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apr 12

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I primi fucili a retrocarica: Ferguson (1776), Hall (1819) e Kammerlader (1842)

Quando si pensa alla retrocarica si pensa solitamente ad armi che impiegano munizioni moderne, ovvero cartucce in carta o metallo contenenti innesco, polvere da sparo (oppure polvere infume) e proiettile.
A chi possiede anche solo un’infarinatura basilare di storia armiera viene subito in mente il fucile ad ago tedesco di metà Ottocento, il Dreyse, con la sua grande rapidità di caricamento. E molti ricorderanno la disastrosa sconfitta di Garibaldi alla battaglia di Mentana del 1867, quando i suoi soldati armati di fucili ad avancarica (e non erano nemmeno i migliori esistenti) vennero fatti a pezzi e costretti alla resa dai francesi armati coi nuovi fucili a retrocarica Chassepot, armi ad ago di una generazione successiva al Dreyse.
Ma vi era retrocarica ben prima delle cartucce e dei fucili ad ago.

Fin dal Cinquecento si era cercato di ottenere buona precisione e rapidità di caricamento (necessaria all’ambito militare) sfruttando il binomio rigatura-retrocarica. Le armi tendevano ad avere camere di sparo sigillate male a causa della scarsa precisione delle componenti, della dilatazione del metallo e dell’impossibilità di sigillare il tutto con la gomma (il Chassepot sarà il primo fucile a usarla). Per oltre due secoli la retrocarica per uso militare si rivelò un fallimento. Le armi per il tiro di precisione anche nell’ambito caccia (i fucili tedeschi e la loro copia americana, i Kentucky) rimasero ad avancarica: troppo lente da caricare per essere utili ai militari e al tiro in massa della fanteria.
Ma l’arrivo del fucile Ferguson segnò un importante passo verso l’accettazione da parte dei militari della retrocarica e delle armi rigate.

 
Ferguson
Il fucile Ferguson è un’arma particolare, opera del genio di Patrick Ferguson, un ufficiale scozzese. La famiglia di Patrick era collegata all’Illuminismo e la casa era frequentata da scienziati, storici e filosofi tra cui perfino David Hume, che consigliò al quindicenne Patrick di leggere il romanzo Clarissa di Samuel Richardson.
Patrick era descritto come un uomo attraente, magro, intelligente, istruito, arguto, di buon carattere e galante. Scrisse vari articoli dal tono satirico, sotto differenti pseudonimi. Venne soprannominato “il bulldog” per il suo tenace coraggio. Fu uno degli eroi “romantici” dei Lealisti nella Guerra d’Indipendenza, attorno a cui ruotarono aneddoti e leggende.

Patrick entrò nell’esercito a 15 anni, come era normale all’epoca (il padre gli aveva comprato l’accesso a 12 anni, ma venne considerato troppo gracile per servire subito e proseguì gli studi in patria), e servì nei Royal Scots Greys (un reggimento di Dragoni) durante la Guerra dei Sette Anni. Dovette ritornare in Inghilterra a causa della tubercolosi, che gli colpì il ginocchio. Nel 1768 venne trasferito al 70° Fanteria.
Nel 1774 partecipò agli addestramenti per la formazione di compagnie permanenti di fanteria leggera e lì, per la sua particolare predisposizione e capacità, venne notato dal generale Howe.

patrick_ferguson
Patrick Ferguson in uniforme da capitano della compagnia leggera del 70° Fanteria,
miniatura opera di artista sconosciuto, circa 1774-1777

Ferguson progettò la sua arma nel 1775, a 31 anni, partendo dal design di Chaumette. Invece di avere la camera di sparo separata dalla canna (la tipica soluzione adottata per la retrocarica), creando così problemi di fughe di gas e perdita di forza del colpo, Ferguson costruì un sistema a vite che con un rapido giro permetteva di accedere alla camera di sparo da dietro. La grossa e spessa vite, richiusa, assicurava la tenuta dei gas.

fucile_ferguson_intero-meccanismo

Con questo sistema il caricamento dell’arma rigata diventava molto veloce: un rapido giro del vitone (la leva da usare per girarla comprendeva il ponte del grilletto), poi si inseriva la palla senza pezzuola, si versava la polvere in grani stando attenti a farla finire nella camera e non tutta sul vitone (bastava inclinare la canna verso il basso, tanto la palla non poteva scivolare fuori dalla canna), poi si richiudeva il vitone e si metteva il polverino fine nello scodellino (o parte della carica di lancio prima di versare il resto).

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fergusonrifle2

Ottenne il brevetto per l’arma nel dicembre del 1776. Nell’estate di quell’anno aveva condotto una serie di prove presso gli arsenali di Blackheath e Woolwich che avevano sbalordito gli ufficiali presenti tanto che venne inviato a mostrare le performance della sua arma al Re, presso il Castello di Windsor.

Ferguson sparò sei colpi al minuto da posizione fissa a un bersaglio distante 200 iarde (180 metri) e ben quattro colpi al minuto avanzando al passo di quattro miglia all’ora.
Come termine di riferimento basti ricordare che con le armi rigate ad avancarica, senza pezzuola, meno di un colpo al minuto è la norma (primi fucili rigati da caccia del ‘500) e usando la pezzuola ingrassata (Baker, Kentucky) due colpi al minuto sono un buon risultato. E ricaricare camminando (o stando sdraiati o in ginocchio dietro un riparo) con armi ad avancarica è impossibile.
In più lo sporco che si forma nella canna a causa degli spari non influenza il caricamento dei colpi successivi: la palla venendo inserita dal retro non viene influenzata dalla sporcizia della canna (perlomeno fino a quando le rigature non si otturano tanto da smettere di imprimere il moto rotatorio).

Mostrò anche l’affidabilità dell’arma col tempo cattivo sparando dopo aver bagnato l’interno della canna (beh, dato che lì la polvere non passa più non ci vuole molto a capire che è irrilevante).

Nel corso dei test solo tre colpi della massa sparata finirono fuori bersaglio. Questo non dimostra tanto le qualità dell’arma, che anche se buona non può competere coi fucili di 70 anni dopo sparanti proiettili cilindro-conici, quanto le eccellenti doti di tiratore dello stesso Ferguson. L’arma in sé non poteva essere chissà quale “capolavoro di precisione” proprio per una questione di aerodinamica della palla sferica che si ribalta su se stessa sbandando in modo non predicibile, come spiegato in passato.

L’arma era precisa quanto i fucili Baker successivi o i concorrenti dell’epoca, i Kentucky/Pennsylvania usati da cacciatori americani. Potendo approfittare della traiettoria piuttosto stabile (perlomeno entro le 200 iarde) era dotato di tacca di mira a foglia, a differenza dei moschetti ad anima liscia (con la palla sottodimensionata sarebbe inutile). L’esercito dei ribelli utilizzava perlopiù moschetti ad anima liscia (e non fucili rigati), i Charleville, di prestazioni equivalenti al Brown Bess inglese, inviati assieme agli ufficiali veterani dalla Francia monarchica per supportare la causa indipendentista.

Venne prodotto un numero limitato di fucili Ferguson, duecento circa (e forse un migliaio in totale considerando anche il mercato sportivo), per armare un’unità “sperimentale” di fanteria leggera guidata dallo stesso Ferguson, il Ferguson’s Rifle Corps. La fanteria leggera inglese di norma usava moschetti lisci, proprio come la fanteria pesante, e aveva compiti esplorativi e di schermaglia, non di tiro di precisione. L’arma di Ferguson diede l’avvio a qualcosa che poi si concretizzerà sul serio solo a partire dalle Guerra Napoleoniche, con la nascita delle Giubbe Verdi: fanteria leggera con compiti esplorativi, alta capacità di manovra e addestramento al tiro di precisione (e i Bersaglieri del Regno di Sardegna pochi decenni dopo).

C’erano tre tipi diversi di fucile Ferguson: quello per il soldato (più lungo), quello per gli ufficiali (più corto e leggero) e quello sportivo. La lunghezza andava dai 48 ai 60 pollici. Le canne erano arrotondate oppure ottagonali, con 6-8 rigature e un passo che permetteva perlomeno tre-quarti di rotazione. Il calibro variava dai 5/8 ai 3/4 di pollice (con 3/4 di pollice poteva usare cariche e palle dei moschetti Brown Bess della fanteria, semplificando la logistica).

Ma il nuovo fucile non era privo di difetti: la vite tendeva a sporcarsi molto per cui dopo pochi colpi (3-4) diventava sempre più difficile ricaricare e in più il legno troppo sottile rispetto al vitone tendeva a spaccarsi (tutti i Ferguson sopravvissuti hanno un ferro di rinforzo inchiodato per tenere assieme legno e canna).
Questo però non dipendeva dall’arma ideata da Ferguson di per sé, ma dalla cattiva qualità della produzione che non rispettava gli standard di precisione richiesti per poter fare la cresta sulla commissione militare (nonostante fossero fabbricanti “stimatissimi” come Durs Egg, Barbar di Newark, Barker di Birmingham, Innes di Edinburgh, Newton e Wilson).

Le repliche moderne del fucile costruite seguendo i modelli sopravvissuti hanno dimostrato tutte le debolezze storicamente accertate, ma quelle costruite seguendo alla lettera le indicazioni scritte da Ferguson sono risultate molto migliori: più di sessanta colpi sparati prima di dover pulire vitone e canna, proprio come dichiarava Patrick!
In sintesi: Ferguson progettò un gioiello di arma e in America si ritrovò con degli aborti.

La Morte di Patrick Ferguson…
Il Maggiore Patrick Ferguson venne ucciso nella battaglia di King’s Mountain il 7 ottobre del 1780. Aveva 36 anni.
I Lealisti guidati da Ferguson stavano finendo le munizioni e iniziarono a cedere. Sembrava la fine, ma settanta Volontari riuscirono a passare da un lato della montagna all’altro, scacciando i Ribelli per un po’ con delle cariche alla baionetta. Patrick era nel mezzo dell’azione, come suo solito, con la spada in mano incitando i suoi uomini nel punto più debole dello schieramento e dando ordini con il suo celebre fischietto d’argento. Due cavalli vennero uccisi sotto di lui quel giorno e il terzo, l’ultimo, era grigio, come a chiudere il cerchio della sua vita militare, iniziata sui cavalli grigi degli Scots Greys.
Sapendo che i Ribelli non avrebbero dato quartiere, incitati al massacro indiscriminato di uomini e donne “lealisti” dal sermone di Doak, Patrick giurò che egli “never would yield to such a damn’d banditti“.
Con altri due ufficiali a cavallo della milizia, il colonnello Vezey Husbands e il maggiore Daniel Plummer, guidò un ultimo tentativo disperato di spezzare la linea nemica e, spada sguainata, si lanciò in avanti, nel mezzo di una scarica di moschetti.
Husbands venne ammazzato e Plummer gravemente ferito. Patrick era un bersaglio facile da riconoscere, con la spada nella mano sinistra e il braccio destro appeso al collo (ne aveva perso l’uso a causa di una palla di moschetto che gli aveva distrutto il gomito nella battaglia del Brandywine del 1777: imparò in pochi mesi a scrivere e sparare con la sinistra, senza perdere il suo umorismo – testimoniato dalle lettere inviate a casa – nonostante la menomazione fisica e la morte del padre).

Sugli esatti dettagli della sua morte le fonti sono discordanti. Secondo una (riportata anche nel libro del 2003 “Patrick Ferguson”, di Gilchrist) venne ucciso da una dozzina di proiettili che lo strapparono dalla sella, lasciandolo però impigliato in una staffa e il cavallo, terrorizzato, lo trascinò moribondo in mezzo ai Ribelli dove morì pochi minuti dopo.
Secondo un’altra versione Patrick venne colpito e trascinato in mezzo ai Ribelli e lì gli venne intimata la resa (perché era un ufficiale, e valeva un riscatto se preso vivo), ma lui, da Vero Scozzese, da Vero Uomo e da Vero Lealista preferì la morte al disonore: prese la pistola e uccise il criminale indipendentista. A quel punto venne crivellato di colpi, abbattuto come una bestia feroce. Morì come il Bulldog che era sempre stato. Forse è solo una leggenda. Forse no.
I Lealisti, perso il loro leader, si arresero.

Tutti concordano però sul fatto che i Ribelli, esaltati per la vittoria, urinarono e infierirono sul cadavere di Patrick prima di permettere agli ufficiali lealisti di seppellirlo. William Campbell, il comandante dei Ribelli, cercò di fermare (“Don’t kill any more! It’s murder!“) la follia dei suoi uomini che avevano iniziato a torturare e uccidere i prigionieri indifesi, uomini e donne.
Erano morti più di 200 lealisti e altri 163, troppo feriti per poter camminare, vennero abbandonati in pasto agli animali selvatici. Fortunatamente alcuni vennero soccorsi prima di finire nello stomaco dei lupi grazie all’intervento della popolazione (lealista). I prigionieri, come testimoniano i sopravvissuti e gli ufficiali Ribelli, vennero maltrattati e pungolati con le spade durante il tragitto fino al campo nemico.
E così finì la storia del Ferguson’s Rifle Corps che ormai privo di ufficiali venne sciolto.

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La lapide dell’eroico Patrick Ferguson, nel Kings Mountain National Military Park.
Sempre sia maledetta la nazione yankee e quello che ha fatto al mondo.

…e una curiosità.
Nel 1777, poco prima della battaglia presso il fiume Brandywine, Patrick ebbe l’occasione per uccidere un importante ufficiale dei Ribelli, accompagnato da un altro ufficiale in divisa da ussaro. Decise di non sparare perché quello gli stava dando le spalle e non lo aveva visto, per cui non rappresentava un pericolo immediato da eliminare. Proprio in quei giorni, in quel luogo, si trovava George Washington e le fonti storiche ritengono che fosse proprio lui l’ufficiale nel mirino di Patrick: se fosse stato un po’ meno gentiluomo e un po’ meno rispettoso della vita altrui probabilmente la Guerra d’Indipendeza sarebbe andata in modo differente.

 
Hall M1819
Il fucile Hall M1819 venne brevettato dal capitano John h. Hall il giorno 11 maggio 1811 e, come dice pure il nome, adottato dall’esercito degli Stati Uniti nel 1819. Venne impiegato durante le guerre contro gli indiani e i messicani. Ne vennero prodotti meno di 20mila esemplari (tutti ad Harpers Ferry), perché l’arma per quanto “valida” non era ancora perfettamente in grado di sostituire i più semplici, comodi e affidabili moschetti ad avancarica: tendeva a sporcarsi molto, producendo così malfunzionamenti, perché la tenuta dei gas era ancora piuttosto cattiva.

L’arma aveva una camera di sparo separata dalla canna, che si alzava esponendo l’ingresso per il caricamento. L’idea non era nuova, anzi, come dimostra la carabina Crespi austriaca del 1770, che venne ritirata dal servizio a causa della pessima tenuta dei gas. Il fucile Hall aveva un calibro di 0,69 pollici.
Tiro utile “preciso” e ritmo di fuoco probabilmente erano identici a quelli del Ferguson: 200 iarde e sei colpi mirati al minuto. Per il caricamento, essendo identico nelle due armi (a parte l’eventuale presenza di un acciarino a pietra invece che a percussione), rimando alla parte successiva sul Kammerlader norvegese.

Il meccanismo di sparo, che contiene anche i primi centimetri di canna, può essere facilmente estratto e usato come rozza pistola. Pare fosse usato per la difesa personale dai soldati quando andavano in libera uscita.

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hall_rifle_meccanismo

L’importanza del fucile l’Hall M1819 sta nel suo aver servito per parecchi anni nell’esercito (1819-1842, inclusa le versioni a percussione invece che a pietra), divenendo così la prima arma a retrocarica impiegata dalle forze armate statunitensi.

 
Kammerlader norvegese
Il kammerlader, letteralmente “caricato dalla camera” (retrocarica), è un fucile utilizzato dalle forze armate norvegesi tra 1842 e 1870. Il primo modello fu il M1842, sperimentale e prodotto in numero limitatissimo, ma ne seguirono altri 80, alcuni per i militari (marina ed esercito) e altri per il mercato civile. Ma alla fine in totale ne vennero prodotti solo 40mila.
I modelli più facili da riconoscere per le differenti lunghezze sono quelli M1860 e M1860/67 a tre fascette (lunghi) e due fascette (corti, per la cavalleria). Il modello più comune è quello lungo da fanteria M1849/55 (circa 10mila esemplari).

Il sistema di mira variava da quello a due foglie (come in tanti fucili della Guerra Civile americana) per le armi della fanteria di linea, fino agli alzi graduati a distanze maggiori (un chilometro?) per esploratori e “tiratori scelti”.

Nel 1860 il calibro passò da 17,5 mm a 11,77 mm (4 “linee” norvegesi). Nelle ultime versioni del 1867 modificate per utilizzare proiettili con il bossolo (M1860/67) tramite il sistema di conversione di Jacob Lund (Jens Landmark per la marina militare), il calibro cambiò di nuovo passando al 12,17×44 mm “rimfire” (percussione anulare).

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Kammerlader. Cliccare per ingrandire.

Il calibro iniziale era un po’ abbondante, considerando che già negli anni ’50 molti dei calibri militari erano tra i 13,7 (0,54 austriaco) e i 14,5 mm (0,577 inglese). Ma, rispetto al precedente 20 mm dei moschetti nordici, è una riduzione apprezzabile (i calibri mostruosi dovevano avere un certo fascino sulla gente del nord, forse pensavano di dover affrontare la cavalleria su orsi? ^__^)

Il kammerlader ha una canna rigata di tipo Krupp (col passaggio al 4 linee la canna divenne una Withworth esagonale elicoidale) e una camera che si apre, come nel fucile Hall, esponendo l’ingresso verso l’alto. In questo caso l’apertura avviene ruotando una leva apposita che arretra la camera, staccandola dalla canna in cui è inserita l’apertura (la tenuta dei gas in questo modo è più che buona), e la solleva. La canna ha un calibro “reale” di 17,84 mm, mentre la camera arriva a 18,71 mm nel punto più largo (ovvero non alla strozzatura finale, quella è delle dimensioni della canna).

I solchi della canna erano molto profondi perché l’arma doveva, cosa normale per l’epoca, poter raccogliere la feccia degli spari senza otturarsi troppo rapidamente (se no i proiettili poi saltavano la rigatura e perdevano stabilità in volo).

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Camera aperta. Foto per gentile concessione di Øyvind Flatnes.

Nei primi modelli si usavano palle sferiche, custodite dentro le classiche cartucce di carta contenenti la polvere da sparo. Pesavano 2,4 “lod” pari a 37,34 grammi (574 grani). In piombo puro sarebbero sfere di 18,3 m: passando nella stretta canna rimanevano incisi solchi profondi nel piombo tenero.
Dal 1849 si passò a impiegare proiettili cilindro-conici, molto migliori come prestazioni nelle canne rigate. I primi erano proiettili molto pesanti (54,5 grammi, pari a 838 grani) con un singolo solco alla base per legare la cartuccia con il filo.
Nel 1855 si passò a proiettili più leggeri, modellati su quelli di Tamisier con due solchi per la stabilità in volo (come già spiegato in questo articolo), del peso di 40,4 grammi (623,5 grani).

A quanto risulta dalla ricostruzione dell’esperto norvegese Øyvind Flatnes (dal cui sito provengono queste immagini e molti dei dettagli citati), i proiettili erano a base piatta e non a espansione1.

La dose di polvere da sparo per i proiettili del 1855 era di 96 grani, pari al 15,39% del peso del proiettile (contro il 12,5% dei moschetti americani, che usavano 60 grani per spingere proiettili minié da 480 grani).

kammerlader_proiettili
Cartucce: 1855, 1849 e palla sferica.
 
kammerlader_1849_1855
Proiettile modello 1849 (replica) e 1855 (originale)

Caricamento.
1. Si arma il cane, montato sotto l’arma (invece che sopra).
2. La leva va ruotata verso di sé, in modo che la camera di sparo arretri dalla canna e ruoti esponendo l’apertura verso l’alto.
3. Si inserisce la capsula sul luminello, posto sotto la camera mobile.
4. Quattro.
5. Si apre il fondo della cartuccia coi denti e si versa la polvere nella camera di sparo.
6. Si inserisce ora il proiettile, assieme alla carta della cartuccia che è legata col filo.
7. Si ruota di nuovo la leva, in avanti, riportandola alla posizione di partenza e serrando bene la camera con l’ingresso della canna (la tenuta dei gas risultante è infatti buona).

kammerlader_caricamento
Caricamento con cartuccia (1849 o 1855, dalle dimensioni…), in cinque foto.
Cliccare per ingrandire.

Alle prove svolte in Belgio nel 1861 si classificò tra gli otto fucili più precisi d’Europa. A blocchi di 100 iarde in 100 iarde arrivò a competere fino alla distanza massima di 1100 iarde (1005 metri). Si trattava naturalmente del M1860, col calibro più moderno da 11,77 mm. Se gli attribuiamo le stesse doti balistiche dei fucili da 11 mm degli anni successivi (Martini-Henry, Gras 1874, Mauser 1871, Vetterli 1870) avrà avuto un tiro preciso fino a 500 metri circa e quindi un discreta precisione residua fino, appunto, a un chilometro.

I fucili del 1855, con il proiettile Tamisier da 623,5 grani e 96 grani di carica, considerando che la quantità di energia cinetica alla bocca è proporzionale alla quantità di polvere da sparo e considerando che con 60 grani di polvere nera un palla minié da 480 grani viaggia a circa 335 m/s (energia: 1740 J), dovevano avere una velocità alla bocca attorno ai 360-370 m/s (energia: 2600-2700 J).

 
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Considerazioni su balistica e precisione di palle e proiettili allungati
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1: Wikipedia li indica come minié, ma (anche senza tirare in ballo i proiettili d’epoca sopravvissuti) design e tipologia di arma impiegata fanno pensare che non possano essere a espansione perché sarebbe del tutto inutile, aggiungendo solo complessità alla fabbricazione senza alcun vantaggio pratico. Wikipedia, come succede regolarmente con articoli tecnici di questo tipo, se si vanno a vedere le cose nel “dettaglio” tende a riportare inesattezze o, più spesso, cazzate belle e buone. ^__^

 

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16 comments

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  1. Okamis

    Come sempre, una lettura davvero interessante, il che, considerando la particolarità dell’argomento, non è mai scontato :)

  2. Diego

    Un articolo interessante come sempre, Duca. Ho una domanda che forse non è pertinente al 100%, perché non riguarda prettamente i fucili, ma te la faccio lo stesso. Nel box che racconta la morte di Ferguson viene fatto riferimento un paio di volte alle donne presenti tra i lealisti. Però non ho capito se erano inquadrate nell’esercito, o in caso contrario, che ci facessero in mezzo alla battaglia.

  3. Moloch

    Quale sia la verità sulla morte di Ferguson è di sicuro morto da eroe e con dignità. Che uomo, cazzo. Che uomo.

  4. Il Duca di Baionette

    @ Diego.
    Le truppe comandate in quella battaglia da Ferguson erano tutti volontari lealisti. Ferguson, dopo tutti i problemi avuti per far capire l’importanza dei suoi soldati col fucile rigato (anche perché, come detto, i fucili prodotti erano ben diversi come prestazioni da quello progettato da Ferguson… però nella battaglia del Brandywine gli uomini avevano agito bene), aveva deciso di far capire ai vecchi ufficiali l’importanza di una sua seconda idea: non usare i volontari come milizie irregolari raffazzonate, ma addestrarli allo stesso modo dei soldati britannici veri e propri.
    Idea sfortunata, pare. ^_^

    Le donne probabilmente era lavandaie/prostitute/altro, il normale accompagnamento di femmine delle truppe fino alle guerre Napoleoniche e forse anche un po’ oltre.
    Immagino fossero parenti che avevano seguito i volontari americani Lealisti arruolatisi per combattere i Ribelli o qualcosa di simile. Se troverò info le metterò.

  5. Diego

    Sì, era una delle ipotesi che avevo messo in conto. Mi pareva strano che facessero parte dell’esercito vero e proprio, considerati i tempi, anche se trattandosi di volontari mi aveva colto il dubbio.
    Per quanto riguarda il fucile Ferguson, mi fa specie questa cosa che le armi fossero più scadenti rispetto al progetto originale. Visto che non solo conosceva l’arma, ma l’aveva addirittura ideata, e dato che stava in prima linea a rimetterci il culo, non vedo perché non far notare la cosa e dotare i suoi uomini di fucili migliori. A costo di farlo a sue spese. Mah, le vie della corruzione bellica sono davvero infinite… d’altra parte ho fatto il militare e ho un’idea di come funzionino le cose. ^__^

  6. Il Duca di Baionette

    E’ probabile che i fucili li abbiano ricevuti così com’erano e, al momento di partire, fosse troppo tardi per perdere altro tempo (i centri di produzione in Inghilterra sono distanti mesi di viaggio… mi pare ci volessero 3 mesi da quando si mandava un resoconto delle situazione nelle colonie a quando arrivavano nuovi ordini di risposta, lol).
    O qualcosa di simile. Poi a quanto ho capito Patrick non era chissà quale “personaggio” da poter smuovere produttori, sostituire quelli designati dal ministero (che comunque erano i migliori produttori inglesi) e piantare grossi casini: era un ufficiale come tanti prima di partecipare alla guerra in America.

    Qualche decennio fa mio padre si occupò dei test di un nuovo zaino in dotazione agli alpini. Secondo il progetto era uno zaino perfetto. In realtà dopo una giornata di marcia ci si ritrovava con lo scheletro rigido addosso e il resto dello zaino in terra. La ditta che aveva ricevuto l’ordine aveva deciso di usare filo scadente per risparmiare. LOL.
    Regolare. ^__^

  7. Fitz

    Senza trascurare eventuali approfondimenti sulla questione, non é da escludere che le ‘donne e bambini’ torturati siano esistiti solo nella fantasia dei cronisti affiliati ai lealisti, vittime immaginarie aggiunte per accentuare l’efferatezza dell’esercito avversario, ed invalidarne le istanze. E’ uno dei punti cardine del giornalismo embedded, in qualsiasi epoca.

  8. Il Duca di Baionette

    Di bambini non mi pare se ne sia parlato.
    Per il resto la fonte dell’epoca sono anche gli ufficiali della milizia americana, Ribelli, che non tolleravano il comportamento in cui talvolta cadevano i loro uomini, più difficili da governare delle truppe regolari.
    Ma forse di tratta di propaganda Ribelle anti-Ribelle.

  9. Fitz

    Perché no, potrebbe essere ^__^ Autosabotaggio. Da uno yankee mi aspetterei questo ed altro. D’altra parte che senso ha essere un Ribelle se non puoi eccedere almeno in brutalità?

  10. Il Duca di Baionette

    Anche i britannici in altre occasioni non hanno scherzato in quanto a brutalità, anche se, dal punto di vista legale, nessuna nazione europea avrebbe potuto condannare il loro agire in quanto legittimi sovrani che reprimono un ribellione che minaccia “la pace e la sicurezza dei bravi sudditi”.

    All’inizio i Ribelli erano un pugno, mentre neutrali e Lealisti erano la maggioranza. Non era una rivolta di popolo, di massa, ma di pochi “interessati” (anche per motivi personali, per diventare i leader dopo la “rivoluzione”). La durezza della repressione inglese e il terrorismo dei Ribelli a danno di chi non si schierava con loro hanno fatto il resto, aumentando la massa dei futuri “patrioti” più o meno costretti a esserlo.

    Gli inglesi, che secondo gli storici avrebbero vinto facilmente se si fossero arroccati nei porti con le loro poche truppe per strangolare il continente (fermando ogni arrivo di armi e aiuti dalla Francia), non potevano farlo proprio perché, fonti dell’epoca, dovevano proteggere i sudditi Lealisti dalla violenza e dai soprusi dei Ribelli.
    E questo difendere il diritto e la vita degli altri pur non avendo le truppe per poterlo fare (i soldati britannici erano pochissimi) ha significato perdere le colonie alla fine.

    Ma, appunto, la storia la fa chi vince, non importa quanto faccia schifo o sia nel torto: i Ribelli si sono guadagnati il rango di Patrioti.
    E successivamente i Nordisti, dopo una guerra d’aggressione illegale e la violazione della stessa Costituzione negando il diritto alla proprietà dei sudisti, sono passati dall’essere quelli nel torto (secondo le nazioni europee e il diritto internazionale, tanto che Francia e Inghilterra progettavano un intervento armato al fianco della confederazione) ad essere i “buoni” e gli “eroi” liberatori degli schiavi.

    Churchill, che pur con tutti i suoi difetti aveva onestà intellettuale, diceva che l’unico motivo per cui non era lui a venir processato per crimini contro l’umanità era perché gli Alleati avevano vinto. ^__^

    Anche i nazisti ora sarebbero i buoni se avessero avuto la sensatezza di vincere, ma da bravi coglioni hanno perso e ora non meritano alcuna pietà. ^__^

    Onestamente, più studio la storia Americana e più gli yankee mi fanno schifo. Una volta non era così, ma diamine: quegli idioti sono riusciti a essere nel torto più marcio, e a cavarsela, in gran parte delle faccende in cui si sono infilati dall’alba della loro storia! E ogni volta vantandosi di una moralità superiore a quella di chiunque altro. Sigh, maiali e pure ipocriti.

  11. Alex Frost

    Credo non riuscirò mai a capire come funzionino le armi da fuoco..nei tuoi articoli spunta sempre un qualche pezzo , o qualche cosa che funziona in una maniera a me inaspettata. Quindi per ora catalogo ancora le armi da fuoco sotto “Magia: Bastone di tuono”.

    E Churchill doveva passare veramente un sacco di tempo a pensare alle frasi da dire, perchè ce ne sono un’infinità di veramente intelligenti.. o aveva buoni suggeritori , tutti rigorosamente soppressi per non svelare il segreto :P

  12. Klaus

    Vostra Grazia,

    dopo aver (ri)letto (per l’ennesima volta) questo articolo e commenti relativi mi sono sorti alcuni dubbi.
    In primis, riguardo le armi a retrocarica: come mai la necessità di una camera di sparo separata? Non si poteva inserire il proiettile direttamente nella canna?
    In secundis, riguardo il Vostro commento poco sopra sulla Guerra d’Indipendenza americana, mi lascia perplesso il fatto che, secondo Voi, gli inglesi avrebbero potuto limitarsi a “strangolare il continente” arroccandosi nei porti: non avevano forse, i coloni, delle fabbriche di armi? E le truppe inviate dai Francesi approdavano veramente in città Inglesi (lol)?

  13. Il Duca di Baionette

    1- Non si capisce quale sia il dubbio.
    Il proiettile deve essere a contatto con la carica. Lo scopo di fare fucili a retrocarica con polvere e palle sfuse è di poterli fare RIGATI senza che siano lenti da caricare come quelli rigati in cui forzare la palla con la pezzuola (per farla aderire alla rigatura).

    Perché cavolo vorresti forzare a mano la palla nella rigatura, cioè metterla nella canna (da dietro?) spingendola a viva forza con il pollice, invece di fare in modo che la carica esplosiva faccia lei il lavoro? Che senso avrebbe?

    2- Scherzi, vero?
    Prima di tutto, sì, quasi tutte le armi usate dagli americani furono inviate dalla Francia, visto che loro non avevano adeguate fabbriche per la produzione (all’epoca quasi tutta accentrata, per i controlli finali, negli stabilimenti della Torre di Londra). Dovendosi armare in massa la disponibilità di moschetti Brown Bess della milizia e quelli rubati all’inizio non era sufficiente. Mettere in piedi da zero una serie di fabbriche di armi non è facile, sopratutto se serve per sostenere una guerra di massa di quel genere.
    Considera che questa non è una condizione strana per un paese in via di sviluppo: il Messico ancora al tempo della Grande Guerra non aveva fabbriche di armi e comprava tutto dall’estero, il che portò a un incidente diplomatico e un tentativo di invasione Statunitense (respinta dal popolo messicano stesso, che non voleva gli invasori i “liberatori” e difeso i soldati del regime) per colpa di un carico di mitragliatrici tedesche inviate via nave. Non so come stiano ora.

    In secondo luogo, come già scritto e già spiegato nei libri di storia dedicati alla guerra di indipendenza, la lamentela degli ufficiali inglesi (e la constatazione degli storici) è che se non avessero dovuto usare le loro forze per difendere le proprietà dei sudditi ancora fedeli avrebbero potuto sfruttarle per controllare tutte le coste americane, evitando qualsiasi invio di truppe e armi. I ribelli lo sapevano e per questo colpivano la popolazione civile lealista quanto bastava da costringerli a lamentarsi… il che obbligava l’esercito britannico a intervenire per dimostrare che il Re protegge dai banditi e dagli invasori i suoi (pesantemente tassati) sudditi.

    Tra parentesi: prima della vittoria finale degli indipendentisti TUTTE le città erano inglesi per il diritto internazionale.

  14. Klaus

    Ottimo, adesso ho capito tutto. ^_^
    Mi sorge un altro dubbio, però, riguardo questa affermazione:

    “Mostrò anche l’affidabilità dell’arma col tempo cattivo sparando dopo aver bagnato l’interno della canna (beh, dato che lì la polvere non passa più non ci vuole molto a capire che è irrilevante).”

    È vero che la polvere non passa più per la canna, ma è anche vero che canna e camera di sparo sono (per forza di cose) comunicanti: com’è possibile che l’acqua versata nella prima non abbia raggiunto la seconda? Oppure Ferguson inumidì la canna in altro modo, ad esempio con una spugna, in modo che ciò non avvenisse?

  15. Il Duca di Baionette

    Sì, questo è un dubbio comprensibile e ci vuole una spiegazione. Ho fatto male a non includerla.

    In pratica essendo bagnata solo la camera, quindi poche gocce che vanno a incidere umidificando solo i grani a contatto con la base della camera, si evita il contatto prolungato di tutti i grani che scendendo lungo la canna (rigata, non liscia!) incontrano molte più goccioline.

    Così, ulteriore vantaggio dell’arma di Ferguson, i grani che sono a contatto con la polvere di primino incendiata essendo posti in alto sono asciutti e possono incendiarsi.
    L’alta temperatura farà accendere anche quelli più umidi posti in fondo che invece non si sarebbero accessi sotto lo stimolo meno robusto della fiammata del solo polverino attraverso lo strettissimo focone.

    Rimane il problema però, comune a tutti gli acciarini a pietra focaia, che se l’aria è molto umida difficilmente la pietra caverà in modo affidabile scintille per accendere il polverino… ^_^””

  16. gengis khan

    Ma, appunto, la storia la fa chi vince, non importa quanto faccia schifo o sia nel torto: i Ribelli si sono guadagnati il rango di Patrioti.
    E successivamente i Nordisti, dopo una guerra d’aggressione illegale e la violazione della stessa Costituzione negando il diritto alla proprietà dei sudisti, sono passati dall’essere quelli nel torto (secondo le nazioni europee e il diritto internazionale, tanto che Francia e Inghilterra progettavano un intervento armato al fianco della confederazione) ad essere i “buoni” e gli “eroi” liberatori degli schiavi.

    Churchill, che pur con tutti i suoi difetti aveva onestà intellettuale, diceva che l’unico motivo per cui non era lui a venir processato per crimini contro l’umanità era perché gli Alleati avevano vinto. ^__^

    Anche i nazisti ora sarebbero i buoni se avessero avuto la sensatezza di vincere, ma da bravi coglioni hanno perso e ora non meritano alcuna pietà. ^__^

    Onestamente, più studio la storia Americana e più gli yankee mi fanno schifo. Una volta non era così, ma diamine: quegli idioti sono riusciti a essere nel torto più marcio, e a cavarsela, in gran parte delle faccende in cui si sono infilati dall’alba della loro storia! E ogni volta vantandosi di una moralità superiore a quella di chiunque altro. Sigh, maiali e pure ipocriti.

    Hai detto bene in guerra conta chi vince, anzi citando Boniperti, “Vincere non è importante, è l’unica cosa che conta”, certo nello sport sarebbe meglio pensarla in maniera diversa, chi vince poi cerca, quasi, sempre di auto attribuirsi anche una vittoria morale, vedi quello che facevano i Romani, per citare Gibbon, “secondo Livio i romani conquistarono il mondo per difendersi” ma bisogna dire che quando la si fa troppo grossa non c’è vittoria che tenga alla fine si viene condannati dal tribunale della storia, peccato che delle sentenze di questo tribunale non importi niente a nessuno, gli americani sono stati condannati e si sono anche auto condannati per ciò che hanno fatto ai nativi, gli indiani per intenderci, quindi i nazisti alla fine sarebbero stati condannati anche se avessero vinto cosi come oggi è condannato Stalin.

    Inoltre il tuo riferimento al diritto internazionale è ridicolo, come è del resto lo stesso diritto internazionale, ti dovresti ricordare della famosa frase Bethmann-Hollweg, “i trattati internazionali sono pezzi di carta”.

    Gli Americani hanno fatto un sacco di porcate. Ma non le hanno fatte tutti chi più chi meno?

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