luglio 2011

Archivio del Mese

Legge Anti-Amazon: felicità nella AIE e dimissioni

Posted by on 31 lug 2011 | Tagged as: Ebook, Editoria

Come saprete, si è parlato parecchio in questi mesi della proposta di legge per la “Nuova disciplina del prezzo dei libri”. Una cosa che girava dal 2006, aveva fatto di nuovo capolino il 14 luglio 2010 (imponendo tetti massimi di sconto del 15% per i librai e 20% per i venditori online), causando commenti di smodata idiozia e fraintendimento dei contenuti da parte di alcuni autori di immondizia narrativa, ed era poi sparita per qualche mese.

In realtà la proposta non è che fosse tragicamente diversa dalle leggi precedenti. Oliviero Ponte di Pino ne I Mestieri del Libro del 2008 spiegava che già prima di questa legge il mercato librario non era libero e che i tetti agli sconti servivano a difendere i piccoli librai della competizione delle grandi catene e dei supermercati, riportando il caso del Belgio in cui l’eliminazione del prezzo fisso nel 1984 distrusse i piccoli librai.

Già nel settembre 2001 lo sconto massimo era stato fissato al 15% (prima 10%, nell’articolo 11 della legge 7 marzo 2001, n. 62, poi aumentato al 15% con la conversione in legge del decreto-legge 5 aprile 2001, n. 99). Però il singolo librario poteva, periodicamente, fare campagne di sconti maggiori (Legge Bersani del 2007). Un po’ di flessibilità extra per permettere ai librai di perdere un fetta minima della “protezione” del prezzo fisso in cambio di finestra temporali in cui scontare gli invenduti prima di doverli restituire come rese, con il mancato guadagno che questo comporta (è utile poterli scontare del 30% per andare in pari con quanto pagato al distributore).

Gli editori non erano influenzati dalla cosa visto che, in caso di bisogno, potevano operare riduzioni del prezzo superiori al 15% su tutto il catalogo o su segmenti del catalogo, purché questo sconto avvenisse presso tutti i canali di vendita. In pratica un momentaneo cambio di prezzo del libro, con il meccanismo dello sconto perché il prezzo, per legge, è quello stampato sulla copertina. Era utile ai piccoli editori per liberarsi dei troppi invenduti e limitare così i danni delle rese prima di arrivare al mercato dei remainders (60-80% di sconto) e poi al macero.


I Libri al Macero.
Eroici individui prendono i libri, strappano via la copertina plastificata a mani nude e gettano la carta dentro il macinatore. Il proprietario (a sinistra) sono anni e anni che guadagna macinando la stessa carta: infatti quello che esce sotto forma di balle poi diventa nuovi libri che, nella quasi totalità, finiranno di nuovo al macero da lui! Risata per sottolineare la cosa.
(Da Macero formato famiglia con la Rizzo e la Troisi)

 
La “Nuova disciplina del prezzo dei libri” si è risvegliata il 2 marzo 2011, modificata. La modifica sostanziale è tutta contro i negozi online: prima erano inseriti tra quelli che potevano fare sconti fino al 20% (visto che hanno meno costi fisici, immagino, un 5% in più possono permetterselo senza essere crumiri), ora sono inseriti con le librerie fisiche tra quelli che al massimo possono fare sconti del 15%. D’altronde cosa è successo tra luglio 2010 e marzo 2011? È arrivata Amazon.it a novembre, con la sua campagna sconti natalizia del 30% su tutti i titoli, impossibile da eguagliare sia per i negozi fisici (incluse le grandi catene) che per i negozi online come IBS.

Pensiamo che questa legge renda difficile una reale concorrenza. In Italia non facciamo pubblicità, ma reinvestiamo nel rapporto con il consumatore: abbiamo promesso ogni giorno prezzi bassi. Vorremmo mantenere la parola. Oltretutto questa legge cristallizza lo status quo: lo zoccolo duro di 5,5 milioni di lettori italiani forti è sicuramente di qualità, ma è piccolo rispetto ad altre nazioni. Bisognerebbe cercare di allargarlo, anche attraverso la libertà degli sconti.
(Martin Angioni, country manager di Amazon)

In più gli editori ora non possono più fare campagne di sconti di entità libera. Prima, nella vecchia versione, potevano fare campagne di sconti superiori al limite fissato, non ripetibili nel corso dell’anno, e della durata massima di un mese (una piccola restrizione rispetto al trucco precedente adottato, credo). Ora a questo limite temporale si aggiunge il tetto massimo dello sconto, 25%. E questo è quello che di più ha fatto incazzare i piccoli editori, visto che ritenevano fondamentale poter operare in modo più flessibile sul prezzo del libro per poter sopravvivere alle rese (come indicato prima).

Ciò inibisce la libertà di ogni editore/libreria di fiutare il proprio mercato di riferimento e inventarsi strategie diverse a seconda del profilo dei suoi lettori/clienti. Perché sempre di più (gli italiani, ndr) possano essere contagiati dalla “malattia” della lettura, crediamo la sottrazione di un pezzo di libertà economica, nella determinazione di quella cosa eternamente variabile che è il prezzo, non sia il giusto strumento.
(Alberto Mingardi, direttore generale dell’Istituto Bruno Leoni)

La legge entrerà in vigore l’1 settembre 2011 e nel frattempo Amazon.it sta facendo sconti del 40% su oltre 9.000 tascabili, etichettando la cosa come “saldi estivi”, mentre IBS.it su 150.000 titoli sta facendo sconti che possono arrivare al 75% (remainders inclusi, quindi) e l’ha ribattezzata “fuori tutto”. Chi vuole fare scorte di libri cartacei per i prossimi mesi, è meglio che si sbrighi entro il 30 agosto.

Ulteriori dettagli qui.
La modifica del 2 marzo 2011 alla proposta di legge del 14 luglio 2010, qui.

“Su questo c’è scritto 30% di sconto.”
“No, non volevo! Lo restituirò al distributore!”
“Troppo tardi. Bruciate negozio.”

I vertici della AIE (Associazione Italiana Editori) hanno gioito della legge “Anti-Amazon” che, onestamente, andrebbe rinominata “anti-piccoli editori” e “anti-lettori” visto che Amazon non verrà certo fermata (forse rallentata di un paio di settimane?) e la sua vittoria, a scapito delle aziende italiane, è certa se le librerie online e gli editori non si decideranno ad usare il cervello per salvarsi dal futuro monopolio dell’azienda americana. Un semi-monopolio benefico per i clienti all’estero, per ora, ma chi può dire quando anche Amazon si trasformerà in un regime di censure in stile Apple, l’azienda fascista per eccellenza?

L’esultanza della AIE a tanti piccoli editori non è piaciuta e hanno scelto di stare “Fuori dall’AIE per reclamare più libertà” (come titolava un quotidiano dai contenuti spesso imbarazzanti, a livello degli articoli di certe giornaliste femministe). Uno di questi è Mario Guaraldi, un nome storico dell’editoria italiana di nicchia e docente presso la Facoltà di Sociologia dell’Università di Urbino.
Riporto per intero il suo annuncio (grassetti miei).

Cari amici,
credo doveroso informarvi delle mie dimissioni dall’AIE – Associazione Italiana Editori.
La goccia che ha fatto traboccare il vaso – colmo per la verità da molto tempo, come molti di voi sanno – è stata una lettera riservata ai Soci (che per correttezza non allego) che riguarda la recente approvazione da parte del Senato del Testo del cosiddetto ddl Levi 2281 (che viceversa allego per vostra documentazione).
Io credo che i protagonisti veri della nuova economia del libro – quelli che in questi anni si sono ripetutamente incontrati a Rimini, a Fosdinovo, a Milano, nel corso dei vari BookCamp e dei Seminari organizzati da alcuni di noi, quelli che indagano i cambiamenti in atto nei vari Corsi di Laurea che per fortuna esistono nel nostro Paese – dovrebbero far sentire forte la loro voce in rete, esprimendo tutto il loro dissenso da queste logiche miopi messe in atto illudendosi che si possa tappare la falla aperta dallo tsunami digitale con un dito. Quello che occorre è un progetto forte, che ripensi globalmente il ruolo dell’editoria in tempi di mutazioni radicali, una vera Costituente che abbia a cuore prima di tutto la cultura e l’educazione delle nuove generazioni digitali (penso all’editoria scolastica), non l’improbabile difesa degli interessi di una corporazione impaurita e invecchiata.
Chiedo a tutti voi di rilanciare questi temi in rete, chiedo anzi di scrivere direttamente al Presidente Polillo rompendo il muro di isolamento dalla realtà che sembra caratterizzare una Associazione che temo rappresenti ormai sempre meno i reali interessi degli editori italiani che rischiano di essere tagliati fuori dalla competizione internazionale.

Buon lavoro a tutti,
Mario Guaraldi

***

Caro Polillo,
l’approvazione al Senato del ddl Levi 2281, mi obbliga a dissociarmi dalla Sua “soddisfazione per l’approvazione del provvedimento che premia lo sforzo e la disponibilità dimostrata dagli editori” e dal Suo auspicio che “al nostro interno queste nuove disposizioni vengano accolte e applicate fedelmente prestando molta attenzione a non sviluppare pratiche che, anche involontariamente, si pongano nei fatti non in linea o in contrasto con spirito della legge e con i limiti e le regole che ci siamo dati” (v. lettera Presidente Polillo in calce).
Il mio grave dissenso dalle politiche associative dell’AIE , che come ben sa è cresciuto progressivamente negli ultimi anni, giunge dunque all’epilogo: non mi sento più rappresentato dall’Associazione Editori e dunque ne esco.
So che ogni motivazione dettagliata risulterebbe del tutto inutile, ma sappia che considero questa Legge un capolavoro di ipocrisia farisaica.
Non solo non protegge le varie componenti della filiera del libro, come Lei sostiene, ma le danneggia con un rigurgito antiliberista che riporta il comparto editoriale a forme corporative di tipo protezionistico destinate a essere travolte dalle logiche del mercato e dalla moderna competizione globale basata sulle nuove tecnologie.
Una legge “contro” Amazon è solo una legge “stupida” (nel senso del celebre libello del Prof. Cipolla sulle tre leggi della stupidità umana): quanto crede che ci vorrà per trovare la scappatoia che consentirà ad Amazon di vendere con gli sconti che più gli fanno gioco, ben prima dei sei mesi di vantaggio che la legge chiede per “proteggere” le librerie italiane (che fra l’altro nessuno ha ancora accusato di cartello, facendo capo a non più di 5 catene proprietarie)? Anzi, la scappatoia – una delle tante possibili – è già stata trovata! In questi giorni, su BuyVip si vendono per 10 euro buoni acquisto da 20!
Per quanto mi riguarda sappia che i miei libri rientrano tutti sotto l’esentante art. 5 (sono tutti “esauriti”, in quanto stampabili solo “on demand”, sono prodotti artigianalmente, o sono “fuori catalogo”, o sono in edizione numerata, o sono libri d’arte ecc.): ma le sembra davvero una legge seria?
Vedrà presto brulicare in rete il parere dei protagonisti della nuova economia del libro…

Caro Polillo, mi spiace davvero che la sua Presidenza sia caratterizzata da questi inutili rigurgiti anti-liberisti. Le auguro di aiutare i suoi spaventati soci a rinsavire e accolga le mie dimissioni.

Cordialmente suo,
Mario Guaraldi

Però ho un dubbio e non so dove informarmi per risolverlo.
Magari Zwei o qualche altra lettrice (si, Zwei, accetta il tuo Io femminile e/o ursino) può aiutarmi. L’eBook non ha il prezzo di copertina stampato sopra, nonostante abbia il codice ISBN che lo identifica: in tal caso la variazione del prezzo è una campagna sconti sul prezzo di copertina (???) o, come sembra più logico, un cambiamento del prezzo sulle nuove “tirature” (ovvero vendite)?
Un autore autopubblicato (o un editore) potranno sperimentare liberamente prezzi a cicli di 2-3 mesi come avviene in America, tentando mesi a 0,99 euro per poi tornare a 2,99 euro e poi vedere cosa succede coi 4,99 euro? O bisognerà fare tre edizioni distinte con tre codici ISBN per fregare la legge, togliendo dal mercato due versioni e mettendo la terza a periodi alternati?

Non che mi interessi particolarmente la cosa, ma sono curioso lo stesso.
L’editoria, gli sconti… sì, ok, moderatamente interessante, ma neanche troppo. Il futuro è chiaro e lampante ed è quello digitale, soprattutto per le nicchie di mercato escluse dal cartaceo sia per motivi di scarso mercato (ma scarso non è assente… e spesso scarso è tale solo nella testa degli idioti del marketing, incapaci di distinguere il passato -coi cui dati operano- dal futuro -che vorrebbero immaginare identico al passato-) che di censura preventiva degli editori per evitare guai con il MOIGE o con la feccia femminista. E nelle nicchie ora censurate può annidarsi la narrativa decente.

La narrativa in sé è molto più interessante delle questione economiche secondarie in un mercato in transizione. Il contenuto del libro deve essere al centro e questo significa che la cosa più importante è studiare la narrativa e scrivere decentemente: il resto, il mercato, è solo un contorno successivo alla produzione di narrativa decente che si possa vendere senza diventare dei truffatori fabbricanti di spazzatura.

 

Eruzione di gusto

Posted by on 30 lug 2011 | Tagged as: Filmati vari, For The Lulz

Un nuovo post della serie iniziata con Lo spezzatino del 15-18. Post intimisti, involuti, come quelli che si possono apprezzare nei blog dei veri autori italiani! Tante parole, nessun concetto utile: d’altronde che non capiscano una ceppa di scrittura è assodato.

Riflessioni sociologiche, sociali, non retribuite, precarie e anali, perché in Italia scrivere di fantasy invece che usarlo come scusa per scrivere merda (tanto è fantasy) imbottita con scemenze finto-intellettuali, è considerato osceno. Il ruolo della donna. Il corpo della donna. Il consumismo. Il consumo del corpo della donna. Il cannibalismo. Formalismo Russo. Todorov. Propp. Prot!

Qualche luogo comune misto su Parmalat o sulla debolezza intrinseca al capitalismo finanziario, ovviamente arrivando anni dopo, quando ormai lo sanno tutti e la cosa è ridotta a banali luoghi comuni. Perché quando certa gente (economisti) dieci anni fa criticava il sistema dell’indebitamento privato, i grandi figoni dell’economia banditesca (fingendo di non conoscere il caso della Corea del Sud) li additavano come socialisti statalisti e primitivi: “spendere più di quanti soldi esistano è il futuro della crescita economica, quello che è successo alla Spagna nel ’600 o alla Corea del Sud poco fa è un Fake di 4Chan! I soldi sono infiniti! il debito non fa male a nessuno!!!!!111oneoneone”

Tutto molto bello, ma non sono stato abbastanza intimista e involuto nel rimbrottare gli autori mongoli finto-intellettuali che dicono banalità ormai banalmente accettate ORA, ché è di moda, invece di dirle anni fa quando ci si beccava insulti e accuse di idiozia retrograda e statalismo socialista.

Riflettere.
Pausa di riflessione.
Ricaricare la bombola delle scoregge?

È così difficile scrivere male come un vero scrittore…
Forse dovrei produrre prima il vuoto pneumatico nel cervello, per simulare lo stato in cui galleggiano i finti-intellettuali avvezzi alle scoregge orali. Quello che ci vorrebbe è anche un commento impegnato, che dica due righe di banalità qualunquiste se possibile, a cui rispondere con un “È proprio così, Carlo” oppure “Ecco, questo mi fa riflettere, Giulio”.
Il ruolo della donna. Il corpo della donna. Il consumismo. Il consumo del corpo della donna. Il cannibalismo. Formalismo Russo. Todorov. Propp. Prot, ma con la goccia questa volta.

Tre manti tremanti su tre monti?
E se l’ascia lascia la scia?
Allora vi lascio un video.

Riflettiamo, tutti assieme.
Riflettiamo come specchi puntati verso piramidi di sterco.

Pausa di riflessione.
Stop.
Rewind: nulla batte la distruzione dell’identità.

 

I Coniglietti del Venerdì (45)

Posted by on 29 lug 2011 | Tagged as: Conigli

I coniglietti sono una cosa importante.
Ormai non posso più nascondervelo: mi piacciono i coniglietti. Molto. Probabilmente per tanti lettori sarà una rivelazione inaspettata, improvvisa, sconcertante per la sua imprevidibilità. Eppure lo confermo: mi piacciono i coniglietti. Accettatelo.

Oggi video e foto di coniglietti che danno e ricevono bacini.

I bacini sono un elemento importante della società dei coniglietti. I coniglietti hanno sviluppato la tecnologia del Bacino perché è prerequisito per Laser e assieme a Computer permette Missile Balistico. O qualcosa di simile. Coniglization IV.



Nei prossimi giorni dirò qualcosa a tema eBook.




Anzi, dico qualcosa pure subito: vaffanculo agli eBook, i conigli sono meglio!

 

Il monaco del Cinquecento e altri automi

Posted by on 22 lug 2011 | Tagged as: Mech e Robot, Storia

Oggi video di automi.
Robot, mech col pilota, automi a orologeria e minchiate così mi piacciono molto. Un po’ di mesi fa mi sono imbattuto nel video dell’automa monaco, ma non sono mai riuscito a infilarlo in qualche articolo (sarebbe stato bene accanto all’automa di Manzetti, ma è arrivato tardi). L’esistenza del monaco mi è stata ricordata pochi giorni fa da un articolo di BoingBoing. Peccato non averlo scoperto due anni fa: lo avrei potuto segnalare una lettrice che mi aveva chiesto informazioni sugli automi del passato…

Questo è il monaco:

Automa attualmente conservato al National Museum of American History di Washington. È stato donato allo Smithsonian Institution nel 1977 e il video, senza audio, risale al 1978.
 

Il monaco è stato costruito nel 1562, o poco dopo, ed è un prodotto dell’ingegno italiano.

Nel 1562 il diciassettenne Don Carlos, figlio primogenito di Filippo II di Spagna, cadde dalle scale e batté la testa. A quella che sembrava una semplice craniata seguirono febbre, rigonfiamento del capo, cecità e delirio. Il Re lo raggiunse ad Alcalà da Madrid, portandosi dietro tutto il Consiglio di Stato e i migliori medici. Dopo un mese di malattia e un tentativo di trapanazione cranica (non completata), decisero che i medici tradizionali erano troppo incompetenti e si affidarono alla medicina alternativa: tirarono fuori i resti di Diego d’Alcalà, un francescano del Quattrocento per cui da tempo si cercava di ottenere la canonizzazione. Miracolo o meno, c’era da sperare in un 30% di possibilità che fungesse da placebo: possibilità molto maggiori di quelle garantite dai medici-filosofi pasticcioni del periodo.

Ci sono due versioni principali di come avvenne la cura alternativa. Nella prima Don Carlos chiese di poter toccare la mummia, afferrò le mani del cadavere e se le portò al volto. Nella seconda versione deposero il cadavere sul letto, a fianco di Don Carlos, e fecero toccare le due teste. In una variante della seconda versione, variante che ho rinvenuto personalmente inventandola poco fa, Don Carlos si svegliò e mormorò “Carmencita, che pelle secca che hai oggi. Ora vai giù e succhiami l’uccello” e le taumaturgiche labbra del morto fecero il miracolo. La mia versione è attendibile quanto gran parte delle testimonianze di eventi miracolosi quindi non lamentatevi.

San Drogone era in grado di trovarsi simultaneamente in due posti. Ora è patrono delle gente brutta, di quelli che fanno schifo al cazzo, dei malati di mente, del caffè e delle caffetterie. Non sono sicuro del motivo per cui sia patrono di queste ultime, forse perché grazie al miracoloso multitasking potrebbe andare al lavoro e intanto farsi i cazzi propri al bar…

La morte di Don Carlos era ormai certa, tanto che il Re decise di levarsi dalle palle la sera stessa per non vederlo schiattare lentamente. Ma la mummia di Diego, efficace come l’agopuntura, l’omeopatia e le pillole di zucchero, aveva ottenuto l’effetto placebo compiuto il miracolo: il giorno dopo cominciò a stare meglio, la settimana dopo era di nuovo in grado di vedere e in un mese fu di nuovo sano come un pesce.

Per ringraziare del miracolo, Don Carlos e Filippo II appoggiarono la richiesta di canonizzazione del frate (avvenuta nel 1588). Come ulteriore dono, Filippo II in cambio del “miracolo divino” ottenuto per intercessione del santo, fece fare un “miracolo meccanico” dal suo Maestro orologiaio. Il miracolo meccanico è l’automa monaco del video: un omuncolo penitente alto 38 centimetri, compie un tragitto a forma di quadrato, muove la bocca in una silenziosa preghiera, si batte il petto, ogni tanto solleva il crocifisso per baciarlo, ruota leggermente la testa e muove i piedi in modo da far sembrare che stia camminando (invece si sposta grazie alle ruote, nascoste dal saio). Il volto dell’automa, in legno, venne scolpito a imitazione di quello di Diego d’Alcalà.

Nel 1568 Filippo II fece arrestare Don Carlos e lo incarcerò. Morì sei mesi dopo, pare avvelenato per ordine del padre. Potevano pure evitare di scomodare la mummia visto come è finita la vicenda…

Il progetto originale era leggermente diverso,
ma si preferì alla fine il soggetto sacro.

Chi era il genio che fece una simile meraviglia?
Come anticipato, era un ingegnere italiano: Juanelo Turriano, Maestro orologiaio prima di Carlo V e poi di Filippo II, si chiamava precedentemente Gianello Torriani (o forse Giovanni) ed era nato tra il 1500 e il 1515 a Cremona. Nel 1530, quando Carlo V venne a Bologna per l’incoronazione, chiese di far riparare l’orologio astronomico di Dondi, a Padova, risalente al Trecento. Il lavoro venne affidato a Torriani, ma l’orologio astronomico era così danneggiato che decise di farne uno nuovo, con duemila ruote dentate, molto più figo del vecchiume precedente (ma senza giochini Java e privo di messaggi SMS: tanto Carlo V nemmeno sapeva cosa fossero). Impiegò una ventina d’anni a inventarlo e fabbricarlo. Torriani sì occupò di meccanica, ingegneria e architettura: progettò palazzi, automi meccanici, aiutò papa Gregorio XIII a riformare il calendario e realizzò il meraviglioso artificio de Juanelo, un sistema di ruote idrauliche (norie) che portava l’acqua del fiume Tago fino alla fortezza dell’Alcázar. Torriani morì nel 1585 e dai suoi contemporanei venne, a ragione, considerato il nuovo Archimede.

Per chi vuole un articolo completo con tanto di fonti citate, rimando all’eccellente lavoro svolto da Elizabeth King.

E così il miglior automa del Cinquecento è frutto dell’ingegno italico come lo è anche il miglior automa dell’Ottocento, quel meraviglioso suonatore di flauto dotato di motore pneumatico realizzato da Innocenzo Manzetti (lo trovate in questo articolo del 2010). Sugli italici robot del presente stendo un velo pietoso e passo la parola ad Angra, nei commenti: robe che nemmeno riescono a camminare, nonostante la marea di soldi buttati dentro in stupidate elettroniche.

Ora altri video di automi meccanici perché sono sempre belli da vedere.
Non belli quanto i coniglietti, ma comunque belli.

Nancy, automa teatrale in cartapesta caricato con la manovella. Fine Ottocento.
Non è da escludere che ne venissero fabbricate con incluse vagine in gomma foderate di seta: le Real Doll, come i vibratori o tanti giocattoli sessuali che sembrano moderni, hanno una storia antica. E i conigli hanno una memoria lunga.

 

Inquietanti resti di automi suonatori di violino (Leopold Lambert, circa 1880) e d’arpa (Gustave Vichy, circa 1880). In realtà, a differenza del suonatore di Manzetti, questi non suonano niente: il movimento è solo coreografico, mentre la musica viene da un cilindro musicale. L’arpista è terribile, sembra la figlia di Fantozzi.

 

Due esempi di automi giapponesi (Karakuri Ningyō) in voga tra XVII e XIX secolo.
Chissà se a inizio Novecento ne hanno fabbricati anche con l’aspetto di scolarette assalite da mostruosi stupratori tentacolari…

 

I Coniglietti del Venerdì (44)

Posted by on 22 lug 2011 | Tagged as: Conigli

Quattro video di coniglietti bianchi per festeggiare il quarantaquattresimo appuntamento coi coniglietti del venerdì. Seguirà articolo con video di automi, a meno di non trovare filmati originali di robot che si picchiano con i dinosauri tra i canali di Marte.

Citando le parole d’ordine usate in Apocalypse Meow:

— I coniglietti sono carini.
— Hanno culi carini.

E questo mi ha ricordato che è passato un anno dal primo episodio di Cat Shit One, capolavoro del (Military) Rabbit Weird. Ce ne sarà mai un secondo?

 

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