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Dic 27

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Michela Murgia da quale pulpito sfotte Fabio Volo?

Michela Murgia ha aggredito in televisione la nuova opera di Fabio Volo. Lo avrete saputo, immagino, visto che il video è stato fatto rimbalzare anche da Repubblica ed è diventato virale perché, diciamolo, dare addosso a Volo è un modo facile per avere consensi dalle masse che amano odiare. Salvini ha i gli zingari da insultare, gli intellettuali hanno Volo. Nessuna superiorità morale del secondo caso sul primo.

Lo spezzone proviene dal programma Quante Storie di Corrado Augias, su Rai Tre. Eccolo qui:

Nulla da eccepire, tutte critiche legittime.
Il libro di Fabio Volo contiene solo domande su pagine prive di ulteriore testo, però il lettore lo sa benissimo prima di comprarlo. E lo sai quali altri “libroidi” (oggetti che del libro hanno solo la forma del “volume”: due copertine che contengono pagina rilegate) hanno tante pagine bianche con pochissimo testo, sono diffusi in libreria e la Murgia però non sembra scandalizzarsi? Le agende.

Senza considerare che esistono certe sillogi poetiche con dei brani brevissimi, in pagine per il resto bianche, che proprio come le domanda di Volo dovrebbero stimolarci a pensare e a riempire col nostro vissuto e le nostre riflessioni un libro formato per il resto di poche parole. E quindi?

Esponiamo la questione in modo più preciso e cerchiamo di capire il ragionamento della Murgia. Entriamo per un attimo nella sua testa, senza pregiudizi, e seguendo l’invito del professor Dubois in Fanteria dello Spazio ricostruiamo il pensiero della Murgia che, bontà sua, non ha avuto la cortesia d’animo di esprimerci le sue idee in logica simbolica. “10 punti in meno per FanteriaMobileD’Oro!” strillerà il professor Severus Dubois… e 10 in meno pure per noi di BaionettaVerde visto che non realizzeremo l’albero di verità / tableau proposizionale o altra merda altre cose bellissime.

Cose brutte che accadono in posti tristi.

Premesse del caso:

  • I libri di narrativa e di saggistica sono accettabili.
  • Alcuni libri sono firmati da Fabio Volo.

Queste prime due le tiriamo fuori da quanto dice la Murgia, grossomodo. Però non bastano affinché lei possa fare questo discorso. Ne aggiungiamo altre due, necessarie a giustificare che lei abbia diritto a fare il discorso in sé (quindi non legate al discorso stesso vero e proprio).

  • I libri composti da pagine pressoché vuote sono accettabili in libreria (es: agende).
  • I libri che non contengono né narrativa né saggistica sono accettabili (es: vocabolari).

Questa terza premessa è necessaria anche solo perché la critica a Volo esista in questa forma (si veda quanto scritto nell’articolo dopo la foto di Volo) mentre la quarta è lì solo per fare una battuta dopo… o avete motivo di ritenere che la Murgia sia contraria ai dizionari?
Se per questo anche la prima premessa non è che fosse uscita proprio dalle sue labbra: la diamo per scontata noi, per motivi simili a quelli indicati per la terza premessa dopo la foto di Volo.

È possibile controllare i singoli libri di Fabio Volo e rilevare che a meno che l’autore stesso non sia un problema, quelle dovrebbero essere opere accettate (nel senso di “non stroncabili così brutalmente”, ma i torniamo dopo). Giusto? Se non fosse così, significa che abbiamo sbagliato a scegliere le premesse dopo aver ascoltato la Murgia. La Murgia ci comunica, riguardo le precedenti opere di Volo, che:

  • I libri firmati da Fabio Volo sono accettabili.

Lo dice la Murgia, non io. Ora analizziamo il nuovo caso di opera di Fabio Volo:

  • Il libro non è narrativa né saggistica.
  • Il libro è composto da pagine pressoché vuote.
  • Il libro è firmato da Fabio Volo.

La Murgia però ci comunica che questo libro è inaccettabile (ovvero lo stronca e  fa capire che Mondadori deve vergognarsi ad averlo pubblicato). L’unico modo per dare un senso a questo curioso responso, all’apparenza in contraddizione con quando noto prima, è migliorare la nostra comprensione del pensiero della Murgia e introdurre una condizione a partire dalle premesse (errate) che avevamo e in base a quanto la Murgia ha detto sul fatto che le precedenti opere di Volo non le avevano creato tali problemi (la condizione per stroncarle così brutalmente non sussisteva) e che il problema di questo era il “non averlo scritto” da parte di Volo:

  • SE Il libro è composto da pagine pressoché vuote E Il libro è firmato da Fabio Volo ALLORA Il libro non è accettabile.

È esattamente quello che dice la Murgia. Verificate il punto in cui dice:

io non avrei mai stroncato un libro di Fabio Volo se Fabio Volo i libri li avesse fatti [piccolo impappinarsi, la Murgia torna indietro] questo libro lo avesse fatto come ha fatto gli altri, cioè scrivendoli.

Riuscite a vedere la presenza del SE-ALLORA nella dichiarazione della Murgia?

E ora il momento per i nostri lettori più speciali: perché all’apparenza uno può credere che affidarsi all’intelligenza dei lettori in modo di non dovergli ri-ripetere tutto come se fossero Forrest Gump sia una buona idea, ma se superi il migliaio di lettori su un articolo, per quanto sia tutto chiaro, uno o due bambini speciali (non qui, su facebook) li becchi! Qualche precisazione extra a prova d’idiota, yuppie!

La cosa è già a prova di “bambini speciali” direi, ma devo proprio sottolineare l’evidenza ovvia mettendo la magica rotellina dell’elenco puntato per rendervi chiaro che la nostra primissima affermazione si è dimostrata ERRATA perché non sapevamo il pensiero della Murgia (nooo, dai?) e che ora va corretta per permettere alla dichiarazione della Murgia di funzionare? Ovvero che esiste (almeno?) un libro vuoto che non le sta bene, proprio come ha detto, borgoddio? . ^__^

Ci eravate arrivati da soli visto che 1. lo scopo è scoprire le premesse in base a quanto la Murgia ci dice (e quindi le correggiamo mano a mano che apprendiamo) e 2. le frasi scritte vanno lette anche se non hanno le rotelline accanto, giusto?
Ma per i bambini speciali che abbisognano di elenchi puntati speciali se no da soli non riescono a fare due più due (che bella vita di disagio sociale e psichico), ecco la rotellina della felicità:

  • Esiste almeno un libro composto da pagine pressoché vuote che non è accettabile in libreria.

Torniamo alla Murgia che dopo sottolinea di nuovo la natura esatta del problema:

Il problema è che questo libro, che da qui in poi chiamerò libroide, non è scritto. Cioè le pagine interne non sono scritte, ma sono compilate in forma di taccuino

Questo è molto importante da sapere, perché ora possiamo rendere più precisa una nostra precedente affermazione che risultava incompleta per mancanza di informazioni:

  • SE Il libro è di narrativa o saggistica E Il libro è firmato da Fabio Volo ALLORA Il libro è accettabile.

Sottinteso che i libri di narrativa o saggistica sono “scritti”, eh! Abbiamo diversificato apposta. Anche perché se fossero vuoti come farebbero a essere narrativa o saggistica?

Questo ci lascia molte curiosità: e se il libro è qualcosa di diverso, né narrativa né saggistica, se per esempio Fabio Volo pubblica un dizionario Italiano – Fucktard? Ho dato per scontato nelle premesse che la Murgia non sia contraria ai dizionari, ma correggetemi se sbaglio: tanto è ininfluente per questo caso.

Inoltre i precedenti otto libri di Volo sono tutti catalogati come romanzi… forse dovremmo scomporre la condizione trattando solo la narrativa e domandarci se un’eventuale saggistica di Volo sarebbe o meno accettabile? Beh, la condizione dello “scrivendoli” usato dalla Murgia, che non parla espressamente di narrativa, in teoria sarebbe rispettata…

Corri la vita. Scendi il cane e piscialo. Esci i soldi. Anche la beneficenza ha un altro sapore con Volo…

E soprattutto… perché ce lo domandiamo? Sì, se non avete colto la parte precedente era ironica (mettete una bandierina quando raggiungete la cima della gaussiana, prima di proseguire verso destra), ed era lì per chiarire la follia del discriminante scelto dalla Murgia. Questa sembra una precisazione a prova di “bambini con bisogni speciali” visto l’evidenza della cosa scritta in sé,  ma meglio andare sul sicuro e precisare l’ovvio.

La Murgia ci dichiara la non accettabilità basandola solo sulla firma, ma da quali premesse parte per affermare questa cosa che noi assumiamo come premessa del nostro ragionamento? Misteri della Murgia, anche se è piuttosto chiaro il volerlo fare per pubblicità sua e di Volo, come tutta la manovrina con forte rimbalzo mediatico in questi giorni sta in effetti ottenendo.

Non si fa polemica con toni aggressivi come quelli visti se lo scopo non è attirare l’attenzione… se dietro vi fosse almeno uno scopo educativo, come spiegare perché oggettivamente i romanzi di Licia Troisi sono delle porcherie, almeno il tutto avrebbe un’utilità sociale, ma qui manca l’utilità, abbiamo solo una polemica sterile il cui unico effetto è pubblicitario. Bene, allora mettiamoci uno scopo educativo noi, unendo l’utile al dilettevole.

Non c’è un ragionamento con un fondamento teorico nell’accusa, che si basa solo sul fatto che sia Volo l’autore. Se non fosse questo un problema, la Murgia avrebbe premesso che Volo è solo un esempio e che tutti quei libri sono un problema.  Altrimenti sarebbe in malafede, giusto? Riguardate se avete dubbi il video.
Ditemi se la Murgia dice che Volo ha solo prodotto uno dei tanti libroidi così e che anche altri gli libroidi simili sono un problema… per esempio le agende (altrettanto vuote e a forma di libro) o tante sillogi poetiche (altrettanto intellettual-chic supponenti e da guru dei poveracci, spesso).

È forse una vasta critica contro i taccuini e agende in cui incidentalmente, solo a titolo d’esempio, è finito Volo? Se non lo è, possiamo dare per scontato che non sia un problema che i taccuini esistano, come non è un problema che le libreria abbiano il pavimento o che Volo abbia la barba. Stiamo cercando di capire il pensiero della Murgia dandole ragione e andando poi oltre, non di attribuirle ogni sorta di psicosi che vi venga in mente.

Con tutti i libri merdosi che ci sono al mondo di cui parlare male, libri che il cliente compra pensando che siano romanzi e poi trova aborti deformi, Michela Murgia poteva scegliere di commentare qualcosa che almeno tradisse le aspettative del lettore. Avrebbe avuto un’utilità sociale, allora, e magari perfino un fondamento teorico valido. Come faceva Gamberetta con i primi libri della Troisi. Il libroide di Volo non tradisce alcuna aspettativa, è chiarissimo cosa sia e non ci si può sbagliare nell’acquisto. Chiaro?

Ma quando un romanzo tradisce le aspettative?
Quando non è un romanzo, potremmo dire. E cosa è un romanzo? Un romanzo è un’opera di 40.000 o più parole (da 17.500 a 39.999 è un romanzo breve) che contiene una storia (“classica” o “minimalista”, con tutti i difetti del caso nella seconda, ma non discuto qui la scelta), che può essere eventualmente suddivisa in capitoli (sulla cui natura tecnica parleremo in futuro) e che è sempre suddivisa in scene. E cosa è una scena?

Lasciamo rispondere Jack Bickham con la definizione tratta dal saggio Scene & Structure:

Cos’è una scena? È un segmento dell’azione della storia, scritto momento per momento, senza riassunti, presentato sul palcoscenico della storia “ora”. Non è qualcosa che avviene dentro la testa del personaggio; è qualcosa di fisico. Qualcosa che può essere recitato sul palco di un teatro.

Bickham precedentemente ci aveva spiegato che la narrativa moderna è fatta solo di scene (idealmente, eh, poi a piacere ogni autore scrive più o meno da cani), introducendo la questione con un excursus storico sui romanzi che arrivava qui:

[…] il genere di struttura più famigliare ai lettori moderni: una sequenza di scene presentate nella storia qui-e-ora come se stessero avendo luogo mentre il lettore le legge e le immagina, e comunicate (spesso in prima persona) dal punto di vista di un personaggio tramite una serie di scene mentre queste avvengono.

Sembra chiaro.
Un romanzo è composto da scene. Le scene sono quelle cose lì. Tant’è che quando i ricordi del personaggi diventano troppo ingombranti, si usano i flashback per tramutare ciò che avviene nella testa in un presente narrativo (tornando al passato ricollochiamo il nuovo presente narrativo, anche con il “trucco” di presentarli come sogni). Se nel libro non ci sono scene, non è un romanzo (non è narrativa, in realtà, visto che vale anche per i racconti e i romanzi brevi).

“Gli scrittori scrivono. Gli altri trovano delle scuse.”
Jack Bickham (1930-1997)

I riassunti non fanno parte delle scene, sono oggetti estranei alla narrazione, come può esserlo una dedica all’inizio dell’opera, i ringraziamenti alla fine oppure, durante la lettura, i numeri di pagina o i titoli dei capitoli. Ma non devo spiegarvi che non tutto quello che si trova tra due copertine di un romanzo è narrativa, vero?

Sempre Bickham, sempre da Scene & Structure:

Il metodo più efficace per ottenere questo fine [far vivere al lettore le scene come se fossero reali] è di presentare ogni scena istante per istante, senza lasciare fuori niente, perché non ci sono i riassunti nella vita reale e quindi non puoi avere dei riassunti nemmeno nella scena, perlomeno se il tuo intento è quello di ottenere il massimo della credibilità per la storia e il massimo coinvolgimento del lettore.

Poi se capita che ci sia qualche pezzetto raccontato o qualche altro errore in un romanzo per il resto ben fatto, non è grave. Non muore nessuno. Firmare un 25 all’esame è peggio di un 28, ma concorderete che sia meglio di un fallimento col 12, no? L’importante è essere consapevoli che gli errori sono errori, non nascondere la propria pochezza cercando di legittimarli. Nel mondo degli adulti non funziona così, e accettare di poter fare errori è un passo verso “l’uscita dallo stato di minorità” che affligge troppi individui che a 40 anni ancora ragionano come 14enni.

C’è ancora chi fa finta che da qualche parte, tra gli esperti di narrativa, ci sia una discussione su quanto Raccontare coi riassunti e quanto Mostrare con scene vivide: quando ci Raccontano queste loro idee, costoro ci Mostrano la loro incompetenza tecnico-teorico nell’ambito della narrativa. Ecco, questo è il vero Raccontato autentico accettato in narrativa, una mera conseguenza implicita che nasce dal Mostrato dettagliato e ci dice “di più” di quanto le parole dicano di per sé, come lo definisce Wayne Booth in Rethoric of Fiction. L’autentico, vero, Raccontato che è fondamentale nelle opere ben scritte. Non i riassuntini.

Bene, allora vediamo come scrive la Murgia, vi va?
Due capoversi tratti dall’inizio della Lezione Due (il capitolo due) di Chirù del 2015.

A tavola con noi al ristorante c’erano altre persone, ma le ricordo solo vagamente, perché il ragazzo si sedette davanti a me e cominciò subito a conversare, esibendo una naturalezza di modi che contrastava con la giovane età. Notai che mangiava pochissimo, ma non smetteva mai di parlare, mettendomi a parte dei fatti suoi con una confidenza che tra adulti si offre di rado persino agli amici. Era un fiume in piena: «Sto con una ragazza, si chiama Anna, mi piace tanto». Poi abbassava la voce. «Il problema è che a lei piace anche un altro. Ma io la perdono». Da come sfoggiava la sua pazienza e la sua comprensione capii che era vittima di quel particolare modo di essere cattolici che trasforma i vicoli ciechi dell’esistenza in croci da esibire. Parlava come se mi chiedesse consiglio su cosa fare, ma in realtà cercava di irretirsi un complice, qualcuno che lo sostenesse nel credersi migliore della ragazza che diceva di amare. Mi fece la stessa tenerezza che si prova per un gatto che combatte il suo riflesso allo specchio, graffiando superfici senza riconoscersi.

Il viso allungato e acerbo non era molto diverso da quello delle mille altre adolescenze che avevo visto nella vita: un crogiolo di contraddizioni in divenire dove brillava la scintilla di un’identità in sospeso tra il già e il non ancora. Eppure quel panorama comune aveva in lui un suo carattere proprio e ineludibile che non riuscivo a ignorare. Una peluria lanuginosa gli sporcava senza disciplina il profilo del mento poco definito, ancora carico di rotondità infantili, spingendosi rada fino a sfiorare il labbro superiore, pieno e sporgente come in un maschio farebbe meglio a non essere mai. La pelle delle guance era fiorita di brufoli scomposti che gli generavano continui rossori: a quel terremoto ormonale sopravviveva solo la pelle delicatissima delle palpebre, candide e lisce, prodigiosamente ancora impigliate all’infanzia. Gli occhi scuri, l’unica sua bellezza compiuta, erano grandi e vivaci e si muovevano di continuo con una curiosità impudica, priva di affettazioni. Di quello sguardo non sembrava ancora capace di valutare le conseguenze.

Davvero dobbiamo commentare?

Subito dopo inizia un dialogo in cui, misteriosamente, le battute sono ora introdotte dalla lineetta e con la corretta scansione:

– Pensi che dovrei lasciarla?
– Ti conosco da due ore, non mi prenderei mai la responsabilità di darti un consiglio su una cosa cosí delicata.
– Hai ragione, ho detto una stupidaggine.
Mentre si accusava mi sorrise improvviso, facendomi sospettare che il confine della sua ingenuità fosse molto piú vicino di quanto non sembrasse. Probabilmente quel sorriso studiato non era l’unica manipolazione di cui era già padrone. Qualcuno gli aveva permesso per molto tempo di cavarsi in quel modo dalle situazioni di inadeguatezza. Alzai un po’ il tiro del discorso.
– Sí, è una stupidaggine, come lo è la tua pretesa che lei ti sia fedele anche nei pensieri. Non ci credo che a te non sia mai capitato di pensare a un’altra.
– Invece sí: solo a lei.
– Mai guardato una ragazza per strada? Neanche di sfuggita?
– No, io sono fedele.
– Fedeli sono i cani e i carabinieri.
– E che altro dovrebbe essere una persona innamorata?
– Affidabile, per esempio. È molto meglio che fedele. Te ne accorgerai.
– Voglio accorgermene adesso, perché questa storia mi fa stare male, mi fa sentire come se non le bastassi…
– Devi avere di lei un concetto molto limitato se ti aspetti che il suo interesse per il genere umano si esaurisca con te. Lei è la sola persona al mondo di cui ti interessi?
– Sí!
– Allora che ci fai qui con me ora?
Credevo di spiazzarlo, ma non avvenne. Si prese un istante piú lungo per rispondere, poi disse:
– Non lo so, ma forse se ti rivedo un’altra volta lo capisco.

Peccato che sia tutto senza beat, senza azioni a mantenere qualcosa di visivo nella nostra mente. Un esempio da manuale di voci nel vuoto (dette comunemente “teste parlanti”, ma preferisco il nome che ho coniato io). Velo pietoso su stupidate come “Credevo di spiazzarlo, ma non avvenne.” con cui la Murgia dimostra al di là di ogni ragionevole dubbio di non avere proprio idea di come si scriva, di non sapere che è l’azione a mostrare sé stessa e che se qualcosa non avviene lo dobbiamo capire dagli eventi.

Ci sono delle possibilità di scrivere cosa non avviene solo quando l’avvenimento mancato è in sé in grado di attirare l’attenzione del punto di vista che lo aspettava, ma il caso è molto diverso da questo (si basa su dettagli concreti, non su spiegazioni riassunte in assenza di elementi mostrati) e ne parlo nel mio corso di scrittura. Fa parte dei discorsi legati alla “gerarchia delle priorità” per rendere i corsisti padroni dei principi e non schiavi delle regole, perché le regolette di scrittura (es: “Mostra, non Raccontare” oppure “Usa termini concreti”) nascono solo per soddisfare dei principi e bisogna conoscere la teoria a fondo per capire le interazioni tra le regolette e gli esatti limiti delle applicazioni.

Se proprio il personaggio si dovesse stupire della reazione inaspettata, deve essere un pensiero DOPO l’azione e non PRIMA: evitiamo di fare narrativa preveggente, anche se si è scelta la pessima idea della prima persona al passato. La prima persona va fatta al presente. Perché non al passato? Perché suona raccontata, e tecnicamente lo è, e ha quindi dei problemi legati a impossibilità teoriche nella resa dei contenuti… se ne parlerà in futuro, magari, ora non è il momento.

La penultima fatica letteraria della Murgia. Se è profondo e toccante quanto è scritto male, è un capolavoro emozionale. E, tristemente, lo potranno apprezzare solo i lettori coprofagi in grado di sopportare il livello fecale della scrittura.

Inutile commentare Il mondo deve sapere (2006), il primo “testo” della Murgia, perché è semplicemente una raccolta di post di un blog, e difatti nonostante l’abbondanza di dialoghi il tutto è presentato con una voce di narratore che ci parla direttamente, con la scusa di rivolgersi a un’ipotetica Silvia che la legge, per spiegarci come funziona il mondo delle vendite via call center, e ovviamente ci sono tanti, tanti riassunti e vicende che non avvengono qui-e-ora.

Vi mostro un intero “capitolo” di quest’opera:

Brevetto Nasa o Brevetto Nato?/Parte I

Difficilmente il consulente vi spiegherà comprensibilmente cosa significa avere il brevetto della NASA. È una frase a effetto, che colpisce per il suo non senso. La NASA è l’Agenzia aerospaziale americana. Non rilascia brevetti.
Ma la gente comune non riflette su questi slogan. La verità è ben altra. La ventola del macchinario sarebbe stata migliorata rispetto al modello iniziale, per avere prestazioni migliori, in una non meglio specificata collaborazione con la NASA, come è citato testualmente nel sito ufficiale:
«La qualità è ulteriormente migliorata dalle innovazioni tecnologiche apportate nei modelli successivi. In seguito all’introduzione del preziosissimo dispositivo di regolazione variabile della potenza TechDrive Variable Power Assist, gli ingegneri hanno migliorato il sistema di filtraggio e l’unità di potenza. L’avanzatissimo materiale filtrante consente al nostro sistema brevettato, chiamato Micron Magic®, di filtrare oltre il 99 percento di particelle di dimensioni ridottissime quali 0,3 micron. L’unità di potenza basica è ora dotata di una ventola più robusta e resistente, riprogettata in collaborazione con la NASA». Questo, ancora nebuloso, chiarisce tuttavia che non è la NASA ad avere il brevetto, ma loro. E che non è la NASA a emettere il brevetto, ovviamente. In attesa di scoprire meglio cosa significhi la dicitura «in collaborazione con la NASA», mi limito a prendere consapevolezza che la dicitura «brevetto della NASA» è un’informazione ingannevole. Che però fa colpo. Pensate che una signora al telefono, quando le nominai il Kirby, mi disse:
«Aah, ma è quello che ha il brevetto della NATO?». Ovviamente risposi di sì. La prostituzione è una cosa seria, che cavolo.
Per approfondimenti, ho trovato un simpatico forum di discussione dove molti ex dipendenti Kirby e anche qualche casalinga mettono le loro opinioni in proposito sulla questione «Kirby e NASA».

oppure quest’altro capitolo, sempre riportato in forma integrale

Anche le Telefonate Piangono

La cosa veramente sconcertante della riunione-processo di ieri era che le ragazze piangevano. Questi fiori d’acciaio, non-telefoniste-ma-consulenti-pubblicitari, pettoruti panzer che affrontano mariti sospettosi e rudi casalinghe senza mai un cedimento, piangevano e facevano il mea culpa con una facilità che aveva qualcosa di schizofrenico. Erano tutte pentite, al termine della Norimberga settimanale che le vedeva accusate di crimini contro la kirbità.
Dopo le scudisciate, SadoHermann le ha poi blandite, suadente come un rotolo di carta vetrata.
«Ragazze, questo è un lavoro che va fatto con il cuore. Se non avete cuore, fate un altro lavoro, di quelli che si possono fare con i piedi, con le mani… ma non questo.» Deh, qui ci vuole il disegnino come nelle icone di MSN, come nei diari delle adolescenti. Perché stiamo raschiando il fondo delle tecniche retoriche di manipolazione.

Non dico sia osceno in sé, come post di un blog personale vecchio stile è realizzato bene, ma come narrativa non rispetta i criteri di scena visti prima (per la scarsità delle azioni recitabili, per l’assenza del qui-e-ora e per via dei troppi riassunti) e in più il raccontato direttamente rivolto al lettore (con lo stratagemma di usare Silvia) è una cosa che si sperava morta da tempo, oltre a violare il principio di scena.

Il fatto di non essere narrativa vera e proprio implica anche una forza retorica nettamente inferiore nel comunicare con i sentimenti dei lettori, per cui il “blog” non è in ogni caso granché come scelta… ma non devo spiegarvi qui i principi base di storytelling per uso marketing / propaganda, vero?

La copertina del libroide.

Nessun autore serio ormai scrive romanzi in forma di diario, perché non sono nemmeno narrativa per davvero. Un autore serio, se decide lo stesso di farli, lo sa che non sta facendo un romanzo vero, ma una specie di “libroide” blog. Sembra di tornare ai primi del ‘700 inglese, quando bisognava fingere l’autenticità della storia inventata, magari con la scusa del diario (es: Robinson Crusoe), se no il pubblico poteva snobbare le corbellerie inventate…
Se non hai capito come mai viola il principio di scena, ecco un facile trucco: tastati dietro la nuca fino a trovare il pulsante, metti il cervello su ON e rileggi la definizione tecnica.

Nota: visto che nella teoria narrativa seria (ultimi 80 anni) è fatto esplicito divieto di considerare l’autore, ma si discute solo l’opera (di cui in teoria non possiamo nemmeno sapere chi è il vero autore, spesso, causa ghost writing, e in più per l’esistenza del concetto di autore implicito con cui Booth mise una pietra tombale sulla questione nel 1961), sto usando una variazione di questa definizione di libroide:

quegli oggetti che dei libri hanno tutte le fattezze ma non l’anima. Non hanno capo né coda, né l’invenzione di una storia, il bene di un concetto, un autore vero

— Gian Arturo Ferrari

La applico senza tenere conto che la stessa identica opera sia “libroide” se la scrive un personaggio famoso e “degnissima opera normale” se la scrive uno sconosciuto (come mai il secondo è Autore Vero e il primo no?) e applicando autentici concetti di teoria letteraria e non il confuso babbling di Ferrari. Solo un imbecille userebbe un simile discriminante d’autore, invece di considerare solo la cosa in sé.

Posso dire che preferisco di gran lunga la definizione che ha dato Michela Murgia nel video:

Libroide è una cosa che è fatta dello stesso materiale dei libri, ha la stessa forma dei libri, ma non è un libro.

Ma… a proposito, cara Michela Murgia: cosa aveva detto dei “libroidi”, a cui la sua prima opera pubblicata appartiene con pieno diritto? Nemmeno il buon gusto di tacere, come un bue che accusa un manzo di essere un cornuto. Si chiama ipocrisia, nevvero? L’onestà intellettuale avrebbe imposto una dichiarazione del tipo “Il problema non è solo quest’opera di Volo, sono tutti i libroidi, e io stessa ne ho scritto almeno uno, so di aver sbagliato anche io, di aver sbagliato perfino più di quanto sbagli quest’opera di Volo, e non ho paura di ammetterlo.”

Sarebbe stata da applausi e questo articolo avrebbe parlato dell’ammirevole atteggiamento della Murgia, per poi analizzare come mai avesse detto questo, usando i brani per spiegarlo, proprio come avviene ora. Però l’onestà intellettuale è merce rara e la capacità d’autocritica rarissima… più facile ghignare autocompiaciuti degli altri che interrogarsi su di sé. Questo se fingiamo che la Murgia non fosse ignorante del concetto di scena e di narrativa…

Alternativamente la Murgia è priva dei mezzi intellettuali per discutere la questione, se non ha nemmeno capito cosa aveva scritto e spacciato poi per romanzo. Niente di male nell’ignoranza, nessuno è obbligato a conoscere le basi della narrativa… ma da un’autrice che commenta pure i libri, insomma, sarebbe carino un briciolo di cognizione di causa. Perché parlare di argomenti di cui non si hanno le conoscenze per parlarne? Mistero della Fede (spropositata in sé stessi). ^_^

Gian Arturo Ferrari, dal lato sinistro della gaussiana con furore, come dimostrò in un imbarazzante intervento radiofonico del novembre 2009.

Per chi proviene dal lato sinistra della gaussiana, un luogo in cui si ama parlare molto di libri (rigorosamente senza cognizione di causa), e vuole ribattere con “Non puoi giudicare la Murgia così! Chi è quel Bickham per permettersi di parlare così?” potrei spiegare che quella definizione di scena e di narrativa non l’ha inventata Bickham, ma è il minimo sindacale delle conoscenze dei fondamentali della narrativa che ognuno è tenuto ad avere se si occupa di questo settore ed è altamente auspicabile abbia anche solo se desidera discuterne (altrimenti, se si nega quanto spiegato da Bickham sulle scene, non si può nemmeno giustificare perché uno scontrino della spesa non possa essere narrativa, nemmeno di quella “minimalista” senza conflitto).

Certo, potrei spiegare tutto questo, ma se uno fa una domanda simile è un’anima semplice e le anime così semplici non possono capire un ragionamento con più di un passaggio, e io trovo crudele obbligarli a soffrire per cagione della propria pochezza intellettiva. Usiamo allora il loro modo di esprimersi e, chiamiamolo in senso molto lato, di ragionare, ovvero il principio di auctoritas che consiste nel giocare a chi ce l’ha più lungo invece di analizzare i fatti. Va bene?

Ecco chi è quel Bickham (1930-1997): professore alla scuola di giornalismo dell’Università dell’Oklahoma dal 1979, con 75 romanzi pubblicati di cui due hanno ricevuto una trasposizione cinematografica e 7 opere di saggistica dedicate alla scrittura, senza contare il resto. La Murgia ha insegnato religione e lavorato nel settore giovani dell’Azione Cattolica, ha scritto 13 opere (tutto incluso) e nessuna è di teoria sulla scrittura, in più la sceneggiatura del film Tutta la vita davanti è stata vagamente ispirata da quel “romanzo” blog farlocco stampato sotto forma di libroide del 2006.
Giusto per iniziare il confronto, e già mi pare che la Murgia possa al massimo armarsi di spazzolone e pulirgli il cesso a Bickham, se questo è il criterio. Se invece giudichiamo in base alla scrittura della Murgia, non può nemmeno permettersi di avvicinarsi a quel gabinetto per non insudiciarlo.

Ciao Murgia, tante care cose. E attenta agli alberi. ;-)
E caro Volo vai a fare in culo pure te e la merda che scrivi.

Dettagli sull'autore

Il Duca di Baionette

Il Duca di Baionette (Marco Carrara) è nato in un secolo, vive in un altro e crede di vivere in un altro ancora. Dal 2006 si occupa in modo costante di narrativa fantastica e tecniche di scrittura. Dal 2008 si occupa di editoria digitale sul suo blog Baionette Librarie, di cui si è autonominato Duca. Nel gennaio 2012 ha avviato AgenziaDuca.it per trovare bravi autori e aiutarli a migliorare con corsi di scrittura mirati. Gli stessi corsi forniti gratuitamente agli autori di Vaporteppa.

Nel gennaio 2013 ha ideato il progetto editoriale divenuto Vaporteppa nell’ottobre successivo, con la decisione di Antonio Tombolini, A.D. di StreetLib, di adottare la collana. Ora è Duca sia di Baionette che di Vaporteppa, un po' come Macbeth che ottiene una seconda baronia all'inizio della sua vicenda.
Nel gennaio 2017 ha avviato un canale YouTube.

Adora i conigli, gli scafandri da palombaro, i trattori e le fatine. Talvolta parla di sé in terza persona, come Silvio Berlusconi, i dittatori e i pazzi. Ops, l’ha appena fatto!

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21 comments

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  1. nicholas

    Insomma una lotta a palle di fango nel cortile della scuola per ragazzi speciali.
    Duca hai per caso intenzione di pubblicare un saggio pure tu sulla teoria dello scrivere?
    A me interesserebbe capirne di più (non per scrivere che sono un cane, ma per giudicare i libri con cognizione di causa, almeno non rimando trollato quando li acquisto).
    Il tuo blog (e altri blog) sono molto utili, ma un testo con più rifermenti lo leggerei molto volentieri.

  2. MattoMatteo

    @ Nicholas:
    Consiglio, intanto che il duca scrive il saggio, di leggere il blog di Gamberetta “Gamberi Fantasy”, specialmente la sezione “Scrittura“.

  3. nicholas

    @mattematteo gamberetta lo conosco bene, ho iniziato da li prima di conoscere il Duca, così come anche altri blog interessanti come quello di Tapirullanza, o il defunto Massacri Fantasy e così via.
    I blog sono molto utili ma mi piacerebbe anche avere un testo completo da leggere, e se il Duca lo scrivesse, viste le sue competenze, lo leggerei volentieri (un po’ come i libri storici che scrive Zwei).

  4. Il Duca di Baionette

    Al momento non è un programma alcun libro.
    C’è il corso, che include del materiale di base da studiare prima di iniziare con le altre lezioni di approfondimento. Il corso sta venendo modificato in questo periodo per cambiarne la formula (e i vecchi clienti degli ultimi mesi riceveranno in regalo il nuovo corso, come già comunicato di persona a tutti) e parte del materiale oggi fornito come base da studiare verrà rilasciato sotto forma di contenuti gratuiti per tutti.
    Come un livello “zero” del corso, prima del livello uno (scrittura) e due (progettazione delle storie).

  5. Il Duca di Baionette

    Dimenticavo questo: http://federico-russo.blogspot.it/2012/01/agenzia-duca-un-assaggio-pratico.html
    Lo avevi già visto? È molto vecchio, ma fa vedere qualche ragionamento e c’è una spiegazione finale sulla sommersione dell’Io.

  6. nicholas

    Si, l’avevo letto grazie.
    Infatti speravo di trovare altri articoli simili in giro.
    Anche il blog di Taotor è nella mia bloglist, in generale tutti i blog consigliati da te, Gamberetta, Zwei o Tapirullanza li leggo e li trovo molto validi.
    In ogni caso grazie per tutto il materiale gratuito che pubblichi tra qui e Vaporteppa, sono articoli molto approfonditi, per ora tra i migliori che ho trovato sull’argomento in italiano.

  7. Jumping Jack

    La Murgia sostiene che (A) il libro di Volo sia un libroide perché, pur avendo la forma di un libro, lei non gli riconosce la dignità di un libro, non essendo né narrativa né saggistica né, a suo parere, qualcosa di utile per il lettore. Già nella definizione di Ferrari, “libroide” porta in sé una forte discriminante soggettiva, ma vabbe’, non è questo il problema. Poi sostiene che (B) il contenuto del libro di Volo sia demenziale. Non lo dice esplicitamente ma legge alcune pagine, spesso commentandole con sarcasmo (tra l’altro la parentesi per queste “recensioni”, nel programma di Augias, sono brevissime). Lo fa, ripeto, per mostrarci quanto sia vuoto il contenuto del libro di Volo. Il suo discorso, messo su una linea piana, credo perciò che sia: il nuovo libro di Volo, a prescindere da Volo (per cui lei nutre, a suo dire, una sorta di ostile indifferenza, motivata dal fatto che scrive da cani ma non si dà arie), non presenta un contenuto valido, sia nella forma sia nella sostanza, e perciò è indegno di essere definito “libro”. Questo lo si ricava assumendo che rispetti le massime conversazionali, e cioè che il suo contributo sia pertinente, non sovrabbondante ecc., e che insomma rispetti il principio di cooperazione; perché, come hai detto tu, non ha avuto la bontà di “di esprimerci le sue idee in logica simbolica”, e quindi, come ci accade nella vita quotidiana, siamo costretti a ricavarle da un discorso poco organizzato. A me comunque sembra fili. Il discorso è specifico per questo libro, e non vedo perché confutarlo applicando operatori logici a proposizioni generali con cui la recensione della Murgia ha solo vagamente a che fare. All’inizio, è vero, pare condannare la forma del libro di Volo in generale (a taccuino, dice lei), e capisco quindi perché ti si siano drizzate le antenne, ma entro la fine della recensione rafforza la sua posizione tirando in ballo proprio il contenuto. Non è quindi difficile comprendere che questa forma, per lei, non ha un senso proprio in relazione alla vacuità del contenuto, e non per se. Non mi sembra che tu confuti questo passaggio.
    (Che poi il pubblico, quando lo compra, sappia quanto sia stupido il libro di Volo è tutto da vedere, e qui si apre un discorso più ampio. Non mi pare comunque serva a giustificare l’esistenza di questo libro, o a riparlarlo dalle recensioni negative, a meno di dare per scontato che l’unica funzione di un libro sia quella di far guadagnare l’autore senza ingannare il pubblico – cosa che, ripeto, in questo caso è tutt’altro che certa.)
    A parte il resto, prima di dire “I libri composti da pagine pressoché vuote sono accettabili in libreria”, dovremmo chiederci cosa la Murgia intenda per “libro”, dato che sono i pensieri della Murgia le cose a cui cerchiamo di dare forma logica. E prima di dire “I libri che non contengono né narrativa né saggistica sono accettabili”, dovremmo valutare il significato da dare ad “accettabili”, e se è pertinente al ragionamento della Murgia: lei discute della validità qualitativa del singolo libro, mentre tu, mi pare, usi “accettabile” nel significato di “non condannabile a priori” o “degno della definizione di libro”. Ad esempio, tu scrivi che la Murgia dice “I libri pubblicati da Fabio Volo sono accettabili” perché afferma che lei, in prima persona, in genere li sopporta. Esistono quindi dei libri di Volo che lei può definire “libri” in senso proprio? Non lo sappiamo. Anche se ne esistessero alcuni, tutti sarebbero accettabili? Neanche questo sappiamo. Insomma, credo che ci sia un forte travisamento del discorso della Murgia, che si è tradotto in un po’ di confusione nella costruzione del corpo dell’articolo e nella ricostruzione del pensiero della Murgia stessa. Che poi la Murgia scriva e si esprima da cani è fuor di dubbio, eh! Ma non è Fabio Volo, o le pagine quasi vuote, il vero problema per la Murgia; il problema è il contenuto del libro di Fabio Volo dalle pagine quasi vuote.
    Mi sono piccato sulla prima parte del tuo articolo come tu ti sei piccato sulla recensione della Murgia, non per difendere la Murgia ma perché mi pare ci sia qualcosa che non va nell’articolo :P

  8. Il Duca di Baionette

    @Jumping Jack
    Tutti i dubbi che hai sono già risolti nell’articolo, in quanto o inesistenti o forzosi. Tutto è spiegato nel dettaglio, basta leggere. L’articolo non ha problemi, la tua comprensione ne ha avuti in assenza oggettiva di motivi per averne essendo tutto comprensibile al di là di ogni ragionevole dubbio. Non posso risolvere il problema. :-)

    Il problema di comprensione è ancora più evidente se teniamo conto che hai fatto un commento polemico, fondato sul nulla della tua incomprensione e su tue opinioni altrettanto sceme quanto possono esserlo le mie (le mie in realtà si basavano su fondamenti necessari al discorso stesso della Murgia in modo che potesse in sé criticare Volo, ma se non hai idea di cosa si parla non posso aiutarti), al solo scopo di dare fastidio dopo aver ACCETTATO il seguente regolamento per poter commentare:

    Regole dei Commenti
    – Rimanete in tema con l’articolo.
    – Niente trolling. Niente polemiche.
    – Citate parola per parola le esatte parti di un articolo che non capite o che contestate, per evitare polemiche fondate sul nulla o incomprensioni in buona fede.
    – Nel contestare qualcosa dovete produrre a sostegno della vostra idea prove chiare, indicate in modo preciso e verificabili facilmente, come io faccio negli articoli.
    – Se non vi vanno le mie opinioni, probabilmente a me non vanno le vostre. Non siete dei geni: è quasi certo che le vostre siano idee imbecilli quanto le mie che non vi piacevano.
    – Nel dubbio le regole di gestione del blog e dei commenti sono in questo articolo: se intendete iniziare a commentare vi converrà leggerlo prima o poi.

    A quanto pare non hai nemmeno capito il regolamento, visto che porti solo opinioni e babbling al fine di violare diversi punti del regolamento stesso. Dico non hai capito, appellandomi alla difficoltà di comprensione, perché se tu avessi fatto un commento polemico apposta questa sarebbe malafede e, francamente, sarebbe spregevole e indegna di qualsiasi giustificazione. Non hai colto nemmeno il discorso sull’onestà intellettuale, allora… :-)

  9. Tonio

    Discorso perfetto pure se è sprecato per difendere l’inutilità incarnata in Fabio Volo. La Murgia critica Volo nello specifico e non tutti i libri non libri. Se tutti quei finti libri fossero un problema allora non avrebbe motivo di scagliarsi nello specifico contro Volo che è solo uno dei tanti e avrebbe esteso il discorso a tutto il problema ma invece fa un discorso molto personale solo contro Volo. Chiarissimo. Spiegazione di scena da ‘manuale’ si può ben dire considerando la provenienza!! Ciao!

  10. Jumping Jack

    Ritiro tutto allora! Anzi, mi spiace di averti dato l’impressione di stare trollando, forse davvero non ho capito io :)

  11. PaoloF

    Hola! Il saggio di Bickam è stato pubblicato in italiano? grande post!

  12. Il Duca di Baionette

    Tonio
    Sì, esatto. Se togliamo quelle premesse la Murgia non può nemmeno fare quel discorso in quella forma a priori senza incorrere in disonestà intellettuale. Avrebbe dovuto estendere il caso precisando che Volo non è il reale obiettivo, ma solo un libro tra migliaia di altri.

    @Jumping Jack
    Considera che se per premessa accettiamo un “ragionamento” della Murgia, perfino le mie idiozie dovrebbero essere accettabili. XD

    @Paolo
    Non ne ho idea. Sto guardando su Amazon e non lo vedo, però non posso dirti che non sia mai uscito in italiano, che ne so, 20 anni fa. A me non risulta lo abbiano mai tradotto.

    In inglese si capisce benissimo e lo trovi anche in versioni non proprio legali se sai dove guardare online.
    Io ho il cartaceo, come di tutti i manuali importanti.
    L’alternativa è incrociare le dita e sperare in (San) Audino Editore che ha portato quasi tutti i migliori manuali giunti in Italia (escluso quello di McKee che l’ha portato la Omero).

  13. PaoloF

    Grazie. Ciao!

  14. Maferris

    Il libroide di Volo l’ho trovato in libreria, l’ho sfogliato per capacitarmi di cosa avesse prodotto quest’anno, mi sono rotolate le gonadi e l’ho rimesso via. Avevo intuito che se cercavo un taccuino ne potevo trovare di altri con la copertina più piacevole anche senza aver ancora sentito l’opinione della Murgia.
    A chi lo ha comprato alla cieca senza sapere cosa fosse ben gli sta e ti do ragione, il prodotto era cristallino. Non è mica un romanzo brutto che per vedere la bruttezza bisogna leggersene qualche pagine … a capire che le pagine erano vuote si vede subito.

  15. Il Duca di Baionette

    Anche io l’ho trovato senza la pellicola sopra.

    Se da qualche parte lo hanno chiuso con la pellicola ci sarebbe da denunciare Mondadori (o limitarsi ad attendere la sua non tanto lontana morte naturale, senza astio).

    Se qualcuno lo ha visto tutto chiuso me lo scriva.

  16. Federico Pariselli

    Scusi ho come l’impressione che lei non abbia capito bene le parole di critica della Murgia, la quale ha letto anche alcuni frammenti del libro e facendo constatare agli italiani la loro TOTALE E ASSOLUTA BANALITÀ. Questo è il problema imperante dei nostri tempi e del post modernismo: la banalità che assurge a diventare arte e, ahimè, che vi riesce, causa imbecillità di critica e ignoranza collettiva. Viviamo nell’era della banalità.

  17. Il Duca di Baionette

    @Federico Pariselli
    Ascolti con attenzione cosa dice la Murgia. Deve aver letto con poca attenzione l’articolo, dove tutto è analizzato con passaggi chiari e ripetitivi per permettere anche ai “distratti” di non perdersi.
    :-)

    La Murgia dice:

    io non avrei mai stroncato un libro di Fabio Volo se Fabio Volo i libri li avesse fatti [piccolo impappinarsi, la Murgia torna indietro] questo libro lo avesse fatto come ha fatto gli altri, cioè scrivendoli.

    Se la condizione fosse la “banalità”, allora gli altri libri l’avrebbero soddisfatta e lei ne avrebbe parlato. Ma lei dice ESPRESSAMENTE che NON è così. La condizione è esclusivamente quella lì indicata, il fatto che questo libro non sia scritto.
    Il divertimento di prendere in giro il libro, leggendo dei pezzetti scelti, viene DOPO la condizione preliminare per la critica pubblica stessa. PRIMA viene la condizione per la recensione, DOPO viene la recensione. La Murgia è di una precisione estrema nello spiegare tutto, riascolti le parole preliminari che ha detto e se le trascriva una per una. :-)

    SE Libro Soddisfa Condizione
    ALLORA
    Si fa Recensione Libro
    ALTRIMENTI
    Non si fa Recensione Libro

    La Murgia ha passato i libri di Volo nel tempo attraverso l’analisi della condizione, ci ha fatto capire, e ogni volta ha detto “No”, perché alla fine a lei che Volo scriva banalità non è che importi così tanto da recensirlo. Lo dice, e dice che Volo ne è consapevole di cosa scrive. Il problema è il libro non è scritto (“poco scritto”, in realtà) e questo fa scattare la recensione. :-)

    Non possiamo inventarci quello che la Murgia dice, solo accettarlo per com’è. :-)

    L’articolo è scritto in italiano, con parole semplici, ed è molto ripetitivo per evitare alcuni problemi anche ai geniacci che saltano le righe a caso e poi pretendono di capire. Però se uno salta blocchi di capoversi interi io non ho colpe: io posso solo scrivere e far sì che sia chiaro, ma non posso obbligare nessuno a leggere.

  18. Il Duca di Baionette

    Vi mostro un commento pubblico, visibile a tutti, trovato su Facebook, che ben rappresenta i pochi commenti negativi (ben pochi, fortunatamente, visto che basta la buonafede e la voglia di leggere per verificare che è corretto) sull’articolo:

    Secondo questo meraviglioso esempio d’elevazione dell’intelletto, in questo post avrei detto che la Murgia ha curato un’agenda e quindi non può criticare volo. Sì, circa, certo…

    Quel commento rappresenta bene anche l’ultimo commento arrivato qui, che per la prima volta in questa post ho cestinato. Solita immondizia che dimostra malafede (l’autore non ha letto o finge di non aver letto) o ignoranza (non capisce), entrambe caratteristiche intollerabili se uno si arroga il diritto di criticare. Non ne passerà nessun altro. Al primo sospetto di malafede interromperò la lettura e lo cestinerò.

    Proviamo a scrivere la politica dei commenti con parole diverse, visto che alcuni signori l”hanno ignorata credendo che sia figo farlo. E da ora in poi nessuna violazione della politica dei commenti sarà accettata: non ho tempo da perdere con chi non ha la serietà per discutere e mi obbliga solo a ripetergli cose già scritte come se fosse troppo “occupato” per leggerle da solo (ah, però il tempo per il commento ce l’ha…).

    Se qualcuno ha dubbi, questi devono essere dubbi privi di risposta nell’articolo. I dubbi proprio di un paio di commentatori onesti mi hanno portato a espandere una parte dell’articolo che, per quanto ovvia, non era dettagliata e i “distratti” potevano in effetti confondersi. Dico “distratti”, ma il termine esatto per chi ha bisogno di ogni singolo passaggio esplicito per capire anche qualcosa di semplice è, diciamo, un po’ volgare. I commentatori mi hanno segnalato la questione (che loro avevano capito, ma magari altri potevano confondersi), avevano ragione a suggerire la spiegazione ulteriore e io ho proceduto a modificare il prima possibile.
    Così funziona nel mondo normale, quello abitato da individui in buona fede.

    Il motivo per cui si scrive un articolo dettagliato è per NON dover rispondere a commenti su questioni di base, in quanto queste non vengono lasciate sottintese ma esplicitate.

    Chiunque si lamenti delle premesse scelte all’inizio è, a scelta:
    1. in malafede visto che la spiegazione delle stesse è data in modo esteso, con tanto di conseguenze spiegate in caso di loro assenza;
    2. funzionalmente analfabeta, se non ha capito quanto scritto in semplice lingua italiana.

    Nel caso 1 non si può discutere perché la Malafede implica l’impossibilità (mancanza di volontà) alla discussione. Nel caso 2 non si può discutere lo stesso, perché se uno non può capire semplici concetti allora è inutile cercare di fargli capire semplici concetti. Non è complesso, no?

    Le spiegazioni di teoria sulla scrittura sono sempre esatte e corrette, e chi conosce l’argomento di cui si parla lo sa. Non parlo praticamente MAI di cose davvero complesse, e uso formule dubitative ogni volta che la questione non è chiara.

    Negare le BASI della conoscenza sulla scrittura non è “un’opinione”, è ignoranza.Se uno è un ignorante, deve studiare fino a guarire dalla sua triste condizione. Quando smette di essere ignorante si può permettere di intervenire, ma allora o costui non ha nulla da dirmi perché anche lui si accorge che sono le BASI e che ho ragione nel riportarle, oppure costui aggiunge un extra utile al mio ragionamento e mi dona qualcosa a cui non ho pensato prima.
    Questa è discussione: due individui che contribuiscono alla reciproca conoscenza, non uno che studia e dice cose esatte e l’altro che fa “gnegnegne sono coglionate” e allora il primo gli deve ripetere di nuovo le cose (che l’altro non vuole ascoltare e fa “gnegnegne”).

    Tutti hanno opinioni: io le ho, tu le hai.
    E fin da quando abbiamo aperto gli occhi ci hanno detto che abbiamo diritto di avere nostre opinioni. Be’, è una stronzata, naturalmente.
    Non abbiamo diritto di avere opinioni, abbiamo diritto di avere opinioni informate. Senza studio, senza basi, senza comprensione, un’opinione non vale niente.

    È solo un farfugliamento.
    È come una scoreggia nella galleria del vento, gente.

    (Harlan Ellison, scrittore di fantascienza)

    Questo è un blog per adulti, mentalmente adulti, non un asilo. Le zone commenti in stile asilo sono quelle che hanno ucciso la possibilità di reale discussione negli altri blog, negli scorsi anni, come Fantasy Gamberi. Questa è un’informazione nota da anni, quindi chi vuole “l’asilo” è in malafede e non merita alcun rispetto.

    Se uno davvero non capisce, chiede per favore una spiegazione ulteriore e se davvero c’è qualcosa di spiegabile meglio e solo se mi sento generoso e voglio regalare il mio tempo (valore: 25-35 euro all’ora, regolarmente pagato dai miei clienti), allora potrei aiutare chi con l’umiltà dell’incomprensione, non con l’arroganza dell’idiozia, fa questa richiesta pur sapendo che nessuno è tenuto a doverla soddisfare.
    Si chiama mondo reale. È quel posto in cui si va quando si smette di usare internet come se si dovesse simulare la vita di uno con l’Asperger. A me piace molto, ogni tanto visitatelo. Si può usare anche stando su internet, basta interrompere il Gioco di Ruolo dell’Asperger. :-)

    Vuoi a tutti i costi che ti dedichi tempo anche se sei in malafede? Mi sta bene e la tariffa per un lavoro sgradevole (se accetto) è doppia e senza sconti: 70 euro l’ora. Mi scrivi, concordiamo il tempo che dedicherò a leggerti e a risponderti, poi mi paghi, io verifico l’arrivo del bonifico, ti invio la fattura (prima in copia con marca da bollo da due euro se superiamo i 77,47 euro, poi l’originale con posta raccomandata a fine anno a mio carico perché sono buono) e solo dopo ti dedico il mio tempo con tutto l’impegno e la dedizione che dedico agli altri clienti.

    Tempo che già devo dividere tra i miei autori che seguo gratuitamente, i diversi corsisti, la gestione della collana di narrativa in AT Editore, le mie attività ulteriori e i miei studi di costante approfondimento e aggiornamento da ormai 9 anni pieni sulla narratologia. Sì, “studi”, quella roba che fa orrore ai commentatori i cui farfugliamenti finiscono cestinati. :-)

    Qui l’articolo che siete tenuti a leggere se volete commentare, come scritto più volte. Chi non lo rispetta è in malafede. Chi è in malafede nega le possibilità di discussione.

  19. Il Duca di Baionette

    Come volevasi dimostrare. Il commentatore dal commento censurato ha risposto, gentilmente, con tono comprensivo:

    Stai tranquillo, davvero – non c’è alcuna malafede: io neppure ti conosco.
    Non ho cazzi di leggermi tutto l’articolo (che pure è molto interessante) e ho voluto ugualmente intavolare una discussione – perché, quando possibile, preferisco dialogare;

    Gente che non legge per intero gli articoli, ma ne critica il contenuto (senza sapere quale sia?), e poi vuole che gli si spieghi tutto coi commenti… e questa non sarebbe malafede. Esatto. Gente che ci crede.
    E poi io dovrei perdere tempo a rispondere ai commenti polemici, sulla fiducia, giusto?

    Chi lo pensa merita la cittadinanza onoraria della Mongolia Interiore…
    ^___^

  20. MV

    Al posto suo…non, non avrei mai ammesso di essere invidiosa. Non avrei proprio detto niente.

  21. caterina ferraresi

    hai dimenticato di mettere la tabellina del nove. Il libro ( per così dire) di Fabio Volo è una boiata pazzesca e io spero che un abete gli caschi sulla testa ( testa per così dire) senza fargli troppo male. Solo un pochino..

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