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Feb 05

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Rapporto sullo stato dell’editoria in Italia 2012

Quando compro un libro con delle informazioni utili, mi piace condividerle. L’ho fatto con il malloppo da oltre duecento euro di The Knight and the Blast Furnace, creando la serie di articoli sulle armature nel 2008, e lo farò ora con le poche informazioni interessanti tratte dal Rapporto sullo stato dell’editoria in Italia 2012, un centinaio di paginette pagate 11,99 euro in ePub. Unico pregio: non ha i DRM Adobe e ha solo quelli “sociali”, il cui aspetto subito visibile è l’apparizione dei dati d’acquisto sulla copertina. In realtà parte dei dati si trovavano già online, ma alcune cosette interessanti no.

Il “libro” è uscito in eBook il quattro di dicembre (in cartaceo un paio di mesi prima) e tratta il 2012 solo vagamente, citando qualche informazione sui primi mesi. I confronti principali sono tra il 2011 e il 2010 e alcuni dati sono già apparsi nel corso del 2012, anche sul mio sito, ma mi piace l’idea di riproporli per aggiungere qualche cosetta extra pubblicata nell’eBook. Aggiungerò qualche informazione riguardo i primi nove mesi del 2012 sfruttando degli articoli apparsi sul web. Con un po’ di fortuna non ci vorrà molto prima che appaiano i dati sul periodo natalizio con cui fare un addendum.
Giusto per capire se si confermerà lo stato catastrofico del cartaceo o se diverrà catastrofico in modo eccezziunale veramente, da pronunciare imitando Diego Abatantuono, mentre l’eBook nel suo piccolo cresce con viuuleeenza.

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Gli editori tempestano il call center del Cervello,
strumento prima delocalizzato e poi abbandonato (su consiglio del marketing),
per sapere cosa fare ora che tutto va a rotoli contro ogni previsione (del marketing)!

Piccola premessa: la crisi da sola non è sufficiente a giustificare eventuali crolli dell’editoria. Non ci vuole un genio a capirlo, basta una piccola infarinatura sulla storia dell’editoria e collegare gli elementi disponibili. Cosa è stato tipico dell’editoria negli ultimi quarant’anni? Che era anticiclica, ovvero che quando tutto andava a rotoli l’editoria rimaneva stabile o cresceva. Questo perché i “forti” lettori non erano disposti e smettere di leggere (e di comprare) e dato che loro, come vedremo, rappresentano circa la metà del mercato, quando avvenivano crisi per cui non era più possibile investire 10X o 100X soldi per hobby più costosi (TV nuova, vacanze, cene, cinema, stadio ecc…), si consolavano spendendo 1X extra per un libro o due in più (o prendendo più libri in prestito, se i soldi proprio mancano). Le altre attività sono piacevoli, però se diventano troppo costose rimane sempre la lettura di libri nuovi, vecchi da rileggere o prestati. Grossomodo funzionava così.
Questi due anni di crisi sono stati diversi e anche l’editoria è stata colpita. Se avete capito questo paragrafo, non vi stupirete di ciò che nel Rapporto AIE è stato ipotizzato date le premesse.

[…] occorre tener presente l’influsso che alcuni cambiamenti di lungo periodo stanno esercitando sulle abitudini di spesa. Si tratta soprattutto delle nuove modalità con cui i consumatori sono in grado di informarsi, raccogliere informazioni scambiarsele attraverso la rete.
Quello che appare evidente è che per la prima volta negli ultimi 3-4 decenni il mercato del libro, che aveva mostrato storicamente un andamento anticiclico (andava meglio nei momenti peggiori del quadro economico e sociale, e viceversa), si allinea al contesto generale dei consumi.

Va bene, la gente spende meno in libri. Strano, bizzarro, anomalo, quello che vi pare.
Però continuano a leggere come prima, no? Sì e no… qui le cose si fanno confuse…

Le cattive notizie non arrivano mai da sole. Se il mercato 2011 – quello relativo ai canali trade (-3,5% Fonte Nielsen) e quello complessivo (–4,5% Fonte Aie) è entrato in una zona d’ombra, la lettura non se la passa meglio.
I dati relativi al 2011 fanno segnare, per la prima volta dal 2007, una flessione nel numero di italiani con più di sei anni di età che dichiarano di aver letto almeno un libro nei 12 mesi precedenti. Nel 2010 erano il 46,8% di questa popolazione, nel 2011 sono scesi al 45,3% (Tab.1).
Un punto e mezzo in meno in termini di penetrazione, -2,7% in percentuale anno su anno.
Se volessimo guardare ai valori assoluti sono scomparsi tra 2010 e 2011, 723 mila lettori. A conferma di un fatto di cui spesso si sottovaluta: la lettura di libri in Italia è diventata nei decenni scorsi un fenomeno di consumo. Non è il risultato di un andamento lineare come si immaginava che fosse.

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La Tabella 1 sopra citata.
Leggermente modificata per renderla più stretta.

E notate anche questo, subito dopo:

Chi oggi legge (un libro) o entra in una libreria non è detto che domani continui a leggere o andare in libreria. Molto dipende dall’offerta: titoli, prezzi, distribuzione, promozioni, nuovi autori. Il lettore, il cliente deve essere (ri)conquistato ogni volta da chi i libri li fa, e da chi i libri li vende. Fattori ancora più decisivi del contesto economico e della disponibilità di spesa.

Che poi alla fine è ciò che io e Gamberetta e altri diciamo fin dal 2008.
I lettori non saranno sempre lì, pronti a bersi acriticamente tutto. La voglia di leggere è tanta, il ricambio c’è, in qualche modo il sistema reggeva… ma se i lettori stanchi, sfiduciati, offesi dagli editori incapaci e truffaldini avessero l’occasione di leggere GRATIS, con un’offerta superiore a quella “ufficiale” grazie a migliaia di opere fuori catalogo?

Dove la Biblioteca non riusciva ad arrivare per far risparmiare soldi, i dispositivi digitali (tutti quelli con cui si può leggere con una certa comodità, smartphone inclusi) permettono non solo di non spendere alla cieca, ma anche di non doversi limitare a leggere solo i libri di cui esistono ancora copie di carta. E quando si parla di Urania il digitale è diventato da tempo fondamentale per salvarli e diffonderli!

Gli editori pensavano che la mucca da mungere avrebbe prodotto lo stesso latte in eterno, senza tenere conto che l’evoluzione tecnologica comporta conseguenze sociali. Eppure la radio, l’automobile, la televisione, internet… non mi pare che gli esempi storici siano mancati di tecnologie che influiscono sulle abitudini di vita.
E invece una fetta dei forti e medi lettori, quelli che ragionevolmente potrebbero essere passati al digitale, magari i medi come effetto collaterale di avere un tablet e i forti come scelta apposita di un eReader dedicato, hanno fatto “PUFF!” e sono spariti nell’aria sottile dalle statistiche di lettura di “libri” Istat.

Ohibò, gli editori si stupiscono!
Figurarsi se in quattro anni di “Era Kindle” e di cambiamento annunciato da tutti ovunque (anche prima di quattro anni, considerando Doctorow), gli editori potevano adeguarsi. No, troppo poco. In quattro anni ci fai una Guerra Mondiale, che è una sciocchezzuola, mica qualcosa di così colossale e drastico come far adattare un’azienda al proprio mercato. Nessuno ha chiesto alla Mondadori o alla Einaudi di fare sonde spaziali o mitragliatrici: solo di fare libri, ma correttamente e seguendo i veri interessi dei lettori e i loro veri bisogni, non seguendo le supposizioni supposte dal marketing e che in quanto supposte gli sono finite dritte nel culo (parafrasando Caparezza). Chi si dovrebbe occupare dell’evoluzione del mercato librario, se non gli editori, la FIAT?

Marchionne
“Licenziato! Licenziato! Collana chiusa! Licenziato! Licenziato!”
Ok, forse Marchionne avrebbe la cura per la nostra editoria degli incompetenti. ^_^

Ricapitoliamo e cerchiamo di dare un senso alle cifre.
Abbiamo i lettori deboli stabili, i medi in calo e i forti in calo maggiore. Mi vengono in mente due possibili interpretazioni che nominerò riciclando le classiche denominazioni FIFO (First In First Out) e LIFO (Last In First Out).
Concettualmente è possibile espandere il significato al nostro ambito, visto che i lettori forti sono in un certo senso i primi a fiondarsi a legger libri e i lettori deboli gli ultimi a farlo. Chi è uscito per primo, i deboli o i forti? LIFO o FIFO? È bello usare concetti di altre scienze a caso, mi fa sentire come Jacques Lacan che sproloquia di topologia!

Giustamente si può far notare che i deboli sono rimasti stabili quindi LIFO è falsa.
Vero numericamente, ma non ci dice se c’è stato un ricambio e quindi non è detto che sia vero anche interpretativamente. Immaginiamo che il crollo di interesse per la lettura sia generalizzato: leggere fa schifo, molto meglio giocare ai MMORPG e guardare i video di Giuseppe Simone e Matteo Montesi su YouTube. In tal caso avremmo avuto uno slittamento, per cui parte dei deboli lettori è diventato non-lettori, parte dei medi è diventato debole e parte dei forti è diventato medio. Con i dati disponibili lo slittamento sembra possibile.

Il Rapporto AIE non è d’accordo: è FIFO, ma dal cartaceo verso l’eBook. I primi a fiondarsi a leggere i cartacei nel 2010 ora sono i primi a mollarli e buttarsi a leggere eBook.
I lettori deboli hanno retto, secondo il modello consolidato per cui in piena crisi la gente legge lo stesso (anche se comunque parte dei deboli potrebbero essere dei medi “ridotti”, eh!), mentre i medi e i forti non sono “andati persi” per davvero, ma sono scivolati fuori per un errore di rilevamento Istat che non tiene conto degli eBook:

i forti lettori sono (in Italia come in tutto il mondo) la parte di popolazione in cui si concentra la diffusione iniziale di tablet ed e-reader e del fenomeno più generale degli e-book. L’effetto in un mercato della lettura fragile come quello italiano potrebbe anche essere questo. Tanto più che presa alla lettera, alla domanda di Istat «Ha letto almeno un libro non scolastico nei 12 mesi precedenti?», si potrebbe rispondere tranquillamente: «No». «No, Perché ho letto degli e-book».

Come mai così convinti che siano finiti a leggere eBook? Perché, guarda caso ci sono dei dati piuttosto espliciti a riguardo forniti da Assinform o da Nielsen, che invece hanno domandato quanti hanno un tablet, quanti un eReader vero e proprio e quanti leggono eBook:

Nell’ultimo trimestre del 2010 si stimava che tra la popolazione con più di 14 anni di età i lettori di libri in formato e-book (anche gratuiti) fossero l’1,3% della popolazione. Circa 691.000 individui. Di questi 365.000 dichiaravano di averne acquistato almeno uno. Nel 2011 entrambi i valori crescono. I lettori diventano (in proiezione) 1,1 milioni cioè il 2,3% della popolazione italiana (>14 anni). Gli acquirenti dallo 0,7% salgono all’1,1%: 567.000.

Si perdono 723.000 tra medi e forti lettori mentre, chiedendo con più precisione e attenzione al significato delle domande, si materializzano dall’aria sottile 500.000 soggetti in più che affermano di stare leggendo eBook! Per un totale di 1,1 milioni di persone. Se includi un incremento di consumo anche in chi prima leggeva misto carta ed eBook, passaggio da misto a prevalenza digitale perfettamente ragionevole (data anche la pessima offerta editoriale e l’accesso a opere fuori commercio o in lingua straniera), ecco che pure gli altri 200.000 posso fare capolino tra gli early adopter del 2010.
Tutto torna e di buon margine!

Da notare anche la differenza in numero tra chi legge eBook e chi compra eBook, segnale chiarissimo che molti trovano l’offerta editoriale poco attraente in digitale: un po’ il prezzo, un po’ i DRM, un po’ la mancanza di opere interessanti (chi vuole leggere buona fantascienza deve lanciarsi su estero e piratato di decenni fa, perché quasi non ne viene tradotta!). D’altronde gli eBook in commercio aumentano, ma solo perché i grandi editori ormai tendono a fornire in eBook le novità cartacee… novità che schifo facevano di carta e schifo uguale fanno in eBook, per cui non stimolano gli acquisti di chi ha buon gusto!

Se gli editori (e i servizi annessi alle librerie online) non fanno nulla per stimolare le vendite, i lettori leggono altro GRATIS. E non intendo solo roba piratata fuori mercato: sono inclusi gli autopubblicati gratuiti che un tempo nessuno avrebbe mai potuto leggere così agevolmente. Se poi la lettura di tanti autopubblicati alla sbaraglio causerà la fatidica decisione di smettere proprio di leggere, è un altro discorso… ^_^””

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Le soddisfazioni dell’autopubblicato allo sbaraglio.

Prima ho parlato di tablet ed eReader. Sappiamo, grossomodo, quante persone leggevano in digitale, ma quanto erano diffusi gli strumenti di ambo i tipi tra la popolazione? Secondo Assinform c’erano nel 2010 ben 428.000 tablet e 323.000 eReader, saliti rispettivamente a 858.000 e 533.000 nel 2011. Ovviamente ci sono sovrapposizioni, c’è chi il tablet non lo userà mai per leggere ecc… ma tra una cosa e l’altra con 1,4 milioni di dispositivi, e considerando in più i 25-30 milioni di smartphone (su quelli recenti si legge bene, io ho passato l’agosto scorso leggendo col mio Motorola perché il Cybook Odyssey era rotto!), più qualcuno che legge perfino al PC, non sembra impossibile arrivare agli 1,1 milioni di persone che leggono eBook (quindi se c’è un errore statistico dovuto al “caso”, non è un grosso errore al ribasso).
Non è difficile immaginare che gli eReader siano finiti in prevalenza tra i forti lettori in cerca di strumenti dedicati mentre i medi lettori abbiano “riciclato” di norma il loro tablet come strumento di lettura. E magari pure qualche debole lettore avrà letto col tablet, no?

Alla luce di queste informazioni pare difficile immaginare che il crollo della lettura sia stato generalizzato, causando così perdite tra i forti e compensazioni sui deboli (pseudo-LIFO con smottamento). Pare anche strano che così, senza ragione apparente, siano spariti 723.000 lettori, stile rivelazione sulla via di Damasco con decine di migliaia di persone che frenano di colpo, accostano a bordo strada e con voce da Lino Banfi esclamano “Ma perché chezzo ho letto trenta libri l’anno, manneggia la Madonna? Da domeni non apro più un libro! Mmmmhhhh quanto mi fanno incazzere!”

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“Trenta libri all’anno leggevo? Da domani nemmeno uno, tiè!”
Credibilissimo, Istat, credibilissimo…

E simultaneamente sbucano dal terreno 500.000 persone che non avevano mai letto un libro in vita loro e ora leggono eBook. Escono dalla pareti, escono dalle fottute pareti! Così, perché sì perché è fantasy.
Credibilissimo, vero? L’alternativa che parecchi forti lettori siano transitati al digitale esattamente come sappiamo essere avvenuto negli USA e in UK, mi pare l’unica proposta alternativa accettabile per chi abbia un QI a tre cifre.

D’altronde risulta pure (Produzione e lettura di libri in Italia, anni 2010-2011) che nelle fasce di lettura più elevate del pubblico tra i 16 e i 24 anni (pubblico di particolare interesse per chi vuole imbottire di fantatrash fantasy i lettori) sia anche più comune l’acquisto online di libri cartacei, giornali, riviste ed eBook (chi legge almeno 12 libri lo fa il doppio di chi ne legge 7-11 e quattro volte di chi ne legge 4-6):

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E risulta anche un legame tra quanti libri vi siano in casa e quanto si utilizzi il web per ottenere informazioni, leggere articoli e consultare Wikipedia. I forti lettori e in generale chi possiede adeguate librerie in casa (più di 200 volumi, il che fa un po’ ridere visto che i forti lettori “veri” ne hanno migliaia in casa) è anche il pubblico più tecnologicamente predisposto a scoprire gli eBook e a passare al loro utilizzo. A quanto pare l’ipotesi di Peresson di AIE sembra sensata. I forti lettori non sono topi di biblioteca disadattati che non sanno usare un mouse, come gli editori pare sperassero, ma sono i primi ad avere i mezzi e le conoscenze per ribellarsi se il Sistema Editoriale li fa incazzare (e a guidare la rivoluzione, in attesa che gli altri si uniscano).

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E per capire quanto valgano i forti e medi lettori, basta guardare l’immagine qui sotto:

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Il 7% formato da forti lettori fornisce il 5% dei forti acquirenti, che da soli generano il 44% dei volumi venduti! Mettendo assieme i lettori da più di dodici libri all’anno e la fascia subito sotto (tra nove e undici), e fatte di nuovo il necessario arrotondamento, abbiamo circa un 13% di acquirenti (21% di lettori) che da soli determinano il 55% delle vendite.
Ah-ah, la balla del “il mercato grosso è nel cliente da un libro l’anno” suona sempre più una balla. Una comoda balla. No: il mercato delle TRUFFE, dei clienti scemotti da manovrare con le mode, è quello da 1-2 libri l’anno. Il mercato VERO, quello difficile in cui si muovono i soldi, è quello dei medi e forti lettori che però pretendono un briciolo di rispetto e con l’avvento degli eReader sono sempre più disposti a mandare gli editori a quel paese e leggere gratis ciò che davvero desiderano leggere, senza ripiegare sull’immondizia del momento solo perché “la libreria offre solo quella”.

Cosa succederebbe – visto che la piramide non siamo in grado di allargarla ed editori e librerie devono accontentarsi di «gestire» la cima! – se i forti acquirenti (> 12 libri) dal 5% scendessero al 4%? Cioè da 2,5 milioni si perdessero 500 mila acquirenti (con una media di volumi comprati che per semplicità manteniamo immutata: 20 a testa). I 50 milioni di volumi scenderebbero a 40 milioni: sono 10 milioni di copie in meno comprate. Sui 114 milioni di copie in carta rappresenterebbero una contrazione dell’8,8%. Sempre che tutto il resto del mercato non modifichi anch’esso (e in negativo) i suoi comportamenti d’acquisto. Tanto più che qui tra i forti lettori può essere maggiore la tentazione di fare il salto sull’e-reader o sul tablet!

E non solo le librerie (-4,2% nel 2011, erano +2,6% nel 2010), il crollo colpisce anche la Grande Distribuzione spesso accusata di erodere coi suoi sconti e la sua selezione di soli best seller i margini delle librerie: -17,9% nel 2011 (era +3,0% nel 2010). I lettori hanno speso meno e hanno speso ancora meno negli acquisti impulsivi della GDO. Chissà come sarà andata nel 2012, l’anno della vera crisi, viste simili premesse che infrangono l’andamento anticiclico (a valore) tradizionale!

Che i 723.000 lettori fossero passati al digitale veniva suggerito già a inizio 2012, quando uscirono i dati Istat. Gli esperti in giro, a partire dall’autore del Rapporto AIE, paiono convinti che la domanda fatta riguardasse solo i libri cartacei e/o invogliasse a rispondere così. E d’altronde, come detto, la crisi nel 2011 non giustifica una perdita di 723.000 medi e forti lettori.
Spendere meno ci posso credere, smettere di leggere no. E la teoria del calo “reale” mal si sposa con il netto incremento di lettori che affermano di leggere eBook quando viene loro chiesto esplicitamente questo.

«Oggi è diventato più difficile identificare il lettore», dice Peresson. «E l’Istat, pur disponendo di una macchina di rilevazione statistica straordinaria, non ha aggiornato le sue categorie concettuali […] ancora manca la domanda sull’e-book». Aggiornando l’Istat, c’è la possibilità di recuperare i settecentomila lettori perduti?

Considerate anche che se è vero che adesso la trasformazione linguistica è bene in atto, ed è normale precisare “libro cartaceo” (e stupirsi quando di un libro in vendita “C’è solo il cartaceo??? o_O”), nel 2011 il libro era ancora solo il “cartaceo” e veniva normale invece citare l’eBook come se fosse qualcos’altro da indicare bene, una sorta di parente povero ammerigano e magari pure un po’ negro (e di cui stupirsi se un editore aveva il buon gusto di venderlo, permettendo la scelta).
Antonio Tombolini lo ricordava bene in questo articolo di settembre 2012:

I cambiamenti più importanti sono sempre segnalati (e a volte perfino provocati!) da cambiamenti del linguaggio. Ebbene, la parola “libro” (e “book“) sta passando a designare sempre di più la versione elettronica dello stesso. Tanto che si potrà presto fare a meno, per questa, del prefisso “e” (che da tempo ha perso il trattino, per passare da “e-book” a “ebook“). Sarà invece il libro di carta, ogni volta che se ne parla, a dover denunciare esplicitamente il suo supporto, come “libro-di-carta“, o “cartaceo“, o “p-book“, o (scandalo!) “dead-tree book“. [Bonus Hint: chi sottovaluta i sottili cambiamenti linguistici non sarà mai in grado di pre-vedere i fatti che verranno]

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Bibbia Maciejowski, “Gli israeliti sono respinti da Ai”, circa 1250.
Nel medioevo si tendevano a vedere il passato e il futuro uguali al presente.
Per molti editori la situazione è ancora questa.

Una stima sul 2012.
Difficile farla. Il periodo Natalizio vale parecchio, circa il 20% di tutto l’anno, e non sappiamo com’è andato… però Giovanni Peresson (autore del Rapporto) ha dato alcune indicazioni aggiornate a novembre su come sia andato l’anno scorso:

L’ultimo dato a disposizione è quello relativo alla fine di novembre, presentato nel corso di Più libri più liberi a Roma nei giorni scorsi. Il valore relativo alle vendite è pesantemente in negativo rispetto allo scorso anno (-7,5%), ma se analizziamo l’andamento mese per mese, notiamo una riduzione di quel valore a 2 cifre (-12%) che si era registrato nella prima parte dell’anno. Sicuramente quest’anno verrà chiuso in negativo, ma non con quei valori che si prospettavano a inizio 2012.
La vera novità è che il libro ha smesso di essere un prodotto anticiclico, che andava bene anche quando gli altri tipi di consumi perdevano colpi e le persone avevano meno da spendere.

Riguardo la presenza di tablet, eReader e smartphone, elementi necessari per capire quanta “possibilità” di lettura digitale gli editori più illuminati potranno sperare di sfruttare:

Gli 1,4 milioni di tablet [credo si riferisca al dato misto tablet più eReader visto prima, NdDuca] acquistati a fine 2011 a distanza di 12 mesi raddoppieranno, arrivando a quasi 2,8 milioni a dicembre 2012. Sempre per la lettura dei contenuti editoriali, l’altro dato interessante è quello relativo alla vendita degli smartphone, passati in 12 mesi da 25 a 30 milioni. I numeri dicono che è possibile stimare una consistente vendita di eReader per questo Natale, e ciò farà da traino per i primi mesi del 2013 all’acquisto e il download di ebook. Sempre in ambito digitale, un altro dato interessante è quello relativo agli ebook. Nel luglio 2011, su 100 titoli cartacei pubblicati in Italia, il 17% era disponibile anche in versione ebook. Nel settembre 2012, questa percentuale è salita al 37%. Un dato che fotografa bene la tendenza del settore di pubblicare sempre più titoli che escono in contemporanea sia versione in cartaceo che in digitale.

E nel Rapporto cosa veniva indicato?
Beh, al tempo la situazione descritta era ben peggiore, come indicato prima. Nel primo trimestre 2012 il trade era crollato di -10,8% a copie e -11,8% a valore e i più colpiti erano stati i best seller (top 10) ridotti a -7,6% a copie e -16,0% a valore. Questa grossa differenza tra best seller e “generale” riguardo alle velocità di crollo copie/valore è legata al fatto che il prezzo medio dei libri più venduti era sceso. Un po’ perché gli editori hanno ridotto o bloccato i prezzi, senza seguire l’inflazione, un po’ perché più libri di prezzo basso sono diventati best seller.
D’altronde se mancano i soldi e si vogliono comprare libri, magari ci si lancia sul libro famoso in paperback invece che sul libro famoso in hardcover al doppio del prezzo: nella top 10 del primo semestre 2012 c’erano libri come Amore, zucchero e cannella (9,90 euro), Dizionario delle cose perdute (10 euro), Fai bei sogni (14,90 euro) o Una lama di luce (14 euro), citando quattro dei primi cinque, mentre nella top 10 del 2011 solo un libro costava 9,90 euro e dei primi cinque due costavano 18,60 euro e due 19 euro.

Nei Top 30, da gennaio a maggio 2012, ben 26 titoli hanno un prezzo di copertina inferiore a 10 euro. Nuovi prezzi – che a loro volta si devono confrontare con quelli della versione e-Book – che portano a ripensare linee editoriali ma che faranno emergere le inefficienze che ancora caratterizzano la nostra distribuzione fisica [tra le inefficienze va ricordato il 40,1% delle rese citato sempre nel “Rapporto” e coerente con il 40% tipico indicato in altri articoli del passato, NdDuca]

La situazione disastrosa dei primi tre mesi si era già ridotta a metà anno, con il trade a -7,6% per le copie e -9,1% per il valore. A ottobre i dati resi pubblici alla Buchmesse erano di -8,7% a copie e di -7,3% a valore sui primi nove mesi del trade (dopo il boom estivo di Cinquanta Sfumature di martellate nell’inguine).

I titoli in eBook ovviamente sono in crescita numerica (dai 19.884 del 2011 ai 31.615 del giugno 2012) e, come si sa, più cresce l’offerta disponibile all’acquisto e più è facile che un lettore trovi il libro che vuole. Sottolineo l’ovvio: a patto che l’offerta sia variegata e consultabile in modo agevole!
Finché parliamo di 100 libri che diventano 200 o 200 che diventano 1000 è un conto, ma dopo certe soglie aggiungere migliaia e migliaia di libri non aumenta automaticamente e proporzionalmente le possibilità di vendere. Se il settore “Fantatrash” offre 10.000 titoli, probabilmente mi sarò stancato di frugare dopo i primi 500 e se diventeranno 20.000 o 30.000 non mi cambierà poi molto. Diverso il discorso se cercassi in ambiti più precisi, ma solo perché i numeri si riducono e posso controllare una proporzione maggiore dell’offerta: se cerco “romanzi di fantascienza militare coi mech” e trovo 100 titoli invece di 50, perché la fantascienza complessivamente è aumentata di dieci volte, è più facile che avendo il doppio dei titoli da vedere (vedere per davvero) trovi qualcosa.
Regoletta classica: i libri che non vedi è come se non esistessero e non importa il totale dei libri, importa che ci siano quelli che possono interessarti.

the current literary scene sometimes seems like cable TV, “a thousand channels and nothing on”
(Michael Swanwick)

Riguardo alle vendite è più difficile capire come va. La gente si tiene stretta i dati, come ormai fanno anche negli USA solo che lì le dichiarazioni della AAP sono diventate meno pubbliche solo dopo che il mercato eBook aveva passato il tetto del 20%, da noi già all’1% siamo ridotti a non avere idee chiare sulle dimensioni del mercato…

Mondadori ci viene incontro con la sua Relazione finanziaria semestrale al 30 giugno 2012, una lettura da spiaggia che mi rallegra e che consiglio vivamente per iniziare i bambini alla lettura, dichiarando un fatturato eBook per Einaudi di 187.000 euro (p.16) in un mercato librario in cui, per il cartaceo trade, contribuisce con il 5% al 26,1% del gruppo (p.13). Se fossi scemo direi: “187.000 per 20 e per 2 e ci aggiungi un +50% di crescita perché sì e fa oltre 11 milioni di euro (con margine extra di 1-3 milioni perché il mercato digitale dà più spazio ad altri agenti, riducendo il peso percentuale dei big), ecco la mia previsione per l’eBook nel 2012”, ma visto che non sono completamente scemo e non sono nemmeno il tacchino induttivista di Russell, preferisco evitare di sparare stronzate. ^_^””

Il Rapporto AIE dice anche che a Mondadori stavano avendo 2000 download al giorno di media e che a fine aprile 2012 avevano già superato il totale di vendite dell’anno precedente (mercato triplicato a fine anno?), ma nella foga di scandagliare l’entusiasmante testo per scoprire se l’assassino era il maggiordomo, temo di essermi perso i punti in cui venivano dette queste cose. Mi fido del Rapporto AIE. Magari i dati di cui parlano erano altrove? Il Rapporto cita una relazione al 31 giugno 2012 che non mi risulta esistere…
In compenso ricordo di quando sotto Natale 2011 ebbero punte di 4000 download al giorno.

Comunque, giusto per rinfrescarvi la memoria, vi ricordo che la AIE dichiarava a inizio dicembre 2011 già 3 milioni e Tombolini un mese e mezzo dopo, passato il Natale, rilanciava con circa 3,7 milioni (e 500.000 download). Nel frattempo il mercato è cresciuto di tre volte o forse più. Magari la cifra tacchinosa sparata prima di 11 milioni (più l’extra) non è lontana dal vero, ma il modo con cui l’ho calcolata è indegna di un cervello pensante… ergo ipotizzo che qualche esperto in giro abbia fatto davvero così! XD

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“Non so quello che dico, ma ho una laurea alla Bocconi. E un Master.
Vuoi vederli? E vuoi vedere il mio diploma in Puffologia? Eh? Eh?”

Saltando di palo in frasca, o di ramo in ramo di banano per non discriminare i miei lettori dell’Africa Sublaziale, vorrei segnalare qualche altra curiosità di quelle che fanno sempre piacere per rinvigorire la fiducia nel mercato editoriale. Per esempio che un buon modo per vendere 146.000 copie non è scrivere un capolavoro, ma chiamarsi Luciano Ligabue e fare leva sui fan (Il rumore dei baci a vuoto, vendite nel 2012).

Oppure scrivere immondizia finto-erotica demenziale e pregare che Iddio ve la mandi buona. I mega seller spesso nascono così e lo trovo un buon motivo per affermare che Dio esiste, ci ascolta e ha un senso dell’umorismo malato:

Mondadori ha pubblicato il primo volume, Cinquanta sfumature di grigio, l’8 giugno, il secondo, Cinquanta sfumature di nero, il 26 giugno ed in sole tre settimane i due volumi hanno superato le 200.000 copie vendute, posizionandosi subito nei primi posti della top ten dei libri più venduti, anche in Italia. Il volume che concluderà la trilogia è stato pubblicato il 13 luglio con un lancio di 350.000 copie.

Un altro buon modo per vendere, non importa cosa hai scritto, è farti nominare in televisione da Saviano in un programma piuttosto seguito. Combinazione perfetta: televisione più programma seguito più Saviano. Con una combinazione simile potresti vendere di tutto, perfino una raccolta di poesie. Non ci credete? Beh, non ci credeva nessuno di mentalmente sano (la poesia per definizione non vende), eppure…

Infine, il caso editoriale più inusuale della prima metà del 2012: la raccolta di poesie diventata un bestseller. Ci riferiamo alla polacca Wislawa Szymborska, premio Nobel nel 1996, che ha spopolato in libreria dopo la sua scomparsa a febbraio (e dopo essere stata ricordata da Roberto Saviano alla trasmissione televisiva Che Tempo che fa).

Avete scritto un libro e siete disperati? Mettetevi d’accordo con Saviano per dividervi i guadagni. Venderete pure la carta con cui vi siete puliti il culo, altro che le poesie di un Nobel! Basta che Saviano si impegni a sufficienza!
Dopo questo incredibile risultato, e considerando quanto gli editori siano disperati, vedo all’orizzonte un futuro ancora più tetro di robaccia di ogni tipo spinta a colpi di apparizioni televisive. Più di ora.

In primo piano la diminuzione delle traduzioni. Nel 1997 il 24,9% dei titoli pubblicati erano traduzioni da una lingua straniera: in pratica un libro ogni quattro. Oggi sono il 19,7% (Tab.2). Nel 1997 il 40,3% delle copie stampate e distribuite erano di autori stranieri. Quattordici anni dopo questo valore è sceso al 35,8%. Anche se i titoli di autori stranieri pubblicati annualmente restano sostanzialmente invariati (tra i 9 e i 10 mila), sono quelli di autori italiani ad alimentare oggi la crescita dei cataloghi. Tanto che hanno dalla loro un +2% di crescita media.

Che gioia. Risparmiano sul costo della traduzione e ci forniscono, al posto della migliore selezione estera, quel che capita scritto a furia di starnuti da autori raffazzonati amiketti-di-amiketti. Pensate al Fantatrash attuale e confrontatelo coi tempi della storica Nord… ok, la Nord pubblicava un sacco di immondizia, ma rispetto ad adesso era un altro mondo!
Poi ci si lamenta che uno dopo aver letto Unika, i romanzi della Strazzulla e quelli di Swanwick poi diventa esterofilo… io mi preoccuperei se non lo diventasse: meglio esterofilo che coprofilo (e meglio un figlio ladro che un figlio autore di fantatrash).

E infine la pirateria.
A gennaio 2012 risultava che su 25 titoli best seller cartacei almeno 19 fossero stati già piratati. La cosa curiosa è la proporzione: 13 su 17 di quelli dotati di edizione digitale e 6 su 8 di quelli senza. Ovvero un 75% circa, tre ogni quattro, uguale.
Facile da capire se uno conosce un po’ i “pirati”, che in realtà in massima parte sono “bibliotecari digitali” che sopperiscono a un vuoto legislativo (vuoto a danno dei cittadini e basta) garantendo la salvezza di opere orfane, fuori mercato, e l’accesso alla lettura a chi non ha soldi per comprare né tempo da sprecare per andare a cercare una biblioteca con il libro di cui ha bisogno. Non importa se il libro è di carta o in eBook: importa se lo trovano interessante. Infatti gran parte delle opere piratate sono fuori mercato, chicche per appassionati che vengono salvate dall’oblio e dalla distruzione cartacea tramite la digitalizzazione “illegale”.
In più, considerando quanto siano pietose le edizioni digitali ufficiali, la norma è che anche se c’è l’eBook scelgano di creare l’edizione pirata a partire dal cartaceo, considerato più affidabile (ed è più facile partire con quello da zero che pulire un merdosissimo ePub di un grosso editore).

Fine dell’articolo.
Vi lascio con questa domanda:

science_valve

 

Dettagli sull'autore

Il Duca di Baionette

Il Duca di Baionette (Marco Carrara) è nato in un secolo, vive in un altro e crede di vivere in un altro ancora. Dal 2006 si occupa in modo costante di narrativa fantastica e tecniche di scrittura. Dal 2008 si occupa di editoria digitale sul suo blog Baionette Librarie, di cui si è autonominato Duca. Nel gennaio 2012 ha avviato AgenziaDuca.it per trovare bravi autori e aiutarli a migliorare con corsi di scrittura mirati. Gli stessi corsi forniti gratuitamente agli autori di Vaporteppa.

Nel gennaio 2013 ha ideato il progetto editoriale divenuto Vaporteppa nell’ottobre successivo, con la decisione di Antonio Tombolini, A.D. di StreetLib, di adottare la collana. Ora è Duca sia di Baionette che di Vaporteppa, un po' come Macbeth che ottiene una seconda baronia all'inizio della sua vicenda.
Nel gennaio 2017 ha avviato un canale YouTube.

Adora i conigli, gli scafandri da palombaro, i trattori e le fatine. Talvolta parla di sé in terza persona, come Silvio Berlusconi, i dittatori e i pazzi. Ops, l’ha appena fatto!

Permalink link a questo articolo: http://www.steamfantasy.it/blog/2013/02/05/rapporto-sullo-stato-dell-editoria-in-italia-2012/

33 comments

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  1. Angra

    La grossa libreria della catena Giunti nel centro commerciale Ipercoop di Genova era in pratica una metastasi della TV: entravi e trovavi piramidi di robaccia con su il nome di personaggi TV (stavo per dire “scritta da”). Ha chiuso.

    Un giorno forse storici e sociologi (magari da un altro pianeta) studieranno il caso dell’editoria italiana travolta da un disastro previsto e annunciato con minimo quattro anni di anticipo. Glielo auguro.

    A volte davvero è difficile capire i professionisti di settore, soprattutto capire in base a cosa sono considerati professionisti. Ricordo due ragazzini su un blog che predissero il fallimento di Urania Epix prima che uscisse il primo numero, solo a vedere la lista delle uscite annunciate. Epico! ^__^

  2. Guido

    C’è una gravissima imprecisione che inficia la fruibilità dell`intero articolo. E discrimina i negri. I banani non hanno rami né tronco, solo foglie con un lungo picciolo.

  3. Il Duca di Baionette

    Se sei sublaziale, ho ottenuto il risultato che volevo: hai notato l’elemento davvero importante per te!
    Se sei ariano invece è come se un cacciatore fosse caduto nella trappola per la tigre…

  4. Giacomo Brunoro

    Analisi superlativa, complimenti. Credo che la previsione degli 11 milioni sia molto verosimile, secondo me si potrebbe andare anche un po’ più in sù (ma vado a naso).

  5. Il Duca di Baionette

    Anche verso i 15, mia previsione a cavolo buttata là un annetto fa, chissà… e soprattutto chissà quando sapremo qualcosa di un pochettino preciso!
    Si tirano troppi numeri al lotto, inclusi quei 12 milioni nel 2011 riportati anche nel rapporto AIE e di cui ora non ricordo la fonte (AIE che però diceva 3 milioni a dicembre 2011). :-(

    Saranno tempi duri, di numeri lanciati a caso e cifre reali nascoste.

  6. Baccio

    Quando fecero la legge antimazon?

    Sarebbe interessante l’impatto sui lettori forti di quel simpaticissimo taglio degli sconti ..personalmente ho smesso di comprare libri per 4 mesi , ora ho ripreso ma in maniera molto piu’ soft.

    Il problema tu lo hai detto piu’ volte in un futuro digitale conterà la qualità dell’opera perchè chiunque avrà la possibilità di scaricare una versione della stessa.
    Sopratutto i lettori forti odiano essere presi per il culo.

    Ammetto che per il fantasy ormai è un dramma , esce tanta di quella robaccia che ammorba tutto , per la fantascienza è anche peggio non esce quasi nulla .

    Io rimpiango la fantacollana ho scoperto che mi mancano 4 romanzi della Kerr del ciclo di Deverry , il crollo della Nord è stata la disgrazia dell’italia , insieme alla fine dell’interno giallo …
    Fanucci ha retto e chiunque conosca il ciclo di dave duncan sà come :P

  7. Il Duca di Baionette

    Entrata in vigore a settembre 2011 quindi se ha inciso massicciamente sarà stato sul 2012.

    Volevo far notare, ma poi mi sono dimenticato, che dai dati Istat si vede un tracollo epico di lettori tra 1998 e 1999 (850.000 lettori deboli persi in un istante, oltre 1 milione di lettori medi, solo i forti in leggera crescita) da cui ci siamo ripresi solo nel 2002.

    E che proprio il 2008, anno dell’inizio della Crisi Eterna, di cui il Rapporto AIE fornisce un grafico di consumi alimentari e non alimentari che precipita in quell’anno, vi è il famoso effetto anticiclico: +700.000 lettori, quasi tutti deboli, con un leggero calo dei medi compensato da un aumento superiore dei forti.
    Domani se mi ricordo posto il grafico dei consumi “non librari”.

  8. Netherim

    Questo articolo è molto interessante e quindi colgo l’occasione per “delurkarmi” (@Duca Sono M. G. quello che ti ha tempestato di domande sulle armi da botta e le cotte di maglia :D)
    Vorrei dire la mia su un paio di questioni, che si attorcigliano attorno a questa, come i serpi del caduceo di Mercurio (:D)
    La prima è la seguente: i lettori deboli, sono la linfa con cui questa marcia editoria ha tirato a campare fino a ora. Cioè, non contesto i dati sui lettori forti, che sono il vero motore del mercato, ma solo che, siccome sono più volatili e sensibili alle mode, i lettori deboli sono più facilmente manipolabili e raggirabili. Mi spiego meglio. Se io, lettore forte, mi rompo le scatole dell’editoria, me ne vado e mi rifugio tra gli ebook piratati. Giusto. Ma accontentare un lettore forte è molto difficile, sopratutto se i libri li legge per davvero ed è selettivo, cioè non compra proust solo perché “oddio non hai letto proust!!!”. Ecco un tipo di lettore del genere richiede la cosa che gli imprenditori falliti (quali gli editori) non sono mai disposti a fare: investire. Investire denaro, tempo, ricerche per pubblicare, tradurre, incentivare anche esordienti che meritano piuttosto che i soliti amici etc. Il lettore forte non lo inganni con la pubblicità o con i vampiri gnokki o le mezzelfo con le tette di fuori (va be’, a suo tempo comprai il primo (e solo quello!) della troisi e sì, forse le tette hanno influito, ma poi sono rinsavito e ho lasciato perdere quell’autrice :P). Invece un lettore debole, che segue le mode, lo manipoli come vuoi. Crei un caso, es la ragazzina porca che parla di cose sporche. Ti basi sul passaparola, sulla pubblicità degli amichetti compiacenti (scrivevo su un giornale importante, anche se solo a diffusione regionale: le recensioni si facevano dalla quarta di copertina, ovviamente solo di persone segnalate dal redattore capo della redazione locale) sulla pubblicità, e te la cavi con poco: un po’ di carta igienica in forma di libro, qualche scemenza a spruzzo ed è fatta. Quelli sì, sono lettori volatili, ma almeno non devi impegnarti a trovare un fuoriclasse, ma puoi pubblicare amici e parenti, fare una barca di soldi, favori, ottenere notorietà etc. Inoltre i lettori deboli non hanno ereader e a a volte neppure i tablet o non sono disposti a usare apparecchi elettronici per leggere. Molti reagiscono anzi indignati, dall’alto della loro cultura, alla proposta di leggere un libro in digitale. “No i libri sono di carta!” strillano. Ovviamente, ne leggono solo uno l’anno e perché lo leggono tutti (qualcuno ha detto 100 colpi di spazzola? Qui in sicilia era un tormentone, mannaggia a fazi!)
    Insomma, per farla breve, gli imprenditori onesti e seri puntano su una clientela informata, quelli che vogliono truffare sui babbei.
    Quindi la colpa di tutto ciò, oltre che degli editori, è dei lettori deboli, che ancora non sanno cosa faranno da grandi, per così dire. La verità è che l’editoria digitale, anche autopubblicata, è la migliore risposta anche al preoccupante aumento della censura in tutta europa. Prima ti potevano impedire di stampare, ma adesso non devi avere altro che libreoffice o analogo, fare un pdf e/o convertirlo in epub e pubblicarlo su un sito o un blog gratuito. Eviti di dover pagare editori, di sottostare a leggi e leggine etc. Il futuro è del digitale: solo gli sciocchi e gli editori (quindi gli sciocchi) non lo capiscono.

  9. Emiccì

    Una curiosità (stupida), visto che io sono una grande acquirente di libri usati: se io compro in una catena come il Libraccio è comunque un acquisto che viene registrato oppure siccome sono “di seconda mano” non contano?
    Temo inoltre che succederà quello che è successo con la musica: lotta alla pirateria (che oltre a farti prendere grandi incazzature perché non trovi più i libri che vuoi non “risolve” nulla) ma nessuna reale soluzione al problema dell’immondizia sul mercato.

    Infine: io sono sublaziale montanara, freddo, neve e zero banani. Come mi colloco? :D

  10. LeoSorge

    Quanto scrivi! B-) Sono d’accordo su tutto e propongo la mia sintesi.
    1) gli ebook aumentano con celere regolarità la loro penetrazione nel mercato globale;
    2) l’avvento della Rete e delle sue metriche (su dati certi) mette in crisi il mondo precedente, basato su ipotesi e non su numeri certi;
    3) chi sa operare con metriche certe può guadagnare con una attività ben fatta che si scontra comunque con chi promuove per vendere a strappo.
    Aggiungo anche un mio commento.
    4) qualsiasi nuova tecnologia impone una revisione dei processi, che inizialmente rinnova il modello precedente per poi generare un modello nuovo.
    Al momento mi sembra che in tutto il mondo siamo ancora al rinnovamento, senza raggiungere la generazione. Dopo aver generato piattaforme di e-publishing, la parte più forte del rinnovamento attuale è lo spostamento da publisher a self-publisher. Né le piattaforme né il self-something stanno però generando un modello nuovo.
    Che ne pensate di sintesi ed aggiunta?

  11. Herduk

    I forti lettori e in generale chi possiede adeguate librerie in casa (più di 200 volumi, il che fa un po’ ridere visto che i forti lettori “veri” ne hanno migliaia in casa)

    Mi hai sconvolto.
    Mi ero considerato lettore forte(*) (media di 3-4 libri al mese), ma non avendo migliaia di volumi in casa mi sento sminuito :)
    Se hai voglia e tempo, mi spieghi questa cosa?

    (*)
    considerando la media italica.

    Usa l’aritmetica degli acquisti su mesi e anni + libri passati già presenti in famiglia + dati Istat su legame tra genitori che leggono molto e figli che leggono molto + significato concettuale della libreria intesa come possibilità di letture extra, estrai significato e deduci casi anomali in cui avere solo 10 libri in casa non modifica l’essenza della questione. In realtà si riduce tutto ad aritmetica e buon senso. Io di certo non scrivo un articolo perché se la comprensione di un fatto banale non è istantanea allora la spiegazione richiesta è lunga e articolata.
    La domanda è un derailing rispetto alla questione editoriale quindi i lettori che volessero rispondere verrebbero censurati per non inquinare i commenti con considerazioni inutili.

    Nota del Duca.

  12. Alberello

    LIFO o FIFO?

    Nel caso dell’editoria io parlerei di: Fist In Fist Out.

    Esperto di Marketing: “Dottò, sur blogghe di un tizio dicono che c’abbiamo er TIFO.”
    Editore: “Cazzo Asdrubale, te l’avevo detto che a furia di mangiare merda, qualcosa l’avremmo presa!”
    Esperto di Marketing: “Secondo i dati, una Salmonella da du chili, ce lo magnamo al forno?”
    Editore: “Mannaggia a me quando ho deciso di assumere il cuggino della mia amante.”

    Oppa Gonzo Style, yo.

    A proposito di ciò, hanno mostrato alle Iene un servizio in cui parlavano dell’industria del porno statunitense. In quel caso hanno capito che le nuove tecnologie (internet, youtube ecc.) avrebbe intaccato le vendite di VHS, DVD ecc. e quindi semplicemente sono le case di produzione stesse a fornire gratis il materiale pornografico in digitale. E guadagnano sulla mole di dati che ci gira intorno, banner pubblicitari compresi.

    è bello notare ancora una volta che le persone che lavorano a contatto con i libri (e quindi si presume cultura) sia più ritardata di coloro i quali semplicemente vendono l’immagine del proprio corpo.

    “L’ebook è solo una moda passeggera, non ne voglio sentir parlare!”
    (Scrittore fantasy che chiudendo gli occhi e le orecchie pensa che il mondo si fermi, come i bambini).

  13. nicholas

    Articolo godibilissimo, plauso al Duca come sempre.
    Anche senza i numeri la situazione dei lettori forti è sotto gli occhi di tutti (e poi “lettori forti”? con 12 libri? Siamo seri, considero forte uno che ne legge almeno il doppio e ne acquista 4 volte tanto).

    Una cosa che i gradi editori si dimenticano quando si parla di ebook è la comodità di acquisto, per me questo (al di là del costo) fa la vera differenza.
    Voglio un libro? Attacco internet lo scarico sul tablet (per ora, domani sul kindle) e lo leggo.
    Tempo stimato: 5 minuti di cui 4 passati su FB.

    Se voglio comprare un cartaceo devo girare almeno 4 librerie, fare n! telefonate (con “interesse per il libro” < n < "rottura di palle per i commessi idioti") per sentirmi dire
    "non ce lo abbiamo"
    "lo potete ordinare?"
    "si"
    "quando arriva?"
    "non lo so 3 o 6 mesi o di più"
    "circa?"
    "non ne ho idea"
    "se le lascio la mail o il cell mi può avvisare?"
    "no"

    Tempo stimato: 4 giorni, in 4 giorni un libro lo leggo non lo cerco.

    Ma come dice giustamente lo Duca mio 4 anni non bastano a capire il mercato in cui operi, parafrasando Barney

    "credi davvero che incontrerai una stupenda libraia mentre compri un hard cover in libreria? Nessuna di queste tre cose esiste più."

  14. Il Duca di Baionette

    è comunque un acquisto che viene registrato oppure siccome sono “di seconda mano” non contano?

    Per i dati degli editori contano solo i soldi che gli arrivano. Se compri e non gli arrivano soldi, non gli interessa.
    In una ricerca sulle vendite in relazione al mercato editoriale di un dato anno, per capire flessioni o meno, non è una cifra interessante.

    Per Istat o altri, devi interrogare il singolo curatore della singola ricerca per sapere se la domanda include anche i volumi di seconda mano su eBay, Libraccio ecc…

  15. Il Duca di Baionette

    Uno spunto visivo della lettura anticiclica rispetto alle crisi dei consumi di altre cose, come indicato nel commento.

    Linea Gialla: alimentari.
    Linea Rossa: non-alimentari.
    Linea Bluastra: entrambi.
    (Valore di partenza 100)

    Istogramma: lettori da almeno 1 libro all’anno.
    (In milioni a destra)

  16. PlatinumV

    Ti dico la verità: una volta leggevo tantissimo. Altro che 10 libri l’anno, sarà stato uno a settimana. Poi con l’università il tempo da dedicare alla lettura è diminuito. Una volta laureata, ho ripreso a leggere ed è successa una cosa che non mi sarei aspettata: non avevo niente da leggere.
    Girando per librerie, anche provando nuovi generi, niente di niente, di niente. Mi sono trovata a comprare libri e a lasciarli là dopo i primi capitoli. Penso di aver abbandonato al più due libri in tutta la mia vita fino a qualche anno fa. Ultimamente, sono più quelli che restano sulla mia mensola che quelli che riesco a finire e non è da me. Così ho smesso di comprare, perché mi pare di buttare i soldi.
    Sono praticamente diventata una lettrice da un libro l’anno (vergogna, vergogna, vergogna). Anche se, mi sono resa conto solo ora, on-line leggo di tutto.
    Quindi, per quanto mi riguarda, sono totalmente d’accordo con te. La scelta in libreria è penosa e quelle 4 cose che dovrebbero tradurre, non vengono tradotte. Abbiate pietà di noi, ho già in wishlist un lettore ebook. Per ora mi accontento di leggere sul telefono.
    V

  17. Il Duca di Baionette

    La condizione dell’editoria è tragica.
    Per un lettore che cerca la qualità e ritrova la fantascienza del passato in tanti cafonissimi Urania di terza-quinta mano o piratati, e in tanti libri stranieri non tradotti, la sensazione guardando gli scaffali di una libreria fisica italiana è di smarrimento.

    Passare dalla Vera Editoria all’Editoria Italiana Attuale è come affrontare un viaggio a velocità relativista e tornare a casa dopo 500 anni, trovando che il proprio mondo in realtà non esiste più.
    L’esperienza straniante da reduce del Vietnam, come quella descritta in Guerra Eterna di Haldeman.

    Ma gli editori non possono capire perché in gran parte sono ignoranti come capre, Guerra Eterna nemmeno lo hanno letto (e se hanno visto Rambo non lo hanno capito) e all’effetto “reduce” che accedere alla Vera Editoria procura a chi poi affronta di nuovo quella Italiana Attuale non ci pensano nemmeno.

  18. MattoMatteo

    I forti lettori non sono topi di biblioteca disadattati che non sanno usare un mouse, come gli editori pare sperassero, ma sono i primi ad avere i mezzi e le conoscenze per ribellarsi se il Sistema Editoriale li fa incazzare (e a guidare la rivoluzione, in attesa che gli altri si uniscano).

    Ti dirò… se da un lato questa situazione mi fà sperare bene (finalmente gli editori capiranno che stanno sbagliando tutto, e vi porranno rimedio), dall’altra non posso non ricordare questi due link (1 e 2), e temere che, parafrasandoti, “gli editori abbiano un Q.I. ad UNA cifra”.

    P.S.: dopo aver letto questo ed altri articoli, ho deciso che comincerò anche io a comprare e-book (e forse anche un lettore, più avanti).
    Mi rendo conto ora che il mio atteggiamento “i veri libri sono solo quelli su carta” è da pitecantropo (mentale, più che fisico). Nonostante i miei timori sull’efficenza degli e-book, l’attuale atteggiamento degli editori ormai rende i loro vantaggi maggiori degli svantaggi.

  19. reno

    Si anche per me andare in libreria è diventato uno sforzo. Fantascienza e fantasy li salto appieno. Mi butto sul settore storico. E qualcosa trovo.
    Insieme a Urania stanno scomparendo anche i cartacei Osprey. Molti ormai li vendono in pdf o kindle e così li salvano.

    In merito al capitalismo editoriale italiano ho chiamato alcune case editrici (grossa e piccole) per chiedere loro se intendono ripubblicare un libro fuori catalogo. Rimangono sconvolti. Manco avessi chiesto il manuale per una bomba atomica.
    Non si rendono conto della semplicità della domanda.

  20. Baccio

    Il problema è che noi pensiamo che le case editrici siano razionalmente organizzate, in realtà la maggior parte dei libri non piu’ pubblicati sono in un limbo sopratutto di diritti.
    Mi spiego un mio amico che lavora per mondadori mi diceva che avevano fatto fatica a raggranellare libri per la serie dei meridiani da edicola , io gli avevo fatto un elenco di libri che potevano interessargli ma mi diceva che di diverse case editrici esistono solo di nome.
    Mi aveva raccontato che il tizio che si era messo a fare negli oscar la roba di warhammer ( che non era eccelsa ma era divertente rispetto a strazzu e licie varie)
    è stato promesso e la serie di orus è stata lasciata per l’ennesima volta nel nulla.
    Il problema che in Italia non esiste niente più di organico ma si và per autori .
    Un autore vende ? ad esempio martin ok tutti su martin
    ed esce anche cose inguardabili o cose su cui ha messo a malapena il nome.

  21. reno

    Un autore vende ? ad esempio martin ok tutti su martin
    ed esce anche cose inguardabili o cose su cui ha messo a malapena il nome.

    più tutti gli italiani che si getteranno a imitarlo.
    Che poi non ci sarebbe niente di male se imitandolo riuscissero superarlo o a creare varianti più originali.
    Il problema è che molti ricalcano martin. Così gli editori saranno ancora più predisposti a pubblicare per la teoria del “andiamo sul sicuro”.
    Comunque bisognerà vedere quanti titoli compariranno in libreria con il nome “Trono” dentro. Soprattutto con le terza stagione che non so quando partirà.

  22. Baccio

    mondadori stavo scherzando :
    http://www.fantasymagazine.it/notizie/18625/mondadori-punta-su-george-r-r-martin-mai-pia-un/

    ok tutto mondadori , qualcuno ha mai parlato di chi ha organizzato la collana hd della rizzoli?
    Sarei curioso di capire chi c’è dietro a quel fallimento :P

  23. painnet blade

    L’articolo e i commenti sembrano convalidare la tesi, peraltro largamente intuibile, di una crescente sfiducia nell’editoria italiana, confermata a tutto campo dai dati di vendita. L’idea su come procedere in tempi futuri per contrastare questo declino, in linea generale (non tanto nel contenuto del post), non sembra però chiara. Il grande calderone della rete ridonda di erudite esposizioni e fredde analisi , ma da parte dei lettori, degli scrittori e, in linea di massima, nella fascia d’utenza del bene letterario propriam detto, non si riscontrano attività e iniziative comuni per reagire a questo stuatus. M’è parso d’aver letto qualcosa di Franco CArdini riguardo la difficoltà oggettiva in questo paese di rendere pervi determinati canali comunicativi, in modo da consentire una miglior circolazione delle idee.Questi conclude: ‘bisogna organizzarsi!’ Problema complesso, siamo d’accordo, che vedo sostanzialmente legato ai numeri in rosso annotati a più riprese anche dai commentatori. Premesso ciò mi domando come si muove la massa dei fruitori e dei potenziali creatori di narrativa. Me lo chiedo da un po’: quali iniziative vengono promosse, ad esempio in rete, per sollevare gli editori dal fardello di inediti che giugono quotidianamente ai loro tavoli valutativi?. Questo, amio avviso il grosso quesito da risolvere in via prioritaria. Ma di indicazioni,forse per mia inettitudine, non mi pare di averne trovate. Sarebbe interessante ricevere un orientamento specifico in questo senso. Ed ora, dica Duca

  24. Il Duca di Baionette

    I problemi si risolvono risolvendoli.
    Sembra una tautologia, ma scartare le “verità ovvie”, come spesso si fa, è la morte del pensiero razionale. Proprio perché una “verità ovvia è ovvia” significa che va posta al centro di ogni pensiero e azione, usandola come criterio per valutare tutto. È ciò che l’editoria italiana NON ha fatto.

    Cosa causa i problemi degli editori nel lungo periodo, ovvero da decenni? Aver rinunciato a criteri oggettivi per valutare le opere e aver invaso il mercato di immondizia curata male o tradotta peggio, ad alto prezzo.
    Questo ha eroso il numero di lettori… no, non è normale che abbiamo forti lettori a 12-15 libri l’anno quando da altre parte gli stessi sono da 50 libri.

    Se smettessero di preoccuparsi delle mode e assumessero personale addestrato, istruito e competente, risolverebbero i loro problemi.
    Sarebbe un lavoro duro, lungo, perché i lettori sono diventati non-lettori per il disgusto (Istat 2007, 29,8%) o hanno sviluppato un forte odio verso l’idea di pagare gli editori, ma se tenessero duro i frutti arriverebbero.
    Ma non voglio/possono farlo, come già detto in passato.

    Quindi, come si esce da una crisi costruita dall’aver lavorato con mancanza di professionalità, idiozia e malafede massacrando così la fiducia del pubblico e la lettura?
    Lavorando con professionalità, intelligenza e buona fede… prima che sia troppo tardi, in modo da ricostruire la fiducia dei clienti e aumentare la lettura.

    Ne avevo già parlato qui:
    http://www.steamfantasy.it/blog/2012/04/05/come-gli-editori-vi-vorrebbero-e-un-futuro-poco-roseo/

  25. painnet blade

    Cosa causa i problemi degli editori nel lungo periodo, ovvero da decenni? Aver rinunciato a criteri oggettivi per valutare le opere e aver invaso il mercato di immondizia curata male o tradotta peggio, ad alto prezzo.

    Ammappete Duca! NOn chiedevo tanto. La vostra risposta mi ha impressionato (e commosso)? Perchè mi dice, Duca?
    Ebbene sono quasi due anni che vado cercando nella rete (ma ero giunto ad una totale frustrazione ed all’abbandono) persone che credessero semplicemente in questo assunto.
    Sono stato scacciato vilipeso, denigrato o al meglio ignorato, su blog come MInima e MOralia, vibrisse,Doctor Blue, tanto per citarne alcuni,o censurato grossolanamente (NazIndiana), solo per aver accennato a questa ipotesi, tant’è vero che qui mi sono quardato bene dal farlo.
    Ma ora, voi rinvigorite le mie speranze.Se posso permettermi di disturbarla ancora Duca, vorrei chiedervi di dare uno sguardo al commentario (brevissimo le assicuro) su questo post http://www.anonimascrittori.it/editoria-indipendente-anonimascrittori-intervista-la-ponga-edizioni/. Nn pretendo la grazia di un parere, ma qualora la sua benevolenza me lo concedesse, gliene sarei infiniamente grato.

  26. Il Duca di Baionette

    Nello specifico, sui criteri, mi riferisco a quanto indicato molto sommariamente qui http://www.agenziaduca.it/principi-della-narrativa/ e di cui proseguo spiegazioni e analisi coi clienti paganti, fornendo circa 40 pagine (in crescita) di teoria spicciola scritta da me.

    Una fogna di raccontato spinto come certa roba della Murgia (mi sfugge il titolo di cui mi hanno parlato tanto male e che ho sfogliato per curiosità) o del Corona non ha spazio in un’editoria sana, fondata sul desiderio di guadagnare tramite una gara di qualità sulle specializzazioni scelte, ottenendo il triplice scopo di portare avanti l’Arte, innalzare e istruire il pubblico tramite la potenza della catarsi narrativa e incassare da questo benefico effetto portato.

    I “mercanti di morte” delle fabbriche di armi e munizioni hanno un’etica professionale ben superiore agli editori: evoluzione, qualità e miglioramento sono legate al guadagno, in una competizione strettissima con i concorrenti.

  27. painnet blade

    Cado Duca…cado stecchito sulle vostre ultime, illuminate parole. Leggevo proprio poche ore fa qualcosa di straordinariamente assonante:

    Soldati e comandanti conservano sempre nei loro reciproci rapporti un contegno molto più elevato di quanto non sia quello degli editori. Per il momento almeno, ogni civiltà su basi militari si trova ancora al di sopra di tutta la cosiddetta civiltà industriale, quest’ultima, nella sua configurazione attuale rappresenta la più volgare forma di esistenza che sia mai stata concepita fino ad oggi. E’ singolare che l’assoggettarsi a tiranni e condottieri d’eserciti è sentita in maniera meno penosa che sottostare a persone poco interessanti quali sono i magnati dell’industria (di cui fa parte l’impresa editoriale)ma l’assenza del tratto superiore e la famigerata volgarità (di gusto) degli editori dalle rozze mani grassocce fanno nascere in lui l’idea che solo il caso e la fortuna l’abbiano messo al di sopra degli altri

    parere su Kelledda (Michela Murgia) a parte, che mi dite delle disamine di quel fisico di nota fama? Le avete riconosciute? o qntmeno ne avete colto i più reconditi significati? Avete capito, insomma, di chi si trattava?

    Prendo tempo per consultare con attenzione il documento che mi avete cortesemente proposto. se mi darete un giorno e se sarà gradito al vostro aristocratico interesse, ne commenterò i passi con il dovuto riguardo.

  28. Il Duca di Baionette

    Heisenberg, credo, ma non ricordo assolutamente il contesto e neppure se può essere spendibile nell’ambito neoaristotelico della narrativa come forma di retorica… di sicuro, in quelle singole frasi, fa storcere il naso ai criteri di chiarezza, precisione e sinteticità di Strunk, White e Aristotele.

  29. painnet blade

    Sì, aggiungerei anche, e soprattutto, platone (in termini di filosofia della conoscenza), ma per ciò che concerne la carenza di ‘chiarezza’ potete star certo che a un fisico delle particelle tutto gli si può imputare fuorchè la mancanza di argomantazioni e di solide basi critiche attraverso metodiche rigidamente dimostrative, che vanno ben oltre quindi, le ordinarie aspettative del comprendonio comune.
    Se lo scritto che mi avete segnalato me ne fornirà occasione, cercherò di estendere meglio il contesto a cui si riferivano i passaggi di Heisenberg.
    E adesso iperpaziente Duca vi libero di cotanto disturbo e nell’attesa della prossima comunicazione vi ringrazio per la godibilissima chiacchierata. Vi auguro di trascorrere una buona nottata, ma se intendete proseguire non avete che farmene cenno, mi disporrò in buon ordine alle richieste della vostra insindacabile volontà.

  30. Il Duca di Baionette

    Non ho particolari interessi a parlare di quanto indicato nelle pagine sulla retorica narrativa di AgenziaDuca.it, anche perché sono becera riproposizione (con aggiunto lo spunto del legame coi retori antichi) di quanto detto da Booth, Flaubert e altri, con ben poco di mio se non qualche esempio spicciolo (gli aggettivi, i dialogue tags). Tutto fatto molto più alla buona, senza quell’approfondimento fondamentale e di visione di insieme con cui ho curato la teoria vera e propria che uso con gli allievi.
    E poi sarebbe off topic rispetto a questo articolo.

    Però se mi segnali dove trovare più informazioni sul pensiero di Heinsenberg riguardo l’arte, vedrò di mettere il tutto in coda di lettura.

  31. painnet blade

    scusa Duca, ho avuto problemi di connessione per tutto il giorno. Mi sembra di capire che siamo andati fuori tema. Bhè, sarà pure vero però è innegabile che la questione valutativa mantenga una certa importanza ed è assolutamente vero che sia legata al problema delle vendite, di cui s’è detto in questo post.
    Duca po3st indicarmi qualcosa di più mirato (sui criteri valutativi) già dibattuto in questo sito? Come ti dicevo in altre sedi – e parlo di ambienti di alto livello – la questione pare non disturbare nessuno: l’assunto più comune, pur riconoscendone i limiti, sembra pertanto risultare il vcchio e mai suerato ‘de gustibus’. In molti si affannano a ricordare che il prodotto artistico non sia strettamente quantificabile. Questo può esser vero se si riferisce al metodo deterministico-matematico,tuttavia…
    La fisica dei quanta insomma ha aperto illuminate prospettive e, soprattutto, le ha formalizzate in leggi, dissipando quell’alone di fumosità sollevato dalla scetticità (incapacità) supponente dei cattedratici. Ma questa, per quanto interessante, è un’altra storia.

    Se ti va di proseguire, Duca, puoi usare l’e-mail, sennò ti saluto con simpatia. Leggerò il link riportato per cultura personale.

    tre domande comclusive:
    – tieni corsi di scrittura?.
    – dove ?
    – curate quindi anche la valutazione critica di un manoscritto?

    Per quanto riguarda WHeisenberg, un testo interessantissimo e assolutamente divulgativo in cui si parla d’arte è: Fisica e filosofia (il saggiatore Ed.)

  32. Il Duca di Baionette

    Sufficienti risposte sono qui: http://www.agenziaduca.it

    Unica modifica sui “servizi”: ho visto che fare schede come scusa per insegnare non funziona perché gli errori concettuali e spesso anche i modi in cui si manifestano sono sempre gli stessi, sempre identici in ogni autore, per cui sprecare tempo a leggere un romanzo, sprecare il tempo a personalizzare la teoria usando solo esempi dall’opera ecc… non serve.
    Da un paio di mesi faccio solo insegnamento: si pagano 100 euro, si riceve il materiale di teoria da studiare come base prima di proseguire, poi si riscuotono a piacimento nel tempo i 100 euro spesi sotto forma di 150 euro di lavoro come spiegazioni via skype basate su domande libere o commenti di esercizi fatti fare (20 euro l’ora) e editing sui propri brani (3-4 euro a cartella). Tipicamente 5 ore di lezione in 3-4 sessioni, arrotondate sforando a ogni sessione di anche 15-20 minuti diventano anche 6 ore reali, e circa 15 cartelle di editing.

    Il sistema funziona. Gente che scriveva in modo indegno fino a pochi giorni prima è diventata rapidamente più capace a fare line editing degli editor delle CE di cui ho visto il lavoro e/o le idiozie postmoderniste italiote (“c’è solo il gusto”, manca solo “anche la fisica è solo una narrazione come un’altra”) che dicono. Mentecatti strisciati fuori da Fashionable Nonsense di Sokal.
    Come scrittori migliorare è molto più lento, ma anche li i risultati sono stati molto buoni e già ora scrivono a livello tecnico meglio della massa degli autori in libreria, ed erano partiti dal loro livello.

    La pagina dei servizi verrà aggiornata presto.

    Chiuso OT.

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