80 4,80
4. Quattro            
5. Diritti d'autore (10%) 1,60 1,60 1,60 1,60 1,60 1,60
6. Costo totale a copia 19,20 17,20 15,45 14,70 14,45 14,20
7. Prezzo di copertina 16,00 16,00 16,00 16,00 16,00 16,00
             
8. Perdita dell'editore a copia 3,20 1,20        
9. Guadagno dell'editore a copia     0,55 1,30 1,55 1,80

Giorgio Maremmi è disponibile a discutere con chi dispone di altri dati o vuole contestare quelli da lui forniti. Dato che pure io sono interessato a leggere altri dati, se mandate qualcosa a Maremmi magari passatelo in copia pure a me, grazie. icon_mrgreen.gif

Un Editore per recuperare le spese di edizione di un libro dalla tiratura di 3000 copie deve venderne almeno 2700 con lo sconto agli intermediari o 900 a pieno prezzo di copertina. E i nuovi scrittori riescono a vendere qualche decina o al più qualche centinaia di copie, salvo casi eccezionali (come Licia Troisi e pochi altri). E, come se non bastasse, i “guadagni” ottenuti dalle copie vendute (e perfino le copie invendute rese all’editore) possono arrivare anche dopo mesi o anni, con lo sgradevole effetto dovuto al sovraccosto del denaro.

Soltanto vendendo 5000 copie l’editore può sperare, in teoria, di guadagnare più dell’autore, a patto che librai e distributori paghino puntualmente (si, ciao, speraci!) e che tutto il dovuto venga incassato. Ma pure questo è in “teoria” perché oltre a tutto ciò c’è un ulteriore 4% di IVA sul prezzo di copertina, non sul guadagno netto.
Un Editore veramente grosso, come Mondadori, se piazza un libro da decine di migliaia di copie vendute (o centinaia di migliaia, come quelli della Troisi) può guadagnare molto più dell’autore, ma servono appunto moltissime copie. Fantascienza pura per gran parte degli editori, piccoli o grandi che siano.

Puoi anche riuscire a vendere le 3000 copie senza problemi, ma potresti non vedere un singolo euro di quel guadagno miserevole (al netto 1600 euro) per mesi o anni… mentre per certo ti troverai fin da subito a dover pagare gli oltre 12mila euro di costi di produzione!

Se stampi un libro in 1000 copie non puoi venderlo a 16 euro: se anche vendessi tutta la tiratura perderesti comunque 3000 e oltre euro! Un libro in sole 1000 copie, tra casini vari (copie al macero, IVA ecc…), che sono un risultato straordinario per un nuovo autore, deve essere venduto a 23 euro la copia per sperare di guadagnarci qualcosa!
Ma come si può sperare di piazzare il libro di un esordiente a questo prezzo?

Infatti mi domando come farà “Il Segreto dell’Alchimista” di Antonia Romagnoli a vendere con il suo prezzo di 24 euro, contro i 17-19 della concorrenza (l’unico altro romanzo fantasy tanto costoso “Gli Eroi del Crepuscolo“, ma è a “soli” 20 euro!).

A proposito: chi si ricorda delle famose 1052 copie della Rocca dei Silenzi di Andrea D’Angelo? Una gran bella cifra per un giovane autore italiano di Fantasy, ma ben poco per un Editore che non aspiri alla morte per fame!
E Andrea D’Angelo era, che io sappia, il secondo autore fantasy italiano più famoso nel 2005, con tanto di rubrica dedicata alla scrittura fantasy presso FantasyMagazine.
Mica un Pinco Pallino qualsiasi!

Cosa ne pensi di un settore in cui per ogni libro pubblicato in modesta tiratura di 3000 copie perdi per certo 12mila euro e non sai se poi guadagni abbastanza per coprire la perdita?
Anzi, sei quasi certo con un nuovo autore di NON farcela a coprire la spesa!
A me sembra una merda e non mi è difficile capire perché gli editori accettino aiutini finanziari da gente di vario tipo (politici, associazioni, la stessa Repubblica…) per sopravvivere, trovandosi però poi a dover restituire il favore pubblicando “certe cose di amici” o non pubblicando “certe altre cose sgradevoli”.

Testimonianza dal Fronte
I grossi ostacoli di una grossa Casa sono quelli di chiudere il bilancio in pareggio. Chiedere aiuti è facile, arrivano pure se non li chiedi: ma se li prendi, a quel punto la tua libertà viene messa in discussione. Qual è quell’editore che non subisce il costo del danaro? Chi può autofinanziarsi? Da noi un titolo è fortunato se vende il 50 per cento! Ecco come lavora una casa editrice.
Esempio: se poni uguale a 100 il prezzo di copertina devi togliere il 32 per il libraio e il 20 per la distribuzione, un altro 20 per il costo di produzione, il 10 come diritto d’autore: siamo all’82. Aggiungi un altro 10 per interessi passivi, e dal 3 al 6 per la pubblicità. Sei intorno al 98!
Che margine ti resta? Tutto questo se tutta la tiratura è venduta. Così si spiegano i passivi!

Domenico Porzio
(ex Relazioni Pubbliche Mondadori)

Sfortunatamente nel settore librario attuale si vende ancora per gran parte in libreria, nonostante il boom delle vendite online che rimangono però ancora marginali rispetto al totale, e questo non permette all’Editore di liberarsi con un calcio in culo di Distributori e Librai.
Alcuni grossi editori hanno trovato il modo di ovviare parzialmente al problema, occupandosi di persona della distribuzione invece di affidarsi ad altre ditte (sorbendosi tutti i costi di gestione, magazzino, personale ecc… extra, ma evitando di farsi la cresta da soli!), o lanciando catene di franchising per riprendersi un po’ dei guadagni dei librai (Mondadori, Feltrinelli…).
L’esempio migliore di cosa possa succedere se si levano un po’ di intermediari è forse BOL, il negozio online del Gruppo Mondadori, che fa sconti del 15-30% anche sui libri nuovi e probabilmente guadagna lo stesso di più così che non dalla vendita dello stesso libro in libreria: d’altronde, levando un po’ di parassiti, il guadagno aumenta e quindi è possibile diventare competitivi nei confronti del nemico abbassando i prezzi.
Un paio di volte ho comprato su BOL un libro Mondadori (ok, erano due libri della Troisi…) perché dava uno sconto maggiore di IBS.

tipico scrittore emergente
Un tipico scrittore emergente che si arrangia come può.
Se solo ricevesse tutto il dovuto per la sua opera non vedremmo queste scene…

In un mondo perfetto si dovrebbero pagare i libri molto meno, dando però tutta la cifra in mano all’autore. Il nostro mercato ora non è pronto a questo, ma chissà… forse un giorno il formato elettronico “di qualche tipo” sarà così competitivo da permettere questo sogno un po’ utopico e dal sapore socialista: “Dare i soldi al Lavoratore, non al Proprietario della fabbrica.”
Non intendo per forza “i lettori eBook che ci sono ora”, magari potrebbe diventare una funzione integrata dei futuri cellulari-ormai-identici-a-palmari o di altri macchinari (del frullatore che fa anche da DVD Recorder?)… o magari potrebbero nascere dei nuovi eBook Reader dotati di tecnologie “carta-schermo” che si sfogliano come dei libri o magari che proiettano il testo su una superficie apposita estraibile invece che su un piccolo schermo (oppure sotto forma di grosso ologramma), togliendo il problema delle piccole dimensioni e della scarsa risoluzione… chissà cosa ci porterà il futuro?
Magari niente di tutto questo, perché nel 2020 la gente capirà che scopare tutto il giorno con i Real SexBot, androidi sessuali pressoché identici a persone reali, sarà meglio che leggere stupidi romanzetti!

Spero si arrivi presto a un sistema ibrido di vendite classiche e donazioni elettroniche via paypal o altro, abbinato alla libera distribuzione dei romanzi in formato elettronico: chi vorrà il libro di carta lo comprerà al prezzo voluto dall’editore, perché è un oggetto con dei costi di produzione dietro, ma chi vorrà solo leggere la storia sarebbe bello che lo facesse gratis e poi decidesse in base al piacere ricevuto dall’opera SE e QUANTO pagare lo scrittore. Sarebbe bello. Forse troppo.

Ma se gli eBook Reader si dovessero diffondere potrebbe avvenire davvero.
Quando i maiali voleranno
Incrociamo le dita e speriamo bene.

Un salto in libreria!

Posted by on 01 lug 2008 | Tagged as: Fantasy, Libri, Riflessioni

Vi avevo detto che avrei aggiornato più spesso… roll Ho mentito. ride.gif

No, ok, avevo l’intenzione di farlo, ma poi con tutto il porno arretrato e le seg… le riflessioni sulla scrittura creativa da fare, non ci sono proprio riuscito. Rimedierò da ora in poi. Forse. TFR8A.gif

Ma passiamo ad altro.
Alcuni giorni fa mi trovavo all’Orio Center in cerca di ragazzine da mol… uh, in cerca di immigrati da mangan… insomma, per comprare un DVD Recorder e non mi sono fatto sfuggire l’occasione di visitare le librerie disponibili! emoticons_piattig015.gif
Il Fantasy non manca o meglio, non mancano i libri catalogati come Fantasy! E, soprattutto, non mancano le opere di giovani autori italiani. Giovani Autori Italiani. GAI?
Ma lasciamo perdere le sigle bizzarre per un istante e torniamo all’argomento originale: i libri fantasy.

Quando entro in una libreria per prima cosa punto alla zona dei libri di storia. Talvolta capita che ci sia un bel libro che altrimenti non avrei mai notato, come quello di Quataert sull’Impero Ottomano. Quando ho comprato quel libro la cassiera mi ha detto “ma lo ha ordinato?” e io “no, l’ho trovato nello scaffale dei libri di storia, c’era una copia sola…”.
Che domanda strana! O quel libro era stato ordinato da qualcuno ed è finito per sbaglio sullo scaffale oppure qualche pazzo è entrato nel negozio e l’ha abbandonato lì, per il gusto di confondere le idee agli addetti.

Probabilmente poche ore dopo è arrivato un professore depresso, uno di quei signori di mezza età che anno dopo anno insegnano Storia e Filosofia ad adolescenti sempre più istupiditi, magari lamentandosi che “ai suoi tempi l’occupazione era un’altra cosa e chi era comunista ci teneva ad essere il migliore della classe“, e si è visto rispondere “non è ancora arrivato, ci siamo sbagliati: le telefoniamo noi non appena arriva!“.
E forse la sera stessa si è tolto la vita a colpi di ferro da stiro.
Pazienza. Non ne sentirò la mancanza.

Tornando al discorso di prima: dopo aver controllato i libri di storia, i romanzi storici e i thriller, faccio sempre un salto nella zona Fantasy/Fantascienza. Sempre: che sia alla Feltrinelli, alla Giunti, alla Galleria del Libro o dove diavolo mi trovo. Mai farsi scappare un controllino in quella zona, anche quando non intendo comprare nulla! Ormai acquisto solo a colpo sicuro: prima mi leggo l’incipit da qualche parte, così vedo se l’opera mi attira, e solo dopo caccio fuori i soldi.

La prima sensazione è di essere capitato nella zona per ritardati della libreria: i libri hanno tutti copertine molto colorate, spesso con personaggi in posa plastica e titoli di rara idiozia. In particolare quelli della Armenia su D&D. Atroci.
Uno si ferma a guardarli e si sente deficiente. Poi ne apri qualcuno per dare un’occhiata ai contenuti e senti addosso gli sguardi di compassione dei “normali”, che passano e scuoteno la testa. Un bambino da qualche parte ti indica e grida “Mamma, guarda, un signore che legge libri per bambini!” – “Paolo, quante volte ti ho detto di non insultare le persone svantaggiate!“.

goonies sloth
Aaahhhh… Faaantasy! Faaantasy! Aaaahhh…

Una rapida occhiata alle copertine mi fa venire voglia di allontanarmi subito, ma resisto! Dietro all’ennesima copertina costruita per richiamare i ragazzini lobotomizzati potrebbe nascondersi un bel libro. No.
Quando ero un ragazzino e non c’era così tanto fantasy in giro come ora, beh, mi sentivo lo stesso un cretino a sostare di fronte a certe copertine dementi. Non so se questa sensazione l’abbiano anche gli adolescenti di oggi, ma io l’avevo. E non ero il solo. Non so quanto aiuti le vendite far sentire deficiente chi osa avvicinarsi alla narrativa fantasy.
Ma forse sono solo io che la penso così… e quel signore che ha appena schifato lo scaffale del fantasy, girandoci dietro dove si trovano fantascienza e horror… e quell’altro ancora, con lo stesso sguardo.
Ma probabilmente ho io i gusti difficili (e pure questi altri tizi che vedo sempre fare certe facce). Sarà!

BOX Inutile: I miei Gusti in fatto di Copertine!
A me piacciono copertine semplici, poco chiassose e che non sembrino troppo la confezione di un videogioco. Magari con colori scuri, non con tinte accese da libro per bambini a cui si è conficcata una pertica di liquirizia nel deretano. Questa come regola generale. Non dico che siano belle in assoluto, ma attirano la mia attenzione senza disgustarmi. Sono belle per me.

L\'Eretico torri di cenere lama del dolore

Queste mi piacciono. Hanno una certa sobrietà, colori poco brillanti/accesi. Non fanno pensare per forza a dei libri per bambini. Hanno una loro dignità, insomma. Le copertine della Trilogia di Magdeburg mi piacciono tutte e tre. Quella delle Torri di Cenere non c’entra niente con i racconti, ma è bella, sobria, opaca. Attira lo sguardo senza offenderlo. Perfino quella della Lama del Dolore non mi dispiace: un singolo oggetto in mostra, poche tonalità.

arcimago lork dominio regina bryan boscoquieto

Queste tre invece mi fanno schifo. Sento il cervello scivolarmi fuori dalla orecchie al solo guardarle. La prima (L’Arcimago Lork) fa pietà, ma è anche la più “vecchia” e anni fa gli editori non spendevano mezzo sputo per fare un lavoro decoroso. Le copertine dei LibroGame edizione EL erano molto migliori.
La seconda è dell’ultimo libro delle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco, uscito per Mondadori (in realtà è il secondo pezzo del libro originale in inglese) con il titolo Il Dominio della Regina e non solo è brutta, ma non ha nessuna correlazione con il contenuto: perlomeno le altre orribili copertine di questo ciclo avevano gente in cotta di maglia, elmi o cose simili… non c’entravano un tubo, ma avevano un minimo di coerenza medievaleggiante. Questa diavolessa con la falce che cazzo ci fa là?
Un velo pietoso sulla copertina di Bryan di Boscoquieto, con il ragazzino tanto fiko e kattivo in piena vista e tutto quel rosso: siamo in pieno campo delle “copertine da libri per bambini”. Non le Zopporto! No! Levatela da lì!
Ci sarebbe da citare anche quella de I Troll di Christoph Hardebusch che è un’opera di rara cretineria grafica.

cronache del mondo emerso rocca silenzi segreto alchimista

Queste ultime invece mi lasciano interdetto. Non mi piacciono molto, ma nemmeno mi fanno schifo. La copertina delle Cronache del Mondo Emerso ha un disegno molto bello, il volto di Nihal realizzato da Barbieri è un lavoro eccellente, ma questo primo piano così, con la ragazza dai capelli blu e il tatuaggio in faccia non mi suona benissimo come copertina. Bella fica la Nihal, si, mi viene proprio voglia di farmela, ma avrei preferito una scena più vasta o magari lei di profilo, che non fissi direttamente il lettore, con un’immagine dall’altezza dei capezzoli alla fronte. Un effetto simile, ma molto più marcato (tanto che la considero una brutta copertina per un libro nonostante il bellissimo disegno), me l’ha fatto quella della Ragazza Drago, sempre disegnata da Barbieri, dove la bella rossa con la maschera mi fa pensare a quelle ragazze insicure che nascondono il volto nei porno amatoriali. E anche lei me la farei, ah se me la farei!
La copertina della Rocca dei Silenzi è sobria, pure troppo, con quel grigio deprimente che non entusiasma e l’edificio stesso che non mi evoca sensazioni o immagini particolari. Al più mi viene da pensare che abbia bisogno di un restauro e, dati i nuvoloni, potrebbero esserci infiltrazioni d’acqua spaventose di cui occuparsi. Non è brutta, ma nemmeno invogliante. Di certo è molto migliore di quelle dei tre libri precedenti di Andrea D’Angelo, ma ci vuole poco!
Infine abbiamo la copertina del Segreto dell’Alchimista di Antonia Romagnoli. Buon mix di colori, ma il soggetto, un banale amuleto, non mi dice niente. Come oggetti preferisco di gran lunga la bandiera stracciata o la sciabola con l’elsa scolpita o il cannone indiano pesantemente decorato (lo facevano davvero!) che appaiono sui libri di Sharpe. Sono oggetti che stimolano maggiormente la mia fantasia: mi fanno pensare a conflitti, gente squartata e avventure erotiche di una notte con galline e mucche nelle stalle!

assalto alla fortezza territorio nemico fucilieri di sharpe

I libri di autori italiani non mancano, dovunque vada. C’è il libro della Romagnoli, quello di Ghirardi, quello della Strazzulla, decine e decine di copie di quelli della Troisi, c’è quello di Marco Davide ecc… ecc… c’è di tutto e di più. Insomma, la tanto decantata esterofilia degli italiani io non la vedo: se i libri vengono esposti e continuano dopo settimane o mesi a venire esposti è perché vendono e quindi gli italiani li comprano.
Anche online i discorsi sono sempre stati più spesso sul genere “compriamo alla cieca per supportare gli italiani” (in particolare quando pubblicò la Troisi) che non “italiano = cacca pupù“. Se ora qualcuno inizia a dubitare davvero dei libri italiani è per la troppa merda pubblicata da pessimi editori senza scrupoli e da pessimi editor senza competenze professionali, non certo per un odio ancestrale nei confronti del fantasy scritto dai connazionali.

Skeletor
Ecco cosa avete fatto! Perfino Skeletor piange!

E c’è un libro, quello della Strazzulla, “Gli Eroi del Crepuscolo“, che mi turba parecchio: in tutte le librerie in cui sono andato l’ho trovato bello incelofanato (tutte le copie disponibili sigillate!), come se non volessero farlo vedere al possibile acquirente. E nessun altro libro di narrativa lo era, né tra i fantasy né tra i thriller e nemmeno tra la fantascienza o le ultime novità o la zona “best seller” o tra le altre stupide categorie.

Ah, una nota curiosa: alla Feltrinelli dell’Orio Center, perlomeno quando sono andato io, le copie degli “Eroi del Crepuscolo” non erano tra i Fantasy, ma tra i “libri per ragazzi” (per bambini, se tradotto in italiano meno ipocrita). LOL! E ho visto un bambino di nove-dieci anni prenderlo, girarselo tra le mani con perplessità (era incelofanato, ovviamente!) e riporlo con sguardo interrogativo per poi chiedere alla madre “Ma perché è chiuso?” (o una cosa simile, non ricordo la frase esatta).

Questa storia degli Eroi nel Cellophane la sto leggendo ovunque, forum e blog vari, e mi sta venendo il sospetto che sia veramente difficile trovarlo aperto da qualche parte.
Ma all’Einaudi hanno paura che se qualcuno ne legge due righe dopo non lo compra?
Ma che cazzo di bassissima stima della loro autrice hanno?
Se fossi la Strazzulla io mi incazzerei. Ma forse lei è troppo gentile per incazzarsi. Dai video non mi dà l’impressione di essere molto aggressiva, ma chi lo sa. Magari quando le girano le pa.. ovaie tira fuori un pugnale e scanna barboni.
Credo che mi piacerebbe parecchio uno scrittore/scrittrice così.

Gli Eroi del Cellophane di Chiara Strazzulla
L’ultimo capolavoro Fantasy italiano!
Correte a comprarlo! Perché? Perché Si!

Sarò uno scemo senza competenza alcuna in ambito di marketing (o come si chiama), ma francamente mi pare controproducente sigillare un libro con l’unico scopo di evitare che il possibile l’acquirente possa sfogliarlo e comprarlo. A meno che uno non parta dal presupposta che leggerne qualche riga potrebbe danneggiarne le chance di vendita, come già detto prima. Non riesco a capire se all’Einaudi gli addetti al marketing (o come si chiamano) siano dei cretini o siano dei Geni del Male.
Se scacciano il pubblico sigillando il libro allora venderanno meno di quanto potrebbero senza il cellophane (20 euro sulla fiducia?), e se il libro fa davvero tanto schifo da non dover essere mostrato allora venderà meno di quanto venderebbe se fosse decente: in ogni caso non mi pare un grande affare per loro.

Vabbè, questo piccolo aggiornamento termina qua. Avevo voglia di condividere il mio pessimo gusto in fatto di copertine e la mia sensazione di essere cretino quando guardo lo scaffale del fantasy. Però non aver potuto leggere in libreria l’incipit degli Eroi del Cellop… Crepuscolo mi ha stimolato ancora di più a completare quell’articolo sull’importanza dell’Incipit promesso più di un mese fa. E i prezzi di copertina, belli alti, mi hanno fatto pensare di dedicarci un articolo, sfruttando i dati e le considerazioni fatte da Maremmi nella sua Agenda dello Scrittore.

Alla prossima! wink