febbraio 2011

Archivio del Mese

Il Kaiser Guglielmo II va a Copenhagen (1903)

Posted by on 27 feb 2011 | Tagged as: Filmati d'epoca, Storia, Vita del Duca

Il Kaiser Guglielmo II era un personaggio bislacco, con abitudini bizzarre e amici omosessuali tra i suoi ufficiali, il che causava notevole scandalo quando all’estero si decideva di prendere per il culo i culattoni tedeschi. Considerando che il Kaiser è il Kattivo Imperatore Pazzo della propaganda anglofrancese, trovo curioso che lui fosse quello che chiudeva un occhio sui gusti sessuali dei suoi ufficiali mentre i Buoni Salvatori del Mondo (quelli che casualmente hanno vinto la Grande Guerra: curioso come la storia tenda a dirci sempre che hanno vinto i Buoni! Mi suona un campanellino su chi poi la scrive la storia…) erano affetti da crisi omofobe costanti.

Tra le brutte abitudini del Kaiser c’era quella di fregarsene di essere o meno un ospite gradito. La Danimarca non gradiva la visita del Kaiser, ma lui voleva vedere Copenhagen. Essendo un uomo pratico, fece due più due e pensò qualcosa del tipo “Sono il Kaiser tedesco e voi siete brufoli sul capezzolo britannico. Provate a fermarmi, stronzoni!” E la Danimarca non ha potuto fermarlo. Non l’ha nemmeno accolto con festeggiamenti, ma diamine: non ha potuto fermarlo dal mettere piede a Copenhagen se lo voleva!

Se uno è così caccola da non potersi opporre davvero, è meglio che non faccia la figura del pirla ponendo divieti che non potrà far rispettare. Vi ricorda la questione DRM e pirateria? Un po’ anche a me. E il Kaiser piratò gli ultimi libri di Ken Follett si fece il suo viaggetto indipendentemente dal parere del governo danese, come un lettore a cui si chiedono 15 euro per comprare un eBook coi DRM e quello manda affanculo l’editore e si procura una copia piratata gratis.

Regia di Peter Elfelt, 1903, Copenhagen.
Il Kaiser, splendido cagacazzi con tanto di feluca da ammiraglio.

In realtà il Kaiser era in ottimi rapporti con il vecchio Re Cristiano IX, che lo trattava con affetto paterno (c’erano ben 41 anni di differenza), ma la Regina di Danimarca era Luisa d’Assia-Kassel e odiava la Prussia a causa delle guerre degli anni 1860. La Regina avvelenò i suoi figli contro il Kaiser e contro la Germania, prima di morire nel 1898. Il Kaiser in risposta a tanto astio l’aveva soprannominata “il vecchio ragno”. Uno dei figli di Cristiano IX era Giorgio I dei Greci che il Kaiser considerava una “nullità borghese”.
Cinque anni dopo la sua morte il clima anti-tedesco che la Regina aveva creato in Danimarca era ancora abbastanza forte da portare il primo ministro a sconsigliare al Kaiser di venire in visita. Come detto, lui se ne fregò.

Problemi simili li aveva anche con la Norvegia e la Svezia (Regni Uniti di Svezia e Norvegia, fino al 1905) visto che il Kaiser tendeva a violare le acque territoriali quando si faceva un bella crociera nei mari del Nord. In particolare dopo il 1905, quando in Norvegia vi fu re Haakon VI che essendo un Re per volontà del popolo valeva agli occhi del Kaiser quanto uno squallido presidente di quella squallida forma di governo chiamata Repubblica.

Questo senza contare come sbeffeggiava e sfotteva anche altri regnanti. Quasi tutti i regnanti. Ad esempio anche se Germania e Italia erano in ottimi rapporti (e l’Italia fu avvantaggiata più volte dalla protezione crucca nel corso della sua espansione coloniale), il Kaiser considerava malissimo i Savoia e li riteneva indegni di governare su Roma per cui, sapendo del complesso per l’altezza di Vittorio Emanuele, gli fece fare una bella foto accanto alle guardie più gigantesche che riuscì a trovare. Tiè, tappetto italiano (talvolta lo chiamava proprio “nano”). Sopportava poco anche la moglie del tappo, Elena del Montenegro, che considerava la “figlia di un ladro di bestiame”. Come avrete intuito, non era particolarmente diplomatico. Beh, ‘fanculo, quando uno è il Kaiser della Germania può permetterselo, come Harlan Ellison può permettersi di fare lo stronzo quando gli gira.
Pure io faccio come quei due, anche se non posso permettermelo: questo è perché io sono idiota. LOL. ^_^

A destra “Der lange Josef” ovvero Josef Schippers,
1° Reggimento della Guardia, 1905-1907, 2,39 metri inclusa la mitra (in realtà era alto 212 cm, ma molte foto sono taroccate per farlo sembrare più gigantesco).
Come lo vedreste Vittorio Emanuele III accanto a lui?

Ok, fine della parte storica dell’articolo.
Uso il resto per comunicare che a parte i coniglietti di venerdì prossimo, non avrò tempo in settimana per altri articoli visto che sarò via per Ebook Lab Italia 2011, a Rimini. Non proprio Copenhagen, ma tanto non porterò il pickelhaube: non ho spazio in valigia e in ogni caso la figura del coglione la posso fare anche senza il coperchio. Slittano a dopo il 6 marzo anche la raccolta dei racconti partecipanti e l’invio delle mail a quelli con cui vorrei discutere le modifiche per l’eventuale inserimento nella mini antologia finale. Volevo iniziare due settimane fa, ma ho impiegato più tempo del previsto a preparare il materiale a tema eBook e poi ho avuto altri contrattempi, inclusi leggeri problemi di salute, che mi hanno portato a scegliere di usare il poco tempo disponibile per scrivere l’articolo sul mercato del 2010 negli USA e altre cosette così. Sono molto lento a fare tutto, articoli e raccolta dei dati incluse. Se non vi sta bene, affari vostri: vi faccio marameo e mi batto una mano sul sedere.

Nei prossimi giorni dovrò ripassare il materiale che potrebbe tornarmi utile ricordare per Rimini. Non ho un po’ memoria nemmeno per sbaglio, per cui sarà già un miracolo se mi ricorderò il mio discorso, anche se sono settimane che l’ho finito e ormai dovrei sapere tutti i punti importanti a memoria. In più in caso di domande su certi argomenti volevo tenere da parte dei dati interessanti da sfruttare, ovvero altra roba da imparare perlomeno a grandi linee. See, come no. Proprio. Ancora un po’ e non mi ricordo la mia età. LOL… -__-

 

iPad 2, finalmente con iShotgun (e altre considerazioni miste)

Posted by on 25 feb 2011 | Tagged as: Ebook, Editoria, For The Lulz

Voglio il nuovo iPad 2, ma solo se sarà così figo:

Il due marzo verrà presentato, pare, iPad 2.
Girano voci che sarà molto simile al primo iPad, ma fatto meglio.
Visto che il primo iPad era stato annunciato come il Salvatore dell’Editoria e il Distruttore di Mondi di Amazon, rivelando però alla fine che il tutto era una farloccata maketingpompinara (e quindi perfettamente in stile Apple), con le riviste digitali sempre più nella merda perché ai lettori delle loro fantastiche App-Abbonanti-Sbrilluccicanti non fotte un beneamato cazzo. Nel frattempo i tizi di Amazon se la ridevano detenendo ancora il semi-monopolio del settore e sfottendo come dei suini in calore l’iPad. Ben due spot in cui prendono per il culo lo schermo-specchio di iPad:

Spot bastardi per i bastardoni di Amazon. LOL.

Dei veri bastardi, LOL. Comunque hanno ragione, visto che il 40% dei proprietari di iPad (che sono un casino di gente) per leggere eBook si è procurata un Kindle.
Con un terzo di un casino di gente (oggi mi sento matematicamente vago, ma tanto sono milioni di persone nei soli USA e lo sapete pure da soli), si fanno in pratica tutti i forti lettori iPad-dotati. Insomma, i forti lettori statunitensi cerebrodotati sono stati chiari: carina la tavoletta, ma leggere narrativa è “serious business” e vogliamo Kindle 3, Sony PRS e compagnia bella con schermi adatti.

Avevo detto un anno fa (scherzando però, mica parlavo seriamente!) che Steve Jobs voleva dare il modello agenzia agli editori per fare in modo che alzassero i prezzi, poi collassassero a causa dei danni subiti dalla conseguente perdita di clienti (tutti passati alla pirateria, ai piccoli editori e agli autopubblicati) e alla fine finissero in un circolo autodistruttivo a base di sempre maggiore attenzione alle App / Enhanced eBook e sempre maggiore disinteresse per i “libri veri”. Mentre loro collasseranno, Jobs potrà ottenere sempre più potere e alla fine comprarseli pure a tocchi (“Mi dia due libbre di Macmillan” – “Sono due libbre e tre once. Lascio?”): adorato come un liberatore e in realtà primo carnefice dell’industria dei gonzi.

Era uno scherzo. Nessuno può essere così idiota da finire davvero in una trappola simile.
E comunque il piccolo censore fascista ha sempre problemi di salute per cui chi lo sa se sarà ancora vivo tra qualche anno per godersi i frutti del suo gegnale piano da Evil Mastermind? Motivo in più per non prendere sul serio le mie fantasie farlocche: quando dico che sto scherzando, sto scherzando (forse).

Grazie a Uriele per l’ìmmagine.

Però nel frattempo, come dimostrato dall’imbarazzante crescita del +45% a fronte di un generale +110%, Steve Jobs ha ottenuto che si compisse parte del Maligno Piano che avevo suggerito un annetto fa. Gli editori importanti stanno perdendo terreno.
Ok, apparentemente sembrano esserci cascati, ma il mio rimane uno scherzo. Non succederà. Non c’è nessun Piano ti Konquista ti Monto. Gli editori torneranno a occuparsi di libri come prima, non diventeranno produttori di App e stronzatine. Non possono essere così idioti da farsi fregare da sotto i piedi il mercato editoriale, no?
Ditemi di no. Ditemelo. ç__ç

Però dopo aver letto il commento alla draft di EPUB3 del capoccione che sta dietro Sigil, in particolare la parte sull’eBook come “sito web in un pacchetto unico” (il motto di EPUB3) e sui Javascript opzionali, ho cominciato a farmi la cacarella addosso: se lui sospetta che possano essere così idioti, non è che potrebbe aver ragione?
Spero che il tempo dia ragione al mio lato ottimista. Dubito che esista una categoria professionale più ricca di idioti di quella degli editori (leggere ciò che dicono è sempre imbarazzante), ma nessun idiota può essere così idiota, nemmeno un editore.

Molti editori si sentono “intellettuali” e quindi “a sinistra”.
Non hanno precisato a sinistra in che cosa: intendevano in questa gaussiana.
Tutto torna. Una manica di capitalisti mongoli.

Sul fatto che una App non sia un libro e che un enhanced ebook che cerca di competere come “gioco” può solo perdere contro un FPS romanzato su rotaia, tornerò un’altra volta. Il post del tizio di Sigil è arrivato proprio mentre stavo riflettendo sulla cosa, dopo aver finito Dead Space 2 e aver apprezzato un mese prima il mitico Dead Space.
Un articolo in cui si parla di un bambino in India che invece di badare alle “cazzatine tecnologiche” prende in mano un Kindle e inizia a leggere ad alta voce, ha fatto il resto. Poveri e negri, ma più capaci di capire quali sono le Vere Priorità rispetto ai ricchi bianchi culattoni che inseguono lo sbrilluccichio dei gadget alla moda. Uno a zero per il terzo mondo. Nei prossimi mesi urlerò un po’ di odio contro le possibili evoluzioni sbrilluccicose dell’editoria.

 

I Coniglietti del Venerdì (23)

Posted by on 25 feb 2011 | Tagged as: Conigli

Coniglietti
piccoli coniglietti
con due poesie
di Ungaretti

Si sta come
d’autunno
sugli alberi
i conigli

Di che allevamento siete
conigli?

Parola tremante
nel kawaii

Pelosetto appena nato

Nel cuoricino spasimante
involontaria rivolta
del cucciolo presente alla sua
pucciosità

Conigli

Le versioni originali – e ahimé rimaste a lungo segrete a causa della censura militare – di due grandi poesie di primo Novecento.

 

102 anni fa: il Manifesto del Futurismo

Posted by on 20 feb 2011 | Tagged as: Ebook, Editoria, For The Lulz, Libri, Riflessioni, Storia

Il Manifesto del Futurismo, già pubblicato nella prima metà di febbraio del 1909 da alcuni giornali italiani, acquisì fama internazionale con la pubblicazione il 20 febbraio 1909 sul francese Le Figaro.
Riporto il manifesto pubblicato, senza le parti aggiuntive precedenti e posteriori che potete invece leggere qui.

1. Noi vogliamo cantare l’amor del pericolo, l’abitudine all’energia e alla temerità.
2. Il coraggio, l’audacia, la ribellione, saranno elementi essenziali della nostra poesia.
3. La letteratura esaltò fino ad oggi l’immobilità pensosa, l’estasi ed il sonno. Noi vogliamo esaltare il movimento aggressivo, l’insonnia febbrile, il passo di corsa, il salto mortale, lo schiaffo ed il pugno.
4. Noi affermiamo che la magnificenza del mondo si è arricchita di una bellezza nuova; la bellezza della velocità. Un automobile da corsa col suo cofano adorno di grossi tubi simili a serpenti dall’alito esplosivo… un automobile ruggente, che sembra correre sulla mitraglia, è più bello della Vittoria di Samotracia.
5. Noi vogliamo inneggiare all’uomo che tiene il volante, la cui asta ideale attraversa la Terra, lanciata a corsa, essa pure, sul circuito della sua orbita.
6. Bisogna che il poeta si prodighi con ardore, sfarzo e munificenza, per aumentare l’entusiastico fervore degli elementi primordiali.
7. Non v’è più bellezza se non nella lotta. Nessuna opera che non abbia un carattere aggressivo può essere un capolavoro. La poesia deve essere concepita come un violento assalto contro le forze ignote, per ridurle a prostrarsi davanti all’uomo.
8. Noi siamo sul promontorio estremo dei secoli!… Perché dovremmo guardarci alle spalle, se vogliamo sfondare le misteriose porte dell’impossibile? Il Tempo e lo Spazio morirono ieri. Noi viviamo già nell’assoluto, poiché abbiamo già creata l’eterna velocità onnipresente.
9. Noi vogliamo glorificare la guerra – sola igiene del mondo – il militarismo, il patriottismo, il gesto distruttore dei libertari, le belle idee per cui si muore e il disprezzo della donna.
10. Noi vogliamo distruggere i musei, le biblioteche, le accademie d’ogni specie, e combattere contro il moralismo, il femminismo e contro ogni viltà opportunistica e utilitaria.
11. Noi canteremo le grandi folle agitate dal lavoro, dal piacere o dalla sommossa: canteremo le maree multicolori e polifoniche delle rivoluzioni nelle capitali moderne; canteremo il vibrante fervore notturno degli arsenali e dei cantieri, incendiati da violente lune elettriche; le stazioni ingorde, divoratrici di serpi che fumano; le officine appese alle nuvole per i contorti fili dei loro fumi; i ponti simili a ginnasti giganti che scavalcano i fiumi, balenanti al sole con un luccichio di coltelli ; i piroscafi avventurosi che fiutano l’orizzonte, e le locomotive dall’ampio petto, che scalpitano sulle rotaie, come enormi cavalli d’acciaio imbrigliati di tubi, e il volo scivolante degli aeroplani, la cui elica garrisce al vento come una bandiera e sembra applaudire come una folla entusiasta.

È dall’Italia che noi lanciamo per il mondo questo nostro manifesto di violenza travolgente e incendiaria col quale fondiamo oggi il FUTURISMO perché vogliamo liberare questo paese dalla sua fetida cancrena di professori, d’archeologi, di ciceroni e d’antiquari. Già per troppo tempo l’Italia è stata un mercato di rigattieri. Noi vogliamo liberarla dagli innumerevoli musei che la coprono tutta di cimiteri.

Fatene buon uso.
L’editoria italiana muore di Passatismo, avvinghiata alla carta. Primi fra tutti quei librai che con disprezzo ridono degli eBook, un tempo “fornitori di cultura”, simboli della diffusione della lettura, e ora retrogradi dispregiatori che pur di veder salva la carta preferirebbe che nessuno leggesse altro se non ciò che il marketing decide per loro. In un ipocrita impeto di sdegno ogni tanto criticavano le scelte degli editori, ma ogni volta che hanno offeso gli eBook hanno automaticamente inneggiato alla gloria del ricatto editoriale dei Big: cosa è l’eBook se non la possibilità di ignorare i gatekeeper e diffondere anche testi che non avrebbero posto nel mondo cartaceo del marketing?

E se tanti librai non lo fossero diventati perché mentalmente retrogradi, in cerca dell’autoerotismo di ciò che più di ogni altra cosa evocava il piacere di ciò che è “vecchio eppur sempre moderno da secoli”, il libro, capirebbero che c’è ancora posto per loro, per tornare a fare i librai la cui capacità di suggerire e assistere i clienti conta qualcosa ed è ciò che un negozio online come IBS o BOL non può dare. La carta non è cultura. I libri diffondono cultura. I libri non hanno niente a che vedere con gli alberi morti. Confondere la carta con la cultura è l’errore dei retrogradi, quelli a cui se si indica la Luna non vedono né la Luna né il dito, ma si guardano invece i testicoli e si grattano l’ano.

Chi compete nello stesso campo delle catene di librerie perde perché è un confronto capitali-contro-capitali, come già dimostrato negli USA quando B&N e Borders massacrarono i piccoli librari incapaci di offrire qualcosa di diverso da ciò che quelle catene offrivano meglio di loro. I librai inglesi sono convinti di potercela fare, ne avevamo parlato mesi fa. Sarà dura, ma ce la faranno. Anche gli italiani potranno, se non si dimostreranno inferiori ai sudditi della Perfida Albione.

Se i librai vorranno tornare a fare i librai per davvero, e non gli scaffalatori acritici di carta, ci sarà ancora posto per loro. Come c’è posto per tanti altri “trainer” capaci di dire a qualcuno “scegli questo”, “ti piacerà questo”, “ti consiglio questo”. Il lavoro non finirà nello spazio del negozio, divenuto luogo di lettura, relax e scambio culturale invece che magazzino stracarico di sfogliatine di alberi morti, ma proseguirà anche dopo, fidelizzando i clienti (clienti, NON consumatori) e seguendoli a casa con un negozio online (lo stesso a cui si può accedere dal negozio fisico) da cui comprare eBook, chiedere consigli per gli acquisti ecc…

Questo non è il mio campo.
Altri stanno già lavorando per delineare le caratteristiche vincenti dei librai del futuro, parte delle quali ho elencato senza spiegarle per esteso. Di certo so una cosa: l’elemento vincente non sarà il disprezzo per il futuro, il disprezzo per la diffusione della cultura e il disprezzo per i diritti dei clienti. L’elemento vincente non sarà ciò che ora ne contraddistingue tanti. Piace l’Eco che disprezzava Wikipedia (quando esperti internazionali di enciclopedie invece la lodavano) perché per i librai è naturale sentir rimbombar l’eco nel vuoto pneumatico dei loro crani. Affinità d’eco.

E se ai librai ho dedicato tante inconcludenti righe, agli autori che amano scrivere e a cui interessa essere letti (se poi guadagnano pure qualcosa, tanto meglio, ma non è questa la molla che li spinge a scrivere) dico solo questo:

Gli autori non hanno nulla da perdere, tranne le loro catene

Restituiamo i mezzi di produzione e diffusione agli autori, levandone una fetta (piccola e allo stesso tempo illimitata) dalle mani dei Grossi Autori che sequestrano lo scarso spazio vitale sugli scaffali e dei loro Editori, loschi figuri di Aristocratici della Lettura ridotti ormai a meri sfruttatori che vivono della rendita di quel latifondo chiamato “Scaffale & Copyright”.

Fine. E niente conigli nemmeno questa volta.
Farneticazioni buttate come capita e senza i conigli. Cornuti e mazziati, eh?

 

USA: un buon 2010 per gli eBook

Posted by on 19 feb 2011 | Tagged as: Ebook, Editoria

Sono stati pubblicati i dati della AAP per il mercato USA degli eBook a dicembre 2010. Il nuovo mese se l’è cavata leggermente meglio rispetto al precedente (49,5 milioni contro 46,6 milioni) e l’anno è cresciuto con un discreto ritmo, arrivando a 441,3 milioni complessivi (2,6 volte quello del 2009). Come avevo immaginato otto mesi e mezzo fa, la quota dei 400 milioni è stata superata di buon margine, ma quella dei 500 è rimasta lontana. Previsione che potevano fare tutti. Noia a palate.
Intanto godetevi il solito grafico pieno di bluastra mestizia.

Piaciuto? A me no e lo sapete già il motivo.
Quei dati sono spazzatura. Quel tasso di crescita è Miseria, Idiozia e Vergogna. Il suo nome è Disprezzo. Quei dati non valgono niente perché riguardano solo i 13 grandi editori che inviano i loro dati alla AAP.

Osservate bene i dati dei singoli trimestri.
Vi ricordate ciò che avevo detto (anzi, ripetuto assieme a tanti altri all’estero) nei mesi scorsi?

Allora, ve lo ricordate?
Vi faccio il riassunto. I grandi editori, quelli che dichiarano i dati alla AAP, da aprile 2010 hanno alzato i prezzi dopo aver imposto ad Amazon il modello agenzia al posto del modello grossista. Le vendite sono subito peggiorate. Sono stati scritti parecchi articoli di gente che si lamentava e diceva di aver comprato di meno.

La prova che è stato davvero così? Come sempre, una sola: la Realtà dei fatti. Nella Realtà dei fatti Smashwords ha continuare a festeggiare affari sempre migliori e così Amazon. Tutti dicevano di vendere di più o comprare di più. Perfino gli autopubblicati hanno venduto sempre di più e ben oltre le loro aspettative. Konrath a dicembre è arrivato a vendere oltre 10.000 copie dei suoi eBook, mentre a ottobre 2009 prevedeva di arrivare a 20.000 dollari l’anno nel 2010 con i titoli di coda più altri 20.000 con eventuali altri quattro nuovi titoli: 40.000 dollari in un anno. Ha fatto 20.000 dollari (a 2,99$ per copia con il 70% di royalties) in un mese, non in sei mesi.
Non è stato l’unico e nemmeno il migliore. Amanda Hocking ha venduto oltre 100.000 eBook a dicembre. Magari ci tornerò ancora in futuro, a marzo.

Ancora Realtà. Amazon nell’estate del 2010 aveva dichiarato di stare vendendo più eBook che cartacei in hardcover: 143 eBook per ogni 100 hardcover (180 contro 100 considerando solo giugno 2010). In generale, inclusi quindi tutti gli eBook che non hanno una versione cartacea e tutti i rilegati che non hanno la versione in eBook. Mesi fa vi fu una levata di scudi cieca e demenziale contro il modo di proporre le informazioni di Amazon, incluso il sempre ridicolo vuminghione e un discreta fetta della cricca intellettualoide ormai estraniata dal mondo reale e dal buon senso. Poche settimane fa Amazon ha detto di stare vendendo 115 eBook per ogni 100 paperback (brossura, economici) e circa 3 eBook per ogni rilegato. Stesse considerazioni di prima, con la precisazione che ovviamente NON vengono conteggiati i libri gratis (3 eBook a pagamento per ogni rilegato).

Fate le vostre considerazioni da soli e arriverete alle mie stesse conclusioni.
Nel secondo trimestre i 13 editori alzano i prezzi e il mercato si blocca, crescita zero rispetto al primo trimestre o perfino un leggero calo. Nel frattempo tutti gli altri festeggiano che gli affari vanno alla grande. Nei due trimestri successivi i ricavi per i 13 editori aumentano del 45% rispetto ai primi due trimestri. Nello stesso tempo le vendite di Amazon passano da 1,43 eBook per hardcover a 3 eBook. Più che raddoppiate. E anche le vendite di gente come Konrath risultano più che raddoppiate.
I grandi editori hanno tentato di sabotare il mercato degli eBook, danneggiando però solo sé stessi. Furbi, come l’editoria ci ha abituati.

È davvero qualcosa di cui gioire la crescita di 2,6 volte rispetto al 2009?
Non è niente. Quella è la crescita dei falliti. Se le cifre di Amazon e degli autopubblicati valgono qualcosa, la crescita negli ultimi sei mesi è più che raddoppiata rispetto a quella dichiarata dalla AAP.


Clicca qui per una versione più grande

AAP ha deciso di conteggiare in modo diverso, direi più sensato, il peso degli eBook. Invece di considerarli a parte rispetto al settore Trade, ora li considera come parte dello stesso. E infatti ora il 2009 passa dal 3,31% al 3,20%. Molte cose della AAP però mi fanno girare le palle, ad esempio il fatto che diano i dati come cazzo gli pare (ne avevo già parlato mesi fa), di solito in modo superficiale e contraddicendosi a distanza di pochi mesi.

Prendete i dati del 2009 di un annetto fa e confrontateli con quelli inclusi assieme ai dati del 2010. Da 1,4 miliardi a 1,41 ci può anche stare. Da 1,6 miliardi a 1,68 miliardi un bel po’ meno, cazzo, sono 80 milioni di dollari di differenza! Ma che poi i conti tornino pressoché uguali a quelli fatti un anno prima perché le due crescite “maGGiche” in hardcover e paperback sono state compensate con un crollo “altrettanto maGGico” negli Adult Mass Market (da 775,6 a 718,9 milioni), è assurdo.

Stendiamo un velo pietoso anche sul totale del mercato eBook nel 2009: nel titolone di un anno fa e nelle tabelle succesive scrivono 169,5 milioni, poi nel confronto con il 2010 scrivono 166,9 milioni nel testo dell’annuncio (ma 169,5 nella tabella poco sotto) e, tanto per gradire, ci scappa pure un 165,8 milioni da un’altra parte (sommando i dati passati da AAP a IDPF). Srsly, WTF? 166,9 e 169,5 non sono la stessa cosa. Cosa fa la AAP, colleziona dati in modo serio o dà i numeri al lotto?

Ora qualche riflessione sui dati.
Avete già capito che valgono poco perché sono lo specchio del successo di chi sta sabotando volontariamente gli eBook, fallendo nell’impresa, ma guardiamo agli aspetti positivi. Guardate il “totale Trade”. Gli eBook sono aumentati molto, dal 3,2% al 8,32%, ma non è arrivata l’apocalisse e gli editori non sono collassati sputando sangue e catarro. I ricavi totali sono rimasti gli stessi di un anno fa. Non possiamo nemmeno dire per certo che gli eBook abbiano cannibalizzato la carta, causando un semplice trasferimento dei ricavi da una parte all’altra, perché l’editoria cartacea ci ha abituato a variazione anche grosse da un anno all’altro. Guardate la differenza tra il cartaceo del 2006 e quello del 2007 (+409,5 milioni) e tra quello del 2007 rispetto al 2008 (-299,9 milioni)
Senza elementi certi per dire che la caduta della carta sia colpa degli eBook, che in ogni caso l’hanno compensata in modo perfetto salvando il mercato (crescita annua complessiva +3,6%; crescita trade +0,16%), non si può parlare di cannibalizzazione vera e propria.

Anzi, Amazon ci dice il contrario: non si vantava forse di vendere sempre più libri cartacei assieme a sempre più eBook? Eppure Amazon ha una clientela più tecnologica e pro-eBook di quella che frequenta solo la librerie tradizionali. Qualcosa non mi torna. I fanatici degli eBook che bruciano la carta e mangiano i bambini avrebbero dovuto danneggiare il cartaceo anche su Amazon. Più facile che la caduta sia stata causata da motivi interni al mondo dell’editoria: forse meno megaseller funzionanti, forse troppo vendite perse per colpa delle librerie sempre più in crisi… BINGO!

Forse l’eBook non ha cannibalizzato la carta! È stata Amazon (più Wal-Mart) a cannibalizzare le librerie in uno scontro carta-contro-carta e supersconti-contro-supersconti, come si diceva un annetto fa. Se le librerie soffrono e chiudono, arrivando perfino alle recenti crisi di Barnes & Noble e alla recentissima crisi di Borders, è normale che gli acquirenti della semplice carta abbiano meno possibilità di acquistare. Del Sud Italia non si dice sempre che si legge pochissimo anche perché ci sono pochissime librerie e pochissime biblioteche? E le regioni al Nord in cui si legge di più sono quelle con più biblioteche e più librerie, no? Chiudere le librerie in un altro posto, visto che gli USA non sono Marte o Saturno, non avrebbe lo stesso effetto sperimentato in Italia, perlomeno per quanto riguarda gli acquisti dei lettori meno forti? In fondo il calo di cui stiamo parlando è solo del 5%, può starci.

PARENTESI DI ORGOGLIO NAZIONALE.
Intanto in Italia, paese di Santi e Navigatori Parassiti e Mistificatori, c’è chi gode a fare titoli sensazionalistici anti-eBook per catturare la fantasia dei gonzi più impressionabili, quelli che si danno arie da intellettuale ma poi diffondono articoli e link in modo acritico.

USA: BANCAROTTA PER LIBRERIE BORDERS, INCALZATE DA E-BOOK.
New York – Borders, la seconda piu’ importante catena di librerie degli Stati Uniti, ha presentato istanza di bancarotta; un annuncio che e’ l’ultimo colpo per un settore messo duramente alla prova dalla concorrenza di e-book elettronici e librerie on-line. In un comunicato, l’azienda ha spiegato che la decisione arriva dopo anni di cali nelle vendite, che gli hanno reso impossibile gestire i debiti.

Un minimo di serietà: il mercato eBook è diventato rilevante solo nel 2010 e Borders era in crisi e indietro, per la concorrenza di Amazon e Wal-Mart, da un pezzo. E non ci vuole un genio della matematica per capire che se anche tutto il mercato eBook degli ultimi anni fosse stato integralmente a danno della sola Borders, non arriveremmo agli 1,29 miliardi di dollari di debiti che hanno! L’articoletto stesso lo dice in modo implicito, ma perché allora produrre un titolo fuorviante atto a criminalizzare gli eBook come se fossero portatori di distruzione e disoccupazione? Plagiare i gonzi è più importante che essere onesti?
Questo è il genere di cose che ammazzano l’intelletto. Quotidiani come Repubblica o Il Giornale, equivalenti per qualità e dignità (e serietà nel parlare di eBook, ultimamente), sono vagonate di spregevole disinformazione indegne di un paese moderno. Chi ci lavora dovrebbe vergognarsi.

In più vorrei far notare un’altra cosa: probabilmente gli editori stanno meglio così. E anche i lettori. Dietro quello spostamento di 300 milioni di ricavi dalla carta all’eBook si nascondono 300 milioni che non hanno dietro gli stessi costi fatti di invenduti (20-50% e oltre), costi della produzione cartacea (piccoli, ma presenti) ecc…
E per i lettori? Eh eh. Per quanto siano alti i prezzi, sono comunque inferiori (di solito) rispetto a quelli del cartaceo. Talvolta perfino la metà. Se i soldi in ballo sono gli stessi, ma i libri costano meno, significa che i lettori hanno comprato più libri. Capisco che ci sia l’acquisto istintivo, anche senza poi leggerli per mesi e mesi, nel caso di eBook a 2,99$ o meno, ma con prezzi più alti (7,99$-14,99$) mi pare molto più improbabile. WTF! Che i lettori abbiano letto di più? ^_^

Continuamente i proprietari di eReader hanno testimoniato di aver iniziato a leggere 1,5-2 volte quello che leggevano prima grazie alla comodità, economicità e facilità di procurarsi anche libri introvabili in cartaceo degli eBook. L’ho confermato in passato anche io. Se si legge così tanto di più è normale che un pochettino ne siano stati avvantaggiati anche i 13 suini dell’editoria che hanno alzato i prezzi. Però c’è anche da dire che i costi della distribuzione sono minori, visto che Amazon (oltre il 70% del mercato eBook USA, mi pare), prende solo il 30%, un po’ come le vecchie librerie senza conteggiare la fetta ulteriore per la distribuzione. Di conseguenza se un eBook costa la metà ma fornisce il doppio dei ricavi, le due cose vanno in pareggio. Uhm. Magari una grossa fetta della lettura in più dichiarata dai proprietari di eReader è avvenuta su eBook a costo ridotto, quindi non quelli degli avidi Big del settore, e sui moltissimi testi gratuiti (anche non piratati).

Facciamo un piccolo gioco. Immaginiamo quali potrebbero essere i dati AAP se la crescita del loro settore eBook fosse stata pari a quella dimostrata da Amazon (da 1,43 vs 1 a 3 vs 1) invece che un mero +45%. Uhm. I primi sei mesi valevano 179,7 milioni e i sei mesi dopo circa il doppio (arrotondo la stima al ribasso). In totale farebbe 539 milioni invece di 441,3 milioni. E non ho contato alcuna crescita sui tre mesi di blocco, lasciandoli fermi come erano. Quale sarebbe allora la percentuale reale, quella che si trova “fuori” dai dati AAP, nel mondo dei piccoli e medi editori? Un bel 10% invece del 8,32%?

E ora facciamo un gioco che non è un gioco, ma una constatazione: se vi chiedono quanto equivale il mercato eBook USA all’interno del mercato Trade, cosa rispondete? Se state per dire 8,32%, avete sbagliato risposta. Quel 8,32% rappresenta l’intero 2010, non lo stato attuale. La cifra che più si avvicina allo stato attuale è l’ultima cifra nota, quella di dicembre. E su dicembre quanto valeva il mercato eBook? 49,5 milioni su 491 milioni (di cui 441,5 di cartaceo), ovvero il 10%. Con i tassi di crescita dichiarati da Amazon (quelli per gli editori meno scemi) potrebbe equivalere al 12% abbondante!

Fine dell’aggiornamento. Andate in pace.

Il Box della Giusta Domanda e dell’Ancora Più Giusta Indignazione
DUCA, SONO INFURIATA!
In questo articolo non ci sono foto di conigli! Perché?

Perché la vita è una parentesi di dolore tra la nascita e la morte. Torna in cucina e ammazzati.

 

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